Gli altri film di luglio, fra recuperi e novità

Ho volutamente dedicato uno spazio unico a A Family Affair come titolo del momento, ma nel corso di questa prima metà di luglio ho visto altri film. Sono forse in quel periodo in cui ho voglia di concentrarmi su un'unica storia che inizi e che finisca e non venga protratta per chissà quanto episodi come accade nelle serie tv. Mi sono anche messo a recuperare alcuni film che da tempo volevo vedere, ma ho cercato di non lasciare indietro le novità.


Il piacere è tutto mio (2022)


Titolo originale: Good Luck To You, Leo Grande
Genere: commedia, drammatico
Durata: 97 minuti
Regia: Sophie Hyde
Uscita in Italia: 10 novembre 2022 (Cinema)
Paese di produzione: Regno Unito
Sky e Now ha reso disponibile verso fine giugno il film di Sophie Hyde con Emma Thompson e Daryl McCormack (che ricordavo da The Woman in the Wall), che viene definita come una commedia romantica ma io non mi ci rivedo.

Nancy Stokes è la protagonista de Il piacere è tutto mio, ed è una insegnate di religione in pensione che ha sempre vissuto i suoi ruoli di madre, moglie e appunto professoressa, in modo rigido e inflessibile, ma una volta rimasta vedova e con i figli ormai grandi, qualcosa in lei è cambiato. Così decide di assumere un giovane gigolò che si fa chiamare Leo Grande e con lui iniziare degli incontri sessuali in una camera d'albergo. Ma Nancy porta ancora il peso ed il retaggio del ruolo che ha avuto, oltre alla vergogna per non essere più una ragazzina, ma Leo riuscirà  a sbloccarla non solo da un punto di vista sessuale. In realtà questi incontri saranno per entrambi l'occasione per esplorare il reciproco mondo interiore, i limiti che si sono posti e le paure che li hanno bloccati. 

Sin dalle prime scene de Il piacere è tutto mio ho avuto l'impressione che si trattasse dell'adattamento di un'opera teatrale, perché l'impostazione è quella: due personaggi, in una stanza sola, con molti dialoghi fitti e dei tagli alle scene che fanno pensare alla fine di un atto. In realtà non c'è dietro il canovaccio di una pièce, ma è una storia che funziona comunque molto bene, e che parte indubbiamente con l'argomento (per alcuni tabù) della riscoperta della sessualità in età matura, ma che si espande verso poi altri temi.
Così la Nancy di Emma Thompson diventa una protagonista ironica ma sempre naturale, mai sopra le righe, con una voglia di mettersi in gioco ma con tanta paura del giudizio altrui, quasi fosse una adolescente. Leo invece è un gigolò fuori dai canoni, nonostante la bellezza non azzarda mai e non è mai brusco, ma approccia la sua cliente con dolcezza, esplorando tutti i suoi desideri. 


Quelli che alla fine dovrebbero essere incontri di fugace sesso a pagamento, diventano quasi sessioni dallo psicologo per entrambi, e lo so che state pensando che teatralità più profondità possano risultare pesanti, ma in Il piacere è tutto mio tutti gli elementi sono ben bilanciati, i temi dell'accettazione di sé e del superamento delle proprie paure si toccano con leggerezza e ironia, il ritmo non si ferma mai, ma è un costante scambio fra i due.
Se i più pudici potranno non apprezzare Good Luck To You, Leo Grande per il modo in cui racconta la sessualità e mostra il corpo nudo di una donna che non ha più 20 o 30 anni, a me è spiaciuto invece quando si esce fuori da quella stanza d'albergo e quindi da quella sorta di bozzolo che protegge i suoi abitanti, un microcosmo che mi è piaciuto per quello che racconta e per come lo fa.


La moglie del presidente (2023)


Titolo originale: Bernadette
Genere: commedia, drammatico, biografico
Durata: 93 minuti
Regia: Léa Domenach
Uscita in Italia: 24 aprile 2024 (Cinema) / Luglio 2024 (Tim Vision)
Paese di produzione: Francia

Dopo una breve apparizione al cinema all'inizio di quest'anno, è arrivato su Tim Vision un film che mi incuriosiva e che si è rivelato una commedia gradevole e d'intrattenimento.
Ispirandosi in modo lasco alle vicende di Bernadette, moglie di Jacques Chirac, scopriamo come sono stati i 12 anni anni, dal 1995 al 2007, per l'ex premier dame all'interno dei palazzi del potere. In prima battuta infatti Bernadette fa fatica ad accettare la sua nuova posizione soprattutto perché offuscata e messa in un angolo dal marito, ma lentamente riuscirà a ritagliarsi il suo spazio e anzi si dimostrerà molto più forte e determinata, ribaltando la sua posizione.

Catherine Deneuve interpreta una Bernadette Chirac astuta, ironica, e di una certa tempra, in quello che parte come un film biografico, ma che poi racconta una storia di affermazione femminile che vuole soprattutto far sorridere e tenere compagnia. Non c'è infatti qualche approfondimento sulla politica di Chirac o la situazione socio economica della Francia, e non c'è nemmeno il tempo di approfondirla sia perché il film ha un ritmo incalzante, sia perché non è l'intento de La moglie del presidente. Si strizza infatti più l'occhio ad alcuni gossip del periodo, per mantenere quella allure leggera.

A far emergere la figura di Bernadette ci pensa anche la caratterizzazione dei personaggi maschili che tende al caricaturale, ma senza mai farle diventare delle macchiette o senza esagerare. Le interpretazioni infatti sono tutte buone, ma il film alla fine lo porta a casa la Deneuve.


Non ho molto da dire sulla messa in scena o sulla regia: tutto è abbastanza realistico in termini di ricostruzione dell'epoca e l'impostazione registica è semplice, infatti ci portano nei vari periodi temporali in modo scorrevole e "tradizionale".
Il risultato è un film che probabilmente al cinema mi avrebbe detto poco, aspettandomi sempre molto dalla visione su grande schermo, ma che è un buon intrattenimento in streaming e che, nonostante parli di qualche decennio fa, si attualizza nella contemporanea importanza dell'aspetto e dell'approccio in politica (a volte anche più dei contenuti).


Hit Man - Killer per caso (2023)


Genere: commedia, noir, thriller
Durata: 115 minuti
Regia: Richard Linklater
Uscita in Italia: 27 Giugno 2024 (Cinema) / 
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Glen Powell è chiaramente nel periodo d'oro della sua carriera, e sembra stia mettendo le spunte a tanti successi, almeno sulla carta. Dopo Tutti Tranne Te è ricapitolato in un titolo molto chiacchierato, e che avevo visto in giro presentato come una commedia thriller dalla sceneggiatura solida e divertente, ma io non ho visto nulla di tutto questo.

Il protagonista di Hit Man è Gary Johnson (Powell appunto), un professore di psicologia e filosofia dalla vita ordinaria, come lui stesso si presenterà con un banalissimo voice over, ma che arrotonda il suo stipendio facendo da consulente tecnico per la polizia. Per caso un giorno però si trova a prendere il posto di un agente di polizia sotto copertura che finge di essere un killer da assoldare su pagamento. Così Gary trova un terzo lavoro, e diventa Ron, un finto sicario che smaschera persone che vogliono uccidere qualcuno. Riesce anche ad avere un discreto "successo" in questo ambito, diventando anche più carismatico e sicuro nella vita di tutti i giorni, fino a quando non si innamora di Maddy, una donna che vuole uccidere il marito.

Di idee che funzionano ce ne sono alcune in Hit Man, e Glen Powell (che fa anche da produttore qui) si è scelto un ruolo che lo vede trasformista, impegnato in tutte le versioni di questo killer che muta in base ai diversi clienti, dal figlio che vuole restare orfano, alla moglie che vuole diventare vedova. E pare che la vicenda sia ispirata a fatti realmente accaduti, ma a me devo dire che ha fatto poco effetto.
Per buona mezz'ora a dirla tutta mi sono anche annoiato in attesa che il film ingranasse e la trama prendesse il volo, decollo che per me è stato un po' fiacco.

Non c'è stato per me quel momento di particolare ilarità, sebbene mi sembra ci sia palese l'intento di far sorridere il pubblico (vedi appunto quei camuffamenti di Gary a cui facevo riferimento su). Si passa poi alla commedia dell'equivoco, che dura ben poco per fortuna e quando poi la faccenda si dovrebbe fare più seria, non mi è sembrato si sviluppasse questo thriller così noir ed intrigante. Anzi, la storia è così lineare e prevedibile che si conclude con una escalation poco credibile, e quando si rientra nell'ambito della commedia romantica non migliora.

Non che la chimica fra Powell e Adria Arjona non sia buona, ma i loro personaggi sembrano più che altro legati da una passione carnale per potersi spingere a mettere in ballo tutto.

Non so quanto di vero ci sia in Hit Man, immagino soltanto l'incipit della storia e appunto il personaggio di Gary Johnson, ma quello sullo schermo risulta poco verosimile: ce lo presentano come un professore vagamente sfigato, ma un taglio di capelli fuori moda e una polo sformata non nascondono facilmente la fisicità di Glen Powell, e la sua evoluzione è repentina e telefonata. 
I dialoghi poi non brillano particolarmente, non c'è una linea che mi sia rimasta impressa e si filosofeggia di identità, personalità, sulle maschere che mettiamo e sullo stato della società attuale (specie americana), ma tutto si accartoccia col finale, visto che Gary/Ron segue la sua amata solo perché le piace, nonostante tutti i grandi discorsi.
Se spogliato dal clamore e dalle eventuali aspettative, Hitman può essere una commedia come tante, da prendere per quello che è, ma se vi aspettate quella tacca in più potreste restare delusi. 



Perché il nuovo Balancing & Clarifying Serum The Ordinary è perfetto per questa stagione

Quest'anno The Ordinary sta cavalcando l'onda delle novità senza sosta e, giusto per dirne alcuni, ha lanciato un siero per rinforzare la barriera cutanea, un tonico lattiginoso con ingredienti fermentati, un nuovo detergente viso cremoso, ed ha riformulato il siero all'acido ialuronico.

Alcune di queste novità hanno però cambiato approccio rispetto agli inizi: se infatti in principio buona parte dei sieri viso The Ordinary avevano come attivo un'unica sostanza, più di recente l'azienda ha iniziato a fare spazio anche a formulazioni più articolate. 
Una di queste caratterizza il nuovo Balancing & Clarifying Serum, che dal nome stesso capite si tratta di un siero che vuole ribilanciare la pelle, quindi la produzione di sebo e la percentuale di idratazione, rinforzare la barriera cutanea e contrastare diverse tipologie di congestione ed imperfezioni.

INFO BOX
🔎 TheOrdinary.com, Sephora
💸 €23.90
🏋 30ml
🗺 Made in Canada
⏳ 12 Mesi
🔬 //

Tutto questo dovrebbe avvenire attraverso sette diverse tecnologie cosmetiche che The Ordinary ha voluto raccogliere in un unico siero.
Fra queste troviamo due amino acidi naturalmente presenti nella nostra pelle, ovvero la Sarcosina e L-Carnitina, che hanno benefici differenti nell'uso topico, aiutando sia la barriera cutanea con una azione umettante, sia a controllare la produzione di sebo. Un altro attivo di questo siero è un brevetto, la Polilisina, che è composta da aminoacidi prodotti dalla fermentazione dei batteri, e che vuole ridurre la lucidità della pelle.

Nel Balancing & Clarifying Serum troviamo poi l'adenosina, che aiuta a ridurre l'aspetto dei pori e la pelle ruvida perché ha un effetto riparatore che nel lungo periodo va appunto a rinforzare la struttura della pelle, ma anche antiinfiammatorio e lenitivo, ed una "vecchia" conoscenza di The Ordinary ovvero la N-Acetil Glucosamina (NAG), che si trova anche nel nuovo Milky Toner ed è uno zucchero amminico che ha un potere esfoliante delicato che quindi affina la grana della pelle, per una azione senza appunto acidi.

L'azienda poi punta l'attenzione ad altre due sostanze rivolte a riparare e rinforzare, in modo diverso, la barriera cutanea, ovvero l'Ectoina che credo stia avendo una lenta ma costante diffusione nel mondo della cosmesi, e che agisce anche come idratante, antiossidante e protettivo dall'inquinamento, ed il Lactococcus Ferment Lysate, attivo fermentato che funge da probiotico. 

Scavando però più a fondo, perché non mi accontento mai delle descrizioni delle aziende, ho trovato anche un attivo interessante, ovvero la Azeloglicina ® un derivato idrosolubile dell'acido azelaico unito alla glicina, che ha poteri seboregolatori e antibatterici, antimacchia e anti rossori. 

Non conoscevo anche il Silantriolo, considerato idratante. Come tutti i prodotti The Ordinary non contiene invece profumo, e io non ci sento alcun odore particolare o che possa infastidire. 
Il Balancing & Clarifying Serum è un siero davvero liquido e leggero, ed è chiaramente specificato che va shakerato prima di essere prelevato. Nonostante la presenza di così tanti attivi si può utilizzare ogni giorno, mattino e sera.

Vista la sua leggerezza è stato facile per me introdurlo nella mia routine e, sin da quando The Ordinary me l'ha inviato, l'ho utilizzato con costanza mattino e sera, proprio perché si assorbe subito, non lo trovo appiccicoso e sono riuscito ad integrarlo sia insieme ad altri prodotti che in una skincare smilza e super estiva.

Nella mia esperienza con il Balancing and Clarifying Serum ho notato alcuni benefici in particolare, sia nel breve che nel lungo periodo, o per meglio dire sotto stress. 
Premetto che forse non è il siero che in assoluto si addice al mio tipo di pelle, che è mista d'estate, ma non estremamente oleosa o impura. Però sicuramente con l'aumento delle temperature e quindi una sudorazione più accentuata, aumenta la possibilità che mi appaiano sul viso dei piccoli brufoli, e ovviamente maggiore lucidità sulla zona T.

Con il nuovo siero di The Ordinary, a primo impatto ho sentito un buon livello di idratazione per tutte le aree del mio viso, in qualunque regime l'abbia utilizzato, e questo comfort si è mantenuto per tutto il giorno. 

Sempre nell'immediato, ho notato che contribuisce a far guarire più rapidamente quei brufoletti a cui facevo riferimento sopra, che già dopo meno di 24 ore mi sembrano maturati, meno infiammati e più asciutti, con sempre più miglioramenti nel corso delle ore successive. 
È questa una azione generalmente più dolce, quindi se non volete utilizzare sostanze acide o che possono essere essiccanti, questo Balancing & Clarifying Serum può fare al caso vostro.
Nell'utilizzo costante per un periodo più lungo e anche "sotto stress", ho notato due cose in particolare. La prima è che le macchiette lasciate da due precedenti brufoli si sono schiarite molto più velocemente e in modo omogeneo.
Ma questo siero The Ordinary mi ha accompagnato anche nel mio ultimo viaggio a Roma, e mi ha aiutato a mantenere la pelle sotto controllo: infatti nonostante il caldo, le camminate sotto al sole, i vari strati di SPF, magari una alimentazione non sempre bilanciata e leggera, non ho sentito il viso particolarmente appesantito, e soprattutto guardandomi allo specchio quando potevo non mi vedevo estremamente lucido. 

In generale la situazione impurità, quindi punti neri e filamenti sebacei, è rimasta sotto controllo, e per questo ho voluto eleggere il Balancing & Clarifying Serum come uno dei migliori prodotti da usare in questa stagione in cui il caldo e l'umidità possono rendere la nostra pelle mista più impura, e meno equilibrata, ma allo stesso tempo non vogliamo seccarla o renderla ulteriormente sensibile.
Avete provato questa novità The Ordinary?





💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

A Family Affair, il nuovo film Netflix, è la commedia dell'estate?

È stata subito definita come la risposta di Netflix a Prime Video, ed in effetti, A Family Affair ricalca alcune della caratteristiche di The Idea of You, non solo nella storia ma anche nelle scelte creative.


Genere: commedia, drammatico, sentimentale
Durata: 111 minuti
Regia: Richard LaGravenese
Uscita in Italia: 28 giugno 2024 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti D'America

In questo caso conosciamo Zara (Joey King), giovane assistente personale di una capricciosissima star di Hollywood, un certo Chris Cole (Zac Efron), che ormai l'ha portata allo sfinimento. Infatti Zara sarebbe dovuta diventare produttrice dell'attore, e questo non solo non è avvenuto, ma si ritrova oberata dalle sue pretese e richieste sempre più assurde. Raggiunto il limite della sopportazione, decide di abbandonare la nave e licenziarsi. Tuttavia Chris sa quanto valga la ragazza e soprattutto è in un momento di difficoltà da non potersi permettere di cercare un'altra assistente altrettanto valida e quindi andrà a cercarla, ma al suo posto troverà la madre di Zara, Brooke (Nicole Kidman) una scrittrice affermata. Fra i due nascerà quasi subito una chimica particolare ma non può essere certo facile vista non solo la differenza di età fra Brooke e Chris, ma anche i rispettivi ruoli.

La stagione delle commedie sentimentali non sembra mai essersi chiusa davvero, sebbene non siano più così apprezzate come fra gli anni '90 e '00, ma io credo che ancora ci sia spazio per questo genere di film, specie quando arriva l'estate che richiama leggerezza e voglia di evasione (almeno mentale, non potendo con quella fisica), e A Family Affair credo cada a fagiolo.
C'è qualcosa di credibile o vagamente verosimile in un film del genere? A mio avviso ben poco ma d'altronde è anche giusto così, e i film da sempre servono un po' a sognare, anche se poi ce ne si dimentica e si torna con i piedi per terra. 
Nello specifico il film diretto da Richard LaGravanese fa il suo dovere: ha i suoi momenti teneri, le sue situazioni comiche, qualche attimo di riflessione giusto per non risultare troppo vacuo, ed un cast di nomi noti che un po' fa da specchietto per le allodole, un po' se la cava con i rispettivi ruoli.

Così Joey King è una bistrattata assistente personale che ci offre forse i momenti più divertenti, e che ci dà la possibilità di riflettere sui rapporti genitori e figli, ed anche lei ha bisogno di imparare e crescere.
Zac Efron non solo è bello da vedere e credo adatto al ruolo visto che è giovane, ma ha l'apparenza di un ragazzo più maturo (non è ageismo giuro), ma ha scelto la carta dell'autoironia e gli si addice molto bene, e poi ha un arco narrativo carino, che da quasi villain lo rende più buono e aperto.
Nicole Kidman invece veste i panni di una donna alla fine molto semplice, meno imbellettata di Anne Hathaway in Solène, che spera in fondo forse di avere l'occasione di rimettersi in gioco, e la sua è una interpretazione senza fronzoli. Chiunque però le abbia messo quella parrucca biondo slavato merita di essere licenziato. 
Fra lei e Efron la chimica non è sempre così densa ma tutto sommato non mi sono dispiaciuti.
E poi c'è Kathy Bates, che seppur in una particina, riesce a trasmettere calore, saggezza ed è naturale come sempre. 

Che A Family Affair non sia poi così credibile o originale penso che sia tacito e non credo qualcuno si aspetti qualcosa di più una volta premuto play, perché alla fine è composto da idee già usate in passato in film del genere. Ma mi ha forse convinto di più di The Idea of You, in primis perché è più divertente, e in secondo momento per alcune scelte, ad esempio è più probabile che una persona comune ne incontri una famosa tramite una conoscenza reciproca piuttosto perché scambia la sua roulette per un bagno (considerando che gli alloggi dei personaggi famosi in tour sono in zone meno accessibili e si spera controllate).
Ne consegue una sottigliezza maggiore: Zara infatti teme per la madre non solo perché è appunto una situazione strana, ma anche perché conosce i lati "oscuri" del suo capo.
Il Chris Cole di Efron è infatti sufficientemente sfaccettato, un divo con un lato tenero, mentre il personaggio di Nicholas Galitzine è un po' più piatto. Inoltre riesce un po' a smitizzare quella aurea che possono dare i personaggi famosi, rendendolo un po' più umano.

È vero che The Idea of You accenna anche alle difficoltà della vita di un personaggio pubblico, come la quasi assenza di privacy, mentre la relazione fra Cole e Brooke non sembra avere il minimo risvolto all'esterno, ad esempio sui social o con i paparazzi, ma credo perché A Family Affair, come dice il titolo stesso, si rivolge più alle dinamiche familiari e personali, e si concentra molto di più sulle tre donne e quindi su queste tre generazioni a confronto, e ognuna con i suoi diversi problemi. Zara è la ragazza giovane che ancora deve trovare la sua strada e sente il peso dell'eredità familiare, Brooke è la donna matura che deve ritrovare la rotta dopo una separazione duplice, Leila (Bates) è la "nonna" che ha trovato il suo equilibrio e vive con leggerezza ma a pieno.

A Family Affair, ad eccezione di una parentesi natalizia che forse può stonare adesso ed un rallentamento del ritmo nella parte finale, ha secondo me la leggerezza per essere un buon film estivo, forse dimenticabile, non un capolavoro, ma riuscito. 



La mia esperienza con i patch Punti neri e SOS Brufoli di Acty Mask

Qualche tempo fa mi aggiravo (come sempre) fra gli scaffali da Lidl ed ho trovato nella sezione delle offerte settimanali (quindi purtroppo non nella gamma continuativa) un piccolo espositore con due varianti di patch contro le impurità di Acty Mask.
Non trovando il brand da nessuna altra parte, ho colto subito l'occasione e li ho messi alla prova nel corso delle ultime settimane, ammetto anche con una discreta curiosità.


Acty Mask è infatti penso nota soprattutto per le sue maschere e trattamenti idratanti, magari anti age, o illuminanti ma non avevo mai provato nulla di questa azienda che avesse un potere purificante.
I primi, e forse più comuni, sono i Purifying Patches Punti Neri, arricchiti con Carbone Vegetale e Aloe vera.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione
💸 € 0.99
🏋 8 Patch
🗺 Made in Italia
⏳  3 Mesi
🔬 Vegan

Sono i tipici cerottini per i punti neri che si adattano a fronte e naso e che Acty ha arricchito con carbone vegetale, aloe e acido glicolico, una miscela che si sposa bene per un prodotto che vuole eliminare punti neri e filamenti sebacei. Personalmente, almeno per quella che è la mia esperienza, gli attivi che contengono questi tipo di cerottini contano poco: tendenzialmente quello che secondo me li fa funzionare al meglio è quella che volgarmente potrei definire la colla, la sostanza adesiva che poi deve portare via le impurità di cui sopra. 
In particolare questi Purifying Patches Acty Mask, si usano esattamente come tutti i loro colleghi: vanno applicati su pelle umida affinché appunto il cerottino aderisca alla pelle e ci resti. Dopo circa 10/15 minuti dovrebbero essere asciutti e si possono rimuovere delicatamente.

Gli aspetti positivi non riguardano solo la facilità d'uso ma anche il fatto che al contrario di molti altri loro colleghi, questi patch anti punti neri non puzzano particolarmente anzi direi che sono quasi inodore, quindi non danno fastidio. Inoltre Acty ne ha inseriti 4 che hanno la forma a lunetta, per la zona del naso, e altri quattro (in coppie da due) per mento e fronte, quindi trattare tutto il viso. Io personalmente adatto quelli a triangolo per fronte e mento, sul naso perché è lì che ne ho davvero maggiormente bisogno. 

Nonostante le buone caratteristiche generali, devo dirvi in onestà che la mia opinione su questi Patch Purificanti è tiepida: è vero che i miei punti neri e pori ostruiti sono piccoli perché comunque cerco di prendermene cura con una detersione adeguata e trattamenti specifici, ma su di me non fanno un grandissimo lavoro di rimozione.

Il problema credo dipenda dal fatto che su di me non aderiscono in modo forte, e se da un lato la rimozione risulta delicata e non mi ha creato irritazioni, dall'altro non vedo questi risultati pazzeschi. È vero che bisogna avere sempre aspettative realistiche da questo tipo di patches, perché nessuno di quelli che ho provato rimuove tutto in un solo colpo, e che il cerottino nero da sempre molta soddisfazione quando lo si va a rimuovere, ma non è stato un prodotto che mi ha rivoluzionato la vita. Indubbiamente però, visto il costo e la delicatezza, se vi incuriosiscono vi dico di dargli una chance.

Discorso diverso invece per gli Spot Patches SOS Brufoli perché non avevo mai provato nulla di simile.



INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione
💸 € 0.99
🏋 40 patch
🗺 Made in Italia
⏳  3 Mesi
🔬 Vegan

Sicuramente sul beauty web avrete visto diversi video di questi cerotti idrocolloidali che sembrano in grado di rimuovere il contenuto dei brufoli e quindi fare in modo che guariscano più in fretta e si evita di schiacciarli con la conseguente lesione che può diventare una macchia, oltre a proteggerli dalle aggressioni esterne. In questo caso Acty Mask li ha arricchiti con acido salicilico, che si occupa di ridurre l'eccesso di sebo e di batteri e l'estratto di laminaria, un'alga dall'effetto anti infiammatorio sulla pelle. 
Ogni singolo patch va applicato appunto direttamente sul brufolo e lasciato agire per almeno 6 ore, fino ad un massimo di 12, e può essere usato sia di giorno che di sera. Tendenzialmente io li ho applicati la notte perché è vero che sono invisibili, ma comunque si nota che c'è qualcosa sulla pelle. Anche per questo motivo non ho mai provato ad applicarci del make-up sopra, perché secondo me si crea comunque spessore e una texture differente. 

Anche i Patch SOS Brufoli sono facili da utilizzare e aderiscono molto bene alla pelle, restando in posa tutta la notte finché non li rimuovo. L'unico punto in cui ho notato che fanno fatica ad aderire è nelle zone con molti peli, quindi non si adattano ad esempio all'attaccatura dei capelli, nei punti con barba e con sopracciglia.

Era la prima volta come dicevo che utilizzavo un trattamento del genere anche perché ho raramente brufoli, sono spesso sottopelle, e quelli che raggiungono la superficie sono piccoli per cui non mi preoccupano più di tanto, quindi li ho messi alla prova senza sapere cosa aspettarmi.
Su di me, e sulla mia tipologia di impurità, ho notato che aiutano a rendere il brufolo più piatto, meno infiammato, più circoscritto in generale ed anche a farlo progredire più velocemente, con una più rapida guarigione.

Per capirci, a costo di diventare un po' splatter, non mi è mai capitato di ritrovare del pus sul cerotto (come si vede in molti video) e non so se sia dovuto al fatto che i miei brufoli sono molto piccoli o per il prodotto in sé, ma ho notato più che altro che questi patch Acty Mask aiutano a seccare l'impurità ma senza andare a seccare la pelle circostante. Quindi direi che svolgono la loro funzione abbastanza bene, ed è stato piacevole trovare questa tipologia di prodotti, non ancora comuni nella grande distribuzione italiana, e credo possano essere un aiuto sia a chi ha brufoli frequenti (la confezione ha 40 patch, in tagli da 10) e vuole intensificare i trattamenti per contrastarli, sia a chi ne ha saltuari e quindi non ha bisogno di aggiungere sieri o detergenti specifici alla propria skincare.


Avevate visto questi Patch Acty Mask da Lidl o in altri negozi?



Il ritorno delle serie tv in costume (due non potete perderle!)

Sono tornate da qualche settimana due serie tv che stavo seguendo, entrambe riproposizione di epoche passate raccontate in maniera più o meno liberale ed ho anche un'altra novità che mi è piaciuta molto. 


Un gentiluomo a Mosca 
Miniserie

Attendevo davvero con molta curiosità Un gentiluomo a Mosca, uscita su Paramount + a Maggio, e devo dire che la considero una delle serie in costume meglio riuscite quest'anno. 
È l'adattamento del romanzo di Amor Towles del 2016, che viene definito come storico, ma ovviamente l'epoca e il contesto socio politico vengono utilizzati per raccontare una storia di fantasia.
Siamo nel 1921, a Mosca, gli zar sono caduti da pochi anni, e la nobiltà, o comunque tutti coloro che erano legati al vecchio regime, vennero uccisi o esiliati dai bolscevichi. Stessa sorte è toccata al conte Aleksandr Il'ič Rostov (interpretato da Ewan McGregor, che è anche produttore esecutivo della serie) il quale sarà esiliato a vivere per sempre in quelli che erano gli alloggi fatiscenti della servitù nel lussuoso Grand Hotel Metropol, al centro della capitale russa. 

Qui non sarà facile per un gentiluomo come lui, figlio dell'antico privilegio, adattarsi ad una vita in parte diversa e soprattutto privato della libertà, eppure, la sua vita al Metropol non sarà affatto tranquilla, fra i ricordi del passato e le nuove conoscenze. 

Rostov infatti si crea la sua stravagante bolla in cui vivere al meglio possibile, in un luogo che di per sé non è destinato a diventare una prigione, e vedendo cambiare il mondo esterno da dentro, ma seppur privato della sua libertà, il conte diventa metafora della ricerca di bellezza, tranquillità e pace anche nelle cose più piccole.

Così un Gentiluomo a Mosca oscilla costantemente fra il dolce e l'amaro, fra un momento di ilarità che il conte suscita, con i suoi modi buffi, nel cercare di adattare il suo DNA nobiliare ad un mondo che non dà più valore a stemmi e titoli, e il suo animo tormentato dai ricordi del passato che non può e non vuole abbandonare e per la perdita delle persone che amava o che ha imparato ad amare.
Nonostante noi non vediamo troppo direttamente i cambiamenti della Russia in quegli anni (e si va avanti nel tempo abbastanza in fretta) il Metropol ne viene costantemente coinvolto pur vivendo in una sfera di benefici di cui gli altri non godono.

In questi giorni ho scoperto il termine prestige drama, ovvero quelle serie tv drammatiche in cui lo sforzo creativo e l'impianto produttivo è imponente, del tipo che si vede che si sono impegnati, e penso che A Gentleman in Moscow ricada perfettamente in questa definizione. La miniserie riesce a muoversi anche esteticamente nell'arco di oltre 30 anni con tutti i cambiamenti di costumi e scenografie che ne consegue, ed ha un cast che è perfetto per questi ruoli, dal più grande ai più piccoli. Oltre a McGregor nel corso degli 8 episodi acquista sempre spazio e intensità anche il personaggio di Mary Elizabeth Winstead, che interpreta l'attrice Anna, e anche lei, a modo suo, subirà i cambiamenti socio-politici-culturali in parte in modo diverso ma anche simile al conte, e diventerà per lui una complice e una compagna. 
Un gentiluomo a Mosca ha poi un buon ritmo costante, come dicevo unisce generi diversi anche negli stessi episodi, con un leggero calo nella parte centrale della stagione, ma se amate le serie tv in costume, credo vada messa nella lista fra quelle da recuperare.


Sissi 
Atto Terzo

A distanza di poco più di un anno dalla seconda, è arrivata la terza stagione della serie tv tedesca Sissi, ispirata alla vita dell'imperatrice d'Austria interpretata da Dominique Devenport.
Si inizia subito seguendo il contesto storico dell'epoca, con la fuga di Napoleone III dopo che la Francia venne dichiarata una Repubblica, con le preoccupazioni che ne conseguono da parte di Francesco Giuseppe I (per gli amici Franz). Ma se lo scacchiere politico è articolato, anche quello privato fra Sissi e suo marito non segue mosse più rosee, visto che si trovano in disaccordo sull'educazione da impartire al figlio Rudolf che sarà l'erede al trono, con Franz che vuole faccia la durissima accademia militare ed Elisabetta che ritiene il figlio non adatto a quell'ambiente. 

Anche questo terzo atto di Sissi si assesta in quella zona grigia che molte serie tv stanno seguendo, in cui realtà e finzione si mescolano per cercare di dare nuova linfa a storie che sono state già usate più e più volte. Una operazione che a me non dispiace, se presa col giusto approccio.

So infatti che molti odiano queste rivisitazioni e sono pronti a scendere con i forconi in piazza pur di toglierle dai palinsesti, ma io credo che tutto sta negli intenti, e Sissi alla fine è una serie tv romantica, con una principessa-eroina che scappa dal castello pur di inseguire i propri ideali e far sentire la propria voce, con un principe (anzi un imperatore) dal carattere forte che la ama nonostante tutto. 

È insomma un romanzetto che tiene compagnia, che punta su abiti sontuosi non spesso accuratissimi (altro aspetto che rende la serie meno storica) e su begli attori (seppur le loro interpretazioni non mi sembrano cresciute nel tempo). 
Questa terza stagione di Sissi dalla sua ha un buon ritmo, nonostante le linee narrative principali siano alla fine soltanto tre, ma d'altronde i 6 episodi da poco più di 45 minuti forse non potevano sostenere di più. 

O comunque si capisce la necessità di aggiungere storyline secondarie per non rendere il tutto piatto e troppo focalizzato sulla vita degli imperatori. 

Non ho però comunque vere rimostranze da fare, solo però ho come notato un passo indietro, o meglio uno stop nello sviluppo caratteriale di Sissi, che nella passata stagione sembrava iniziasse a mostrare i primi segni di cedimento interiore rispetto al protocollo e alla vita di palazzo. In questo terzo atto è vero che dimostra quel lato ribelle, alla perenne cerca di libertà ma lo fa per il figlio non per se stessa. 
Ho letto dal profilo Instagram di Dominique Devenport che la quarta stagione è in corso di ripresa, quindi immagino la rivedremo più o meno la prossima estate, ma spero che riprendano quel filone perché secondo me era interessante. 
La terza stagione di Sissi è andata in onda su Canale 5 l'11 e il 13 Giugno, ma la trovate in streaming su Mediaset Infinity.



Belgravia: The Next Chapter
Miniserie/seconda stagione


Tre anni fa vi avevo raccontato 5 motivi per vedere Belgravia, una delle miniserie "minori" che Julian Fellowes ha ideato prima di The Gilded Age, e che credevo non avrebbe proseguito con una seconda stagione, non perché non di qualità ma perché il percorso dei personaggi sembrava arrivato ad un buon punto. Poi la conferma di una seconda stagione, intitolata The Next Chapter, è arrivata, e dal 5 giugno di quest'anno ben 8 episodi sono stati resi disponibili su Sky e Now, e me li sono goduti uno dopo l'altro. 
In questo capitolo, scritto però da Helen Edmundson, ci troviamo 30 anni più avanti rispetto alla passata stagione, nel 1871, sempre nel quartiere londinese Belgravia, e conosciamo Lord Trenchard, Frederick (Ben Wainwright), figlio di Oliver e Susan Trenchard, e uomo d'affari, che durante una festa conosce la bella, dolce e giovanissima Clara Dunn (Harriet Slater), la quale invece vive con la madre e la sorella in condizioni economiche altalenanti. 

Fra i due scatta un amore vero e intenso e si sposeranno, ma Frederick non è un uomo semplice da amare a causa di una infanzia che ancora lo tormenta e che lo ha fatto diventare chiuso, orgoglioso, con una forte personalità ma al tempo stesso incapace di aprirsi.


Dall'altro lato Clara è invece una boccata di aria fresca, ma allo stesso tempo ha bisogno di essere amata, di dialogo, e un uomo come Frederick la metterà parecchio in difficoltà, ma la coppia dovrà affrontare anche le turbolenze esterne, che si insinueranno nel loro matrimonio.

E non saranno solo Clara e Frederick i protagonisti di Belgravia: The Next Chapter, perché seguendo l'insegnamento di Sir Fellowes, anche Edmundson ha messo in scena personaggi di ogni classe sociale e livello, che si intrecciano fra di loro, ed ha dato ad ognuno il suo arco narrativo. Troviamo ad esempio la duchessa di Rochester (Sophie Winkleman, che salta qui dritta da Sanditon) che è molto impegnata a prendersi cura del figlio Peter affetto da crisi epilettiche, o tutta una schiera di camerieri, cuochi, valletti e maggiordomi con la loro voglia di emergere o semplicemente con le loro difficoltà ma anche la fedeltà verso i loro datori di lavoro.


Belgravia è il period drama puro, adatto a coloro che si sono stufati di avere a che fare con rivisitazioni storiografiche e vogliono rivivere un'epoca, in questo caso quella vittoriana, così com'è, con costumi, acconciatura, ambienti finemente curati e realistici, con dialoghi e musiche che non si discostano da quello che probabilmente era l'uso del secolo. Ed anche questa seconda stagione riesce a unire argomenti molto diversi fra di loro, così ci sono momenti di tensione a parentesi più romantiche e sentimentali, con un ritmo che mi ha fatto divorare gli otto episodi voracemente. 
È vero che l'insieme non ha nulla di originale, ma sono idee tipiche del genere che vengono rimescolate, ma quello che rende Belgravia più interessante è che se ad esempio Downton Abbey ha comunque dei personaggi positivi, qui ci ritroviamo con protagonisti spesso mossi più da traumi e da istinti e quindi non sempre perfetti, ma sicuramente più umani.

Quello che forse mi è piaciuto meno di questo Next Chapter è che non ho trovato un messaggio o una tematica di fondo, ma direi che è più una saga familiare: se nel primo capitolo le protagoniste femminili comunque erano donne combattive e forti, delle vere matriarche che comunque davano una spinta agli eventi, qui secondo me c'è meno questa doppia lettura. 
In generale avrei gradito qualche collegamento in più rispetto alla passata stagione, infatti questo nuovo capitolo può essere affrontato anche da chi non ha visto il precedente, ma può risultare scollato se come me l'avete fatto.
Inoltre Frederick può essere un personaggio principale un po' respingente, sempre musone, con poche sfumature forse, ma lui, come tutti gli altri, avrà modo di dimostrare cosa l'ha reso così, e posso garantirvi che tutti i tasselli alla fine trovano il loro posto.
Se state insomma aspettando la terza stagione di The Gilded Age o il terzo film di Downton Abbey, date una chance a Belgravia. Io spero che ci tirino fuori la conferma di una terza stagione. 



Un solare stick che non è solo un solare 🤔

I coreani sanno sempre come rendere le formulazioni più ricche ed interessanti, dando ai loro cosmetici una multifunzionalità a cui ancora gli altri produttori sono ben lontani. 
Proprio miscelando attivi antiage e filtri solari nasce il Vegan Peptide Bakuchiol Sun Stick 50+ di Mary & May, e vorrei raccontarvi tutte le mie opinioni. 


INFO BOX 
🔎  Yesstyle (sconto PIER10YESTYL)Stylevana 
💸 €17
🏋 18g
🗺 Made in Corea
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 //


È uno di quei brand coreani che mi fa simpatia, non so bene perché, ma Mary & May utilizza sempre degli attivi che mi piacciono per cui appena ne ho l'occasione cerco di dare una opportunità alla loro skincare. Il Sun Stick penso che sia uno dei loro lanci più recenti e sono contento di averlo provato perché hanno scelto ingredienti interessanti, ma ho subito avuto ben chiara l'idea su che tipo di pelle potesse andare bene.

Come dice il nome stesso si tratta di un solare solido, composti principalmente da cere ed emollienti, con filtri chimici ad ampio spettro UVA e UVB PA ++++, a cui però sono stati uniti attivi antietà di prima categoria.

Il Vegan Peptide Bakuchiol Sun Stick contiene proprio l'1% di estratto di babchi su cui forse vi interesserà recuperare il mio approfondimento qui. In breve però vi basti sapere che si tratta di una alternativa al retinolo, ma di provenienza vegetale, risultato agli studi condotti più delicato e meno fotosensibilizzante.
A questo si aggiunge una sfilza di peptidi, 25 per essere esatti, che hanno funzioni differenti, alcuni ad esempio sono botox like, altri di stimolazione del collagene, come i peptidi di rame. Insomma una formulazione che lo rende quasi un ibrido fra un SPF e un trattamento anti età.

Il tocoferolo si aggiunge poi all'INCI per la sua funzione antiossidante, e si tratta nel suo insieme di una formulazione vegana e non testata sugli animali, e che il prodotto è Reef Safe.
All'interno di questo Sun Stick Mary and May non sono invece presenti alcool, e anche niacinamide, se cercate di evitare questi attivi, ma trovate una fragranza, che è molto leggera, fresca, vagamente dolce, che non mi disturba affatto da avere sul viso.

Secondo me hanno saputo ben bilanciare cere ed emollienti perché lo stick è molto scorrevole sulla pelle, non la tira durante l'applicazione, e non si sbriciola come capita con altri solari solidi, anche sulla zona della barba ad esempio noto che il prodotto non si "grattugia" restando a pezzetti. È tacito secondo me che tutti questi solari stick vadano sfumati e distribuiti meglio con le dita, operazione che secondo me va a smitizzare la praticità di questi tipi di prodotto per strada o comunque in momenti poco rilassati. 
Un altro aspetto che secondo me è importante sottolineare è che il Vegan Peptide Bakuchiol Sun Stick e tutti i prodotti di questa categoria sono da considerare quasi esclusivamente come prodotto per riapplicare la protezione nel corso della giornata, ma non come primo SPF della giornata, perché non è facile poter garantire quelle quantità necessarie per rispettare il fattore di protezione.

Vi dicevo che la stesura di questo solare Mary & May è facile, veloce e setosa e sulla pelle ha un finish vagamente satinato, e non lascia residui bianchi, o in questo caso lilla. Infatti la colorazione dello stick credo sia per creare una sorta di effetto microcorrettivo ravvivante dell'incarnato, ed è simile ad un primer anche al tatto.

Appena applicato il Vegan Sun Stick è anche molto leggero su di me, e va d'accordo con la mia skincare perché non mi ha creato pallini o reazioni strane. Un altro aspetto che mi ha convinto è che sicuramente da una certa idratazione alla pelle, è confortevole da avere sul viso e non mi ha dato fastidio al contorno occhi.
Nel corso del mio cattivissimo test non è però scattato l'amore folle e travolgente per questa protezione solare per il semplice fatto che nel corso della giornata perde quella leggerezza per risultare un po' più untuosa sul viso, e abbastanza lucida, aspetto che io non amo.
Dovete tenere presente che al momento la mia pelle è mista e qui al sud il caldo è già stato molto intenso quindi la sudorazione abbonda, per cui è già stato messo alla prova nel peggior modo possibile.

Probabilmente una pelle normale o secca lo troverebbe molto valido, ma per me non c'è stato verso di trovare un modo per utilizzarlo al meglio nemmeno giocando con la skincare che utilizzo sotto. 
Altre caratteristiche che voglio sottolineare sul Vegan Peptide Bakuchiol Sun Stick è che come base trucco, nelle varie prove che ho fatto, non è l'ideale perché tende un po' a far scivolare i makeup rispetto a dove lo applichiamo. Nelle riapplicazioni, quindi su un viso già truccato, non lascia la situazione inalterata: non si porta via tutto il make-up ma chiaramente questo si sposta e perde di coprenza. Non è per me una novità per me perché non ho trovato un solare stick che non vada in qualche modo a peggiorare il trucco applicato precedentemente. 

Il Sun Stick Mary & May non promette una particolare resistenza all'acqua, ho notato che si toglie con un semplice detergente viso, e devo dire che lascia la cute morbida e non secca. 
Per la sua emollienza penso possa essere un valido compagno non solo se avete la pelle a tendenza disidratata, ma anche se utilizzate già un solare che vi piace molto ma magari vi secca un po' la pelle nel corso della giornata.
Inoltre credo che l'azienda abbia studiato bene il pack perché è resistente, compatto, e basta ruotare la base per far salire il prodotto, ma il coperchio ne blocca la rotazione, così si evita di far fuoriuscire inavvertitamente il solare. 

Spero che questa mia panoramica vi abbia fatto capire pregi e difetti di questo Vegan Sun Stick per decidere se prenderlo o meno, io credo che comunque lo porterò in borsa sia per gli attivi che contiene e per la sua praticità. 



💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Gli ultimi (e nuovi) film di Giugno!

Giugno ci sta lasciando ma non è stato un mese inutile anche dal punto di vista cinematografico, e fra sequel e novità ho diversi film di cui parlare.


Caccia all'eredità (2024)


Titolo originale: Spadek
Genere: commedia, giallo
Durata: 94 minuti
Regia: Sylwester Jakimow
Uscita in Italia: 19 giugno 2024 (Netflix)
Paese di produzione: Polonia

È stato già definito come una sorta di rivale polacco di Knives Out, ma oltre ad essere entrambi derivanti da un genere come il giallo classico (quindi nessuno si è inventato niente) credo che Caccia all'eredità, uscito su Netflix il 19 Giugno, abbia la sola pretesa di essere un film godibile e ci riesce.
La storia ci viene raccontata da un certo Dawid, il quale sembra stia facendo un viaggio con la sua famiglia per la lettura del testamento del suo ricco zio Wladysla. Proprio per una sosta dal benzinaio Dawid scopre che anche i suoi cugini Karol e Natalia, che non vedeva da 30 anni, sono stati chiamati per l'occasione, e una volta arrivati alla dimora dello zio, scoprono che in realtà non è morto, ma Wladyslaw voleva riunirli per annunciargli che i suoi beni andranno in beneficenza e che loro possono aggiudicarsi, attraverso un quiz, i brevetti delle sue invenzioni, che hanno comunque un valore economico importante.


Peccato che il giorno seguente il caro zio Wladyslaw verrà ritrovato davvero morto, e visto che una tormenta di neve non consente di uscire, l'assassino non può che essere in casa e toccherà scoprirlo. 

Quello che caratterizza Caccia All'eredità è un insieme di generi, perché si parte con il classico giallo come dicevo alla ricerca del "chi è stato?", e poi si sfocia nella commedia, toccando quasi il genere slapstick. Si susseguono quindi una serie di giochi, di tranelli, di luoghi da cui tentare di fuggire, e di colpi di scena che accompagnano lungo tutto il film, e, come dicevo, alla fine funziona perché fa sorridere e mantiene viva quella curiosità fino all'epilogo, senza però obbligare lo spettatore a scervellarsi, ma solo a badare a qualche dettaglio.
La coralità ad esempio è ben bilanciata visto che ognuno ha la sua storia, ognuno ha il suo ruolo attivo, ma, quando serve, le linee narrative si separano o semplicemente qualcuno fa un passo indietro (soprattutto Karol secondo me).

È vero che Caccia all'Eredità è alla fine si basa sull'unione di idee già più o meno note, eppure nel loro insieme riescono ad incastrarsi bene creando una storia fluida, con un buon ritmo e delle buone interpretazioni, sebbene un po' chiuse nello stereotipo del genere. 
Come dicevo le idee sono parecchie, e a volte sembrano un po' troppo caotiche o esagerate, ma alla fine tutto torna e la storia di per sé risulta chiara e comprensibile.

Ho come l'impressione che Caccia all'eredità sarebbe stato un ottimo film di Natale, con qualche accorgimento sarebbe potuto essere festivo ma originale, perché ha un mood e una atmosfera comunque invernale, da film da vedere sotto la coperta, e perché comunque il suo tema di fondo è positivo e confortante. 
Un confronto con Knives Out secondo me, per quanto fattibile, non porterebbe nulla: sono entrambi film derivativi che si guardano, e si riguardano volentieri, ma se Cena con delitto ha qualche sottigliezza in più e una generale qualità, ma entrambe hanno il "mero" scopo di intrattenere non di rivoluzionare il genere. 


Inside Out 2 (2024)


Genere: animazione, commedia, fantastico
Durata: 96 minuti
Regia: Kelsey Mann
Uscita in Italia: 19 Giugno 2024 (Cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti D'America

A distanza di quasi 10 anni è arrivato un sequel che sta facendo chiacchierare ma i cui incassi stanno risollevando le recenti sorti di Pixar e aiutando il cinema in periodo di magra come quello estivo. Inside Out 2 si è fatto attendere e credo sia uno di quei secondi capitoli riusciti.
Ritroviamo Riley con tutte le sue emozioni, Gioia, Tristezza, Rabbia e Disgusto e Paura, ma ovviamente la ragazza non è più una bambina, e non solo le si pongono davanti nuove sfide, come l'arrivo di nuove amicizie e l'occasione di poter migliorare nello sport che ama, l'hockey, ma sta acquisendo più "Senso di Sé", maggiore insomma consapevolezza della sua personalità e dei suoi punti di forza.

Il fatto è che però Riley ha ormai 13 anni, e quando la pubertà all'improvviso bussa alla porta del suo cervello, le cinque emozioni si ritroveranno altri quattro colleghi con cui avere a che fare. Invidia, Imbarazzo, Ennui (noia, dal francese, che noi tradurremmo meglio in "scazzo") e soprattutto Ansia prenderanno il sopravvento. Riuscirà a tornare la Gioia?

Crescere è una fatica e l'adolescenza è forse il periodo più spinoso, anche da raccontare al cinema, ancora di più se l'intento è quello di accontentare un pubblico ampio, dai più piccoli ai più grandi, e Inside Out 2 riesce nell'impresa. Un sequel che non fa troppo rimpiangere il primo capitolo, ma che ne è un naturale proseguo, e che con altrettanta consequenzialità non può che ispessirsi e per certi versi farsi più serio, perché affacciarsi al mondo degli adulti può non essere semplice. 
E la Pixar ha trovato il modo per raccontarcelo senza drammatizzare troppo le cose, ma intensificando il suo tratto emotivo e narrativo dove serve, anche trovando soluzioni grafiche che rendono bene le fasi più delicate dell'adolescenza (e dello stato emotivo umano in generale, visto che certe emozioni non ci lasciano mai).

Ci sono aspetti che ho apprezzato molto in questo Inside Out 2, e altri che invece avrei voluto fossero stati diversi.
È la grafica e la traduzione animata del difficile mondo interiore secondo me la parte più vincente e convincente di questo film perché ci sono tante idee ben sviluppate e spesso simpatiche (la prigione dei segreti forse è la migliore).

È anche il tema di fondo a convincermi ed è molto più complesso di quanto possa sembrare: se in Inside Out 1 si cercava un equilibrio fra luce ed ombra, fra gioia e tristezza, nel sequel si cerca di raccontare la ricerca dell'accettazione di se stessi in modo più ampio e appunto complesso, imparando a gestire quei lati del carattere, che man mano si sviluppa, che possono non essere positivi.

C'è ancora un ritmo che si tiene alto per buona parte del film, che comunque ha anche una durata giusta col suo scopo. 
Ho un po' di perplessità invece sul pubblico a cui si riferisce: personalmente non esporrei la fascia più giovane alle problematiche che possono avere i ragazzi un po' più grandi. D'altronde se non hanno mai sentito parlare di ansia (si spera) perché fargliela conoscere? Senza contare che la trama interna ed esterna è molto lineare, quindi possono essere attirati dai colori ma non tanto dalle avventure.

Allo stesso tempo gli adolescenti potrebbero in linea generale preferire contenuti differenti, ma se fossi un adulto li spingerei a dare una chance a Inside Out 2 perché è a loro che si fa riferimento. 
Mi aspettavo poi che le varie emozioni arrivassero in modo più interessante ed originale, e che avessero un maggiore impatto, invece ad esempio Ennui è quasi completamente ai margini della storia.
Ammetto poi che non ricordo tantissimo del primo Inside Out, ma ricordo che lo avevo apprezzato anche per l'ironia, qui invece i dialoghi mi sono sembrati meno brillanti e leggermente meno divertenti.
Fra i tanti sequel comunque che ho visto nel tempo, penso che quello di Inside Out non sia solo comunque riuscito, ma forse anche quello più "necessario" visto che il film si presta ad offrire ancora molti altri spunti. 


Maschile Plurale (2024)

Genere: commedia 
Durata: 105 minuti
Regia: Alessandro Guida
Uscita in Italia: 15 febbraio 2024  (cinema)/ 20 Giugno (Prime Video 
Paese di produzione: Italia

Meno atteso e indubbiamente meno chiacchierato il sequel di Maschile Singolare, film di Alessandro Guida uscito ormai tre anni fa, e che prende il titolo di Maschile Plurale. Come protagonista torna Antonio (Giancarlo Commare) che proprio tre anni dopo la morte del suo amico Denis si è rimboccato le maniche diventando un pasticciere dal discreto successo sui social, supportato dalla sua amica e commercialista Cristina (Michela Giraud). Quando però si ripresenta nella sua vita Luca (Gianmarco Saurino), Antonio perde un po' l'equilibrio pensando che siano rimasti fra di loro strascichi del passato. Peccato però che Luca si sia rifatto una vita con Tancredi (Andrea Fuorto) e lo aiuti nella gestione di una casa di accoglienza per ragazzi queer che stanno affrontando un periodo di difficoltà.

Antonio così dovrà fare un passo indietro non solo per capire cosa realmente vuole, ma anche per lasciare che gli altri siano liberi delle loro scelte.

Un secondo capitolo di Maschile Singolare non mi sembrava una cattiva idea, sebbene non sia mai diventato uno dei miei film preferiti, ma la storia di Antonio e Luca aveva lasciato uno spiraglio aperto e approfondire le vite di entrambi non mi sembrava una cattiva idea. Maschile Plurale però non mi ha convinto esattamente come il primo film, ma per ragioni differenti.
Se infatti nel primo capitolo mi sembrava ci fosse un ping pong fra stereotipie e superficialità, qui è proprio la banalizzazione generale che mi è pesata. È vero che si tratta pur sempre di una commedia ma nemmeno il suo risvolto più leggero riesce ad essere particolarmente divertente.
Infatti credo che il tentativo di rendere Antonio in qualche modo una sorta di Bridget Jones sfigato che tenta di riconquistare il suo ex, si traduce in azioni infantili ed egoistiche, rendendolo antipatico da inizio a fine. 

Non ne esce meglio Luca, che assurdamente non sembra conscio che le cose fra lui e Antonio possano essere altrettanto strane, ma che soprattutto sta per sposare un uomo a cui ha nascosto una parte di lui, seppur passata.

Tutte le reazioni di gelosia mi sono sembrate quelle di un teen drama, e la cosa mi fa forse doppiamente male perché i personaggi di Maschile Plurale dovrebbero essere miei coetanei, e quindi non proprio ragazzini, ma la mia generazione credo abbia bisogno di personaggi più interessanti e rappresentativi.
È vero che l'argomento di fondo, di apertura verso la pluralità a cui il titolo fa riferimento, è positivo e rincuorante e che appunto i personaggi avranno una crescita, ma il percorso per arrivarci è tortuoso. Salvo però Riky (Francesco Gheghi), un ragazzo "problematico" del centro di accoglienza in cui lavora Luca, che è un personaggio complesso e ben interpretato, ed anche l'evoluzione di Cristina, che finalmente ha più spazio, diventando quella amica che un po' tutti vorremmo. 

Scavando un po' più a fondo, anche la storia della costruzione della nuova pasticceria mi è sembrata semplicistica ed irreale (avete mai visto un posto che espone i dolci in quel modo?), una sorta di americanata dove con un cacciavite e due assi di legni costruiscono una casa a due piani.
È per queste ragioni che non ho avuto particolare feeling con questo Maschile Plutale: è vero che il cinema queer è sempre meno popolato rispetto a quello etero, ed è anche vero che si tratta di una operazione che non fa male a nessuno, sicuramente meno peggio di altre, ma non è purtroppo figlio della cinematografia italiana, spesso lontana dalla realtà. 




Vi sono piaciuti