martedì 22 ottobre 2019

Candele WoodWick: cosa sono e cosa ne penso!

Nonostante l'apparenza Yankee Candle non è l'unico brand di candele profumate che utilizzo e di cui ho parlato in tanti anni sul blog. È vero che è uno dei marchi che ho più utilizzato, anche perché lo trovo persino nei negozi vicino casa, ed è uno dei più prolifici in termini di nuove uscite. Tuttavia dopo aver provato più di 100 fragranze in vari formati, Yankee Candle ha iniziato un po' a venirmi a noia, complice il fatto che il mio naso percepisce che di base ci sono le stesse note aromatiche che di volta in volta vengono miscelate nella speranza che si ottenga una profumazione gradevole e nuova. Purtroppo non sempre Yankee Candle riesce in questo intento ed io mi annoio. Con queste poche righe non sto scrivendo una lettera di separazione con questa azienda, anzi ho sempre qualche tart da provare, ma solo dire che ho bisogno di variare di tanto in tanto.
Non è neppure una novità, visto che da qui sono passati Heart&Home, svariate candele in barattolo per tutte le tasche, le sfortunate Bolsius, ed anche, seppur di fretta, Kringle Candle, giusto per nominarne alcuni.
E oggi voglio intraprendere una nuova strada parlando di WoodWick.



Da sempre ho avuto interesse nel provare alcune della candele firmate WoodWick, soprattutto per la loro particolarità: lo stoppino in legno invece che di cotone, che quando si accende ricrea il crepitio del legno che arde. Io mi sento già in una baita in montagna circondato dalla neve solo a pensarci. Avendo sempre sognato di avere un camino in casa l'idea di poterne ricreare il mood mi faceva impazzire, ma ci sono tante caratteristiche che riguardano queste candele profumate.
Il viaggio di WoodWick inizia nel 2006 in Virginia negli Stati Uniti, nella Virginia Candle Company, che dal 1997 produceva appunto candele. Già quattro anni più tardi WoodWick aveva creato la linea Trilogy, una gamma di candele con tre diversi strati di profumazioni, sempre nella logica di rendere l'esperienza olfattiva interessante. Da lì sarà una costante crescita per l'azienda che ovviamente man mano sviluppa nuove fragranze e formati.


Ma facciamo un salto nel tempo ed arriviamo ad oggi. Forse avrete notato che il destino di Woodwick e Yankee Candle sembra un po' legarsi, questo perché la Newell Brands nel 2016 acquisisce la Jarden Corporation che deteneva Yankee Candle, e nel 2017 incorpora la Smith Mountain Industries che produceva appunto WoodWick. E sembra solo una roba di soldi, ma questi passaggi hanno avvicinato l'azienda a noi, visto che ha iniziato ad apparire nei negozi Yankee Candle inglesi e quindi anche nel mercato europeo.
Non c'è molto da dire sulle specifiche delle WoodWick: sono composte da una miscela di cere di paraffina e di soia, e pare che lo stoppino in legno renda la combustione della candela più prolungata e migliore. A proposito dello stoppino, al contrario di quello di cotone, non va tagliato, ma si gestisce da solo, quindi anche più semplici da utilizzare. WoodWick propone diversi formati di candele, non solo in giara da 600gr, ma anche le nuove Petite che sono piccole candele da 30 grammi, fino alle cialde in cera da sciogliere nel bruciaessenze.



Dalle mie parti non ho un negozio fisico che le rivenda, almeno da quel che ricordi, ma le candele WoodWick sono acquistabili anche su Amazon, o su uno dei miei siti preferiti ovvero CandlesDirect.
Fino ad ora non ho ancora provato alcuna candela in giara o con stoppino, ma presto recupero questa mancanza (su Instagram vi avevo mostrato alcuni ultimi acquisti), quindi non so tutti i pro e i contro che possono avere, ma ho scelto di provare diverse tart Woodwick da sciogliere nel bruciatore (esattamente come si fa con Yankee Candle).



Le cialde sono contenute fortunatamente in delle scatoline richiudibili di plastica, che sicuramente conservano meglio le tart, ma queste di WoodWick non si sbriciolano se le spezzettate. Io le ho sempre divise in circa 4 parti, un po' come appunto faccio con le Yankee e credo che abbiano così una buona resa.

WoodWick Coconut Island
wax melt


L'ananas succoso si sposa con la dolcezza del cocco per un perfetto mix tropicale.
Note di testa: Ananas
Note di cuore: Noce di cocco, banana
Note di fondo: Crema, vaniglia, muschi, frutta fresca

Le profumazioni al cocco per me sono sempre una arma a doppio taglio: da un lato mi attirano sempre moltissimo, dall'altro certe robe sono davvero completamente all'opposto di qualcosa di gradevole. In Coconut Island da spenta sento molto l'ananas, ma da accesa si trasforma in un mix fruttato esotico con una punta di vaniglia che mi ha davvero fatto impazzire. L'intensità che un pezzetto di cialda raggiunge è davvero alta, io infatti avendo una casa piccola l'ho utilizzata con le finestre aperte, per non saturare troppo l'aria.
Non è un problema visto che per il mio gusto è una fragranza più estiva, che sa appunto di spiaggia, di tropicale.
Purtroppo questa WoodWick non persiste nell'aria una volta spenta ma non credo possa essere un problema, perché tenerla accesa a lungo per me è stato solo un piacere.
So che è ancora in vendita.


WoodWick Sea Salt Caramel
wax melt


Riporta alla mente i ricordi d'infanzia di dolci caramelle con i profumi di zucchero caramellato e panna fresca cosparsa leggermente di sali marini.
Note di testa: sale marino, burro salato
Note di cuore: caramella mou, zucchero di canna
Note di fondo: caramello, acero, baccello di vaniglia

Purtroppo credo che Sea Salt Caramel Woodwick non sia più in produzione, anche se qualcosa in giro si potrebbe trovare, se spulciate bene negli e-commerce, soprattutto in formato giara. Sarebbe stata una tart perfetta per tutti gli orfani di Salted Caramel di Yankee Candle a cui credo somigli parecchio. Saprete ormai che non resto mai particolarmente affascinato dalle profumazioni dolci o gourmand, ma in questo caso è una esperienza super golosa. Intanto la cera che somiglia ad una caramella mou fa venire l'acquolina in bocca solo a spezzettarla. Poi la profumazione: io avverto un caramello dolce, che ricorda effettivamente un po' le caramelle che vi dicevo, ma corposo, perfettamente bilanciato e miscelato ad una nota salina che rinfresca e la rende avvolgente ma non stucchevole, non pesante.
Ovviamente dovete amare le fragranze dolci per apprezzarla, anche perché un piccolo pezzo di cera riesce a raggiungere una intensità elevata, ma chi come me ama cambiare e non è un afficionado delle fragranze dolci, apprezzerà questa Woodwick. Se la trovate in qualche negozio o online, mettetene una da parte.


Woodwick White Tea & Jasmine
wax melt


Puro tè bianco, gelsomino fresco e un tocco di rosa e legno di cedro rendono questa fragranza un vero piacere per i sensi.
Note di testa: bergamotto, accordo di tè
Note di cuore: rosa, viola, gelsomino
Note di fondo: legno di cedro, ambra, muschio
Due fragranze che mi piacciono molto, il te verde ed il gelsomino, si uniscono in un'unica tart Woodwick dalla fragranza fresca, elegante, almeno per me, femminile ma senza essere frivola, sicuramente intensa ed anche un po' frizzante. Al mio naso prevale sicuramente l'erbosità del tè verde, mentre come sottotono sento la parte floreale, che personalmente non associo alla rosa, ma principalmente al gelsomino, e le note legnose. Batte in varietà sicuramente il votivo di White Tea di Yankee Candle, di cui parlai qui.


Come vi dicevo è una cialda intensa questa White Tea & Jasmine, che percepisco ben distintamente anche con le finestre aperte, ma non aspettatevi una roba invadente, perché secondo me resta una profumazione rilassante ed equilibrata, perfetta per tutti gli spazi, anche se per le mie abitudini più adatta alla bella stagione. White Tea & Jasmine si candida ad un futuro acquisto, è ancora disponibile in tutti i formati.



WoodWick Patchouli
wax melt



Il classico profumo di patchouli con sentori di dolce vaniglia e vera ambra.
Mi sono innamorato di Patchouli di Woodwick sin da subito e credo la centellinerò perché mi pare sia fuori produzione. A convincermi è stata l'eleganza della composizione degli aromi. Avverto una sottile base di note legnose da cui prende corpo una fragranza decisamente più talcata al mio naso, che è poi quella che permane nell'aria una volta spenta. Un po' per caso sento l'ambra della descrizione, ma è soltanto una punta. La trovo in generale una fragranza decisa, equilibrata, forse più maschile, ma perfetta sia per la camera da letto, visto che ha una certa sensualità, che per la zona giorno, avvolgente e fresca senza essere troppo primaverile.  L'intensità di Patchouli è comunque elevata per cui l'aroma si spande in tutte le stanze e permane a lungo una volta spenta. I piccoli pezzi di cera che ho bruciato hanno avuto una combustione lunga, profumando praticamente ore e ore. È una di quelle tart che ho diviso in cinque parti. Insomma, amatissima.



WoodWick Havana Nights
wax melt


Una deliziosa combinazione di ricco tabacco, orchidea nera e un sussurro di fresco limone che, grazie alla loro fusione, vi faranno attraversare il paradiso in una umida notte d’estate.
Note di testa: Agrumi, Ozonico, Limone, Bergamotto, Arancia, Foglie verdi
Note di cuore: gelsomino, rosa, giglio, ciclamino, neroli, vaniglia, tonka tritata, cocco cremoso
Profumi inferiori: legnoso, foglia di tabacco, ambra, palissandro, muschi, legno di sandalo, legno di cedro
Descrivervi Havana Nights non è affatto semplice, o per lo meno diventa più complicato quando la vado ad accendere. Il mio naso percepisce una fragranza tridimensionale se mi passate il termine. È come se tutte le note che percepisco si fossero unite in una profumazione unica, e come se tutte queste note si mitigassero allo stesso tempo a vicenda. Non sento per dire l'aroma maschile e rotondo del tabacco, né quello pungente del limone per fare un esempio, ma un mix che mi piace moltissimo. L'intensità secondo me è media, si propaga bene per casa, ma che non diventa fastidiosa dopo tante ore di combustione. La persistenza invece è lieve.
Se proprio devo trovare un neo a questa Havana Nights è che a me non mette voglia di folli notti danzanti fra cosce e zanzare in una umida notte cubana, ma anzi mi rilassa stranamente.
Credo che anche lei stia facendo la sua uscita dalla collezione Woodwick.



WoodWick Pure Comfort
wax melt



Lasciatevi avvolgere dalle rilassanti note di lenzuola stese al sole con delicati tocchi fruttati e muschiati.
Note di testa: agrumi freschi, scorza d'arancia, fogliame verde, aldeidico
Note di cuore: lavanda, giglio, erbe, gelsomino
Note di fondo: polveroso, legnoso, legno di cedro, muschi, palissandro, legno di sandalo
Quando provo un nuovo brand di candele profumate, non posso non provare quelle dal tipico odore fresco di bucato e quindi non potevo scampare a Pure Comfort di Woodwick. In verità le note aromatiche che sento in questa tart, sì mi ricordano qualcosa di fresco, di pulito, ma non è necessariamente associabile a lenzuola stese al sole. Inoltre devo dire che non mi ci ritrovo del tutto nella descrizione perché io di frutta e muschio non ne sento. Sento note floreali, allegre, primaverili, a cui si legano accenti sottili di salsedine. Evidentemente questo bucato è steso vicino al mare. Devo ammettere che la profumazione può risultare un po' chimica, anche in relazione ad una intensità decisamente elevata, ma l'ho trovata comunque armoniosa e piacevole. Se la cava anche in termini di permanenza una volta spenta, per cui è promossa. La preferisco alla Clean Cotton di Yankee, che trovo un po' più piatta e chimica.



WoodWick Biscotti
wax melt


L'aroma paradisiaco della pasta biscottata tostata dolce con ricca glassa alla vaniglia.
Note di testa: cottura al forno, spezie, arancia, cannella
Note di cuore: mandorla, cannella, chiodi di garofano, cocco
Note di fondo: zucchero di canna, balsamo, tonka, vaniglia

Per le stesse ragioni di Pure Comfort, ho provato una tart che immaginavo potesse rappresentare un po' le fragranze dolci e gourmand di WoodWick, ovvero Biscotti. Come vi dicevo poco più su non sono una tipologia di aromi che apprezzo tantissimo ma questa cialda invece mi ha colpito per l'equilibrio delle note. Il mio naso non percepisce tutta la varietà di essenze che vi ho riportato nella descrizione, ma più una miscela di tutte le note. È dolce, ma non troppo da stufare nel corso della bruciatura, è speziata, ma non troppo da risultare pungente e fastidiosa, è calda, ma non da soffocare e far venire la voglia di spegnerla. Si tratta pur sempre di un aroma zuccheroso, deve essere apprezzato come categoria per via della sua intensità ed anche di una certa persistenza. A me Biscotti WoodWick è piaciuta molto, ma devo avvertirvi che anche questa è fuori produzione.



Essendo io un po' lento in molte delle attività che svolgo, mi spiace che alcune di queste Woodwick siano andate fuori produzione o siano diventate difficili da reperire, ma spero di avervi tenuto compagnia e di avervi fatto conoscere un brand che ha me ha stupito. Nonostante le abbia comprate online, quindi basandomi solo sulle descrizioni, non c'è una sola profumazione che non mi sia piaciuta, ed ho notato che rispetto a Yankee Candle ad esempio, trovo le tart intense ma senza risultare nauseanti, molto più bilanciate ed eleganti. Ci sarà sicuramente un update perché il range WoodWick è tutto da scoprire.
Fatemi sapere la vostra esperienza con questo brand se vi va e quali marchi di candele profumate invece dovrei provare.




lunedì 21 ottobre 2019

|Beauty Cues|
Prodotti corpo ecobio da MD Discount (con colpo di scena!)

Se non amate i prodotti corpo ecobio ed economici da supermercato, mi spiace dirvi che non possiamo andare d'accordo, perché più o meno l'ottanta percento delle mie review si basa su questi. Credo semplicemente che molto spesso abbiano un giusto rapporto qualità-prezzo, diano buone prestazioni e la facilità di reperirli li rende perfetti per l'acquisto dell'ultimo minuto.
Per questo amo sempre scovarne di nuovi, ed infatti, quando ho visto che anche la catena di Discount MD aveva messo un vendita una nuova linea di prodotti per l'igiene del corpo ovviamente non potevo lasciarla lì.
Vi ricorderete forse l'olio corpo Botanika Naturalmente, ma questa gamma non ha nulla a che vedere con quel brand: si chiama infatti Neoveda, ed è composta da due linee, entrambe con quattro prodotti ovvero la Family e la Baby, quindi per grandi e piccini.



Entrambe sono certificate ICEA, quindi si tratta di prodotti ecobiologici, hanno dei prezzi così piccoli che vi bastano le monete sparse nella borsa per accaparrarvi uno o due prodotti, ed entrambe le linee sono create dalla Union Cosmetics S.r.l, azienda di Senigallia che produce conto terzi. Non credo che Neoveda sia una meteora da MD perché tutte le volte che ci sono andato i prodotti erano presenti, quindi non credo si tratti di una edizione limitata.
Ovviamente non potevo portarmi a casa tutto l'espositore Neoveda, e per provare qualcosa ho scelto solo due prodotti. La linea Family è tutta a base di Olio d’Argan ed estratto di Fiori d’Arancio, non contengono SLS, petrolati e siliconi, ma al contrario della linea Baby non è testata al nickel.


Neoveda Family Detergente Corpo
Nutriente e Rinfrescante



Un flacone formato famiglia contiene questo detergente corpo di Neoveda, che si presenta come un prodotto essenziale sotto tanti punti di vista: è semplicemente un gel fluido, con un aroma fresco, da cui spuntano qui e lì delle note più agrumate.
Anche l'INCI è essenziale, contiene infatti solo olio di argan e appunto estratto di fiori di arancia che rendono la formula nutriente e tonificante. Ho notato anche la presenza di saccarosio che essendo umettante dovrebbe aiutare appunto a dare idratazione.
Neoveda fortunatamente non fa tanta poesia, e sul retro scrive

Il Detergente Corpo Eco Biologico con Olio d'Argan e Fiori d'Arancio, dalle proprietà idratanti e nutrienti, dona alla tua pelle una piacevole e naturale sensazione di morbidezza e fresco benessere oltre che lasciarti un delicato profumo. Grazie alla sua formula priva di agenti schiumogeni aggressivi, parabeni, coloranti e petrolati può essere usato per la detersione quotidiana.
Con una spugna questo Detergente Corpo Neoveda produce davvero tanta schiuma, voluminosa e avvolgente, che resta nel corso di tutta la doccia, e se come me iniziate a farvi domande esistenziali mentre siete in bagno, i tempi si allungano. Tuttavia la schiumosità non comporta né una difficoltà durante il risciacquo, né aggressività sulla cute. A me infatti lascia la pelle ben pulita ma non la sento né secca né tirante, anzi resta morbida e liscia.



Certo che applico la crema corpo dopo, ma questo bagnoschiuma non va ad accentuare la secchezza di certe zone, come braccia e gambe nel mio caso.
Il bottiglione formato famiglia ha davvero senso di esistere perché credo che il Detergente Corpo Neoveda family si adatto un po' a tutte le tipologie di pelle, anche un po' più secche e sensibili e non lascerà scontenti chi vuole tanta schiuma morbida. La profumazione non riesce a varcare la soglia del bagno, ma ciò non rende questo detergente meno valido, anzi è uno di quei prodotti che non solo mi sono piaciuti ma su cui secondo me si può far sempre affidamento.

INFO BOX
🔎 MD Discount
💸 €2.54 (in offerta)/ €2.99
🏋 500ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
🔬 ICEA Eco Bio Cosmetics
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌱


Neoveda Family Crema Fluida Corpo
Nutriente e Rinfrescante


Come vi dicevo, dopo il Detergente Corpo ho il piacere ma non l'estrema necessità di applicare una  crema corpo ed ho scelto ovviamente quella disponibile nel range Neoveda, cioè la crema Fluida.
Non esattamente un nomen omen per la texture perché a mio avviso è caratterizzata da una densità media, che consente una stesura facile, veloce, anche nell'assorbimento, e con una scia bianca così minima che in un paio di manate è completamente sparita e la crema si assorbe.
Anche in questo caso la descrizione di Neoveda è abbastanza stringata e recita:

"Regala al tuo corpo la naturale morbidezza con la Crema Fluida Corpo Eco Biologica. La sua formula arricchita con Olio d'Argan e Fiori d'Arancio protegge ed idrata la pelle, lasciandola morbida e piacevolmente profumata."
In realtà la formulazione contiene anche glicerina ed altri emollienti come olio di germe di grano, ma il risultato non è una consistenza untuosa o pesante, anzi. La crema fluida corpo Neoveda mi è piaciuta proprio per questo, perché idrata ma lo fa in modo gradevole, sufficientemente duraturo e senza inconvenienti che mi abbiano fatto pentire dell'acquisto.
Certo, non è una crema ricca per per pelli secche, né promette di esserlo, ed io stesso in una stagione più aspra mi rivolgo ad altri prodotti, è più indicata a cuti normali o leggermente disidratate come la mia al momento; inoltre dà anche una bella sensazione di freschezza, quindi credo che nei periodi più caldi vada bene un po' per tutti.



Arrivato a questo punto nella mia mente iniziava a risalire un ricordo decisamente lontano: le confezioni, gli ingredienti, la sensazione sulla pelle, le profumazioni e la performance in genere di questi prodotti Neoveda mi ricordavano qualcosa che avevo già provato in passato. Tornare indietro con la memoria non è facile per chi ha provato decine e decine di prodotti, ma ad un certo punto è arrivata l'illuminazione e mi son ricordato dei prodotti corpo di Naturaverde Bio che ho provato tre anni fa. Non so se siano ancora in vendita ma sono identici: gli INCI sono identici. L'inghippo non so dove stia visto che Neoveda e Naturaverde sono prodotte da due aziende sempre di Senigallia ma diverse: la So.Di.Co e la Union Cosmetics. Quindi se avete provato appunto il Detergente corpo e la Crema Fluida di Naturaverde e non riuscite più a reperirli, questi disponibili da MD sono perfetti sostituti.

Ma colpi di scena a parte, la crema Corpo Fluida Neoveda su di me funziona bene, è gradevole, fresca, la profumazione, che è praticamente uguale al detergente corpo, permane in modo delicato e dà una bella sensazione. Aspettarsi di più da una crema corpo da pochi euro sarebbe assurdo, l'unico aspetto che magari cambierei è il formato, per avvicinarlo a quello del detergente corpo.

INFO BOX
🔎 MD Discount
💸 €2.54 (in offerta)/ €2.99
🏋 250ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
🔬 ICEA Eco Bio Cosmetics
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸


Essenziali ed efficaci penso siano gli aggettivi più azzeccati almeno per questi prodotti corpo Neoveda. Spero che appunto restino disponibili fra gli scaffali dei discount MD perché non solo conto di provare gli altri detergenti ma mi auguro che la linea si arricchisca con magari qualche referenza viso.




mercoledì 16 ottobre 2019

{Recensione Film 🎥🎬}
Joker non è il film che mi aspettavo

Mi accodo per ultimo alle tantissime recensioni che sono arrivate per la nuova versione di Joker (2019) perché la mia opinione in parte si discosta dalle molteplici voci positive che hanno circondato questo film.


Arrivo tardi e cerco anche di non fare troppo rumore (ma farò sicuramente qualche spoiler) perché conosco poco i fumetti DC Comics e ancora meno i personaggi che li costellano, ma era tanto il chiacchierare che la mia curiosità, che in principio sinceramente non era così forte, è cresciuta, e volevo capire come mai stesse ricevendo così tante attenzioni e se potesse dare a me le stesse emozioni.
C'è pure una piccola fetta di persone che ha criticato Joker, considerandolo credo l'esaltazione della violenza che può essere emulata da masse ignoranti, ma in realtà non credo sia così.
Siamo agli inizi degli anni '80 in una città che vive una crisi a più livelli, ed in questo Bronx chiamato Gotham City, una persona come Arthur Fleck fatica a restare in piedi, schiacciato da una società che non ha spazio per quelli come lui. Arthur sogna di diventare un cabarettista grazie anche alla madre con cui vive che gli ha sempre detto che avrebbe dovuto far ridere il mondo. Ed Arthur ride, in maniera sguaiata a volte, ma non lo fa volontariamente, ma per una malattia mentale che lo fa apparire strano e inquietante agli occhi degli altri. Sarà per questo vessato, preso in giro, picchiato, e resterà un incompreso fino a rivelare la sua vera natura.



Joker non è e non può essere l'esaltazione della violenza, perché le scene più crude sono ben calibrate e mai gratuite o buttate a caso, e più in generale è chiaro come quella società che ci palesano è praticamente uno specchio della nostra, dove sembra che i valori passino solo attraverso i mezzi elettronici, in quel caso la televisione, dove trovare un'arma è semplicissimo (specie negli USA dove è un problema più che concreto) e dove si vive e si sente una crisi, un malessere ed una tensione quasi elettrica che circonda chiunque viva a Gotham City. In questo contesto estremamente realistico e vicino a quello che viviamo, l'inizio del film mi ha letteralmente chiuso lo stomaco, e per me è una cosa quasi impossibile.
Il merito è ovviamente anche di Joaquin Phoenix che ha reso in maniera straordinaria Joker, mutando proprio fisicamente, ma soprattutto con una espressività incredibile. A me ha dato l'impressione che riuscisse ad invecchiare e ringiovanire, ad accendersi e spegnersi da una scena all'altra, a trasmutare in un solo secondo in base tutte le personalità che Arthur contiene. Se non gli danno un Oscar per questa interpretazione giuro che gliene faccio uno io, pure col das, e glielo porto a nuoto, perché è solo grazie alla sua interpretazione che il film sale tantissimo di livello secondo me.


Su questo aspetto siamo tutti d'accordo, ma per il resto questo Joker apre a diverse teorie e ipotesi sulle vicende a cui assistiamo.
Una delle teorie sul film più accettate è che ciò che accade sia solo nella testa del personaggio, tutto quello a cui assistiamo in realtà è un film mentale, e questo ha un senso visto che io stesso ho notato molti elementi ripetitivi, come ad esempio il fatto che tutte le donne con cui Joker parla sono nere e sembrano quasi la stessa persona, o elementi poco credibili, come il fatto che dei ricconi di Wall Street con tanto di pataccone d'oro al polso prendano la metropolitana di notte.
In generale vediamo Joker più volte presentarsi, ballare e fare l'inchino ad un suo pubblico immaginario, di cui sente le risate e gli applausi, per cui è credibile che tutto quello che succede sia solo il culmine della follia di un uomo che per tutto il tempo non aspettava altro: essere accettato per quel che è.
Questo fa traballare a mio avviso molto la stabilità del film, perché qualunque cosa possa pensare, o fare, o immaginare o vivere Arthur Fleck, stiamo sempre purtroppo parlando di un malato mentale, con un quadro clinico fatto di mancanze affettive e traumi infantili.
Questo si riflette anche nel fatto che tutto quello che mette in moto il protagonista, alla fine, è involontario e spesso sono altre persone a far sì che appunto accada qualcosa.
Arthur non punta al potere, al successo, alla fama, vuole sicuramente rispetto da parte degli altri, e vuole il riconoscimento, quasi l'affetto, da parte di quell'uomo che vede ed ammira in tv, ovvero Murray Franklin, ma ripeto, non sembra aver coscienza della sua eventuale influenza. 



È affascinante come Joker, in questa sua probabile fantasia, si ritroverà a capo di una folla scalmanata e pericolosa che lo acclama senza nemmeno sapere chi sia, se non uno come tanti truccato da clown, perché credo che sia una riflessione interessante, d'altronde tanti capi politici scellerati sono saliti al potere facendo leva su i peggiori istinti umani, quindi diventa una metafora non scontata, ma nel film questa interpretazione è scollegata dal resto: Arthur non ha una reale coscienza del fatto che ciò che si è scatenato non è dovuto a quello che ha fatto, ma per come qualcuno ha interpretato la sua maschera, e per come viene distribuita la sua immagine dai media.
La giustificazione che quindi la realtà crea mostri ogni volta che si gira dall'altra parte, è un po' debole secondo me, perché parliamo pur sempre di una persona che sta male e che purtroppo non ha avuto il supporto di cui aveva bisogno. Era possibile ad esempio che, pur avendo il sostegno di cui necessitava, pur non subendo l'assenza di empatia da parte di estranei che incontra nella sua giornata, essendo una persona con un disturbo, poteva comunque diventare poco raccomandabile. Attenzione, non intendo dire che le persone con malattie mentali sono destinate ad impazzire o a diventare pericoli per la società, perché oggi purtroppo i veri pericoli sono quelli che si ritengono psicologicamente stabili.



Ho molto apprezzato anzi che in questa versione di Joker si parli delle malattie psichiche molto apertamente, soprattutto su come non vengano prese seriamente, anche dalle istituzioni che non offrono sufficiente supporto a queste persone; ci viene in parte mostrato come una persona che soffre di queste malattie vuole ed ha il diritto di avere una vita quanto più possibile "normale", così come le risposte che il protagonista darà saranno in parte coerenti con ciò che ha subito e non sarà solo una presa di posizione, ndò cojo, cojo, ma pur non essendo un neuropsichiatra, mi sento di dire che la questione del problema di Arthur va ad indebolire la trama ed il messaggio che ci stanno trasmettendo.
Si indebolisce quando ad esempio Joker si renderà conto che la madre ha anch'ella disturbi psichici, con tutto quello che ne consegue, eppure, da persona che ha subito diversi traumi, da uomo che chiede ad alta voce agli altri di comprenderlo, non sarà poi altrettanto comprensivo. È normale che non abbia gli strumenti per capire la madre, ma non mostra minimo dubbio su ciò che farà.
Quindi da spettatore mi chiedo: devo accettare che sia un personaggio folle, che non ha lucidità mentale e che è stato abbandonatoaa sé stesso, o che sia un cattivo tout cort, o che sia entrambi? A me nessuna strada convince fino in fondo perché tutto mi porta a staccarmi, a guardare con occhio più critico e a non dare alcuna giustificazione a questo personaggio.

Attenzione parte seconda: non credo che si possa empatizzare con il protagonista, non credo che il film volesse farci esclamare un "Oh povero Joker incompreso e calpestato da tutti, fai bene, ammazzali tutti" senza farci più o meno intendere che non è bianco o nero, perché la personalità di Arthur si fraziona in una scala di grigi, ma credo volesse darci la base per capire come si sia arrivati al Joker che conosciamo.
Tuttavia non è giustificato ma è comprensibile che Arthur purtroppo risulti come un invisibile perché tutta la società che ci descrivono non ha rispetto per nessuno, è per questo che la gente scenderà in teoria a creare il caos per le strade. È qui secondo me che il film si azzoppa da solo: mi porti per un percorso che dovrebbe essere un vicolo cieco, ma ci trovo infinite scappatoie.
La mia percezione quindi si limita alla comprensione e non arriva del tutto alla mia sensibilità.
Non ho visto come questo film riesca a scavallare il divario fra cinecomic ed un cinema più introspettivo. Non ho visto un reale approfondimento della mente del personaggio o delle dinamiche sociali, secondo me sono accenni abbozzati, in parte già noti, non vediamo il passato di Arthur, ad esempio, o i reali problemi dei cittadini di Gotham, se non l'indignazione verso Thomas Wayne, il bianco conservatore (e la spazzatura, che, per carità è un bel problema). E soprattutto non vediamo un vero crescendo verso la follia ma solo il grilletto di Joker pronto a scattare nella mente di Arthur.



A fine film, che ho guardato con molto interesse, avevo voglia che continuasse perché quello che avevo visto non mi era bastato sinceramente, non per un senso di ingordigia e appagamento, ma perché mi mancava qualcosa. Mi mancava qualcosa di diverso o nuovo su cui riflettere, mi mancava quel pugno nello stomaco, per quanto ci sia sicuramente tanto dolore e amarezza. Magari semplicemente non l'ho capito e non ho colto molte cose, e sono pronto ad ammettere le mie colpe. So che non ci saranno sequel, né collegamenti con altre pellicole, credo anche perché è un film che vuole risultare poco chiaro, vuole aprire più scenari, incastrandoci nella psiche di un personaggio che non deve avere per forza coerenza.
Joker è un film più che valido, che ha fatto parlare di sé, e che ha appunto smosso a creare teorie e trame di vario tipo e spessore per comprenderlo, quindi ha raggiunto il suo obbiettivo, e io stesso credo sia da vedere per farsi una propria idea, ma non è il film, o meglio il capolavoro che mi aspettavo.


Genere: drammatico, thriller
Durata: 123 minuti
Regia: Todd Phillips
Uscita in Italia: 4 Ottobre 2019
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Voto 8




lunedì 14 ottobre 2019

|Beauty Cues|
Venus Sieri Viso Concentrati: sono validi? 😉

Se sei una azienda e negli ultimi due o tre anni non hai messo in vendita nemmeno un siero viso, allora mi spiace dirti che ti sei persa una bella fetta di mercato visto il boom che questa tipologia di prodotti ha avuto appunto negli ultimi tempi.
Un po' è la moda, in parte spinta da brand come The Ordinary, un po' è anche la reale qualità dei sieri viso, che secondo me riescono a veicolare in modo pratico, versatile e piacevole degli attivi cosmetici specifici, oltre ad avere in genere delle texture che si adattano davvero a qualunque tipo di pelle.
Anche nella grande distribuzione qualcosa si è mosso verso questa strada ed ovviamente non potevo esimermi dal lanciarmi e provare, ma fra tutte le linee proposte negli ultimi tempi, quella che mi ha davvero colpito è composta dai Sieri Viso con Attivi Concentrati Puri di Venus.




Lo storico marchio non attirava la mia attenzione da parecchio tempo (anche perché non credo di essere il tipo di cliente a cui si rivolgono), ma da quando hanno proposto questa linea l'ho subito puntata e mi son chiesto: sono davvero validi questi sieri viso?
I Concentrati Attivi Venus sono esattamente quattro, di cui un olio, più uno, ed il concetto di base è un po' lo stesso per tutti: possono essere usati da soli per una azione più mirata ed efficace, o mischiandoli alla crema viso abituale per arricchirla. Personalmente non ho mai provato a miscelarli, perché ho cercato di capirne le potenzialità reali.
Per quanto riguarda le formulazioni, la stessa Venus dice che questi sieri viso non contengono

"coloranti, alcol, siliconi, parabeni, petrolati, profumo."
ma potete immaginare che, per quanto si tratti di prodotti con pochi ingredienti essenziali, non si tratta di un brand ad INCI verde come abitualmente lo intendono gli appassionati.



Venus Hyaluronic Acid Concentrato Idratante Rimpolpante
150mg


Per me forse è stato il meno interessante fra i sieri viso Venus, ma credo che chi ama l'ingrediente puro possa volerne sapere di più. Lo Hyaluronic Acid è appunto un siero viso a base di acido ialuronico, che nella formulazione è inserito in ben due forme, anche se non so bene a che percentuale corrisponda quel "150mg" (e vi prego, non fatemi far conti che mi rendo ridicolo). Ma l'azienda ha aggiunto anche glicerina, per renderlo ancora più idratante e un estratto che non conoscevo: il faex extract che pare essere estratto di lievito con proprietà antiossidanti e in generale condizionanti per la pelle
Già il nome Concentrato Idratante Rimpolpante ci dice quale sia lo scopo di questo prodotto, ma nelle specifiche raccontano che
"È indicato quando la pelle è segnata da rughe e segni di disidratazione, priva di tono e compattezza. Utilizzato puro o miscelato alla crema quotidiana idrata intensamente e illumina subito il viso.
  • Infonde idratazione subito e a lungo
  • Rimpolpa i tessuti
  • Riempie le rughe
  • Leviga la pelle"
Se a suo favore ha il fatto di non avere profumo, dall'altro lato la consistenza di questo Attivo Puro Venus è un pelo problematica per questo tipo di confezione: si tratta quasi di un gel trasparente, uno di quei sieri abbastanza sodi che resta però un po' attaccato alle pareti esterne del contagocce. Sembra una sciocchezza ma ogni volta che lo prelevavo e andavo a riporre la pipetta contagocce mi sporcava il bordo della boccetta, ed è una cosa che mi dà sempre molto fastidio, anche perché comporta uno spreco, seppur minimo.


La consistenza però dello Hyaluronic Acid Concentrato Idratante non mi ha dato problemi con la stesura anzi, è piacevole, fresca, bastano poche gocce e si distribuisce uniformemente sul viso (io includo anche il contorno occhi senza irritazioni o fastidi) e sul collo, ma soprattutto mi si assorbe bene. Io lo uso mattina e sera, dopo l'eventuale tonico, e prima di altri prodotti idratanti. Come tutti i sieri con acido ialuronico può risultare un pelo appiccicoso, ma per me è una sensazione temporanea che in pochi minuti svanisce.
Inoltre il Concentrato Idratante Rimpolpante Venus non mi pare interferisca con gli altri prodotti. Sapete quando certi sieri, specie in gel, fanno i pallini, sembra che si spellino e danno un brutto risultato estetico? Ecco con questo non l'ho notato. 


Come avevo anticipato non è che sia il primo dei fan dei sieri con acido ialuronico, credo che sia un ingrediente ormai così diffuso che avere un prodotto specifico mi sembra ridondante in una skin care articolata. Inoltre non trovo una efficacia costante nel tempo. In questo post, parlando dello Hyaluronic Acid 2% + B5 di The Ordinary, avevo spiegato come funziona l'acido ialuronico, e quali problemi può dare in base al clima, tuttavia devo dire che nel caso dello Hyaluronic Acid di Venus ho notato che su di me tende ad essere più costantemente idratante anche con un clima più secco. Questa ragione per me lo fa salire in graduatoria rispetto a quello di The Ordinary (ma non posso non sottolineare la differenza di prezzo).


Su di me inoltre non noto questo particolare effetto rimpolpante e illuminante dell'acido ialuronico in genere, ma sicuramente una pelle più idratata appare più bella e un po' più tonica e posso dire che il Concentrato Idratante Rimpolpante mi dà anche un buon riscontro da questo punto di vista, e mi lascia anche la pelle morbida.
Non pensate che mi sia convertito ai sieri all'acido ialuronico, però questo di Venus mi è piaciuto per semplicità ed efficacia, ma per via della consistenza forse è meglio per una pelle normale, leggermente mista o secca.

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Venus Collagen Intensive Concentrato Antirughe Rassodante
750mg


Fra la linea di attivi puri Venus il Concentrato Antirughe Rassodante è senza dubbio il mio preferito per tanti punti di vista. In primis una consistenza un po' più fluida e sottile rispetto allo Hyaluronic Acid, e che quindi crea non solo meno problemi con il contagocce, ma risulta ancora meno appiccicoso. Ma soprattutto son rimasto anche sorpreso della formulazione che Venus ha messo insieme: il Collagen Intensive infatti contiene, oltre alla glicerina, anche due peptidi, di cui il famoso Matrixyl 3000, che dovrebbero rinforzare la pelle e combattere i segni del tempo da più punti di vista, oltre a idratare la pelle. 
La stessa Venus sottolinea che questo trattamento 
"È indicato quando il viso appare segnato da rughe profonde e rilassamenti. Miscelato alla crema quotidiana o utilizzato puro, ripara le rughe e rende la pelle subito più compatta. Perfetto alla sera, potenzia la naturale rigenerazione notturna e stimola la produzione di nuovo collagene.
  • Previene e riduce le rughe
  • Ridensifica, ricompatta e rassoda
  • Rinforza le strutture di sostegno"
Saprete forse che i peptidi non sono fra gli ingredienti cosmetici più studiati e comprovati fino ad ora, bisogna un po' usarli sulla fiducia, però io ne apprezzo le qualità e la sensazione che ottengo sulla mia pelle. Il Concentrato Antirughe Rassodante, seppur in maniera più diluita e meno incisiva di altri prodotti, mi dà quei risultati che appunto i sieri peptidici in genere mi danno: rende la mia pelle più idratata, direi alla pari del Concentrato Idratante Rimpolpante, ma la lascia anche tonica e compatta


Non avendo rughe profonde non so della reale efficacia di riduzione, ma immagino che non sia fra i sieri viso più concentrati sul mercato che possano stendere e ricompattare le pelli mature. Anche in questo caso quel "750mg", per quanto promettente, non so a quale percentuale corrisponda, ma se siete bravi in matematica lasciatemi un commento. Certamente non credo che abbia il 10% di Matrixyl come l'omonimo siero di The Ordinary, ma credo lo si possa definire la versione molto diluita da grande distribuzione.


Non ho molto da dire sull'utilizzo del Concentrato Antirughe Rassodante Venus, visto che insieme agli altri prodotti di skin care in genere non ha dato problemi: su di me si assorbe velocemente, non lascia residui o patine in genere.
Anche in questo caso ho usato il siero anche sul contorno occhi e non ho controindicazioni da segnalare, così come non mi sono limitato all'uso solo serale, ma anche giornaliero. 
Fra gli attivi puri di Venus il Collagen Intensive è probabilmente quello che riacquisterei e, nonostante non sia un miracolo in boccetta, mi sento di consigliarlo un po' per tutti i tipi di pelle

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Se da un lato è molto simile in termini di densità al Collagen Intensive, il Concentrato Antiossidante Venus è però più essenziale negli ingredienti: all'interno oltre all'onnipresente glicerina, c'è anche una forma stabile e idrosolubile di vitamina C, ovvero il Sodio Ascorbil Fosfato, che avevamo già visto in un siero viso disponibile su Amazon. Per questo le promesse di Venus su questo Attivo Puro sono in linea con quanto leggiamo in genere sui prodotti con questo ingrediente:
"È indicato quando la pelle appare opaca, stanca e priva di tono in seguito a vita intensa, poche ore di sonno, jet-lag, cambi di stagione.
Utilizzato puro o miscelato alla crema quotidiana potenzia le difese antietà e ricarica subito la pelle di energia.
  • Neutralizza i radicali liberi
  • Stimola la produzione di collagene
  • Previene e riduce le macchie scure
  • Ravviva il colorito"
Anche in questo caso mi sembra un prodotto perfetto per principianti: sappiamo che la Vitamina C può essere irritante ad alte percentuali, e nel caso del Concentrato Antiossidante credo che quei 200mg siano proprio sufficienti per chi vuol intraprendere questa strada ed iniziare per la prima volta ad utilizzare con costanza questo ingrediente.


Nonostante sia abituato a percentuali più elevate e all'uso di acido ascorbico, l'ho trovato un siero viso delicato, non pizzica sulla pelle, e funzionale: su di me fa molta fatica ad eliminare le macchie ad esempio post brufolo, ed immagino difficilmente possa rimuovere macchie scure date dall'età o dal sole, ma credo sia perfetto per una azione appunto antiossidante, da usare anche di giorno.
Inoltre c'è chi ad esempio teme un po' il pH basso di certe formulazioni che contengono vitamina C (spiegavo meglio questi tecnicismi qui) durante il giorno, ma vuole comunque l'efficacia protettiva di questo attivo, e credo che il Concentrato Antiossidante possa essere una via di mezzo ideale. 


Rispetto agli altri attivi puri di questa linea Venus, il Vitamin C Active è quello che secondo me è meno idratante, sicuramente se avete una pelle come la mia che da normale passa a leggermente mista d'estate e tendente al secco d'inverno, dovrete aggiungere almeno uno degli altri due sieri per avere una confortevolezza più completa. Ma, come vi dicevo, questi sieri non bisticciano ad essere sovrapposti, anche se non consiglio di applicarli tutti e tre (mi sembrerebbe inutile). Questo fa sì che il Vitamin C Active Concentrato Antiossidante Venus sia davvero adatto un po' a tutti i tipi di pelle; inoltre anche in questo caso non ho notato alcun residuo sul viso.

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Ho scelto di non acquistare l'Olio di Argan perché non ci trovavo nulla di particolare, mentre c'è un altro prodotto di questa linea che sto ancora testando, a cui dedicherò una recensione specifica.
Credo che Venus e Kelemata abbiano fatto un buon lavoro con questi Concentrati attivi e capisco che possano sembrare magari poco elaborati o poco potenziati, ma secondo me sono perfetti proprio per il canale di vendita a cui sono destinati, dove appunto non tutti i consumatori possono conoscere le proprietà di questo o quell'ingrediente. Venus inoltre ad esempio non offre un servizio di consulenza via e-mail come fa The Ordinary, non ha nemmeno un sito aggiornato per cui mettere in vendita prodotti poco user friendly sarebbe controproducente. Io invece credo che i Concentrati Attivi Puri di Venus siano un buon punto di partenza, uno starter kit di facile reperibilità e, in offerta, anche ad un costo accettabile per sperimentare e capire se appunto i sieri viso possono fare al caso nostro.




sabato 12 ottobre 2019

|Beauty Cues #WeeklyMask|
Tutte le maschere viso LAVERA 🤔

Credo che già le conosciate tutti, ma sapete che la mia voglia di esplorare non si muove solo in avanti ma anche indietro, perché oggi parliamo tanto di consumismo, e la cosmetica è spesso consumistica, ma forse la voglia costante di novità lo è ancora di più. Quindi facciamo un salto nel tempo ad alcuni trattamenti viso economici ed ecobio: le maschere viso in crema di Lavera.



L'azienda tedesca che ormai è diventata una colonna nella cosmesi biologica, ha diversi trattamenti per il viso, io ad esempio avevo già provato la Detox Effect Mask, ma Lavera ha una lunga lista di maschere, ed ho visto che di recente si sono aggiunte anche le sheet mask, ma se mi seguite su Instagram saprete già tutto.
Per la recensione di oggi però ho messo alla prova le maschere in crema appunto, che sono cinque. Confesso che ho un leggero sentore che Lavera abbia smesso di produrre alcuni di questi trattamenti viso (che sono in vendita da molto tempo in effetti) proprio per l'arrivo di quelli in tessuto forse, ma sono sicuro che ancora si trovino in giro. E devo ammettere che, col senno di poi, non è il range più azzeccato anzi lo trovo un po' ripetitivo.
In ogni caso, mettetevi comodi che la questione si fa lunga.


Lavera Maschera Viso Purificante
Menta bio, argilla e sali del mar Morto



Unica maschera purificante all'interno della gamma Lavera, e questa secondo me è un po' la prima pecca che vi dicevo giusto un istante fa, perché potevano aggiungerne almeno una esfoliante ad esempio. Non è però una pecca la maschera in sé, anzi mi è piaciuta parecchio.
Una crema sottile, fluida e scorrevole con profumo mentolato buonissimo, e che grazie all'olio e all'estratto di menta risulta gradevolmente fresca per tutto il tempo in cui la si lascia agire. La sua composizione non è semplicemente acqua e argilla, ma si arricchisse di diverse componenti: come nella maschera Detox Effect è presente il Loess, un sedimento che ha proprietà purificanti, a cui si associa la capacità assorbente della polvere di germe di riso, quelle sfiammanti dello zinco, e quelle astringenti dei sali del mar morto. Ma questa maschera purificante Lavera non è di quelle che ti si seccano sul viso come zolle di terra aride, anche oltre i 10 minuti di posa, ma resta tutto sommato morbida grazie a componenti più nutrienti, come olio di jojoba e di semi di girasole, burro di karitè e bisabololo.



Come spiega la stessa Lavera nella stringatissima descrizione sulla confezione, questo insieme di ingredienti:
"deterge i pori a fondo per un incarnato affinato e uniforme"

Altrettanto essenziale sarà la mia recensione proprio perché non ho nulla di negativo da dire: dopo averla utilizzata, già dalla prima applicazione, la mia pelle era più liscia, sia al tatto che alla vista, le zone caratterizzate da punti neri (maledetti, ma non muoiono mai!? ndr.) e pori dilatati mi sembravano più affinate e omogenee. Più in generale dopo aver rimossa la maschera purificante Lavera non sentivo la pelle secca o tirante né mostrava segni di irritazione, ma anzi l'incarnato è sempre stato un po' più luminoso. Forse non è la maschera più strong che una pelle molto grassa e impura può volere per sentire quell'azione purificante che cerca, ma credo sia perfetta per pelli miste, per zone T poco carine e per cuti infiammate.
Non guasta inoltre che si sciacqui con molta facilità.

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💸 €1.99
🏋 2 x 5ml
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⏳  Scadenza sulla confezione
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Lavera Maschera Viso Idratante Hydro Effect
Rosa Selvatica, Olio di Macadamia e Avocado




Le maschere in crema di Lavera mi sono sembrate poco varie e probabilmente dal range ne avrei eliminata/incorporata qualcuna, come ad esempio questa maschera Idratante Hydro Effect che un po' mi ha deluso, da più angolazioni. È indubbio che abbia una bella cremosità e che la profumazione ricordi in modo gradevole e delicato l'aroma delle rose, senza stancare durante la posa.
L'obiettivo di questa Maschera Viso Lavera è quello di
"Idratazione intensa - riduce la sgradevole sensazione di pelle tesa"
e questo dovrebbe avvenire grazie ai tanti ingredienti idratanti e nutrienti: dall'olio di oliva al burro di karitè, dalla glicerina all'olio di albicocca; ci sono persino acido ialuronico, che idrata, estratto di rosa appunto e di sambuco che rendono la pelle più resistente, elastica e morbida. Però su di me le buone promesse e gli ingredienti validi non sono bastati.



Una volta sciacquata la maschera Idratante Lavera, nonostante l'abbia sempre lasciata agire molto a lungo sulla pelle, non mi ha dato quella sensazione di una idratazione particolarmente profonda o di aver raggiunto un grado di confortevolezza tale da poter skippare completamente la mia skin routine, con la conseguenza che come trattamento non è sufficiente a supportare la cura della mia pelle. Questo è uno dei crucci che ho più spesso con le maschere in crema in genere: ho come l'impressione che il passaggio del risciacquo, cosa che secondo me è inevitabile perché si asciugano sul viso, si porti via i benefici che questi trattamenti dovrebbero avere, per questo sono più propenso alle maschere in tessuto. Nel tempo ho provato a rimuovere questo tipo di maschere anche con una velina o massaggiando i residui, ma secondo me lascia la sensazione di viso impiastricciato, quindi serve l'acqua.
Ma tornando a questa maschera idratante Lavera, posso aggiungere che mi rende la pelle morbida e liscia ma non credo sia abbastanza adatta al periodo freddo o a pelli secche.

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Lavera Maschera Viso Rigenerante Anti age
Cranberry, olio di argan e olio di oliva




Sicuramente per me è un gradino avanti la maschera Anti Age Rigenerante che Lavera ha arricchito con diversi oli: argan appunto, ma anche oliva, mandole dolci, di semi di girasole, e anche con burro di karitè. Non manca ovviamente l'estratto di mirtillo rosso, che pare abbia proprietà idratanti e nutrienti per pelli secche, oltre che rigeneranti, e tanti altri ingredienti emollienti.
La profumazione che percepisco è fruttata e lieve, fresca, mentre la consistenza è quella di una crema un po' più corposa rispetto agli altri trattamenti, ma nulla di troppo denso o difficile da stendere. La mia pelle adora questa maschera e la assorbe molto volentieri già dopo 15 minuti di posa, infatti al momento di rimuoverla mi sembra restino solo pochi residui.



Una volta che la sciacquo, la pelle resta molto liscia al tatto, ed anche alla vista noto che acquisisce un aspetto più omogeneo e luminoso. In generale la trovo un trattamento sufficientemente idratante, che basta ad eliminare qualunque sensazione di pelle che tira, e non mi obbliga a proseguire ogni singolo step della skin care routine. Non lascia residui sul viso una volta rimossa, altro punto a suo favore.
La maschera viso Rigenerante Anti Age non credo possa dare risultati pazzeschi su una pelle molto segnata o molto secca, anche la descrizione si limita a definirla un
"trattamento rivitalizzante per una pelle dall'aspetto più giovane"
ma su di me dà un buon risultato rendendo la cute più carina in poco tempo. Nota a margine: credo sia una di quelle che Lavera sta probabilmente rimuovendo dal commercio.

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Lavera Maschera Viso Lisciante Lifting Effect

Olio di karanja, tè bianco e acido jaluronico



Ho avuto alcune perplessità anche per quanto riguarda questa maschera Lisciante. Intanto leggendo l'INCI ho notato che la base di emollienti e nutrienti era praticamente la stessa delle altre maschere Lavera, inoltre contiene sì acido ialuronico, ma mi sembra un po' troppo basso nella lista degli ingredienti per poter essere caratterizzante di questo trattamento. A distinguerla dalle altre è appunto l'olio di karanja o Pongamia che pare abbia proprietà antiossidanti, e addirittura c'è chi dice che fornisca una protezione dai raggi UV.
Non ho molto di negativo da dire sull'uso di questa maschera Lifting Effect: ha una bella texture, fluida che rende la stesura piacevole ma non ho capito minimamente il profumo che, pur non essendo il mio preferito, resta comunque gradevole.
Mi ha steso la descrizione sul retro della bustina che recita
"Rassoda la pelle in maniera comprovata - per una pelle più rimpolpata"



Ma mi spiace dire cari signori Lavera che su di me non è affatto così, anzi una volta sciacquato il viso, son rimasto un po' meh: la pelle aveva un bell'aspetto, la sentivo in buono stato, morbida, idratata quanto basta ma non esageratamente da soddisfare secondo me i bisogni di una pelle matura o secca, ma certamente non mi è mai sembrata più distesa o con l'effetto tensore promesso sulla confezione. Anche in questo caso si sciacqua via senza lasciare residui sul viso ma questo non credo sia poi fondamentale se la maschera non fa quel che dice.
Non fraintendetemi, lascia una bella pelle compatta ma ad esempio i segni di espressione, per quanto nel mio caso siano davvero poco visibili e profondi, restano tutti lì, su una pelle più segnata non penso possa dare quel supporto e quel risultato sperato. Credo che appunto Lavera stia ritirando questa Maschera Viso Lisciante, ma sinceramente non ho motivi mi spiace poi troppo.

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Lavera Maschera Viso Antirughe Q10
Olio di jojoba e Aloe Vera



La maschera al Q10 di Lavera fa parte della linea Basis Sentiv al contrario delle altre, lo si senta anche dalla profumazione che contiene, un po' agrumata, tipica dei prodotti di quella gamma, e credo sia ancora fra quelle vendita proprio per questo. È un trattamento che ho apprezzato da tanti punti di vista, il primo fra tutti quello più tecnico ovvero l'INCI: al contrario delle altre presenta non solo olio di jojoba, di oliva, di semi di girasole e karitè, ma anche burro di mango, l'olio di Crambe Abyssinica che nutre la pelle grazie ai grassi insaturi che contiene, così come l'acqua di rosa damascena ha proprietà elasticizzanti ed anti age. Purtroppo, com'era prevedibile, l'ubiquinone è disperso in basso nell'INCI, ma non mi aspettavo diversamente da un prodotto economico.
Anche in questo caso si tratta di una crema scorrevole e liscia, molto facile da stendere ed anche da sciacquare, non lasciando su di me patine o residui.
La descrizione della maschera Q10 Lavera mi ha fatto sorridere, con il ritorno del "comprovato" come quella del Lifting Effect
"Riduce le rughe in modo comprovato - per una pelle liscia e dall'aspetto più giovane"


Tuttavia, al contrario appunto dell'altro trattamento, ne ho apprezzato il risultato: mi ha reso la pelle molto liscia, elastica, soffice, e devo ammettere anche di aver notato lievi effetti distensivi, non per un qualche potere liftante ma credo più per l'azione idratante, che per la mia pelle, al momento normale mista lievemente secca in alcuni punti, è sufficiente. Ne giova anche l'aspetto generale di una pelle un po' più rimpolpata e luminosa. Non è un trattamento così concentrato che può dare un calcio ai segni presenti su una cute matura, specie in una sola applicazione, tuttavia una pelle da normale a leggermente secca secondo me apprezzerà questa Maschera Viso Antirughe Q10 Lavera.


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Penso che le mie singole recensioni spieghino come mai credo che la gamma di maschere viso Lavera andasse rivista e magari differenziata maggiormente negli ingredienti e nella funzionalità. In generale il rapporto qualità-quantità-prezzo credo sia corretto, con una delle due bustine riesco a fare anche due o tre applicazioni. Sono molto curioso di provare le loro novità in tessuto, ma credo ci vorrà un po' prima che possano finire in un mio ordine, ma intanto fatemi sapere la vostra esperienza con questa versione in crema.







giovedì 10 ottobre 2019

{Recensione Film 🎥🎬}
Ho visto 'Chiara Ferragni: Unposted' e vi dico la mia

Accattoni, opportunisti, arrampicatori sociali, svogliati, incapaci, nullità, sono solo alcuni degli aggettivi rivolti agli influencer, questa massa di più o meno giovani che al giorno d'oggi vivono e lavorano attraverso i social, soprattutto Instagram. Sono forse oggi i personaggi più divisivi: se da un lato c'è chi li odia e non capisce il loro ruolo nel contesto sociale, dall'altro c'è uno stuolo di persone che li ama, ovvero i loro follower, che poi siano veri o comprati non importa, perché quel che conta è il numero. Bigger is better.
Purtroppo non tutti gli influencer hanno la stessa fortuna, anzi molti annaspano e tentano di proseguire la loro carriera con gruppi di supporto, like e follower comprati ed altri sotterfugi che nemmeno conosco e che contribuiscono ad infossare ancora di più la categoria.
C'è però chi ce l'ha fatta e non solo ne ha fatto un business, ma ha creato un impero a suo nome, ovvero Chiara Ferragni.
17 milioni di follower su Instagram, più o meno gli stessi euro che pare abbia in banca, decine di collaborazioni con grossi brand che la vogliono come modella e testimonial (persino di acqua minerale), copertine e soprattutto una carriera che da fashion blogger nel 2009 l'ha trasformata in imprenditrice.
Anzi imprenditrice digitale.




Sì, ho creato io la gif, diffidate dalle imitazioni.
Un caso mediatico e di economia che è si è trasformato in una lezione alla Harvard Business SchoolChiara però non si è accontentata della sua impresa virtuale, diventata decisamente reale nel ruolo di amministratrice delegata della TBS Crew e di Chiara Ferragni Collection, ma ha deciso di espandersi arrivando persino ad un documentario su questi primi trentanni della sua vita, intitolato appunto Chiara Ferragni: Unposted (2019).



Devo fare due premesse prima di immergermi nelle mie opinioni sul film: la prima è che non seguo Chiara Ferragni sui social, non so molto di lei se non quello che si può leggere tranquillamente in rete, e le uniche foto a cui ho messo forse like sono quelle che mi appaiono nella sezione esplora di Instagram, avendo lei immagino un buon engagement. È indubbio che trovo interessante ed affascinante la sua carriera, i cui numeri sono sempre in crescita al contrario di altri.
La seconda premessa la rivolgo ai detrattori di chi lavora sul web, degli influencer o creator: fatevene una ragione, queste persone esistono ed hanno un senso, ed è inutile continuare a inneggiare che debbano andare a trovarsi un lavoro. Oltre a non poter escludere la logica comune della domanda-offerta, se non conoscete il marketing e più in generale il business che passa attraverso i social, credo che non viviate nemmeno nel 2019, perché il modo in cui le aziende fanno e vogliono pubblicità è cambiato, la comunicazione è cambiata, e non passa più tramite l'immagine patinata, ma viene convertita da una persona reale che racconta, esprime e mostra con delle emozioni, e questo, ripeto, è diventato parte della nostra vita quotidiana con influenze sull'assetto economico, psicologico ed anche biologico, perché non penserete mica che sia una mera questione di app sullo smartphone, vero? 
Se siamo arrivati all'università degli influencer proposta dalla facoltà di Scienze della Comunicazione e-Campus, ci sarà un motivo.



Inoltre anche gli influencer sono tassati, e come tutti i lavori purtroppo c'è chi evade e chi invece no.
Chiara in questo senso ne è l'esempio perfetto: i social media hanno cambiato il nostro modo di vivere e non rendersene conto o negare l'esistenza delle persone che fanno parte di questi social è irreale e anacronistico. E la capacità che hanno alcuni di questi influencer di convertire e anche di spostare l'assetto economico di una azienda non è da sottovalutare, sebbene siano in pochi ad ammettere che i loro affari non vanno più così bene perché nessuno sui social parla di loro.
Quindi se da un lato gli influencer (veri) hanno un potere, che si basa anche sui loro seguaci, ma certamente parte da una capacità comunicativa che deve essere apprezzata ed arrivare al pubblico, dall'altro lato non credo facciano male a nessuno, anche perché nessuno è mai venuto a bussarmi alla porta di casa per dirmi che devo seguirli e apprezzarli, ad esempio.
Quello che mi ha attirato di Chiara Ferragni: Unposted è stato proprio cercare di capire come mai stesse ricevendo così tante critiche, specie per essere stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ma allo stesso tempo al botteghino si trovasse sotto solo a C'era una volta a... Hollywood e gli incassi stessero dando ragione all'imprenditrice digitale.



Ero però conscio di due cose: sapevo di non essere il target esatto del documentario, visto che non sono il suo abituale pubblico a cui si rivolge. Inoltre ho visto il film con la consapevolezza che non ci sarebbero state grandi prove recitative, o dialoghi intriganti.
Chiara Ferragni Unposted parte proprio da dove tutto ha inizio: Chiara bambina filmata da mamma Marina durante i loro viaggi di famiglia e le vacanze con la videocamera amatoriale, e proprio quella passione di documentare momenti di vita quotidiana resterà incollata nella mente di quella ragazzina, che però non si accontenta solo di registrare ciò che le accade, ma vuole condividerlo.
Internet quindi le darà l'opportunità proprio di aprirsi al mondo, e dopo aver passeggiato fra varie piattaforme, arriva finalmente ad Instagram dove sembra abbia trovato la sua naturale estensione ed il punto massimo della carriera di Chiara Ferragni.


Nell'ora e mezza di visione si alternano quindi il passato ed il presente di Chiara, e si intrecciano anche interviste a personaggi più o meno di spicco, ad alcuni suoi follower e ai suoi collaboratori, che commentano ad esempio le difficoltà che una donna incontra nell'affermarsi in maniera autonoma con un proprio business, o i momenti più difficili della vita privata dell'influencer, che spesso hanno toccato anche l'ambito lavorativo. La stessa Chiara si toglie più di un peso sullo stomaco parlando del rapporto con l'ex fidanzato e socio in affari, Riccardo Pozzoli, che l'ha colpita proprio nel suo momento più debole.
Tuttavia ogni ambito raccontato in questo documentario resta estremamente superficiale, nessun aspetto viene poi realmente sviscerato, sia che si parli della vita privata, sia che si tocchino argomenti che potrebbero essere ispiranti per quel pubblico a cui si rivolge.
Chiara ad esempio ha dovuto scontrarsi con il mondo della moda che anni fa non conosceva affatto la figura dell'influencer ma anzi la scifava, ma non c'è un approfondimento su questo aspetto, forse perché superati quegli anni di occhiatacce e porte in faccia, anche lei adesso fa parte dello stesso mondo.


Il problema secondo me di Chiara Ferragni: Unposted è proprio che fornisce pochissimi stimoli di riflessione, limitandosi a portare sul grande schermo, la stessa chiave di lettura che vediamo già sui social, con il suo modo di esprimersi ed il contenuto che non si discosta da quel che riceviamo in una qualunque sua storia su Instagram. 
Il linguaggio colloquiale, quasi comico quando entra in scena Fedez, è perfetto per il pubblico a cui si rivolge il documentario, ma Chiara Ferragni resta tale, non esce dal suo ruolo o dalla sua personalità online, mostrandosi esattamente come la vediamo tutti i giorni sui social, con gli stessi sorrisi, le stesse lacrime, gli stessi dialoghi. Il risultato è la quasi noia, il non trovare una rottura, una sbavatura, e soprattutto sono grandi assenti anche gli insegnamenti che potrebbe dare chi appunto ce l'ha fatta.
Un pregio però lo trovo a questo Unposted, ovvero che non mi è sembrato un modo per Chiara per tentare di farsi nuovi follower e di convincere qualcuno ad apprezzarla a tutti i costi: nonostante cerchi di vendersi al meglio, io stesso non ho affatto cambiato idea su di lei, ma credo che un progetto simile possa far capire a chi è fuori dal mondo degli influencer che una foto online non è un semplice scatto buttato a caso come faccio io, ma un vero e proprio lavoro più ampio programmato in dettaglio. 



Resta quindi irrisolta anche la domanda più importante: cosa ha reso quella ragazza di Cremona la business woman a livello mondiale che conosciamo? Qual è il segreto e come può essere applicato in scala più ampia? Questa secondo me era la domanda a cui bisognava rispondere, ma Chiara Ferragni Unposted non riesce nemmeno a fare un po' di luce sulla questione.
Vi dicevo che le riflessioni secondo me sono pochissime e non vengono dalla protagonista, ma da altri personaggi come ad esempio il capo redattore di Vanity Fair Simone Marchetti che quantomeno spende due parole sulla necessità di regole per i social, e su come la società abbia spostato l'attenzione dall'essenza all'apparenza. Inoltre ci fa riflettere su come Chiara sia naturale sui social, come sappia parlare una lingua che è in costante mutamento ovvero quella della contemporaneità. Il filmmaker Francesco Vezzoli chiarisce meglio questo aspetto: Chiara Ferragni porta avanti un personaggio determinato che vive in una sorta di equilibrio in cui, se da un lato racconta ogni singolo aspetto della sua vita, la sua verità fra alti e bassi, che la rendono comunissima ed empatizzabile, dall'altro c'è sempre quel mistero che ti spinge a volere di più



Resta quindi un applauso al talento e all'intelligenza di Chiara per aver fatto suo il mezzo e, dopo averlo digerito e riprogrammato, aver messo al mondo una creatura tutta sua che l'ha portata al successo da sola, e persino senza una laurea.
Quel che invece è rimasto a me di Chiara Ferragni: Unposted è il tentativo forse di tastare un nuovo terreno su cui forse un giorno aprirsi maggiormente, dando allo stesso tempo ai fan altre briciole di questa fetta di vita. Restano affamati coloro che speravano di scoprire le ragioni di più profonde di un successo senza pari. Chi si indigna e scandalizza per questo documentario dovrà invece trovare pace perché credo che abbia una visione della realtà, del web e della comunicazione ormai non più coerente con il mondo che ci circonda: l'arte, la cultura, la cinematografia non viene intaccata dalla presenza di un film su Chiara Ferragni, piuttosto dalla incapacità di fare altri film convincenti.


Genere: documentario, biografico
Durata: 85 minuti
Regia: Elisa Amoruso
Uscita in Italia: 17,18 e 19 settembre 2019
Paese di produzione: Italia
Voto 5




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