Due romanzi diventano serie TV, ecco cosa salvo dei nuovi adattamenti

Mi sembra che in questo periodo molti romanzi stiano diventando delle serie tv più o meno con un discreto successo momentaneo ma che poi tendono un po' a perdersi. Dopo La valle dell'Eden ne ho terminate due che entrano benissimo in questa descrizione.


Racconto di due città
Miniserie


Dal secondo (ed ultimo) romanzo di Charles Dickens è nata una miniserie omonima che è passata un po' in sordina perché è arrivata su MGM+ (quindi non proprio una delle piattaforme più famose) il 6 settembre di quest'anno, ed io non ho voluto perderla. Racconto di due città, se non lo conoscete, si muove proprio fra una tranquilla Londra e una Parigi in subbuglio per la rivoluzione francese e il periodo del Terrore, e seguiamo le vicende di un triangolo amoroso complesso.

Da un lato c'è Sydney Carton (interpretato da Kit Harington), brillante avvocato londinese che però è vittima dei suoi stessi mostri, e dall'altro Charles Darnay (François Civil, Chiami il mio agente!) uomo di nobili origini che però ha rinnegato la propria famiglia, ritenendola corrotta e irrecuperabile. I due si contenderanno le attenzioni di Lucie Manette (Mirren Mack, Mary & George), giovane donna intraprendete che nel mentre cerca il padre, ingiustamente imprigionato nella Bastiglia per 18 anni.
Sullo sfondo ovviamente si consumano i tumulti francesi di fine '700.


Con Kit Harington come nome di punta, A Tale of Two Cities non poteva che attirarmi e, lo dico subito, è una miniserie che comunque ho visto con piacere, che mi ha accompagnato per qualche serata visto che i quattro episodi alla fine volano via, pur durando un'ora ciascuno. A fianco però a diversi pregi ci sono altrettanti difetti che non posso lasciare da parte.

Parto col dire che, pur essendo una serie tv "minore", l'adattamento scenografico, dei costumi e delle ambientazioni in genere, è ottimo. Al netto di qualche anacronismo, che è ormai il prezzo da pagare per quasi tutti i period drama, Racconto di due città mi è sembrata appagante da vedere e comunque con interpretazioni più che valide. La scelta del cast è un altro aspetto che valuto, almeno in parte, positivamente: Harington e Civil hanno in effetti quelle specularità fisiche che li rendono azzeccati ai ruoli. A me è piaciuta anche Mirren Mack la cui Lucie pare abbia nella serie un ruolo più attivo rispetto al libro.
Onestamente non conoscevo in dettaglio il romanzo di Racconto di due città, probabilmente ne avrò letto dei brani al liceo, ma mai per intero e credo che questa ricostruzione cupa di una Francia spaccata al suo interno, sia resa bene dalla serie.


I toni sono decisamente drammatici, si coglie la critica alla nobiltà francese e la ricerca di un riscatto da parte delle fasce più umili. Questo però va a cancellare qualunque forma di umorismo, anche satirico, che Dickens inseriva nelle sue opere. 

Ma più in dettaglio, Racconto di due città secondo me soffre un po' la sua brevità che comporta tagli netti su alcuni approfondimento, siano essi narrativi o psicologici sui personaggi. In particolare ad esempio a me questo triangolo amoroso non mi è sembrato così affiatato: da un lato Sydney Carton col volto di Kit Harington è fin troppo patatoso per sembrare dannato, dall'altro Charles Darnay ha uno sviluppo molto limitato per avere fascino. I loro rapporti con Lucie sono quasi estemporanei, senza darci modo di affezionarci e di vedere un crescendo, e il finale così perde un po' dell'impatto che dovrebbe avere. 
Il romanzo di Racconto di due città è un bel tomo da quasi 500 pagine, quindi è inevitabile che la serie si dovesse lasciare qualcosa alle spalle, ma qui purtroppo mi è mancata un po' di emotività.



Il Problema Finale
Miniserie


Tratta dall’omonimo romanzo di Arturo Pérez-Reverte, Il problema finale ci porta invece alla fine degli anni '50 del secolo scorso e conosciamo Benjamin Basil (José Coronado), attore che negli anni '30 e '40 ebbe un ottimo successo nell'interpretare Sherlock Holmes in diversi film, ma adesso ha 60 anni e una carriera quasi alla fine. Un giorno, su invito del produttore cinematografico Fonseca, e con la promessa di un possibile ruolo, Basil si ritroverà in viaggio verso Maiorca, ma una violenta tempesta li costringe a fermarsi sull'isola di Santa Águeda. Qui potranno solo alloggiare nell'unico albergo disponibile con già diversi ospiti, fra cui lo scrittore di romanzi polizieschi Francisco Foxá (Martiño Rivas, Scale e serpenti), ma quella breve sosta diventerà presto una occasione per Basil di mettere alla prova la sua esperienza come finto investigatore: una donna è stata trovata morta e forse c'è un assassino che si aggira per l'albergo.


Elegante produzione spagnola arrivata su Netflix il 25 settembre, Il problema finale è un giallo classico piacevole che ricorda molto Agatha Christie e quel filone di produzioni attorno ad un investigatore e a diversi misteri da risolvere.

Con soli quattro episodi diventa anche questa una miniserie tv da godersi in poco tempo, che scorre bene e che può vantare, come accennavo, una messa in scena curata e sontuosa. E poi c'è un cast magari non riconoscibilissimo se non seguite i titoli spagnoli, ma che se la cava molto bene, seppur la maggior parte dei ruoli non richieda un approfondimento psicologico particolarmente delicato. 
Non manca il citazionismo, ma Il problema finale gioca bene questa linea sottile fra realtà e finzione, fra messa in scena e verità, e lo stesso protagonista ne è l'emblema. Ci sono poi riferimenti alla seconda guerra mondiale che ci danno un contesto più ampio e ci fanno uscire dalle stanze dell'albergo, calando bene la storia nel suo periodo storico.


Tutto bello insomma fino quando però non si arriva all'ultimo episodio e qualcosa si inceppa secondo me. Le capacità e soprattutto le coincidenze che aiutano il protagonista sono troppe per non far perdere un po' di credibilità alla storia, ma è soprattutto la scelta di cadere nel melò che secondo me non convince. L'accento più personale nei confronti di Basil, i cliché che si accatastano, l'uscita dal giallo deduttivo "puro", per passare ad un assassino che diventa deus ex machina, rendono la chiusura de Il Problema Finale meno trascinante di quanto mi aspettassi. È come se questa serie abbia messo ironicamente in pratica il suo stesso titolo, e finisce un po' per diventare dimenticabile.
Sicuramente un buon giallo da camera per chi divora il genere, specie per una piattaforma come Netflix, ma qualcosa nell'insieme mi è mancato.

Maxclinic Rose Vitamin Oil Foam: la doppia detersione in un unico step | Recensione

Maxclinic mi ha dato ancora una volta la possibilità di provare una delle loro novità che hanno lanciato da poco e io l'ho voluta cogliere al volo. Si chiama Rose Vitamin Brightening Oil Foam e promette di essere un detergente viso "one-step" che vuole pulire la pelle ma anche prendersene cura. 


INFO BOX
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💸 €15
🏋 110 g
🗺 Corea
⏳ Scadenza sulla confezione
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Anche per i detergenti viso i brand coreani tendono a progettare la loro formulazioni con attivi specifici, cercando di creare prodotti che possano andare oltre la semplice pulizia. Nello specifico Maxclinic ha pensato ad una tecnologia ibrida olio-schiuma, ovvero una detersione in fase oleosa che con l'acqua si emulsiona. L'INCI di questo Rose Vitamin Brightening Oil Foam è decisamente lungo, e quindi non starò qui ad esaminarlo tutto, ma vi sottolineo giusto gli aspetti più centrali.
Da un lato abbiamo tensioattivi delicati che vengono supportati da saponine naturali, le quali offrono anche un effetto antiossidante. Dall'altro lato abbiamo una sfilza di attivi idratanti, come glicerina, acido ialuronico, saccarosio e che aiutano la barriera cutanea come ceramidi e aminoacidi.
Essendo un "oil-foam" non può che contenere oli ed emollienti come quelli di oliva, cocco e jojoba, ma anche alcuni più pregiati come argan, cartamo e olivello spinoso. 


Il Vitamin Brightening Oil Foam continua poi con una lunga lista di estratti vegetali più o meno noti fra cui ovviamente l'acqua e l'olio di rosa damascena, gli estratti di tè verde, portulaca oleracea, germe di grano ed enotera che agiscono in modo diverso sull'infiammazione. Non mancano poi gli ingredienti ad effetto antiossidante, ma qui e lì si notano attivi multifunzione, dal retinil palmitato, alla niacinamide, fino appunto a ben 12 vitamine, come la C, e la B7, la B5 e la B12.
Un leggero twist esfoliante è invece dato da alcuni enzimi delicati, come papaya e prugna, che stimolano il rinnovamento cellulare.

Ovviamente il nome non è casuale e dimenticatevi per un attimo i prodotti coreani neutri, perché Maxclinic ha inserito una fragranza alle rose molto gradevole, ma anche incisiva. Io non amo l'odore di rosa in linea generale, ma qui mi sembra meno verde, e credo anche reso più elegante da altre note, probabilmente di fiori bianchi che la alleggeriscono e rinfrescano la fragranza. Quindi se non amate comunque la skincare profumata sappiate che questo detergente viso potrebbe non fare per voi.

La particolarità del Rose Vitamin Oil Foam è quella di poter fornire diverse modalità di detersione. Per me non è propriamente una caratteristica sua perché lo faccio quasi con tutti i detergenti viso che lo consentono. In pratica questo prodotto Maxclinic può essere usato in due modi: uno o due pump su pelle umida o applicato con le mani bagnate per una pulizia più leggera, magari mattutina, e tre o quattro erogazioni su pelle asciutta se ne vogliamo sfruttare tutto il potenziale e dobbiamo rimuovere make up più resistenti. Infatti l'Oil Foam vuole fungere da cleanser "one-step" quindi unendo detergente oleoso e in gel in un solo passaggio. In effetti la sua consistenza è quella di un gel fluido ma ricco, che non scorre via con molta facilità, ma si trasforma in una schiumettta cremosa rapidamente una volta che entra a contatto con l'acqua. Ovviamente non potevo che provarlo in tutti i modi possibili e mi è piaciuto molto.

Il Rose Vitamin Brightening Oil Foam è secondo me un prodotto molto gradevole ma anche estremamente pratico, adatto a chi viaggia o semplicemente non vuole avere nella propria routine troppi prodotti. Io ho una pelle generalmente mista, ma che con le temperature più basse diventa più bisognosa, e con questo detergente ho trovato comunque una quadra, tanto che è diventato parte della mia routine sia di giorno che di sera. 

È infatti vero che usandolo su cute bagnata, offre una detersione più delicata, perfetta per chi, come me al mattino, vuole giusto rinfrescare il viso, rimuovere eventuali tracce di skincare serale e sebo, senza stressare troppo la pelle. 

Per la sera invece il Brightening Oil Foam Maxclinic può diventare quel detergente che fa il lavoro più pesante nel rimuovere tutto lo "sporco" che abbiamo accumulato durante la giornata, incluso make-up ed spf. In questo senso appunto ne applico una quantità più generosa su pelle asciutta, iniziando a far sciogliere i prodotti che ho sul viso per poi emulsionare il tutto. Io lo uso anche sugli occhi, e non ho avuto grossi fastidi nonostante ad esempio porti le lenti a contatto anche per molte ore, però credo che anche per la profumazione, non sia fra i prodotti più delicati in questo senso, quindi vi ho avvisati. 

Su di me questo detergente riesce a garantirmi una pulizia profonda e completa in ogni occasione, ma senza lasciare il viso secco, disidratato e tirante, anzi lascia la pelle fresca, liscia e morbida. Personalmente non uso prodotti waterproof, ma sicuramente ho diversi layer da rimuovere. Mi sono però reso conto che questo Oil Foam non ha praticamente limiti: può essere ad esempio usato due volte per rimuovere make-up più scuro e tinte super resistenti, oppure può diventare il detergente in gel da usare comunque dopo un cleanser puramente oleoso, e resta performante ma delicato. Infine, si può potenziare con un dischetto in microfibra così da garantirci una pulizia ancora più dettagliata.


Conoscevate questa chicca coreana?



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Film e serie tv di Ottobre, ecco cosa recuperare

Ottobre ci lascia e io lo saluto come sempre con un ripasso del mese, e in questo caso l'attenzione è va ai film e alle serie tv di cui vi ho parlato nel corso del tempo così da ripescare qualcosa da recuperare e affossare quel che non lo merita. 
Da questo punto di vista Ottobre non è iniziato proprio al meglio e non è poi proseguito con grossi momenti di meraviglia.

Fra le prime serie tv di cui vi ho parlato ad Ottobre ce n'è una che non mi ha emozionato come mi aspettavo, ovvero La mia brillante carriera.

Arrivata su Netflix ad agosto, io mi sono preso un po' i miei tempi per recuperarla pur essendo una storia ed un genere che apprezzo tantissimo. Come vi raccontavo nell'articolo che le ho dedicato, La mia brillante carriera è un adattamento fatto molto bene, con una estetica piacevolissima, interpretata con precisione e che comunque ti tiene compagnia e ti fa arrivare alla fine. Mi ha però lasciato diversi dubbi, come ad esempio la gestione dei tempi: solo 6 episodi sono forse un po' pochi e potevano essere gestiti meglio.

A proposito di pessima gestione, uno dei flop, almeno per me, ho trovato piuttosto indigesta la quarta stagione di Monster su La storia di Lizzie Borden.



È normale rimaneggiare una vicenda reale, reinterpretarla, modernizzarla, e immaginarla diversamente ma La storia di Lizzie Borden non sembra nemmeno quella della sua protagonista. Ryan Murphy l'ha così incasinata ed espansa al punto che potrebbe essere quella di qualunque serial killer, in gonnella o meno, e ne esce un quadro sconnesso e poco convincente. L'ho fatta a fettine nella sua recensione qui.

Resto su Netflix ma mi sposto verso le serie tv promosse di Ottobre fra cui inserisco La Valle dell'Eden, un adattamento riuscito secondo me meglio rispetto a La Mia Brillante Carriera.


Nella mia recensione avevo sottolineato anche qualche dubbio su questa serie, ma è comunque un adattamento solido, interessante, con una ottima Florence Pugh a rubare la scena, ma accompagnata da altri attori altrettanto validi. Anche in questo caso Netflix non ha badato a spese per quanto riguarda costumi e scenografie quindi se amate i period drama un po' cupi, misteriosi e che alla fine hanno una conclusione, La valle dell'Eden merita un recupero.

Ho tutto sommato promosso poi anche la quarta stagione di The Diplomat, seppur resti fermo sulla mia opinione che si è formata dal principio.

Netflix ha creato secondo me una serie tv con tantissimo potenziale, un cast perfetto, e legata a vicende contemporanee e che ci sono molto vicine. Poi però ha sempre preferito dare a The Diplomat una impostazione molto parlata, in cui i fatti, le svolte reali si vedono poco, ed anche questa quarta stagione ha quello che per me è un difetto. Però ho seguito i nuovi episodi con molto più interesse perché in generale mi è sembrata una stagione più centrata, ritmata e che va dritta al punto. Ne ho parlato in dettaglio qui. 

Fortunatamente non mi sono fatto mancare serie tv anche su altre piattaforme, infatti ho promosso la seconda stagione di Adults, che trovate su Disney+.

Resta ancora una commedia leggera, con giovani ragazzi che cercano di far quadrare la loro vita fatta di alti e bassi, lavori che non arrivano, relazioni non sempre perfette e tutto quello che riguarda una quotidianità a volte simile alla nostra. Adults 2 spinge più verso una sit-com divertente e sopra le righe che, rispetto alla prima stagione, tentare di somigliare un corollario delle fisime della Gen Z.

Su Apple Tv+ invece ho terminato e apprezzato Lucky, miniserie con Anya Taylor-Joy nei panni di una giovane donna che ha conosciuto nella sua vita solo truffe e delusioni, e cerca di sopravvivere a quella che spera sia la sua ultima "missione".

Lucky non diventerà di certo un cult del genere perché, sfruttando alcuni degli elementi del thriller crime, non è propriamente originale e a volte piega la narrazione per far quadrare le cose. Resta però una serie tv che sa intrattenere, con un cast valido e che comunque ha una sua conclusione, quindi perfetta se non vi piace troppo tirare le cose per le lunghe. Nella sua recensione trovate tutti i suoi pregi e magari anche qualche difetto. 


Passo in volata fra i film di Ottobre, pochi e non proprio buonissimi. Ho già ad esempio dimenticato Animals, nuovo thriller drammatico-politico di e con Ben Affleck arrivato in streaming su Netflix proprio ad inizio mese. 

Anche qui se cercate di riempire una serata e non volete stancarvi troppo, allora può funzionare, ma nel post che gli ho dedicato sono andato a fondo sui suoi diversi punti critici. In breve posso dirvi che le premesse sembrano buone, ma lo sviluppo del film risulta molto televisivo, come se non abbiano provato fino in fondo a cercare soluzioni narrative più originali o credibili. Un'ottima Gillian Anderson non riesce a salvare la nave.

Promozione invece, ma con un sei, per Chiami il mio agente! - Il film, che in realtà è arrivato a settembre su Netflix ma io ho recuperato più tardi.

Rientra tra i promossi, lo ammetto, sia perché appunto ci fa salutare i protagonisti un'ultima volta, sia perché resta pur sempre divertente come lo era la serie tv. Però Chiami il mio agente!- Il Film gioca uno scacco appunto al titolo originale non rispettando del tutto le dinamiche che l'anno reso famoso: i tempi ristretti hanno spinto il focus è molto più sui personaggi e i loro pasticci che sulle dinamiche con i vip. Ovviamente qui il recupero ha senso se seguivate la serie tv altrimenti vi dirà poco. In ogni caso ho avuto modo di raccontarvi i pregi e i difetti di questo film qui.


Top e flop di Ottobre, le mie scoperte, cosa provare e cosa lasciare sullo scaffale

Ottobre sta scivolando via ma ammetto che sono tutto sommato soddisfatto di questo mese e so già che Novembre sarà altrettanto ricco. Come sempre la fine del mese coincide qui con un mega ricapitolone dei prodotti promossi che meritano una attenzione in più qualora li abbiate persi, e dei bocciati da evitare.

Ottobre non poteva non avere ancora alcuni scampoli dell'estate, ma ci sono prodotti che continuerò a portare con me anche durante l'inverno, fra cui la Centella Calming Daily Sun Water SPF 50+ di IUNIK.

Si tratta di una protezione solare leggera ma con attivi idratanti e lenitivi, con una consistenza che somiglia ad un tonico viso lattiginoso. In realtà durante il mese vi ho parlato di due prodotti viso di IUNIK che mi sono piaciuti, ma qui scelgo come TOP questa Sun Water proprio perché la trovo innovativa e come anticipavo, posso continuare ad utilizzarla anche durante le giornate soleggiate d'autunno. Se avete altre chicche Iunik da segnalarmi, vi leggo nei commenti, ma qui intanto trovate la recensione del solare.

Sono stato poi molto contento che abbiate apprezzato la mia review e in generale l'approfondimento sul  Volufiline 92% + Pal-Isoleucine 1% di The Ordinary.

Ho volutamente sottolineato più volte che per testare il Volufiline ci sono voluti oltre 9 mesi (direi ormai un anno) non per rendere la recensione più credibile, ma perché ci sono prodotti che richiedono più tempo per agire e mostrare eventuali risultati. In verità avrei potuto parlare di questo nuovo siero The Ordinary già questa estate, ma ho preferito darmi io il tempo di comprendere davvero cosa stessi utilizzando. Con la sua lunga recensione il Volufiline The Ordinary non necessita tante altre chiacchiere, vi basti sapere che ne ho già un'altra confezione, seppur di un altro brand (d'altronde io sono qui a fare da cavia).

Resto ancora in tema di prodotti promossi con una piccola scoperta di cui non avevo sentito affatto parlare: Matcha & Ceramide Cream Mist di By Wishtrend.

Si tratta di uno spray per il viso bifasico con attivi interessanti, che idrata e nutre la pelle senza però appesantirla. È una mist ideale per preparare la pelle alla skincare ma anche durante il giorno da usare quando sento il bisogno di ridare al viso un po' di vitalità. Mi è piaciuto anche moltissimo il flacone scelto da By Wishtrend perché crea una nebbiolina sottile che non bagna troppo. Qui la mia recensione completa. 

Ho chiuso poi Ottobre con delle maschere viso che mi sono piaciute parecchio, ovvero le Hydra Bomb in tessuto Super Idratante ed Effetto Relax di Garnier.

Che le maschere viso Garnier siano fra le mie preferite l'ho dimostrato nel tempo avendole provate praticamente tutte negli anni. Nello specifico questa, arricchita con Lavanda esisteva già ma è stata in parte riformulata e mi è piaciuta molto. Idrata, lenisce, lascia la pelle più carina e poi appunto è ricca di siero come piace a me. Ve ne ho parlato qui. 


Per quanto riguarda invece i flop di ottobre devo dire che mi è andata bene perché ne ho incontrato solo uno che non è nemmeno un prodotto che boccio in toto, ma non lo riacquisterei. È il Gel doccia Rinfrescante Doposole di Balea, e lo avevo recensito insieme ad altri prodotti che avevo utilizzato durante l'estate.


È un docciaschiuma che non mi ha creato problemi particolari, l'ho terminato con piacere, ma non è rinfrescante come promette e soprattutto non mi ha convinto del tutto e soprattutto non mi sapeva d'estate come dice Balea. Ovviamente si tratta di un prodotto economico che fa il suo lavoro e l'azienda ha una scelta ampissima di prodotti per cui ne proverò altri, ma questo doposole non fa per me.


Nuove stagioni e grandi ritorni delle serie TV: pregi e problemi

Tiro un po' le somme su due nuove stagioni che sono arrivate in questo ultimo mese circa in streaming giusto per fare quattro chiacchiere su cosa promuovo e cosa magari non mi ha convinto del tutto.



Adults 
Seconda stagione

Il 30 settembre su Disney + è tornata Adults, comedy che da molti è stata definita una sorta di Friends su e per la Gen Z, ed in un certo senso è un paragone che ci sta. Non che la serie voglia confrontarsi con un cult, ma Adults alla fine gira intorno ad un gruppo di amici che convive insieme e cerca di cavarsela come può, sopravvivendo a lavori stressanti e precari, dinamiche familiari, relazioni amichevoli e sentimentali da far quadrare. Insomma sembra la solita sit-com divertente e di compagnia ma ad avermi colpito nella prima stagione di Adults era stato non solo il grado di intrattenimento ma soprattutto la chimica fra i personaggi.

Per quanto io non abbia esattamente l'età dei protagonisti, le vicende che riguardano Samir (Malik Elassal), Billie (Lucy Freyer), Issa (Amita Rao), Anton (Owen Thiele) e Paul Baker (Jack Innanen) offrono comunque uno spaccato del nostro quotidiano in cui è facile ritrovarsi e che finisce per attirarti.

Si passa dai problemi lavorativi di Billie a Paul Baker, che in questa stagione trova più spazio, un po' come era successo ad Anton nella precedente, tra amici segreti e una puntata conclusiva dedicata proprio a lui. Ancora una volta Adults punta ad una narrazione quasi esclusivamente verticale, dove ogni episodio ruota attorno a qualche casino combinato dai protagonisti e alla sua risoluzione. Questa seconda stagione, che era stata preceduta da una puntata speciale mai doppiata da Disney, ha un approccio leggermente diverso rispetto alla prima: è meno un papello su vizi e virtù della Generazione Z, è più che altro una tragicommedia con punte demenziali e con dei dialoghi fiume con battute più o meno riuscite che portano spesso alla soluzione dei problemi.
Adults è un po' dolce, un po' sboccata, un po' eccessiva, ma trova una coerenza sua e secondo me ancora una volta funziona come stagione perché ci si affeziona ai personaggi e la loro affinità interna si vede.


Il prezzo da pagare è che la narrazione orizzontale, che è quella che alla lunga ti fa affezionare ad una serie tv, viene meno, e quindi anche lo sviluppo più profondo dei personaggi si trova in una sorta di stand by. Non voglio dire che i protagonisti non fanno scelte o non creano dinamiche, ma quel sottofondo di paure, ansie e criticità viene spolverato di zucchero e risate per farlo rientrare in un contesto più leggero. Penso ad esempio a Billie che mi è sembrata più preoccupata di non poter ottenere un lavoro per colpa di un vecchio post su Facebook che delle reali conseguenze di essere ancora disoccupata.
La verità è che serie tv come Adults devono raccogliere in 8 episodi quello che altre produzioni del passato, come Friends, facevano in oltre 20 puntate: creare una narrazione ricca, interessante con personaggi tridimensionali e storie un pelo più complesse.

Questi elementi che ho sottolineato per la seconda stagione si notano in un momento di recap revisionale, ma di base credo che Adults 2 funzioni, e con un finale così aperto non resta che sperare nel rinnovo per una terza stagione. 


The Diplomat 
Quarta stagione

Il 15 Ottobre siamo invece tornati in ballo con Kate (Keri Russell) e Hal (Rufus Sewell) Wyler nella quarta stagione di The Diplomat, serie tv su cui sono sempre stato abbastanza critico.
Nonostante infatti gli enormi pregi e l'altrettanto grande potenziale della produzione, non ho mai potuto non notare i limiti della sua impostazione. Eppure questa quarta stagione mi è piaciuta, seppur non siano stati rattoppati quei buchi che sono sempre stati i punti deboli della serie.
In The Diplomat 4 ci sono infatti alcuni sviluppi interessanti, sembra quasi un valzer a quattro: da un lato abbiamo la nostra ambasciatrice Wyler e il marito, diventato adesso vicepresidente che, seppur a fatica, stanno ricucendo la loro coppia; dall'altro lato hanno più spazio la presidente Penn (Allison Janney) e il First Gentleman Todd (Bradley Whitford). Lavorare gomito a gomito, seppur in ruoli molto diversi, e con uno scacchiere internazionale pronto ad esplodere non sarà affatto semplice, e poi un attentato alla presidente creerà un ulteriore livello di tensione.

Girando spesso e volentieri sulle tensioni fra Stati Uniti e Inghilterra, con la Russia da tenere a bada per colpa del sottomarino nucleare in avaria dotato dell'arma Poseidon, di cui eravamo venuti a conoscenza nella passata stagione, The Diplomat 4 è secondo me una stagione che si lascia seguire molto volentieri. Come dicevo avere dei personaggi nuovi che prendono la scena, e che sono comunque ben strutturati e interessanti, oltre che ottimamente interpretati, ha secondo me dato una spinta alla stagione e alla serie tv in generale. 

Il pregio di questa serie Netflix, che si conferma anche questa volta, è che ci porta proprio nella sala dei bottoni e ci mostra che quelle scelte che possono cambiare le sorti nostre e di interi stati, sono spesso prese da persone incasinate come noi. L'inner joke di The Diplomat, la sua parte più ironica è sempre stata questa: diplomatici, capi di stato, politici e tecnici sono tutt'altro che persone di polso e infallibili, ma spesso sono spinti dalle loro convinzioni. Lo vedremo in questa quarta stagione sia con Kate ma soprattutto con la Presidente Penn, le cui azioni poco "diplomatiche" porteranno ad una grossa crisi.

Il problema, che ormai è diventato strutturale, è che la serie basa tutto su dialoghi costanti, stretti, battenti che spiegano, raccontano, diventano il mezzo per lo scontro o per il chiarimento, a volte girano intorno sempre agli stessi argomenti, altre fanno cadere un castello di carte. Si parla moltissimo in The Diplomat, ma poi sono pochi i momenti concreti in cui quelle parole diventano fatti. In questa stagione ne abbiamo alcuni, è vero, ma ci si arriva dopo appunto parecchio tempo ed essere stati quasi sfiniti da una certa ripetitività dello schema.

Questa quarta stagione di The Diplomat mi è comunque piaciuta perché scorre bene, non avendo troppi intoppi e rallentamenti su questioni che alla fine non ci interessano. Minacce, intrighi e questo gioco delle coppie hanno fatto il resto. Rimangono però quei dubbi che da sempre sollevo su questa serie: l'impatto scenografico e visivo, e le ottime interpretazioni non possono sopperire a questo fiume di parole che poi quasi mai ci mostra le sue conseguenze. In Diplomat 4 il finale ci dà almeno quello scossone che aspettavo da tempo e lascia un portone spalancato, ma spero che la quinta stagione, appena stata confermata da Netflix, non ci rinchiuda ancora in quattro mura. 

Maschera viso in tessuto per la pelle stressata di Garnier, la mia recensione

L'autunno per me segna anche il ritorno di un uso più costante delle maschere in tessuto ricche di siero, per ridare alla mia pelle tutta l'idratazione di cui ha bisogno, visto che le temperature più basse tendono un po' a seccarmi il viso. Direttamente dalle mie scorte ho voluto prendere e provare le Hydra Bomb in tessuto Super Idratante ed Effetto Relax di Garnier.


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⏳ 1 Maschera in tessuto monouso
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Nel tempo ho praticamente esaminato qui sul blog quasi tutte le maschere in tessuto di Garnier perché le trovo estremamente valide e piacevoli, e ho potuto notare che l'azienda ha man mano riformulato questi trattamenti viso. Già sei anni fa circa vi avevo parlato in una recensione multipla di una maschera in tessuto alla lavanda di questa linea, che aveva più o meno lo stesso scopo. All'epoca si chiamava Moisture Bomb ed aveva una formulazione leggermente diversa, anche se alcuni ingredienti sono tornati nella Hydra Bomb Effetto Relax.

Garnier infatti l'ha arricchita con umettanti come la classica glicerina, acido ialuronico, ma anche mannosio che ci aiutano con l'idratazione. Poi ho notato il dipotassio glicirrizinato, derivato dall'acido glicirrizico, che si estrae dalla liquirizia, ed ha proprietà lenitive e antinfiammatorie, e lo si vede spesso nelle formule coreane. Si tratta di una formula abbastanza semplice nel suo insieme, a cui è stato aggiunto l'olio di lavanda sia come leggero aroma che per un effetto vagamente lenitivo.

Altro punto a favore di questo aggiornamento, è che adesso questa maschera in tessuto Garnier non ha alcun supporto che ho sempre trovato inutile, sia per l'utilizzo che come rifiuto.

L'Hydra Bomb Effetto Relax andrebbe tenuta in posa 15 minuti, ma vista l'abbondante quantità di siero io preferisco appunto allungare i tempi di posa e godermi un momento rilassante mentre guardo magari una serie. Questo è fattibile perché la maschera, pur essendo molto imbevuta, non gocciola, e soprattutto mi calza perfettamente al viso. Garnier utilizza un tessuto che non è fra i più sottili ma resta molto elastico, adattabile al viso, con una buona ampiezza dei fori; io devo solo allungare i tagli dove il naso per far aderire meglio su questa zona, ma per il resto calza come un guanto.

Su di me questa maschera viso Hydra Bomb non risulta poi troppo fresca, quindi anche adesso che le temperature iniziano a scendere, la posso tenere in posa senza problemi. Mi aspettavo che la profumazione di lavanda fosse un po' più intensa, proprio per dare quell'effetto aromaterapico e rilassante che il prodotto un po' promette.


Dopo circa 40 minuti di posa rimuovo questa Maschera Super Idratante e noto che la pelle acquista subito un aspetto migliore, proprio più rilassato e disteso. L'azione lenitiva secondo me c'è, mi è capitato di usarla anche dopo la rasatura ed ha ridato comfort al viso, rendendolo più elastico e morbido. In realtà ho usato questa Hydra Bomb Garnier anche adesso che sono un po' convalescente da un lungo raffreddore (se mi seguite su Instagram lo avrete sentito) e quindi ho davvero una pelle un po' più secca e appunto stressata, sebbene me ne prenda sempre cura ed è stata un aiuto efficace anche in questa situazione.

Se proprio devo definire il grado di idratazione di questa maschera, direi che la consiglio a pelli comunque disidratate, con qualche rossore, ma anche miste a bisogno; le cuti magari molto secche, un po' trascurate, secondo me necessitano di una formula un po' più ricca che questa sheet mask, come abbiamo visto, non ha. Inoltre non mi aspetterei un effetto antiage particolare perché anche qui non abbiamo attivi mirati. 

Però la maschera per pelle stressata Garnier non mi lascia alcun residuo sul viso quindi posso applicarci sopra qualunque prodotto voglia: su di me si assorbe bene senza lasciare la pelle appiccicosa, ed è quindi perfetta per una routine quotidiana.

Chiami il mio agente! - Il film, un finale divertente per dire addio alla serie

Se ne parlava parecchio, e dopo 6 anni dalla quarta stagione della serie, e un remake italiano che non sempre mi ha convinto (qui parlavo della terza stagione), è arrivato Chiami Il Mio Agente! Il Film, capitolo conclusivo della serie tv francese. 


Titolo originale: Dix pour cent, le film
Genere: commedia
Durata: 117 minuti
Regia: Émilie Noblet
Uscita in Italia: 10 settembre 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Francia
Onestamente avevo dimenticato che questo progetto fosse ancora in ballo, ma è stato bello ritrovarsi ancora una volta fra la squadra della ASK, o per lo meno quel che ne resta. Infatti il film ci porta appunto cinque anni più tardi rispetto alla conclusione della  serie, e gli agenti delle star hanno preso strade diverse. Andréa (Camille Cottin) ha cambiato proprio percorso e sta cercando di dirigere il suo primo lungometraggio. Ma dopo una serie di intoppi, si rivolge a Noémie (Laure Calamy), che nel frattempo è diventata produttrice di un reality di successo, per farsi aiutare. Il set però diventerà un caos proprio mentre Andréa deve anche affrontare una battaglia legale per l'affidamento della figlia, ma per fortuna anche gli altri ex colleghi della ASK arriveranno via via a dare il loro contributo. 



Dopo essere diventato un franchise di successo con oltre 10 versioni internazionali, Chiami il mio agente! voleva giustamente salutare i suoi fan e secondo me hanno saputo trovare un modo per rimescolare le carte senza però cambiare troppo il gioco.
Dopo 5 anni infatti, e la chiusura della quarta stagione, le dinamiche dovevano essere inevitabilmente diverse, ma hanno saputo trovato delle strade coerenti per quei personaggi che conoscevamo così bene. Bisogna anche dire che Chiami il mio agente! ha saputo creare fin da subito delle caratterizzazioni ben delineate, unendo tratti più forti a ruoli più macchiettistici, in un bel mix che ha funzionato e funziona ancora. Bastano infatti 5 minuti nel film per ritrovare esattamente quei protagonisti che conoscevamo, e soprattutto il loro modo di incasinare tutto, o comunque quelle problematiche che si portano dietro e che ci hanno fatti ridere ma anche riflettere.


Questa nuova avventura e quindi altrettanto divertente, strampalata, e non mancano quelle battute e quei dialoghi pungenti, cinici e piccati che abbiamo conosciuto e che erano un altro marchio di fabbrica della serie. 
Però devo ammettere che la sensazione che questo film abbia uno sviluppo un po' affrettato l'ho avuta molto spesso mentro lo guardavo.

Pur durando quasi due ore, Chiami il mio agente! Il Film trova infatti dei limiti nel cercare proprio di farci stare quante più cose possibili. Non potevano infatti di certo toglierci quel gioco in cui attori e personaggi famosi interpretano loro stessi e qui però quasi nessuno è più un vero e proprio agente, quindi nomi come Eva Longoria e George Clooney si ritrovano più per dei camei che per vere e proprie storyline.
Chiami il mio agente! (la serie) basava tutto sui retroscena riguardo le vere o presunte manie delle star e dei loro progetti, ma qui viene meno questo gioco. È forse Laetitia Casta quella che ha più modo di creare quelle dinamiche che conoscevamo, ma resta comunque secondaria.

Lo stesso vale per alcuni dei protagonisti fondanti della serie, come ad esempio Mathias (Thibault de Montalembert, HeartStopper Forever) e sua figlia Camille (Fanny Sidney) che non hanno un vero e proprio spazio di manovra: si sente un po' di maretta fra i due, forse perché lei adesso ha un ruolo di maggior controllo, ma non si va oltre. Poi c'è Gabriel (Grégory Montel) che ha solo piccole parentesi per praticamente buona parte del film, senza alcuna svolta importante. 
Dix pour cent, le film così diventa occasione imperfetta per congedarsi dai fan, con una reunion che riportato quei personaggi a cui ci eravamo affezionati nelle solite situazioni strampalate e sopra le righe e provare a farci divertire per un'ultima volta.

La mist coreana By Wishtrend è un concentrato di attivi per una pelle più resistente

L'ho volutamente aggiunta alla mia routine con l'arrivo delle giornate un po' più fresche per iniziare a rendere la mie pelle più forte agli sbalzi di temperatura e questa Matcha & Ceramide Cream Mist di By Wishtrend mi ha convinto.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Stylevana (sconto SV25PIEREFFE)
💸 €17
🏋 120ml
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi
🔬 //

Si tratta di un prodotto semplice e al tempo stesso originale e ben studiato: questa mist viso infatti è composta da due layers, uno liquido ed uno più vicino ad una lozione fluida, e basta shakerare il flacone per unirle e attivare il prodotto.
Questa operazione è già molto soddisfacente e ricorda il matcha latte appunto, ma quello che ci interessa di più sono ovviamente i suoi attivi. By Wishtrend ha pensato questa mist per ridare idratazione alla pelle ma anche renderla pronta alla skincare e al make-up. 

Nello specifico questa mist bifasica è composta in un rapporto 2:8 di uno strato cremoso che contiene ceramidi liposomiali che danno sostegno alla barriera cutanea, e uno strato più liquido, idratante e lenitivo, infuso con PDRN ma di origine vegetale perché estratto dal tè verde matcha.
In realtà questo spray By Wishtrend ha una formulazione più complessa, con ingredienti idratanti come glicerina, trealosio, una serie di aminoacidi che ci danno supporto alla barriera cutanea, e sostanze multifunzionali, come niacinamide e pantenolo.

Il 4.3% di acqua di tè verde, le vescicole extracellulari da coltura di Centella asiatica e l'estratto di Coptis japonica si accodano agli ingredienti addolcenti, mentre l'adenosina dà un tocco anti age che è sempre gradito. Ho notato poi in INCI anche olio di mandole dolci, che immagino sia l'emolliente contenuto nella parte lotion di questa Matcha & Ceramide Cream Mist.

Un'ultima nota per quanto riguarda la composizione è che By Wishtrend segnala la presenza di AHA e di come questo possa essere fotosensibilizzante. L'unico alfa idrossiacido che ho notato è l'acido citrico che in genere serve più che altro a bilanciare il pH della formula quindi a basse percentuali, ed anche qui si trova in basso nella lista degli ingredienti, quindi non credo possa contribuire ad una esfoliazione e quindi una sensibilità cutanea. Io applico comunque la protezione solare ma ho usato questa mist viso anche di giorno e la trovo delicata, non mi ha creato irritazioni o bruciore, anche dopo la rasatura.

Lo so mi sono dilungato sulla parte tecnica che in realtà è più semplice di quanto si possa pensare proprio perché questa Mist By Wishtrend è alla fine un tonico viso che va a preparare la pelle ai prodotti che applicheremo subito dopo e mi è piaciuto moltissimo. 

Ho apprezzato infatti che l'erogatore spuzzi una nebbiolina sottile e leggera, ampia ma non troppo, e anche il fatto che non abbia una profumazione particolarmente marcata. Ma ovviamente questa Matcha & Ceramide Cream Mist vince per il suo effetto sulla pelle: su di me si assorbe rapidamente e non lascia alcuna patina appiccicosa o unta, ma sparisce del tutto lasciando il viso pronto al resto della routine. Questo spray mi aiuta a dare subito uno strato idratante e leggero, che farà penetrare meglio gli altri attivi e che non va ad interferire nel layering dei prodotti. Mi aiuta a togliere immediatamente quella sensazione di secchezza e tensione che si può creare dopo la detersione e a ridare elasticità al viso, e lo trovo anche piacevolmente lenitivo.
A me è capitato di usarla dopo un po' di make-up, quando mi sembra che serva un tocco rivitalizzante e magari il viso appare troppo opaco, o in generale un quando durante la giornata sento la neccessità.

Credo che questa Matcha & Ceramide Cream Mist possa essere la compagna onesta per la routine autunnale di pelli a tendenza secca e a disidratarsi. Voi la conoscevate?



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La valle dell'Eden su Netflix, un grande adattamento con qualche difetto

Un grande classico della letteratura è arrivato in streaming con un adattamento perfetto per chi come me ama le serie TV in costume. Ci porta negli Stati Uniti di fine Ottocento e mi ha incuriosito fin da subito per il cast e le ambientazioni. Ma La Valle dell'Eden ha soddisfatto le mie aspettative?

Arrivata su Netflix il primo Ottobre, La Valle dell'Eden ha qualche retroscena interessante. Non è solo l'adattamento del romanzo di John Steinbeck, ma questa miniserie è stata creata da Zoe Kazan, che io ho conosciuto come attrice ne Il complotto contro l'America, nipote del regista Elia Kazan il quale aveva già diretto la sua versione dell'opera letteraria in un film che portò alla ribalta James Dean nel 1955.

Racchiudere le vicende de La Valle dell'Eden in una trama non è propriamente fattibile visto che il romanzo ha oltre 700 pagine, ma vi do giusto delle direttive. Siamo negli Stati Uniti a cavallo fra '800 e '900 e conosciamo i fratelli Adam (da adulto interpretato da Christopher Abbott, Povere creature) e Charles (Mike Faist, Challengers) Trask, figli molto diversi di madri diverse ma che condividono un padre duro, severo e poco propenso a nascondere le sue preferenze. Un equilibrio familiare ballerino che viene spezzato dall'arrivo della conturbante Cathy Ames (Florence Pugh, We Live in Time), che sposerà Adam e metterà alla luce due fratelli, Caleb e Aron, legati da un destino molto simile a quelli del padre e dello zio.

Non avendo letto il romanzo di Steinbeck né avendo visto il film di Kazan, per me era quasi tutto nuovo e non avevo metri di paragone per giudicare questa miniserie Netflix, ma posso sicuramente dirvi che mi è piaciuta e che la trovo meritevole e ben fatta. Ma mi toglierò sicuramente qualche sassolino dalla scarpa.

La Valle dell'Eden come dicevo mostra ampiamente una delle qualità di Netflix: un grosso budget che può portare ad una messa in scena sontuosa, ricca, dettagliata, appagante visivamente grazie a paesaggi e fotografia praticamente perfetti, e ovviamente ad un gruppo di attori di primo livello.
È un lavoro interessante perché, pur restando ben confinata nel periodo storico, East of Eden ha un respiro contemporaneo abbastanza presente che riesce a rendere la storia narrativamente quasi fuori dal tempo. Le vicende dei Trask e di Cathy sono ricche di tematiche che tutt'ora sono attuali e condivisibili, come i rapporti disfunzionali, i traumi generazionali, l'ambizione, l'amore a volte ossessivo, e il contesto socio-economico-storico-culturale. 

La Valle dell'Eden però ha anche una cornice tematica più ampia perché, un po' come in Cent'anni di solitudine, i personaggi si ritrovano bloccati in un destino che li ha segnati da sempre, ma tentano di far emergere la loro responsabilità individuale e di lottare per trovare il loro spazio. E non tutti ci riusciranno. 

Il titolo dell'opera è un riferimento biblico che la serie di Zoe Kazan riesce secondo me a raccontare e trasmettere bene, e lo fa soprattutto attraverso Cathy. Misteriosa, oscura, frutto dei suoi traumi ma anche mossa da una forza interiore che la rende complessa, il personaggio di Florence Pugh prende il sopravvento nella serie coprendo interi episodi con la sua prospettiva, anche passata, e questo è un bene e un male al tempo stesso. Cathy è una protagonista interessante, ricca di chiaroscuri che appunto la rendono attuale, volutamente non sempre empatizzabile, e a volte una burattinaia inquietante, ma la sua backstory ha un costo.


Nonostante infatti i sette episodi da quasi un'ora, La valle dell'Eden secondo me soffre nei passaggi temporali e quindi, di riflesso nel mostrarci l'evoluzione psicologica dei personaggi. Inoltre i personaggi secondari soffrono ancora di più nel trovarsi uno spazio abbastanza ampio per poter non essere quasi solo funzionali alla narrazione. Mi riferisco soprattutto a Caleb e Aron che per me non riescono a dare qualcosa in più che essere le controparti di una rivisitazione del mito di Caino e Abele.
Ma è soprattutto il finale, quando dovrebbe confluire tutto il dramma e la potenza della serie, che mi son trovato a storcere il naso perché mi è sembrato particolarmente frettoloso.

Come dicevo poco più su, penso che La valle dell'Eden sia una delle produzioni recenti di Netflix più meritevoli di attenzione, e vicina alla cinematografia di qualità, e capisco che un romanzo così ampio doveva portare a delle scelte. Pur essendo più impattante secondo me ad esempio de La mia brillante carriera, credo si potesse trovare un maggiore equilibrio fra tutti questi elementi e darci il tempo di elaborare le conseguenze emotive e narrative degli eventi.

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