Li ho persi al cinema ma la curiosità è rimasta e quindi appena arrivati in streaming hanno trovato subito posto nella mia agenda. Vi parlo di due film italiani, che vi consiglio solo in parte.
Gioia Mia (2025)
Genere: drammatico Durata: 90 minuti Regia: Margherita Spampinato Uscita in Italia: 11 dicembre 2025 (cinema)/15 giugno 2026 (Netflix) Paese di produzione: Italia |
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Opera prima di Margherita Spampinato, che si è portata a casa un David di Donatello per la miglior regia da esordiente, Gioia mia ha ispirazioni biografiche dalla stessa regista (e sceneggiatrice) ed è a tutti gli effetti un coming of age, con un twist tenero.
Nico (Marco Fiore) è un ragazzino "del nord" che, per una circostanza che gli spezzerà il cuore, è costretto a trascorrere l'estate a casa di Gela (Aurora Quattrocchi, La stranezza), una di quelle anziane prozie di cui non ha mai sentito parlare, che abita in un paese della Sicilia. Appena atterrato, Nico si rende conto che non sarà una vacanza semplice: Gela gli appare rigida, antiquata, a tratti scorbutica, e nel polveroso palazzo in cui abita non c'è ombra della tecnologia e degli intrattenimenti a cui è abituato. L'unico svago sembra essere la compagnia di altri bambini, i nipoti delle vicine di Gela, che però non l'hanno preso a simpatia. Ma, col tempo, nonostante le differenze, Nico imparerà anche ad apprezzare quella donna che l'ha accolto con i suoi modi, insegnandogli anche che ci possono essere tradizioni e ricordi ancora da imparare.
Gioia mia è un film che consiglio ai nostalgici, a chi in effetti ha vissuto qualche estate o parte di essa con un anziano parente, in quelle case piene di santi e madonne attaccate alle pareti, con strani oggetti appartenuti a tradizioni del passato, tramandate da chissà quante generazioni. Io stesso mi sono sentito tante volte chiamare con questo appellativo affettuoso, che qui al sud ti rivolgono anche persone che nemmeno conosci.
Spampinato ci riporta con la sua storia ad un periodo in cui annoiarsi era la regola, anzi era quasi importante, a quando il tempo scorreva lento e non c'erano mille distrazioni, e ci racconta due mondi distanti ma più vicini di quanto possa sembrare.
Nico è un bambino che solo adesso sta scoprendo il mondo, che ancora sta cercando di capire come gestire i primi graffi della vita; Gela è una donna che invece ha vissuto molto, che porta in silenzio ma con orgoglio le sue ferite e i suoi traumi. E forse anche lei in parte sottovaluta Nico, che si rivelerà più sensibile e capace di ascoltarla di quanto possa sembrare.
Gioia mia non è invece consigliato a chi cerca innovazione, o una trama particolarmente complessa, diversa ed originale. C'è indubbiamente un colpo di scena, non è tanto volto a stravolgere la trama, ma fa parte dello sviluppo e dell'approfondimento sui personaggi.
È forse questo il punto debole del film: sembra quasi anacronistico, una bolla, una fiaba che ormai non esiste più. Banalmente anche le nonne ormai sono sempre attaccate al cellulare, vuoi per piacere vuoi per necessità.
Ovviamente a funzionare è stata la scelta del cast: Marco Fiore è davvero capace, carino, scontroso quanto basta, sa essere dolce ma anche impertinente. Lui ci dà la prospettiva di tutto e lo vediamo quasi maturare nel corso del film. Aurora Quattrocchi ha invece trovato un ulteriore successo nella sua carriera, in un ruolo che le calza alla perfezione, e che sa rendere quella chiusura iniziale come frutto di un vissuto più complesso.
Probabilmente lo avessi visto al cinema mi avrebbe lasciato più perplessità ma in streaming, Gioia mia ha una delicatezza ed una dolcezza che mi sono piaciute.
La Lezione (2025)
Genere: thriller, drammatico Durata: 107 minuti Regia: Stefano Mordini Uscita in Italia: 5 Marzo 2026 (cinema)/20 Luglio 2026 (Sky/NOW) Paese di produzione: Italia |
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Credo che da me La lezione di Stefano Mordini non è nemmeno arrivato al cinema, ma una volta giunto su HBO Max e poi su SKY/NOW, una possibilità gliel'ho voluta dare.
Matilda de Angelis interpreta di nuovo una brillante avvocata triestina di nome Elisabetta, che però si trova in un momento professionale e personale complesso. Dovrebbe infatti difendere Stefano Accorsi che interpreta di nuovo un professore universitario accusato di molestie, che, pur essendo stato scagionato, non convince del tutto Elisabetta. Lei però è influenzata da un passato che la perseguita: il suo ex Daniele (Marlon Joubert, È stata la mano di dio) è stato condannato per stalking, ma ha terminato la condizionale ed è a piede libero. Così l'avvocata inizia a muoversi in uno stato di paranoia, non distinguendo più fra realtà ed immaginazione e noi insieme a lei.
La lezione, tratto dal romanzo di Marco Franzoso, mi ha attirato con un cast interessante, e convinto in prima battuta perché mi aveva portato con la mente quasi ad un thriller psicologico nord europeo. Trieste in questo senso fa da scenario ideale alle vicende, con un clima non sempre favorevole, che sembra quasi partecipare alla storia. La palette di colori della fotografia, che vira sempre a toni e luci freddi, è perfetta per la storia che si vuol raccontare.
Mi era tornata anche alla mente la serie tv Insomnia dell'anno scorso su Paramount +, ed in effetti le protagoniste vivono entrambe all'ombra dei loro traumi. Elisabetta si ritroverà infatti sempre più invischiata nelle sue paure, nelle sue manie che le hanno fatto perdere la capacità di discernimento e che diventeranno ossessioni vere e proprie.
Il film stesso gioca molto su questo, portando lo spettatore al dubbio su ciò che è vero e ciò che potrebbe essere immaginazione. Messa in questi termini La lezione potrebbe anche essere un thriller solido, interessante, che ti tiene allo schermo e che anzi ha un occhio sulla contemporaneità, eppure qualcosa non funziona.
È come se il film non sappia gestire la sua carta vincente, ovvero proprio il dubbio su ciò che è vero, e butta la trama in caciara. Così Elisabetta inizia a compiere azioni insensate, prive di logica e che anzi non la aiutano affatto. La sua storia personale è nota, eppure, nonostante abbia un amico poliziotto - interpretato da Eugenio Franceschini (Emily in Paris) - non lo coinvolge praticamente mai. Insomma è come se volutamente La Lezione metta in difficoltà la sua protagonista, facendole fare delle cose che inevitabilmente peggiorano la sua situazione. Da una avvocata che ci viene proposta come capace e brillante non ci si aspetta certi comportamenti.
Il punto poi più nevralgico è che il film di Mordini mi è sembrato troppo opaco nel messaggio che vuol trasmettere: Elisabetta è frutto dei suoi traumi, si sta difendendo, o sta soltanto passando dalla parte del torto con una reazione più forte dell'azione?
Il tema dello stalking e della violenza sulle donne è troppo delicato e attuale per essere trattato in modo così ambiguo e non sempre coerente. Le buone interpretazioni e il ritmo ci aiutano a rendere La Lezione meno indigesto ma non riesco a consigliarlo senza una pletora di disclaimer.