La mia esperienza con l'AGE-R Ultra Tune 40.68 di Medicube: vale il suo prezzo?

Il mondo della cosmesi ha fatto grossi passi in avanti non solo perché ormai abbiamo attivi sempre più avanzati, mirati e concentrati, ma anche perché ci sono sempre più dispositivi e strumenti skincare che ci permettono di fare trattamenti dermatologici professionali direttamente a casa.
In brand coreano Medicube in questo senso è uno dei marchi che più volte è andato virale proprio per i tool che ha lanciato, incluso l'AGE-R Ultra Tune 40.68 che ho avuto modo di testare.



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🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Amazon
💸 €152
🏋 1 dispositivo, cavo di ricarica, istruzioni
🗺 Corea
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In passato mi avrete sentito parlare più volte di gadget per detergere e massaggiare il viso, tutti però basati su un effetto vibrante o su delle testine che permettevano risultati e funzioni diversi.
L'Ultra Tune di Medicube è invece uno strumento avanzato, che promette di stimolare la produzione di collagene in profondità, migliorando così elasticità, rughe e turgore della pelle.
Le sue caratteristiche mi hanno subito affascinato e fatto entrare in modalità nerd, ma voglio raccontarvi questo dispositivo a 360 gradi.


Cos'è l'AGE-R Ultra Tune 40.68?

Come dicevo, Medicube ha tanti tool per trattare il viso, ma con l'Ultra Tune ha voluto fare un passo ancora avanti. Si tratta a tutti gli effetti di un dispositivo ad azione anti-age che sfrutta sia la radiofrequenza che microcorrente a basso livello.
La prima agisce in profondità nel derma e negli strati sottocutanei, generando un riscaldamento omogeneo, "disturbando" la pelle affinché stimoli la contrazione delle fibre di collagene ed elastina esistenti e ne incentivi la produzione di nuove. La seconda contribuisce al turgore generale della cute, per una azione liftante e di modellamento, ed è perfetta per i contorni del viso.

La frequenza di 40.68 MHz da cui il dispositivo prende il nome non è casuale: infatti è la quantità di energia elettromagnetica ideale per penetrare in modo più preciso e uniforme negli strati dermici. Inoltre l'AGE-R sfrutta la tecnologia Dual Tune-Wave™: un sistema che regola automaticamente la profondità e l'intensità dell'energia per "sincronizzarsi" con le necessità della pelle, così evita di sovraesporre la pelle ad eventuali danni.

Secondo Medicube è insomma il dispositivo più potente del loro catalogo ed uno dei più potenti in commercio.


Come funziona l'Ultra Tune Medicube?

Questo tool è estremamente semplice da usare: si presenta come una manopola che ha giusto un tasto di accensione e di regolazione, e un piccolo schermo da cui possiamo vedere l'intensità che stiamo usando ed il timer.
La testa dell'Ultra Tune 40.68 ha sei punte in acciaio che appunto conducono la radiofrequenza nella nostra pelle e che dobbiamo far aderire bene al viso affinché il dispositivo si attivi.
È infatti dotato di un led che lampeggia quando lo stiamo usando correttamente, e che invece è fisso quando non lo stiamo tenendo vicino alla pelle.
I livelli di intensità sono appunto cinque, e basta premere più volte il tasto di accensione per aumentare o diminuire la potenza del dispositivo.


La particolarità di questo prodotto è che non ha bisogno di un gel conduttore specifico come altri suoi colleghi, anzi va utilizzato quando la nostra skincare si è assorbita completamente. Letteralmente possiamo usarlo così come ci arriva a casa, e già nel manuale di istruzioni troviamo una piccola guida su come creare un massaggio specifico al viso, ma Medicube ha anche creato un video tutorial più specifico.

Io ho trovato questo Ultra Tune molto intuitivo: basta far scorrere il device nelle zone che vogliamo trattare inclusi il contorno occhi, il collo, e la mandibola. L'unica attenzione che dobbiamo avere presente è che il dispositivo non può stare fermo a lungo su un unico punto ma deve essere sempre in movimento. Possiamo anche fare piccoli movimenti circolari per una azione più mirata, ma sempre muovendosi.

È poi fondamentale evitare la zona della tiroide, e non usare ad esempio maschere viso rinfrescanti subito dopo l'uso di questo device, ma lasciare che il calore che provoca faccia il suo corso.

L'AGE-R Ultra Tune 40.68 medicube può essere usato ogni giorno, da una a fino 3 volte al giorno, e ogni sessione dura cinque minuti, ma possiamo allungare i tempi a 10. Al termine della sessione il dispositivo si spegne da solo.
Sebbene già così funzioni alla perfezione, possiamo anche passare ad una versione deluxe del dispositivo: infatti si può collegare tramite Bluetooth all'apposita AGE-R app per lo smartphone che ci consente di regolare il volume della voce guida, il livello di intensità, ma aggiunge anche altre funzioni per personalizzare il trattamento.

Di base infatti è in modalità Firming con luce led rossa, quindi tonificante, ma abbiamo un totale di cinque modalità di luce LED per trattare problematiche specifiche. La luce blu aiuta a minimizzare i pori, l'arancione migliora la luminosità, la verde dovrebbe avere un effetto volumizzante, e la luce viola migliora l'assorbimento della skincare.

L'app inoltre tiene anche memoria della nostra routine, quindi i tempi di utilizzo, l'intensità ed è possibile anche inserire dei selfie per monitorare i risultati.


La mia esperienza con l'AGE-R Ultra Tune 40.68

Ho usato questo dispositivo Medicube per più di un mese, imparando a conoscerlo in ogni suo aspetto, ed è arrivato il momento di mettere nero su bianco tutte le mie opinioni.

Per me è stato, come anticipavo, abbastanza semplice, intuitivo, rapido utilizzare l'Ultra Tune e farlo entrare nella mia routine quotidiana. Lo uso con costanza tutti i giorni, ma mi sono sempre limitato ad una sola sessione giornaliera, principalmente la sera, di cinque minuti.
Tra l'altro appena arrivato aveva un po' di carica che mi è bastata per farci circa una settimana, quindi ho capito subito che non si trattava di un dispositivo energivoro, anzi la batteria mi sembra duri parecchio.

Ho iniziato con questo dispositivo Medicube al livello 1 proprio per vedere che reazione avrebbe avuto la mia pelle, ma è andata subito bene. Come mi aspettavo crea infatti una sensazione di calore che va ad arrossare leggermente la pelle, ma che su di me non permane a lungo. Personalmente non la trovo fastidiosa, è chiaramente transitoria e quasi piacevole. 

Già nel giro di una settimana sono riuscito quindi ad arrivare al livello 5 dell'Ultra Tune Medicube, e devo dire che nel tempo la mia pelle ha iniziato ad arrossarsi leggermente meno, pur producendo lo stesso calore. 
Personalmente sono riuscito ad essere costante con il trattamento, ma ammetto che ho usato poco l'applicazione smartphone, se non giusto per capirne il funzionamento. Di conseguenza ho anche usato poco le altre modalità e luci led, perché onestamente se devo mettermi a cambiare ogni momento, finirei per perdere troppo tempo. 

Questo dispositivo AGE-R mi è piaciuto fin da subito: riesco ad utilizzarlo ovunque senza fastidi, anche in zone come contorno occhi e collo.
Io faccio così: applico prima i sieri e i tonici più acquosi, li lascio assorbire e asciugare per almeno 10 minuti e poi procedo con l'Ultra Tune 40.68. Dopo il trattamento, cerco di aspettare almeno 20 minuti e finisco la skincare con i prodotti più corposi, sieri lattiginosi o creme.
Ho, in verità, apprezzato il fatto che non fosse necessario usare gel specifici che facessero da conduttori ma dovessi solo aspettare di terminare la mia skincare.

I risultati che ho notato mi hanno convinto fin da subito ad essere costante. Appena termino il trattamento con questo dispositivo Medicube noto un viso più compatto, sodo e tonico. Ci credo che lo chiamino "ferro da stiro per le rughe" perché anche su di me da quasi un effetto lifting che va a distendere i segni di espressione e in generale a rendere la pelle liscia. È una azione temporanea, ma che anche al tatto è piacevolissima: quando vado ad esempio ad applicare gli altri prodotti della mia skincare sento una cute distesa, su cui tutto scorre più facilmente.

Nel tempo mi sembra che la zona mandibolare e quella del "doppio mento" stiano trovando sempre più tonicità, ed essendo sempre più vicino ai 40 anni è un'area che sto attenzionando.
Nonostante non vibri o massaggi, credo che questo tool abbia anche un effetto leggermente drenante dei liquidi. 


Tutto quello che dovresti sapere sull'Ultra Tune Medicube...

Come tutti i prodotti, anche questo di Medicube non è esente da aspetti che secondo me sono importanti da tenere in considerazione.

Il primo punto, quello più ovvio, è che non si ottengono risultati dal giorno alla notte, ma è un dispositivo che va ad aggiungersi e potenziare una skincare anti age mirata. Se insomma non siete tipi costanti con questi attrezzi, sicuramente non vale la pena fare questo investimento.
Dall'altra parte, avere un dispositivo che ci porta a casa un trattamento professionale, e che quindi possiamo utilizzare con molta più costanza che in uno studio medico, è già un aspetto che da solo giustifica la spesa.
In generale, non so se si possa considerare un prodotto "entry level", penso che possa magari sostituire altri dispositivi più basici o se non avete mai provato la radiofrequenza.

L'assenza di un gel conduttore temevo potesse rendere il dispositivo poco scorrevole ed invece non è un problema, salvo che davvero non abbiate proprio una pelle troppo delicata. Inoltre non ho fatto grossa fatica a farlo lavorare sulle aree più ossute, come la fronte.
Anche la sensazione di calore che provoca, per quanto momentanea, capisco possa non piacere a tutti, ed io stesso mi domando se riuscirò ad essere ancora costante quando farà ancora più caldo.

Da un punto di vista puramente pratico, come ormai detto più volte, credo che l'Ultra Tune 40.68 Medicube sia molto semplice da usare, ma ha alcuni piccoli limiti.

La sua manutenzione è davvero semplice: ho notato che in circa 3 ore si ricarica completamente, ma anche se non riuscite ad aspettare, potete utilizzarlo. Le 6 punte in acciaio devono essere pulite con cura dopo ogni utilizzo perché si potrebbero accumulare residui di skincare, ma è comunque semplicissimo, basta una salviettina e ogni tanto un panno umido. 

È un dispositivo sicuramente leggero ma ingombrante (misura quasi 23 cm di lunghezza) e può risultare un po' scomodo da portarsi dietro se viaggiate spesso.
Inoltre ha una fattura solida, i materiali sembrano resistenti, sta in piedi da solo ed stabile, ma avrei preferito ci fosse una base apposita per evitare cadute accidentali.

L'app per smartphone è forse uno dei punti più deboli, almeno per le mie abitudini. L'AGE-R Ultra Tune è già perfettamente funzionante da solo, ma per accedere alle altre funzioni, cambiare led o regolare il volume, è necessario collegarlo all'applicazione. Io però l'ho usata poche volte perché richiede qualche istante prima di accoppiarsi al dispositivo, e a volte si scollega dal profilo utente che si deve creare, facendo perdere più tempo.
Avrei preferito che il dispositivo avesse in autonomia la possibilità di cambiare funzioni perché onestamente, arrivato a sera, non ho proprio voglia di star lì a traccheggiare con una app. Inoltre è tutto in inglese e, per quanto sia tutto molto intuitivo, può diventare ostico se non masticate la lingua.

L'Ultra Tune 40.68 è senza dubbio un beauty gadget molto interessante che continuerò ad utilizzare con piacere, ci aiuta ad elevare la routine domestica a un livello professionale. Medicube in questo senso credo stia diventando un brand leader affidabile nel settore dei device viso e sono molto curioso cosa lanceranno in futuro.


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Due serie tv terminate (e rinnovate) di Netflix, tiriamo le somme

Vorrei dirvi la mia su due seconde stagioni arrivate su Netflix alla fine di maggio. Due serie tv che stavo già seguendo e che credo siano arrivate un po' ad un giro di boa. Tiro le somme con voi, e se vi va ci confrontiamo nei commenti.


Come uccidono le brave ragazze
Seconda stagione

Il 27 Maggio, a distanza di due anni dalla prima stagione, è arrivato il secondo capitolo di Come uccidono le brave ragazze, con Emma Myers di nuovo nei panni della giovane e caparbia Pip Fitz-Amobi. Sappiamo già che tra l'altro la serie tv è stata rinnovata per una terza stagione, visto che i romanzi da cui è tratta compongono proprio una trilogia. 

In questi nuovi episodi conosciamo quali sono gli strascichi delle vicende della prima stagione: Pip infatti vuole smascherare a tutti i costi Max Hastings (Henry Ashton), ma Becca Bell (Carla Woodcock) ha deciso di tirarsi indietro e non testimoniare contro il giovane rampollo, convinta che comunque la sua potente e ricca famiglia gli coprirà sempre le spalle. Ma non c'è proprio pace per la giovane investigatrice, che da un lato farà di tutto per convincere Becca, dall'altro è sempre impegnata a cercare prove contro Max e se questo non bastasse pare che un misterioso persecutore le mandi messaggi minatori per farla desistere.
Non vi basta? Bene, sappiate che ci sono un paio di nuovi casi per Pip, visto che a pochi giorni dal processo Hastings sembra che Jamie (Eden Hambelton Davies), fratello del suo amico Connor, sia scomparso nel nulla. Un doppio problema, visto che Jamie sembra essere uno dei testimoni chiave del caso su Max.

Come quindi anticipavo, Come uccidono le brave ragazze 2 non ha una vera e propria svolta con un caso totalmente autonomo, ma è più un approfondimento delle dinamiche che si sono scatenate nella prima stagione. E non credo che questo sia un disvalore a prescindere: ci sta che ci sia una conseguenzialità fra romanzi e di conseguenza anche fra le serie tv che ne derivano. Quindi se avete apprezzato i primi episodi, non credo che questi vi lasceranno scontenti. 

Il fatto è che, se ricordate, non avevo amato la prima stagione perché mi sembrava particolarmente derivativa e non sempre credibile, e qui è più o meno lo stesso. Le dinamiche fra i personaggi, con un Max "protetto" dalla famiglia potente, ma una madre preoccupata, è qualcosa di molto usato nel genere, allo stesso tempo, ad esempio, far esplodere la protagonista in un momento cruciale per dare l'impressione che sia tutto perso, funzionerebbe se Pip non fosse appunto centrale nella storia.


Sono solo piccoli esempi che non credo facciano troppo spoiler per dire che Come Uccidono le Brave Ragazze non ha mai saputo essere questa storia così innovativa e più volte tocca chiudere un occhio sull'eccezionale intuito di Pip che ha illuminazioni estemporanee poco credibili. 

È quindi una serie tv che va presa secondo me giusto come puro intrattenimento, senza aspettarsi che sposti un po' l'asticella del genere, o che crei contenuti differenti. Anche ad esempio l'ovvio trauma che tutti i protagonisti hanno vissuto mi sembra sia stato mostrato e raccontato in modo abbastanza superficiale, e banale. Gli amici di Pip si sentono, in modi differenti, coinvolti dal suo podcast e dalle sue indagini, e dal fatto che lei sia cambiata da questa vicenda, ma questo loro risentimento diventa giusto un fondo alla narrazione principale.

Per la sua durata, Come uccidono le brave ragazze diventa una serie tv che si segue facilmente, ma resta un thriller young adult semplice, che come arriva se ne va, o per lo meno, non mi ha mai colpito fino in fondo. Sicuramente ormai vedrò la terza stagione per chiudere il cerchio, ma credo che non ci possano essere grossi passi avanti.



The Four Seasons
Seconda stagione


Lo scorso anno mi era sembrata una comedy gradevole e adatta a me, quindi appena è tornata su Netflix con una seconda stagione, non ho impiegato troppo a recuperare The Four Seasons.
Nella prima stagione abbiamo conosciuto questo affiatato ma sicuramente complesso gruppo di amici, che per una volta si allontana dal solito stile seriale, visto che si tratta di uomini e donne ormai alla soglia dei cinquanta o oltre. Ci sono quindi dinamiche differenti rispetto al gruppetto di amici freschi di liceo, ma non mancano comunque intoppi, problemi e conflitti.

In The Four Seasons 2 il gruppo storico continua a mantenere la tradizione delle vacanze stagionali, ma molte cose sono cambiate. Con la perdita di Nick, la sua ex moglie Anne (Kerri Kenney-Silver) si ritrova inaspettatamente vicina a Ginny (Erika Henningsen), la giovane compagna di Nick che è quasi pronta al parto. Fra le due però non sarà un rapporto semplice.

Allo stesso tempo anche Kate (Tina Fey) e Jack (Will Forte) stanno attraversando una fase critica del loro matrimonio, entrambi a loro modo convinti che le cose non vadano più bene come una volta.

Poi ritroviamo Danny (Colman Domingo, il salvatore della terza stagione di Euphoria) e Claude (Marco Calvani) che forse sono ancora più in difficoltà: devono decidere se diventare genitori e che impatto questo può avere sulla loro vita.

The Four Seasons continua insomma con più o meno lo stesso piglio e lo stesso approccio della prima stagione: non un exploit di vicende, ma un modo di sondare i rapporti interpersonali, specie quando questi si fanno più complessi. In effetti, pur restando una commedia di comfort, ho avuto l'impressione che questa seconda stagione sia diventata un po' più introspettiva, riflessiva e anche matura. Nel mio accenno di trama in effetti ho fatto riferimento a diversi momenti di crisi e, per quanto siano comunque in un contesto leggero, non posso negare che mi è sembrato ci sia stato un cambio di registro, un po' più serio. 
Tornano più spesso infatti temi vicini alla maturità, come genitori che non sono più autosufficienti, rimettersi in gioco per una relazione, i figli che crescono.

Questo non è per me un difetto, ma credo che questa seconda stagione mi abbia forse fatto sorridere un po' meno. Come poi vi dicevo l'anno scorso, The Four Seasons si basa molto sui dialoghi e sui confronti fra i personaggi, quindi posso capire che per qualcuno sia diventata meno divertente di quanto ci si aspetti, o ripetitiva.

Io credo che invece abbiano saputo proseguire degnamente le vicende, in modo naturale e convincente rispetto ai primi episodi. Resta poi la piacevolezza di alcuni scenari, inclusa anche la nostra Trento, quindi è sicuramente ancora gradevole da vedere. L'unica nota per me davvero stonata è stato il sesto episodio: non posso dirvi ovviamente cosa accade, ma c'è un passo indietro nella storia che non mi ha convinto, che offre qualche approfondimento, ma che nell'insieme mi è sembrato troppo casuale e un modo per riempire uno spazio vuoto.
Una seconda stagione nel suo insieme promossa, e sono contento che Netflix abbia dato la conferma della terza stagione.

Com'è davvero la nuova Limited Edition Brazilian Breeze di Cien 🌞

Finalmente quelli di Lidl si sono dati una mossa e ci hanno proposto una novità che ha già fatto il giro del web ovvero la linea corpo Brazilian Breeze, considerata una sorta di dupe della virale Sol de Janeiro.

La gamma è composta da tre prodotti per la pelle del corpo, ed io sono riuscito ad accaparrarmeli tutti e anche se non è stato semplice.

Anche questa volta infatti ci sono state differenze nella distribuzione, e nel Lidl più vicino a me, la linea Brazilian Breeze deve essere uscita prima perché avevano tolto l'espositore e lasciato giusto i pochi prodotti rimasti, ma in un altro store l'espositore era completo come se lo avessero appena messo fra gli scaffali. 

Fatemi divagare un attimo: circa sei o sette anni fa c'era già una linea Cien chiamata sempre Brazilian Breeze, ma con packaging ed immagino formulazioni diversi, che però già all'epoca erano stati paragonati a Sol de Janeiro. Questi prodotti che invece troviamo adesso pare fossero già usciti in Francia e Germania un paio di anni fa, e sembra ci fosse anche una crema mani che qui da noi non è mai giunta. 

Resta un mistero come mai Lidl ci stia coccolando sempre meno con le linee beauty che un tempo arrivavano quasi a cadenza settimanale, ma se volete i miei due centesimi ho l'impressione qui in Italia abbiano un po' mollato il colpo anche con le limited edition Cien, puntando invece ai sempre più affollati reparti di motoseghe e tagliaerba che occupano intere corsie. 

Sono scelte di marketing e aziendali territoriali difficili da comprendere ma mi sembra ormai acclarato che ci sia stato un cambio a monte.

Ma quindi com'è questa Brazilian Breeze di Cien? L'ho messa alla prova subito per potervene parlare il prima possibile e perché ero molto curioso. Ovviamente la mia recensione non sarà un confronto diretto con la Sol de Janeiro perché non l'ho provata, ma solo un focus su questi prodotti.



Cien Brazilian Breeze Shower Gel
Gel Doccia 


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.49
🏋 300ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan

Questo gel doccia Cien mi è piaciuto moltissimo. Lo so che in ottica SEO non dovrei dirlo subito ma è così. Parto con la formulazione che, per essere un prodotto low cost, non è affatto male: è arricchito infatti con agenti idratanti come estratto di cocco e glicerina, emollienti come il burro di karité e antiossidanti come l'estratto di bacche di açaí e tocoferolo.

Si presenta come un gel fluido leggermente opaco e perlato, un po' più lattiginoso rispetto ad altri shower gel probabilmente proprio per via degli ingredienti. Ma lo Shower Gel Brazilian Breeze è comunque piacevole da usare perché diventa con l'acqua una bella schiuma, non super voluminosa ma scorrevole e gradevole da usare anche con la spugna o altri strumenti.

Ovviamente la profumazione della linea non può che essere tropicale ed estiva, ma qui c'è un twist dolce e quasi gourmand, principalmente di frutta secca leggermente tostata e di caramello. C'è però un fondo più fresco vagamente fruttato e floreale che alleggerisce l'insieme.

Sto pur sempre parlando di uno shower gel quindi non pensate ad una fragranza così intensa e concentrata, anzi è proprio il prodotto che vi consiglio di provare se volete capire come si sposano queste note sulla vostra pelle e provare questa Brazilian Breeze.

Come ho detto subito a me questo gel doccia è piaciuto molto, ho notato che lascia la pelle molto morbida e liscia, non la va a seccare o irritare. Come dicevo l'ho messo subito in doccia e lo uso praticamente tutti i giorni e non mi ha dato fastidi, quindi immagino che anche una pelle un po' più secca possa apprezzarlo. 
Una volta sciacquato via, operazione molto facile e veloce, la mia pelle resta comunque delicatamente profumata quindi ci si porta un po' dietro questo aroma.
Credo che comunque lo scopo di questo Brazilian Breeze Shower Gel Cien sia quello di essere stratificato con gli altri prodotti della gamma proprio per massimizzarne la profumazione.



Cien Brazilian Breeze Body Cream 
Crema Corpo Idratante 


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🔎 Lidl
💸 €3.49
🏋 300ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan

Il secondo passaggio di questa routine Cien è la crema corpo, che, facendo un confronto fra gli INCI, condivide alcuni ingredienti con la Brazilian Bum Bum Cream di Sol de Janeiro.

Su questa crema corpo avevo qualche timore: essendo in barattolo infatti ho pensato potesse essere troppo corposa o comunque con una consistenza che poco si adatta al periodo caldo e all'estate. La Body Cream Brazilian Breeze è arricchita con oli e burri anche piuttosto nutrienti come il karitè, il burro di cupuaçu, l'olio vegetale e di cocco, e vari emollienti. Poi troviamo anche la glicerina e ritorna l'estratto di bacche di açaí insieme al tocoferolo.

Sospettavo insomma che avessi a che fare con un prodotto troppo ricco, burroso appunto, magari grasso, ed invece credo che Cien abbia saputo trovare una quadra. La crema corpo infatti si presenta come soda e soffice, ma nella stesura è piacevole, ha un tocco abbastanza asciutto, non la trovo appiccicosa o pensante. Tra l'altro non fa nessuna scia bianca e si applica rapidamente.

Certamente è un prodotto che idrata e nutre, non è esattamente una lozione, e non risulta impalpabile; quindi, se andando incontro all'estate non sopportate proprio nulla sulla pelle, come può capitare anche a me in quelle giornate particolarmente torride, tenetelo presente. Su di me ad esempio impiega un paio di minuti ad assorbirsi completamente ma non la risudo e mi è piaciuta perché si sposa benissimo con lo shower gel sotto più punti di vista.

La crema corpo Brazilian Breeze infatti aiuta a rendere la pelle ancora più elastica e setosa al tatto, mantenendo una buona idratazione un po' per tutto il giorno fino alla doccia successiva. Io credo sia un prodotto indicato per pelli a tendenza secca proprio durante l'estate, quando comunque necessitiamo di curare la cute ma non ce la facciamo a metterci quei burri nutrienti molto corposi che usavamo in inverno. 

Ovviamente la crema corpo ci dà la possibilità di fissare la fragranza ancora più a lungo sulla pelle, ma anche di apprezzarla di più nelle sue sfumature. La profumazione di questa linea Brazilian Breeze è identica per tutti i prodotti, ma la body cream secondo me ci dà meglio le note olfattive. Io ad esempio sento molto più netta la presenza di pistacchio, del caramello leggermente salato e la vaniglia, ma questo accordo come dicevo su, riesce ad essere estivo, esotico. Anche io, che non amo le fragranze dolci specie quando fa più caldo, non la trovo stucchevole, ma in qualche modo mi dà proprio delle summer vibes. Una volta che la fragranza si setta e svaniscono quelle note più gourmand, su di me resta un sentore più floreale e leggermente più fresco che mi piace molto sentire sulla pelle. 

Quindi un altro prodotto promosso di questa linea Cien, e aggiungo che c'è anche la pellicola protettiva all'interno quindi sappiamo che non sarà stata rovinata da qualche cliente che la apre e non la acquista.


Cien Brazilian Breeze Body Mist
Spray corpo rinfrescante


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🔎 Lidl
💸 €2.99
🏋 100 ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan


Le somiglianze con la linea Sol De Janeiro raggiungono il culmine con questa Body Mist Cien che può essere la perfetta compagna per questa estate e andare a sostituire la crema corpo quando non riusciamo proprio ad applicarla. In particolare la Body Mist Brazilian Breeze dovrebbe essere il dupe della fragranza Brazilian Crush Cheirosa '62 che è il prodotto più virale di Sol de Janeiro.

Questo spray Cien in realtà ha forse un INCI migliore del prodotto a cui si ispira perché troviamo la glicerina come umettante, quindi ha comunque un effetto sulla cute, e la profumazione si basa anche sugli estratti di vaniglia, di gelsomino e ci sono anche i chetoni di rosa.

La Body Mist va vaporizzata sul corpo e ovviamente può essere usata da sola o con tutti gli altri prodotti della linea e la trovo molto piacevole, fresca, leggera e si asciuga in fretta senza risultare appiccicosa. 

Anche questo prodotto Brazilian Breeze ha la stessa fragranza della linea, quindi con una apertura gourmand, più golosa, dolce ma sempre tropicale. Tuttavia una volta settatasi secondo me c'è un twist floreale molto più preciso. Io non sento direttamente il gelsomino, però percepisco una componente di fiori bianchi molto gradevole, che rinfresca un po' di più la profumazione.

Personalmente la trovo estiva, ma può adattarsi anche in altri periodi dell'anno in cui vogliamo ritrovare olfattivamente un po' della stagione calda.
Ovviamente è importante sottolineare che questa Body Mist Brazilian Breeze non è esattamente un profumo o una eau de toilette, quindi non aspettatevi una performance straordinaria in termini di la sua durata non è eccellente né fa scia: io ad esempio la percepisco bene per un paio di ore, ma poi via via svanisce. Se volete potenziarne la durata e l'intensità è necessario usare tutta la linea come avevo già detto prima, o comunque darsela più volte nel corso della giornata, che poi in fondo sarebbe il suo scopo.

Sicuramente in vista dell'estate, se riesco, prendo un altra confezione di questa Body Mist perché è piacevole, fresca e non ha il solito profumo da "crema solare".


Voi siete riusciti a beccare questa Brazilian Breeze Cien?



Nuovi film in streaming, si salveranno questa volta?

Vorrei concentrarmi su un paio di nuovi film che sono arrivati in streaming nelle ultime settimane e che ho visto anche con un po' di curiosità. L'ultima volta che ho parlato di novità non è andata benissimo, ma saranno riusciti a convincermi questa volta?


Ladies First (2026)


Genere: drammatico, commedia
Durata: 93 minuti
Regia: Thea Sharrock
Uscita in Italia: 22 maggio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA

Damian Sachs (Sacha Baron Cohen, Disclaimer), è un miliardario maschilista, volgare, donnaiolo e calcolatore che sta per diventare CEO di una grossa agenzia pubblicitaria, ma deve ancora aggiustare il tiro per fare questo passo. Infatti è necessario che assuma una donna nel suo team creativo affinché rispetti la "rappresentanza femminile" in una prossima campagna pubblicitaria. Così Damien tira fuori dal cilindro il nome di Alex Fox (Rosamund Pike, Saltburn), che lavora nell'agenzia da almeno un ventennio. Peccato però che al momento di preparare la campagna, Damien preferirà le idee sessiste dei suoi colleghi uomini mettendo da parte qualunque proposta di Alex.
Le cose però cambieranno improvvisamente: a seguito di un incidente, Damien si risveglia in una realtà completamente diversa, dove ad avere ruoli di potere e atteggiamenti sessisti sono le donne. Non più un serpeggiante patriarcato ma un forte matriarcato che metterà l'uomo di fronte ai suoi atteggiamenti tossici.


Ladies First sta ancora, dopo quasi un mese dalla sua uscita, cavalcando la classifica dei film più visti su Netflix, ed è un successo che in parte capisco e in parte mi sembra eccessivo. 

Oltre ad essere il rifacimento di un film francese intitolato "Non sono un uomo facile", del 2018 diretto da Eléonore Pourriat, Ladies First nel suo incipit tutto sommato originale, mi ha fatto tornare alla mente i classici "body swap" come Quel Pazzo Venerdì, Family Switch ma anche What Women Want. Insomma non c'è un vero e proprio impatto innovativo, tuttavia Ladies First gioca su quei cliché delle disparità di genere per diventare una sorta di satira dei giorni nostri.
C'è quindi un intento lodevole, intelligente e credo che il film riesca a far passare chiaro un messaggio: viviamo in una realtà profondamente distorta, costruita a misura d'uomo. Tuttavia, più sottilmente, si va a rimarcare il fatto che anche l'estremo opposto non sarebbe altrettanto valido, proprio perché dovrebbe esserci uguaglianza e parità fra i generi.


Tutto questo è racchiuso in un film che nel suo insieme si lascia guardare, che metti su e non ti fa addormentare con la bolla al naso dopo un paio di minuti, e che si ritrova due attori abbastanza azzeccati, insieme ad un cast di contorno altrettanto efficace. Solo che ho avuto l'impressione che Ladies First resti un po' indietro rispetto all'ironia che insegue, come se quel suo essere caricaturale risulti da un lato troppo smaccato, dall'altro meno brillante e divertente di quanto possa sembrare all'apparenza. 

C'è decisamente una certa ripetitività delle dinamiche ed una prevedibilità generale della storia che rendono all'apparenza più lunghi i suoi 90 minuti di durata. Inoltre nonostante inizi come una commedia dai tratti parodistici, Ladies First assume dei tratti vagamente ed improvvisamente più drammatici verso il finale.


Volendo poi essere più puntigliosi, tocca ammettere che i dialoghi non sono sempre credibili o originali, l'estetica generale del film è troppo perfetta da sembrare reale e soprattutto sembra quasi che non siano riusciti a trovare una idea più interessante per rendere questo "scambio di corpi" meno banale. Ladies First si limita a trasporre gli atteggiamenti maschilisti attraverso le donne, senza soluzioni più creative che potessero dare slancio all'universo femminile.

Come dicevo, non è un film che mi sento di bocciare del tutto, ha momenti che funzionano e idee efficaci, ma nel suo insieme Ladies First non si eleva poi troppo dalle produzioni medie della grande N.


Volo notturno per Los Angeles (2026)



Titolo originale: Propeller: One-Way Night Coach
Genere: drammatico
, commedia
Durata: 61 minuti
Regia: John Travolta 
Uscita in Italia: 29 Maggio 2026 (Apple TV)
Paese di produzione: USA

Siamo a New York nel 1962, e il piccolo Jeff (Clark Shotwell) sta per essere prendere un volo verso Los Angeles, insieme alla mamma Helen (Kelly Eviston-Quinnett). Per Jeff sarà un viaggio carico di emozioni, visto che ha sempre avuto la fascinazione per gli aerei e da tempo sognava di prenderne uno.
Così questa lunga notte e questo viaggio fatto di tanti scali, in cui Jeff incontrerà diversi personaggi affascinanti, come l'hostess Doris (Ella Bleu Travolta) che si occuperà di lui come si faceva all'epoca, diventerà un ricordo indelebile per il bambino.


Una trama un po' striminzita per un film che in effetti è più vicino al mediometraggio per durata, che segna anche l'esordio alla regia per John Travolta, che in Volo Notturno per Los Angeles ci ha messo di tutto se stesso. Suo è il libro da cui è tratto il film, sua la sceneggiatura, sua la coproduzione, e anche la voce narrante in lingua originale e appare pure in un piccolo cameo. Si capisce insomma quanto Travolta ci tenesse a questo film, in cui riversa parentesi autobiografiche, e soprattutto la sua passione per l'aviazione.

Questo Volo Notturno Per Los Angeles è però una operazione nostalgia interessante: ci catapulta in un periodo in cui appunto gli aerei non erano queste scatole grigie e asettiche come le conosciamo noi, ma soprattutto quando viaggiare era un lusso. Quindi più che aspettarsi una storia che evolve, magari con colpi di scena, in Propeller: One-Way Night Coach seguiamo il sogno di Jeff, come se fosse quasi parte di un coming of age, una esperienza che lo cambierà.


L'unico modo per apprezzare questo film è considerarlo come una favola della buonanotte, che dura poco più di una puntata di una serie tv, che sicuramente è un po' autoindulgente, ma comunque non risulta stucchevole.
È chiaro che Volo Notturno per Los Angeles non si rivolga ad un pubblico ampio, sembra più che altro che Travolta l'abbia voluto dedicare a se stesso, alle sue passioni, ai suoi ricordi. Magari per qualcuno della sua generazione può essere anche un bel ricordo rivivere con gli occhi di Jeff quella esperienza, per gli altri come dicevo capisco possa sembrare una storia troppo campata in aria, che dà poco allo spettatore in termini di reale intrattenimento.
La regia di Travolta è abbastanza semplice, funzionano meglio le scenografie sgargianti e la fotografia, forse un pelo troppo ovattata ma in linea con l'idea di un ricordo di un bambino.
Io l'ho apprezzato, penso sia una piccola chicca un po' diversa dagli altri film, ma non sono sicuro che ad esempio lo rivedrei a giro breve.


La crema coreana con PDRN, exosomi e mini gua sha per una pelle più tonica 💆🏻‍♂️

Quando ho visto questa novità di Maxclinic, ho pensato che fosse proprio una idea originale ma anche funzionale. Si tratta della Exosome PDRN Lift Cream, che non vuole essere la solita crema viso, ma più un trattamento tonificante completo.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL)
💸 €25
🏋 50ml
🗺 Corea
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 //


Il suo scopo è quello di stimolare l'elasticità cutanea e di fornire nutrimento alla pelle, ed il suo punto di forza è indubbiamente la formulazione che è davvero ricchissima, moderna e molto interessante. Nello specifico al suo interno troviamo il 2% di esosomi (qui un mio approfondimento) derivati da centella asiatica e a basso peso molecolare per agire più in profondità nella cute. 

Le dimensioni degli attivi è un po' il leitmotiv di Maxclinic  perché un po' tutti gli ingredienti in questa crema viso sono stati scelti con molecole di piccole dimensioni. Troviamo ad esempio anche l'ormai arcinoto PDRN (scoprilo qui), che qui è in due tipologie: di origine animale, estratto dal salmone, e vegetale, da centella, gingko e bamboo.  


Oltre a questi attivi moderni, la Lift Cream ha anche sostanze funzionali più tradizionali, come gli umettanti quali glicerina, collagene idrolizzato e acido ialuronico (sempre a basso peso molecolare), che trovano supporto in emollienti più o meno leggeri come squalane e alcuni siliconi (ve li segnalo).

Maxclinic ha poi pensato ad un prodotto che si prendesse cura della barriera cutanea aggiungendo niacinamide e ceramidi, ma anche sostanze lenitive, come pantenolo e beta-glucano.

Mentre l'adenosina ed un peptide ad effetto Botox Like vanno a supportare il PDRN nell'azione anti age, una miscela di 10 diverse vitamine, alcune del gruppo B, la C e il tocoferolo, aggiungono una azione antiossidante alla crema.

Ma la vera particolarità della Exosome PDRN Lift Cream è nel pack che include un piccolo gua sha, uno strumento che deriva da una antica tecnica di massaggio della medicina tradizionale cinese e che appunto viene effettuato con una pietra levigata (in genere di giada, quarzo o comunque materiali naturali) su viso e corpo.
Sul web ha avuto il suo momento di fama perché sembrava potesse creare quasi un effetto lifting sul viso, in realtà il massaggio col gua sha serve principalmente a riattivare il microcircolo, donando maggiore luminosità alla cute, aiuta a drenare i liquidi in eccesso e sciogliere le tensioni muscolari.

Maxclinic ha pensato ad un piccolo gua sha, che pare sia placcato in argento, che tramite una calamita è ancorato nel coperchio della crema, così da non perderlo e da poterlo portare sempre con sé.

Io l'ho trovata una idea molto interessante, originale e funzionale: il gua sha funge sia da spatolina per prelevare il prodotto, sia appunto per stenderlo e fare questo massaggio al viso. Vi posso dire che per me è stata la prima volta che provavo questo tipo di massaggiatore, e l'ho trovato subito intuitivo, piacevole e facile da utilizzare. Ci sono tantissimi tutorial online che spiegano come usare al meglio i gua sha, mi era capitato in passato di vederne ma non ne ho seguito uno in particolare: semplicemente ho adattato le parti curve o convesse in base alle diverse zone del viso, soprattutto sui contorni del viso e sull'arcata sopraciliare. 

La Exosome PDRN Lift Cream credo nasca proprio per essere utilizzata con questo gua sha, visto che ha una texture ricca, avvolgente, fondente, che appunto, pur non essendo untuosa, dà la possibilità di fare un bel massaggio al viso facendo scorrere senza problemi il tool. 
È una crema che definirei classica seppur con attivi moderni, perché ha una di quelle texture che secondo me piacciono proprio a chi apprezza più le creme da farmacia e high end. Anche la profumazione floreale mi ha sottolineato questa impressione. 

La crema Maxclinic e il gua sha creano secondo me una accoppiata vincente: la crema è idratante, nutriente, secondo me adatta a quelle pelli un po' più secche, disidratate, mature, che tendono ad essere tiranti. In generale è un prodotto che sconsiglierei a cuti miste, specie durante l'estate, o grasse, ma che può funzionare durante il resto dell'anno o la notte (come sto facendo io per adesso), quando magari cerchiamo una crema che vada a sigillare il resto della skincare. 

Il gua sha con questa crema come base scorre molto bene sul viso e mi consente di fare un massaggio molto rilassante, distensivo, con cui di insistere in quei punti in cui accumulo maggiormente tensioni, nel mio caso soprattutto angoli della bocca, sopracciglia, fronte e collo (in pratica ovunque).
In sintesi con un solo prodotto Maxclinic ha creato un trattamento viso completo, che ridona elasticità alla pelle, la rende comunque più tonica e protetta, ma allo stesso tempo va a riattivare la cute e ci consente di dedicarle una cura extra. E poi il gua sha possiamo usarlo con qualunque prodotto ci piace.


Avete mai visto una crema simile?




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Avevamo ancora bisogno di Euphoria? Riflessioni sulla stagione finale

Il primo giugno si è concluso definitivamente il tortuoso percorso della serie tv Euphoria, che per molti è diventata subito una delle migliori produzioni del decennio. 

Questo disco rotto che sta scrivendo è però dalla prima stagione che in realtà rema un po' contro non perché non ne notasse qualità oggettive, legate soprattutto al reparto tecnico, ma perché non poteva fare a meno di guardare anche ai tanti difetti o dubbi che Euphoria lascia ed ha lasciato.
Infatti non sono mai riuscito ad entrare davvero in collegamento con i protagonisti, e soprattutto non ho mai visto questa originalità nelle tematiche, ma solo aggiungere una extra dose di drammaticità a fatti complessi e già usati in altre produzioni.

Ma tutto il processo generativo intorno alla serie secondo me è stato troppo tortuoso: abbiamo iniziato nel 2019, sette anni fa, e di mezzo è cambiato un mondo intero. Non sono bastati i due episodi speciali del 2021 per tenere caldi il pubblico, anche perché si trattava di puro approfondimento dei personaggi di Rue e Jules (forse la parte migliore di tutta la serie). In questo quadro, la seconda stagione ha secondo me dato il colpo di grazia ad Euphoria visto che ancora una volta ci hanno proposto vicende prevedibili, ripetitive e poco interessanti nel loro essere già viste.

Il capitolo finale, che appunto è arrivato con molta attesa quest'anno, non è stato altro che la summa di tutti questi difetti ma forse anche qualcuno in più. 

Il tempo trascorso non poteva non avere anche un effetto sulle vicende di Euphoria, ed infatti facciamo fa un salto in avanti, con i protagonisti non più adolescenti, ma giovani adulti che portano ancora i segni delle loro criticità pregresse. Rue (Zendaya, The drama), ancora voce narrante di tutto, infatti è inseguita dai debiti che la sua tossicodipendenza le ha creato, così finirà a lavorare per il potente Alamo Brown (Adewale Akinnuoye-Agbaje, His Dark Materials), proprietario di alcuni strip club. Sotto l'ala di Alamo sembra che per Rue inizi un periodo di maggiore equilibrio, ma si ritroverà in una lotta fra poteri più grandi di lei.

Non se la passano meglio gli altri ex compagni di scuola: Cassie (Sydney Sweeney, Echo Valley) e Nate (Jacob Elordi, Cime Tempestose) continuano ad essere una coppia e stanno per sposarsi. Tuttavia Nate, che gestisce l'azienda di famiglia, è in guai finanziari, e Cassie, ossessionata dalla fama sui social, cercherà di finanziare il suo "matrimonio da sogno" anche tramite OnlyFans.

Maddy (Alexa Demie) ha invece sfruttato la sua faccia tosta per diventare talent manager ma, cercando di fare il passo più lungo della gamba, si ritroverà ad aiutare Cassie con la sua "carriera", seppur con altri intenti.

Lexi (Maude Apatow, Oh. What. Fun.), che è forse è stata sempre la più equilibrata del gruppo, lavora come assistente per una importante produttrice televisiva (interpretata da Sharon Stone), ma la sua carriera stenta a decollare. Lo stesso vale per Jules (Hunter Schafer): studia all'accademia d'arte sognando un futuro in campo artistico, ma nel frattempo, per mantenersi, fa la escort di lusso.

È insomma inevitabile che personaggi dalla gioventù così problematica non potessero che finire in acque molto torbide anche da adulti, ed Euphoria 3 non fa sconti a nessuno, raccontandone il vissuto sempre con un occhi cinico, freddo, ineluttabile e cruento. Droga, violenza, una sessualità sregolata e rapporti umani deteriorati restano centrali nella narrazione, ma qui c'è un grosso cambio di genere.

Sam Levinson non è indulgente con i suoi personaggi, anche quelli che conosciamo appena, e cancella ogni ombra di speranza da questo vaso di Pandora. C'è chi è destinato solo a sopravvivere o perire per le scelte fatte e subite, ed Euphoria in questo senso è sempre stata brava a raccontarci la parte più difficile della nostra società.  

Rue in questo senso è proprio l'esempio perfetto, e credo che il suo percorso in questa stagione sia, fra alti e bassi in termini di prevedibilità, forse quello più interessante, sensato e purtroppo anche giusto per il personaggio che abbiamo conosciuto. Il suo è un po' un arco (non inedito) di cadute multiple e attimi di redenzione, incluso il tentativo di trovare una forma di salvezza in questi ultimi episodi, magari pensando al futuro: ci prova col sacro e col profano, ma per lei non ci sarà pace perché purtroppo è difficile un nuovo percorso per chi ha intrapreso la sua strada.

Ma se abbiamo conosciuto Euphoria come un teen-molto-drama, che rimestava fra gli ambiti peggiori dei nostri tempi, adesso sembra quasi di vedere una sorta di film western, con una grossa vena da thriller crime. Le guerre fra bande e ogni forma di illegalità, fra cui droga e prostituzione, diventano così centrali tanto che i personaggi e i loro intrecci psicologici vengono quasi scavalcati per far spazio a questa narrazione. Questo cambio di genere però non porta, ancora una volta, a quella ventata di aria fresca che ci si aspetta da una produzione così maestosa e pretenziosa. 

Il problema principale è strettamente legato al minutaggio e al ritmo: tutta la parte centrale di Euphoria 3 soffre secondo me di inutili divagazioni, allungamenti, parentesi anche sul passato di personaggi con cui non dobbiamo nemmeno empatizzare. 
Fatemi fare una digressione. Quando parlo di "empatizzare" nei riguardi di contesti così distanti dal mio vissuto non intendo dire che devo tifare per qualcuno o provare simpatia, ma solo capirne le motivazioni e la mentalità. E onestamente non credo fosse del tutto necessario lo spiegone sull'infanzia di Alamo Brown.

Ma anche i nostri personaggi principali finiscono ingolfati in scelte creative dubbie, che vanno ad appesantire la narrazione. Non ho capito ad esempio perché dedicare così tanto spazio a Cassie, e perché così tanta insistenza sul suo corpo indubbiamente bellissimo ma che diventa ingombrante anche per noi spettatori. Siamo secondo me oltre il male gaze, più verso il feticcio. 

Peggio capita a Nate, utile giusto come punching ball di scagnozzi senza scrupoli, e per Jules, che è quasi evanescente sullo schermo.
Questi squilibri a mio avviso non sono però arrivati adesso, in questo finale che poteva soffrire una necessità più fisiologica che artistica, ma sono sempre stati i punti deboli di Euphoria che forse qualcuno, preso dal frastuono e dai colori sgargianti delle prime stagioni, non notava. Qui credo che pesi ancora di più anche quell'ironia quasi grottesca che non si capisce mai se sia voluta o meno, e la colonna sonora di Hans Zimmer, pur col suo spessore, non mi è sembrata azzeccata come quelle che furono di Labirnth.

Non si può negare che l'impatto estetico di Euphoria sia sempre potente, anche se lo stile è molto meno elettrico rispetto a quello degli inizi, così come la bravura di certi attori riesce a farci ingoiare anche le storture della sceneggiatura. Per fortuna abbiamo ad esempio Colman Domingo, che salva il finale troppo trascinato ma comunque impattante. 

In questi anni ho provato ad avvertirvi, sottolineando quegli aspetti che secondo me erano troppo palesi per essere ignorati. Ora che abbiamo un finale secondo me è già meglio di niente, ma per il resto devo dire che questa ultima stagione di Euphoria non mi ha stupito in negativo perché in parte temevo o immaginavo sarebbe potuta solo che peggiorare. È un peccato perché l'impressione è sempre stata quella che Sam Levinson avesse urgenza di raccontare certe cose ma non sempre fosse consapevole di come farlo al meglio. 


Acty Mask Glow Skin Effect, la recensione della nuova maschera hydrogel illuminante ✨

Poco dopo il lancio della Glass Skin Effect (qui la mia review), Acty Mask ha espanso la gamma di questi trattamenti in hydrogel con altri due prodotti. Io ho trovato da Lidl la Glow Skin Effect Mask, molto simile all'altra maschera viso ma con ovviamente le sue caratteristiche.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Lidl
💸 € 1.79
🏋 1 Maschera viso
🗺  extra EU
⏳ Maschera monouso
🔬 Vegan

Si tratta di questa nuova tipologia di maschere viso in hydrogel di ispirazione coreana che vanno tenute in posa molte ore affinché diventi trasparente, anche se sempre più brand, inclusa Acty, hanno abbassato le tempistiche a 90 minuti proprio per rendere il procedimento un po' più pratico.
Nomen omen, la Collagen Boost Glow Skin Effect Mask non vuole solo idratare la pelle ma anche illuminarla con la combinazione di due attivi particolari: vitamina C e caffeina.

Sulla prima sostanza penso non ci sia più nulla da dire visto che ormai è stata utilizzata in tantissimi cosmetici, posso solo specificare che si tratta di una forma di vitamina c stabile e abbastanza tollerata da un po' tutti; sulla caffeina invece posso essere un po' più specifico visto che non tutti la conoscono bene. Si tratta di una molecola che spesso è usata per i prodotti per il contorno occhi perché migliora la microcircolazione dei vasi sanguigni, così si è pensato di usarla come energizzante anche per tutto il viso. Inoltre ha un effetto antiossidante importante.

A queste sostanze sono stati aggiunti umettanti come glicerina, collagene e acido ialuronico, ma anche niacinamide, che seppur collateralmente, contribuisce anche a migliorare il colorito dell'incarnato. Ho notato che anche qui Acty Mask ha inserito l'allantoina, ma ci sono altre particolarità.

La Glow Skin Effect Mask è infatti una maschera in hydrogel divisa in due parti, con un piacevole odore floreale un po' saponoso, ma soprattutto ha una leggera colorazione dorata che fa la differenza. 
Il materiale di cui è composta mi è piaciuto un po' di più della Glass Skin Effect perché secondo me più malleabile, si applica bene e soprattutto non ho notato quella texture reticolata che non mi aveva convinto del tutto nell'altra versione.

Qui, a parte il supporto in tessuto non tessuto che sapete non amo, non c'è nulla nell'uso di questa maschera Acty Mask che non mi abbia convinto. Aderisce infatti bene alla pelle, è elastica e non mi casca nemmeno quando ho pochi millimetri di barba. Su di me non mi sembra particolarmente fresca, giusto la sensazione di una maschera umida sul viso. 
Dopo 90 minuti di posa la maschera diventa effettivamente trasparente in buona parte del viso, anche se non completamente, ma sicuramente ha svolto comunque il suo compito.

La Glow Skin Effect Mask ha quindi avuto un effetto positivo su di me: è sicuramente una maschera idratante, che funziona bene nel appunto dare comfort ma senza lasciare patine appiccicose o pesanti. In questo senso può essere secondo me una buona base per altri prodotti se ad esempio avete una pelle più secca, ma anche per il make-up.

Questa nuova maschera viso Acty Mask credo però possa accontentare soprattutto pelli da normali a leggermente miste o leggermente secche, ma in particolare a chi cerca un generale effetto rivitalizzante. Il suo potere illuminante secondo me è doppio perché da un lato riesce a migliorare i rossori e in generale ha proprietà lenitive che secondo me rendono la pelle più omogenea; dall'altro, come vi dicevo su, rilascia secondo me una leggerissima perlescenza (non glitter per fortuna) che rende il viso subito glow appunto, più luminoso e quindi più sano.

Secondo me la Glow Skin Effect è proprio la maschera perfetta prima di un evento perché idrata, lascia la pelle riposata e distesa e appunto dona subito una bella, maggiore luminosità.


Voi l'avete provata?




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