Bugonia, Marty Supreme, la corsa agli Oscar 2026, e le mie impressioni

Il 15 Marzo 2026 verranno consegnati i premi Oscar di quest'anno, e noi appassionati di cinema ci stiamo via via appropinquando a recuperare i titoli nominati alle varie categorie, o almeno una parte di essi. Io in questo senso sono un po' indietro: ho già visto Frankenstein, che si è beccato ben nove candidature, mentre mi aspettavo che Wicked: For Good ricevesse qualche nomination come l'anno scorso, mentre è stato completamente snobbato. 
Man mano però che stanno arrivando gli altri film candidati, vorrei chiacchierarne con voi.



Bugonia (2025)


Genere: Commedia, Fantascienza, Thriller
Durata: 120 minuti
Regia: Yorgos Lanthimos
Uscita in Italia: 23 Ottobre 2025 (cinema)/ Noleggio
Paese di produzione: USA, Corea del Sud, Irlanda, Canada, Regno Unito

Dopo il successo di Povere Creature!, Yorgos Lanthimos è tornato con quello che è a tutti gli effetti un remake di un film coreano del 2003 ma che calza bene ai tempi bui che stiamo vivendo più di recente.

Teddy Gatz (Jesse Plemons, Zero Day) fa l'apicoltore insieme al cugino Don, ma la sua vita è dedicata ad altro: è un convinto e fervente sostenitore di teorie complottiste. Quella che lo vede coinvolto maggiormente riguarda Michelle Fuller (Emma Stone, Eddington), CEO della multinazionale per cui lavora lo stesso Teddy, accusandola di essere un'aliena proveniente da Andromeda. Convinto che possa contattare i suoi simili affinché lascino in pace la terra e gli umani, e diano la possibilità alle api di ripopolarsi, l'apicoltore rapisce Michelle, ma fra loro inizierà una sorta di tesa partita a scacchi. Fra confronti più o meno accesi e scontri sempre più violenti, presto verrà a galla la vera motivazione che spinge Teddy ovvero la ricerca della verità per la malattia della madre Sandy (Alicia Silverstone, Buon Natal-ex).

Bugonia mi ha forse convinto un pelo meno rispetto a Povere creature! ed è come se ne abbia capito la logica solo a metà. I primi due atti del film sono sicuramente tesi, densi e convincenti, perché se la storia non ha comunque uno sviluppo particolarmente complesso, sono regia, interpretazioni e dialoghi a reggere il tutto.
Il personaggio di Teddy, oltre ad essere ben caratterizzato da Jesse Plemons, è centrale e interessante: lui è un uomo solo, lo vediamo nel modo in cui vive, staccato dal resto della comunità, e basa la sua conoscenza del mondo attraverso tutto ciò che passa sui social, specie appunto le teorie complottiste.

Ma alla base delle sue azioni non c'è solo la solitudine ma anche un trauma, la perdita della madre che lo ha in qualche modo spinto a cercare delle risposte. 
È curioso anche il suo rapporto con Don, perché se da un lato critica il sistema manipolatorio delle istituzioni e dei "poteri forti", dall'altro ha creato col cugino proprio lo stesso tipo di dinamiche di controllo e potere. 

Emma Stone dall'altro lato interpreta una Michelle ambigua, che riesce a mantenere una calma e un controllo anche quando un altro avrebbe dato di matto. 
Dicevo, quindi, che Bugonia sa intrattenere grazie ad un cast calzante e alla capacità di mantenere una tensione costante anche in quei momenti che risultano più o meno volutamente ironici.

In realtà il tema di fondo è chiaro e tutt'altro che ironico: ne esce fuori infatti uno spaccato umano che si sta distruggendo da solo, in contrasto invece con il mondo operoso, preciso e pulsante delle api che invece stanno svanendo per agenti esterni.
Il gioco di Yorgos Lanthimos però, che riesce a farci mettere in dubbio se Michelle sia davvero una aliena oppure no, si contraddice in qualche modo sul finale (che non vi svelo). Un terzo atto che non solo arriva con meno sorpresa di quanto vorrebbe, visto che lungo le due ore e passa di film lo spettatore è riuscito a fare tutte le possibili ipotesi, ma esternalizza ad un certo punto la responsabilità umana.


È qui che secondo me, forse nel voler creare un colpo di scena particolare che stravolge le carte, Bugonia perde un po' di quella sua coerenza interna che avevo notato. La parte finale non rovina il film, ma mi ha lasciato più perplessità che coinvolgimento, e sono convinto che possa far storcere più di qualche naso.
Visto poi nel suo insieme, non porta nulla di nuovo da un punto di vista delle tematiche, e posso immaginare che qualcuno abbia trovato Bugonia forse sopravvalutato o meno interessante di quanto si aspettasse, specie in relazione alla durata abbondante.
In sintesi per me è un film di livello ma che non credo rivedrei.



Marty Supreme (2025)



Genere: Drammatico
Durata: 149 minuti
Regia: Joshua Safdie
Uscita in Italia: 22 Gennaio 2026 (cinema)/ Noleggio
Paese di produzione: USA, Finlandia

Marty Mauser (Timothée Chalamet, Wonka) lavora in un negozio di scarpe ma è uno scavezzacollo nel vero senso della parola: è sfacciato, irriverente, non ha limiti se non la sua personalissima morale, è furbo, ha una grandissima stima di sé e delle sue capacità, e cerca sempre di cadere in piedi. Ma Marty ha il sogno di diventare un grande giocatore di ping pong e farà di tutto pur di perseguire questo suo desiderio, anche manipolare le persone o mettersi in ridicolo. 
Siamo negli anni '50 in America, e tutto sembra possibile, anche raggiungere i sogni più difficili e Marty vuole prendere la vita a morsi, con ben pochi scrupoli anche nei confronti degli amici o di persone al di sopra di lui. 

Marty Supreme è a tutti gli effetti il viaggio di un anti-eroe, un uomo che attraverso mille peripezie farà di tutto per realizzare le sue ambizioni, anche quando verrà umiliato e riportato alla sua condizione sociale "subordinata". Questo ci viene raccontato attraverso una mega avventura densa di azione: non ci si ferma mai troppo nel film di Josh Safdie che, ispirandosi al vero giocatore di ping pong Marty Reisman, crea un personaggio altrettanto frenetico verso cui è difficile parteggiare, ma che in fondo è parte di una società altrettanto poco sana.

Da un lato ad esempio c'è Kay Stone (Gwyneth Paltrow), attrice teatrale con una carriera in discesa e moglie di un ricco imprenditore, che capirà molto bene le mire di Marty, forse quasi meglio di lui stesso, eppure si lascerà sedurre da quel giovane uomo sbruffone che alla fine penserà solo ai suoi gioielli. Dall'altro lato c'è un'altra figura femminile, Rachel (Odessa A'zion) che per quanto sembri una pedina in uno scacchiere più ampio, dovrà darsi da fare per restare a galla. 


Come dicevo Marty Supreme è una avventurona che poco centra col ping pong, o meglio lo sport qui sembra quasi uno specchio della perseveranza del protagonista. Ma non lo dico in senso dispregiativo: la regia è frenetica, la messa in scena e la ricostruzione storica sono curate, e c'è sempre qualche inconveniente che il nostro protagonista dovrà affrontare. Qui Chalamet secondo me è ancora più calzante che in altri film in cui l'ho visto, perché ha quella faccia da schiaffi che ti aspetti da un personaggio del genere. Peccato invece che altri attori abbiano ruoli marginali, come Fran Drescher che si riduce a qualche battuta e due occhiatacce.

Ma anche Marty Supreme mi ha lasciato più di qualche dubbio. Una volta arrivato alla fine del film, oltre ad una certa stanchezza per gli eccessi di capitomboli e minutaggio che ho dovuto sopportare, mi sono chiesto che cosa mi restasse di questa storie e quale sia il punto di tutto quello a cui si è assistito.


Il film di Safdie in fondo vuole smontare il tipico sogno americano e lo fa in modo tutto sommato irriverente e poco conciliante, ma che poco o niente di nuovo lascia al cinema in generale.
Inoltre come dicevo, Mauser non è proprio quel personaggio amabile a cui vuoi appassionarti, per cui è facile il distacco emotivo dal film.
Ma anche il finale, pure in questo caso, mi sembra che forse contraddica o almeno cerchi di addolcire in modo poco credibile tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento, dando a quel personaggio quasi caustico una frenata, che comunque non riesce a cambiare l'opinione che abbiamo di lui.
Anche Safdie credo abbia creato una buona cinematografia, ma non è riuscito a lasciarmi qualcosa che valesse la pena portare con me. Sono dell'idea però che Marty Supreme porterà a casa più di qualche premio Oscar, anche solo per ripagare la fitta campagna marketing che ha circondato il film.

I prodotti viso, corpo e capelli che uso ogni giorno (e che mi piacciono molto)

Voglio raccogliere qui le mie opinioni su alcuni prodotti che sto usando tutti i giorni o quasi da parecchio tempo e che sono tutti promossi (per questa volta). Come sempre faccio un bel mistone di cosmetici viso, corpo e capelli.


Bottega Verde Latte Corpo Nuvola di Latte


INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, negozi monomarca
💸  €4
🏋 150 ml
🗺 Italia
⏳  12 Mesi
🔬 //

Come il docciaschiuma della scorsa volta, anche questo Latte Corpo Bottega Verde credo facesse parte di una linea natalizia di qualche anno fa, ma comunque ancora disponibile sul sito del marchio. Io ero curioso di provare la profumazione che Bottega Verde spiega con

Note di Testa: Bacche di Vaniglia, Zucchero a velo.
Note di cuore: Cocco latte, Biscotto, Crema di Latte.
Note di Fondo: Benzoino, Caramello, Fava Tonka.
Sia che la annusi dalla confezione o che la stenda sul corpo, percepisco molto soprattutto le note di cuore, e in particolare quell'aroma lattiginoso con una punta di cocco e anche un fondo vanigliato. Nuvola di Latte è sicuramente una crema corpo dalla profumazione comunque dolce ma non stucchevole, di quelle che risultano abbastanza rilassanti da usare dopo una bella doccia calda in una fredda serata invernale. La fragranza, pur non essendo la più intensa che abbia mai sentito, in realtà si aggrappa alla pelle per parecchie ore.

Questo Latte Corpo Nuvola di Latte in generale ha una buona performance su di me, ma è appunto una crema molto fluida, con pochi attivi all'interno, fra umettanti come la glicerina e emollienti come l'olio di mandorle dolci. Si stende poi abbastanza bene, al netto di una lieve scia bianca che va via col massaggio, e si assorbe abbastanza rapidamente senza lasciare la pelle appiccicosa o unta.

Ovviamente, vista la sua formulazione, non potrei affrontarci un inverno intero perché la mia pelle tende ad essere più secca in questa stagione, ma il Latte Corpo Bottega Verde comunque riesce a darmi idratazione e morbidezza sufficiente quasi fino alla doccia successiva.
In generale dà un buon comfort, lascia la pelle setosa ed elastica, e se non avete pretese troppo alte o necessità particolari potrebbe convincervi. Avendo una quantità leggermente più piccola delle creme corpo tradizionali, secondo me è ideale proprio per cambiare di tanto in tanto profumazione nella nostra routine corpo o come appunto idea regalo. 


Cien Deodorante Spray Pure & Fresh 24 Ore


INFO BOX 
🔎 Lidl
💸 €1.99
🏋 100ml
🗺 Germania
⏳  6 Mesi
🔬 Vegan

Resto nella zona corpo (ho tantissimi prodotti di questa categoria di cui dovrei parlarvi) con questo deodorante di Cien che non credo di aver provato in passato, e non sarà ricercatissimo ma che fa il suo e lo fa anche bene. Si tratta di un deo spray tradizionale ma senza sali di alluminio, che basa essenzialmente la sua efficacia sulla presenza di alcol e altre sostanze che danno una sensazione di freschezza e asciutto.

Il Deodorante Pure & Fresh ha una profumazione "di pulito", un po' di sapone, fresco, perfetto per la vita di tutti i giorni e che non cozza poi con altri odori e profumi che possiamo utilizzare. 
A me è piaciuto proprio per un uso giornaliero, quando so che non svolgerò mansioni particolari o sarò in viaggio, e devo dire che fa il suo, perché agisce senza essere irritante.

Io l'ho usato appunto con costanza e non ho notato controindicazioni, come dice il nome ha un tocco fresco e pulito anche se non va a bloccare la sudorazione. Inoltre si asciuga molto in fretta quindi ci si può vestire in fretta, cosa ideale in questo periodo più freddo. In generale non ho mai notato macchie o ingiallimenti sui capi dati da questo prodotto.

Il Deodorante Cien Pure & Fresh ha una buona durata su di me, proteggendomi dalla formazione di cattivi odori un po' per tutto il giorno, anche se (ovviamente) non saprei dirvi se regge appunto davvero le 24 ore promesse. A giudicare dalla formulazione non è ideale secondo me per chi comunque ha una sudorazione abbondante e come dicevo ha bisogno invece di un prodotto con antitraspiranti. Io stesso, quando so di stare a lungo fuori casa, o di essere in situazioni più ansiogene, utilizzo deodoranti che contengono attivi più efficaci e mirati (tipo questo di cui vi ho parlato).
Detto ciò, riacquisterei questo deodorante Cien anche perché ha un ottimo rapporto costo/reperibilità.


UNLEASHIA Sunset Dazzle Gloss Balm 
No. 0 Waikiki

INFO BOX
🏋 10g
🗺 Made in Corea
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Cruelty Free

Vi dico subito che questo Gloss Balm del brand coreano Unleashia è di nuovo nel mio carrello di Yesstyle perché l'ho amato tantissimo. Come dice il nome stesso si tratta di un balsamo labbra idratante ma con una finitura glossata decisamente lucida e arricchito da tanti attivi interessanti. 
L'azienda l'ha declinato in ben 11 tonalità fra cui la 0 Wakiki che è completamente trasparente.

È essenzialmente un prodotto a base di emollienti sintetici e qualche umettante a cui Unleashia ha aggiunto anche attivi interessanti come peptidi, vitamina C pura, e Tocoferolo, che magari non avranno la stessa efficacia che hanno nella skincare non essendo veicolati allo stesso modo, ma male non fanno.
La consistenza del Gloss Balm è spessa e ricca, ma facile da stendere, si sente sulle labbra ma non risulta occlusiva, soffocante o appiccicosa. Mi piace molto come texture perché avvolge le labbra ma non va in giro dappertutto. 


La profumazione che percepisco è gradevole, leggera, vagamente tropicale e non troppo invadente. 
La particolarità dei Gloss Balm Unleashia sta anche nel pack, perché hanno questo applicatore a forma di ciambella in silicone morbido che è molto confortevole nella stesura, tanto che verrebbe voglia di darselo in continuazione. In realtà basta davvero poco prodotto, e si riesce a dosare abbastanza bene il balsamo premendo con un pelo di attenzione il flacone. L'unico neo della confezione, in generale, è che non c'è un INCI o una indicazione di uso (che ok, non serve, ma ci vogliono comunque) nemmeno all'interno della scatolina.

A me è piaciuto molto perché funziona molto bene: lo utilizzo sia da solo che sopra magari tinte poco idratanti (come questa) per enfatizzare il colore delle labbra e appunto ridare comfort e idratazione alla zona. Come vi anticipavo poi è un prodotto molto modulabile che può dare sia un effetto lucido quasi vinilico, quindi più vicino ad un gloss labbra vero e proprio, sia giusto un tocco di luminosità per appunto ravvivarle. 


In entrambi i modi da comunque un bell'effetto esteticamente perché va a camuffare le pieghette a dà alle labbra un aspetto più sano, liscio e pieno. 
In generale poi mi piace moltissimo la sensazione di idratazione che lascia, perché dura abbastanza sulle labbra, le protegge ed anche una volta che questo Sunset Dazzle Gloss Balm è svanito le lascia morbide ed elastiche. Probabilmente non basta per chi trascura questa zona e si ritrova con magari molte pellicine e secchezza, ma questo balsamo labbra Unleashia può secondo me far parte di una routine con magari altri prodotti idratanti e nutrienti perché non è solo esteticamente gradevole ma anche performante sulla cute. 
È insomma un prodotto che non voglio farmi mancare, una sorta di ibrido fra make-up e skincare che mi piace molto e vorrei provare anche la versione pigmentata per vedere come si comporta su di me. 



Balea Professional Spray per capelli tenuta flessibile extra forte
con cheratina a effetto volumizzante


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.69
🏋 250ml
🗺 Francia
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 //


Ad inizio dicembre ho fatto un paio di ordini dal sito DM per aggiungere alle mie scorte qualche prodotto di Balea ed Alverde, ed in generale dei brand che non riesco ad acquistare dalle mie parti. In questi ordini c'era anche questa lacca capelli Balea che ha una concezione di base leggermente dai solito spray.
Nasce ovviamente per fissare la pettinatura ma è pensata per una tenuta elastica, inoltre ha una serie di attivi che magari non sconvolgeranno la nostra hair care ma che male non fanno. Glicerina, cheratina, estratto di ciliegio e provitamina B5 arricchiscono questo spray e gli danno un potere idratante e protettivo del capello (e vanno a bilanciare la presenza di alcol), e a questi si aggiungono un filtro solare che contribuisce a proteggere appunto dai raggi. 
Anche il getto di questa Lacca Capelli Balea è diverso dai soliti spray, più leggero e meno diretto immagino proprio per cercare di dosare il prodotto al meglio ed evitare accumuli.
La profumazione scelta in questo caso è abbastanza delicata, pulita, adatta allo scopo.


Mi è piaciuto l'approccio che c'è dietro questo prodotto Balea, pur essendo super economico, perché unisce una buona performance alla promessa appunto di non appesantire il capello o di seccarlo. Io ho notato infatti una buona tenuta, ed uno spray styling abbastanza modulabile che può dare sia un fissaggio più leggero, magari per una acconciatura più voluminosa o su capelli più sottili, sia una piega più definita. In ogni caso non è una lacca che rende i capelli troppo rigidi o duri, e in generale non mi è sembrato che secchi, anche una volta che la andiamo a rimuovere.

Lo Spray per capelli tenuta flessibile Balea ha anche il plus di non sporcare particolarmente i capelli e soprattutto non mi lascia quella polverina bianca antiestetica specie sui capelli scuri come i miei. Basta una pettinata e la lacca viene via senza grossi problemi.

Come molti prodotti di DM, anche questo lo potrei definire onesto, con un ottimo rapporto qualità-prezzo, che fa il suo dovere senza magari sconvolgere il mercato dei prodotti per lo styling ma che riacquisterò se ne avrò la possibilità.


Spero di avervi fatto scoprire qualche prodotto interessante, ma fatemi sapere la vostra esperienza se li avete provati. 




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Nuove miniserie tv su Netflix, promosse, bocciate e tiepidine...

Chiudo altre parentesi su altre serie tv terminare (ne ho praticamente una collezione) e inizio a togliermi qualche sassolino dalla scarpa con tre miniserie tv Netflix. Vediamo cosa si salva?


Il tempo delle mosche
Miniserie


È arrivata freschissima proprio ad inizio Gennaio questa miniserie tv argentina che mi era saltata all'occhio principalmente per una delle protagoniste, che ho stentato per un attimo a riconoscere, e soprattutto per la durata, perfetta per intrecciarla ad altro. 
La storia segue le vicende personali e giudiziarie di due donne, Manca (Nancy Dupláa) e Ines (Carla Peterson, Terapia di Coppia...Aperta), che stanno cercando di ricostruirsi una vita dopo qualche anno di carcere. Fra le due proprio in cella è nato un bel rapporto d'amicizia e vogliono filare dritto, ma un giorno una cliente inizierà a ricattare Ines chiedendole di fare un "servizio" particolare per lei, ed acquistare del veleno letale. Così, fra passato e presente, scopriremo se e come Manca e Ines riusciranno anche questa volta a cavarsela.


Come dicevo Il tempo delle mosche è stato un diversivo per tempi ed impostazione rispetto alle altre serie tv che stavo guardando, anche perché inizia a tutti gli effetti come una commedia, anche se si sente serpeggiare di fondo qualcosa di losco. Manca e Ines sono infatti due donne diverse che nascondono anche un background differente: Ines ad esempio era una donna benestante con una famiglia e una figlia, Manca invece ha un'origine più umile.

È molto interessante il percorso della prima protagonista proprio perché vediamo questo suo percorso verso il baratro e Carla Peterson è secondo me una buona interprete in questo ruolo.
In realtà entrambe le attrici se la cavano bene, ma a mio avviso gli sceneggiatori de Il tempo delle mosche non hanno dato loro dei personaggi molto sfaccettati da rappresentare. Soprattutto Manca è quella che ha meno spazio di sviluppo. 


Ma non è questo il problema più grande di Il tempo delle mosche, che anzi ha tutto sommato un plot in parte diverso da alcune serie tv Netflix che sembrano fatte con lo stampino. Non riesco a dare la piena promozione alla serie però perché è impostata male: alcuni episodi sono davvero confusionari, con salti temporali troppo netti e poco distinguibili. Specie la parte finale secondo me è quella messa peggio, ma la sensazione generale è comunque quella di una storia riuscita a metà. Nonostante poi Il tempo delle mosche tratti temi importanti come la maternità, l'omosessualità femminile, la vita in carcere e il conseguente percorso di reinserimento nella società, la serie non sviluppa mai nessuno di questi argomenti.

Probabilmente, essendo composta da soli 6 episodi, non era possibile espandere troppo certe tematiche, ma un montaggio più lineare avrebbe dato un maggiore appeal alla serie. Tra l'altro, secondo me, hanno sfruttato solo a metà quella vena ironica che si trova nei primi episodi e che poi si perde per dare spazio alla parte più drammatica, ma che magari ci si aspetta da una serie tv breve.
Comunque Il tempo delle mosche ha un suo finale e questo è un plus, quindi immagino non ci saranno altre stagioni.



La sua verità
Miniserie


L'8 gennaio è arrivata invece una miniserie thriller che continua a conservare la sua posizione in vetta alle classifiche di Netflix e un po' lo comprendo, perché La sua verità è tutto sommato ben fatta.

Tratta dall'omonimo romanzo di Alice Feeney, il titolo originale, His & Hers secondo me rende meglio la trama di questa serie tv: ci troviamo in una cittadina un po' sperduta della Georgia e conosciamo Anna Andrews (Tessa Thompson), una rampate giornalista che ha fatto carriera ma che per una vicenda traumatica personale si è presa un anno sabatico allontanandosi da tutti, incluso il marito Jack (Jon Bernthal). Sarà però la misteriosa morte di una compagna di scuola di Anna a riavvicinare i due: per la giornalista potrebbe essere l'occasione di rilanciare quella carriera un po' congelata, Jack invece è un poliziotto che deve investigare sul caso. Peccato però che entrambi potrebbero essere coinvolti nell'omicidio per via di alcune questioni pregresse, quindi entrambi saranno interessati a scoprire la verità, o quantomeno a non farsi coinvolgere troppo direttamente. Ma sono davvero entrambi innocenti?


La sua verità sembra giocare su due prospettive diverse, ma non immaginate una roba tipo The Affair o Disclaimer, perché, nonostante qualche salto temporale, momenti di tensione e colpi di scena, abbiamo a che fare con una serie tv abbastanza lineare. È ovvio che gli sceneggiatori abbiano cercato di inserire parecchi diversivi per far andare avanti la serie e creare nello spettatore aspettative differenti, ma comunque tutto funziona, e soprattutto il finale di His & Hers riesce a creare quella suspense che colpisce. 
Poi tocca ammettere che Netflix ha scelto bravi interpreti, sia primari che secondari, e che anche l'impostazione generale e la messa in scena mi sono sembrati curati.

Anche in questa miniserie si innestano diverse tematiche, fra elaborazione di un lutto, relazioni sentimentali sfasciate, bullismo e violenza, anche se devono purtroppo o per fortuna fare spazio all'evoluzione della storia e quindi risultano marginali.
La sua verità è insomma una serie tv in sei episodi che ho seguito volentieri, che scorre bene, che tiene compagnia anche se non ha alcuna intenzione o capacità di far evolvere il genere.


Ovviamente è pur sempre una serie tv Netflix e sia che l'abbiate vista, sia che dobbiate vederla, è giusto avvisarvi di qualche difetto. Infatti come molti thriller moderni, per funzionare, cade in coincidenze, magari forzature e momenti più dubbi nella trama (per non dire proprio vuoti) che potrebbero infastidire qualcuno.
A me poi è piaciuto sia il fatto che entrambi i protagonisti non fossero propriamente positivi, perché ci spinge a guardare oltre la mera simpatia, sia il finale che ricostruisce tutto quello che è realmente accaduto.
Proprio l'ultimo episodio può essere abbastanza divisivo: io stesso non amo gli spiegoni, o comunque quando tutta la risoluzione di una serie viene fatta confluire in un'unica puntata, ma qui risulta più organico perché aggiunge una prospettiva che era presente ma che la serie non fa prendere in considerazione. 
Personalmente ritengo che La sua verità pecchi proprio nel non giocare in modo più netto sulla divisione dei due punti di vista fra Anna e Jack, ma per il resto, pur non essendo memorabile, credo sia una serie tv piacevole.



I sette quadranti di Agatha Christie
Miniserie 


Sarò più breve sicuramente su una serie tv che stavo aspettando con curiosità, e che è arrivata il 15 Gennaio su Netflix in tre parti. I sette quadranti di Agatha Christie è forse uno dei romanzi della scrittrice inglese meno noti e soprattutto non credo che ci siano molti adattamenti cinematografici.
Nella Londra del 1925 conosciamo Lady Eileen "Bundle" Brent (Mia McKenna-Bruce, Persuasione) che vive con la madre Lady Caterham (Helena Bonham Carter), la quale per far fronte a problemi economici, affittano la loro villa a Sir Oswald Coote (Mark Lewis Jones, Hostage) per una sontuosa festa in maschera.

Tra gli invitati ci sono anche Gerry Wade (Corey Mylchreest, Il mio anno a Oxford), amico del fratello defunto di Bundle e suo interesse amoroso, e Jimmy Thesiger (Edward Bluemel, My Lady Jane), un altro amico. Proprio durante la festa, un gruppo di amici decide di fare uno scherzo e nascondono otto sveglie nella stanza di Gerry.

La mattina dopo, però, Gerry viene trovato morto nel suo letto e sul camino ci sono sette delle otto sveglie. Incapace di credere che si sia trattato di un semplice incidente, Bundle deciderà di indagare, accompagnata da Jimmy e dal Sovrintendente Battle (Martin Freeman, Miller's Girl), deciso a far luce sulla morte.


Non voglio essere frettoloso o dismissivo su I Sette Quadranti, perché come dicevo la mia curiosità era parecchia, ma poi in effetti non è stata ripagata del tutto. Non ho letto il romanzo di Agatha Christie da cui è tratta la serie ma ho scoperto che ci sono delle differenze narrative, seppur permangano gli elementi base.
Credo però che forse non sia fra le storie più impattanti della scrittrice, infatti non è stata sfruttata molto di frequente. E anche questa serie tv di conseguenza risulta piacevole ma senza grandi guizzi, intrattiene e fa passare una piacevole serata, ma come arriva se ne va.

Buono il cast, piacevole la regia, produzione e ambientazione sono curati e la storia è godibile, ma manca qualcosa per renderla particolarmente avvincente. 
In particolare forse mancano personaggi davvero affascinanti e carismatici, e che magari abbiano una crescita, anche se come dicevo abbiamo attori rodati e capaci. 


È quindi un murder mistery molto classico, che cerca un po' di freschezza in una protagonista femminile leggermente più avanti rispetto la sua epoca, senza però risultare troppo anacronistica. Se non conoscete la storia come me, allora Agatha Christie's Seven Dials vi piacerà forse un po' di più; se invece siete puristi del genere, fra le variazioni date alla storia e una non particolare brillantezza ed innovazione, potreste restare un po' più delusi.

SKIN1004 Tone Brightening Ampoule, pelle luminosa e uniforme a meno di 15€ ✨

Quando si parla di prodotti per migliorare la luminosità dell'incarnato, la cosmesi coreana ha interi cataloghi di trattamenti che hanno questo fine. Ognuno ha un approccio differente, ma mi sembra di notare che la tendenza generale sia quella di prodotti semplici ma con un effetto sulla pelle a 360 gradi e che magari non siano aggressivi. O per lo meno risponde a queste caratteristiche la Madagascar Centella Tone Brightening Capsule Ampoule di SKIN1004.


INFO BOX
🏋 100ml
🗺 Made in Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 //

Skin1004 è sempre nella lista di brand coreani che voglio conoscere meglio e che man mano sto approfondendo, infatti verso la fine dello scorso anno vi avevo parlato proprio di un siero ai peptidi di questa linea Madagascar Centella che mi aveva entusiasmato

Lo scopo della Tone Brightening Capsule Ampoule è quello di illuminare l'incarnato e contrastare le macchie e mi aveva proprio incuriosito per l'approccio omnicomprensivo della sua formula. 

Le ampolle infatti sappiamo che non si discostano molto dai sieri viso da un punto di vista di uso e texture, e che il loro nome è più una trovata di marketing che di reale differenza da altri prodotti. Da un punto di vista formulativo le ampoule però tendono ad essere molto più semplici, spesso a base di uno o due attivi. Nella Brightening Capsule Ampoule invece Skin1004 ha invece puntato ad una miscela di attivi che illuminano l'incarnato ma lo fanno in modo in parte diverso. 

La texture acquosa ma soda e senza profumo di questa ampolla è piena di queste micro perle che le danno l'effetto quasi di una snowglobe, ma in realtà contengono quello che l'azienda chiama Madewhite™, un brevetto a base madecassoside un derivato dall’estratto di Centella Asiatica che quindi ha un effetto lenitivo, cicatrizzante e anti-rossore. Già con questo attivo l'aspetto della pelle può potenzialmente migliorare, ma la Madagascar Centella Tone Brightening Capsule Ampoule di SKIN1004 è arricchita anche con altre sostanze lenitive come Pantenolo, la stessa centella e probiotici che comunque aiutano a rinforzare la barriera cutanea.

L'azione antimacchia invece di questa ampolla risiede nella combo di acido tranexamico e vitamina C in forma stabile che agiscono appunto su spot e pigmentazioni. 

In più è un prodotto ricco di umettanti come la glicerina, le betaine, ed un altro brevetto interessante chiamato Aquaxyl™, un complesso di zuccheri che promette una idratazione su più livelli dell'epidermide e di rinforzare la barriera cutanea. 

La mia pelle ha risposto bene sin da subito alla Madagascar Tone Brightening Capsule Ampoule, perché risulta facile da stendere e si assorbe bene. Per qualche istante ha un leggero feeling appiccicoso, ma non è per nulla fastidioso, semplicemente è un siero che si sente agire sulla pelle, che non appesantisce ma non svanisce immediatamente. Questa ampolla Skin1004 diventa così un'ottima base per la mia routine: sopra ci si può applicare qualunque altro prodotto senza che si creino interazioni strane, e appunto con un siero o una crema si risolve completamente quella sensazione di appiccicoso e si potenzia l'effetto di questo prodotto.

Nessun problema anche con le piccole capsule contenute al suo interno non ci sono problemi, non si sente nemmeno il pop, ma semplicemente, quando massaggiamo il prodotto, queste si sciolgono e spariscono. 
Sin da subito la Brightening Capsule Ampoule è secondo me piacevolmente idratante, e come vi dicevo si sente che idrata bene, a fondo, e la sua azione dura davvero un po' per tutto il giorno. Ne consegue così una pelle più tonica ed elastica appunto sin da subito.

Io ad esempio sopra, adesso che ho la pelle un po' più secca, ci aggiungo giusto una protezione solare o una crema idratante e mi va più che bene. Da questo punto di vista secondo me accontenta un po' tutti i tipi di pelle, a seconda di come lo stratificate.
Per quanto invece riguarda l'effetto illuminante di questa ampoule Skin1004, come vi dicevo secondo me è in parte trasversale e in parte diretto: personalmente ad esempio ho notato che con l'uso di questo prodotto non si sono praticamente formate le classiche macchiette post brufolo, che svaniscono più velocemente.

Credo però che i benefici siano più che altro quelli di un incarnato che col tempo, in generale, ha un aspetto più sano, più omogeneo e luminoso perché appunto più forte, lenito e idratato.
Quindi penso che se avete macchie più o meno importanti e durature, la Brightening Capsule Ampoule possa essere un supporto delicato e non irritante per altri trattamenti più invasivi e mirati, o usata come mantenimento. 
Skin1004 ha insomma creato un prodotto molto gradevole, che copre necessità varie senza però aver fatto una formulazione in stile minestrone "svuota frigo". Inoltre è disponibile in ben tre diversi formati, da 30ml e da 50ml, oltre che questo da 100ml, quindi potete testarlo senza sprechi. 



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Novità, hype e delusioni: cosa ha lasciato Gennaio tra film e serie tv

Come vi dicevo nel recap per Beauty Cues, Gennaio è stato un mese un po' lento per me, mi è servito più tempo per carburare, riprendere i vecchi ritmi e tornare qui con la stessa regolarità. Ma comunque ci ho provato e sono riuscito a parlarvi di diverse serie tv e film che ho visto nel corso del mese.

Gennaio è sempre un mese particolare in questo senso: tra gli strascichi delle uscite di fine anno e i nuovi arrivi c'è sempre più traffico che in altri periodi e io ho ancora tanto di cui parlarvi, altre parentesi da chiudere specie sulle serie tv. Quelle di gennaio però sono state un po' più flop che promosse. 

Mi ha ad esempio deluso molto la seconda stagione di A Man on The Inside su Netflix.


Da dramedy gustosa e di compagnia, con quella punta di mistero che proseguiva lungo gli episodi, A man on the inside 2 è diventata una serie tv insipida, dove si è cercato di scavare nella vita di personaggi di cui in fondo non ci interessava. E poi c'è modo e modo di farlo: parlare di drammi familiari o di amori in terza età può attirare lo spettatore se lo fai con la giusta ironia o con un taglio particolare e qui mancano entrambi. Ad oggi non è stata confermata ancora la terza stagione e mi sa che potrebbe essere il sintomo di una cancellazione, e onestamente andrebbe anche bene così.

L'altro flop di gennaio non è un rinnovo ma una novità, ovvero Girl Taken, miniserie tv uscita l'8 Gennaio su Paramount +.

Alfie Allen interpreta un inquietante professore sequestratore di adolescenti in un thriller psicologico che sembra quasi una storia vera. Peccato però che anche qui si giochino male le loro carte perché la sceneggiatura è spesso banale, derivativa e piena di scene poco credibili se non propriamente assurde. Gli interpreti non sono male ma Girl Taken finisce nel cestino delle serie tv dimenticabili.

Sul versante delle serie tv promosse mi sento, a mente fredda, di nominare Stranger Things 5.

Fatemi spiegare: nella recensione della quinta stagione (ma anche prima) ne ho detto peste e corna e sottoscrivo ogni singola frase, ma l'idea di avere un finale di stagione che completi la storia merita già una spilletta di incoraggiamento. Poi se si guarda a Stranger Things in dettaglio (ma anche non troppo) ci sono tante lacune, eppure non si può negare che si tratta di una delle produzioni più complesse e grandi degli ultimi tempi, quindi tutto sommato, presa nel suo insieme, tocca riconoscerne comunque il valore. È comunque finita una saga e mi va più che bene così.


Per quanto riguarda i film ho sicuramente almeno un titolo che boccio senza pensarci troppo, che non è una novità ma un recuperò, ovvero This Time Next Year.

Il bel Lucien Laviscount è protagonista in una commedia romantica che ricorda vagamente One Day, ma peccato che la storia di This Time Next Years sia debole, soprattutto nelle interazioni fra lui e la sua partner nel film ovvero Sophie Cookson. Mi sono mancati al tempo stesso leggerezza e profondità, dolcezza e ironia, ma anche degli aspetti che giustificassero gli andirivieni fra Quinn e Minnie, nonostante il film duri praticamente due ore.
Mi è mancato soprattutto quel senso di fiaba che mi aspetto come giustificazione per un genere cinematografico che ormai arranca.
Evitabile e dimenticabile. 


Voglio invece promuovere Primavera di Damino Michieletto, arrivato al cinema proprio a Natale 2025.

È vero, non è un film che esplode da un punto di vista narrativo, anzi può risultare un po' classico e sono certo che qualcuno l'abbia trovato noioso. Io invece credo che Primavera abbia il merito di raccontare una vicenda, seppur romanzandola, che non conoscevo, ma soprattutto lo fa in modo elegante e attraverso bravi interpreti. Il pathos c'è, ma è più compassato, l'emozione si fa sottile e poi fanno da contorno una messa in scena curata ma misurata, la bellissima musica classica e la regia che gioca molto su luci e colori. Probabilmente se arriverà in streaming, potrà farvi passare una serata piacevole. 


Top e Flop Gennaio '26, le prime scoperte da segnarsi (e i flop da evitare)

Devo dire che il mio Gennaio è stato un po' in salita. Dopo un dicembre che non è stato particolarmente conciliante o rilassante, è stato un inizio anno in cui ho fatto un po' fatica a riprendere il ritmo e far quadrare tutti gli impegni delle 24 ore. Credo che però ho proseguito con Beauty Cues sempre con recensioni interessanti, almeno per me. 

Ho iniziato questo 2026 anzi con alcuni promossi che vale la pena appuntarsi a cominciare dalla linea Beauty's Choice di Cien, una gamma di cosmesi avanzata e moderna. Fra i tre prodotti che ho testato, tutti comunque validi, credo che meriti qui una menzione il Siero al Retinale 0.01%.

Ad avermi colpito in questo prodotto Cien è sicuramente l'aver saputo coniugare una formulazione user friendly, anche per i meno esperti, ad un trattamento appunto efficace e ricercato. Nell'INCI infatti si uniscono alcuni degli attivi migliori che abbiamo in commercio, per migliorare la tonicità cutanea. Sicuramente se Cien offrisse un siero al retinal più concentrato, per me sarebbe l'ideale, ma se la linea Beauty's Choice dovesse tornare disponibile, vi consiglio di darle una chance. Qui tutta la recensione. 

A proposito di retinale, nel corso di Gennaio vi ho anche parlato dell'ottima Eye Cream Retinal Liposome 4% + Fermented Bean di KSecret Seoul 1988.


Dopo il siero viso della stessa azienda, anzi mentre lo stavo già utilizzando, mi sono subito innamorato della crema contorno occhi della linea, anch'essa ricca di attivi e facile da inserire nella skincare. Tutti questi prodotti a base di retinale, sia l'Eye Cream che il siero Cien, non sono estremamente potenti da cambiare la pelle dal giorno alla notte, ma agiscono più con costanza nel tempo. Qui trovate la recensione della Eye Cream Retinal Liposome Ksecret.

Un'altra piccola scoperta di questo primo mese è stato il Trattamento Anticaduta Capelli di Freshly Cosmetics, un siero rinforzante e anticaduta.


La potenza di questo trattamento sta in una miscela di nove attivi di origine vegetale in una formulazione completamente naturale. Inoltre ha una consistenza ottimale sia se vogliamo fare una applicazione più mirata, sia se dobbiamo trattare aree più estese. A me è piaciuto perché l'ho trovato efficace anche sulle zone dove il diradamento è più visibile. Qui trovate la recensione del trattamento Freshly, ma di questa azienda mi sentirete ancora parlare.


L'ultimo promosso è stato anche l'ultimo prodotto che ho recensito a Gennaio, ovvero i Deodoranti Stick Ricaricabili di Wild.


Nella recensione trovate tutti i dettagli sulla filosofia di questa azienda che punta a ridurre il più possibile l'impatto ambientale di un prodotto così di largo uso comune. Wild però non offre prodotti standard e noiosi, ma cerca anche di creare cosmetici simpatici, personalizzabili e piacevoli da usare grazie ad una ampia scelta di profumazioni. Ma ovviamente l'aspetto più importante è l'efficacia: io li ho testati per tre mesi e posso dire che su di me i deodoranti Wild, almeno nella versione stick, funzionano molto bene.

Sul versante dei prodotti flop non ho un lungo elenco contro cui puntare il dito, ma c'è stata una delusione ovvero lo Shampoo Secco in Schiuma 2 in 1 di Balea.


Nella teoria sembra un prodotto innovativo: è una mousse che promette di rinfrescare i capelli, ma anche di aiutare nello styling. Nella pratica però questo shampoo secco Balea su di me si è rivelato poco efficace. Sì, lascia un buon profumo e un po' aiuta a rendere il capello meno pesante, ma non ha la performance dello shampoo secco tradizionale. Inoltre nell'utilizzo mi sembra faccia perdere più tempo.
Non è il peggior prodotto mai provato, ma non ho certamente voglia di riacquistare questa schiuma Balea. Se volete conoscere altri dettagli vi aspetto qui.


Quali sono stati i vostri top e flop di Gennaio?



Girl Taken su Paramount+ è il primo flop dell'anno

Su Paramount+ l'8 Gennaio è arrivata Girl Taken, che mi aveva attirato perché sulla locandina c'è il faccione di Alfie Allen, ottimo attore che ha avuto uno slancio con Game of Thrones.


Tratto dal romanzo Baby Doll di Hollie Overton, Girl Taken ha un plot che sembra quello di un qualunque storia vera che finisce nei casi di cronaca nera, e non è spoiler perché questa è la prima scena della serie tv: Allen interpreta il ruolo di Rick Hansen, un insegnante tranquillo e rispettato nella comunità che però nasconde una strana fissazione per Lily Riser, una sua studentessa.
Dall'altra parte però c'è Abby, sorella gemella di Lily, che a sua volta ha una sorta di cotta per il suo insegnante. Proprio a seguito di un litigio fra le sorelle, Lily si allontanerà e Hansen la rapirà rinchiudendola nello scantinato di un casolare ricevuto dalla moglie in eredità. 
Nel corso dei sei episodi di Girl Taken scopriremo il destino delle due sorelle, legate anche da un rapporto burrascoso con la madre.


Si sposta più sul piano del thriller psicologico questa miniserie Paramount+ perché cerca di sondare proprio nelle dinamiche relazionali fra appunto le gemelle Riser, cresciute con una madre problematica e spesso ubriaca, ma anche gli strascichi emotivi di Lily sia durante che dopo il rapimento. Tanti diversi traumi che ognuna delle protagoniste dovrà affrontare, con un focus ovviamente sulla gemella rapita.
Quindi, a parte qualche momento di tensione, non è tanto l'azione ad avere il sopravvento, ma proprio i rapporti, gli animi, quel che un avvenimento così complesso lascia in chi "sopravvive".

Seppur chiaramente tocchi tasti già battuti da altre serie tv, Girl Taken avrebbe le carte in regola per essere una buona produzione, una di quelle storia che ti inquietano perché il mostro in questo caso è proprio l'uomo della porta accanto. Invece devo ammettere che sono arrivato alla fine solo per capire se ci fosse uno sviluppo sensato e una esplosione drammatica che potesse colpirmi.
Tuttavia credo che qui siamo di fronte ad una delle sceneggiature peggiori degli ultimi tempi.


Dopo un incipit comunque interessante, Girl Taken ha infatti uno sviluppo narrativo pigro, poco creativo, coincidenziale, pieno di vuoti, con forzature o soluzioni prevedibili che tolgono passione a credibilità a tutta la serie tv.

Faccio un esempio banale ma che mi è saltato subito all'occhio: Lily viene rinchiusa in una stanza in cui ha molti oggetti per difendersi e per aggredire il suo rapitore, e non sembra sia magari debilitata o narcotizzata per non riuscire a reagire. Ovviamente allo sceneggiatore fa comodo ignorare questa logica e aspettare il momento che ritiene più sensato, ma non è quello più realistico. Indubbiamente la ragazza vive una situazione di coercizione e paura, ma in fondo non ci viene mai mostrata per poter giustificare i suoi 5 anni di prigionia.


Purtroppo anche da un punto di vista affettivo e umano, Girl Taken non mi è sembrata ben elaborata, visto che ad esempio non viene mai approfondita la capacità manipolatoria di Rick nei confronti della moglie, e mi aspettavo qualche flashback in più che ricostruisse quello che è stato il suo rapporto con Lily mentre era stata rapita. La ragazza ad un certo punto sembra in qualche modo voler far leva sui suoi punti deboli, magari mettere in scena una sorta di sindrome di Stoccolma, ma nulla di questo viene approfondito. 

Inoltre il rapporto fra le gemelle e la madre è un abbozzo di una famiglia disfunzionale qualsiasi, e la donna, nonostante sia una infermiera, non sembra mai suggerire alle figlie di farsi seguire da un terapista.
In sintesi non hanno giocato bene le loro carte, perché farci scoprire da subito il fattaccio li ha costretti a muoversi su un piano più appunto psicologico che richiedeva una cura particolare che qui manca.
Spiace perché comunque Alfie Allen è sempre un ottimo attore, ed anche Tallulah e Delphi Evans, praticamente alle prime armi, si sono rivelate convincenti, ma Girl Taken per me è il primo grosso flop dell'anno. 





La mia esperienza con i Deodoranti Wild: Naturali, Personalizzabili ed Efficaci

Lo sapete, qui si parla anche di argomenti che possono essere meno glamour ma non per questo meno interessanti ed utili, come l'annosa questione dei deodoranti per ascelle. 

Ovviamente sono parte anche della mia routine, quindi ne parlo spesso e volentieri nelle mie recensioni, e la ricerca di prodotti efficaci non si ferma mai. Da mesi ormai sto testando i deodoranti di Wild, brand inglese che conoscevo da tempo che non avevo ancora avuto modo di provare. Adesso però che li ho testati in lungo e in largo posso raccontarvi tutto quello che ho imparato sul brand, i suoi pro, gli eventuali contro e la mia personale esperienza. 


La filosofia di Wild

Conoscevo Wild quando ancora si occupava solo di deodoranti in stick, ma l'azienda ha espanso molto il suo catalogo e adesso si trovano non solo prodotti per la cura e l'igiene del corpo, ma anche per il viso e la stessa gamma di deodoranti è stata espansa. Oltre agli stick, con almeno il 97%  di ingredienti di origine naturale, adesso troviamo anche i roll-on in due versioni, fra cui quella con antitraspiranti per chi ha necessità di una performance più intensa. 

Ma l'intento di Wild è soprattutto quello di rivoluzionare un prodotto di uso comune che può avere un grosso impatto ambientale specie nel generare plastica usa e getta. Tutti i prodotti proposti dall'azienda infatti sono ricaricabili, quindi si compra solo una volta il flacone riutilizzabile e poi via via i refill, senza però perdere il piacere di un prodotto gradevole e profumato. 

Ad esempio i case dei deodoranti stick sono in alluminio disponibili con ben 12 fantasie e colori, mentre i refill sono declinati in 19 diverse fragranze, perfette per accontentare tutte le preferenze. Le varie profumazioni sono anche disponibili in una versione per pelle sensibile senza bicarbonato. 
A queste ovviamente si aggiungono le collezioni speciali che vengono lanciate periodicamente. Le ricariche dei deodoranti stick sono poi contenute in confezioni di bambù, quindi compostabili ed ecologiche.



Gli ingredienti che funzionano

I deodoranti stick Wild come dicevo sono a base di ingredienti naturali e vegani, e nello specifico si tratta di formule anidre, che lavorano in sinergia e non bloccano la sudorazione ma la assorbono e rallentano la proliferazione batterica che causa poi il cattivo odore. Gli attivi scelti da Wild per la linea non rivolta a pelli sensibili, che poi è quella che ho provato io sono principalmente:

  • Bicarbonato di sodio, che neutralizza gli odori agendo sul pH e limitando la proliferazione dei batteri responsabili appunto del cattivo odore. 
  • Idrossido di magnesio, che supporta l'effetto del bicarbonato, contrasta i batteri che causano odori poco gradevoli senza alterare eccessivamente l'equilibrio cutaneo.
  • Zinco Ricinoleato, attivo funzionale che agisce quasi "intrappolando" le molecole odorose, impedendo che vengano percepite. È considerato efficace e ben tollerato.
  • Amido di tapioca, assorbe l'umidità in eccesso, contribuendo a mantenere una sensazione di asciutto e a riduce quindi l'ambiente favorevole ai batteri.

Oltre a questi attivi anti odore, i deodoranti Wild hanno anche sostanze idratanti e nutrienti come olio di cocco, burro di karitè e cacao, e cera e olio di semi di girasole. 
Come anticipavo la versione sensitive di alcune fragranze ha alcune accortezze formulative: non contiene ad esempio bicarbonato, che in effetti può risultare leggermente irritante su alcune cuti.


Come si usano i deodoranti Stick Wild


Come dicevo tutti i prodotti Wild sono refillabili, inclusi i deodoranti solidi in stick da inserire nei case di alluminio. Io ho la colorazione Acqua che ha scelto il brand per me, ma come dicevo ci sono più fantasia.

Ricaricare i contenitori stick Wild è semplicissimo e sul sito dell'azienda trovate un video molto chiaro ed esplicativo: basta ruotare la base fino alla fine e con un minimo di forza staccarla dalla parte centrale. Così si può inserire la ricarica senza troppa fatica (non è necessario rimuovere il supporto di carta se ve lo steste chiedendo) ed iniziare ad usare il deodorante, anzi volendo si possono anche alternare più fragranze perché è molto semplice sostituirle. Una volta terminato si procede allo stesso modo. 

I materiali mi sono sembrati compatti e solidi, quindi perfetti da portarsi dietro, in viaggio o in palestra. Considerate che il mio deodorante ha fatto un paio di cadute e non ha subito alcun danno, quindi anche se siete un po' maldestri come me non dovreste avere problemi. Ho temuto invece che il contenitore fosse ingombrante vedendo le immagini, ma in realtà non è molto dissimile dai packaging di altri deodoranti in stick o roll on che sono disponibili in commercio. 

Il case credo sia tranquillamente lavabile sotto l'acqua, anche perché è in alluminio, quindi basta farlo asciugare bene per poter continuare ad utilizzarlo.


La mia esperienza con Wild

Io ho avuto modo di provare tre deodoranti Wild grazie all'azienda, e li ho voluti testare per oltre tre mesi prima di parlarne. Due aspetti infatti volevo comprendere particolarmente: l'efficacia del prodotto e la sua delicatezza.


INFO BOX
🔎 wearewild.com
💸 €15.19 (case + ricarica)
🏋 40gr (ricarica singola)
🗺 UK
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan


Io ho provato in particolar modo le fragranze Coconut & Vanilla, che subito diventata la mia preferita, e Strawberry & Creamy, più dolce e appunto ricorda un po' un Chupa Chups ma comunque non stucchevole. Credevo fossero entrambe adatte alla stagione più fredda e non mi sbagliavo, mentre ho tenuto da parte Fresh Cotton & Sea Salt per questa estate, e credo possa essere una profumazione che amerò molto in quel periodo. 
Tutte le profumazioni sono secondo me ben calibrate: permangono a lungo dando una sensazione di pulizia, ma non sono troppo invadenti da entrare in contrasto con altro profumi che utilizziamo.

Per quanto riguarda la performance generale dei deodoranti stick Wild per me va ben oltre la sufficienza. Cambiare deodorante può richiedere un momento di assestamento prima che questo inizi a funzionare come si deve, ma ci sono poi prodotti che su di noi non hanno alcun effetto. I Deodoranti Stick Wild invece su di me sono stati efficaci praticamente da subito, e soprattutto anche in situazioni più movimentate e stressanti, quelle che in genere mettono più a dura prova il controllo della sudorazione.

 

Mi danno infatti una buona sensazione di asciutto e pulizia per parecchie ore e mi sento a mio agio anche nel corso di una intera giornata. L'uso è molto semplice, lo stick si stende bene e scorre sulla pelle delicatamente pur essendo compatto. Wild suggerisce di stendere il prodotto con le mani per far assorbire meglio la pasta, ma io non ne ho mai avuto la necessità. Inoltre ci si può vestire subito dopo averli applicati.
Ho apprezzato il fatto che questi deodoranti non lascino particolari aloni anche sui capi scuri. Se restano delle tracce di deodorante, queste vanno via facilmente con un normale lavaggio senza alcun problema.

L'aspetto che poi mi ha sorpreso è la delicatezza sulla cute di questi deodoranti Wild: in passato ho provato prodotti a base di bicarbonato che mi causavano rossori e irritazioni, ma non è stato un problema con questi Wild. Li uso infatti tutti i giorni costantemente e non ho mai avuto alcun fastidio. 
L'azienda afferma che una singola ricarica duri dalle 4 alle 6 settimane e credo abbia ragione, anche se ad oggi non ho ancora terminato nessuno dei refill che ho utilizzato, quindi immagino si ammortizzi bene il costo nel tempo. 

Wild è stata una scoperta che non abbandonerò presto, anzi voglio provare tutte le fragranze e anche gli altri prodotti per il corpo.



Se volete più informazioni potete andare al sito Wild da questo link.






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