Le miniserie su Netflix e Prime Video tratte dai romanzi che stavo quasi dimenticando

Non so se sia un lapsus involontario o semplicemente il caldo, ma stavo dimenticandomi di parlare di due miniserie che ho visto ormai da diverso tempo. A mente fredda mi rendo conto che forse non mi hanno colpito poi troppo, ma ve le vorrei comunque raccontare meglio.


La casa degli spiriti
Miniserie

Dal 29 aprile al 13 maggio su Prime Video è arrivata una serie tv che attendevo con curiosità, ovvero La casa degli spiriti, che, come potete immaginare, è la trasposizione del celebre romanzo di Isabel Allende, già diventato un film nel 1993. Qui la mia curiosità era dovuta non solo al fatto che non avendo letto l'opera, sarebbe stato interessante, ma anche perché fra i produttori esecutivi appare anche Eva Longoria.
Un progetto interessante, ma secondo me con qualche pecca.

La Casa degli Spiriti è una storia che racchiude a pieno lo stile e gli argomenti che ritornano spesso nelle opere di Allende, incluso l'ultimo romanzo, Il Mio Nome è Emilia del Valle, sia in senso storico che in quello più intimo e personale. La storia parte con Alba (interpretata da Fernanda Urrejola), una giovane donna che ha già vissuto diverse situazioni complesse, nonostante sua nonna Clara (Nicole Wallace e Dolores Fonzi), dotata di poteri predittivi, le aveva anticipato che avrebbe avuto una vita piena di gioie. Così Alba decide di recuperare i tantissimi diari della nonna, e raccontare la storia tormentata della sua famiglia. 

Si inizia dagli anni Venti, in un paese non precisato del Sudamerica. Clara vive una giovinezza agiata: è infatti la figlia di Severo Del Valle (Eduard Fernández), candidato al senato con il Partito Liberale, e di Nívea Del Valle (Aline Kuppenheim), suffragetta per il voto alle donne. Tuttavia il suo destino cambierà quando, dopo una serie di tragedie, sposerà Esteban Trueba (Alfonso Herrera, Il ballo dei 41), uomo di umili origini che però creò una fortuna solo per poter sposare la bellissima Rosa, sorella di Clara.
Così, nel corso dei decenni, seguiamo il destino della famiglia Del Valle / Trueba, attraverso soprattutto  tre diverse generazioni di donne, e che diventerà speculare dei drammatici fatti storici che porteranno, nell'11 settembre 1973, alla dittatura di Augusto Pinochet.

La casa degli spiriti segue il romanzo da cui è tratto in modo attento, con una nota smaccatamente femminista, ma raccontando in modo forse banale due degli altri elementi fondanti delle opere di Isabel Allende. Infatti tutto gira intorno a come vengono trattate le protagoniste sia dentro le mura di casa che fuori, ma, allo stesso tempo, queste donne saranno risolutive nei momenti più complessi.

Quando però la serie entra nella parte più storicamente rilevante, è come se La Casa degli Spiriti di Prime Video diventasse blandamente storiografica, senza un approccio o una prospettiva più interessante. In questo senso secondo me la narrazione non è aiutata da una regia e una messa in scena che, per quanto gradevole nel suo insieme, fa un po' soap. Abbiamo una ricostruzione storica abbastanza curata ma un po' scialba, mentre la regia e la fotografia sono sempre abbastanza banali, poco ricercate.


Ho avuto poi l'impressione che il realismo magico, altro elemento tipico di Allende, fosse sottoutilizzato, come se temessero che, accentuando questo aspetto, la serie potesse risultare troppo "fantasy" per un pubblico generalista. È anche vero che l'adattamento di Netflix di Cent'anni di Solitudine ci ha abituati forse troppo bene per accontentarci da quello proposto da Prime Video.
Un altro avviso che devo fare è che alcune scene di La casa de los espíritus sono un po' forti, e arrivano in un contesto che non ci fa pensare esattamente a una violenza non molto velata.

Fortunatamente quasi tutto il cast è più che valido, gli otto episodi scorrono bene, quindi nel suo insieme La Casa degli spiriti riesce a coinvolgere e portarti quando serve a farti emozionare, ma se si guarda con alte aspettative non è proprio un capolavoro.


Ovunque tu sia
Miniserie

Non so per quale strano masochismo, ma quando esce su Netflix un nuovo adattamento dei romanzi di Harlan Coben, io finisco per dargli una chance anche se so che potenzialmente mi può deludere. Avevo infatti già parlato (male) di Missing You e Un inganno di troppo, sempre sulla piattaforma, e non ero riuscito a terminare Un solo sguardo. Però devo ammettere che Ovunque tu sia, disponibile dal 18 giugno, mi ha convinto un pelo di più.

La storia è quella di David Burroughs (Sam Worthington) che è stato accusato - manco a dirlo ingiustamente - di uno dei crimini peggiori: aver ucciso il suo figlio ancora piccolo. David sa in cuor suo di essere innocente, ma come dimostrarlo? Un giorno però Rachel (Britt Lower), sorella dell'ex moglie dell'uomo, va a trovarlo in carcere con una teoria che ribalterebbe tutto. Ha scovato sui social la foto di un bambino che somiglia incredibilmente al figlio di David, e così partirà la ricerca di quello che adesso è un ragazzino che possa scagionare il padre e rivelare la verità.


Pur partendo prevenuto visti i pregressi, ho seguito Ovunque tu sia quasi tutto d'un fiato, complice sia la durata agile degli otto episodi, ma anche una storia che riesce ad intrattenere forse meglio di altri adattamenti di Coben. Ed in effetti la serie è ancora in cima alla classifica Netflix delle produzioni più viste, a dimostrazione forse che qualcosa è andata bene.

Diciamo che la spinta nel cercare di capire come il protagonista potrà salvarsi, c'è tutta, e fra colpi di scena più o meno riusciti, e momenti di tensione, si arriva alla fine di questa miniserie senza sbadigliare troppo. A supporto di una vicenda che si lascia guardare, sebbene non sia la più originale, c'è anche un cast fatto di volti abbastanza noti del grande e del piccolo schermo, come Milo Ventimiglia, Erin Richards, e l'iconica Madeleine Stowe.


I Will Found You perde però di solidità narrativa se si guarda un po' più nel dettaglio, se si inizia a notare la scarsa credibilità di alcuni snodi e la natura forzata di altre coincidenze. Anche i personaggi non hanno sempre reazioni o comportamenti strettamente logici, e molto spesso sono semplicemente abbozzati e poco sviluppati.
In definitiva è per questo che secondo me si tratta di una serie tv dimenticabile: è l'ennesima occasione in cui Netflix cerca di applicare una formula collaudata, senza tentare una strada nuova, o provare anche solo a cambiare qualche ingrediente. 
Ovunque tu sia si aggiunge quindi al catalogo Netflix come una delle tantissime serie tv proposte dalla piattaforma, ma non lo arricchisce in alcun modo e a giudicare dal successo evidentemente è una ricetta che continua ad avere un ampio riscontro. 

Gli altri Prodotti Corpo Ricaricabili di Wild Refill

Oltre ai deodoranti in Stick di cui ho già parlato qualche tempo fa, Wild Refill ha tutta una gamma di prodotti per la cura del corpo che sto man mano provando, a cominciare dai loro Body Wash e dai Deo Roll On.

Se avete letto il mio articolo su Wild conoscerete già la filosofia del brand che è comunque adattata a tutti i prodotti che propone. L'idea è infatti quella di ridurre l'impatto ambientale, diminuire lo spreco di plastica monouso, con dei cosmetici che sono tutti ricaricabili e con i refill disponibili in diverse varianti e profumazioni, per unire scelte un po' più sostenibili senza però rinunciare alla piacevolezza.

Per quanto riguarda i Body Wash, Wild ha al momento 9 diverse fantasie e colorazioni per i contenitori in alluminio che andiamo a ricaricare, e possiamo anche fare aggiungere una piccola incisione per personalizzarli. Io ad esempio ho la colorazione Avorio che trovo elegante, sobria e proprio bella da mettere in mostra in doccia. 


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💸 €17.19 (case + ricarica)
🏋 300ml (ricarica singola)
🗺 UK
⏳ 12 Mesi
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Per quanto invece riguarda i refill, quindi il doccia schiuma vero e proprio, abbiamo al momento 7 diverse fragranze, che in genere si espandono con eventuali collezioni temporanee. I Body wash Wild hanno tutti la stessa formulazione vegana e composta dal 95% di ingredienti di origine naturale, e contengono quattro attivi idratanti e addolcenti ovvero 

  • Glicerina e Aloe, come agenti idratanti, Fruttosio e Inulina come prebiotici che aiuta la barriera cutanea.
A variare è la fragranza che andremo a scegliere. Ma la particolarità dei bagnoschiuma Wild è che sono contenuti in flaconi completamente compostabili sia nel compost domestico che in quello industriale perché sono 100% plastic free.
Sono essenzialmente pack formati da Vivomer, un materiale composto da scarti vegetali, come amido di bambù, e la loro produzione è a basso impatto di carbonio. Ma se non abbiamo un compost, possiamo gettare i flaconi vuoti nell'indifferenziata perché saranno comunque biodegradabili, seppur con un tempo più lungo.

Comunque il sito di Wild secondo me è chiarissimo per tutte queste nozioni e anche per quanto riguarda la parte più pratica.

Anche nel caso dei body wash ad esempio ho trovato molto intuitivo come caricare o ricaricare i case in alluminio: basta svitare la parte superiore del contenitore per inserire il refill al suo interno, si toglie il tappo del refill, si inserisce il dispenser, riavitiamo le due parti ed il gioco è fatto, senza problemi e senza sporcare il giro. I case Wild hanno secondo me un buon getto, non spruzzano il prodotto ma lo dosano evitando sprechi. 

Per quanto riguarda il bagnoschiuma, l'ho apprezzato fin da subito perché crea una bella schiuma a contatto con l'acqua e deterge la pelle delicatamente ma bene, e la rende morbida e liscia. È una formula che secondo me va bene un po' a tutti i tipi di pelle, che non mi ha provocato irritazioni o secchezza. Dopo ci applico come da abitudine la crema corpo, ma le pelli meno esigenti potrebbero non sentirne il bisogno e skipparla ogni tanto. 

Per me è diventato un doccia schiuma che utilizzo quotidianamente e non ho riscontrato alcuna reazione negativa. Questo Body Wash Wild si risciacqua anche molto rapidamente, quindi è comodo anche per la vita di tutti i giorni, dopo la palestra o il mare.

Il punto ovviamente più interessante è la profumazione: ho messo alla prova una di quelle che preferisco ovvero Fresh Cotton & Sea Salt, che come dice Wild stessa sul sito è una fragranza fresca, neutra, che sa di pulito con una leggera nota salina molto gradevole. Non è un aroma invadente e secondo me è molto azzeccato per la stagione estiva, ma va bene un po' per tutto l'anno.
Se non siete sicuri della fragranza che fa per voi, o avete un naso particolarmente reattivo, Wild propone anche dei bagnoschiuma in formato minitaglia da 30 ml declinati appunto nelle varie profumazioni. Qui il contenitore è di alluminio riciclabile, ma direi anche riutilizzabile e appunto ci consente di provare il prodotto o portarcelo in viaggio senza sprechi.

Il secondo prodotto che ho testato davvero a lungo è il loro Deodorante Roll On, che è stato lanciato lo scorso anno come possibile alternativa agli Stick.


INFO BOX
🔎 wearewild.com (sconto WDPIERWILD)
💸 €17.59 (case + ricarica)
🏋 50 ml (ricarica singola)
🗺 UK
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan

Qui abbiamo un deodorante liquido con tutte le caratteristiche di Wild: ricaricabile, compostabile e con il 95% di ingredienti di origine naturale. I Deo Roll On sono però stati declinati in due varianti: 0% di alluminio e con Antitraspiranti, proprio per dare una soluzione a tutti i tipi di sudorazione.
Possiamo poi scegliere fra diverse fantasie per i case di alluminio, e altrettante fragranze. 

Io ho il case Acqua e la fragranza che ho messo alla prova è sempre Fresh Cotton & Sea Salt, che trovo azzeccata anche in questa tipologia di freschezza.

Anche in questo caso è semplice ricaricare il prodotto: basta staccare la parte superiore del contenitore, che è incastrato alla base, e avvitare il refill alla parte con la sfera, per poi riunire tutti i pezzi. Insomma, questi pack sono quasi come un gioco, o si avvita o si incastra, ma risultano comunque solidi e resistenti e quando serve si possono lavare per mantenerli puliti.

Nonostante io continui ad apprezzare i deodoranti Stick sia per formula che per efficacia, capisco come mai l'azienda abbia voluto rispondere alle esigenze di chi non ama i prodotti solidi. Il Deo roll-on Wild infatti nasce per essere sottile e invisibile, al contrario dello Stick "classico" che può lasciare dei residui sui vestiti scuri, e per assorbirsi molto in fretta.

Pare che Wild stia perfezionando la formulazione di questi deodoranti senza alluminio, ma è già comunque performante. Gli attivi che lo caratterizzano sono:

  • Triethyl Citrate, che limita la formazione delle sostanze responsabili del cattivo odore, senza bloccare la naturale traspirazione,
  • Zinc Ricinoleate, altro ingrediente che cattura e neutralizza le molecole odorose già formate,
  • Olio di salvia, che si unisce ad altre sostanze per una leggera attività antimicrobica.

Ritornano poi i prebiotici e altri attivi come fermenti, olio di semi di girasole e tocoferolo, per prendersi cura della pelle e rendere il prodotto ancora più tollerabile.

Il Deo Roll On Wild mi è sembrato un prodotto facile da usare, fresco, che effettivamente scorre bene sulla pelle e si asciuga in fretta. È inoltre un deodorante delicato, che non mi ha creato bruciore o irritazioni.

Conoscevo già bene gli ingredienti quindi sapevo che livello di protezione aspettarmi: per me ad esempio va bene in climi medi, non troppo caldi, e per le attività quotidiane e casalinghe, perché mi mantiene fresco e abbastanza a posto anche fino alla doccia successiva. Se ovviamente le temperature sono proibitive (come in questa estate) la durata si accorcia, e se ho molti impegni fuori casa preferisco un deodorante con antitraspirante che mi dia una protezione più decisa. Ormai questa è la mia routine proprio perché mi sembra quella più naturale: usare i prodotti in modo logico e a secondo delle necessità.

Come dicevo su, i Deo Roll On Wild Refill 0% Aluminium non lasciano tracce o aloni particolari, sono pratici da utilizzare e appunto danno una opzione in più a chi cerca un prodotto sostenibile. Se devo fare un confronto, su di me trovo più performante, anche con le alte temperature, la versione classica in stick, credo perché ha maggiori agenti assorbenti. Tuttavia, entrambi vengono sostituiti da deodoranti con antitraspiranti se voglio una durata e una resistenza particolare e se sono in viaggio.

Sono molto curioso in questo senso di provare la versione dei deo roll on proprio con alluminio per vedere che effetto possono fare. Ma è un test che non tarderà ad arrivare.



Qual è la vostra esperienza con Wild Refill
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Ecco come sono i nuovi film sequel che ho visto questo week-end!

Non solo le serie tv hanno le loro nuove stagioni, ma anche i film tornano con dei sequel attesi. Nel fine settimana appena trascorso mi sono dedicato a vederne due che stavo attendendo e che sono arrivati in streaming da poco. Vediamo come sono andati.


Enola Holmes 3 (2026)


Genere: azione, giallo, commedia, sentimentale
Durata: 105 minuti
Regia: Philip Barantini
Uscita in Italia: 1 Luglio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

A distanza di ben quattro anni dal secondo capitolo, il primo Luglio Millie Bobbie Brown è tornata a vestire i panni di Enola Holmes, in un progetto che sembra stia avendo un successo nonostante il tempo che passa. 

Alcune cose però sono cambiate: se la sceneggiatura resta sempre di Jack Thorne, c'è stata una sostituzione alla regia, con Philip Barantini (che ha diretto Adolescence) che ha preso il posto di Harry Bradbeer.
Ed è cambiato, o meglio, è evoluto anche il percorso di Enola che da ragazzina presa poco sul serio, adesso è una detective affermata e che sta persino per compiere un passo importantissimo: le nozze con Tewkesbury (Louis Partridge, House of Guiness).

Per i due però si prospetta un matrimonio particolare visto che Carolina, la marchesa di Basilwether, ha deciso che la location ideale per le nozze sarebbe stata la soleggiata ed esotica Malta. Così tutti si spostano sull'isola, ma il giorno delle nozze, Watson (Himesh Patel, Bait) avvertirà Enola che suo fratello Sherlock (Henry Cavill) è scomparso misteriosamente. Il matrimonio quindi verrà messo da parte perché c'è un nuovo intricato caso per la giovane investigatrice.

Nonostante manchi la conferma ufficiale per un quarto film, il franchise di Enola Holmes sembra destinato a durare, non solo perché i romanzi di Nancy Springer da cui è tratto son ben sei, ma anche perché ha facile appeal sul pubblico. È puro intrattenimento leggero su cui è facile cadere, basato su un mistero che si risolve comunque alla fine, con un cast ormai riconoscibile e che sa unire animi diversi.
Si è capito sin da subito che Enola Holmes non ha mai voluto essere austera come Sherlock&Daughter per restare nei margini della saga, ma hanno voluto creare una eroina contemporanea, e soprattutto dei film che fossero divertenti, brillanti, animati. 

Anche in questo terzo capitolo quindi gli elementi portanti ci sono tutti, a cominciare da Millie Bobbie Brown che, al netto di unghie finte e filler labbra, convince molto di più come Enola che nel finale di Stranger Things. Qui poi si nota il tentativo di farla crescere e maturare, di farla interfacciare con problemi più personali, come la sua libertà, la sua indipendenza e il suo futuro. Continuare a farle rompere la quarta parete è stata quella idea semplice ma che funziona per questo tipo di personaggio. 

Eppure tante cose in questo sequel sono andate peggio del previsto.

Il nervo più scoperto è secondo me il giallo da risolvere che da un lato spinge il personaggio di Henry Cavill a snaturarsi leggermente per restare all'interno della storia, dall'altro non è così coinvolgente. Ripetere per ben due volte la scena del personaggio che cerca di bisbigliare in punto di morte dettagli risolutori, dimostra secondo me che le idee erano poche. Ma anche tutta la questione di questo tesoro da cercare mi è sembrata un po' pasticciata e non ben integrata.
Lo stesso villain, che non rivelo per motivi di spoiler, ha secondo me una impostazione troppo caricaturale, persino nella risata e nelle uscite di scena "col botto".

Enola Holmes 3 ha poi nuovi elementi sia positivi che negativi. La scelta di spostarsi a Malta ad esempio ci dà una panoramica diversa rispetto ai vicoli della Londra vittoriana, oltre ad aggiungere un altro livello tematico al film, ovvero il problema del colonialismo britannico, con tutte le chiavi di lettura che possiamo farne. Dall'altra parte si calca ancora di più la mano sul versante romantico della storia, come avevamo già visto nel secondo film, e questo può risultare stucchevole. 
Un sequel che quindi nella sua struttura può anche essere promosso come il resto del franchise, ma che nei contenuti perde di freschezza e coerenza. 


Finché morte non ci separi 2 (2026)


Titolo originale: Ready or Not 2: Here I Come
Genere: 
commedia, horror, thriller
Durata: 108 minuti
Regia: Matt Bettinelli-Olpin, Tyler Gillett
Uscita in Italia: 9 Aprile 2026 (Cinema)/ 2 Luglio 2026 (Disney+)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Canada


L'ho perso al cinema, ma appena arrivato su Disney + ho subito visto Finché morte non ci separi 2, sequel del film che un paio di anni fa mi avevano sorpreso e che adesso è tornato con un capitolo convincente.

Ritroviamo Grace (Samara Weaving) esattamente come l'avevamo lasciata, ricoperta di sangue, sugli scalini della soglia della magione dei Le Domas, mentre viene soccorsa dal alcuni paramedici. Risvegliatasi in ospedale capisce di essere scampata ad un vero e proprio incubo, ma al suo fianco si ritroverà sua sorella Faith (Kathryn Newton), rimasta suo contatto di emergenza nonostante non abbiano più rapporti e non fosse nemmeno al matrimonio. Ovviamente Grace deve ancora rispondere alla polizia che vuole sapere esattamente cosa sia successo in quella casa, ma proprio quando stanno per portarla in centrale, lei, la sorella ed il poliziotto incaricato vengono misteriosamente attaccati.

La morte dei Le Domas infatti ha attivato una clausola particolare per cui altre diverse potenti famiglie, legate con un patto satanico a Mr. Le Bail, si possono contendere il Seggio Supremo, ma dovranno di nuovo ripetere il nascondino che era stato estratto a sorte. Così per Grace ricomincia la lotta per la sopravvivenza.

Fare i sequel lo sappiamo è difficile, ma Finché morte non ci separi 2 non fa rimpiangere questa scelta che anzi ha portato ad un film godibilissimo. Tocca ammettere che sono forse andati sul sicuro rimescolando gli ingredienti che già abbiamo assaggiato nel primo film, ma che qui trovano un equilibrio funzionale. 

C'è l'azione che è strettamente legata ad un horror più splatter, c'è l'ironia che intermezza questi momenti di tensione, e quel velo di satira che ancora una volta va a colpire questi ricconi che farebbero di tutto pur di rimanere a galla, anche a costo della loro stessa famiglia. La componente soprannaturale ancora una volta resta marginale.
Ritorna infatti un cast che si fa notare, con una ottima Samara Weaving che regge tutto, ma che si trova come controparti Sarah Michelle Gellar e Shawn Hatosy (Inarrestabile), che interpretano gli agguerriti gemelli Danforth, mentre Elijah Wood veste i panni di un serafico avvocato infernale, una sorta di notaio che agisce per nome di Le Bail.

Finché morte non ci separi 2, esattamente come il primo film, mi ha tenuto allo schermo non tanto perché è ha la sceneggiatura più originale che abbia mai visto, ma perché fa quel che deve da un punto di vista dell'intrattenimento: diverte e sa piazzare i colpi di scena nei momenti giusti.

A voler trovare il cavillo, in un film che secondo me mette in chiaro le sue pretese, ci sono alcuni punti meno forti che io stesso ho notato. Il primo, e forse il più ovvio, riguarda il fatto che Ready or Not: Here I Come come anticipavo non si prende grossi rischi, ma gioca sul sicuro con gli elementi che già c'erano nel primo film. Questo capisco che possa risultare un po' ridondante, anche se personalmente, avendolo visto a distanza di tempo, non è pesato. Anzi ho apprezzato come abbiano saputo creare quasi una ciclicità agli eventi, ed è comunque un sequel nel senso stretto del termine perché il primo film è fondamentale per comprendere questo.

Ho trovato poi meno interessante il rapporto fra Grace e la sorella: se da un lato ci fornisce quell'approfondimento sulla protagonista e sottolinea il divario sociale fra loro e i rivali, dall'altro credo che i battibecchi fra loro fossero un po' troppi. Probabilmente sfoltire i loro dialoghi avrebbe giovato anche al ritmo generale.
In questo sequel poi mi è sembrato che gli antagonisti più secondari fossero più caricaturali e in generale con un peso narrativo troppo leggero. 
Sono tutte questioni che però secondo me non rovinano un buon progetto. Io stesso, che difficilmente rivedo i film, credo che questa piccola saga di Finché morte non ci separi, la rivedrei. 


Nacific Rice+Pepta Bubble Toner: la recensione del tonico in mousse ricco di attivi

Ho la fortuna di provare decine e decine di prodotti al mese, ma ammetto che, nel lungo periodo, è facile incappare in prodotti che si somigliano o che comunque, per quanto validi e funzionali, non siano particolarmente innovativi. Quando quindi scovo qualcosa di anche solo leggermente diverso mi incuriosisco subito e son finito per provare questo Collagen Glow Bubble Toner Rice+Pepta di Nacific.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL)
💸 €16
🏋 100ml
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi
🔬 //

È la prima volta che provo questo brand coreano, e pare che Nacific sia l'acronimo di Naturalistic, Affordable, Clean, Innovative, Fresh, Iconic e Caring a racchiudere un po' tutta la filosofia del marchio. il range di prodotti è molto ampio, ma credo che la linea Rice+Pepta sia l'ultima lanciata dal brand. 
Ad avermi attirato verso questo Bubble Toner in prima battuta è stato il concetto alla base: è un tonico viso in schiuma, con lo stesso flacone appunto delle mousse detergenti che usiamo per il viso.
Appena erogato, si presenta infatti come una nuvoletta soffice che non si smonta finché non la massaggiamo sul viso e così svanisce e si assorbe.

Questa consistenza direi inedita (almeno per me) è stata pensata da Nacific pare per ottimizzare l'assorbimento degli attivi che dovrebbero dare alla pelle una intensa idratazione, un glow immediato e maggiore elasticità. Inoltre essendo una mousse evitiamo di sprecare prodotto, di farlo sgocciolare ovunque, ma semplicemente resta dove lo abbiamo steso.

Avevo ovviamente dato subito anche una occhiata alla formulazione del Collagen Glow Bubble Toner Nacific, ma quando l'ho approfondita sono rimasto sorpreso. Per essere un tonico viso infatti è ricco di sostanze quasi come se fosse un siero viso o comunque un trattamento. Anticipo subito che, studiando l'INCI in coreano, che ha anche le percentuali, non si tratta di grandissime concentrazioni di attivi, perché parliamo pur sempre di un prodotto che deve preparare la pelle ad altri cosmetici. 

Potrei dividere le sostanze di questo tonico in cinque grandi categorie:

  • gli idratanti, la base della formula, come glicerina, betaine, collagene e svariate forme di acido ialuronico (ne ho contate almeno 10),
  • i lenitivi e anti infiammatori, come estratto e proteine di riso, betaglucani, pantenolo, peptidi di avena, il complesso brevettato DERMA-CLERA™ e l'estratto di radice di liquirizia,
  • i rinforzanti e riparatori della barriera cutanea, come niacinamide, fermenti, ceramidi, colesterolo e acidi grassi;
  • gli anti age, composta da nove diversi peptidi e adenosina,
  • gli antiossidanti, capitanati dall'Acido Ascorbico Polipeptide e dalla carnosina, che protegge il collagene dalla glicazione.

Inutile sottolineare che questa è solo una semplificazione che faccio per spiegare come può agire questo prodotto, perché molti attivi contemplano più effetti: la stessa niacinamide, ad esempio, sappiamo che aiuta la cute da più punti di vista, così come altre sostanze hanno anche effetti antiossidanti. Ad esempio Nacific parla di Synergy Blend che unisce Collagene e Peptidi, quindi è possibile che ci sia anche qualche altro complesso non specificato.

L'azienda ha creato comunque un prodotto delicato e senza profumo e che va usato appunto fra i primi step della propria routine di giorno e di sera. Addirittura Nacific specifica che possiamo stratificare il tonico due o tre volte questo tonico per un maggiore finish glow.

Io ho notato che se con una prima applicazione su di me risulta efficace ma leggero, con applicazioni ripetute tende ad essere un po' appiccicoso, ma è la classica sensazione che non appesantisce il viso e che svanisce se poi si applica altro. 

Proprio in questo senso, il Bubble Toner Rice+Pepta di Nacific è riuscito ad entrare nella mia routine quotidiana senza alcun problema, perché non ha interferito con i prodotti che stavo già utilizzando.

Ovviamente la mia pelle ha risposto come mi aspettavo a questa formulazione: questo tonico infatti mi dà subito una buona idratazione, che toglie quell'eventuale sensazione di pelle che tira dopo il lavaggio. La pelle diventa anche più elastica ma soprattutto ho notato un buon effetto lenitivo, che mi aiuta anche a ripristinare un po' di comfort dopo la rasatura.
Il Bubble Toner Rice+Pepta secondo me può adattarsi a pelli da normali a leggermente secche, che tendono a disidratarsi, anche se, come dicevo, la mia pelle che adesso è più mista, ha reagito molto bene e riesco ad utilizzarlo anche in queste giornate calde senza problemi. 
Specie nella routine serale, o comunque in quei giorni in cui sento la mia pelle più secca, mi piace molto stratificare più applicazioni di questo tonico Nacific. 
Per me quindi una piccola scoperta, e soprattutto un nuovo brand da scoprire. 


Voi conoscevate Nacific?



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Altri ritorni seriali su Netflix... questa volta hanno esagerato 🙄

Dopo le due serie di metà Giugno, continuo con alcuni titoli tornati su Netflix nelle ultime settimane e che ho terminato da poco di vedere, seppur credo che entrambe queste serie tv abbiano esagerato. 


Storia della mia famiglia
Seconda stagione

Dopo il successo del primo capitolo, il 10 giugno sono arrivati altri sei nuovi episodi della serie tv con Eduardo Scarpetta (La legge di Lidia Poët) e Vanessa Scalera, che prosegue la storia in modo del tutto coerente. Se ne primo capitolo si parlava dell'accettazione della malattia di Fausto, e del suo inevitabile destino, oltre a doversi preparare ad un futuro complesso, soprattutto per i suoi due figli, Storia della mia famiglia 2 si concentra molto di più sull'elaborazione di quel lutto.

Valerio (Massimiliano Caiazzo) si ritrova improvvisamente più centrale, sente addosso maggiori responsabilità, ma allo stesso tempo deve avere a che fare con le sue fragilità; Lucia (Scalera) si dedica al meglio ai suoi nipoti, ma cerca di ritrovare una sua indipendenza lavorativa. Maria (Cristiana Dell'Anna) e Demetrio (Antonio Gargiulo), dopo essersi allontanati, si ritroveranno comunque di nuovo molto vicini.
E poi c'è un arrivo a sorpresa: Gaetano (Sergio Castellitto), il padre assente e casinista di Valerio e Fausto, che non sembra affatto essere cambiato in questi anni.

Nel bene o nel male Storia della mia famiglia resta una commedia drammatica corale e all'italiana, dove al centro ci sono i sentimenti, i valori, questi legami, di sangue o meno, che riportano i protagonisti sempre a ritrovarsi. Ci si scontra spesso, è vero, si litiga come si fa nelle famiglie in cui ci si vuole bene, ma alla fine si fa pace, per una necessità più grande.

Non ho quindi grosse differenze da sottolineare in termini di sceneggiatura, perché questa continua con lo stesso piglio, perdendo magari la freschezza della prima stagione, visto che le dinamiche sono più o meno quelle che si ripetono, ma non disperdendo l'intento della serie tv stessa.
A reggere tutto è un cast di attori italiani bravi, versatili, che si sono messi alla prova in ruoli non sempre semplici e a volte anche negativi o comunque fallibili. Castellitto è una aggiunta utile e in linea, e qui fa quasi un comic relief, che in effetti serve perché questa stagione è un po' più cupa forse rispetto alla prima che cercava una sua leggerezza. 

Ritornano però anche quei difetti che avevo notato nella prima stagione di Storia della mia famiglia. Penso ad esempio questo continuo urlarsi addosso, doversi scontrare quasi per il puro piacere di farlo, con la difficoltà che chi non segue questo ritmo, viene quasi lasciato al margine. Così ad esempio Valeria (Aurora Giovinazzo, Il Falsario, Diamanti), la nuova fiamma di Valerio, si adatta perfettamente allo stile della famiglia, con una cazzimma che parte in quarta anche immotivatamente.
Ecco, questo dover affrontare la vita sempre a muso duro a volte mi mette quasi uno stato di ansia e non se ne vede bene il motivo.

Purtroppo non ho amato nemmeno com'è stata gestita la figura di Fausto. Lui ovviamente ha comunque un ruolo, sia nei ricordi che i suoi familiari hanno di lui, sia attraverso il suo testamento fatto di video registrati negli ultimi suoi giorni di vita. Peccato però che i protagonisti vedano questi filmati proprio nel momento esatto in cui servono a creare un colpo di scena o di tensione, che non è credibile. Inoltre posso accettare che Fausto sia vivo nei ricordi di Lucia o Valerio, ma che diventi quasi un fantasma mi ha lasciato perplesso. 
Storia della mia famiglia quindi non sboccia in questa seconda stagione, ma forse si perde qualche punto. Al momento Netflix non ha rinnovato la serie per una terza stagione, quindi vedremo se proseguirà.


Thank You, Next 
Terza stagione

Con molta calma, visto che è arrivata l'8 Maggio di quest'anno, ho recuperato la terza stagione di Thank You Next, l'unica serie tv turca che sono riuscito a proseguire nel tempo. Peccato che mi sembra inizi a perdere colpi. 

La protagonista è sempre la giovane, bella, intraprendete ma sfortunata in amore avvocata Leyla Talyan (Serenay Sarıkaya) e proprio le sue beghe sentimentali sono al centro della storia. Dopo la fine più che burrascosa della relazione con il complicato Cem Murathan (Hakan Kurtaş), sembra che questo non voglia lasciare in pace Leyla, che però nel frattempo sta iniziando un'altra frequentazione. Infatti per caso ha conosciuto Ali (Fatih Artman) con il quale sta lentamente cercando di trovare un suo equilibrio. 
Oltre però ai problemi legali avuti con Cem, Leyla deve affrontare anche qualche scossone lavorativo, ma per fortuna ha sempre i suoi amici vicini.

Ho avuto l'impressione che questa terza stagione di Thank You Next non avesse una sceneggiatura abbastanza solida da reggere anche i problemi congeniti della serie. Non abbiamo mai avuto a che fare con una produzione molto forte, ma con un intrattenimento leggero, a tratti romantico, a volte più drammatico, che comunque non ha mai richiesto un grande sforzo. I salti temporali, i flashback e flashforward, e il montaggio fra ricordi e presente, rendevano il tutto movimentato e riuscivano a creare interesse in quella che alla fine è una soap dal sapore più internazionale.

In questa terza stagione l'impressione che ho avuto è che fosse tutto un riempitivo e allo stesso tempo ci fosse una grande mancanza di contenuti. Il rapporto fra Cem e Leyla mi è sembrato ripetitivo, mentre quello con Ali decisamente vuoto e destinato a finire presto, anche perché fra i due non sembrava ci fosse un grande affiatamento. Ali poi è un personaggio che non ho compreso, come se nascondesse qualcosa che alla fine non verrà rivelato. 

Proprio con Ali pensavo che la protagonista riuscisse ad avere una crescita o comunque a mostrarci un approfondimento psicologico, ma sono pochi gli sprazzi in cui Leyla racconta cosa davvero vuole.

Non va meglio per i personaggi secondari come Omer (Metin Akdulger), che ha una nuova fidanzata di cui però finisce per importarcene ben poco e il cui rapporto è narrativamente affrettato.
Quei salti temporali che vi dicevo su, visto che non sono legati ad una storia particolarmente sviluppata, tendono un po' a creare giusto confusione nello spettatore. 
Thank You Next ha poi sempre sofferto di una mancanza di realismo generale che qui forse è più marcata: Leyla e i suoi amici sarebbero tutti professionisti impegnati, eppure li si vede sempre in vacanza a folleggiare. Proprio le vicende di questi personaggi, se prima fungevano da diversivo leggero, adesso non ci danno nemmeno quella risata in più.

Insomma se ci dovesse essere una quarta stagione della serie, credo debba ritrovare maggiore sostanza, perché così è davvero troppo scarna per proseguirla. Spero però che si arrivi anche ad un capitolo finale.




Prodotti economici apprezzati e terminati, ma li ricomprerei? Forse no 🤔

Inizio questo luglio con un rendez-vous fra alcuni prodotti per viso, corpo e capelli che sto usando da diverso tempo. Li considero tutti promossi ma c'è qualche aspetto che mi lascia il dubbio sul fatto che li riacquisterei. Vi racconto tutto e spero che magari fra questi qualcosa vi possa incuriosire.


Cien Men Shower Gel & Shampoo 3 in 1 Seduction


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €1.09
🏋 400ml
🗺 Polonia 
⏳ 12 mesi   
🔬 //

Avevo acquistato questo Doccia Shampoo Cien grazie ad un coupon senza troppa curiosità, ed anzi mi faceva quasi ridere perché è considerato un 3 in 1, quindi per viso, corpo e capelli. Ma poi ho scoperto un prodotto valido e con una formulazione carina.
Al suo interno infatti ho notato, in alto nell'INCI, l'urea e la glicerina come come umettanti, ma anche tocoferolo e in generale una composizione standard ma bilanciata.

Lo Shower Gel Seduction si presenta appunto come un gel fluido che crea immediatamente una buona schiuma, avvolgente ma non eccessiva da richiedere troppo tempo nel risciacquo, e piacevole nell'uso anche con una spugna.

Premetto che personalmente l'ho usato solo sul corpo perché per i capelli preferisco prodotti più specifici, ma questo prodotto Cien Men mi ha dato l'impressione di essere delicato, tanto che l'ho utilizzato tutti i giorni, per un periodo anche abbastanza lungo, e non mi ha mai dato problemi cutanei.

Lo trovo infatti un gel doccia che lascia la pelle morbida, idratata, ed elastica, senza seccare eccessivamente. Questo mi fa capire che, salvo esigenze particolari, potrebbe andare bene un po' per tutti i tipi di pelle, ed essere un prodotto all-over, da appunto usare senza problemi anche sui capelli e portarsi dietro in palestra o in viaggio.

Una esperienza abbastanza positiva ma l'unico aspetto che non mi spinge a riacquistare questo Shower Gel Cien Men è la profumazione. Non la trovo sgradevole, anzi, è solo il tipico aroma dei prodotti delle linee uomo, con note legnose ma fresche che non risulta particolarmente sofisticato o nuovo. Non regge poi molto sulla pelle, quindi non è un grosso problema, ma penso che proverei più volentieri le altre varianti e alla fine ci sono tantissime alternative simili che mi spingono a rivolgermi altrove. 
Piccola nota stonata: ho odiato il tappo di questo prodotto, durissimo specialmente i primi tempi e con le mani insaponate. 



Botanika Shampoo Riparatore Papaya 


INFO BOX
🔎 MD Discount
💸 €2.49
🏋 350ml
🗺 Italia 
⏳ 12 mesi   
🔬 //


Botanika, la linea di cosmesi di MD
, ha una sua versione della Hair Fruit di Garnier un po' come ha fatto Cien, ma con una formula forse più scarna. Questo Shampoo Riparatore alla papaya ad esempio contiene il 98% di ingredienti di origine naturale, ma rispetto alla versione disponibile da LIDL (qui trovate la mia recensione) mi è sembrato un INCI più spoglio.
Nello specifico è vero che la glicerina guadagna qualche posto in su, ed è vero che c'è sempre l'idrossipropiltrimonio cloruro di guar come agente districante e condizionante, ma per il resto non ci sono altre sostanze benefiche per il capello. Lo stesso estratto di papaya, che dovrebbe avere questa azione riparatrice e apportare vitamine e nutrienti a questo shampoo Botanika, si trova così in basso nella lista ingredienti che potremmo anche far finta di nulla.

Questi aspetti tecnici comunque non inficiano l'uso del prodotto: è un gel fluido con una buona fragranza fruttata, che a contatto con l'acqua crea schiuma fin dal primo utilizzo e lo si massaggia con piacere. 

Di per sé, lo shampoo Papaya Botanika è appunto carino, ma non straordinario. Su di me ad esempio deterge, non lo trovo aggressivo, ma non mi sembra apporti particolari benefici al capello. Certamente non lo aggroviglia in malo modo, né appunto nel tempo ho notato un peggioramento della salute della cute o delle lunghezze.

Il mio cuoio capelluto secco e sensibile non mi ha dato un feedback negativo: non ho sentito ad esempio la pelle tirante dopo lo shampoo, pur non essendo indubbiamente il prodotto più idratante, emolliente o lenitivo che ci sia sul mercato.  
Serve però associarlo ad un buon balsamo che vada a disciplinare e appunto aggiungere quell'azione condizionante che lo shampoo da solo non ha, a meno che non abbiate un capello molto corto, facile da gestire e mettere in piega. Se poi avete dei capelli particolarmente danneggiati, trattati e secchi, non noterete grosse differenze con l'uso di questo prodotto. 

Quindi da un lato lo promuovo, perché fa il suo dovere, non crea grossi danni, rispetta il volume e il corpo dei miei capelli, oltre a darmi una pulizia soddisfacente che mi permette di seguire la mia routine di lavaggio. Tuttavia non credo riacquisterei questo Shampoo Botanika, e non ho troppa curiosità nel provare le altre varianti.



Astra Hypnotize Liquid Lip & Cheek
03 That Girl


INFO BOX
🔎 Rivenditori Astra
💸 €5
🏋 3.5ml
🗺  Italia 
⏳ 12 mesi   
🔬 Qualità Vegana


Io amo i prodotti versatili, specie quando si tratta di make up, perché voglio solo creare un look fresco, naturale ma anche veloce. Così ho voluto dare una chance ai Liquid Lip & Cheek di Astra ed ho scelto la colorazione 03 That Girl.

Faccio due premesse: credo che l'azienda abbia tolto questi prodotti dal mercato, non so se per riformularli o per lasciare spazio ad altro, ma ho visti che sono disponibili ancora su vari e-commerce. Inoltre, avendolo anche io acquistato online, mi sono dovuto basare sugli swatches che trovavo in rete, ma ammetto che la scelta della colorazione non è stata semplice, ma magari ne parliamo fra un istante.

L'Hypnotize Liquid lip & cheek nasce appunto per svolgere la doppia funzione di rossetto e blush liquido, anche se la sua texture la definirei più cremosa, perché non è completamente sottile. È però un prodotto molto facile da sfumare, sia sulle labbra che sulle guance e possiamo utilizzarlo con un pennello o semplicemente con le dita. 

L'applicatore è morbido e consente di dosare abbastanza bene il lip & cheek, quindi possiamo ottenere look più naturali o più intensi. È importante però sottolineare che va lavorato velocemente, perché si setta velocemente, e si rischia di fare macchia. Effettivamente questo prodotto Astra non va a macchiare la pelle, ma appunto asciugandosi c'è il rischio di non riuscire a sfumarlo alla perfezione, quindi meglio non aspettare troppo.
È un lip and cheek che ho usato molto volentieri e molto spesso sia appunto su guance che su labbra. In entrambi i casi, forse ormai lo saprete, non faccio mai applicazioni troppo sature di colore, ma voglio una tinta leggera, naturale, che vada a ravvivare il mio colorito. Sulle labbra poi ad esempio tendo ad applicarci sopra magari balsami o altri prodotti idratanti. In effetti questo Lip & Cheek di per sé non contiene particolari ingredienti idratanti, quindi sulle labbra tento a sentire l'esigenza di aggiungere anche altro, sebbene non le vada a seccare.

Semplicemente ha un finish matt, e quindi su una pelle secca o che tende a disidratarsi, può risultare un po' più asciutto, ma non solleva pellicine o finisce per creare una texture polverosa. 

Ho usato come dicevo con piacere questo Lip & Cheek Astra perché risponde a buona parte della caratteristiche che cerco in questi prodotti. Su di me dura infatti molto bene, specie sulle guance dove lo ritrovo al momento dello strucco serale.
Il suo finish senza glitter o perlescenze lo rendono secondo me naturale e portabile in ogni occasione. È perfetto anche se si vogliono fare ritocchi perché si stratifica bene, e come dicevo non crea intoppi quando lo si sfuma. Ha pure una fragranza leggera, carina e vagamente dolce.

L'aspetto che ho amato meno di questo prodotto è però la tonalità: la 03 That Girl viene descritta come un Nude Biscotto, ed in effetti secondo me è un color carne con una base più calda, specie una volta sfumato, che non vira all'aranciato ma che comunque non si sposa benissimo con i miei colori naturali. Adesso che siamo in estate è forse una tonalità che mi può piacere di più, è perfetta per un effetto sun kissed, ma ammetto che non riacquisterei questo Lip & Cheek solo per questo aspetto. Spero però che Astra proponga altri prodotti simili, ma con un range di nuance più ampio.


SKIN1004 Spot Cover Patch
Patch anti brufoli



INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Amazon,  Stylevana (sconto SV25PIEREFFE)
💸 €1.73
🏋 22 patch
🗺 Corea
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 //

Sono con me da tantissimo tempo questi Patch Anti Brufoli di Skin1004, che sono un prodotto molto semplice ma ben studiato. All'interno infatti ci sono 22 patch idrocolloidali trasparenti e opachi, che promettono di proteggere le imperfezioni e farle guarire più rapidamente, riducendo la possibilità che si creino cicatrici e infiammazioni.
Skin1004 ha avuto la buona idea di declinare questi patch in due formati, da 1 cm e 1.2 cm così da potersi adattare a diverse imperfezioni riducendo l'impatto estetico del cerottino.
Un'altra accortezza dell'azienda è stata quella di creare un bordo più sottile e una parte centrale più spessa, sempre per rendere il patch meno visibile possibile. La teoria è che potrebbero essere usati sotto il make-up, ma ora a questo ci arrivo.

Tuttavia devo sottolineare che, al contrario di altri prodotti simili, questi Spot Cover Patch non sono infusi con alcun attivo in particolare, ma è semplice idrocolloide. Ho letto su Yesstyle che dovrebbero contenere un Cica Complex, quindi estratti di centella per un effetto lenitivo e sfiammante, ma sull'INCI non è presente alcun ingrediente.
A parte questo però, questi patch mi sono piaciuti molto. Hanno un sistema che facilita l'uso e rende più semplice prelevarli (anche se una pinzetta pulita a portata di mano fa sempre comodo), inoltre aderiscono bene alla pelle e non si scollano con facilità. Questi cerottini andrebbero tenuti circa 6/8 ore e cambiati ogni 24. Io preferisco ad esempio applicarli come ultimo step della mia routine prima di andare a dormire.
Su di me funzionano proprio per quello che è il loro scopo: accelerare il processo di guarigione, rendere il brufolo più piatto e meno irritato, e proteggerlo affinché non peggiori.


Gli Spot Cover Patch SKIN1004 sono comunque davvero sottili e mi è capitato di utilizzarli di giorni, specie per quel brufolo improvviso che deve sparire nel minor tempo possibile, ma ammetto che non ci applico sopra il trucco perché secondo me inevitabilmente rende il cerottino ancora più visibile e ovvio. 

Ho quindi apprezzato questi patch, anche nel packaging visto che sono contenuti in una bustina richiudibile. L'unico neo che riesco a trovare è che si tratta di soli 22 cerottini, quindi, se avete molte o frequenti imperfezioni, vi ritrovate costretti a comprarne diversi pacchi. Per le mie necessità sono però più che sufficienti, e il costo è comunque molto basso. Infatti ne ho già acquistate altre due confezioni da avere di scorta e penso che più avanti finiranno di nuovo nel mio carrello.

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