Ha impiegato pochissimo tempo a diventare un fenomeno globale e anche qui in Italia, prima dell'uscita il 13 Febbraio, Heated Rivalry era già diventata una delle serie tv più di successo di questo 2026.
Ammetto però di guardare sempre con sospetto le produzioni che suscitano così tanto clamore, infatti ho preferito aspettare che il caos decantasse per cercare di godermi la serie con calma.
Se, nonostante il successo, non sapete di cosa stia parlando, facciamo un passo indietro: Heated Rivalry è una serie tv che nasce da una fanfiction scritta da Rachel Reid e che il regista e sceneggiatore canadese Jacob Tierney ha trasposto in formato audiovisivo. In realtà i libri di Reid sono diversi e Crave, network canadese appunto, ha già rinnovato la serie per altre due stagioni perché un successo a budget limitato non si rifiuta mai.
Heated Rivalry è il secondo libro di questa saga e segue una storia molto semplice: attraverso un decennio scopriamo come evolverà e si trasformerà il rapporto fra due giovani star dell'hockey. Da un lato c'è Shane Hollander (Hudson Williams) giovane e promettente giocatore canadese per metà giapponese, e dall'altro Ilya Rozanov (Connor Storrie, Le piccole cose della vita), anche lui giocatore di talento ma arrivato dalla Russia per giocare in Canada. Quella che doveva essere una accesa rivalità sul ghiaccio, diventerà prestissimo una ardente passione negli spogliatoi.
È vero che di mezzo c'è anche qualche altra storyline ma mi taccio perché in fondo la trama di
Heated Rivalry è estremamente lineare al limite della prevedibilità.
Se vi aspettate una serie sportiva, sappiate subito che il focus sull'hockey è marginale, spesso raccontato in spezzoni e in modo funzionale ad altre vicende.
La serie infatti punta tutto sui suoi due protagonisti, prima da rivali e poi da amanti, e soprattutto esplorando la loro tensione sessuale, che in realtà non si arresta mai. Ovviamente (sorpresona eh)
Ilya e Shane hanno due modi di fare, e quindi di vivere la segretezza del loro rapporto, in parte differenti. Il primo è più scafato, provocante e provocatorio, il secondo invece ha un atteggiamento più riservato, timido, precisino.
Ilya poi ci fa subodorare sin dal primo episodio problemi familiari, non solo legati alla sua origine russa, mentre Shane non sembra avere particolari zone d'ombra.
Heated Rivalry resta sorprendentemente tradizionale e raramente presta il fianco a particolari riflessioni. Quel che accade nei sei episodi di cui è composta la prima stagione lo abbiamo già conosciuto in decine di produzioni
anche a sfondo LGBTQ+:
Heartstopper, il percorso di
Eric in Sex Education, Queer as Folk,
Looking,
Overcompensating,
Love, Victor ed anche il film
Rosso, Bianco e Sangue Blue, che dovrebbe avere presto un sequel.
L'ambito dell'hockey farebbe pensare a un racconto sull'omosessualità in uno sport tradizionalmente poco aperto e omofobo, ma questa paura in realtà non emerge quasi mai.
La serie insiste sull'idea del rapporto segreto fra Ilya e Shane, salvo poi mostrare i due protagonisti muoversi con una disinvoltura quasi comica già dai primi episodi, anche a costo di uno scarso realismo. Degli esempi?
C'è un compagno di hockey che dorme nella stanza accanto? Non c'è problema, possiamo anche ululare durante il nostro amplesso.
Ci scambiamo messaggini hot? Aspetta, lascio il cellulare bene a vista così magari nello spogliatoio possono anche leggere le mie conversazioni.
Dei primi due episodi insomma si coglie giusto il potenziale sessuale della serie, ma non temete i due attori fanno letteralmente i contorsionisti pur di non mostrare un nudo integrale in primo piano.
Al terzo episodio di Heated Rivalry mi sono però quasi stupito perché, spostandoci nella relazione fra Scott Hunter (François Arnaud), capitano di un'altra squadra di hockey, ed il giovane barista e studente Kip (Robbie G.K., Overcompensating) la serie finalmente ci racconta e ci mostra quanto possa essere frustrante e doloroso non poter vivere un amore alla luce del giorno.
Certo, lo fa con attori esteticamente perfetti, e in fretta e furia, evitando poi di scendere in particolari ma almeno è stato promettente.
Tuttavia il quarto episodio ritorna nei binari degli inizi, riempendosi sempre con tante scene di sesso ed un vago sentore di gelosia in sottofondo.

Anche senza frugare fra i dettagli delle puntate, ho fatto fatica a cogliere cosa Heated Rivalry potesse offrire al mondo della serialità in generale.
Il tutto ci viene mostrato attraverso una bella regia e una fotografia piacevole, un ritmo costante, un minutaggio comodo e un cast capace, ma senza un guizzo, qualcosa che punga, sfrigoli o pulsi sotto la superficie.
Quindi viste tutte queste criticità, viene da chiedersi, come mai Heated Rivalry ha così tanto successo? La risposta che mi sono dato è che funzioni per un mix di marketing, potenziale narrativo e di necessità di storie pacifiche.
La scelta di attori semi sconosciuti e oggettivamente paragonabili a modelli (la rappresentazione non pervenuta), cosa che la stessa serie non riesce nemmeno a camuffare, sicuramente ha attirato molte attenzioni: spingere su una certa pruriginosità fra uomini dal fisico invidiabile, senza nemmeno un livido dato dallo sport che affrontano, piace sempre e attira un pubblico trasversale.
La storia di Shane e Ilya è una fiaba a lieto fine in cui l’unico elemento di inquietudine sono le vaghe elucubrazioni personali dei protagonisti, che però non li portano mai ad opporre una reale resistenza al vortice della passione.
Risulta quasi privo di impatto, se non risibile, ad esempio il successivo
coming out di Shane come omosessuale, come se ci avessero mostrato un percorso fatto di dubbi e tentativi, o un approccio da bisessuale credibile. E no, non parliamo di un contadinello vissuto in una montagna sperduta che, per ovvie ragioni, non aveva esempi di queerness intorno, ma di un uomo dei nostri tempi con anzi più mezzi di altri.
È però il
potenziale narrativo di Heated Rivalry ad avermi lasciato perplesso, ed oltre al terzo episodio,
anche il quinto, forse il mio preferito, ne è un esempio che fa quasi venire prurito alle mani. Per la prima volta i personaggi mostrano uno sviluppo emotivo, accennano ai loro problemi, si aprono sentimentalmente e regalano momenti di crescita e tenerezza, senza sfociare in drammi assurdi. Ed è proprio qui che emerge uno dei limiti della serie: invece di costruire gradualmente il passato e le motivazioni dei protagonisti,
Heated Rivalry concentra tutto in una sorta di spiegone. Il caso più evidente è quello di Ilya, il cui vissuto complesso poteva trovare molto più spazio di puntata in puntata.
Questa piccola parabola ascendente, però, dura pochissimo: l'episodio 5 si conclude incasinando la
timeline del rapporto fra Kip e Scott, ed è l'anticamera di un finale ancora una volta prevedibile, privo di nervo e forse anche un po' banale.
Pur accettando i canoni della commedia romantica, dove la leggerezza è d'obbligo,
Heated Rivalry finisce per peccare di eccessiva pigrizia narrativa come molte produzioni con personaggi eterosessuali. Il basso budget non è mai una scusante, anzi, proprio dove mancano i mezzi tecnici, dovrebbe emergere la forza delle idee e della creatività.
Non parlo ovviamente di far diventare
Heated Rivalry una serie tv traumatica e complessa, perché chiaramente non nasce con l'ambizione di reinventare il genere: è prima di tutto costruita attorno alla
chimica romantico-erotica dei suoi protagonisti e pensata per essere fruibile e immediata. Ma anche un romance ha bisogno di uno sforzo per dare dimensione e credibilità narrativa alla storia, e basterebbero anche solo un paio di linee di dialogo per suggerire qualche disagio.
Alla fine della prima stagione mi è sorta spontanea una domanda: ogni prodotto intrattenitivo, per essere tale, deve contenere una tensione per creare quelle dinamiche che appassionino lo spettatore. Anche nell'ottica di creare una fiaba, gli sceneggiatori devono porre qualche forma di intoppo appena più complicato che possa davvero mettere in difficoltà i protagonisti. Quel famoso viaggio dell'eroe che, attraverso varie peripezie, lo porta alla vittoria. Ma se il nostro eroe non incontra alcuna difficoltà, come faccio ad empatizzare o fare il tifo per lui, e soprattutto è davvero un eroe?