Pillion - Amore senza freni, il film "sentimentale" che cambia gli schemi

Mi piacciono le storie divisive, complesse, che mi fanno riflettere, qualcosa che sia stimolante e diverso dai soliti canoni, come quello che accade in Pillion - Amore senza freni. Ma una base originale può essere l'idea per un buon film?


Genere: drammatico, commedia, erotico
Durata: 107 minuti
Regia: Harry Lighton
Uscita in Italia: 12 Febbraio 2026 (cinema)
Paese di produzione: UK

In Pillion conosciamo Colin (Harry Melling, The Pale Blue Eye, La regina degli scacchi), un giovane uomo omosessuale dalla vita ordinaria o forse anche un po' triste: vive infatti con i genitori in un sobborgo londinese, lavora come addetto multe in un parcheggio e canta saltuariamente in un gruppo a capella insieme al padre Pete (Douglas Hodge, We Live in Time). Nonostante sia apertamente dichiarato, Colin è introverso e riservato, e persino i suoi genitori lo esortano a darsi da fare nel trovare un fidanzato. Un giorno in un pub Colin incontra Ray (Alexander Skarsgård, Lee Miller), imponente ed enigmatico motociclista che sembra stranamente interessato a lui, tanto da invitarlo ad un incontro con un biglietto.

Colin accetta l'appuntamento, ma il primo approccio non va affatto come ci si potrebbe aspettare. Ray è infatti un master, un dominatore che pratica BDSM, ed ha una visione delle relazioni meno convenzionale. Dopo un primo incontro apparentemente conclusivo, i due si ritrovano, dando inizio a un rapporto molto particolare, regolato da dinamiche rigide tra dominatore e sottomesso.

Credo che Pillion - Amore Senza Freni sia uno dei film più stratificati che abbia visto da parecchio tempo a questa parte, tanto che incasellarlo in un genere è anche abbastanza complesso. Abbiamo i contorni di un film sentimentale, perché si parla di amore e romanticismo visti da una prospettiva diversa; ha venature da commedia, soprattutto nell'autoironia di Colin; ci sono erotismo e scene esplicite che non diventano mai fini a se stessi, mentre la componente drammatica si sviluppa quando il film entra in una fase di consapevolezza. Tutti elementi che secondo me lo rendono forse non adatto a tutti, e che anche a me ha suscitato riflessioni e perplessità.

Pillon, preso nel suo insieme, è un coming of age molto interessante, in cui Colin è molto più centrale di quello che si possa pensare. Col suo modo goffo, a tratti tenero tanto da far sorridere, il protagonista non è infatti il Simon di Love, Simon che deve accettare la propria omosessualità, ma deve fare un passo successivo: capire cosa realmente vuole dalla sua sfera affettiva e sessuale per non sprofondare nella solitudine.

In questo contesto di sottomissione, provocazione, abuso, umiliazione e svalutazione, Colin scoprirà la sua autostima e il suo valore tanto da capire che forse il mondo BDSM potrebbe essere comunque il suo stile di vita ideale, ma che c'è differenza.

Nella sua parte più drammatica Pillion - Amore senza freni, entra in un ambito che secondo me è difficile da decifrare e che si muove molto su alcune sottigliezze. Personalmente non sono esperto delle pratiche sessuali di questi tipo, ma sono certo che il consenso reciproco e chiaramente espresso sia alla base di qualunque tipo di rapporto. Il film stesso ci mostra delle sfumature nell'ambito BDSM: un amico di Ray menziona l'importanza di baciare il proprio dominatore, un gesto di affetto che tra i due protagonisti manca del tutto.

Solo saltuariamente il personaggio di Alexander Skarsgård si apre ad un approccio differente, e questo ci fa subodorare che ci siano delle difficoltà più profonde che Ray ha soffocato ed è finito per controllare attraverso pratiche estreme. 


Colin quindi trova nel modo controllante di Ray quella sicurezza relazionale che in fondo tutti cerchiamo, ma presto si rende conto che non tutto ciò che deve fare è comunque corretto. 
Qui il film entra in un campo spinoso, anche controverso, che come dicevo anche a me ha lasciato alcune perplessità. 

Infatti il modo in cui viene dipinto Ray, di cui sappiamo pochissimo, lascia dubbi su come mai si avvicini a un ragazzo come Colin, che non sembra esattamente, almeno all'apparenza, vicino a certi tipi di pratiche. In effetti questa è la parte che forse avrebbe secondo me avuto bisogno di qualche approfondimento in più perché non sembra del tutto realistica.
È chiaro secondo me che Ray ha bisogno di "un" Colin in modo più sottile che si coglie nel corso del film e quindi non voglio dirvi molto, ma avrei voluto che il film mostrasse un po' di più.

Però Pillion gioca dichiaratamente molto su questi dettagli, su dove siano i limiti dell'abuso fisico e psicologico, e dello sfruttamento delle vulnerabilità dell'altro, e quanto siamo disposti a mettere in gioco di noi stessi per far funzionare una relazione affettiva. 

In fondo siamo cresciuti con migliaia di commedie, anche romantiche, che ci hanno lasciato l'incognita "e tu cosa sei disposto di fare per amore?", e Pillion trova una maggiore veridicità attraverso il mondo del BDSM che può avere dinamiche differenti. Però devo sottolineare che secondo me non si rivolge solo ad un pubblico queer ma offre soggetti che possono essere universalizzabili.

Forse la domanda più grande che mi è rimasta riguarda lo stesso Colin e la sua presa di consapevolezza: se con Ray ha capito che alcune pratiche del BDSM possano essere parte della sua vita in generale, senza un confronto con altre modalità di affetto e relazioni, il film ci lascia col dubbio se abbia davvero trovato la sua strada o se semplicemente si sia adattato a una nuova forma di sottomissione, privandosi dell'opportunità di esplorare altro.

Nonostante comunque queste mie elucubrazioni, non posso non sottolineare la bravura di Harry Melling e Alexander Skarsgård in questi ruoli non di certo facili e che non diventano macchiette.

Allargando la mia prospettiva tocca però ammettere che Pillion riesce dove altri titoli più o meno recenti mi hanno deluso. Ci mostra infatti fisicità finalmente differenti e più inclusive di quanto abbia fatto il banale Heated Rivalry in otto episodi, ma anche con una relazione più originale e profonda di quanto possa sembrare e psicologie più intense. La regia e l'impostazione del film rendono secondo me Pillion anche molto più interessante e scorrevole di Queer. Inoltre la carica erotica del film di Harry Lighton batte sia Guadagnino che quel mosciume di Cime Tempestose con cui ha condiviso l'uscita al cinema. 

Se scollegato dall'essere a tema queer e strettamente legato al mondo del BDSM, Pillion è il tipico film sentimentale di opposti che si attraggano e che finiscono per mettersi in gioco, ritrovandosi in situazioni anche complesse. Ma qui finalmente vengono rotti quegli schermi che ormai sono diventati vecchi e credo servano più film come questo. 




Una protezione solare a meno di 15€? Ho messo alla prova il Dewy Sunscreen SPF30 The Inkey List

Inizia ufficialmente quel periodo in cui metto alla prova tutte le protezioni solari che mi capitano sotto mano per darvi le migliori soluzioni più adatte a voi. Come dicono quelli bravi, in fondo il solare più efficace è quello che riusciamo ad utilizzare ogni giorno.

Ho cominciato con un prodotto che era nelle mie scorte e che mi sembrava un buon prodotto da testare durante la primavera, ovvero il Polyglutamic Acid Dewy Sunscreen SPF30 di The Inkey List.


INFO BOX 
🔎 theinkeylist, Amazon, Lookfantastic
💸 €14.99
🏋 50ml
🗺 Canada
⏳ 6 Mesi
🔬 Vegan, Cruelty Free

Molti non lo sanno ancora, ma SPF 30 ed 50 non sono così differenti fra di loro, vengono entrambi considerati fotoprotettori alti, e se i primi bloccano il 97% di raggi solari, i secondi il 98%, quindi con una lieve variazione. Però, da un punto di vista formulativo un SPF 30 può risultare più gradevole sulla pelle e quindi unire funzionalità ad una piacevole esperienza d'uso.

Il Polyglutamic Acid Dewy Sunscreen di The Inkey List è una protezione solare moderna che vuole unire appunto SPF ad attivi skincare più funzionali.

Al suo interno troviamo infatti filtri solari chimici contro raggi UVA e UVB ad ampio spettro, a cui si aggiungono una serie di sostanze che aiutano la pelle a mantenere un buono stato. The Inkey List in particolare lo chiama Hydration Trio all'8%, ovvero la miscela di glicerina, acido poliglutammico che sembra ancora più performante dello ialuronico a trattenere l'acqua, e squalane.


Un altro segreto che posso raccontarvi sulla formulazione del Dewy Sunscreen SPF30 è il complesso Royal Tea IQ. Se guardate l'INCI noterete sostanze come fermenti ed estratti vegetali come riso, tè, e patata viola, che appunto formano questo brevetto. Gli estratti viola sono ricchi di antocianine, molecole dotate di un'attività antiossidante superiore ad altri flavonoidi e che quindi supportano la funzione protettiva del solare. La presenza di sostanze fermentate permette al microbioma cutaneo di essere più sano e quindi di beneficiare delle antocianine, metabolizzandole.

A parte queste note collaterali interessanti, che comunque ci fanno capire quanto The Inkey List abbia voluto potenziare la formulazione, ho diverse cose da dirvi su questo Polyglutamic Acid Dewy Sunscreen. Si presenta infatti come una crema che però è facile da stendere e, visti i filtri chimici, non fa alcuna scia bianca, ma semplicemente si assorbe. Al tatto ha quasi un feeling leggermente gommoso, ma credo sia il risultato di una composizione che cerca anche di fungere da primer.

Ho trovato un po' strano l'odore di questo solare viso perché non contiene fragranze aggiunte, ma si sentono gli attivi, ed ha quasi un aroma chimico/plasticoso. Per fortuna è molto evanescente, e una volta settatosi non lo avverto più.

Questo solare non ha una particolare resistenza all'acqua, è pensato proprio come un SPF per tutti i giorni, per cui è abbastanza facile rimuoverlo con un detergente qualsiasi e tutto sommati lascia la pelle in buono stato, non estremamente idratata ma nemmeno secca e tirante.

A parte questo, l'uso di questo Dewy Sunscreen The Inkey List mi ha convinto perché è davvero leggero sul viso, non l'ho trovato untuoso o soffocante, ma è sicuramente idratante. La parte che più mi ha sorpreso è il finish: mi aspettato che quel "dewy", che significherebbe brillante come rugiada, fosse un modo per dire che avrebbe avuto un aspetto lucido sul viso. Invece il finish di questo solare, su di me, è abbastanza naturale, non di certo matt, ma non mi fa sembrare una palla da discoteca.

Il solare viso The Inkey List è anche tutto sommato una buona base per il trucco, non ho notato infatti pilling né grosse difficoltà nell'introdurlo nella mia routine e farlo lavorare in sinergia con altri prodotti che avevo già in uso. Inoltre non mi ha dato alcun fastidio sulla zona perioculare e in generale vicino agli occhi.

L'unico dubbio che posso sollevare è la reale tipologia di pelle a cui possa consigliarlo. La mia cute sta via via diventando più mista adesso che sta arrivando il caldo, ma è comunque una pelle che vuole attenzioni o rischia di disidratarsi. Il potere idratante del Polyglutamic Acid Dewy Sunscreen è indubbiamente buono perché mi dà comfort nel corso della giornata, ma devo stare attento a non esagerare con sieri e creme perché altrimenti questo solare mi appesantisce leggermente il viso dopo qualche ora che l'ho indossato.

Penso quindi che il Dewy Sunscreen SPF30 possa essere un prodotto economico e performante per la vita di tutti i giorni, soprattutto su pelli da normali a leggermente secche, chi non bada troppo alla fragranza ma cerchi una protezione solare onesta e senza fronzoli.



A voi piacciono i prodotti The Inkey List?




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Le serie tv più viste su Netflix che mi hanno convinto a metà...

Sono e sono state fra le serie tv Netflix più viste nelle ultime settimane ed anche io mi sono fatto incuriosire. Temi diversi, generi che a tratti si sfiorano ma che poi divergono, ma su di me hanno avuto, per ragioni diverse lo stesso impatto non convincendomi fino in fondo.


Unchosen 
Miniserie

Asa Butterfield (Il tuo Natale o il mio, Sex Education) punta sul drammatico con un ruolo diverso rispetto alle sue ultime interpretazioni. In Unchosen, sul Netflix dal 21 Aprile, interpreta Adam, un giovane uomo che fa parte della "Confraternita del Divino", una setta cristiana ultra-conservatrice e patriarcale, con delle regole molto ferree. Adam si sta facendo strada nella gerarchia della comunità, ma fra le mura di casa sua qualcosa non funziona più. Sua moglie Rosie (Molly Windsor) infatti è sempre più insofferente alla vita nella setta e il matrimonio con Adam è frustrante e fonte di sofferenze. Le loro vite, e quella della comunità però verranno stravolte dall'arrivo di Sam (Fra Fee), un misterioso uomo che riuscirà ad accedere alla setta salvando la vita della figlia di Rosie e Adam, ma che nasconde un passato poco limpido.

Capisco come mai Unchosen sia stata in vetta alla classifica di Netflix: ha infatti un attore protagonista riconoscibile, specie dal pubblico della piattaforma, che qui appunto si trova in una veste completamente diversa dal ruolo in cui lo conoscevamo. E poi ci sono tutte le dinamiche all'interno della setta, che comunque suscitano sempre curiosità e ci riportano un po' alla mente The Handmaid's Tale. In effetti Unchosen sembra un po' una denuncia, soprattutto attraverso alcuni personaggi secondari, delle dinamiche tossiche e assurde delle sette, specie a carattere religioso e così restrittive che portano poi anche a perdere i rapporti con le persone care.

La serie però di base è un thriller psicologico con la classica figura che va a rompere gli equilibri in una situazione già complessa, andando a creare un effetto domino. Unchosen in questo senso funziona abbastanza bene, è scorrevole, dura solo 6 episodi quindi la si può bingiare senza troppa fatica, anzi credo sia stata pensata proprio questo approccio. E poi c'è un ottimo cast, anche di comprimari, che regge il gioco fino alla fine.

Unchosen però non offre nulla di nuovo, purtroppo a causa di una certa superficialità che la serie si porta dietro. C'è sicuramente una approssimazione nella struttura generale visto che ad esempio questa setta e in generale il suo culto, non viene mai sfruttata o spiegata del tutto. Sappiamo che sia basa su regole rigidamente religiose e patriarcali, che porta i suoi membri ad essere staccati dal mondo il più possibile, ma qui finiscono le regole note. Il problema è che la Confraternita del Divino non sembra un luogo così accogliente da spingere le persone a volerne far parte e poi non ne conosciamo bene tutte le logiche e le gerarchie.

Questa superficialità investe anche la sceneggiatura: sono tante le facilonerie che sono state inserite per far funzionare la serie. Basti pensare ad esempio alla presenza di Sam, che viene accettata, in una congrega così stretta, senza che comunque la comunità dica nulla. Gli sviluppi narrativi diventano così un po' prevedibili e appunto poco convincenti per rendere Unchosen davvero solida.
È comunque una serie tv che, come dicevo, si lascia seguire, ha i suoi punti di forza a cui aggiungo anche la regia e un paio di momenti di tensione riusciti.



Man on fire: Sete di vendetta
Prima stagione 


Il 30 Aprile è arrivata Man on Fire che nel momento in cui vi sto scrivendo è ancora in TOP 10 fra le serie Netflix più viste, anche se non si tratta di una novità.

Man on Fire è infatti l'ennesimo adattamento di un romanzo del 1980 di A. J. Quinnell, che ha già avuto tre diverse versioni cinematografiche. Il concetto di base è sempre simile, ma cambiano caratteristiche del personaggio e il contesto. In questa nuova rivisitazione c'è John Creasy (interpretato da Yahya Abdul-Mateen II) che, a seguito di un trauma che l'ha colpito molto da vicino, si è ritirato dalle Forze Speciali dell'esercito americano e lavora come magazziniere. Però il suo vecchio amico Paul Rayburn (Bobby Cannavale, Unstoppable, Scarpetta), conoscendo le abilità di Creasy, lo vuole coinvolgere in una missione in Brasile, ma qualcosa cambia i suoi piani. Rayburn e la sua famiglia vengono infatti uccisi in un attentato, ad eccezione di Poe (Billie Boullet, A Small Light), così per Creasy scatta un piano di vendetta ma deve anche cercare di mettere in salvo la ragazza.

Man on fire è indubbiamente una serie tv che punta agli amanti dei thriller d'azione puri, e che è indubbiamente ricca. Ci sono infatti molte scene di scontro, di combattimenti, inseguimenti, sparatorie, e ovviamente anche spostamenti in diverse location che rendono tutto molto movimentato. Lo sfondo del Brasile è secondo me credibile e in linea di principio c'è un buon cast che regge comunque una storia dai molteplici sviluppi.

Ma Man on fire è anche una serie tv che sembra già vecchia: non solo non c'è alla base una storia che provi a discostarsi dai tanti film che, soprattutto negli anni '80 e '90, erano incentrati su questi Rambo pronti a tutto per la loro vendetta, ma è tutto stantio. I dialoghi soprattutto sono composti da frasoni ad effetto che oggi a mio avviso suonano datate e innaturali, ed è proprio Creasy a risultare un personaggio fuori tempo massimo. 

L'interpretazione monoespressiva di Abdul-Mateen non aiuta, ma ammetto che ho sopportato molto meno Poe che non fa altro che frignare e creare problemi. È insomma davvero difficile prenderli in simpatia e tifare per loro e questo è forse il problema più grosso perché di loro, alla fine, non ce ne importa poi molto. Sono giusto figurine funzionali ad una storia.

In generale a ben guardare la trama ci sono molti elementi troppo sottili per dare solidità alla sceneggiatura, e altre parti che sono trascinate al punto quasi da annoiare. Eppure Man on fire segue le leggi seriali attuali: solo sette episodi che durano circa 40 minuti ciascuno, ma comunque sembra scattosa, come se si passasse da una parte all'altra senza una reale continuità. 
Forse non sono il suo pubblico di riferimento e ammetto che mi ha stupito vedere la serie galleggiare ancora fra i primi posti della classifica Netflix perché non mi sembra abbia caratteristiche che possano giustificarne il successo. Se amate il genere farà per voi, io però non credo voglio sapere se ci sarà o meno una seconda stagione di Man on fire. 

Maschere in tessuto Multipack di Cien, le mie opinioni (e perplessità) sulle novità da Lidl

Finalmente da Lidl, dopo mesi di scarsezza o ripetizioni, è apparsa una novità Cien che a me ha subito incuriosito, ovvero le maschere viso in tessuto in formato Multipack.

In pratica si tratta di confezioni simili alle salviettine struccanti con all'interno sette sheet mask. Cien le ha declinate in tre diverse tipologie, con appunto attivi specifici, ma io ne ho scelte due evitando quella con retinolo, avendo già tanti altri prodotti che lo contengono in abbondanza. 

Non so se l'idea di base di questi multipack sia di usare queste maschere per sette giorni di fila a mo' di trattamento intensivo, o se semplicemente Cien le abbia pesante per un uso più costante e quindi in un formato più conveniente. Sul pacco infatti si legge che sarebbe un trattamento "settimanale" che può essere inteso in entrambi i modi. 

Io le ho inserite nella mia routine come sono solito fare, quindi più o meno in base a quando sento il bisogno di dare al mio viso una coccola e una attenzione in più e in generale quando ho tempo. 
Ve le racconto più in dettaglio.


Cien Maschere in tessuto Multipack Hydra Bomb
Superidratante e Rivitalizzante


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.49
🏋 7 maschere monouso
🗺 Germania
⏳ 3 mesi   
🔬 Vegan


Strizza un po' l'occhio alle maschere di Garnier ma questa versione delle Hydra Bomb di Cien non somiglia, almeno a livello di INCI, a nessun altro prodotto di altri marchi, incluse le nuove maschere in tessuto che l'azienda ha riformulato da poco.

Certamente gli attivi sono sempre quelli anche perché lo scopo è identico: fornire una forte dose di idratazione alla pelle. Queste nuove maschere Cien sono infatti arricchite con diversi umettanti, come glicerina, acido ialuronico, betaine a cui si aggiungono sostanze lenitive come pantenolo e aloe. Troviamo poi emollienti leggeri, come la combinazione di Undecano e Tridecano, che prendono il nome commerciale di Cetiol® Ultimate, che hanno un tocco nutriente ma asciutto. Cien ha poi aggiunto un paio di estratti vegetali come appunto melagrana e anguria che comunque apportano minerali e vitamine, ed agiscono come antiossidanti.

Queste maschere Hydra Bomb Cien sono facili da usare anche se, un po' come le salviettine, tocca prestare un po' di attenzione per non tirar fuori più di un foglio per volta.
A parte questo, si tratta di maschere in tessuto molto sottili, che hanno una forma giusta, comoda sul mio viso e che non casca mentre la si lascia agire. Hanno anche una profumazione neutra e fresca che non trovo affatto sgradevole, quindi nell'uso sono sicuramente promosse.

Cien consiglia una posa di 8/10 minuti per queste maschere, ma essendo ben umide di siero, ho pensato di lasciarle agire più a lungo, come sono solito fare. Tuttavia non credo sia stata una buona decisione.
Al primo utilizzo infatti la sensazione che ho avuto sulla pelle è stata strana, quasi di un formicolio che mi ha fatto temere una reazione non proprio positiva.


In effetti una volta rimossa ho notato alcuni arrossamenti sul viso che per fortuna non sono diventati veri e proprie irritazioni, anzi il resto della cute era in buono stato. La maschera Hydra Bomb Cien infatti rilascia un buon potere idratante secondo me proprio adatto a pelli a tendenza secca. Il siero rimasto sul viso una volta tolta la maschera ha impiegato un paio di minuti per essere assorbito del tutto, ma non lascia una sensazione sgradevole o di pesantezza. Anche l'applicazione di altri prodotti dopo non è stato un problema.

Buona anche l'elasticità e la compattezza che dà, ma la cosa un po' più bizzarra è che comunque le altre parti del viso erano anzi lenite e luminose. Così nelle applicazioni successive sono stato più accorto con i tempi ma ammetto che già dalla seconda maschera non avevo più notato né il fastidio durante la posa né il rossore dopo. Indubbiamente consiglierei a chi ha una pelle sensibile di stare un po' attenti nel provare queste nuove maschere viso Cien, magari appunto seguendo le istruzioni che danno loro. 



Cien Maschere in tessuto Multipack Vitamina C
Idratante e Illuminante

INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.49
🏋 7 maschere monouso
🗺 Germania
⏳ 3 mesi   
🔬 Vegan

Inutile dire che ho anche tanti altri prodotti alla vitamina C, ma queste maschere in tessuto Cien son venute lo stesso a casa con me anche se ero abbastanza consapevole del prodotto che avrei testato.

Infatti queste maschere Multipack hanno INCI generalmente molto simili fra loro, quindi con gli stessi attivi di base, come glicerina, acido ialuronico e pantenolo, ma anche l'estratto di melagrana è presente nella versione con Vitamina C. Qui manca invece l'anguria e ovviamente si aggiunge un derivato della vitamina C ovvero il Sodio Ascorbil Fosfato, che è più delicato dell'acido ascorbico e ben tollerato.

Per il resto comunque le maschere si somigliano anche nel materiale e un po' nella profumazione, che è sempre fresca e gradevole. Quindi anche l'uso è identico, e i tempi di posa e non mi ha dato problemi, al netto dell'attenzione che vi dicevo nel prelevarle per evitare di tirarle fuori tutte in una volta.


Le maschere Multipack con Vitamina C mi sono sembrate più fresche della versione Hydra Bomb ma soprattutto non mi hanno dato alcun fastidio anche con una posa più lunga. Immagino che a questo punto la mia pelle si fosse acclimatata a qualunque ingrediente o elemento della formula che mi ha dato quella reazione.

Queste maschere in tessuto Cien non mi hanno stupito in termini di risultati nel senso che, come mi aspettavo, mi hanno dato praticamente un risultato molto vicino alle Hydra Bomb. Mi hanno infatti dato una buona idratazione profonda, non appiccicosa o untuosa, ed in generale anche la pelle assume un aspetto più carino e riposato. Volendo ci si può aggiungere anche altri prodotti sopra, magari anche il make-up.

Nelle maschere viso con Vitamina C noto forse un effetto meno lenitivo, ma non per questo l'azione illuminante viene meno. È ovvio che macchie o discromie non possono essere contrastate con una sola applicazione settimanale, ma se cercate un trattamento alla vitamina C che sia più economico e possa affiancare e supportare una routine più intensiva, allora queste maschere Multipack Cien meritano una chance proprio perché ci danno la possibilità di un uso più costante. 


Voi le avete trovate fra i vostri scaffali?



Non ho perso nulla eppure mi ricerco

Maggio è il mese dell’anti-compleanno per lo Scorpione, come dicono gli astrologi.
Ci dovremmo insomma trovare con delle beghe da risolvere, spese improvvise, scocciature di varia natura e forma.
E se volete ve ne posso dare già quante ne volete.
Avete presente che sono andato a vedere Il Diavolo Veste Prada 2, no? Ecco, una fila lunghissima, una sala piena e chi mi ritrovo accanto? Due roditori di pop corn che hanno commentato dall’inizio alla fine anche i respiri degli attori.
Ora, anche io avevo i miei commenti da fare, tipo quali ritocchi ha fatto Anne Hathaway per essere così raggiante, e soprattutto quanto costi baciarla per contratto ché capita solo una volta in tutto il film, però me li sono tenuti per la fine.

E poi lo schermo del mio telefono ha iniziato a piangere pixel (che sembra il titolo di una canzone di Rosalía), mi si sono bruciate un po’ di luci dell’auto, il corriere ha deciso in autonomia dove e a chi lasciare i miei pacchi, le collaborazioni sono diventate più ballerine, e mi si è pure sbiadita la tinta capelli prima del tempo.

Stando insomma agli astrologi, Maggio per me dovrebbe significare una parentesi di tensioni, di bilanci, di rotture, quel momento per fermarsi e riflettere. Forse per le stelle non sarà il momento migliore per ricominciare ma dicono che si è pronti solo quando si inizia a fare le cose e quindi eccomi qui.


Questo articolo è un estratto dal mio primo post su Substack, un nuovo viaggio, una nuova piccola esperienza. Vi aspetto qui. 




Film Italiani in streaming, recuperi e novità

Sono arrivati in streaming proprio a Maggio ed ho voluto dargli una chance. Si tratta di due film italiani recenti che mi avevano incuriosito principalmente per il cast. Ho quindi messo da parte le mie reticenze per il cinema nostrano e mi sono lanciato, anche se il risultato è stato a volte incerto.


Breve storia d'amore (2025)


Genere: commedia, thriller
Durata: 98 minuti
Regia: Ludovica Rampoldi
Uscita in Italia: 27 Novembre 2025 (cinema)/ 4 Maggio 2026 (NOW)
Paese di produzione: Italia 


Lea (Pilar Fogliati, Odio il natale, Follemente) è una aspirante scrittrice che nel frattempo si occupa di interviste ma che vive in una bolla di malinconia. È convinta infatti che il suo compagno Andrea (Andrea Carpenzano) la tradisca. Un venerdì, completamente per caso, incontra Rocco (Adriano Giannini) in un bar di provincia, il quale ha appena vinto uno dei suoi incontri di scacchi-boxe. Anche lui, che fa il sismologo, in realtà vive un matrimonio ormai stantio con Cecilia (Valeria Golino, Fuori), una brillante terapeuta che però ha un rapporto ormai abitudinario col marito. Così fra Lea e Rocco nasce una relazione segreta, che li porta a mettersi a nudo a vicenda. Però c'è un tarlo profondo che sta ossessionando Lea, che la spingerà verso un punto di non ritorno per lei e per gli altri inconsapevoli che le sono vicini.

Ludovica Rampoldi forse non vi dira moltissimo, eppure è una stimata sceneggiatrice che ha lavorato molto per cinema, come ad esempio per Primavera, e in serie tv come I leoni di Sicilia, e che con Breve storia d'amore ha esordito anche alla regia. 
Il suo è un film interessante che mescola anche diversi ingredienti: si parte quasi come una commedia romantica, in cui serpeggia una vena più drammatica, ma che non sfocia mai all'eccesso; si prosegue, specie nella seconda parte, con toni più cupi, più vicini al thriller psicologico, specie quando calano le maschere.

Breve storia d'amore è in fondo un racconto di vite, di tradimenti, e soprattutto una disanima di relazioni diverse fra di loro, ma in parte accomunate dalla noia, dalla ripetitività, dalla mancanza di aspettative l'uno sull'altro, come dice la stessa Cecilia. Il tutto è incastonato negli ambienti borghesi, quelli che sembrano più ordinati, puliti, ma che poi brulicano come i formicai che simbolicamente Rampoldi ci mostra.

Seppur però con spunti interessanti e sempre attuali, Breve storia d'amore non mi è sembrato un film che riuscisse a farsi ricordare. È come se quelle sue anime che vi dicevo su non siano mai ben definite o meglio, non riescano mai ad essere nette, pungenti, incisive.

Nella parte più romantico-sentimentale dell'incipit mi è mancato un maggiore affiatamento fra Lea e Rocco. Pilar Fogliati e Adriano Giannini sono due ottimi attori, ma qui forse non sono sfruttati a pieno, e soprattutto manca quella passionalità che possa giustificare la loro relazione. 

Quando poi si scava nelle dinamiche più complesse e intime delle coppie, forse il film riesce meglio perché ci mostra una storia di vendetta da una prospettiva diversa. Tuttavia, anche in questo secondo percorso che Breve storia d'amore prende, non aspettatevi che riesca ad essere particolarmente più forte .
Sembra quasi che il film, pur avendo le sue carte da giocare, abbia preferito un approccio più soft, tradizionale, senza mai sconvolgere quelle dinamiche borghesi che vorrebbe denunciare. Come vi dico spesso, penso che se lo avessi visto al cinema mi avrebbe forse lasciato più perplesso, ma dal divano di casa risulta sicuramente meno deludente.



Non è un paese per single (2026)



Genere: commedia, sentimentale
Durata: 103 minuti
Regia: Laura Chiossone
Uscita in Italia: 8 Maggio 2026 (Prime Video)
Paese di produzione: Italia 

Nel bucolico paesino di Belvedere in Chianti, Elisa (Matilde Gioli) gestisce con passione e pragmatismo la tenuta "Le Giuggiole" seppur con qualche problema economico. Il suo impegno però è massimo, e cerca una quadra fra le responsabilità lavorative, che condivide con sua madre (interpretata da Cecilia Dazzi) e sua sorella Giada (Amanda Campana), e le faccende familiari, avendo anche una figlia adolescente. 

Gli equilibri vengono però sconvolti improvvisamente dalla morte dell'anziano conte proprietario della tenuta. Da Milano arrivano così Michele (Cristiano Caccamo, Lol Chi ride è fuori 3) e Carlo (Sebastiano Pigazzi, And Just Like That...) due fratelli e unici eredi del conte rimasti in vita, e quindi nuovi proprietari de Le Giuggiole.

Elisa e Michele in realtà si conoscono fin dall'infanzia, quando giocavano da bambini, e fra loro c'è una bella affinità, almeno fino a quando non scoprirà le reali intenzioni dell'uomo. Michele è infatti un consulente finanziario ed ha intenzione di vendere agli americani la proprietà ereditata. Inutile dire che Elisa e la sua famiglia non la prenderanno affatto bene...

Dopo aver letto Due cuori in affitto, Non è un paese per single è la seconda chance che do a Felicia Kingsley che ha scritto il romanzo da cui è appunto tratto il film. Questa volta ero quindi più pronto a quello che sarebbe stato il mood della storia e devo dire che non mi posso ritenere deluso ma nemmeno soddisfatto.

Bisogna dire che il film Prime Video si ispira solo al romanzo e ne cambia alcuni personaggi e dinamiche, ma lo stile di fondo secondo me resta il medesimo. Non è un paese per single è a tutti gli effetti una commedia romantica tradizionale che sfrutta il tropo friends-to-enemies-to-lovers che è molto caro alla Kingsley ma che non ci dà nulla di nuovo.

Non mancano insomma sia i cliché del genere cinematografico, sia gli stereotipi su un certo tipo di italianità che sicuramente renderanno il film un po' più appetibile per il pubblico internazionale. Ed in effetti le ambientazioni, la luce calda, la bellezza dei paesaggi toscani sono degli elementi che ho apprezzato e la regia di Laura Chiossone (che tra l'altro, per restare in tema, ha diretto anche Odio il Natale) è semplice ma gradevole.

Per il resto Non è un paese per single è un film fatto di alti e bassi, o meglio di parti riuscite che si legano ad aspetti meno efficaci. 

Parto col dire che, anche nel patto di una commedia che vuol essere comoda, di comfort, la prevedibilità qui è tanta, troppo calcolata e misurata per non finire per risultare stucchevole. Ma soprattutto si fallisce nella parte più "com" di questa "rom": quando il film dovrebbe essere più leggero e divertente, semplicemente non riesce ad essere davvero brillante.

Non è un paese per single ha poi una pletora di personaggi che poteva sfruttare ma che sono poco più che collaterali, e non se la passano meglio anche i due protagonisti. Matilde Gioli tutto sommato convince come Elisa, anche se non ha un grande range emotivo da mostrare, mentre credo che Giovanni Caccamo non abbia la maturità, magari anche il carisma o la faccia tosta per il suo Michele. 
Aggiungo, seppur forse sia meno importante, che anche le musiche mi hanno lasciato perplesso: a volte sono azzeccate, altre sembra prendano il sopravvento.

Non è un paese per single insomma fa quel per cui è nato, non di più ma forse di meno, sta bene dove si trova e va preso per quello che è. Immagino che possa essere il primo film di un progetto più ampio di adattamenti, che però spero possano essere più interessanti. 

Sieri Viso La Roche Posay, tutto quello che dovresti sapere!

Erano nella mia bucket list da diverso tempo, direi anni, quindi quando La Roche Posay ha dato la possibilità di testare quattro dei loro sieri viso, non potevo tirarmi indietro ed ho avuto la fortuna di riceverli. 


In realtà i sieri viso di La Roche Posay sono attualmente cinque, e sono stati pensati per sfruttare attivi specifici e quindi come trattamenti mirati per determinate esigenze. Ma questi prodotti possono essere combinati fra loro e ovviamente utilizzati per interagire o potenziare altri attivi e cosmetici.
Avendoli provati in lungo e in largo, sono finalmente pronto a raccontarvi tutto quello che secondo me dovreste sapere se ancora non li conoscete.


La Roche Posay Hyalu B5 Suractivated Serum
Concentrato antirughe Riparatore Rimpolpante 


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💸 €33
🏋 30 ml
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
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È il secondo prodotto della linea Hyalu B5 che provo e che apprezzo perché questo Suractivated Serum La Roche Posay è più di un semplice siero allo ialuronico. Contiene in primis l'acqua termale usata dal brand e sfrutta il 4 HYALURONIC ACID SYSTEM, ovvero quattro forme di acido ialuronico a diverso peso molecolaro per agire su diversi strati della pelle. In questo senso mi ha colpito che l'azienda parli di "Micro peso molecolare" e che l'acido ialuronico a medio peso molecolare sia incapsulato con la Vitamina B5 immagino per aiutare a riparare e lenire la pelle.

L'azione idratante di questo sistema trova supporto nella glicerina e in alcuni emollienti leggeri, ma La Roche Posay parla anche di un complesso "stimolante" proprio per attivare (da qui il nome) la produzione naturale di acido ialuronico. Approfondendo ho scoperto che si tratta dello Hyalufix™ GL, un brevetto a base di una pianta erbacea di nome galanga, che pare aiuti proprio alla sintesi dell'acido ialuronico.

In più nell'INCI di questo siero HyaluB5 ho trovato l'acetil glucosamina, precursore dell'acido ialuronico e l'adenosina, che aiuta ulteriormente a ridare elasticità alla pelle.

A completare la formula c’è anche il madecassoside, derivato della centella asiatica, utile per offrire un ulteriore supporto lenitivo e alla barriera cutanea.

Ovviamente La Roche Posay ha voluto creare un siero che fosse funzionale ma anche piacevole, ed infatti ha scelto una consistenza fluida, facile da stendere, che ha anche la tipica profumazione del brand. Questa texture la trovo molto confortevole, non è pesante o appiccicosa ma la si sente proprio agire, e secondo me questo la differenzia da tanti altri prodotti simili.

Sapete se mi seguite da un po' che non sono un fan dei sieri all'acido ialuronico puro, non li trovo su di me così performanti. Le formulazioni però come questa di La Roche Posay mi convincono molto di più: come vi dicevo è in prima battuta piacevolmente e funzionalmente idratante.
Su di me non è esattamente appiccicoso, ma ha un potere umettante che percepisco e che immagino possa non fare impazzire quelle cuti più grasse che cercano texture liquide, ed un tocco completamente asciutto.
Ho notato poi un effetto lenitivo istantaneo che ridà comfort alla pelle: banalmente anche dopo la rasatura su di me si dimostra in grado di riportare la cute ad una situazione ottimale, calmando eventuali fastidi o rossori. Devo poi anche segnalare che dà una maggiore tonicità e compattezza alla cute.

Per me questo Hyalu B5 Suractivated serum è stato il primo step della mia routine La Roche Posay, sia di giorno che di sera e si è sposato bene un po' con tutti i prodotti con cui l'ho stratificato.



La Roche Posay Pure Vitamin C12 Serum 
Siero concentrato anti-rughe, anti-ossidante, illuminante


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💸 €34
🏋 30 ml
🗺 Francia
⏳ 3 Mesi
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È senza dubbio il mio preferito fra tutti questo siero viso alla vitamina C pura perché può considerarsi una evoluzione, ma con una efficacia specifica, del siero all'acido ialuronico.

A caratterizzare il Vitamin C12 serum è appunto il 12% di acido ascorbico puro, la forma più efficace ma anche più delicata di questa vitamina, che dà un effetto antiossidante e anti macchia. La Roche Posay ha pensato però anche ad una formulazione idratante, grazie alla presenza di glicerina e acido ialuronico in diverse forme.
Ritroviamo anche in questo siero l'adenosina, ma poi ho scovato anche un peptide particolare, il Neurosensine, noto anche come Calmosensine. È un ingrediente utilizzato per le sue proprietà lenitive e anti-age perché agisce rilassando le contrazioni dei muscoli facciali per ridurre rughe d'espressione ma anche le infiammazioni cutanee. Immagino che La Roche Posay lo abbia scelto proprio per attenuare possibili irritazioni date dalla vitamina C.
In basso nell'INCI troviamo una punta di acido salicilico per un ulteriore effetto rinnovatore.

Il Vitamin C12 Serum mi ha colpito anche per la texture: è lattiginosa e arricchita da una profumazione piacevole, frizzante, primaverile che al mattino mi sveglia anche un po'. So che formulare prodotti con acido ascorbico non è semplice non solo per una questione di stabilità, ma anche perché tende ad essere appiccicoso a concentrazioni più alte. Qui però La Roche Posay ha trovato la sua quadra inserendo sostanze che danno setosità alla texture come ad esempio la silica, e che rendono il siero leggero, non appiccicoso, e anche qui facile da assorbire.

Su di me inoltre non ha dato problemi ad essere stratificato, ed anche sotto al trucco non ha fatto pasticci. Personalmente, non avendo macchie persistenti, ho preferito usarlo quasi esclusivamente nella routine mattutina, per sfruttarne l'effetto antiossidante e illuminante. Nulla toglie che se avete bisogno di un trattamento più costante e mirato, potrebbe essere più utile usarlo due volte al giorno.

Il Vitamin C12 Serum La Roche Posay secondo me ha un buon equilibrio fra efficacia e delicatezza con questa sua formula. Ovviamente il 12% di acido ascorbico può dare fastidio a pelli non abituate a questa sostanza, quindi è meglio introdurre questo siero a poco a poco nella routine, magari miscelando qualche goccia di prodotto ad una crema viso, anche per iniziare a vedere come reagisce la cute.

Su di me non è stata necessaria alcuna accortezza perché sono abbastanza abituato a diverse forse di vitamina C. L'unico momento in cui ho sentito un leggerissimo pizzicore è dopo la rasatura, ma non mi ha creato irritazioni o rossori o comunque problematiche più ampie. 
Credo che questo siero La Roche Posay funzioni molto bene: da un lato infatti contribuisce a darmi un incarnato più luminoso in senso generale, ma ho notato che aiuta anche a far sparire più velocemente le macchiette post brufolo. 

Un buon aiuto per pelli di tutte le tipologie, soprattutto ovviamente quelle spente.



La Roche Posay Effaclar Siero Ultraconcentrato
Peeling quotidiano, anti-imperfezioni, anti-macchie post-acneiche


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💸 €29
🏋 30 ml
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
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È rivolto a pelli più problematiche questo siero della linea Effaclar che combina più attivi per un peeling contro le imperfezioni.

Al suo interno troviamo un trittico di AHA e BHA: acido glicolico che aiuta a levigare, illuminare e rendere meno visibili segni e texture irregolare, acido salicilico per lavorare su pori e imperfezioni, capryloyl salicylic acid (LHA), derivato lipofilo del salicilico che fornisce una esfoliazione più delicata e superficiale. Ho notato anche l'acido fitico, che aggiunge una lieve azione antiossidante e schiarente e la presenza di HEPES (Hydroxyethylpiperazine Ethane Sulfonic Acid), ingrediente che aiuta il turnover cellulare ma agisce in modo diverso dai soliti esfolianti chimici.

La niacinamide, in alto nell'INCI, qui fornisce una azione riequilibrante, uniformante e di supporto alla barriera cutanea vista la miscela di attivi.

Il siero Effaclar La Roche Posay ha una texture sempre fluida, acquosa, ma un po' più densa rispetto ad esempio allo HyaluB5, si stende comunque bene ma ha una profumazione in cui ci sento la componente chimico-alcolica che immagino non piaccia tutti. Per fortuna non è troppo intensa.

Come tutti gli esfolianti chimici va utilizzato la sera ma io ho fatto un po' di testa mia sfruttando proprio quella texture leggermente più soda.
Infatti, invece che applicarlo su tutto il viso, ho usato questo siero Effaclar su alcune aree del viso, come la zona T o in modo mirato su alcune imperfezioni. La texture comunque si asciuga in fretta e ne consente l'uso con altri prodotti senza fare pilling o sollevare altri layer.
Io sono riuscito ad usare questo prodotto La Roche Posay con costanza tutti i giorni o quasi, ma non son certo sia adatto a tutti per un uso quotidiano. L'azienda infatti non specifica le percentuali degli acidi esfolianti, anche se da quanto ho letto dovrebbero essere circa al 5.45% in totale, quindi anche in questo caso vi consiglio un po' di cautela con i primi utilizzi.

Su di me, che comunque sono rodato, non ho notato né irritazioni né bruciore con l'uso costante, e quindi non credo ci siano problemi in linea generale.

Il siero viso Effaclar su di me è stato molto utile sia nel levigare quelle zone con texture più ruvida e irregolare lasciandola più liscia e morbida, sia sulle impurità. Mi è capitato infatti di applicarlo sia sul naso per tenere a bada qualche filamento sebaceo che su sporadici brufoletti e questo prodotto ne ha ridotto la portata facendoli asciugare e guarire nel minor tempo.

Se quindi gli altri sieri di cui vi ho parlato hanno una efficacia più ampia e possono accontentare più tipologie di cute, questo peeling La Roche Posay mi è sembrato quasi un trattamento per pelli miste e grasse, con un uso più mirato per aree problematiche, e che può, magari occasionalmente, dare un boost rinnovatore alla cute del viso in generale. 



La Roche Posay Retinol B3 Siero
Concentrato anti-rughe, rigenerante, Levigante


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💸 €31
🏋 30 ml
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
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Il siero al retinolo di La Roche Posay era quello che mi incuriosiva di più perché ormai sono un fan accanito della Vitamina A nella skincare. 
Qui abbiamo una formulazione interessante: il Retinol B3 infatti contiene una doppia forma di retinolo, puro e in estere, che garantisce un rilascio sia rapido che graduale sulla pelle. Pare che la percentuale sia intorno allo 0.3%, non so se però includa entrambe le forme di retinolo, quindi una quantità più che tollerabile e in linea con le regole europee.

In più questo siero è arricchito con glicerina e acido ialuronico per idratare, adenosina come supporto anti age, olio di soia e niacinamide che aiutano la barriera cutanea addolcendo eventuali irritazioni date dalla Vitamina A.

È un prodotto dalla texture lattiginosa facile e gradevole da stende, ed ha una profumazione molto leggera, perfetta per un siero da usare la sera.


La quantità di retinolo in questo siero La Roche Posay mi ha consentito di usarlo con costanza, ma io in questo senso non faccio testo perché ho usato dosi ben più concentrate, ma credo che le pelli più reattive debbano comunque prestarci un minimo di attenzione.

Io appunto non ho notato problemi come secchezza o rossori anche in quelle aree più delicate come nel mio caso il collo. È quindi subito entrato a far parte della mia routine serale e non ho avuto problemi a stratificarlo con tutti gli altri sieri o con altri prodotti.
La sua consistenza lo rende adatto appunto a tutte le tipologie di cuti, non è appiccicoso, pesante e untuoso e su di me si assorbe velocemente.


Come vi dico sempre, il retinolo non può agire in via istantanea infatti questo Retinol B3 La Roche Posay dà una discreta idratazione, come vi anticipavo è gradevole e lo uso con piacere tutti i giorni. 
Per quanto riguarda invece i suoi effetti più profondi, direi che trova un suo posto nel mio percorso con la vitamina A che ormai sto affrontando da anni. Il mio intento è infatti prevenire la formazione di segni di espressione e perdita di collagene e credo che anche questo siero abbia un suo effetto stimolante, rigenerante e rinnovatore. 

Se come me state lavorando per mantenere o migliorare l'elasticità della pelle, questo siero La Roche Posay credo possa essere un buon alleato in questo senso. Credo sia tutto sommato un buon entry level per chi non ha ancora grande dimestichezza con il retinolo e vuole fare i primi passi in questo mondo. In generale lo immagino per pelli dai 30 anni in su.


Avete provato questi sieri viso?





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