Promossi, rimandati e troppi dettagli personali sui prodotti dell'ultimo periodo!

Vi porto a rovistare un po' fra i miei prodotti dell'ultimo periodo, per viso, corpo, capelli e non solo e vi racconto un po' com'è andata con ognuno di essi. Questa volta, lo anticipo, forse ci sarà qualche informazione personale di troppo, ma qui tanto siamo in famiglia.



Avilea Shower Gel Pistacchio
Addolcente


INFO BOX
🔎 Tigotà      
💸 €1.99
🏋 300 ml
🗺 Italia
⏳ 6 Mesi
🔬 //

Da ormai qualche mese, fra gli scaffali Tigotà, è arrivata una nuova linea di prodotti corpo di Avilea, chiamata Gourmand, che ha avuto anche i suoi 15 minuti di fama sui social. Quando sento parlare accanitamente di un prodotto, soprattutto per la sua profumazione, cerco di aspettare un attimo prima di andare a comprare tutto l'espositore e credo di aver fatto bene.
La linea Gourmand di Avilea è composta da quattro diverse profumazioni, ovvero Caramello Salato, Dolce Latte, Cocco e Pistacchio, a loro volta declinate in quattro diversi prodotti corpo: Shower Gel, Body Wash, Body Cream e Body Scrub. Piccola nota a margine, questa linea è prodotta dalla The Deck SRL, che conto terzi produce anche PH Bio. 

Per dare una chance a queste novità ho voluto provare il gel doccia Pistacchio, che però non mi ha stupito come pensassi.
A livello di INCI troviamo dei comuni tensioattivi miscelati con sostanze lenitive come il succo di aloe, idratanti come glicerina e sorbitolo, ed emollienti come l'olio di semi di pistacchio che ha anche proprietà antiossidanti.


Lo Shower Gel Avilea si presenta come un fluido ed è perfetto per appunto un uso quotidiano in doccia: crea a contatto con l'acqua una bella schiumetta, che consente di lavarsi per bene ma che poi si sciacqua facilmente. Il doccia schiuma Pistacchio viene definito addolcente dall'azienda, ma si tratta pur sempre di un prodotto da grande distribuzione rivolto a tutti. Per quanto lo trovi delicato e lo abbia utilizzato quotidianamente senza problemi, secondo me non è adatto se avete una cute molto secca o irritata, ma credo non faccia danni per tutte le altre esigenze.

Il "problema" di questo gel doccia Avilea è che non offre secondo me quella esperienza sensoriale promessa perché, pur essendo definita "gourmand", la profumazione non ha affatto quella coccolosità che ci si aspetta. È una fragranza fresca che credo ricordi poco il pistacchio in generale, e che non ha una particolare persistenza. Non è una brutta profumazione solo non l'ho trovata particolare e appunto avvolgente come mi aspettavo. 
Diciamo quindi un prodotto rimandato, e spero che gli altri prodotti i questa linea Avilea siano più interessanti.



Clinians Gel Detergente Rivitalizzante
Acido Ialuronico



INFO BOX
🔎 Grande distribuzione
💸 €2.65
🏋 150ml
🗺 Italia 
⏳ 12 Mesi
🔬 //


Era nelle mie scorte da un po' ma penso che questo detergente viso Clinians sia ancora disponibile e secondo me può piacere a molti di voi. È arricchito non solo con acido ialuronico ma anche glicerina, sorbitolo, tocoferolo, pantenolo e una serie di oli vegetali, come argan, mandorle dolci, semi di nocciola e oliva.

Questo vi fa capire che il detergente Rivitalizzante Clinians nasce soprattutto come un prodotto che vuole rispettare la cute mentre la pulisce. Si presenta come un gel sodo, dalla profumazione neutra e fresca, che crea una schiumetta carina e utile alla detersione, ma già nell'uso si capisce che non è uno di quei prodotti particolarmente sgrassanti.
Infatti, nonostante Clinians ce lo presenti quasi come un prodotto struccante, io l'ho utilizzato particolarmente al mattino specie in questo periodo che ho ancora la pelle più secca e disidratata.
Il Gel Detergente Rivitalizzante così mi aiuta a rimuovere eventuali tracce di sebo e di skincare della sera prima, ma senza appunto lasciare la pelle ulteriormente secca.


Non fraintendetemi, questo cleanser viso Clinians può essere usato anche la sera o in altri momenti della giornata: come secondo step per una doppia detersione serale che non sia troppo aggressiva o semplicemente come detergente viso anche a fine giornata in quei giorni in cui so che non ho grosse necessità. Non ho in verità mai provato ad usarlo come unico prodotto struccante, ma immagino che possa andar bene giusto se abbiamo residui di pochi prodotti per la base viso, magari naturali. Io ho sempre preferito, in tal senso, associarlo ad un altro detergente perché so che sul mio viso ci sono molti strati di prodotti.

Il detergente rivitalizzante Clinians fa comunque il suo, toglie lo sporco, e come dicevo non stressa la pelle. A me non dà fastidio agli occhi, e in generale non lo trovo irritante. Inoltre si sciacqua via anche abbastanza velocemente che non guasta.
Se la vostra pelle è leggermente mista o secca, penso possa piacervi come è piaciuto anche a me e credo abbia un buon rapporto qualità/prezzo.



Balea Shampoo Secco 6in1


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €2.49
🏋 200ml
🗺 Germania
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan


È finito in uno dei miei ultimi ordini online e questo shampoo secco di Balea mi è piaciuto, al contrario di quello in mousse. 
L'azienda ci fa parecchia poesia attorno, affibbiandogli ben sei funzioni:

  1. Pulizia immediata
  2. Effetto rinfrescante
  3. Migliora la texture del capello
  4. Dona Volume 
  5. Protegge dal calore
  6. Offre un filtro UV
Ma guardando l'INCI di questo Shampoo Secco Balea diciamo che noto un prodotto piuttosto standard, infatti al suo interno troviamo alcol e amido di riso che ci danno quell'effetto pulente e sebo assorbente, condizionanti come il pantenolo, il fitantriolo (che pare aiuti anche i capelli danneggiati), e un filtro solare che dovrebbe proteggere dai raggi UV.

Per quanto sulla carta siano un plus, mi chiedo però come possano agire queste sostanze considerando che lo shampoo a secco è un prodotto che per buona parte va rimosso. Io infatti come sempre spruzzo il prodotto dov'è necessario, lo lascio agire se posso qualche minuto e poi lo rimuovo prima pettinando i capelli e poi, se noto ancora la tipica polverina bianca, frego delicatamente con un asciugamano di spugna asciutto. Questo è un trucchetto che ho imparato e che funziona bene sui miei capelli scuri.


Sicuramente questo shampoo secco Balea non è un prodotto che secca, indurisce o opacizza particolarmente il capello, ovviamente con un utilizzo saltuario (personalmente è difficile che lo utilizzi più di una volta a settimana). 
Al netto quindi della poesia, è un prodotto che comunque fa il suo lavoro egregiamente: io non lo uso mai in modo troppo diretto sul cuoio capelluto perché non ho del sebo da contrastare ma il mio intento è ridare leggerezza e pulizia ad un capello che può essere appesantito dallo styling giusto il giorno prima dello shampoo tradizionale. Così ottengo volume e appunto leggerezza quasi come se avessi appena lavato i capelli, e soprattutto lo shampoo secco Balea 6in1 non è troppo difficile da rimuovere, aspetto fondamentale essendo un rimedio last minute.
Inoltre ha un buon profumo, neutro e fresco che contribuisce all'effetto pulente temporaneo. Quindi promosso e da riacquistare. 


WeightWorld Collagene Marino & Magnesio
Integratore di Peptidi di Collagene


INFO BOX
🔎 Amazon, Sito dell'azienda
💸 €18
🏋 120 capsule
🗺 Gran Bretagna
⏳  scadenza sulla confezione
🔬 //

Continuo ad usare gli integratori di Weightworld perché ho notato un ottimo rapporto qualità-prezzo e continuo ad assumere collagene come se non ci fosse un domani. Sì, l'ho letto anche io che molti esperti dicano che in verità la pelle potrebbe non beneficiarne direttamente, ma a me va benissimo così. Se tutto l'organismo ne beneficia, a partire dalle articolazioni, per me va più che benissimo.

Se ricordate avevo già provato un integratore di collagene della Weightworld e mi aveva convinto così ho voluto provare questa versione che contiene anche magnesio. Ma non è andata sempre benissimo.
Abbiamo sempre peptidi di collagene marino idrolizzato di tipo I e III, in una forma che appunto viene assorbita meglio dall'organismo, ma la particolarità di questo integratore è la sua formulazione più ampia. Weightworld ad esempio ha aggiunto magnesio e zinco bisglicinato, anche qui una forma che migliora assorbimento e riduce le eventuali irritazioni dell'intestino, ed entrambi volti a migliorare ossa, denti e in generale reintegrano i depositi minerali. Poi abbiamo vitamina C, estratto di bambù (ricco di silicio) e l'antiossidante Coenzima Q10


Il concetto è insomma quello di una formula sinergica e più completa senza eccedere.
L'integratore Collagene Marino e magnesio va assunto ogni sera, un'ora dopo cena e servono tre capsule per raggiungere i 1200 mg di collagene promessi. Le capsule secondo me non sono eccessivamente grandi da assumere e personalmente non ho fatto mai fatica ad ingerirle, e soprattutto in prima battuta non ha quel sentore di pesce che alcuni integratori hanno. Anche durante la digestione per capirci non mi ha dato problemi. 
Solo che, nelle prime assunzioni, questo integratore Weightworld mi ha dato crampi notturni che letteralmente mi svegliavano. Non voglio andare appunto in dettagli davvero personali, ma non ne capivo il motivo: in realtà il magnesio dovrebbe essere un plus perché aiuta a rilassare i muscoli, contribuendo anche a migliorare il sonno.

Su di me non è stato propriamente così, ma non trovando appunto in questo integratore sostanze che potessero darmi problemi, ho voluto insistere: ho fatto una pausa di circa una settimana ed ho reintrodotto questo Collagene & Magnesio a poco a poco.

Dopo uno stop completo ho iniziato ad assumere per circa una settimana solo due capsule, e poi ho aumentato a tre. 

Così facendo non ho avuto alcun problema, infatti ho anche terminato la confezione senza avere più crampi. Immagino fosse insomma più una situazione di mia momentanea sensibilità o che comunque mi dovessi "acclimatarmi" al prodotto.
Questo integratore Weightworld, come appunto il collagene che assumo abitualmente, mi aiuta a rendere le articolazioni più fluide ed elastiche e credo dia un piccolo contributo a rendere la pelle idratata e morbida. È ovvio che non vada a "cancellare" le rughe né tantomeno supplisce la skincare, ma se l'idea è quella di prendersi cura a 360 gradi, allora è una scelta che vi consiglio di prendere in considerazione.
Tirando le somme su questo integratore Collagene e Magnesio Weightworld, non credo che lo riacquisterei, non per i fastidi che ho avuto ma perché l'aggiunta di magnesio su di me non si è dimostrata così significativa. Ho già in uso un altro prodotto di questa linea e ne riparliamo presto.


Quale prodotto vi incuriosisce di più?



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Recensione L’Oréal Revitalift Glass Skin Hydrogel Mask: risultati in 90 minuti🥰

L'Oréal sta espandendo la gamma Revitalift con molti prodotti interessanti su cui conto di mettere le mie grinfie nel futuro molto prossimo. Ho cominciato con la nuova Glass Skin Hydrogel Glow Mask e direi di parlarne.


INFO BOX
🔎 Amazon, Grande Distribuzione
💸 €5.50
🏋 25g
🗺 Cina
⏳ Monouso
🔬 //

Ho letto online che molti rivenditori la presentano come una maschera in tessuto, ma quella esisteva già nella linea Revitalift e ne avevo parlato qui. La Glass Skin Mask è invece in hydrogel ed è chiaramente ispirata, come la stessa L'Oreal afferma, alla cosmesi coreana.
Avrete visto in giro e sicuramente qui sul mio blog, queste maschere idrogel che vanno tenute in posa dalle 4 alle 8 ore per dare un effetto illuminante e rimpolpante al viso. L'Oréal Revitalift però si è introdotta in questo macrocosmo seguendo quella che è l'ultima tendenza: ridurre i tempi di posa ad un massimo di 90 minuti, così da avere un trattamento più comodo da usare anche di giorno.

La Glass Skin Hydrogel Glow Mask ricorda i prodotti k-beauty anche dalla formulazione che ha alcuni attivi proprio comuni dei prodotti coreani.
Mi riferisco ad esempio all'estratto di centella asiatica e di radice di liquirizia che in modo diverso agiscono su rossori e irritazioni cutanee. A queste sostanze si uniscono anche pantenolo e allantoina.
Poi troviamo anche l'adenosina, che agisce come antiage.

L'effetto idratante di questa Glass Skin Mask Revitalift è dato da glicerina, acido ialuronico, zuccheri umettanti, che comunque danno anche un turgore e una distensione istantanea alla pelle secca. Nonostante sia una maschera hydrogel, quindi composta da sostanze acquose, mi ha sorpreso trovare nell'INCI anche grassi vegetali come olio di cocco e burro di Karité, inseriti immagino in quantità piccole per sigillare l'idratazione e apportare nutrimento. 

È stato facile usare questa maschera hydrogel L'Oréal: si applicarla velocemente, e soprattutto ha una adesione perfetta al mio viso, non si stacca, il materiale è morbido, liscio ed elastico e la si può indossare anche durante le faccende o mentre ci si prepara perché non casca e non è sbrodolosa.

Io la trovo sicuramente rinfrescante sul viso, forse poco adatta se siete particolarmente freddolosi durante l'inverno, ma comunque molto piacevole perché dà una bella azione decongestionante.
La posa comunque lunga è agevolata dal fatto che la maschera è completamente inodore.


La Glass Skin Hydrogel Glow Mask mi è sembrata un trattamento innanzitutto delicato e gradevole: anche dopo la rasatura non mi ha dato fastidio al viso, anzi è stata lenitiva e rinfrescante.
Dopo circa un'ora di posa, su di me, molte aree della maschera apparivano già trasparenti, specie la parte bassa del viso dove so di avere una pelle più secca.
Ammetto che appena ho tolto questa maschera hydrogel L'Oréal non ho notato quell'effetto glass skin quasi vinilico che lasciano alcune maschere viso coreane, ma ho visto una pelle sana. In particolare il mio viso era sicuramente ben idratato, sentivo la cute elastica ma compatta e tonica, e in generale l'aspetto era migliore. Le aree con pori dilatati e texture più evidente appaiono, seppur temporaneamente, più omogenee ed appianate. Come vi anticipavo, quella azione decongestionante ha contribuito ad attenuare i rossori del viso migliorando così l'omogeneità generale del colorito.


Inoltre la Glow Mask  L'Oréal non mi lasciato residui appiccicosi, ma la pelle era morbida e liscia anche al tatto. Ovviamente, al fine della recensione, ho voluto testarla in solitaria, per capire tutto il suo potenziale, ma la trovo estremamente versatile: è perfetta come base preparatoria, anche pre-trucco per pelli normali o secche, o come ultimo step della routine serale per potenziare la routine e sigillare l'idratazione in caso di cute molto disidratata.

Avete già scoperto tutte le novità L'Oreal?




Due chiacchiere su Hamnet di Chloé Zhao: meritava l'Oscar?

 Alla fine, come immaginavo, non sono riuscito a recuperare la visione di almeno alcuni dei film candidati agli Oscar di quest'anno prima della premiazione. Oltre ad alcuni titoli di cui ho già parlato, sono però riuscito a vedere Hamnet - Nel nome del figlio, ed ho pensato di chiacchierarne con voi perché forse la mia opinione ha una sfumatura un po' diversa. 


Hamnet ha una doppia ispirazione: è tratto dall'omonimo romanzo di Maggie O'Farrell che a sua volta racconta, in modo romanzato, la morte del figlio di William Shakespeare. La storia fa un passo indietro partendo da quando il drammaturgo (qui interpretato da Paul Mescal, Aftersun, Estranei) era ancora un giovane uomo che insegnava latino per ripagare i debiti familiari mentre sognava di scrivere le sue opere teatrali. E ci riuscirà trasferendosi da Stratford a Londra, ma di mezzo intanto nascerà l'amore con Agnes Hathaway (Jessie Buckley, Fingernails, Cattiverie a domicilio).

Agnes ha una particolare sensibilità, conosce le proprietà delle erbe ed è essenzialmente una donna libera, al punto che non è ben vista da molti, inclusa la madre di William, Joan (Emily Watson). Tuttavia l'amore fra Agnes e Shakespeare porterà presto i suoi frutti: prima Susanna ed un paio di anni più tardi i gemelli Hamnet e Judith.
Mentre William è lontano per lavoro però qualcosa di imprevisto accade nella vita della famiglia, infatti i due gemelli si ammalano portando alla morte di Hamnet. Da questa tragedia Shakespeare creerà la sua opera più celebre, l'Amleto.

Hamnet - Nel nome dei figlio, sebbene sembri logicamente tratto da fatti realmente accaduti, in realtà si basa solo su teorie e ovviamente romanzature di quello che possa essere accaduto nella vita di Shakespeare in quel periodo. L'approccio in ogni caso non è biografico in senso tradizionale: non seguiamo tutti i passaggi ad esempio della vita di Agnes e William ma solo alcuni punti salienti. Anzi è un film che punta l'attenzione ad altro, rendendo universalizzabile e decisamente contemporanea una storia ambientata nel '500.

Si parte da una storia d'amore intensa, profonda, di quelle che sembrano destinate a durare tutta la vita, ma imperfetta, fatta di distanza, di silenzi, di modi di fare in parte differenti. Si passa per uno dei momenti più drammatici per un genitore, ovvero la perdita di un figlio piccolo, ma questo trauma ci viene mostrato ancora una volta con due prospettive diverse. Da un lato Agnes, visceralmente legata alla natura, ma che non troverà conforto in essa, chiudendosi in un bozzolo; dall'altro William, anche lui chiuso nel suo guscio, ma che trasformerà questo dolore in arte, probabilmente nell'unico modo in cui sapeva elaborarlo.


In realtà questa elaborazione del lutto ha un ulteriore livello perché ci viene raccontato anche da Agnes come figlia non solo come madre. È proprio su di lei che Hamnet - Nel nome del figlio ci fornisce maggiori dettagli e sviluppi, ed è bello vedere come hanno reso il rapporto fra Agnes e la natura: sembra quasi che la foresta parli, bisbigli, urli insieme a lei. Le scene della natura sono davvero le più suggestive e a tratti inquietanti, ma tutta la messa in scena e la fotografia del film di Chloe Zhao sono esteticamente belle da vedere. Direi che è quasi una rappresentazione materica, dove le consistenze degli oggetti, i colori, i materiali sembrano risaltare particolarmente.

Questo contorno dà ulteriore forza (anche se non ne hanno bisogno) alle interpretazioni di Paul Mescal e Jessie Buckley, che come dicevo riescono a calzare i ruoli, ma allo stesso tempo trasmettere il dolore di un dramma senza tempo.


È soprattutto Jessie Buckley secondo me, avendo anche visto gli ultimi film in cui è stata coinvolta, ad aver trovato quel ruolo che può farle fare un passo avanti nella sua carriera: la sua Agnes è una donna forte ma fragile, matura e al tempo stesso segnata dalla sua infanzia. Non so dire se meritasse più di altri di vincere l'Oscar perché non ho visto tutti i film in gara, ma la sua interpretazione è sicuramente il plus di questo film e meritava un riconoscimento.

Un po' più defilato è il ruolo di Mescal perché il suo Shakespeare sembra scomparire in alcuni punti, ed è in generale un personaggio di cui sappiamo poco da un punto di vista emotivo. Anche ad esempio il rapporto col padre (qui interpretato da David Wilmot, Bodkin, House of Guinness), per quanto sembri conflittuale, finisce per non avere alcun peso da metà film in poi.
Queste però sono solo alcuni dei dubbi che Hamnet mi ha suscitato e forse nemmeno i più "pesanti". Infatti nonostante sia un film che ha davvero molti momenti drammatici, a volte non mi ha coinvolto come dovrebbe. Ho capito, un po' a mente fredda, che ci sono due ragioni: il primo è che proprio questi momenti sembrano di mancare di amalgama emotiva col resto delle scene. Il secondo è che negli attimi più drammatici sembrano eccessivamente marcati, come se volessero a tutti i costi caricarli di un forte pathos.


Molti aspetti di Hamnet - Nel nome del figlio sono teatrali, giustamente anche visto il suo protagonista, ma qui non sembra giocare a suo favore. 
Ci sono poi altri due elementi collaterali che hanno contribuito a questo distacco e che mi sono "arrivati" in un certo senso dopo. Il primo è il brano On the Nature of Daylight di Max Richter, che appunto ha curato la colonna sonora del film, che mi è sembrato un po' troppo moderno, inflazionato e già sentito per un film ambientato nel 1500. Il secondo aspetto riguarda la logica della nascita di Amleto. Il film afferma che i nomi Hamlet e Hamnet fossero intercambiabili all'epoca, ma, sebbene non sia un cultore di Shakespeare, che io sappia l'opera teatrale si discosta tematicamente dal messaggio del film. Capisco che il poeta inglese potesse dedicare un'opera al figlio, seppur smentito dagli storici, ma si fa fatica a rivedere nel principe Hamlet il povero Hamnet.

Quindi con le sue indiscutibili qualità, dal mio insignificante punto di vista il film di Chloé Zhao non era forse il più papabile per l'Oscar e su di me è stato meno intenso di quanto mi aspettassi.




Tutto sulle nuove Spicule PDRN Cream di Mary&May 💛💜

Sono parte della mia routine da diverso tempo, anzi sto proprio strizzando i tubetti di due nuovi prodotti del brand coreano Mary&May.
Si chiamano Spicule Collagen PDRN CreamSpicule Retinol PDRN Cream e già dal nome possiamo intuire di cosa si tratta.


Mary & May infatti ha unito in questi nuovi trattamenti alcuni degli attivi più in voga del momento, specie nella cosmesi coreana.
Entrambe queste creme infatti contengono micro spicule, aghetti microscopici, più piccoli dei pori della pelle, che vengono estratti da spugne di mare e che consentono di creare dei canali attraverso cui gli attivi riescono ad arrivare a strati più profondi della pelle. Il concetto è quello di un microneedling ma meno aggressivo.
Il secondo attivo che le accomuna è invece il PDRN o Sodio DNA, che proviene dalla medicina cosmetica e su cui vi ho fatto un approfondimento specifico qui, ma che in sintesi ha proprietà rigeneranti ed anti age. Mary&May ha scelto quello derivato dalla centella asiatica, quindi con una azione lenitiva e cicatrizzante più spiccata.

Sia la Collagen PDRN che la Retinol PDRN Cream hanno scopi differenti, ma hanno delle texture in crema leggera che sono praticamente simili, così come hanno modalità di uso uguali: vanno applicate fra i primi step della skincare. Mary & May suggerisce che potrebbero essere stese su tutto il viso, ma io credo vadano intese come un booster ad utilizzare solo su aree localizzate che presentano specifiche problematiche. 

Ve le racconto più in dettaglio così vediamo i pro e i contro di ognuna di queste novità.


Mary&May Spicule Collagen PDRN Cream


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €6.16
🏋 15g
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 //


Viene definita come una crema multifunzione questa Collagen PDRN Cream perché al suo interno in effetti troviamo una miscela di attivi che agiscono su aspetti diversi della cute ma in sinergia fra loro. 
Nello specifico Mary&May ci dice che il prodotto contiene
  • lo 0.1% di spicule di origine marina, che sembrano poche ma che corrispondono a circa 90-100 mila micro-spicole in un tubetto da 15g, e questo vi fa capire le dimensioni di questa sostanza;
  • lo 0.3% di collagene marino francese a basso peso molecolare, per restituire alla pelle idratazione e dare un effetto plump;
  • il 2% di pantenolo lenitivo.
Queste sostanze sono ovviamente associate ad altri attivi che collaborano con loro. Ad esempio l'azione idratante del collagene trova supporto in glicerina, acido ialuronico, acido poliglutammico, arginina e da altri umettanti. 
A favore della barriera cutanea, questa Collagen PDRN Cream Mary&May ha a disposizione un arsenale: oltre al pantenolo infatti troviamo l'allantoina ed  una combo di sostanze addolcenti ovvero un derivato dell'azulene (che viene estratto dalla camomilla) e l'estratto di frutto della gardenia. Questi due attivi tra l'altro conferiscono quel colore lilla molto particolare a questa crema Mary&May.


Sempre per proseguire questo effetto rinforzante, questa Spicule Collagen PDRN Cream è arricchita con una miscela di ceramide, colesterolo, fitosteroli, lipidi vegetali come olio di macadamia e burro di karité per mimare le sostanze della barriera cutanea.
Non vi siete ancora stancati? Bene, allora sappiate che troviamo anche Adenosina e Niacinamide di cui penso che sappiate già tutto.

Come vi accennavo, questa Collagen PDRN Cream ha una texture cremosa appena gelificata, è leggera, e non ha fragranze aggiunte, si sente solo il delicato odore degli attivi. Nella stesura ovviamente si percepiscono i piccoli aghetti, infatti Mary&May suggerisce di introdurla a piccoli step nella propria routine. Io ormai sono abituato con le spicule, ma in questo caso credo sia un prodotto tollerabile anche per chi ha meno esperienza.
Inoltre la Spicule Collagen PDRN Cream si può usare sia di giorno che di sera.


Secondo me questo prodotto Mary&May va inteso come un booster a tutti gli effetti, da utilizzare in quelle aree in cui abbiamo maggiore secchezza. È indubbiamente un prodotto particolare perché in genere una cute secca può avere anche una barriera cutanea irritata o comunque non proprio resistente, quindi metterci sopra delle spicole può far strano. Per questo credo che la Spicule Collagen PDRN Cream sia più un trattamento per prevenire che per curare queste problematiche. Inoltre, in quanto booster, secondo me va pensato per potenziare altri prodotti che applichiamo sopra.

Da solo è una cremina idratante, che su di me si assorbe bene, non appiccica ed mi lascia comunque la cute liscia, compatta ed elastica. L'uso maggiore che ne ho fatto è sul contorno occhi, la zona più secca del mio viso che merita più attenzioni, per cui cerco sempre prodotti efficaci, e dove voglio che attivi come i peptidi ad esempio agiscano più in profondità. Su questa zona la Spicule Collagen PDRN Cream non ha in alcun modo interferito con altri prodotti applicati sopra, incluso il make-up. 
Se quindi inteso in questo modo, questo trattamento Mary&May può essere una aggiunta interessante alla routine di pelli secche e disidratate, da solo invece credo possa far poco. 



Mary&May Spicule Retinol PDRN Cream


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €6.16
🏋 15g
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 //


È arrivato in un secondo momento questa Retinol PDRN Cream che è un po' l'evoluzione della sorella al collagene, ma con qualche modifica interessante.
Troviamo sempre quelle sostanze lenitive, nutrienti, addolcenti e idratanti che abbiamo visto su, ma c'è una differenza sostanziale ovvero
  • lo 0.1% di retinolo nanoliposomiale, ovvero in forma microscopica e incapsulata, per ridurre le possibili irritazioni che questa sostanza crea;
  • lo 0.2% di spicule, circa 180.000-200.000 in una sola confezione, quindi essenzialmente il doppio rispetto alla Collagen.
È chiaro che qui Mary&May abbia pensato ad un booster con un effetto maggiormente anti age e secondo me ha molte potenziale. 
Anche la Spicule Retinol PDRN Cream ha una consistenza in crema-gel, non ha odori particolari e ovviamente quando la si applica si avverte quel pizzicore dato dagli aghetti. In questo caso non posso negare che si sentono un po' di più sulla pelle, ma per me sono abbastanza tollerabili e non mi hanno mai dato fastidio. Anzi ho usato questo booster sia insieme alla Collagen PDRN Cream che con altri prodotti con spicule e sono riuscito a sopportare quella sensazione senza problemi. 


Mary&May non lo specifica ma secondo me la Retinol PDRN Cream va utilizzata nella routine serale proprio per la presenza di retinolo, ma a parte questa accortezza, per me è stato facile farla entrare subito nella mia routine e usarla con costanza.
Sin da subito, anche questo booster si dimostra gradevole, idratante, si assorbe bene senza lasciare patine untuose, e lascia la pelle liscia ed elastica.

In questo caso però non mi sono limitato al contorno occhi, ma in tutte quelle aree in cui voglio potenziare l'effetto anti age della mia skincare. Quindi rughe del collo, della fronte, nasolabiali, insomma tutte quelle zone che, arrivato a 36 anni, possono essere più propense a segnarsi, perdere elasticità e peggiorare. Ovunque l'abbia usata, come dicevo la Retinol PDRN Cream Mary&May non mi ha creato rossori o sensibilità, tanto da poterla usare anche in combinazione con altri retinoidi. 


È in questo senso che secondo me questo prodotto dimostra la sua versatilità. Se come me infatti avete ormai sviluppato una buona tollerabilità al retinolo e ai derivati della vitamina A in genere, ed anche alle spicole, allora la Retinol PDRN Cream può andare a potenziare la vostra skincare con una azione mirata in quelle aree più problematiche. Ovviamente teniamo sempre d'occhi eventuali sensazioni di irritazioni.

Se invece non avete mai usato il retinolo ed avete una pelle tendenzialmente non più giovanissima, quindi cercate un trattamento un po' più avanzato ma tutto sommato delicato e con una concentrazione abbastanza tollerabile, allora può essere il vostro primo step. Usare infatti retinolo su tutto il viso può far paura, ma farne delle applicazioni mirate secondo me consente di avere i benefici limitando eventuali danni. Ottimo poi se ad esempio vogliamo trattare anche macchie localizzate o zone in cui i pori hanno perso elasticità.
Come tutti i prodotti con retinoidi, anche la Spicule Retinol PDRN Cream Mary&May non agisce dal giorno alla notte, ma dà quello shot rigenerante extra che se siete accaniti come me vi può piacere.
Un altro tip che posso darvi è di usare questi booster con spicule e retinolo anche sul cuoio capelluto: potenzierà l'effetto di sieri rinforzanti e anti caduta.


Conoscevate queste novità Mary&May?



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Se Heated Rivalry ti è piaciuta questa non è la recensione che vorresti leggere

Ha impiegato pochissimo tempo a diventare un fenomeno globale e anche qui in Italia, prima dell'uscita il 13 Febbraio, Heated Rivalry era già diventata una delle serie tv più di successo di questo 2026. 
Ammetto però di guardare sempre con sospetto le produzioni che suscitano così tanto clamore, infatti ho preferito aspettare che il caos decantasse per cercare di godermi la serie con calma. 

Se, nonostante il successo, non sapete di cosa stia parlando, facciamo un passo indietro: Heated Rivalry è una serie tv che nasce da una fanfiction scritta da Rachel Reid e che il regista e sceneggiatore canadese Jacob Tierney ha trasposto in formato audiovisivo. In realtà i libri di Reid sono diversi e Crave, network canadese appunto, ha già rinnovato la serie per altre due stagioni perché un successo a budget limitato non si rifiuta mai.

Heated Rivalry è il secondo libro di questa saga e segue una storia molto semplice: attraverso un decennio scopriamo come evolverà e si trasformerà il rapporto fra due giovani star dell'hockey. Da un lato c'è Shane Hollander (Hudson Williams) giovane e promettente giocatore canadese per metà giapponese, e dall'altro Ilya Rozanov (Connor Storrie, Le piccole cose della vita), anche lui giocatore di talento ma arrivato dalla Russia per giocare in Canada. Quella che doveva essere una accesa rivalità sul ghiaccio, diventerà prestissimo una ardente passione negli spogliatoi. 


È vero che di mezzo c'è anche qualche altra storyline ma mi taccio perché in fondo la trama di Heated Rivalry è estremamente lineare al limite della prevedibilità.
Se vi aspettate una serie sportiva, sappiate subito che il focus sull'hockey è marginale, spesso raccontato in spezzoni e in modo funzionale ad altre vicende.
La serie infatti punta tutto sui suoi due protagonisti, prima da rivali e poi da amanti, e soprattutto esplorando la loro tensione sessuale, che in realtà non si arresta mai. Ovviamente (sorpresona eh) Ilya e Shane hanno due modi di fare, e quindi di vivere la segretezza del loro rapporto, in parte differenti. Il primo è più scafato, provocante e provocatorio, il secondo invece ha un atteggiamento più riservato, timido, precisino. Ilya poi ci fa subodorare sin dal primo episodio problemi familiari, non solo legati alla sua origine russa, mentre Shane non sembra avere particolari zone d'ombra.


Heated Rivalry resta sorprendentemente tradizionale e raramente presta il fianco a particolari riflessioni. Quel che accade nei sei episodi di cui è composta la prima stagione lo abbiamo già conosciuto in decine di produzioni anche a sfondo LGBTQ+: Heartstopper, il percorso di Eric in Sex Education, Queer as Folk, Looking, OvercompensatingLove, Victor ed anche il film Rosso, Bianco e Sangue Blue, che dovrebbe avere presto un sequel.

L'ambito dell'hockey farebbe pensare a un racconto sull'omosessualità in uno sport tradizionalmente poco aperto e omofobo, ma questa paura in realtà non emerge quasi mai. 

La serie insiste sull'idea del rapporto segreto fra Ilya e Shane, salvo poi mostrare i due protagonisti muoversi con una disinvoltura quasi comica già dai primi episodi, anche a costo di uno scarso realismo. Degli esempi?
C'è un compagno di hockey che dorme nella stanza accanto? Non c'è problema, possiamo anche ululare durante il nostro amplesso.
Ci scambiamo messaggini hot? Aspetta, lascio il cellulare bene a vista così magari nello spogliatoio possono anche leggere le mie conversazioni. 

Dei primi due episodi insomma si coglie giusto il potenziale sessuale della serie, ma non temete i due attori fanno letteralmente i contorsionisti pur di non mostrare un nudo integrale in primo piano. 

Al terzo episodio di Heated Rivalry mi sono però quasi stupito perché, spostandoci nella relazione fra Scott Hunter (François Arnaud), capitano di un'altra squadra di hockey, ed il giovane barista e studente Kip (Robbie G.K., Overcompensating) la serie finalmente ci racconta e ci mostra quanto possa essere frustrante e doloroso non poter vivere un amore alla luce del giorno.
Certo, lo fa con attori esteticamente perfetti, e in fretta e furia, evitando poi di scendere in particolari ma almeno è stato promettente. 

Tuttavia il quarto episodio ritorna nei binari degli inizi, riempendosi sempre con tante scene di sesso ed un vago sentore di gelosia in sottofondo. 

Anche senza frugare fra i dettagli delle puntate, ho fatto fatica a cogliere cosa Heated Rivalry potesse offrire al mondo della serialità in generale.

Il tutto ci viene mostrato attraverso una bella regia e una fotografia piacevole, un ritmo costante, un minutaggio comodo e un cast capace, ma senza un guizzo, qualcosa che punga, sfrigoli o pulsi sotto la superficie. 

Quindi viste tutte queste criticità, viene da chiedersi, come mai Heated Rivalry ha così tanto successo? La risposta che mi sono dato è che funzioni per un mix di marketing, potenziale narrativo e di necessità di storie pacifiche.
La scelta di attori semi sconosciuti e oggettivamente paragonabili a modelli (la rappresentazione non pervenuta), cosa che la stessa serie non riesce nemmeno a camuffare, sicuramente ha attirato molte attenzioni: spingere su una certa pruriginosità fra uomini dal fisico invidiabile, senza nemmeno un livido dato dallo sport che affrontano, piace sempre e attira un pubblico trasversale.

La storia di Shane e Ilya è una fiaba a lieto fine in cui l’unico elemento di inquietudine sono le vaghe elucubrazioni personali dei protagonisti, che però non li portano mai ad opporre una reale resistenza al vortice della passione.


Risulta quasi privo di impatto, se non risibile, ad esempio il successivo coming out di Shane come omosessuale, come se ci avessero mostrato un percorso fatto di dubbi e tentativi, o un approccio da bisessuale credibile. E no, non parliamo di un contadinello vissuto in una montagna sperduta che, per ovvie ragioni, non aveva esempi di queerness intorno, ma di un uomo dei nostri tempi con anzi più mezzi di altri.

È però il potenziale narrativo di Heated Rivalry ad avermi lasciato perplesso, ed oltre al terzo episodio, anche il quinto, forse il mio preferito, ne è un esempio che fa quasi venire prurito alle mani. Per la prima volta i personaggi mostrano uno sviluppo emotivo, accennano ai loro problemi, si aprono sentimentalmente e regalano momenti di crescita e tenerezza, senza sfociare in drammi assurdi. Ed è proprio qui che emerge uno dei limiti della serie: invece di costruire gradualmente il passato e le motivazioni dei protagonisti, Heated Rivalry concentra tutto in una sorta di spiegone. Il caso più evidente è quello di Ilya, il cui vissuto complesso poteva trovare molto più spazio di puntata in puntata.

Questa piccola parabola ascendente, però, dura pochissimo: l'episodio 5 si conclude incasinando la timeline del rapporto fra Kip e Scott, ed è l'anticamera di un finale ancora una volta prevedibile, privo di nervo e forse anche un po' banale.


Pur accettando i canoni della commedia romantica, dove la leggerezza è d'obbligo, Heated Rivalry finisce per peccare di eccessiva pigrizia narrativa come molte produzioni con personaggi eterosessuali. Il basso budget non è mai una scusante, anzi, proprio dove mancano i mezzi tecnici, dovrebbe emergere la forza delle idee e della creatività.

Non parlo ovviamente di far diventare Heated Rivalry una serie tv traumatica e complessa, perché chiaramente non nasce con l'ambizione di reinventare il genere: è prima di tutto costruita attorno alla chimica romantico-erotica dei suoi protagonisti e pensata per essere fruibile e immediata. Ma anche un romance ha bisogno di uno sforzo per dare dimensione e credibilità narrativa alla storia, e basterebbero anche solo un paio di linee di dialogo per suggerire qualche disagio.

Alla fine della prima stagione mi è sorta spontanea una domanda: ogni prodotto intrattenitivo, per essere tale, deve contenere una tensione per creare quelle dinamiche che appassionino lo spettatore. Anche nell'ottica di creare una fiaba, gli sceneggiatori devono porre qualche forma di intoppo appena più complicato che possa davvero mettere in difficoltà i protagonisti. Quel famoso viaggio dell'eroe che, attraverso varie peripezie, lo porta alla vittoria. Ma se il nostro eroe non incontra alcuna difficoltà, come faccio ad empatizzare o fare il tifo per lui, e soprattutto è davvero un eroe?



Ho messo alla prova il siero all'1% di Retinolo di The Inkey List, vi racconto le mie opinioni

Con le future direttive europee (di cui ho avuto modo di parlare qui) è molto probabile che questo 1% Retinol Serum della linea SuperSolution di The Inkey List, scomparirà, ma era fra le mie scorte e quindi mi sembrava il momento giusto per parlarne, visto che abbiamo ancora tempo fino al 2027 per godercelo.



INFO BOX 
🔎 theinkeylist
💸 €23
🏋 30ml
🗺 Canada
⏳ 6 Mesi
🔬 Vegan, Cruelty Free

In realtà The Inkey List si è già mossa creando una linea che sfrutta maggiormente il retinale (la potete vedere qui) secondo me proprio in previsione delle nuove leggi, però ha mantenuto il 1% Retinol Super Serum e quindi posso raccontarvi la mia esperienza.

Da diverso tempo The Inkey List ha lanciato la linea Super Solutions con una piccola gamma di prodotti particolarmente concentrati e rivolti ad esigenze mirate. In particolare il loro Retinol Serum vuole agire su segni più ostinati, come cicatrici o rughe e in generale su quelle zone dalla texture irregolare, con macchi e discromie.

Rispetto però all'altro siero sempre con retinolo dell'azienda, qui non abbiamo esteri o complessi ma retinolo puro appunto all'1%, in una formulazione che però cerca di fare da cuscinetto ad eventuali irritazioni che questa forma di vitamina A. 
Il Retinol Serum The Inkey List si presenta infatti come una cremina, una emulsione dal colore spiccatamente giallino come appunto tutti i sieri con retinoidi, e nell'INCI troviamo alcuni umettanti come la glicerina, l'olio di nocciolo di albicocca al 5%, l'olio di avocado e il 2% di squalano, tutti e tre emollienti che appunto contribuiscono ad evitare secchezza.

Se ciò non bastasse, nella formulazione troviamo anche un mix di lipidi che mimano le componenti naturali della pelle ovvero fosfolipidi, glicolipidi e steroli di soia.

In verità queste sostanze vengono inserite anche quando il retinolo è incapsulato, ma siccome The Inkey List non fa specifiche a riguardo diciamo che comunque questi ingredienti aiutano a rendere la vitamina A più tollerabile sulla cute, quindi risultano comunque un plus.

Come dicevo il Retinol Serum 1% è una crema comunque leggera, che va utilizzata la sera subito dopo la detersione quindi appunto come un vero siero, anche se io ho sempre preferito utilizzarlo dopo prodotti dalla consistenza ancora più leggera, quindi tonici, essence e sieri acquosi.
Ovviamente la stessa The Inkey List ci avvisa che si tratta di un prodotto che merita qualche attenzione: tocca ad esempio inserirlo gradualmente nella propria routine, iniziando con applicazioni sporadiche per poi aumentare man mano.


Io consiglio sempre di "sentire" la pelle e vedere come reagisce, e se un prodotto crea rossori o fastidi è meglio interrompere e riprendere con più cautela. 
Su di me ad esempio il Retinol Serum Super Solution non ha creato alcun problema, né irritazioni né purging, ovvero quella fase in cui la pelle "butta fuori" alcune impurità ed imperfezioni sottocutanee. Anche su aree come il collo o avvicinandomi al contorno occhi non ho avuto complicanze. Il mio uso quindi, è stato costante tutti i giorni anche se venivo da un prodotto con una concentrazione di retinoidi (questo) decisamente più bassa.

Già questo vi fa capire che non posso che raccontarvi una esperienza positiva: il Retinol Serum The Inkey List infatti su di me è gradevole, si stende bene ed entra con facilità anche in una routine rodata. L'unico appunto che posso sollevare è forse questo odore che ha, un misto fra mandorle e qualcosa di ferroso, che è dato dai componenti e che può non piacere. A me non dà fastidio.
Per il resto, appena steso, questo siero al retinolo è anche piacevolmente idratante, ed ho notato benefici sia a breve che a lungo termine.


Il mattino seguente infatti, fin dalle prime applicazioni, ho notato un incarnato davvero più luminoso ed omogeneo. Nel lungo periodo, il Retinol Serum 1% si è rivelato un buon alleato per quel percorso che sto facendo con i retinoidi, che non termina mai e che ormai dura da anni. Finito un prodotto infatti, ne comincio subito un altro perché il mio scopo è quello di mantenere la pelle liscia, elastica, sana e quanto più possibile priva di rughe e penso che ci sto riuscendo. Questo di The Inkey List è un prodotto che aiuta appunto in quell'azione generalmente levigante che cerchiamo in prodotti con retinoidi, aiutandomi anche in quelle aree con vecchie cicatrici da acne.
Ovviamente per la usa concentrazione, questo Retinol Serum può andare bene secondo me a pelli che hanno già testato a lungo i retinoidi e che sono ormai resistenti, e in generale a pelli più mature, dai 30/35 anni in su, specie se già mostrano diversi segni del tempo e grana disomogenea.

Avete mai provato un siero con una concentrazione così elevata di retinoidi?




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3 Miniserie TV da vedere (o da evitare) su Netflix, Sky e MGM+

Nelle ultime settimane, fra le altre, ho seguito e terminato alcune miniserie tv disponibili su diverse piattaforme in streaming. Ve le racconto in breve giusto per darvi qualche dritta qualora non le conosciate ma cerchiate questo genere, più rapido, di serie tv.


Vanished


Il 2 Febbraio è arrivata su MGM+, canale aggiuntivo di Prime Video, la miniserie Vanished che mi aveva incuriosito per gli attori coinvolti.

La protagonista è Alice (Kaley Cuoco, Based on a true story, Gioco di ruolo), la quale è in viaggio col fidanzato Tom (Sam Claflin, Ultima Notte a Soho, Enola Holmes) verso il sud della Francia. Quella che però doveva essere una vacanza romantica presto si tramuta in un mistero sempre più fitto e pericoloso. Tom infatti scompare improvvisamente dal treno, e Alice non ha la più pallida idea di come rintracciarlo. Persino la polizia la snobba, asserendo che è passato poco tempo per fare denuncia di scomparsa. Ma, preoccupata, la donna inizierà ad investigare nonostante le difficoltà con la lingua, scoprendo dettagli dal passato e dal presente di Tom che non conosceva e che le riveleranno che nulla è come sembra. 


Ero curioso di vedere questa Vanished perché pensavo potesse essere ben fatta visto il cast di volti noti, fra cui anche Matthias Schweighöfer da Oppenheimer e Brick e l'incipit in effetti faceva pensare ad una di quelle storie che ti tengono allo schermo. Temevo, in verità, che Kaley Cuoco ricascasse per l'ennesima volta nel solito personaggio un po' incasinato, a tratti goffo, sempre vicino ad una crisi di nervi, come in The Flight Attendant, ma qui è leggermente diversa. La sua Alice è una donna sveglia, intelligente che però si ritrova in circostanze più grandi di lei e con il problema linguistico che la limita parecchio. 

Rispetto ai lavori precedenti dell'attrice, Vanished è una crime story a pieno titolo che non sfocia nella commedia praticamente mai, ma che ha appunto delle vene da investigazione.
Se quindi la recitazione non è il punto debole della miniserie, è la sceneggiatura e l'impostazione a renderla dimenticabile. Ho infatti avuto l'impressione che la trama fosse semplicistica e che Vanished fosse una di quelle produzioni televisive poco ispirate, giusto per creare un nuovo titolo.

Anche regia, musiche e fotografia mi hanno ricordato proprio una fiction che possiamo vedere anche sui nostri canali nazionali.

Se amate il genere e ne divorate in quantità industriali, allora Vanished si può anche accodare alle serie tv che possono in qualche modo intrattenervi, ed in generale non lo trovo un titolo in qualche modo dannoso. C'è da dire però che la durata di soli quattro episodi è l'arma a doppio taglio che non ha giovato. Se da un lato infatti il ritmo è snello e anche in una serata si può vedere tutta la miniserie, dall'altro manca quella cottura lenta che il genere vorrebbe. Così sia le indagini che le caratterizzazioni dei personaggi risultano poco articolate e sfaccettate e quindi, come dicevo, conclusa la quarta puntata cui siamo già scordati di Alice, Tom e tutto il cucuzzaro. 



Amadeus 


Dal 23 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 su Sky e Now sono arrivati a cadenza settimanale i cinque episodi di Amadeus, miniserie ispirata all'omonimo film del 1984 diretto da Miloš Forman.

Will Sharpe (The White Lotus, Landscapers) veste i panni di un giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart già noto per il suo estro creativo in tutta Europa, ma che a Vienna trovò parte della sua fortuna ed anche della sua sventura. Qui infatti venne accolto dalla corte di Giuseppe II (Rory Kinnear, The Diplomat, Gli anelli del potere) ma sarà soprattutto il compositore Antonio Salieri (Paul Bettany, Here A Very British Scandal) a seguire Amadeus nel suo percorso. Salieri infatti era già il compositore di corte e provava una profonda ammirazione per il talento di Mozart, ma quando lo incontrerà non troverà quell'uomo dalla morale integerrima che si aspettava. Col tempo anzi nascerà in lui acredine, rivalità e invidia verso quel giovane talento che non rispetta un così potente dono divino. Così Salieri ideerà un piano per distruggere Mozart.

Confesso che non ricordo di aver visto il film da cui è tratto Amadeus, ma non ho avuto molta voglia di recuperarlo, accontentandomi di questa miniserie sicuramente imperfetta. In realtà la produzione Sky ha dalla sua tutte le carte in regola per funzionare: ottimi attori, un buon budget per ricostruire con attenzione scenografie e costumi, ed ovviamente l'ottima musica classica che avevano a disposizione. 

Tutto sommato questa versione di Amadeus mi è piaciuta, si segue bene al netto di un paio di episodi che scivolano un po' lenti rispetto al ritmo generale, ed è appassionante.
Si coglie chiaramente la spirale che coinvolgerà entrambi i protagonisti: Mozart da un lato divorato dal suo stesso talento, mentre Salieri dalla competizione immaginaria che vivrà più che altro nella sua mente.
Manca però di reale impatto emotivo che potesse rendere la miniserie uno scalino superiore ad altre. 
È come se la parte meramente tecnica superasse quella del pathos forse proprio perché la storia non si prestava ad essere dilazionata in un minutaggio così lungo. 


Alla critica di minore potenza non tanto rispetto al film, che non ho visto, ma rispetto alle mie aspettative, tocca farne un'altra che riguarda il cast. Non mi ritengo un integralista quando si parla delle origini biologiche e quindi delle sembianze fisiche degli attori che vanno ad interpretare determinate parti. Ma non posso negare che essendo coinvolte persone realmente esistite, è un po' difficile non notare che Amadeus abbia qualche problema nel cast. Tutti bravi attori, certamente, ma le origini giapponesi di Sharpe stonano un po' con quelle austriache di Mozart. 

È vero che quella di Amadeus è una storia a dir poco romanzata, ma se per la regina Carlotta avevamo un vago pettegolezzo per accettare una attrice nera, qui non c'è un appiglio per fare altrettanto. Senza contare che Bridgerton poi racconta una storia completamente inventata. 
Sicuramente se amate i period drama e la musica classica, Amadeus può rispondere al vostro gusto, se invece cercate qualcosa di più credo possa non bastare.


Mrs Playmen


Anche Mrs Playmen è tratta da una storia vera e tutta italiana, ovvero quella di Adelina Tattilo, la direttrice della prima rivista erotica italiana appunto Playmen, che seguiremo in tutti i problemi pubblici e privati che la coinvolgeranno. Siamo negli anni '70, l'Italia è ancora bigotta e retrograda in tema di tematiche sociali, sessuali e soprattutto nella parità di genere. Adelina avrà la forza di andare avanti specie quando verrà lasciata da Saro Balsamo, suo marito e cofondatore della rivista, che si metterà al riparo dalle sue beghe economiche e legali, lasciando la moglie sotto un fuoco incrociato.

Mrs Playmen è arrivata su Netflix il 12 novembre 2025 ma io l'ho vista più di recente, incuriosito da una storia che non conoscevo. E credo che questa miniserie annoveri proprio fra gli aspetti positivi il fatto di far conoscere una vicenda che penso molti (come me) ignorassero. 

D'altronde quella di Adelina Tattilo e Playmen non fu solo un problema di costume, ma ben più radicato della società, e che inevitabilmente si legava alla politica e alla chiesa.


Qui la Tattilo è interpretata da una azzeccata Carolina Crescentini, che capeggia un cast che comunque ha attori rodati e tutto sommato in parte. Mrs Playmen però non riesce ad essere particolarmente tagliente, limitandosi a raccontare parte delle dinamiche che coinvolsero Adelina e la rivista.
Non c'è nemmeno il tentativo di proporre qualcosa di particolarmente originale da un punto di vista di regia (di Riccardo Donna) e fotografia, che punta ad una color correction calda per richiamare appunto gli anni '70 e poco altro. Ho capito anche poco la scelta di inserire un brano contemporaneo come Love On the Brain di Rihanna quando non ci sono altri elementi similari.

Sarebbe servita forse una maggiore verve nella sceneggiatura, che potesse dare un ritmo più coinvolgente: penso ad esempio ai momenti di tensione che si sciolgono abbastanza facilmente, ed in generale 7 episodi a tratti sembrano troppo, specie quando si divaga su altri personaggi.


A voler essere critici in Mrs Playmen il tema dell'emancipazione femminile, centrale nell'evoluzione della protagonista, non sembra passare da una questione di principio e uguaglianza, ma solo di sopravvivenza per Adelina Tattilo e del suo giornale, e quindi una necessità meramente economica. È vero che lei deve imporsi in un mondo maschile e acquisire credibilità, ma non ci viene raccontata una parabola più ampia.

Al netto di una certa patinatura sia estetica che contenutistica, penso che comunque questa miniserie tv Netflix non sia "dannosa", l'ho seguita con generale interesse, e mi ha fatto conoscere una piccola parentesi italiana (che poi ha avuto risvolti anche all'estero). Alla peggio, se la vostra intenzione è di vedere Mrs Playmen, sono certo che ci siano serie tv meno appaganti e questa al massimo come arriva se ne va.


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