Ho terminato da poco alcune serie tv arrivate in streaming su Disney+ in questa prima parte del 2026. In particolare ho due titoli, uno tornato dopo una prima stagione, e una miniserie che credo darà l'incipit ad una antologia. Chiacchieriamone un po', anche se le cose da dire sarebbero tantissime.
Paradise
Seconda stagione
Fra il 23 Febbraio ed il 30 Marzo sono arrivate le nuove puntate della seconda stagione di Paradise, serie tv catastro-fantascientifica creata da Dan Fogelman, che lo scorso anno aveva avuto un buon riscontro, tranne che da queste parti.
Mi era sembrato infatti che, al netto di buone premesse, Paradise si perdesse in troppi, costanti flashback, nella mancata coerenza di certe reazioni e in una scarsa caratterizzazione di alcuni personaggi.
Ho però comunque voluto vedere la seconda stagione per capire dove andassero a parare e ammetto che nei primi episodi mi hanno quasi preso alla sprovvista. Il focus infatti non è stato subito Xavier Collins (Sterling K. Brown) e la ricerca di sua moglie, ma conosciamo una giovane donna di nome Annie (interpretata da Shailene Woodley, Killer Heat, Big Little Lies) e di come questa si salva dalla catastrofe che causerà la fine in parte del mondo. Lentamente (ma nemmeno troppo) scopriremo molti tasselli sia sul suo passato che sul suo presente, al momento del collasso mondiale, e sarà il suo incontro proprio con Xavier che, a cascata, costruirà quel che accade in questa seconda stagione.
Dirvi di più non mi è possibile perché rischierei di fare spoiler sui punti salienti, ma posso aggiungere che ci sono altri nuovi personaggi da non sottovalutare, come il postino Gary (Cameron Britton, La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra, Non così vicino), che si rivelerà ambiguo, e Dylan (Thomas Doherty), pedina importante in questa seconda stagione di Paradise.
Bisogna ammettere che, come negli episodi precedenti, anche quest'anno non sono mancati gli elementi narrativi interessanti, ma come nella passata stagione, si tende sempre a strafare. La linea temporale principale è tutto sommato abbastanza lineare e chiara da seguire, ma viene incastonata in una miscela di altre storyline che aggiungono personaggi, digressioni, deviazioni, e ovviamente altrettante storie che necessitano attenzione. In questo caos è inevitabile che qualcosa si perda, che qualche evoluzione finisca in aria o semplicemente con una pacca sulla spalla. Così quel momento che sembrava carico di pathos, tanto da trascinarsi per episodi, scoppia come una bolla di sapone, e capisci quanto gli sceneggiatori puntino solo a far funzionare a tutti i costi la serie.
Persino la morte di un personaggio, che fino a quel momento era stato costruito come un villain difficile da battere perché psicologicamente instabile e fisicamente ben preparato, avviene fuori schermo.
Ma mi è anche capitato di leggere un paio di interviste del cast di Paradise in cui gli attori cercavano di comprendere e spiegare le motivazioni o le logiche intorno al destino dei loro personaggi, ma l'unica strada possibile era la supercazzola perché razionalmente non è tutto sensato. Se si guarda anzi nell'ottica di una possibile crescita e maturazione del personaggio, certe scelte e situazioni diventano ancora meno coerenti.
È qui che forse arriva l'inghippo più grande: per far quadrare i conti la sceneggiatura deve usare delle casualità come forza motrice. Vi basti pensare che Xavier incontra Annie per caso, così come la stessa ragazza incontrerà Dylan, e inutile dire che Dylan e Xavier avranno un faccia a faccia. La giustificazione di tutti questi incontri? Il soprannaturale. Paradise infatti scoppia improvvisamente diventando, negli episodi finali, proprio più fantascientifica, con probabili loop temporali e paradossi, di quanto la distopia iniziale facesse pensare.
Ovviamente non aspettatevi che tutta questa nuova deriva sia spiegata chiaramente perché non c'è materialmente il tempo per approfondimenti ma solo di rimandi ad un'altra stagione.
È vero, sin dai primi episodi avevamo avuto delle avvisaglie del cambiamento dal fatto che Xavier avesse delle visioni mistiche e dei sogni particolari, ma è passato dall'essere una sorta di rambo a diventare quasi un profeta. Peggio forse l'evolvere di Sinatra (Julianne Nicholson) che ho criticato fin da subito: prima cattiva, poi buona, poi così così, infine forse in grado di cose ben più grandi di quanto si pensi.
Mi è spiace doverne parlare così anche per questa stagione, perché Paradise inizia bene ed aveva sin dal principio delle premesse interessanti, ma se alzi l'asticella delle pretese, le aspettative si alzano altrettanto. Non entro nemmeno nel merito dell'eccessiva drammatizzazione della parte più personale dei personaggi, che per alcuni può risultare stucchevole.
Di tutto questo resta una nota che reputo positiva: Paradise sembra essere stata pensata come una serie che si concluderà con la terza stagione già confermata, e questo mi fa penare che il finale sarà comunque coerente, indipendentemente da pregi e difetti.
Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette
Miniserie
Dal 13 Febbraio al 27 Marzo è invece arrivata una miniserie che, al netto di qualche sbavatura, mi è piaciuta parecchio. Ispirata al libro Once Upon a Time: The Captivating Life of Carolyn Bessette-Kennedy di Elizabeth Beller e prodotta da Ryan Murphy (quindi destinata a diventare un franchise come tutte le sue serie?), Love Story ci trasporta negli anni '90 e ci fa conoscere una delle coppie più iconiche dell'epoca.
Lei, Carolyn Bessette (interpretata da Sarah Pidgeon, Le piccole cose della vita, L'amico fedele) lavora per Calvin Klein, e incarna perfettamente lo stile di un'epoca. Lui invece è John F. Kennedy Jr. (un ancora alle prime armi Paul Anthony Kelly) uno dei rampolli più famosi d'America che cerca però di mostrarsi come uno di noi. Insieme diventano i protagonisti di una fiaba contemporanea: si conoscono a Maggio del 1992, lui restando incantato dal fascino di lei, lei con la curiosità di scoprire cosa si nasconde dietro quell'uomo così perfetto. Una coppia destinata a fare scalpore, seguitissima dai media dell'epoca e rimasta nella storia per il loro glam, ma soprattutto, purtroppo, per la loro tragica e prematura scomparsa in un incidente aereo.
Love Story: John F. Kennedy Jr. and Carolyn Bessette cerca non solo di raccontarci come i due protagonisti si sono conosciuti, ma soprattutto ci porta dietro le quinte di quella che sembrava una relazione da favola. In realtà i problemi sembra fossero molti: Carolyn infatti starà stretta in questa nuova veste pubblica, perseguitata dai paparazzi e vivisezionata dal gossip con la conseguente impossibilità a proseguire la sua carriera. John invece cercherà di smarcarsi dall'aurea che la sua arcinota famiglia gli aveva impresso, ma quella ricerca di un ruolo tutto suo, di quella reale capacità a brillare da solo, non porterà mai i frutti sperati.
Love Story così mi ha convinto: non l'ho trovato un racconto fine a se stesso, ma appunto un tentativo di creare dei chiaroscuri su due figure che hanno segnato un'epoca, e che, nonostante la patina di royal couple amerigana, erano in realtà umanissimi e imperfetti. Per me è stata una riscoperta della loro tragedia, perché onestamente non ricordavo molto, ed anche da questo punto di vista la serie riesce secondo me ad essere chiara e completa.
Il focus però non è solo interno ma anche esterno: John e Carolyn soffriranno durante la loro relazione sotto il peso delle pressioni esterne, della famiglia di lui, e soprattutto dello scrutinio mediatico. I confronti con Lady Diana in questo senso si sprecano nella serie tv.
Lo sottolineo solo per chiarezza, perché la serie stessa lo specifica subito: questo non è un documentario, e ci viene esplicitato fin da subito. Anzi la romanzatura di eventi e personaggi ha portato ad alcune critiche anche di persone realmente coinvolte nella vicenda, come quelle della stessa Daryl Hannah che ebbe con John John una relazione turbolenta. In effetti Love Story la tratteggia come egocentrica e manipolativa, ma è chiara la volontà di creare un "villain" televisivo.
Ho apprezzato però non solo la capacità di ricostruire le vicende in maniera certosina, tanto che il confronto fra scatti e video reali e fotogrammi della serie tv è quasi impressionante, ma anche gli interpreti che ne hanno fatto parte. Credo che un po' tutti hanno cercato di dare tridimensionalità ai loro ruoli riuscendo ad evolvere anche quando la presenza sullo schermo non li premiava.
Penso alla Jackie di Naomi Watts, che è riuscita a farmi commuovere, ma anche Grace Gummer nel ruolo di Caroline Kennedy.
L'inesperienza di Paul Kelly purtroppo si nota, ma la somiglianza fisica lo aiuta a colmare qualche lacuna.
In fondo Murphy e le sue produzioni ci obbligano indirettamente a farci una domanda: non sarà un po' ipocrita criticare l'eccessiva esposizione mediatica di qualcuno, quando poi siamo noi ad apprezzarne la spettacolarizzazione delle sue serie tv?
Non resta che vedere quindi se ci sarà un'altra Love Story da raccontare.