Bridgerton 4: questa volta non ci siamo 👎🏻

Il 29 Gennaio e il 26 Febbraio sono arrivate su Netflix in due tranche le nuove puntate della quarta, molto attesa stagione di Bridgerton. Era ormai noto che questa volta sarebbe stato il turno di Benedict Bridgerton (Luke Thompson) a farsi avanti e trovare (forse) qualcuno da amare veramente. Ed è proprio un incontro fortuito ad un ballo in maschera con una misteriosa dama vestita d'argento a far battere il cuore del secondogenito della casata, quello che fino ad adesso aveva preferito il divertimento all'accasarsi.

Scoprire chi sia la misteriosa ragazza non sarà semplice per Benedict, ma nel frattempo conoscerà un'altra ragazza con cui sembra avere altrettanto feeling. Lei è Sophie Baek (Yerin Ha), una domestica al servizio della rigidissima Lady Araminta Gun Penwood (Katie Leung), che però nonostante il suo lavoro umile nasconde un acume e una educazione particolare. Ma come possono due persone di estrazione sociale così diversa stare insieme?

Riguardando alla mia recensione della terza stagione di Bridgerton mi sono quasi pentito di essere stato un po' troppo duro perché, in confronto, questi nuovi episodi sono forse anche peggio. La terza era infatti tutto sommato una stagione dinamica, corale, con dei colpi di scena che avrebbero a cascata coinvolto tutta la serie, e abbastanza movimentata mentre invece la quarta mi è sembrata ad oggi la più monotona, ripetitiva e banale di tutta la serie.

Avevo in effetti predetto che Benedict non aveva secondo me il carisma per reggere una stagione tutta basata su di lui e non credo di essermi sbagliato perché non riesce a fare dei passi avanti. Tra l'altro gli hanno affibbiato proprio il ciclo di episodi in cui gli altri personaggi sembrano quasi stare un passo indietro, o quantomeno avere delle storyline non così forti da creare dinamismo.

Sì, c'è Violet (Ruth Gemmell) sempre più vicina a Lord Marcus Anderson (Daniel Francis), e c'è Francesca (Hannah Dodd), la quale sembra destinata a dover rosicchiare spazio dalle stagioni altrui e deve anche sopportare Michaela (Masali Baduza), la prezzemolina cugina del marito. E poi c'è la povera Penelope (Nicola Coughlan) che, ormai smaschera nel suo ruolo di Lady Whistledown, si sente una pedina nelle mani della regina Carlotta (Golda Rosheuvel).

Tutto però viene mostrato attraverso scene buttate qui e lì, e vanno a condire in modo piuttosto blando il filone narrativo centrale che resta quello più importante e soprattutto quello che dovrebbe suscitare più interesse. 

In più la fiaba fra Benedict e Sophie non è altro che un rifacimento di Cenerentola senza alcuno sforzo di originalità e tridimensionalità, quindi col risultato di essere tutto enormemente prevedibile, già visto e noioso. O per lo meno, questi plot twist mi sembrano soluzioni narrative così usate e rodate, che mi sorprende possano stupire uno spettatore abituato al linguaggio seriale contemporaneo.

Non basta la conferma della scrittrice a rendere questa ispirazione più interessante una volta trasposta sullo schermo, ma non è solo il quadro generale il problema di questa quarta stagione. In fondo i cliché della commedia romantica sono sempre stati radicati in Bridgerton e mi si potrebbe dire che un classico non si disdegna mai, specie se inserito in uno show confortante e in fondo leggero. 

Il problema secondo me di questa quarta stagione è la mancata costruzione di personaggi davvero interessanti, che riescano ad avere un arco narrativo sensato. Non conoscevamo Sophie ma il suo personaggio non riesce a spiccare per qualche aspetto particolare: di cameriere sveglie che nascondono altri segreti ne abbiamo viste a bizzeffe, così come di principi dalle 50 sfumature di azzurro che si innamorano della fanciulla misteriosa che non ha nemmeno proferito parola. Lei alla fine non sembra questa eroina emancipata, ma solo una vittima degli eventi che deve sopravvivere e che sente in cuor suo di non essere al posto giusto.

Benedict dall'altro lato sembrava fino ad ora, insieme ad Eloise, il Bridgerton meno predisposto ad una vita coniugale stabile: ci viene ripetuto mille volte che è il libertino dalle ampie vedute sessuali, per cui questo suo improvviso innamoramento risulta brusco. E poi credo che un po' tutti dovremmo essere stanchi dell'ennesimo trope di un uomo dedito ad una vita dissoluta che viene redento dall'amore.

Entrambi poi sembrano sciocchi: Sophie non si capisce bene perché non si confidi del tutto a Benedict visto che la schiettezza sembra essere il suo tratto principale. E la fragilità della trama starà tutta nella sua incapacità di spiegare come mai abbia creduto ad Araminta che chiaramente non era proprio dalla sua parte. 

Benedict invece, che non riesce a riconoscere Sophie dopo una intera stagione sembra semplicemente un bambacione. Per non parlare del rimprovero alla madre Violet che finalmente si gode un po' la vita frequentando un uomo: ma non era il libertino di larghe vedute?


Questa quarta stagione viene poi affossata da scelte tecniche e di marketing che non l'hanno appunto aiutata: la divisione in due parti ha aumentato ulteriormente aspettative mal riposte, e la durata eccessiva degli episodi non viene giustificata da una trama così fitta e densa di avvenimenti. 

Così si arriva all'episodio finale che diventa uno spiegone di tutto quello che è successo, risolvendo le storyline come tante altre serie tv, ma con il peso di non riuscire a dare un vero senso di giustizia per i protagonisti della stagione. E quanto avremmo avuto bisogno di molti più momenti sull'amicizia, anzi la sorellanza fra la regina Charlotte e Lady Danbury (Adjoa Andoh)?

Delle dinamiche narrative che abbiamo conosciuto di Bridgerton ci è rimasto ben poco, non ci resta che goderci la bella messa in scena sontuosa che tutt'ora continua a riempirci gli occhi ed aspettare la quinta stagione che spero possa davvero migliorare le sorti alla serie.




Nuova Crema Sorbetto Anti-Macchie Garnier con Vitamina C, scopriamola insieme

Credo che se bazzicate un minimo Instagram e i social in genere avrete già visto le novità di Garnier, che ha lanciato ben tre creme sorbetto dalla texture innovativa e rivolte a necessità differenti.
Io ho messo alla prova la Crema Sorbetto Idratante Anti-Macchie Fresh and Bright, con Vitamina C e Niacinamide, che ho ricevuto praticamente al momento del lancio. Ho però voluto aspettare prima di parlarne per capire bene tutti i suoi pregi e difetti.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Amazon
💸 €4.89
🏋  85ml
🗺  Made in China
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan

Le Creme Sorbetto Garnier sono un po' la novità che strizza l'occhio all'estate per via di questa consistenza leggera e fresca, e l'azienda le ha declinate in tre diverse tipologie con un focus specifico sugli attivi. La versione Fresh and Bright ha lo scopo appunto di contrastare le macchie grazie ad un mix di Vitamina C e Niacinamide al 4%.

Nello specifico abbiamo una forma stabile, idrosolubile e abbastanza delicata di vitamina C, che agisce su macchie e come antiossidante, e che trova supporto nell'estratto di limone.

Garnier in effetti punta molto alla vitamina C e credo che sia proprio la loro linea di maggiore successo. Qui ad esempio abbiamo una formulazione che ricorda il loro Siero AntiMacchie. A migliorare poi l'aspetto della pelle c'è anche la niacinamide, che contribuisce da più punti di vista a rendere la cute più sana ed equilibrata. 
La crema sorbetto Fresh & Bright ha poi glicerina per idratare e acido salicilico, credo in piccole quantità a giudicare il suo posto nell'INCI che contribuisce comunque ad un incarnato più sano e meno propenso a accumulare sebo, impurità e cellule morte. 

Garnier ci dice che questa crema sorbetto con vitamina C promette 48 ore di idratazione ma un effetto anti-lucidità fino ad 8 ore. Per promuovere questo ultimo risultato entra in gioco la texture di questo sorbetto che è in effetti particolare: è un gel opaco, complice la presenza di silica che appunto svolge un effetto sebo assorbente, e sodo, che si stende con moltissima facilità sul viso.

Su di me infatti risulta gradevolmente fresca nella stesura ed ha un assorbimento rapido e non lascia residui appiccicosi o unti. 

Nonostante non ci siano siliconi poi la crema Sorbetto Garnier ha quasi la consistenza e il finish di un primer perché lascia in effetti la pelle un po' più opaca ed ha quasi un effetto blurante su alcune zone con texture. Non aspettatevi ovviamente un'azione riempitiva, proprio perché non ci sono polimeri o sostanze che possono levigare a tal punto. Diciamo insomma che lascia un bell'incarnato e che ha un tocco setoso che mi ha ricordato questo prodotto di Biotherm.

La crema sorbetto può essere usata sia di giorno che di sera subito dopo il tonico e il siero, ma secondo me, vista appunto la sua leggerezza può anche supplire quest'ultimo. In effetti si stratifica molto bene con gli altri prodotti con cui l'ho utilizzato, senza creare bricioline o sollevare la skincare.

Io sono riuscito ad usare questa Crema Sorbetto con Vitamina C sin da subito con molta costanza senza alcun fastidio, ma vi segnalo sia la presenza di alcool che quella di profumo (agrumato in questo caso) qualora abbiate sensibilità a queste sostanze.

L'unico aspetto che ho apprezzato meno dell'utilizzo riguarda collateralmente il packaging: per contenere i costi immagino, Garnier ha scelto un barattolino carino ma essenziale, che in effetti ha un adesivo di sicurezza che però potrebbe risultare molto facile da aprire da qualche cliente random in negozio, quindi fateci attenzione. 

Per quanto riguarda l'efficacia, è indubbio secondo me che questa novità e un po' tutte le altre creme sorbetto di Garnier nascano per soddisfare principalmente le pelli da normali a miste e grasse, ma anche per la skincare estiva quando le texture si alleggeriscono e un po' tutti sentiamo l'esigenza di prodotti più freschi e meno ricchi. Nello specifico ad esempio il Sorbetto con Vitamina C mi idrata bene il viso ma sicuramente da solo non è sufficiente per la mia pelle che ancora risente del freddo e del vento invernale. Per questo, come vi dicevo, l'ho usato come un siero antiossidante ed illuminante, che però ho fatto lavorare in sinergia ad altri prodotti per garantirmi quel nutrimento di cui ho bisogno. 

Così mi piace molto proprio perché agisce come un siero, ma soprattutto ho aspettato a parlarvi di questa Crema Sorbetto Garnier per vedere come agiva su un paio di macchiette post brufolo ed in effetti mi ha aiutato in questo senso schiarendole un po' nel giro di circa una settimana. Non parlo di altre tipologie di macchie perché non ne ho, ma così da solo va bene se appunto volete mantenere l'incarnato omogeneo e non avete grandi discromie.

Credo quindi che abbiano lanciato una bella novità che può piacere a molti, specie appunto andando incontro alla stagione più calda e vorrei provare le altre varianti per vedere se ci sono differenze così nette. 


Vi incuriosiscono queste creme sorbetto Garnier?




💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Il meglio ed il peggio dei prodotti di Febbraio '26!

Febbraio è stato un mese che mi ha dato molta soddisfazione nella sua brevità. Ho infatti ripreso quei ritmi che mi impongo (anche se forse non dovrei) e vi ho potuto parlare di tanti prodotti interessanti.
Vado subito con i promossi ed inizio con la Madagascar Centella Tone Brightening Capsule Ampoule di SKIN1004.


Il marketing della cosmesi coreana ci impone di chiamarla ampoule ma si tratta di un bellissimo siero viso idratante ma non appiccicoso, arricchito con sostanze lenitive ed illuminanti, che aiutano a mantenere l'incarnato sano ed omogeneo. E poi Skin1004 ha ottimi prezzi e declina i prodotti in più size, quindi è da provare. Qui la recensione.

A proposito di kbeauty, promuovo anche la Black Rice Probiotics Barrier Essence di Haruharu Wonder.

Io adoro questi prodotti che sono degli ibridi: il termine essence fa pensare ad un tonico, ad un prodotto leggero, ma qui abbiamo una texture fluida ed una formulazione ricca di attivi ristrutturanti ed addolcenti per la pelle. Come dice il nome stesso, questa Essence Haruharu aiuta la barriera cutanea senza però appesantire ed è un ottimo alleato per l'inverno. La potete scoprire meglio qui. 

Resto ancora un attimo nel mondo della cosmesi coreana perché non posso non mettere fra i TOP di febbraio anche il Gloss Balm Sunset Dazzle di UNLEASHIA.


Ho provato davvero pochissimi prodotti per le labbra coreani, ma qui ritorna quel concetto di ibrido che mi affascina e mi piace: abbiamo un lip balm che si prende cura delle labbra, idratandole e proteggendole, ma con una finitura luminosa quasi vinilica che crea un bell'effetto di turgore. Io lo trovo molto confortevole e ne ho già acquistato un altro, ma nella versione colorata. Qui altri dettagli.

Sempre nello stesso post del Gloss Balm avevo parlato di un altro prodotto che ho apprezzato e riacquisterei ovvero lo Spray per capelli tenuta flessibile extra forte di Balea.


Io mi trovo sempre bene con le lacche capelli del marchio, credo che abbiano un ottimo rapporto qualità-prezzo. Questo spray in particolare ha una tenuta modulabile perfetta per tutte le occasioni, non sporca né secca e non lascia residui, quindi lo riacquisterò.

Nel corso di Febbraio ho fatto anche un approfondimento su una famiglia di attivi che stanno avendo un buon successo, ovvero gli esosomi, che su di me stanno avendo un buon risultato. Devo però mettere in chiaro che non ho provato esosomi puri, ma nei prodotti che ho testato c'erano sempre altre sostanze di supporto. In ogni caso mi sono piaciuti entrambi i sieri che ho utilizzato e che contengono queste sostanze. Il primo è l'Exosome Hydro-Glow Complex di The Inkey List.


Qui il focus è più sulla salute generale della pelle, quindi un trattamento idratante, lenitivo e riparatore, con lo scopo di promuovere una pelle del viso più sana e forte. Inoltre è un prodotto adatto un po' a tutti, facile da applicare e da far diventare parte della routine come vi dicevo nella sua review. 

Il secondo trattamento è il Phyto PDRN Lifting Shot Serum di Medipeel+, sempre un brand coreano. 


Questo è un siero dalla formulazione più ampia e complessa, con un twist anti age e di booster per far penetrare meglio anche i prodotti che applichiamo dopo. Secondo me è adatto a chi vuole massimizzare ogni step della skincare, o semplicemente vuole una routine con pochi passaggi ma efficaci. Inoltre il Serum Medipeel ha una texture più cremosa e leggermente più spessa del prodotto The Inkey List, se amate più questo tipo di emulsioni. Se non l'avete ancora letta, qui c'è la recensione.

A Febbraio ho avuto modo di parlarvi di una buona fetta dei prodotti corpo che ho utilizzato e sto ancora utilizzando, che sono parecchi, infatti dovrò sicuramente fare altre recensioni cumulative. Fra questi sicuramente voglio riacquistare il Doccia Crema Aromatica Forest Theraphy di Tesodi D'Oriente.


La sua resa sulla pelle è molto piacevole come tutti i docciaschiuma Tesori d'Oriente che ho provato fino ad ora, perché non è aggressivo ma ad avermi incantato è sicuramente la profumazione: sembra veramente di fare una passeggiata in un bosco rigoglioso, verde, ricco. È davvero una fragranza evocativa adatta un po' a tutte le stagioni.

Fra le recensioni dei prodotti corpo c'è anche quella del vero e proprio flop del mese ovvero l'Olio doccia per pelli secche di Balea.


Avevo buone aspettative su questo olio doccia, ma in effetti leggendo i commenti sul sito DM mi sono sentito meno solo. Si tratta di un prodotto dalla profumazione poco convincente, che non fa praticamente schiuma, quindi non dà un senso di pulizia particolare, ma che soprattutto non ha questo potere nutriente e idratante così forte. Secondo me, se devo dirla tutta, ho l'impressione che risulti vagamente emolliente proprio perché non lavi. Sto facendo fatica a smaltirlo, ogni tanto l'ho usato come struccante viso, ma tocca turarsi il naso. 

La seconda delusione del mese invece ha radici più profonde nel passato e riguarda la colorazione capelli Casting Creme Gloss di L'Oréal, che ha cambiato formulazione.


Per me è sempre stata per anni la miglior tinta casalinga perché mi copriva benissimo il bianco, ottenendo una nuance praticamente identica al mio colore naturale di capelli, e durando tantissimo. Per intenderci dopo un mese avevo ovviamente la ricrescita ma lo stacco fra la parte bianca e quella tinta era netta proprio perché la tinta pur scaricando restava intensa. Adesso L'Oréal ha fatto delle modifiche alla Casting Creme Gloss che è subito meno coprente, secca di più il capello e perde molto più rapidamente di intensità. Sono davvero molto indeciso se continuare ad acquistarla o iniziare di nuovo a testare altri prodotti. 


A me non resta di ringraziarvi per la presenza ed il supporto qui e su Instagram che è in fondo il motore del mio blog.




Film e serie tv di Febbraio: dai recuperi tiepidi ai flop più clamorosi

Un antico motto diceva "Febbraio corto e amaro", ma io non sono un contadino e al netto di qualche (forse troppi) giorno di pioggia, non lo definirei tanto aspro. Non posso però negare che è stato un mese pieno di film e serie tv che mi hanno lasciato più dubbi che soddisfazione.
Anzi faccio proprio fatica a trovare qualcosa che sia promosso senza ombra di dubbi.

Ho iniziato Febbraio con un paio di film candidati agli Oscar di quest'anno, che mi hanno convinto solo a metà. Bugonia di Yorgos Lanthimos è forse il più interessante fra i due, a cui mi sento di dare un plus anche se non trova un modo particolarmente innovativo per parlare di certe tematiche, ma soprattutto ha un finale che secondo me impatta meno di quello che ci si aspetta. 

Purtroppo la durata è sempre un problema: si ha tutto il tempo di fare le ipotesi necessarie (che alla fine sono solo due) che tolgono qualunque sfizio nello scoprire come finirà. Almeno un buon cast salva tutta la baracca.

È lo stesso, in linea di principio, per Marty Supreme, solo che qui non se ne capisce chiaramente la tematica e quella che una volta si chiamava "la morale di fondo", e soprattutto è una storia così schizofrenica che provoca più mal di testa che altro. 

Ho avuto le stesse reazioni anche con due film italiani usciti da poco, e fra cui salvo La Grazia, di Paolo Sorrentino.

Qui una storia interessante su un ipotetico (ma non troppo) presidente della repubblica italiana negli ultimi mesi di mandato. Troviamo un Toni Servillo perfetto nel ruolo, ma i tanti manierismi di Sorrentino, che condisce i suoi film con scene, a mio modesto parere, praticamente inutili, me lo hanno reso meno intenso di quanto mi aspettassi. 
Va un po' peggio con Il Falsario, che invece trovate su Netflix. Non perché sia un brutto film, ma perché mi è sembrato dimenticabile, specie per l'indecisione nel essere un heist movie d'azione o un film storico con tutti i crismi. 

Se comunque Marty Supreme e Il falsario sono tutto sommato godibili, specie in home vision, purtroppo il flop clamoroso di Febbraio va a "Cime Tempestose" di Emerald Fennell.

Fatemi fare una riflessione: se cercate online vi appariranno molte recensioni come la mia, e sembra quasi una campagna diffamatoria contro il film o un trend. Ma il fatto è che, messa da parte l'estetica, non c'è un aspetto che si salvi, tanto che più volte ho pensato che questo Cime Tempestose sia stato volutamente studiato per poter creare hype e distruggerlo, con la conseguente onda di indignazione e recensioni negative. Della serie bene o male purché se ne parli, e gli incassi al botteghino ne giovano comunque. 
A me è pesato soprattutto arrivare alla fine e dover constatare che il tormento amoroso fra Catherine e Heathcliff non aveva senso di esistere visto che si incontravano più loro che tante altre coppie ufficiali. 

È una situazione molto simile anche sul fronte serie tv, dove ho continuato a raccontarvi le mie opinioni su alcuni recuperi che stavo facendo. I rinnovi terminati fra fine 2025 e inizi 2026 sono stati parecchi e devo ancora chiudere qualche parentesi lasciata aperta.
Forse fra le serie tv rinnovate la maggiore delusione è arrivata dalla terza stagione di Loot - Una Fortuna. 


Non perché la serie tv con Maya Rudolph sia diventata poco godibile, ma perché sta invecchiando e si vede: le battute, gli sketch, le soluzioni narrative stanno diventando ripetitive e fiacche. Pensavo che questa stagione portasse un po' i remi in barca, dandoci una chiusura e una crescita nel percorso di Molly, ma non è stato così. Vedremo se ci sarà una quarta stagione. 

Anche fra le novità sono poche le serie tv che promuovo senza alcun ombra di dubbio. Diciamo che se cercate intrattenimento con qualche compromesso e non avete un palato molto fino allora posso suggerirvi i thriller La sua verità e Steal - La rapina, perfetti se divorate produzioni di questo genere a manbassa.

La prima, su Netflix, è più un giallo sull'impronta del whodunit, ha un bel ritmo, è scorrevole e ci fa conoscere due protagonisti non propriamente simpatici, ma che sono in grado di lasciarci sempre quell'ombra di dubbio sul loro reale coinvolgimento nei fatti.

La seconda, su Prime Video, ha protagonista Sophie Turner, e si muove nel mondo dei reati finanziari. È sempre composta da 6 episodi, e vanta una buona scorrevolezza.

Sia La sua verità che Steal non sono particolarmente rivoluzionarie, ed inciampano nel voler magari esagerare con qualche colpo di scena di troppo, ma come dicevo, se divorate serie tv di questo genere allora anche queste potrebbero far parte del vostro programma.

Mi auguro un po' più deciso, meno tipidino e con magari titoli più convincenti. Voi cosa avete visto?



Glass Skin Effect con le maschere viso al collagene Acty Mask? La mia esperienza

Non so se ricordate o avete notato che anche Acty Mask lo scorso anno ha lanciato le sue maschere viso in hydrogel al collagene che erano apparse da Lidl e poi via via negli altri rivenditori del brand. 
Quest'anno hanno poi espanso la loro gamma, ma io intanto ho messo alla prova la Collagen Boost Glass Skin Effect Mask.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Lidl
💸 € 2.49
🏋 1 Maschera viso
🗺  Cina
⏳  Maschera monouso
🔬 Vegan

Seguendo il trend della cosmesi coreana, Acty ha deciso di lanciare una sua versione di questo trattamento viso al collagene. La Glass Skin Effect in particolare promette un effetto ultra idratante, nutriente e liftante. Questo in particolare dovrebbe avvenire appunto attraverso la presenza di collagene, che come sappiamo aiuta a reidratare la cute ma fornisce anche un effetto "plump", e di ceramidi che invece restituiscono forza alla barriera cutanea.

Guardando però un po' più a fondo l'INCI scoviamo che questa maschera Glass Skin Effect contiene anche una forma stabile di vitamina C, che fa sempre bene, e l'allantoina, una sostanza addolcente e lenitiva. In più ci sono sfingolipidi, che immagino siano stati inseriti per dare una mano alle ceramidi.

Questa maschera Acty è divisa in due parti, per facilitarne l'applicazione e troviamo anche un supporto in tessuto-non tessuto che sapete non amo mai particolarmente. La stessa azienda poi suggerisce di usare i ritagli dei fori di occhi e bocca applicandoli per primi in quelle zone in cui vogliamo un maggiore effetto, come contorno occhi e rughe nasolabiali.

Acty, come capita spesso per le maschere in hydrogel, ci dà due indicazioni di uso: una posa di 3-4 ore per il giorno, o una lunga, di otto ore, se intendiamo tenerla sul viso tutta la notte. Io ho sempre preferito la prima opzione perché in linea generale penso che non riuscirei a riposare bene con qualcosa sul viso.

La maschera comunque non ha un odore particolare, cosa ottima per un trattamento che deve stare sul viso molto tempo. Anche la sensazione sulla pelle non è secondo me particolarmente fredda, e avendola provata in inverno direi che questo test è superato. 

Non ho invece amato il materiale di questa maschera Glass Skin Effect: l'ho trovato un po' troppo spesso e rigido, complice credo una sorta di reticolatura che appunto rende la maschera meno propensa ad aderire perfettamente alla pelle. Non ha secondo me quella elasticità, e morbidezza che un trattamento del genere dovrebbe avere, ad esempio ho fatto un po' fatica a farla restare adesa ai lati del naso.

Ora, come sempre io sono precisetto, ma ammetto che non è stato difficile applicarla o tenerla in posa. Solo che conoscendo le maschere hydrogel da anni so bene come possano essere migliori: alcune calzano come guanti, questa invece è meno perfetta su di me, ma comunque la si utilizza volentieri.

Su di me già dopo circa un paio di ore la Glass Skin Effect Mask Acty diventa trasparente in alcuni punti, soprattutto ovviamente nelle zone più secche. 

Una volta rimossa la mia pelle risulta piacevolmente fresca, compatta ed elastica al tatto, ma non appiccicosa perché il siero si assorbe bene. Io poi aggiungo altri prodotti per completare la routine, usandola la sera, ma secondo me non è proprio necessario. Consiglierei giusto una crema viso per sigillare l'idratazione che rilascia questo trattamento Acty Mask. 
A proposito, secondo me il potere idratante della maschera hydrogel può andare bene per pelli a tendenza secca, disidratata, magari un po' danneggiata, ma appunto se avete una pelle molto secca secondo me dovreste aiutarvi con una crema viso per potenziarne e stabilizzarne gli effetti.

Anche a livello estetico questa maschera viso Acty contribuisce a rendere il viso più luminoso e levigato, appunto quell'effetto glass skin che dice il nome. Devo però sottolineare che nelle pose più lunghe, proprio quella texture della maschera, può lasciare dei temporanei segni sul viso, quindi non spaventatevi perché dopo qualche minuto vanno via. Sicuramente un materiale più liscio contribuirebbe ad un maggiore effetto "wow" quando andiamo a rimuovere il trattamento. Comunque Acty ha secondo me reso alla portata di tutti un trattamento piacevole che ormai è diventato parte della mia routine, come sempre con un costo accessibile.


Avete provato queste Glass Skin Effect Mask?




I pregi e i difetti di due nuove serie tv su Prime Video

Mi prendo una pausa dai tanti rinnovi che ho recuperato nelle ultime settimane (qui e qui se li avete persi) e mi dedico ad un paio di novità questa volta su Prime Video. Sono due serie tv arrivate in streaming in questa prima parte dell'anno e sono state anche in vetta alla classifica del servizio Amazon


Steal - La Rapina
Miniserie

Zara (Sophie Turner, Il trono di spade) è una giovane impiegata in una società londinese che si occupa di pensioni. Non è certamente la più stimata o la più affidabile, ma fa il suo lavoro con impegno fino a quando non accade qualcosa di inatteso: un gruppo ben organizzato di ladri incappucciati irrompe nel suo ufficio, prendendo in ostaggio tutti i dipendenti. Lei e il suo collega Luke (Archie Madekwe, Saltburn) verranno in particolar modo scelti dagli assalitori per mettere a colpo il furto, obbligandoli a trasferire una enorme somma di denaro dalla società verso un altro conto. La polizia riuscirà ad intervenire subito ed anche se i ladri saranno già lontani, e quando le indagini dell'ispettore Demetrius 'Rhys' Covaci (Jacob Fortune-Lloyd, La regina degli scacchi) iniziano a fare chiarezza, si figurerà sempre più un'ombra su chi ha davvero collaborato a questo furto.

Arrivata il 21 gennaio di quest'anno, non posso negare che Steal - La Rapina mi aveva incuriosito proprio per la presenza di Sophie Turner che giustamente si sta cercando di levare di dosso l'aurea di Sansa Stark per creare una carriera recitativa più completa. In questa miniserie secondo me il suo ruolo è interessante e lei è azzeccata, ma è come se Steal vivesse di due facce.

Da un lato c'è il thriller d'azione che comunque riesce ad intrattenere: ci sono colpi di scena, inseguimenti, momenti di suspense, e lo scacchiere delle persone coinvolte diventa sempre più grande e complesso. Tutti elementi che rendono la serie comunque molto piacevole da seguire, col giusto ritmo e l'intensità che ti aspetti appunto sia dal genere che dalla piattaforma su cui è inserita.

Qui e lì poi Steal - La rapina cerca di inserire qualche argomento un po' più di spessore: Zara ad esempio è una giovane donna con una madre disfunzionale alle spalle e che si sente inglobata da una vita e da una società che non le consente di evolvere. 
A supporto di questo intrattenimento ci sono attori validi e un buon budget che giustifica scenografie, effetti e location. Io stesso sono arrivato a seguire tutti i sei episodi praticamente di fila, con curiosità e interesse.

L'altra faccia di Steal è però il tentativo di eccedere, che comporta l'inserimento di forse troppe linee narrative, troppi personaggi che agiscono a più livelli, per cui lo spettatore non sempre riesce a inquadrarli. Anche le tematiche a volte si espandono senza una ragione, come ad esempio una sotterranea linea romantica che poi non avrà una evoluzione. 

Le storyline intrecciate possono essere un plus specie se si parla di una serie tv thriller che punta ad essere caotica e movimentata, ma si ha la sensazione che qualcosa resti sospeso, come se funzioni il quadro di insieme ma non tutto se si guarda in dettaglio.
Lo stesso ultimo episodio è un po' il sunto dei problemi della serie perché troppo carico narrativamente, al punto di minare la verosimiglianza generale, e allo stesso tempo mi è risultato un po' troppo trascinato, nel tentativo di fare chiarezza. 
Questo non significa che Steal - La rapina sia una cattiva serie tv o che vi sconsigli di vederla se non l'avete ancora scoperta, ma sicuramente il suggerimento è di abbassare un po' le aspettative perché arrivando alla fine perde di quella potenza e memorabilità che i primi episodi ci fanno annusare.



Sweetpea
Prima stagione

Rhiannon Lewis (Ella Purnell, Belgravia, Miss Peregrine) è una giovane ragazza praticamente invisibile a chiunque, specie sul lavoro, dove è assistente per un quotidiano locale. Per anni poi è stata anche vittima di bullismo, ma qualcosa scatterà nella mente di Rhiannon. Con la morte del padre infatti, sua sorella Seren (Alexandra Dowling), decide di mettere in vendita la loro casa, letteralmente obbligando Rhiannon a trasferirsi. Ma c'è di peggio: per la vendita dell'immobile, Seren ha scelto di farsi aiutare da Julia Blenkingsopp (Nicôle Lecky), una ragazza che ai tempi della scuola bullizzava Rhiannon. Stanca quindi di essere invisibile e scavalcata da tutti, Rhiannon si darà da fare nell'unico modo che le riesce sorprendentemente bene: uccidere. 

Sweetpea è una serie tv del 2024 ma che Prime Video ci ha proposto in italiano il 3 febbraio di quest'anno, e che ha già il rinnovo per una seconda stagione. Pare sia anche tratta da un romanzo omonimo della scrittrice inglese C.J. Skuse, anche se non so quanto la trasposizione sia fedele. Qui Rhiannon è una giovane donna davvero al limite, che si ritrova a vivere i traumi del passato in un solo colpo, al punto da letteralmente impazzire. Tuttavia non la si vede quasi mai fare scenate plateali, ma preferirà "muoversi" in quell'ombra in cui è stata messa un po' da tutti. È chiaro come le sue reazioni siano mosse da uno stratificarsi di situazioni che portano anche la stessa protagonista a riflettere, a provare sensi di colpa o ansia.

Certo, Sweetpea secondo me non è sempre in grado di spiegare molto bene le motivazioni che muovono Rhiannon: in fondo è una ragazza carina, che se vuole si fa notare, anche con i ragazzi. La questione del bullismo ad esempio viene giusto accennata in qualche scena, e allo stesso modo l'elaborazione del lutto non trova mai ampio spazio. Spesso inoltre si ha l'impressione che la protagonista si muova più per invidia, specie con Julia, che per senso di rivalsa, e questo rompe una narrazione un po' più profonda.

Ciò non toglie però che Sweetpea sia una serie tv molto gradevole ed interessante da seguire: è un thriller con delle punte comedy dark, con un ottimo ritmo, e una durata corretta per le storie che racconta e i sei episodi si seguono alla svelta.

Se ad esempio vi appassionano storie alla You e Dead to me, allora anche questa serie vi potrebbe piacere.
In uno strano modo si finisce per affezionarsi a Rhiannon, si fa quasi il tifo per lei, nonostante si capisca che di sottofondo ci sia un disturbo personale molto forte, e la serie sa intrattenere mostrandoci la tensione che la protagonista prova per non farsi scoprire. Poi c'è un cast efficace, con una Ella Purell convincente e perfetta nel ruolo, ma accompagnata da attori che comunque la sostengono bene. Penso ad esempio a Jeremy Swift, volto arcinoto delle produzioni inglesi. 
Come vi dicevo c'è una seconda stagione di Sweetpea in programma probabilmente per questo 2026 (almeno in UK) e spero che scavino un po' più a fondo di quanto hanno fatto fino ad ora. 

Peptidi, Esosomi, PDRN e molto altro nel siero Lifting Shot di Medipeel+

Sto mettendo alla prova quegli attivi che sul web stanno avendo successo per capire se dietro alla fama c'è qualcosa che meriti davvero, ed ha attirato la mia attenzione il Phyto PDRN Lifting Shot Serum di Medipeel+, un concentrato di buona parte delle sostanze che sono in voga al momento, ma non solo.


INFO BOX
🏋 50ml
🗺 Made in Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 Vegan

I brand coreani sono sempre avanti quando si parla di offrire le sostanze più moderne in prodotti spesso molto accessibili, ma spesso tocca superare il muro dei claim e delle scelte di marketing per andare a fondo e capire meglio i prodotti. Anche il Phyto Exosome PDRN Lifting Shot ha questo nome roboante che può lasciare perplessi ma che comunque racchiude buona parte della sua potenza formulativa.
Si tratta infatti di un cocktail di varie sostanze che potrei elencare in cinque grandi pilatri.

  • PDRN e Esosomi
Questa è la parte più tecnologica di questo siero Medi Peel, ed ha lo scopo di rigenerare la pelle. Vi ho già parlato sia del PDRN (Sodium DNA), considerato generalmente un riparazione cellulare, sia degli esosomi. In questo caso abbiamo Phyto-Exosomes all'1% da estratti di foglie e fiori di loto e cellule staminali di mela, sempre ad azione riparativa e stimolante del collagene. Un ingrediente "esosomiale" non solo comunica con le cellule cutanee, ma contribuisce ad un miglior assorbimento degli altri attivi.

A proposito della penetrazione cutanea, Medipeel qui ha pensato ad un triplo sistema di veicolazione degli attivi: gli esosomi appunto, una sostanza fermentata che rende le molecole più piccole e le spicule vegetali, che creano dei micro canali ma dalle punte arrotondate, per essere più delicate.

  • Complesso Peptidico
Il cuore antiage del Phyto PDRN Lifting Shot è dato da una ampia selezione di peptidi, alcuni ad effetto Botox Like, altri che stimolano la produzione di collagene, e poi il peptide di rame che aumenta la produzione di elastina oltre ad avere una effetto cicatrizzante. 
A questi si unisce l'adesonina che è spesso usata nella cosmesi coreana proprio per il suo effetto anti-age globale.


  • Aminoacidi e sostanze per la barriera

Medipeel ha aggiunto un complesso di oltre 15 diversi aminoacidi che sono i componenti fondamentali delle proteine cutanee. Fanno parte del NMF, quindi mimano il fattore di idratazione naturale e come tali aiutano a mantenere la pelle in uno stato di idratazione e protezione ideale.
A questi si aggiungono i fermenti che vi dicevo su e che aiutano a riequilibrare il microbioma, rendendo la pelle meno soggetta a infiammazioni. Ho scovato poi l'allantoina e l'estratto di fiore di riso bianco, standardizzato come Derma-Clera™, dalle proprietà lenitive e anti irritazioni. 

  • Idratazione Multi-Livello 

La formula del Lifting Shot Serum è ricca di diverse forme di acido ialuronico, addirittura nove tipologie con pesi molecolari differenti per garantire un effetto idratante multilivello. 
A questa varietà di acido ialuronico si aggiungono umettanti come la glicerina, e sostanze emollienti come il burro di karité.

  • Miscela vitaminica

Se dovessi elencare tutte le vitamine di questo siero viso Medipeel faremmo notte, ma vi basti sapere che sono state inserite alcune sostanze che supportano e arricchiscono gli attivi che già abbiamo visto. Ad esempio troviamo vitamina B12 e B5 che contribuiscono a lenire la pelle, vitamina C in forma stabile e idrosolubile che illumina e combatte i radicali liberi, e vitamina B3 (o Niacinamide) che ha un effetto ad ampio spettro. E poi troviamo sostanze antiossidanti come il tocoferolo, che è sempre una vitamina, supportato da betacarotene e glutatione.

Al netto del fatto che possa essermi perso ingredienti per strada, credo si capisca che il Phyto Exosome PDRN Lifting Shot vuol essere un trattamento completo per la pelle, che offre diverse soluzioni in un unico prodotto, tant'è che la stessa Medipeel è piuttosto generica sulle indicazioni per questo prodotto.

Non ci dice ad esempio se è adatto al giorno o alla sera, ma solo di applicarne una quantità adeguata dopo il tonico viso. Secondo me il loro Lifting Shoot Serum può essere usato appunto in qualunque routine, serale o mattutina, e va sicuramente tra i primi posti della skincare. La sua consistenza è quella di una emulsione molto leggera e fluida, che si stende facilmente e che su di me non impiega molto ad assorbirsi. Quindi credo sia meglio usare questo siero Medi-Peel dopo il tonico viso, ma anche dopo altri prodotti, come essence e ampolle, dalla consistenza acquosa. 

Il Phyto Exosome PDRN Lifting Shot proprio per la sua consistenza mi è piaciuto sin da subito: non è appiccicoso, non unge, ed ha un tocco setoso che sembra quasi quello di un prodotto high end. E poi ha questa leggera profumazione floreale che non mi spiace affatto, anche perché non è troppo invadente.

Gli aghetti contenuti nel siero, che sono appunto arrotondati, sono in effetti più delicati rispetto a tanti altri "shot" coreani che ho provato in passato. Stendere il prodotto è abbastanza confortevole e ben tollerabile anche se non avere mai provato le spicule sul viso, e persino su aree come il contorno occhi o il collo. Credo anche che Medi-peel ne abbia aggiunto una quantità moderata, giusto per aumentare e migliorare la veicolazione degli attivi. 

Sin da subito il PDRN Lifting Shot Medipeel è gradevolmente idratante, mi lascia la pelle tonica, morbida, elastica ma anche abbastanza compatta. È uno di quei prodotti che mi uso con costanza senza problemi, che mi viene spontaneo prendere mentre faccio la mia routine. 

Nel lungo periodo è diventato parte di quella zona della mia skincare che mi sta aiutando a mantenere un incarnato sano, omogeneo e luminoso. Personalmente ho usato l'Exosome Lifting Shot sia al mattino, per una routine veloce tutto sommato, ma che sia appunto idratante e rinforzante, sia alla sera, quando voglio sfruttare il prodotto affinché faccia penetrare meglio gli attivi che utilizzo subito dopo (in questo periodo ovviamente i retinoidi).

Il PDRN Lifting Shot Medipeel non è quel siero che dalla notte al giorno fa un effetto "WOW", per quanto sia piacevole, ma entra nella routine facilmente perché non fa pilling, anche sotto al trucco, e ci resta perché man mano vedi un incarnato che migliora da più punti di vista.

Non posso segnalarvi, per capirci, un effetto contro le macchie, ma ha più una azione rivitalizzante perché spinge la pelle a funzionare meglio, dandole gli attivi necessari.

Vista la sua formulazione secondo me questo siero viso Medipeel è maggiormente indicato per chi vuole un prodotto "tutto in uno", veloce e semplice da utilizzare, a chi non vuole una routine con troppi step e cerca soluzioni che raccolgano più attivi in uno, e che massimizzino gli effetti della formulazione. Inoltre è adatto appunto se cercate un prodotto che vi aiuti a rendere la pelle un po' più resistente ad attivi più aggressivi come acidi esfolianti e retinolo, magari da alternare nel corso dei giorni o semplicemente per la routine mattutina, ma che a sua volta lavori su varie problematiche dell'incarnato.

Il Lifting Shot Serum Medipeel può essere interessante anche per chi cerca di contrastare i primi segni del tempo, prima di passare a prodotti più concentrati e mirati.


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Ho visto Cime Tempestose di Emerald Fennell ed è peggio di quanto pensassi

Prendi un romanzo famoso di circa 180 anni, fallo rielaborare da una delle registe e sceneggiatrici più in voga della nuova generazione, metti come interpreti due degli attori che più stanno diventando riconoscibili e amati nel panorama hollywoodiano attuale, spingi con una campagna marketing largamente anticipata e il risultato dovrebbe essere una bomba di film. Ed invece cosa è andato storto nel nuovo "Cime Tempestose" di Emerald Fennell?



Titolo originale: Wuthering Heights
Genere: drammatico, sentimentale
Durata: 130 minuti
Regia: Emerald Fennell
Uscita in Italia: 12 Febbraio 2026 (cinema)
Paese di produzione: USA, Regno Unito

È stata una parabola strana quella di Fennell come regista: prima Una donna promettente, ottimo, intenso e ben riuscito da inizio a fine, passando per Saltburn, che andava bene giusto per chi non ha mai visto un film ed ha bisogno di qualche scena friccicarella per restare a seguire un film. Poi è arrivata a Cime Tempestose e subito si è detto che ne avrebbe fatto un'opera sua, giustamente. Il romanzo di Emily Brontë infatti si muoveva fra due generazioni di protagonisti, cosa impossibile da fare in un film che non vuole e non può durare quanto una serie tv. Ma è anche giusto che i classici vengano rimaneggiati, dandogli nuova linfa.

Il Wuthering Heights di Emerald Fennell si concentra soprattutto sul rapporto fra Catherine Earnshaw (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi): lei infatti è figlia di Mr Earnshaw (Martin Clunes), un uomo ruvido, volubile, che verrà risucchiato dai vizi dell'alcol e del gioco tanto da spingere Catherine a cercare di riparare allo sconcertante baratro in cui cadranno; lui invece è un trovatello che proprio il signor Earnshaw salverà dalla povertà assoluta.

Così Cathy e Heathcliff cresceranno insieme e fra i due, lentamente, si creerà un rapporto complesso e tormentato, ma soprattutto impossibile da vivere a pieno alla luce del giorno. 


Fennell quindi prende essenzialmente quello che ritiene più appagante della storia originale, e probabilmente quello che pensava potesse avere più appeal sul pubblico contemporaneo, per farne un racconto diverso. Il tema di questo Cime Tempestose è in sintesi una ossessione amorosa totalizzante, che tiene in preda gli animi e i corpi dei protagonisti, senza possibilità di andare avanti, evolvere o guarire. 

Una forza che li consumerà anche carnalmente, viste le scene a sfondo erotico più o meno esplicite o che simboleggiano in qualche modo liquidi o parti corporee. Non è un caso insomma se sulla locandina Emerald Fennell ha pensato bene di mettere il titolo fra virgolette, proprio a voler dire che questa era una sua citazione, interpretazione e visione. E dopo aver visto il film forse era meglio se teneva tutte queste idee per sé.
Metto le mani avanti dicendo che, per quanto sia bello scoprire nuove storie inedite, sono totalmente a favore dei rifacimenti, dei remake, delle riproposizioni, anche dei classici, e penso sempre che se una nuova versione non ti piace, puoi sempre rivedere o leggerti l'originale e goderne come sempre.

Il problema però di questo Cime Tempestose è la totale assenza di una profondità ed emotività che consentisse a noi pubblico di restare davvero impressionati e colpiti da questa storia. È qui secondo me che il film, un po' come Saltburn, fallisce: Emerald Fennell cerca in tutti i modi di creare un effetto shock, di creare qualcosa di conturbante, sensuale, ma tutto alla fine diventa davvero poco coinvolgente. 

È infatti tutto molto piatto: dalla costruzione psicologica dei personaggi, ai dialoghi, passando per quelle scene pruriginose che fanno involontariamente ridere per come sono impostate ed interpretate. 
Il difetto più grande di Cime Tempestose è il cast? Secondo me no, perché ognuno cerca di fare quel che può con quel che gli è stato offerto da sceneggiatura e regia, ma forse si poteva fare di più.
Personalmente ad esempio non mi ha turbato la scelta di Margot Robbie, che è più grande di qualche anno rispetto a Jacob Elordi, ma è proprio quest'ultimo a convincere meno. Spogliato infatti dal discorso legato alla sua carnagione, che a cascata poteva dargli maggiori appigli per un approfondimento psicologico, il suo Heathcliff ha solo gli aspetti negativi del personaggio, senza il supporto di un contesto narrativo più approfondito.


Qui Elordi sembra un po' incanalare quella espressività che stava bene per Frankenstein, meno per un giovane dai modi grezzi. 
Tocca poi sottolineare che Heathcliff da bambino è interpretato da Owen Cooper, che si è fatto conoscere con Adolescence ma che, pur essendo giovanissimo, ha un talento interpretativo molto più interessante di Jacob Elordi. L'impressione è quasi di avere a che fare con due personaggi differenti e non con lo stesso che cresce.
Non fraintendetemi però, anche la capricciosità di Catherine è spesso vuota, poco strutturata, più una reazione infantile che mossa da una istintività alla ricerca di una sua libertà.

Di conseguenza tutto ciò che intercorre fra loro, per buona parte del film secondo me non suscita quel trasporto perché è tutto molto semplificato e limato. E si vede molto la spinta del marketing nella scelta degli attori perché fra i due interpreti principali non c'è alchimia.
La conseguenza di tutto ciò è che le motivazioni di Catherine e Heathcliff sembrano guidate più da una lussuria superficiale che da legame emotivo profondo. E quelle scene di sesso, che dovrebbero essere sensuali, a me hanno fatto proprio ridere per come erano interpretate e non credo fosse sempre voluto. 

È qui secondo me che saltano fuori i paragoni fra il Cime Tempestose di Fennell e i romanzi Harmony: non è per denigrare pregiudizievolmente un'opera che nel bene o nel male ha avuto successo perché risponde alle esigenze di un pubblico appassionato, ma perché questa versione di Wuthering Heights sembra un romanzetto di serie b che cerca goffamente di smuovere istinti bassi.

Questo trova conferma nella seconda parte del film, dove i due protagonisti rompono quella tensione che hanno costruito facendo esplodere la loro passione. Così non solo assistiamo a scene di sesso che sembrano quasi meccaniche, ma cade tutto il senso della trama perché, se non c'è a monte un senso di rivalsa e vendetta, e Catherine e Heathcliff possono consumare più o meno tranquillamente il loro amore, nulla li frena dal poterlo vivere liberamente. Ovviamente fa più comodo una drammatizzazione quasi stucchevole che una logica risoluzione. 

Il risultato è che quando si arriva al momento più doloroso, più drammatico e che dovrebbe essere di massimo pathos, ci si ritrova con ben poco a cui attaccarsi per poter provare quella commozione che il film cerca in ogni modo di scatenare. E sì, il dente d'oro da tamarro non aiuta molto. 

Lo stile creativo ed estetico di Emerald Fennell è sempre molto gradevole, è curato, la sua regia è matura e ricercata, così come i colori rendono il film esteticamente appagante. Dal punto di vista visivo secondo me Cime Tempestose ha tutto quello che ci si aspetta, sia negli interni che negli esterni, in linea con le atmosfere oniriche di un romanzo gotico di fine ottocento. Interessante anche la colonna sonora, seppur a volte sembri buttata a caso, specie in alcuni pezzi contemporanei. 
Purtroppo la voglia di essere provocativo ha sopraffatto il sentimento, la patinatura ha ricoperto le sfumature e questo Cime Tempestose resta al di sotto di già basse aspettative. 

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