Maschere in tessuto Cien, scopriamo le nuove formule e cosa cambia davvero 🤔

Qualche tempo fa, mentre giravo per caso fra gli scaffali di Lidl facendo la spesa, avevo notato un piccolo espositore di maschere in tessuto Cien che ha attirato la mia attenzione perché i pack mi sembravano leggermente diversi dal passato. 
Ho ignorato la cosa, preso dalla fretta anche perché nella mia filiale il reparto cosmetici è tremendamente vicino alle casse, quindi un punto di passaggio e di code. Ricapitando di nuovo da Lidl e avendo un istante in più però ho pensato di soffermarmi davanti a quello stand Cien che in effetti mostrava delle effettive novità.

Credo che siamo arrivati alla terza riformulazione di queste maschere viso da parte di Cien, dopo quelle che erano entrate in gamma permanente circa cinque anni fa, di cui avevo parlato qui, a cui nel 2023 circa era stata aggiunta una terza referenza, la Moisture Balance.

Le nuove maschere viso in tessuto Cien sono la Aloe Vera, la Hydro Boost e la Sakura, e seppur appunto hanno nomi simili alle versioni precedenti, hanno nuovi INCI.
Guardando un po' più attentamente queste sheet mask, appaiono subito evidenti delle uguaglianze: tutte vengono definite infatti Idratanti e Rivitalizzanti, ed hanno in comune un core di attivi validi.


Glicerina e Acido Ialuronico sono i primi ingredienti che le contraddistinguono, seguiti da urea idrolizzata e Sodio PCA rivolti a mantenere il naturale fattore di idratazione cutaneo. Rispetto alle formulazioni precedenti, questa volta CIEN ha rimosso l'alcool dagli INCI, rendendo le maschere più delicate per chi non le tollera.

Per quanto riguarda il materiale di queste maschere in tessuto, posso raccontarvi già cose positive: si tratta di un tessuto morbido che aderisce bene al viso. Non è fra i più sottili, come quelle effetto seconda pelle coreane, ma comunque non ce le fa rimpiangere. Ed ha anche una buona elasticità infatti su di me ad esempio non ho bisogno di fare tagli o aggiustamenti particolari. Mi è sembrato che ci fosse in questo senso un piccolo miglioramento perché la maschera nel suo insieme mi è sembrata leggermente più grande e comoda rispetto a quelle proposte da Cien in passato. E poi sono tutte ben intrise di siero, ma agiscono senza diventare sgocciolose e sporcare in giro.
Tutte queste maschere viso Cien andrebbero lasciate in posa circa 10/15 minuti. 

Ho cercato quindi di soffermarmi soprattutto sulle differenze fra queste novità e la vecchia versione delle maschere.




Cien Maschera Viso in Tessuto Aloe Vera 
Idratante, Rilassante, Rivitalizzante


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🔎 Lidl
💸 €0.99
🏋 //
🗺 Germania
⏳ 1 maschera monouso       
🔬 Vegan


La maschera viso Aloe Vera è la vera aggiunta alla gamma Cien perché non mi pare somigli a qualcuno dei trattamenti che avevano già proposto. Anche nella linea Aloe Fresh di qualche anno fa ad esempio c'era una sheet mask ma che aveva tutt'altra formulazione.
Questa nuova maschera Cien è arricchita appunto da succo di aloe vera, idratante e addolcente ed ha una gradevole profumazione fresca e fruttata ma che non disturba durante la posa anche se come me allungate i tempi di posa. 
E devo dire che fin dal primo utilizzo mi ha stupito: nonostante la grande quantità di siero su di me nel giro di 20/25 minuti risulta quasi completamente asciutta e pronta ad essere rimossa.


Tutte le volte che ho usato questa maschera viso Aloe Vera Cien mi ha reso la pelle ben idratata, elastica e tonica. 
Su di me più che rinfrescante, la sento decongestionante, infatti aiuta anche lenire un po' i rossori e dà un bell'aspetto alla pelle in senso più ampio. Mi ha stupito poi che questa maschera Cien facesse anche un effetto leggermente levigante e distensivo nelle zone con maggiore texture in rilievo. 

Il suo potere idratante è un altro punto su cui mi voglio soffermare: l'ho usata anche dopo un altro prodotto leggermente essiccante (di cui parlerò prima o poi) e questa maschera mi ha ridato tutta l'idratazione necessaria eliminando la sensazione di pelle che tira. Immagino quindi che un po' tutte le pelli a tendenza secca la possano apprezzare.
Inoltre questa maschera Aloe Vera Cien non mi lascia residui appiccicosi, ma dopo qualche minuto il siero si è completamente assorbito quindi si può usare anche di giorno o in combinazione ad altri prodotti. 



Cien Maschera Viso in Tessuto Hydro Boost
Idratante e Rivitalizzante


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🔎 Lidl
💸 €0.99
🏋 //
🗺 Germania
⏳ 1 maschera monouso       
🔬 Vegan


La maschera viso al melograno è invece parte dei prodotti che Cien ha riformulato e in un certo senso semplificato. Oltre agli attivi che vi dicevo all'inizio, qui troviamo anche l'estratto di melograno appunto, che per il suo naturale contenuto di flavonoidi, è anche antiossidante

Anche in questa maschera ho sentito un aroma fruttato che però mi ha ricordato l'odore che i cosmetici affibbiano al melograno, quindi un po' più frizzante e mi sembra appena più presente ma sempre non fastidioso. 
La maschera Hydro Boost Cien non mi è sembrata particolarmente fresca sul viso, al netto di un tessuto molto bagnato applicato sulla faccia. Comunque in questo caso non è nemmeno il suo scopo.


Per il resto si è comportata come l'altra maschera viso in tessuto: si è asciugata in circa una trentina di minuti e il siero mi si è assorbito bene senza lasciare strascichi appiccicosi e dandomi la possibilità di continuare la mia skin care senza farla sollevare o ridurla in bricioline. 
In verità nell'esperienza complessiva ho trovato questa maschera Hydro Boost un buon prodotto come la versione precedente che acquistavo abitualmente. Su di me infatti la presenza di alcol non era un deterrente né mi ha mai dato problemi, ma forse contribuiva a quell'effetto freddo che percepivo. 

Devo però ammettere che questa nuova maschera viso Cien non si discosta chissà quanto dalla Aloe Vera. Idrata bene e lascia la pelle in buono stato, morbida, elastica e tonica. Forse qui non ho notato quell'azione leggermente levigante, ma comunque non è per questo bocciata. L'estratto di melograno comunque non ha un effetto immediato ma in quanto antiossidante aiuta la pelle più nel lungo periodo, quindi bene così.



Cien Maschera Viso in Tessuto Sakura
Rivitalizzante


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €0.99
🏋 //
🗺 Germania
⏳ 1 maschera monouso       
🔬 Vegan



Anche la maschera viso Sakura ha subito qualche cambio all'INCI, uniformandosi alla linea proposta da Cien. Qui però troviamo ben due attivi interessanti: in primis ovviamente l'estratto di fiore di ciliegio, sostanza considerata antiossidante, antinfiammatoria e idratante oltre che generalmente anti-age; e poi abbiamo l'acqua di fichi d'India, sostanza idratante e contro i radicali liberi.

La maschera viso Sakura Cien ha una profumazione più floreale ma siamo sempre nel range del sopportabile e gradevole. L'impressione che ho avuto è che rispetto alle altre maschere questa si assorbisse appena più velocemente, ma sempre in circa 20 minuti, mentre per il resto la mia esperienza non è stata così diversa.


In particolare il livello di idratazione che rilascia non si discosta dalle altre maschere viso in tessuto, quindi può andare bene per pelli normali, miste ma direi in particolare quelle più disidratate. Però ho notato che la pelle non solo diventa più tonica, elastica, ma mi è sembrata anche più fresca e soprattutto vagamente più luminosa e glow. 
Immagino che con un uso più costante nel lungo periodo, gli agenti antiossidanti di questa maschera possano fare la differenza nel rivitalizzare la pelle, ma a me è piaciuta e la trovo valida.
Inoltre, rispetto alla vecchia versione della maschera viso Sakura, questa non mi ha lasciato quella leggera sensazione di appiccicoso che avevo sottolineato nella scorsa recensione e posso sempre farla seguire da altri prodotti.

Io ho volutamente sottolineato alcune piccole variazioni fra queste maschere viso Cien perché ci ho prestato attenzione e le ho "cercate", ma immagino che con un uso più randomico e quotidiano non le noterete. Come dicevo gli attivi centrali di queste novità sono gli stessi quindi non c'è aspettarsi queste differenze macroscopiche.
In ogni caso continuerò a riacquistarle come facevo con le formulazioni precedenti perché hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Voi come vi siete trovati con le maschere viso di Cien? Avevate notato questi cambiamenti?




Vladimir e Scarpetta: le serie TV tratte da romanzi più viste su Netflix e Prime Video

Parliamo un po' delle novità di Marzo di quest'anno su due piattaforme che utilizzo di più. Si tratta di due serie tv che hanno raggiunto i primi posti nelle classifiche di Netflix e Prime Video, e che sono state ispirate da due romanzi. Quindi vediamo cosa vale la pena recuperare e perché.



Vladimir 
Miniserie


Il 5 Marzo su Netflix è arrivata la miniserie Vladimir, tratta dall'omonimo romanzo di Julia May Jonas che ho trovato sicuramente particolare.

La protagonista, che è anche la narratrice, è una professoressa universitaria di scrittura creativa interpretata da Rachel Weisz, che sta vivendo un periodo personale e professionale particolare. Il marito John (John Slattery), anche lui insegnante nello stesso campus, è stato infatti sospeso per aver avuto dei rapporti sessuali con le studentesse. In questo scandalo verrà coinvolta la stessa M, così viene chiamata la nostra protagonista, che però improvvisamente troverà una nuova vampata di passione. Ad insegnare nella sua università è infatti arrivato il sensuale Vladimir Vladinski (Leo Woodall, One DayBridget Jones - Un amore di ragazzo), giovane professore che metterà M in crisi sotto vari punti di vista.

A mente fredda ci sono due cose che secondo me sono importanti sottolineare di Vladimir: la prima è che non credo sia una miniserie adatta a tutti; la seconda è che è difficile delinearne il genere.
Vladimir infatti passa dall'essere una comedy, fino ad arricchirsi di sfumature dark sia satiriche, soprattutto sul mondo accademico, sia più drammatiche perché non mancano i temi più complessi.

M è infatti una protagonista sfaccettata, che da un lato vive una relazione che comunque le sta stretta: nonostante viva un matrimonio aperto, in realtà rispetto al marito lei non sembra aver mai vissuto queste libertà. Dall'altro lato la sua vita sembra aver spento anche la sua vena creativa, infatti non scrive più libri da anni. La passione, anche sessuale, le darà quella scossa per ripartire, anche al punto di mettersi i situazioni imbarazzanti. Proprio a riguardo, se trovate recensioni che descrivono Vladimir come una "miniserie ad alto tasso erotico", statene alla larga perché non è così. 

La protagonista infatti fantastica, immagina, sofferma lo sguardo su parti del corpo del bellissimo Leo Woodall, e nella sua mente si crea una tensione sensuale che però è per lo più in flash, e noi la seguiamo perché è lei che ci dà la prospettiva ma appunto non immaginate nulla di così scandaloso.

Proprio il punto di vista di M, che rompe la quarta parete per venire in contatto direttamente con noi, si arricchisce di diverse sfumature, ed è una narratrice inaffidabile: a volte è convinta e decisa, altre ci fa cadere in dubbi, ma soprattutto lentamente ci mostra quella che diventa una ossessione verso Vladimir.
In questo senso ho trovato credibile l'interpretazione di Rachel Weisz che oscilla fra il trasognato e il realistico. Un po' più limitato è invece lo sviluppo di Vladimir che è spesso più che altro l'oggetto del desiderio passivo.

Come dicevo, questa nuova serie tv Netflix non è adatta a tutti, soprattutto a coloro che vogliono una trama ricca di evoluzioni narrative. Qui ci si muove più su un piano riflessivo, personale. Vladimir è inoltre una serie tv relativamente breve, otto episodi da circa 30 minuti ciascuno, tempistiche che non consentono lo sviluppo di tutte quelle tematiche che tocca. Si parla sì di sessualità in età matura e fra persone con un ampio divario d'età, ma anche e direi soprattutto, di una crisi personale, della complessità delle relazioni, e della ricerca di una propria centratura. Ci sono poi le dinamiche legate sia alla vita universitaria, e quindi le differenze di potere fra studenti e professori, ma anche a quelle fra generazioni diverse. 

Vladimir quindi tende a depotenziarsi nella sua densità e complessità, ma risulta comunque godibile, curiosa e con qualche idea ben riuscita.
Non ci saranno ovviamente seconde stagioni, visto che la serie tv nasce come limitata, ma il finale, che non vi rivelo, riesce allo stesso tempo sia a concludersi che a lasciarci giustamente sospesi. 



Scarpetta
Prima stagione


Dai libri di Patricia Cornwell, Prime Video ha dato vita a Kay Scarpetta con un nuovo adattamento arrivato in streaming l'11 Marzo. La lunghissima saga dei romanzi dedicati all'anatomopatologa Scarpetta è stata un po' l'ispirazione per le varie serie tv con al centro un medico legale che si occupa di risolvere i casi di crimini più efferati. 

In questa prima stagione di Scarpetta seguiamo proprio la dottoressa Kay (Nicole Kidman, The Perfect Couple) impegnata in una indagine sulle orme di un probabile serial killer che trucida donne in modo brutale. Un caso complesso legato anche al primissimo impiego come patologa forense di quasi 30 anni prima, che potrebbe mettere a repentaglio la sua carriera. Scarpetta quindi si farà aiutare da Pete Marino (Bobby Cannavale, The Watcher, Only Murders in the Building) che è stato un suo collega in passato e che ha poi sposato la sorella di Kay, Dorothy (Jamie Lee Curtis, The Sticky, Ella McCay). Non è però sempre semplice unire famiglia e lavoro.

Parto col dire che Scarpetta ha sulla carta un po' tutti gli elementi che in genere mi piacciono: un cast di volti noti, un thriller che si innesta con un dramma più personale, un buon dinamismo fra le puntate che rende la visione più scorrevole, e una buona messa in scena cupa come ci sia spetta dal genere.
Non posso insomma dirvi di essermi annoiato a seguire questa prima stagione, e sono contento che ci sia il rinnovo per una seconda, perché sembra un progetto che potrebbe proseguire a lungo, se gioca bene le sue carte.

Questo esordio però tocca ammettere che non è stato dei migliori. Scarpetta infatti esonda da tutti i lati: il versante thriller delle indagini si muove su più linee temporali, con ovviamente interpreti diversi, che creano confusione. Questi salti richiedono indubbiamente attenzione non solo per appunto seguire il caso, ma anche per capire in che momento ci troviamo. Ma c'è di peggio.
È soprattutto il versante personale dei protagonisti che appesantisce la serie tv e che secondo me sbilancia i sapori. 


Probabilmente nell'ottica di non creare una serie tv "monogenere", e soprattutto dare alla protagonista molti più fronti su cui "combattere", hanno inserito davvero troppe disfunzionalità familiari che spesso passano in scontri a base di urla e battibecchi. Si mescolano così vecchi e nuovi tradimenti, rancori dal passato, recenti lutti, il tutto con uno stile che personalmente non amo.
Si innesca tra l'altro un vortice in cui è difficile provare simpatia per qualcuno, e soprattutto Nicole Kidman è abbastanza algida da non aver bisogno di essere circondata da eccessi per risaltare.
Al contrario di pochi, resto coerente: come ho detestato questi dialoghi sempre dai toni accesi e concitati in The Bear, non posso che condannarli anche in Scarpetta. Mi spiace anche per Jamie Lee Curtis che sembra stia costruendo questa parte della sua carriera su ruoli eccessivi e sopra le righe.

Nella serie tv Prime Video, rispetto a quella Disney+, le cose vanno forse meglio proprio perché abbiamo anche altre storie da seguire in cui non sono richiesti altrettanti strilli. Ad esempio ho apprezzato il rapporto fra Kay e suo marito Benton (Simon Baker, La strada stretta verso il profondo Nord), in cui lo scontro fra i due trova una maggiore naturalezza e fondamento, e non sembra lì giusto per creare quel caos inutile. 

Ho nutrito invece più di qualche dubbio per quanto riguarda la nipote di Kay, Lucy (Ariana DeBose), che con le sue innate abilità informatiche aiuterà la zia. Lucy infatti è la quota rainbow che nei romanzi della Cornwell poteva anche essere all'avanguardia, ma adesso suona un po' inflazionata. È però soprattutto il rapporto con l'avatar della moglie morta Janet ad avermi in qualche modo inquietato: capisco che l'intelligenza artificiale abbia fatto passi in avanti, ma qui siamo al futurismo. La voglia di staccare la presa a quello schermo diventa insomma forte. 

Nonostante queste criticità, come dicevo, Scarpetta sa intrattenere ed ha i suoi assi nella manica. Non si può negare che se vogliono mantenere viva l'attenzione del pubblico per le prossime stagioni, devono limare questi angoli ridimensionandoli. Altrimenti si rischia che la stratificazione soffochi l'evoluzione. 



Promossi, rimandati e troppi dettagli personali sui prodotti dell'ultimo periodo!

Vi porto a rovistare un po' fra i miei prodotti dell'ultimo periodo, per viso, corpo, capelli e non solo e vi racconto un po' com'è andata con ognuno di essi. Questa volta, lo anticipo, forse ci sarà qualche informazione personale di troppo, ma qui tanto siamo in famiglia.



Avilea Shower Gel Pistacchio
Addolcente


INFO BOX
🔎 Tigotà      
💸 €1.99
🏋 300 ml
🗺 Italia
⏳ 6 Mesi
🔬 //

Da ormai qualche mese, fra gli scaffali Tigotà, è arrivata una nuova linea di prodotti corpo di Avilea, chiamata Gourmand, che ha avuto anche i suoi 15 minuti di fama sui social. Quando sento parlare accanitamente di un prodotto, soprattutto per la sua profumazione, cerco di aspettare un attimo prima di andare a comprare tutto l'espositore e credo di aver fatto bene.
La linea Gourmand di Avilea è composta da quattro diverse profumazioni, ovvero Caramello Salato, Dolce Latte, Cocco e Pistacchio, a loro volta declinate in quattro diversi prodotti corpo: Shower Gel, Body Wash, Body Cream e Body Scrub. Piccola nota a margine, questa linea è prodotta dalla The Deck SRL, che conto terzi produce anche PH Bio. 

Per dare una chance a queste novità ho voluto provare il gel doccia Pistacchio, che però non mi ha stupito come pensassi.
A livello di INCI troviamo dei comuni tensioattivi miscelati con sostanze lenitive come il succo di aloe, idratanti come glicerina e sorbitolo, ed emollienti come l'olio di semi di pistacchio che ha anche proprietà antiossidanti.


Lo Shower Gel Avilea si presenta come un fluido ed è perfetto per appunto un uso quotidiano in doccia: crea a contatto con l'acqua una bella schiumetta, che consente di lavarsi per bene ma che poi si sciacqua facilmente. Il doccia schiuma Pistacchio viene definito addolcente dall'azienda, ma si tratta pur sempre di un prodotto da grande distribuzione rivolto a tutti. Per quanto lo trovi delicato e lo abbia utilizzato quotidianamente senza problemi, secondo me non è adatto se avete una cute molto secca o irritata, ma credo non faccia danni per tutte le altre esigenze.

Il "problema" di questo gel doccia Avilea è che non offre secondo me quella esperienza sensoriale promessa perché, pur essendo definita "gourmand", la profumazione non ha affatto quella coccolosità che ci si aspetta. È una fragranza fresca che credo ricordi poco il pistacchio in generale, e che non ha una particolare persistenza. Non è una brutta profumazione solo non l'ho trovata particolare e appunto avvolgente come mi aspettavo. 
Diciamo quindi un prodotto rimandato, e spero che gli altri prodotti i questa linea Avilea siano più interessanti.



Clinians Gel Detergente Rivitalizzante
Acido Ialuronico



INFO BOX
🔎 Grande distribuzione
💸 €2.65
🏋 150ml
🗺 Italia 
⏳ 12 Mesi
🔬 //


Era nelle mie scorte da un po' ma penso che questo detergente viso Clinians sia ancora disponibile e secondo me può piacere a molti di voi. È arricchito non solo con acido ialuronico ma anche glicerina, sorbitolo, tocoferolo, pantenolo e una serie di oli vegetali, come argan, mandorle dolci, semi di nocciola e oliva.

Questo vi fa capire che il detergente Rivitalizzante Clinians nasce soprattutto come un prodotto che vuole rispettare la cute mentre la pulisce. Si presenta come un gel sodo, dalla profumazione neutra e fresca, che crea una schiumetta carina e utile alla detersione, ma già nell'uso si capisce che non è uno di quei prodotti particolarmente sgrassanti.
Infatti, nonostante Clinians ce lo presenti quasi come un prodotto struccante, io l'ho utilizzato particolarmente al mattino specie in questo periodo che ho ancora la pelle più secca e disidratata.
Il Gel Detergente Rivitalizzante così mi aiuta a rimuovere eventuali tracce di sebo e di skincare della sera prima, ma senza appunto lasciare la pelle ulteriormente secca.


Non fraintendetemi, questo cleanser viso Clinians può essere usato anche la sera o in altri momenti della giornata: come secondo step per una doppia detersione serale che non sia troppo aggressiva o semplicemente come detergente viso anche a fine giornata in quei giorni in cui so che non ho grosse necessità. Non ho in verità mai provato ad usarlo come unico prodotto struccante, ma immagino che possa andar bene giusto se abbiamo residui di pochi prodotti per la base viso, magari naturali. Io ho sempre preferito, in tal senso, associarlo ad un altro detergente perché so che sul mio viso ci sono molti strati di prodotti.

Il detergente rivitalizzante Clinians fa comunque il suo, toglie lo sporco, e come dicevo non stressa la pelle. A me non dà fastidio agli occhi, e in generale non lo trovo irritante. Inoltre si sciacqua via anche abbastanza velocemente che non guasta.
Se la vostra pelle è leggermente mista o secca, penso possa piacervi come è piaciuto anche a me e credo abbia un buon rapporto qualità/prezzo.



Balea Shampoo Secco 6in1


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €2.49
🏋 200ml
🗺 Germania
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan


È finito in uno dei miei ultimi ordini online e questo shampoo secco di Balea mi è piaciuto, al contrario di quello in mousse. 
L'azienda ci fa parecchia poesia attorno, affibbiandogli ben sei funzioni:

  1. Pulizia immediata
  2. Effetto rinfrescante
  3. Migliora la texture del capello
  4. Dona Volume 
  5. Protegge dal calore
  6. Offre un filtro UV
Ma guardando l'INCI di questo Shampoo Secco Balea diciamo che noto un prodotto piuttosto standard, infatti al suo interno troviamo alcol e amido di riso che ci danno quell'effetto pulente e sebo assorbente, condizionanti come il pantenolo, il fitantriolo (che pare aiuti anche i capelli danneggiati), e un filtro solare che dovrebbe proteggere dai raggi UV.

Per quanto sulla carta siano un plus, mi chiedo però come possano agire queste sostanze considerando che lo shampoo a secco è un prodotto che per buona parte va rimosso. Io infatti come sempre spruzzo il prodotto dov'è necessario, lo lascio agire se posso qualche minuto e poi lo rimuovo prima pettinando i capelli e poi, se noto ancora la tipica polverina bianca, frego delicatamente con un asciugamano di spugna asciutto. Questo è un trucchetto che ho imparato e che funziona bene sui miei capelli scuri.


Sicuramente questo shampoo secco Balea non è un prodotto che secca, indurisce o opacizza particolarmente il capello, ovviamente con un utilizzo saltuario (personalmente è difficile che lo utilizzi più di una volta a settimana). 
Al netto quindi della poesia, è un prodotto che comunque fa il suo lavoro egregiamente: io non lo uso mai in modo troppo diretto sul cuoio capelluto perché non ho del sebo da contrastare ma il mio intento è ridare leggerezza e pulizia ad un capello che può essere appesantito dallo styling giusto il giorno prima dello shampoo tradizionale. Così ottengo volume e appunto leggerezza quasi come se avessi appena lavato i capelli, e soprattutto lo shampoo secco Balea 6in1 non è troppo difficile da rimuovere, aspetto fondamentale essendo un rimedio last minute.
Inoltre ha un buon profumo, neutro e fresco che contribuisce all'effetto pulente temporaneo. Quindi promosso e da riacquistare. 


WeightWorld Collagene Marino & Magnesio
Integratore di Peptidi di Collagene


INFO BOX
🔎 Amazon, Sito dell'azienda
💸 €18
🏋 120 capsule
🗺 Gran Bretagna
⏳  scadenza sulla confezione
🔬 //

Continuo ad usare gli integratori di Weightworld perché ho notato un ottimo rapporto qualità-prezzo e continuo ad assumere collagene come se non ci fosse un domani. Sì, l'ho letto anche io che molti esperti dicano che in verità la pelle potrebbe non beneficiarne direttamente, ma a me va benissimo così. Se tutto l'organismo ne beneficia, a partire dalle articolazioni, per me va più che benissimo.

Se ricordate avevo già provato un integratore di collagene della Weightworld e mi aveva convinto così ho voluto provare questa versione che contiene anche magnesio. Ma non è andata sempre benissimo.
Abbiamo sempre peptidi di collagene marino idrolizzato di tipo I e III, in una forma che appunto viene assorbita meglio dall'organismo, ma la particolarità di questo integratore è la sua formulazione più ampia. Weightworld ad esempio ha aggiunto magnesio e zinco bisglicinato, anche qui una forma che migliora assorbimento e riduce le eventuali irritazioni dell'intestino, ed entrambi volti a migliorare ossa, denti e in generale reintegrano i depositi minerali. Poi abbiamo vitamina C, estratto di bambù (ricco di silicio) e l'antiossidante Coenzima Q10


Il concetto è insomma quello di una formula sinergica e più completa senza eccedere.
L'integratore Collagene Marino e magnesio va assunto ogni sera, un'ora dopo cena e servono tre capsule per raggiungere i 1200 mg di collagene promessi. Le capsule secondo me non sono eccessivamente grandi da assumere e personalmente non ho fatto mai fatica ad ingerirle, e soprattutto in prima battuta non ha quel sentore di pesce che alcuni integratori hanno. Anche durante la digestione per capirci non mi ha dato problemi. 
Solo che, nelle prime assunzioni, questo integratore Weightworld mi ha dato crampi notturni che letteralmente mi svegliavano. Non voglio andare appunto in dettagli davvero personali, ma non ne capivo il motivo: in realtà il magnesio dovrebbe essere un plus perché aiuta a rilassare i muscoli, contribuendo anche a migliorare il sonno.

Su di me non è stato propriamente così, ma non trovando appunto in questo integratore sostanze che potessero darmi problemi, ho voluto insistere: ho fatto una pausa di circa una settimana ed ho reintrodotto questo Collagene & Magnesio a poco a poco.

Dopo uno stop completo ho iniziato ad assumere per circa una settimana solo due capsule, e poi ho aumentato a tre. 

Così facendo non ho avuto alcun problema, infatti ho anche terminato la confezione senza avere più crampi. Immagino fosse insomma più una situazione di mia momentanea sensibilità o che comunque mi dovessi "acclimatarmi" al prodotto.
Questo integratore Weightworld, come appunto il collagene che assumo abitualmente, mi aiuta a rendere le articolazioni più fluide ed elastiche e credo dia un piccolo contributo a rendere la pelle idratata e morbida. È ovvio che non vada a "cancellare" le rughe né tantomeno supplisce la skincare, ma se l'idea è quella di prendersi cura a 360 gradi, allora è una scelta che vi consiglio di prendere in considerazione.
Tirando le somme su questo integratore Collagene e Magnesio Weightworld, non credo che lo riacquisterei, non per i fastidi che ho avuto ma perché l'aggiunta di magnesio su di me non si è dimostrata così significativa. Ho già in uso un altro prodotto di questa linea e ne riparliamo presto.


Quale prodotto vi incuriosisce di più?



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Recensione L’Oréal Revitalift Glass Skin Hydrogel Mask: risultati in 90 minuti🥰

L'Oréal sta espandendo la gamma Revitalift con molti prodotti interessanti su cui conto di mettere le mie grinfie nel futuro molto prossimo. Ho cominciato con la nuova Glass Skin Hydrogel Glow Mask e direi di parlarne.


INFO BOX
🔎 Amazon, Grande Distribuzione
💸 €5.50
🏋 25g
🗺 Cina
⏳ Monouso
🔬 //

Ho letto online che molti rivenditori la presentano come una maschera in tessuto, ma quella esisteva già nella linea Revitalift e ne avevo parlato qui. La Glass Skin Mask è invece in hydrogel ed è chiaramente ispirata, come la stessa L'Oreal afferma, alla cosmesi coreana.
Avrete visto in giro e sicuramente qui sul mio blog, queste maschere idrogel che vanno tenute in posa dalle 4 alle 8 ore per dare un effetto illuminante e rimpolpante al viso. L'Oréal Revitalift però si è introdotta in questo macrocosmo seguendo quella che è l'ultima tendenza: ridurre i tempi di posa ad un massimo di 90 minuti, così da avere un trattamento più comodo da usare anche di giorno.

La Glass Skin Hydrogel Glow Mask ricorda i prodotti k-beauty anche dalla formulazione che ha alcuni attivi proprio comuni dei prodotti coreani.
Mi riferisco ad esempio all'estratto di centella asiatica e di radice di liquirizia che in modo diverso agiscono su rossori e irritazioni cutanee. A queste sostanze si uniscono anche pantenolo e allantoina.
Poi troviamo anche l'adenosina, che agisce come antiage.

L'effetto idratante di questa Glass Skin Mask Revitalift è dato da glicerina, acido ialuronico, zuccheri umettanti, che comunque danno anche un turgore e una distensione istantanea alla pelle secca. Nonostante sia una maschera hydrogel, quindi composta da sostanze acquose, mi ha sorpreso trovare nell'INCI anche grassi vegetali come olio di cocco e burro di Karité, inseriti immagino in quantità piccole per sigillare l'idratazione e apportare nutrimento. 

È stato facile usare questa maschera hydrogel L'Oréal: si applicarla velocemente, e soprattutto ha una adesione perfetta al mio viso, non si stacca, il materiale è morbido, liscio ed elastico e la si può indossare anche durante le faccende o mentre ci si prepara perché non casca e non è sbrodolosa.

Io la trovo sicuramente rinfrescante sul viso, forse poco adatta se siete particolarmente freddolosi durante l'inverno, ma comunque molto piacevole perché dà una bella azione decongestionante.
La posa comunque lunga è agevolata dal fatto che la maschera è completamente inodore.


La Glass Skin Hydrogel Glow Mask mi è sembrata un trattamento innanzitutto delicato e gradevole: anche dopo la rasatura non mi ha dato fastidio al viso, anzi è stata lenitiva e rinfrescante.
Dopo circa un'ora di posa, su di me, molte aree della maschera apparivano già trasparenti, specie la parte bassa del viso dove so di avere una pelle più secca.
Ammetto che appena ho tolto questa maschera hydrogel L'Oréal non ho notato quell'effetto glass skin quasi vinilico che lasciano alcune maschere viso coreane, ma ho visto una pelle sana. In particolare il mio viso era sicuramente ben idratato, sentivo la cute elastica ma compatta e tonica, e in generale l'aspetto era migliore. Le aree con pori dilatati e texture più evidente appaiono, seppur temporaneamente, più omogenee ed appianate. Come vi anticipavo, quella azione decongestionante ha contribuito ad attenuare i rossori del viso migliorando così l'omogeneità generale del colorito.


Inoltre la Glow Mask  L'Oréal non mi lasciato residui appiccicosi, ma la pelle era morbida e liscia anche al tatto. Ovviamente, al fine della recensione, ho voluto testarla in solitaria, per capire tutto il suo potenziale, ma la trovo estremamente versatile: è perfetta come base preparatoria, anche pre-trucco per pelli normali o secche, o come ultimo step della routine serale per potenziare la routine e sigillare l'idratazione in caso di cute molto disidratata.

Avete già scoperto tutte le novità L'Oreal?




Due chiacchiere su Hamnet di Chloé Zhao: meritava l'Oscar?

 Alla fine, come immaginavo, non sono riuscito a recuperare la visione di almeno alcuni dei film candidati agli Oscar di quest'anno prima della premiazione. Oltre ad alcuni titoli di cui ho già parlato, sono però riuscito a vedere Hamnet - Nel nome del figlio, ed ho pensato di chiacchierarne con voi perché forse la mia opinione ha una sfumatura un po' diversa. 


Hamnet ha una doppia ispirazione: è tratto dall'omonimo romanzo di Maggie O'Farrell che a sua volta racconta, in modo romanzato, la morte del figlio di William Shakespeare. La storia fa un passo indietro partendo da quando il drammaturgo (qui interpretato da Paul Mescal, Aftersun, Estranei) era ancora un giovane uomo che insegnava latino per ripagare i debiti familiari mentre sognava di scrivere le sue opere teatrali. E ci riuscirà trasferendosi da Stratford a Londra, ma di mezzo intanto nascerà l'amore con Agnes Hathaway (Jessie Buckley, Fingernails, Cattiverie a domicilio).

Agnes ha una particolare sensibilità, conosce le proprietà delle erbe ed è essenzialmente una donna libera, al punto che non è ben vista da molti, inclusa la madre di William, Joan (Emily Watson). Tuttavia l'amore fra Agnes e Shakespeare porterà presto i suoi frutti: prima Susanna ed un paio di anni più tardi i gemelli Hamnet e Judith.
Mentre William è lontano per lavoro però qualcosa di imprevisto accade nella vita della famiglia, infatti i due gemelli si ammalano portando alla morte di Hamnet. Da questa tragedia Shakespeare creerà la sua opera più celebre, l'Amleto.

Hamnet - Nel nome dei figlio, sebbene sembri logicamente tratto da fatti realmente accaduti, in realtà si basa solo su teorie e ovviamente romanzature di quello che possa essere accaduto nella vita di Shakespeare in quel periodo. L'approccio in ogni caso non è biografico in senso tradizionale: non seguiamo tutti i passaggi ad esempio della vita di Agnes e William ma solo alcuni punti salienti. Anzi è un film che punta l'attenzione ad altro, rendendo universalizzabile e decisamente contemporanea una storia ambientata nel '500.

Si parte da una storia d'amore intensa, profonda, di quelle che sembrano destinate a durare tutta la vita, ma imperfetta, fatta di distanza, di silenzi, di modi di fare in parte differenti. Si passa per uno dei momenti più drammatici per un genitore, ovvero la perdita di un figlio piccolo, ma questo trauma ci viene mostrato ancora una volta con due prospettive diverse. Da un lato Agnes, visceralmente legata alla natura, ma che non troverà conforto in essa, chiudendosi in un bozzolo; dall'altro William, anche lui chiuso nel suo guscio, ma che trasformerà questo dolore in arte, probabilmente nell'unico modo in cui sapeva elaborarlo.


In realtà questa elaborazione del lutto ha un ulteriore livello perché ci viene raccontato anche da Agnes come figlia non solo come madre. È proprio su di lei che Hamnet - Nel nome del figlio ci fornisce maggiori dettagli e sviluppi, ed è bello vedere come hanno reso il rapporto fra Agnes e la natura: sembra quasi che la foresta parli, bisbigli, urli insieme a lei. Le scene della natura sono davvero le più suggestive e a tratti inquietanti, ma tutta la messa in scena e la fotografia del film di Chloe Zhao sono esteticamente belle da vedere. Direi che è quasi una rappresentazione materica, dove le consistenze degli oggetti, i colori, i materiali sembrano risaltare particolarmente.

Questo contorno dà ulteriore forza (anche se non ne hanno bisogno) alle interpretazioni di Paul Mescal e Jessie Buckley, che come dicevo riescono a calzare i ruoli, ma allo stesso tempo trasmettere il dolore di un dramma senza tempo.


È soprattutto Jessie Buckley secondo me, avendo anche visto gli ultimi film in cui è stata coinvolta, ad aver trovato quel ruolo che può farle fare un passo avanti nella sua carriera: la sua Agnes è una donna forte ma fragile, matura e al tempo stesso segnata dalla sua infanzia. Non so dire se meritasse più di altri di vincere l'Oscar perché non ho visto tutti i film in gara, ma la sua interpretazione è sicuramente il plus di questo film e meritava un riconoscimento.

Un po' più defilato è il ruolo di Mescal perché il suo Shakespeare sembra scomparire in alcuni punti, ed è in generale un personaggio di cui sappiamo poco da un punto di vista emotivo. Anche ad esempio il rapporto col padre (qui interpretato da David Wilmot, Bodkin, House of Guinness), per quanto sembri conflittuale, finisce per non avere alcun peso da metà film in poi.
Queste però sono solo alcuni dei dubbi che Hamnet mi ha suscitato e forse nemmeno i più "pesanti". Infatti nonostante sia un film che ha davvero molti momenti drammatici, a volte non mi ha coinvolto come dovrebbe. Ho capito, un po' a mente fredda, che ci sono due ragioni: il primo è che proprio questi momenti sembrano di mancare di amalgama emotiva col resto delle scene. Il secondo è che negli attimi più drammatici sembrano eccessivamente marcati, come se volessero a tutti i costi caricarli di un forte pathos.


Molti aspetti di Hamnet - Nel nome del figlio sono teatrali, giustamente anche visto il suo protagonista, ma qui non sembra giocare a suo favore. 
Ci sono poi altri due elementi collaterali che hanno contribuito a questo distacco e che mi sono "arrivati" in un certo senso dopo. Il primo è il brano On the Nature of Daylight di Max Richter, che appunto ha curato la colonna sonora del film, che mi è sembrato un po' troppo moderno, inflazionato e già sentito per un film ambientato nel 1500. Il secondo aspetto riguarda la logica della nascita di Amleto. Il film afferma che i nomi Hamlet e Hamnet fossero intercambiabili all'epoca, ma, sebbene non sia un cultore di Shakespeare, che io sappia l'opera teatrale si discosta tematicamente dal messaggio del film. Capisco che il poeta inglese potesse dedicare un'opera al figlio, seppur smentito dagli storici, ma si fa fatica a rivedere nel principe Hamlet il povero Hamnet.

Quindi con le sue indiscutibili qualità, dal mio insignificante punto di vista il film di Chloé Zhao non era forse il più papabile per l'Oscar e su di me è stato meno intenso di quanto mi aspettassi.




Tutto sulle nuove Spicule PDRN Cream di Mary&May 💛💜

Sono parte della mia routine da diverso tempo, anzi sto proprio strizzando i tubetti di due nuovi prodotti del brand coreano Mary&May.
Si chiamano Spicule Collagen PDRN CreamSpicule Retinol PDRN Cream e già dal nome possiamo intuire di cosa si tratta.


Mary & May infatti ha unito in questi nuovi trattamenti alcuni degli attivi più in voga del momento, specie nella cosmesi coreana.
Entrambe queste creme infatti contengono micro spicule, aghetti microscopici, più piccoli dei pori della pelle, che vengono estratti da spugne di mare e che consentono di creare dei canali attraverso cui gli attivi riescono ad arrivare a strati più profondi della pelle. Il concetto è quello di un microneedling ma meno aggressivo.
Il secondo attivo che le accomuna è invece il PDRN o Sodio DNA, che proviene dalla medicina cosmetica e su cui vi ho fatto un approfondimento specifico qui, ma che in sintesi ha proprietà rigeneranti ed anti age. Mary&May ha scelto quello derivato dalla centella asiatica, quindi con una azione lenitiva e cicatrizzante più spiccata.

Sia la Collagen PDRN che la Retinol PDRN Cream hanno scopi differenti, ma hanno delle texture in crema leggera che sono praticamente simili, così come hanno modalità di uso uguali: vanno applicate fra i primi step della skincare. Mary & May suggerisce che potrebbero essere stese su tutto il viso, ma io credo vadano intese come un booster ad utilizzare solo su aree localizzate che presentano specifiche problematiche. 

Ve le racconto più in dettaglio così vediamo i pro e i contro di ognuna di queste novità.


Mary&May Spicule Collagen PDRN Cream


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🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €6.16
🏋 15g
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
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Viene definita come una crema multifunzione questa Collagen PDRN Cream perché al suo interno in effetti troviamo una miscela di attivi che agiscono su aspetti diversi della cute ma in sinergia fra loro. 
Nello specifico Mary&May ci dice che il prodotto contiene
  • lo 0.1% di spicule di origine marina, che sembrano poche ma che corrispondono a circa 90-100 mila micro-spicole in un tubetto da 15g, e questo vi fa capire le dimensioni di questa sostanza;
  • lo 0.3% di collagene marino francese a basso peso molecolare, per restituire alla pelle idratazione e dare un effetto plump;
  • il 2% di pantenolo lenitivo.
Queste sostanze sono ovviamente associate ad altri attivi che collaborano con loro. Ad esempio l'azione idratante del collagene trova supporto in glicerina, acido ialuronico, acido poliglutammico, arginina e da altri umettanti. 
A favore della barriera cutanea, questa Collagen PDRN Cream Mary&May ha a disposizione un arsenale: oltre al pantenolo infatti troviamo l'allantoina ed  una combo di sostanze addolcenti ovvero un derivato dell'azulene (che viene estratto dalla camomilla) e l'estratto di frutto della gardenia. Questi due attivi tra l'altro conferiscono quel colore lilla molto particolare a questa crema Mary&May.


Sempre per proseguire questo effetto rinforzante, questa Spicule Collagen PDRN Cream è arricchita con una miscela di ceramide, colesterolo, fitosteroli, lipidi vegetali come olio di macadamia e burro di karité per mimare le sostanze della barriera cutanea.
Non vi siete ancora stancati? Bene, allora sappiate che troviamo anche Adenosina e Niacinamide di cui penso che sappiate già tutto.

Come vi accennavo, questa Collagen PDRN Cream ha una texture cremosa appena gelificata, è leggera, e non ha fragranze aggiunte, si sente solo il delicato odore degli attivi. Nella stesura ovviamente si percepiscono i piccoli aghetti, infatti Mary&May suggerisce di introdurla a piccoli step nella propria routine. Io ormai sono abituato con le spicule, ma in questo caso credo sia un prodotto tollerabile anche per chi ha meno esperienza.
Inoltre la Spicule Collagen PDRN Cream si può usare sia di giorno che di sera.


Secondo me questo prodotto Mary&May va inteso come un booster a tutti gli effetti, da utilizzare in quelle aree in cui abbiamo maggiore secchezza. È indubbiamente un prodotto particolare perché in genere una cute secca può avere anche una barriera cutanea irritata o comunque non proprio resistente, quindi metterci sopra delle spicole può far strano. Per questo credo che la Spicule Collagen PDRN Cream sia più un trattamento per prevenire che per curare queste problematiche. Inoltre, in quanto booster, secondo me va pensato per potenziare altri prodotti che applichiamo sopra.

Da solo è una cremina idratante, che su di me si assorbe bene, non appiccica ed mi lascia comunque la cute liscia, compatta ed elastica. L'uso maggiore che ne ho fatto è sul contorno occhi, la zona più secca del mio viso che merita più attenzioni, per cui cerco sempre prodotti efficaci, e dove voglio che attivi come i peptidi ad esempio agiscano più in profondità. Su questa zona la Spicule Collagen PDRN Cream non ha in alcun modo interferito con altri prodotti applicati sopra, incluso il make-up. 
Se quindi inteso in questo modo, questo trattamento Mary&May può essere una aggiunta interessante alla routine di pelli secche e disidratate, da solo invece credo possa far poco. 



Mary&May Spicule Retinol PDRN Cream


INFO BOX
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💸 €6.16
🏋 15g
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
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È arrivato in un secondo momento questa Retinol PDRN Cream che è un po' l'evoluzione della sorella al collagene, ma con qualche modifica interessante.
Troviamo sempre quelle sostanze lenitive, nutrienti, addolcenti e idratanti che abbiamo visto su, ma c'è una differenza sostanziale ovvero
  • lo 0.1% di retinolo nanoliposomiale, ovvero in forma microscopica e incapsulata, per ridurre le possibili irritazioni che questa sostanza crea;
  • lo 0.2% di spicule, circa 180.000-200.000 in una sola confezione, quindi essenzialmente il doppio rispetto alla Collagen.
È chiaro che qui Mary&May abbia pensato ad un booster con un effetto maggiormente anti age e secondo me ha molte potenziale. 
Anche la Spicule Retinol PDRN Cream ha una consistenza in crema-gel, non ha odori particolari e ovviamente quando la si applica si avverte quel pizzicore dato dagli aghetti. In questo caso non posso negare che si sentono un po' di più sulla pelle, ma per me sono abbastanza tollerabili e non mi hanno mai dato fastidio. Anzi ho usato questo booster sia insieme alla Collagen PDRN Cream che con altri prodotti con spicule e sono riuscito a sopportare quella sensazione senza problemi. 


Mary&May non lo specifica ma secondo me la Retinol PDRN Cream va utilizzata nella routine serale proprio per la presenza di retinolo, ma a parte questa accortezza, per me è stato facile farla entrare subito nella mia routine e usarla con costanza.
Sin da subito, anche questo booster si dimostra gradevole, idratante, si assorbe bene senza lasciare patine untuose, e lascia la pelle liscia ed elastica.

In questo caso però non mi sono limitato al contorno occhi, ma in tutte quelle aree in cui voglio potenziare l'effetto anti age della mia skincare. Quindi rughe del collo, della fronte, nasolabiali, insomma tutte quelle zone che, arrivato a 36 anni, possono essere più propense a segnarsi, perdere elasticità e peggiorare. Ovunque l'abbia usata, come dicevo la Retinol PDRN Cream Mary&May non mi ha creato rossori o sensibilità, tanto da poterla usare anche in combinazione con altri retinoidi. 


È in questo senso che secondo me questo prodotto dimostra la sua versatilità. Se come me infatti avete ormai sviluppato una buona tollerabilità al retinolo e ai derivati della vitamina A in genere, ed anche alle spicole, allora la Retinol PDRN Cream può andare a potenziare la vostra skincare con una azione mirata in quelle aree più problematiche. Ovviamente teniamo sempre d'occhi eventuali sensazioni di irritazioni.

Se invece non avete mai usato il retinolo ed avete una pelle tendenzialmente non più giovanissima, quindi cercate un trattamento un po' più avanzato ma tutto sommato delicato e con una concentrazione abbastanza tollerabile, allora può essere il vostro primo step. Usare infatti retinolo su tutto il viso può far paura, ma farne delle applicazioni mirate secondo me consente di avere i benefici limitando eventuali danni. Ottimo poi se ad esempio vogliamo trattare anche macchie localizzate o zone in cui i pori hanno perso elasticità.
Come tutti i prodotti con retinoidi, anche la Spicule Retinol PDRN Cream Mary&May non agisce dal giorno alla notte, ma dà quello shot rigenerante extra che se siete accaniti come me vi può piacere.
Un altro tip che posso darvi è di usare questi booster con spicule e retinolo anche sul cuoio capelluto: potenzierà l'effetto di sieri rinforzanti e anti caduta.


Conoscevate queste novità Mary&May?



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Se Heated Rivalry ti è piaciuta questa non è la recensione che vorresti leggere

Ha impiegato pochissimo tempo a diventare un fenomeno globale e anche qui in Italia, prima dell'uscita il 13 Febbraio, Heated Rivalry era già diventata una delle serie tv più di successo di questo 2026. 
Ammetto però di guardare sempre con sospetto le produzioni che suscitano così tanto clamore, infatti ho preferito aspettare che il caos decantasse per cercare di godermi la serie con calma. 

Se, nonostante il successo, non sapete di cosa stia parlando, facciamo un passo indietro: Heated Rivalry è una serie tv che nasce da una fanfiction scritta da Rachel Reid e che il regista e sceneggiatore canadese Jacob Tierney ha trasposto in formato audiovisivo. In realtà i libri di Reid sono diversi e Crave, network canadese appunto, ha già rinnovato la serie per altre due stagioni perché un successo a budget limitato non si rifiuta mai.

Heated Rivalry è il secondo libro di questa saga e segue una storia molto semplice: attraverso un decennio scopriamo come evolverà e si trasformerà il rapporto fra due giovani star dell'hockey. Da un lato c'è Shane Hollander (Hudson Williams) giovane e promettente giocatore canadese per metà giapponese, e dall'altro Ilya Rozanov (Connor Storrie, Le piccole cose della vita), anche lui giocatore di talento ma arrivato dalla Russia per giocare in Canada. Quella che doveva essere una accesa rivalità sul ghiaccio, diventerà prestissimo una ardente passione negli spogliatoi. 


È vero che di mezzo c'è anche qualche altra storyline ma mi taccio perché in fondo la trama di Heated Rivalry è estremamente lineare al limite della prevedibilità.
Se vi aspettate una serie sportiva, sappiate subito che il focus sull'hockey è marginale, spesso raccontato in spezzoni e in modo funzionale ad altre vicende.
La serie infatti punta tutto sui suoi due protagonisti, prima da rivali e poi da amanti, e soprattutto esplorando la loro tensione sessuale, che in realtà non si arresta mai. Ovviamente (sorpresona eh) Ilya e Shane hanno due modi di fare, e quindi di vivere la segretezza del loro rapporto, in parte differenti. Il primo è più scafato, provocante e provocatorio, il secondo invece ha un atteggiamento più riservato, timido, precisino. Ilya poi ci fa subodorare sin dal primo episodio problemi familiari, non solo legati alla sua origine russa, mentre Shane non sembra avere particolari zone d'ombra.


Heated Rivalry resta sorprendentemente tradizionale e raramente presta il fianco a particolari riflessioni. Quel che accade nei sei episodi di cui è composta la prima stagione lo abbiamo già conosciuto in decine di produzioni anche a sfondo LGBTQ+: Heartstopper, il percorso di Eric in Sex Education, Queer as Folk, Looking, OvercompensatingLove, Victor ed anche il film Rosso, Bianco e Sangue Blue, che dovrebbe avere presto un sequel.

L'ambito dell'hockey farebbe pensare a un racconto sull'omosessualità in uno sport tradizionalmente poco aperto e omofobo, ma questa paura in realtà non emerge quasi mai. 

La serie insiste sull'idea del rapporto segreto fra Ilya e Shane, salvo poi mostrare i due protagonisti muoversi con una disinvoltura quasi comica già dai primi episodi, anche a costo di uno scarso realismo. Degli esempi?
C'è un compagno di hockey che dorme nella stanza accanto? Non c'è problema, possiamo anche ululare durante il nostro amplesso.
Ci scambiamo messaggini hot? Aspetta, lascio il cellulare bene a vista così magari nello spogliatoio possono anche leggere le mie conversazioni. 

Dei primi due episodi insomma si coglie giusto il potenziale sessuale della serie, ma non temete i due attori fanno letteralmente i contorsionisti pur di non mostrare un nudo integrale in primo piano. 

Al terzo episodio di Heated Rivalry mi sono però quasi stupito perché, spostandoci nella relazione fra Scott Hunter (François Arnaud), capitano di un'altra squadra di hockey, ed il giovane barista e studente Kip (Robbie G.K., Overcompensating) la serie finalmente ci racconta e ci mostra quanto possa essere frustrante e doloroso non poter vivere un amore alla luce del giorno.
Certo, lo fa con attori esteticamente perfetti, e in fretta e furia, evitando poi di scendere in particolari ma almeno è stato promettente. 

Tuttavia il quarto episodio ritorna nei binari degli inizi, riempendosi sempre con tante scene di sesso ed un vago sentore di gelosia in sottofondo. 

Anche senza frugare fra i dettagli delle puntate, ho fatto fatica a cogliere cosa Heated Rivalry potesse offrire al mondo della serialità in generale.

Il tutto ci viene mostrato attraverso una bella regia e una fotografia piacevole, un ritmo costante, un minutaggio comodo e un cast capace, ma senza un guizzo, qualcosa che punga, sfrigoli o pulsi sotto la superficie. 

Quindi viste tutte queste criticità, viene da chiedersi, come mai Heated Rivalry ha così tanto successo? La risposta che mi sono dato è che funzioni per un mix di marketing, potenziale narrativo e di necessità di storie pacifiche.
La scelta di attori semi sconosciuti e oggettivamente paragonabili a modelli (la rappresentazione non pervenuta), cosa che la stessa serie non riesce nemmeno a camuffare, sicuramente ha attirato molte attenzioni: spingere su una certa pruriginosità fra uomini dal fisico invidiabile, senza nemmeno un livido dato dallo sport che affrontano, piace sempre e attira un pubblico trasversale.

La storia di Shane e Ilya è una fiaba a lieto fine in cui l’unico elemento di inquietudine sono le vaghe elucubrazioni personali dei protagonisti, che però non li portano mai ad opporre una reale resistenza al vortice della passione.


Risulta quasi privo di impatto, se non risibile, ad esempio il successivo coming out di Shane come omosessuale, come se ci avessero mostrato un percorso fatto di dubbi e tentativi, o un approccio da bisessuale credibile. E no, non parliamo di un contadinello vissuto in una montagna sperduta che, per ovvie ragioni, non aveva esempi di queerness intorno, ma di un uomo dei nostri tempi con anzi più mezzi di altri.

È però il potenziale narrativo di Heated Rivalry ad avermi lasciato perplesso, ed oltre al terzo episodio, anche il quinto, forse il mio preferito, ne è un esempio che fa quasi venire prurito alle mani. Per la prima volta i personaggi mostrano uno sviluppo emotivo, accennano ai loro problemi, si aprono sentimentalmente e regalano momenti di crescita e tenerezza, senza sfociare in drammi assurdi. Ed è proprio qui che emerge uno dei limiti della serie: invece di costruire gradualmente il passato e le motivazioni dei protagonisti, Heated Rivalry concentra tutto in una sorta di spiegone. Il caso più evidente è quello di Ilya, il cui vissuto complesso poteva trovare molto più spazio di puntata in puntata.

Questa piccola parabola ascendente, però, dura pochissimo: l'episodio 5 si conclude incasinando la timeline del rapporto fra Kip e Scott, ed è l'anticamera di un finale ancora una volta prevedibile, privo di nervo e forse anche un po' banale.


Pur accettando i canoni della commedia romantica, dove la leggerezza è d'obbligo, Heated Rivalry finisce per peccare di eccessiva pigrizia narrativa come molte produzioni con personaggi eterosessuali. Il basso budget non è mai una scusante, anzi, proprio dove mancano i mezzi tecnici, dovrebbe emergere la forza delle idee e della creatività.

Non parlo ovviamente di far diventare Heated Rivalry una serie tv traumatica e complessa, perché chiaramente non nasce con l'ambizione di reinventare il genere: è prima di tutto costruita attorno alla chimica romantico-erotica dei suoi protagonisti e pensata per essere fruibile e immediata. Ma anche un romance ha bisogno di uno sforzo per dare dimensione e credibilità narrativa alla storia, e basterebbero anche solo un paio di linee di dialogo per suggerire qualche disagio.

Alla fine della prima stagione mi è sorta spontanea una domanda: ogni prodotto intrattenitivo, per essere tale, deve contenere una tensione per creare quelle dinamiche che appassionino lo spettatore. Anche nell'ottica di creare una fiaba, gli sceneggiatori devono porre qualche forma di intoppo appena più complicato che possa davvero mettere in difficoltà i protagonisti. Quel famoso viaggio dell'eroe che, attraverso varie peripezie, lo porta alla vittoria. Ma se il nostro eroe non incontra alcuna difficoltà, come faccio ad empatizzare o fare il tifo per lui, e soprattutto è davvero un eroe?



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