venerdì 15 ottobre 2021

Ho provato i sieri viso Allegro Natura e questa è la mia esperienza

Nonostante sia nata nel 2008, non avevo ancora avuto modo di mettere alla prova Allegro Natura, azienda torinese di cosmesi ecobio che ha attirato da tempo la mia attenzione. Mi è piaciuta infatti la cura che ho notato in aspetti collaterali ai prodotti stessi, come la scelta dei packaging e un approccio attento a ridurre l'impatto ambientale.



Tra i prodotti che Allegro Natura propone, ho voluto subito mettere alla prova due sieri per il viso che mi avevano incuriosito soprattutto per la scelta degli ingredienti. Credo che l'azienda abbia aggiornato un po' la grafica delle confezioni di recente, ma la sostanza è invariata. 



Allegro Natura Siero Viso DNA Repair



Nonostante abbia diversi aspetti che potessero fare al caso mio, questo siero viso Allegro Natura è stato quello che ho preferito meno. Parto dall'INCI: in questo siero fluido, con un accenno di lattiginosità, facile da stendere e rapido ad assorbirsi, in cui troviamo l'idrolato di lavanda, l'estratto di fico d'india che rinforza la pelle e la lenisce, insieme a quello addolcente di avena.



Ingredienti validi, ma il principe della formulazione del DNA Repair è proprio un peptide che promette di riparare le cellule della pelle dai danni ambientali, inclusi quelli dati dal sole, e stimolarle affinché si "comportino bene".
Non ho invece ben chiaro a cosa faccia riferimento quel "alghe marine" sulla confezione, perché in INCI non ne ho trovate, quindi immagino sia la derivazione di qualche ingrediente. 



Questo siero Allegro Natura è stato carino, ma su di me non l'ho trovato eccezionale. Parto col dire che c'è un aspetto che non mi piace affatto, ovvero la profumazione, visto che ci sento tantissimo l'idrolato di lavanda, che non ha il profumo dei fiori, ma un odore erboso per me poco piacevole (mi ricorda un cane bagnato, infatti non lo uso mai puro). 
A parte questo aspetto, il Siero DNA Repair non mi ha dato problemi nell'utilizzo, anche in unione ad altri prodotti.



Non mi sono però innamorato del siero perché non ho notato un risultato particolare: su di me ha una buona azione idratante, è vagamente fresco, e sento che riesce anche a lenire la pelle. Secondo me ha un potere idratante adeguato a pelli normali, leggermente secche o miste, ma è pur sempre un siero e con la stagione fredda necessita una crema. Tuttavia non ho avuto modo di notare altri benefici sul mio viso, che non mi è sembrato ad esempio più luminoso o particolarmente più compatto. Cerco sempre di non fare paragoni, ma nell'ottica di eventualmente riacquistare questo siero Allegro Natura, credo che mi dirigerei verso un prodotto che, a parità di idratazione, ha magari un rapporto quantità prezzo migliore. 

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Allegro Natura Siero Viso Anti-Age B-Like



Non potevo non provare il siero B-Like perché i suoi ingredienti sono perfetti per me: all'interno troviamo l'acqua di melissa, che è addolcente, glicerina e succo di aloe che idratano insieme all'acido ialuronico, e poi fa la sua apparizione un peptide che conosco bene: l'acetil esapeptide-8, che forse suonerà familiare anche a voi. È infatti chiamato argireline, lo stesso componente del siero di The Ordinary, ed ha appunto questa azione simile al botox di rallentare le contrazioni muscolari che possono far formare delle rughe. In questo caso l'azienda non specifica la percentuale. 



Il Siero Viso Anti-Age B-Like ha una consistenza lattiginosa molto simile a quella dell'altro siero Allegro Natura, forse leggermente ancora più sottile, ma comunque leggera, facile da far assorbire e, cosa non da poco, non ci ho sentito un particolare odore. Anche il siero B-Like funziona abbastanza bene in concomitanza con altri prodotti.



Su di me l'ho utilizzato sia su tutto il viso, sia in maniera esclusiva su fronte e contorno occhi, che poi è lo stesso consiglio che dà la stessa Allegro Natura e mi è piaciuto molto. Premette che non mi è sembrato che il siero B-Like anti-age avesse lo stesso effetto della soluzione Argireline di The Ordinary, ma ha sicuramente una buona azione compattante e tonificante della pelle, accompagnato da un effetto idratante molto gradevole. Credo possa essere apprezzato un po' da tutti i tipi di pelle.



Se sentite però che sta per arrivare un "ma" non vi sbagliate, perché saltuariamente la mia pelle ha reagito male a questo siero B-Like, arrossandosi per una buona mezz'ora. Non ho mai capito a cosa fosse dovuta questa reazione, anche perché l'ho sempre accompagnato agli stessi prodotti, e non trattandosi di un fenomeno costante, non sono riuscito a venirne a capo prima di terminarlo. In generale non è diventata una vera e propria irritazione, ma mi ha comunque lasciato perplesso, pur trattandosi di occasioni limitate.
Anche in questo caso, se dovessi pensare ad un futuro acquisto, non credo che il Siero Viso Anti-Age sarebbe il primo della lista, ma non posso in alcun modo dire che sia un prodotto scadente. 

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Conoscete Allegro Natura? C'è qualcosa di questa azienda che devo assolutamente provare?


martedì 12 ottobre 2021

Cosa (non) vale la pena recuperare su Amazon Prime Video?

Sono abbastanza soddisfatto del fatto di essere al passo con tutte le serie tv che vorrei vedere. Certo, la lista è sempre lunga e in costante aggiornamento, ma è vero che sto terminando tanti telefilm e che sto gestendo abbastanza bene le novità che arrivano. 
Questa volta ho finito di vedere un paio di serie e miniserie su Prime Video e vorrei raccontarvi cosa per me vale la pena recuperare e cosa no.  


Cruel Summer
Prima stagione 
⭐⭐

Locandina di Cruel Summer: 537212 - Movieplayer.it

Avevo sentito ottimi pareri su Cruel Summer, i cui 10 episodi sono disponibili su Prime Video dal 6 Agosto, diventando un po' la serie dell'estate, una delle più chiacchierate sicuramente. Mi aspettavo un thriller psicologico intrigante e maturo, nonostante le protagoniste principali siano adolescenti, e tutto giri intorno al loro.
Jeanette Turner è la tipica ragazza timida e impacciata, eppure in modo del tutto inaspettato, si trasformerà da brutto anatroccolo a cigno. Ma la sua trasformazione andrà di pari passo con la scomparsa di una ragazza, Kate Wallis, decisamente più carina e popolare di Jeanette. Nel corso di tre anni, dal 1993 al 1995, scopriremo cosa lega le due ragazze e cosa è veramente accaduto a Kate.


Le mie iniziali aspettative rispetto a Cruel Summer sono state in parte rispettate, perché non l'ho trovato troppo adolescenziale, anzi è davvero in linea generale rivolto ad un pubblico più adulto. Alcuni temi possono essere anzi troppo forti per i più giovani. Inoltre fra i produttori esecutivi figura anche Jessica Biel, che da The Sinner, si è buttata sul genere. 
Il problema vero è che non c'è stato null'altro che mi abbia colpito in questa serie tv.
La divisione in tre fasce temporali, che dovrebbe essere la scelta narrativa più stuzzicante, oltre ad essere non proprio la cosa più originale, alla lunga fa l'effetto opposto e diventa noiosa, a tratti confusionaria, e solo un modo per metterci di mezzo la qualunque.

Cruel Summer 2 ci sarà in attesa del debutto della serie in Italia

Infatti dal thriller e dalle indagini sulla scomparsa di Kate, ci si sposta presto nell'esplorare le vite dei protagonisti, prevedibilmente distrutte da quel che è successo, e i rapporti fra di loro.
Ovviamente questi rapporti si affollano di liti a volte completamente inutili, o di approfondimenti anche su personaggi terziari solo con il tentativo di drammatizzare ancora di più la serie. Per fare degli esempi senza spoiler posso dirvi che ho trovato l'episodio cinque assolutamente inutile, e il sette è affollato da così tante fortuite casualità che non vedevo l'ora terminasse.
Il risultato è che 10 puntate sono troppe, visto che il filone principale del giallo da risolvere, viene rimandato e imbottito di liti familiari, amicizie di comodo, e solo qui e lì vengono fatti sporadici riferimenti alle indagini.

Cruel Summer 2: il Creatore non lavorerà alla nuova Stagione

I personaggi di Cruel Summer mi sono sembrati generalmente stereotipati, dalle mamme isteriche passando appunto per la sfigata di turno che diventa perfetta solo perché si toglie gli occhiali e si fa la piastra. I rapporti fra i personaggi inoltre mi sono sembrati vuoti, mossi solo dalla necessità di narrazione, probabilmente perché non sono costruiti benissimo. Anche la recitazione non è il massimo, anzi è decisamente sottotono.
A spingere la narrazione (e anche la mia voglia di proseguire la serie) è stata la scelta di alcuni twist e un finale sicuramente intrigante, che riesce a ricongiungere i pezzi e appagare.

La recensione di Cruel Summer, la serie tv di Amazon Prime Video | I motivi  per vederla subito :: Blog su Today

La ricostruzione degli anni '90 e le scelte per la colonna sonora sono altri aspetti che promuovo. Tuttavia, ripeto, avrei fatto a meno di molte cose. A mio avviso in Cruel Summer hanno perso il focus di un thriller che poteva essere ben costruito, per darci qualcosa che conoscevamo già: una sorta di teen drama ibrido che non ha una spina dorsale. 
È stata confermata una seconda stagione, ma chi se la sorbisce di nuovo questa tiritera? Piuttosto riguardo Pretty Little Liars. 




Misteri a Parigi
Episodi sei e sette
⭐⭐⭐

Prime Video: Misteri a Parigi

Più che una vera e propria recensione volevo fare una segnalazione: nel luglio del 2018 è andata in onda su Sky una miniserie antologica chiamata Mystery in Paris, un poliziesco ambientato a fine '800 proprio nel luoghi più famosi di Parigi. All'epoca erano stati trasmessi cinque episodi, di cui appunto parlavo qui, ma ne mancavano due che sapevo sarebbero usciti nel corso del 2019. Un po' per caso ho scoperto che Amazon Prime Video ha tutti gli episodi di Misteri a Parigi in italiano (qui), inclusi i due che mi mancavano e che ho voluto appunto recuperare. 
Essendo praticamente dei film autoconclusivi da 90 minuti l'uno circa, ho avuto opinioni diverse sui diversi episodi.
Mistero all'Eliseo mi è sembrato l'episodio un po' più fiacco, o meglio per certi versi la storia mi è sembrata campata in aria, come se non abbiano gestito benissimo i tempi, con la conseguenza che si accelera e si rallenta secondo me nei punti sbagliati. 

Mystery in Paris - Mistero all'Eliseo - Play RSI

La protagonista, Madeleine, mi è sembrata buttata in mezzo al giallo un po' in maniera poco credibile: sappiamo che è in gamba solo perché è così che ce la dipingono, ma per il resto 
È comunque un episodio piacevole da seguire, il pregio di Misteri a Parigi è che non richiede troppa pazienza o attenzione, ma sono episodi che scorrono velocemente. Ho preferito di più l'ultima puntata ovvero Mistero alla Sorbona.
In questo caso la storia mi è sembrata ben calata nel contesto storico, vi che si parla di Victoire Missonnier, ipotetica prima studentessa alla Sorbona, che ovviamente non viene ben vista dai suoi colleghi uomini. Ma, trovandosi anche coinvolta in un omicidio, anche il suo essere donna diventerà quasi l'aggravante per una sua probabile colpevolezza. 

Mystery in Paris - Mistero alla Sorbona - Play RSI

Mistero alla Sorbona ha un ritmo più ben distribuito, e l'azione rende l'episodio avvincente e ancora più piacevole da seguire.
Mystery in Paris ha comunque sempre personaggi femminili interessanti, qualche momento di suspense che ravviva la visione, e poi la messa in scena, la rappresentazione dell'epoca è carina e abbastanza curata. Secondo me se apprezzate i gialli vecchio stampo, e le serie tv in costume, vale la pena recuperarla, e come vi dicevo anche la volta scorsa, potete anche vedere gli episodi che più vi attirano ché tanto non hanno alcun collegamento fra di loro. 



lunedì 11 ottobre 2021

Una maschera rinforzante... per le sopracciglia?! 🤨

Vi parlo da sempre di sieri per rinforzare le ciglia, ma da altrettanto tempo prestato attenzione anche alle sopracciglia, ché non devo certo spiegarvi quanto siano importanti ad incorniciare e definire il viso.


Al contrario di quanto possa sembrare, le mie sopracciglia sono spesse e scure ma non così folte, non lo sono mai state, specie sulla coda, e credo che lo spinzettamento dei primi anni 2000 non abbia giovato.
Per questo, per tanti anni ho usato l'olio di ricino per infoltire le sopracciglia (e le ciglia), ed ho continuato ad applicare questo olio fino a poco tempo fa, quando però mi sembrava che non stesse più facendo effetto, o per lo meno, avevo l'impressione che i miglioramenti fossero davvero minimi.
Come è stato per le ciglia, ho quindi cercato qualcosa che fosse formulato in modo specifico per stimolare la crescita delle sopracciglia, e mi ha molto incuriosito la Wow Brow! Enhancing Eyebrow Mask  di Beauty Jar.


Vi ho parlato di questa azienda lettone proprio questa estate, introducendola per alcuni prodotti corpo che avevo usato. Beauty Jar mi ha subito fatto simpatia (anche per i prezzi, è vero) quindi provare qualche altro cosmetico mi è venuto spontaneo e questa maschera per rinforzare le sopracciglia è cascata a fagiolo.
La Wow Brow! Mask contiene il 92% di ingredienti naturali, che vengono ben evidenziati nella descrizione
"L'olio di ricino rivitalizza le radici dei peli, stimolando la crescita di nuove sopracciglia. Gli oli di macadamia e jojoba ripristinano la struttura danneggiata e rendono le sopracciglia più folte."
Ma Beauty Jar ha aggiunto anche olio di boragine, di sacha inchi e burro di cacao, ma ad aver attivato le mie antenne è stata la presenza di un peptide, anzi un tripeptide, che sembra essere in grado di stimolare la crescita di ciglia e sopracciglia


Non aspettatevi però robe pesanti, perché è una maschera leggera, sembra una crema viso leggermente gelificata, che ha un profumo pomatoso, fresco, vagamente agrumato. 
Il suo utilizzo è semplice: va infatti applicata sulle sopracciglia e lasciata in posa per 10 minuti per poi rimuovere la maschera con dei dischetti di cotone o un panno umido. La maschera va fatta 2 volte a settimana.
Per preservare la Enhancing Eyebrow Mask Beauty Jar ho sempre usato una spatolina per prelevarla, ma la massaggio con le dita, cosicché riesca ad arrivare sulle radici delle sopracciglia e non resti solo in superfice. Purtroppo l'applicazione è forse uno dei problemi di questa WOW Brow! visto che è sbrodolosa e poco precisa: per esempio, se volete mantenere le vostre sopracciglia sottili e ben delineate, vi consiglio di applicare la maschera rinforzante e ripulire l'eccesso.



Nelle prime applicazioni ho voluto fare il furbastro usando questa maschera per sopracciglia tutte le sere prima di andare a letto, come ero solito fare con l'olio di ricino. Questo non solo perché pensavo che così avrebbe funzionato meglio, ma anche perché faccio più fatica ad usare un prodotto a cadenza settimanale piuttosto che giornalmente. Sono un abitudinario, che volete farci!?
In ogni caso, con questo metodo non mi sembrava stesse facendo miracoli, e così dopo un paio di settimane ho smesso. 
Usando invece questa Enhancing Eyebrow Mask secondo le istruzioni di Beauty Jar ho notato la sua efficacia. L'unico strappo alla regola che faccio è quello di lasciare il prodotto in posa anche per mezzora. 



Non c'è stato nessun effetto "WOW", questo è bene che lo chiarisca subito: quei piccoli buchetti che si possono creare qui e lì (cosa molto frequente per me) non hanno trovato soluzione in questo prodotto, né nell'immediato, né nel lungo periodo. Se in un punto non vogliono crescere, c'è poco che possa fare se non attendere.
L'effetto che ha avuto questa WOW Brow! Mask Beauty Jar su di me è quello di rinforzare i peli già esistenti, con la conseguenza che le sopracciglia risultano più folte e piene. Infatti mi è sembrato che anche quelle più sottili prendono tono e si irrobustiscono. 
Per questo, e anche per il suo costo, mi sento comunque di dirvi di dare almeno una possibilità a questa Eyebrow Mask, che è interessante seppur non perfetta, e visto anche il fatto che si rimuove facilmente e senza residui. 

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Voi usate qualche prodotto per stimolare l'infoltimento delle sopracciglia?



venerdì 8 ottobre 2021

Britney VS Spears, un documentario "non necessario" ma interessante

Anche la persona più lontana dall'universo pop si è resa conto che qualcosa non va nella vita di Britney Spears, cantante da centinaia di milioni di copie vendute, il cui privato è diventato estremamente pubblico da diversi anni a questa parte ormai, e tutto si avvolge intorno alla sua salute mentale. 
Dal 2008 Britney è infatti in una cosiddetta "conservatorship", quella che noi in Italia chiameremmo istituto della tutela, e il suo tutore è il padre Jamie Spears, che ha gestito il suo patrimonio (non proprio di due spicci) fino ad oggi. 
Una vicenda di gossip per alcuni, ma soprattutto legale visto che sembrano tanti i punti oscuri su come si sia arrivati ad una "conservatorship" così restrittiva nei confronti di una persona che si è dimostrata in grado di lavorare attivamente nel mondo dello spettacolo (AKA fare pure le capriole su un palco davanti a migliaia di persone a tempo di musica). Negli ultimi anni si è creato proprio per questo il movimento Free Britney e la questione ha avuto ancora più risonanza, grazie anche ad una serie di documentari sull'argomento, fra cui il più recente Britney VS Spears su Netflix dal 28 Settembre.


Britney contro Spears non è un documentario necessario a ricostruire la faccenda, perché già esistono centinaia di articoli, video e post sul web che cercano di chiarire ogni aspetto, tuttavia questo ultimo film sulla vita della cantante mi è sembrato interessante ed utile. 
Dalla prima perizia di demenza, fino alle ultime rivelazioni, il documentario riesce infatti a spiegare in maniera abbastanza lineare tutta la faccenda dalle origini, e soprattutto sottolinea come tutto quello che riguarda la conservatorship di Britney Spears sia una situazione intricata a più livelli.


Erin Lee Carr
, regista, e la giornalista Jenny Eliscu infatti sono riuscite a contattare e ad avere dichiarazioni da alcuni dei protagonisti legati alla tutela di Britney, da suoi ex fidanzati risalenti ai primi anni del 2000, fino ad alcuni avvocati delle parti. Questo soprattutto grazie a dei nuovi documenti che una fonte anonima molto vicina ai tutori di Britney sembra aver fornito alle due creatrici del documentario, che includono anche perizie legali e che aggiungono altri tasselli sul caso.


Un lavoro lungo due anni, in cui risaltano secondo me due cose: la prima è che il problema non è solo il padre Jamie, il villain della fiaba che vuole accaparrarsi i soldi della figlia, ma un intero sistema di giudici, avvocati, medici molto probabilmente corrotti o comunque che non hanno saputo risolvere la situazione. Viene infatti sottolineato il ruolo dei media, all'epoca decisamente impazziti, e del sistema legge che ha fallito sotto gli occhi di tutti. Una contraddizione su tutte della legislazione americana è infatti l'impossibilità da parte del tutelato di scegliersi un avvocato, creando così un corto circuito.


Il secondo aspetto che mi ha colpito ed ho notato è l'enorme solitudine che Britney Spears deve aver vissuto in tutto questo tempo, e una cosa che forse non viene spesso sottolineata, ovvero che quando è iniziata questa battaglia, la cantante aveva solo 26 anni. Non so quante persone si siano trovate alla sua età a dover già fronteggiare un'onda simile da soli, mentre il mondo intero ti guarda e ti giudica, e con la paura che tutto possa precipitare e peggiorare. Però il documentario ci fa scoprire anche i suoi tentativi, fin da subito, di ribellarsi alla conservatorship, specie per come è stata impostata, chiaro segnale che qualcosa non funzionava da principio.


Britney Contro Spears è un documentario abbastanza scorrevole ma da seguire con attenzione, specie se non si hanno ben chiari tutti i tasselli e tutte le pedine che ne fanno parte. Mi è anche sembrato che, nonostante le ideatrici stiano dalla parte di Britney, riescano a dare un quadro abbastanza oggettivo della vicenda. Credo quindi che si rivolga a chiunque voglia approfondire la vicenda, a chi la conosce a grandi linee, ma ha perso qualche pezzo.
L'aspetto che trovo più drammatico è che alla fine della giostra, non si tratta di una copertina, di un documentario di gossip più o meno frivolo, ma di una storia vera con personaggi reali. Non sappiamo in fondo cosa sia vero e cosa falso, ma penso sia palese che questo meccanismo che ha coinvolto una artista di fama mondiale come Britney Spears, avrebbe potuto coinvolgere chiunque. 




giovedì 7 ottobre 2021

Nuovi prodotti Oral Care Equilibra Cocco 🥥

So che non sono i prodotti più emozionanti in assoluto, ma qui e lì mi piace raccontarvi la mia esperienza con alcuni prodotti per l'igiene orale, specie se hanno qualcosa di diverso rispetto a quelli che troviamo da anni nei supermercati. Generalmente sono i prodotti con ingredienti naturali quelli di cui vi parlo più spesso, specie se hanno aromi particolari, come questi di Equilibra



Sono anni che utilizzo (e vi parlo) dei prodotti Oral Care di Equilibra, e quando ho visto che hanno creato due nuove linee, ovvero Cocco e Zenzero, mi ci sono lanciato sulla prima, ché in genere mi ci trovo bene e mi piace il loro modo di coniugare naturalezza ad efficacia. 



Equilibra Cocco Dentifricio Bianco Naturale



Il Dentifricio Bianco Naturale Equilibra, mi è piaciuto ma non è diventato il mio preferito fra i loro prodotti.
È un dentifricio in gel, che ha effettivamente un vago sentore di cocco, ma emerge più la freschezza della menta piperita, e, al contrario di molti prodotti naturali, questo di Equilibra crea anche una buona quantità di schiuma, aspetto che io ricerco sempre. Al suo interno troviamo appunto olio di cocco, ma nell'INCI ho notato anche la papaina, che immagino sia stato inserito per aiutare l'azione contro le macchie e per il suo effetto antiinfiammatorio, e la stevia in quanto dolcificante.


Il dentifricio Bianco Naturale Equilibra non ha nulla che non vada da un punto di vista della piacevolezza d'uso, o non sarei riuscito a terminarlo: il sapore è gradevole, e lascia un retrogusto fresco e senza residui. In generale mi è sembrato abbastanza delicato, non ha accentuato la sensibilità dei miei denti, sebbene credo dia un piccolo aiuto a mantenere il bianco e la luminosità del sorriso. 
Quello che non mi fa promuovere a pieni voti questo dentifricio Equilibra è che mi sembra di dover insistere con lo spazzolino per ottenere il livello di pulizia che ricerco. Mi è sembrato un po' troppo gentile da questo punto di vista, e se da un lato può essere per alcuni un punto di forza, per altri, come per me, può essere un aspetto che porta a non riprenderlo.
Preferisco, almeno da questo punto di vista, quelli che "classici" che Equilibra ha lanciato da più tempo.

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Equilibra Cocco Collutorio Bianco Naturale



Anche per quanto riguarda i Collutori Equilibra ho una lunga esperienza che risale al 2017, anzi credo sia uno di quelli che acquisto più spesso (ne parlo qui). Ovviamente ero molto curioso di vedere se questa versione al Cocco potesse essere all'altezza e non mi sono sbagliato. 
Nel caso del Collutorio Bianco Naturale troviamo 
  • Olio cocco: azione naturale
  • Aloe vera, Malva: azione lenitiva
  • Estratto di Pompelmo: gengive sane
  • Olio di tea tree: antisettico naturale
  • Lichene Islandico: calmante
  • Xilitolo: protegge dalla placca
  • Mentolo: rinfrescante naturale
In questa descrizione manca l'estratto di centella asiatica, immagino sia per incentivare l'azione lenitiva. Tutti questi elementi si riuniscono in un prodotto secondo me ottimo e che riacquisterò insieme all'altro collutorio Equilibra.


Devo purtroppo avvisarvi che in questo prodotto non ci sento affatto il sapore di cocco, ma ha un buon gusto dolce, che forse potrei definire vagamente fruttato, fresco ma differente dai soliti collutori super mentolati. Dà infatti freschezza, completa l'igiene orale con un senso di pulizia, ma non è di quei collutori che raggelano la bocca, anche nel rispettare i tempi di uso. Credo inoltre che, seppur in parte minimissima, aiuti davvero a mantenere il bianco dei denti.
Insomma il Collutorio Bianco Naturale Equilibra secondo me fa il suo dovere, è piacevole, non lascia residui e come anticipavo, tornerò a riacquistarlo. 

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martedì 5 ottobre 2021

Supernova è un film bellissimo, eppure manca qualcosa

Ho voluto vedere Supernova ed avevo molta curiosità, anzi mi sembrava proprio una storia che potesse coinvolgermi e non mi sono sbagliato perché è un film proprio bello, che già da subito vi consiglio di recuperare.


In Supernova scopriamo l'amore che lega Sam e Tusker, due uomini di mezza età, che stanno affrontando un lungo viaggio in camper, viaggio che sembra scorrere senza grossi intoppi se non fosse che Tusker sta affrontando una malattia degenerativa. Per questo il loro percorso sarà costellato dagli incontri con alcuni vecchi amici, a cui Tusker vorrà dire in qualche modo addio. Non mancheranno però le tensioni e le difficoltà con Sam, fra la paura per quella condanna forse peggiore della morte, e la voglia di esserci ancora, fino alla fine. 

Coinvolgente, intenso, ironico al punto giusto, delicato ma mai troppo pesante o filosofeggiante, Supernova è sì un viaggio fisico, ma anche un viaggio sentimentale, umano, nel tempo e nella vita. Una pellicola molto semplice, quasi spoglia di troppi dettagli, troppe inquadrature, che punta tutto al rapporto dei due protagonisti. Mi è piaciuto molto come abbiano saputo miscelare le carte e le parti. Sam e Tusker infatti sanno essere a vicenda l'uno la spalla dell'altro, nonostante la malattia che rende uno più fragile dell'altro, ma mantenendo quelle dinamiche tipiche di una coppia forte, che ha vissuto insieme molto tempo. 


Nonostante noi non assistiamo al completo colpo inferto dalla malattia su Tusker, ma solo ad uno spaccato del suo vissuto, e nonostante lui stesso sappia trovare sempre un po' di sagacia in ogni situazione, è palpabile la malinconia del presente e la tristezza di quello che sarà il futuro.
Mi è piaciuto anche come hanno saputo raccontare l'omosessualità in età adulta, senza macchiette, senza stereotipi e senza melensaggine.
Eppure dopo aver finito di vedere il film ne sono stato coinvolto ma non travolto come immaginavo.
Credo che a Supernova manchi qualcosa per legarsi al cuore, o per lo meno, ripensandoci a mente fredda, quando le sensazioni per una storia così umana tendono un po' a scemare, mi sono reso conto che c'è qualcosa che non mi ha fatto immergere completamente nel film, che l'ha reso bello, ma non indimenticabile.


Ho cercato di capire quale pezzo del puzzle manchi perché non è proprio distinguibile, ma ne ho trovati due.
Colin Firth e Stanley Tucci fanno un lavoro impeccabile nel rappresentare Sam e Tusker, con i loro piccoli gesti, con il loro amore ancora forte dopo anni, le loro abitudini, queste mani che si cercano e si trovano spontaneamente. Ovviamente non posso dire io a questi attori come avrebbero dovuto recitare, eppure, nonostante si tratti di un'ottima prova, qui e lì mi è come mancato un po' di affiatamento. Sarà che in un certo senso mi sono trovato nel ruolo die protagonisti, e quindi mi è venuto spontaneo guardare e pesare ogni singolo dettaglio. 


Inoltre credo che quella semplicità a cui facevo riferimento prima e che si riferisce soprattutto alla sceneggiatura, sia un po' un deficit quando si ha a che fare con una vicenda che non è particolarmente originale o unica. Fila insomma tutto troppo liscio nell'insieme, anche gli amici sembrano impeccabili e mai fuori luogo.
Supernova comunque riesce a dare uno spaccato realistico, coinvolgente, delicato ma sincero e penso che un pianterello ve lo farete anche voi.

Genere: drammatico
Durata: 93 minuti
Regia: Harry Macqueen
Uscita in Italia: 16 Settembre 2021 
Paese di produzione: Regno Unito
Voto 7





lunedì 4 ottobre 2021

NaturaVerde Olio d'Oliva Bio: non mi aspettavo andasse così..

NaturaVerde è uno di quei brand di cui ero solito parlare abbastanza spesso nei primi anni di Beauty Cues qui sul blog. Poi col tempo ho iniziato a trovare sempre meno frequentemente i loro prodotti nei negozi dove mi reco di solito, quindi è diventato sempre più raro che possa recensirli. Mi era capitato però di mettere in qualche ordine due prodotti NaturaVerde della linea Olio d'Oliva Bio, e dopo averli testati in lungo e in largo sono pronto a parlarvene.



La linea Olio di Oliva Bio è una gamma che riguarda sia il viso che il corpo, con formulazioni al 98% di origine naturale (o anche di più) e certificata da Cosmos Organic. Onestamente pensavo che mi sarei trovato bene con questi prodotti, ma invece uno non mi ha soddisfatto quanto pensassi. 



NaturaVerde Olio d'Oliva Bio Detergente Scrub
Esfoliante purificante



È un detergente per il viso cremoso questo proposto da Naturaverde Bio, che al suo interno contiene tantissimi micro granuli che appunto adempiono all'azione scrub. A comporre la formulazione ci sono tanti ingredienti emollienti, dall'olio di oliva ovviamente, al burro di karitè, insieme all'olio di semi di girasole. Non aspettatevi però una consistenza pesante o pastosa, si stende molto facilmente sul viso, si massaggia con piacere, ed ha anche una profumazione molto carina.
Io ne applico una noce sulla pelle asciutta, e poi inumidisco le mani, ma cerco di non esagerare a massaggiare ché lo sappiamo: una volta che si va a rimuovere uno scrub, le sua particelle comunque fanno attrito con la pelle. 



Non amo molto gli esfolianti fisici, li utilizzo solo in estate, ma ho notato che da un po' di tempo molte aziende hanno migliorato questa tipologia di prodotti, rendendoli sufficientemente delicati. Proprio per questo ho apprezzato il Detergente Scrub Naturaverde: i granuli si avvertono sulla pelle, ma non mi sono sembrati taglienti o aggressivi, tanto che potrei utilizzarlo anche tre volte alla settimana. Dall'altra parte, se le perle esfoliano, la base cremosa deterge in modo gentile, ma portandosi via eccessi di sebo e sporco senza seccare. Alla fine di tutta questa trafila, la mia pelle risulta morbida, fresca, più liscia e ovviamente più pulita e luminosa. 
Secondo me è insomma un buon prodotto, che avrei amato davvero molto se questo Detergente Scrub Olio d'Oliva non avesse contenuto appunto i granelli, così da poterlo utilizzare ogni giorno, perché la base cremosa è molto piacevole e funziona bene. Tra l'altro rimuoverlo è molto semplice, con l'acqua semplicemente si scioglie e non lascia patine o residui di sorta. 

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Naturaverde Olio D'Oliva Bio Siero Viso Anti età
Rigenerante protettivo



Vista la bella esperienza che avevo avuto con il loro siero viso alla bava di lumaca, la mia curiosità e le mie aspettative per questo all'olio di oliva erano molto alte, eppure non è stato amore. Nulla da dire per quanto riguarda l'INCI: è un prodotto semplice, con acido ialuronico e appunto l'olio, entrambi racchiusi in una consistenza siero fluida, fresca e facile da stendere. In questo caso l'erogatore non spara il prodotto come accadeva con l'altro siero Naturaverde.



La profumazione non è proprio la mia preferita, ma non è sgradevole anche perché evapora in fretta.
Non c'è insomma nulla in linea teorica in questo Siero Antietà che non vada, solo che non ho apprezzato la sua efficacia sulla mia pelle. Infatti appena steso risulta piacevole, perché non ha nulla di untuoso, si assorbe in fretta e non lascia residui, ma questo non basta.
Infatti, già dopo pochi minuti mi sembra quasi di non aver messo nulla sulla pelle, come se non la sentissi affatto più idratata.



Questo siero viso Naturaverde bio infatti è uno di quelli dal tocco particolarmente secco, che creano quel poco piacevole per me leggero effetto tensore, che non apprezzo proprio perché mi sembra di aver bisogno di prodotti extra per idratare. Mi sta bene che un siero sia leggero e chiami l'aiuto di una crema viso, ma qui si esagera. Credo che questa sensazione sia dovuta alla presenza di hectorite, una particolare argilla che dà un tocco setoso, ma mi sembra "asciughi" la formulazione. 
Avendo utilizzato questo siero anti età d'estate, quando la mia pelle è più mista, mi sento di consigliarlo appunto a cuti mediamente oleose, e temo non possa andare bene per pelli segnate e secche.

INFO BOX
🔎 Acqua e Sapone, Grande Distribuzione, Sito dell'azienda, Tigotà
💸 €8
🏋 60ml
🗺 Made in Italia
⏳  12Mesi
🔬 ICEA Cosmos Organic
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Voi avete provato nulla di Natura Verde Bio? Qualcosa vi ha stupito in positivo?


venerdì 1 ottobre 2021

Cosa non ha funzionato nella terza stagione di Sex Education 🤷🏻‍♂️

Sono molto "sorry not sorry" quando si parla di Sex Education perché, sebbene ne riconosca l'importanza e la bellezza dei contenuti, ho sempre trovato dei nodi in questa serie tv che non sono riuscito a digerire del tutto. È stato purtroppo lo stesso in questa terza stagione, che non definirei per forza la peggiore, ma che ho trovato acquosa e poco centrata. 


L'innegabile pregio di Sex Education è la capacità di raccontare temi delicati, attuali, interessanti e importanti in modo chiaro, diretto, a volte più ironico, a volte più serio e soprattutto in maniera spontanea e non pruriginosa. Ogni personaggio, che sia primario o secondario, si presta a raccontare un vissuto, o meglio un approccio alla vita, diverso, seppur a volte un po' stereotipato.
Scusate, sto già andando nei difetti, faccio un passo indietro, perché anche questa terza stagione ha i suoi pregi: per la prima volta ad esempio ci confrontiamo con personaggi dalla sessualità non binaria, che devono scontrarsi non solo con la percezione esterna, che spesso non li comprende, ma anche con l'accettazione interna, che a volte è in divenire.

E poi quante serie tv parlano di sessualità e disabilità insieme? Così a memoria non me ne vengono in mente, eppure Sex Education 3 riesce a coprire anche questo argomento, senza moralismi.
O ancora, parlare dei ruoli sessuali nelle coppie gay è qualcosa di cui non si parla spesso, ma che anzi molte volte viene stereotipato. Ruota sempre tutto intorno al sesso (ma va!?), anche in quegli aspetti più dettagliati, meno discussi. Ma si tratta di un prodotto che sa aprirsi a tutti, visto che non è solo la sessualità che muove la narrazione, ma anche l'amicizia, l'amore, il rapporto fra genitori e figli. È insomma uno spaccato, una finestra, su tanti piccoli mondi, a volte accomunati fra di loro, a volte diversi, in un formato facile da leggere per tutti, dai più giovani ai più grandi.


E quindi arrivati a questo punto vi chiederete qual è il problema? Cosa non ha funzionato? La risposta, per me almeno, è lo sviluppo narrativo.
Nella seconda stagione di Sex Education avevo apprezzato il fatto che i riflettori si fossero spostati da Otis per dare spazio ad altri personaggi. In questi nuovi episodi seguono questa strada ma la esasperano, esacerbando quello che è invece un difetto, ovvero la perdita di centralità.
Più o meno tutti i filoni narrativi mi sono sembrati trattati superficialmente, e potrei fare tanti esempi. Uno, che si nota già nelle prime puntate, è Ruby, che poteva raccontare un ambito umano interessante, ma che invece resta molto una facciata, senza molti dettagli sul quotidiano della ragazza.
Non ho molto capito il suo rapporto con Otis, che secondo me è stato tirato un po' fuori dal cilindro in quello che è un classico binomio "popolare della scuola - sfigato della scuola", ma mi è sembrato più curioso rispetto a quello con Maeve. 

The Bridgertons: Happily Ever After — In this house we Stan Simone Ashley.  Naturally I...

O ancora, l'aggiunta di Cal, il nuovo personaggio queer, che però ci dà pochi stimoli sia a conoscerlə in quanto appunto nuovo componente del cast, sia nel farci entrare in cosa significa essere non-binary. Spero che più avanti ci sia modo di avere più approfondimenti.
Da questo ne conseguono diversi problemi per questo Sex Education 3: il primo è che i personaggi non evolvono davvero. Sembra che le loro storie vengano rimescolate, ma per restare più o meno nel loro punto. Si preferisce magari coinvolgerli in situazioni da teen drama all'acqua di rosa, piuttosto che in momenti di grande impatto come quelli a cui avevamo assistito nelle passate stagioni.


Alcuni dei personaggi hanno delle vicissitudini narrative poco interessanti secondo me, e non ho capito la scelta di inserire situazioni al limite del demenziale e dell'assurdo, che non fanno nemmeno ridere. Nello specifico, senza spoiler, tutto il quinto episodio era evitabile.
Salvo l'arco narrativo su Adam Groff, unico personaggio che, seppur lentamente, continua il suo percorso. Adorabile.
Persistono poi dei vuoti narrativi che non ho mai capito di questa serie, e che si posso collegare alla nuova direttrice della scuola di Otis, Maeve e compagnia, ovvero la preside Hope. Tralasciando anche il suo percorso buttato un po' così, il suo comportamento nei confronti degli studenti credo sia al limite del legale in qualunque stato del mondo. 

Sex Education 3: la preside Hope e il disagio delle istituzioni

Tuttavia, stranamente, non solo non ci sono proteste dei genitori (sempre assenti se non per situazioni inutili), ma i suoi discutibili metodi di gestione della scuola ad esempio non vengono sbattuti sui social né fanno il giro del web, semplicemente perché tutto ciò non esiste in Sex Education, e questo è assurdo. Posso capire che faccia gioco per altri sviluppi (anche qui un po' assurdi) ma risulta anacronistico e poco credibile, e questo è un problema della prima ora a cui non hanno saputo mettere una pezza, ma anzi hanno peggiorato. Credo sia un espediente troppo semplice e scafato quello di distaccare la serie dalla nostra realtà, pur ambientandola ai nostri tempi. È come fare un western senza pistole. 

Questa terza stagione secondo me, pur restando assolutamente di qualità e soprattutto, ripeto, necessaria e interessante per quello che tratta, dall'altro lato mi è sembrata al di sotto delle aspettative. Sex Education però è stata confermata per una quarta stagione, e magari sapranno mettere una pezza a tutte queste lacune.
A voi cosa ve n'è parso?







giovedì 30 settembre 2021

Nuova Maschera Senza Età Filler Antirughe Intensiva Acqua alle Rose ✨

Proprio l'anno scorso avevo avuto modo di parlare della Maschera Idratante Intensiva di Acqua alle Rose (trovate qui la review), e a sorpresa da qualche tempo l'azienda ha creato una sorellina, sempre in tessuto, ma della linea Senza Età Filler Antirughe Intensiva.



Tutta la gamma Senza Età Acqua alle Rose è rivolta a pelli più mature e segnate, ed è arricchita con acido ialuronico vegetale. 
Il primo impatto che ho avuto con la Maschera in tessuto Antirughe Intensiva non è stato così interessante e rivoluzionario, ho anzi riscontrato purtroppo alcuni degli aspetti non proprio positivi dell'altra maschera: la forma della maschera non è delle più adattabili e il tessuto non proprio malleabile, caratteristica che immagino possa essere un problema su un viso più piccolo e paffuto del mio. In ogni caso aderisce abbastanza bene alla pelle
Purtroppo Acqua Alle Rose ha usato ancora una volta l'odioso supporto in tessuto- non tessuto, che, come sapete, detesto perché ruba parte del siero della maschera vera e propria, oltre ad essere un rifiuto in più da cestinare.

A proposito del siero, non ricordo esattamente come fosse quello della maschera Idratante Intensiva, ma in questa versione Senza Età Filler mi è sembrato più fluido che gelloso, leggermente più spesso rispetto alle solite maschere in tessuto. 
Mentre invece per quanto riguarda l'INCI, ho avuto qualche perplessità: infatti questa nuova maschera Acqua Alle Rose non mi è sembrata così diversa nella sua lista degli ingredienti, rispetto la versione precedente. L'azienda dice di utilizzare "acido ialuronico vegetale" estratto da piante, ma ammetto che non ho capito a cosa si riferisca, se non al potere umettante e idratante degli estratti botanici come appunto le varie acque di rosa damascena, canina, gallica, e centifolia, unite a quella di amamelide.
In ogni caso fanno la loro apparizione anche olio di avocado e di oliva già presenti nell'altra sheet mask.



Lasciare agire questa maschera Senza Età Filler Acqua alle Rose è comunque gradevole, è fresca al punto giusto, ma ho notato che nel giro di una ventina di minuti il siero si era assorbito e la maschera risultava quasi asciutta. Il profumo è fresco, carino, non ha nulla a che fare con le rose. 

La prima cosa che ho riscontrato è stato l'effetto distensivo e compattante di questa maschera Antirughe Intensiva: anche i piccoli segni di espressione mi sembravano meno visibili e la pelle più tonica. Non so se sia un caso, ma anche i pori mi sono sembrati meno dilatati e più omogenei, cosa che contribuisce a rendere l'aspetto generale del viso più carino. 

Non ho sentito nessuna sensazione di appiccicoso e la mia pelle era abbastanza idratata, anche se ho preferito seguire con i prodotti della mia routine del momento, ma perché l'ho fatta la sera e al momento ci stiamo avvicinando ad un periodo più freddo. Immagino che per pelli più normali miste-basti da sola, ma quelle più secche non potranno fare a meno di aggiungere qualcosa che vada almeno a trattenere l'idratazione di questa maschera viso.

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🔎 Acqua e Sapone, Amazon, Grande Distribuzione
💸 € 1.99 (in offerta)
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Avevate scovato questa novità di Acqua alle Rose?




martedì 28 settembre 2021

(Mini) Serie TV promosse e bocciate!

Faccio un rapido saltino nel mondo serieale ché ho due mini serie tv terminate su cui è arrivato il momento di gettare la mia ombra. 
Inizio subito con La Direttrice (The Chair), un titolo in italiano che secondo me non rende moltissimo il concetto stesso della serie. Siamo in una università, e per la prima volta il ruolo di direttrice va ad una donna, Ji-Yoon Kim, che dovrà trovare il punto di incontro fra il modo contemporaneo di leggere il mondo dei suoi studenti, e la visione datata dei professori più anziani.

Locandina di La direttrice: 540336 - Movieplayer.it

Trovare una storia interessante che parli di un argomento già noto come il gap fra generazioni, non è semplice, però La direttrice secondo me riesce a raccontare l'attuale con una chiave di lettura poco battuta, quella del mondo accademico, e che mi è sembrata abbastanza originale. Sebbene si tratti di soli sei episodi da poco più di 30 minuti l'uno, sono inoltre riusciti a condensare tantissimi i temi: la difficolta che hanno oggi le generazioni di comunicare e capirsi, l'interesse che i giovani hanno nei confronti di inclusività e cambiamento ambientale, ma anche il ruolo e le difficoltà delle donne nel mondo del lavoro, e le differenze culturali. 


Ji-Yoon ha infatti adottato una bambina di origini ispaniche che riesce a gestire a fatica rispetto alle sue radici che sono sudcoreane. È questa una parentesi tenera, ma anche difficile.
Ho trovato molto realistico com'è stata trattata la cancel culture, perché è quello che vedo accadere sui social: spesso si estrapola e strumentalizza una azione o una frase, e ad ogni costo se ne cerca il marcio in un circolo continuo, svalorizzando poi la correttezza della mozione.
Tutti argomenti interessanti secondo me, ma lo spirito di The Chair è comunque leggero, le puntate scorrono velocemente, i dialoghi sono spesso ironici e mi hanno fatto sorridere. È quindi una miniserie che promuovo, ma che non merita secondo me la coccarda della migliore, almeno del periodo. 

Netflix, "La direttrice": data d'uscita, trama e cast

Il titolo italiano vi dicevo, secondo me è poco azzeccato perché alla fine della direttrice sappiamo ben poco, non si capisce nemmeno se sia in grado di svolgere la sua nuova carica. La Ji-Yoon di Sandra Oh finisce insomma per essere legata pedissequamente più ai suoi ruoli di preside e mamma che come donna e protagonista principale. Poi ho bisogno di non vedere qualcosa con Sandra Oh per qualche tempo, perché ogni volta ci trovo un po' della sua Eve di Killing Eve, e secondo me dovrebbe smarcarsi da quel personaggio. In generale, qui e lì, si ha l'impressione che anche un film poteva riuscire a raccontare comunque bene queste vicende e non servivano per forza sei episodi.
Non ci sono conferme per una seconda stagione, ma già questa prima parte di The Chair è più che completa da sola.


Non riesco invece a trovare appigli per poter salvare Camping, una serie poco nota forse, che risale al 2018 e che è stata trasmessa da Sky questo luglio. A sua volta, Camping è la riproposizione di una miniserie inglese del 2016. 


Se vi nominassi Jennifer Garner, David Tennant, Juliette Lewis, Chris Sullivan e Arturo Del Puerto pensereste che si tratta di un bel cast, variegato, interessante, con nomi noti anche nel mondo delle serie tv. Peccato che sia solo uno spreco di attori anche abbastanza talentuosi, per una serie tv che non ha nulla da offrire. La sinossi è quella di alcune coppie di amici che si ritrovano ad un campeggio, che però presto, più che una avventura all'aria aperta, si rivelerà l'occasione per riversare sugli altri e sul partner, le frustrazioni e i problemi del quotidiano e della vita di coppia.


Le mie speranze erano quelle di avere a che fare con una serie tv ben recitata, leggera, irriverente e divertente, ma Camping non è nulla di questo. Gli otto episodi, anche se durano solo 30 minuti circa, sono solo una grossa delusione, visto che non riescono a dare nulla allo spettatore. Girando infatti sempre intorno alle stesse battute, poco divertenti e spesso gratuitamente volgari, gli stessi stereotipi, e situazioni non credibili, Camping racconta ben poco e lo fa in una maniera assolutamente poco interessante. Non so come fosse la versione inglese originale, ma questa americana per me è solo una perdita di tempo sotto ogni punto di vista.

Beecham House»,«In Treatment» o «Come vendere droga online». Sei serie da  vedere nel weekend - Corriere.it

Il cast così blasonato non riesce a salvare nemmeno in calcio d'angolo la serie, visto che sono tutti, principali e secondari, costantemente nevrotici, strani, sopra le righe, è impossibile potercisi ritrovare, figuriamoci addirittura empatizzare. Ne prendo una per ferirli tutti: Jennifer Garner, che in genere mi piace nei ruoli più ironici com'è stato in Yes Day ad esempio, qui è assolutamente piatta e insostenibile.
Prudono quasi le mani a pensare che si tratta di una produzione HBO.
Fatemi e fatevi un favore, non dedicate nemmeno un minuto, nemmeno un pensiero a Camping.



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