Prime Video: le serie tv che ho terminato, fra dubbi e intrattenimento

Oltre a Scarpetta, ho terminato altre nuove serie tv su Prime Video che, devo dire, mi incuriosivano parecchio. Tiriamo un po' le somme e vediamo com'è andata con questi due titoli.



Young Sherlock
Prima Stagione

In attesa del ritorno di The Gentlemen e Mobland, Guy Ritchie ha pensato di impegnarsi su altri fronti e, ispirandosi ai romanzi Andrew Lane, ha dato nuova vita a Sherlock Holmes, ripercorrendo la sua giovinezza. 
Young Sherlock, arrivata in streaming il 4 marzo, parte proprio dalle origini del mito, quando l'investigatore di fama mondiale era poco più che un giovane uomo (qui interpretato da Hero Fiennes Tiffin, Il ministero della guerra sporca, Scatta l'amore) che ancora non sapeva bene cosa fare del suo futuro, e per una serie di peripezie lo ritroviamo come maggiordomo ad Oxford. La sua arguzia ed intelligenza però lo rendono particolarmente attento a tutto, così pian piano non solo a cercherà di risolvere un complesso intrigo che riguarda una misteriosa principessa cinese, ma anche di affrontare alcuni fantasmi dal passato che riguardano la sua famiglia.

La madre di Sherlock, Cordelia Holmes, (Natascha McElhone, Hotel Portofino) infatti si trova in un ospedale psichiatrico a seguito della morte di sua figlia, mentre sembra assente il signor Silas Holmes (Joseph Fiennes, The Handmaid's Tale) in viaggio all'estero come sempre. Ma non tutto è come appare.

Guy Ritchie firma una origin story che è tutta intrattenimento, come ci si aspetta dalle sue produzioni, e che riesce nell'intento di usare un personaggio noto per raccontare altro. 
Tocca ammettere che non era necessario tirare fuori ancora una volta il personaggio di Conan Doyle (pure l'anno scorso avevamo visto Sherlock & Daughter che aveva più o meno lo stesso scopo), però Young Sherlock ha qualche asso nella manica che è ben giocato.

Come le altre serie tv di Ritchie che ho visto, anche qui non manca un budget sostanzioso che gli ha consentito di raccogliere un ottimo cast, fra cui anche Colin First e Max Irons, ma anche di mettere in scena una ricostruzione di location e costumi d'epoca ricca ed elaborata. Ovviamente quello che non può mancare è tanta azione, con scazzottate ed inseguimenti, e momenti di suspense spesso usati come cliffhanger fra un episodio e l'altro. 

In Young Sherlock però hanno anche saputo trovare delle soluzioni creative interessanti ed originali, ad esempio quando ci mostrano come Holmes elabora mentalmente le sue indagini, ricostruendo alcune scene attraverso i suoi ricordi.

La mia promozione è quindi certa, visto che parliamo di una serie tv dinamica, in cui non è tanto il "perché" a tenerti attaccato allo schermo, ma il "come". Però, nell'ottica di parlarne qui pubblicamente, e quindi eventualmente di consigliarla, devo fare alcuni disclaimer che suoneranno come rimproveri alla serie ma non lo sono.

Il primo aspetto riguarda il fatto che, nel tentativo di proporre altro, Young Sherlock non è un semplice giallo, in cui l'investigatore si limita a risolvere il caso o quasi, ma abbiamo un personaggio che vive a tutto tondo. Così ci vengono mostrati i suoi drammi personali, con una famiglia tosta e complessa, le beghe amorose e il rapporto con l'amico (al momento almeno) James Moriarty, interpretato da Dónal Finn. 

Tutto questo a molti potrà sembrare quasi un modo di sviare dal personaggio che conosciamo, o comunque dare alla serie dei risvolti non proprio attesi dal genere che si prefigge. Lo stile poi di Guy Ritchie può non piacere, specie quando scivola in una deriva più pop e contemporanea.

Quindi, Young Sherlock secondo me non farà impazzire i puristi, ma io l'ho trovata accattivante e una seconda stagione non mi dispiacerebbe. A riguardo non ci sono ancora notizie ufficiali ma immagino tocchi solo aspettare.


Bait - Fuori Parte
Miniserie


Shah Latif (Riz Ahmed, The Night OfSound of Metal) è un giovane attore che sta ancora cercando la sua strada e spera che quel provino per diventare il nuovo James Bond sia l'occasione della vita. E sarebbe anche una svolta epocale, perché le origini pakistane di Shah lo renderebbero il primo agente 007 non bianco della storia. Peccato però che il casting non vada esattamente al meglio, ma Shah non molla e decide di far scoppiare un pettegolezzo che possa tenerlo a galla in lizza per il ruolo. 
Il giovane attore però verrà schiacciato dal suo stesso piano, finendo in un guazzabuglio mediatico e personale, dovendo anche gestire una relazione finita male e il rapporto con la sua caotica e ingombrante famiglia.

Creata dallo stesso Ahmed, Bait nasce come una commedia che però nasconde un senso vagamente più profondo. Da un lato c'è un attore che si ritroverà a gestire una situazione più complessa e grande di lui, spinto fra le pressioni dell'industria del cinema, inclusi colleghi pronti a fargli uno sgambetto in qualunque momento, la fama improvvisa e l'ambizione a raggiungere un ruolo che può cambiargli la carriera. Una tensione che porterà Shah a intraprendere una serie di scelte sempre più sbagliate che a volte si fa fatica a comprendere.

In realtà il provino per diventare il nuovo James Bond nasconde un doppio fondo: Shah è un giovane di origini pakistane ma che si sente a tutti gli effetti britannico, e che quindi, ipoteticamente potrebbe ricoprire quel ruolo. Tuttavia, l'agente più famoso di sempre, è legato ad una tradizione che è difficile scardinare e continua ad essere raffigurato sempre allo stesso modo: bianco ed eterosessuale. Bond diventa quindi l'emblema di una specifica cultura britannica particolarmente conservatrice.
Così nasce tutto un discorso di appartenenza culturale, e di quanto in fondo gli immigrati di seconda generazione restino comunque esterni rispetto alla possibilità di accedere ad alcuni ruoli, non solo cinematografici. 


Ne consegue così anche l'approccio che Shah ha con la sua famiglia, la "causa di tutti i suoi problemi", che sogna di ammazzare a sangue freddo, ma che non smette mai di difendere.

Questo discorso, ben più serio e complesso di un attore e dei suoi provini, viene inserito in una serie tv che in realtà ha intenti ben più leggeri, con un minutaggio corto e da soli sei episodi, e questo mi dà il fianco per parlare un po' dei problemi di Bait - Fuori Parte.

Di per sé non avrebbe in verità dei difetti, ma è il mio gusto (e questo d'altronde è il mio sito) che non sempre è stato convinto da alcune scelte. Come dicevo, ad esempio, il percorso di Latif diventa sempre più incasinato, schizofrenico, a tratti assurdo e, quando questo capita, mi provoca più distacco che interesse. Si crea un tipo di comicità che a me non fa nemmeno sorridere, quindi viene meno la premessa di una commedia. 

Anche il focus sui personaggi non mi ha sempre convinto: se Shah Latif può a volte sembrare come uno che se le va a cercare, i personaggi di contorno non aiutano proprio a farlo apparire migliore né hanno una qualche forma di approfondimento. Eppure Bait ha un cast di tutto rispetto, perché qui e lì appaiono Ritu Arya (The Umbrella Academy), Rafe Spall (Trying), Sian Clifford (Unstable, Chevalier) e Guz Khan che ha scritto pure la sceneggiatura insieme a Riz Ahmed.

Tirando quindi le somme il bilancio su Bait - Fuori Parte è positivo perché riesce ad essere intelligente ma non pesante, ma è racchiusa in un involucro, o più semplicemente in scelte creative che a me piacciono poco e che dubito possano accontentare un ampio pubblico. Se abbiamo più meno gli stessi gusti, ritenetevi avvisati. 


Prodotti economici, terminati e consigliati 🥰

Ho quattro prodotti da consigliarvi se vi piace spendere poco, profumare e prendervi cura di viso, corpo e capelli senza troppi sbattimenti. Sono prodotti che potete reperire ovunque, sia online che off line, così accontentiamo un po' tutti, quindi non mi resta che raccontarvi cosa riacquisterò e perché!


Vidal Bagnodoccia Sensitive
Talco Liquido


INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Amazon 
💸 €1.39                     
🏋 500ml
🗺 Italia
⏳ 12 Mesi
🔬Vegan, Peta Approved

Nonostante siano dei prodotti disponibili davvero ovunque fino ad ora ho provato solo tre docciaschiuma di Vidal, eppure mi piacciono sempre tantissimo tanto che mi riprometto sempre di prenderli più spesso. 
Dopo la versione Coconut Water che avevo scelto per l'estate del 2025, ho voluto provare la Sensitive con Talco Liquido che mi è piaciuta forse anche di più.

Parto dall'INCI: nonostante Vidal faccia riferimento ad un prodotto Delicato per pelli sensibili, io non ci vedo una formulazione così diversa dagli altri loro bagnodoccia. È sempre composta dal 95% di ingredienti naturali, ma in questo caso gli attivi sono l'amido di riso, che sicuramente conferisce al prodotto una nota più lenitiva e addolcente, e ritorna l'Hydradermal Complex, che sono quasi convinto sia composto da tre umettanti come glicerina, sorbitolo e sodio PCA. Inoltre abbiamo anche talco che, al contrario di quanto si pensi, non aggiunge profumo (chimicamente è inodore) ma che contribuisce a rendere il gel vagamente più opaco e dà un tocco setoso alla pelle.

Anche questo Bagnodoccia Vidal Talco ha la consistenza di un gel cremoso, che a contatto con l'acqua diventa una bella schiuma, piacevole da massaggiare sul corpo e che aiuta davvero la detersione. 

Si tratta di un prodotto che ho usato quotidianamente, che ho quasi terminato e che credo riacquisterò a giro breve perché mi è piaciuto moltissimo. Sulla pelle si comporta bene, perché deterge ma non mi crea prurito, irritazioni o fastidio. Come vi dicevo, immagino che una pelle davvero sensibile o già irritata possa preferire una formulazione un po' più mirata, ma lo reputo un bagnodoccia abbastanza delicato, che comunque mi rende la pelle liscia e morbida. Nonostante l'abbia utilizzato in un periodo dal clima freddo, non ha accentuato la naturale secchezza della mia pelle, ma anzi la lascia abbastanza elastica.

La cosa che più mi ha colpito però è la profumazione perché sa proprio di borotalco come volevo io. L'ho scelta infatti perché comunque inizio a cambiare un po' i profumi che utilizzo sul corpo, allontanandomi da quelle fragranze più dolci, speziate e calde, e cercando qualcosa di un po' più fresco. Così Talco Liquido di Vidal è la perfetta via di mezzo, ma è in generale una fragranza che mi piace perché sa di pulito (c'è forse anche una leggera nota di muschio bianco) e che permane sulla pelle per qualche ora. Inoltre è un bagnodoccia che si sciacqua facilmente quindi comodo anche per le esigenze quotidiane. 




MediFlower ARONYX Hyaluronic Acid Collagen Eye Patch


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana
💸 €8
🏋 90g/60 patch
🗺 Made in Corea 
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 //

Quando ho voglia di una coccola in più, quando mi devo preparare per una giornata o un occasione particolare, quando sento il bisogno di uno step idratante extra o semplicemente non ho riposato benissimo utilizzo con molto piacere questi Collagen Eye Patch di MediFlower, che in verità sono un trattamento semplicissimo. 
Si presentano come le classiche lunette in hydrogel intrise di siero, da applicare sul contorno occhi e al loro interno troviamo sostanze idratanti come appunto collagene, acido ialuronico, glucosio e glicerina. A questi attivi si aggiungono alcuni estratti vegetali che hanno funzioni diverse: aloe, camomilla, rosa come sostanze lenitive mentre alghe, melograno e tè verde offrono un effetto antiossidante. C'è anche una piccola quantità di eucalipto per dare un tocco di freschezza, e, seppur in basso nell'INCI ho notato l'estratto di fitoplacenta di soia, il quale pare abbia un effetto contro i segni del tempo.

I Collagen Eye Patch Mediflower sono semplici e piacevoli da utilizzare, c'è pure una spatolina per prelevarli. Essendo molto intrisi di siero possono scivolare, ma non cadono mai del tutto, quindi l'unica accortezza è quella di attendere qualche minuto così che il siero abbia il tempo di essere assorbito, per poi eventualmente muoversi o prepararsi. 

L'azienda ci dà come tempi di posa fra i 20 e i 30 minuti, ma vi posso dire che li ho tenuti a volte anche meno, altre molto di più e non ho mai riscontrato problemi. Inoltre Mediflower suggerisce che questi patch possono essere utilizzati su altre aree del viso, come ad esempio le rughe nasolabiali.

Come dicevo gli ARONYX Eye Patch mi sono piaciuti perché danno quell'attenzione extra alla zona perioculare. Io li ho utilizzati anche dopo aver applicato altri sieri e creme, proprio per sfruttarne non solo gli attivi ma anche l'effetto occlusivo che l'hydrogel crea.

Il risultato su di me è quello di una cute più idratata istantaneamente, più compatta, vagamente decongestionata, liscia e tonica. Specie al mattino, proprio per quella delicata sensazione di fresco che rilasciano, i Collagen Eye Patch mi danno proprio sollievo.
Non hanno un effetto diretto su occhiaie o borse, perché semplicemente non contengono attivi drenanti in questo senso, però sicuramente lo sguardo in generale migliora proprio perché la pelle appare più compatta.
Il siero di queste maschere occhi si assorbe bene, senza lasciare patine o residui strani e se voglio sopra ci posso mettere una crema per sigillare il tutto o il make up. Questi patch occhi Mediflower non mi hanno mai dato fastidio, anche la sera con maggiore sensibilità e stanchezza. Per cui, nonostante il mondo delle maschere occhi sia davvero vario, li riacquisterei.



Garnier Ultra Dolce Elisir Ravviva Onde
Olio per capelli con Avocado e Burro di Karitè


INFO BOX
🔎Amazon, Grande distribuzione
💸 €7.90
🏋120ml
🗺 Made in UK
⏳18 mesi
🔬 //


Quando dico che i miei capelli sono molto bisognosi, intendo che vanno d'accordo con prodotti anche ricchi e rivolti a determinate esigenze, come questo Elisir Ravviva Onde di Garnier. È un olio capelli che nasce come trattamento multiuso per appunto capelli ricci: si può usare come impacco pre-shampoo da applicare dalle radici alle punte e da tenere in posa anche tutta la notte, si può miscelare con la maschera capelli abituale per potenziarla, oppure usarlo come pre-styling, ed infine per ravvivare le onde tra uno shampoo e l'altro.

Essenzialmente si tratta di una miscela di oli vegetali, come semi di girasole, oliva, cocco, jojoba, avocado e soia, e burro di karitè, che vengono aiutati da altri emollienti ad avere una bella consistenza fluida e abbastanza leggera (almeno all'apparenza). In più contiene estratto di rosmarino, che sapete mi fa piacere aggiungere alla mia hair care routine perché coadiuva contro la caduta dei capelli
Per questo ho usato l'Elisir Ravviva Onde di Garnier in due modi in particolare: come impacco pre-lavaggio, su capelli umidi, e prima dell'asciugatura e mi è piaciuto moltissimo.

Come dicevo è un olio che sembra leggero e fluido, facile da usare e distribuire sui capelli, ma che nell'utilizzo si rivela ricco e più consistente di quanto si pensi. Personalmente ad esempio già con un paio di "push" abbondanti riesco a impregnare bene la capigliatura.
Se lo uso come impacco, lascio agire questo Elisir Ultra Dolce almeno un paio di ore e poi procedo col normale shampoo. In questo modo l'ho apprezzato perché dà nutrimento sia al capello che alla cute, ammorbidisce le lunghezze e le lascia districate. Sento infatti il bisogno di usare meno maschera o balsamo. Su di me non è complicato rimuoverlo, ma come dicevo questo Olio Capelli Garnier va dosato senza esagerare. 

Mi ha invece proprio stupito come siero leave-in prima dell'asciugatura perché mi rende i capelli molto morbidi, meno crespi e più lucidi ma senza appesantirli o sporcarli in anticipo. Inutile dire che per questa applicazione utilizzo giusto una goccia di questo Elisir Garnier perché altrimenti ungerebbe. Infatti ammetto che il dosatore non è fra i miei preferiti ed avrei gradito un contagocce, ma non è impossibile evitare gli sprechi, basta prestare attenzione.
Con l'uso costante ho notato comunque un miglioramento generale, i miei capelli risultano meno pagliosi e secchi quindi mi è proprio piaciuto e lo riacquisterei. 
L'Elisir Ultra Dolce ha pure un buon profumo, come un po' tutta la linea Garnier, quindi non gli manca nulla per essere un riacquisto e se avete capelli molto secchi, trattati e maltrattati potrebbe piacere anche a voi. 



Ekos Baby Crema per il Cambio Pannolino


INFO BOX
🔎 Tigotà, Sito dell'azienda
💸 €3.99
🏋 100ml
🗺 Italia
⏳ 6 Mesi
🔬AIAB Eco Bio Cosmesi, Vegan, Nickel, Chromo, Cobalto Tested <0,00004 %

Lo so che può sembrare strano che qui in mezzo troviate una pasta per il cambio pannolino, anche perché non sono diventato papà nel frattempo. Però le creme a base di ossido di zinco, che sono spesso appunto destinate per i più piccoli, sono quasi sempre presenti in casa mia per altri scopi. Nel mio caso hanno due fini particolari: il primo, più ovvio, è sulle irritazioni cutanee, mentre il secondo è più particolare. Quando faccio la tinta capelli infatti ne applico sempre uno strato generoso all'attaccatura per evitare di macchiarmi. È una tip che non mi sono inventato io, ma notavo che le comuni creme viso non creavano una barriera abbastanza spessa per proteggere la pelle, e quindi ho ripiegato sulle paste a base di ossido.

Questa di Ekos Baby l'ho presa un po' a caso da Tigotà e giustamente viene definita più una crema per il cambio pannolino perché, oltre all'ossido di zinco, ha altre sostanze idratanti, nutrienti e addolcenti. 
Notiamo ad esempio oli vegetali di semi di girasole, di mandole dolci, e burro di karité, umettanti come glicerina, inulina, fruttosio e lenitivi come bisabololo e amido di riso.

Parliamo comunque di una crema densa, abbastanza pastosa, che fa ovviamente scia bianca e che deve essere dosata in base alle necessità e alla zona in cui la applichiamo.

Non c'è molta poesia che possa farvi su questa crema per il cambio Ekos perché funziona bene per le mie necessità. Per le irritazioni più importanti del corpo, che mi si creano ad esempio a causa del sudore, riesce a dare subito un effetto lenitivo, disarrossante e in un paio di giorni mi aiuta a riparare quelle aree sensibilizzate. Ha ovviamente anche un potere idratante quindi può adattarsi anche a quelle zone non solo arrossate ma anche screpolate (nel mio caso ad esempio alcuni punti del viso o gli angoli della bocca).

Come barriera durante la colorazione capelli funziona altrettanto bene perché crea uno strato spesso che consente alla tinta di non fare troppi pasticci. E comunque, anche se si secca un po' durante la posa della tinta, non diventa antipatica di rimuovere lavando i capelli. 
L'unico appunto che posso fare a questa crema per il cambio Ekos Baby è che contiene una fragranza abbastanza presente, che può far storcere il naso in un prodotto pensato per essere delicato e da applicare su zone potenzialmente sensibili. Diciamo che questo è l'unico aspetto che potrebbe fermarmi da un riacquisto, anche se non diventa un problema sia nell'uso che ne faccio sia all'atto pratico.


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Soliti Problemi e nuove Serie Tv su Disney+

Ho terminato da poco alcune serie tv arrivate in streaming su Disney+ in questa prima parte del 2026. In particolare ho due titoli, uno tornato dopo una prima stagione, e una miniserie che credo darà l'incipit ad una antologia. Chiacchieriamone un po', anche se le cose da dire sarebbero tantissime.


Paradise 
Seconda stagione 

Fra il 23 Febbraio ed il 30 Marzo sono arrivate le nuove puntate della seconda stagione di Paradise, serie tv catastro-fantascientifica creata da Dan Fogelman, che lo scorso anno aveva avuto un buon riscontro, tranne che da queste parti. 

Mi era sembrato infatti che, al netto di buone premesse, Paradise si perdesse in troppi, costanti flashback, nella mancata coerenza di certe reazioni e in una scarsa caratterizzazione di alcuni personaggi.
Ho però comunque voluto vedere la seconda stagione per capire dove andassero a parare e ammetto che nei primi episodi mi hanno quasi preso alla sprovvista. Il focus infatti non è stato subito Xavier Collins (Sterling K. Brown) e la ricerca di sua moglie, ma conosciamo una giovane donna di nome Annie (interpretata da Shailene Woodley, Killer Heat, Big Little Lies) e di come questa si salva dalla catastrofe che causerà la fine in parte del mondo. Lentamente (ma nemmeno troppo) scopriremo molti tasselli sia sul suo passato che sul suo presente, al momento del collasso mondiale, e sarà il suo incontro proprio con Xavier che, a cascata, costruirà quel che accade in questa seconda stagione.

Dirvi di più non mi è possibile perché rischierei di fare spoiler sui punti salienti, ma posso aggiungere che ci sono altri nuovi personaggi da non sottovalutare, come il postino Gary (Cameron Britton, La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra, Non così vicino), che si rivelerà ambiguo, e Dylan (Thomas Doherty), pedina importante in questa seconda stagione di Paradise. 

Bisogna ammettere che, come negli episodi precedenti, anche quest'anno non sono mancati gli elementi narrativi interessanti, ma come nella passata stagione, si tende sempre a strafare. La linea temporale principale è tutto sommato abbastanza lineare e chiara da seguire, ma viene incastonata in una miscela di altre storyline che aggiungono personaggi, digressioni, deviazioni, e ovviamente altrettante storie che necessitano attenzione. In questo caos è inevitabile che qualcosa si perda, che qualche evoluzione finisca in aria o semplicemente con una pacca sulla spalla. Così quel momento che sembrava carico di pathos, tanto da trascinarsi per episodi, scoppia come una bolla di sapone, e capisci quanto gli sceneggiatori puntino solo a far funzionare a tutti i costi la serie.

Persino la morte di un personaggio, che fino a quel momento era stato costruito come un villain difficile da battere perché psicologicamente instabile e fisicamente ben preparato, avviene fuori schermo.


Ma mi è anche capitato di leggere un paio di interviste del cast di Paradise in cui gli attori cercavano di comprendere e spiegare le motivazioni o le logiche intorno al destino dei loro personaggi, ma l'unica strada possibile era la supercazzola perché razionalmente non è tutto sensato. Se si guarda anzi nell'ottica di una possibile crescita e maturazione del personaggio, certe scelte e situazioni diventano ancora meno coerenti.

È qui che forse arriva l'inghippo più grande: per far quadrare i conti la sceneggiatura deve usare delle casualità come forza motrice. Vi basti pensare che Xavier incontra Annie per caso, così come la stessa ragazza incontrerà Dylan, e inutile dire che Dylan e Xavier avranno un faccia a faccia. La giustificazione di tutti questi incontri? Il soprannaturale. Paradise infatti scoppia improvvisamente diventando, negli episodi finali, proprio più fantascientifica, con probabili loop temporali e paradossi, di quanto la distopia iniziale facesse pensare. 
Ovviamente non aspettatevi che tutta questa nuova deriva sia spiegata chiaramente perché non c'è materialmente il tempo per approfondimenti ma solo di rimandi ad un'altra stagione. 


È vero, sin dai primi episodi avevamo avuto delle avvisaglie del cambiamento dal fatto che Xavier avesse delle visioni mistiche e dei sogni particolari, ma è passato dall'essere una sorta di rambo a diventare quasi un profeta. Peggio forse l'evolvere di Sinatra (Julianne Nicholson) che ho criticato fin da subito: prima cattiva, poi buona, poi così così, infine forse in grado di cose ben più grandi di quanto si pensi.

Mi è spiace doverne parlare così anche per questa stagione, perché Paradise inizia bene ed aveva sin dal principio delle premesse interessanti, ma se alzi l'asticella delle pretese, le aspettative si alzano altrettanto. Non entro nemmeno nel merito dell'eccessiva drammatizzazione della parte più personale dei personaggi, che per alcuni può risultare stucchevole.
Di tutto questo resta una nota che reputo positiva: Paradise sembra essere stata pensata come una serie che si concluderà con la terza stagione già confermata, e questo mi fa penare che il finale sarà comunque coerente, indipendentemente da pregi e difetti.



Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette
Miniserie

Dal 13 Febbraio al 27 Marzo è invece arrivata una miniserie che, al netto di qualche sbavatura, mi è piaciuta parecchio. Ispirata al libro Once Upon a Time: The Captivating Life of Carolyn Bessette-Kennedy di Elizabeth Beller e prodotta da Ryan Murphy (quindi destinata a diventare un franchise come tutte le sue serie?), Love Story ci trasporta negli anni '90 e ci fa conoscere una delle coppie più iconiche dell'epoca.

Lei, Carolyn Bessette (interpretata da Sarah Pidgeon, Le piccole cose della vita, L'amico fedele) lavora per Calvin Klein, e incarna perfettamente lo stile di un'epoca. Lui invece è John F. Kennedy Jr. (un ancora alle prime armi Paul Anthony Kelly) uno dei rampolli più famosi d'America che cerca però di mostrarsi come uno di noi. Insieme diventano i protagonisti di una fiaba contemporanea: si conoscono a Maggio del 1992, lui restando incantato dal fascino di lei, lei con la curiosità di scoprire cosa si nasconde dietro quell'uomo così perfetto. Una coppia destinata a fare scalpore, seguitissima dai media dell'epoca e rimasta nella storia per il loro glam, ma soprattutto, purtroppo, per la loro tragica e prematura scomparsa in un incidente aereo.

Love Story: John F. Kennedy Jr. and Carolyn Bessette cerca non solo di raccontarci come i due protagonisti si sono conosciuti, ma soprattutto ci porta dietro le quinte di quella che sembrava una relazione da favola. In realtà i problemi sembra fossero molti: Carolyn infatti starà stretta in questa nuova veste pubblica, perseguitata dai paparazzi e vivisezionata dal gossip con la conseguente impossibilità a proseguire la sua carriera. John invece cercherà di smarcarsi dall'aurea che la sua arcinota famiglia gli aveva impresso, ma quella ricerca di un ruolo tutto suo, di quella reale capacità a brillare da solo, non porterà mai i frutti sperati.

Love Story così mi ha convinto: non l'ho trovato un racconto fine a se stesso, ma appunto un tentativo di creare dei chiaroscuri su due figure che hanno segnato un'epoca, e che, nonostante la patina di royal couple amerigana, erano in realtà umanissimi e imperfetti. Per me è stata una riscoperta della loro tragedia, perché onestamente non ricordavo molto, ed anche da questo punto di vista la serie riesce secondo me ad essere chiara e completa.
Il focus però non è solo interno ma anche esterno: John e Carolyn soffriranno durante la loro relazione sotto il peso delle pressioni esterne, della famiglia di lui, e soprattutto dello scrutinio mediatico. I confronti con Lady Diana in questo senso si sprecano nella serie tv. 

Lo sottolineo solo per chiarezza, perché la serie stessa lo specifica subito: questo non è un documentario, e ci viene esplicitato fin da subito. Anzi la romanzatura di eventi e personaggi ha portato ad alcune critiche anche di persone realmente coinvolte nella vicenda, come quelle della stessa Daryl Hannah che ebbe con John John una relazione turbolenta. In effetti Love Story la tratteggia come egocentrica e manipolativa, ma è chiara la volontà di creare un "villain" televisivo.

Ho apprezzato però non solo la capacità di ricostruire le vicende in maniera certosina, tanto che il confronto fra scatti e video reali e fotogrammi della serie tv è quasi impressionante, ma anche gli interpreti che ne hanno fatto parte. Credo che un po' tutti hanno cercato di dare tridimensionalità ai loro ruoli riuscendo ad evolvere anche quando la presenza sullo schermo non li premiava.
Penso alla Jackie di Naomi Watts, che è riuscita a farmi commuovere, ma anche Grace Gummer nel ruolo di Caroline Kennedy.
L'inesperienza di Paul Kelly purtroppo si nota, ma la somiglianza fisica lo aiuta a colmare qualche lacuna.

Così Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette diventa uno dei titoli da recuperare quest'anno, se si chiude un occhio su qualche magagna. La mano di Ryan Murphy ad esempio si vede nello sbrodolare con la quantità di episodi (9 si dimostrano presto troppi) e del minutaggio. Inoltre manca qualche sottigliezza che potesse evitare di rendere alcune reazioni dei personaggi come eccessive e non sempre credibili. Mi riferisco ad esempio alla "clausura" di Carolyn in fuga dalla stampa, che riesce a trasmettere un messaggio chiaro, ma non sempre viene raccontata in modo coerente.

In fondo Murphy e le sue produzioni ci obbligano indirettamente a farci una domanda: non sarà un po' ipocrita criticare l'eccessiva esposizione mediatica di qualcuno, quando poi siamo noi ad apprezzarne la spettacolarizzazione delle sue serie tv?
Non resta che vedere quindi se ci sarà un'altra Love Story da raccontare.



VT PDRN Reedle Shot Eye Lifter: il contorno occhi coreano con applicatore vibrante funziona davvero?

Nel mondo della cosmesi è difficile innovare davvero, ma si può sempre migliorare o potenziare qualcosa che già esiste. Seppur non di frequente, vi sarà già capitato ad esempio di trovare prodotti soprattutto per la cura del contorno occhi che hanno un applicatore particolare, magari vibrante o massaggiante. Quando però ho scoperto che il brand coreano VT aveva dato una sua versione di questo tipo di trattamenti, mi sono incuriosito e l'ho voluto provare. Si chiama PDRN Reedle Shot Eye Lifter e contiene al suo interno (e al suo esterno) tante tecnologie.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana
💸 €24
🏋 15ml
🗺 Corea
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 //

Le promesse che VT fa con questo contorno occhi sono tante: più elasticità della cute, più turgore e quindi meno linee di espressione, un effetto lifting e di maggiore compattezza della zona perioculare, ma anche migliorare l'idratazione, ridurre gonfiori e segni di stanchezza ed illuminare la cute. Inoltre l'azienda promette anche un maggiore assorbimento degli attivi che avviene attraverso due particolari caratteristiche.
Il primo, il più evidente, è proprio l'applicatore metallico di questo PDRN Reedle Shot Eye Lifter che dovrebbe produrre fino a 12.000 vibrazioni al minuto. Essendo arrotondato e ovviamente freddo, consente anche di massaggiare la crema e svolge già da solo una azione decongestionante.

Il secondo è dato invece dal CICA REEDLE™, micro spicule di silice infuse di centella che VT ha fatto diventare il punto di forza della sua linea Reedle Shot, e che creano piccoli canali che permettono agli attivi di agire un po' più in profondità nella pelle.
L'Eye Lifter ha una formulazione ampia che vuole sfruttare la sinergia fra i suoi ingredienti.


VT ci fa sapere che questa crema contorno occhi include diverse tecnologie e brevetti per agire su alcune problematiche della zona. Abbiamo in particolare: 

  • PHYTO PDRN® Panax, composto da sodio DNA di origine vegetale ed estratto di radice di ginseng quindi, almeno sulla carta, unisce un effetto antiossidante a quello rivitalizzante, e di riparazione e rigenerazione cutanea;

  • GOLD COLLAGEN PDRN™ un altro brevetto che segue una logica molto simile ma che unisce il collagene al PDRN per una azione più idratante e rimpolpante, oltre che rigenerante. In più questo composto contiene anche oro e mica, per dare un effetto micro riflettente.

Oltre a questi due brevetti su cui VT punta l'attenzione, in realtà troviamo altri sistemi meno noti ma comunque interessanti. Abbiamo l'AGINON™, composto dall'estratto di un particolare lichene alpino, in grado di migliorare la vitalità delle cellule cutanee, contrastando i segni dell'invecchiamento nel lungo periodo. E poi è inserito il BL FILL UP, a base di estratto di alghe e brunella, che apporta sostanze antiossidanti, ma anche stimolanti per la sintesi di collagene.

Se non vi siete ancora stancati, sappiate che il PDRN Reedle Shot Eye Lifter ha anche attivi più tradizionali. Abbiamo umettanti come la glicerina che trova supporto nell'elastina, nel collagene e in svariate forme di acido ialuronico che offre una azione idratante multilivello; ci sono emollienti come burro di karitè che si appoggia ad componente lipidica molto interessante, con ceramidi, colesterolo e fitosfingosina, che contribuiscono anche a ripristinare la barriera cutanea. 

Ma questo contorno occhi VT contiene anche sostanze funzionali come niacinamide, che aiuta a migliorare la luminosità, discromie e supporta la funzione barriera. Questa è accompagnata da attivi illuminanti, cioè acido tranexamico e glutatione. Questa combinazione è pensata per rendere la zona perioculare più luminosa, ma funziona meglio su occhiaie leggermente pigmentate, meno su quelle vascolari o strutturali.

Non mancano poi i peptidi, presenti in diverse forme, tra cui argirelina e peptidi di rame, ed accanto a questi troviamo l'adenosina, un attivo molto utilizzato nella cosmetica coreana per il suo effetto anti-age. 

Se la parte tecnica vi ha annoiati, sappiate che la parte pratica è molto più breve perché usare questo Eye Lifter VT è semplice: premendo il tubetto fuoriesce la crema e afferrando l'applicatore dalla parte metallica questo si attiva. Basta quindi appoggiare l'applicatore sulla cute e così inizia ad emettere le vibrazioni, e possiamo proseguire al massaggio. 

La consistenza è quella di una crema soffice e fluida, facile da stendere, inodore e delicata, che non mi ha mai dato fastidio agli occhi. È una di quelle texture leggere ma non troppo, e che sulla pelle trovo molto confortevoli. Il mio contorno occhi è secco, e apprezza anche consistenze più corpose, ma questa di VT si è rivelata molto adatta alle mie esigenze, specie nella skincare giornaliera.

Il PDRN Reedle Shot Eye Lifter mi è in verità piaciuto sotto ogni punto di vista: l'applicatore metallico è gradevolmente fresco per tutto il tempo del massaggio, e scorre bene sulla pelle perché è arrotondato. Soprattutto al mattino decongestiona la zona e aiuta a sgonfiare eventuali ristagni di liquidi. La stessa VT suggerisce anche di usarlo su altre parti del viso, come gli ovali, sempre per questo effetto drenante. L'azione vibrante si percepisce bene, ma non risulta in alcun modo fastidiosa. 
Io non ho provato, ma tenerlo in frigo potrebbe massimizzare ancora di più questi effetti.


Tornando alla crema vera e propria ho molte cose da dirvi che si collegano alla formulazione stessa. La prima riguarda le spicule che io sinceramente non sento. È vero che ormai le uso da un po' e quindi mi ci posso essere abituato, ma qui mi sembrano davvero delicatissime, e probabilmente davvero poche, di conseguenza è un prodotto adatto se non avete mai provato questi aghetti.
Inoltre vi accennavo alla presenza di mica e oro ed in effetti questo PDRN Reedle Shot Eye Lifter ha delle microscopiche perlescenze, visibili appena se si guarda alla giusta condizione di luce. Io credo che l'intento sia quello di contribuire ad un immediato effetto micro correttivo ed illuminante mentre gli attivi veri e propri agiscono, ma senza interferire col trucco. Anzi secondo me questa crema contorno occhi è un'ottima base per il make-up perché lascia un tocco setoso ma asciutto, non appiccicoso o untuoso. 

L'Eye Lifter VT come vi dicevo mi ha convinto fin dal primo momento: si adatta ad una pelle un po' più esigente come la mia perché dà subito idratazione, nutrimento e lascia la zona più tonica, compatta ed elastica per tutto il giorno. Col tempo è diventato parte della mia skincare con facilità perché si stratifica bene, è perfetto se ad esempio lo si usa con un siero, perché non risulta mai eccessivamente grasso. Per la sua formulazione e per questo applicatore è un prodotto multitasking che si prende cura della zona perioculare a 360 gradi.

A proposito della confezione, VT ha pensato anche a questo: se finite la crema, basta svitare il tubetto dalla parte vibrante e sostituirlo con uno pieno.


Conoscevate già l'Eye Lifter di VT?




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Film e Serie Tv di Marzo, cosa floppa inaspettatamente e cosa salvo (nonostante tutto)

Ultimo giorno di marzo e quindi il momento di un ricapitolone, questa volta sulle serie tv e sui film che ho visto nel corso del mese, fra ciò che mi è piaciuto e quel che ho mal sopportato.

Ho iniziato proprio marzo lamentandomi della quarta stagione di Bridgerton, e a volte mi sento un po' solo in queste rimostranze, ma vado comunque avanti.

A voi non è sembrata la stagione più banale, prevedibile, a tratti noiosa e con personaggi poco costruiti di tutta la serie tv Netflix? Il focus su Sophie e Benedict, visto attraverso una pigra reinterpretazione della fiaba di Cenerentola, non offre nulla di nuovo o di così emozionante. E se i due protagonisti dimostrano spesso incongruenze caratteriali, il resto dei personaggi si ritrova a doversi ritagliare piccoli spazi in una storia che non permette loro molte manovre. Poi Bridgerton resta sempre una serie romantica piena di pizzi e merletti che piace proprio per questa sua leggerezza, ma siamo arrivati alla quinta stagione e secondo me è tempo di fare passi avanti e non indietro.


Visto che tanto mi sono inimicato i fandom di Bridgerton, passo a farmi odiare anche dagli affezionatissimi di Heated Rivalry, perché per me la prima stagione è stata un flop.

È giusto dire che ho visto serie tv molto peggiori, interpretate male e che non portavano da nessuna parte, ma la fama di Heated Rivalry è così alta da avermi fatto pensare ad una vicenda molto più complessa e d'impatto. Invece mi sono ritrovato nella classica esposizione di corpi fra cui emergono qui e lì piccoli sprazzi di emotività.
Tutte le grandi dinamiche, discussioni, teorie, turbamenti di cui ho visto qui e lì online, non li ho trovato.
Anche qui, se la si guarda nell'ottica di un mero intrattenimento senza aspettative, Heated Rivalry finisce nel calderone di tante cose simili già viste, ma se ci si aspetta invece molto altro, questa prima stagione non ripaga. 

Ci sarebbero anche altre serie tv che potrei impilare nel fascicolo dei titoli "evitabili", come Vanished con Kaley Cuoco su MGM+ e Mrs Playmen su Netflix con Carolina Crescentini, ma secondo me c'è di peggio. Entrambe non brillano per originalità, livello di intrattenimento, né sono esenti da imperfezioni, ma se prese senza alcuna particolare pretesa, sono delle compagnie passeggere per serate poco impegnate. 
Anche la nuova Scarpetta, su Prime Video con Nicole Kidman, si trova in questa sorta di limbo: le aspettative sono state ripagate da vicende interessanti da seguire, un ottimo cast ed una messa in scena valida, ma la voglia di strafare con i drammi personali dei protagonisti e i salti temporali, appesantisce ritmo e visione. 


Nei top delle serie tv del mese di marzo ci metto sicuramente la seconda stagione di A Thousand Blows.

La serie tv creata da Steven Knight, pur non essendo diventata un titolo di punta, secondo me prosegue bene e in modo coerente la sua strada. Il livello interpretativo, della messa in scena e del racconto restano alti ed ho seguito anche questa seconda stagione con piacere. Resta da scoprire ancora se ci sarà un rinnovo per A Thousand Blows, quindi tocca aspettare. 


Passando ai film, che non sono moltissimi, non ho un vero e proprio flop da segnalare. Forse il titolo peggiore che ho visto è Ella McCay - Perfettamente imperfetta.

Un po' come per Scarpetta, qui si parte da una vicenda, quella della giovane vicegovernatrice Ella McCay, che può essere interessante da seguire e approfondire. Poi però hanno pensato bene di inserire dei drammi personali che prendono il sopravvento e che non sempre riescono a mantenere alto quell'interesse che dicevo. A leggere le recensioni online sembra il peggior film di sempre, ma secondo me può andar bene come compagnia che non richiede troppa attenzione. 

Va meglio per Rental Family - Nelle vite degli altri, che segna il ritorno di Brendan Fraser al cinema.

Qui abbiamo una trama particolare che ci porta nella cultura giapponese contemporanea e non solo, quindi anche solo per questo merita una chance. In più Rental Family sa entrare in storie anche complesse in punta di piedi, in modo dolce e delicato, senza cercare il drammone ad ogni costo. Purtroppo manca un po' di coesione generale e il minutaggio non corrisponde ad un approfondimento di tutte le situazioni che mette in piazza. Così si affossa un po' l'impatto emotivo, ma comunque l'ho promosso. 


Ho sollevato anche diversi dubbi parlando di Hamnet - Nel nome del figlio, il nuovo film di Chloé Zhao candidato agli Oscar di quest'anno, ma non posso non metterlo fra i top di Marzo.

Già solo l'interpretazione di Jessie Buckley merita la visione, ma a supportarla c'è un intero cast valido, una ricostruzione storica curata ed una regia che fa parlare la natura quasi come se seguisse le emozioni dei protagonisti. Per me il suo punto debole è l'impatto emotivo: Hamnet, in una cinica sintesi, gira attorno all'elaborazione del lutto da parte di due persone che hanno approcci diversi, in una storia che parte dal passato ma diventa senza tempo. Oltre a non essere un tema, purtroppo, inesplorato, l'impostazione volutamente teatrale non aiuta a creare quel pathos più sottile e coinvolgente. Per il resto è però un film che merita anche solo una visione. 



Top e Flop di Marzo: tante novità e una piccola delusione

Ogni volta che devo organizzare i miei recap mensili, riguardo ovviamente i miei post perché a volte confondo i mesi e i prodotti. Riguardando le mie recensioni di marzo ho avuto quasi un capogiro perché ho raccolto davvero tanti prodotti che mi sono piaciuti, ma che soprattutto meritavano un approfondimento. E poi ci sono state diverse novità che ho avuto modo di testare e che secondo me ci accompagneranno da qui alla bella stagione.
Cerco di fare una cernita perché altrimenti diventerebbe una lista lunghissima. 

Inizio subito con i promossi del mese e proprio fra le primissime recensioni di Marzo c'è la nuova Crema Sorbetto Anti-Macchie con Vitamina C di Garnier.


Ve ne ho parlato forse in anticipo perché questi nuovi Sorbetti di Garnier secondo me andranno a ruba con la bella stagione (che qui da me ancora stenta ad arrivare) e con l'estate. La texture di queste creme è particolare, un gel sodo che svanisce nella pelle e lascia un finish quasi levigato. Adesso ho utilizzato la Crema Sorbetto con Vitamina C quasi come fosse un siero, ma appunto con il caldo sarà la delizia di pelli miste e grasse. Qui la review completa. 

A proposito di novità, di texture piacevoli e di prodotti da appuntarvi per l'estate, ho avuto modo di provare il nuovo Electrolyte Dewy Gel 100H di Biotherm Aquasource + e mi è piaciuto moltissimo.


Spogliandolo da qualunque approfondimento sulla formulazione, posso dirvi che questo Dewy Gel è un'ottima evoluzione ai classici, semplici, poco performanti sieri all'acido ialuronico. Biotherm ha creato un trattamento viso che idrata profondamente, lascia la pelle tonica ed elastica. Il formato poi è molto generoso, cosa da non sottovalutare. Altre info qui. 

Sempre per restare in tema novità, nel corso di marzo non vi ho parlato di molti prodotti coreani, ma vi ho presentato le nuove Spicule PDRN Cream di Mary & May, che uniscono diverse tecnologie cosmetiche. Sono essenzialmente dei booster che agiscono sia da soli, sia secondo me per potenziare la nostra skincare. In particolare fra i top in assoluto metto la Spicule Retinol PDRN Cream.


Credo infatti sia uno shot di retinolo facile da utilizzare, che ho integrato facilmente nella mia routine e che va a potenziare la nostra skincare anti age soprattutto in quelle aree maggiormente segnata, con macchie e texture. Secondo me la Retinol PDRN Cream ha un potenziale interessante per tanti tipi di pelli, sia sul contorno occhi che sul resto del viso. Su Yesstyle la trovate a meno di otto euro e col mio codice sconto PIER10YESTYL è ancora più conveniente. 

Resto in tema viso con una novità che forse è meno particolare rispetto ai prodotti che vi ho menzionato, ma sicuramente vedrete, da qui in avanti, più e più volte fra i miei terminati su Instagram. Mi riferisco alle nuove formule delle maschere viso in tessuto di Cien.


In breve, Cien ha cambiato l'INCI di queste maschere, e credo che siano in gamma permanente appunto a sostituire le vecchie formulazioni. È difficile nominarvi una di queste maschere che mi è piaciuta più delle altre, magari potrei utilizzare la Sakura quando devo prepararmi ad una serata e la Aloe Vera quando invece sento la pelle più irritata. In ogni caso sono ottime, ed entreranno nelle mie scorte in pianta stabile, qui la recensione completa. 

È difficile scegliere anche fra le Creme Corpo Fluide profumate di Compagnia delle Indie che vi ho fatto scoprire nel corso del mese.


Di base hanno tutte la stessa composizione, che su di me performa bene, è gradevole ed efficace. A cambiare sono ovviamente le fragranze visto che Compagnia delle Indie vuole proprio creare un percorso sensoriale attraverso i loro prodotti. Al momento le creme corpo fluide sono declinate in quattro profumazioni come le quattro Eau de Parfum lanciate in origine, ma pare che presto la gamma si espanderà. Scegliere fra queste fragranze è difficile perché appunto possono accontentare tutti, anche in momenti o stagioni diverse. La 11 ad esempio per me è più frizzante e primaverile, la 21 è invece quella che preferisco con un clima più freddo. Scoprite tutte qui. 

Proprio le creme corpo Compagnia delle Indie mi danno l'opportunità di parlare del vero e proprio flop di marzo, ovvero lo Shower Gel Avilea Gourmand al Pistacchio.


Fa parte di una recente linea disponibile da Tigotà, e di per sé non è un cattivo prodotto né mi ha dato problemi o irritazioni sulla pelle, ma non aspettatevi questa fragranza particolare, golosa o così intensa. A me è sembrato un docciaschiuma come tanti altri che si trovano in commercio, anzi forse ce ne sono alcuni che hanno un rapporto quantità-prezzo migliore e profumazioni più invitanti e persistenti. Quindi mi ha un po' deluso e non lo riacquisterei. Vi ho parlato di questo shower gel Avilea qui insieme ad altri prodotti. 

Quali sono stati i vostri top e flop di Gennaio?


|Sotto la copertina|
Cosa ho apprezzato (e cosa no) dei libri terminati dell'ultimo periodo

Fra la fine dell'anno scorso e l'inizio di questo 2026 ho perso un po' il ritmo con le mie letture, ma il fatto è che sono stati i libri stessi a farmi rallentare. Ci si sono messe infatti delle storie che non mi hanno convinto fino in fondo al punto da volerle leggere nel minor tempo possibile. Vi racconto cosa mi è piaciuto ma anche cosa speravo andasse meglio con gli ultimi libri che ho terminato



Gian Andrea Cerone - Le Notti Senza Sonno 


Genere: narrativa, gialli
Editore: TEA
Pagine: 576
Data di pubblicazione: Aprile 2022
Prezzo: €13/ ebook €9.99

Febbraio 2020, Milano. Mentre l'Italia sta per essere coinvolta in quella pandemia che ha stravolto le vite di tutti, nel capoluogo lombardo un'altra orma si sta allungando: quella di un serial killer che mutila e trucida povere donne. Così la questura di Milano e soprattutto il commissario Mario Mandelli dell'Unità di Analisi del Crimine Violento, e l'ispettore Antonio Casalegno, si metteranno alla ricerca complicata dell'assassino. Con loro anche una squadra di uomini e donne che con coraggio hanno scelto la divisa come missione di vita, ma anche chi si è ritrovato ad aiutare le forze dell'ordine mettendo le proprie competenze e conoscenze al servizio del bene. 
Mentre però i media continuano a diffondere la notizia di un virus che sta iniziando a porre le prime misure anti contagio, e mentre Casalegno e Mandelli sono alle prese con appunto la ricerca del serial killer, un altro caso richiede il loro intervento. Un noto gioielliere di Milano è stato ucciso nella sua abitazione in modo alquanto misterioso in quella che sembra una rapina finita male. O forse c'è altro sotto?


Esordio letterario del 2022, Le notti senza sonno di Gian Andrea Cerone è il primo di una saga che ad oggi consta di quattro altri romanzi, e che ha fatto entrare il suo autore a pieno titolo nella cerchia dei giallisti italiani più apprezzati. Io però credo che per il momento mi fermerò al primo perché questo romanzo non mi ha preso come mi aspettavo.

La storia di partenza non sarà fra le più originali, ma sicuramente l'ambientazione italiana e lo spaccato contemporaneo della minaccia del Covid, rendono la vicenda più vicina a noi. A proposito della pandemia qui mi è piaciuto com'è stata "usata" perché aggiunge un contesto e crea quella tensione in più, quell'altro tassello che mette in difficoltà i protagonisti. Ma non aspettatevi (per fortuna) che Cerone si soffermi su protocolli, quarantene, tamponi e disinfettanti di sorta perché comunque siamo ancora agli inizi. 
Inoltre lo scrittore secondo me ha saputo ben delineare i suoi personaggi, è facile immaginarseli e distinguerli fra di loro. La capacità descrittiva di Cerone è forse l'aspetto che più mi ha colpito di questo primo romanzo.

Le Notti Senza Sonno però non è stata una lettura che ho amato al punto da tracannarlo nel giro di poco. Intanto perché il libro esonda: soprattutto per le prime centinaia di pagine secondo me ci sono troppi personaggi e ci si sofferma troppo su dettagli che nel corso dello sviluppo non avranno poi troppo peso.
Anche la scelta di inserire due indagini secondo me non giova, perché ci si perde con altri personaggi, elementi e dettagli che allungano il libro. Tra l'altro l'impressione che ho avuto è che la vicenda del gioielliere Panizza sia stata usata qui perché forse non aveva il potenziale per reggere un intero romanzo in autonomia. 

Proprio per questa ricchezza, Le notti senza sonno sembra quasi la sceneggiatura di un film o una serie tv dove appunto si raccontano anche quegli elementi che poi arricchiscono la visione sullo schermo.
Il confronto con le serie tv in questo caso però non è positivo perché a volte i dialoghi di Casalegno e Mandelli sembrano tratti dallo stereotipo tipico del poliziesco e non suonano realistici. Ma anche la caratterizzazione dei personaggi secondari, dal capo iroso all'agente di polizia incapace e raccomandato, contribuisce a solidificare questi cliché. Anche alcuni colpi di scena, un po' troppo esagerati e "casuali", sono fra gli elementi che non mi hanno convinto. 
La scrittura di Gian Andrea Cerone è comunque fluida, non ci si blocca facilmente, ma vista la lunghezza faccio un po' fatica anche a considerare Le Notti Senza Sonno una di quelle letture da sotto l'ombrellone. 



Genere: narrativa
Editore: Libreria Pienogiorno
Pagine: 416
Data di pubblicazione: Marzo 2025
Prezzo: €17.95/ ebook €9.99

Tiger, Maggie e Leon sono amici da una vita e adesso si ritrovano tutti in una stanza in attesa di leggere un testamento, insieme alla quasi diciottenne Romany, alla sconosciuta e bellissima Hope e all'avvocato di Angie. Proprio Angie, scomparsa da poco, ha "organizzato" questo raduno e adesso che non c'è più vuole che i suoi amici si prendano cura di sua figlia Romany in questa fase delicata della sua vita, visto che ben presto andrà all'università e si affaccerà al mondo degli adulti. La ragazza infatti non ha conosciuto mai il padre, e l'unica famiglia che le resta sono proprio gli amici della madre che l'hanno vista crescere. Così scopriremo proprio come Angie, Tiger, Maggie e Leon si sono conosciuti all'università negli anni '80 e come la loro amicizia è continuata fino al 2018, passando per gli alti e bassi che la vita gli porrà davanti. Ma in tutto questo cosa c'entra Hope, così bella e impeccabile, con Angie che invece era più scapestrata e semplice?


La felicità nei giorni di pioggia è un bestseller dello scorso anno che ad oggi vanta più di un milione di copie vendute. E io non posso dirne male perché in fondo si legge bene, è scorrevole ed unisce appunto generi diversi, un po' romanzo di formazione, un po' corale.
La scrittura di Imogen Clark è semplice, chiara, diretta e appunto fluida, descrittiva quanto basta e sa raccontare un ampio lasso di tempo senza annoiare troppo. Però mi è mancata quell'emotività che il titolo mi suscitava. 
Le vicende che il romanzo racconta sono varie: ci sono momenti di gioia, di ansia, circostanze più tristi su cui però non ci si sofferma in modo pruriginoso. Mi riferisco ovviamente alla morte di Angie, che non è uno spoiler perché letteralmente è così che inizia il romanzo. 
Poi ci sono anche parentesi sul passato dei protagonisti che contribuiscono a dare maggiore dimensione ai personaggi, eppure è sempre una coralità sbilanciata.

Sembra infatti che Imogen Clark volesse raccontare più punti di vista, ma è come se buona parte del libro si concentri sulla prospettiva di Maggie e in parte su quella di Angie. La caratterizzazione dei personaggi poi non mi ha aiutato in quella emotività che dicevo: Maggie viene descritta quasi fosse una maniaca del controllo, ma mi è sembrata semplicemente logica e sensata. Angie invece ha spesso atteggiamenti che, per quanto giustificati dal suo passato, ti fanno allontanare da lei. 
Ma la cosa che mi ha lasciato perplesso è stato un passaggio in cui si scopre che Maggie non conosce il vero nome di Tiger. La Clark ci racconta una amicizia (e qualcosa di più) quarantennale composta da personaggi che alla fine non sanno le cose fondamentali l'uno dell'altro. È uno dei vari esempi di come ogni tanto La Felicità nei Giorni di Pioggia si perda, punti a reazioni random piuttosto che ad un costrutto più solido.

Sono arrivato alla fine del libro in relativamente troppo tempo secondo me, ma soprattutto La felicità nei giorni di pioggia mi ha lasciato troppo poco per poterlo consigliare a scatola chiusa. 



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