Novità al cinema e recuperi in streaming, ecco i miei consigli

È tempo di chiacchiere su un paio di film recentemente usciti al cinema e in streaming. Oltre però al loro arrivo in Italia c'è anche un po' una similarità nei generi che li accomuna. 



Rental Family - Nelle vite degli altri (2025)


Genere: commedia, drammatico
Durata: 103 minuti
Regia: Hikari
Uscita in Italia: 19 Febbraio 2026 (cinema)
Paese di produzione: Giappone, USA

Phillip Vandarploeug (Brendan Fraser, The Whale) è un attore americano che vive a Tokyo da sette anni, ma dove non ha trovato la sua "America". Credeva infatti di consolidare la sua carriera ma in realtà Phillip è finito a fare piccoli spot pubblicitari, spesso anche ridicoli per un attore che vorrebbe lavorare seriamente. Un giorno per caso si ritrova a confrontarsi con il gestore di un'agenzia giapponese che offre un servizio peculiare: affittare una persona per fingersi un membro della famiglia. Phillip accetterà con curiosità, ma presto si renderà conto che quel ruolo è molto più difficile di quanto sembri. Infatti non sarà come recitare fra un ciak e l'altro, ma Phillip finirà per entrare in uno ambito molto intimo e privato delle persone che aiuterà, finendo inevitabilmente per affezionarsi a loro.


Sembra che in Giappone, da parecchio tempo ormai, venga offerto un servizio che per noi occidentali potrebbe sembrare strampalato o assurdo, ma che lì ha preso piede. Quello delle famiglie, o membri di esse, in affitto, sembra infatti un mercato fiorente in una società che punta molto sulle performance lavorative, dove le persone vivono in enormi metropoli troppo fredde e in cui e dove l'attenzione alla salute mentale è ancora un tabù. In un habitat in cui è difficile trovare connessioni profonde, a volte anche con se stessi, allora si cerca una forma di consolazione che in un certo senso è quasi più accettata e compresa. 

Rental Family - Nelle vite degli altri ci fa entrare un po' in questo spaccato, molto spesso complesso e legato a situazioni delicate e sensibili che derivano da una società in cui la solitudine è così profonda ed è intrisa di una cultura particolare, spesso fatta di leggi non scritte. Noi come Phillip, interpretato da un perfetto Brendan Fraser, entriamo in questo mondo in punta di piedi, un po' dubbiosi, un po' divertiti, ma anche incuriositi e ne usciamo in un certo senso arricchiti.


Rental Family mostra giusto un angolo della cultura contemporanea giapponese, ma sono sicuro ci sia molto di più, e lo fa in modo delicato, dolce, malinconico, con qualche momento di leggerezza. Non è però uno di quei film piangini, perché stimola alla riflessione senza essere pesante e senza obbligare lo spettatore ad un ricatto emotivo per farlo commuovere.
Sembra proprio di vedere una storia autentica, creata con le intenzioni più positive possibili.

È quindi un film promosso, ma che consiglio di vedere con la consapevolezza che il minutaggio sbrodola rispetto alle storie che tocca. È vero che vediamo Phillip interpretare diversi ruoli, dal giornalista al padre assente, ma ognuna di queste linee narrative non è così approfondita e sfaccettata, ma più funzionale. Anche il genere del film non è così definito: se vi aspettate una commedia ridanciana non fa per voi, così come se cercate un drammone strappalacrime non la troverete qui.
Fortunatamente una buona messa in scena, una regia attenta ma sempre gentile, la piacevole scelta musicale e un cast che funziona, fanno guadagnare punti a Rental Family.



Ella McCay - Perfettamente imperfetta (2025)


Genere: commedia, drammatico
Durata: 115 minuti
Regia: James L. Brooks
Uscita in Italia: 5 Febbraio 2026 (Disney+)
Paese di produzione: USA



Ella McCay (Emma Mackey, Barbie, Sex Education) è una giovane ma intraprendente vicegovernatrice il cui destino sta per cambiare. Un giorno infatti il suo capo e mentore, il governatore Bill Moore (Albert Brooks), le comunicherà che ha accettato un incarico nella prossima amministrazione presidenziale. Così Ella diventa d'ufficio la nuova governatrice e si ritrova inaspettatamente catapultata alla ribalta nazionale. Ma pur essendo preparata e tenace, Ella si porta dietro un bagaglio di insicurezze, imperfezioni appunto, traumi, e difficoltà personali che la faranno presto deragliare. 
Infatti è cresciuta per qualche anno con la zia Helen (Jamie Lee Curtis, The Last Showgirl) a seguito della morte della madre, e non ha un buon rapporto col padre Eddie (Woody Harrelson, Fly Me To The Moon). Ma sarà suo marito Ryan (Jack Lowden, Maria Regina di Scozia) a metterla nei guai.

Ho letto che Ella McCay ha avuto così scarso successo da non essere riuscito ad arrivare nelle sale cinematografiche italiane, ma è arrivato direttamente in streaming e non credo se ne sia parlato molto. Io l'ho trovato tutto sommato un film guardabile, con un senso, seppur si perda su alcuni aspetti. Ad avermi avvicinato è stato sicuramente il cast che svolge comunque un ottimo lavoro, al netto di una sceneggiatura imperfetta come la sua protagonista.

Ella McCay infatti inizia come una commedia politica ma praticamente subito diventa un dramma personale, e ci mostra cosa accade dietro le porte delle stanze di potere dove problemi privati e pubblici si mescolano costantemente. Il personaggio di Emma Mackey è portante ma anche quello più interessante, sfaccettato e forse anche tutto sommato originale. È una donna giovane, umana, convinta della sua carriera ma che non è in grado di accettare il compromesso che richiede la politica specie quando deve salire sul "palcoscenico" dei media.


È interessante vedere questa dicotomia fra l'essere formalmente capace di un ruolo, ma poi non dimostrarsi altrettanto in grado di giocare con quelle regole che il sistema impone. Il film fa poi vagamente riferimento al fatto che per Ella, in quanto donna, ci sia uno scrutinio differente di ogni sua azione e atteggiamento.

A venir meno è però un focus chiaro: Ella McCay - Perfettamente imperfetta è infatti una commedia ma non si capisce bene e quando voglia far ridere. Si toccano temi complessi e ci sono anche momenti tesi, ma sono più che altro i momenti di imbarazzo o disagio quelli che dovrebbero stemperare la tensione, ma non ci riescono. Non fraintendetemi: questo film non è nemmeno un melodramma pesante, riflessivo o quelli in cui le scene di scontro diventano urla incessanti. 
Però manca un vero slancio, un twist che svolti tutto il film, perché le dinamiche che riguardano la protagonista vanno più ad accumulo.


La mancanza di centratura di Ella McCay si nota anche in alcune scelte narrative che si allungano troppo senza però dare davvero valore al film. Mi riferisco soprattutto alle scene del fratello di Ella, interpretato da Spike Fearn, che non aggiungono nulla alla storia centrale, ma sembrano una diluizione inutile che va ad appesantire il minutaggio. 

Probabilmente se lo avessi visto al cinema sarei uscito dalla sala insoddisfatto, ma Ella McCay trova una giusta collocazione in streaming, intrattenendo senza essere rivoluzionario. Ho sicuramente visto di peggio.

Questa Maschera Viso al miele coreana ci insegna che l’INCI conta più delle percentuali

Quando faccio una recensione mi rendo conto a volte di essere un po' troppo tecnico e dettagliato, quando in realtà chi legge il più delle volte vuol sapere solo se un prodotto funziona o no. Capisco che, in un mondo che va di fretta, in cui tutto si racconta in un reel da pochi secondi, il mio approccio sia quasi anacronistico, ma spero che comunque sia utile per chi continua a voler fare acquisti mirati e consapevoli.

In particolare ad avermi ispirato questa breve riflessione è stata la Honey Mask di I'm From che pensavo potesse essere un valido alleato per aiutare la pelle in questo inverno. Tuttavia credo che avrei dovuto prestare più attenzione alla formulazione.


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I'm From ha addirittura inserito in questa maschera viso il 38.7% di Miele puro, non di estratto, scegliendo quello che si coltiva sulle montagne Jiri in Corea del Sud. Sembra che si tratti di un luogo particolarmente incontaminato e che funge da habitat ottimale per le api. Il miele è una sostanza umettante che si adatta molto bene a pelli arrossate e irritate per le sue capacità riparatrici ma anche leggermente antibatteriche.

Il potere del miele è associato a sostanze che più o meno agiscono sulle stesse problematiche: abbiamo umettanti come la glicerina, e attivi lenitivi come propoli, betaglucano, aloe ed acqua di fiore di loto e di bambù. 

La parte più centrale di questa Honey Mask I'm From è composta da diversi oli vegetali come macadamia, jojoba, semi di girasole, nocciole e da burri e cere, come appunto il burro di karité e cera d'api. Interessante anche la presenza di estratto di argan che ha un effetto antiossidante a supporto del tocoferolo, e l'estratto di bava di lumaca, che per un po' ha spopolato proprio per le sue proprietà rigeneranti. 
Simpatica invece la presenza di veleno d'api, che dovrebbe avere un leggero effetto lifting.

Pur non andando a scavare su ogni singolo attivo e ingrediente, a mio avviso appare chiaro una cosa: questa maschera I'm From è ricca di emollienti e sostanze nutrienti ma meno di agenti idratanti e umettanti. Banalmente ad esempio, nonostante la grande quantità di miele, che funziona solo indirettamente come idratante grazie alla alta presenza di zuccheri, troviamo la glicerina molto in basso nell'INCI.

Si tratta indubbiamente di un prodotto particolare anche nella texture proprio perché troviamo miele puro e la stessa azienda ci fa sapere che può per questo avere delle naturali variazioni. A me la sua consistenza ricorda un po' una caramella mou sciolta, ma è comunque facile da stendere e non troppo collosa. Inoltre ovviamente ha anche il profumo zuccherino del miele, quindi non potete scappare: se odiate questo alimento questa maschera non fa per voi.

Per quanto riguarda l'uso questa maschera viso I'M FROM può essere tenuta in posa, su pelle pulita e asciutta, per un minimo di 10 minuti fino ad un massimo di 1 ora, quindi perfetta se come me amate le pose molto lunghe. Poi si sciacqua semplicemente con acqua ed in effetti viene via senza problemi.


Come vi anticipavo, avrei dovuto studiare meglio l'INCI di questa Honey Mask perché avrei capito che non è del tutto adatta alle mie esigenze. Durante l'inverno infatti la mia pelle può risultare un po' secca e tirante, ma è soprattutto disidratata, ovvero ha bisogno di acqua e quindi di umettanti. La mia pelle ama sostanze che riparano e mimano il naturale fattore di idratazione cutaneo, come appunto glicerina, urea, aminoacidi. Ovviamente servono anche sostanze emollienti che creano un effetto occlusivo ed evitano l'evaporazione di questi attivi idratanti, ma per la mia pelle in genere queste componenti devono essere bilanciate.

Questa Honey Mask I'm From ha chiaramente una grande quantità di sostanze nutrienti ma meno di umettanti e le conseguenze le sento proprio. La mia pelle infatti beneficia degli attivi lenitivi e addolcenti di questo trattamento perché diventa subito più morbida, ed ha un aspetto migliore, più omogeneo e meno arrossato. Ma dopo un po' che l'ho rimossa, nonostante la lunga posa, questa maschera viso non mi lascia quella idratazione necessaria e sento sicuramente l'esigenza di applicare altri prodotti, nonostante si possa considerare una maschera ricca.


Un altro modo per utilizzarla è in unione ad un siero che abbia molti umettanti: ne applico prima uno strato generoso e subito dopo questa maschera I'm From affinché crei quello strato occlusivo e nutriente.
Secondo me quindi al Honey Mask è ideale se avete una pelle secca "tradizionale", di quelle che naturalmente non producono sebo (e quindi olio), ma è meno indicata per cuti disidratate sebbene abbia comunque i suoi benefici.

Questa maschera comunque ci insegna anche una cosa che vi dico sempre: visto che i coreani sono scaltri a farci le minitaglie, è sempre meglio iniziare da queste e poi, in caso acquistare la full size. 

Voi l'avete provata?





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Bridgerton 4: questa volta non ci siamo 👎🏻

Il 29 Gennaio e il 26 Febbraio sono arrivate su Netflix in due tranche le nuove puntate della quarta, molto attesa stagione di Bridgerton. Era ormai noto che questa volta sarebbe stato il turno di Benedict Bridgerton (Luke Thompson) a farsi avanti e trovare (forse) qualcuno da amare veramente. Ed è proprio un incontro fortuito ad un ballo in maschera con una misteriosa dama vestita d'argento a far battere il cuore del secondogenito della casata, quello che fino ad adesso aveva preferito il divertimento all'accasarsi.

Scoprire chi sia la misteriosa ragazza non sarà semplice per Benedict, ma nel frattempo conoscerà un'altra ragazza con cui sembra avere altrettanto feeling. Lei è Sophie Baek (Yerin Ha), una domestica al servizio della rigidissima Lady Araminta Gun Penwood (Katie Leung), che però nonostante il suo lavoro umile nasconde un acume e una educazione particolare. Ma come possono due persone di estrazione sociale così diversa stare insieme?

Riguardando alla mia recensione della terza stagione di Bridgerton mi sono quasi pentito di essere stato un po' troppo duro perché, in confronto, questi nuovi episodi sono forse anche peggio. La terza era infatti tutto sommato una stagione dinamica, corale, con dei colpi di scena che avrebbero a cascata coinvolto tutta la serie, e abbastanza movimentata mentre invece la quarta mi è sembrata ad oggi la più monotona, ripetitiva e banale di tutta la serie.

Avevo in effetti predetto che Benedict non aveva secondo me il carisma per reggere una stagione tutta basata su di lui e non credo di essermi sbagliato perché non riesce a fare dei passi avanti. Tra l'altro gli hanno affibbiato proprio il ciclo di episodi in cui gli altri personaggi sembrano quasi stare un passo indietro, o quantomeno avere delle storyline non così forti da creare dinamismo.

Sì, c'è Violet (Ruth Gemmell) sempre più vicina a Lord Marcus Anderson (Daniel Francis), e c'è Francesca (Hannah Dodd), la quale sembra destinata a dover rosicchiare spazio dalle stagioni altrui e deve anche sopportare Michaela (Masali Baduza), la prezzemolina cugina del marito. E poi c'è la povera Penelope (Nicola Coughlan) che, ormai smaschera nel suo ruolo di Lady Whistledown, si sente una pedina nelle mani della regina Carlotta (Golda Rosheuvel).

Tutto però viene mostrato attraverso scene buttate qui e lì, e vanno a condire in modo piuttosto blando il filone narrativo centrale che resta quello più importante e soprattutto quello che dovrebbe suscitare più interesse. 

In più la fiaba fra Benedict e Sophie non è altro che un rifacimento di Cenerentola senza alcuno sforzo di originalità e tridimensionalità, quindi col risultato di essere tutto enormemente prevedibile, già visto e noioso. O per lo meno, questi plot twist mi sembrano soluzioni narrative così usate e rodate, che mi sorprende possano stupire uno spettatore abituato al linguaggio seriale contemporaneo.

Non basta la conferma della scrittrice a rendere questa ispirazione più interessante una volta trasposta sullo schermo, ma non è solo il quadro generale il problema di questa quarta stagione. In fondo i cliché della commedia romantica sono sempre stati radicati in Bridgerton e mi si potrebbe dire che un classico non si disdegna mai, specie se inserito in uno show confortante e in fondo leggero. 

Il problema secondo me di questa quarta stagione è la mancata costruzione di personaggi davvero interessanti, che riescano ad avere un arco narrativo sensato. Non conoscevamo Sophie ma il suo personaggio non riesce a spiccare per qualche aspetto particolare: di cameriere sveglie che nascondono altri segreti ne abbiamo viste a bizzeffe, così come di principi dalle 50 sfumature di azzurro che si innamorano della fanciulla misteriosa che non ha nemmeno proferito parola. Lei alla fine non sembra questa eroina emancipata, ma solo una vittima degli eventi che deve sopravvivere e che sente in cuor suo di non essere al posto giusto.

Benedict dall'altro lato sembrava fino ad ora, insieme ad Eloise, il Bridgerton meno predisposto ad una vita coniugale stabile: ci viene ripetuto mille volte che è il libertino dalle ampie vedute sessuali, per cui questo suo improvviso innamoramento risulta brusco. E poi credo che un po' tutti dovremmo essere stanchi dell'ennesimo trope di un uomo dedito ad una vita dissoluta che viene redento dall'amore.

Entrambi poi sembrano sciocchi: Sophie non si capisce bene perché non si confidi del tutto a Benedict visto che la schiettezza sembra essere il suo tratto principale. E la fragilità della trama starà tutta nella sua incapacità di spiegare come mai abbia creduto ad Araminta che chiaramente non era proprio dalla sua parte. 

Benedict invece, che non riesce a riconoscere Sophie dopo una intera stagione sembra semplicemente un bambacione. Ci viene descritto in qualche modo come il ragazzo emotivo, ma sembra più spesso capriccioso e figlio di un privilegio acquisito. Per non parlare del rimprovero alla madre Violet che finalmente si gode un po' la vita frequentando un uomo: ma non era il libertino di larghe vedute?


Questa quarta stagione viene poi affossata da scelte tecniche e di marketing che non l'hanno appunto aiutata: la divisione in due parti ha aumentato ulteriormente aspettative mal riposte, e la durata eccessiva degli episodi non viene giustificata da una trama così fitta e densa di avvenimenti. 

Così si arriva all'episodio finale che diventa uno spiegone di tutto quello che è successo, risolvendo le storyline come tante altre serie tv, ma con il peso di non riuscire a dare un vero senso di giustizia per i protagonisti della stagione. E quanto avremmo avuto bisogno di molti più momenti sull'amicizia, anzi la sorellanza fra la regina Charlotte e Lady Danbury (Adjoa Andoh)?

Delle dinamiche narrative che abbiamo conosciuto di Bridgerton ci è rimasto ben poco, non ci resta che goderci la bella messa in scena sontuosa che tutt'ora continua a riempirci gli occhi ed aspettare la quinta stagione che spero possa davvero migliorare le sorti alla serie.




Nuova Crema Sorbetto Anti-Macchie Garnier con Vitamina C, scopriamola insieme

Credo che se bazzicate un minimo Instagram e i social in genere avrete già visto le novità di Garnier, che ha lanciato ben tre creme sorbetto dalla texture innovativa e rivolte a necessità differenti.
Io ho messo alla prova la Crema Sorbetto Idratante Anti-Macchie Fresh and Bright, con Vitamina C e Niacinamide, che ho ricevuto praticamente al momento del lancio. Ho però voluto aspettare prima di parlarne per capire bene tutti i suoi pregi e difetti.


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Le Creme Sorbetto Garnier sono un po' la novità che strizza l'occhio all'estate per via di questa consistenza leggera e fresca, e l'azienda le ha declinate in tre diverse tipologie con un focus specifico sugli attivi. La versione Fresh and Bright ha lo scopo appunto di contrastare le macchie grazie ad un mix di Vitamina C e Niacinamide al 4%.

Nello specifico abbiamo una forma stabile, idrosolubile e abbastanza delicata di vitamina C, che agisce su macchie e come antiossidante, e che trova supporto nell'estratto di limone.

Garnier in effetti punta molto alla vitamina C e credo che sia proprio la loro linea di maggiore successo. Qui ad esempio abbiamo una formulazione che ricorda il loro Siero AntiMacchie. A migliorare poi l'aspetto della pelle c'è anche la niacinamide, che contribuisce da più punti di vista a rendere la cute più sana ed equilibrata. 
La crema sorbetto Fresh & Bright ha poi glicerina per idratare e acido salicilico, credo in piccole quantità a giudicare il suo posto nell'INCI che contribuisce comunque ad un incarnato più sano e meno propenso a accumulare sebo, impurità e cellule morte. 

Garnier ci dice che questa crema sorbetto con vitamina C promette 48 ore di idratazione ma un effetto anti-lucidità fino ad 8 ore. Per promuovere questo ultimo risultato entra in gioco la texture di questo sorbetto che è in effetti particolare: è un gel opaco, complice la presenza di silica che appunto svolge un effetto sebo assorbente, e sodo, che si stende con moltissima facilità sul viso.

Su di me infatti risulta gradevolmente fresca nella stesura ed ha un assorbimento rapido e non lascia residui appiccicosi o unti. 

Nonostante non ci siano siliconi poi la crema Sorbetto Garnier ha quasi la consistenza e il finish di un primer perché lascia in effetti la pelle un po' più opaca ed ha quasi un effetto blurante su alcune zone con texture. Non aspettatevi ovviamente un'azione riempitiva, proprio perché non ci sono polimeri o sostanze che possono levigare a tal punto. Diciamo insomma che lascia un bell'incarnato e che ha un tocco setoso che mi ha ricordato questo prodotto di Biotherm.

La crema sorbetto può essere usata sia di giorno che di sera subito dopo il tonico e il siero, ma secondo me, vista appunto la sua leggerezza può anche supplire quest'ultimo. In effetti si stratifica molto bene con gli altri prodotti con cui l'ho utilizzato, senza creare bricioline o sollevare la skincare.

Io sono riuscito ad usare questa Crema Sorbetto con Vitamina C sin da subito con molta costanza senza alcun fastidio, ma vi segnalo sia la presenza di alcool che quella di profumo (agrumato in questo caso) qualora abbiate sensibilità a queste sostanze.

L'unico aspetto che ho apprezzato meno dell'utilizzo riguarda collateralmente il packaging: per contenere i costi immagino, Garnier ha scelto un barattolino carino ma essenziale, che in effetti ha un adesivo di sicurezza che però potrebbe risultare molto facile da aprire da qualche cliente random in negozio, quindi fateci attenzione. 

Per quanto riguarda l'efficacia, è indubbio secondo me che questa novità e un po' tutte le altre creme sorbetto di Garnier nascano per soddisfare principalmente le pelli da normali a miste e grasse, ma anche per la skincare estiva quando le texture si alleggeriscono e un po' tutti sentiamo l'esigenza di prodotti più freschi e meno ricchi. Nello specifico ad esempio il Sorbetto con Vitamina C mi idrata bene il viso ma sicuramente da solo non è sufficiente per la mia pelle che ancora risente del freddo e del vento invernale. Per questo, come vi dicevo, l'ho usato come un siero antiossidante ed illuminante, che però ho fatto lavorare in sinergia ad altri prodotti per garantirmi quel nutrimento di cui ho bisogno. 

Così mi piace molto proprio perché agisce come un siero, ma soprattutto ho aspettato a parlarvi di questa Crema Sorbetto Garnier per vedere come agiva su un paio di macchiette post brufolo ed in effetti mi ha aiutato in questo senso schiarendole un po' nel giro di circa una settimana. Non parlo di altre tipologie di macchie perché non ne ho, ma così da solo va bene se appunto volete mantenere l'incarnato omogeneo e non avete grandi discromie.

Credo quindi che abbiano lanciato una bella novità che può piacere a molti, specie appunto andando incontro alla stagione più calda e vorrei provare le altre varianti per vedere se ci sono differenze così nette. 


Vi incuriosiscono queste creme sorbetto Garnier?




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Il meglio ed il peggio dei prodotti di Febbraio '26!

Febbraio è stato un mese che mi ha dato molta soddisfazione nella sua brevità. Ho infatti ripreso quei ritmi che mi impongo (anche se forse non dovrei) e vi ho potuto parlare di tanti prodotti interessanti.
Vado subito con i promossi ed inizio con la Madagascar Centella Tone Brightening Capsule Ampoule di SKIN1004.


Il marketing della cosmesi coreana ci impone di chiamarla ampoule ma si tratta di un bellissimo siero viso idratante ma non appiccicoso, arricchito con sostanze lenitive ed illuminanti, che aiutano a mantenere l'incarnato sano ed omogeneo. E poi Skin1004 ha ottimi prezzi e declina i prodotti in più size, quindi è da provare. Qui la recensione.

A proposito di kbeauty, promuovo anche la Black Rice Probiotics Barrier Essence di Haruharu Wonder.

Io adoro questi prodotti che sono degli ibridi: il termine essence fa pensare ad un tonico, ad un prodotto leggero, ma qui abbiamo una texture fluida ed una formulazione ricca di attivi ristrutturanti ed addolcenti per la pelle. Come dice il nome stesso, questa Essence Haruharu aiuta la barriera cutanea senza però appesantire ed è un ottimo alleato per l'inverno. La potete scoprire meglio qui. 

Resto ancora un attimo nel mondo della cosmesi coreana perché non posso non mettere fra i TOP di febbraio anche il Gloss Balm Sunset Dazzle di UNLEASHIA.


Ho provato davvero pochissimi prodotti per le labbra coreani, ma qui ritorna quel concetto di ibrido che mi affascina e mi piace: abbiamo un lip balm che si prende cura delle labbra, idratandole e proteggendole, ma con una finitura luminosa quasi vinilica che crea un bell'effetto di turgore. Io lo trovo molto confortevole e ne ho già acquistato un altro, ma nella versione colorata. Qui altri dettagli.

Sempre nello stesso post del Gloss Balm avevo parlato di un altro prodotto che ho apprezzato e riacquisterei ovvero lo Spray per capelli tenuta flessibile extra forte di Balea.


Io mi trovo sempre bene con le lacche capelli del marchio, credo che abbiano un ottimo rapporto qualità-prezzo. Questo spray in particolare ha una tenuta modulabile perfetta per tutte le occasioni, non sporca né secca e non lascia residui, quindi lo riacquisterò.

Nel corso di Febbraio ho fatto anche un approfondimento su una famiglia di attivi che stanno avendo un buon successo, ovvero gli esosomi, che su di me stanno avendo un buon risultato. Devo però mettere in chiaro che non ho provato esosomi puri, ma nei prodotti che ho testato c'erano sempre altre sostanze di supporto. In ogni caso mi sono piaciuti entrambi i sieri che ho utilizzato e che contengono queste sostanze. Il primo è l'Exosome Hydro-Glow Complex di The Inkey List.


Qui il focus è più sulla salute generale della pelle, quindi un trattamento idratante, lenitivo e riparatore, con lo scopo di promuovere una pelle del viso più sana e forte. Inoltre è un prodotto adatto un po' a tutti, facile da applicare e da far diventare parte della routine come vi dicevo nella sua review. 

Il secondo trattamento è il Phyto PDRN Lifting Shot Serum di Medipeel+, sempre un brand coreano. 


Questo è un siero dalla formulazione più ampia e complessa, con un twist anti age e di booster per far penetrare meglio anche i prodotti che applichiamo dopo. Secondo me è adatto a chi vuole massimizzare ogni step della skincare, o semplicemente vuole una routine con pochi passaggi ma efficaci. Inoltre il Serum Medipeel ha una texture più cremosa e leggermente più spessa del prodotto The Inkey List, se amate più questo tipo di emulsioni. Se non l'avete ancora letta, qui c'è la recensione.

A Febbraio ho avuto modo di parlarvi di una buona fetta dei prodotti corpo che ho utilizzato e sto ancora utilizzando, che sono parecchi, infatti dovrò sicuramente fare altre recensioni cumulative. Fra questi sicuramente voglio riacquistare il Doccia Crema Aromatica Forest Theraphy di Tesodi D'Oriente.


La sua resa sulla pelle è molto piacevole come tutti i docciaschiuma Tesori d'Oriente che ho provato fino ad ora, perché non è aggressivo ma ad avermi incantato è sicuramente la profumazione: sembra veramente di fare una passeggiata in un bosco rigoglioso, verde, ricco. È davvero una fragranza evocativa adatta un po' a tutte le stagioni.

Fra le recensioni dei prodotti corpo c'è anche quella del vero e proprio flop del mese ovvero l'Olio doccia per pelli secche di Balea.


Avevo buone aspettative su questo olio doccia, ma in effetti leggendo i commenti sul sito DM mi sono sentito meno solo. Si tratta di un prodotto dalla profumazione poco convincente, che non fa praticamente schiuma, quindi non dà un senso di pulizia particolare, ma che soprattutto non ha questo potere nutriente e idratante così forte. Secondo me, se devo dirla tutta, ho l'impressione che risulti vagamente emolliente proprio perché non lavi. Sto facendo fatica a smaltirlo, ogni tanto l'ho usato come struccante viso, ma tocca turarsi il naso. 

La seconda delusione del mese invece ha radici più profonde nel passato e riguarda la colorazione capelli Casting Creme Gloss di L'Oréal, che ha cambiato formulazione.


Per me è sempre stata per anni la miglior tinta casalinga perché mi copriva benissimo il bianco, ottenendo una nuance praticamente identica al mio colore naturale di capelli, e durando tantissimo. Per intenderci dopo un mese avevo ovviamente la ricrescita ma lo stacco fra la parte bianca e quella tinta era netta proprio perché la tinta pur scaricando restava intensa. Adesso L'Oréal ha fatto delle modifiche alla Casting Creme Gloss che è subito meno coprente, secca di più il capello e perde molto più rapidamente di intensità. Sono davvero molto indeciso se continuare ad acquistarla o iniziare di nuovo a testare altri prodotti. 


A me non resta di ringraziarvi per la presenza ed il supporto qui e su Instagram che è in fondo il motore del mio blog.




Film e serie tv di Febbraio: dai recuperi tiepidi ai flop più clamorosi

Un antico motto diceva "Febbraio corto e amaro", ma io non sono un contadino e al netto di qualche (forse troppi) giorno di pioggia, non lo definirei tanto aspro. Non posso però negare che è stato un mese pieno di film e serie tv che mi hanno lasciato più dubbi che soddisfazione.
Anzi faccio proprio fatica a trovare qualcosa che sia promosso senza ombra di dubbi.

Ho iniziato Febbraio con un paio di film candidati agli Oscar di quest'anno, che mi hanno convinto solo a metà. Bugonia di Yorgos Lanthimos è forse il più interessante fra i due, a cui mi sento di dare un plus anche se non trova un modo particolarmente innovativo per parlare di certe tematiche, ma soprattutto ha un finale che secondo me impatta meno di quello che ci si aspetta. 

Purtroppo la durata è sempre un problema: si ha tutto il tempo di fare le ipotesi necessarie (che alla fine sono solo due) che tolgono qualunque sfizio nello scoprire come finirà. Almeno un buon cast salva tutta la baracca.

È lo stesso, in linea di principio, per Marty Supreme, solo che qui non se ne capisce chiaramente la tematica e quella che una volta si chiamava "la morale di fondo", e soprattutto è una storia così schizofrenica che provoca più mal di testa che altro. 

Ho avuto le stesse reazioni anche con due film italiani usciti da poco, e fra cui salvo La Grazia, di Paolo Sorrentino.

Qui una storia interessante su un ipotetico (ma non troppo) presidente della repubblica italiana negli ultimi mesi di mandato. Troviamo un Toni Servillo perfetto nel ruolo, ma i tanti manierismi di Sorrentino, che condisce i suoi film con scene, a mio modesto parere, praticamente inutili, me lo hanno reso meno intenso di quanto mi aspettassi. 
Va un po' peggio con Il Falsario, che invece trovate su Netflix. Non perché sia un brutto film, ma perché mi è sembrato dimenticabile, specie per l'indecisione nel essere un heist movie d'azione o un film storico con tutti i crismi. 

Se comunque Marty Supreme e Il falsario sono tutto sommato godibili, specie in home vision, purtroppo il flop clamoroso di Febbraio va a "Cime Tempestose" di Emerald Fennell.

Fatemi fare una riflessione: se cercate online vi appariranno molte recensioni come la mia, e sembra quasi una campagna diffamatoria contro il film o un trend. Ma il fatto è che, messa da parte l'estetica, non c'è un aspetto che si salvi, tanto che più volte ho pensato che questo Cime Tempestose sia stato volutamente studiato per poter creare hype e distruggerlo, con la conseguente onda di indignazione e recensioni negative. Della serie bene o male purché se ne parli, e gli incassi al botteghino ne giovano comunque. 
A me è pesato soprattutto arrivare alla fine e dover constatare che il tormento amoroso fra Catherine e Heathcliff non aveva senso di esistere visto che si incontravano più loro che tante altre coppie ufficiali. 

È una situazione molto simile anche sul fronte serie tv, dove ho continuato a raccontarvi le mie opinioni su alcuni recuperi che stavo facendo. I rinnovi terminati fra fine 2025 e inizi 2026 sono stati parecchi e devo ancora chiudere qualche parentesi lasciata aperta.
Forse fra le serie tv rinnovate la maggiore delusione è arrivata dalla terza stagione di Loot - Una Fortuna. 


Non perché la serie tv con Maya Rudolph sia diventata poco godibile, ma perché sta invecchiando e si vede: le battute, gli sketch, le soluzioni narrative stanno diventando ripetitive e fiacche. Pensavo che questa stagione portasse un po' i remi in barca, dandoci una chiusura e una crescita nel percorso di Molly, ma non è stato così. Vedremo se ci sarà una quarta stagione. 

Anche fra le novità sono poche le serie tv che promuovo senza alcun ombra di dubbio. Diciamo che se cercate intrattenimento con qualche compromesso e non avete un palato molto fino allora posso suggerirvi i thriller La sua verità e Steal - La rapina, perfetti se divorate produzioni di questo genere a manbassa.

La prima, su Netflix, è più un giallo sull'impronta del whodunit, ha un bel ritmo, è scorrevole e ci fa conoscere due protagonisti non propriamente simpatici, ma che sono in grado di lasciarci sempre quell'ombra di dubbio sul loro reale coinvolgimento nei fatti.

La seconda, su Prime Video, ha protagonista Sophie Turner, e si muove nel mondo dei reati finanziari. È sempre composta da 6 episodi, e vanta una buona scorrevolezza.

Sia La sua verità che Steal non sono particolarmente rivoluzionarie, ed inciampano nel voler magari esagerare con qualche colpo di scena di troppo, ma come dicevo, se divorate serie tv di questo genere allora anche queste potrebbero far parte del vostro programma.

Mi auguro un po' più deciso, meno tipidino e con magari titoli più convincenti. Voi cosa avete visto?



Glass Skin Effect con le maschere viso al collagene Acty Mask? La mia esperienza

Non so se ricordate o avete notato che anche Acty Mask lo scorso anno ha lanciato le sue maschere viso in hydrogel al collagene che erano apparse da Lidl e poi via via negli altri rivenditori del brand. 
Quest'anno hanno poi espanso la loro gamma, ma io intanto ho messo alla prova la Collagen Boost Glass Skin Effect Mask.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Lidl
💸 € 2.49
🏋 1 Maschera viso
🗺  Cina
⏳  Maschera monouso
🔬 Vegan

Seguendo il trend della cosmesi coreana, Acty ha deciso di lanciare una sua versione di questo trattamento viso al collagene. La Glass Skin Effect in particolare promette un effetto ultra idratante, nutriente e liftante. Questo in particolare dovrebbe avvenire appunto attraverso la presenza di collagene, che come sappiamo aiuta a reidratare la cute ma fornisce anche un effetto "plump", e di ceramidi che invece restituiscono forza alla barriera cutanea.

Guardando però un po' più a fondo l'INCI scoviamo che questa maschera Glass Skin Effect contiene anche una forma stabile di vitamina C, che fa sempre bene, e l'allantoina, una sostanza addolcente e lenitiva. In più ci sono sfingolipidi, che immagino siano stati inseriti per dare una mano alle ceramidi.

Questa maschera Acty è divisa in due parti, per facilitarne l'applicazione e troviamo anche un supporto in tessuto non tessuto da rimuovere che sapete non amo mai particolarmente. La stessa azienda poi suggerisce di usare i ritagli dei fori di occhi e bocca applicandoli per primi in quelle zone in cui vogliamo un maggiore effetto, come contorno occhi e rughe nasolabiali.

Acty, come capita spesso per le maschere in hydrogel, ci dà due indicazioni di uso: una posa di 3-4 ore per il giorno, o una lunga, di otto ore, se intendiamo tenerla sul viso tutta la notte. Io ho sempre preferito la prima opzione perché in linea generale penso che non riuscirei a riposare bene con qualcosa sul viso.

La maschera comunque non ha un odore particolare, cosa ottima per un trattamento che deve stare sul viso molto tempo. Anche la sensazione sulla pelle non è secondo me particolarmente fredda, e avendola provata in inverno direi che questo test è superato. 

Non ho invece amato il materiale di questa maschera Glass Skin Effect: l'ho trovato un po' troppo spesso e rigido, complice credo una sorta di reticolatura che appunto rende la maschera meno propensa ad aderire perfettamente alla pelle. Non ha secondo me quella elasticità, e morbidezza che un trattamento del genere dovrebbe avere, ad esempio ho fatto un po' fatica a farla restare adesa ai lati del naso.

Ora, come sempre io sono precisetto, ma ammetto che non è stato difficile applicarla o tenerla in posa. Solo che conoscendo le maschere hydrogel da anni so bene come possano essere migliori: alcune calzano come guanti, questa invece è meno perfetta su di me, ma comunque la si utilizza volentieri.

Su di me già dopo circa un paio di ore la Glass Skin Effect Mask Acty diventa trasparente in alcuni punti, soprattutto ovviamente nelle zone più secche. 

Una volta rimossa la mia pelle risulta piacevolmente fresca, compatta ed elastica al tatto, ma non appiccicosa perché il siero si assorbe bene. Io poi aggiungo altri prodotti per completare la routine, usandola la sera, ma secondo me non è proprio necessario. Consiglierei giusto una crema viso per sigillare l'idratazione che rilascia questo trattamento Acty Mask. 
A proposito, secondo me il potere idratante della maschera hydrogel può andare bene per pelli a tendenza secca, disidratata, magari un po' danneggiata, ma appunto se avete una pelle molto secca secondo me dovreste aiutarvi con una crema viso per potenziarne e stabilizzarne gli effetti.

Anche a livello estetico questa maschera viso Acty contribuisce a rendere il viso più luminoso e levigato, appunto quell'effetto glass skin che dice il nome. Devo però sottolineare che nelle pose più lunghe, proprio quella texture della maschera, può lasciare dei temporanei segni sul viso, quindi non spaventatevi perché dopo qualche minuto vanno via. Sicuramente un materiale più liscio contribuirebbe ad un maggiore effetto "wow" quando andiamo a rimuovere il trattamento. Comunque Acty ha secondo me reso alla portata di tutti un trattamento piacevole che ormai è diventato parte della mia routine, come sempre con un costo accessibile.


Avete provato queste Glass Skin Effect Mask?




I pregi e i difetti di due nuove serie tv su Prime Video

Mi prendo una pausa dai tanti rinnovi che ho recuperato nelle ultime settimane (qui e qui se li avete persi) e mi dedico ad un paio di novità questa volta su Prime Video. Sono due serie tv arrivate in streaming in questa prima parte dell'anno e sono state anche in vetta alla classifica del servizio Amazon


Steal - La Rapina
Miniserie

Zara (Sophie Turner, Il trono di spade) è una giovane impiegata in una società londinese che si occupa di pensioni. Non è certamente la più stimata o la più affidabile, ma fa il suo lavoro con impegno fino a quando non accade qualcosa di inatteso: un gruppo ben organizzato di ladri incappucciati irrompe nel suo ufficio, prendendo in ostaggio tutti i dipendenti. Lei e il suo collega Luke (Archie Madekwe, Saltburn) verranno in particolar modo scelti dagli assalitori per mettere a colpo il furto, obbligandoli a trasferire una enorme somma di denaro dalla società verso un altro conto. La polizia riuscirà ad intervenire subito ed anche se i ladri saranno già lontani, e quando le indagini dell'ispettore Demetrius 'Rhys' Covaci (Jacob Fortune-Lloyd, La regina degli scacchi) iniziano a fare chiarezza, si figurerà sempre più un'ombra su chi ha davvero collaborato a questo furto.

Arrivata il 21 gennaio di quest'anno, non posso negare che Steal - La Rapina mi aveva incuriosito proprio per la presenza di Sophie Turner che giustamente si sta cercando di levare di dosso l'aurea di Sansa Stark per creare una carriera recitativa più completa. In questa miniserie secondo me il suo ruolo è interessante e lei è azzeccata, ma è come se Steal vivesse di due facce.

Da un lato c'è il thriller d'azione che comunque riesce ad intrattenere: ci sono colpi di scena, inseguimenti, momenti di suspense, e lo scacchiere delle persone coinvolte diventa sempre più grande e complesso. Tutti elementi che rendono la serie comunque molto piacevole da seguire, col giusto ritmo e l'intensità che ti aspetti appunto sia dal genere che dalla piattaforma su cui è inserita.

Qui e lì poi Steal - La rapina cerca di inserire qualche argomento un po' più di spessore: Zara ad esempio è una giovane donna con una madre disfunzionale alle spalle e che si sente inglobata da una vita e da una società che non le consente di evolvere. 
A supporto di questo intrattenimento ci sono attori validi e un buon budget che giustifica scenografie, effetti e location. Io stesso sono arrivato a seguire tutti i sei episodi praticamente di fila, con curiosità e interesse.

L'altra faccia di Steal è però il tentativo di eccedere, che comporta l'inserimento di forse troppe linee narrative, troppi personaggi che agiscono a più livelli, per cui lo spettatore non sempre riesce a inquadrarli. Anche le tematiche a volte si espandono senza una ragione, come ad esempio una sotterranea linea romantica che poi non avrà una evoluzione. 

Le storyline intrecciate possono essere un plus specie se si parla di una serie tv thriller che punta ad essere caotica e movimentata, ma si ha la sensazione che qualcosa resti sospeso, come se funzioni il quadro di insieme ma non tutto se si guarda in dettaglio.
Lo stesso ultimo episodio è un po' il sunto dei problemi della serie perché troppo carico narrativamente, al punto di minare la verosimiglianza generale, e allo stesso tempo mi è risultato un po' troppo trascinato, nel tentativo di fare chiarezza. 
Questo non significa che Steal - La rapina sia una cattiva serie tv o che vi sconsigli di vederla se non l'avete ancora scoperta, ma sicuramente il suggerimento è di abbassare un po' le aspettative perché arrivando alla fine perde di quella potenza e memorabilità che i primi episodi ci fanno annusare.



Sweetpea
Prima stagione

Rhiannon Lewis (Ella Purnell, Belgravia, Miss Peregrine) è una giovane ragazza praticamente invisibile a chiunque, specie sul lavoro, dove è assistente per un quotidiano locale. Per anni poi è stata anche vittima di bullismo, ma qualcosa scatterà nella mente di Rhiannon. Con la morte del padre infatti, sua sorella Seren (Alexandra Dowling), decide di mettere in vendita la loro casa, letteralmente obbligando Rhiannon a trasferirsi. Ma c'è di peggio: per la vendita dell'immobile, Seren ha scelto di farsi aiutare da Julia Blenkingsopp (Nicôle Lecky), una ragazza che ai tempi della scuola bullizzava Rhiannon. Stanca quindi di essere invisibile e scavalcata da tutti, Rhiannon si darà da fare nell'unico modo che le riesce sorprendentemente bene: uccidere. 

Sweetpea è una serie tv del 2024 ma che Prime Video ci ha proposto in italiano il 3 febbraio di quest'anno, e che ha già il rinnovo per una seconda stagione. Pare sia anche tratta da un romanzo omonimo della scrittrice inglese C.J. Skuse, anche se non so quanto la trasposizione sia fedele. Qui Rhiannon è una giovane donna davvero al limite, che si ritrova a vivere i traumi del passato in un solo colpo, al punto da letteralmente impazzire. Tuttavia non la si vede quasi mai fare scenate plateali, ma preferirà "muoversi" in quell'ombra in cui è stata messa un po' da tutti. È chiaro come le sue reazioni siano mosse da uno stratificarsi di situazioni che portano anche la stessa protagonista a riflettere, a provare sensi di colpa o ansia.

Certo, Sweetpea secondo me non è sempre in grado di spiegare molto bene le motivazioni che muovono Rhiannon: in fondo è una ragazza carina, che se vuole si fa notare, anche con i ragazzi. La questione del bullismo ad esempio viene giusto accennata in qualche scena, e allo stesso modo l'elaborazione del lutto non trova mai ampio spazio. Spesso inoltre si ha l'impressione che la protagonista si muova più per invidia, specie con Julia, che per senso di rivalsa, e questo rompe una narrazione un po' più profonda.

Ciò non toglie però che Sweetpea sia una serie tv molto gradevole ed interessante da seguire: è un thriller con delle punte comedy dark, con un ottimo ritmo, e una durata corretta per le storie che racconta e i sei episodi si seguono alla svelta.

Se ad esempio vi appassionano storie alla You e Dead to me, allora anche questa serie vi potrebbe piacere.
In uno strano modo si finisce per affezionarsi a Rhiannon, si fa quasi il tifo per lei, nonostante si capisca che di sottofondo ci sia un disturbo personale molto forte, e la serie sa intrattenere mostrandoci la tensione che la protagonista prova per non farsi scoprire. Poi c'è un cast efficace, con una Ella Purell convincente e perfetta nel ruolo, ma accompagnata da attori che comunque la sostengono bene. Penso ad esempio a Jeremy Swift, volto arcinoto delle produzioni inglesi. 
Come vi dicevo c'è una seconda stagione di Sweetpea in programma probabilmente per questo 2026 (almeno in UK) e spero che scavino un po' più a fondo di quanto hanno fatto fino ad ora. 

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