Nuove commedie al cinema e in streaming: ecco perché le boccio 👎🏻

Sempre alla ricerca di leggerezza, come per le serie tv, ho voluto dare una chance a due commedie che sono uscite a giugno in streaming e al cinema. Metto subito le mani avanti dicendo che speravo meglio, ma se mi seguite vi racconto perché le boccio.


Office Romance (2026)


Genere: commedia sentimentale
Durata: 115 minuti
Regia: Ol Parker
Uscita in Italia: 5 Giugno 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Sono fra quelli che i film di JLo li guarda volentieri, perché come attrice non la disdegno affatto, specie in ruoli leggeri, e quindi mi sono sciroppato anche Office Romance, che dal titolo però non preannunciava bene.

Jennifer Lopez (che con Netflix aveva già fatto The Mother, e su Prime Video c'era arrivata con Inarrestabile) interpreta Jackie Cruz, CEO di una compagnia aerea del New Jersey che è nota per non avere un atteggiamento accomodante e accogliente con i suoi dipendenti. Jackie però non se la passa benissimo, anzi sta affrontando una causa legale che potrebbe crearle più di qualche problema col suo ruolo dirigenziale. La donna infatti, in quanto tale, non è ben vista in questa posizione di comando, ma nulla è ancora perso. Infatti in modo del tutto inaspettato, conoscerà Daniel Blanchflower (Brett Goldstein, che, come in All of You, ha co-scritto il film), nuovo avvocato della società che si è trovato last minute a sostituire un collega. Fra i due scatterà subito una affinità, ma non sarà semplice per la loro coppia sopravvivere, specie perché nella loro compagnia vige il divieto di avere relazioni sentimentali fra colleghi.


Non mi aspettavo che Office Romance potesse essere il miglior titolo dell'anno né tantomeno la commedia più brillante che potesse arrivare sul catalogo Netflix, però è stata un bel po' al di sotto delle mie aspettative.

Il titolo anticipa già cosa andremo a vedere, e diciamo che non c'è il minimo sforzo di spostare l'asticella appena più in là da ciò che ci si aspetta. Mi è sembrato che un po' tutto il film cercasse di far leva sulla presenza di Jennifer Lopez, ma per quanto possa avere carisma, non può sostenere una sceneggiatura che appunto non le dà molto se non qualche cliché da commedia romantica.
Quando si cerca di scavare ad esempio nella personalità di Jackie, nelle sue debolezze, si trova giusto nel suo passato un tradimento che l'ha resa più dura.
Va peggio forse col personaggio di Brett Goldstein che proprio mi è sembrato monocorde e piatto, ed il suo essere inglese non viene sfruttato del tutto.

Purtroppo anche i dialoghi non aiutano entrambi, risultano banali, ed in generale non ho capito la comicità di Office Romance. Non sono infatti un tipo delicato che si scandalizza, ma qui sembra si punti ad una ironia volgare che molto spesso sembra buttata a caso. C'è una scena di una gravidanza che ho personalmente ho trovato quasi disgustosa senza motivo.

O ancora, le parentesi sulla vita in carcere della sorella di Daniel non servono a molto: dovrebbero fungere da comic relief ma è pur sempre un film leggero già di suo. Questa ulteriore parentesi allunga il minutaggio senza però darci qualche aspetto di valore.

La regia di Ol Parker, che ci riprova con le commedia da manuale dopo Ticket to Paradise, è semplice ma funziona meglio quando deve mostrarci Jackie e Daniel negli uffici che tentano di nascondere la loro relazione.
Quindi sì, Office Romance può essere la compagnia poco impegnativa di una pigra serata estiva, ma non credo possa lasciare il segno. Sta via via infatti scendendo dalla classifica Netflix e la cosa non mi stupisce.



Ricchi… da morire – Delitti in famiglia (2026)


Titolo originale: How to Make a Killing
Genere: commedia, thriller
Durata: 105 minuti
Regia: John Patton Ford
Uscita in Italia: 17 Giugno 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Francia, UK

Becket Redfellow (Glen Powell, Tutti tranne te) non è nato sotto una buona stella. Sua madre infatti, pur essendo parte una famiglia ricchissima, verrà ripudiata proprio appena si ritroverà incinta. Tuttavia, pur non avendo contatti con i suoi parenti, Becket resta ancora nel succoso testamento del patriarca Whitelaw Redfellow (Ed Harris), ma c'è un grosso problema: ci sono infatti molti altri possibili ereditieri prima di lui.
Quando sua madre morirà prematuramente a seguito di una malattia, Becket deciderà di onorare la sua memoria andando a riconquistare tutto quello che in fondo gli spetta. È necessario però che tutti i Redfellow in linea di successione tirino le cuoia per accaparrarsi il bottino, e quindi lui farà di tutto affinché questo avvenga.

Con un cast interessante Ricchi... da morire ha suscita la mia curiosità, e poi avevo tutto sommato apprezzato il lavoro precedente di John Patton Ford, I Crimini di Emily.
Qui si muove su alcune tematiche simili, ma punta più allo stile di una black comedy con qualche picco di azione, una miscela che sulla carta funziona, ma meno nella realtà. 

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, che è a tutti gli effetti il remake di Sangue blu del 1949, inizia infatti a ritroso con lo stesso Becket che ci racconta la sua storia e non mostra alcun pentimento per ciò che ha fatto. In realtà da un punto di vista semantico il film sarebbe anche accattivante: il protagonista avrebbe tutte le motivazioni per volere una rivalsa sociale, e vorrebbe migliorare la sua condizione perché stufo di una vita che gli volta le spalle. Tuttavia sceglie la strada peggiore per farlo, come a dire che questo suo progetto per rincorrere la ricchezza, pur partendo con buone intenzioni, finirà per corrompere lui stesso, a discapito di tutto e tutti.
Il film stesso farà suo questo cinismo e forse questo è l'aspetto più interessante di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia.

Per il resto posso dirvi candidamente di essermi più volte annoiato forse perché non ho digerito due aspetti che mi sono sembrati delle forzature: non si capisce infatti come mai un uomo ricco e potente decida di tenere nel suo testamento una persona che ha ripudiato. Allo stesso modo non sappiamo come una persona alla fine normale come Becket riesca ad intrufolarsi e camuffarsi in ogni situazione.

Glen Powell, con la solita faccia tosta e sorrisetto d'ordinanza, qui mi sembra un po' inseguire il ruolo da trasformista che aveva in Hit Man - Killer per caso, aspetto che non giova a dare freschezza al film stesso. Che poi sia un attore capace ne siamo tutti abbastanza consapevoli, però ammetto che, sebbene in poche apparizioni nei panni di un lupo vestito da agnello, Margaret Qualley abbia quasi più carisma del protagonista.

Il resto del cast è composto da volti noti come Jessica Henwick (Vladimir) e Bill Camp (Presunto Innocente, Sirens, Zero Day), ma i loro personaggi hanno poco spazio di manovra e sembrano quasi figurine.

Il punto nevralgico di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia è che secondo me non sa esprimere tutti i generi che vorrebbe raccogliere. La commedia non mi è sembrata particolarmente divertente, anche se si tratta di uno humor nero, l'azione arriva a sprazzi e non sempre i colpi di scena mi hanno sorpreso. Ad esempio poteva essere divertente vedere come Becket riuscisse ad intrufolarsi in feste vip ed eventi, ma immagino avrebbe complicato le cose.
Senza contare poi che il voice over costante del protagonista alla lunga diventa fastidioso.
How to Make a Killing nel suo insieme non meriterebbe una bocciatura totale perché alla fine scorre abbastanza bene, ed ha un buon ritmo, ma mi è sembrato dimenticabile e meno incisivo di film precedenti che in certo senso lo ricordano, come Knives Out ma anche Finché morte non ci separi



Colours of Life Jelly Green Mask, il trattamento viso per pelli miste e grasse 💚

Verso la fine dello scorso anno vi ho fatto scoprire un paio di maschere viso della linea Colours of Life Skin Supplement di Optima Naturals, in particolare la Jelly Blue Mask e la Gold Clay Mask che hanno scopi ben specifici. Ho però voluto aspettare prima di provare la Jelly Green Mask perché sapevo che l'estate sarebbe stato il periodo ideale per me per utilizzarla.



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🗺 Italia
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È pensata infatti per avere un effetto antiossidante, riequilibrante e detossinante, ed è rivolta soprattutto a pelli grasse e miste. 
La sua consistenza è sempre un gel fluido con una gradevole profumazione, fresca, dolce, vagamente fruttata, e la colorazione verde brillante della Maschera Detox Optima Naturals è data non da pigmenti artificiali, ma da clorofilla, che già di suo ha un potere antiossidante.
Il resto della formulazione di questa Jelly Green Mask è composta da alcuni complessi, ma anche da attivi vegetali interessanti. 
Abbiamo
  • il Complesso Riequilibrante del Microbiota, costituito da pre e probiotici che si trovano ad esempio nel succo estratto dal tubero di Yacon, che aiutano a regolarizzare la pelle, ad essere più resiliente ed in generale calma i rossori e attenua le imperfezioni,
  • il Complesso VIT D3-Like, prodotto dalla fermentazione dell'uva e che quindi ha una azione antiossidante, essendo un precursore della vitamina D,
  • la resina di lentisco che ha un effetto affinante dei pori e in generale della grana della pelle con una azione tensoria delicata,
  • l'estratto idrolizzato di Verbasco, che pare sia in grado di assorbire radiazioni UV e riemetterle come luce visibile, creando un effetto luminosità immediata sulla pelle oltre a proteggerla. 

Optima Naturals ha poi arricchito la sua maschera viso con ingredienti idratanti, come aloe, glicerina, acido ialuronico e betaine. Ho poi notato l'estratto di foglie di tè verde, ad azione antiossidante e lenitiva.
La Jelly Green Mask ha una posa brevissima di soli 5 minuti, e poi può essere risciacquata via, come faccio io di solito, o si rimuovono giusto eventuali eccessi di prodotto. 
Mi è capitato di lasciarla in posa anche più a lungo, fino a quando non sento il prodotto tirare leggermente, e posso dirvi che non ci sono stati affatto problemi di sorta. Risciacquarla ovviamente è molto semplice e non richiede tempo. 
La confezione airless, oltre che proteggere la maschera e i suoi ingredienti, ci da una erogazione ottimale.


Come anticipavo sopra, questa maschera viso Colours of Life mi è subito sembrata adatta alla mia pelle durante l'estate, perché diventa più mista. Il suo livello idratante infatti secondo me è perfetto per questa tipologia di cuti, e anche quelle grasse, che non vogliono prodotti untuosi, oli o comunque sostanze che occludono. Qui abbiamo un prodotto fresco, leggero, che però, se ne sentiamo la necessità, possiamo far seguire da altri sieri o comunque con la nostra routine perché non lascia residui.
Su di me ad esempio si occupa bene di tutte le aree del viso, non appesantisce la zona T, ma si prende cura anche delle zone comunque un po' più secche, come le guance.
Inutile quindi dire che una pelle molto disidratata ed esigente la troverebbe poco efficace.


A me però questa Jelly Green Mask ha colpito per il suo potere lenitivo: anche dopo la rasatura mi dà di nuovo comfort alla pelle, specie nelle zone più irritate. Io non faccio grandi bagni di sole, ma immagino possa essere proprio piacevole da applicare dopo una giornata al mare, specie se la tenete un po' in frigo. 
In generale poi mi è sembrato che questa maschera Detox contribuisca a dare al viso un aspetto più sano e omogeneo. 
Quindi abbiamo una formulazione un po' diversa, più ricercata, per un trattamento che non vuole "togliere" alla pelle, come una qualunque maschera purificante, ma aiutarla a funzionare meglio, senza appesantirla.



Conoscevate questa e le altre maschere di Optima Naturals Colours of Life?



Due nuove comedy su Disney + di cui nessuno parla!

Tanta voglia di leggerezza per questa estate che già sta galoppando e quindi anche le serie tv possono farsi ogni tanto più liete. Ho terminato da pochissimo due nuove commedie che trovate su Disney+, facciamoci una chiacchierata ché magari ancora non le conoscete.

Alice and Steve
Prima stagione

Scritta da Sophie Goodhart, già sceneggiatrice di Sex Education, e arrivata in sei episodi binge l'8 giugno di quest'anno, Alice and Steve dimostra che ogni tanto ci possono essere idee originali.

Alice (Nicola Walker) e Steve (Jemaine Clement) sono amici da almeno venticinque anni, si conoscono benissimo ed hanno anche avuto un flirt da giovani, ma che è diventato col tempo una amicizia solida e sanno che l'uno può contare sull'altra. 
Quando però, un po' per caso, la figlia di Alice, Izzy (Yali Topol Margalith, Come uccidono le brave ragazze), conoscerà Steve, finendoci a letto, l'amicizia fra i due diventerà una lotta. Infatti Alice, pur essendo una donna dalla mentalità aperta, non sopporterà che la figlia stia con un uomo così maturo e letteralmente impazzirà pur di distruggere la relazione. 
Steve però non tarderà a rispondere al fuoco.

Non avevo letto nulla di Alice and Steve, eppure la trovo una piccola chicca inglese che come dicevo ha più di qualche idea originale. 
Nel corso di sei episodi, la serie prova a condensare le complicazioni delle relazioni umane contemporanee, dove non sempre è bianco o nero, e dove quel tic mentale che non abbandona la protagonista, farà scatenare un inferno. Alice infatti non è solo colpita per la differenza di età fra Izzy e Steve, ma si legge subito che c'è dell'altro e non è una gelosia retroattiva.
Tutto peggiora perché in questo caso è una madre che vuole proteggere la figlia, ma Alice and Steve la butta in caciara con una ironia che a me è piaciuta, anche con le sue punte più esagerate e grottesche.

A funzionare è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi che arriva subito e senza farci sforzare troppo li delinea alla perfezione. Alice è una donna forte ma impulsiva, tanto che suo marito Daniel (Joel Fry) fa fatica a starle dietro, mentre Steve, per quanto in buona fede, è un po' quel patatone che cerca di fare la cosa giusta ma si incasina da solo.

Alla fine, Alice and Steve è un ritratto di diverse, umane insicurezze e di come queste, aggiunte ad una pessima comunicazione, possono incasinare tutto.
Non sarei me stesso però se non vi avvertissi di qualche piccolo neo che ho notato qui e lì. Penso ad esempio al fatto che mi è mancata un po' di chimica fra Izzy e Steve: la serie non dà un giudizio morale né fa sembrare il loro rapporto strano, ma non si capisce benissimo cosa li leghi.
Nel corso degli episodi mi è sembrato poi che la serie non gestisca benissimo i piccoli salti temporali che la storia inevitabilmente subisce. Non risulta ingarbugliata, ma vedendola capirete che in particolare una svolta sembra quasi troppo frettolosa.
Un altro aspetto su cui posso avvisarvi è che la prima stagione di Alice and Steve ha un finale aperto, e che, sebbene Sophie Goodhart sappia già come proseguire la storia, manca ancora una ufficializzazione da parte di Hulu che la produce. 



Not Suitable for Work
Prima stagione

Ho letteralmente divorato Not Suitable for Work, che è terminata esattamente il 23 giugno per via della cadenza settimanale, ma che mi ha convinto fin dal primo momento.
Scritta da Mindy Kaling, la serie ci fa conoscere cinque ventenni che si stanno affacciando al mondo del lavoro, mentre ovviamente tutti gli altri aspetti della vita continuano a correre. C'è AJ (Ella Hunt, Dickinson, L'amante di lady Chatterley) che sta iniziando il suo lavoro come analista per un grosso studio, e condivide un appartamento con Abby (Avantika Vandanapu) che invece fa l'assistente ad una esigentissima stylist di personaggi famosi. AJ è collega di Will (Davis Beau Bradley Barrett III) ragazzotto che vive nello stesso pianerottolo delle due ragazze, insieme a Jack (Josh Teitelbaum) e Kel (Nicholas Duvernay, The White Lotus).
Ognuno avrà le sue difficoltà, ma anche le sue vittorie lungo la strada che ha scelto, non senza combinare qualche casino.

Not Suitable for Work, al contrario di Alice and Steve, non ha la stessa originalità, ma l'ho trovata comunque fresca, adatta come intrattenimento estivo, piacevole da alternare a serie tv più complesse. Qui siamo nei toni e nelle tempistiche della sit-com corale, che strizza l'occhio a titoli come Friends, ma a cui si aggiungono molte delle dinamiche da ufficio. In realtà vita e lavoro si intrecciano spesso e volentieri per i protagonisti, quindi non c'è mai uno stacco netto. 

Si tratta comunque di un racconto feel-good, dove le criticità durano poco, perché sono la leggerezza e il divertimento la chiave di tutto. A me ad esempio è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, perché sono tutti un po' imperfetti, non sempre simpatici ma anche teneri, chiaramente come molti giovani, a volte molto sicuri, altre pieni di dubbi.
Ma quello che di base ho apprezzato in Not Suitable for Work è che non si prende troppo sul serio, non mi è sembrata una serie tv che si crede meglio di altre, ma solo appunto offrire un intrattenimento comodo. 

Ho notato in generale una buona alchimia nel cast, e c'è sicuramente qualche spunto realistico, ma sono sicuro che questa serie tv farà storcere qualche naso.
Penso ad esempio al fatto che molti non amano anche solo l'ombra di un personaggio un po' più sopra le righe, così come si possa soffrire il derivatismo di Not Suitable for Work. L'anno scorso ad esempio avevo conosciuto Adults sempre su Disney+, concettualmente simile, ma meno politicamente corretta.
 
La coralità in una comedy ha poi quasi sempre il prezzo di non riuscire a dare spazio a tutti i personaggi allo stesso modo, lasciando alcune dinamiche più di contorno. 
Per me comunque non sono grossi problemi perché le intenzioni, il tono e gli intenti di Not Suitable For Work, sono chiari fin da subito, i nove episodi di cui è composta scorrono bene, e i personaggi fanno quasi tuti tenerezza.
Si parla di una seconda stagione, ed in effetti c'è molto da esplorare, ma manca la conferma ufficiale, in caso aggiorno. 


Nuovi solari Anthelios La Roche Posay UV Sport SPF 50+. Scopriamoli insieme

La Roche Posay ha espanso la sua gamma di solari con tanti nuovi prodotti, e due in particolare sono stati studiati per resistere anche a situazioni e sport estremi. La linea Anthelios si è infatti allargata per far spazio alla UV Sport SPF50+ Pro Resistance che al momento consta di due prodotti.

Troviamo infatti uno Spray Invisibile, pensato per le applicazioni più ampie e generose, e lo Stick, sempre con una protezione molto alta e resistente a sudore, sabbia, acqua e tocchi frequenti.

Sembra che La Roche Posay abbia addirittura testato la linea UVSport su 78 atleti di 14 discipline sportive esterne proprio per rispondere alle esigenze più particolari.
Fra un istante vi racconto in dettaglio le singole formulazioni, ma posso intanto dirvi che entrambi i solari contengono il nuovo filtro Mexoryl 400 (in INCI lo trovate come Drometrizole Trisiloxane) brevettato dai laboratori L'Oréal. È ad oggi l'unico filtro in grado di proteggere la pelle dai raggi UVA ultra-lunghi, che sono considerati tra i più dannosi perché penetrano in profondità nell'epidermide. Questi raggi sono causa di danni cellulari profondi e fotoinvecchiamento precoce, per cui è sempre importante proteggersi. 

Vi porto a scoprire un po' di più su questa linea UV Sport Pro Resistance Anthelios così vediamo se questi solari possono fare al caso vostro.



La Roche Posay Anthelios UVSport Spray Invisibile Rinfrescante SPF50+ 


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🏋 200ml
🗺 Francia
⏳ scadenza sulla confezione
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Non c'è molta poesia attorno a questo solare Spray La Roche Posay, perché è e fa ciò che afferma la stessa azienda.
Si tratta appunto di una protezione a base di filtri chimici ad ampio spettro, come il Tinosorb S, ha un SPF50+ e il più alto livello di schermatura dai raggi UVA, cioè PA++++
Al contrario di quanto dice l'azienda sul sito, nell'INCI non c'è la glicerina ma c'è il tocoferolo che da un extra effetto antiossidante. Il resto degli ingredienti di questo solare UVSport sono pensati per dare alla formulazione determinate caratteristiche. Un esempio, senza scadere troppo nel tecnico, solo alcuni polimeri che aiutano a creare un film affinché la protezione solare sia resistente a fattori esterni e sudore.


Lo Spray Invisibile SPF50+ si presenta come una emulsione liquida e leggerissima, che si stende molto facilmente sulla pelle. 
Per dovere di cronaca io lasciato in foto il prodotto appena erogato, giusto per darvi qualcosa da vedere, ma è una protezione solare completamente invisibile e che si asciuga molto in fretta. Inoltre ha una profumazione floreale con delle note saline molto buona, ma rende il prodotto non adatto a voi se amate i prodotti neutri perché persiste abbastanza. 

Questo di Anthelios è un solare all over, sia per viso che per corpo, ma ovviamente La Roche Posay ci dice che è meglio spruzzare il prodotto prima sulle mani e poi distribuirlo. Questo in verità è fondamentale con tutti gli spray, sia per banalmente non sprecare prodotto spruzzandolo al vento, sia per assicurarsi di aver fatto una applicazione omogenea e abbondante. Inoltre sul viso ci evita di inalare accidentalmente il solare.

Chi sceglie La Roche Posay sa che avrà un solare performante e che protegge molto bene la pelle: la linea Anthelios è ormai rinomata e uno dei must per l'estate di molti. Le formule sono stabili, efficaci e credo che nel tempo l'azienda le abbia sempre più perfezionate e rese ancora più gestibili. Lo Spray Invisibile UVSport SPF50+ è ideale per la funzione per cui nasce: l'ho trovato infatti leggero, ha sulla pelle un tocco abbastanza asciutto, non appiccicoso e lascia la cute morbida e profumata. Su di me si assorbe molto rapidamente, aspetto importante non solo nella prima applicazione, ma anche nelle successive. Ammetto che io lo preferisco più sul corpo che sul viso, ma solo perché ho tanti solari più specifici, che semplicemente utilizzo tutti i giorni a prescindere.

Alla fine questo Spray Invisibile Anthelios nasce per essere usato durante le attività all'aria aperta, quindi va bene se cercate un prodotto resistente, tutto sommato anche in città per il corpo, ma non l'ho ovviamente provato sul viso ad esempio sotto al trucco.
Aggiungo che, una volta rimosso, la pelle non risulta secca o disidratata ma resta abbastanza morbida, ed in generale, lavare via questa protezione solare La Roche Posay non richiede troppo sforzo, basta una doccia con detergente normale e spugna.



La Roche Posay Anthelios UVSport Pro - Resistance Stick SPF50+


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🔎 Amazon, Redcare, eFarma, Farmacia, Parafarmacia
💸 €8.80
🏋 10g
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
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È forse più interessante questo nuovo Stick UVSport SPF50+ che secondo me è proprio ideale per gli sportivi, perché è così piccolo e compatto che è impossibile non poterselo portare dietro anche solo in una tasca. 
Si tratta appunto di un solare in stick pensato soprattutto per il viso, ma in particolar modo per quelle aree che richiedono una protezione extra: zone più esposte come naso e fronte, tatuaggi, macchie che non vogliamo far peggiorare. 
Anche questo solare La Roche Posay promette una resistenza in attività ad alta intensità e contiene, fra gli altri, il filtro Mexoryl 400. È uno stick a base di burri, oli e cere sia sintetici che di derivazione naturale, come ricino, karité, cacao e soia. Non manca ovviamente il tocoferolo, ed in più La Roche Posay fa riferimento all'Air LiciumTM, un altro brevetto L'Oréal a base di Sililato di Silice, che promette di assorbire il sebo.


Il Pro-Resistance Stick SPF50+ è appunto un solare solido, completamente trasparente e che non presenta alcun profumo, a conferma che si tratta di un prodotto viso. La prima cosa di questa protezione che mi ha colpito è stata la facilità di stesura, perché è molto scorrevole sulla pelle, davvero non serve avere uno specchio per farne una applicazione omogenea. Ho anche notato che, al contrario di altri solari stick, non si sgretola facilmente fra i peli del viso e della barba, creando appunto delle bricioline antiestetiche, quindi non serve nemmeno doverlo sfumare o massaggiare sulla pelle. 

Su di me questo stick UVSports Anthelios è sorprendentemente leggero, non lo sento sul viso, e non mi ha creato problemi di sorta con la skincare, sollevandola o facendola sbriciolare.
Secondo me è comunque un solare pensato più per essere riapplicato al volo, appunto durante le sessioni di allenamento o comunque quando siamo in giro, e non come prima applicazione. Questo vale per tutti gli stick con SPF che da soli non ci consentono di dosare le giuste quantità di prodotto per garantire una protezione ottimale. 


L'UVSport Pro - Resistance Stick SPF50+ è un prodotto che non può mancare nella sacca di uno sportivo. Io l'ho trovato infatti davvero leggero sulla pelle, confortevole e, vista la quantità di emollienti, dà anche un buon effetto idratante e nutriente alla pelle, così che non si sciupi con l'esposizione solare.

L'altra faccia della medaglia è che non è lo stick solare con il finish più elegante adatto alla vita in città: nonostante appunto la presenza di silice, tende ad essere un po' più luminoso che opaco. Non è untuoso o appiccicoso al tatto ma per capirci non lo userei per fare dei ritocchi se abbiamo un viso truccato. È un solare pensato appunto per quando ci interessa più la performance e il livello di protezione che il nostro aspetto. Su di me ad esempio, che adesso ho una pelle più mista, nel corso delle ore tende un po' ad appesantire, quindi lo considero quasi esclusivamente un solare da mare, quando so che non voglio un look particolarmente curato.
Una pelle un po' più secca invece potrebbe proprio apprezzarlo per i suoi ingredienti più nutrienti.

Anche questo solare Anthelios La Roche Posay non è troppo faticoso da rimuovere: io, come con tutti i solari resistenti all'acqua, faccio una doppia detersione con un detergente oleoso e poi uno schiumoso e così la pelle non risulta in alcun modo stressata. 


Conoscevate già la linea UVSport Pro Resistance?



Film dell'ultimo periodo, ecco cosa consiglio

Finalmente posso parlarvi di due film che ho visto nelle ultime settimane, e che mi hanno lasciato opinioni molto diverse fra loro. Vi racconto i miei dubbi, ma anche se e perché ve li consiglio. 


Le Cose Non Dette (2026)


Genere: drammatico
Durata: 114 minuti
Regia: Gabriele Muccino
Uscita in Italia: 29 Gennaio 2026 (cinema)/18 maggio 2026 (Prime Video)
Paese di produzione: Italia


Quando do una chance al cinema italiano lo devo fare sempre con cautela, perché temo sempre una fregatura e purtroppo, ultimamente (si fa per dire) ci ho anche azzeccato. Così ho voluto dare una possibilità all'ultimo film co-scritto e diretto da Gabriele Muccino, che è tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, ma ho aspettato uscisse in streaming perché al cinema non potevo farcela.

I protagonisti de Le Cose non Dette sono Carlo (Stefano Accorsi), professore di filosofia all'università e brillante scrittore che sta attraversando un blocco creativo, e sua moglie Elisa (Miriam Leone), giornalista per Vanity Fair che però ha perso un po' di terreno nella scrittura. Il loro è un matrimonio sul viale del tramonto: il figlio a lungo sperato non è mai arrivato, e la routine ha preso il sopravvento.
Così decidono di fare una vacanza a Tangeri, coinvolgendo i loro migliori amici Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini), anche loro coppia in crisi uniti solo per la figlia Vittoria.
Un viaggi non privo di problemi ma che prenderà una svolta inattesa quando arriverà Blu (Beatrice Savignani), giovanissima studentessa che è anche l'amante segreta di Carlo.

Cercando di raccogliere le idee su come raccontarvi di Le cose non dette, mi sono annoiato da solo. È infatti l'ennesimo film su coppie apparentemente perfette, brillanti e moderne che però sono profondamente in crisi e che invece di parlarsi, colgono ogni occasione per urlarsi contro.

Gabriele Muccino ha tessuto buona parte della sua carriera concentrandosi a sviscerare le relazioni interpersonali, ma qui gioca troppo sul sicuro. Infatti ci presenta due coppie che sono quasi speculari, seppur ci siano delle differenze. Noi però non entriamo mai davvero nelle dinamiche che hanno logorato la storia fra Carlo ed Elisa e ancora più collaterale resta il rapporto fra Paolo e Anna.

Vi posso poi nominare tanti film e serie tv che mi sono tornati alla mente e che fanno sembrare Le cose non dette come vecchio e derivativo: dalla più recente Vladimir, che almeno aveva attimi di originalità, a Scene da un matrimonio, con protagonista sempre un professore di filosofia, passando per Storia di un matrimonio ed anche Breve storia d'amore, sempre italiano ed uscito quest'anno.

Tutto insomma diventa prevedibile, già visto, specie la caratterizzazione di Blu, che dovrebbe essere l'uragano che scoperchia i tetti, ed invece è l'ennesima amante impazzita perché un marito fedifrago non lascia la moglie.

C'è una vena thriller che fortunatamente ha dato un po' di linfa a Le cose non dette, ma per il resto è solo un'altra, dimenticabile storia su personaggi poco maturi, incapaci di affrontare qualunque discorso appena più complesso che possa mettere a nudo una parte di loro. Qui tutto deve esplodere: i pianti, le urla, la passione. O è eccessivo o non c'è nulla, e questo secondo me porta ad uno scollegamento dello spettatore.
Da un punto di vista più concreto, Le cose non dette ha sicuramente un ottimo cast, ma è il solito circoletto di attori che poco si apre a volti noti e freschi. Lo stesso vale un po' per la regia di Muccino, per le musiche ed anche per la fotografia. Tangeri è bella come ambientazione, ma poco può quando c'è poca carne al fuoco. 

Le cose non dette perde pure la sua funzione di mero intrattenimento "da streaming" per una durata eccessiva rispetto alla storia, ed un ritmo ballerino che non lo aiuta.



Hallow Road - Corsa contro il tempo (2025)


Genere: drammatico, thriller, psicologico
Durata: 80 minuti
Regia: Babak Anvari
Uscita in Italia: noleggio
Paese di produzione: UK, Irlanda, Repubblica Ceca

Incuriosito dalla trama, dal fatto che non se ne parlasse molto e ovviamente gli attori coinvolti, ho voluto recuperare Hallow Road e devo dire che a distanza di un paio di settimane ancora ci penso.

Dopo una litigata, seguiamo Maddie (Rosamund Pike, Ladies First) e Frank (Matthew Rhys, The Beast in Me) in una nottata che va di male in peggio. Nel cuore della notte infatti ricevono una telefonata dalla loro figlia Alice, la quale è scappata improvvisamente da casa proprio a seguito dello scontro. Alice al telefono è spaventata, dice di aver avuto un incidente d'auto in una di quelle stradine poco trafficate e buie e sembra abbia investito una persona.
Maddie e Frank così saltano subito in auto per raggiungerla ma la situazione diventa sempre più complessa, strana e anche spaventosa. I due infatti hanno approcci opposti su come aiutare la figlia e questo li porterà ad un ulteriore confronto che finirà per ripescare vecchi scheletri dall'armadio.

È un film molto particolare questo diretto da Babak Anvari che non credo sia per tutti. Infatti parte quasi come un dramma familiare, ma poi diventa un thriller psicologico dalle tinte folk horror che mette in difficoltà lo spettatore con uno stile claustrofobico ed un tocco forse soprannaturale.

Non voglio scrivere troppo perché credo si rischi di rovinare la sorpresa a chi ancora non l'ha visto, ma in verità Hallow Road è un film abbastanza semplice sulla carta. Tutto ruota intorno ai ruoli di Rosamund Pike e Matthew Rhys, che si ritrovano per quasi la totalità del film dentro una macchina stretta, su una strada praticamente buia, con la voce di Alice al telefono che, disperata, diventa una guida inaffidabile.

Tutto sommato non c'è alla base innovazione in questo incipit perché abbiamo visto più o meno lo stesso in film come The Guilty. 
Però Hallow Road prende sostanza quando entrano in campo tanti aspetti tecnici che funzionano: i dialoghi serrati raccontano ansia, frustrazione, malesseri presenti e lontani, affidati a due attori bravissimi in ruoli non semplici. Maddie è fredda, distaccata, ha la mentalità da paramedico, mentre Frank è emotivo, irrazionale, teso.

È molto difficile poter parteggiare per uno o per l'altra, che ci portano un dilemma morale quali senza soluzioni: cosa siamo disposti a fare per le persone che amiamo?

Fondamentale poi anche la regia, che trova i momenti esatti per focalizzarsi sulle espressioni dei protagonisti, e ovviamente il sonoro: come dicevo Alice è solo una voce al telefono, dove ci possono essere attese ed interferenze.
Hallow Road è in fondo un film piccolo, con un budget limitato, ma sa essere efficace, lascia i dubbi dove serve, sa sorprendere e coinvolgere con qualche colpo di scena.
Ovviamente non sto parlando del miglior titolo dell'anno, e come premettevo non è un film adatto a tutti, specie se non amate i dialoghi costanti, e soprattutto cercate storie con un finale netto ed inequivocabile. A me ad esempio ha lasciato perplesso il fatto che per buona parte del tempo non si percepisce che Maddie e Frank stiano davvero correndo in auto come ci si aspetterebbe, ma è piaciuto il senso di straniamento che lascia, ed ha la durata giusta quindi credo meriti una chance.

La mia esperienza con l'AGE-R Ultra Tune 40.68 di Medicube: vale il suo prezzo?

Il mondo della cosmesi ha fatto grossi passi in avanti non solo perché ormai abbiamo attivi sempre più avanzati, mirati e concentrati, ma anche perché ci sono sempre più dispositivi e strumenti skincare che ci permettono di fare trattamenti dermatologici professionali direttamente a casa.
In brand coreano Medicube in questo senso è uno dei marchi che più volte è andato virale proprio per i tool che ha lanciato, incluso l'AGE-R Ultra Tune 40.68 che ho avuto modo di testare.



INFO BOX
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🏋 1 dispositivo, cavo di ricarica, istruzioni
🗺 Corea
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In passato mi avrete sentito parlare più volte di gadget per detergere e massaggiare il viso, tutti però basati su un effetto vibrante o su delle testine che permettevano risultati e funzioni diversi.
L'Ultra Tune di Medicube è invece uno strumento avanzato, che promette di stimolare la produzione di collagene in profondità, migliorando così elasticità, rughe e turgore della pelle.
Le sue caratteristiche mi hanno subito affascinato e fatto entrare in modalità nerd, ma voglio raccontarvi questo dispositivo a 360 gradi.


Cos'è l'AGE-R Ultra Tune 40.68?

Come dicevo, Medicube ha tanti tool per trattare il viso, ma con l'Ultra Tune ha voluto fare un passo ancora avanti. Si tratta a tutti gli effetti di un dispositivo ad azione anti-age che sfrutta sia la radiofrequenza che microcorrente a basso livello.
La prima agisce in profondità nel derma e negli strati sottocutanei, generando un riscaldamento omogeneo, "disturbando" la pelle affinché stimoli la contrazione delle fibre di collagene ed elastina esistenti e ne incentivi la produzione di nuove. La seconda contribuisce al turgore generale della cute, per una azione liftante e di modellamento, ed è perfetta per i contorni del viso.

La frequenza di 40.68 MHz da cui il dispositivo prende il nome non è casuale: infatti è la quantità di energia elettromagnetica ideale per penetrare in modo più preciso e uniforme negli strati dermici. Inoltre l'AGE-R sfrutta la tecnologia Dual Tune-Wave™: un sistema che regola automaticamente la profondità e l'intensità dell'energia per "sincronizzarsi" con le necessità della pelle, così evita di sovraesporre la pelle ad eventuali danni.

Secondo Medicube è insomma il dispositivo più potente del loro catalogo ed uno dei più potenti in commercio.


Come funziona l'Ultra Tune Medicube?

Questo tool è estremamente semplice da usare: si presenta come una manopola che ha giusto un tasto di accensione e di regolazione, e un piccolo schermo da cui possiamo vedere l'intensità che stiamo usando ed il timer.
La testa dell'Ultra Tune 40.68 ha sei punte in acciaio che appunto conducono la radiofrequenza nella nostra pelle e che dobbiamo far aderire bene al viso affinché il dispositivo si attivi.
È infatti dotato di un led che lampeggia quando lo stiamo usando correttamente, e che invece è fisso quando non lo stiamo tenendo vicino alla pelle.
I livelli di intensità sono appunto cinque, e basta premere più volte il tasto di accensione per aumentare o diminuire la potenza del dispositivo.


La particolarità di questo prodotto è che non ha bisogno di un gel conduttore specifico come altri suoi colleghi, anzi va utilizzato quando la nostra skincare si è assorbita completamente. Letteralmente possiamo usarlo così come ci arriva a casa, e già nel manuale di istruzioni troviamo una piccola guida su come creare un massaggio specifico al viso, ma Medicube ha anche creato un video tutorial più specifico.

Io ho trovato questo Ultra Tune molto intuitivo: basta far scorrere il device nelle zone che vogliamo trattare inclusi il contorno occhi, il collo, e la mandibola. L'unica attenzione che dobbiamo avere presente è che il dispositivo non può stare fermo a lungo su un unico punto ma deve essere sempre in movimento. Possiamo anche fare piccoli movimenti circolari per una azione più mirata, ma sempre muovendosi.

È poi fondamentale evitare la zona della tiroide, e non usare ad esempio maschere viso rinfrescanti subito dopo l'uso di questo device, ma lasciare che il calore che provoca faccia il suo corso.

L'AGE-R Ultra Tune 40.68 medicube può essere usato ogni giorno, da una a fino 3 volte al giorno, e ogni sessione dura cinque minuti, ma possiamo allungare i tempi a 10. Al termine della sessione il dispositivo si spegne da solo.
Sebbene già così funzioni alla perfezione, possiamo anche passare ad una versione deluxe del dispositivo: infatti si può collegare tramite Bluetooth all'apposita AGE-R app per lo smartphone che ci consente di regolare il volume della voce guida, il livello di intensità, ma aggiunge anche altre funzioni per personalizzare il trattamento.

Di base infatti è in modalità Firming con luce led rossa, quindi tonificante, ma abbiamo un totale di cinque modalità di luce LED per trattare problematiche specifiche. La luce blu aiuta a minimizzare i pori, l'arancione migliora la luminosità, la verde dovrebbe avere un effetto volumizzante, e la luce viola migliora l'assorbimento della skincare.

L'app inoltre tiene anche memoria della nostra routine, quindi i tempi di utilizzo, l'intensità ed è possibile anche inserire dei selfie per monitorare i risultati.


La mia esperienza con l'AGE-R Ultra Tune 40.68

Ho usato questo dispositivo Medicube per più di un mese, imparando a conoscerlo in ogni suo aspetto, ed è arrivato il momento di mettere nero su bianco tutte le mie opinioni.

Per me è stato, come anticipavo, abbastanza semplice, intuitivo, rapido utilizzare l'Ultra Tune e farlo entrare nella mia routine quotidiana. Lo uso con costanza tutti i giorni, ma mi sono sempre limitato ad una sola sessione giornaliera, principalmente la sera, di cinque minuti.
Tra l'altro appena arrivato aveva un po' di carica che mi è bastata per farci circa una settimana, quindi ho capito subito che non si trattava di un dispositivo energivoro, anzi la batteria mi sembra duri parecchio.

Ho iniziato con questo dispositivo Medicube al livello 1 proprio per vedere che reazione avrebbe avuto la mia pelle, ma è andata subito bene. Come mi aspettavo crea infatti una sensazione di calore che va ad arrossare leggermente la pelle, ma che su di me non permane a lungo. Personalmente non la trovo fastidiosa, è chiaramente transitoria e quasi piacevole. 

Già nel giro di una settimana sono riuscito quindi ad arrivare al livello 5 dell'Ultra Tune Medicube, e devo dire che nel tempo la mia pelle ha iniziato ad arrossarsi leggermente meno, pur producendo lo stesso calore. 
Personalmente sono riuscito ad essere costante con il trattamento, ma ammetto che ho usato poco l'applicazione smartphone, se non giusto per capirne il funzionamento. Di conseguenza ho anche usato poco le altre modalità e luci led, perché onestamente se devo mettermi a cambiare ogni momento, finirei per perdere troppo tempo. 

Questo dispositivo AGE-R mi è piaciuto fin da subito: riesco ad utilizzarlo ovunque senza fastidi, anche in zone come contorno occhi e collo.
Io faccio così: applico prima i sieri e i tonici più acquosi, li lascio assorbire e asciugare per almeno 10 minuti e poi procedo con l'Ultra Tune 40.68. Dopo il trattamento, cerco di aspettare almeno 20 minuti e finisco la skincare con i prodotti più corposi, sieri lattiginosi o creme.
Ho, in verità, apprezzato il fatto che non fosse necessario usare gel specifici che facessero da conduttori ma dovessi solo aspettare di terminare la mia skincare.

I risultati che ho notato mi hanno convinto fin da subito ad essere costante. Appena termino il trattamento con questo dispositivo Medicube noto un viso più compatto, sodo e tonico. Ci credo che lo chiamino "ferro da stiro per le rughe" perché anche su di me da quasi un effetto lifting che va a distendere i segni di espressione e in generale a rendere la pelle liscia. È una azione temporanea, ma che anche al tatto è piacevolissima: quando vado ad esempio ad applicare gli altri prodotti della mia skincare sento una cute distesa, su cui tutto scorre più facilmente.

Nel tempo mi sembra che la zona mandibolare e quella del "doppio mento" stiano trovando sempre più tonicità, ed essendo sempre più vicino ai 40 anni è un'area che sto attenzionando.
Nonostante non vibri o massaggi, credo che questo tool abbia anche un effetto leggermente drenante dei liquidi. 


Tutto quello che dovresti sapere sull'Ultra Tune Medicube...

Come tutti i prodotti, anche questo di Medicube non è esente da aspetti che secondo me sono importanti da tenere in considerazione.

Il primo punto, quello più ovvio, è che non si ottengono risultati dal giorno alla notte, ma è un dispositivo che va ad aggiungersi e potenziare una skincare anti age mirata. Se insomma non siete tipi costanti con questi attrezzi, sicuramente non vale la pena fare questo investimento.
Dall'altra parte, avere un dispositivo che ci porta a casa un trattamento professionale, e che quindi possiamo utilizzare con molta più costanza che in uno studio medico, è già un aspetto che da solo giustifica la spesa.
In generale, non so se si possa considerare un prodotto "entry level", penso che possa magari sostituire altri dispositivi più basici o se non avete mai provato la radiofrequenza.

L'assenza di un gel conduttore temevo potesse rendere il dispositivo poco scorrevole ed invece non è un problema, salvo che davvero non abbiate proprio una pelle troppo delicata. Inoltre non ho fatto grossa fatica a farlo lavorare sulle aree più ossute, come la fronte.
Anche la sensazione di calore che provoca, per quanto momentanea, capisco possa non piacere a tutti, ed io stesso mi domando se riuscirò ad essere ancora costante quando farà ancora più caldo.

Da un punto di vista puramente pratico, come ormai detto più volte, credo che l'Ultra Tune 40.68 Medicube sia molto semplice da usare, ma ha alcuni piccoli limiti.

La sua manutenzione è davvero semplice: ho notato che in circa 3 ore si ricarica completamente, ma anche se non riuscite ad aspettare, potete utilizzarlo. Le 6 punte in acciaio devono essere pulite con cura dopo ogni utilizzo perché si potrebbero accumulare residui di skincare, ma è comunque semplicissimo, basta una salviettina e ogni tanto un panno umido. 

È un dispositivo sicuramente leggero ma ingombrante (misura quasi 23 cm di lunghezza) e può risultare un po' scomodo da portarsi dietro se viaggiate spesso.
Inoltre ha una fattura solida, i materiali sembrano resistenti, sta in piedi da solo ed stabile, ma avrei preferito ci fosse una base apposita per evitare cadute accidentali.

L'app per smartphone è forse uno dei punti più deboli, almeno per le mie abitudini. L'AGE-R Ultra Tune è già perfettamente funzionante da solo, ma per accedere alle altre funzioni, cambiare led o regolare il volume, è necessario collegarlo all'applicazione. Io però l'ho usata poche volte perché richiede qualche istante prima di accoppiarsi al dispositivo, e a volte si scollega dal profilo utente che si deve creare, facendo perdere più tempo.
Avrei preferito che il dispositivo avesse in autonomia la possibilità di cambiare funzioni perché onestamente, arrivato a sera, non ho proprio voglia di star lì a traccheggiare con una app. Inoltre è tutto in inglese e, per quanto sia tutto molto intuitivo, può diventare ostico se non masticate la lingua.

L'Ultra Tune 40.68 è senza dubbio un beauty gadget molto interessante che continuerò ad utilizzare con piacere, ci aiuta ad elevare la routine domestica a un livello professionale. Medicube in questo senso credo stia diventando un brand leader affidabile nel settore dei device viso e sono molto curioso cosa lanceranno in futuro.


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