Com'è davvero la nuova Limited Edition Brazilian Breeze di Cien 🌞

Finalmente quelli di Lidl si sono dati una mossa e ci hanno proposto una novità che ha già fatto il giro del web ovvero la linea corpo Brazilian Breeze, considerata una sorta di dupe della virale Sol de Janeiro.

La gamma è composta da tre prodotti per la pelle del corpo, ed io sono riuscito ad accaparrarmeli tutti e anche se non è stato semplice.

Anche questa volta infatti ci sono state differenze nella distribuzione, e nel Lidl più vicino a me, la linea Brazilian Breeze deve essere uscita prima perché avevano tolto l'espositore e lasciato giusto i pochi prodotti rimasti, ma in un altro store l'espositore era completo come se lo avessero appena messo fra gli scaffali. 

Fatemi divagare un attimo: circa sei o sette anni fa c'era già una linea Cien chiamata sempre Brazilian Breeze, ma con packaging ed immagino formulazioni diversi, che però già all'epoca erano stati paragonati a Sol de Janeiro. Questi prodotti che invece troviamo adesso pare fossero già usciti in Francia e Germania un paio di anni fa, e sembra ci fosse anche una crema mani che qui da noi non è mai giunta. 

Resta un mistero come mai Lidl ci stia coccolando sempre meno con le linee beauty che un tempo arrivavano quasi a cadenza settimanale, ma se volete i miei due centesimi ho l'impressione qui in Italia abbiano un po' mollato il colpo anche con le limited edition Cien, puntando invece ai sempre più affollati reparti di motoseghe e tagliaerba che occupano intere corsie. 

Sono scelte di marketing e aziendali territoriali difficili da comprendere ma mi sembra ormai acclarato che ci sia stato un cambio a monte.

Ma quindi com'è questa Brazilian Breeze di Cien? L'ho messa alla prova subito per potervene parlare il prima possibile e perché ero molto curioso. Ovviamente la mia recensione non sarà un confronto diretto con la Sol de Janeiro perché non l'ho provata, ma solo un focus su questi prodotti.



Cien Brazilian Breeze Shower Gel
Gel Doccia 


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.49
🏋 300ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan

Questo gel doccia Cien mi è piaciuto moltissimo. Lo so che in ottica SEO non dovrei dirlo subito ma è così. Parto con la formulazione che, per essere un prodotto low cost, non è affatto male: è arricchito infatti con agenti idratanti come estratto di cocco e glicerina, emollienti come il burro di karité e antiossidanti come l'estratto di bacche di açaí e tocoferolo.

Si presenta come un gel fluido leggermente opaco e perlato, un po' più lattiginoso rispetto ad altri shower gel probabilmente proprio per via degli ingredienti. Ma lo Shower Gel Brazilian Breeze è comunque piacevole da usare perché diventa con l'acqua una bella schiuma, non super voluminosa ma scorrevole e gradevole da usare anche con la spugna o altri strumenti.

Ovviamente la profumazione della linea non può che essere tropicale ed estiva, ma qui c'è un twist dolce e quasi gourmand, principalmente di frutta secca leggermente tostata e di caramello. C'è però un fondo più fresco vagamente fruttato e floreale che alleggerisce l'insieme.

Sto pur sempre parlando di uno shower gel quindi non pensate ad una profumazione così intensa e concentrata, anzi è proprio il prodotto che vi consiglio di provare se volete capire come si sposa la fragranza sulla vostra pelle e provare questa Brazilian Breeze.

Come ho detto subito a me questo gel doccia è piaciuto molto, ho notato che lascia la pelle molto morbida e liscia, non la va a seccare o irritare. Come dicevo l'ho messo subito in doccia e lo uso praticamente tutti i giorni e non mi ha dato fastidi, quindi immagino che anche una pelle un po' più secca possa apprezzarlo. 
Una volta sciacquato via, operazione molto facile e veloce, la pelle resta comunque delicatamente profumata quindi ci si porta un po' dietro questo aroma.
Credo che comunque lo scopo di questo Brazilian Breeze Shower Gel Cien sia quello di essere stratificato con gli altri prodotti della gamma proprio per massimizzarne l'effetto.



Cien Brazilian Breeze Body Cream 
Crema Corpo Idratante 


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €3.49
🏋 300ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan

Il secondo passaggio di questa routine Cien è la crema corpo, che, facendo un confronto fra gli INCI, condivide alcuni ingredienti con la Brazilian Bum Bum Cream di Sol de Janeiro.

Su questa crema corpo avevo qualche timore: essendo in barattolo infatti ho pensato potesse essere troppo corposa o comunque con una consistenza che poco si adatta al periodo caldo e all'estate. La Body Cream Brazilian Breeze è arricchita con oli e burri anche piuttosto nutrienti come il karitè, il burro di cupuaçu, l'olio vegetale e di cocco, e vari emollienti. Poi troviamo anche la glicerina e ritorna l'estratto di bacche di açaí insieme al tocoferolo.

Sospettavo insomma che avessi a che fare con un prodotto troppo ricco, burroso appunto, magari grasso, ed invece credo che Cien abbia saputo trovare una quadra. La crema corpo infatti si presenta come soda e soffice, ma nella stesura è piacevole, ha un tocco abbastanza asciutto, non la trovo appiccicosa o pensante. Tra l'altro non fa nessuna scia bianca e si applica rapidamente.

Certamente è un prodotto che idrata e nutre, non è esattamente una lozione, e non risulta impalpabile; quindi, se andando incontro all'estate non sopportate proprio nulla sulla pelle, come può capitare anche a me in quelle giornate particolarmente torride, tenetelo presente. Su di me ad esempio impiega un paio di minuti ad assorbirsi completamente ma non la risudo e mi è piaciuta perché si sposa benissimo con lo shower gel sotto più punti di vista.

La crema corpo Brazilian Breeze infatti aiuta a rendere la pelle ancora più elastica e setosa al tatto, mantenendo una buona idratazione un po' per tutto il giorno fino alla doccia successiva. Io credo sia un prodotto indicato per pelli a tendenza secca proprio durante l'estate, quando comunque necessitiamo di curare la cute ma non ce la facciamo a metterci quei burri nutrienti molto corposi che usavamo in inverno. 

Ovviamente la crema corpo ci dà la possibilità di fissare la fragranza ancora più a lungo sulla pelle, ma anche di apprezzarla di più nelle sue sfumature. La profumazione di questa linea Brazilian Breeze è identica per tutti i prodotti, ma la body cream secondo me ci dà meglio le note olfattive. Io ad esempio sento molto più netta la presenza di pistacchio, del caramello leggermente salato e la vaniglia, ma questo accordo come dicevo su, riesce ad essere estivo, esotico. Anche io, che non amo le fragranze dolci specie quando fa più caldo, non la trovo stucchevole, ma in qualche modo mi dà proprio delle summer vibes. Una volta che la fragranza si setta e svaniscono quelle note più gourmand, su di me resta un sentore più floreale e leggermente più fresco che mi piace molto sentire sulla pelle. 

Quindi un altro prodotto promosso di questa linea Cien, e aggiungo che c'è anche la pellicola protettiva all'interno quindi sappiamo che non sarà stata rovinata da qualche cliente che la apre e non la acquista.


Cien Brazilian Breeze Body Mist
Spray corpo rinfrescante


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.99
🏋 100 ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan


Le somiglianze con la linea Sol De Janeiro raggiungono il culmine con questa Body Mist Cien che può essere la perfetta compagna per questa estate e andare a sostituire la crema corpo quando non riusciamo proprio ad applicarla. In particolare la Body Mist Brazilian Breeze dovrebbe essere il dupe della fragranza Brazilian Crush Cheirosa '62 che è il prodotto più virale di Sol de Janeiro.

Questo spray Cien in realtà ha forse un INCI migliore del prodotto a cui si ispira perché troviamo la glicerina come umettante, quindi ha comunque un effetto sulla cute, e la profumazione si basa anche sugli estratti di vaniglia, di gelsomino e ci sono anche i chetoni di rosa.

La Body Mist va vaporizzata sul corpo e ovviamente può essere usata da sola o con tutti gli altri prodotti della linea e la trovo molto piacevole, fresca, leggera e si asciuga in fretta senza risultare appiccicosa. 

Anche questo prodotto Brazilian Breeze ha la stessa fragranza della linea, quindi con una apertura gourmand, più golosa, dolce ma sempre tropicale. Tuttavia una volta settatasi secondo me c'è un twist floreale molto più preciso. Io non sento direttamente il gelsomino, però percepisco una componente di fiori bianchi molto gradevole, che rinfresca un po' di più la profumazione.

Personalmente la trovo estiva, ma può adattarsi anche in altri periodi dell'anno in cui vogliamo ritrovare olfattivamente un po' della stagione calda.
Ovviamente è importante sottolineare che questa Body Mist Brazilian Breeze non è esattamente un profumo o una eau de toilette, quindi non aspettatevi una performance straordinaria in termini di la sua durata non è eccellente né fa scia: io ad esempio la percepisco bene per un paio di ore, ma poi via via svanisce. Se volete potenziarne la durata e l'intensità è necessario usare tutta la linea come avevo già detto prima, o comunque darsela più volte nel corso della giornata, che poi in fondo sarebbe il suo scopo.

Sicuramente in vista dell'estate, se riesco, prendo un altra confezione di questa Body Mist perché è piacevole, fresca e non ha il solito profumo da "crema solare".


Voi siete riusciti a beccare questa Brazilian Breeze Cien?



Nuovi film in streaming, si salveranno questa volta?

Vorrei concentrarmi su un paio di nuovi film che sono arrivati in streaming nelle ultime settimane e che ho visto anche con un po' di curiosità. L'ultima volta che ho parlato di novità non è andata benissimo, ma saranno riusciti a convincermi questa volta?


Ladies First (2026)


Genere: drammatico, commedia
Durata: 93 minuti
Regia: Thea Sharrock
Uscita in Italia: 22 maggio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA

Damian Sachs (Sacha Baron Cohen, Disclaimer), è un miliardario maschilista, volgare, donnaiolo e calcolatore che sta per diventare CEO di una grossa agenzia pubblicitaria, ma deve ancora aggiustare il tiro per fare questo passo. Infatti è necessario che assuma una donna nel suo team creativo affinché rispetti la "rappresentanza femminile" in una prossima campagna pubblicitaria. Così Damien tira fuori dal cilindro il nome di Alex Fox (Rosamund Pike, Saltburn), che lavora nell'agenzia da almeno un ventennio. Peccato però che al momento di preparare la campagna, Damien preferirà le idee sessiste dei suoi colleghi uomini mettendo da parte qualunque proposta di Alex.
Le cose però cambieranno improvvisamente: a seguito di un incidente, Damien si risveglia in una realtà completamente diversa, dove ad avere ruoli di potere e atteggiamenti sessisti sono le donne. Non più un serpeggiante patriarcato ma un forte matriarcato che metterà l'uomo di fronte ai suoi atteggiamenti tossici.


Ladies First sta ancora, dopo quasi un mese dalla sua uscita, cavalcando la classifica dei film più visti su Netflix, ed è un successo che in parte capisco e in parte mi sembra eccessivo. 

Oltre ad essere il rifacimento di un film francese intitolato "Non sono un uomo facile", del 2018 diretto da Eléonore Pourriat, Ladies First nel suo incipit tutto sommato originale, mi ha fatto tornare alla mente i classici "body swap" come Quel Pazzo Venerdì, Family Switch ma anche What Women Want. Insomma non c'è un vero e proprio impatto innovativo, tuttavia Ladies First gioca su quei cliché delle disparità di genere per diventare una sorta di satira dei giorni nostri.
C'è quindi un intento lodevole, intelligente e credo che il film riesca a far passare chiaro un messaggio: viviamo in una realtà profondamente distorta, costruita a misura d'uomo. Tuttavia, più sottilmente, si va a rimarcare il fatto che anche l'estremo opposto non sarebbe altrettanto valido, proprio perché dovrebbe esserci uguaglianza e parità fra i generi.


Tutto questo è racchiuso in un film che nel suo insieme si lascia guardare, che metti su e non ti fa addormentare con la bolla al naso dopo un paio di minuti, e che si ritrova due attori abbastanza azzeccati, insieme ad un cast di contorno altrettanto efficace. Solo che ho avuto l'impressione che Ladies First resti un po' indietro rispetto all'ironia che insegue, come se quel suo essere caricaturale risulti da un lato troppo smaccato, dall'altro meno brillante e divertente di quanto possa sembrare all'apparenza. 

C'è decisamente una certa ripetitività delle dinamiche ed una prevedibilità generale della storia che rendono all'apparenza più lunghi i suoi 90 minuti di durata. Inoltre nonostante inizi come una commedia dai tratti parodistici, Ladies First assume dei tratti vagamente ed improvvisamente più drammatici verso il finale.


Volendo poi essere più puntigliosi, tocca ammettere che i dialoghi non sono sempre credibili o originali, l'estetica generale del film è troppo perfetta da sembrare reale e soprattutto sembra quasi che non siano riusciti a trovare una idea più interessante per rendere questo "scambio di corpi" meno banale. Ladies First si limita a trasporre gli atteggiamenti maschilisti attraverso le donne, senza soluzioni più creative che potessero dare slancio all'universo femminile.

Come dicevo, non è un film che mi sento di bocciare del tutto, ha momenti che funzionano e idee efficaci, ma nel suo insieme Ladies First non si eleva poi troppo dalle produzioni medie della grande N.


Volo notturno per Los Angeles (2026)



Titolo originale: Propeller: One-Way Night Coach
Genere: drammatico
, commedia
Durata: 61 minuti
Regia: John Travolta 
Uscita in Italia: 29 Maggio 2026 (Apple TV)
Paese di produzione: USA

Siamo a New York nel 1962, e il piccolo Jeff (Clark Shotwell) sta per essere prendere un volo verso Los Angeles, insieme alla mamma Helen (Kelly Eviston-Quinnett). Per Jeff sarà un viaggio carico di emozioni, visto che ha sempre avuto la fascinazione per gli aerei e da tempo sognava di prenderne uno.
Così questa lunga notte e questo viaggio fatto di tanti scali, in cui Jeff incontrerà diversi personaggi affascinanti, come l'hostess Doris (Ella Bleu Travolta) che si occuperà di lui come si faceva all'epoca, diventerà un ricordo indelebile per il bambino.


Una trama un po' striminzita per un film che in effetti è più vicino al mediometraggio per durata, che segna anche l'esordio alla regia per John Travolta, che in Volo Notturno per Los Angeles ci ha messo di tutto se stesso. Suo è il libro da cui è tratto il film, sua la sceneggiatura, sua la coproduzione, e anche la voce narrante in lingua originale e appare pure in un piccolo cameo. Si capisce insomma quanto Travolta ci tenesse a questo film, in cui riversa parentesi autobiografiche, e soprattutto la sua passione per l'aviazione.

Questo Volo Notturno Per Los Angeles è però una operazione nostalgia interessante: ci catapulta in un periodo in cui appunto gli aerei non erano queste scatole grigie e asettiche come le conosciamo noi, ma soprattutto quando viaggiare era un lusso. Quindi più che aspettarsi una storia che evolve, magari con colpi di scena, in Propeller: One-Way Night Coach seguiamo il sogno di Jeff, come se fosse quasi parte di un coming of age, una esperienza che lo cambierà.


L'unico modo per apprezzare questo film è considerarlo come una favola della buonanotte, che dura poco più di una puntata di una serie tv, che sicuramente è un po' autoindulgente, ma comunque non risulta stucchevole.
È chiaro che Volo Notturno per Los Angeles non si rivolga ad un pubblico ampio, sembra più che altro che Travolta l'abbia voluto dedicare a se stesso, alle sue passioni, ai suoi ricordi. Magari per qualcuno della sua generazione può essere anche un bel ricordo rivivere con gli occhi di Jeff quella esperienza, per gli altri come dicevo capisco possa sembrare una storia troppo campata in aria, che dà poco allo spettatore in termini di reale intrattenimento.
La regia di Travolta è abbastanza semplice, funzionano meglio le scenografie sgargianti e la fotografia, forse un pelo troppo ovattata ma in linea con l'idea di un ricordo di un bambino.
Io l'ho apprezzato, penso sia una piccola chicca un po' diversa dagli altri film, ma non sono sicuro che ad esempio lo rivedrei a giro breve.


La crema coreana con PDRN, exosomi e mini gua sha per una pelle più tonica 💆🏻‍♂️

Quando ho visto questa novità di Maxclinic, ho pensato che fosse proprio una idea originale ma anche funzionale. Si tratta della Exosome PDRN Lift Cream, che non vuole essere la solita crema viso, ma più un trattamento tonificante completo.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL)
💸 €25
🏋 50ml
🗺 Corea
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 //


Il suo scopo è quello di stimolare l'elasticità cutanea e di fornire nutrimento alla pelle, ed il suo punto di forza è indubbiamente la formulazione che è davvero ricchissima, moderna e molto interessante. Nello specifico al suo interno troviamo il 2% di esosomi (qui un mio approfondimento) derivati da centella asiatica e a basso peso molecolare per agire più in profondità nella cute. 

Le dimensioni degli attivi è un po' il leitmotiv di Maxclinic  perché un po' tutti gli ingredienti in questa crema viso sono stati scelti con molecole di piccole dimensioni. Troviamo ad esempio anche l'ormai arcinoto PDRN (scoprilo qui), che qui è in due tipologie: di origine animale, estratto dal salmone, e vegetale, da centella, gingko e bamboo.  


Oltre a questi attivi moderni, la Lift Cream ha anche sostanze funzionali più tradizionali, come gli umettanti quali glicerina, collagene idrolizzato e acido ialuronico (sempre a basso peso molecolare), che trovano supporto in emollienti più o meno leggeri come squalane e alcuni siliconi (ve li segnalo).

Maxclinic ha poi pensato ad un prodotto che si prendesse cura della barriera cutanea aggiungendo niacinamide e ceramidi, ma anche sostanze lenitive, come pantenolo e beta-glucano.

Mentre l'adenosina ed un peptide ad effetto Botox Like vanno a supportare il PDRN nell'azione anti age, una miscela di 10 diverse vitamine, alcune del gruppo B, la C e il tocoferolo, aggiungono una azione antiossidante alla crema.

Ma la vera particolarità della Exosome PDRN Lift Cream è nel pack che include un piccolo gua sha, uno strumento che deriva da una antica tecnica di massaggio della medicina tradizionale cinese e che appunto viene effettuato con una pietra levigata (in genere di giada, quarzo o comunque materiali naturali) su viso e corpo.
Sul web ha avuto il suo momento di fama perché sembrava potesse creare quasi un effetto lifting sul viso, in realtà il massaggio col gua sha serve principalmente a riattivare il microcircolo, donando maggiore luminosità alla cute, aiuta a drenare i liquidi in eccesso e sciogliere le tensioni muscolari.

Maxclinic ha pensato ad un piccolo gua sha, che pare sia placcato in argento, che tramite una calamita è ancorato nel coperchio della crema, così da non perderlo e da poterlo portare sempre con sé.

Io l'ho trovata una idea molto interessante, originale e funzionale: il gua sha funge sia da spatolina per prelevare il prodotto, sia appunto per stenderlo e fare questo massaggio al viso. Vi posso dire che per me è stata la prima volta che provavo questo tipo di massaggiatore, e l'ho trovato subito intuitivo, piacevole e facile da utilizzare. Ci sono tantissimi tutorial online che spiegano come usare al meglio i gua sha, mi era capitato in passato di vederne ma non ne ho seguito uno in particolare: semplicemente ho adattato le parti curve o convesse in base alle diverse zone del viso, soprattutto sui contorni del viso e sull'arcata sopraciliare. 

La Exosome PDRN Lift Cream credo nasca proprio per essere utilizzata con questo gua sha, visto che ha una texture ricca, avvolgente, fondente, che appunto, pur non essendo untuosa, dà la possibilità di fare un bel massaggio al viso facendo scorrere senza problemi il tool. 
È una crema che definirei classica seppur con attivi moderni, perché ha una di quelle texture che secondo me piacciono proprio a chi apprezza più le creme da farmacia e high end. Anche la profumazione floreale mi ha sottolineato questa impressione. 

La crema Maxclinic e il gua sha creano secondo me una accoppiata vincente: la crema è idratante, nutriente, secondo me adatta a quelle pelli un po' più secche, disidratate, mature, che tendono ad essere tiranti. In generale è un prodotto che sconsiglierei a cuti miste, specie durante l'estate, o grasse, ma che può funzionare durante il resto dell'anno o la notte (come sto facendo io per adesso), quando magari cerchiamo una crema che vada a sigillare il resto della skincare. 

Il gua sha con questa crema come base scorre molto bene sul viso e mi consente di fare un massaggio molto rilassante, distensivo, con cui di insistere in quei punti in cui accumulo maggiormente tensioni, nel mio caso soprattutto angoli della bocca, sopracciglia, fronte e collo (in pratica ovunque).
In sintesi con un solo prodotto Maxclinic ha creato un trattamento viso completo, che ridona elasticità alla pelle, la rende comunque più tonica e protetta, ma allo stesso tempo va a riattivare la cute e ci consente di dedicarle una cura extra. E poi il gua sha possiamo usarlo con qualunque prodotto ci piace.


Avete mai visto una crema simile?




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Avevamo ancora bisogno di Euphoria? Riflessioni sulla stagione finale

Il primo giugno si è concluso definitivamente il tortuoso percorso della serie tv Euphoria, che per molti è diventata subito una delle migliori produzioni del decennio. 

Questo disco rotto che sta scrivendo è però dalla prima stagione che in realtà rema un po' contro non perché non ne notasse qualità oggettive, legate soprattutto al reparto tecnico, ma perché non poteva fare a meno di guardare anche ai tanti difetti o dubbi che Euphoria lascia ed ha lasciato.
Infatti non sono mai riuscito ad entrare davvero in collegamento con i protagonisti, e soprattutto non ho mai visto questa originalità nelle tematiche, ma solo aggiungere una extra dose di drammaticità a fatti complessi e già usati in altre produzioni.

Ma tutto il processo generativo intorno alla serie secondo me è stato troppo tortuoso: abbiamo iniziato nel 2019, sette anni fa, e di mezzo è cambiato un mondo intero. Non sono bastati i due episodi speciali del 2021 per tenere caldi il pubblico, anche perché si trattava di puro approfondimento dei personaggi di Rue e Jules (forse la parte migliore di tutta la serie). In questo quadro, la seconda stagione ha secondo me dato il colpo di grazia ad Euphoria visto che ancora una volta ci hanno proposto vicende prevedibili, ripetitive e poco interessanti nel loro essere già viste.

Il capitolo finale, che appunto è arrivato con molta attesa quest'anno, non è stato altro che la summa di tutti questi difetti ma forse anche qualcuno in più. 

Il tempo trascorso non poteva non avere anche un effetto sulle vicende di Euphoria, ed infatti facciamo fa un salto in avanti, con i protagonisti non più adolescenti, ma giovani adulti che portano ancora i segni delle loro criticità pregresse. Rue (Zendaya, The drama), ancora voce narrante di tutto, infatti è inseguita dai debiti che la sua tossicodipendenza le ha creato, così finirà a lavorare per il potente Alamo Brown (Adewale Akinnuoye-Agbaje, His Dark Materials), proprietario di alcuni strip club. Sotto l'ala di Alamo sembra che per Rue inizi un periodo di maggiore equilibrio, ma si ritroverà in una lotta fra poteri più grandi di lei.

Non se la passano meglio gli altri ex compagni di scuola: Cassie (Sydney Sweeney, Echo Valley) e Nate (Jacob Elordi, Cime Tempestose) continuano ad essere una coppia e stanno per sposarsi. Tuttavia Nate, che gestisce l'azienda di famiglia, è in guai finanziari, e Cassie, ossessionata dalla fama sui social, cercherà di finanziare il suo "matrimonio da sogno" anche tramite OnlyFans.

Maddy (Alexa Demie) ha invece sfruttato la sua faccia tosta per diventare talent manager ma, cercando di fare il passo più lungo della gamba, si ritroverà ad aiutare Cassie con la sua "carriera", seppur con altri intenti.

Lexi (Maude Apatow, Oh. What. Fun.), che è forse è stata sempre la più equilibrata del gruppo, lavora come assistente per una importante produttrice televisiva (interpretata da Sharon Stone), ma la sua carriera stenta a decollare. Lo stesso vale per Jules (Hunter Schafer): studia all'accademia d'arte sognando un futuro in campo artistico, ma nel frattempo, per mantenersi, fa la escort di lusso.

È insomma inevitabile che personaggi dalla gioventù così problematica non potessero che finire in acque molto torbide anche da adulti, ed Euphoria 3 non fa sconti a nessuno, raccontandone il vissuto sempre con un occhi cinico, freddo, ineluttabile e cruento. Droga, violenza, una sessualità sregolata e rapporti umani deteriorati restano centrali nella narrazione, ma qui c'è un grosso cambio di genere.

Sam Levinson non è indulgente con i suoi personaggi, anche quelli che conosciamo appena, e cancella ogni ombra di speranza da questo vaso di Pandora. C'è chi è destinato solo a sopravvivere o perire per le scelte fatte e subite, ed Euphoria in questo senso è sempre stata brava a raccontarci la parte più difficile della nostra società.  

Rue in questo senso è proprio l'esempio perfetto, e credo che il suo percorso in questa stagione sia, fra alti e bassi in termini di prevedibilità, forse quello più interessante, sensato e purtroppo anche giusto per il personaggio che abbiamo conosciuto. Il suo è un po' un arco (non inedito) di cadute multiple e attimi di redenzione, incluso il tentativo di trovare una forma di salvezza in questi ultimi episodi, magari pensando al futuro: ci prova col sacro e col profano, ma per lei non ci sarà pace perché purtroppo è difficile un nuovo percorso per chi ha intrapreso la sua strada.

Ma se abbiamo conosciuto Euphoria come un teen-molto-drama, che rimestava fra gli ambiti peggiori dei nostri tempi, adesso sembra quasi di vedere una sorta di film western, con una grossa vena da thriller crime. Le guerre fra bande e ogni forma di illegalità, fra cui droga e prostituzione, diventano così centrali tanto che i personaggi e i loro intrecci psicologici vengono quasi scavalcati per far spazio a questa narrazione. Questo cambio di genere però non porta, ancora una volta, a quella ventata di aria fresca che ci si aspetta da una produzione così maestosa e pretenziosa. 

Il problema principale è strettamente legato al minutaggio e al ritmo: tutta la parte centrale di Euphoria 3 soffre secondo me di inutili divagazioni, allungamenti, parentesi anche sul passato di personaggi con cui non dobbiamo nemmeno empatizzare. 
Fatemi fare una digressione. Quando parlo di "empatizzare" nei riguardi di contesti così distanti dal mio vissuto non intendo dire che devo tifare per qualcuno o provare simpatia, ma solo capirne le motivazioni e la mentalità. E onestamente non credo fosse del tutto necessario lo spiegone sull'infanzia di Alamo Brown.

Ma anche i nostri personaggi principali finiscono ingolfati in scelte creative dubbie, che vanno ad appesantire la narrazione. Non ho capito ad esempio perché dedicare così tanto spazio a Cassie, e perché così tanta insistenza sul suo corpo indubbiamente bellissimo ma che diventa ingombrante anche per noi spettatori. Siamo secondo me oltre il male gaze, più verso il feticcio. 

Peggio capita a Nate, utile giusto come punching ball di scagnozzi senza scrupoli, e per Jules, che è quasi evanescente sullo schermo.
Questi squilibri a mio avviso non sono però arrivati adesso, in questo finale che poteva soffrire una necessità più fisiologica che artistica, ma sono sempre stati i punti deboli di Euphoria che forse qualcuno, preso dal frastuono e dai colori sgargianti delle prime stagioni, non notava. Qui credo che pesi ancora di più anche quell'ironia quasi grottesca che non si capisce mai se sia voluta o meno, e la colonna sonora di Hans Zimmer, pur col suo spessore, non mi è sembrata azzeccata come quelle che furono di Labirnth.

Non si può negare che l'impatto estetico di Euphoria sia sempre potente, anche se lo stile è molto meno elettrico rispetto a quello degli inizi, così come la bravura di certi attori riesce a farci ingoiare anche le storture della sceneggiatura. Per fortuna abbiamo ad esempio Colman Domingo, che salva il finale troppo trascinato ma comunque impattante. 

In questi anni ho provato ad avvertirvi, sottolineando quegli aspetti che secondo me erano troppo palesi per essere ignorati. Ora che abbiamo un finale secondo me è già meglio di niente, ma per il resto devo dire che questa ultima stagione di Euphoria non mi ha stupito in negativo perché in parte temevo o immaginavo sarebbe potuta solo che peggiorare. È un peccato perché l'impressione è sempre stata quella che Sam Levinson avesse urgenza di raccontare certe cose ma non sempre fosse consapevole di come farlo al meglio. 


Acty Mask Glow Skin Effect, la recensione della nuova maschera hydrogel illuminante ✨

Poco dopo il lancio della Glass Skin Effect (qui la mia review), Acty Mask ha espanso la gamma di questi trattamenti in hydrogel con altri due prodotti. Io ho trovato da Lidl la Glow Skin Effect Mask, molto simile all'altra maschera viso ma con ovviamente le sue caratteristiche.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Lidl
💸 € 1.79
🏋 1 Maschera viso
🗺  extra EU
⏳ Maschera monouso
🔬 Vegan

Si tratta di questa nuova tipologia di maschere viso in hydrogel di ispirazione coreana che vanno tenute in posa molte ore affinché diventi trasparente, anche se sempre più brand, inclusa Acty, hanno abbassato le tempistiche a 90 minuti proprio per rendere il procedimento un po' più pratico.
Nomen omen, la Collagen Boost Glow Skin Effect Mask non vuole solo idratare la pelle ma anche illuminarla con la combinazione di due attivi particolari: vitamina C e caffeina.

Sulla prima sostanza penso non ci sia più nulla da dire visto che ormai è stata utilizzata in tantissimi cosmetici, posso solo specificare che si tratta di una forma di vitamina c stabile e abbastanza tollerata da un po' tutti; sulla caffeina invece posso essere un po' più specifico visto che non tutti la conoscono bene. Si tratta di una molecola che spesso è usata per i prodotti per il contorno occhi perché migliora la microcircolazione dei vasi sanguigni, così si è pensato di usarla come energizzante anche per tutto il viso. Inoltre ha un effetto antiossidante importante.

A queste sostanze sono stati aggiunti umettanti come glicerina, collagene e acido ialuronico, ma anche niacinamide, che seppur collateralmente, contribuisce anche a migliorare il colorito dell'incarnato. Ho notato che anche qui Acty Mask ha inserito l'allantoina, ma ci sono altre particolarità.

La Glow Skin Effect Mask è infatti una maschera in hydrogel divisa in due parti, con un piacevole odore floreale un po' saponoso, ma soprattutto ha una leggera colorazione dorata che fa la differenza. 
Il materiale di cui è composta mi è piaciuto un po' di più della Glass Skin Effect perché secondo me più malleabile, si applica bene e soprattutto non ho notato quella texture reticolata che non mi aveva convinto del tutto nell'altra versione.

Qui, a parte il supporto in tessuto non tessuto che sapete non amo, non c'è nulla nell'uso di questa maschera Acty Mask che non mi abbia convinto. Aderisce infatti bene alla pelle, è elastica e non mi casca nemmeno quando ho pochi millimetri di barba. Su di me non mi sembra particolarmente fresca, giusto la sensazione di una maschera umida sul viso. 
Dopo 90 minuti di posa la maschera diventa effettivamente trasparente in buona parte del viso, anche se non completamente, ma sicuramente ha svolto comunque il suo compito.

La Glow Skin Effect Mask ha quindi avuto un effetto positivo su di me: è sicuramente una maschera idratante, che funziona bene nel appunto dare comfort ma senza lasciare patine appiccicose o pesanti. In questo senso può essere secondo me una buona base per altri prodotti se ad esempio avete una pelle più secca, ma anche per il make-up.

Questa nuova maschera viso Acty Mask credo però possa accontentare soprattutto pelli da normali a leggermente miste o leggermente secche, ma in particolare a chi cerca un generale effetto rivitalizzante. Il suo potere illuminante secondo me è doppio perché da un lato riesce a migliorare i rossori e in generale ha proprietà lenitive che secondo me rendono la pelle più omogenea; dall'altro, come vi dicevo su, rilascia secondo me una leggerissima perlescenza (non glitter per fortuna) che rende il viso subito glow appunto, più luminoso e quindi più sano.

Secondo me la Glow Skin Effect è proprio la maschera perfetta prima di un evento perché idrata, lascia la pelle riposata e distesa e appunto dona subito una bella, maggiore luminosità.


Voi l'avete provata?




Perché provare il nuovo Rose PDRN Firming Serum di Haruharu Wonder 🌹

Il brand coreano HaruHaru Wonder ha creato una linea che sembra in costante via di espansione, ovvero la Rose PDRN che segue la filosofia dell'azienda di essere vegana e cruelty free.
Vi ho raccontato più volte che il pdrn o sodio DNA sta avendo il suo momento di gloria in cosmesi perché ritenuto un interessante ingrediente anti age e comunque proprietà rigeneranti e rinforzanti per la barriera cutanea.

Già però nell'approfondimento che ho fatto lo scorso anno (lo trovate qui) sottolineavo che il  polideossiribonucleotide è notoriamente derivato dal DNA del salmone, mentre per seguire la sua filosofia, Haruharu ha scelto il PDRN estratto dalle cellule staminali della rosa damascena e così sono stati lanciati al momento tre diversi prodotti.

Io ho iniziato a testare il Rose PDRN Firming Serum, un siero notturno arricchito con lo 0.1% di retinal.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Amazon, Stylevana (sconto SV25PIEREFFE)
💸 €12
🏋 30ml
🗺 Corea
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 Vegan/Peta Cruelty Free


Si tratta di un trattamento che nasce per rigenerare la cute e stimolare la formazione di collagene, ma che vuole anche promuovere un incarnato più sano e luminoso attraverso ingredienti che penso in parte conoscerete già.

Oltre appunto al retinale allo 0.1%, che è una delle forme di vitamina A più moderne e avanzate e che vedremo molto secondo me nei nuovi prodotti da qui in avanti, la sua azione anti-age trova supporto in un complesso di cinque peptidi che lavorano in sinergia per stimolare la produzione di collagene ed elastina, aiutando a rassodare la pelle e ridurre l'aspetto dei segni d'espressione.
Non manca l'adenosina, sostanza molto usata nella cosmesi coreana per il suo effetto compattante della cute, e la niacinamide che appunto ci dà una azione a tutto tondo sul viso.

Il Rose PDRN Firming Serum ha poi una attenzione alla barriera cutanea in generale, da un lato idratandola con glicerina e umettanti, e dall'altro con sostanze lenitive e ricostituenti, come centella, ceramidi, pre e probiotici. 

Questo vi fa capire che non abbiamo esattamente un siero a base di un "attivo puro", ma di un trattamento che vuol essere utile tutto tondo, anche ad attutire gli eventuali danni che possono scaturire dal retinaldeide. Haru Haru Wonder ha pensato ad un siero comunque facile da usare ma potente e che secondo me va approcciato con qualche piccola attenzione.

Si presenta come un fluido, dal tipico colore brillante dato dal retinale, che non presenta alcun odore. Io lo uso fra i primissimi step della mia routine, tendenzialmente dopo sieri più acquosi, ma ammetto che non ha bisogno di grande supporto: può adattarsi infatti a pelli normali, miste e grasse da solo, ma riesce a funzionare bene su una pelle più secca se magari lo facciamo seguire da una crema più nutriente.
In ogni caso questo Firming Serum Haruharu wonder si stratifica bene e non crea pasticci né pilling.

Io l'ho usato quindi fin da subito con costanza ed è andata meglio del previsto. Infatti ho dovuto fare un po' mente locale per rendermi conto che questo è fra i sieri viso con la più alta concentrazione di retinale che ho provato da un po' di tempo a questa parte.

Nonostante questo però la mia pelle ha reagito bene: non ho notato infatti reazioni, irritazioni, secchezza o generale discomfort. Questo non significa ovviamente che, se al contrario mio non avete abituato la pelle all'uso graduale della vitamina A, possiate usarlo senza attenzione. È necessario anzi, se avete una sensibilità, introdurlo a poco a poco.

Su di me il Rose PDRN Firming Serum è in prima battuta un prodotto piacevole, idratante, non appiccicoso o pesante sul viso, che sto usando anche adesso che le temperature stanno aumentando. Come anticipavo non mi ha dato alcun problema di sorta, anzi ho visto solo benefici. Come sapete i retinoidi non danno un effetto dal giorno alla notte, ma è più una strada in cui uno decide di imbarcarsi e che dà risultati nel lungo periodo. E devo ammettere che ad oggi, all'età di 36 anni, sono tutto sommato soddisfatto della mia pelle del viso, che non mi pare di notare grosse imperfezioni. Nel breve periodo questo siero viso HaruHaru Wonder rende sicuramente il mio viso più luminoso e più liscio, lo noto proprio al mattino appena sveglio: anche quando non ho dormito benissimo, noto comunque un incarnato uniforme e sano. 

Se non cercate un prodotto "entry level", ma qualcosa che inizi ad essere più concentrato, ma che può diventare un trattamento anche per molto tempo, allora questo siero secondo me può fare al caso vostro.


Lo conoscevate?




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Ritorni seriali promossi su Netflix e Paramount+!

Mi fermo un istante con le novità, per chiacchierare su due serie tv che stavo già seguendo, che sono state rinnovate e sono tornate con nuove stagioni, e anche una che è terminata. Vediamo come sono andate le cose. 


Matlock 
Seconda stagione

A distanza di qualche mese per noi in Italia, dal 30 Novembre 2025 fino al 17 Maggio 2026, è tornata su Paramount+ la serie tv Matlock con protagonista Katy Bates nei panni della falsa (per una buona ragione) avvocata Madeline "Matty" Matlock, che cerca risposte nel prestigioso studio legale Jacobson Moore. 

Le cose in realtà procedono giustamente per come le avevamo lasciate nella passata stagione (qui la recensione): Matty è sotto lo scacco di Olympia (Skye P. Marshall) che ha scoperto il suo segreto e sta cercando di comprenderne le motivazioni, seppur ovviamente con una fiducia incrinata. Infatti il rapporto fra le due è cresciuto e adesso Olympia considera Matty quasi una amica, oltre che un punto di riferimento all'interno dell'ufficio, e la rivelazione cambia tutto. 
Questo però non fermerà Matlock dal cercare la verità per sua figlia, tendando di raccogliere quanti più documenti e dettagli che possano confermare la sua tesi.

Matlock 2 come dicevo non stravolge troppo la sua struttura che era stata vincente fin dalla prima stagione e che ha portato la serie anche al rinnovo per il terzo ciclo di episodi. Procede quindi in questa ambivalenza fra narrazione verticale, con i casi legali da risolvere, e orizzontale con le vicende private e professionali del resto dei personaggi.

L'evoluzione narrativa che vi accennavo nella trama ha portato ovviamente ad alcuni piccoli spostamenti. È come se infatti la serie abbia in parte perso quella leggerezza degli inizi, con Matty che cercava di mantenere nascosta la sua identità, e si sposta dall'essere un procedurale classico, verso uno stile più vicino quasi allo spionaggio d'impresa. 

In questa seconda stagione ad esempio è più frequente che i casi legali da risolvere si diluiscano in due episodi e non siano autoconclusivi ad ogni puntata.

Sono tutte ovviamente piccole variazioni perché nel bene o nel male Matlock è rimasta la stessa, e quindi secondo me vi può continuare a piacere (o meno) a seconda di come avete preso la prima stagione.
Come dico sempre, le secondo stagioni possono azzoppare una intera serie tv, ma non credo sia questo il caso, o per lo meno io ho sempre considerato Matlock come un intrattenimento abbastanza facile da fruire, con un buon ritmo, bei colpi di scena che funzionano, e un buon cast. Non ho mai pensato potesse essere un capolavoro né mi sembra ne abbia le velleità quindi va bene così. 

È normale che ci siano ad esempio delle ripetizioni delle dinamiche, ma non mi sembra che queste possano portare alla noia. Inoltre il patto è chiaro fin da subito: bisogna un po' sospendere l'incredulità affinché tutto torni, ma credo che non sia un grosso prezzo da pagare.

A me non è nemmeno dispiaciuta la sostituzione di David del Rio, accusato di molestie, con un forse troppo zelante Henry Haber.

L'unica cosa che mi auguro per la terza stagione, che sicuramente voglio continuare a vedere, è che gestiscano meglio il rapporto narrazione-pubblicazione settimanale degli episodi. Questa seconda stagione infatti ha impiegato parecchio per essere disponibile al completo, con una pausa di quattro mesi fra la prima e la seconda parte, che è troppo anche per un pubblico fidelizzato. 



Envidiosa
Quarta stagione

Ho scherzosamente definito Envidiosa come una delle mie serie tv preferite, ma in fondo un po' lo penso e mi spiace sia che questa quarta stagione sia stata l'ultima, sia che venga sottovalutata. Nel corso infatti di praticamente tutta la serie la Victoria di Griselda Siciliani è stata un personaggio particolarmente interessante, con i suoi vizi, tic, manie, turbe ed errori che, seppur esasperati a favor di narrazione, sono comunque estremamente umani. Ma soprattutto nelle sue fantozziane avventure abbiamo assistito ad un personaggio che ha avuto un arco evolutivo completo.

Dietro la facciata colorata di questa donna colorata, a volte pacchiana, eccessiva, gelosa persino della amiche più vicine, indecisa e permalosa, Vicky nasconde le sue ferite, i suoi traumi, il suo desiderio di essere capita e accettata, ed è una persona complessa e contemporanea.
Intelligentemente poi hanno inserito i confronti con la psicologa, che riporta Vicky con i piedi per terra e va a smussare quei suoi angoli più esagerati, riconducendo il discorso ad un maggiore equilibrio. 
E la serie stessa, dietro appunto la struttura di una comedy leggera, poi riesce a lanciare alcune stilettate sottili su temi più ampi. 


Envidiosa 4 come dicevo porta la protagonista ad una evoluzione ulteriore: dopo aver messo alla prova nella scorsa stagione il rapporto con Matías (Esteban Lamothe) ed essere arrivata alla conclusione che non è pronta per avere un bambino, adesso Vicky si ritrova a dover gestire nuove dinamiche familiari che non sono esattamente attese.

In verità tutta questa quarta stagione è incentrata proprio sulla maternità vista da prospettive differenti, da quella mancata o disfunzionale, a quella più contemporanea delle coppie queer, passando per quella "acquisita" appunto. Fortunatamente però la serie non ne fa un discorso pietistico, noioso o già sentito, ma lo sfrutta per creare dei colpi di scena narrativi e appunto creare dinamiche fra i protagonisti. 
Alla fine di tutto Victoria non diventa giustamente perfetta, non smette di avere le sue paturnie, ma è più consapevole e matura rispetto all'inizio.

Tutto questo funziona grazie ovviamente a Griselda Siciliani, che ha incarnato perfettamente i tanti vizi ma anche qualche virtù di Vicky, risultando sempre credibile, ironica e sapendo navigare anche fra argomenti più delicati.

Ovviamente Envidiosa resta una comedy che non è esente da difetti, un po' come abbiamo visto nelle passate stagioni. I personaggi comprimari sono ad esempio sempre collaterali, tendono a vivere giusto per creare spessore intorno ai principiali o aggiungere altri elementi alla narrazione, ma non hanno la benché minima autonomia. E poi ci sta che magari l'ironia della serie non sia per tutti, non colpisca o non coinvolga, però non posso sopportare che Envidiosa venga letta male: quello a cui assistiamo è l'evoluzione di un personaggio a volte spigoloso, una anti eroina con i suoi umanissimi difetti, che però cerca anche di imparare dai suoi sbagli esattamente come cerchiamo (o dovremmo) di fare anche noi.

Non è quindi la miglior serie tv di Netflix, né in fondo la mia preferita in assoluto ma Vicky un po' mi mancherà. 


Questo tonico rinforzante capelli di Alverde costa meno di 4€, ma funziona?

Adoro scovare delle chicche economiche da proporvi, perché dietro ad un costo irrisorio a volte si nasconde una formulazione interessante ed efficace, come nel caso del Tonico Rinforzante per capelli di Alverde che ho messo alla prova per diversi mesi. Adesso vi svelo tutti i suoi pro e gli eventuali contro.


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €3.69
🏋 150ml
🗺 Germania
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬Natrue, Vegan


Si tratta di una formula vegana pensata per rallentare la caduta dei capelli e stimolare le radici, quindi è soprattutto pensata per capelli fini e fragili. 

Nello specifico Alverde ha arricchito questo siero rinforzante con un complesso di caffeina e olio di rosmarino (su cui qui ho fatto un approfondimento) che vanno a stimolare il microcircolo sanguigno e quindi il nutrimento al bulbo. Fra le sostanze stimolanti ci sono anche l'estratto di guaranà, che funge da antiossidante ma è ricco naturalmente di caffeina, il mentolo, che oltre ad una sensazione di fresco aiuta a tonificare, e l'alcol, che per quanto a molte cuti sensibili non piaccia molto, aiuta a rendere il siero più leggero e volatile, oltre ad avere un effetto rubefacente. 

La sostanza forse più interessante di questo Tonico Rinforzante Alverde sono i peptidi di pisello, che trovo sempre più di frequente nei prodotti contro la caduta dei capelli perché sembra che possano agire su più livelli, sia come antiossidanti e antinfiammatori, sia come segnali al bulbo per regolare quelle sostanze che causano la caduta.

Nonostante abbiamo a che fare con un prodotto economico, c'è però anche una attenzione al cuoio capelluto in senso più ampio: infatti troviamo lattobacilli fermentati per favorire il microbiota, glicerina per idratare e zinco PCA che è anche seboregolarizzante. La miscela di proteine idrolizzate di grano, mais e soia, rendono questo Tonico Alverde ancora più indicato per capelli sottili, visto che vanno a rinforzare la struttura.

Come tutti i sieri rinforzanti e anti caduta, anche questo va applicato su cuoio capelluto pulito, una volta al giorno (io preferisco la sera prima di dormire) e massaggiato senza risciacquare. È un tonico liquido, e questo è forse il contro più grande del prodotto: io infatti faccio delle applicazioni localizzate nei punti più critici per buona parte dei giorni della settimana, così da evitare di appesantire tutti i capelli e solo quando so che andrò a fare lo shampoo lo applico in modo in più abbondante e omogeneo.

Specifico che questo è il mio "metodo" abituale con qualunque brand, che non è legato al fatto che questo Tonico Rinforzante unga i capelli, perché è anzi molto leggero e non mi ha accelerato i tempi di lavaggio.
Tuttavia è così liquido che, nonostante il beccuccio, bisogna prestare attenzione a dosarlo, specie se appunto si vuol fare un uso mirato. Se invece dovete applicarlo su tutto il cuoio capelluto è anzi più facile perché scorre da solo, ma forse uno spray o un contagocce era il pack ideale. 

A parte questo inghippo pratico, il siero rinforzante Alverde è un promosso che merita una chance. Oltre all'ovvio ottimo rapporto quantità-prezzo, questo tonico è stato semplice da incorporare nella mia routine perché appunto non sporca particolarmente né mi ha dato problemi al cuoio capelluto. Personalmente non lo trovo idratante o lenitivo come afferma l'azienda, ma credo che la formula sia abbastanza ben bilanciata e anche una cute sensibile come la mia non ha reagito alla presenza di alcol.

C'è una profumazione in questo tonico rinforzante che però risulta fresca, gradevole, e non troppo persistente da magari entrare in contrasto con la nostra haircare.
Delicatamente rinfrescante è anche la sensazione che dà, visti gli ingredienti, sulla pelle, quindi sono riuscito ad usarlo con molta costanza ed ho notato che agisce davvero sia nel ridurre la caduta che nello stimolare nuovi capelli. È vero che l'ho utilizzato in un periodo in cui non noto in genere particolarmente un ricambio, ma comunque diciamo che mi ha aiutato a tenere la caduta sotto controllo.

La cosa che però mi ha convinto su questo Tonico Rinforzante Alverde è che ho visto proprio nuovi capellini spuntare all'attaccatura, che sono via via cresciuti, ed in generale sento la capigliatura densa e folta.

Io credo che possa essere un ottimo prodotto soprattutto per testare la vostra costanza nell'uso di un trattamento anticaduta, che è fondamentale se vogliamo vedere dei risultati, e in generale, credo che questo siero Alverde sia ideale da alternare a prodotti magari più concentrati ed eventualmente costosi.



Voi lo avere provato?




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