Outcome e The Drama, ecco perché non rivedrei questi nuovi film

Vorrei chiacchierare anche io di due nuovi film che sicuramente avrete visto in giro. Hanno entrambi cast di eccezione, e poi li trovate in streaming e al cinema, quindi accontentano un po' tutti. Li ho visti con curiosità, ma alla fine di entrambi sono giunto alla stessa conclusione: non ho proprio voglia di rivederli.



Outcome - Hollywood non dimentica (2026)


Genere: commedia, drammatico
Durata: 83 minuti
Regia: Jonah Hill
Uscita in Italia: 10 Aprile 2026 (Apple tv+)
Paese di produzione: USA

Reef Hawk (Keanu Reeves) è la classica star di Hollywood che tutti amano: era un piccolo prodigio da bambino, ed ha mantenuto quell'aurea di bravo ragazzo stimato e di talento. In realtà è stato in rehab per alcolismo e abuso di sostanze, è sobrio da 5 anni, ed ha preso una pausa dal mondo della recitazione per dedicarsi ad altro. Un bel giorno però il suo avvocato per la gestione delle crisi, Ira Slitz (Jonah Hill, Don't Look Up) lo avverte che c'è un grosso problema all'orizzonte. Sembra infatti che ci sia qualcuno che minaccia di divulgare un video compromettente di Reef che potrebbe appunto minarne non solo la carriera ma soprattutto la reputazione. L'attore così cercherà di risolvere la situazione come meglio crede, ma sarà anche l'occasione per riflettere sul suo passato e sulle sue scelte.

Keanu Reeves, come il suo Reef, è riuscito a mantenere il suo status di bravo ragazzo per praticamente tutta la sua carriera, e pure io, che non vedevo un suo film da anni, non posso che considerarlo uno degli attori più patatoni che ci siano in circolazione. Diciamo che si dovrebbe quindi trovare molto vicino al personaggio che interpreta, perché come tutti, anche Reeves è umano e avrà i suoi scheletri nell'armadio, ma qualcosa manca in questo Outcome.

Se preso come una commedia secondo me riesce poco nel suo intento: certo intrattiene, e come dicevo ha un cast di tutto rispetto, fra cui Cameron Diaz, Susan Lucci, Laverne Cox e Matt Bomer, ma non fa ridere particolarmente, e buona parte di questi attori ricopre ruoli poco sviluppati.
Non siamo proprio nel campo dell'ironia demenziale, ma c'è più di qualche scena un po' sopra le righe, soprattutto riguardo il personaggio urlante di Johan Hill, che non solo appunto non suscita ilarità ma rende il tono del film fiacco e fuori focus.

Proprio Hill, che non solo ha firmato la regia ma anche la sceneggiatura di Outcome, secondo me non ha aiutato. Da un lato appunto la storia risulta poco interessante ed originale, anche se sembra voler mostrare i retroscena della cancel culture e del mondo di Hollywood, oltre che una satira del mondo dello spettacolo e dei social in senso più ampio. Questi temi, così complessi, qui sembrano trattati con superficialità e poco impatto, facendo perdere al film la sua necessità.

Anche la fotografia e la messa in scena mi sono sembrate un po' posticce, con queste luci e tonalità accese quasi acide che non hanno e non danno un contesto ulteriore al film.
Ho sottolineato tante criticità di Outcome, ma come dicevo è un film che in qualche modo comunque intrattiene, l'ho visto senza sbadigliare troppo, e sono andato avanti con la curiosità di capire dove andasse a parare. Inoltre ha una durata che tutto sommato non fa rimpiangere troppo il tempo perso, però appunto non lo rivedrei.




The Drama - Un segreto è per sempre (2026)


Genere: commedia, sentimentale, drammatico
Durata: 121 minuti
Regia: Kristoffer Borgli
Uscita in Italia: 1 Aprile 2026 (Cinema)
Paese di produzione: USA

La storia fra Charlie (Robert Pattinson) ed Emma (Zendaya, Euphoria, Challengers) inizia nel modo più tenero e goffo che si possa immaginare: lui ci prova con lei in una caffetteria, ma lei non coglie subito il suo gesto per via di un problema ad un orecchio, però gli dà una seconda chance e così le cose iniziano a funzionare. Flashforward ritroviamo Emma e Charlie, due anni più tardi, che stanno per compiere il grande passo. Gioia ma anche molta ansia visto che manca solo una settimana, ma presto tutto precipita: per un gioco sciocco, Emma e Charlie raccontano ad una coppia di amici un loro segreto.
Sono tutti un po' ubriachi, certo, ma quando arriverà il suo turno, la futura sposa racconterà qualcosa che destabilizzerà molto il suo rapporto con gli altri, soprattutto con il suo fidanzato.


Si potrebbe fare quasi un parallelismo fra Outcome e The Drama, visto che entrambi, seppur in ambiti diversi, parlano appunto dover far fronte ad un "problema" reputazionale che inevitabilmente finisce per distruggere tutto ciò che si è costruito.

Ovviamente non racconterò quale sia il segreto raccontato da Emma, perché se non avete visto The Drama vi toglierei parte del piacere. Vi basti sapere che è legato ad una tematica molto seria, contemporanea, che fa discutere sia sui media che fra le persone di tutti i giorni e che negli Stati Uniti è molto sentita e controversa. Emma infatti rivela una di quelle verità, che indubbiamente ti portano a rivedere il tuo rapporto con l'altro e che rendono il turbamento di Charlie comprensibile. 
In realtà The Drama gioca quasi ironicamente su questo punto: nonostante tutti e quattro gli amici raccontino segreti più o meno riprovevoli, Emma finisce nell'occhio del ciclone perché il suo tocca temi più "di moda" al momento. È come se appunto sia vittima di una ipocrisia e di un benaltrismo di fondo in cui può capitare a tutti di cadere.


The Drama ha quindi degli spunti interessanti, anche a me ha dato un po' le vibes di un Perfetti Sconosciuti del 2026, seppur in maniera forse meno sfaccettata. Inoltre si gioca molto con stili, generi e toni, perché si resta nell'ambito della commedia, spesso più dark di quanto ci si aspetti, sfiorando poi appunto il dramma. A funzionare sono sicuramente le parti "tecniche" del film: a cominciare da un cast che convince per chimica e credibilità, passando per altre scelte creative, registiche e con il sonoro, che danno movimento alla narrazione.

Sicuramente, in un ipotetico parallelismo, The Drama ne esce meglio di Outcome nel quadro di insieme, ma ammetto che comunque non mi ha lasciato moltissimo. 
Mi è sembrato infatti che la sceneggiatura cercasse in tutti i modi di far quadrare il suo percorso: il tentativo ad esempio di comprendere Emma, seppur di non giustificarla, sembra blando, superficiale, perché forse darebbe un'altra prospettiva alle circostanze.


Inoltre mi è sembrato mancasse anche un approfondimento più intimo e psicologico sui sentimenti di Charlie dopo aver scoperto il segreto della futura moglie. Probabilmente, sottolineare platealmente che quello che provava non era più lo stesso, avrebbe evitato la seconda parte del film. 

Proprio l'ultimo atto di The Drama a dirla tutta è quello che mi ha lasciato più perplesso. Mi è sembrato infatti trascinato, a volte inverosimile, e, a fronte di un epilogo che non stravolge, che non trova una chiave di lettura, che non fa una scelta davvero originale o di rottura, secondo me poteva essere raccontato in un tempo inferiore.
Tutto questo depotenzia un po' il film ed ha anche un po' deluso le mie aspettative, infatti non credo di aver voglia di reimmergimi nel rapporto fra Charlie ed Emma. 




Vichy Liftactiv Collagen Specialist: i nuovi sieri funzionano davvero? La mia recensione

Quando ho scoperto che potevo testare due prodotti della linea Liftactiv Collagen Specialist 16 di Vichy sono stato molto curioso, perché sapevo che ci sarebbe stata tanta roba da approfondire e da farvi conoscere. Ma sono stato molto contento di vedere che risultati avrei avuto sulla mia pelle.
Da qualche settimana sto usando infatti il nuovo Bonding Serum e il Siero Occhi Collagen Specialist e adesso è arrivato il momento di scoprirne tutti i segreti.

Recensione Vichy Liftactiv Collagen Specialist 16

Vichy ha infatti cercato di innovare un settore che in questo periodo ha avuto una maggiore crescita. Abbiamo infatti capito tutti (spero) che il collagene è una proteina fondamentale se vogliamo mantenere una pelle elastica e sana, ma sappiamo pure che (purtroppo) con l'avanzare dell'età il nostro organismo ne rallenta la naturale produzione, con conseguenze anche sulla pelle.

Siamo pieni insomma di prodotti che promettono di stimolare la produzione di collagene ed elastina, ma Vichy ha cercato di fare un passo avanti progettando la Co-Bonding Technology per la linea Collagen Specialist con lo scopo di stimolare e connettere fino a +350% dei 16 tipi di collagene  che abbiamo naturalmente nella nostra cute.


Che significa "connettere"? Immaginate il ponteggio di una opera muraria: un conto è che le impalcature siano gettate a caso, un altro è che queste siano montate per essere funzionali. Lo stesso vuol fare Vichy con la linea Liftactiv Collagen Specialist, ovvero non solo promuovere una quantità di sostanze benefiche, ma farlo in modo ordinato, funzionale e di qualità.
Lo scopo è quello di contrastare appunto 16 segni dell'invecchiamento che possono spaziare da linee sottili, a mancanza di compattezza e tonicità, fino a disomogeneità cutanee e una carenza di idratazione. 
La tecnologia Co-Bonding di Vichy è composta essenzialmente da tre sostanze:
  • Peptidi, fra cui il Matrixyl 3000, che stimolano la produzione di nuovo acido ialuronico e collagene, e che riattivano i fibroblasti a lavorare meglio;
  • Ramnosio, un composto zuccherino che non solo ha proprietà idratanti e lenitive ma che sembra stimolare il derma papillare, lo strato subito sotto l'epidermide che è ricco di fibre elastiche, migliorando quindi la rigenerazione cellulare;
  • Estratto di Maitake, un fungo medicinale che aiuta a proteggere il collagene esistente dalla degradazione enzimatica grazie al suo effetto antiossidante e anti-glicazione.
Queste sostanze sono contenute sia nel siero viso che in quello occhi Liftactiv, ma entrambi hanno le loro caratteristiche quindi ve li racconto più da vicino.



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Come vi dicevo, oltre alla Co-Bonding Technology c'è molto altro da scoprire su questo siero viso. Al suo interno infatti troviamo sostanze rivolte ad agire, in modo diverso, sulla barriera cutanea: parlo di glicerina, niacinamide, acido ialuronico e proteine idrolizzate del riso che sono anche ricche di aminoacidi. Nell'INCI ho scovato anche l'adenosina, molto amata nella cosmesi coreana per il suo effetto antiage, ed una sostanza che non conoscevo, chiamata acido solfonico (o HEPES). Pare che questo contribuisca da un punto di vista chimico a bilanciare il ph della formulazione, ma sulla pelle ha un blando effetto esfoliante (più delicato degli acidi) che consente agli attivi di penetrare meglio proprio perché rompe la barriera che creano le cellule morte.


Il Bonding Serum Collagen Specialist è un siero lattiginoso fluido che ha una piacevolissima fragranza fresca e floreale che comunque si sente bene, ma non è persistente. 
Il suo uso è inoltre semplicissimo, va applicato dopo il tonico, e può fare parte sia della skincare diurna che di quella serale. Ho notato sin da subito che questo siero Vichy su di me si stratifica molto bene nella skincare, e resta vagamente appiccicoso giusto per qualche minuto, ma dopo la mia pelle lo assorbe completamente. Anche quando magari non ho avuto tempo di aspettare che si assorbisse, comunque applicare sopra il siero Liftactiv una crema o un'altra lozione, va ad eliminare qualunque finish lasci.


Una volta assorbitosi, il Bonding Serum rende la mia pelle subito molto più morbida, liscia ed ha un bel potere idratante che non appesantisce il viso ma dura appunto un po' per tutto il giorno. È un prodotto leggero, che secondo me si può adattare a tutti i tipi di pelle, ma soprattutto quelle un po' più mature e leggermente disidratate. In ogni caso si può giostrare facilmente in qualunque routine, più o meno stratificata, perché non fa pilling su di me.

Un altro beneficio che noto è che la mia pelle diventa più compatta, più tonica, più elastica, senza però quel fastidioso effetto lifting tirante che provocano alcuni sieri anti age. Qui Vichy ha pensato ad un prodotto confortevole che sono riuscito ad usare con costanza e che continuerò a inserire nelle mie routine. Personalmente sto usando il siero Liftactiv Collagen Specialist da più di un mese e nonostante i tanti prodotti che ho sotto mano, cerco di inserire sempre lui nella mia skincare perché mi piace l'effetto che mi dà.
Non avendo particolari rughe o segni di espressione non posso segnalare particolari miglioramenti da questo punto di vista, ma sicuramente non ho più la pelle che avevo a vent'anni e quindi qualunque prodotto ridia elasticità alla viso è benvenuto nella mia routine antiage.




Vichy Liftactiv Collagen Specialist Bonding Serum Eye
Siero Occhi


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Vi anticipo subito che questo siero occhi Vichy è un preferitissimo e che sicuramente finirà fra i TOP del mese. Qui a livello di formulazione non ci distacchiamo troppo rispetto al siero viso in termini di attivi, quindi è sempre presente la Co-Bonding Technology, ma nell'INCI figurano anche caffeina, per drenare e sgonfiare eventuali gonfiori, e un derivato della vitamina C, che funge da antiossidante e va ad illuminare la cute.

Già così si capisce che questo siero occhi Vichy vuole occuparsi a 360 gradi della zona perioculare ed infatti anche l'applicatore è molto particolare. È composto da tre sfere metalliche che consentono di fare un massaggio sul contorno occhi che dovrebbe essere stimolante.


Il siero Occhi Liftactiv ha una consistenza sempre fluida, ma trasparente, indubbiamente sottile e che non ha giustamente alcun odore. Anche qui un prodotto che può essere usato in qualunque routine, sia di giorno che di sera.
Devo fare due considerazioni: la prima è che non uso esattamente l'applicatore come suggerisce Vichy. Andrebbe sfruttato infatti per fare un massaggio con movimenti circolari, per poi far penetrare il prodotto picchiettando e, sempre con i polpastrelli, facendo pressione su 10 punti intorno alla zona perioculare. L'applicare del siero occhi Collagen Specialist è in effetti piacevolissimo, fresco, scorre bene sulla pelle, ma mi sembra che, usandolo per massaggiare, vada ad applicare troppo prodotto inutilmente. Preferisco insomma usarlo come dosatore e poi appunto fare assorbire i residui.


Un altro appunto che devo fare è che su di me il Bonding Eye Serum risulta indubbiamente appiccicoso. È una sensazione che io definisco zuccherosa, perché si percepisce questo finish ma è legato anche ad una azione umettante come l'effetto dello zucchero (il ramnosio appunto). A me non infastidisce anche perché resta comunque un siero leggero e soprattutto con qualunque prodotto ci applichi sopra, una crema o l'SPF, svanisce del tutto. Poi si stratifica benissimo anche sotto al trucco, quindi nessun problema da questo punto di vista.

Questo siero Collagen Specialist mi è piaciuto perché appunto si occupa del contorno occhi da più punti di vista. Da un lato aiuta a rendere la pelle più compatta e tonica, oltre che elastica, e il suo potere idratante può dare un booster anche a cuti un po' più secche come la mia in questo punto del viso. Io ad esempio l'ho usato sempre con una crema contorno occhi per sigillarne l'idratazione.
In generale poi aiuta a drenare la zona, se mi capita di svegliarmi con gli occhi leggermente più gonfi, ma ho notato dei benefici anche sulle occhiaie che risultano subito meno marcate. 
Se come me state prestando più attenzione all'area perioculare perché è quella in cui avete o temete possano comparire più segni del tempo, allora il Bonding Eye Serum Collagen Specialist può essere una aggiunta interessante alla vostra routine.


Avete provato queste novità di Vichy?




 
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Tutti i problemi di Detective Hole e Quella notte, le nuove serie Netflix 👎🏻

Non porto buone notizie in questa nuova recensione di un paio di serie tv arrivate su Netflix da poco. Vi racconto perché a me non sono proprio piaciute, nonostante siano state anche in vetta alla classifica fra le più viste.


Detective Hole 
Prima stagione

Il 27 marzo è arrivata in streaming una serie tv che per genere e stile poteva essere pane per i miei denti. Detective Hole infatti è tratta dalla saga di romanzi thriller/polizieschi creata dallo scrittore norvegese Jo Nesbø, che si è occupato anche di seguire la creazione della serie tv.

Il protagonista non può che essere Harry Hole (interpretato da Tobias Santelmann), detective della polizia di Oslo che ha diversi problemi sul fronte personale e lavorativo. Dopo la tragica perdita di un collega con cui lavorava gomito a gomito, è infatti sprofondato in problemi di alcolismo da cui sta lentamente e faticosamente uscendo. Nel frattempo sta cercando di ritrovare una stabilità in campo sentimentale frequentando Rakel (Pia Tjelta) che ha già un figlio con il quale ovviamente deve interfacciarsi.

Sul versante lavorativo però Hole non avrà nemmeno la strada facile: da un lato deve seguire le tracce di un possibile serial killer che lascia scie di precisi rituali, dall'altro deve scoprire chi ha ucciso un'altra sua collega, Ellen. 

Se questo non vi dovesse bastare, sappiate che c'è un altro layer narrativo perché anche fra la polizia di Oslo sembra esserci del marcio. Il Detective Hole infatti è convinto che il suo collega Tom Waaler (Joel Kinnaman), con una carriera tutta in ascesa, in realtà nasconda qualche segreto che lo rende tutt'altro che onesto. 

Questa prima stagione non si è fatta mancare nulla, ma questa scelta secondo me è uno dei tanti elementi che penalizza Detective Hole.
Parto con l'aspetto più evidente: la storia suona già sentita, e la caratterizzazione dei personaggi non aiuta. Anche la recente Dept Q. aveva ad esempio il solito investigatore sui generis con i suoi fantasmi da risolvere. Qui tra l'altro non abbiamo un grandissimo approfondimento psicologico che ci possa porgere un'altra prospettiva su una figura già molto usata nel genere. 

È efficace la contrapposizione fra Hole e Waaler, entrambi con i loro "mostri", ma con quest'ultimo come emblema della corruzione anche delle istituzioni che invece dovrebbero avere un equilibrio morale. In verità, Detective Hole cerca anche di mandare altri messaggi in questo senso come il fatto che la polizia norvegese abbia un uso limitato delle armi, ma sono critiche sociali che spesso sono soffocate dal contesto o raccontate in modo didascalico e ripetitivo.

Oltre ad un incipit poco originale e troppe linee narrative, Detective Hole si sovraccarica di ulteriori strutture, fatte di flashback, sogni o comunque inserti onirici che non fanno altro che azzoppare il ritmo e rendere il tutto gravoso sullo spettatore. Questo sovraccarico narrativo cerca di trovare in alcuni momenti di azione o tensione il suo starter per poter ripartire, ma sono appunto scene che non aiutano nel quadro generale. In questo senso 9 episodi risultano troppi proprio perché la carne al fuoco, le deviazioni e le sterzate sono troppe.

Lasciatemi anche dire che, se viste più da vicino, non tutte queste storyline hanno senso, e c'è tutta la puntata finale che è completamente priva di senso.

Anche sul piano più tecnico non posso dire bene perché non ho amato questa luce gialla carica in molte scene per richiamare un caldo straordinario per la città di Oslo. Devo però dire che questa miscela di crime in stile nordico e un sapore più internazionale può essere una carta vincente per una piattaforma come Netflix.

Così Detective Hole mi è diventata quasi indirettamente noiosa: pur non avendo fatto fatica a seguirla mi è sembrata così piena di scelte evitabili o proprio sbagliate che alla fine non mi ha preso come speravo. Visto il successo, l'apertura di Jo Nesbø a proseguire e considerato che si tratta di una saga letteraria molto ricca, immagino che ci sarà una seconda stagione, anche se Netflix non ha ancora dato la conferma ufficiale.



Quella Notte
Miniserie 

Ci sono momenti che possono cambiare il percorso di una vita, o di alcune vite. È il caso di Paula (Claudia Salas), Cris (Paula Ursero, Manuale per Signorine) ed Elena (Clara Galle), tre sorelle diverse fra loro. Succede tutto per caso: Paula e Cris sono arrivate in vacanza da Pamplona nella Repubblica Dominicana, dove Elena vive da un anno, e dove ha avuto una bambina anche se è single. Proprio quest'ultima però una sera racconterà di aver avuto un incidente in cui è morto un uomo, ma, pur trattandosi di legittima difesa, non vuole coinvolgere la polizia. Così le sue sorelle cercheranno di aiutarla, ma le cose andranno sempre peggio. Attraverso diverse prospettive scopriremo non solo cosa è accaduto quella notte, ma anche cosa ne sarà di Paula, Cris ed Elena in futuro.

Quella Notte è arrivata su Netflix il 13 Marzo ed in effetti aveva le carte in regola per piacermi e sembrava perfetta per seguirla alternandola ad altro. Produzione spagnola di soli sei episodi da nemmeno 40 minuti ciascuno, e tratta dal romanzo omonimo di Gillian McAllister, Esa noche mi aveva riportato alla mente la mia adorata Bad Sisters, ma è stato solo un flash.

Qui infatti tanti aspetti non funzionano a partire proprio da quella scelta di fornirci più punti di vista, e quindi più verità, che però si rivela usata in modo piatto e poco accattivante. Tutto si basa più che altro sul rapporto fra le sorelle, che inevitabilmente finiranno per crashare dovendo portarsi dietro il peso importante per le loro azioni e responsabilità.
Questo approccio fa si che, nonostante sembri una serie tv snella, Quella Notte non ha affatto quella leggerezza che ci si aspetti, ma finisce per essere più introspettiva. Infatti si insinuano anche questioni familiari pregresse che cercano di definire anche le dinamiche più attuali.

C'è però un cortocircuito: come appunto Bad Sisters, che aveva più l'animo di una dark comedy che un dramma a pieno titolo, Quella Notte infatti inizia con un tono quasi da commedia, con momenti quasi divertenti e toni sopra le righe. Tuttavia quasi verso metà stagione lo stile cambia improvvisamente, finendo appunto per diventare appunto una serie tv molto più cupa degli inizi. Questo non sarebbe di per sé un problema, se non fosse che le interpretazioni sono per tutto il tempo più esasperate di quanto sarebbe necessario in un genere simile. 

Il finale, che è invece ambientato parecchi anni più tardi rispetto all'incidente, non ha aiutato a migliorare le mie opinioni generali su Quella notte, perché oltre a non essere così originale, mi è sembrato fatto in modo pigro, e con trucchi prostetici poco convincenti.
Direi insomma che è forse una delle serie tv più dimenticabili dell'ultimo periodo su Netflix.



Bottega Verde Uomo Nero d'Ambra, la mia opinione sulla fragranza e i prodotti corpo

Nella mia routine profumata da un po' di tempo a questa parte ci sono i prodotti corpo della linea Nero d'Ambra di Bottega Verde. Una piccola gamma che non è una novità, rivolta principalmente all'uomo, visto che abbiamo anche prodotti per la rasatura, ma poi lo sappiamo: le fragranze non hanno in fondo una sessualità, ma sta tutto al nostro gusto.


Io ho provato tre prodotti Bottega Verde Nero d'Ambra, iniziando per curiosità soprattutto dalla eau de toilette, ma poi ho voluto aggiungere altre due referenze.
L'azienda parla di questa profumaizone come generosa, moderna, seducente ma anche dinamica e briosa, quindi mi sembrava spuntasse più caselline in un unico prodotto.

Nello specifico la piramide olfattiva che Bottega Verde ci presenta è

Note di testa: Limone, Mandarino, Mela Croccante, Pepe.
Note di corpo: Accordo Marino, Lavandino, Pepe Rosa, Melone Acquatico, Foglie di Betulla.
Note di fondo: Accordo Caramello, Legni Preziosi, Patchouli, Muschio.

Tutti elementi che a me piacciono molto quindi insieme non potevano non piacermi.
Vediamo insieme qual è stata la mia esperienza con questi tre prodotti.



 Bottega Verde Nero d'Ambra Shampodoccia


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Come spesso accade per le linee uomo, anche Bottega Verde ha pensato ad un prodotto due in uno, per la detersione di corpo e capelli. Io onestamente ho usato questo shampodoccia solo come shower gel per il corpo e l'ho trovato un prodotto valido.

Si tratta di un detergente dalla formulazione semplice, come altri prodotti Bottega Verde ed è arricchito con glicerina e con due estratti dalla corteccia di quercia, che hanno proprietà addolcenti e astringenti sulla pelle.
La sua consistenza è quella di un gel fluido che a contatto con l'acqua crea una bella schiumetta che consente una detersione completa, curata ma anche veloce. Si sciacqua anche facilmente, il ché mi fa pensare possa essere ideale anche da portarsi dietro, magari in vacanza o in palestra. In fondo il formato è quello che a casa può risultare meno pratico nel lungo periodo.

Lo Shampodoccia Nero d'Ambra mi ha sempre dato una buona resa sulla pelle, perché deterge ma non irrita né secca. Come vi anticipavo, la sua formulazione "generica" (senza offesa per nessuno) lo rende ideale se appunto non avete necessità particolari, visto che non ha attivi specifici in caso di magari pelle particolarmente secca o una barriera cutanea sensibile. Su di me comunque, anche con un uso continuato, non ha dato fastidi, e mi lascia tutto sommato la pelle morbida e liscia, anche se poi seguo sempre con una crema idratante. 

Questo shampoodoccia Bottega Verde ovviamente viene scelto sicuramente per la sua profumazione, che ricorda quella piramide olfattiva di cui vi dicevo sopra, ma in cui secondo me spiccano le note più fresche. Io ci sento in particolare la parte agrumata ma soprattutto l'accordo marino, che dà un tocco salino e comunque energizzante. Queste note sono leggermente arrotondate dalla parte legnosa della fragranza, ma come dicevo non è così sfaccettata.

Al mio naso, in questa versione, Nero d'Ambra non è particolarmente intensa ma sicuramente lascia un minimo sentore sulla pelle una volta terminata la doccia.
Il rapporto quantità-prezzo tendenzialmente lo rende un docciaschiuma adatto ad essere alternato ad altro, non esattamente come detergente quotidiano, ma è comunque un prodotto che riacquisterei.



Bottega Verde Nero d'Ambra Parfum Deodorant


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Quello che vedete è una minitaglia del Parfum Deodorant che avevo acquistato sul sito, ma ha la stessa identica formulazione della full size. È essenzialmente un deodorante spray profumato arricchito con Trietil Citrato, un enzima antibatterico che evita la formazione di odori, ma troviamo anche alcol, glicerina e i due estratti di corteccia che troviamo anche nello shampodoccia.

L'impressione che ho avuto è che Bottega Verde lo consideri quasi un prodotto ibrido: sia deodorante ascellare che body mist da vaporizzare un po' più generosamente su tutto il corpo. Anzi in realtà è quello che mi verrebbe spontaneo da consigliare perché la profumazione di questo Deodorant Nero d'Ambra spicca ed è molto più netta rispetto al docciaschiuma.

La fragranza è davvero gradevolissima al mio naso perché si apre con le note marine, agrumate e acquatiche e poi sviluppa i legni e e il patchouli che la vanno a scaldare un po'.


Per quanto riguarda il suo ruolo deodorante, questo di Bottega Verde si comporta su di me come qualunque prodotto che contiene questi attivi. Non avendo antitraspiranti su di me regge per quello che io chiamo "orario ufficio", ovvero circa 7/8 ore, ma mi riferisco sempre a situazioni normali. Se so che ho una giornata impegnativa, se devo stare molte ore fuori casa, sono in viaggio o fa molto caldo preferisco la sicurezza che mi dà un prodotto con appunto altri attivi.
In generale comunque lo trovo un prodotto delicato, che non irrita né lascia macchie sui tessuti, quindi lo utilizzo comunque molto volentieri.

In questa routine Nero d'Ambra Bottega Verde penso che il parfum deodorant possa essere il secondo passaggio per stratificare la profumazione. La sua fragranza infatti su di me permane in modo deciso per qualche ora mantenendo le note più calde e diventando una piacevolissima skin scent. Per intenderci, se la applico la sera, al mattino seguente sento ancora un vago sentore del deodorante. Infatti credo che se dovessi riacquistare questo deodorante Nero d'Ambra lo userei quasi esclusivamente come una mist per il corpo. 

Il passaggio che però fissa e mantiene la profumazione è la eau de toilette. 



Bottega Verde Nero d'Ambra Eau de Toilette


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⏳ 12 Mesi
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Come dicevo su, l'eau de toilette Nero d'Ambra è stata il primo prodotto della linea che ho provato e che mi ha incuriosito. 
Dopo l'ottima esperienza con Cedro Selvaggio ed in generale con i profumi Bottega Verde, volevo dare una chance a questa eau de toilette e mi ha convinto.
Sino ad adesso sono stato un po' vago rispetto ai dettagli della profumazione della linea perché è secondo me con questo prodotto che se ne può (giustamente) apprezzare tutta la piramide olfattiva.

Appena erogata infatti Nero d'Ambra ha questa apertura fresca, in cui la componente agrumata risulta subito meno pungente di quanto si possa pensare, un po' più succosa e fresca. Secondo me le note acquatiche, come di una brezza marina, e pepate sono quelle che emergono per prime dall'accordo mentre la si indossa. Quindi buona parte della fragranza resta su accenti ariosi, freschi ma man mano che la si indossa si riesce a percepire anche il fondo della piramide olfattiva.
Il mio naso trova solo le note legnose e un po' di muschio che dà all'insieme un effetto più pulito, ma non ci sento affatto la dolcezza del caramello.

Tocca tenere presente che Nero d'Ambra, al contrario del nome, non si scurisce mai del tutto, non diventa mai troppo pesante o legnosa, mantenendo sempre quelle note più leggere che si percepiscono all'inizio. 

Così si compone una fragranza che a me è piaciuta moltissimo, che trovo facile da indossare in davvero qualunque occasione, sia più informale che più elegante. Se devo davvero dargli una definizione, Nero d'Ambra Bottega Verde è un profumo che posso prediligere più che altro per la sera e in un periodo dal clima freddo o mite, ma onestamene non mi sentirei affatto a disagio a indossarlo in altri momenti. Avendo possibilità di scelta diciamo che in piena estate preferirò profumi più frizzanti, allegre, magari anche evanescenti, ma non credo che metterò da parte questa eau de toilette adesso che ci avviciniamo appunto al periodo più caldo dell'anno.

Ho letto qui e lì che c'è chi lamenta una scarsa durata di questo profumo, ma io non lo trovo così poco performante. Sulla mia pelle dura fino a 5 ore, poi lo percepisco ma diventa più personale. Però, non solo come dicevo possiamo stratificare la fragranza con gli altri prodotti Nero d'Ambra, ma l'eau de toilette si aggrappa ad alcuni indumenti e dura ancora di più.
Parlando insomma di prodotti ecoinomici, io direi che questa di Bottega Verde mi ha convinto, mi sento a mio agio ad indossarla e credo possa accontentare anche quelle donne che apprezzano accordi olfattivi più decisi.



Conoscevate Nero d'Ambra Bottega Verde?





Questa ampolla viso coreana contiene il 3% di PDRN, l'ho messa alla prova e questi sono i risultati

Da un po' di tempo mi sentite parlare di PDRN, un ingrediente che sui social è diventato virale (diciamolo, anche perché sembra suggerire altro) e che sembra promettente. Vi avevo fatto un approfondimento in cui vi raccontavo esattamente cosa fosse questo PDRN, o Sodio DNA e quali effetti dovrebbe avere sulla pelle. 
Tuttavia fino ad adesso avevo usato prodotti che contenevano piccole percentuali di questo attivo: ad esempio la prima volta che ne parlai, avevo usato la Vita Toning Ampoule di Genabelle che contiene lo 0.5% di PDRN. 

Adesso ho voluto fare un po' il salto, provando un prodotto più concentrato mettendo alla prova la PDRN 3% Hyper Boost Ampoule sempre del brand coreano Genabelle.


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💸 €16
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Si tratta di un siero viso dall'effetto rivitalizzante e idratante, che promette di migliorare la barriera cutanea grazie appunto all'effetto rigenerante del PDRN e quindi fare in modo che la cute funzioni meglio. Ne dovrebbe quindi derivare una aspetto più sano e tonico del viso.

La Hyper Boost Ampoule Genabelle ha un INCI tutto sommato semplice rispetto anche all'altra ampolla dell'azienda. Abbiamo infatti il 3% di sodio dna di derivazione animale (se siete vegani) che stimola la riparazione cutanea ma anche i fibroblasti a produrre maggiore collagene ed elastina, e attorno a questo PDRN ci sono altri attivi di supporto.

Abbiamo gli attivi idratanti, come glicerina, betaine, arginina e acido ialuronico, le sostanze addolcenti come pantenolo al 2%, estratto di centella e allantoina, e quelle antiage, come peptidi (anche argirelina) e adenosina. Non manca, essendo un prodotto coreano, anche la niacinamide ma credo in percentuali ben tollerabili.
L'unione di PDRN, peptidi e acido ialuronico compongono quello che Genabelle chiama HTD-Genacomplex™.

La PDRN 3% Hyper Boost Ampoule si presenta in modo molto particolare: il siero è sigillato, probabilmente per preservarne la freschezza, e solo al momento dell'utilizzo si può applicare la vera e propria pipetta contagocce che ci fa dosare il prodotto.

È una procedura semplicissima, anche a prova di maldestri come me, e va fatta solo la prima volta. Per il resto questa Ampoule Genabelle si può utilizzare come un qualunque siero, sia di giorno che di sera, e ovviamente dopo il tonico viso, o comunque dopo altri sieri e prodotti dalla texture più sottile.
Qui abbiamo una consistenza fluida leggermente viscosa ma molto piacevole, che non ha odori o fragranze aggiunte, e che ho potuto integrare facilmente nella mia routine perché su di me si assorbe velocemente e con facilità. Inoltre nella stratificazione non ho notato grossi problemi di pilling o comunque di contrasto fra i prodotti.

Come dicevo su di me si assorbe bene, non mi risulta appiccicosa, ma è una fiala un po' più ricca di altri sieri, che sento agire sulla pelle. Questo mi fa pensare che la PDRN 3% Hyper Boost Ampoule possa andare bene per tutti i tipi di pelle un po' tutto l'anno, ma le cuti più grasse potrebbero non trovare quella freschezza e quella leggerezza ricercata, specie magari nei periodi più caldi.

Credo che questo di Genabelle sia uno dei sieri con la più alta concentrazione di PDRN al momento in commercio e quindi la mia curiosità è stata altrettanto alta, specie nell'ottica di condividere la mia esperienza. 

Vi ho anticipato che da un punto di vista pratico questa PDRN 3% Ampoule è stata davvero piacevole, e l'ho trovata delicata anche ad esempio dopo la rasatura. Questa tipologia di flacone, poco comune in prodotti di fascia media, è semplice da utilizzare e garantisce un dosaggio ideale del siero, senza sprechi.

La Hyper Boost Ampoule è da almeno un mese nella mia routine ed è stato interessante provarla perché mi ha dato anche l'opportunità di tirare le somme su quanto il PDRN possa essere parte della mia skincare anche in futuro e non solo parte di un trend. A me è piaciuta perché dà subito un buon grado di idratazione che si percepisce essere più profonda: è uno di quei sieri che senti agire sulla pelle, non svanisce immediatamente quasi non lo avessi applicato.

In generale mi sembra che la Ampoule Genabelle contribuisca a rendere la cute elastica e tonica, sicuramente grazie all'aiuto appunto di peptidi e acido ialuronico. 

Inoltre regala un bel glow sin da subito, dando al viso un aspetto sicuramente più sano. Un altro appunto che posso fare è che secondo me contribuisce a rendere la cute più morbida ed ha in effetti un potere lenitivo.

Vi racconto un piccolo aneddoto: mi trovavo un'area del viso che era diventata più ruvida e secca perché avevo sfregato troppo per togliere tracce di tinta capelli. Così ho applicato in maniera più mirata questa PDRN 3% Hyper Boost Ampoule e nel giro di un paio di giorni la situazione era migliorata.

In generale questo siero Genabelle mi sembra azzeccato in una routine stratificata: da un lato può andare a potenziare altri trattamenti anti age, ma anche in caso usiamo attivi potenzialmente irritanti come il retinolo. 
Devo ammettere però che non so se da ora in avanti proverò altri prodotti con una concentrazione elevata di PDRN o magari sieri monoattivo perché, sebbene mi piaccia in una formulazione complessa, non credo sia una sostanza che la mia pelle necessità nello specifico. Credo che ognuno debba scegliere e provare, e sicuramente il sodio DNA può essere una aggiunta interessante e ben tollerata nella skincare di qualcuno che magari cerca attivi riparatori. Io personalmente lo considero un valido supporto quando però ad esempio lo trovo insieme ai miei attivi preferiti.


Voi avete provato questo PDRN?



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Perché vedere queste due nuove commedie in streaming e al cinema

Finalmente torno a parlare di film, visto che nelle ultime settimane non solo non ho avuto molto tempo per vederne, ma sono anche stati pochi i titoli che davvero mi incuriosivano. Ritorno con due commedie che sono arrivate in streaming e al cinema.


È l'ultima battuta? (2025)


Titolo originale: Is This thing On?
Genere: commedia, sentimentale, drammatico
Durata: 121 minuti
Regia: Bradley Cooper
Uscita in Italia: 2 Aprile 2026 (Cinema)
Paese di produzione: USA


Alex (Will Arnett)
ha chiaramente una vita sentimentale in frantumi: è separato da sua moglie Tess (Laura Dern, Lonely Planet, Palm Royale), con cui condivide l'affidamento congiunto dei due figli. Entrambi affrontano questa separazione in modo diverso e soprattutto stanno attraversando una piccola sfida personale. Alex è in piena crisi di mezza età eppure una notte, un po' per caso, entra in un club dove solo chi fa stand up comedy non paga l'ingresso. Così si iscrive per esibirsi ed una volta sul palco, non avendo nulla di preparato, inizia a condividere quello che sta vivendo. Questa sarà una esperienza che si rivelerà catartica non solo per alleggerire quel peso che lo opprimeva, ma sembra quasi che, alla soglia dei 50 anni, abbia trovato una nuova passione. E se questa nuova strada potesse davvero aiutarlo anche per risollevare la sua relazione con Tess?

Ispirandosi vagamente alla storia personale del cabarettista inglese John Bishop, È l'ultima battuta? è il terzo film che vede Bradley Cooper alla regia, ma anche davanti la macchina da presa, in questo caso in una piccola parte. Io con Bradley vado poco d'accordo ad essere onesto, tanto che mi ero inserito nella schiera di quelli che aveva fatto a pezzi A star is born, e che si è evitato Maestro per non rifare lo stesso. 
Is this thing on? (titolo più azzeccato della versione italiana) però è un film più innocuo, una commedia non proprio godereccia e brillante come The Marvelous Mrs Maisel, ma comunque leggera che in effetti ha anche qualche punto interessante. La vicenda di Alex è infatti l'emblema di come sia importante risolvere prima i propri casini per poter far funzionare la nostra relazione con gli altri, ma anche che non è mai tardi provare a fare qualcosa di diverso, mettersi in gioco e riscoprire se stessi. 

Ma è diverso anche l'approccio scelto: Alex e Tess non hanno liti furibonde come ne La guerra dei Roses, la loro sembra una separazione più silente, che nasconde qualcosa di più profondo. 

Così È l'ultima battuta? mi è sembrato un film abbastanza onesto, diretto, anche realistico se vogliamo ma che non mi ha emozionato come sperato. Mi è sembrato un piacevole film televisivo, che guardi magari con attenzione sulla poltrona di casa, ma che al cinema sembra inevitabilmente più lungo del necessario e con meno ritmo di quanto sperato. 

Il nodo più difficile da sciogliere per me è stato entrare in empatia con Alex, ma soprattutto con Tess che risulta ancora più abbozzata e collaterale, anche se ci fanno sapere un po' anche della sua vita e dei suoi blocchi.

Le buone interpretazioni e una regia che, al netto di qualche primo piano troppo stretto, è comunque fluida, insieme ad una colonna sonora che si fa notare, aiutano sicuramente a rendere il film piacevole, ma non bastano comunque a far diventare memorabile È l'ultima battuta?.



53 Domeniche (2026)

Titolo originale: 53 domingos
Genere: commedia, drammatico
Durata: 79 minuti
Regia: Cesc Gay
Uscita in Italia: 27 Marzo 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Spagna

Julian (Javier Cámara), Natalia (Carmen Machi) e Victor (Javier Gutiérrez, Asunta) sono tre fratelli molto diversi fra di loro. Il primo ha un lavoro traballante come attore, la seconda è la più preparata fra i tre, ed il terzo è quello che sembra aver sfondato davvero nella vita. Pur essendo in tre però non riescono a trovare una quadra per badare a loro padre, ormai anziano, che sembra stia dando i primi segni di demenza. Sarà il pretesto di cambiare una lampadina che fa strani sfarfallii a spingere i tre fratelli ad incontrarsi, e, seppur a fatica, quando ci riusciranno, si riapriranno vecchi e nuovi rancori che li porteranno a scontrarsi senza guardare in faccia i veri problemi della loro famiglia.

Quando 53 Domeniche è arrivato su Netflix ha raggiunto i primi posti della classifica dei film più visti e quindi mi sono incuriosito. In effetti lo stile mi ha fatto subito pensare ad uno spettacolo teatrale, e poi ho scoperto che si tratta proprio dell'adattamento della pièce teatrale di Cesc Gay, che qui è anche regista.

53 Domeniche è infatti uno di quei film che basa molto sui dialoghi, di quelli che a qualcuno può risultare forse un po' troppo logorroico, eppure funziona bene. Sebbene gli spazi siano limitati (come ci sia aspetta da un adattamento dal teatro) non ci si annoia, anzi le delimitazioni fisiche diventano funzionali alla storia stessa. E poi queste poche stanze in cui ci muoviamo mi hanno dato l'impressione di intimità, esattamente come la storia che raccontano. Proprio le interazioni e le dinamiche fra i tre fratelli sono simpatiche, a volte divertenti, ma sono soprattutto particolarmente realistiche. Se siete figli unici probabilmente non vi sarà mai successo, ma chi ha una famiglia ingombrante e numerosa finirà per riconoscersi in questo gorgo di battibecchi che non portano a nulla e che spesso sono legati a vecchi rancori. Allo stesso modo, Julian, Natalia e Victor finiranno per parlare di tutt'altro, allontanandosi inevitabilmente dai veri problemi.


Oltre al ritmo frizzantino, 53 Domeniche può contare su attori capaci che, seppur in un tempo ristretto rispetto al minutaggio dei film attuali, riescono a darci sfumature del loro carattere e delle loro vite. Così Julian diventa passivo aggressivo, Victor dimostra di non essere esattamente l'uomo perfetto che vorrebbe far sembrare, mentre Natalia cerca di soffocare il suo malcontento per fare da paciere e far funzionare la sua vita. Eppure non c'è un buono o un cattivo, ma semplicemente, come in ogni famiglia, ci sono tensioni, traumi, non detti che hanno scavato un piccolo solco. 

Alla fine, nel perimetro di una commedia, quello che viene messo in scena è l'egoismo che ognuno di noi, più o meno cela, ed il bisogno si riscoprire una maggiore autenticità. 
53 Domeniche non è esattamente il film dell'anno intendiamoci, però funziona e sa trovare un finale più tenero, malinconico e profondo senza stravolgere il genere e senza diventare improvvisamente pesante e moralista. Direi che fra le proposte recenti di Netflix è uno di quei film che merita una chance. 

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