Due nuovi film italiani che avrei voluto apprezzare di più

Parlare di cinema italiano per me è quasi un evento, non per snobismo, ma perché difficilmente trovo film che mi incuriosiscano e poi sono ancora meno quelli che mi convincono. Ed anche questa volta non posso dirvi che mi sono stracciato le vesti davanti a queste due nuove uscite recenti al cinema e in streaming. 


La Grazia (2025)


Genere: drammatico
Durata: 131 minuti
Regia: Paolo Sorrentino
Uscita in Italia: 15 Gennaio 2026 (cinema)
Paese di produzione: Italia 

Mariano De Santis (Toni Servillo, Il ritorno di Casanova) è un presidente della Repubblica italiana in quello che viene definito come semestre bianco. De Santis è un uomo ligio, un giurista cattolico rigido e stimato, ma in questo periodo della sua carriera già particolarmente delicato, è diviso su due grandi dilemmi morali: deve decidere se concedere la grazia a due persone in carcere che hanno confessato di aver ucciso i loro partner in contesti complessi; inoltre deve vagliare un disegno di legge per legalizzare l'eutanasia. Oltre a queste scelte istituzionali, che comunque segneranno la sua carriera, il presidente combatte anche i suoi drammi personali, quasi tormentato dal ricordo della moglie Aurora, morta anni prima e forse parte di un possibile tradimento, e il rapporto con i figli, specie Dorotea (Anna Ferzetti, BFF - Best friends forever, Avetrana - Qui non è Hollywood), che sta seguendo le orme del padre. 

Col cinema di Paolo Sorrentino vado sempre a spizzichi e bocconi, infatti ero rimasto a È stata la mano di Dio, e mi andava bene così. Io infatti non amo moltissimo il suo stile e credo che La Grazia ne sia un po' la piena rappresentazione. 

Il film infatti unisce personaggi e vicende che potrebbero essere praticamente reali, e pare che si sia davvero ispirato a Sergio Mattarella per il suo De Santis, a figure quasi oniriche o strane, come questo immaginario papa nero che va in giro in moto e parla come un guru.

Sorrentino sa poi unire momenti surreali, fatti di silenzi, di pathos, magari di pianti, a scene più ironiche e di rottura. In questo senso è perfetta la Coco Valori di Milvia Marigliano, amica di famiglia del presidente, che ha i dialoghi più arguti, pungenti e veritieri forse di tutto il film. Ci sono poi le sue inquadrature precise, eleganti, e una scelta musicale curata che segue perfettamente l'emotività.
Alla base de La Grazia, come appunto buona parte dei film di Sorrentino, non c'è in fondo una narrazione serrata, ricca di snodi e colpi di scena, ma appunto si basa più sulle reazioni e relazioni umane e i conflitti che possono portare.

Il De Santis, perfettamente reso da Servillo, è un uomo molto sicuro di sé, tanto da anticipare quelle che saranno le domande o le richieste di chi gli sta intorno, quasi sapesse leggerne i pensieri. Eppure si porta un grosso peso sulle spalle e nel privato è pieno di rimpianti oltre ad essere tormentato dal tradimento della moglie. 
Anna Ferzetti diventa così un'ottima spalla, seppur il ruolo della figlia non sia particolarmente sfaccettato o così centrale: è un po' l'anima più privata del presidente, la sua emotività, ma anche il suo tormento perché da un lato gli ricorda la moglie, dall'altro rappresenta il fallimento come genitore.

La Grazia però, in quanto in pieno stile Sorrentino, mi ha fatto un po' tribolare sulla poltrona, seppur comoda, del cinema.

Il suo pregio è sicuramente saper toccare dubbi e temi morali complessi senza farne un trattato banale, ma la durata del film è davvero eccessiva proprio a fronte di una storia in fondo semplice. Certe scene, come quella col cavallo morente o con gli alpini, mi sono sembrate completamente prive di senso e un peso al ritmo e per lo spettatore. 

Anche l'ossessione di Mariano per la moglie e per il suo tradimento alla lunga diventa quasi caricaturale, e sono arrivato a fare le scommesse su quante volte l'avrebbe nominata ancora.

I dialoghi poi di un po' tutti i personaggi risuonano artificiosi, scritti per suscitare effetto ma con il risultato di sembrare un po' finti. D'altronde sono pensati per personaggi che, come dicevo per Dorotea, non hanno una evoluzione. 
Pur con una struttura solida e un gusto che posso apprezzare, La Grazia non mi è andato giù facilmente: lo si segue con interesse ma non senza fatica, ed ho trovato difficile immedesimarmi e provare empatia per i personaggi. 



Il Falsario (2025)


Genere: drammatico, storico 
Durata: 110 minuti
Regia: Stefano Lodovichi
Uscita in Italia: 23 Gennaio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Italia 

Antonio 'Toni' Chicchiarelli (Pietro Castellitto) è un giovane che sogna di diventare un grande pittore ed ha anche un discreto talento. Così, insieme ad un paio di amici, si trasferisce a Roma sperando di sfondare.
Qui però conosce Donata (Giulia Michelini), una gallerista d'arte che, colpita dal carisma e dalla bravura di Toni, lo spinge a creare quadri falsi per gente ricca. Questa sarà l'anticamera del suo ruolo futuro, perché siamo negli anni '70, gli anni di piombo, delle brigate rosse, e Toni si farà risucchiare da giri di malavitosi, entrando anche in contatto con le figure di spicco di quel periodo.

Ho visto Il Falsario con parecchia curiosità, sia perché non conoscevo molto su Toni Chicchiarelli, che è realmente esistito, sia perché su Netflix è ancora in vetta alla classifica dei film più visti. E di buono posso dirvi che in effetti si tratta di un film ben fatto, con una buona ricostruzione storica, seppur le vicende sono fortemente romanzate e soprattutto solo una parte di tutta la biografia del protagonista.
Lo stile in effetti de Il Falsario ha il sapore di una produzione internazionale, adatto appunto alla piattaforma su cui si trova.

Oltre alla ricostruzione storica curata, Il Falsario può contare su un cast azzeccato, a cominciare da Pietro Castellitto, che in effetti nei panni di Toni ci sguazza, è ammiccante, scafato, ma anche tutto sommato dolce. Poi troviamo tanti altri attori validi, fra cui anche Claudio Santamaria, seppur in un ruolo più defilato.
Devo dire però che ho visto questo film di Stefano Lodovichi pochi giorni dopo la sua uscita e già posso dire di averne dimenticato buona parte delle sensazioni che mi aveva lasciato.

In primis la colpa è allo stile poco chiaro: si inizia come un heist movie biografico (mi ha dato un po' le vibe di The Serpent), da cui ti aspetti magari un certo ritmo e un certo tipo di intrattenimento. Poi però Il Falsario lentamente perde di mordente e scivola in una deriva che ricorda un film storico senza però volerne curare tutti i dettagli. 

La seconda causa del mancato totale coinvolgimento è forse proprio l'assenza di un vero personaggio approfondito e verso cui provare una qualche forma di simpatia. Come dicevo, il Toni di Castellitto è centrale, ma alla fine è una faccia da schiaffi qualunque. 
Ci sono poi aspetti più tecnici che non ho apprezzato in generale, come questo voice over un po' insistente, che cerca di dare un tocco melanconico e poetico al film, che però secondo me non è sorretto da altrettanta emotività.
Nonostante insomma il buon successo di visualizzazioni, Il Falsario mi è sembrato un Lupin che non ce l'ha fatta, non sapendo ben gestire la voglia di rendere quasi romanzesco un personaggio che invece è ben calato in una realtà specifica. E così, come arriva se ne va, senza colpo ferire. 





Casting Crème Gloss di L'Oréal ha una nuova formulazione con Acido Glicolico, la mia esperienza

Mi rendo conto che per molti, specie chi capita qui per caso magari da una ricerca in rete, pensino che le mie siano recensioni buttate a caso, che magari provi i prodotti, ne parli e lì finisce, ma non è così. Moltissimi dei prodotti che uso fanno parte delle mie routine quotidiane per mesi, fino alla fine, e molti li riacquisto diventando dei miei must. 

Se seguite ad esempio le mie storie Instagram sui prodotti terminati, vedrete che molti prodotti ritornano fra quelli che finisco e ricompro. Fra questi c'è certamente la tinta capelli Casting Creme Gloss di L'Oréal, che è stata una delle mie preferite per parecchio tempo, direi anni. Ne avevo parlato anche qui ormai quattro anni fa, raccontando come mai questa colorazione per capelli fosse la migliore per chi come me ha dei bianchi ostici da coprire. 
Nel tempo ho voluto dare una chance (anzi due) alla Casting Natural Gloss, una versione in teoria più naturale di questa tinta, anche se come scrivevo nella review, non era diventata la mia preferita. 

Sono quindi sempre tornato alla Casting Creme Gloss che ha performato su di me alla perfezione, ma da diversi mesi ormai ho notato che L'Oréal ha riformulato questa tinta per capelli, e adesso contiene il 10% di Gloss Complex con Acido Glicolico.


INFO BOX
🔎 OnlineAmazon, Grande distribuzione, Douglas 
💸 €5/11 
🏋 48ml, 72ml, 15ml 
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⏳  Kit monouso/ 12 Mesi
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Sulla carta questa tinta capelli L'Oréal non ha subito cambiamenti sostanziali: non contiene ammoniaca come la precedente versione, promette sempre una copertura dei bianchi ottimali, ed è sempre disponibile in tantissime nuance, inclusa la 200 Nero Ebano che io utilizzo. Le novità starebbero in una maggiore durata della colorazione, adesso fino a 32 lavaggi e non più 28, in una maggiore cremosità del prodotto così da colare meno durante la posa, e promette una maggiore luminosità del capello dopo l'uso.

Anche dal punto di vista dell'utilizzo non ci sono state variazioni importanti perché la Casting Creme Gloss è sempre composta da due fasi, il Rivelatore in Crema e la Crema Colorante da unire per attivare il prodotto. Nella confezione c'è sempre poi il balsamo capelli da usare dopo lo shampoo che qui chiamano Maschera Effetto Gloss. 
Questa nuova formula potenziata, come la definisce L'Oréal, è cambiata soprattutto nella Crema Colorante: il mio occhio non da chimico ma comunque attento, ha notato che ad esempio adesso nell'INCI troviamo glicerina e miele, che dovrebbero contribuire a rendere il prodotto più idratante. 

Il Gloss Complex con Acido Glicolico è presente invece nella Maschera Effetto Gloss, che contiene anche altri acidi come il tartarico ed il citrico, che, abbassando il ph, chiude le cuticole del capello e quindi lo rende visivamente più lucido. Inoltre è arricchito con olio di semi di girasole, miele e burro di karitè, anche se ammetto che uso poco questo balsamo  post-tinta perché ho sempre altri prodotti per la mia routine capelli.

Per il resto, la nuova Casting Creme Gloss è pur sempre una tinta per capelli chimica, che quindi ha quelle componenti sintetiche che la fanno performare al meglio. Vi lascio entrambi gli INCI cosicché possiate studiarli e confrontarli perché qui non entro nel merito di queste formulazioni perché è un ambito un po' difficile, ma posso raccontarvi la mia esperienza.
In merito all'uso, questa tinta capelli L'Oréal non mi ha dato nessun problema ma anche in questa nuova veste risulta facile da stendere, ha una profumazione gradevole e non più intensa come alcune tinte del passato ed ha una bella cremosità che consente una applicazione omogena, facile e senza pasticci. 

I tempi di posa anche in questa nuova formulazione sono sempre di 20 minuti, ma io cerco sempre di sforare qualche minuto extra perché come dicevo, i miei capelli bianchi sono refrattari ad essere coperti, anche da tinte "chimiche" tradizionali. 

Durante appunto la posa non ho riscontrato situazioni strane, e posso dirvi che ho usato questa nuova Casting Creme Gloss per diversi mesi: anche durante l'estate, quando il mio cuoio capelluto è più sensibile, non ho avuto rossori, bruciore o irritazioni. Anche per quanto riguarda la rimozione della tinta, non mi sembra sia cambiato molto perché si rimuove bene con un semplice shampoo accurato, e solo raramente mi è capitato di notare segni sulle federe ad esempio.

Ho notato però alcune differenze più che altro dopo l'uso. Infatti quando vado a fare lo shampoo per rimuovere la colorazione, mi è sembrato che i capelli risultino più secchi e stopposi rispetto alla formulazione precedente, tanto che devo utilizzare più balsamo per cercare di ammorbidirli e districarli. E questo è un problema per un capello secco come il mio. 
Fortunatamente non noto una particolare secchezza sul cuoio capelluto, dove non sarà idratante ma su di me non fa danni. 

Ho poi riscontrato una copertura dei capelli bianchi meno omogenea rispetto al passato. La Casting Creme Gloss L'Oréal è sempre stata per me la miglior tinta perché mi dava una copertura ottimale, uniformando la colorazione e soprattutto agendo bene sui bianchi.

Con questa nuova formulazione, osservando i capelli nel loro insieme, non si notano stacchi evidenti: il colore appare intenso e non piatto. Tuttavia, in alcune condizioni di luce e andando a guardare più da vicino le zone in cui ho una maggiore presenza di capelli bianchi, mi è parso evidente che già dal primo lavaggio post tinta la nuova Casting Crème Gloss non riesca a offrire la stessa omogeneità della versione precedente. Alcuni fili, in particolare, risultano leggermente meno coperti.

Con il passare dei lavaggi, purtroppo, questa differenza tende a diventare sempre più visibile.
Questi aspetti secondo me sono importanti da considerare soprattutto se avete i bianchi particolarmente in vista: penso ad esempio a chi ha una riga centrale o laterale su cui si potrebbero notare queste disomogeneità di coprenza.
Nella mia esperienza, la Casting Creme Gloss L'Oréal così riformulata ha perso qualche punto di preferenza, e pur continuando ad acquistarla ammetto che su di me almeno c'è stato un peggioramento, infatti sto valutando di riprovare altre colorazioni.


Voi avevate notato queste novità?




I ritorni seriali su NOW: nuove stagioni promosse a metà

Come vi ho ripetutamente anticipato, mi sono trovato un po' ingolfato con serie tv terminate nel corso delle ultime settimane. Sono rinnovi a nuove stagioni, arrivati in streaming negli ultimi mesi del 2025, e vuoi per le uscite settimanali, vuoi per l'ammassarsi di tanti titoli, riesco a parlarne solo ora. 
Intanto cerco di mettere il punto su due serie tv arrivate su Sky/NOW.  


Call My Agent - Italia
Terza stagione

Dal 14 al 28 Novembre 2025 sono arrivati su Sky/Now i nuovi episodi della terza stagione di Call My Agent!, la serie tv remake di Chiami il mio agente, disponibile su Netflix.

Dopo una seconda stagione che aveva perso secondo me slancio e freschezza, qui forse c'è stato un piccolo ritorno alla qualità dei primi episodi. I nostri agenti Vittorio, Lea e Gabriele devono affrontare la morte di Elvira (Marzia Ubaldi), una perdita non solo umana ma anche per la CMA: i tre infatti adesso si ritrovano con le quote dell'agenzia da spartirsi, ma c'è un plus. Uno dei tre infatti può diventare amministratore delegato e quindi dovranno contendersi il posto.

Nel frattempo però gli agenti non solo si devono occupare dei capricci, dei problemi e degli inconvenienti che riguardano le star che fanno parte del carnet della CMA, ma un'ombra si sta stendendo sull'agenzia: la UBA, una multinazionale che vorrebbe acquistare lo studio. Potrebbe essere una soluzione ai problemi finanziari della CMA, ma a che costo?


Call My Agent Italia continua ad essere un intrattenimento gradevole, che anzi come dicevo mi ha lasciato una migliore impressione rispetto alla passata stagione, anche se mi sembra acclarato che non siamo ai livelli dell'originale. Dix pour cent infatti aveva una verve, un dinamismo, ma anche una certa malizia che rendeva tutto più stuzzicante, mentre la controparte italiana non è mai riuscita ad avere questo animo tagliente. 
Questa terza stagione mi è sembrata comunque equilibrata nel gestire tutte le linee narrative senza pasticciare troppo, dando comunque uno sviluppo abbastanza costante sia alle storyline verticali che a quelle orizzontali. 
Il problema però di una serie tv che si basa proprio su una sceneggiatura a due livelli è che non sempre le vicende autoconclusive sono valide o appassionanti da reggere la puntata.

Le guest star di questa terza stagione di Call My Agent sarebbero state anche varie ed interessanti, ma sono poi le vicende che non sempre convincono.

Da Michelle Hunziker con la figlia Aurora Ramazzotti, a Ficarra e Picone, passando per Luca Argentero, non mancavano insomma i volti noti da usare, però personalmente ho trovato alcuni episodi più fiacchi di altri. Penso ad esempio a quello incentrato su Stefania Sandrelli, dove secondo me si nota come gli sceneggiatori non sappiano gestire i tempi comici, dilatando troppo la durata della puntata che risulta con poco mordente e ripetitiva. Molto interessante invece quella con Miriam Leone perché dà la possibilità di parlare di maternità in senso più ampio e consente ad uno dei personaggi principali di fare qualche passo in avanti e mettersi in gioco. 

Ho anche poco apprezzato il rapporto fra Gabriele (Maurizio Lastrico) e Sofia (Kaze), di cui vediamo l'evoluzione già da subito, quindi tutto quello che ci propongono diventa quasi un di più, un riempitivo noioso e appunto ridondante. 
Non ho letto ancora l'annuncio per il rinnovo di Call My Agent Italia, ma sono quasi certo continueranno questa avventura. Spero solo che rivedano un po' questa formula perché sta invecchiando velocemente.


Mistletoe Murders - Delitti sotto l'albero
Seconda stagione 

Dal 27 Dicembre 2025 al 10 Gennaio 2026 è tornata su Sky la seconda stagione di una serie tv che avevo promosso fra i titoli da vedere a Natale, ovvero Mistletoe Murders - Delitti sotto l’albero. Un cozy mistery prodotto da Hallmark+ che mi aveva convinto perché unisce il giallo ad uno stile rilassante, da commedia appunto natalizia, pucciosa ma non zuccherosa.

La prima stagione si era chiusa lasciandoci in sospeso sulla vera identità di Emily (Sarah Drew) e sui motivi per cui è così misteriosa sul suo passato. Il detective Sam Wilner (Peter Mooney) infatti vuole in qualche modo smascherarla, e in questa seconda stagione scopriremo qualcosa di più su Emily. Attraverso alcuni flashback, soprattutto incentrati sull'adolescenza della donna, scopriremo di più sulle sue competenze e su come ha sviluppato questo fiuto per le indagini. Nel frattempo non mancano nuovi misteri da risolvere nella non più molto tranquilla cittadina di Fletcher's Grov.

Mistletoe Murders 2 si merita per me una promozione esattamente come la prima stagione perché prosegue esattamente allo stesso modo, con l'aggiunta di qualche approfondimento in più sui personaggi. Conosciamo ad esempio anche la mamma di Violet, la figlia di Sam, che, al contrario di tanti altri film e serie a tema natalizio, non è morta malamente, ma semplicemente si è separata dal marito. Questa scelta dà l'opportunità a piccole dinamiche che magari non rivoluzionano la serie ma danno maggiore tridimensionalità ai protagonisti.

Come per la prima stagione, anche nei nuovi episodi la trama più thriller si svolge lungo due diverse puntate, e anche qui tocca ammettere che non tutto ha sempre la stessa capacità intrattenitiva. 
Se alcune storyline risultano piacevoli, curiose, magari dal vago sentore alla Desperate Housewives, altre sono forse un po' pasticciate, e mancano di quella sottigliezza che può tenere ancorato lo spettatore.


I casi da risolvere insomma non sono tutti convincenti o estremamente realistici, ma io credo che comunque Mistletoe Murders svolga il suo ruolo appunto di compagnia, mescolando generi diversi, dal mistero appunto, alla commedia, con una punta romantica. 

Credo che nella terza stagione, che ormai è stata confermata, le vicende seguiranno più o meno questo andazzo, e direi che va bene così, perché comunque è facile affezionarsi ai personaggi di Mistletoe Murders e guardare gli episodi è come mangiare i pop corn: uno tira l'altro. 
Toccherà immagino aspettare Natale 2026 per avere i nuovi episodi, quindi ci rileggiamo praticamente fra un anno. 

Cosa sono gli Esosomi e un prodotto The Inkey List da provare!

Faccio un altro salto nel mondo della cosmesi con una novità di cui si sta parlando molto. Dopo il PDRN, c'è un altro attivo che sta riscuotendo grande interesse: gli esosomi. E ovviamente non potevo non provarli sulla mia pelle per capire di cosa si trattasse davvero.

Parto però dalla teoria. La fama degli esosomi nasce ancora una volta dalla medicina estetica rigenerativa e anti-aging avanzata, praticata nello studio del medico chirurgo. Gli esosomi sono vescicole biologicamente attive, di origine vegetale o biotecnologica, che comunicano con le cellule aiutandole a "funzionare meglio". In ambito medico, soprattutto quando vengono iniettati, i loro effetti sono legati alla capacità di:

  • stimolare la rigenerazione e la guarigione tissutale
  • favorire la formazione di nuovo collagene
  • modulare l'infiammazione cutanea

Da qui è nata l'idea di trasporre questo principio biologico anche nel campo cosmetico, creando prodotti per uso topico con esosomi, pensati per migliorare la funzione barriera, rendere la pelle più stabile e resiliente e, di conseguenza, più sana.
A differenza di altre vescicole come i liposomi, che si "limitano" a trasportare e proteggere un attivo affinché agisca meglio sulla pelle, gli esosomi sono riconosciuti dalle cellule della nostra cute e possono interagire con i loro recettori.

È importante seppur ovvio però fare una distinzione: se in ambito medico gli esosomi vengono utilizzati per stimolare processi rigenerativi profondi, nella cosmesi topica il loro ruolo è diverso e più delicato, orientato al supporto dell'equilibrio cutaneo. 
In cosmesi gli esosomi si sono rivelati ben tollerati, e in generale non rispondono negativamente con l'uso di altri attivi come retinoidi e esfolianti chimici. 

È proprio partendo da questo approccio che ho deciso di provare l'Exosome Hydro-Glow Complex di The Inkey List, uno dei primi prodotti accessibili che vuole rendere gli esosomi parte della skincare quotidiana.


INFO BOX 
🔎 theinkeylist, Amazon, Sephora, Lookfantastic 
💸 €23
🏋 30ml
🗺 Canada
⏳ 6 Mesi
🔬 Vegan, Cruelty Free

In realtà a me aveva incuriosito l'intera formulazione di questo prodotto perché, come suggerisce il nome stesso, si basa su un complesso di attivi che la stessa The Inkey List spiega molto bene.

L'Exosome Hydro-Glow Complex è un siero viso che vuole idratare e rendere la pelle visibilmente più omogenea e radiosa, attraverso cinque diversi attivi specifici. Nello specifico abbiamo

  • l'1% di Cica Exosomes, appunto gli esosomi derivati dalla centella, su cui The Inkey List fa le promesse roboanti come un aumento della produzione del collagene oltre il 300% e una riduzione dell'infiammazione del 55%, ed un supporto visibile della barriera cutanea. L'azienda inoltre afferma che questi esosomi sono 300 volte più piccoli di un poro;
  • 1% Kollaren™, ovvero un tripeptide biomimetico in grado di segnalare la stimolazione e la rigenerazione di proteine ​​essenziali come collagene ed elastina;
  • 1% di Exfolactive, un brevetto a base di estratto di fico d'india che, grazie agli zuccheri del frutto, svolge una delicata azione esfoliante e rinnovatrice, per una pelle insomma più liscia;
  • 1% di acido ialuronico, qui in due diverse forme e quindi immagino con pesi molecolari differenti per una idratazione multilivello; 
  • 1% di Ectoina, un altro attivo moderno sempre più utilizzato in cosmesi perché pare essere in grado di fornire una idratazione cutanea duratura, profonda e una azione lenitiva e riparatrice delle cellule cutanee.

Queste sostanze trovano supporto in altri attivi che The Inkey List ha aggiunto nel suo Exosome Complex. Troviamo infatti una serie di umettanti, come la glicerina, mentre l'allantoina da un extra aiuto contro i rossori, mentre l'Ubiquinone (Q10) fornisce un effetto antiossidante.

Il tutto è racchiuso in una consistenza che definirei un ibrido fra siero ed emulsione, inodore, soda e facile da stendere senza alcun problema. Il suo posto nella routine è appunto nei primi passaggi, dopo un tonico o un siero acquoso e prima di creme e prodotti più densi e corposi.

Ho notato che l'azienda ha definito questo prodotto a volte come "Hydrate" ed altre come "Treat" e capisco la confusione perché svolge in fondo entrambi i ruoli. Inoltre può essere usato indistintamente al mattino e/o alla sera. 
L'Exosome Hydro-Glow Complex mi è piaciuto subito ed è stato facile da inserire nella mia routine perché la mia pelle lo assorbe bene e tutto sommato in fretta: nel giro di circa un minuto non si sente alcun effetto appiccicoso o untuoso e posso proseguire la mia skincare.

Questo Siero The Inkey List non ha mai fatto pilling anche in una routine più strutturata o sotto al make-up e in generale non mi ha mai dato problemi. Devo sottolineare che in effetti nella formula è presente un silicone, ma non mi dispiace sia perché non si avverte nella stesura, sia perché contribuisce all'effetto occlusivo e protettivo che il prodotto vuol ottenere. 

L'Exosome Hydro-Glow Complex è infatti a prima battuta un prodotto piacevole, che dà subito comfort, idratazione profonda, elasticità e compattezza alla pelle, lo si sente agire e regala anche un leggero effetto glow ma senza appesantire il viso o appunto ungere. 

Devo ammettere che non si tratta di un prodotto che dal giorno alla notte ha cambiato la mia pelle, e non credo possa farlo, ma è un ottimo contributo al mantenimento di una barriera cutanea sana, forte, resiliente. Questo è un aspetto fondamentale per me soprattutto adesso che il freddo, il vento e gli sbalzi termici possono creare irritazioni, aree secche e in generale ruvide oltre a rossori. 

L'Hydro Glow Complex contribuisce nel tempo, senza effetti collaterali, proprio in questo modo a rendere la pelle più omogenea e luminosa. Inoltre ha una azione addolcente molto piacevole, anche dopo la rasatura della barba e non mi dà fastidio o pizzica. Segnalo anche una certa delicatezza su aree come il contorno occhi o il collo. 

Secondo me è appunto una aggiunta interessante un po' per tutti, ma soprattutto nelle routine di pelli a tendenza sia mista ma soprattutto prone a disidratarsi. Ovviamente anche le cuti molto secche possono amare questo siero viso con la consapevolezza che da solo non può aiutarle fino in fondo ma deve essere parte di una skincare completa. Penso poi che l'Hydro Glow Complex, ed in generale gli esosomi, può essere utile come skin recovery dopo l'uso di attivi irritanti e potenzialmente in grado di disidratare la pelle. 
Apprezzo poi che The Inkey List abbia pensato ad una formulazione che comprenda diversi attivi rendendo il prodotto più completo, performante ed efficace. 


Voi conoscevate gli esosomi? Qual è la vostra esperienza con questi attivi?



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Bugonia, Marty Supreme, la corsa agli Oscar 2026, e le mie impressioni

Il 15 Marzo 2026 verranno consegnati i premi Oscar di quest'anno, e noi appassionati di cinema ci stiamo via via appropinquando a recuperare i titoli nominati alle varie categorie, o almeno una parte di essi. Io in questo senso sono un po' indietro: ho già visto Frankenstein, che si è beccato ben nove candidature, mentre mi aspettavo che Wicked: For Good ricevesse qualche nomination come l'anno scorso, mentre è stato completamente snobbato. 
Man mano però che stanno arrivando gli altri film candidati, vorrei chiacchierarne con voi.



Bugonia (2025)


Genere: Commedia, Fantascienza, Thriller
Durata: 120 minuti
Regia: Yorgos Lanthimos
Uscita in Italia: 23 Ottobre 2025 (cinema)/ Noleggio
Paese di produzione: USA, Corea del Sud, Irlanda, Canada, Regno Unito

Dopo il successo di Povere Creature!, Yorgos Lanthimos è tornato con quello che è a tutti gli effetti un remake di un film coreano del 2003 ma che calza bene ai tempi bui che stiamo vivendo più di recente.

Teddy Gatz (Jesse Plemons, Zero Day) fa l'apicoltore insieme al cugino Don, ma la sua vita è dedicata ad altro: è un convinto e fervente sostenitore di teorie complottiste. Quella che lo vede coinvolto maggiormente riguarda Michelle Fuller (Emma Stone, Eddington), CEO della multinazionale per cui lavora lo stesso Teddy, accusandola di essere un'aliena proveniente da Andromeda. Convinto che possa contattare i suoi simili affinché lascino in pace la terra e gli umani, e diano la possibilità alle api di ripopolarsi, l'apicoltore rapisce Michelle, ma fra loro inizierà una sorta di tesa partita a scacchi. Fra confronti più o meno accesi e scontri sempre più violenti, presto verrà a galla la vera motivazione che spinge Teddy ovvero la ricerca della verità per la malattia della madre Sandy (Alicia Silverstone, Buon Natal-ex).

Bugonia mi ha forse convinto un pelo meno rispetto a Povere creature! ed è come se ne abbia capito la logica solo a metà. I primi due atti del film sono sicuramente tesi, densi e convincenti, perché se la storia non ha comunque uno sviluppo particolarmente complesso, sono regia, interpretazioni e dialoghi a reggere il tutto.
Il personaggio di Teddy, oltre ad essere ben caratterizzato da Jesse Plemons, è centrale e interessante: lui è un uomo solo, lo vediamo nel modo in cui vive, staccato dal resto della comunità, e basa la sua conoscenza del mondo attraverso tutto ciò che passa sui social, specie appunto le teorie complottiste.

Ma alla base delle sue azioni non c'è solo la solitudine ma anche un trauma, la perdita della madre che lo ha in qualche modo spinto a cercare delle risposte. 
È curioso anche il suo rapporto con Don, perché se da un lato critica il sistema manipolatorio delle istituzioni e dei "poteri forti", dall'altro ha creato col cugino proprio lo stesso tipo di dinamiche di controllo e potere. 

Emma Stone dall'altro lato interpreta una Michelle ambigua, che riesce a mantenere una calma e un controllo anche quando un altro avrebbe dato di matto. 
Dicevo, quindi, che Bugonia sa intrattenere grazie ad un cast calzante e alla capacità di mantenere una tensione costante anche in quei momenti che risultano più o meno volutamente ironici.

In realtà il tema di fondo è chiaro e tutt'altro che ironico: ne esce fuori infatti uno spaccato umano che si sta distruggendo da solo, in contrasto invece con il mondo operoso, preciso e pulsante delle api che invece stanno svanendo per agenti esterni.
Il gioco di Yorgos Lanthimos però, che riesce a farci mettere in dubbio se Michelle sia davvero una aliena oppure no, si contraddice in qualche modo sul finale (che non vi svelo). Un terzo atto che non solo arriva con meno sorpresa di quanto vorrebbe, visto che lungo le due ore e passa di film lo spettatore è riuscito a fare tutte le possibili ipotesi, ma esternalizza ad un certo punto la responsabilità umana.


È qui che secondo me, forse nel voler creare un colpo di scena particolare che stravolge le carte, Bugonia perde un po' di quella sua coerenza interna che avevo notato. La parte finale non rovina il film, ma mi ha lasciato più perplessità che coinvolgimento, e sono convinto che possa far storcere più di qualche naso.
Visto poi nel suo insieme, non porta nulla di nuovo da un punto di vista delle tematiche, e posso immaginare che qualcuno abbia trovato Bugonia forse sopravvalutato o meno interessante di quanto si aspettasse, specie in relazione alla durata abbondante.
In sintesi per me è un film di livello ma che non credo rivedrei.



Marty Supreme (2025)



Genere: Drammatico
Durata: 149 minuti
Regia: Joshua Safdie
Uscita in Italia: 22 Gennaio 2026 (cinema)/ Noleggio
Paese di produzione: USA, Finlandia

Marty Mauser (Timothée Chalamet, Wonka) lavora in un negozio di scarpe ma è uno scavezzacollo nel vero senso della parola: è sfacciato, irriverente, non ha limiti se non la sua personalissima morale, è furbo, ha una grandissima stima di sé e delle sue capacità, e cerca sempre di cadere in piedi. Ma Marty ha il sogno di diventare un grande giocatore di ping pong e farà di tutto pur di perseguire questo suo desiderio, anche manipolare le persone o mettersi in ridicolo. 
Siamo negli anni '50 in America, e tutto sembra possibile, anche raggiungere i sogni più difficili e Marty vuole prendere la vita a morsi, con ben pochi scrupoli anche nei confronti degli amici o di persone al di sopra di lui. 

Marty Supreme è a tutti gli effetti il viaggio di un anti-eroe, un uomo che attraverso mille peripezie farà di tutto per realizzare le sue ambizioni, anche quando verrà umiliato e riportato alla sua condizione sociale "subordinata". Questo ci viene raccontato attraverso una mega avventura densa di azione: non ci si ferma mai troppo nel film di Josh Safdie che, ispirandosi al vero giocatore di ping pong Marty Reisman, crea un personaggio altrettanto frenetico verso cui è difficile parteggiare, ma che in fondo è parte di una società altrettanto poco sana.

Da un lato ad esempio c'è Kay Stone (Gwyneth Paltrow), attrice teatrale con una carriera in discesa e moglie di un ricco imprenditore, che capirà molto bene le mire di Marty, forse quasi meglio di lui stesso, eppure si lascerà sedurre da quel giovane uomo sbruffone che alla fine penserà solo ai suoi gioielli. Dall'altro lato c'è un'altra figura femminile, Rachel (Odessa A'zion) che per quanto sembri una pedina in uno scacchiere più ampio, dovrà darsi da fare per restare a galla. 


Come dicevo Marty Supreme è una avventurona che poco centra col ping pong, o meglio lo sport qui sembra quasi uno specchio della perseveranza del protagonista. Ma non lo dico in senso dispregiativo: la regia è frenetica, la messa in scena e la ricostruzione storica sono curate, e c'è sempre qualche inconveniente che il nostro protagonista dovrà affrontare. Qui Chalamet secondo me è ancora più calzante che in altri film in cui l'ho visto, perché ha quella faccia da schiaffi che ti aspetti da un personaggio del genere. Peccato invece che altri attori abbiano ruoli marginali, come Fran Drescher che si riduce a qualche battuta e due occhiatacce.

Ma anche Marty Supreme mi ha lasciato più di qualche dubbio. Una volta arrivato alla fine del film, oltre ad una certa stanchezza per gli eccessi di capitomboli e minutaggio che ho dovuto sopportare, mi sono chiesto che cosa mi restasse di questa storie e quale sia il punto di tutto quello a cui si è assistito.


Il film di Safdie in fondo vuole smontare il tipico sogno americano e lo fa in modo tutto sommato irriverente e poco conciliante, ma che poco o niente di nuovo lascia al cinema in generale.
Inoltre come dicevo, Mauser non è proprio quel personaggio amabile a cui vuoi appassionarti, per cui è facile il distacco emotivo dal film.
Ma anche il finale, pure in questo caso, mi sembra che forse contraddica o almeno cerchi di addolcire in modo poco credibile tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento, dando a quel personaggio quasi caustico una frenata, che comunque non riesce a cambiare l'opinione che abbiamo di lui.
Anche Safdie credo abbia creato una buona cinematografia, ma non è riuscito a lasciarmi qualcosa che valesse la pena portare con me. Sono dell'idea però che Marty Supreme porterà a casa più di qualche premio Oscar, anche solo per ripagare la fitta campagna marketing che ha circondato il film.

I prodotti viso, corpo e capelli che uso ogni giorno (e che mi piacciono molto)

Voglio raccogliere qui le mie opinioni su alcuni prodotti che sto usando tutti i giorni o quasi da parecchio tempo e che sono tutti promossi (per questa volta). Come sempre faccio un bel mistone di cosmetici viso, corpo e capelli.


Bottega Verde Latte Corpo Nuvola di Latte


INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, negozi monomarca
💸  €4
🏋 150 ml
🗺 Italia
⏳  12 Mesi
🔬 //

Come il docciaschiuma della scorsa volta, anche questo Latte Corpo Bottega Verde credo facesse parte di una linea natalizia di qualche anno fa, ma comunque ancora disponibile sul sito del marchio. Io ero curioso di provare la profumazione che Bottega Verde spiega con

Note di Testa: Bacche di Vaniglia, Zucchero a velo.
Note di cuore: Cocco latte, Biscotto, Crema di Latte.
Note di Fondo: Benzoino, Caramello, Fava Tonka.
Sia che la annusi dalla confezione o che la stenda sul corpo, percepisco molto soprattutto le note di cuore, e in particolare quell'aroma lattiginoso con una punta di cocco e anche un fondo vanigliato. Nuvola di Latte è sicuramente una crema corpo dalla profumazione comunque dolce ma non stucchevole, di quelle che risultano abbastanza rilassanti da usare dopo una bella doccia calda in una fredda serata invernale. La fragranza, pur non essendo la più intensa che abbia mai sentito, in realtà si aggrappa alla pelle per parecchie ore.

Questo Latte Corpo Nuvola di Latte in generale ha una buona performance su di me, ma è appunto una crema molto fluida, con pochi attivi all'interno, fra umettanti come la glicerina e emollienti come l'olio di mandorle dolci. Si stende poi abbastanza bene, al netto di una lieve scia bianca che va via col massaggio, e si assorbe abbastanza rapidamente senza lasciare la pelle appiccicosa o unta.

Ovviamente, vista la sua formulazione, non potrei affrontarci un inverno intero perché la mia pelle tende ad essere più secca in questa stagione, ma il Latte Corpo Bottega Verde comunque riesce a darmi idratazione e morbidezza sufficiente quasi fino alla doccia successiva.
In generale dà un buon comfort, lascia la pelle setosa ed elastica, e se non avete pretese troppo alte o necessità particolari potrebbe convincervi. Avendo una quantità leggermente più piccola delle creme corpo tradizionali, secondo me è ideale proprio per cambiare di tanto in tanto profumazione nella nostra routine corpo o come appunto idea regalo. 


Cien Deodorante Spray Pure & Fresh 24 Ore


INFO BOX 
🔎 Lidl
💸 €1.99
🏋 100ml
🗺 Germania
⏳  6 Mesi
🔬 Vegan

Resto nella zona corpo (ho tantissimi prodotti di questa categoria di cui dovrei parlarvi) con questo deodorante di Cien che non credo di aver provato in passato, e non sarà ricercatissimo ma che fa il suo e lo fa anche bene. Si tratta di un deo spray tradizionale ma senza sali di alluminio, che basa essenzialmente la sua efficacia sulla presenza di alcol e altre sostanze che danno una sensazione di freschezza e asciutto.

Il Deodorante Pure & Fresh ha una profumazione "di pulito", un po' di sapone, fresco, perfetto per la vita di tutti i giorni e che non cozza poi con altri odori e profumi che possiamo utilizzare. 
A me è piaciuto proprio per un uso giornaliero, quando so che non svolgerò mansioni particolari o sarò in viaggio, e devo dire che fa il suo, perché agisce senza essere irritante.

Io l'ho usato appunto con costanza e non ho notato controindicazioni, come dice il nome ha un tocco fresco e pulito anche se non va a bloccare la sudorazione. Inoltre si asciuga molto in fretta quindi ci si può vestire in fretta, cosa ideale in questo periodo più freddo. In generale non ho mai notato macchie o ingiallimenti sui capi dati da questo prodotto.

Il Deodorante Cien Pure & Fresh ha una buona durata su di me, proteggendomi dalla formazione di cattivi odori un po' per tutto il giorno, anche se (ovviamente) non saprei dirvi se regge appunto davvero le 24 ore promesse. A giudicare dalla formulazione non è ideale secondo me per chi comunque ha una sudorazione abbondante e come dicevo ha bisogno invece di un prodotto con antitraspiranti. Io stesso, quando so di stare a lungo fuori casa, o di essere in situazioni più ansiogene, utilizzo deodoranti che contengono attivi più efficaci e mirati (tipo questo di cui vi ho parlato).
Detto ciò, riacquisterei questo deodorante Cien anche perché ha un ottimo rapporto costo/reperibilità.


UNLEASHIA Sunset Dazzle Gloss Balm 
No. 0 Waikiki

INFO BOX
🏋 10g
🗺 Made in Corea
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Cruelty Free

Vi dico subito che questo Gloss Balm del brand coreano Unleashia è di nuovo nel mio carrello di Yesstyle perché l'ho amato tantissimo. Come dice il nome stesso si tratta di un balsamo labbra idratante ma con una finitura glossata decisamente lucida e arricchito da tanti attivi interessanti. 
L'azienda l'ha declinato in ben 11 tonalità fra cui la 0 Wakiki che è completamente trasparente.

È essenzialmente un prodotto a base di emollienti sintetici e qualche umettante a cui Unleashia ha aggiunto anche attivi interessanti come peptidi, vitamina C pura, e Tocoferolo, che magari non avranno la stessa efficacia che hanno nella skincare non essendo veicolati allo stesso modo, ma male non fanno.
La consistenza del Gloss Balm è spessa e ricca, ma facile da stendere, si sente sulle labbra ma non risulta occlusiva, soffocante o appiccicosa. Mi piace molto come texture perché avvolge le labbra ma non va in giro dappertutto. 


La profumazione che percepisco è gradevole, leggera, vagamente tropicale e non troppo invadente. 
La particolarità dei Gloss Balm Unleashia sta anche nel pack, perché hanno questo applicatore a forma di ciambella in silicone morbido che è molto confortevole nella stesura, tanto che verrebbe voglia di darselo in continuazione. In realtà basta davvero poco prodotto, e si riesce a dosare abbastanza bene il balsamo premendo con un pelo di attenzione il flacone. L'unico neo della confezione, in generale, è che non c'è un INCI o una indicazione di uso (che ok, non serve, ma ci vogliono comunque) nemmeno all'interno della scatolina.

A me è piaciuto molto perché funziona molto bene: lo utilizzo sia da solo che sopra magari tinte poco idratanti (come questa) per enfatizzare il colore delle labbra e appunto ridare comfort e idratazione alla zona. Come vi anticipavo poi è un prodotto molto modulabile che può dare sia un effetto lucido quasi vinilico, quindi più vicino ad un gloss labbra vero e proprio, sia giusto un tocco di luminosità per appunto ravvivarle. 


In entrambi i modi da comunque un bell'effetto esteticamente perché va a camuffare le pieghette a dà alle labbra un aspetto più sano, liscio e pieno. 
In generale poi mi piace moltissimo la sensazione di idratazione che lascia, perché dura abbastanza sulle labbra, le protegge ed anche una volta che questo Sunset Dazzle Gloss Balm è svanito le lascia morbide ed elastiche. Probabilmente non basta per chi trascura questa zona e si ritrova con magari molte pellicine e secchezza, ma questo balsamo labbra Unleashia può secondo me far parte di una routine con magari altri prodotti idratanti e nutrienti perché non è solo esteticamente gradevole ma anche performante sulla cute. 
È insomma un prodotto che non voglio farmi mancare, una sorta di ibrido fra make-up e skincare che mi piace molto e vorrei provare anche la versione pigmentata per vedere come si comporta su di me. 



Balea Professional Spray per capelli tenuta flessibile extra forte
con cheratina a effetto volumizzante


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.69
🏋 250ml
🗺 Francia
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 //


Ad inizio dicembre ho fatto un paio di ordini dal sito DM per aggiungere alle mie scorte qualche prodotto di Balea ed Alverde, ed in generale dei brand che non riesco ad acquistare dalle mie parti. In questi ordini c'era anche questa lacca capelli Balea che ha una concezione di base leggermente dai solito spray.
Nasce ovviamente per fissare la pettinatura ma è pensata per una tenuta elastica, inoltre ha una serie di attivi che magari non sconvolgeranno la nostra hair care ma che male non fanno. Glicerina, cheratina, estratto di ciliegio e provitamina B5 arricchiscono questo spray e gli danno un potere idratante e protettivo del capello (e vanno a bilanciare la presenza di alcol), e a questi si aggiungono un filtro solare che contribuisce a proteggere appunto dai raggi. 
Anche il getto di questa Lacca Capelli Balea è diverso dai soliti spray, più leggero e meno diretto immagino proprio per cercare di dosare il prodotto al meglio ed evitare accumuli.
La profumazione scelta in questo caso è abbastanza delicata, pulita, adatta allo scopo.


Mi è piaciuto l'approccio che c'è dietro questo prodotto Balea, pur essendo super economico, perché unisce una buona performance alla promessa appunto di non appesantire il capello o di seccarlo. Io ho notato infatti una buona tenuta, ed uno spray styling abbastanza modulabile che può dare sia un fissaggio più leggero, magari per una acconciatura più voluminosa o su capelli più sottili, sia una piega più definita. In ogni caso non è una lacca che rende i capelli troppo rigidi o duri, e in generale non mi è sembrato che secchi, anche una volta che la andiamo a rimuovere.

Lo Spray per capelli tenuta flessibile Balea ha anche il plus di non sporcare particolarmente i capelli e soprattutto non mi lascia quella polverina bianca antiestetica specie sui capelli scuri come i miei. Basta una pettinata e la lacca viene via senza grossi problemi.

Come molti prodotti di DM, anche questo lo potrei definire onesto, con un ottimo rapporto qualità-prezzo, che fa il suo dovere senza magari sconvolgere il mercato dei prodotti per lo styling ma che riacquisterò se ne avrò la possibilità.


Spero di avervi fatto scoprire qualche prodotto interessante, ma fatemi sapere la vostra esperienza se li avete provati. 




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