Due nuove comedy su Disney + di cui nessuno parla!

Tanta voglia di leggerezza per questa estate che già sta galoppando e quindi anche le serie tv possono farsi ogni tanto più liete. Ho terminato da pochissimo due nuove commedie che trovate su Disney+, facciamoci una chiacchierata ché magari ancora non le conoscete.

Alice and Steve
Prima stagione

Scritta da Sophie Goodhart, già sceneggiatrice di Sex Education, e arrivata in sei episodi binge l'8 giugno di quest'anno, Alice and Steve dimostra che ogni tanto ci possono essere idee originali.

Alice (Nicola Walker) e Steve (Jemaine Clement) sono amici da almeno venticinque anni, si conoscono benissimo ed hanno anche avuto un flirt da giovani, ma che è diventato col tempo una amicizia solida e sanno che l'uno può contare sull'altra. 
Quando però, un po' per caso, la figlia di Alice, Izzy (Yali Topol Margalith, Come uccidono le brave ragazze), conoscerà Steve, finendoci a letto, l'amicizia fra i due diventerà una lotta. Infatti Alice, pur essendo una donna dalla mentalità aperta, non sopporterà che la figlia stia con un uomo così maturo e letteralmente impazzirà pur di distruggere la relazione. 
Steve però non tarderà a rispondere al fuoco.

Non avevo letto nulla di Alice and Steve, eppure la trovo una piccola chicca inglese che come dicevo ha più di qualche idea originale. 
Nel corso di sei episodi, la serie prova a condensare le complicazioni delle relazioni umane contemporanee, dove non sempre è bianco o nero, e dove quel tic mentale che non abbandona la protagonista, farà scatenare un inferno. Alice infatti non è solo colpita per la differenza di età fra Izzy e Steve, ma si legge subito che c'è dell'altro e non è una gelosia retroattiva.
Tutto peggiora perché in questo caso è una madre che vuole proteggere la figlia, ma Alice and Steve la butta in caciara con una ironia che a me è piaciuta, anche con le sue punte più esagerate e grottesche.

A funzionare è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi che arriva subito e senza farci sforzare troppo li delinea alla perfezione. Alice è una donna forte ma impulsiva, tanto che suo marito Daniel (Joel Fry) fa fatica a starle dietro, mentre Steve, per quanto in buona fede, è un po' quel patatone che cerca di fare la cosa giusta ma si incasina da solo.

Alla fine, Alice and Steve è un ritratto di diverse, umane insicurezze e di come queste, aggiunte ad una pessima comunicazione, possono incasinare tutto.
Non sarei me stesso però se non vi avvertissi di qualche piccolo neo che ho notato qui e lì. Penso ad esempio al fatto che mi è mancata un po' di chimica fra Izzy e Steve: la serie non dà un giudizio morale né fa sembrare il loro rapporto strano, ma non si capisce benissimo cosa li leghi.
Nel corso degli episodi mi è sembrato poi che la serie non gestisca benissimo i piccoli salti temporali che la storia inevitabilmente subisce. Non risulta ingarbugliata, ma vedendola capirete che in particolare una svolta sembra quasi troppo frettolosa.
Un altro aspetto su cui posso avvisarvi è che la prima stagione di Alice and Steve ha un finale aperto, e che, sebbene Sophie Goodhart sappia già come proseguire la storia, manca ancora una ufficializzazione da parte di Hulu che la produce. 



Not Suitable for Work
Prima stagione

Ho letteralmente divorato Not Suitable for Work, che è terminata esattamente il 23 giugno per via della cadenza settimanale, ma che mi ha convinto fin dal primo momento.
Scritta da Mindy Kaling, la serie ci fa conoscere cinque ventenni che si stanno affacciando al mondo del lavoro, mentre ovviamente tutti gli altri aspetti della vita continuano a correre. C'è AJ (Ella Hunt, Dickinson, L'amante di lady Chatterley) che sta iniziando il suo lavoro come analista per un grosso studio, e condivide un appartamento con Abby (Avantika Vandanapu) che invece fa l'assistente ad una esigentissima stylist di personaggi famosi. AJ è collega di Will (Davis Beau Bradley Barrett III) ragazzotto che vive nello stesso pianerottolo delle due ragazze, insieme a Jack (Josh Teitelbaum) e Kel (Nicholas Duvernay, The White Lotus).
Ognuno avrà le sue difficoltà, ma anche le sue vittorie lungo la strada che ha scelto, non senza combinare qualche casino.

Not Suitable for Work, al contrario di Alice and Steve, non ha la stessa originalità, ma l'ho trovata comunque fresca, adatta come intrattenimento estivo, piacevole da alternare a serie tv più complesse. Qui siamo nei toni e nelle tempistiche della sit-com corale, che strizza l'occhio a titoli come Friends, ma a cui si aggiungono molte delle dinamiche da ufficio. In realtà vita e lavoro si intrecciano spesso e volentieri per i protagonisti, quindi non c'è mai uno stacco netto. 

Si tratta comunque di un racconto feel-good, dove le criticità durano poco, perché sono la leggerezza e il divertimento la chiave di tutto. A me ad esempio è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, perché sono tutti un po' imperfetti, non sempre simpatici ma anche teneri, chiaramente come molti giovani, a volte molto sicuri, altre pieni di dubbi.
Ma quello che di base ho apprezzato in Not Suitable for Work è che non si prende troppo sul serio, non mi è sembrata una serie tv che si crede meglio di altre, ma solo appunto offrire un intrattenimento comodo. 

Ho notato in generale una buona alchimia nel cast, e c'è sicuramente qualche spunto realistico, ma sono sicuro che questa serie tv farà storcere qualche naso.
Penso ad esempio al fatto che molti non amano anche solo l'ombra di un personaggio un po' più sopra le righe, così come si possa soffrire il derivatismo di Not Suitable for Work. L'anno scorso ad esempio avevo conosciuto Adults sempre su Disney+, concettualmente simile, ma meno politicamente corretta.
 
La coralità in una comedy ha poi quasi sempre il prezzo di non riuscire a dare spazio a tutti i personaggi allo stesso modo, lasciando alcune dinamiche più di contorno. 
Per me comunque non sono grossi problemi perché le intenzioni, il tono e gli intenti di Not Suitable For Work, sono chiari fin da subito, i nove episodi di cui è composta scorrono bene, e i personaggi fanno quasi tuti tenerezza.
Si parla di una seconda stagione, ed in effetti c'è molto da esplorare, ma manca la conferma ufficiale, in caso aggiorno. 


Nuovi solari Anthelios La Roche Posay UV Sport SPF 50+. Scopriamoli insieme

La Roche Posay ha espanso la sua gamma di solari con tanti nuovi prodotti, e due in particolare sono stati studiati per resistere anche a situazioni e sport estremi. La linea Anthelios si è infatti allargata per far spazio alla UV Sport SPF50+ Pro Resistance che al momento consta di due prodotti.

Troviamo infatti uno Spray Invisibile, pensato per le applicazioni più ampie e generose, e lo Stick, sempre con una protezione molto alta e resistente a sudore, sabbia, acqua e tocchi frequenti.

Sembra che La Roche Posay abbia addirittura testato la linea UVSport su 78 atleti di 14 discipline sportive esterne proprio per rispondere alle esigenze più particolari.
Fra un istante vi racconto in dettaglio le singole formulazioni, ma posso intanto dirvi che entrambi i solari contengono il nuovo filtro Mexoryl 400 (in INCI lo trovate come Drometrizole Trisiloxane) brevettato dai laboratori L'Oréal. È ad oggi l'unico filtro in grado di proteggere la pelle dai raggi UVA ultra-lunghi, che sono considerati tra i più dannosi perché penetrano in profondità nell'epidermide. Questi raggi sono causa di danni cellulari profondi e fotoinvecchiamento precoce, per cui è sempre importante proteggersi. 

Vi porto a scoprire un po' di più su questa linea UV Sport Pro Resistance Anthelios così vediamo se questi solari possono fare al caso vostro.



La Roche Posay Anthelios UVSport Spray Invisibile Rinfrescante SPF50+ 


INFO BOX
🔎 Amazon, Redcare, eFarma, Farmacia, Parafarmacia
💸 €14
🏋 200ml
🗺 Francia
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 //


Non c'è molta poesia attorno a questo solare Spray La Roche Posay, perché è e fa ciò che afferma la stessa azienda.
Si tratta appunto di una protezione a base di filtri chimici ad ampio spettro, come il Tinosorb S, ha un SPF50+ e il più alto livello di schermatura dai raggi UVA, cioè PA++++
Al contrario di quanto dice l'azienda sul sito, nell'INCI non c'è la glicerina ma c'è il tocoferolo che da un extra effetto antiossidante. Il resto degli ingredienti di questo solare UVSport sono pensati per dare alla formulazione determinate caratteristiche. Un esempio, senza scadere troppo nel tecnico, solo alcuni polimeri che aiutano a creare un film affinché la protezione solare sia resistente a fattori esterni e sudore.


Lo Spray Invisibile SPF50+ si presenta come una emulsione liquida e leggerissima, che si stende molto facilmente sulla pelle. 
Per dovere di cronaca io lasciato in foto il prodotto appena erogato, giusto per darvi qualcosa da vedere, ma è una protezione solare completamente invisibile e che si asciuga molto in fretta. Inoltre ha una profumazione floreale con delle note saline molto buona, ma rende il prodotto non adatto a voi se amate i prodotti neutri perché persiste abbastanza. 

Questo di Anthelios è un solare all over, sia per viso che per corpo, ma ovviamente La Roche Posay ci dice che è meglio spruzzare il prodotto prima sulle mani e poi distribuirlo. Questo in verità è fondamentale con tutti gli spray, sia per banalmente non sprecare prodotto spruzzandolo al vento, sia per assicurarsi di aver fatto una applicazione omogenea e abbondante. Inoltre sul viso ci evita di inalare accidentalmente il solare.

Chi sceglie La Roche Posay sa che avrà un solare performante e che protegge molto bene la pelle: la linea Anthelios è ormai rinomata e uno dei must per l'estate di molti. Le formule sono stabili, efficaci e credo che nel tempo l'azienda le abbia sempre più perfezionate e rese ancora più gestibili. Lo Spray Invisibile UVSport SPF50+ è ideale per la funzione per cui nasce: l'ho trovato infatti leggero, ha sulla pelle un tocco abbastanza asciutto, non appiccicoso e lascia la cute morbida e profumata. Su di me si assorbe molto rapidamente, aspetto importante non solo nella prima applicazione, ma anche nelle successive. Ammetto che io lo preferisco più sul corpo che sul viso, ma solo perché ho tanti solari più specifici, che semplicemente utilizzo tutti i giorni a prescindere.

Alla fine questo Spray Invisibile Anthelios nasce per essere usato durante le attività all'aria aperta, quindi va bene se cercate un prodotto resistente, tutto sommato anche in città per il corpo, ma non l'ho ovviamente provato sul viso ad esempio sotto al trucco.
Aggiungo che, una volta rimosso, la pelle non risulta secca o disidratata ma resta abbastanza morbida, ed in generale, lavare via questa protezione solare La Roche Posay non richiede troppo sforzo, basta una doccia con detergente normale e spugna.



La Roche Posay Anthelios UVSport Pro - Resistance Stick SPF50+


INFO BOX
🔎 Amazon, Redcare, eFarma, Farmacia, Parafarmacia
💸 €8.80
🏋 10g
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
🔬 //


È forse più interessante questo nuovo Stick UVSport SPF50+ che secondo me è proprio ideale per gli sportivi, perché è così piccolo e compatto che è impossibile non poterselo portare dietro anche solo in una tasca. 
Si tratta appunto di un solare in stick pensato soprattutto per il viso, ma in particolar modo per quelle aree che richiedono una protezione extra: zone più esposte come naso e fronte, tatuaggi, macchie che non vogliamo far peggiorare. 
Anche questo solare La Roche Posay promette una resistenza in attività ad alta intensità e contiene, fra gli altri, il filtro Mexoryl 400. È uno stick a base di burri, oli e cere sia sintetici che di derivazione naturale, come ricino, karité, cacao e soia. Non manca ovviamente il tocoferolo, ed in più La Roche Posay fa riferimento all'Air LiciumTM, un altro brevetto L'Oréal a base di Sililato di Silice, che promette di assorbire il sebo.


Il Pro-Resistance Stick SPF50+ è appunto un solare solido, completamente trasparente e che non presenta alcun profumo, a conferma che si tratta di un prodotto viso. La prima cosa di questa protezione che mi ha colpito è stata la facilità di stesura, perché è molto scorrevole sulla pelle, davvero non serve avere uno specchio per farne una applicazione omogenea. Ho anche notato che, al contrario di altri solari stick, non si sgretola facilmente fra i peli del viso e della barba, creando appunto delle bricioline antiestetiche, quindi non serve nemmeno doverlo sfumare o massaggiare sulla pelle. 

Su di me questo stick UVSports Anthelios è sorprendentemente leggero, non lo sento sul viso, e non mi ha creato problemi di sorta con la skincare, sollevandola o facendola sbriciolare.
Secondo me è comunque un solare pensato più per essere riapplicato al volo, appunto durante le sessioni di allenamento o comunque quando siamo in giro, e non come prima applicazione. Questo vale per tutti gli stick con SPF che da soli non ci consentono di dosare le giuste quantità di prodotto per garantire una protezione ottimale. 


L'UVSport Pro - Resistance Stick SPF50+ è un prodotto che non può mancare nella sacca di uno sportivo. Io l'ho trovato infatti davvero leggero sulla pelle, confortevole e, vista la quantità di emollienti, dà anche un buon effetto idratante e nutriente alla pelle, così che non si sciupi con l'esposizione solare.

L'altra faccia della medaglia è che non è lo stick solare con il finish più elegante adatto alla vita in città: nonostante appunto la presenza di silice, tende ad essere un po' più luminoso che opaco. Non è untuoso o appiccicoso al tatto ma per capirci non lo userei per fare dei ritocchi se abbiamo un viso truccato. È un solare pensato appunto per quando ci interessa più la performance e il livello di protezione che il nostro aspetto. Su di me ad esempio, che adesso ho una pelle più mista, nel corso delle ore tende un po' ad appesantire, quindi lo considero quasi esclusivamente un solare da mare, quando so che non voglio un look particolarmente curato.
Una pelle un po' più secca invece potrebbe proprio apprezzarlo per i suoi ingredienti più nutrienti.

Anche questo solare Anthelios La Roche Posay non è troppo faticoso da rimuovere: io, come con tutti i solari resistenti all'acqua, faccio una doppia detersione con un detergente oleoso e poi uno schiumoso e così la pelle non risulta in alcun modo stressata. 


Conoscevate già la linea UVSport Pro Resistance?



Film dell'ultimo periodo, ecco cosa consiglio

Finalmente posso parlarvi di due film che ho visto nelle ultime settimane, e che mi hanno lasciato opinioni molto diverse fra loro. Vi racconto i miei dubbi, ma anche se e perché ve li consiglio. 


Le Cose Non Dette (2026)


Genere: drammatico
Durata: 114 minuti
Regia: Gabriele Muccino
Uscita in Italia: 29 Gennaio 2026 (cinema)/18 maggio 2026 (Prime Video)
Paese di produzione: Italia


Quando do una chance al cinema italiano lo devo fare sempre con cautela, perché temo sempre una fregatura e purtroppo, ultimamente (si fa per dire) ci ho anche azzeccato. Così ho voluto dare una possibilità all'ultimo film co-scritto e diretto da Gabriele Muccino, che è tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, ma ho aspettato uscisse in streaming perché al cinema non potevo farcela.

I protagonisti de Le Cose non Dette sono Carlo (Stefano Accorsi), professore di filosofia all'università e brillante scrittore che sta attraversando un blocco creativo, e sua moglie Elisa (Miriam Leone), giornalista per Vanity Fair che però ha perso un po' di terreno nella scrittura. Il loro è un matrimonio sul viale del tramonto: il figlio a lungo sperato non è mai arrivato, e la routine ha preso il sopravvento.
Così decidono di fare una vacanza a Tangeri, coinvolgendo i loro migliori amici Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini), anche loro coppia in crisi uniti solo per la figlia Vittoria.
Un viaggi non privo di problemi ma che prenderà una svolta inattesa quando arriverà Blu (Beatrice Savignani), giovanissima studentessa che è anche l'amante segreta di Carlo.

Cercando di raccogliere le idee su come raccontarvi di Le cose non dette, mi sono annoiato da solo. È infatti l'ennesimo film su coppie apparentemente perfette, brillanti e moderne che però sono profondamente in crisi e che invece di parlarsi, colgono ogni occasione per urlarsi contro.

Gabriele Muccino ha tessuto buona parte della sua carriera concentrandosi a sviscerare le relazioni interpersonali, ma qui gioca troppo sul sicuro. Infatti ci presenta due coppie che sono quasi speculari, seppur ci siano delle differenze. Noi però non entriamo mai davvero nelle dinamiche che hanno logorato la storia fra Carlo ed Elisa e ancora più collaterale resta il rapporto fra Paolo e Anna.

Vi posso poi nominare tanti film e serie tv che mi sono tornati alla mente e che fanno sembrare Le cose non dette come vecchio e derivativo: dalla più recente Vladimir, che almeno aveva attimi di originalità, a Scene da un matrimonio, con protagonista sempre un professore di filosofia, passando per Storia di un matrimonio ed anche Breve storia d'amore, sempre italiano ed uscito quest'anno.

Tutto insomma diventa prevedibile, già visto, specie la caratterizzazione di Blu, che dovrebbe essere l'uragano che scoperchia i tetti, ed invece è l'ennesima amante impazzita perché un marito fedifrago non lascia la moglie.

C'è una vena thriller che fortunatamente ha dato un po' di linfa a Le cose non dette, ma per il resto è solo un'altra, dimenticabile storia su personaggi poco maturi, incapaci di affrontare qualunque discorso appena più complesso che possa mettere a nudo una parte di loro. Qui tutto deve esplodere: i pianti, le urla, la passione. O è eccessivo o non c'è nulla, e questo secondo me porta ad uno scollegamento dello spettatore.
Da un punto di vista più concreto, Le cose non dette ha sicuramente un ottimo cast, ma è il solito circoletto di attori che poco si apre a volti noti e freschi. Lo stesso vale un po' per la regia di Muccino, per le musiche ed anche per la fotografia. Tangeri è bella come ambientazione, ma poco può quando c'è poca carne al fuoco. 

Le cose non dette perde pure la sua funzione di mero intrattenimento "da streaming" per una durata eccessiva rispetto alla storia, ed un ritmo ballerino che non lo aiuta.



Hallow Road - Corsa contro il tempo (2025)


Genere: drammatico, thriller, psicologico
Durata: 80 minuti
Regia: Babak Anvari
Uscita in Italia: noleggio
Paese di produzione: UK, Irlanda, Repubblica Ceca

Incuriosito dalla trama, dal fatto che non se ne parlasse molto e ovviamente gli attori coinvolti, ho voluto recuperare Hallow Road e devo dire che a distanza di un paio di settimane ancora ci penso.

Dopo una litigata, seguiamo Maddie (Rosamund Pike, Ladies First) e Frank (Matthew Rhys, The Beast in Me) in una nottata che va di male in peggio. Nel cuore della notte infatti ricevono una telefonata dalla loro figlia Alice, la quale è scappata improvvisamente da casa proprio a seguito dello scontro. Alice al telefono è spaventata, dice di aver avuto un incidente d'auto in una di quelle stradine poco trafficate e buie e sembra abbia investito una persona.
Maddie e Frank così saltano subito in auto per raggiungerla ma la situazione diventa sempre più complessa, strana e anche spaventosa. I due infatti hanno approcci opposti su come aiutare la figlia e questo li porterà ad un ulteriore confronto che finirà per ripescare vecchi scheletri dall'armadio.

È un film molto particolare questo diretto da Babak Anvari che non credo sia per tutti. Infatti parte quasi come un dramma familiare, ma poi diventa un thriller psicologico dalle tinte folk horror che mette in difficoltà lo spettatore con uno stile claustrofobico ed un tocco forse soprannaturale.

Non voglio scrivere troppo perché credo si rischi di rovinare la sorpresa a chi ancora non l'ha visto, ma in verità Hallow Road è un film abbastanza semplice sulla carta. Tutto ruota intorno ai ruoli di Rosamund Pike e Matthew Rhys, che si ritrovano per quasi la totalità del film dentro una macchina stretta, su una strada praticamente buia, con la voce di Alice al telefono che, disperata, diventa una guida inaffidabile.

Tutto sommato non c'è alla base innovazione in questo incipit perché abbiamo visto più o meno lo stesso in film come The Guilty. 
Però Hallow Road prende sostanza quando entrano in campo tanti aspetti tecnici che funzionano: i dialoghi serrati raccontano ansia, frustrazione, malesseri presenti e lontani, affidati a due attori bravissimi in ruoli non semplici. Maddie è fredda, distaccata, ha la mentalità da paramedico, mentre Frank è emotivo, irrazionale, teso.

È molto difficile poter parteggiare per uno o per l'altra, che ci portano un dilemma morale quali senza soluzioni: cosa siamo disposti a fare per le persone che amiamo?

Fondamentale poi anche la regia, che trova i momenti esatti per focalizzarsi sulle espressioni dei protagonisti, e ovviamente il sonoro: come dicevo Alice è solo una voce al telefono, dove ci possono essere attese ed interferenze.
Hallow Road è in fondo un film piccolo, con un budget limitato, ma sa essere efficace, lascia i dubbi dove serve, sa sorprendere e coinvolgere con qualche colpo di scena.
Ovviamente non sto parlando del miglior titolo dell'anno, e come premettevo non è un film adatto a tutti, specie se non amate i dialoghi costanti, e soprattutto cercate storie con un finale netto ed inequivocabile. A me ad esempio ha lasciato perplesso il fatto che per buona parte del tempo non si percepisce che Maddie e Frank stiano davvero correndo in auto come ci si aspetterebbe, ma è piaciuto il senso di straniamento che lascia, ed ha la durata giusta quindi credo meriti una chance.

La mia esperienza con l'AGE-R Ultra Tune 40.68 di Medicube: vale il suo prezzo?

Il mondo della cosmesi ha fatto grossi passi in avanti non solo perché ormai abbiamo attivi sempre più avanzati, mirati e concentrati, ma anche perché ci sono sempre più dispositivi e strumenti skincare che ci permettono di fare trattamenti dermatologici professionali direttamente a casa.
In brand coreano Medicube in questo senso è uno dei marchi che più volte è andato virale proprio per i tool che ha lanciato, incluso l'AGE-R Ultra Tune 40.68 che ho avuto modo di testare.



INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Amazon
💸 €152
🏋 1 dispositivo, cavo di ricarica, istruzioni
🗺 Corea
⏳ //
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In passato mi avrete sentito parlare più volte di gadget per detergere e massaggiare il viso, tutti però basati su un effetto vibrante o su delle testine che permettevano risultati e funzioni diversi.
L'Ultra Tune di Medicube è invece uno strumento avanzato, che promette di stimolare la produzione di collagene in profondità, migliorando così elasticità, rughe e turgore della pelle.
Le sue caratteristiche mi hanno subito affascinato e fatto entrare in modalità nerd, ma voglio raccontarvi questo dispositivo a 360 gradi.


Cos'è l'AGE-R Ultra Tune 40.68?

Come dicevo, Medicube ha tanti tool per trattare il viso, ma con l'Ultra Tune ha voluto fare un passo ancora avanti. Si tratta a tutti gli effetti di un dispositivo ad azione anti-age che sfrutta sia la radiofrequenza che microcorrente a basso livello.
La prima agisce in profondità nel derma e negli strati sottocutanei, generando un riscaldamento omogeneo, "disturbando" la pelle affinché stimoli la contrazione delle fibre di collagene ed elastina esistenti e ne incentivi la produzione di nuove. La seconda contribuisce al turgore generale della cute, per una azione liftante e di modellamento, ed è perfetta per i contorni del viso.

La frequenza di 40.68 MHz da cui il dispositivo prende il nome non è casuale: infatti è la quantità di energia elettromagnetica ideale per penetrare in modo più preciso e uniforme negli strati dermici. Inoltre l'AGE-R sfrutta la tecnologia Dual Tune-Wave™: un sistema che regola automaticamente la profondità e l'intensità dell'energia per "sincronizzarsi" con le necessità della pelle, così evita di sovraesporre la pelle ad eventuali danni.

Secondo Medicube è insomma il dispositivo più potente del loro catalogo ed uno dei più potenti in commercio.


Come funziona l'Ultra Tune Medicube?

Questo tool è estremamente semplice da usare: si presenta come una manopola che ha giusto un tasto di accensione e di regolazione, e un piccolo schermo da cui possiamo vedere l'intensità che stiamo usando ed il timer.
La testa dell'Ultra Tune 40.68 ha sei punte in acciaio che appunto conducono la radiofrequenza nella nostra pelle e che dobbiamo far aderire bene al viso affinché il dispositivo si attivi.
È infatti dotato di un led che lampeggia quando lo stiamo usando correttamente, e che invece è fisso quando non lo stiamo tenendo vicino alla pelle.
I livelli di intensità sono appunto cinque, e basta premere più volte il tasto di accensione per aumentare o diminuire la potenza del dispositivo.


La particolarità di questo prodotto è che non ha bisogno di un gel conduttore specifico come altri suoi colleghi, anzi va utilizzato quando la nostra skincare si è assorbita completamente. Letteralmente possiamo usarlo così come ci arriva a casa, e già nel manuale di istruzioni troviamo una piccola guida su come creare un massaggio specifico al viso, ma Medicube ha anche creato un video tutorial più specifico.

Io ho trovato questo Ultra Tune molto intuitivo: basta far scorrere il device nelle zone che vogliamo trattare inclusi il contorno occhi, il collo, e la mandibola. L'unica attenzione che dobbiamo avere presente è che il dispositivo non può stare fermo a lungo su un unico punto ma deve essere sempre in movimento. Possiamo anche fare piccoli movimenti circolari per una azione più mirata, ma sempre muovendosi.

È poi fondamentale evitare la zona della tiroide, e non usare ad esempio maschere viso rinfrescanti subito dopo l'uso di questo device, ma lasciare che il calore che provoca faccia il suo corso.

L'AGE-R Ultra Tune 40.68 medicube può essere usato ogni giorno, da una a fino 3 volte al giorno, e ogni sessione dura cinque minuti, ma possiamo allungare i tempi a 10. Al termine della sessione il dispositivo si spegne da solo.
Sebbene già così funzioni alla perfezione, possiamo anche passare ad una versione deluxe del dispositivo: infatti si può collegare tramite Bluetooth all'apposita AGE-R app per lo smartphone che ci consente di regolare il volume della voce guida, il livello di intensità, ma aggiunge anche altre funzioni per personalizzare il trattamento.

Di base infatti è in modalità Firming con luce led rossa, quindi tonificante, ma abbiamo un totale di cinque modalità di luce LED per trattare problematiche specifiche. La luce blu aiuta a minimizzare i pori, l'arancione migliora la luminosità, la verde dovrebbe avere un effetto volumizzante, e la luce viola migliora l'assorbimento della skincare.

L'app inoltre tiene anche memoria della nostra routine, quindi i tempi di utilizzo, l'intensità ed è possibile anche inserire dei selfie per monitorare i risultati.


La mia esperienza con l'AGE-R Ultra Tune 40.68

Ho usato questo dispositivo Medicube per più di un mese, imparando a conoscerlo in ogni suo aspetto, ed è arrivato il momento di mettere nero su bianco tutte le mie opinioni.

Per me è stato, come anticipavo, abbastanza semplice, intuitivo, rapido utilizzare l'Ultra Tune e farlo entrare nella mia routine quotidiana. Lo uso con costanza tutti i giorni, ma mi sono sempre limitato ad una sola sessione giornaliera, principalmente la sera, di cinque minuti.
Tra l'altro appena arrivato aveva un po' di carica che mi è bastata per farci circa una settimana, quindi ho capito subito che non si trattava di un dispositivo energivoro, anzi la batteria mi sembra duri parecchio.

Ho iniziato con questo dispositivo Medicube al livello 1 proprio per vedere che reazione avrebbe avuto la mia pelle, ma è andata subito bene. Come mi aspettavo crea infatti una sensazione di calore che va ad arrossare leggermente la pelle, ma che su di me non permane a lungo. Personalmente non la trovo fastidiosa, è chiaramente transitoria e quasi piacevole. 

Già nel giro di una settimana sono riuscito quindi ad arrivare al livello 5 dell'Ultra Tune Medicube, e devo dire che nel tempo la mia pelle ha iniziato ad arrossarsi leggermente meno, pur producendo lo stesso calore. 
Personalmente sono riuscito ad essere costante con il trattamento, ma ammetto che ho usato poco l'applicazione smartphone, se non giusto per capirne il funzionamento. Di conseguenza ho anche usato poco le altre modalità e luci led, perché onestamente se devo mettermi a cambiare ogni momento, finirei per perdere troppo tempo. 

Questo dispositivo AGE-R mi è piaciuto fin da subito: riesco ad utilizzarlo ovunque senza fastidi, anche in zone come contorno occhi e collo.
Io faccio così: applico prima i sieri e i tonici più acquosi, li lascio assorbire e asciugare per almeno 10 minuti e poi procedo con l'Ultra Tune 40.68. Dopo il trattamento, cerco di aspettare almeno 20 minuti e finisco la skincare con i prodotti più corposi, sieri lattiginosi o creme.
Ho, in verità, apprezzato il fatto che non fosse necessario usare gel specifici che facessero da conduttori ma dovessi solo aspettare di terminare la mia skincare.

I risultati che ho notato mi hanno convinto fin da subito ad essere costante. Appena termino il trattamento con questo dispositivo Medicube noto un viso più compatto, sodo e tonico. Ci credo che lo chiamino "ferro da stiro per le rughe" perché anche su di me da quasi un effetto lifting che va a distendere i segni di espressione e in generale a rendere la pelle liscia. È una azione temporanea, ma che anche al tatto è piacevolissima: quando vado ad esempio ad applicare gli altri prodotti della mia skincare sento una cute distesa, su cui tutto scorre più facilmente.

Nel tempo mi sembra che la zona mandibolare e quella del "doppio mento" stiano trovando sempre più tonicità, ed essendo sempre più vicino ai 40 anni è un'area che sto attenzionando.
Nonostante non vibri o massaggi, credo che questo tool abbia anche un effetto leggermente drenante dei liquidi. 


Tutto quello che dovresti sapere sull'Ultra Tune Medicube...

Come tutti i prodotti, anche questo di Medicube non è esente da aspetti che secondo me sono importanti da tenere in considerazione.

Il primo punto, quello più ovvio, è che non si ottengono risultati dal giorno alla notte, ma è un dispositivo che va ad aggiungersi e potenziare una skincare anti age mirata. Se insomma non siete tipi costanti con questi attrezzi, sicuramente non vale la pena fare questo investimento.
Dall'altra parte, avere un dispositivo che ci porta a casa un trattamento professionale, e che quindi possiamo utilizzare con molta più costanza che in uno studio medico, è già un aspetto che da solo giustifica la spesa.
In generale, non so se si possa considerare un prodotto "entry level", penso che possa magari sostituire altri dispositivi più basici o se non avete mai provato la radiofrequenza.

L'assenza di un gel conduttore temevo potesse rendere il dispositivo poco scorrevole ed invece non è un problema, salvo che davvero non abbiate proprio una pelle troppo delicata. Inoltre non ho fatto grossa fatica a farlo lavorare sulle aree più ossute, come la fronte.
Anche la sensazione di calore che provoca, per quanto momentanea, capisco possa non piacere a tutti, ed io stesso mi domando se riuscirò ad essere ancora costante quando farà ancora più caldo.

Da un punto di vista puramente pratico, come ormai detto più volte, credo che l'Ultra Tune 40.68 Medicube sia molto semplice da usare, ma ha alcuni piccoli limiti.

La sua manutenzione è davvero semplice: ho notato che in circa 3 ore si ricarica completamente, ma anche se non riuscite ad aspettare, potete utilizzarlo. Le 6 punte in acciaio devono essere pulite con cura dopo ogni utilizzo perché si potrebbero accumulare residui di skincare, ma è comunque semplicissimo, basta una salviettina e ogni tanto un panno umido. 

È un dispositivo sicuramente leggero ma ingombrante (misura quasi 23 cm di lunghezza) e può risultare un po' scomodo da portarsi dietro se viaggiate spesso.
Inoltre ha una fattura solida, i materiali sembrano resistenti, sta in piedi da solo ed stabile, ma avrei preferito ci fosse una base apposita per evitare cadute accidentali.

L'app per smartphone è forse uno dei punti più deboli, almeno per le mie abitudini. L'AGE-R Ultra Tune è già perfettamente funzionante da solo, ma per accedere alle altre funzioni, cambiare led o regolare il volume, è necessario collegarlo all'applicazione. Io però l'ho usata poche volte perché richiede qualche istante prima di accoppiarsi al dispositivo, e a volte si scollega dal profilo utente che si deve creare, facendo perdere più tempo.
Avrei preferito che il dispositivo avesse in autonomia la possibilità di cambiare funzioni perché onestamente, arrivato a sera, non ho proprio voglia di star lì a traccheggiare con una app. Inoltre è tutto in inglese e, per quanto sia tutto molto intuitivo, può diventare ostico se non masticate la lingua.

L'Ultra Tune 40.68 è senza dubbio un beauty gadget molto interessante che continuerò ad utilizzare con piacere, ci aiuta ad elevare la routine domestica a un livello professionale. Medicube in questo senso credo stia diventando un brand leader affidabile nel settore dei device viso e sono molto curioso cosa lanceranno in futuro.


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Due serie tv terminate (e rinnovate) di Netflix, tiriamo le somme

Vorrei dirvi la mia su due seconde stagioni arrivate su Netflix alla fine di maggio. Due serie tv che stavo già seguendo e che credo siano arrivate un po' ad un giro di boa. Tiro le somme con voi, e se vi va ci confrontiamo nei commenti.


Come uccidono le brave ragazze
Seconda stagione

Il 27 Maggio, a distanza di due anni dalla prima stagione, è arrivato il secondo capitolo di Come uccidono le brave ragazze, con Emma Myers di nuovo nei panni della giovane e caparbia Pip Fitz-Amobi. Sappiamo già che tra l'altro la serie tv è stata rinnovata per una terza stagione, visto che i romanzi da cui è tratta compongono proprio una trilogia. 

In questi nuovi episodi conosciamo quali sono gli strascichi delle vicende della prima stagione: Pip infatti vuole smascherare a tutti i costi Max Hastings (Henry Ashton), ma Becca Bell (Carla Woodcock) ha deciso di tirarsi indietro e non testimoniare contro il giovane rampollo, convinta che comunque la sua potente e ricca famiglia gli coprirà sempre le spalle. Ma non c'è proprio pace per la giovane investigatrice, che da un lato farà di tutto per convincere Becca, dall'altro è sempre impegnata a cercare prove contro Max e se questo non bastasse pare che un misterioso persecutore le mandi messaggi minatori per farla desistere.
Non vi basta? Bene, sappiate che ci sono un paio di nuovi casi per Pip, visto che a pochi giorni dal processo Hastings sembra che Jamie (Eden Hambelton Davies), fratello del suo amico Connor, sia scomparso nel nulla. Un doppio problema, visto che Jamie sembra essere uno dei testimoni chiave del caso su Max.

Come quindi anticipavo, Come uccidono le brave ragazze 2 non ha una vera e propria svolta con un caso totalmente autonomo, ma è più un approfondimento delle dinamiche che si sono scatenate nella prima stagione. E non credo che questo sia un disvalore a prescindere: ci sta che ci sia una conseguenzialità fra romanzi e di conseguenza anche fra le serie tv che ne derivano. Quindi se avete apprezzato i primi episodi, non credo che questi vi lasceranno scontenti. 

Il fatto è che, se ricordate, non avevo amato la prima stagione perché mi sembrava particolarmente derivativa e non sempre credibile, e qui è più o meno lo stesso. Le dinamiche fra i personaggi, con un Max "protetto" dalla famiglia potente, ma una madre preoccupata, è qualcosa di molto usato nel genere, allo stesso tempo, ad esempio, far esplodere la protagonista in un momento cruciale per dare l'impressione che sia tutto perso, funzionerebbe se Pip non fosse appunto centrale nella storia.


Sono solo piccoli esempi che non credo facciano troppo spoiler per dire che Come Uccidono le Brave Ragazze non ha mai saputo essere questa storia così innovativa e più volte tocca chiudere un occhio sull'eccezionale intuito di Pip che ha illuminazioni estemporanee poco credibili. 

È quindi una serie tv che va presa secondo me giusto come puro intrattenimento, senza aspettarsi che sposti un po' l'asticella del genere, o che crei contenuti differenti. Anche ad esempio l'ovvio trauma che tutti i protagonisti hanno vissuto mi sembra sia stato mostrato e raccontato in modo abbastanza superficiale, e banale. Gli amici di Pip si sentono, in modi differenti, coinvolti dal suo podcast e dalle sue indagini, e dal fatto che lei sia cambiata da questa vicenda, ma questo loro risentimento diventa giusto un fondo alla narrazione principale.

Per la sua durata, Come uccidono le brave ragazze diventa una serie tv che si segue facilmente, ma resta un thriller young adult semplice, che come arriva se ne va, o per lo meno, non mi ha mai colpito fino in fondo. Sicuramente ormai vedrò la terza stagione per chiudere il cerchio, ma credo che non ci possano essere grossi passi avanti.



The Four Seasons
Seconda stagione


Lo scorso anno mi era sembrata una comedy gradevole e adatta a me, quindi appena è tornata su Netflix con una seconda stagione, non ho impiegato troppo a recuperare The Four Seasons.
Nella prima stagione abbiamo conosciuto questo affiatato ma sicuramente complesso gruppo di amici, che per una volta si allontana dal solito stile seriale, visto che si tratta di uomini e donne ormai alla soglia dei cinquanta o oltre. Ci sono quindi dinamiche differenti rispetto al gruppetto di amici freschi di liceo, ma non mancano comunque intoppi, problemi e conflitti.

In The Four Seasons 2 il gruppo storico continua a mantenere la tradizione delle vacanze stagionali, ma molte cose sono cambiate. Con la perdita di Nick, la sua ex moglie Anne (Kerri Kenney-Silver) si ritrova inaspettatamente vicina a Ginny (Erika Henningsen), la giovane compagna di Nick che è quasi pronta al parto. Fra le due però non sarà un rapporto semplice.

Allo stesso tempo anche Kate (Tina Fey) e Jack (Will Forte) stanno attraversando una fase critica del loro matrimonio, entrambi a loro modo convinti che le cose non vadano più bene come una volta.

Poi ritroviamo Danny (Colman Domingo, il salvatore della terza stagione di Euphoria) e Claude (Marco Calvani) che forse sono ancora più in difficoltà: devono decidere se diventare genitori e che impatto questo può avere sulla loro vita.

The Four Seasons continua insomma con più o meno lo stesso piglio e lo stesso approccio della prima stagione: non un exploit di vicende, ma un modo di sondare i rapporti interpersonali, specie quando questi si fanno più complessi. In effetti, pur restando una commedia di comfort, ho avuto l'impressione che questa seconda stagione sia diventata un po' più introspettiva, riflessiva e anche matura. Nel mio accenno di trama in effetti ho fatto riferimento a diversi momenti di crisi e, per quanto siano comunque in un contesto leggero, non posso negare che mi è sembrato ci sia stato un cambio di registro, un po' più serio. 
Tornano più spesso infatti temi vicini alla maturità, come genitori che non sono più autosufficienti, rimettersi in gioco per una relazione, i figli che crescono.

Questo non è per me un difetto, ma credo che questa seconda stagione mi abbia forse fatto sorridere un po' meno. Come poi vi dicevo l'anno scorso, The Four Seasons si basa molto sui dialoghi e sui confronti fra i personaggi, quindi posso capire che per qualcuno sia diventata meno divertente di quanto ci si aspetti, o ripetitiva.

Io credo che invece abbiano saputo proseguire degnamente le vicende, in modo naturale e convincente rispetto ai primi episodi. Resta poi la piacevolezza di alcuni scenari, inclusa anche la nostra Trento, quindi è sicuramente ancora gradevole da vedere. L'unica nota per me davvero stonata è stato il sesto episodio: non posso dirvi ovviamente cosa accade, ma c'è un passo indietro nella storia che non mi ha convinto, che offre qualche approfondimento, ma che nell'insieme mi è sembrato troppo casuale e un modo per riempire uno spazio vuoto.
Una seconda stagione nel suo insieme promossa, e sono contento che Netflix abbia dato la conferma della terza stagione.

Com'è davvero la nuova Limited Edition Brazilian Breeze di Cien 🌞

Finalmente quelli di Lidl si sono dati una mossa e ci hanno proposto una novità che ha già fatto il giro del web ovvero la linea corpo Brazilian Breeze, considerata una sorta di dupe della virale Sol de Janeiro.

La gamma è composta da tre prodotti per la pelle del corpo, ed io sono riuscito ad accaparrarmeli tutti e anche se non è stato semplice.

Anche questa volta infatti ci sono state differenze nella distribuzione, e nel Lidl più vicino a me, la linea Brazilian Breeze deve essere uscita prima perché avevano tolto l'espositore e lasciato giusto i pochi prodotti rimasti, ma in un altro store l'espositore era completo come se lo avessero appena messo fra gli scaffali. 

Fatemi divagare un attimo: circa sei o sette anni fa c'era già una linea Cien chiamata sempre Brazilian Breeze, ma con packaging ed immagino formulazioni diversi, che però già all'epoca erano stati paragonati a Sol de Janeiro. Questi prodotti che invece troviamo adesso pare fossero già usciti in Francia e Germania un paio di anni fa, e sembra ci fosse anche una crema mani che qui da noi non è mai giunta. 

Resta un mistero come mai Lidl ci stia coccolando sempre meno con le linee beauty che un tempo arrivavano quasi a cadenza settimanale, ma se volete i miei due centesimi ho l'impressione qui in Italia abbiano un po' mollato il colpo anche con le limited edition Cien, puntando invece ai sempre più affollati reparti di motoseghe e tagliaerba che occupano intere corsie. 

Sono scelte di marketing e aziendali territoriali difficili da comprendere ma mi sembra ormai acclarato che ci sia stato un cambio a monte.

Ma quindi com'è questa Brazilian Breeze di Cien? L'ho messa alla prova subito per potervene parlare il prima possibile e perché ero molto curioso. Ovviamente la mia recensione non sarà un confronto diretto con la Sol de Janeiro perché non l'ho provata, ma solo un focus su questi prodotti.



Cien Brazilian Breeze Shower Gel
Gel Doccia 


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.49
🏋 300ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan

Questo gel doccia Cien mi è piaciuto moltissimo. Lo so che in ottica SEO non dovrei dirlo subito ma è così. Parto con la formulazione che, per essere un prodotto low cost, non è affatto male: è arricchito infatti con agenti idratanti come estratto di cocco e glicerina, emollienti come il burro di karité e antiossidanti come l'estratto di bacche di açaí e tocoferolo.

Si presenta come un gel fluido leggermente opaco e perlato, un po' più lattiginoso rispetto ad altri shower gel probabilmente proprio per via degli ingredienti. Ma lo Shower Gel Brazilian Breeze è comunque piacevole da usare perché diventa con l'acqua una bella schiuma, non super voluminosa ma scorrevole e gradevole da usare anche con la spugna o altri strumenti.

Ovviamente la profumazione della linea non può che essere tropicale ed estiva, ma qui c'è un twist dolce e quasi gourmand, principalmente di frutta secca leggermente tostata e di caramello. C'è però un fondo più fresco vagamente fruttato e floreale che alleggerisce l'insieme.

Sto pur sempre parlando di uno shower gel quindi non pensate ad una fragranza così intensa e concentrata, anzi è proprio il prodotto che vi consiglio di provare se volete capire come si sposano queste note sulla vostra pelle e provare questa Brazilian Breeze.

Come ho detto subito a me questo gel doccia è piaciuto molto, ho notato che lascia la pelle molto morbida e liscia, non la va a seccare o irritare. Come dicevo l'ho messo subito in doccia e lo uso praticamente tutti i giorni e non mi ha dato fastidi, quindi immagino che anche una pelle un po' più secca possa apprezzarlo. 
Una volta sciacquato via, operazione molto facile e veloce, la mia pelle resta comunque delicatamente profumata quindi ci si porta un po' dietro questo aroma.
Credo che comunque lo scopo di questo Brazilian Breeze Shower Gel Cien sia quello di essere stratificato con gli altri prodotti della gamma proprio per massimizzarne la profumazione.



Cien Brazilian Breeze Body Cream 
Crema Corpo Idratante 


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €3.49
🏋 300ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan

Il secondo passaggio di questa routine Cien è la crema corpo, che, facendo un confronto fra gli INCI, condivide alcuni ingredienti con la Brazilian Bum Bum Cream di Sol de Janeiro.

Su questa crema corpo avevo qualche timore: essendo in barattolo infatti ho pensato potesse essere troppo corposa o comunque con una consistenza che poco si adatta al periodo caldo e all'estate. La Body Cream Brazilian Breeze è arricchita con oli e burri anche piuttosto nutrienti come il karitè, il burro di cupuaçu, l'olio vegetale e di cocco, e vari emollienti. Poi troviamo anche la glicerina e ritorna l'estratto di bacche di açaí insieme al tocoferolo.

Sospettavo insomma che avessi a che fare con un prodotto troppo ricco, burroso appunto, magari grasso, ed invece credo che Cien abbia saputo trovare una quadra. La crema corpo infatti si presenta come soda e soffice, ma nella stesura è piacevole, ha un tocco abbastanza asciutto, non la trovo appiccicosa o pensante. Tra l'altro non fa nessuna scia bianca e si applica rapidamente.

Certamente è un prodotto che idrata e nutre, non è esattamente una lozione, e non risulta impalpabile; quindi, se andando incontro all'estate non sopportate proprio nulla sulla pelle, come può capitare anche a me in quelle giornate particolarmente torride, tenetelo presente. Su di me ad esempio impiega un paio di minuti ad assorbirsi completamente ma non la risudo e mi è piaciuta perché si sposa benissimo con lo shower gel sotto più punti di vista.

La crema corpo Brazilian Breeze infatti aiuta a rendere la pelle ancora più elastica e setosa al tatto, mantenendo una buona idratazione un po' per tutto il giorno fino alla doccia successiva. Io credo sia un prodotto indicato per pelli a tendenza secca proprio durante l'estate, quando comunque necessitiamo di curare la cute ma non ce la facciamo a metterci quei burri nutrienti molto corposi che usavamo in inverno. 

Ovviamente la crema corpo ci dà la possibilità di fissare la fragranza ancora più a lungo sulla pelle, ma anche di apprezzarla di più nelle sue sfumature. La profumazione di questa linea Brazilian Breeze è identica per tutti i prodotti, ma la body cream secondo me ci dà meglio le note olfattive. Io ad esempio sento molto più netta la presenza di pistacchio, del caramello leggermente salato e la vaniglia, ma questo accordo come dicevo su, riesce ad essere estivo, esotico. Anche io, che non amo le fragranze dolci specie quando fa più caldo, non la trovo stucchevole, ma in qualche modo mi dà proprio delle summer vibes. Una volta che la fragranza si setta e svaniscono quelle note più gourmand, su di me resta un sentore più floreale e leggermente più fresco che mi piace molto sentire sulla pelle. 

Quindi un altro prodotto promosso di questa linea Cien, e aggiungo che c'è anche la pellicola protettiva all'interno quindi sappiamo che non sarà stata rovinata da qualche cliente che la apre e non la acquista.


Cien Brazilian Breeze Body Mist
Spray corpo rinfrescante


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.99
🏋 100 ml
🗺 Germania
⏳ 12 mesi   
🔬 Vegan


Le somiglianze con la linea Sol De Janeiro raggiungono il culmine con questa Body Mist Cien che può essere la perfetta compagna per questa estate e andare a sostituire la crema corpo quando non riusciamo proprio ad applicarla. In particolare la Body Mist Brazilian Breeze dovrebbe essere il dupe della fragranza Brazilian Crush Cheirosa '62 che è il prodotto più virale di Sol de Janeiro.

Questo spray Cien in realtà ha forse un INCI migliore del prodotto a cui si ispira perché troviamo la glicerina come umettante, quindi ha comunque un effetto sulla cute, e la profumazione si basa anche sugli estratti di vaniglia, di gelsomino e ci sono anche i chetoni di rosa.

La Body Mist va vaporizzata sul corpo e ovviamente può essere usata da sola o con tutti gli altri prodotti della linea e la trovo molto piacevole, fresca, leggera e si asciuga in fretta senza risultare appiccicosa. 

Anche questo prodotto Brazilian Breeze ha la stessa fragranza della linea, quindi con una apertura gourmand, più golosa, dolce ma sempre tropicale. Tuttavia una volta settatasi secondo me c'è un twist floreale molto più preciso. Io non sento direttamente il gelsomino, però percepisco una componente di fiori bianchi molto gradevole, che rinfresca un po' di più la profumazione.

Personalmente la trovo estiva, ma può adattarsi anche in altri periodi dell'anno in cui vogliamo ritrovare olfattivamente un po' della stagione calda.
Ovviamente è importante sottolineare che questa Body Mist Brazilian Breeze non è esattamente un profumo o una eau de toilette, quindi non aspettatevi una performance straordinaria in termini di la sua durata non è eccellente né fa scia: io ad esempio la percepisco bene per un paio di ore, ma poi via via svanisce. Se volete potenziarne la durata e l'intensità è necessario usare tutta la linea come avevo già detto prima, o comunque darsela più volte nel corso della giornata, che poi in fondo sarebbe il suo scopo.

Sicuramente in vista dell'estate, se riesco, prendo un altra confezione di questa Body Mist perché è piacevole, fresca e non ha il solito profumo da "crema solare".


Voi siete riusciti a beccare questa Brazilian Breeze Cien?



Nuovi film in streaming, si salveranno questa volta?

Vorrei concentrarmi su un paio di nuovi film che sono arrivati in streaming nelle ultime settimane e che ho visto anche con un po' di curiosità. L'ultima volta che ho parlato di novità non è andata benissimo, ma saranno riusciti a convincermi questa volta?


Ladies First (2026)


Genere: drammatico, commedia
Durata: 93 minuti
Regia: Thea Sharrock
Uscita in Italia: 22 maggio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA

Damian Sachs (Sacha Baron Cohen, Disclaimer), è un miliardario maschilista, volgare, donnaiolo e calcolatore che sta per diventare CEO di una grossa agenzia pubblicitaria, ma deve ancora aggiustare il tiro per fare questo passo. Infatti è necessario che assuma una donna nel suo team creativo affinché rispetti la "rappresentanza femminile" in una prossima campagna pubblicitaria. Così Damien tira fuori dal cilindro il nome di Alex Fox (Rosamund Pike, Saltburn), che lavora nell'agenzia da almeno un ventennio. Peccato però che al momento di preparare la campagna, Damien preferirà le idee sessiste dei suoi colleghi uomini mettendo da parte qualunque proposta di Alex.
Le cose però cambieranno improvvisamente: a seguito di un incidente, Damien si risveglia in una realtà completamente diversa, dove ad avere ruoli di potere e atteggiamenti sessisti sono le donne. Non più un serpeggiante patriarcato ma un forte matriarcato che metterà l'uomo di fronte ai suoi atteggiamenti tossici.


Ladies First sta ancora, dopo quasi un mese dalla sua uscita, cavalcando la classifica dei film più visti su Netflix, ed è un successo che in parte capisco e in parte mi sembra eccessivo. 

Oltre ad essere il rifacimento di un film francese intitolato "Non sono un uomo facile", del 2018 diretto da Eléonore Pourriat, Ladies First nel suo incipit tutto sommato originale, mi ha fatto tornare alla mente i classici "body swap" come Quel Pazzo Venerdì, Family Switch ma anche What Women Want. Insomma non c'è un vero e proprio impatto innovativo, tuttavia Ladies First gioca su quei cliché delle disparità di genere per diventare una sorta di satira dei giorni nostri.
C'è quindi un intento lodevole, intelligente e credo che il film riesca a far passare chiaro un messaggio: viviamo in una realtà profondamente distorta, costruita a misura d'uomo. Tuttavia, più sottilmente, si va a rimarcare il fatto che anche l'estremo opposto non sarebbe altrettanto valido, proprio perché dovrebbe esserci uguaglianza e parità fra i generi.


Tutto questo è racchiuso in un film che nel suo insieme si lascia guardare, che metti su e non ti fa addormentare con la bolla al naso dopo un paio di minuti, e che si ritrova due attori abbastanza azzeccati, insieme ad un cast di contorno altrettanto efficace. Solo che ho avuto l'impressione che Ladies First resti un po' indietro rispetto all'ironia che insegue, come se quel suo essere caricaturale risulti da un lato troppo smaccato, dall'altro meno brillante e divertente di quanto possa sembrare all'apparenza. 

C'è decisamente una certa ripetitività delle dinamiche ed una prevedibilità generale della storia che rendono all'apparenza più lunghi i suoi 90 minuti di durata. Inoltre nonostante inizi come una commedia dai tratti parodistici, Ladies First assume dei tratti vagamente ed improvvisamente più drammatici verso il finale.


Volendo poi essere più puntigliosi, tocca ammettere che i dialoghi non sono sempre credibili o originali, l'estetica generale del film è troppo perfetta da sembrare reale e soprattutto sembra quasi che non siano riusciti a trovare una idea più interessante per rendere questo "scambio di corpi" meno banale. Ladies First si limita a trasporre gli atteggiamenti maschilisti attraverso le donne, senza soluzioni più creative che potessero dare slancio all'universo femminile.

Come dicevo, non è un film che mi sento di bocciare del tutto, ha momenti che funzionano e idee efficaci, ma nel suo insieme Ladies First non si eleva poi troppo dalle produzioni medie della grande N.


Volo notturno per Los Angeles (2026)



Titolo originale: Propeller: One-Way Night Coach
Genere: drammatico
, commedia
Durata: 61 minuti
Regia: John Travolta 
Uscita in Italia: 29 Maggio 2026 (Apple TV)
Paese di produzione: USA

Siamo a New York nel 1962, e il piccolo Jeff (Clark Shotwell) sta per essere prendere un volo verso Los Angeles, insieme alla mamma Helen (Kelly Eviston-Quinnett). Per Jeff sarà un viaggio carico di emozioni, visto che ha sempre avuto la fascinazione per gli aerei e da tempo sognava di prenderne uno.
Così questa lunga notte e questo viaggio fatto di tanti scali, in cui Jeff incontrerà diversi personaggi affascinanti, come l'hostess Doris (Ella Bleu Travolta) che si occuperà di lui come si faceva all'epoca, diventerà un ricordo indelebile per il bambino.


Una trama un po' striminzita per un film che in effetti è più vicino al mediometraggio per durata, che segna anche l'esordio alla regia per John Travolta, che in Volo Notturno per Los Angeles ci ha messo di tutto se stesso. Suo è il libro da cui è tratto il film, sua la sceneggiatura, sua la coproduzione, e anche la voce narrante in lingua originale e appare pure in un piccolo cameo. Si capisce insomma quanto Travolta ci tenesse a questo film, in cui riversa parentesi autobiografiche, e soprattutto la sua passione per l'aviazione.

Questo Volo Notturno Per Los Angeles è però una operazione nostalgia interessante: ci catapulta in un periodo in cui appunto gli aerei non erano queste scatole grigie e asettiche come le conosciamo noi, ma soprattutto quando viaggiare era un lusso. Quindi più che aspettarsi una storia che evolve, magari con colpi di scena, in Propeller: One-Way Night Coach seguiamo il sogno di Jeff, come se fosse quasi parte di un coming of age, una esperienza che lo cambierà.


L'unico modo per apprezzare questo film è considerarlo come una favola della buonanotte, che dura poco più di una puntata di una serie tv, che sicuramente è un po' autoindulgente, ma comunque non risulta stucchevole.
È chiaro che Volo Notturno per Los Angeles non si rivolga ad un pubblico ampio, sembra più che altro che Travolta l'abbia voluto dedicare a se stesso, alle sue passioni, ai suoi ricordi. Magari per qualcuno della sua generazione può essere anche un bel ricordo rivivere con gli occhi di Jeff quella esperienza, per gli altri come dicevo capisco possa sembrare una storia troppo campata in aria, che dà poco allo spettatore in termini di reale intrattenimento.
La regia di Travolta è abbastanza semplice, funzionano meglio le scenografie sgargianti e la fotografia, forse un pelo troppo ovattata ma in linea con l'idea di un ricordo di un bambino.
Io l'ho apprezzato, penso sia una piccola chicca un po' diversa dagli altri film, ma non sono sicuro che ad esempio lo rivedrei a giro breve.


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