Maschera viso in tessuto per la pelle stressata di Garnier, la mia recensione

L'autunno per me segna anche il ritorno di un uso più costante delle maschere in tessuto ricche di siero, per ridare alla mia pelle tutta l'idratazione di cui ha bisogno, visto che le temperature più basse tendono un po' a seccarmi il viso. Direttamente dalle mie scorte ho voluto prendere e provare le Hydra Bomb in tessuto Super Idratante ed Effetto Relax di Garnier.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Redcare, Notino, IdeaBellezza
💸 €2.50
🏋 28g
🗺 Cina
⏳ 1 Maschera in tessuto monouso
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Nel tempo ho praticamente esaminato qui sul blog quasi tutte le maschere in tessuto di Garnier perché le trovo estremamente valide e piacevoli, e ho potuto notare che l'azienda ha man mano riformulato questi trattamenti viso. Già sei anni fa circa vi avevo parlato in una recensione multipla di una maschera in tessuto alla lavanda di questa linea, che aveva più o meno lo stesso scopo. All'epoca si chiamava Moisture Bomb ed aveva una formulazione leggermente diversa, anche se alcuni ingredienti sono tornati nella Hydra Bomb Effetto Relax.

Garnier infatti l'ha arricchita con umettanti come la classica glicerina, acido ialuronico, ma anche mannosio che ci aiutano con l'idratazione. Poi ho notato il dipotassio glicirrizinato, derivato dall'acido glicirrizico, che si estrae dalla liquirizia, ed ha proprietà lenitive e antinfiammatorie, e lo si vede spesso nelle formule coreane. Si tratta di una formula abbastanza semplice nel suo insieme, a cui è stato aggiunto l'olio di lavanda sia come leggero aroma che per un effetto vagamente lenitivo.

Altro punto a favore di questo aggiornamento, è che adesso questa maschera in tessuto Garnier non ha alcun supporto che ho sempre trovato inutile, sia per l'utilizzo che come rifiuto.

L'Hydra Bomb Effetto Relax andrebbe tenuta in posa 15 minuti, ma vista l'abbondante quantità di siero io preferisco appunto allungare i tempi di posa e godermi un momento rilassante mentre guardo magari una serie. Questo è fattibile perché la maschera, pur essendo molto imbevuta, non gocciola, e soprattutto mi calza perfettamente al viso. Garnier utilizza un tessuto che non è fra i più sottili ma resta molto elastico, adattabile al viso, con una buona ampiezza dei fori; io devo solo allungare i tagli dove il naso per far aderire meglio su questa zona, ma per il resto calza come un guanto.

Su di me questa maschera viso Hydra Bomb non risulta poi troppo fresca, quindi anche adesso che le temperature iniziano a scendere, la posso tenere in posa senza problemi. Mi aspettavo che la profumazione di lavanda fosse un po' più intensa, proprio per dare quell'effetto aromaterapico e rilassante che il prodotto un po' promette.


Dopo circa 40 minuti di posa rimuovo questa Maschera Super Idratante e noto che la pelle acquista subito un aspetto migliore, proprio più rilassato e disteso. L'azione lenitiva secondo me c'è, mi è capitato di usarla anche dopo la rasatura ed ha ridato comfort al viso, rendendolo più elastico e morbido. In realtà ho usato questa Hydra Bomb Garnier anche adesso che sono un po' convalescente da un lungo raffreddore (se mi seguite su Instagram lo avrete sentito) e quindi ho davvero una pelle un po' più secca e appunto stressata, sebbene me ne prenda sempre cura ed è stata un aiuto efficace anche in questa situazione.

Se proprio devo definire il grado di idratazione di questa maschera, direi che la consiglio a pelli comunque disidratate, con qualche rossore, ma anche miste; le cuti magari molto secche, un po' trascurate, secondo me necessitano di una formula un po' più ricca che questa sheet mask, come abbiamo visto, non ha. Inoltre non mi aspetterei un effetto antiage particolare perché anche qui non abbiamo attivi mirati. 

Però la maschera per pelle stressata Garnier non mi lascia alcun residuo sul viso quindi posso applicarli sopra qualunque prodotto voglia: su di me si assorbe bene senza lasciare la pelle appiccicosa, ed è quindi perfetta per una routine quotidiana.

Chiami il mio agente! - Il film, un finale divertente per dire addio alla serie

Se ne parlava parecchio, e dopo 6 anni dalla quarta stagione della serie, e un remake italiano che non sempre mi ha convinto (qui parlavo della terza stagione), è arrivato Chiami Il Mio Agente! Il Film, capitolo conclusivo della serie tv francese. 


Titolo originale: Dix pour cent, le film
Genere: commedia
Durata: 117 minuti
Regia: Émilie Noblet
Uscita in Italia: 10 settembre 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Francia
Onestamente avevo dimenticato che questo progetto fosse ancora in ballo, ma è stato bello ritrovarsi ancora una volta fra la squadra della ASK, o per lo meno quel che ne resta. Infatti il film ci porta appunto cinque anni più tardi rispetto alla conclusione della  serie, e gli agenti delle star hanno preso strade diverse. Andréa (Camille Cottin) ha cambiato proprio percorso e sta cercando di dirigere il suo primo lungometraggio. Ma dopo una serie di intoppi, si rivolge a Noémie (Laure Calamy), che nel frattempo è diventata produttrice di un reality di successo, per farsi aiutare. Il set però diventerà un caos proprio mentre Andréa deve anche affrontare una battaglia legale per l'affidamento della figlia, ma per fortuna anche gli altri ex colleghi della ASK arriveranno via via a dare il loro contributo. 



Dopo essere diventato un franchise di successo con oltre 10 versioni internazionali, Chiami il mio agente! voleva giustamente salutare i suoi fan e secondo me hanno saputo trovare un modo per rimescolare le carte senza però cambiare troppo il gioco.
Dopo 5 anni infatti, e la chiusura della quarta stagione, le dinamiche dovevano essere inevitabilmente diverse, ma hanno saputo trovato delle strade coerenti per quei personaggi che conoscevamo così bene. Bisogna anche dire che Chiami il mio agente! ha saputo creare fin da subito delle caratterizzazioni ben delineate, unendo tratti più forti a ruoli più macchiettistici, in un bel mix che ha funzionato e funziona ancora. Bastano infatti 5 minuti nel film per ritrovare esattamente quei protagonisti che conoscevamo, e soprattutto il loro modo di incasinare tutto, o comunque quelle problematiche che si portano dietro e che ci hanno fatti ridere ma anche riflettere.


Questa nuova avventura e quindi altrettanto divertente, strampalata, e non mancano quelle battute e quei dialoghi pungenti, cinici e piccati che abbiamo conosciuto e che erano un altro marchio di fabbrica della serie. 
Però devo ammettere che la sensazione che questo film abbia uno sviluppo un po' affrettato l'ho avuta molto spesso mentro lo guardavo.

Pur durando quasi due ore, Chiami il mio agente! Il Film trova infatti dei limiti nel cercare proprio di farci stare quante più cose possibili. Non potevano infatti di certo toglierci quel gioco in cui attori e personaggi famosi interpretano loro stessi e qui però quasi nessuno è più un vero e proprio agente, quindi nomi come Eva Longoria e George Clooney si ritrovano più per dei camei che per vere e proprie storyline.
Chiami il mio agente! (la serie) basava tutto sui retroscena riguardo le vere o presunte manie delle star e dei loro progetti, ma qui viene meno questo gioco. È forse Laetitia Casta quella che ha più modo di creare quelle dinamiche che conoscevamo, ma resta comunque secondaria.

Lo stesso vale per alcuni dei protagonisti fondanti della serie, come ad esempio Mathias (Thibault de Montalembert, HeartStopper Forever) e sua figlia Camille (Fanny Sidney) che non hanno un vero e proprio spazio di manovra: si sente un po' di maretta fra i due, forse perché lei adesso ha un ruolo di maggior controllo, ma non si va oltre. Poi c'è Gabriel (Grégory Montel) che ha solo piccole parentesi per praticamente buona parte del film, senza alcuna svolta importante. 
Dix pour cent, le film così diventa occasione imperfetta per congedarsi dai fan, con una reunion che riportato quei personaggi a cui ci eravamo affezionati nelle solite situazioni strampalate e sopra le righe e provare a farci divertire per un'ultima volta.

La mist coreana By Wishtrend è un concentrato di attivi per una pelle più resistente

L'ho volutamente aggiunta alla mia routine con l'arrivo delle giornate un po' più fresche per iniziare a rendere la mie pelle più forte agli sbalzi di temperatura e questa Matcha & Ceramide Cream Mist di By Wishtrend mi ha convinto.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Stylevana (sconto SV25PIEREFFE)
💸 €17
🏋 120ml
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi
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Si tratta di un prodotto semplice e al tempo stesso originale e ben studiato: questa mist viso infatti è composta da due layers, uno liquido ed uno più vicino ad una lozione fluida, e basta shakerare il flacone per unirle e attivare il prodotto.
Questa operazione è già molto soddisfacente e ricorda il matcha latte appunto, ma quello che ci interessa di più sono ovviamente i suoi attivi. By Wishtrend ha pensato questa mist per ridare idratazione alla pelle ma anche renderla pronta alla skincare e al make-up. 

Nello specifico questa mist bifasica è composta in un rapporto 2:8 di uno strato cremoso che contiene ceramidi liposomiali che danno sostegno alla barriera cutanea, e uno strato più liquido, idratante e lenitivo, infuso con PDRN ma di origine vegetale perché estratto dal tè verde matcha.
In realtà questo spray By Wishtrend ha una formulazione più complessa, con ingredienti idratanti come glicerina, trealosio, una serie di aminoacidi che ci danno supporto alla barriera cutanea, e sostanze multifunzionali, come niacinamide e pantenolo.

Il 4.3% di acqua di tè verde, le vescicole extracellulari da coltura di Centella asiatica e l'estratto di Coptis japonica si accodano agli ingredienti addolcenti, mentre l'adenosina dà un tocco anti age che è sempre gradito. Ho notato poi in INCI anche olio di mandole dolci, che immagino sia l'emolliente contenuto nella parte lotion di questa Matcha & Ceramide Cream Mist.

Un'ultima nota per quanto riguarda la composizione è che By Wishtrend segnala la presenza di AHA e di come questo possa essere fotosensibilizzante. L'unico alfa idrossiacido che ho notato è l'acido citrico che in genere serve più che altro a bilanciare il pH della formula quindi a basse percentuali, ed anche qui si trova in basso nella lista degli ingredienti, quindi non credo possa contribuire ad una esfoliazione e quindi una sensibilità cutanea. Io applico comunque la protezione solare ma ho usato questa mist viso anche di giorno e la trovo delicata, non mi ha creato irritazioni o bruciore, anche dopo la rasatura.

Lo so mi sono dilungato sulla parte tecnica che in realtà è più semplice di quanto si possa pensare proprio perché questa Mist By Wishtrend è alla fine un tonico viso che va a preparare la pelle ai prodotti che applicheremo subito dopo e mi è piaciuto moltissimo. 

Ho apprezzato infatti che l'erogatore spuzzi una nebbiolina sottile e leggera, ampia ma non troppo, e anche il fatto che non abbia una profumazione particolarmente marcata. Ma ovviamente questa Matcha & Ceramide Cream Mist vince per il suo effetto sulla pelle: su di me si assorbe rapidamente e non lascia alcuna patina appiccicosa o unta, ma sparisce del tutto lasciando il viso pronto al resto della routine. Questo spray mi aiuta a dare subito uno strato idratante e leggero, che farà penetrare meglio gli altri attivi e che non va ad interferire nel layering dei prodotti. Mi aiuta a togliere immediatamente quella sensazione di secchezza e tensione che si può creare dopo la detersione e a ridare elasticità al viso, e lo trovo anche piacevolmente lenitivo.
A me è capitato di usarla dopo un po' di make-up, quando mi sembra che serva un tocco rivitalizzante e magari il viso appare troppo opaco, o in generale un quando durante la giornata sento la neccessità.

Credo che questa Matcha & Ceramide Cream Mist possa essere la compagna onesta per la routine autunnale di pelli a tendenza secca e a disidratarsi. Voi la conoscevate?



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La valle dell'Eden su Netflix, un grande adattamento con qualche difetto

Un grande classico della letteratura è arrivato in streaming con un adattamento perfetto per chi come me ama le serie TV in costume. Ci porta negli Stati Uniti di fine Ottocento e mi ha incuriosito fin da subito per il cast e le ambientazioni. Ma La Valle dell'Eden ha soddisfatto le mie aspettative?

Arrivata su Netflix il primo Ottobre, La Valle dell'Eden ha qualche retroscena interessante. Non è solo l'adattamento del romanzo di John Steinbeck, ma questa miniserie è stata creata da Zoe Kazan, che io ho conosciuto come attrice ne Il complotto contro l'America, nipote del regista Elia Kazan il quale aveva già diretto la sua versione dell'opera letteraria in un film che portò alla ribalta James Dean nel 1955.

Racchiudere le vicende de La Valle dell'Eden in una trama non è propriamente fattibile visto che il romanzo ha oltre 700 pagine, ma vi do giusto delle direttive. Siamo negli Stati Uniti a cavallo fra '800 e '900 e conosciamo i fratelli Adam (da adulto interpretato da Christopher Abbott, Povere creature) e Charles (Mike Faist, Challengers) Trask, figli molto diversi di madri diverse ma che condividono un padre duro, severo e poco propenso a nascondere le sue preferenze. Un equilibrio familiare ballerino che viene spezzato dall'arrivo della conturbante Cathy Ames (Florence Pugh, We Live in Time), che sposerà Adam e metterà alla luce due fratelli, Caleb e Aron, legati da un destino molto simile a quelli del padre e dello zio.

Non avendo letto il romanzo di Steinbeck né avendo visto il film di Kazan, per me era quasi tutto nuovo e non avevo metri di paragone per giudicare questa miniserie Netflix, ma posso sicuramente dirvi che mi è piaciuta e che la trovo meritevole e ben fatta. Ma mi toglierò sicuramente qualche sassolino dalla scarpa.

La Valle dell'Eden come dicevo mostra ampiamente una delle qualità di Netflix: un grosso budget che può portare ad una messa in scena sontuosa, ricca, dettagliata, appagante visivamente grazie a paesaggi e fotografia praticamente perfetti, e ovviamente ad un gruppo di attori di primo livello.
È un lavoro interessante perché, pur restando ben confinata nel periodo storico, East of Eden ha un respiro contemporaneo abbastanza presente che riesce a rendere la storia narrativamente quasi fuori dal tempo. Le vicende dei Trask e di Cathy sono ricche di tematiche che tutt'ora sono attuali e condivisibili, come i rapporti disfunzionali, i traumi generazionali, l'ambizione, l'amore a volte ossessivo, e il contesto socio-economico-storico-culturale. 

La Valle dell'Eden però ha anche una cornice tematica più ampia perché, un po' come in Cent'anni di solitudine, i personaggi si ritrovano bloccati in un destino che li ha segnati da sempre, ma tentano di far emergere la loro responsabilità individuale e di lottare per trovare il loro spazio. E non tutti ci riusciranno. 

Il titolo dell'opera è un riferimento biblico che la serie di Zoe Kazan riesce secondo me a raccontare e trasmettere bene, e lo fa soprattutto attraverso Cathy. Misteriosa, oscura, frutto dei suoi traumi ma anche mossa da una forza interiore che la rende complessa, il personaggio di Florence Pugh prende il sopravvento nella serie coprendo interi episodi con la sua prospettiva, anche passata, e questo è un bene e un male al tempo stesso. Cathy è una protagonista interessante, ricca di chiaroscuri che appunto la rendono attuale, volutamente non sempre empatizzabile, e a volte una burattinaia inquietante, ma la sua backstory ha un costo.


Nonostante infatti i sette episodi da quasi un'ora, La valle dell'Eden secondo me soffre nei passaggi temporali e quindi, di riflesso nel mostrarci l'evoluzione psicologica dei personaggi. Inoltre i personaggi secondari soffrono ancora di più nel trovarsi uno spazio abbastanza ampio per poter non essere quasi solo funzionali alla narrazione. Mi riferisco soprattutto a Caleb e Aron che per me non riescono a dare qualcosa in più che essere le controparti di una rivisitazione del mito di Caino e Abele.
Ma è soprattutto il finale, quando dovrebbe confluire tutto il dramma e la potenza della serie, che mi son trovato a storcere il naso perché mi è sembrato particolarmente frettoloso.

Come dicevo poco più su, penso che La valle dell'Eden sia una delle produzioni recenti di Netflix più meritevoli di attenzione, e vicina alla cinematografia di qualità, e capisco che un romanzo così ampio doveva portare a delle scelte. Pur essendo più impattante secondo me ad esempio de La mia brillante carriera, credo si potesse trovare un maggiore equilibrio fra tutti questi elementi e darci il tempo di elaborare le conseguenze emotive e narrative degli eventi.

Ho usato il Volufiline 92% The Ordinary per oltre 9 Mesi e questa è la mia esperienza

È stato lanciato quasi un anno fa ed ha subito creato interesse e curiosità per quel vago claim di essere un "filler in a bottle", così non potevo non dare una chance al Volufiline 92% + Pal-Isoleucine 1% di The Ordinary e dopo oltre 9 mesi di test posso raccontarvi la mia esperienza.


INFO BOX
🔎 TheOrdinary, Amazon, Sephora, Lookfantastic, Notino
💸 €23
🏋 15ml
🗺 Made in Canada
⏳ 12 Mesi
🔬 //

Avevo già sentito parlare del Volufiline come attivo cosmetico, ma sicuramente il buzz creato dal lancio di The Ordinary mi ha spinto non solo ad approfondirne la conoscenza ma anche a provarlo direttamente per capire cosa è in grado di fare e cosa no.
La stessa azienda lo definisce come un siero anidro "formulato per contrastare la perdita di volume e migliorare la tonicità della pelle. Questa formulazione aiuta a rimpolpare le aree soggette a perdita di volume, come il contorno occhi, le guance e le linee d'espressione." ma dietro a questo claim c'è una tecnologia cosmetica interessante.

Se infatti conosciamo tantissimi trattamenti ed attivi che promettono di rimpolpare la pelle, come acido ialuronico, peptidi e collagene, il Volufiline agisce in modo diverso. Estratto dalla radice della Anemarrhena asphodeloides, una pianta nota nella medicina tradizionale cinese a cui sono associate diverse proprietà, il Volufiline contiene la sarsasapogenina, che pare stimoli l'accumulo di lipidi negli adipociti, favorendo un effetto volume localizzato e quindi una pelle più piena ed elastica.


Poi The Ordinary ha aggiunto l'1% di palmitoyl isoleucine, un lipoaminoacido che ha una funzione simile al volufiline ma che in più stimola i fibroblasti, quindi la sintesi di collagene, elastina e altri componenti della nostra cute, con una azione anti age più spiccata.

Questa formulazione rende il Volufiline 92% + Pal-Isoleucine 1% come un trattamento ideale per tutte quelle aree in cui, col passare del tempo, perdiamo naturalmente volume e grasso sottocutaneo e che appaiono più svuotate e segnate, quindi contorno occhi, tempie, rughe nasolabiali, ma anche labbra. 

Le modalità di azione di queste sostanze, che sembrano agire più in profondità di altri attivi, hanno subito portato a paragonare questo nuovo prodotto a trattamenti medici più incisivi, come appunto i filler o il lipofilling. In realtà la descrizione di The Ordinary è tutto sommato contenuta, ma sono stati i social a definire il Volufiline 92% + Pal-Isoleucine 1% come una alternativa topica ai trattamenti estetici con promesse esagerate.

Sappiamo infatti che nessun cosmetico può sostituire l'intervento di un medico che fisicamente inserisce delle sostanze nella nostra cute, anche solo per la rapidità e la precisione con cui otteniamo i risultati sperati. Gli studi sul Volufiline poi non sono ancora approfonditi: sono stati condotti dei test su come questa sostanza agisca sul seno (quindi non sul viso), e pare che durante queste analisi sia stato riscontrato un incremento del volume dell'1,4% dopo 28 giorni e del 2,2% dopo 56 giorni di uso costante. 

La percentuale di volufiline utilizzata negli studi pare fosse del 5% quindi teoricamente non è nemmeno possibile fare un paragone diretto con il prodotto The Ordinary. Questo approfondimento, che in genere non faccio quando si parla di attivi, è per darvi una prospettiva in più e ridimensionare le aspettative che quel 92% sulla confezione o le dichiarazioni di qualunque video sui social possono creare.
Eppure, nonostante mi fossero ben chiari questi limiti, ho usato questo siero volumizzante The Ordinary con molta costanza per oltre 9 mesi e mi è piaciuto.

L'uso è forse la parte meno "comoda": il Volufiline 92% va applicato fra gli ultimi passaggi della skincare, sia di giorno che di sera, dopo sieri e prodotti più leggeri, e bastano pochissime gocce, in modo mirato, quindi ovviamente non su tutto il viso. Il fatto è che si tratta di un olietto che, seppur molto liquido e leggero, comunque tende ad ungere, quindi ha trovato più posto nella mia routine serale che in quella diurna.
Ho notato però che, se applico prima questo siero e poi una crema, quella sensazione oleosa si attenua parecchio, come se si inglobasse e assorbisse meglio, e volendo ci si può anche truccare dopo.

Inoltre devo dire che la confezione non è fra le più comode, come hanno sottolineato molti sul web: il dosatore è un tappo contagocce che non sempre riesce a farci prelevare quella goccina di prodotto che serve, specie quando la confezione sta per terminare. The Ordinary ha affermato che purtroppo non ha potuto mettere una più comoda pipetta per via della formulazione, quindi tocca un po' armarsi di pazienza, anche se non è complicato e io stesso, che sono maldestro, ho usato questo Volufiline 92% + Pal-Isoleucine 1% quotidianamente.

Un altro aspetto che può lasciare perplessi è la sensazione sulla pelle perché può creare calore o formicolio, specie su aree più sensibili. A me ha dato, anche a dopo parecchi utilizzi, un leggero tepore che onestamente ho trovato molto gradevole, specie sul contorno occhi. Oltre a non aver creato irritazioni, rossore o in generale fastidio agli occhi, mi sembra quasi distensivo su un'area che nel mio caso accumula tensioni e stanchezza. 
Ho testato il Volufiline The Ordinary per mesi proprio perché volevo capirne gli effetti, e devo dire che è stato molto interessante e intendo continuare ad usare questo attivo. Io applico il siero soprattutto sul contorno occhi spingendomi fino alle tempie, e a volte sulle labbra ma ammetto che in questo ultimo caso non ho avuto la stessa costanza.

Come vi avrò detto sicuramente più volte la zona perioculare nel mio caso è quella in cui ho notato nel tempo una maggiore perdita di elasticità, e pur non avendo grossi segni di espressione, è un punto del mio viso che richiede maggiori attenzioni e cura, e il Volufiline The Ordinary credo sia stata una aggiunta valida nella mia routine. 

Nonostante gli studi poco incoraggianti, a me è sembrato che questo siero sia riuscito davvero a rendere la mia pelle, soprattutto della zona perioculare, un po' più idratata, nutrita, ed effettivamente un po' più rimpolpata, come se avesse acquisito una nuova tonicità. Anche al tatto la cute mi sembra meno sottile, più resistente e quindi più distesa. I piccoli segni e le linee di espressione sembrano molto più attenuati. 

Devo ovviamente sottolineare che il Volufiline 92% + Pal-Isoleucine 1% non ha avuto il monopolio della mia skincare ma si è aggiunto alla routine che già ho, con tutti gli attivi che sapete utilizzo sempre e che quindi possono aver contribuito ai benefici. C'è da dire però che anche solo l'azione emolliente ed occlusiva di questo siero non è paragonabile ai prodotti che utilizzo abitualmente.

I risultati che ho ottenuto mi hanno convinto a voler tenere il volufiline ancora nella mia routine infatti ne ho già un altro flacone. È sicuramente un attivo che consiglio a pelli a tendenza secca e non più giovanissime, a chi come me si sta avvicinando ai 40 e inizia a notare quelle ombre e quegli svuotamenti che questa sostanza vuol migliorare.

Nonostante non lo trovi pesante o fastidioso, è comunque un prodotto oleoso quindi è importante tenerlo presente; può essere d'aiuto, come dicevo su, mischiarne una goccia alla crema contorno occhi perché così diventa più facile da far assorbire e non lascia quel feeling più unto.

Credo soprattutto che il Volufiline di The Ordinary possa andar bene a chi non si aspetta risultati immediati ma ha pazienza, voglia e curiosità di vedere quali benefici possa apportare nel lungo periodo. La confezione poi dura parecchio quindi sicuramente dà l'opportunità di poter fare un trattamento prolungato.

Avete provato questa novità The Ordinary?



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Animals di Ben Affleck è un thrillerino che non ruggisce

L'ho visto in una serata senza troppo impegno per poi quasi dimenticare le sensazioni che Animals, di e con Ben Affleck, mi ha lasciato, e forse già questo riassume le mie opinioni su questo nuovo film Netflix, eppure funziona, seppur a metà.


Genere: azione, poliziesco, drammatico, thriller
Durata: 106minuti
Regia: Ben Affleck
Uscita in Italia: 9 Ottobre 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA

È arrivato in streaming il 9 Ottobre e ancora continua a spopolare sulla piattaforma più affollata dell'intrattenimento contemporaneo, e come dicevo Animals aveva le sue carte nella manica affinché potesse giocare una partita vincente.

Affleck interpreta Mark Kimball, politico in corsa come candidato sindaco di Los Angeles, ma al momento in svantaggio di qualche punto nei sondaggi, nonostante abbia investito tutto se stesso in questa campagna elettorale. Anzi ha davvero dato tutto: per raggiungere il suo obbiettivo, investe di nascosto dalla moglie Abigail (Kerry Washington, Imperfect Women) tutti i risparmi della famiglia convinto di recuperarli in seguito. Eppure durante la notte di Halloween tutto precipita quando suo figlio Denny viene rapito, e il sequestratore chiede un riscatto di sette milioni di dollari entro mezzanotte. Inizia così un viaggio frenetico, in cui l'unica via di uscita sembra nelle mani di una misteriosa donna, Dayle Burton (Gillian Anderson, The Abandons), che pare possa fornire i soldi. Eppure una serie di imprevisti cambieranno le sorti di tutti.

In questa trama di Animals, che in fondo si muove su uno stile e delle strutture già viste nel genere "tutto in una notte (o quasi)", manca forse la parte più interessante del film. Infatti, sebbene sia la parte intrattenitiva, di suspense, e di colpi di scena a catena ad avere la meglio e a fare presa sin da subito, Animals cerca un suo spessore, una sua originalità e una sua attualizzazione.

Il titolo non è infatti a caso: rispetto agli animali sappiamo raccontare meglio le storie, dice la problem solver Burton, eppure come le bestie in gabbia cerchiamo di reagire, di liberarci, anche a costo di scendere a compromessi. Proprio la nostra capacità di trasformare la realtà con le parole, di riuscire ad emergere solo perché sappiamo trovare quelle convincenti, diventerà la chiave per risolvere il destino di Mark e della sua famiglia. Questa è forse la parte più interessante del film di Affleck perché ci porta a guardare in faccia le ipocrisie e i giochi di convenienza che in maniera più o meno velata attuiamo, e i coniugi Kimball ne sono l'emblema.


Animals guarda anche al quotidiano senza troppi giri di parole, raccontando questa America divisa, contraddittoria, in cui temi come immigrazione, disuguaglianze e brogli elettorali sono ferite apertissime, e in cui ad esempio il colore della pelle può ancora avere un peso a seconda del ruolo in cui ti trovi e della narrazione che porti avanti.

Ben Affleck, che ha partecipato alla sceneggiatura insieme a Connor O. McIntyre e Billy Ray, qui secondo me ha fatto un buon lavoro e ha ormai capito di essere in grado di stare davanti e dietro la macchina da presa. Eppure Animals è comunque un thriller che mostra i canini ma non ruggisce mai davvero, per colpa anche di una trama che a volte si perde in alcuni passaggi a vuoto o in lacune senza una reale logica e soprattutto che non sa caratterizzare i suoi personaggi a 360 gradi. 
Mi è piaciuta l'idea di creare protagonisti imperfetti, dove nessuno ne esce mai davvero pulito, ma è una scelta che non viene attuata nel migliore dei modi.


Ne escono forse peggio i secondari, come Abigail, moglie fedifraga che non avrà mai una vera redenzione, e che purtroppo l'interpretazione sempre piatta di Kerry Washington non aiuta. Va meglio per il personaggio di Gillian Anderson, che in fondo è forse la più lucida ed onesta, ma per quanto ci possa provare una brava attrice, Dayle Burton è pur sempre una sorta di villain monodimensionale. Anche altre figure negative resteranno completamente marginali e volte solo a creare momenti narrativi.

Due parole la merita anche la regia di Affleck che non brillerà per originalità, ma è pulita e accompagna un film che come prima battuta vuole intrattenere. E Animals ha saputo davvero tenermi allo schermo senza farmi distrare troppo ad altro, ma qui purtroppo si fermano le qualità di questo film.
Tante idee, alcune anche valide, temi interessanti e attuali che però, non essendo mai sviluppati come si deve, non riescono a fare uscire Animals dalla mediocrità.

Vi presento Nature’s Finest, tra integratori, superfood e benessere quotidiano

Sono sempre stato convinto che la bellezza della nostra pelle e in generale la nostra salute dipendano molto dalle nostre abitudini quotidiane, dallo stile di vita e dalle scelta di prodotti che usiamo e che devono seguire le nostre esigenze.
È in questo spazio che si inserisce Nature's Finest, un marchio specializzato in integratori alimentari e prodotti dedicati al benessere a tutto tondo, che ho avuto modo di conoscere nelle ultime settimane. Il suo punto di forza, a primo impatto è un ampio catalogo di referenze, che comprende diverse categorie e formule pensate per obiettivi differenti.


Ma che cosa propone esattamente Nature's Finest, qual è la filosofia dell'azienda, e quali sono le principali linee fra cui scegliere?


Nature's Finest: la storia del brand

Il percorso di Nature's Finest comincia nel 2010, quando Bojan Kržič e Michel Montignac, conosciuto soprattutto per il metodo alimentare che porta il suo nome, avviano un progetto dedicato ai prodotti salutari e dietetici. Col tempo l'azienda ha deciso di ampliare la propria gamma, rivolgendosi a chi cerca soluzioni da integrare nella routine quotidiana.

L'approccio dichiarato dal brand combina ingredienti di origine naturale, ricerca e formulazioni sviluppate per rispondere a esigenze specifiche. Il loro catalogo così man mano si è arricchito non solo dei "classici" integratori vitaminici, ma include anche miscele di superfood, nutrizione sportiva, bevande e preparazioni in polvere.


Tanti prodotti per esigenze diverse


Uno degli aspetti che mi ha più incuriosito di Nature's Finest è l'ampiezza della proposta e mi è impossibile esplorarli tutti perché ci sono davvero tantissimi prodotti diversi tra loro, da scegliere in base alle proprie necessità, alle proprie abitudini, ma anche in base ai propri gusti. 

Integratori multivitaminici e di minerali per la routine quotidiana come IMUNUP, ma anche pensati per esigenze più specifiche come quelli mirati per la salute delle articolazioni, del cuore, per contrastare lo stress e favorire il sonno. Segue una vasta gamma di proteine, aminoacidi ed energizzanti pensati per l'attività sportiva sia in prodotti già combinati, che riuniscono più componenti nella stessa formula, sia referenze più specifiche e mirate.

Nature's Finest poi propone i superfood, con ingredienti come spirulina, clorella, maca, matcha, curcuma e diverse miscele di erbe e piante. In questa categoria rientrano, per esempio, Bio DETOX, una miscela di supercibi verdi, e Golden Curcuma Latte, una preparazione a base di riso con curcuma, zenzero e cannella interessante se vi piace sperimentare ingredienti diversi e se volete degli integratori più sfiziosi da inserire nella vostra routine.

Ci sono poi due categorie che mi hanno incuriosito parecchio, la prima è la gamma di integratori al collagene e acido ialuronico pensati per supportare la cura di pelle, capelli e unghie. Qui le proposte sono davvero tantissime, dalle diverse forme di collagene, incluso quello vegano, ma anche formulazioni più particolari come il Golden Collagen e il Collagen Instant Coffee che l'azienda mi ha dato l'opportunità di provare.

La parte poi più originale di Nature's Finest è che offre delle formule personalizzate: attraverso un questionario di circa 3 minuti, è possibile creare una miscela di nutrienti sulla base delle nostre caratteristiche, degli obiettivi e del nostro stile di vita.

L'intento è quello di superare, almeno in parte, la scelta tra prodotti standardizzati, offrendo una formulazione costruita a partire da esigenze individuali, ma con lo scopo di semplificare la nostra routine. La creazione di questa formula personalizzata è molto semplice, basta selezionare appunto il nostro obbiettivo e dopo una serie di domande possiamo ricevere tramite mail il nostro integratore ed il link per l'acquisto. 

Il catalogo di Nature's Finest non manca poi di integratori e prodotti a supporto della perdita di peso, per drenare i liquidi in eccesso e tutto ciò che può essere correlato all'accumulo di grasso, quindi i livelli di colesterolo e di glucosio nel sangue. A riguardo sto già usando da un paio di settimane il loro pacchetto GLPRO-1 e Night GLPRO-1 pensato come trattamento quotidiano per aiuta a ridurre la fame e supportare il dimagrimento. Il GLPRO-1 ha al suo interno sostanze come l'inulina e psillio, fibre che possono contribuire al senso di sazietà, ma anche estratti di nopal, e stimolanti come tè verde e guaranà, mentre la formula Night si arricchisce anche con Valeriana che sostituisce le fonti di caffeina. 

Posso già dirvi che questi due integratori sono entrati facilmente nella mia routine perché sono polveri che si sciolgono facilmente in acqua e poi si possono assumere sia durante che dopo la colazione e la cena, quindi è comodo anche se ce ne dimentichiamo. Inoltre ogni confezione ha il suo misurino predosato. Fino ad adesso nessuno dei due integratori mi ha dato alcun fastidio a livello gastrointestinale.
Dall'altra parte devo ammettere che ho fatto un po' fatica ad abituarmi al sapore vegetale di questi due integratori Nature's Finest, infatti avrei preferito la variante in capsule che l'azienda propone.
Per il resto sono molto curioso di mettere alla prova gli altri prodotti e man mano ve ne parlerò più in dettaglio nel corso delle mie solite recensioni.


Come scegliere tra i prodotti Nature's Finest

Come per qualunque integratore, anche questi di Nature's Finest devono essere assunti con cognizione di causa e non sostituiscono uno stile di vita equilibrato che vi dicevo all'inizio. Ovviamente, specie in caso di patologie e di cure farmacologiche, è necessario rivolgersi ad un medico o ad un professionista al fine di fare la scelta più mirata e giusta per noi. E poi è bene capire gli ingredienti, le modalità di assunzione e avvertenze così da trovare quell'integratore che riusciamo ad utilizzare con costanza e che possa adattarsi alle nostre abitudini.


Per il resto Nature’s Finest credo che offra un ottimo servizio, il sito è completamente in italiano, facile da navigare e con tutte le informazioni necessarie per scegliere consapevolmente i prodotti. Inoltre in questa ampia scelta di prodotti la stessa azienda ci guida non solo con appunto il quiz per la formula personalizzata, ma anche attraverso consulenza telefonica. E poi buona parte di questi integratori sono raccolti in dei pacchetti che non solo ci fanno risparmiare, ma sono disponibili sia singolarmente sia insieme ad altri prodotti che possono agire in sinergia fra di loro. 

Per conoscere nel dettaglio le linee e le formulazioni disponibili, vi rimando appunto sito ufficiale di Nature's Finest.

Non solo Netflix: due recuperi su Prime Video e Apple Tv+

Nelle ultime settimane ho parlato quasi esclusivamente di titoli che trovate su Netflix, ma è stata una pura coincidenza perché nel frattempo stavo (e sto) seguendo altre serie tv su piattaforme differenti. Quello di cui vi voglio parlare sono entrambe delle miniserie che ho recuperato di recente ma che non sono esattamente uscite recenti. Vi spiego tutto meglio.


The Patient 
Miniserie


È su Disney+ dal dicembre 2022, ma quando The Patient è arrivata, il 4 settembre, su Prime Video ho capito che dovevo darle una chance ed ho fatto bene tutto sommato.

Protagonista quasi assoluto è Steve Carell (Rooster) che interpreta Alan Strauss, uno psicologo che si troverà molto nei guai: un suo paziente infatti, un certo Sam Fortner (Domhnall Gleeson, Echo Valley), l'ha rapito e lo tiene prigioniero, letteralmente incatenato nel suo seminterrato. Sam è infatti un uomo molto disturbato, frutto di una famiglia disfunzionale, che uccide chiunque si scontri anche solo vagamente con lui.
Così cercherà aiuto dal suo analista affinché riesca ad fermare questa scia di sangue, ma rapendolo non sarà di certo semplice per Alan. Lo psicologo infatti cercherà in tutti i modi di far ragionare il suo "paziente" ma in quella prigionia inizierà lui stesso ad inseguire i suoi fantasmi.

Sulla carta The Patient si pone come un thriller psicologico che non può fallire: è stata scritta infatti da Joel Fields e Joe Weisberg, ovvero il padre di The Americans (che io abbandonai alla terza stagione, ma questo è un altro discorso), e ha appunto un cast ristretto ma che si ritrova messo molto in evidenza dalla struttura della serie stessa. Ben 10 episodi ma da circa 20/30 minuti ciascuno, e una impostazione quasi teatrale: Alan e Sam si ritrovano in questo scantinato che è il fulcro di buona parte della narrazione, e hanno qui le loro sedute. Per una serie tv che alla fine si basa molto sui dialoghi e sulla tensione che si crea fra i personaggi, servivano due bravi attori, e Steve Carell e Domhnall Gleeson riescono a convincerci molto bene.

Io ho preferito in generale il primo perché Alan appare come un uomo spaventato, che cerca di aggrapparsi a ciò che dovrebbe conoscere molto bene, ovvero la ragione. Nella sua ricerca di lucidità però l'analista si perderà nei meandri dei suoi stessi traumi: un lutto recente, un rapporto conflittuale col figlio, ricordi dal passato a cui cercherà anche di aggrapparsi. 

Non che Domhnall Gleeson sia da meno nella sua interpretazione ma il suo personaggio è abbastanza "lineare" ed anzi forse poteva essere tratteggiato in modo più sfaccettato. È il "tipico" serial killer che ha un rapporto difficile col padre, ed una madre altrettanto stramba, che quasi improvvisamente sente l'esigenza di cambiare strada. Diciamo che anche la sua personale redenzione sembra non essere profondamente motivata, quindi convince ma non fino in fondo.

Purtroppo questa bidimensionalità di Sam non trova una giustificazione nemmeno nella struttura stessa di The Patient: i 10 episodi risultano spesso fin troppi per quello che invece raccontano, e l'impressione che ho avuto è che forse 8 puntate potevano bastare. Certamente non mancano i colpi di scena e la creatività della regia a volte si fa interessante, però che magari sarebbe stato meglio racchiudere questa storia in un film o in meno episodi, è un pensiero che ho avuto in più momenti.
Arrivati poi alla fine, che ovviamente non vi svelo, si ha un po' un senso di incompletezza, pur avendo seguito una serie tv che in effetti ha fatto il suo percorso ed ha avuto i suoi tempi.
In ogni caso è consigliata e non si scade mai troppo nella noia.



Lucky 
Miniserie

Passo a qualcosa di più recente con Lucky, miniserie che è arrivata su Apple Tv+ dal 17 luglio al 19 agosto di quest'anno. Anya Taylor-Joy (The Gorge) torna alla serialità vestendo i panni di Luciana "Lucky" Armstrong, una giovane donna che è cresciuta a pane e truffe sotto la spinta del padre John. L'ultima rapina è un classico colpo grosso per poi fuggire all'estero, e coinvolge anche suo marito Cary (Drew Starkey, Queer), ma le cose non vanno come previsto. Cary sparisce infatti all'improvviso nel nulla con tutto il bottino, e Lucky si troverà costretta così a sua volta ad una fuga per la sopravvivenza. Alle calcagna infatti avrà l'agente dell'FBI Billie Rand (Aunjanue Ellis-Taylor) che con Lucky ha già dei trascorsi, e Priscilla Masterson (Annette Bening, Apples Never Fall) pericolosa e potente boss criminale, nonché suocera di Lucky.

Adattata dal romanzo di Marissa Stapley, Lucky mi ha incuriosito soprattutto per i nomi che ho già elencato e che mi hanno fatto subito pensare ad un progetto che valesse la pena recuperare. In parte ho avuto ragione perché sono stato ripagato con una miniserie che si segue molto piacevolmente, con un ritmo a volte anche intenso, qualche colpo di scena ben studiato, e una messa in scena convincente, oltre ovviamente a delle interpretazioni valide. 
La logica e lo stile di base di Lucky è quella tradizionale di un action-thriller in cui però il protagonista non è il ragazzone muscolosone che cade sempre in piedi, ma una donna che deve farsi furba per sopravvivere e che deve sfruttare quel pesante bagaglio di conoscenze che purtroppo le ha tramandato il padre.

Lucky infatti è una protagonista ben creata, che non è solo funzionale all'azione, ma si sviluppa nel corso dei sette episodi. Non è una eroina perfetta, ma vive questa interessante dicotomia fra il sapere cosa è giusto e cosa no, e il non poter uscire da quello che sembra il suo destino. In tutto questo il peso fondamentale sta nel rapporto fra Lucky ed il padre, che potrei definire al tempo stesso amorevole e disfunzionale. 

Il punto più debole di questa miniserie è forse la brillantezza e l'originalità della scrittura, che cedono il passo a cliché già noti e a quelle coincidenze e convenienze che troviamo spesso in prodotti di questo tipo. Banalmente è come se, quando si arriva in momenti in cui Lucky può essere davvero in pericolo, qualcosa funziona in suo favore. Sono le tipiche semplificazioni che, a stare attenti, rendono la sceneggiatura meno appagante. A me, in senso più ampio, è mancata una sensazione di reale tensione, paura, preoccupazione per quello che potrebbe succedere alla protagonista. Nonostante i colpi di scena, non c'è quel twist che scompagina le carte e stravolge davvero la trama. 
Lucky quindi manca secondo me di un elemento che la possa far emergere e rendere più interessante del panorama medio del genere, però resta godibile, divertente, si fa seguire e riesce a coinvolgere senza doversi arrovellare troppo.

Pelle protetta e lenita con due prodotti iUNIK ✅

L'arrivo della stagione fredda non significa che dobbiamo smettere di proteggere la pelle dal sole, o che non sentiamo il bisogno di lenire eventuali rossori e irritazioni. Per me in realtà sono necessità che avverto tutto l'anno, quindi questi due prodotti alla Centella del marchio coreano iUNIK continuano a far parte egregiamente della mia routine. 

Mi sono reso conto che è la prima volta che vi parlo di questa azienda che in verità ha tutta una gamma da scoprire, ed anche diversi prodotti che ho visto spesso essere apprezzati sul web. Io ho usato queste due referenze iUNIK con molto piacere e ne ho notato la versatilità, l'efficacia, ed anche l'innovazione e quindi vediamoli insieme. 



iUNIK Centella Relief Sorbet Cream
Crema Lenitiva per Pelli Sensibili


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Amazon
💸 €18
🏋 50ml
🗺 Corea
⏳ 12 mesi
🔬 //

Questa Sorbet Cream iUNIK mi è piaciuta più di quanto pensassi almeno all'apparenza, accodandosi per certi aspetti ad altre creme che già ho avuto modo di testare, ma questa è pensata per pelli sensibili. La sua texture infatti è simile a quella di altri prodotti simili, e sta spopolando per adesso: un gel molto soffice, che si stende facilmente, e che risulta molto leggera sulla pelle e che secondo me finisce per piacere a tanti tipi di pelle.
Ovviamente la formulazione è la parte più forte essendo ricca di umettanti, come glicerina, betaine, acido ialuronico, ma basa la sua azione anche su attivi mirati. Abbiamo infatti niacinamide, tocoferolo, ceramidi che si occupano di migliorare e rafforzare la barriera cutanea mentre pantenolo ed un derivato idrosolubile dell'azulene hanno un'azione lenitiva.

La Relief Sorbet Cream è arricchita anche di una miscela di estratti vegetali a base di Coptis japonica, tè verde, centella asiatica, fico e fico d'India, a cui è aggiunta la malachite, e diciamo sono tutti ingredienti apprezzati per il loro effetto antiinfiammatorio e antiossidante. 

iUNIK ci specifica che Centella asiatica ed estratto di fico sono incapsulati in nanoliposomi, una tecnologia di veicolazione basata su componenti lipidici affini a quelli presenti naturalmente nella pelle, tra cui lecitina e ceramidi. Non ci sono invece fragranze aggiunte, quindi un prodotto neutro.
Per quanto riguarda invece l'uso di questa crema sorbetto l'azienda non si è sprecata molto, dicendoci di applicarla sul viso, ma senza altre indicazioni. Io la utilizzo fra i primi passaggi della skincare, la si può stratificare senza problemi con creme o sieri più o meno consistenti e non crea problemi.

Infatti questa crema viso ha una consistenza ottima, che si scioglie, si fonde con la pelle, svanendo completamente e su di me non appiccica né risulta pesante. Leggerezza e freschezza sono anzi le prime caratteristiche che si possono notare secondo me di questa crema.


A me ha però convinto il suo grado di idratazione perché pur restando quasi impalpabile, riesce a darmi una idratazione abbastanza persistente nel corso della giornata.
Se avete provato queste texture saprete che non è sempre così ovvio che riescano ad essere anche performanti oltre che piacevoli.
Ovviamente la Centella Relief Sorbet Cream da sola va bene per pelli da normali a miste, a seconda della stagione, ma con l'arrivo del freddo, quando il mio viso diventa più bisognoso, sicuramente andrò appunto a rinforzarla sempre di più con altri prodotti.

Ad avermi poi colpito è il potere lenitivo quasi istantaneo: dopo la rasatura o ad esempio quando sento la pelle più irritata e tirante, questa crema sorbetto Iunik va subito a calmare la cute, renderla più elastica e meno arrossata. Infatti molte volte la Relief Sorbet Cream per me è stata quasi un trattamento da usare a necessità e non proprio tutti i giorni. 
Come dicevo su una piccola scoperta che non mi aspettavo riuscisse a distinguersi da trend delle creme sorbetto. IUNIK ha pensato anche a chi vuole solo provare questo prodotto con una minitaglia.



iUNIK Centella Calming Daily Sun Water SPF 50+
Latte solare idratante


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Stylevana (sconto SV25PIEREFFE), Amazon
💸 €15
🏋 120ml
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi
🔬 //

La vera innovazione di questa linea è secondo me questo solare viso. Ho usato negli anni decine di creme con SPF coreane, e sappiamo avere sempre le consistenze più eleganti, ma non ne avevo mai provata una così.

La Daily Sun Water è una protezione solare alta UVA e UVB, con appunto SPF50+ e PA++++, in un sistema composto da ben 5 filtri chimici che agiscono sinergicamente. Ma iUNIK ovviamente ha caricato questo prodotto anche con attivi skincare lenitivi e idratanti che sono presenti anche nella Sorbet Cream: glicerina, ialuronico, pantenolo, e quasi il 5% di centella asiatica e derivati. In più è stata aggiunta l'allantoina, sempre addolcente. 
Anche in questo SPF troviamo un complesso botanico ma diverso rispetto alla crema: qui è composto da estratti di quercia, rosa di Gerico, olmo, pino, enotera e kudzu, scelti per le loro proprietà prevalentemente antiossidanti, lenitive e protettive.


Queste indicazioni vi fanno già capire dove voglio andare a parare e quali sono le aspettative da avere sul prodotto. Il Centella Calming Daily Sun Water è proprio un latte, non c'è altro modo di descriverlo perché è super liquido, lattiginoso, infatti va shakerato prima di essere prelevato. In flacone riesce a dosare abbastanza bene il solare, e non si creano sprechi, ma ammetto che nei primi momenti ho dovuto prendere confidenza con una consistenza così liquida, anche per assicurarmi di applicare una quantità sufficiente di prodotto. Eppure, una volta presaci la mano, questo solare diventa estremamente semplice da usare ed anzi mi consente di poter applicare abbondante solare man mano. Inoltre è stratificabile su altri prodotti, anzi in tal senso è diventato parte della mia skincare senza fare pilling sia con il resto della skincare che sotto al make-up. 

La texture del Sun Water SPF 50+ iUNIK è anzi piacevolissima per me, davvero sottile, si assorbe in fretta e si setta molto bene, senza risultare unta, appiccicosa o pesante. E sì, il fatto che sia liquida non esclude che possa succedere.


È un prodotto estremamente confortevole per me sul viso, e capisco perché l'azienda l'abbia definita "daily" visto che la Sun Water in effetti sembra quasi un tonico, la applichi rapidamente ed ha un finish molto naturale, né lucido né troppo opaco. Inoltre nasce per essere facilmente rimossa con un detergente viso, quindi anche la routine serale può essere più semplice e sbrigativa. 
Il risvolto della medaglia è che se mi state leggendo in estate e pensate di usarla per il mare, sappiate che non è a mio avviso ideale.
Secondo me è di base una protezione solare idratante e lenitiva per la vita di tutti i giorni, che appunto dà comfort alla pelle, ma credo che, vista la sua leggerezza si possa adattare un po' a tutti i tipi di pelle. Basta aggiustare il tiro con la skincare prima. 

Indubbiamente una cute molto grassa potrebbe preferire altri solari che magari hanno attivi più affini o semplicemente una finitura più opaca (come questa).
La Calming Daily Sun Water SPF 50+ mi è sembrata inoltre realmente delicata, non crea irritazioni e non pizzica nemmeno dopo la rasatura, né mi ha dato fastidio e lacrimazione agli occhi. Quindi sarà ancora la mia compagna anche nelle soleggiate giornate autunnali, perché non appesantisce il viso ma protegge.
iUNIK ancora una volta ha pensato ad una formato travel size così da provarlo prima di acquistare la taglia più grande, la trovate qui.

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