Nuove miniserie tv su Netflix, promosse, bocciate e tiepidine...

Chiudo altre parentesi su altre serie tv terminare (ne ho praticamente una collezione) e inizio a togliermi qualche sassolino dalla scarpa con tre miniserie tv Netflix. Vediamo cosa si salva?


Il tempo delle mosche
Miniserie


È arrivata freschissima proprio ad inizio Gennaio questa miniserie tv argentina che mi era saltata all'occhio principalmente per una delle protagoniste, che ho stentato per un attimo a riconoscere, e soprattutto per la durata, perfetta per intrecciarla ad altro. 
La storia segue le vicende personali e giudiziarie di due donne, Manca (Nancy Dupláa) e Ines (Carla Peterson, Terapia di Coppia...Aperta), che stanno cercando di ricostruirsi una vita dopo qualche anno di carcere. Fra le due proprio in cella è nato un bel rapporto d'amicizia e vogliono filare dritto, ma un giorno una cliente inizierà a ricattare Ines chiedendole di fare un "servizio" particolare per lei, ed acquistare del veleno letale. Così, fra passato e presente, scopriremo se e come Manca e Ines riusciranno anche questa volta a cavarsela.


Come dicevo Il tempo delle mosche è stato un diversivo per tempi ed impostazione rispetto alle altre serie tv che stavo guardando, anche perché inizia a tutti gli effetti come una commedia, anche se si sente serpeggiare di fondo qualcosa di losco. Manca e Ines sono infatti due donne diverse che nascondono anche un background differente: Ines ad esempio era una donna benestante con una famiglia e una figlia, Manca invece ha un'origine più umile.

È molto interessante il percorso della prima protagonista proprio perché vediamo questo suo percorso verso il baratro e Carla Peterson è secondo me una buona interprete in questo ruolo.
In realtà entrambe le attrici se la cavano bene, ma a mio avviso gli sceneggiatori de Il tempo delle mosche non hanno dato loro dei personaggi molto sfaccettati da rappresentare. Soprattutto Manca è quella che ha meno spazio di sviluppo. 


Ma non è questo il problema più grande di Il tempo delle mosche, che anzi ha tutto sommato un plot in parte diverso da alcune serie tv Netflix che sembrano fatte con lo stampino. Non riesco a dare la piena promozione alla serie però perché è impostata male: alcuni episodi sono davvero confusionari, con salti temporali troppo netti e poco distinguibili. Specie la parte finale secondo me è quella messa peggio, ma la sensazione generale è comunque quella di una storia riuscita a metà. Nonostante poi Il tempo delle mosche tratti temi importanti come la maternità, l'omosessualità femminile, la vita in carcere e il conseguente percorso di reinserimento nella società, la serie non sviluppa mai nessuno di questi argomenti.

Probabilmente, essendo composta da soli 6 episodi, non era possibile espandere troppo certe tematiche, ma un montaggio più lineare avrebbe dato un maggiore appeal alla serie. Tra l'altro, secondo me, hanno sfruttato solo a metà quella vena ironica che si trova nei primi episodi e che poi si perde per dare spazio alla parte più drammatica, ma che magari ci si aspetta da una serie tv breve.
Comunque Il tempo delle mosche ha un suo finale e questo è un plus, quindi immagino non ci saranno altre stagioni.



La sua verità
Miniserie


L'8 gennaio è arrivata invece una miniserie thriller che continua a conservare la sua posizione in vetta alle classifiche di Netflix e un po' lo comprendo, perché La sua verità è tutto sommato ben fatta.

Tratta dall'omonimo romanzo di Alice Feeney, il titolo originale, His & Hers secondo me rende meglio la trama di questa serie tv: ci troviamo in una cittadina un po' sperduta della Georgia e conosciamo Anna Andrews (Tessa Thompson), una rampate giornalista che ha fatto carriera ma che per una vicenda traumatica personale si è presa un anno sabatico allontanandosi da tutti, incluso il marito Jack (Jon Bernthal). Sarà però la misteriosa morte di una compagna di scuola di Anna a riavvicinare i due: per la giornalista potrebbe essere l'occasione di rilanciare quella carriera un po' congelata, Jack invece è un poliziotto che deve investigare sul caso. Peccato però che entrambi potrebbero essere coinvolti nell'omicidio per via di alcune questioni pregresse, quindi entrambi saranno interessati a scoprire la verità, o quantomeno a non farsi coinvolgere troppo direttamente. Ma sono davvero entrambi innocenti?


La sua verità sembra giocare su due prospettive diverse, ma non immaginate una roba tipo The Affair o Disclaimer, perché, nonostante qualche salto temporale, momenti di tensione e colpi di scena, abbiamo a che fare con una serie tv abbastanza lineare. È ovvio che gli sceneggiatori abbiano cercato di inserire parecchi diversivi per far andare avanti la serie e creare nello spettatore aspettative differenti, ma comunque tutto funziona, e soprattutto il finale di His & Hers riesce a creare quella suspense che colpisce. 
Poi tocca ammettere che Netflix ha scelto bravi interpreti, sia primari che secondari, e che anche l'impostazione generale e la messa in scena mi sono sembrati curati.

Anche in questa miniserie si innestano diverse tematiche, fra elaborazione di un lutto, relazioni sentimentali sfasciate, bullismo e violenza, anche se devono purtroppo o per fortuna fare spazio all'evoluzione della storia e quindi risultano marginali.
La sua verità è insomma una serie tv in sei episodi che ho seguito volentieri, che scorre bene, che tiene compagnia anche se non ha alcuna intenzione o capacità di far evolvere il genere.


Ovviamente è pur sempre una serie tv Netflix e sia che l'abbiate vista, sia che dobbiate vederla, è giusto avvisarvi di qualche difetto. Infatti come molti thriller moderni, per funzionare, cade in coincidenze, magari forzature e momenti più dubbi nella trama (per non dire proprio vuoti) che potrebbero infastidire qualcuno.
A me poi è piaciuto sia il fatto che entrambi i protagonisti non fossero propriamente positivi, perché ci spinge a guardare oltre la mera simpatia, sia il finale che ricostruisce tutto quello che è realmente accaduto.
Proprio l'ultimo episodio può essere abbastanza divisivo: io stesso non amo gli spiegoni, o comunque quando tutta la risoluzione di una serie viene fatta confluire in un'unica puntata, ma qui risulta più organico perché aggiunge una prospettiva che era presente ma che la serie non fa prendere in considerazione. 
Personalmente ritengo che La sua verità pecchi proprio nel non giocare in modo più netto sulla divisione dei due punti di vista fra Anna e Jack, ma per il resto, pur non essendo memorabile, credo sia una serie tv piacevole.



I sette quadranti di Agatha Christie
Miniserie 


Sarò più breve sicuramente su una serie tv che stavo aspettando con curiosità, e che è arrivata il 15 Gennaio su Netflix in tre parti. I sette quadranti di Agatha Christie è forse uno dei romanzi della scrittrice inglese meno noti e soprattutto non credo che ci siano molti adattamenti cinematografici.
Nella Londra del 1925 conosciamo Lady Eileen "Bundle" Brent (Mia McKenna-Bruce, Persuasione) che vive con la madre Lady Caterham (Helena Bonham Carter), la quale per far fronte a problemi economici, affittano la loro villa a Sir Oswald Coote (Mark Lewis Jones, Hostage) per una sontuosa festa in maschera.

Tra gli invitati ci sono anche Gerry Wade (Corey Mylchreest, Il mio anno a Oxford), amico del fratello defunto di Bundle e suo interesse amoroso, e Jimmy Thesiger (Edward Bluemel, My Lady Jane), un altro amico. Proprio durante la festa, un gruppo di amici decide di fare uno scherzo e nascondono otto sveglie nella stanza di Gerry.

La mattina dopo, però, Gerry viene trovato morto nel suo letto e sul camino ci sono sette delle otto sveglie. Incapace di credere che si sia trattato di un semplice incidente, Bundle deciderà di indagare, accompagnata da Jimmy e dal Sovrintendente Battle (Martin Freeman, Miller's Girl), deciso a far luce sulla morte.


Non voglio essere frettoloso o dismissivo su I Sette Quadranti, perché come dicevo la mia curiosità era parecchia, ma poi in effetti non è stata ripagata del tutto. Non ho letto il romanzo di Agatha Christie da cui è tratta la serie ma ho scoperto che ci sono delle differenze narrative, seppur permangano gli elementi base.
Credo però che forse non sia fra le storie più impattanti della scrittrice, infatti non è stata sfruttata molto di frequente. E anche questa serie tv di conseguenza risulta piacevole ma senza grandi guizzi, intrattiene e fa passare una piacevole serata, ma come arriva se ne va.

Buono il cast, piacevole la regia, produzione e ambientazione sono curati e la storia è godibile, ma manca qualcosa per renderla particolarmente avvincente. 
In particolare forse mancano personaggi davvero affascinanti e carismatici, e che magari abbiano una crescita, anche se come dicevo abbiamo attori rodati e capaci. 


È quindi un murder mistery molto classico, che cerca un po' di freschezza in una protagonista femminile leggermente più avanti rispetto la sua epoca, senza però risultare troppo anacronistica. Se non conoscete la storia come me, allora Agatha Christie's Seven Dials vi piacerà forse un po' di più; se invece siete puristi del genere, fra le variazioni date alla storia e una non particolare brillantezza ed innovazione, potreste restare un po' più delusi.

SKIN1004 Tone Brightening Ampoule, pelle luminosa e uniforme a meno di 15€ ✨

Quando si parla di prodotti per migliorare la luminosità dell'incarnato, la cosmesi coreana ha interi cataloghi di trattamenti che hanno questo fine. Ognuno ha un approccio differente, ma mi sembra di notare che la tendenza generale sia quella di prodotti semplici ma con un effetto sulla pelle a 360 gradi e che magari non siano aggressivi. O per lo meno risponde a queste caratteristiche la Madagascar Centella Tone Brightening Capsule Ampoule di SKIN1004.


INFO BOX
🏋 100ml
🗺 Made in Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 //

Skin1004 è sempre nella lista di brand coreani che voglio conoscere meglio e che man mano sto approfondendo, infatti verso la fine dello scorso anno vi avevo parlato proprio di un siero ai peptidi di questa linea Madagascar Centella che mi aveva entusiasmato

Lo scopo della Tone Brightening Capsule Ampoule è quello di illuminare l'incarnato e contrastare le macchie e mi aveva proprio incuriosito per l'approccio omnicomprensivo della sua formula. 

Le ampolle infatti sappiamo che non si discostano molto dai sieri viso da un punto di vista di uso e texture, e che il loro nome è più una trovata di marketing che di reale differenza da altri prodotti. Da un punto di vista formulativo le ampoule però tendono ad essere molto più semplici, spesso a base di uno o due attivi. Nella Brightening Capsule Ampoule invece Skin1004 ha invece puntato ad una miscela di attivi che illuminano l'incarnato ma lo fanno in modo in parte diverso. 

La texture acquosa ma soda e senza profumo di questa ampolla è piena di queste micro perle che le danno l'effetto quasi di una snowglobe, ma in realtà contengono quello che l'azienda chiama Madewhite™, un brevetto a base madecassoside un derivato dall’estratto di Centella Asiatica che quindi ha un effetto lenitivo, cicatrizzante e anti-rossore. Già con questo attivo l'aspetto della pelle può potenzialmente migliorare, ma la Madagascar Centella Tone Brightening Capsule Ampoule di SKIN1004 è arricchita anche con altre sostanze lenitive come Pantenolo, la stessa centella e probiotici che comunque aiutano a rinforzare la barriera cutanea.

L'azione antimacchia invece di questa ampolla risiede nella combo di acido tranexamico e vitamina C in forma stabile che agiscono appunto su spot e pigmentazioni. 

In più è un prodotto ricco di umettanti come la glicerina, le betaine, ed un altro brevetto interessante chiamato Aquaxyl™, un complesso di zuccheri che promette una idratazione su più livelli dell'epidermide e di rinforzare la barriera cutanea. 

La mia pelle ha risposto bene sin da subito alla Madagascar Tone Brightening Capsule Ampoule, perché risulta facile da stendere e si assorbe bene. Per qualche istante ha un leggero feeling appiccicoso, ma non è per nulla fastidioso, semplicemente è un siero che si sente agire sulla pelle, che non appesantisce ma non svanisce immediatamente. Questa ampolla Skin1004 diventa così un'ottima base per la mia routine: sopra ci si può applicare qualunque altro prodotto senza che si creino interazioni strane, e appunto con un siero o una crema si risolve completamente quella sensazione di appiccicoso e si potenzia l'effetto di questo prodotto.

Nessun problema anche con le piccole capsule contenute al suo interno non ci sono problemi, non si sente nemmeno il pop, ma semplicemente, quando massaggiamo il prodotto, queste si sciolgono e spariscono. 
Sin da subito la Brightening Capsule Ampoule è secondo me piacevolmente idratante, e come vi dicevo si sente che idrata bene, a fondo, e la sua azione dura davvero un po' per tutto il giorno. Ne consegue così una pelle più tonica ed elastica appunto sin da subito.

Io ad esempio sopra, adesso che ho la pelle un po' più secca, ci aggiungo giusto una protezione solare o una crema idratante e mi va più che bene. Da questo punto di vista secondo me accontenta un po' tutti i tipi di pelle, a seconda di come lo stratificate.
Per quanto invece riguarda l'effetto illuminante di questa ampoule Skin1004, come vi dicevo secondo me è in parte trasversale e in parte diretto: personalmente ad esempio ho notato che con l'uso di questo prodotto non si sono praticamente formate le classiche macchiette post brufolo, che svaniscono più velocemente.

Credo però che i benefici siano più che altro quelli di un incarnato che col tempo, in generale, ha un aspetto più sano, più omogeneo e luminoso perché appunto più forte, lenito e idratato.
Quindi penso che se avete macchie più o meno importanti e durature, la Brightening Capsule Ampoule possa essere un supporto delicato e non irritante per altri trattamenti più invasivi e mirati, o usata come mantenimento. 
Skin1004 ha insomma creato un prodotto molto gradevole, che copre necessità varie senza però aver fatto una formulazione in stile minestrone "svuota frigo". Inoltre è disponibile in ben tre diversi formati, da 30ml e da 50ml, oltre che questo da 100ml, quindi potete testarlo senza sprechi. 



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Novità, hype e delusioni: cosa ha lasciato Gennaio tra film e serie tv

Come vi dicevo nel recap per Beauty Cues, Gennaio è stato un mese un po' lento per me, mi è servito più tempo per carburare, riprendere i vecchi ritmi e tornare qui con la stessa regolarità. Ma comunque ci ho provato e sono riuscito a parlarvi di diverse serie tv e film che ho visto nel corso del mese.

Gennaio è sempre un mese particolare in questo senso: tra gli strascichi delle uscite di fine anno e i nuovi arrivi c'è sempre più traffico che in altri periodi e io ho ancora tanto di cui parlarvi, altre parentesi da chiudere specie sulle serie tv. Quelle di gennaio però sono state un po' più flop che promosse. 

Mi ha ad esempio deluso molto la seconda stagione di A Man on The Inside su Netflix.


Da dramedy gustosa e di compagnia, con quella punta di mistero che proseguiva lungo gli episodi, A man on the inside 2 è diventata una serie tv insipida, dove si è cercato di scavare nella vita di personaggi di cui in fondo non ci interessava. E poi c'è modo e modo di farlo: parlare di drammi familiari o di amori in terza età può attirare lo spettatore se lo fai con la giusta ironia o con un taglio particolare e qui mancano entrambi. Ad oggi non è stata confermata ancora la terza stagione e mi sa che potrebbe essere il sintomo di una cancellazione, e onestamente andrebbe anche bene così.

L'altro flop di gennaio non è un rinnovo ma una novità, ovvero Girl Taken, miniserie tv uscita l'8 Gennaio su Paramount +.

Alfie Allen interpreta un inquietante professore sequestratore di adolescenti in un thriller psicologico che sembra quasi una storia vera. Peccato però che anche qui si giochino male le loro carte perché la sceneggiatura è spesso banale, derivativa e piena di scene poco credibili se non propriamente assurde. Gli interpreti non sono male ma Girl Taken finisce nel cestino delle serie tv dimenticabili.

Sul versante delle serie tv promosse mi sento, a mente fredda, di nominare Stranger Things 5.

Fatemi spiegare: nella recensione della quinta stagione (ma anche prima) ne ho detto peste e corna e sottoscrivo ogni singola frase, ma l'idea di avere un finale di stagione che completi la storia merita già una spilletta di incoraggiamento. Poi se si guarda a Stranger Things in dettaglio (ma anche non troppo) ci sono tante lacune, eppure non si può negare che si tratta di una delle produzioni più complesse e grandi degli ultimi tempi, quindi tutto sommato, presa nel suo insieme, tocca riconoscerne comunque il valore. È comunque finita una saga e mi va più che bene così.


Per quanto riguarda i film ho sicuramente almeno un titolo che boccio senza pensarci troppo, che non è una novità ma un recuperò, ovvero This Time Next Year.

Il bel Lucien Laviscount è protagonista in una commedia romantica che ricorda vagamente One Day, ma peccato che la storia di This Time Next Years sia debole, soprattutto nelle interazioni fra lui e la sua partner nel film ovvero Sophie Cookson. Mi sono mancati al tempo stesso leggerezza e profondità, dolcezza e ironia, ma anche degli aspetti che giustificassero gli andirivieni fra Quinn e Minnie, nonostante il film duri praticamente due ore.
Mi è mancato soprattutto quel senso di fiaba che mi aspetto come giustificazione per un genere cinematografico che ormai arranca.
Evitabile e dimenticabile. 


Voglio invece promuovere Primavera di Damino Michieletto, arrivato al cinema proprio a Natale 2025.

È vero, non è un film che esplode da un punto di vista narrativo, anzi può risultare un po' classico e sono certo che qualcuno l'abbia trovato noioso. Io invece credo che Primavera abbia il merito di raccontare una vicenda, seppur romanzandola, che non conoscevo, ma soprattutto lo fa in modo elegante e attraverso bravi interpreti. Il pathos c'è, ma è più compassato, l'emozione si fa sottile e poi fanno da contorno una messa in scena curata ma misurata, la bellissima musica classica e la regia che gioca molto su luci e colori. Probabilmente se arriverà in streaming, potrà farvi passare una serata piacevole. 


Top e Flop Gennaio '26, le prime scoperte da segnarsi (e i flop da evitare)

Devo dire che il mio Gennaio è stato un po' in salita. Dopo un dicembre che non è stato particolarmente conciliante o rilassante, è stato un inizio anno in cui ho fatto un po' fatica a riprendere il ritmo e far quadrare tutti gli impegni delle 24 ore. Credo che però ho proseguito con Beauty Cues sempre con recensioni interessanti, almeno per me. 

Ho iniziato questo 2026 anzi con alcuni promossi che vale la pena appuntarsi a cominciare dalla linea Beauty's Choice di Cien, una gamma di cosmesi avanzata e moderna. Fra i tre prodotti che ho testato, tutti comunque validi, credo che meriti qui una menzione il Siero al Retinale 0.01%.

Ad avermi colpito in questo prodotto Cien è sicuramente l'aver saputo coniugare una formulazione user friendly, anche per i meno esperti, ad un trattamento appunto efficace e ricercato. Nell'INCI infatti si uniscono alcuni degli attivi migliori che abbiamo in commercio, per migliorare la tonicità cutanea. Sicuramente se Cien offrisse un siero al retinal più concentrato, per me sarebbe l'ideale, ma se la linea Beauty's Choice dovesse tornare disponibile, vi consiglio di darle una chance. Qui tutta la recensione. 

A proposito di retinale, nel corso di Gennaio vi ho anche parlato dell'ottima Eye Cream Retinal Liposome 4% + Fermented Bean di KSecret Seoul 1988.


Dopo il siero viso della stessa azienda, anzi mentre lo stavo già utilizzando, mi sono subito innamorato della crema contorno occhi della linea, anch'essa ricca di attivi e facile da inserire nella skincare. Tutti questi prodotti a base di retinale, sia l'Eye Cream che il siero Cien, non sono estremamente potenti da cambiare la pelle dal giorno alla notte, ma agiscono più con costanza nel tempo. Qui trovate la recensione della Eye Cream Retinal Liposome Ksecret.

Un'altra piccola scoperta di questo primo mese è stato il Trattamento Anticaduta Capelli di Freshly Cosmetics, un siero rinforzante e anticaduta.


La potenza di questo trattamento sta in una miscela di nove attivi di origine vegetale in una formulazione completamente naturale. Inoltre ha una consistenza ottimale sia se vogliamo fare una applicazione più mirata, sia se dobbiamo trattare aree più estese. A me è piaciuto perché l'ho trovato efficace anche sulle zone dove il diradamento è più visibile. Qui trovate la recensione del trattamento Freshly, ma di questa azienda mi sentirete ancora parlare.


L'ultimo promosso è stato anche l'ultimo prodotto che ho recensito a Gennaio, ovvero i Deodoranti Stick Ricaricabili di Wild.


Nella recensione trovate tutti i dettagli sulla filosofia di questa azienda che punta a ridurre il più possibile l'impatto ambientale di un prodotto così di largo uso comune. Wild però non offre prodotti standard e noiosi, ma cerca anche di creare cosmetici simpatici, personalizzabili e piacevoli da usare grazie ad una ampia scelta di profumazioni. Ma ovviamente l'aspetto più importante è l'efficacia: io li ho testati per tre mesi e posso dire che su di me i deodoranti Wild, almeno nella versione stick, funzionano molto bene.

Sul versante dei prodotti flop non ho un lungo elenco contro cui puntare il dito, ma c'è stata una delusione ovvero lo Shampoo Secco in Schiuma 2 in 1 di Balea.


Nella teoria sembra un prodotto innovativo: è una mousse che promette di rinfrescare i capelli, ma anche di aiutare nello styling. Nella pratica però questo shampoo secco Balea su di me si è rivelato poco efficace. Sì, lascia un buon profumo e un po' aiuta a rendere il capello meno pesante, ma non ha la performance dello shampoo secco tradizionale. Inoltre nell'utilizzo mi sembra faccia perdere più tempo.
Non è il peggior prodotto mai provato, ma non ho certamente voglia di riacquistare questa schiuma Balea. Se volete conoscere altri dettagli vi aspetto qui.


Quali sono stati i vostri top e flop di Gennaio?



Girl Taken su Paramount+ è il primo flop dell'anno

Su Paramount+ l'8 Gennaio è arrivata Girl Taken, che mi aveva attirato perché sulla locandina c'è il faccione di Alfie Allen, ottimo attore che ha avuto uno slancio con Game of Thrones.


Tratto dal romanzo Baby Doll di Hollie Overton, Girl Taken ha un plot che sembra quello di un qualunque storia vera che finisce nei casi di cronaca nera, e non è spoiler perché questa è la prima scena della serie tv: Allen interpreta il ruolo di Rick Hansen, un insegnante tranquillo e rispettato nella comunità che però nasconde una strana fissazione per Lily Riser, una sua studentessa.
Dall'altra parte però c'è Abby, sorella gemella di Lily, che a sua volta ha una sorta di cotta per il suo insegnante. Proprio a seguito di un litigio fra le sorelle, Lily si allontanerà e Hansen la rapirà rinchiudendola nello scantinato di un casolare ricevuto dalla moglie in eredità. 
Nel corso dei sei episodi di Girl Taken scopriremo il destino delle due sorelle, legate anche da un rapporto burrascoso con la madre.


Si sposta più sul piano del thriller psicologico questa miniserie Paramount+ perché cerca di sondare proprio nelle dinamiche relazionali fra appunto le gemelle Riser, cresciute con una madre problematica e spesso ubriaca, ma anche gli strascichi emotivi di Lily sia durante che dopo il rapimento. Tanti diversi traumi che ognuna delle protagoniste dovrà affrontare, con un focus ovviamente sulla gemella rapita.
Quindi, a parte qualche momento di tensione, non è tanto l'azione ad avere il sopravvento, ma proprio i rapporti, gli animi, quel che un avvenimento così complesso lascia in chi "sopravvive".

Seppur chiaramente tocchi tasti già battuti da altre serie tv, Girl Taken avrebbe le carte in regola per essere una buona produzione, una di quelle storia che ti inquietano perché il mostro in questo caso è proprio l'uomo della porta accanto. Invece devo ammettere che sono arrivato alla fine solo per capire se ci fosse uno sviluppo sensato e una esplosione drammatica che potesse colpirmi.
Tuttavia credo che qui siamo di fronte ad una delle sceneggiature peggiori degli ultimi tempi.


Dopo un incipit comunque interessante, Girl Taken ha infatti uno sviluppo narrativo pigro, poco creativo, coincidenziale, pieno di vuoti, con forzature o soluzioni prevedibili che tolgono passione a credibilità a tutta la serie tv.

Faccio un esempio banale ma che mi è saltato subito all'occhio: Lily viene rinchiusa in una stanza in cui ha molti oggetti per difendersi e per aggredire il suo rapitore, e non sembra sia magari debilitata o narcotizzata per non riuscire a reagire. Ovviamente allo sceneggiatore fa comodo ignorare questa logica e aspettare il momento che ritiene più sensato, ma non è quello più realistico. Indubbiamente la ragazza vive una situazione di coercizione e paura, ma in fondo non ci viene mai mostrata per poter giustificare i suoi 5 anni di prigionia.


Purtroppo anche da un punto di vista affettivo e umano, Girl Taken non mi è sembrata ben elaborata, visto che ad esempio non viene mai approfondita la capacità manipolatoria di Rick nei confronti della moglie, e mi aspettavo qualche flashback in più che ricostruisse quello che è stato il suo rapporto con Lily mentre era stata rapita. La ragazza ad un certo punto sembra in qualche modo voler far leva sui suoi punti deboli, magari mettere in scena una sorta di sindrome di Stoccolma, ma nulla di questo viene approfondito. 

Inoltre il rapporto fra le gemelle e la madre è un abbozzo di una famiglia disfunzionale qualsiasi, e la donna, nonostante sia una infermiera, non sembra mai suggerire alle figlie di farsi seguire da un terapista.
In sintesi non hanno giocato bene le loro carte, perché farci scoprire da subito il fattaccio li ha costretti a muoversi su un piano più appunto psicologico che richiedeva una cura particolare che qui manca.
Spiace perché comunque Alfie Allen è sempre un ottimo attore, ed anche Tallulah e Delphi Evans, praticamente alle prime armi, si sono rivelate convincenti, ma Girl Taken per me è il primo grosso flop dell'anno. 





La mia esperienza con i Deodoranti Wild: Naturali, Personalizzabili ed Efficaci

Lo sapete, qui si parla anche di argomenti che possono essere meno glamour ma non per questo meno interessanti ed utili, come l'annosa questione dei deodoranti per ascelle. 

Ovviamente sono parte anche della mia routine, quindi ne parlo spesso e volentieri nelle mie recensioni, e la ricerca di prodotti efficaci non si ferma mai. Da mesi ormai sto testando i deodoranti di Wild, brand inglese che conoscevo da tempo che non avevo ancora avuto modo di provare. Adesso però che li ho testati in lungo e in largo posso raccontarvi tutto quello che ho imparato sul brand, i suoi pro, gli eventuali contro e la mia personale esperienza. 


La filosofia di Wild

Conoscevo Wild quando ancora si occupava solo di deodoranti in stick, ma l'azienda ha espanso molto il suo catalogo e adesso si trovano non solo prodotti per la cura e l'igiene del corpo, ma anche per il viso e la stessa gamma di deodoranti è stata espansa. Oltre agli stick, con almeno il 97%  di ingredienti di origine naturale, adesso troviamo anche i roll-on in due versioni, fra cui quella con antitraspiranti per chi ha necessità di una performance più intensa. 

Ma l'intento di Wild è soprattutto quello di rivoluzionare un prodotto di uso comune che può avere un grosso impatto ambientale specie nel generare plastica usa e getta. Tutti i prodotti proposti dall'azienda infatti sono ricaricabili, quindi si compra solo una volta il flacone riutilizzabile e poi via via i refill, senza però perdere il piacere di un prodotto gradevole e profumato. 

Ad esempio i case dei deodoranti stick sono in alluminio disponibili con ben 12 fantasie e colori, mentre i refill sono declinati in 19 diverse fragranze, perfette per accontentare tutte le preferenze. Le varie profumazioni sono anche disponibili in una versione per pelle sensibile senza bicarbonato. 
A queste ovviamente si aggiungono le collezioni speciali che vengono lanciate periodicamente. Le ricariche dei deodoranti stick sono poi contenute in confezioni di bambù, quindi compostabili ed ecologiche.



Gli ingredienti che funzionano

I deodoranti stick Wild come dicevo sono a base di ingredienti naturali e vegani, e nello specifico si tratta di formule anidre, che lavorano in sinergia e non bloccano la sudorazione ma la assorbono e rallentano la proliferazione batterica che causa poi il cattivo odore. Gli attivi scelti da Wild per la linea non rivolta a pelli sensibili, che poi è quella che ho provato io sono principalmente:

  • Bicarbonato di sodio, che neutralizza gli odori agendo sul pH e limitando la proliferazione dei batteri responsabili appunto del cattivo odore. 
  • Idrossido di magnesio, che supporta l'effetto del bicarbonato, contrasta i batteri che causano odori poco gradevoli senza alterare eccessivamente l'equilibrio cutaneo.
  • Zinco Ricinoleato, attivo funzionale che agisce quasi "intrappolando" le molecole odorose, impedendo che vengano percepite. È considerato efficace e ben tollerato.
  • Amido di tapioca, assorbe l'umidità in eccesso, contribuendo a mantenere una sensazione di asciutto e a riduce quindi l'ambiente favorevole ai batteri.

Oltre a questi attivi anti odore, i deodoranti Wild hanno anche sostanze idratanti e nutrienti come olio di cocco, burro di karitè e cacao, e cera e olio di semi di girasole. 
Come anticipavo la versione sensitive di alcune fragranze ha alcune accortezze formulative: non contiene ad esempio bicarbonato, che in effetti può risultare leggermente irritante su alcune cuti.


Come si usano i deodoranti Stick Wild


Come dicevo tutti i prodotti Wild sono refillabili, inclusi i deodoranti solidi in stick da inserire nei case di alluminio. Io ho la colorazione Acqua che ha scelto il brand per me, ma come dicevo ci sono più fantasia.

Ricaricare i contenitori stick Wild è semplicissimo e sul sito dell'azienda trovate un video molto chiaro ed esplicativo: basta ruotare la base fino alla fine e con un minimo di forza staccarla dalla parte centrale. Così si può inserire la ricarica senza troppa fatica (non è necessario rimuovere il supporto di carta se ve lo steste chiedendo) ed iniziare ad usare il deodorante, anzi volendo si possono anche alternare più fragranze perché è molto semplice sostituirle. Una volta terminato si procede allo stesso modo. 

I materiali mi sono sembrati compatti e solidi, quindi perfetti da portarsi dietro, in viaggio o in palestra. Considerate che il mio deodorante ha fatto un paio di cadute e non ha subito alcun danno, quindi anche se siete un po' maldestri come me non dovreste avere problemi. Ho temuto invece che il contenitore fosse ingombrante vedendo le immagini, ma in realtà non è molto dissimile dai packaging di altri deodoranti in stick o roll on che sono disponibili in commercio. 

Il case credo sia tranquillamente lavabile sotto l'acqua, anche perché è in alluminio, quindi basta farlo asciugare bene per poter continuare ad utilizzarlo.


La mia esperienza con Wild

Io ho avuto modo di provare tre deodoranti Wild grazie all'azienda, e li ho voluti testare per oltre tre mesi prima di parlarne. Due aspetti infatti volevo comprendere particolarmente: l'efficacia del prodotto e la sua delicatezza.


INFO BOX
🔎 wearewild.com
💸 €15.19 (case + ricarica)
🏋 40gr (ricarica singola)
🗺 UK
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan


Io ho provato in particolar modo le fragranze Coconut & Vanilla, che subito diventata la mia preferita, e Strawberry & Creamy, più dolce e appunto ricorda un po' un Chupa Chups ma comunque non stucchevole. Credevo fossero entrambe adatte alla stagione più fredda e non mi sbagliavo, mentre ho tenuto da parte Fresh Cotton & Sea Salt per questa estate, e credo possa essere una profumazione che amerò molto in quel periodo. 
Tutte le profumazioni sono secondo me ben calibrate: permangono a lungo dando una sensazione di pulizia, ma non sono troppo invadenti da entrare in contrasto con altro profumi che utilizziamo.

Per quanto riguarda la performance generale dei deodoranti stick Wild per me va ben oltre la sufficienza. Cambiare deodorante può richiedere un momento di assestamento prima che questo inizi a funzionare come si deve, ma ci sono poi prodotti che su di noi non hanno alcun effetto. I Deodoranti Stick Wild invece su di me sono stati efficaci praticamente da subito, e soprattutto anche in situazioni più movimentate e stressanti, quelle che in genere mettono più a dura prova il controllo della sudorazione.

 

Mi danno infatti una buona sensazione di asciutto e pulizia per parecchie ore e mi sento a mio agio anche nel corso di una intera giornata. L'uso è molto semplice, lo stick si stende bene e scorre sulla pelle delicatamente pur essendo compatto. Wild suggerisce di stendere il prodotto con le mani per far assorbire meglio la pasta, ma io non ne ho mai avuto la necessità. Inoltre ci si può vestire subito dopo averli applicati.
Ho apprezzato il fatto che questi deodoranti non lascino particolari aloni anche sui capi scuri. Se restano delle tracce di deodorante, queste vanno via facilmente con un normale lavaggio senza alcun problema.

L'aspetto che poi mi ha sorpreso è la delicatezza sulla cute di questi deodoranti Wild: in passato ho provato prodotti a base di bicarbonato che mi causavano rossori e irritazioni, ma non è stato un problema con questi Wild. Li uso infatti tutti i giorni costantemente e non ho mai avuto alcun fastidio. 
L'azienda afferma che una singola ricarica duri dalle 4 alle 6 settimane e credo abbia ragione, anche se ad oggi non ho ancora terminato nessuno dei refill che ho utilizzato, quindi immagino si ammortizzi bene il costo nel tempo. 

Wild è stata una scoperta che non abbandonerò presto, anzi voglio provare tutte le fragranze e anche gli altri prodotti per il corpo.



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Nuove commedie romantiche in streaming: funzioneranno questa volta?

Quelle che seguono sono le elucubrazioni di una persona frustrata perché sì, vorrei sedermi sulla poltrona e godermi una commedia romantica, magari sdolcinata, magari inverosimile o banale, ma che almeno mi smuova qualcosa dentro, che mi faccia riflettere in qualche modo sulla complessità dell'animo umano. Ho visto da poco due nuovi film che purtroppo non mi sembra riescano in questo intento, ed un po' mi spiace. 


 This Time Next Year - Cosa fai a Capodanno? (2024)


Genere: commedia, romantico
Durata: 116 minuti
Regia: Nick Moore
Uscita in Italia: 14 Novembre 2024 (cinema)/ 7 Gennaio 2025 (NOW/Sky)
Paese di produzione: Regno Unito

Minnie (Sophie Cookson) è una sfigata cronica, anzi si può dire fin dalla nascita e sta vivendo un periodo difficile. Non solo rischia di perdere l'appartamento in cui vive, ma arranca nel portare avanti il suo lavoro, una pasticceria aperta con un paio di amiche. Anche sul fronte sentimentale non se la cava meglio: non riesce infatti a slegarsi dal suo fidanzato estremamente egoriferito. 

Sembra una vita totalmente opposta quella di Quinn (Lucien Laviscount, Emily in Paris) che viene da una buona famiglia, ha una professione solida e una fidanzata affascinante. Quando per sbaglio i due si incontreranno, saranno scintille: Minnie infatti doveva chiamarsi Quinn, un nome che sua madre riteneva fortunato, ma le è stato rubato proprio dalla madre del ragazzo con il quale condivideva la stanza di ospedale. Minnie e Quinn sembrano però essere legati da un insolito destino, anche se entrambi dovranno superare le proprie reticenze e alcune convinzioni difficili da sradicare.

Tratto dal romanzo di Sophie Cousens, che qui si è occupata anche dell'adattamento cinematografico, This Time Next Year non aveva per me le carte in regola per fare le corse al cinema, ma quando è arrivato su Now poteva essere già più interessante. Indubbiamente la presenza di Lucien Laviscount è stato un buon stimolo in più a vedere il film, ma non è bastata a salvarlo.

Pur non nascondendo il suo essere derivativo infatti, This Time Next Year non riesce ad uscire dalla struttura rodata delle rom-com offrendo qualcosa di nuovo, anzi forse facendo peggio di altri titoli. Minnie infatti veste i panni della sfigata un po' sciatta e a tratti nevrotica e che alla lunga allo spettatore risulta fastidiosa, specie se non offre altri lati del carattere o dimostra una evoluzione. Quinn invece resta stazionario nel ruolo del bello e vagamente dannato, anche se alla fine sappiamo poco del suo vissuto. Ci provano a dargli profondità parlandoci di sua madre Tara (interpretata dalla ottima Golda Rosheuvel di Bridgerton) e della sua profonda depressione, ma è tutto molto abbozzato e sbrigativo.

In realtà le piccole parentesi sui genitori di Quinn e Minnie sono forse le parti più interessanti, diverse ed originali di This Time Next Year ma appunto sono molto collaterali per l'economia della trama.

Il film poi cerca di sfruttare le tipiche situazioni surreali per creare una vena ironica ma mi è sembrato un tentativo davvero inefficace perché non si riesce nemmeno a sorridere.

Ad avermi lasciato però perplesso e deluso è stato proprio il rapporto fra Quinn e Minnie, ed ho dovuto rivedere alcune parti del film perché proprio non mi raccapezzavo. Come per qualunque rom-com che si rispetti, anche i due protagonisti devono mettere alla prova il loro sentimento e ovviamente finiranno in un momento di crisi. Il problema è che non si capisce bene cosa li tenga davvero separati: sembra semplicemente che stiano distanti perché così deve essere o la storia non funzionerebbe. Non c'è un reale scontro, o un momento di lite, ma dopo una circostanza un po' imbarazzante, si allontanano. 
Tocca ammettere che purtroppo fra Sophie Cookson e Lucien Laviscount non c'è una grande chimica, né sembra che fra di loro possa nascere questo grande amore, almeno sullo schermo.

Per quanto poi This Time Next Year abbia una confezione piacevole, una regia lineare e una colonna sonora orecchiabile, ha secondo me una durata eccessiva sia per la storia che racconta che per il genere.
Quindi un film evitabile e dimenticabile.



People We Meet on Vacation - Un amore in vacanza (2026)



Genere: commedia, romantico
Durata: 118 minuti
Regia: Brett Haley
Uscita in Italia: 9 Gennaio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA

In diversi periodi della loro vita, scopriamo lentamente il rapporto fra Poppy (Emily Bader, My Lady Jane) e Alex (Tom Blyth) conosciutisi durante un car sharing, quando erano ancora dei ragazzi che avevano deciso di condividere il viaggio in auto dal Boston College per tornare alla loro cittadina natale, Linfield. I due sono particolarmente diversi: Poppy è spigliata, incasinata, prende la vita per come viene, mentre Alex è quadrato, preciso e ama essere organizzato. Eppure, sebbene non con le migliori premesse, i due si legheranno in una profonda amicizia, che li porterà spesso e volentieri in viaggio insieme. Ad un certo punto però Alex e Poppy si ritroveranno separati e sembra per colpa di un viaggio in Toscana, ma per celebrare il matrimonio di David (Miles Heizer, Boots), fratello di Alex, i due si ritroveranno e potranno finalmente chiarire cosa davvero è successo fra di loro.

People We Meet on Vacation sta cavalcando i primi posti della classifica dei film più visti su Netflix e anche io onestamente mi sono fatto incuriosire per il cast. E volevo proprio apprezzare il film, anche se presentarlo come l'ennesima ispirazione a Harry ti presento Sally non è che invogli molto.
Tuttavia c'è poco che funzioni davvero in questa nuova commedia, e anzi direi che c'è una prima parte che proprio non ho apprezzato e una seconda che va meglio, ma non salva tutto il film.

Appena conosciamo Poppy e Alex infatti ci rendiamo conto che, nella realtà, fra di loro non nascerebbe nulla, perché sono troppo diversi e credo che a nessuno dei due verrebbe la voglia di approfondire la conoscenza dell'altro, anche costretto. Questo tipico incontro "enemies to friends" ci viene raccontato secondo me in modo banale, con una ironia prevedibile, stereotipi e appunto scene poco credibili, occupando oltre un'ora di tutto il film.
Superato questo scoglio, la seconda parte di People we meet on vacation sembrava la più interessante, ma mancano tutti quegli approfondimenti che il rapporto fra i protagonisti meritava per risultare solido e convincente.

È come se il film, nonostante le due ore di durata, non ci desse il contesto per cui fra Alex e Poppy le cose non funzionano e quando si arriva al momento del confronto, sembra che abbiamo a che fare con due persone che semplicemente non hanno avuto occasione di parlarsi. I motivi fondanti mancano infatti del tutto. Si fa accenno a magari il bisogno di Poppy di stare lontana dalla sua città natale, così come si Alex afferma di aver perso la madre da giovane, ma sono approfondimenti che non avremo mai.

Peggio però mi sono sentito quando, una volta chiariti i reciproci sentimenti dei protagonisti, questi sembrano comunque non conciliarsi. È soprattutto Alex ad avermi convinto meno: sembra infatti che pretenda che Poppy cambi vita da un giorno all'altro e gli dichiari amore eterno, anche se in fondo non hanno ancora avuto modo di conoscersi da quel punto di vista.


È una cosa tutta americana quella di innamorarsi del proprio migliore amico e lo capisco poco umanamente, ma qui sembra che manchi quella naturale evoluzione del sentimento e si forzino le cose giusto per creare momenti di tensione. 
Sono conscio che sto forse esaminando troppo un film come People we Meet on vacation, che in fondo non vorrebbe una analisi del genere, ma mi è quasi dispiaciuto non potermi affezionare ai personaggi. Emily Bader e Tom Blyth sono carini sullo schermo, sembra ci sia davvero chimica fra i due, e si finisce in qualche modo per volergli bene, ma se avessero dosato meglio gli ingredienti del film secondo me molte cose avrebbero funzionato bene.



Maschere Viso Vegan Collagen Gel Mary&May, ecco cosa dovreste sapere! 🤔

Quando lo scorso anno ho visto che Mary & May aveva lanciato la sua versione delle maschere in hydrogel a base di collagene non potevo non provarle.


Il 2025 è stato infatti l'anno delle maschere viso di questa tipologia e con questo ingrediente, e Mary&May è uno dei brand coreani che più sto approfondendo negli ultimi mesi, quindi appena ho potuto ho voluto mettere alla prova la loro idea di questo tipo di trattamenti viso. L'azienda ad essere precisi non parla di maschere in hydrogel, ma le definisce generalmente "Collagen Gel Mask" ed in effetti ci sono diverse caratteristiche che le distinguono dalle altre aziende.

Queste di Mary & May ad esempio non hanno bisogno di una lunga posa, ma promettono di agire già dopo circa 20/30 minuti. Inoltre la consistenza di queste Collagen Gel Mask è leggermente diversa rispetto all'hydrogel, come se fosse più gommosa ed elastica, e si comporta diversamente sulla pelle. 
In realtà anche conservandola per qualche giorno dopo l'uso, la maschera Mary&May non cambia troppo consistenza, non diventa ad esempio trasparente e rigida.

Queste differenze comunque non inficiano nell'uso: tutte queste maschere aderiscono bene al viso e non cascano durante la posa anche se si sta in piedi o ci si muove. Inoltre le ho trovate molto comode, non necessitano in genere di grandi aggiustamenti.

Le Vegan Collagen Gel Mask Mary & May sono disponibili in tre diverse tipologie, e le ho messe alla prova più volte per raccontarvi la mia esperienza. Sono tutte arricchite con collagene vegano dal peso molecolare bassissimo per avere un assorbimento migliore, ed anche da Sodium DNA o PDRN di origine vegetale, e se non sapete di cosa si tratti, fate un salto qui.



Mary&May Vegan Collagen Red Ginseng Mask
Maschera viso antiossidante rivitalizzante


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana
💸 €13 (kit) / 0.80 (in offerta)
🏋 30g
🗺 Corea 
⏳ Monouso
🔬 Vegan

Oltre ad idratare, la Red Ginseng Mask Mary & May promette di revitalizzare la pelle proprio grazie alle proprietà del ginseng, che ha proprietà antiossidanti. A questo si associano altri due estratti naturali ovvero il ginkgo biloba e il bamboo, entrambi rimineralizzanti e antiossidanti.
Insieme al collagene come idratanti troviamo diversi agenti umettanti come glicerina e saccarosio, mentre ci sono altre sostanze che leniscono la pelle, in particolare centella, allantoina e un derivato della liquirizia. Per un brand coreano che si rispetti come Mary&May non possono mancare adenosina, dall'effetto anti age e la niacinamide, l'attivo factodum.

Il profumo vagamente legnoso/speziato di questa Collagen Red Ginseng Mask mi sembra tipico per i prodotti asiatici che contengo ginseng, ma a me non disturba. Certamente se gli odori vi danno fastidio, potrebbe non fare al caso vostro.
Per quanto riguarda l'uso invece non ho comunque nulla da dichiarare: non è una maschera particolarmente fresca, al netto del fatto di avere una gelatina bagnaticcia sul viso, ed aderisce molto bene. Io infatti sono riuscito a tenerla in posa anche più di 60 minuti senza problemi.


Una volta rimossa, questa maschera viso Mary&May rende il mio viso più levigato delle aree con texture meno omogena, e noto un effetto tonificante molto carino. È un po' uno di quei trattamenti che migliorano l'aspetto della pelle in generale, dando anche una leggera luminosità. Il potere idratante è più che buono anche per una pelle che tende a disidratarsi facilmente. Inoltre non lascia patine appiccicose particolarmente presenti o che si sentono sul viso, e infatti ci si può applicare sopra qualunque prodotto si voglia, anche solo per sigillare l'idratazione che rilascia la maschera. 

Magari pelli particolarmente esigenti, o con problematiche particolari, potrebbero trovare questa Collagen Red Ginseng Mask Mary&May un po' troppo leggera, o comunque poco incisiva. Ma se inserita in una routine serale, fa secondo me un buon effetto. Per quanto invece riguarda il suo potere anti age, non aspettatevi miracoli: come dicevo tonifica e distende il viso, ma gli attivi hanno più che altro un effetto preventivo dato dagli antiossidanti.
Credo che pelli spente, miste o normali possano apprezzare molto un trattamento del genere.



Maschera viso lenitiva


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana
💸 €13 (kit) / 0.80 (in offerta)
🏋 30g
🗺 Corea 
⏳ Monouso
🔬 Vegan

La Fresh Aloe Mask non può che essere un trattamento lenitivo, rinfrescante e antiinfiammatorio. Infatti nell'INCI, oltre ad appunto l'aloe, troviamo anche madecassoside, liquirizia, allantoina ed estratto di houttuynia come agenti calmanti. La base di umettanti è invece identica all'altra maschera Mary&May, mentre come estratti vegetali qui troviamo quello di foglie di pino, antiossidante, e quello di anice stellato, antibatterico, antiossidante, antinfiammatorio. Qui non c'è invece niacinamide se non sopportate questo ingrediente.

Il siero della Fresh Aloe Mask Mary&May è vagamente più bavoso e gelatinoso, ma contribuisce ad una adesione della maschera davvero perfetta. Mi è capitato una volta sola di dover aggiustare i tagli dove il naso e gli occhi, ma immagino sia normale.

Per quanto riguarda la profumazione direi che è prevedibilmente neutro/fresca, e la trovo tutto sommato molto piacevole da tenere sul viso perché, anche adesso che fa più freddo, offre una sensazione più decongestionante che rinfrescante. 

Anche con questa maschera Mary&May non ho notato cambiamenti del materiale durante la posa, quindi l'ho sempre lasciata agire ben più a lungo di quanto raccomandato dall'azienda e non ho avuto problemi.

Temevo invece che la consistenza del siero potesse lasciare un residuo colloso fastidioso sul viso, ma su di me questa Aloe Fresh Mask Mary&May si assorbe abbastanza bene, seppur lasci comunque una leggera sensazione di appiccicoso che solo applicando altri prodotti sopra si riesce a mitigare.

Nonostante questo, è un trattamento che promuovo: in effetti questa maschera lascia la pelle più fresca e davvero lenita, con un aspetto di conseguenza meno arrossato e più omogeneo. L'idratazione poi che rilascia è molto alta, direi adatta a pelli non solo appunto irritate e sensibili, ma anche secche e disidratate.
Anzi se vi va di provare questa maschera viso Mary & May il mio consiglio è di metterla alla prova proprio quando sentite la pelle più tirante, magari dopo una giornata al freddo e al vento.
Come dicevo si possono applicare sopra altri prodotti senza problemi, anzi io ve lo consiglio non solo per completare la skincare ma anche per eliminare quel leggero feeling appiccicoso. È sicuramente la mia preferita e credo quella più adatta a pelli normali e secche.



Mary&May Vegan Collagen Charcoal PDRN Mask
Maschera viso rassodante

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💸 €13 (kit) / 0.80 (in offerta)
🏋 30g
🗺 Corea 
⏳ Monouso
🔬 Vegan


La Charcoal PDRN Mask era fra queste tre maschere quella che guardavo con più sospetto, anche perché credo poco a questi trattamenti che vogliono essere allo stesso tempo idratanti, tonificanti e purificanti ma che non contengono determinati ingredienti.
Questa maschera Mary &May infatti presenta da un lato attivi simili alle altre maschere viso come appunto il collagene, la niacinamide, il saccarosio, la glicerina, ed anche gli estratti vegetali come bambù, centella e ginkgo biloba. La Charlcoal PDRN Mask ha però una sfilza di forme di acido ialuronico per un effetto idratante stratificato e multi livello. Poi troviamo anche l'estratto di tartufo, molto "luxury" e generalmente ritenuto antiossidante, e più a fondo nell'INCI il carbone, per un effetto detox. 
Capite da voi che secondo me c'è un po' troppa roba per un trattamento che alla fine si aggiunge come extra alla skincare abituale.  

Per quanto riguarda l'uso, la mia esperienza con la Charcoal PDRN Mask non è stata poi troppo diversa dalle altre: non la trovo particolarmente fresca sul viso, non dà fastidio anche con temperature più basse. Inoltre aderisce bene ed ha una profumazione neutra che al mio naso è anche abbastanza evanescente, quindi non disturba durante la posa. 

I risultati che ho visto con questa maschera Mary&May non si discostano troppo dalle mie aspettative: il livello di idratazione che rilascia ad esempio può bastare per pelli normali o miste, ed è quella che lascia meno la sensazione di pelle appiccicosa. Per quanto riguarda invece l'azione purificante non ho notato un effetto particolare. Il viso appare un po' più liscio, specie le zone con pori dilatati, ma non le affibbierei una azione astringente particolarmente spiccata. Io dopo ci ho applicato tutti i miei prodotti abituali e non ho avuto problemi. 

In generale poi non ho trovato un effetto tonificante particolarmente spiccato, ma credo sia normale: su di me l'acido ialuronico non è mai particolarmente rassodante quindi qui non può fare la differenza. 
Se dovessi fare insomma una classifica di gradimento, direi che la Vegan Collagen Charcoal PDRN Mask Mary&May sta un gradino sotto le altre maschere viso, non perché sia sgradevole o dia problemi, ma perché non sono riuscito a trovarle quella peculiarità che riesca a distinguerla da magari una maschera in tessuto. 


Conoscevate già queste maschere di Mary&May? Vi piace questo brand?




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