Loot e Palm Royale: è arrivato il momento di fermarsi?

Dopo Netflix e NOW, cerco di fare il punto su due serie tv tornate negli ultimi mesi, a cavallo fra 2025 e 2026, ma che sono disponibili su Apple Tv+. Si tratta di due titoli che stavo già seguendo con piacere, e diciamo che sono stato una conferma per me. 


Palm Royale 
Seconda stagione

Dal 12 Novembre 2025 a metà gennaio di quest'anno è arrivata su Apple Tv la seconda stagione di Palm Royale, forse non la serie tv più chiacchierata della piattaforma ma per me è piacevolissima. In questi nuovi episodi Maxine Dellacorte-Simmons (Kristen Wiig) non è più semplicemente quell'ambiziosa outsider che si sta facendo strada a Palm Beach, ma è considerata una reietta. Anzi, dopo la sparatoria che aveva chiuso la scorsa stagione, la troviamo internata in un sanatorio. Ma anche Linda (Laura Dern) è stata arrestata perché formalmente accusata di essere lei che ha attentato alla vita del presidente. 

Dall'altro lato poi c'è sempre Norma (Carol Burnett), che qui ha ancora un ruolo più centrale nel manipolare, controllare e gestire tutte le pedine sullo scacchiere di Palm Beach.

È una trama un po' striminzita ma, come per la prima stagione, anche questi nuovi 10 episodi di Palm Royale sono altrettanto caotici, dinamici, pieni di avvenimenti, e soprattutto corali. Non c'è un'unica linea narrativa, ma tante quanti sono i personaggi, seppur tutti hanno più o meno lo stesso movente: cercare di sopravvivere in questa giungla fatta di arrivisti, complotti, giochi di potere e tentativi di sopraffare l'altro per accaparrarsi la fetta più grossa. Inoltre scopriremo che alcune di queste dinamiche sono legate al passato, e in questo senso Norma è davvero la tenutaria di molti segreti. C'è chi comunque si ritrova a pagare un prezzo forse più alto di altri, come Robert (Ricky Martin) e Douglas (Josh Lucas), che, seppur in modi differenti si ritroveranno incastrati in situazioni che li renderanno infelici. 

Palm Royale così diventa una giostra sempre sgargiante, ma anche piena di ombre e che, come la prima stagione, è sempre divertente da seguire. I dialoghi serrati e sui generis, la messa in scena pastellosa e ricca, la pletora di attori di talento sono tutti gli aspetti che funzionano ancora bene di questa serie tv Apple.

Tocca però ammettere che forse hanno messo davvero il piede sull'acceleratore e hanno tirato fuori una sceneggiatura che davvero a volte rasenta l'isteria e che non sempre è facile seguire. Se cercate una serie tv che sia compatta e lineare, sappiate che Palm Royale non fa per voi, ancora meno in questa seconda stagione. I tanti flashback, i salti di location, questi infiniti inseguimenti non fanno altro che rendere il tutto più spasmodico e incasinato, con un conseguente irrealismo che può non piacere a tutti.

Allo stesso tempo non tutte le gag sono riuscite allo stesso modo, come ad esempio la sorella gemella di Maxime, che sembra più un diversivo poco originale che una storia solida da seguire. 
O ancora, l'arrivo di nuovi attori come Patti LuPone, che è perfetta per una serie tv del genere, non riesce a portare quella ventata di aria nuova che sollevi le sorti generali.



Sicuramente, a parte il saper tenere compagnia, non c'è molto che si possa cavare da una serie tv del genere: c'è ovviamente una critica all'alta società, ma non aspettatevi che la riflessione vada molto più a fondo.
Alla fine Palm Royale è un guilty pleasure riuscito, come vi dicevo per la prima stagione, la caricatura di una soap opera camp che fa sorridere, ma che deve piacere più per l'allure che per la storia che racconta secondo me.

Questa seconda stagione comunque in qualche modo ha un senso di conclusione, specie l'episodio finale che è praticamente un musical. È vero che lanciano un sassolino per una nuova storyline, perché sembra che un nuovo arrivato stia tramando qualcosa, ma al momento non ci sono notizie per un rinnovo ad una terza stagione. Io credo che sia meglio concluderla qui perché le vicende di Palm Royale hanno avuto tutti i risvolti e le evoluzioni che potevano avere, e si rischierebbe di arrivare a scenari praticamente fantascientifici e non credo fossero queste le premesse della serie. 



Loot - Una Fortuna
Terza stagione

Si conferma una comedy solida anche la terza stagione di Loot, arrivata con cadenza settimanale dal 15 Ottobre al 10 Dicembre dello scorso anno. La multimilionaria Molly Novak (Maya Rudolph) continua ad essere la protagonista, sempre pronta a mettere se stessa in gioco e in discussione, pur vivendo tutti i vantaggi di una vita fatta di ricchezze e agi. Eppure Molly sta sempre più riscoprendo se stessa, si mette in gioco ed è sempre pronta a smascherare le ipocrisie degli altri ricconi che incontra lungo il suo cammino.
E poi anche da un punto di vista personale, Molly ha scelto di frequentare Arthur (Nat Faxon) proprio per quel senso di normalità che rappresenta, anche se non è sempre facile far convivere due mondi così diversi fra loro. Allo stesso modo anche gli altri personaggi, specie Nicholas (Joel Kim Booster) e Sofia (Michaela Jaé Rodriguez) avranno i loro intoppi da sistemare.

Anche per Loot - Una fortuna 3 è meglio non addentrarsi troppo nella trama perché il piacere è proprio quello: scoprire tutte le piccole e grandi disavventure che capitano episodio dopo episodio a Molly e al suo team, insieme ad una sorta di evoluzione personale dei vari personaggi. 

C'è chi magari deve mettere in discussione il rapporto con la famiglia, chi trova un nuovo amore, chi sta cercando una nuova strada da proseguire. Come sempre quindi una stagione movimentata, che ridicolizza i vizi dei ricconi ed ha un occhio alla contemporaneità fra intelligenza artificiale e viaggi nello spazio come capriccio.
Loot è però pur sempre una comedy con una durata da sitcom e quindi ogni nodo si scioglie facilmente, ogni intoppo si risolve nel giro di un episodio e si va avanti. Un intrattenimento gradevole, ma che come Palm Royale secondo me sta mostrando i segni del tempo e sta perdendo qualche colpo.

Loot infatti tende a girare spesso intorno alle stesse dinamiche, e le battute che ne nascono stanno iniziano a perdere di brillantezza. Loot secondo me inizia ad invecchiare senza avere proposte nuove che riescano a dare nuova aria alla serie. Maya Rudolph è sempre perfetta nel ruolo di Molly, che in effetti sta pian piano migliorando il suo atteggiamento, e tutto il cast continua a funzionare in quello spazio più o meno ampio che riesce a ritagliarsi ogni personaggio. Mi aspettavo che però le occasioni per cui alcuni dei protagonisti si allontanano da Molly, fossero la scusa proprio per spogliarla dal passato e darle l'opportunità di crescere ed evolvere, mettersi in primo piano e diventare davvero matura. In realtà sono solo tentativi dello sceneggiatore di creare momenti di tensione per poi tornare allo status quo che la serie chiaramente vuole mantenere. 


Ho sempre più l'impressione che Loot non avrà un finale pensato, ma in un modo o nell'altro la rigenererano per andare avanti e questo non è sempre un bene. Penso ad esempio al rapporto fra Molly e Arthur che in questa stagione non ha trovato una evoluzione credibile, proprio perché avrebbe significato trovare una conclusione a questo arco narrativo. 
Io stesso ad esempio non ho visto questa terza stagione avidamente all'uscita di ogni episodio, ma ho fatto più un pigro recupero degli episodi a tempo perso.
Al momento non ci sono notizie per una quarta stagione di Loot ma spero che sappiano trovare un modo per fermarsi prima che sia troppo tardi. 

La essence viso coreana di Haruharu Wonder è l'alleata per la pelle contro il freddo

Quando introduco un nuovo prodotto nella mia skincare cerco sempre di dargli un senso, affinché sia mirato alle mie determinate esigenze del periodo. L'inverno per me ad esempio significa due cose: l'uso di attivi potenzialmente più aggressivi, e una barriera cutanea più fragile per freddo e vento. 
Proprio con l'idea di contrastare queste problematiche, o quantomeno limitarle, ho deciso di mettere alla prova la Black Rice Probiotics Barrier Essence di Haruharu Wonder.


INFO BOX
🏋 120ml
🗺 Made in Corea
⏳ 6 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Peta Approved

Il mondo delle essence coreane è ormai variegato, ma ho trovato questa di Haruharu molto interessante perché ha pensato ad una texture lattiginosa che ha arricchito con quelle sostanze che sono naturalmente presenti nella cute, oltre ad altri attivi funzionali.

Si tratta di un INCI abbastanza ricco, ma coerente: è a tutti gli effetti una emulsione con umettanti come la glicerina, insieme ad una miscela di lipidi nutrienti come burro di karitè, squalane, olio di semi di girasole a cui sono stati aggiunti altri lipidi "skin like". Nello specifico Haruharu ha pensato ad una combinazione aurea 3:1:1 di ceramidi, colesterolo e acidi grassi, ispirandosi alla composizione fisiologica della matrice lipidica dello strato corneo.
Ceramidi, fitosteroli, colesterolo, acido oleico e fitosfingosina non stimolano direttamente la sintesi endogena di questi lipidi nella cute, ma contribuiscono a rinforzare la barriera cutanea fornendo quei componenti affini allo strato corneo.

Ma, come dice il nome stesso, la Black Rice Probiotics Barrier Essence contiene appunto anche probiotici, sostanze fermentate che sfamano il microbiota cutaneo, sempre a supporto appunto della resistenza della pelle ma anche più luminosità.
L'altra parte del nome invece fa riferimento invece agli estratti di riso, derivati dagli scarti di produzione del Makgeolli, una tradizionale bevanda alcolica coreana, che si uniscono ad altre sostanze lenitive come il pantenolo.


A proposito degli estratti vegetali, in questa Esseence Haruharu troviamo anche altre componenti tipiche della cosmesi asiatica come il ginseng, il bamboo e le proteine idrolizzate del grano che contribuiscono ad idratare. 

So che questi aspetti tecnici per qualcuno può sembrare noioso, troppo puntiglioso, ma secondo me danno l'idea di come la Black Rice Probiotics Barrier Essence possa agire sulla pelle e cosa aspettarsi. Ad esempio nell'INCI non ci sono fragranze aggiunte ed infatti è completamente inodore al mio naso. 
Come vi anticipavo inoltre, queste sostanze compongono una consistenza lattiginosa, liquida ma nemmeno troppo: considerate che nonostante ci sia un foro che funge da sifter, la essence non esce con estrema facilità, è più una micro emulsione con una sua densità e vischiosità. Non per questo però è difficile da applicare, anzi io la trovo gradevole e avvolgente.

Questa essence può essere utilizzata nei primi step della nostra skincare, al posto o subito dopo un tonico acquoso se siete dei veri e propri maniaci della routine stratificata, e prima di sieri e creme più o meno dense. Inoltre possiamo usarlo di giorno e di sera. Haruharu sottolinea di shakerare il prodotto prima di prelevarlo ed in effetti a me è sempre venuto spontaneo farlo.

Secondo me è un prodotto che però già da sé vale molto: la possiamo chiamare essence, ma se venisse presentato come un siero lattiginoso e nutriente, sarebbe lo stesso. La Black Rice Probiotics Barrier Essence infatti non solo ha una formulazione ricca di attivi, ma su di me agisce molto bene, non è quel prodotto impalpabile e volatile che ti dimentichi dopo un minuto ma la si sente sulla pelle.
A primo impatto su di me dona subito idratazione, nutrimento e comfort al viso, ma non crea una patina oleosa e fastidiosa che resta in superficie ma si assorbe bene, consentendomi di applicarci sopra ciò che voglio. Anche sotto al trucco non crea situazioni antipatiche, non lo sposta né lo assorbe o lo scioglie in qualche modo. Per questo per me la Barrier Essence Haruharu wonder è diventata una presenza fissa nella mia skincare quotidiana.

Inoltre sento quella azione protettiva, lenitiva e ricostituente che promette: nonostante il freddo e l'uso di attivi anche abbastanza aggressivi sulla mia pelle, questa essence ha contribuito a mantenere il viso sano ed evitare secchezza e irritazioni. Anche ad esempio dopo la rasatura, quando la cute può essersi irritata o sensibilizzata, questo prodotto mi aiuta a tornare ad un equilibrio ottimale. 

Di conseguenza la pelle diventa più morbida, più elastica, e nel tempo appare più sana.
Inutile dire che, visti gli ingredienti, la Black Rice Probiotics Barrier Essence è pensata per pelli secche, tendenti a disidratarsi e che hanno appunto bisogno di essere lenite, o comunque durante i periodi più freddi. Se ad esempio avete provato il tonico al riso di Haruharu, sappiate che questa può esserne a tutti gli effetti una evoluzione più intensa. 

Se non sapete bene come può reagire la vostra pelle, ma questa essence vi incuriosisce, sappiate che Haruharu l'ha creata anche in minitaglia da 30ml (la trovate qui), perfetta per testarla prima di un investimento più grande. 



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Due nuovi film italiani che avrei voluto apprezzare di più

Parlare di cinema italiano per me è quasi un evento, non per snobismo, ma perché difficilmente trovo film che mi incuriosiscano e poi sono ancora meno quelli che mi convincono. Ed anche questa volta non posso dirvi che mi sono stracciato le vesti davanti a queste due nuove uscite recenti al cinema e in streaming. 


La Grazia (2025)


Genere: drammatico
Durata: 131 minuti
Regia: Paolo Sorrentino
Uscita in Italia: 15 Gennaio 2026 (cinema)
Paese di produzione: Italia 

Mariano De Santis (Toni Servillo, Il ritorno di Casanova) è un presidente della Repubblica italiana in quello che viene definito come semestre bianco. De Santis è un uomo ligio, un giurista cattolico rigido e stimato, ma in questo periodo della sua carriera già particolarmente delicato, è diviso su due grandi dilemmi morali: deve decidere se concedere la grazia a due persone in carcere che hanno confessato di aver ucciso i loro partner in contesti complessi; inoltre deve vagliare un disegno di legge per legalizzare l'eutanasia. Oltre a queste scelte istituzionali, che comunque segneranno la sua carriera, il presidente combatte anche i suoi drammi personali, quasi tormentato dal ricordo della moglie Aurora, morta anni prima e forse parte di un possibile tradimento, e il rapporto con i figli, specie Dorotea (Anna Ferzetti, BFF - Best friends forever, Avetrana - Qui non è Hollywood), che sta seguendo le orme del padre. 

Col cinema di Paolo Sorrentino vado sempre a spizzichi e bocconi, infatti ero rimasto a È stata la mano di Dio, e mi andava bene così. Io infatti non amo moltissimo il suo stile e credo che La Grazia ne sia un po' la piena rappresentazione. 

Il film infatti unisce personaggi e vicende che potrebbero essere praticamente reali, e pare che si sia davvero ispirato a Sergio Mattarella per il suo De Santis, a figure quasi oniriche o strane, come questo immaginario papa nero che va in giro in moto e parla come un guru.

Sorrentino sa poi unire momenti surreali, fatti di silenzi, di pathos, magari di pianti, a scene più ironiche e di rottura. In questo senso è perfetta la Coco Valori di Milvia Marigliano, amica di famiglia del presidente, che ha i dialoghi più arguti, pungenti e veritieri forse di tutto il film. Ci sono poi le sue inquadrature precise, eleganti, e una scelta musicale curata che segue perfettamente l'emotività.
Alla base de La Grazia, come appunto buona parte dei film di Sorrentino, non c'è in fondo una narrazione serrata, ricca di snodi e colpi di scena, ma appunto si basa più sulle reazioni e relazioni umane e i conflitti che possono portare.

Il De Santis, perfettamente reso da Servillo, è un uomo molto sicuro di sé, tanto da anticipare quelle che saranno le domande o le richieste di chi gli sta intorno, quasi sapesse leggerne i pensieri. Eppure si porta un grosso peso sulle spalle e nel privato è pieno di rimpianti oltre ad essere tormentato dal tradimento della moglie. 
Anna Ferzetti diventa così un'ottima spalla, seppur il ruolo della figlia non sia particolarmente sfaccettato o così centrale: è un po' l'anima più privata del presidente, la sua emotività, ma anche il suo tormento perché da un lato gli ricorda la moglie, dall'altro rappresenta il fallimento come genitore.

La Grazia però, in quanto in pieno stile Sorrentino, mi ha fatto un po' tribolare sulla poltrona, seppur comoda, del cinema.

Il suo pregio è sicuramente saper toccare dubbi e temi morali complessi senza farne un trattato banale, ma la durata del film è davvero eccessiva proprio a fronte di una storia in fondo semplice. Certe scene, come quella col cavallo morente o con gli alpini, mi sono sembrate completamente prive di senso e un peso al ritmo e per lo spettatore. 

Anche l'ossessione di Mariano per la moglie e per il suo tradimento alla lunga diventa quasi caricaturale, e sono arrivato a fare le scommesse su quante volte l'avrebbe nominata ancora.

I dialoghi poi di un po' tutti i personaggi risuonano artificiosi, scritti per suscitare effetto ma con il risultato di sembrare un po' finti. D'altronde sono pensati per personaggi che, come dicevo per Dorotea, non hanno una evoluzione. 
Pur con una struttura solida e un gusto che posso apprezzare, La Grazia non mi è andato giù facilmente: lo si segue con interesse ma non senza fatica, ed ho trovato difficile immedesimarmi e provare empatia per i personaggi. 



Il Falsario (2025)


Genere: drammatico, storico 
Durata: 110 minuti
Regia: Stefano Lodovichi
Uscita in Italia: 23 Gennaio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Italia 

Antonio 'Toni' Chicchiarelli (Pietro Castellitto) è un giovane che sogna di diventare un grande pittore ed ha anche un discreto talento. Così, insieme ad un paio di amici, si trasferisce a Roma sperando di sfondare.
Qui però conosce Donata (Giulia Michelini), una gallerista d'arte che, colpita dal carisma e dalla bravura di Toni, lo spinge a creare quadri falsi per gente ricca. Questa sarà l'anticamera del suo ruolo futuro, perché siamo negli anni '70, gli anni di piombo, delle brigate rosse, e Toni si farà risucchiare da giri di malavitosi, entrando anche in contatto con le figure di spicco di quel periodo.

Ho visto Il Falsario con parecchia curiosità, sia perché non conoscevo molto su Toni Chicchiarelli, che è realmente esistito, sia perché su Netflix è ancora in vetta alla classifica dei film più visti. E di buono posso dirvi che in effetti si tratta di un film ben fatto, con una buona ricostruzione storica, seppur le vicende sono fortemente romanzate e soprattutto solo una parte di tutta la biografia del protagonista.
Lo stile in effetti de Il Falsario ha il sapore di una produzione internazionale, adatto appunto alla piattaforma su cui si trova.

Oltre alla ricostruzione storica curata, Il Falsario può contare su un cast azzeccato, a cominciare da Pietro Castellitto, che in effetti nei panni di Toni ci sguazza, è ammiccante, scafato, ma anche tutto sommato dolce. Poi troviamo tanti altri attori validi, fra cui anche Claudio Santamaria, seppur in un ruolo più defilato.
Devo dire però che ho visto questo film di Stefano Lodovichi pochi giorni dopo la sua uscita e già posso dire di averne dimenticato buona parte delle sensazioni che mi aveva lasciato.

In primis la colpa è allo stile poco chiaro: si inizia come un heist movie biografico (mi ha dato un po' le vibe di The Serpent), da cui ti aspetti magari un certo ritmo e un certo tipo di intrattenimento. Poi però Il Falsario lentamente perde di mordente e scivola in una deriva che ricorda un film storico senza però volerne curare tutti i dettagli. 

La seconda causa del mancato totale coinvolgimento è forse proprio l'assenza di un vero personaggio approfondito e verso cui provare una qualche forma di simpatia. Come dicevo, il Toni di Castellitto è centrale, ma alla fine è una faccia da schiaffi qualunque. 
Ci sono poi aspetti più tecnici che non ho apprezzato in generale, come questo voice over un po' insistente, che cerca di dare un tocco melanconico e poetico al film, che però secondo me non è sorretto da altrettanta emotività.
Nonostante insomma il buon successo di visualizzazioni, Il Falsario mi è sembrato un Lupin che non ce l'ha fatta, non sapendo ben gestire la voglia di rendere quasi romanzesco un personaggio che invece è ben calato in una realtà specifica. E così, come arriva se ne va, senza colpo ferire. 





Casting Crème Gloss di L'Oréal ha una nuova formulazione con Acido Glicolico, la mia esperienza

Mi rendo conto che per molti, specie chi capita qui per caso magari da una ricerca in rete, pensino che le mie siano recensioni buttate a caso, che magari provi i prodotti, ne parli e lì finisce, ma non è così. Moltissimi dei prodotti che uso fanno parte delle mie routine quotidiane per mesi, fino alla fine, e molti li riacquisto diventando dei miei must. 

Se seguite ad esempio le mie storie Instagram sui prodotti terminati, vedrete che molti prodotti ritornano fra quelli che finisco e ricompro. Fra questi c'è certamente la tinta capelli Casting Creme Gloss di L'Oréal, che è stata una delle mie preferite per parecchio tempo, direi anni. Ne avevo parlato anche qui ormai quattro anni fa, raccontando come mai questa colorazione per capelli fosse la migliore per chi come me ha dei bianchi ostici da coprire. 
Nel tempo ho voluto dare una chance (anzi due) alla Casting Natural Gloss, una versione in teoria più naturale di questa tinta, anche se come scrivevo nella review, non era diventata la mia preferita. 

Sono quindi sempre tornato alla Casting Creme Gloss che ha performato su di me alla perfezione, ma da diversi mesi ormai ho notato che L'Oréal ha riformulato questa tinta per capelli, e adesso contiene il 10% di Gloss Complex con Acido Glicolico.


INFO BOX
🔎 OnlineAmazon, Grande distribuzione, Douglas 
💸 €5/11 
🏋 48ml, 72ml, 15ml 
🗺 //
⏳  Kit monouso/ 12 Mesi
🔬 //


Sulla carta questa tinta capelli L'Oréal non ha subito cambiamenti sostanziali: non contiene ammoniaca come la precedente versione, promette sempre una copertura dei bianchi ottimali, ed è sempre disponibile in tantissime nuance, inclusa la 200 Nero Ebano che io utilizzo. Le novità starebbero in una maggiore durata della colorazione, adesso fino a 32 lavaggi e non più 28, in una maggiore cremosità del prodotto così da colare meno durante la posa, e promette una maggiore luminosità del capello dopo l'uso.

Anche dal punto di vista dell'utilizzo non ci sono state variazioni importanti perché la Casting Creme Gloss è sempre composta da due fasi, il Rivelatore in Crema e la Crema Colorante da unire per attivare il prodotto. Nella confezione c'è sempre poi il balsamo capelli da usare dopo lo shampoo che qui chiamano Maschera Effetto Gloss. 
Questa nuova formula potenziata, come la definisce L'Oréal, è cambiata soprattutto nella Crema Colorante: il mio occhio non da chimico ma comunque attento, ha notato che ad esempio adesso nell'INCI troviamo glicerina e miele, che dovrebbero contribuire a rendere il prodotto più idratante. 

Il Gloss Complex con Acido Glicolico è presente invece nella Maschera Effetto Gloss, che contiene anche altri acidi come il tartarico ed il citrico, che, abbassando il ph, chiude le cuticole del capello e quindi lo rende visivamente più lucido. Inoltre è arricchito con olio di semi di girasole, miele e burro di karitè, anche se ammetto che uso poco questo balsamo  post-tinta perché ho sempre altri prodotti per la mia routine capelli.

Per il resto, la nuova Casting Creme Gloss è pur sempre una tinta per capelli chimica, che quindi ha quelle componenti sintetiche che la fanno performare al meglio. Vi lascio entrambi gli INCI cosicché possiate studiarli e confrontarli perché qui non entro nel merito di queste formulazioni perché è un ambito un po' difficile, ma posso raccontarvi la mia esperienza.
In merito all'uso, questa tinta capelli L'Oréal non mi ha dato nessun problema ma anche in questa nuova veste risulta facile da stendere, ha una profumazione gradevole e non più intensa come alcune tinte del passato ed ha una bella cremosità che consente una applicazione omogena, facile e senza pasticci. 

I tempi di posa anche in questa nuova formulazione sono sempre di 20 minuti, ma io cerco sempre di sforare qualche minuto extra perché come dicevo, i miei capelli bianchi sono refrattari ad essere coperti, anche da tinte "chimiche" tradizionali. 

Durante appunto la posa non ho riscontrato situazioni strane, e posso dirvi che ho usato questa nuova Casting Creme Gloss per diversi mesi: anche durante l'estate, quando il mio cuoio capelluto è più sensibile, non ho avuto rossori, bruciore o irritazioni. Anche per quanto riguarda la rimozione della tinta, non mi sembra sia cambiato molto perché si rimuove bene con un semplice shampoo accurato, e solo raramente mi è capitato di notare segni sulle federe ad esempio.

Ho notato però alcune differenze più che altro dopo l'uso. Infatti quando vado a fare lo shampoo per rimuovere la colorazione, mi è sembrato che i capelli risultino più secchi e stopposi rispetto alla formulazione precedente, tanto che devo utilizzare più balsamo per cercare di ammorbidirli e districarli. E questo è un problema per un capello secco come il mio. 
Fortunatamente non noto una particolare secchezza sul cuoio capelluto, dove non sarà idratante ma su di me non fa danni. 

Ho poi riscontrato una copertura dei capelli bianchi meno omogenea rispetto al passato. La Casting Creme Gloss L'Oréal è sempre stata per me la miglior tinta perché mi dava una copertura ottimale, uniformando la colorazione e soprattutto agendo bene sui bianchi.

Con questa nuova formulazione, osservando i capelli nel loro insieme, non si notano stacchi evidenti: il colore appare intenso e non piatto. Tuttavia, in alcune condizioni di luce e andando a guardare più da vicino le zone in cui ho una maggiore presenza di capelli bianchi, mi è parso evidente che già dal primo lavaggio post tinta la nuova Casting Crème Gloss non riesca a offrire la stessa omogeneità della versione precedente. Alcuni fili, in particolare, risultano leggermente meno coperti.

Con il passare dei lavaggi, purtroppo, questa differenza tende a diventare sempre più visibile.
Questi aspetti secondo me sono importanti da considerare soprattutto se avete i bianchi particolarmente in vista: penso ad esempio a chi ha una riga centrale o laterale su cui si potrebbero notare queste disomogeneità di coprenza.
Nella mia esperienza, la Casting Creme Gloss L'Oréal così riformulata ha perso qualche punto di preferenza, e pur continuando ad acquistarla ammetto che su di me almeno c'è stato un peggioramento, infatti sto valutando di riprovare altre colorazioni.


Voi avevate notato queste novità?




I ritorni seriali su NOW: nuove stagioni promosse a metà

Come vi ho ripetutamente anticipato, mi sono trovato un po' ingolfato con serie tv terminate nel corso delle ultime settimane. Sono rinnovi a nuove stagioni, arrivati in streaming negli ultimi mesi del 2025, e vuoi per le uscite settimanali, vuoi per l'ammassarsi di tanti titoli, riesco a parlarne solo ora. 
Intanto cerco di mettere il punto su due serie tv arrivate su Sky/NOW.  


Call My Agent - Italia
Terza stagione

Dal 14 al 28 Novembre 2025 sono arrivati su Sky/Now i nuovi episodi della terza stagione di Call My Agent!, la serie tv remake di Chiami il mio agente, disponibile su Netflix.

Dopo una seconda stagione che aveva perso secondo me slancio e freschezza, qui forse c'è stato un piccolo ritorno alla qualità dei primi episodi. I nostri agenti Vittorio, Lea e Gabriele devono affrontare la morte di Elvira (Marzia Ubaldi), una perdita non solo umana ma anche per la CMA: i tre infatti adesso si ritrovano con le quote dell'agenzia da spartirsi, ma c'è un plus. Uno dei tre infatti può diventare amministratore delegato e quindi dovranno contendersi il posto.

Nel frattempo però gli agenti non solo si devono occupare dei capricci, dei problemi e degli inconvenienti che riguardano le star che fanno parte del carnet della CMA, ma un'ombra si sta stendendo sull'agenzia: la UBA, una multinazionale che vorrebbe acquistare lo studio. Potrebbe essere una soluzione ai problemi finanziari della CMA, ma a che costo?


Call My Agent Italia continua ad essere un intrattenimento gradevole, che anzi come dicevo mi ha lasciato una migliore impressione rispetto alla passata stagione, anche se mi sembra acclarato che non siamo ai livelli dell'originale. Dix pour cent infatti aveva una verve, un dinamismo, ma anche una certa malizia che rendeva tutto più stuzzicante, mentre la controparte italiana non è mai riuscita ad avere questo animo tagliente. 
Questa terza stagione mi è sembrata comunque equilibrata nel gestire tutte le linee narrative senza pasticciare troppo, dando comunque uno sviluppo abbastanza costante sia alle storyline verticali che a quelle orizzontali. 
Il problema però di una serie tv che si basa proprio su una sceneggiatura a due livelli è che non sempre le vicende autoconclusive sono valide o appassionanti da reggere la puntata.

Le guest star di questa terza stagione di Call My Agent sarebbero state anche varie ed interessanti, ma sono poi le vicende che non sempre convincono.

Da Michelle Hunziker con la figlia Aurora Ramazzotti, a Ficarra e Picone, passando per Luca Argentero, non mancavano insomma i volti noti da usare, però personalmente ho trovato alcuni episodi più fiacchi di altri. Penso ad esempio a quello incentrato su Stefania Sandrelli, dove secondo me si nota come gli sceneggiatori non sappiano gestire i tempi comici, dilatando troppo la durata della puntata che risulta con poco mordente e ripetitiva. Molto interessante invece quella con Miriam Leone perché dà la possibilità di parlare di maternità in senso più ampio e consente ad uno dei personaggi principali di fare qualche passo in avanti e mettersi in gioco. 

Ho anche poco apprezzato il rapporto fra Gabriele (Maurizio Lastrico) e Sofia (Kaze), di cui vediamo l'evoluzione già da subito, quindi tutto quello che ci propongono diventa quasi un di più, un riempitivo noioso e appunto ridondante. 
Non ho letto ancora l'annuncio per il rinnovo di Call My Agent Italia, ma sono quasi certo continueranno questa avventura. Spero solo che rivedano un po' questa formula perché sta invecchiando velocemente.


Mistletoe Murders - Delitti sotto l'albero
Seconda stagione 

Dal 27 Dicembre 2025 al 10 Gennaio 2026 è tornata su Sky la seconda stagione di una serie tv che avevo promosso fra i titoli da vedere a Natale, ovvero Mistletoe Murders - Delitti sotto l’albero. Un cozy mistery prodotto da Hallmark+ che mi aveva convinto perché unisce il giallo ad uno stile rilassante, da commedia appunto natalizia, pucciosa ma non zuccherosa.

La prima stagione si era chiusa lasciandoci in sospeso sulla vera identità di Emily (Sarah Drew) e sui motivi per cui è così misteriosa sul suo passato. Il detective Sam Wilner (Peter Mooney) infatti vuole in qualche modo smascherarla, e in questa seconda stagione scopriremo qualcosa di più su Emily. Attraverso alcuni flashback, soprattutto incentrati sull'adolescenza della donna, scopriremo di più sulle sue competenze e su come ha sviluppato questo fiuto per le indagini. Nel frattempo non mancano nuovi misteri da risolvere nella non più molto tranquilla cittadina di Fletcher's Grov.

Mistletoe Murders 2 si merita per me una promozione esattamente come la prima stagione perché prosegue esattamente allo stesso modo, con l'aggiunta di qualche approfondimento in più sui personaggi. Conosciamo ad esempio anche la mamma di Violet, la figlia di Sam, che, al contrario di tanti altri film e serie a tema natalizio, non è morta malamente, ma semplicemente si è separata dal marito. Questa scelta dà l'opportunità a piccole dinamiche che magari non rivoluzionano la serie ma danno maggiore tridimensionalità ai protagonisti.

Come per la prima stagione, anche nei nuovi episodi la trama più thriller si svolge lungo due diverse puntate, e anche qui tocca ammettere che non tutto ha sempre la stessa capacità intrattenitiva. 
Se alcune storyline risultano piacevoli, curiose, magari dal vago sentore alla Desperate Housewives, altre sono forse un po' pasticciate, e mancano di quella sottigliezza che può tenere ancorato lo spettatore.


I casi da risolvere insomma non sono tutti convincenti o estremamente realistici, ma io credo che comunque Mistletoe Murders svolga il suo ruolo appunto di compagnia, mescolando generi diversi, dal mistero appunto, alla commedia, con una punta romantica. 

Credo che nella terza stagione, che ormai è stata confermata, le vicende seguiranno più o meno questo andazzo, e direi che va bene così, perché comunque è facile affezionarsi ai personaggi di Mistletoe Murders e guardare gli episodi è come mangiare i pop corn: uno tira l'altro. 
Toccherà immagino aspettare Natale 2026 per avere i nuovi episodi, quindi ci rileggiamo praticamente fra un anno. 

Cosa sono gli Esosomi e un prodotto The Inkey List da provare!

Faccio un altro salto nel mondo della cosmesi con una novità di cui si sta parlando molto. Dopo il PDRN, c'è un altro attivo che sta riscuotendo grande interesse: gli esosomi. E ovviamente non potevo non provarli sulla mia pelle per capire di cosa si trattasse davvero.

Parto però dalla teoria. La fama degli esosomi nasce ancora una volta dalla medicina estetica rigenerativa e anti-aging avanzata, praticata nello studio del medico chirurgo. Gli esosomi sono vescicole biologicamente attive, di origine vegetale o biotecnologica, che comunicano con le cellule aiutandole a "funzionare meglio". In ambito medico, soprattutto quando vengono iniettati, i loro effetti sono legati alla capacità di:

  • stimolare la rigenerazione e la guarigione tissutale
  • favorire la formazione di nuovo collagene
  • modulare l'infiammazione cutanea

Da qui è nata l'idea di trasporre questo principio biologico anche nel campo cosmetico, creando prodotti per uso topico con esosomi, pensati per migliorare la funzione barriera, rendere la pelle più stabile e resiliente e, di conseguenza, più sana.
A differenza di altre vescicole come i liposomi, che si "limitano" a trasportare e proteggere un attivo affinché agisca meglio sulla pelle, gli esosomi sono riconosciuti dalle cellule della nostra cute e possono interagire con i loro recettori.

È importante seppur ovvio però fare una distinzione: se in ambito medico gli esosomi vengono utilizzati per stimolare processi rigenerativi profondi, nella cosmesi topica il loro ruolo è diverso e più delicato, orientato al supporto dell'equilibrio cutaneo. 
In cosmesi gli esosomi si sono rivelati ben tollerati, e in generale non rispondono negativamente con l'uso di altri attivi come retinoidi e esfolianti chimici. 

È proprio partendo da questo approccio che ho deciso di provare l'Exosome Hydro-Glow Complex di The Inkey List, uno dei primi prodotti accessibili che vuole rendere gli esosomi parte della skincare quotidiana.


INFO BOX 
🔎 theinkeylist, Amazon, Sephora, Lookfantastic 
💸 €23
🏋 30ml
🗺 Canada
⏳ 6 Mesi
🔬 Vegan, Cruelty Free

In realtà a me aveva incuriosito l'intera formulazione di questo prodotto perché, come suggerisce il nome stesso, si basa su un complesso di attivi che la stessa The Inkey List spiega molto bene.

L'Exosome Hydro-Glow Complex è un siero viso che vuole idratare e rendere la pelle visibilmente più omogenea e radiosa, attraverso cinque diversi attivi specifici. Nello specifico abbiamo

  • l'1% di Cica Exosomes, appunto gli esosomi derivati dalla centella, su cui The Inkey List fa le promesse roboanti come un aumento della produzione del collagene oltre il 300% e una riduzione dell'infiammazione del 55%, ed un supporto visibile della barriera cutanea. L'azienda inoltre afferma che questi esosomi sono 300 volte più piccoli di un poro;
  • 1% Kollaren™, ovvero un tripeptide biomimetico in grado di segnalare la stimolazione e la rigenerazione di proteine ​​essenziali come collagene ed elastina;
  • 1% di Exfolactive, un brevetto a base di estratto di fico d'india che, grazie agli zuccheri del frutto, svolge una delicata azione esfoliante e rinnovatrice, per una pelle insomma più liscia;
  • 1% di acido ialuronico, qui in due diverse forme e quindi immagino con pesi molecolari differenti per una idratazione multilivello; 
  • 1% di Ectoina, un altro attivo moderno sempre più utilizzato in cosmesi perché pare essere in grado di fornire una idratazione cutanea duratura, profonda e una azione lenitiva e riparatrice delle cellule cutanee.

Queste sostanze trovano supporto in altri attivi che The Inkey List ha aggiunto nel suo Exosome Complex. Troviamo infatti una serie di umettanti, come la glicerina, mentre l'allantoina da un extra aiuto contro i rossori, mentre l'Ubiquinone (Q10) fornisce un effetto antiossidante.

Il tutto è racchiuso in una consistenza che definirei un ibrido fra siero ed emulsione, inodore, soda e facile da stendere senza alcun problema. Il suo posto nella routine è appunto nei primi passaggi, dopo un tonico o un siero acquoso e prima di creme e prodotti più densi e corposi.

Ho notato che l'azienda ha definito questo prodotto a volte come "Hydrate" ed altre come "Treat" e capisco la confusione perché svolge in fondo entrambi i ruoli. Inoltre può essere usato indistintamente al mattino e/o alla sera. 
L'Exosome Hydro-Glow Complex mi è piaciuto subito ed è stato facile da inserire nella mia routine perché la mia pelle lo assorbe bene e tutto sommato in fretta: nel giro di circa un minuto non si sente alcun effetto appiccicoso o untuoso e posso proseguire la mia skincare.

Questo Siero The Inkey List non ha mai fatto pilling anche in una routine più strutturata o sotto al make-up e in generale non mi ha mai dato problemi. Devo sottolineare che in effetti nella formula è presente un silicone, ma non mi dispiace sia perché non si avverte nella stesura, sia perché contribuisce all'effetto occlusivo e protettivo che il prodotto vuol ottenere. 

L'Exosome Hydro-Glow Complex è infatti a prima battuta un prodotto piacevole, che dà subito comfort, idratazione profonda, elasticità e compattezza alla pelle, lo si sente agire e regala anche un leggero effetto glow ma senza appesantire il viso o appunto ungere. 

Devo ammettere che non si tratta di un prodotto che dal giorno alla notte ha cambiato la mia pelle, e non credo possa farlo, ma è un ottimo contributo al mantenimento di una barriera cutanea sana, forte, resiliente. Questo è un aspetto fondamentale per me soprattutto adesso che il freddo, il vento e gli sbalzi termici possono creare irritazioni, aree secche e in generale ruvide oltre a rossori. 

L'Hydro Glow Complex contribuisce nel tempo, senza effetti collaterali, proprio in questo modo a rendere la pelle più omogenea e luminosa. Inoltre ha una azione addolcente molto piacevole, anche dopo la rasatura della barba e non mi dà fastidio o pizzica. Segnalo anche una certa delicatezza su aree come il contorno occhi o il collo. 

Secondo me è appunto una aggiunta interessante un po' per tutti, ma soprattutto nelle routine di pelli a tendenza sia mista ma soprattutto prone a disidratarsi. Ovviamente anche le cuti molto secche possono amare questo siero viso con la consapevolezza che da solo non può aiutarle fino in fondo ma deve essere parte di una skincare completa. Penso poi che l'Hydro Glow Complex, ed in generale gli esosomi, può essere utile come skin recovery dopo l'uso di attivi irritanti e potenzialmente in grado di disidratare la pelle. 
Apprezzo poi che The Inkey List abbia pensato ad una formulazione che comprenda diversi attivi rendendo il prodotto più completo, performante ed efficace. 


Voi conoscevate gli esosomi? Qual è la vostra esperienza con questi attivi?



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Bugonia, Marty Supreme, la corsa agli Oscar 2026, e le mie impressioni

Il 15 Marzo 2026 verranno consegnati i premi Oscar di quest'anno, e noi appassionati di cinema ci stiamo via via appropinquando a recuperare i titoli nominati alle varie categorie, o almeno una parte di essi. Io in questo senso sono un po' indietro: ho già visto Frankenstein, che si è beccato ben nove candidature, mentre mi aspettavo che Wicked: For Good ricevesse qualche nomination come l'anno scorso, mentre è stato completamente snobbato. 
Man mano però che stanno arrivando gli altri film candidati, vorrei chiacchierarne con voi.



Bugonia (2025)


Genere: Commedia, Fantascienza, Thriller
Durata: 120 minuti
Regia: Yorgos Lanthimos
Uscita in Italia: 23 Ottobre 2025 (cinema)/ Noleggio
Paese di produzione: USA, Corea del Sud, Irlanda, Canada, Regno Unito

Dopo il successo di Povere Creature!, Yorgos Lanthimos è tornato con quello che è a tutti gli effetti un remake di un film coreano del 2003 ma che calza bene ai tempi bui che stiamo vivendo più di recente.

Teddy Gatz (Jesse Plemons, Zero Day) fa l'apicoltore insieme al cugino Don, ma la sua vita è dedicata ad altro: è un convinto e fervente sostenitore di teorie complottiste. Quella che lo vede coinvolto maggiormente riguarda Michelle Fuller (Emma Stone, Eddington), CEO della multinazionale per cui lavora lo stesso Teddy, accusandola di essere un'aliena proveniente da Andromeda. Convinto che possa contattare i suoi simili affinché lascino in pace la terra e gli umani, e diano la possibilità alle api di ripopolarsi, l'apicoltore rapisce Michelle, ma fra loro inizierà una sorta di tesa partita a scacchi. Fra confronti più o meno accesi e scontri sempre più violenti, presto verrà a galla la vera motivazione che spinge Teddy ovvero la ricerca della verità per la malattia della madre Sandy (Alicia Silverstone, Buon Natal-ex).

Bugonia mi ha forse convinto un pelo meno rispetto a Povere creature! ed è come se ne abbia capito la logica solo a metà. I primi due atti del film sono sicuramente tesi, densi e convincenti, perché se la storia non ha comunque uno sviluppo particolarmente complesso, sono regia, interpretazioni e dialoghi a reggere il tutto.
Il personaggio di Teddy, oltre ad essere ben caratterizzato da Jesse Plemons, è centrale e interessante: lui è un uomo solo, lo vediamo nel modo in cui vive, staccato dal resto della comunità, e basa la sua conoscenza del mondo attraverso tutto ciò che passa sui social, specie appunto le teorie complottiste.

Ma alla base delle sue azioni non c'è solo la solitudine ma anche un trauma, la perdita della madre che lo ha in qualche modo spinto a cercare delle risposte. 
È curioso anche il suo rapporto con Don, perché se da un lato critica il sistema manipolatorio delle istituzioni e dei "poteri forti", dall'altro ha creato col cugino proprio lo stesso tipo di dinamiche di controllo e potere. 

Emma Stone dall'altro lato interpreta una Michelle ambigua, che riesce a mantenere una calma e un controllo anche quando un altro avrebbe dato di matto. 
Dicevo, quindi, che Bugonia sa intrattenere grazie ad un cast calzante e alla capacità di mantenere una tensione costante anche in quei momenti che risultano più o meno volutamente ironici.

In realtà il tema di fondo è chiaro e tutt'altro che ironico: ne esce fuori infatti uno spaccato umano che si sta distruggendo da solo, in contrasto invece con il mondo operoso, preciso e pulsante delle api che invece stanno svanendo per agenti esterni.
Il gioco di Yorgos Lanthimos però, che riesce a farci mettere in dubbio se Michelle sia davvero una aliena oppure no, si contraddice in qualche modo sul finale (che non vi svelo). Un terzo atto che non solo arriva con meno sorpresa di quanto vorrebbe, visto che lungo le due ore e passa di film lo spettatore è riuscito a fare tutte le possibili ipotesi, ma esternalizza ad un certo punto la responsabilità umana.


È qui che secondo me, forse nel voler creare un colpo di scena particolare che stravolge le carte, Bugonia perde un po' di quella sua coerenza interna che avevo notato. La parte finale non rovina il film, ma mi ha lasciato più perplessità che coinvolgimento, e sono convinto che possa far storcere più di qualche naso.
Visto poi nel suo insieme, non porta nulla di nuovo da un punto di vista delle tematiche, e posso immaginare che qualcuno abbia trovato Bugonia forse sopravvalutato o meno interessante di quanto si aspettasse, specie in relazione alla durata abbondante.
In sintesi per me è un film di livello ma che non credo rivedrei.



Marty Supreme (2025)



Genere: Drammatico
Durata: 149 minuti
Regia: Joshua Safdie
Uscita in Italia: 22 Gennaio 2026 (cinema)/ Noleggio
Paese di produzione: USA, Finlandia

Marty Mauser (Timothée Chalamet, Wonka) lavora in un negozio di scarpe ma è uno scavezzacollo nel vero senso della parola: è sfacciato, irriverente, non ha limiti se non la sua personalissima morale, è furbo, ha una grandissima stima di sé e delle sue capacità, e cerca sempre di cadere in piedi. Ma Marty ha il sogno di diventare un grande giocatore di ping pong e farà di tutto pur di perseguire questo suo desiderio, anche manipolare le persone o mettersi in ridicolo. 
Siamo negli anni '50 in America, e tutto sembra possibile, anche raggiungere i sogni più difficili e Marty vuole prendere la vita a morsi, con ben pochi scrupoli anche nei confronti degli amici o di persone al di sopra di lui. 

Marty Supreme è a tutti gli effetti il viaggio di un anti-eroe, un uomo che attraverso mille peripezie farà di tutto per realizzare le sue ambizioni, anche quando verrà umiliato e riportato alla sua condizione sociale "subordinata". Questo ci viene raccontato attraverso una mega avventura densa di azione: non ci si ferma mai troppo nel film di Josh Safdie che, ispirandosi al vero giocatore di ping pong Marty Reisman, crea un personaggio altrettanto frenetico verso cui è difficile parteggiare, ma che in fondo è parte di una società altrettanto poco sana.

Da un lato ad esempio c'è Kay Stone (Gwyneth Paltrow), attrice teatrale con una carriera in discesa e moglie di un ricco imprenditore, che capirà molto bene le mire di Marty, forse quasi meglio di lui stesso, eppure si lascerà sedurre da quel giovane uomo sbruffone che alla fine penserà solo ai suoi gioielli. Dall'altro lato c'è un'altra figura femminile, Rachel (Odessa A'zion) che per quanto sembri una pedina in uno scacchiere più ampio, dovrà darsi da fare per restare a galla. 


Come dicevo Marty Supreme è una avventurona che poco centra col ping pong, o meglio lo sport qui sembra quasi uno specchio della perseveranza del protagonista. Ma non lo dico in senso dispregiativo: la regia è frenetica, la messa in scena e la ricostruzione storica sono curate, e c'è sempre qualche inconveniente che il nostro protagonista dovrà affrontare. Qui Chalamet secondo me è ancora più calzante che in altri film in cui l'ho visto, perché ha quella faccia da schiaffi che ti aspetti da un personaggio del genere. Peccato invece che altri attori abbiano ruoli marginali, come Fran Drescher che si riduce a qualche battuta e due occhiatacce.

Ma anche Marty Supreme mi ha lasciato più di qualche dubbio. Una volta arrivato alla fine del film, oltre ad una certa stanchezza per gli eccessi di capitomboli e minutaggio che ho dovuto sopportare, mi sono chiesto che cosa mi restasse di questa storie e quale sia il punto di tutto quello a cui si è assistito.


Il film di Safdie in fondo vuole smontare il tipico sogno americano e lo fa in modo tutto sommato irriverente e poco conciliante, ma che poco o niente di nuovo lascia al cinema in generale.
Inoltre come dicevo, Mauser non è proprio quel personaggio amabile a cui vuoi appassionarti, per cui è facile il distacco emotivo dal film.
Ma anche il finale, pure in questo caso, mi sembra che forse contraddica o almeno cerchi di addolcire in modo poco credibile tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento, dando a quel personaggio quasi caustico una frenata, che comunque non riesce a cambiare l'opinione che abbiamo di lui.
Anche Safdie credo abbia creato una buona cinematografia, ma non è riuscito a lasciarmi qualcosa che valesse la pena portare con me. Sono dell'idea però che Marty Supreme porterà a casa più di qualche premio Oscar, anche solo per ripagare la fitta campagna marketing che ha circondato il film.

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