Ho visto Cime Tempestose di Emerald Fennell ed è peggio di quanto pensassi

Prendi un romanzo famoso di circa 180 anni, fallo rielaborare da una delle registe e sceneggiatrici più in voga della nuova generazione, metti come interpreti due degli attori che più stanno diventando riconoscibili e amati nel panorama hollywoodiano attuale, spingi con una campagna marketing largamente anticipata e il risultato dovrebbe essere una bomba di film. Ed invece cosa è andato storto nel nuovo "Cime Tempestose" di Emerald Fennell?



Titolo originale: Wuthering Heights
Genere: drammatico, sentimentale
Durata: 130 minuti
Regia: Emerald Fennell
Uscita in Italia: 12 Febbraio 2026 (cinema)
Paese di produzione: USA, Regno Unito


È stata una parabola strana quella di Fennell come regista: prima Una donna promettente, ottimo, intenso e ben riuscito da inizio a fine, passando per Saltburn, che andava bene giusto per chi non ha mai visto un film ed ha bisogno di qualche scena friccicarella per restare a seguire un film. Poi è arrivata a Cime Tempestose e subito si è detto che ne avrebbe fatto un'opera sua, giustamente. Il romanzo di Emily Brontë infatti si muoveva fra due generazioni di protagonisti, cosa impossibile da fare in un film che non vuole e non può durare quanto una serie tv. Ma è anche giusto che i classici vengano rimaneggiati, dandogli nuova linfa.

Il Wuthering Heights di Emerald Fennell si concentra soprattutto sul rapporto fra Catherine Earnshaw (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi): lei infatti è figlia di Mr Earnshaw (Martin Clunes), un uomo ruvido, volubile, che verrà risucchiato dai vizi dell'alcol e del gioco tanto da spingere Catherine a cercare di riparare allo sconcertante baratro in cui cadranno; lui invece è un trovatello che proprio il signor Earnshaw salverà dalla povertà assoluta.

Così Cathy e Heathcliff cresceranno insieme e fra i due, lentamente, si creerà un rapporto complesso e tormentato, ma soprattutto impossibile da vivere a pieno alla luce del giorno. 

Fennell quindi prende essenzialmente quello che ritiene più appagante della storia originale, e probabilmente quello che pensava potesse avere più appeal sul pubblico contemporaneo, per farne un racconto diverso. Il tema di questo Cime Tempestose è in sintesi una ossessione amorosa totalizzante, che tiene in preda gli animi e i corpi dei protagonisti, senza possibilità di andare avanti, evolvere o guarire. 

Una forza che li consumerà anche carnalmente, viste le scene a sfondo erotico più o meno esplicite o che simboleggiano in qualche modo liquidi o parti corporee. Non è un caso insomma se sulla locandina Emerald Fennell ha pensato bene di mettere il titolo fra virgolette, proprio a voler dire che questa era una sua citazione, interpretazione e visione. E dopo aver visto il film forse era meglio se teneva tutte queste idee per sé.
Metto le mani avanti dicendo che, per quanto sia bello scoprire nuove storie inedite, sono totalmente a favore dei rifacimenti, dei remake, delle riproposizioni, anche dei classici, e penso sempre che se una nuova versione non ti piace, puoi sempre rivedere o leggerti l'originale e goderne come sempre.

Il problema però di questo Cime Tempestose è la totale assenza di una profondità ed emotività che consentisse a noi pubblico di restare davvero impressionati e colpiti da questa storia. È qui secondo me che il film, un po' come Saltburn fallisce: Emerald Fennell cerca in tutti i modi di creare un effetto shock, di creare qualcosa di conturbante, sensuale, ma tutto alla fine diventa davvero poco coinvolgente. 

È infatti tutto molto piatto: dalla costruzione psicologica dei personaggi, ai dialoghi, passando per quelle scene pruriginose che fanno involontariamente ridere per come sono impostate ed interpretate. 
Il difetto più grande di Cime Tempestose è il cast? Secondo me no, perché ognuno cerca di fare quel che può con quel che gli è stato offerto da sceneggiatura e regia, ma forse si poteva fare di più.
Personalmente ad esempio non mi ha turbato la scelta di Margot Robbie, che è più grande di qualche anno rispetto a Jacob Elordi, ma è proprio quest'ultimo a convincere meno. Spogliato infatti dal discorso legato alla sua carnagione, che a cascata poteva dargli maggiori appigli per un approfondimento psicologico, il suo Heathcliff ha solo gli aspetti negativi del personaggio, senza il supporto di un contesto narrativo più approfondito.


Qui Elordi sembra un po' incanalare quella espressività che stava bene per Frankenstein meno per un giovane dai modi grezzi. 
Tocca poi sottolineare che Heathcliff da bambino è interpretato da Owen Cooper, che si è fatto conoscere con Adolescence ma che, pur essendo giovanissimo, ha un talento interpretativo molto più interessante di Jacob Elordi. L'impressione è quasi di avere a che fare con due personaggi differenti e non con lo stesso che cresce.
Non fraintendetemi però, anche la capricciosità di Catherine è spesso vuota, poco strutturata, più una reazione infantile che mossa da una istintività alla ricerca di una sua libertà.

Di conseguenza tutto ciò che intercorre fra loro, per buona parte del film secondo me non suscita quel trasporto perché è tutto molto semplificato e limato. E si vede molto la spinta del marketing nella scelta degli attori perché fra i due interpreti principali non c'è alchimia.
La conseguenza di tutto ciò è che le motivazioni di Catherine e Heathcliff sembrano guidate più da una lussuria superficiale che da legame emotivo profondo. E quelle scene di sesso, che dovrebbero essere sensuali, a me hanno fatto proprio ridere per come erano interpretate e non credo fosse sempre voluto. 

È qui secondo me che saltano fuori i paragoni fra il Cime Tempestose di Fennell e i romanzi Harmony: non è per denigrare pregiudizievolmente un'opera che nel bene o nel male ha avuto successo perché risponde alle esigenze di un pubblico appassionato, ma perché questa versione di Wuthering Heights sembra un romanzetto di serie b che cerca goffamente di smuovere istinti bassi.

Questo trova conferma nella seconda parte del film, dove i due protagonisti rompono quella tensione che hanno costruito facendo esplodere la loro passione. Così non solo assistiamo a scene di sesso che sembrano quasi meccaniche, ma cade tutto il senso della trama perché, se non c'è a monte un senso di rivalsa e vendetta, e Catherine e Heathcliff possono consumare più o meno tranquillamente il loro amore, nulla li frena dal poterlo vivere liberamente. Ovviamente fa più comodo una drammatizzazione quasi stucchevole che una logica risoluzione. 

Il risultato è che quando si arriva al momento più doloroso, più drammatico e che dovrebbe essere di massimo pathos, ci si ritrova con ben poco a cui attaccarsi per poter provare quella commozione che il film cerca in ogni modo di scatenare. E sì, il dente d'oro da tamarro non aiuta molto. 

Lo stile creativo ed estetico di Emerald Fennell è sempre molto gradevole, è curato, la sua regia è matura e ricercata, così come i colori rendono il film esteticamente appagante. Dal punto di vista visivo secondo me Cime Tempestose ha tutto quello che ci si aspetta, sia negli interni che negli esterni, in linea con le atmosfere oniriche di un romanzo gotico di fine ottocento. Interessante anche la colonna sonora, seppur a volte sembri buttata a caso, specie in alcuni pezzi contemporanei. 
Purtroppo la voglia di essere provocativo ha sopraffatto il sentimento, la patinatura ha ricoperto le sfumature e questo Cime Tempestose resta al di sotto di già basse aspettative. 

Questi prodotti corpo costano meno di 3€, ecco cosa riacquisto e cosa boccio

Vi avevo anticipato da più parti, qui sul blog e su Instagram, che ho in uso tanti prodotti per il corpo che sono agli sgoccioli o quasi e di cui volevo parlarvi prima di farli finire fra i terminati. 
Sono tutti super economici, facilmente reperibili in diversi negozi ma non tutto mi ha convinto veramente fino in fondo. 
Alcuni sono dei riacquisti a direi il vero, e ve li rinomino perché sono delle conferme dal passato su cui non mi soffermo troppo ma che meritano di essere menzionati. In particolare mi riferisco al Deo Vapo Natura Amica e alla Crema Piedi con Urea di Cien.


Il deodorante Natura Amica nella profumazione Talco per me è un must, uno di quei prodotti che conosco da anni (l'ultima volta ne avevo parlato quattro anni fa) e che continuo a ricomprare perché funziona anche in condizioni più movimentate. L'allume di rocca che contiene è a tutti gli effetti un antitraspirante che su di me agisce bene e a lungo e che infatti utilizzo solo quando so che avrò una giornata piena, o magari durante l'estate. Infatti questa confezione è praticamente terminata nel corso di un periodo lungo, ma adesso che posso reperire i deodoranti Natura Amica da più parti (prima li trovavo solo online) li riacquisto ancora più frequentemente. Anzi nelle mie scorte ne ho un altro di una diversa profumazione che conto di mettere in uso quanto prima.

Il secondo riacquistato è la crema Piedi con Urea di Cien ad Idratazione Intensa. Lo so un prodotto poco glamour, ma ne avevo parlato qui tre anni fa e mi sembrava giusto sottolineare che ancora la acquisto e la utilizzo. È valida, idrata e leviga ed ha un ottimo costo, a volte anche in sconto con l'app Lidl o le offerte settimanali. 
Passo invece ai prodotti "inediti" che forse sono anche più interessanti.



Tesori d'Oriente Doccia Crema Aromatica Forest Theraphy


INFO BOX
🔎 Amazon, Grande distribuzione
💸 €1.99
🏋 250 ml
🗺 Italia 
⏳  12 Mesi
🔬 //

Lentamente sto provando praticamente tutti doccia crema di Tesori d'oriente perché rappresentano davvero un panorama olfattivo bellissimo. Questa profumazione Forest Theraphy in particolare è esattamente la terza che provo, ma vi posso dire di averne nelle riserve almeno altre tre o quattro. Andiamo intanto alla formulazione: come tutti i docciaschuiuma Tesori D'Oriente, non abbiamo chissà che ricercatezza nell'INCI. Ci sono alcuni estratti vegetali, come sandalo e ippocastano ma che sono messi secondo me più per una questione olfattiva.
Il resto della composizione è una miscela di tensioattivi abbastanza bilanciati, che si uniscono ad alcuni umettanti come la glicerina per rendere il doccia crema un po' più idratante.
Per il resto abbiamo un detergente per il corpo che ha appunto una texture più cremosa che gel, e che diventa una schiuma molto piacevole da utilizzare.


In verità la performance dei doccia crema Tesori D'Oriente mi è sembrata molto simile fra le varie versioni che ho provato: puliscono bene ma su di me non li trovo aggressivi anche nel lungo periodo. Mi lasciano la pelle sufficientemente morbida e liscia, e se non dovessi avere il tempo di mettere la crema corpo non succede nulla di grave. Sicuramente non è pensato come docciaschiuma per chi ha esigenze cutanee specifiche, ma più che altro come esperienza olfattiva.

Come dice il nome stesso Forest Therapy Tesori d'Oriente vuol essere un po' una passeggiata in una foresta verde e rigogliosa e secondo me hanno creato una fragranza davvero evocativa. Sul sito parlano di "note fresche e delicate della Ninfea Bianca e alle sfumature agrumate e legnose del prezioso Legno di Hinoki" ed in effetti si possono cogliere questi aromi. Forest Theraphy ha una fragranza che unisce le note più delicate floreali a quelle più legnose, ed in effetti c'è un fondo un po' più fresco e pungente che però non emerge mai troppo. È una ottima profumazione secondo me, unisex, gradevole un po' in tutte le stagioni, seppur magari con una mia leggera preferenza nei climi caldi. 
Non so se proverei il profumo di Forest Theraphy ma sicuramente riacquisterò il Doccia Crema. 


Balea Olio doccia per pelli secche


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.99
🏋 250ml
🗺 Germania
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan

Da tempo volevo provare questo Olio Doccia di Balea che però era sempre sold out sul sito, fino a quando non me lo sono accaparrato in un ordine pensando potesse essere ideale per l'inverno. Si tratta di un detergente per il corpo oleoso che vanta addirittura il 70% di oli vegetali e per questo è pensato per pelli secche. A ben guardare l'INCI però gli oli sono giusto quello di canola e quello di ricino, quindi non aspettatevi estratti pregiati, uniti ai tensioattivi. Poche le linee guida di uso che ci dà Balea, e quindi ho usato questo olio doccia come un qualunque altro detergente ma è stato un flop su più fronti.
Iniziamo dal profumo: non lo trovo sgradevole in generale, ma ci sento una nota come di fiori secchi che non mi fa impazzire. Per fortuna è delicato e non mi pare permanga molto sulla pelle. 
Il secondo aspetto che non mi piace è la consistenza, un pelo troppo liquida e se non si presta attenzione si rischia anche di sprecarlo in giro per la doccia.


Ma questo olio doccia Balea mi ha deluso soprattutto per il suo potere schiumogeno che è quasi inesistente: direi che si emulsiona a contatto con l'acqua, e il modo migliore è forse lavorarlo con le mani, anche se così si finisce per dover utilizzare parecchio prodotto. In ogni caso non mi dà una sensazione di pulizia particolare, seppur risulti gradevole sulla pelle e abbastanza facile da rimuovere, e questo è l'aspetto forse più negativo di questo olio doccia.

Mi si potrebbe obbiettare che si tratta di un prodotto rivolto a pelli secche e molto secche, che di conseguenza non vogliono essere stressate, ma su di me non risulta così intensamente idratante tanto da giustificare l'assenza di schiuma ed evitarmi di mettere la crema corpo. Ed io ho una pelle che comunque curo abbastanza dall'interno e dall'esterno, e che al massimo può essere un po' disidratata. Comparando questo olio Balea ai vari docciaschiuma ad esempio anche solo in queste recensioni, non mi è sembrato desse una particolare, maggiore, morbidezza e setosità. Quindi la scarsa praticità e una performance non così eclatante fanno di questo olio doccia Balea un prodotto bocciato e che non riacquisterei. Ho provato a riciclarlo come olio struccante per il viso perché altrimenti faccio fatica ad utilizzarlo e terminarlo, e così funziona, anche se non lo utilizzerei con costanza in questo modo. 



Cien Doccia Crema Talco & Rosa


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €1.59
🏋 500 ml
🗺 Italia
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan        

Un paio di anni fa avevo promosso il docciacrema di Cien nella variante Argan & Cocco, seppur con qualche nota a margine che meritava secondo me di essere presa in considerazione. Ho voluto riprovare questo prodotto ma ho scelto la fragranza Talco & Rosa che è diventata la mia preferita. 

Nonostante Cien parli di doccia "crema" secondo me la texture di questo detergente si avvicina più ad un gel leggermente lattiginoso, fluido e piacevole da utilizzare perché diventa subito una schiuma soffice e voluminosa. All'interno di questo doccia crema Cien troviamo umettanti come la glicerina, e ovviamente l'estratto di rosa canina dall'effetto idratante e antiossidante. Nell'INCI c'è anche il talco, ma credo contribuisca appunto a dare alla texture quella leggera opacità che vi dicevo.

Il Doccia Crema Talco e Rosa Cien mi è piaciuto perché pulisce bene, ma appunto non è aggressivo o essiccante sulla pelle, anche nell'uso quotidiano e anche adesso che la mia pelle è più secca. Diciamo che è un prodotto che va bene un po' a tutta la famiglia, che si lascia in doccia e, salvo esigenze particolari, accontenta un po' tutti. 

La profumazione, come dice il nome, unisce proprio note di talco e quelle di rosa, e immagino che per qualcuno possa essere un po' "antica" come fragranza, e poco originale, ma a me è invece piaciuta molto. Sa proprio di pulito, è rilassante e avvolgente, ma non diventa troppo pungente. 
Rispetto alla versione con Argan & Cocco, questo docciacrema Cien mi è sembrato anche un po' più facile da rimuovere sotto la doccia. 

Anche questa volta quindi si tratta di un docciaschiuma economico e valido, e onestamente appena ne avrò la necessità lo riacquisterò.



Alverde Latte Corpo Idratante
al burro di cacao e ibisco bio



INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €2.59
🏋 250ml
🗺 Germania
⏳ 12 Mesi
🔬Natrue, Vegan

Concludo con un prodotto che sto usando da parecchio tempo e che è stata una piacevole scoperta. In passato avevo provato un altro latte corpo di Alverde, ma questo con Burro di Cacao e Ibisco mi è sembrato ancora più performante. Contiene appunto diversi emollienti e nutrienti naturali, come burro di karité e di cacao, olio di soia e semi di girasole, uniti alla classica glicerina. Un tocco antiossidante è dato dall'estratto di ibisco. Nonostante però queste sostanze ricche, questo Latte Corpo ha appunto una consistenza molto fluida e leggera, che non fa scia bianca quando la si stende sulla pelle. Su di me si assorbe anche abbastanza facilmente e non lascia patine untuose. 

La profumazione di questo latte corpo Alverde è dolce, ma non la trovo stucchevole anzi mi piace perché comunque non è troppo intensa e si adatta ai miei gusti durante il periodo più freddo. Inoltre, nonostante la presenza di alcol nell'INCI, non lo sento nella profumazione o nella stesura. 

Questo prodotto mi ha convinto proprio perché unisce piacevolezza, praticità ed una buona resa sulla pelle. Infatti risulta piacevolmente idratante e nutriente, nonostante la texture leggera e non appiccicosa, e mi lascia la pelle morbida, liscia ed elastica fino alla doccia successiva. Come vi dicevo l'ho usata a più riprese nel corso di questo inverno e mi ha aiutato a mantenere la pelle del corpo comunque sana. 

Ovviamente è una crema corpo che può andare bene a pelli a tendenza secca, ma immagino che chi ha screpolature importanti possa trovarla forse un po' leggera, e magari nel lungo periodo possa sentire la necessità di alternarla ad altro, o magari usandola quando si hanno meno problemi di secchezza. 
La presenza di alcol inoltre, anche se non si sente, deve essere valutato da chi ha eventuali sensibilità a questa sostanza, anche se io non ho avuto problemi. 
Per essere appunto un prodotto economico, credo che Alverde abbia creato un bel latte, che può piacere a chi fa fatica a trovare una texture così leggera in una composizione comunque efficace. 

Loot e Palm Royale: è arrivato il momento di fermarsi?

Dopo Netflix e NOW, cerco di fare il punto su due serie tv tornate negli ultimi mesi, a cavallo fra 2025 e 2026, ma che sono disponibili su Apple Tv+. Si tratta di due titoli che stavo già seguendo con piacere, e diciamo che sono stato una conferma per me. 


Palm Royale 
Seconda stagione

Dal 12 Novembre 2025 a metà gennaio di quest'anno è arrivata su Apple Tv la seconda stagione di Palm Royale, forse non la serie tv più chiacchierata della piattaforma ma per me è piacevolissima. In questi nuovi episodi Maxine Dellacorte-Simmons (Kristen Wiig) non è più semplicemente quell'ambiziosa outsider che si sta facendo strada a Palm Beach, ma è considerata una reietta. Anzi, dopo la sparatoria che aveva chiuso la scorsa stagione, la troviamo internata in un sanatorio. Ma anche Linda (Laura Dern) è stata arrestata perché formalmente accusata di essere lei che ha attentato alla vita del presidente. 

Dall'altro lato poi c'è sempre Norma (Carol Burnett), che qui ha ancora un ruolo più centrale nel manipolare, controllare e gestire tutte le pedine sullo scacchiere di Palm Beach.

È una trama un po' striminzita ma, come per la prima stagione, anche questi nuovi 10 episodi di Palm Royale sono altrettanto caotici, dinamici, pieni di avvenimenti, e soprattutto corali. Non c'è un'unica linea narrativa, ma tante quanti sono i personaggi, seppur tutti hanno più o meno lo stesso movente: cercare di sopravvivere in questa giungla fatta di arrivisti, complotti, giochi di potere e tentativi di sopraffare l'altro per accaparrarsi la fetta più grossa. Inoltre scopriremo che alcune di queste dinamiche sono legate al passato, e in questo senso Norma è davvero la tenutaria di molti segreti. C'è chi comunque si ritrova a pagare un prezzo forse più alto di altri, come Robert (Ricky Martin) e Douglas (Josh Lucas), che, seppur in modi differenti si ritroveranno incastrati in situazioni che li renderanno infelici. 

Palm Royale così diventa una giostra sempre sgargiante, ma anche piena di ombre e che, come la prima stagione, è sempre divertente da seguire. I dialoghi serrati e sui generis, la messa in scena pastellosa e ricca, la pletora di attori di talento sono tutti gli aspetti che funzionano ancora bene di questa serie tv Apple.

Tocca però ammettere che forse hanno messo davvero il piede sull'acceleratore e hanno tirato fuori una sceneggiatura che davvero a volte rasenta l'isteria e che non sempre è facile seguire. Se cercate una serie tv che sia compatta e lineare, sappiate che Palm Royale non fa per voi, ancora meno in questa seconda stagione. I tanti flashback, i salti di location, questi infiniti inseguimenti non fanno altro che rendere il tutto più spasmodico e incasinato, con un conseguente irrealismo che può non piacere a tutti.

Allo stesso tempo non tutte le gag sono riuscite allo stesso modo, come ad esempio la sorella gemella di Maxime, che sembra più un diversivo poco originale che una storia solida da seguire. 
O ancora, l'arrivo di nuovi attori come Patti LuPone, che è perfetta per una serie tv del genere, non riesce a portare quella ventata di aria nuova che sollevi le sorti generali.



Sicuramente, a parte il saper tenere compagnia, non c'è molto che si possa cavare da una serie tv del genere: c'è ovviamente una critica all'alta società, ma non aspettatevi che la riflessione vada molto più a fondo.
Alla fine Palm Royale è un guilty pleasure riuscito, come vi dicevo per la prima stagione, la caricatura di una soap opera camp che fa sorridere, ma che deve piacere più per l'allure che per la storia che racconta secondo me.

Questa seconda stagione comunque in qualche modo ha un senso di conclusione, specie l'episodio finale che è praticamente un musical. È vero che lanciano un sassolino per una nuova storyline, perché sembra che un nuovo arrivato stia tramando qualcosa, ma al momento non ci sono notizie per un rinnovo ad una terza stagione. Io credo che sia meglio concluderla qui perché le vicende di Palm Royale hanno avuto tutti i risvolti e le evoluzioni che potevano avere, e si rischierebbe di arrivare a scenari praticamente fantascientifici e non credo fossero queste le premesse della serie. 



Loot - Una Fortuna
Terza stagione

Si conferma una comedy solida anche la terza stagione di Loot, arrivata con cadenza settimanale dal 15 Ottobre al 10 Dicembre dello scorso anno. La multimilionaria Molly Novak (Maya Rudolph) continua ad essere la protagonista, sempre pronta a mettere se stessa in gioco e in discussione, pur vivendo tutti i vantaggi di una vita fatta di ricchezze e agi. Eppure Molly sta sempre più riscoprendo se stessa, si mette alla prova ed è sempre pronta a smascherare le ipocrisie degli altri ricconi che incontra lungo il suo cammino.
E poi anche da un punto di vista personale, Molly ha scelto di frequentare Arthur (Nat Faxon) proprio per quel senso di normalità che rappresenta, anche se non è sempre facile far convivere due mondi così diversi fra loro. Allo stesso modo anche gli altri personaggi, specie Nicholas (Joel Kim Booster) e Sofia (Michaela Jaé Rodriguez) avranno i loro intoppi da sistemare.

Anche per Loot - Una fortuna 3 è meglio non addentrarsi troppo nella trama perché il piacere è proprio quello: scoprire tutte le piccole e grandi disavventure che capitano episodio dopo episodio a Molly e al suo team, insieme ad una sorta di evoluzione personale dei vari personaggi. 

C'è chi magari deve mettere in discussione il rapporto con la famiglia, chi trova un nuovo amore, chi sta cercando una nuova strada da proseguire. Come sempre quindi una stagione movimentata, che ridicolizza i vizi dei ricconi ed ha un occhio alla contemporaneità fra intelligenza artificiale e viaggi nello spazio come capriccio.
Loot è però pur sempre una comedy con una durata da sitcom e quindi ogni nodo si scioglie facilmente, ogni intoppo si risolve nel giro di un episodio e si va avanti. Un intrattenimento gradevole, ma che come Palm Royale secondo me sta mostrando i segni del tempo e sta perdendo qualche colpo.

Loot infatti tende a girare spesso intorno alle stesse dinamiche, e le battute che ne nascono stanno iniziano a perdere di brillantezza. Loot secondo me inizia ad invecchiare senza avere proposte nuove che riescano a dare nuova aria alla serie. 

Maya Rudolph
è sempre perfetta nel ruolo di Molly, che in effetti sta pian piano migliorando il suo atteggiamento, e tutto il cast continua a funzionare in quello spazio più o meno ampio che riesce a ritagliarsi ogni personaggio. Mi aspettavo che però le occasioni per cui alcuni dei protagonisti si allontanano da Molly, fossero la scusa proprio per spogliarla dal passato e darle l'opportunità di crescere ed evolvere, mettersi in primo piano e diventare davvero matura. In realtà sono solo tentativi dello sceneggiatore di creare momenti di tensione per poi tornare allo status quo che la serie chiaramente vuole mantenere. 

Ho sempre più l'impressione che Loot non avrà un finale pensato, ma in un modo o nell'altro la rigenereranno per andare avanti e questo non è sempre un bene. Penso ad esempio al rapporto fra Molly e Arthur che in questa stagione non ha trovato una evoluzione credibile, proprio perché avrebbe significato trovare una conclusione a questo arco narrativo. 
Io stesso ad esempio non ho visto questa terza stagione avidamente all'uscita di ogni episodio, ma ho fatto più un pigro recupero degli episodi a tempo perso.
Al momento non ci sono notizie per una quarta stagione di Loot ma spero che sappiano trovare un modo per fermarsi prima che sia troppo tardi. 

La essence viso coreana di Haruharu Wonder è l'alleata per la pelle contro il freddo

Quando introduco un nuovo prodotto nella mia skincare cerco sempre di dargli un senso, affinché sia mirato alle mie determinate esigenze del periodo. L'inverno per me ad esempio significa due cose: l'uso di attivi potenzialmente più aggressivi, e una barriera cutanea più fragile per freddo e vento. 
Proprio con l'idea di contrastare queste problematiche, o quantomeno limitarle, ho deciso di mettere alla prova la Black Rice Probiotics Barrier Essence di Haruharu Wonder.


INFO BOX
🏋 120ml
🗺 Made in Corea
⏳ 6 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Peta Approved

Il mondo delle essence coreane è ormai variegato, ma ho trovato questa di Haruharu molto interessante perché ha pensato ad una texture lattiginosa che ha arricchito con quelle sostanze che sono naturalmente presenti nella cute, oltre ad altri attivi funzionali.

Si tratta di un INCI abbastanza ricco, ma coerente: è a tutti gli effetti una emulsione con umettanti come la glicerina, insieme ad una miscela di lipidi nutrienti come burro di karitè, squalane, olio di semi di girasole a cui sono stati aggiunti altri lipidi "skin like". Nello specifico Haruharu ha pensato ad una combinazione aurea 3:1:1 di ceramidi, colesterolo e acidi grassi, ispirandosi alla composizione fisiologica della matrice lipidica dello strato corneo.
Ceramidi, fitosteroli, colesterolo, acido oleico e fitosfingosina non stimolano direttamente la sintesi endogena di questi lipidi nella cute, ma contribuiscono a rinforzare la barriera cutanea fornendo quei componenti affini allo strato corneo.

Ma, come dice il nome stesso, la Black Rice Probiotics Barrier Essence contiene appunto anche probiotici, sostanze fermentate che sfamano il microbiota cutaneo, sempre a supporto appunto della resistenza della pelle ma anche più luminosità.
L'altra parte del nome invece fa riferimento invece agli estratti di riso, derivati dagli scarti di produzione del Makgeolli, una tradizionale bevanda alcolica coreana, che si uniscono ad altre sostanze lenitive come il pantenolo.


A proposito degli estratti vegetali, in questa Esseence Haruharu troviamo anche altre componenti tipiche della cosmesi asiatica come il ginseng, il bamboo e le proteine idrolizzate del grano che contribuiscono ad idratare. 

So che questi aspetti tecnici per qualcuno può sembrare noioso, troppo puntiglioso, ma secondo me danno l'idea di come la Black Rice Probiotics Barrier Essence possa agire sulla pelle e cosa aspettarsi. Ad esempio nell'INCI non ci sono fragranze aggiunte ed infatti è completamente inodore al mio naso. 
Come vi anticipavo inoltre, queste sostanze compongono una consistenza lattiginosa, liquida ma nemmeno troppo: considerate che nonostante ci sia un foro che funge da sifter, la essence non esce con estrema facilità, è più una micro emulsione con una sua densità e vischiosità. Non per questo però è difficile da applicare, anzi io la trovo gradevole e avvolgente.

Questa essence può essere utilizzata nei primi step della nostra skincare, al posto o subito dopo un tonico acquoso se siete dei veri e propri maniaci della routine stratificata, e prima di sieri e creme più o meno dense. Inoltre possiamo usarlo di giorno e di sera. Haruharu sottolinea di shakerare il prodotto prima di prelevarlo ed in effetti a me è sempre venuto spontaneo farlo.

Secondo me è un prodotto che però già da sé vale molto: la possiamo chiamare essence, ma se venisse presentato come un siero lattiginoso e nutriente, sarebbe lo stesso. La Black Rice Probiotics Barrier Essence infatti non solo ha una formulazione ricca di attivi, ma su di me agisce molto bene, non è quel prodotto impalpabile e volatile che ti dimentichi dopo un minuto ma la si sente sulla pelle.
A primo impatto su di me dona subito idratazione, nutrimento e comfort al viso, ma non crea una patina oleosa e fastidiosa che resta in superficie ma si assorbe bene, consentendomi di applicarci sopra ciò che voglio. Anche sotto al trucco non crea situazioni antipatiche, non lo sposta né lo assorbe o lo scioglie in qualche modo. Per questo per me la Barrier Essence Haruharu wonder è diventata una presenza fissa nella mia skincare quotidiana.

Inoltre sento quella azione protettiva, lenitiva e ricostituente che promette: nonostante il freddo e l'uso di attivi anche abbastanza aggressivi sulla mia pelle, questa essence ha contribuito a mantenere il viso sano ed evitare secchezza e irritazioni. Anche ad esempio dopo la rasatura, quando la cute può essersi irritata o sensibilizzata, questo prodotto mi aiuta a tornare ad un equilibrio ottimale. 

Di conseguenza la pelle diventa più morbida, più elastica, e nel tempo appare più sana.
Inutile dire che, visti gli ingredienti, la Black Rice Probiotics Barrier Essence è pensata per pelli secche, tendenti a disidratarsi e che hanno appunto bisogno di essere lenite, o comunque durante i periodi più freddi. Se ad esempio avete provato il tonico al riso di Haruharu, sappiate che questa può esserne a tutti gli effetti una evoluzione più intensa. 

Se non sapete bene come può reagire la vostra pelle, ma questa essence vi incuriosisce, sappiate che Haruharu l'ha creata anche in minitaglia da 30ml (la trovate qui), perfetta per testarla prima di un investimento più grande. 



💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Due nuovi film italiani che avrei voluto apprezzare di più

Parlare di cinema italiano per me è quasi un evento, non per snobismo, ma perché difficilmente trovo film che mi incuriosiscano e poi sono ancora meno quelli che mi convincono. Ed anche questa volta non posso dirvi che mi sono stracciato le vesti davanti a queste due nuove uscite recenti al cinema e in streaming. 


La Grazia (2025)


Genere: drammatico
Durata: 131 minuti
Regia: Paolo Sorrentino
Uscita in Italia: 15 Gennaio 2026 (cinema)
Paese di produzione: Italia 

Mariano De Santis (Toni Servillo, Il ritorno di Casanova) è un presidente della Repubblica italiana in quello che viene definito come semestre bianco. De Santis è un uomo ligio, un giurista cattolico rigido e stimato, ma in questo periodo della sua carriera già particolarmente delicato, è diviso su due grandi dilemmi morali: deve decidere se concedere la grazia a due persone in carcere che hanno confessato di aver ucciso i loro partner in contesti complessi; inoltre deve vagliare un disegno di legge per legalizzare l'eutanasia. Oltre a queste scelte istituzionali, che comunque segneranno la sua carriera, il presidente combatte anche i suoi drammi personali, quasi tormentato dal ricordo della moglie Aurora, morta anni prima e forse parte di un possibile tradimento, e il rapporto con i figli, specie Dorotea (Anna Ferzetti, BFF - Best friends forever, Avetrana - Qui non è Hollywood), che sta seguendo le orme del padre. 

Col cinema di Paolo Sorrentino vado sempre a spizzichi e bocconi, infatti ero rimasto a È stata la mano di Dio, e mi andava bene così. Io infatti non amo moltissimo il suo stile e credo che La Grazia ne sia un po' la piena rappresentazione. 

Il film infatti unisce personaggi e vicende che potrebbero essere praticamente reali, e pare che si sia davvero ispirato a Sergio Mattarella per il suo De Santis, a figure quasi oniriche o strane, come questo immaginario papa nero che va in giro in moto e parla come un guru.

Sorrentino sa poi unire momenti surreali, fatti di silenzi, di pathos, magari di pianti, a scene più ironiche e di rottura. In questo senso è perfetta la Coco Valori di Milvia Marigliano, amica di famiglia del presidente, che ha i dialoghi più arguti, pungenti e veritieri forse di tutto il film. Ci sono poi le sue inquadrature precise, eleganti, e una scelta musicale curata che segue perfettamente l'emotività.
Alla base de La Grazia, come appunto buona parte dei film di Sorrentino, non c'è in fondo una narrazione serrata, ricca di snodi e colpi di scena, ma appunto si basa più sulle reazioni e relazioni umane e i conflitti che possono portare.

Il De Santis, perfettamente reso da Servillo, è un uomo molto sicuro di sé, tanto da anticipare quelle che saranno le domande o le richieste di chi gli sta intorno, quasi sapesse leggerne i pensieri. Eppure si porta un grosso peso sulle spalle e nel privato è pieno di rimpianti oltre ad essere tormentato dal tradimento della moglie. 
Anna Ferzetti diventa così un'ottima spalla, seppur il ruolo della figlia non sia particolarmente sfaccettato o così centrale: è un po' l'anima più privata del presidente, la sua emotività, ma anche il suo tormento perché da un lato gli ricorda la moglie, dall'altro rappresenta il fallimento come genitore.

La Grazia però, in quanto in pieno stile Sorrentino, mi ha fatto un po' tribolare sulla poltrona, seppur comoda, del cinema.

Il suo pregio è sicuramente saper toccare dubbi e temi morali complessi senza farne un trattato banale, ma la durata del film è davvero eccessiva proprio a fronte di una storia in fondo semplice. Certe scene, come quella col cavallo morente o con gli alpini, mi sono sembrate completamente prive di senso e un peso al ritmo e per lo spettatore. 

Anche l'ossessione di Mariano per la moglie e per il suo tradimento alla lunga diventa quasi caricaturale, e sono arrivato a fare le scommesse su quante volte l'avrebbe nominata ancora.

I dialoghi poi di un po' tutti i personaggi risuonano artificiosi, scritti per suscitare effetto ma con il risultato di sembrare un po' finti. D'altronde sono pensati per personaggi che, come dicevo per Dorotea, non hanno una evoluzione. 
Pur con una struttura solida e un gusto che posso apprezzare, La Grazia non mi è andato giù facilmente: lo si segue con interesse ma non senza fatica, ed ho trovato difficile immedesimarmi e provare empatia per i personaggi. 



Il Falsario (2025)


Genere: drammatico, storico 
Durata: 110 minuti
Regia: Stefano Lodovichi
Uscita in Italia: 23 Gennaio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Italia 

Antonio 'Toni' Chicchiarelli (Pietro Castellitto) è un giovane che sogna di diventare un grande pittore ed ha anche un discreto talento. Così, insieme ad un paio di amici, si trasferisce a Roma sperando di sfondare.
Qui però conosce Donata (Giulia Michelini), una gallerista d'arte che, colpita dal carisma e dalla bravura di Toni, lo spinge a creare quadri falsi per gente ricca. Questa sarà l'anticamera del suo ruolo futuro, perché siamo negli anni '70, gli anni di piombo, delle brigate rosse, e Toni si farà risucchiare da giri di malavitosi, entrando anche in contatto con le figure di spicco di quel periodo.

Ho visto Il Falsario con parecchia curiosità, sia perché non conoscevo molto su Toni Chicchiarelli, che è realmente esistito, sia perché su Netflix è ancora in vetta alla classifica dei film più visti. E di buono posso dirvi che in effetti si tratta di un film ben fatto, con una buona ricostruzione storica, seppur le vicende sono fortemente romanzate e soprattutto solo una parte di tutta la biografia del protagonista.
Lo stile in effetti de Il Falsario ha il sapore di una produzione internazionale, adatto appunto alla piattaforma su cui si trova.

Oltre alla ricostruzione storica curata, Il Falsario può contare su un cast azzeccato, a cominciare da Pietro Castellitto, che in effetti nei panni di Toni ci sguazza, è ammiccante, scafato, ma anche tutto sommato dolce. Poi troviamo tanti altri attori validi, fra cui anche Claudio Santamaria, seppur in un ruolo più defilato.
Devo dire però che ho visto questo film di Stefano Lodovichi pochi giorni dopo la sua uscita e già posso dire di averne dimenticato buona parte delle sensazioni che mi aveva lasciato.

In primis la colpa è allo stile poco chiaro: si inizia come un heist movie biografico (mi ha dato un po' le vibe di The Serpent), da cui ti aspetti magari un certo ritmo e un certo tipo di intrattenimento. Poi però Il Falsario lentamente perde di mordente e scivola in una deriva che ricorda un film storico senza però volerne curare tutti i dettagli. 

La seconda causa del mancato totale coinvolgimento è forse proprio l'assenza di un vero personaggio approfondito e verso cui provare una qualche forma di simpatia. Come dicevo, il Toni di Castellitto è centrale, ma alla fine è una faccia da schiaffi qualunque. 
Ci sono poi aspetti più tecnici che non ho apprezzato in generale, come questo voice over un po' insistente, che cerca di dare un tocco melanconico e poetico al film, che però secondo me non è sorretto da altrettanta emotività.
Nonostante insomma il buon successo di visualizzazioni, Il Falsario mi è sembrato un Lupin che non ce l'ha fatta, non sapendo ben gestire la voglia di rendere quasi romanzesco un personaggio che invece è ben calato in una realtà specifica. E così, come arriva se ne va, senza colpo ferire. 





Casting Crème Gloss di L'Oréal ha una nuova formulazione con Acido Glicolico, la mia esperienza

Mi rendo conto che per molti, specie chi capita qui per caso magari da una ricerca in rete, pensino che le mie siano recensioni buttate a caso, che magari provi i prodotti, ne parli e lì finisce, ma non è così. Moltissimi dei prodotti che uso fanno parte delle mie routine quotidiane per mesi, fino alla fine, e molti li riacquisto diventando dei miei must. 

Se seguite ad esempio le mie storie Instagram sui prodotti terminati, vedrete che molti prodotti ritornano fra quelli che finisco e ricompro. Fra questi c'è certamente la tinta capelli Casting Creme Gloss di L'Oréal, che è stata una delle mie preferite per parecchio tempo, direi anni. Ne avevo parlato anche qui ormai quattro anni fa, raccontando come mai questa colorazione per capelli fosse la migliore per chi come me ha dei bianchi ostici da coprire. 
Nel tempo ho voluto dare una chance (anzi due) alla Casting Natural Gloss, una versione in teoria più naturale di questa tinta, anche se come scrivevo nella review, non era diventata la mia preferita. 

Sono quindi sempre tornato alla Casting Creme Gloss che ha performato su di me alla perfezione, ma da diversi mesi ormai ho notato che L'Oréal ha riformulato questa tinta per capelli, e adesso contiene il 10% di Gloss Complex con Acido Glicolico.


INFO BOX
🔎 OnlineAmazon, Grande distribuzione, Douglas 
💸 €5/11 
🏋 48ml, 72ml, 15ml 
🗺 //
⏳  Kit monouso/ 12 Mesi
🔬 //


Sulla carta questa tinta capelli L'Oréal non ha subito cambiamenti sostanziali: non contiene ammoniaca come la precedente versione, promette sempre una copertura dei bianchi ottimali, ed è sempre disponibile in tantissime nuance, inclusa la 200 Nero Ebano che io utilizzo. Le novità starebbero in una maggiore durata della colorazione, adesso fino a 32 lavaggi e non più 28, in una maggiore cremosità del prodotto così da colare meno durante la posa, e promette una maggiore luminosità del capello dopo l'uso.

Anche dal punto di vista dell'utilizzo non ci sono state variazioni importanti perché la Casting Creme Gloss è sempre composta da due fasi, il Rivelatore in Crema e la Crema Colorante da unire per attivare il prodotto. Nella confezione c'è sempre poi il balsamo capelli da usare dopo lo shampoo che qui chiamano Maschera Effetto Gloss. 
Questa nuova formula potenziata, come la definisce L'Oréal, è cambiata soprattutto nella Crema Colorante: il mio occhio non da chimico ma comunque attento, ha notato che ad esempio adesso nell'INCI troviamo glicerina e miele, che dovrebbero contribuire a rendere il prodotto più idratante. 

Il Gloss Complex con Acido Glicolico è presente invece nella Maschera Effetto Gloss, che contiene anche altri acidi come il tartarico ed il citrico, che, abbassando il ph, chiude le cuticole del capello e quindi lo rende visivamente più lucido. Inoltre è arricchito con olio di semi di girasole, miele e burro di karitè, anche se ammetto che uso poco questo balsamo  post-tinta perché ho sempre altri prodotti per la mia routine capelli.

Per il resto, la nuova Casting Creme Gloss è pur sempre una tinta per capelli chimica, che quindi ha quelle componenti sintetiche che la fanno performare al meglio. Vi lascio entrambi gli INCI cosicché possiate studiarli e confrontarli perché qui non entro nel merito di queste formulazioni perché è un ambito un po' difficile, ma posso raccontarvi la mia esperienza.
In merito all'uso, questa tinta capelli L'Oréal non mi ha dato nessun problema ma anche in questa nuova veste risulta facile da stendere, ha una profumazione gradevole e non più intensa come alcune tinte del passato ed ha una bella cremosità che consente una applicazione omogena, facile e senza pasticci. 

I tempi di posa anche in questa nuova formulazione sono sempre di 20 minuti, ma io cerco sempre di sforare qualche minuto extra perché come dicevo, i miei capelli bianchi sono refrattari ad essere coperti, anche da tinte "chimiche" tradizionali. 

Durante appunto la posa non ho riscontrato situazioni strane, e posso dirvi che ho usato questa nuova Casting Creme Gloss per diversi mesi: anche durante l'estate, quando il mio cuoio capelluto è più sensibile, non ho avuto rossori, bruciore o irritazioni. Anche per quanto riguarda la rimozione della tinta, non mi sembra sia cambiato molto perché si rimuove bene con un semplice shampoo accurato, e solo raramente mi è capitato di notare segni sulle federe ad esempio.

Ho notato però alcune differenze più che altro dopo l'uso. Infatti quando vado a fare lo shampoo per rimuovere la colorazione, mi è sembrato che i capelli risultino più secchi e stopposi rispetto alla formulazione precedente, tanto che devo utilizzare più balsamo per cercare di ammorbidirli e districarli. E questo è un problema per un capello secco come il mio. 
Fortunatamente non noto una particolare secchezza sul cuoio capelluto, dove non sarà idratante ma su di me non fa danni. 

Ho poi riscontrato una copertura dei capelli bianchi meno omogenea rispetto al passato. La Casting Creme Gloss L'Oréal è sempre stata per me la miglior tinta perché mi dava una copertura ottimale, uniformando la colorazione e soprattutto agendo bene sui bianchi.

Con questa nuova formulazione, osservando i capelli nel loro insieme, non si notano stacchi evidenti: il colore appare intenso e non piatto. Tuttavia, in alcune condizioni di luce e andando a guardare più da vicino le zone in cui ho una maggiore presenza di capelli bianchi, mi è parso evidente che già dal primo lavaggio post tinta la nuova Casting Crème Gloss non riesca a offrire la stessa omogeneità della versione precedente. Alcuni fili, in particolare, risultano leggermente meno coperti.

Con il passare dei lavaggi, purtroppo, questa differenza tende a diventare sempre più visibile.
Questi aspetti secondo me sono importanti da considerare soprattutto se avete i bianchi particolarmente in vista: penso ad esempio a chi ha una riga centrale o laterale su cui si potrebbero notare queste disomogeneità di coprenza.
Nella mia esperienza, la Casting Creme Gloss L'Oréal così riformulata ha perso qualche punto di preferenza, e pur continuando ad acquistarla ammetto che su di me almeno c'è stato un peggioramento, infatti sto valutando di riprovare altre colorazioni.


Voi avevate notato queste novità?




I ritorni seriali su NOW: nuove stagioni promosse a metà

Come vi ho ripetutamente anticipato, mi sono trovato un po' ingolfato con serie tv terminate nel corso delle ultime settimane. Sono rinnovi a nuove stagioni, arrivati in streaming negli ultimi mesi del 2025, e vuoi per le uscite settimanali, vuoi per l'ammassarsi di tanti titoli, riesco a parlarne solo ora. 
Intanto cerco di mettere il punto su due serie tv arrivate su Sky/NOW.  


Call My Agent - Italia
Terza stagione

Dal 14 al 28 Novembre 2025 sono arrivati su Sky/Now i nuovi episodi della terza stagione di Call My Agent!, la serie tv remake di Chiami il mio agente, disponibile su Netflix.

Dopo una seconda stagione che aveva perso secondo me slancio e freschezza, qui forse c'è stato un piccolo ritorno alla qualità dei primi episodi. I nostri agenti Vittorio, Lea e Gabriele devono affrontare la morte di Elvira (Marzia Ubaldi), una perdita non solo umana ma anche per la CMA: i tre infatti adesso si ritrovano con le quote dell'agenzia da spartirsi, ma c'è un plus. Uno dei tre infatti può diventare amministratore delegato e quindi dovranno contendersi il posto.

Nel frattempo però gli agenti non solo si devono occupare dei capricci, dei problemi e degli inconvenienti che riguardano le star che fanno parte del carnet della CMA, ma un'ombra si sta stendendo sull'agenzia: la UBA, una multinazionale che vorrebbe acquistare lo studio. Potrebbe essere una soluzione ai problemi finanziari della CMA, ma a che costo?


Call My Agent Italia continua ad essere un intrattenimento gradevole, che anzi come dicevo mi ha lasciato una migliore impressione rispetto alla passata stagione, anche se mi sembra acclarato che non siamo ai livelli dell'originale. Dix pour cent infatti aveva una verve, un dinamismo, ma anche una certa malizia che rendeva tutto più stuzzicante, mentre la controparte italiana non è mai riuscita ad avere questo animo tagliente. 
Questa terza stagione mi è sembrata comunque equilibrata nel gestire tutte le linee narrative senza pasticciare troppo, dando comunque uno sviluppo abbastanza costante sia alle storyline verticali che a quelle orizzontali. 
Il problema però di una serie tv che si basa proprio su una sceneggiatura a due livelli è che non sempre le vicende autoconclusive sono valide o appassionanti da reggere la puntata.

Le guest star di questa terza stagione di Call My Agent sarebbero state anche varie ed interessanti, ma sono poi le vicende che non sempre convincono.

Da Michelle Hunziker con la figlia Aurora Ramazzotti, a Ficarra e Picone, passando per Luca Argentero, non mancavano insomma i volti noti da usare, però personalmente ho trovato alcuni episodi più fiacchi di altri. Penso ad esempio a quello incentrato su Stefania Sandrelli, dove secondo me si nota come gli sceneggiatori non sappiano gestire i tempi comici, dilatando troppo la durata della puntata che risulta con poco mordente e ripetitiva. Molto interessante invece quella con Miriam Leone perché dà la possibilità di parlare di maternità in senso più ampio e consente ad uno dei personaggi principali di fare qualche passo in avanti e mettersi in gioco. 

Ho anche poco apprezzato il rapporto fra Gabriele (Maurizio Lastrico) e Sofia (Kaze), di cui vediamo l'evoluzione già da subito, quindi tutto quello che ci propongono diventa quasi un di più, un riempitivo noioso e appunto ridondante. 
Non ho letto ancora l'annuncio per il rinnovo di Call My Agent Italia, ma sono quasi certo continueranno questa avventura. Spero solo che rivedano un po' questa formula perché sta invecchiando velocemente.


Mistletoe Murders - Delitti sotto l'albero
Seconda stagione 

Dal 27 Dicembre 2025 al 10 Gennaio 2026 è tornata su Sky la seconda stagione di una serie tv che avevo promosso fra i titoli da vedere a Natale, ovvero Mistletoe Murders - Delitti sotto l’albero. Un cozy mistery prodotto da Hallmark+ che mi aveva convinto perché unisce il giallo ad uno stile rilassante, da commedia appunto natalizia, pucciosa ma non zuccherosa.

La prima stagione si era chiusa lasciandoci in sospeso sulla vera identità di Emily (Sarah Drew) e sui motivi per cui è così misteriosa sul suo passato. Il detective Sam Wilner (Peter Mooney) infatti vuole in qualche modo smascherarla, e in questa seconda stagione scopriremo qualcosa di più su Emily. Attraverso alcuni flashback, soprattutto incentrati sull'adolescenza della donna, scopriremo di più sulle sue competenze e su come ha sviluppato questo fiuto per le indagini. Nel frattempo non mancano nuovi misteri da risolvere nella non più molto tranquilla cittadina di Fletcher's Grov.

Mistletoe Murders 2 si merita per me una promozione esattamente come la prima stagione perché prosegue esattamente allo stesso modo, con l'aggiunta di qualche approfondimento in più sui personaggi. Conosciamo ad esempio anche la mamma di Violet, la figlia di Sam, che, al contrario di tanti altri film e serie a tema natalizio, non è morta malamente, ma semplicemente si è separata dal marito. Questa scelta dà l'opportunità a piccole dinamiche che magari non rivoluzionano la serie ma danno maggiore tridimensionalità ai protagonisti.

Come per la prima stagione, anche nei nuovi episodi la trama più thriller si svolge lungo due diverse puntate, e anche qui tocca ammettere che non tutto ha sempre la stessa capacità intrattenitiva. 
Se alcune storyline risultano piacevoli, curiose, magari dal vago sentore alla Desperate Housewives, altre sono forse un po' pasticciate, e mancano di quella sottigliezza che può tenere ancorato lo spettatore.


I casi da risolvere insomma non sono tutti convincenti o estremamente realistici, ma io credo che comunque Mistletoe Murders svolga il suo ruolo appunto di compagnia, mescolando generi diversi, dal mistero appunto, alla commedia, con una punta romantica. 

Credo che nella terza stagione, che ormai è stata confermata, le vicende seguiranno più o meno questo andazzo, e direi che va bene così, perché comunque è facile affezionarsi ai personaggi di Mistletoe Murders e guardare gli episodi è come mangiare i pop corn: uno tira l'altro. 
Toccherà immagino aspettare Natale 2026 per avere i nuovi episodi, quindi ci rileggiamo praticamente fra un anno. 

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