giovedì 1 dicembre 2022

Le serie tv che ho abbandonato e non ho mai terminato 🛑

Mi sono sempre ritenuto un coriaceo delle serie tv, tanto da guardarle fino alla fine anche se il mio gradimento scema nel corso delle puntate, ma da qualche tempo ho cambiato un po' approccio. 
Già un paio di anni fa (qui) vi avevo raccontato di alcuni telefilm che avevo abbandonato per svariate ragioni, e a distanza di tempo è arrivato il momento aggiornare quella lista e integrarla con due novità e vecchie conoscenze.


Made for Love 
Seconda stagione

Sono state due serie tv che ho visto ed abbandonato di recente a farmi riprendere in mano questo elenco. La prima di queste serie è Made For Love, o meglio la seconda stagione, disponibile su Now e Sky Serie dal 28 agosto di quest'anno. La vicenda al centro è il matrimonio fra Byron Gogol, un magnate della tecnologia, e la moglie Hazel, che viene tenuta sotto estremo controllo dal marito, almeno fino a quando lei non si ribellerà.
Avevo visto il primo ciclo di episodi lo scorso anno e, nella mia recensione di allora, ero arrivato alla conclusione che la serie non mi aveva entusiasmato, nonostante non avessi trovato dei problemi macroscopici e avesse trovato una chiave tutto sommato ironica per parlare di temi seri come l'abuso emotivo. 

Ho pensato che quindi, tentare con la seconda stagione, potesse farmi cambiare idea, perché può succedere che una serie tv migliori, ma non è stato il caso di Made For Love. Dopo tre episodi infatti non ero affatto preso dalla storia, e mi sembrava solo un fiacco proseguo che non avrebbe portato idee e stimoli nuovi ed interessanti, ma situazioni trite e ritrite. Così ho deciso di saltare dalla barca e abbandonare la serie, e non mi sono poi del tutto sbagliato visto che HBO l'ha cancellata e non ci sarà una terza stagione di Made for Love.


From Scratch - La forza di un amore
Miniserie

Tratto dall'autobiografia di Tembi Locke, From Scratch è diventata rapidamente una delle serie tv più viste su Netflix, e altrettanto rapidamente l'ho abbandonata. La storia è quella di Amy, una ragazza americana appassionata d'arte, e della sua relazione con Lino, un ragazzo siciliano che invece sogna di diventare un grande chef. I due si conosceranno in Toscana, ma il loro rapporto finirà per dover affrontare diverse peripezie, fra genitori in disaccordo, malattie e una famiglia da formare.

Nonostante il titolo da romanzo di serie b, pensavo che From Scratch - La forza di un amore potesse essere una sorta di This is Us, magari non in grado di portare qualcosa di nuovo sullo schermo, ma quantomeno di essere coinvolgente e toccante. Mi sbagliavo, perché questa serie sciorina fin da subito una sequela infinita di luoghi comuni e cliché che rendono il tutto fastidioso.

Tutta la parte in Toscana sembra una sorta di video creato dalla pro loco (anche nella fattezza proprio) per incentivare il turismo, ma anche sull'italianità in generale non si contano il numero di baggianate che vengono messe in scena, fra accenti forzati, "buona cucina" e una vetusta disparità fra nord e sud. 

From Scratch inoltre ha dei dialoghi pessimi nella loro banalità, e risulta poco coinvolgente per colpa di salti temporali non ben esplicitati. Zoe Saldana e Eugenio Mastrandrea danno delle buone interpretazioni, ma a nulla possono contro una sceneggiatura tanto becera, al limite del risibile. 
Sono arrivato a circa metà serie tv, ma poi non ho retto, non trovandomi affatto coinvolto da From Scratch, e non ho vergogna a definirla forse una delle peggiori produzioni di questo 2022.


Posso ufficialmente affermare che non proseguirò anche nella visione di Billions, che ho concluso con la quarta stagione.


Devo dire che ho titubato, perché volevo provare a dare una chance alla quinta stagione, ma, complice il COVID, la produzione ha subito un rallentamento, bloccandosi a metà dell'estate 2020, per poi riprendere a settembre del 2021. Questo ha contribuito a farmi passare ulteriormente la voglia, ma bisogna dire che Billions non mi aveva più appassionato, visto che le vicende sembravano ripetitive e i personaggi sempre più esasperati (ed esasperanti) e fuori fuoco. Ad inizio di quest'anno è andata in onda su Sky la sesta stagione, ma è stata rinnovata pure per la settima. Io però non intendo voltarmi indietro.

Purtroppo è più o meno finita così anche con Suits, serie terminata nel 2020 con la nona stagione, ma che io ho smesso di seguire nel 2018 con la settima, visto che non mi appassionava più come agli inizi. In questi anni ho conservato una minuscola speranza di riprendere la visione di Suits anche solo per completezza, ed essendomi affezionato nel tempo ai personaggi, ma non è mai scattata la scintilla affinché concretizzassi la cosa. Essendo passato così tanto tempo, ed essendo sopraggiunta tanta altra roba, direi che è arrivato il momento di dire addio al progetto di un recuperone.

Con il 2022 saluto, non senza tristezza, anche i Pearsons di This is us, con cui mi sono arenato alla terza stagione


This is Us 2 aveva rotto un po' l'incantesimo che la serie aveva lanciato su di me, e nonostante un terzo capitolo un po' più convincente, mi sono bloccato, il tempo è passato, e purtroppo non credo di riuscire più a recuperare la serie. Le restanti stagioni, inclusa la sesta arrivata quest'anno, sono un po' troppo corpose, da 18 episodi l'una, per cui è complicato anche da un punto di vista logistico, ma ammetto che la mia affezione per i protagonisti mi spinge a sperare che forse un giorno chiuderò il cerchio in maniera più degna.

Non mi è spiaciuto affatto salutare invece Good Girls, cancellata alla quarta stagione. Già non si trattava della mia serie tv preferita, ma quando ho visto la seconda stagione ho un po' storto il naso per alcune assurdità raccontate. Così mi sono fatto sfuggire i restanti episodi e una volta che dovevo affrontare due stagioni intere, ho lasciato perdere e non credo proprio ci ritornerò mai in futuro.

Con altrettanto assenza di dispiacere ho abbandonato You, che è stata rinnovata per una quarta stagione, annunciata per gli inizi del 2023. Poteva essere un thriller psicologico godibile, ma i creatori di You si sono fatti coinvolgere da un vortice di assurdità che hanno reso la serie particolarmente fastidiosa e assolutamente non credibile.


Ricordo ancora come nella seconda stagione nessuno dei personaggi (e sottolineo nessuno) facesse o dicesse qualcosa che avesse il minimo senso logico. Portare avanti una serie tv con queste fondamenta, dove ogni cosa è possibile perché non vi sono delle linee guida da seguire, per me non è appassionante, ma direi più che altro snervante. Voi vedrete la quarta stagione di You?

Anche Outlander è stata confermata per una nuova, settima stagione, dopo la sesta andata in onda quest'anno, ma io ho tirato il freno a mano già al terzo ciclo di episodi.
Quella che doveva essere una saga fantasy appassionata e romantica per me si è rivelata presto troppo lenta e prolissa per potermi coinvolgere a proseguire la visione, e visto l'accumulo di episodi che dovrei recuperare a questo punto non mi immagino dare più chance a Outlander. Mi spiace solo per quel bellone di Sam Heughan, lui sì che dà valore alla serie.

È stato invece naturale abbandonare la visione di Big Sky, una serie tv crime - poliziesca del 2020, che è disponibile su Disney+ e che da dicembre di quest'anno arriverà alla sua terza stagione


Sembra essere una serie tv molto prolifica, tanto che già conta 42 episodi e non ci sono quasi stacchi temporali fra la produzione di una stagione e l'altra. Le motivazioni al mio abbandono di Big Sky sono diverse: in primis perché si tratta di un genere che mi piace, ma di cui non farei scorpacciate, per cui è difficile che mi fidelizzi ad un telefilm simile che butta fuori così tanti episodi. Inoltre la prima stagione era sì, di compagnia, ma oltre ad un buon ritmo generale, non ho trovato particolari qualità che potessero spingermi ad una visione costante. Quindi anche in questo caso non conto di voltarmi indietro.

È stata più o meno lo stesso con Jack Ryan, che però ha avuto una genesi e un impatto su di me differente rispetto a Big Sky. La prima stagione risale infatti al 2018, e mi era piaciuta, ma c'è voluto più di un anno prima di avere la seconda stagione. 


Trattandosi sempre di una sorta di thriller di spionaggio con delle punte più drammatiche e parentesi strettamente poliziesche, non fremevo dalla voglia di vedere i nuovi episodi, e così è passato del tempo che ha portato ad un affievolirsi della mia curiosità rispetto alle avventure di Jack Ryan. La terza stagione arriverà addirittura a dicembre di quest'anno, quindi a distanza di tre anni, e tutta questa lentezza non ha fatto altro che rendermi la serie ancora meno appetibile. È già in programma pure un ulteriore rinnovo e in linea generale non sarebbe un recupero impossibile, ma Tom Clancy's Jack Ryan  finisce sempre ultimo nella lista delle serie tv che vedrei, scalzato da altro, quindi mi sembra il caso di chiudere il capitolo definitivamente. 

Voi avete abbandonato delle serie di recente? Ma soprattutto fra queste serie tv ce n'è qualcuna che faccio male ad abbandonare?




martedì 29 novembre 2022

Il Buffet The Ordinary cambia nome: riscopriamolo insieme

Qualche settimana fa The Ordinary aveva annunciato che avrebbe cambiato il nome ad uno dei miei prodotti preferiti, sia nel loro range che in generale: il Buffet è infatti diventato Multi-Peptide + HA Serum.

L'azienda ha dichiarato che non ci sono stati cambiamenti nella formulazione, ma questo nuovo nome è stato mosso dal voler uniformare i prodotti, ed ha in effetti senso. La skincare di The Ordinary ha sempre portato il nome degli attivi principali che compongono la formulazione, ma il Buffet rompeva questa regola, perché all'interno non contiene solo una molecola, ma unisce diverse componenti, proprio come una ricca tavola imbandita.
Quindi non ci dovrebbero stati dei mutamenti nella sostanza ma solo nella forma, ma io sapete che sono sempre sospettoso e quindi ho voluto toccare con mano, ma intanto andiamo per ordine e riscopriamo insieme questo siero che amo.


Il Multi-peptide Serum, esattamente come il Buffet, si presenta come un prodotto multitasking: è pensato per idratare la pelle, proteggerla, rinforzarla, e per avere una azione anti età. Questo dovrebbe avvenire grazie alla presenza di umettanti come glicerina, e diverse forme di acido ialuronico, e grazie ad un insieme di sostanze dermo affini come l'allantoina, l'urea, una sfilza di aminoacidi. Troviamo anche un probiotico, che aiuta la barriera cutanea. 
L'azione antiage invece è sostenuta da peptidi come ad esempio il Matryxil e l'Argirelina (o Argirelox) che comunicano con le cellule della pelle, inviando segnali differenti. Il matryxil ad esempio stimola la produzione di collagene, mentre l'argireline e tutti i peptidi botox like, rallentano la contrazione muscolare. Più collagene e meno movimenti muscolari si traducono in una pelle più liscia e compatta con meno rughe.

Il problema dei peptidi è che non ci sono tantissimi studi a riguardo, ma questo è un altro discorso. Il Multi-Peptide + HA Serum di The Ordinary ha una texture in gel sodo ma acquoso ed è inodore, molto facile da stendere e che su di me si assorbe nel giro di un minuto. Non ci sono indicazioni particolari sul suo modo d'uso, visto che il Multi-Peptide Serum può essere usato sia al mattino che alla sera, seguito eventualmente da una crema o da altri sieri. 

Se tutte queste caratteristiche vi risultano fondamentali è perché da un punto di vista pratico non ho trovato differenze fra il Multi-Peptide Serum e il Buffet, ad eccezione forse di una dicitura.
Ho avuto modo di provare questo siero di The Ordinary nel corso del tempo, sia anni fa che più recentemente, ma da un punto di vista dell'INCI e della consistenza non mi pare ci siano stati degli effettivi cambiamenti. Tuttavia c'è stato una modifica negli anni e che non avevo notato nemmeno parlando del Buffet + Copper Peptides 1%.

Quando nel 2017 ho provato per la prima volta il Buffet The Ordinary, citavo nella recensione il sito Deciem dove si affermava che "la concentrazione totale di tali tecnologie nella formula dei in peso è pari al 25,1%" cioè era esplicitata la percentuale degli attivi contenuti nella formula. Questa dicitura è sparita sia sul sito che sulle confezioni, ma credo che sia stata anche una scelta saggia perché portava più confusione: infatti non chiariva quale attivo avesse la concentrazione maggiore e quale minore, non diceva nulla di più sull'efficacia del prodotto o su quale ingrediente prevalesse.

A parte questo, fra il Buffet e il Multi-Peptide Serum The Ordinary non ho trovato differenze neppure per quanto riguarda la sensazione e l'effetto sulla pelle. Ho voluto proprio fare un confronto diretto per cercare di scoprire anche le minime novità, letteralmente usando i due sieri contemporaneamente su due lati diversi del viso, ma la mia ricerca ha solo confermato le mie idee.
Anche con un nome diverso, questo siero a me piace proprio perché si "sente" sulla pelle, agisce, non è evanescente e idrata bene senza risultare appiccicoso. Sin da subito noto una maggiore compattezza, un miglioramento della elasticità e col tempo mi sembra che la cute sia anche più resistente.


Il Multipeptide Serum (e il Buffet) è un prodotto che apprezzo molto durante quasi tutto l'anno, ad eccezione forse dei mesi più caldi, quando comunque posso usarlo sul contorno occhi. Lo consiglio meno a pelli grasse e miste, perché è più spesso e denso di altri sieri viso.
Gli altri benefici che noto dall'uso di questo siero peptidico The Ordinary è una pelle più distesa e tonica, ma senza l'effetto tirante o lifting che invece mal sopporto.

Ho avuto la conferma che il Multi-Peptide + HA Serum è uno dei miei prodotti Deciem preferiti e ad oggi anzi è uno di quelli che continuo a consigliare a chiunque perché somiglia molto ai prodotti "tradizionali" e non mono attivo, ma soprattutto che trovo efficace e in grado di apportare su di me benefici nel corso del tempo.

INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, BeautyBay, LookFantasticSephora, Douglas.it
💸 €17.40
🏋30ml
🗺 Made in Canada
⏳ 12 mesi
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Avete provato il Buffet? Vi piace questo nuovo nome? Io credo gli si addica meglio, e col tempo ci abitueremo.


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lunedì 28 novembre 2022

|Sotto la copertina|
Su quanto mi sono piaciuti i libri di Madeline Miller

Sono stati le mie letture estive, eppure i libri di Madeline Miller non meritano l'appellativo velatamente negativo di "letture sotto l'ombrellone" perché c'è molto di più.
Hanno avuto una risalita nelle classifiche più di recente, ma le opere della scrittrice statunitense risalgono ad anni fa, ed anche la mia curiosità è cresciuta, ed ho fatto bene.

Il primo libro di Madeline Miller che ho letto è La canzone di Achille, romanzo risalente al 2011 ma che con TikTok ha ritrovato nuova linfa vitale e penso anche il successo che meriti.


Genere: storico
Editore: Marsilio
Pagine: 386
Data di pubblicazione: 2011
Prezzo: €11 / ebook € 7.99


Prendendo spunto dal mito greco e da tutti i personaggi che bene o male conosciamo tutti, La canzone di Achille racconta la vita di Patroclo, ma soprattutto il suo incontro con Achille, e il rapporto d'amore unico che si creerà fra i due, mentre sullo sfondo si consuma la guerra di Troia. Ma non si parla solo di battaglie, di lotte, non è solo la parte cruenta della guerra ad essere raccontata dalla Miller, ma è soprattutto il rapporto fra i due ragazzi, che resteranno legati ad una fiducia ed un amore estremo l'uno per l'altro, fino alla fine ed anche oltre. 

Questo scavare a fondo nella relazione fra Patroclo e Achille, che da un lato prende a piene mani dai diversi miti trasmessi dai drammaturghi greci, dall'altro romanza per creare una visone completa e accurata (ma credo anche più moderna ed umana), non sfocia in una lettura stucchevole, zuccherosa in stile romanzo Harmony. La canzone di Achille è una girandola di emozioni differenti, dalla rabbia, all'affetto, dalla possessione, all'orgoglio, dalla paura al dolore, e questo avviene grazie ad una buona caratterizzazione di entrambi i protagonisti che finiamo per conoscere a 360° (e soprattutto finiamo per voler loro bene, quasi fossero realmente esistiti).

Nonostante Patroclo sia quasi sempre il narratore delle vicende, riusciamo infatti ad avere un quadro completo di cosa provano entrambi i personaggi, di cosa li smuova. La lettura de La Canzone di Achille diventa scorrevole e non appunto smielata grazie anche allo stile che la Miller adotta, che è molto pulito, a volte asciutto, persino in quei punti in cui altri scrittori avrebbero speso parole su parole. Non mancano di certo le descrizioni dettagliate, ma si leggono tutte con estremo piacere, e appunto anche rapidamente. 
È un libro questo che mi ha preso molto, e che riesce a commuovere fino alla fine, grazie ad un crescendo della drammatizzazione. La canzone di Achille è uno di quei libri che ti lascia le sensazioni che suscita addosso anche dopo che l'hai finito ed è anche uno di quei romanzi che mi sentirei di consigliare. 


Cambiano molte cose invece in Circe, libro pubblicato da Madeline Miller nel 2018, e non solo perché ci spostiamo dall'Iliade all'Odissea.


Genere: storico
Editore: Marsilio
Pagine: 441
Data di pubblicazione: 2018
Prezzo: €11 / ebook € 7.99

Circe infatti è nota soprattutto come la maga che trasformò in maiali i marinai di Ulisse, ma c'è altro, c'è un prima e un dopo, e la Miller riesce anche in questo caso a far centro nel raccontare tutte le sfaccettature della sua storia e a renderla interessante.
Infatti ci fa conoscere una Circe in tutta la sua fase di crescita e sviluppo, sia da un punto di vista più fisico, che da un punto di vista umano e personale, riuscendo a far diventare un punto di forza l'esilio a cui sarà costretta sull'isola di Eea
Credo che Madeline Miller abbia messo tutto il suo femminismo in questo personaggio, rendendolo estremamente umano, forse anche di più di quanto aveva fatto con Achille e Patroclo.

È interessante questo viaggio sia all'esterno, quindi in quelle che sono le vicende che capitano intorno e nella vita di Circe, ma anche all'interno, nelle sue riflessioni, nella sua crescita appunto e nei suoi mutamenti, e in quei momenti di solitudine che vive.
Per questo la sua protagonista diventa una figura affascinante, che finiamo per conoscere in vesti anche inedite, di donna e madre, con paure, amori, gioie e preoccupazioni che ci porremmo e vivremmo anche noi tutti i giorni, ma sempre con un filo più o meno sottile legato al mito.

La scrittura cambia in Circe rispetto a La canzone di Achille, secondo me è più matura, più raffinata e ricca, ma questa sua profondità per me non diventa noia o mancanza di ritmo, anche perché se c'è un momento più introspettivo, la Miller riesce, nel giro di qualche pagina, a farlo seguire ad una novità o a qualche situazione più tesa da affrontare. E quella di Circe è una vita ricca di alti e bassi, che per noi diventa un racconto sull'accettazione di sé e su quelle piccole e grandi lotte che tutti, soprattutto le donne, dobbiamo affrontare. Per questo la maga risulta molto umana, come dicevo, ma anche molto contemporanea.
Di questo romanzo, ma anche dell'altro libro, mi è piaciuto proprio il fatto che Madeline Miller sia riuscita comunque a rendere universalizzabili ed empatizzabili alcune delle situazioni che capitano alla protagonista, e le sue reazioni ad esse.

Le opere di questa scrittrice mi hanno colpito anche perché sono in grado di risvegliare dei miti antichi e portarli a noi, e mi pare anche fra i giovani visto che l'interesse è scoppiato sui social. Riscoprire certe storie, avere la curiosità di ripescare questi personaggi credo sia un lavoro bellissimo che spero proseguirà.
Devo ancora recuperare Galatea, ma conto di farlo presto.





venerdì 25 novembre 2022

Caudalie Vinopure Siero Infusione Anti-imperfezioni | La recensione

Da tanto tempo è parte della mia skincare routine serale, e quindi penso sia arrivato il momento di farvi scoprire la mia esperienza con il siero viso Anti imperfezioni di Caudalie Vinopure.

L'intento della linea Vinopure di Caudalie è quello di occuparsi di pelli miste, grasse, impure, con pori dilatati ed ostruiti e acneiche, sia per via di questioni ormonali, sia per le imperfezioni date da altre condizioni come lo stress o la mascherina. 
Tuttavia nel Siero Salicilico Anti-imperfezioni è racchiuso un complesso di sostanze che lo rendono un prodotto più completo e ad azione più ampia di quanto possa sembrare, volto a migliorare l'aspetto della pelle su più fronti.
Si tratta di un gel fluido fresco, che Caudalie consiglia di usare sia al mattino, con una protezione solare, sia alla sera, ovviamente dopo la detersione ed eventualmente il tonico e prima di altri trattamenti più pesanti. 

Vi avviso subito che il serum Vinopure ha un profumo abbastanza intenso, agrumato e fresco, che a me piace molto ma capisco che per alcuni nasi possa risultare un po' troppo invadente. 
A me però non è solo la fragranza ad essermi piaciuta, ma soprattutto la formulazione di questo prodotto.
La formulazione contiene il 97% di ingredienti di origine naturale e capeggia ovviamente già nel nome la presenza dell'acido salicilico, che Caudalie estrae dalle foglie di Gaultheria. Non è specificata la percentuale, ma credo che sia abbastanza delicato ed adatto un po' a tutti.
In questo senso il siero viso Vinopure mi ha aiutato a contrastare punti neri ed imperfezioni, ed effettivamente rende i pori e la grana più omogenea e raffinata.


Ho notato che ha agito soprattutto su filamenti sebacei e appunto su punti neri, meno nello sfiammare e ridurre brufoli attivi o sottopelle. Su di me ho notato più benefici da questo punto di vista con altri sieri (questo in particolare ad esempio). L'acido salicilico aiuta comunque anche a migliorare l'aspetto generale della pelle, illuminando ed esfoliando. Le proprietà purificanti sono potenziate dall'olio essenziale di rosmarino, melissa, lavanda e geranio.
Inoltre il Serum Salisylique Caudalie contiene anche niacinamide, che è nota per bilanciare la produzione di sebo, ma ha anche tante proprietà rinforzanti della pelle, anti macchia e stimolante del collagene.
La niacinamide apre già la porta a quei benefici più ampi che vi anticipavo sopra, ma ci sono altre sostanze che lo rendono un trattamento completo: troviamo acido ialuronico, estratto di rosa damascena ed in effetti questo siero Caudalie su di me è piacevolmente idratante. 

Essendo un gel su di me si assorbe rapidamente e non fa effetto patina (solo se si eccede inutilmente nelle dosi), inoltre si può stratificare ad una crema o un siero senza far pasticci. Da solo credo basti per pelli miste e grasse, mentre se avete una pelle più secca (ma sempre con qualche imperfezione) come la mia si può accompagnare con un altro prodotto idratante.
In più il siero viso anti imperfezioni Caudalie è anche ricco di attivi antiossidanti, come il tocoferolo e i polifenoli estratti dai vinaccioli. Questi agenti non solo fanno sì che non si ossidi il sebo e quindi si formino i punti neri, ma ha benefici sulla salute della pelle in generale. 
Proprio per questo mi sento di dire che il Siero Infusione Vinopure non è solo adatto a chi ha imperfezioni, ma ha può soddisfare molte tipologie di pelle. 

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🔎 Amazon, eFarma, Redcare, Lookfantastic
💸 €27
🏋 30ml
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⏳ 9 Mesi
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Avete provato questa linea di Caudalie?



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giovedì 24 novembre 2022

Novità al cinema e recuperi in streaming!

Non mi sono fatto mancare niente in queste ultime settimane, inclusa qualche serata al cinema, visto che inizia a far freschetto e tocca riprendersi da due anni di stacco dati dal lockdown. Ma ho avuto modo finalmente anche di recuperare un paio di film che da anni (non scherzo) volevo vedere. 


L'ombra di Caravaggio (2022)


Genere: drammatico, storico, biografico
Durata: 119 minuti
Regia: Michele Placido
Uscita in Italia: 3 Novembre 2022 (Cinema)
Paese di produzione: Italia, Francia

Michele Placido racconta la vita di Michelangelo Merisi, l'artista noto come Caravaggio, e lo fa con un film che è quasi didattico. Infatti, più che una biografia cronologica e puntuale, cerca di farci entrare nell'arte del pittore lombardo, di farci scoprire la visione dietro le sue opere, ma anche il suo modo di leggere il mondo e di viverlo. Ne esce fuori un Caravaggio tormentato, trasgressivo specie per il 1600, sopra le righe, ma con la pulsante necessità di raccontare la verità attraverso le sue opere, anche al costo di mettersi figure importanti contro. 


Caravaggio infatti prendeva le persone più umili del popolo, inclusi prostitute, mendicanti e tutti coloro che abitavano i bassifondi dove l'artista viveva, per farli diventare santi e madonne, e soprattutto con una visione che non contemplava le icone classiche della pittura sacra cristiana, ma creando delle opere concrete, dure, a tratti crude ma che sono riuscite a sopravvivere ai secoli proprio per la verità che raccontano. 
Inutile dire che questa concezione del Caravaggio difficilmente poteva essere compresa dai suoi contemporanei, ancora di più dagli uomini di chiesa e prelati. Eppure Michelangelo Merisi avrà i suoi sostenitori che gli consentiranno di proseguire nei suoi intenti.

L'Ombra di Caravaggio mi è sembrato bello esteticamente proprio per quello sguardo interno che il film va a cercare dietro alle sue opere, diventando così, come vi dicevo, quasi di insegnamento per chi non conosce bene il pittore. Anzi è proprio il film perfetto se volete vedere vivere le sue opere.
Ci sono indubbiamente delle romanzature nel racconto, ma credo che il messaggio e il personaggio Merisi venga descritto bene.
Ho trovato buona l'interpretazione di Riccardo Scamarcio nei panni proprio di Caravaggio, e lo scorrimento del film non mi è sembrato avere grossi intoppi, soprattutto nella prima parte. Avrei evitato l'impostazione troppo teatrale di certe scene, e anche alcune parti che sembravano un po' degli spiegoni tanto erano didascalici. Ma L'Ombra di Caravaggio si riprende nel suo essere diretto, in alcune scene più forti e crude che credo trasmettano bene l'animo dell'artista che vuole narrare.


BROS (2022)


Genere: commedia, sentimentale
Durata: 115 minuti
Regia: Nicholas Stoller
Uscita in Italia: 3 Novembre 2022 (Cinema)
Paese di produzione: USA

Cambio del tutto genere con Bros, commedia romantica a tema LGBTQ+ e per la prima volta nella storia distribuita da una major come la Universal Pictures. Bobby Lieber, il protagonista, è un omosessuale ultra trentenne con un podcast premiato e abbastanza noto che sta per diventare curatore di un nuovo museo di storia LGBTQ+ a Manhattan. Come moltissimi gay, Bobby è ormai disincantato rispetto alle relazioni e al mondo queer, anzi ha una visione decisamente critica della comunità, ma spera ancora di poter trovare l'amore. Un giorno conosce Aaron, un ragazzo belloccio, ma a primo impatto fra lui e Bobby non c'è un grande feeling.
Dopo essersi però sentiti via messaggio, i due decidono di approfondire la conoscenza reciproca seppur le diverse personalità sono difficili da far collimare. Nascerà l'amore? Tocca veder Bros per scoprirlo perché io non faccio spoiler.

Quel che posso dirvi invece è Bros è una commedia piacevole, che non solo prende alcuni degli elementi del genere, che però nella maggior parte dei casi racconta storie eterosessuali, ma mi è sembrata anche brillante. Bobby, interpretato da Billy Eichner, infatti riesce a capovolgere un po' la narrativa che spesso si fa sul mondo gay, raccontandone anche le contraddizioni e le ombre che riguardano la community. Un tentativo quindi anche di andare contro i cliché tipici soprattutto nell'ambito relazionale e sessuale, facendo anche riflettere ma sempre con ironia. Bros è un film diretto, che non si preoccupa di mettere in scena anche rapporti fisici, che non mi sono sembrati gretti, ma sempre in linea con il taglio canzonatorio del film.

Ma ci sono tanti punti deboli in Bros, a cominciare dal tentativo di destrutturare quegli stereotipi in cui però il film stesso casca. Un esempio banale (ma non troppo) è la differenza fisica fra Bobby e Aaron (interpretato da Luke Macfarlan), che viene sottolineata più e più volte, che però non è così palese, visto che entrambi hanno comunque un corpo tonico e palestrato. Ci sono forse fra i due interessi di vita diversi, ma non mi pare che Bobby sia così intenso come viene descritto, ma più un pesantone, a volte fuori luogo, e sono caratteristiche forzate volte solo a creare una dinamica nel film. Inoltre non sempre ha comportamenti così diversi dal compagno.


Ho colto l'intento di creare un film che fosse anche informativo, se non sensibilizzante, ma a volte può risultare un po' troppo pedante da questo punto di vista.
Un altro punto debole di Bros secondo me è il ritmo, che mi è sembrato altalenante: ho avuto più volte l'impressione che il film dovesse terminare, e invece subito riprende con un proseguo.
È quindi sì una commedia piacevole, ma più adatta ad una visione casalinga, per godersi un film fatto di buoni sentimenti e qualche battuta riuscita, meno invece come pellicola cinematografica di grande impatto.

Mi vergogno quasi invece a parlarvi dei recuperi che ho fatto in streaming perché, pur amando la serie tv del 2010, non avevo ancora visto il film di Downton Abbey del 2019, e con l'arrivo del sequel quest'anno, un po' come per Hocus Pocus, ho pensato fosse giunto il momento di rimediare a questa grave mancanza. Non essendo proprio uscite recenti, cercherò di non essere ammorbante. 

Downton Abbey - Il film (2019)


Genere: commedia, drammatico, storico
Durata: 122 minuti
Regia: Michael Engler
Uscita in Italia: 24 Ottobre 2019 (Cinema)
Paese di produzione: UK

Con la fine della serie tv, Downton Abbey aveva comunque lasciato delle porte aperte, e questo film ha cercato di dare sì un proseguo ma anche di chiudere un po' il cerchio. La famiglia Crawley e tutti i personaggi che girano intorno a loro, sono sempre fonte di nuove avventure, e questa volta dovranno addirittura gestire l'arrivo del re Giorgio V e della regina Mary a Downton. Ovviamente anche la servitù sarà coinvolta, ma inizieranno a sorgere malumori quando scopriranno che sarà lo staff reale a gestire tutti i dettagli della visita reale.
Ci saranno però situazioni interessanti anche per altri personaggi, come ad esempio Tom Branson, che sarà occupato su più fronti, soprattutto quello di una nuova conoscenza che potrebbe tornare a fargli battere il cuore.


Se conoscete la serie tv, saprete che in Downton Abbey è tutto in divenire, non c'è un unico filone narrativo orizzontale (o meglio non solo), ma ci sono più storie che si intrecciano, che si aprono e si chiudono, e questo viene ripreso benissimo nel primo film della saga. Come sempre un po' tutti i personaggi, siano essi camerieri o nobili, vengono coinvolti nelle storyline, e ognuno riesce ad avere un percorso più o meno soddisfacente. Anzi per alcuni, come Thomas Barrow c'è anche un momento di svolta particolare e diventa un personaggio che cresce.


Downton Abbey - Il film forse può risultare troppo frettoloso per chi non ha visto la serie o non ne è stato coinvolto, perché l'obbiettivo non è sviscerare ogni singolo avvenimento e renderlo complicato, come molte produzioni britanniche, ma, proprio come nel telefilm, è più una sensazione che ti coinvolge. Tornare fra i Crawley è un po' come tornare a casa, è un piacere, è comfort, ma anche divertimento grazie ad una lady Violet (Maggie Smith) sempre brillante, e con i suoi momenti più tesi e commoventi. 
Mi è piaciuto molto questo primo film, ma ho forse apprezzato anche di più il secondo. 


Downton Abbey II: Una Nuova Era


Genere: commedia, drammatico, storico
Durata: 125 minuti
Regia: Simon Curtis
Uscita in Italia: 28 aprile 2022 (Cinema)
Paese di produzione: USA, UK

Nel secondo capitolo dei film di Downton Abbey, Una nuova era, c'è proprio il sapore della novità e del futuro: i Crawley infatti ospiteranno all'interno della loro dimora le riprese di un film. Non saranno del tutto contenti Lord Grantham e Lady Violet, poco stimolati dall'idea del caos che una troupe cinematografica potrebbe creare. Dall'altro lato però Lady Mary, che sta via via diventando la vera proprietaria di Downton, sa che a volte bisogna scendere a compromessi, specie se ne va della stabilità della tenuta e delle sue finanze.
Ma ci saranno anche interessanti evoluzioni, come vi dicevo anche per il primo film, per quanto riguarda gli altri protagonisti, e non mancheranno le lacrime per chi è giunto alla fine del suo percorso.


Come vi accennavo, Downton Abbey 2 mi ha colpito ancora più del primo film, ho trovato la storia ancora più coinvolgente, specie da un punto di vista emotivo. Mi è piaciuta tanto l'evoluzione che è stata data ai personaggi, e quasi il passaggio di testimone fra la vecchia e la nuova generazione (magari in vista di altri futuri film?). Pur non amando alla follia il personaggio di Mary ad esempio, ho trovato furbo sfruttare la quasi totale assenza di Matthew Goode (che fra i mille impegni poteva evitarsi quella zozzeria di A Discovery of Witches) che interpreta il marito Henry Talbot, per farla riflettere sulla sua vita privata, e al tempo stesso mostrarla come una donna del suo tempo ma con una visione moderna.


Downton Abbey II: Una Nuova Era mi ha poi proprio commosso, come spesso accade quando le cose belle si concludono, e posso garantirvi che in questo secondo film diverse parentesi si chiudono o comunque prendono concretezza. Per questo secondo me, anche questo capitolo della saga non può essere del tutto apprezzato da chi non ha visto e gradito la serie tv.
Posso inoltre affermare per entrambi i film di Downton Abbey che sono rimaste invariate la cura dei dettagli e la qualità della recitazione.
Secondo me c'è ancora spazio per questa storia, e spero che Julian Fellowes pensi ad un terzo film perché nonostante due ore siano un po' strette per approfondire tutti i temi toccati, credo che questa formula sia la più adatta per portare avanti una vicenda e i suoi personaggi tanto amati, senza stancare.



martedì 22 novembre 2022

Questo siero ciglia ha quasi 12mila recensioni su Amazon... non potevo non provarlo! 🤓

Economico e super recensito su Amazon, sono queste le prime due caratteristiche che mi hanno colpito  dell'Eyelash Growth Serum di Eclat Skincare e visti i miei pregressi non potevo certo lasciarlo lì senza dargli una chance.

Eclat Skincare è un brand inglese volto alla cura della pelle che vedo girare da parecchio tempo proprio su Amazon, ma che ha anche un suo e-commerce ed un sito ufficiale, per cui mi ha dato subito un'idea di affidabilità. Tutto il loro range di prodotti ha un costo accessibile, ma con formulazioni semplici e congeniali. Per questo l'EyeLash Growth Serum ha attirato la mia attenzione: al suo interno troviamo infatti un peptide chiamato Myristoyl Pentapeptide-17 che è noto per stimolare la produzione di cheratina e viene frequentemente impiegato proprio per i sieri rinforzanti delle ciglia.

In più Eclat ha aggiunto pantenolo ed estratto di uva, che è antiossidante e idratante. Non contiene invece prostaglandine o comunque sostanze "dubbie".
Ci troviamo di fronte ad un lash serum comunque tradizionale: ha un applicatore a pennellino simil eyeliner, molto sottile e facile da usare, e si presenta come un liquido trasparente. Va applicato tutti i giorni sulla rima ciliare pulita, io prediligo usarlo la sera, ma non ci sono limiti perché alla fine non lascia residui una volta che si asciuga, ed eventualmente ci si può truccare senza problemi.
L'EyeLash Growth Serum Eclat dovrebbe funzionare nel giro di 6/8 settimane di applicazioni continuate. 

Io l'ho iniziato ad utilizzare il 12 settembre di quest'anno e subito ho notato che avevo a che fare con un prodotto molto delicato, che non mi ha mai fatto bruciare gli occhi o dato fastidio. Di mio non ho degli occhi estremamente sensibili ma porto le lenti a contatto e sto molte ore davanti al pc, per cui a fine giornata mi trovo a volte degli occhi sensibilizzati e un po' secchi. Ciò nonostante non ho avuto problemi ad usare a lungo il siero ciglia Eclat.
La mia base di partenza era questa


In effetti non usavo un prodotto specifico da diversi mesi, e quello che avevo testato prima del Serum Eclat non mi aveva dato un risultato grandioso. Per questo mi trovavo delle ciglia poco armoniose, con qualche peletto più lungo ed altri più corti. Penso che si noti soprattutto dalle foto nel mio occhio destro (la vostra sinistra) e nonostante per alcuni possano sembrare delle ciglia decenti, so che possono diventare più belle e lunghe.
Seguendo quanto indicato dall'azienda non ho scattato foto dopo un mese, come in genere faccio con i sieri rinforzanti per ciglia, ma ho atteso un po' di più.
Ho infatti utilizzato l'EyeLash Growth Serum per sei settimane e il 26 Ottobre le mie ciglia apparivano così

Ho notato subito una minor caduta (sebbene non usando mascara non è mai copiosa), ma penso si percepisca dalle foto come le ciglia apparissero già più belle e "in forma" dopo sei settimane di utilizzo del booster, e penso si noti dalla foto come siano diventate più lunghe e folte, e in generale più armoniose. Non mi pare fossero più scure, ma avendole già nere è una caratteristica che noto poco. Sono però rimasto sorpreso dal fatto che questo siero ciglia Eclat Skincare abbia dato anche una leggera curvatura ai peletti, ed è una cosa che non si nota molto spesso da questo tipo di prodotti.
Seguendo le indicazioni dell'azienda ho voluto proseguire con il test per altre due settimane, e il 9 novembre ho scattato queste foto delle mie ciglia.

La differenza non è secondo me netta, ma mi è sembrato che continuare ad usare questo Eyelash Serum Eclat abbia reso le mie ciglia ulteriormente più lunghe e folte, ed è un effetto che si è mantenuto ulteriormente nel corso delle settimane a seguire.
Su di me posso dire che questo siero è stato delicato ma con costanza ha apportato dei benefici alle ciglia, e penso abbia un ottimo rapporto qualità- prezzo che lo rende interessante da provare, e soprattutto è possibile riacquistarlo senza spendere una fortuna.


La confezione ha comunque una buona durata, quindi potrebbe diventare ad esempio un prodotto da usare anche per stimolare la crescita delle sopracciglia (anche se, lo specifico, non l'ho provato in tal senso).
L'ultima cosa che mi sento di segnalare è che sulla confezione è scritto che si tratta di una "limited edition", anche se vedo questo siero per la crescita delle ciglia Eclat da diverso tempo su Amazon, quindi non credo ci sia estrema fretta se volete provarlo, ma non aspetterei eoni. 

INFO BOX 
🔎  Amazon, Sito dell'azienda
💸 €8.99
🏋 5ml
🗺 Made in Uk
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan


Avevate già sentito parlare dell'EyeLash Growth Serum di Eclat Skincare?



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lunedì 21 novembre 2022

The Crown 5: è la stagione "peggiore"?

La stavamo aspettando come un regalo di Natale in anticipo, e il 9 novembre siamo stati accontentati con la quinta stagione di The Crown.

Una serie tv che ha alzato l'asticella della qualità stagione dopo stagione, e che ad oggi penso che sia una delle migliori produzioni proposte da Netflix (specie rispetto a certi disastri), soprattutto in termini di scrittura, messa in scena e recitazione, ma è una serie tv che inizia a sentire il tempo che passa.
Avevo però profetizzato (ci sono degli audio Whatsapp che lo testimoniano) che questa quinta stagione di The Crown sarebbe stata difficile. Infatti non solo dovevamo metabolizzare un completo recasting, come accade ogni due stagioni, ma la serie sarebbe andata a raccontare gli anni che vanno dal 1991 a parte del 1997. Di conseguenza Peter Morgan avrebbe dovuto lottare, secondo le mie previsioni, contro le immagini ancora nitide che abbiamo di quell'epoca: penso infatti che un po' tutti abbiano visto e rivisto foto e video della regina Elisabetta e soprattutto di Diana in quel periodo.

I nuovi episodi di The Crown infatti, e non penso di far spoiler essendo fatti di cronaca, hanno dovuto affrontare temi importanti per la corona inglese, come il divorzio fra Carlo e Diana, con la crescente presenza di Camilla, ma anche quello degli altri figli, e tutto il 1992 che, in uno strano slancio emotivo, la regina definirà come un anno orribile. Ma vediamo anche un paese in cambiamento, che crede sempre meno ai valori della monarchia, con problemi economici importanti, e dei nuovi primi ministri che faranno la storia.

Quindi mi chiedevo se sarebbero stati in grado di creare una stagione brillante ed appassionante quanto le precedenti, ma senza stonare e risultare posticcia, rispetto ai ricordi comuni molto chiari (specie per noi millennials che negli anni '90 eravamo abbastanza senzienti) che abbiamo su fatti e personaggi. A mio avviso però l'impresa non è riuscita in toto, lasciandomi un po' l'amaro in bocca.

Infatti The Crown 5 doveva trovare un modo interessante per raccontare questi fatti, ma questa stagione mi è sembrata troppo monolitica: ogni episodio sembra troppo chiuso nella narrazione di una determinata vicenda e dei protagonisti che ne hanno preso parte, e scollegato da un quadro più ampio e generale, quasi come non ci fosse un filo conduttore che segue tutta la stagione. Di conseguenza alcuni episodi risultano decisamente meno intrattenenti di altri, anche per come ci vengono raccontati gli avvenimenti. E se è vero che nelle passate stagioni ci potevano essere delle puntate che ho preferito maggiormente rispetto ad altre (ché di perfetto non vi è nulla), qui mi è sembrato che ad ogni episodio ci fossero più difetti da digerire.

Un esempio che posso farvi senza cadere nello spoiler, sono le scene di altre coppie in procinto di divorziare, messe quasi a confronto con la separazione dei principi di Galles. E sorge spontaneo secondo me chiedersi che ce ne importa a noi delle altre coppie, se ne abbiamo già una protagonista che ha fornito pagine e pagine di gossip ai tabloid? Questo è un esempio, ma ho trovato più e più volte intere parti di episodi che non erano accattivanti, ma sembravano quasi prese da un'altra serie tv. 
L'impressione che ho avuto è che gli autori abbiano tentato di aggiungere appunto delle metafore, di collegare contesti diversi che potessero avere influenza sul presente, ma il risultato che mi è arrivato è quella di lungaggini inutili, un tentativo di prenderla alla larga non ben riuscito. 

Inoltre il focus di The Crown 5 mi è sembrato molto interno, non ci sono stati molti spazi dedicati alla politica ad esempio, o a quello che accadeva nel mondo, ma semplicemente percepiamo il progresso universale solo in contrasto ad una regina Elisabetta ancorata al passato.
La sua esistenza e quella della monarchia viene quasi messa a paragone con quella del Britannia, lo yatch reale tanto caro alla regina: sembra infatti che la corona non riesca più a stare al passo con i tempi e soprattutto Elisabetta. Il suo Filippo sembra infatti essere ancora energico e pieno di interessi, i suoi nipoti stanno crescendo e devono regolargli i canali della tv come se fosse una nonna qualunque, la sorella Margaret è sempre ammaliata dagli amori che non ha potuto vivere come avrebbe voluto, ed il figlio Carlo sembra quasi volerle fare le scarpe tramando per una abdicazione, ma soprattutto risultando più moderno e accattivante di lei al popolo.

Imelda Staunton secondo me è credibile nei panni di una regina sempre attiva, ma più casalinga, stanca e dubbiosa, quasi un fantasma, come la vedremo aggirarsi a bordo del Britannia appunto, e non più in grado di leggere le evoluzioni del presente. Non mi ha fatto rimpiangere sia Olivia Colman che Claire Foy, ma non sono stato del tutto convinto del resto del nuovo cast di The Crown, un altro elemento che toglie punti a questa stagione.
In questo senso secondo me ci sono stati due errori: il primo è stato insistere su alcune scene con gli attori delle stagioni passate, scelta che credo renda ancora più difficile abituarsi a volti nuovi che incarnano i personaggi che già conosciamo. 

Il secondo errore è stato proprio assumere determinati attori. Jonathan Pryce nei panni di Filippo ha la mia approvazione, anche se forse non ha saputo cogliere quella vena gigiona, provocatrice e sopra le righe che il vero principe aveva e che invece Matt Smith e Tobias Menzies avevano reso bene. 
Lesley Manville è stata sufficientemente adatta ad interpretare Margaret, ma non è stata in linea generale la mia preferita. È stata indubbiamente brava Elizabeth Debicki a darci una Diana spiritosa, moderna, imperfetta e contraddittoria, ma purtroppo con lei emerge chiarissimo quanto vi dicevo prima: nonostante infatti la somiglianza con la vera Diana, ogni mossa dell'attrice sembrava studiata come se la stesse imitando e non interpretando. Questo non perché Elizabeth non sia stata in gamba, ma perché l'immagine che abbiamo di Lady D è troppo vivida per non sembrarci quasi una recita. 


Probabilmente mi sarò capito da solo, ma penso che concordiamo tutti sul fatto che Dominic West sia il peggior Carlo che potessero scegliere. Se non fosse stato introdotto come il principe del Galles per me sarebbe potuto essere chiunque all'interno di The Crown, perché la somiglianza fisica è inesistente. Ma l'attore, tralasciando la mia personale antipatica, non ha nemmeno le movenze, l'impostazione, la gestualità e l'espressività del vero Carlo. Lui mi ha fatto rimpiangere molto Josh O'Connor che secondo me dava la giusta tridimensionalità ed ambiguità a quello che oggi è il re d'Inghilterra. 

Il tempo è insomma passato anche per The Crown e, nonostante la ricercatezza e l'eleganza mai smaccata, si fa sentire il fatto che stiamo lentamente giungendo alla sesta e ultima stagione. È forse normale perdere qualche pezzo durante la corsa, anche se qui se ne sono persi fin troppi, ma spero comunque che non ci facciano rimpiangere i tempi di gloria degli inizi.



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