Lasciate perdere queste serie tv se potete 🙄

Sarò sfortunato, ma ultimamente mi sembra di non vedere nulla che mi convinca completamente da inizio a fine, e dopo una piccola parentesi di gennaio, mi sono ritrovato con altre serie tv evitabili. Eccovi perché secondo me potete skipparle.


Escort Boys 
Prima stagione

Cercavo una roba leggera da seguire, ma non vacua come il serbatoio della mia auto sempre in riserva, e ho puntato su Escort Boys, serie francese apparsa su Prime Video il 22 dicembre dello scorso anno, e che aveva l'allure di qualcosa di contemporaneo, friccicarello, ma con un valore aggiunto, e mi era sembrato familiare il volto di Guillaume Labbé, che avevo conosciuto in Operazione Amore (o Plan cœur o Tutte per una, mai capito perché avesse tre titoli diversi).
Tutto inizia quando un gruppo di ragazzi, capeggiati da Ben, tenta di risolvere i propri problemi economici creando una agenzia di escort al maschile. Il ragazzo infatti non solo non è riuscito a sfondare come modello, ma ha affrontato la morte del padre e deve badare alla sorella minore Charly. Ma appunto Escort Boys segue anche le vite di Zack, Mathias e Ludo e delle loro vicende familiari e amorose. 



Vi ricordate Full Monty? Era un film degli anni '90 con più o meno lo stesso incipit, e riscriverlo in qualche modo oggi, con problematiche più odierne, poteva essere stimolante, perché per una volta sono gli uomini a sfruttare la propria fisicità e perché il mondo della prostituzione maschile risulta ancora abbastanza ignoto. Escort Boys vuole però non solo portare sensualità ed ironia ma cerca la sfera emotiva nel variegato mondo della sessualità femminile e del sesso in generale, al punto che alcune delle clienti di questi escort sono interpretate da attrici famosissime, come Amanda Lear, Rossy De Palma, la nostra Caterina Murino e Kelly Rutherford.

Escort Boys ha una buona predisposizione per essere godibile che si perde nel non sapere quale strada intraprendere davvero. Infatti, invece che sviluppare storie e personaggi, si perdono, un po' come in Fellow Travelers, in queste lunghe scene sulla fisicità degli attori e dei momenti di sesso che interpretano, che alla lunga vanno oltre il pruriginoso diventando imbarazzanti e ripetitive, oltre che vuote.

Tutti bellissimi, non vi è dubbio, ma di fondo c'è più l'interesse di puntare a raccogliere una certa tipologia di pubblico (inutile dire soprattutto gay e queer) che approfondire tematiche e personaggi. Le parti più comiche sono fiacche mentre le linee narrative secondarie si prestano ad argomenti che avrei voluto capire meglio, ma Escort Boys mi ha lasciato a bocca asciutta nell'attesa di qualcosa che non arriva mai, nemmeno alla fine. Di buono c'è che si tratta solo sei episodi da poco più di mezz'ora l'uno, quindi la si beve in fretta e con altrettanta rapidità si dimentica.
Il finale ha lasciato aperta la strada a nuove storie e chiarimenti, per me però più che voglia di proseguire, ci sarebbe la speranza di vedere dei miglioramenti.
Dopo la conferma di Caterina Murino è arrivata la notizia ufficiale della seconda stagione. È stata resa disponibile a Giugno 2025, ne ho parlato qui. 


Il giro del mondo in 80 giorni
Miniserie 


Fra la fine del 2023 e gli inizi del 2024, in quattro serate su Rai 2 e Raiplay è andata in onda una serie del 2021 che è un adattamento del romanzo Around the World in 80 Days di Jules Verne, e con protagonista David Tennant, che forse aveva 5 minuti liberi per dedicarsi ad un lavoro che in fondo non credo abbia ricevuto una grossa eco, specie da noi.
La storia, che penso che conosciate tutti, è quella di Phileas Fogg, che per scommessa con un conoscente di un club per uomini tenta il giro del mondo in 80 giorni, accompagnato dal suo nuovo cameriere personale Passepartout (Ibrahim Koma) e dalla giornalista Abigail Fix (Leonie Benesch), la quale sta cercando la storia che le consenta di affermarsi nel giornalismo. Inutile dirvi come finisce perché lo saprete già.
Peccato che la trasposizione in serie tv non abbia il mordente che mi aspettavo, perché credevo giustamente sarebbe stata una storia molto avventurosa, ma invece sembra quasi statica.

Nonostante l'aggiunta di un personaggio in più che creerà ulteriori dinamiche, la sensazione che in Il giro del mondo in 80 giorni non accada nulla è palese. Inoltre mi aspettavo una maggiore coerenza nella narrazione, non tanto al testo originale, ma proprio nell'impostazione, che parte con alcuni episodi che concludono parte delle vicende per poi proseguire con una narrazione più orizzontale, per appunto arrivare alla conclusione. In totale gli episodi sono 8, ma spesso ho avuto la percezione che certe parti fossero completamente inutili, come nel sesto in cui praticamente si ritrovano dispersi su un'isola deserta e non accade praticamente nulla. Dall'altro lato, si arriva alla risoluzione dei punti critici che i protagonisti incontrano senza troppa fatica, senza particolare tensione. Manca insomma di quella verve, quel brivido di quella emotività che poteva renderla una buona serie.

Il cast se la cava abbastanza bene ma non possono certo dare dimensionalità a dei personaggi che non ci raccontano poi molto di loro. Inoltre spesso sembra che questo Phileas Fogg sia troppo ingenuo, come se si fidi ciecamente di tutti, e passi sopra ad ogni cosa senza problemi.
Anche l'aggiunta di un nuovo personaggio, Abigail Fix, non riesce a tirare fuori dinamiche ispirate, se non la parentesi già vista della donna che vuole imporsi in un mondo ancora troppo patriarcale, e finisce per avere un interesse romantico non troppo interessante.
Ci sono dei bei paesaggi e delle belle scenografie ma anche tanto palese green screen in Il giro del mondo in 80 giorni che, aggiunto al resto, contribuisce secondo me a renderla una serie tv decisamente minore, che forse può funzionare per tenere compagnia, ma che si assesta al di sotto delle aspettative. Mi fa piacere che Rai e Raiplay proponga qualcosa di nuovo, ma secondo me sono ancora molto indietro per poter competere con altre piattaforme.
Si è parlato di una seconda stagione della serie ma non credo a questo punto ci sarà mai.



La Favorita del Re - Diane de Poitiers
Miniserie


Altro giro altra favorita di un re francese, e dopo il film su Jeanne du Barry, questa volta una miniserie si occupa di Diane de Poitiers, una cortigiana che entro a pieno titolo nelle grazie del Enrico II di Francia intorno al 1530 e vi restò fino alla sua morte. Infatti Diane non solo era particolarmente affascinante, ma anche arguta al punto che seppe gestire anche il matrimonio del re appunto con quella che fu la sua promessa sposa, Caterina de' Medici, con la consapevolezza che avrebbe saputo manipolarla meglio. 
Fra Diane e Enrico però la relazione fu uno scandalo perché lei pare avesse 20 anni più del re, e si spettegolava su quale prodigio utilizzasse per essere così bella e così giovane anche in età matura per l'epoca, al punto che venne accusata di stregoneria.
Quella che però poteva essere una storia succulenta, vibrante, e sensuale è stata però tradotta in una delle peggiori miniserie che abbia visto da un bel po' di tempo a questa parte.


La Favorita del Re in questo caso è interpretata da Isabelle Adjani, ed è forse lei uno dei problemi più imponenti della serie, che in realtà risale al 2022, ma che da noi è arrivata su Sky/Now a fine gennaio di quest'anno. Lungi dal fare ageismo, ma la Adjani ha più di sessant'anni e farle interpretare una trentenne stona abbastanza, ma soprattutto la sua contessa De Poitiers è piatta, monocorde, inespressiva in ogni fase della sua vita, per colpa purtroppo di un viso piallato da chirurgia plastica e filler, incapace di mostrare qualche sentimento. La sua risulta una bellezza vitrea, artefatta, e sembra quasi una presa in giro quando chiunque degli altri personaggi vada a sottolineare quanto sia bella e giovane (cosa che sarà un noioso leit motiv per tutte le puntate) o quando la inquadrano pensosa e addolorata. 
Non spiccano di certo gli altri personaggi e le altre interpretazioni, ad eccezione forse del cameo di Gerard Depardieu, ma la peggiore su tutte è appunto la Caterina de' Medici della nostra Gaia Girace, che definire legnosa e amatoriale è forse un complimento.


Tutta la serie, per quanto sfrutti bei paesaggi e dei bei costumi, è davvero fatta male, con una narrazione che non coinvolge, non attira, non ha pathos, è scialba, piatta, didascalica, priva di dettagli e sfumature, incapace di creare interesse nello spettatore, nonostante ovviamente le parti interne e private siano pura romanzatura dei fatti, e potevano avere una elasticità utile per creare qualcosa di più avvincente. La favorita del re non si aiuta nemmeno con la regia o il montaggio, anzi da un punto di vista tecnico è molto basilare e a volte scattoso. 
Se avessero fatto una docu-serie con appunto degli innesti sceneggiati, sarebbe stato forse meglio e più centrato, così invece è una grossa occasione persa, con l'aggiunta di una introduzione e un finale contemporaneo che sono forse la peggiore scelta vista in una serie tv da tanto tempo a questa parte.
È vero che sono solo 4 episodi, ma si risolvono in quattro ore completamente sprecate. 


Nuove maschere viso Geomar, la mia opinione

Avete notato che da un po' Geomar ha aggiornato e ampliato la gamma di maschere e trattamenti per il viso?
Negli anni le avevo provate tutte, sia quelle in crema che quelle in tessuto, che erano state aggiunte più tardi, e non solo le avevo apprezzate, ma mi era capitato di riacquistarle nel tempo. Più di recente ho visto che la gamma Geomar si sta via via rinnovando ed espandendo, e mi ci volevo tuffare a pesce ma dalle mie parti la distribuzione non è stata esattamente capillare, e ad oggi non le ho ancora beccate tutte.

Ho pensato allora di dedicarmi intanto alle prime tre maschere viso Geomar che sono riuscito a trovare, con la speranza che nel tempo prima o poi appaiano o le becchi online. 

La mia curiosità nasce dal fatto che secondo me hanno saputo tirar fuori dei prodotti semplici ma sfiziosi, meno banali della solita maschera in crema, e soprattutto con degli ingredienti a cui vale la pena dare una chance. 


Geomar Maschera Viso SOS Repair
Con Tea Tree Oil, Centella Asiatica e BIO Olio di Canapa
Effetto Ristrutturante e Riequilibrante


INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Acqua & Sapone
💸 €0.99
🏋 2x7.5 ml
🗺 Italia
⏳ //
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A proposito di particolarità, questa maschera SOS Repair è forse la più originale in termini di texture. Viene definita da Geomar come 3 in 1 perché la consistenza passa dall'essere un oleogel, ad olio fino ad un latte. Mi spiego meglio: appena prelevata è un gel sodo, che però con facilità si stende e si massaggia sul viso e durante l'applicazione rivela un leggero feeling oleoso. Al momento della rimozione, da fare con acqua tiepida invece si emulsiona e si trasforma in una consistenza lattiginosa.
La sua formulazione contiene il 90% di olio di mandorle dolci, ma anche quello di argan, di rosa moscheta, di semi di girasole e semi di fico d'india, che è un olio, e quello di semi di canapa (qui un approfondimento su questo ingrediente) e già così potete da voi capire che lo scopo della SOS Repair Geomar è quello di ridare nutrimento alla pelle, ristrutturarla e riparare la barriera cutanea che ha perso di forza. A questi oli si aggiungono anche l'olio essenziale di Tea Tree e centella asiatica immagino usati per le loro proprietà anti infiammatorie e lenitive.

Tutto l'INCI è composto dal 95% di ingredienti di origine naturale, mentre la profumazione di questa maschera è davvero gradevole, fresca e delicata. C'è un altro aspetto che ho apprezzato del prodotto ovvero i tempi di posa, perché la stessa Geomar suggerisce che può essere un trattamento istantaneo da lasciare agire 5 minuti o ad effetto prolungato, da tenere sul viso anche per la durata di un film. Io faccio una via di mezzo, ed aspetto il tempo di una serie tv. 

Penso che già queste informazioni bastino per farvi capire che si tratta di una maschera pensata proprio per pelli rovinate, soprattutto dagli agenti ambientali, o che per natura perde di idratazione ed ha bisogno di emollienza per ripristinare la barriera cutanea e dare sollievo. Io credo funzioni molto bene in questo senso, e se cercate una maschera viso economica che ammorbidisca lasciando la pelle elastica. Un paio di volte è stata un pelo troppo nutriente e mi è sembrato facessi fatica a a rimuoverla al 100%, e mi sono reso conto che dovevo semplicemente diminuire appena le dosi. È anche vero che la mia pelle tende a disidratarsi in questo periodo ma è comunque curata con tanta buona skincare e soprattutto non mi è capitato di espormi a queste condizioni climatiche particolarmente avverse (anche perché non ci sono poi state). In ogni caso non mi sono mai ritrovato ad esempio il viso appesantito o unto, ma la SOS Repair Geomar è un trattamento per me serale e può essere un prodotto da tenere in beauty come soccorso da secchezza e screpolature.



Geomar Maschera Viso Skin Food
Con olio di Avocado, Estratto di Yuzu e Burro di Karitè Bio Effetto Nutriente e Vellutante



INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Acqua & Sapone
💸 €0.99
🏋 2x7.5 ml
🗺 Italia
⏳ //
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È meno originale forse questa maschera Skin Food che alla fine è un trattamento idratante e nutriente a base di sostanze abbastanza note: troviamo olio di mandorle, burro di karitè, olio di avocado appunto, varie emollienti come lo squalane. A questi si aggiunge l'estratto di Yuzu che altri non è che un piccolo agrume giapponese che pare avere azione antiossidante. 
Anche qui Geomar ha utilizzato il 95% di ingredienti di origine naturale e li ha racchiusi in una consistenza tipica cremosa, molto semplice da stendere e con una profumazione dolce che mi ricorda un po' una caramella. I tempi di posa anche in questo caso sono elastici e partono dai 5 fino ad anche 15 minuti e in teoria può diventare una sorta di crema viso limitandosi a rimuovere gli eccessi di maschera senza risciacquo.


Io ho preferito usare la Skin Food dandole il tempo di agire a lungo, ma rimuovendola con acqua alla fine perché ha quella piccola aggiunta di caolino che un po' la fa seccare sul viso, mi ci trovo meglio così. È comunque facile da sciacquare, ma la mia pelle la apprezza proprio perché non diventa pesante e difficile da gestire, ma aiuta sicuramente a ridare idratazione al viso, lasciandolo soffice, liscio e pronto, se si vuole, a procedere con la skincare abituale. Questa maschera Geomar secondo me è adatta anche a pelli miste nella stagione fredda e soprattutto non è insulsa, non è di quelle che una volta rimosse ti sembra quasi di non averle utilizzate. 
Credo che, al contrario della SOS Repair, la maschera Skin Food Geomar magari non sorprende con effetti speciali o consistenze particolari, ma è affidabile e funziona. 


Maschera Viso Energy Boost
Con Vitamina C, Zenzero e BIO Curcuma
Effetto Illuminante e Energizzante



INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Acqua & Sapone
💸 €0.99
🏋 2x7.5 ml
🗺 Italia
⏳ //
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Questa è forse la maschera su cui avevo più aspettative e che forse, anche per questo, mi ha lasciato perplesso. Gli ingredienti principali sono tutti ottimi, e forse se bazzicate abbastanza il web vi ricorderete l'ondata di successo che ha avuto la curcuma nelle maschere viso (a volte anche pura miscelata con altri ingredienti) nota soprattutto per le proprietà illuminanti e addirittura c'è chi dice antiinfiammatorie e anti acne. L'azione rivitalizzante arriva anche dallo zenzero e dell'estratto di carota, ma soprattutto dalla doppia forma di esteri della vitamina C, uno idrosolubile e uno liposolubile, che si uniscono ad una formulazione che vuole anche idratare la pelle. Troviamo infatti glicerina, acido ialuronico, e olio di semi di girasole. Ovviamente la colorazione è aranciata, e la Energy Boost ha anche un buon aroma fresco e piacevole. 


Sarebbe insomma una maschera viso ideale se non fosse che Geomar ha inserito quelle che chiama "perle illuminanti", ovvero della mica riflettente. Infatti la maschera ha una consistenza cremosa e una volta lasciata in posa, si asciuga sul viso rivelando una bella perlescenza, ma quando vado a rimuoverla buona parte di questa mica, diventa un glitter sottilissimo che resta attaccato alla pelle, anche sciacquando abbondantemente con acqua.
Io infatti non capisco in questo caso le indicazioni di lasciare la maschera in posa 15 minuti e far assorbire l'eccesso con un massaggio, perché diventa un pastrocchio. 
Bisogna però dire che l'azienda lo specifica in più punti quindi siete stati avvisati.
La Energy Boost Geomar ha quindi sì un effetto illuminante dato dagli ingredienti e che penso possa aiutare le pelli un po' spente, ingrigite e non omogenee, e mi dà anche una buona idratazione e morbidezza, ma l'idea di questa pioggia di glitter può funzionare secondo me solo se la si utilizza pre trucco, per un evento particolare e per creare un effetto microriflettente e correttivo che può appunto adattarsi sotto al make-up. Come trattamento abituale, magari da fare la sera ha poco senso perché l'unico che vedrà illuminarmi stroboscopicamente sarà il mio cuscino, e non credo gliene importi molto. 


Ho visto Wish, il nuovo film Disney

Ogni tanto faccio capolino nel magico mondo Disney, ed era dall'uscita di Elemental che non vedevo un loro film di animazione. Ma come perdersi una celebrazione così importante come i primi (sicuro ce ne saranno tanti altri) 100 anni dei Walt Disney Studios, che ha voluto commemorare l'evento tentando il colpaccio del classico con un nuovo film intitolato Wish.


Genere: animazione, commedia, musicale, fantastico
Durata: 95 minuti
Regia: Chris Buck, Fawn Veerasunthorn
Uscita in Italia:  21 dicembre 2023 (cinema), 3 Aprile 2024 (Disney +)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Da sempre Disney ci parla di desideri, stelle, sogni chiusi in fondo al cuor e quale miglior occasione se non questo anniversario per parlarne ancora, anzi per salvare di desideri di tutta Rosas.
In questa graziosa cittadina sembra infatti che tutto vada per il meglio, anche se è un giorno doppiamente speciale per la giovane Asha: da un lato suo nonno con la quale vive sta per compiere cento anni (ma va, che sorpresa), dall'altro vuole diventare un'assistente del sovrano Magnifico (sì, proprio questo è il suo nome) e deve sostenere un colloquio con lui.

Tuttavia le cose si incrinano, non solo perché Asha ha qualche intoppo durante l'incontro col re, ma soprattutto si rende conto che colui che dovrebbe proteggere e garantire equamente i diritti di tutti, in realtà tiene i cittadini di Rosas sotto uno strano ricatto. Sua maestà Magnifico è infatti un mago potente che custodisce i desideri di tutti i suoi sudditi, e li tiene in scacco proprio con la promessa di esaudirli. Ma è solo l'arbitrio del sovrano a decidere chi merita di vedere il suo sogno realizzato, escludendo tutti coloro che, secondo lui, potrebbe desiderare qualcosa che possa metter in pericolo Rosas. 
Asha ovviamente, scoprendo l'oscuro piano di Magnifico, decide di ribellarsi, finendo per trovare in sé una incredibile forza.


Disney ci vorrebbe ricordare ancora una volta che la forza dei desideri, uniti ad una certa dose di cazzimma, coraggio, e magari con l'aiuto di qualcuno che ti voglia bene, tutto può accadere, e lo fa con Wish che appunto riprende molte delle idee, degli stili, della poetica della casa di produzione a cominciare dal ritorno del villain. 
Da tempo infatti Disney non solo stava togliendo di mezzo i cattivi dalle sue storie, ma addirittura stava ripulendo l'immagine (e la fedina penale) di alcuni suoi protagonisti, come fu per Cruella ad esempio, ma adesso è tornata a contrapporre bene e male, o per lo meno ci prova.
Perché quella di Wish è una vicenda che si segue con piacere, e che penso possa riempire gli occhi dei più piccoli con una bella grafica, delle coreografie e delle canzoni gradevoli, seppur non memorabili.
Noi più grandi magari ci accorgiamo anche della cura e della particolarità delle animazioni che alternano stili differenti, anche se a volte l'estetica generale risulta sempliciotta, però ci possiamo anche accorgere che mancano diverse cose a questo film.


L'idea infatti che una ragazza comune come Asha possa ottenere grandi cose con la forza dei suoi sogni è sicuramente positiva, ma, oltre che semplicistica, la prima impressione che ho avuto è che fosse mossa più dall'egoismo che dalla voglia di salvare Rosas. Infatti, prima che Magnifico prendesse la strada dell'aceto, mi sembrava che il sovrano non avesse tutti i torti nel voler controllare e gestire i desideri del suo popolo, perché obbiettivamente ce ne potrebbero essere alcuni che possono mettere in difficoltà gli equilibri. È insomma come parlare di libero arbitrio, meritocrazia e centralità e controllo di uno stato con estrema leggerezza e superficialità.

Ma questo è solo un esempio iniziale, perché quello che segue, un po' tutti gli snodi di Wish sembra che accadano solo perché devono succedere e perché un pubblico di bambini magari non si interroga se quello a cui stanno assistendo sullo schermo ha una sua logica e funzioni anche in un mondo fantastico. Non c'è insomma un vero viaggio dell'eroe, una vera difficoltà che metta in stallo la protagonista, ma tutto è fluido e prevedibile.


Attorno a questa storia alla fine molto semplice nella sua risoluzione girano appunto personaggi delineati poco o male, che vanno ancora di più a depotenziare la narrazione.
La nostra giovane Asha non ha infatti il carisma, la potenza, la complessità di una vera principessa Disney, ma soprattutto, in un film chiamato Wish, è l'unica che non ha un suo desiderio, una caratteristica particolare, e sembra sia solo un po' il caso a donarle la Stella che appunto la aiuterà a risolvere la faccenda. I suoi amici, che sono un gruppo eterogeneo fortunatamente, sono semplicemente tratteggiati e non forniscono un aiuto fondamentale nella storia.
O ancora, non è chiaro cosa spinga Magnifico a comportarsi in un determinato modo, se non la mera voglia di avere il controllo sulle persone, fermo restando che molto probabilmente manterrebbe comunque il suo ruolo proprio per le doti che ha. Inoltre non riesce ad avere quel fascino obliquo che hanno molti dei villain del passato, perché non sembra ad esempio avere i suoi tic e le sue fissazioni.


Un desiderio senza una fiamma che arde in fondo può poco, ed è così che ho visto Wish, un film che non riesce a brillare, che non riesce ad imporsi e a restare nella memoria.
Anche le canzoni, ancora una volta, non riescono a stamparsi nella mente per quanto carine possano essere, e anche se il doppiaggio in italiano, capitanato da Gaia, Amadeus, Michele Riondino, riesce secondo me bene, sono poche le battute davvero divertenti, spesso nelle scene della capretta Valentino.
È vero che il messaggio di credere in se stessi e nei propri sogni, che poi è in fondo un marchio di fabbrica Disney, è eterno e sempre apprezzabile, ma per celebrare una occasione così importante speravo riuscissero a trovare un modo più sentito e profondo di raccontarlo.
Sarà per la prossima volta, magari credendoci un po' di più.

Wish arriva in streaming su Disney plus il 3 Aprile di quest'anno.


I prodotti che sto testando in questo periodo, cosa vale la pena provare?

Altro giro fra i prodotti che mi accompagnano quotidianamente, che stanno svolgendo bene il loro lavoro, ma entro nel merito per raccontarvi cosa davvero potrebbe essere interessante acquistare e perché, e cosa invece non mi sta stupendo. 


Cien Nature Bagnodoccia Avena e Camomilla Addolcente 


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €2.49
🏋 500 ml
🗺 Italia
⏳ 12 Mesi
🔬 //

Cien ha da diverso tempo ormai lanciato una gamma di nuovi prodotti sotto l'ombrello della linea Nature, oltre ai cosmetici solidi, che riguardano principalmente la cura del corpo e dei capelli e prodotti in Italia. Visto che necessitavo un bagnoschiuma ho preso questo addolcente, che mi sembrava azzeccato per questo periodo di pelle più secca e temperature più rigide.

È un prodotto estremamente semplice, che come attivi principali ha appunto gli estratti di camomilla e avena, che hanno un effetto lenitivo, e un po' di glicerina, il tutto unito a tensioattivi delicati.
Inoltre ha la consistenza di un gel abbastanza sodo, con una profumazione che mi ha ricordato un po' i prodotti per bambini, delicata, e vagamente dolce.

Come molti prodotti Cien Nature, anche questo bagnodoccia penso che sia più adatto a chi guarda alla performance e cerca un prodotto economico e meno alla sensorialità. Infatti su di me funziona bene per la detersione quotidiana, e credo abbia davvero un effetto addolcente sulla pelle, o quanto meno non la va ad inaridire e me la lascia morbida ed elastica. Io ci metto sempre la crema corpo dopo, specie nel periodo invernale, ma se avete una cute normale va più che bene da solo. Però il Bagnodoccia Cien Nature si perde un po' nel rendere l'esperienza della doccia più coccolosa: infatti sia con le spugne tradizionali che con le mie spazzole in silicone non produce molta schiuma, e come dicevo la profumazione non è avvolgente e persistente. È insomma un prodotto delicato per la vita di tutti i giorni, un po' per tutta la famiglia, visto anche il quantitativo, e che io stesso preferisco alternare con gel doccia appunto più sensorio.


Alverde Beauty & Fruity Schiuma detergente 3in1


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €3.49
🏋 150ml
🗺 Germania
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue, Vegan

Penso che fra i prodotti di Alverde, le mousse detergenti per il viso siano i prodotti più noti e ne capisco le motivazioni perché credo sia molto valida.
È arricchita con estratto di mela e lime, che hanno un effetto leggermente esfoliante, antiossidante e astringente, ma troviamo nell'INCI anche glicerina e olio di semi di girasole, per aggiungere un effetto idratante.
Questa Schiuma Detergente Alverde è appunto una mousse davvero soffice, che non si smonta con estrema facilità e consente un buon massaggio e quindi una detersione efficace, e con un profumo dolce e fresco, molto piacevole.
È pensata per pelli miste e normali, ed in effetti concordo, perché adesso che la mia pelle è un po' più secca, mi lascia una leggerissima tensione dopo l'uso, specie al mattino. Va meglio la sera quando magari sul viso ho lasciato più prodotti.

Non so bene perché Alverde le dia 3 funzioni in uno, nel senso che parla di effetto tonificante, su cui non concordo particolarmente, semplicemente perché credo che non sia il suo ruolo, e le dà la capacità di rimuovere anche il trucco water-proof. Io credo che questa schiuma detergente non sia uno degli struccanti più efficaci, ma su di me funziona invece molto bene affiancato ad un prodotto oleoso per una doppia detersione, perché rimuove tutto, lasciando la pelle pulita e liscia. A me non ha mai dato fastidio agli occhi, nonostante la presenza di alcol.
Penso che questa di Alverde sia davvero una alternativa alla famosa mousse viso di Cien Nature che ormai non viene prodotta da molti anni. Qui trovate invece la recensione di un'altra schiuma detergente per il viso di Alverde. 


Biolis Nature Argan Maschera Capelli Ristrutturante


INFO BOX
🔎 Tigotà
💸 €0.89
🏋 20 ml
🗺 Italia
⏳ Monodose
🔬Vegan, Non testato sugli animali

Credo che Biolis abbia un po' aggiornato le sue linee ed ora che ho un Tigotà un po' più vicino sicuramente sarà uno di quei marchi di cui mi sentirete parlare molto spesso. Questa maschera capelli me la sono ritrovata fra le scorte ed ho deciso di usarla, dandomi anche una buona performance.
È infatti arricchita con oli e burri molto validi, come argan appunto, ma anche semi di lino, mandorle dolci, nocciola e di oliva, e appunto il burro di karitè.
La sua consistenza cremosa è gradevole e facile da usare perché si stende e si distribuisce in modo omogeneo, mentre l'uso di questa maschera ristrutturante è più simile a quello di un balsamo, visto che
Biolis dice di lasciarla agire giusto un minuto. Io cerco sempre di allungare i tempi di posa perché so che ai miei capelli piace.


Come dicevo in questa maschera ho ritrovato un prodotto valido e piacevole, che districa in maniera rapida i capelli, e devo dire che li ammorbidisce abbastanza. Pecca magari un po' sull'effetto condizionante in generale quindi ad esempio nel lucidare i capelli e nel contribuire in particolar modo ad aiutarmi poi a mettere in piega i capelli. Diciamo che considerandone il prezzo credo faccia un buon lavoro e che se non avete proprio capelli aridi o fritti da trattamenti aggressivi, può dare un buon risultato.
Mi piace inoltre che questa maschera Capelli Ristrutturante Biolis si sciacqua via facilmente, non unga, ma non mi lasci nemmeno i capelli mollicci, rispettandone il volume e il corpo generale. Inoltre con una bustina ci faccio anche due o tre applicazioni.
Come vi anticipavo, sono curioso di creare una intera hair routine con questo marchio, e se anzi siete ferrati, fatemi sapere i prodotti che meritano. 


Goovi I want the stars Crema Viso Illuminante

INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, Redcare.itAmazon 
💸 €21.90 
🏋 50ml
🗺 Italia
⏳9 Mesi
🔬 //

Era da tanto (un anno esatto) che non usavo un prodotto Goovi e questa crema viso mi è sembrata piacevole e interessante. Se non lo sapete, questo marchio è stato fondato da Michelle Hunziker e comprende cosmetici con ingredienti naturali, in questo caso addirittura il 99.4% del totale della formula.
È interessante anche l'INCI di questa crema I Want The Stars perché presenta tre principi attivi particolari ovvero 

  • Microalga (Haematococcus pluvialis extract), ricca di astaxantina, e quindi antiossidante, rivitalizzante e ristrutturante
  • Estratto fermentato di Fava Tonka, abbondante in polifenoli, e con la singolare capacità illuminante grazie ad un effetto riflettente
  • Betaina idratante
insieme ad altri ingredienti emollienti. 
Tutte queste sostanze creano una consistenza fluida, quasi da lozione, molto piacevole perché non untuosa, che su di me si assorbe rapidamente e non avverto come pesante, con un profumo dolce molto carino.

La I want Stars Goovi è secondo me una crema viso giorno un po' per tutti i tipi di pelle, specie quelle normali e miste, ma che può essere affiancata anche ad altri sieri viso per potenziarne l'effetto idratante, esattamente come sto facendo io in questo periodo. Anzi mi piace proprio come ultimo step della routine perché la trovo protettiva e in grado di completare la skincare ma senza ungere, lucidare o appunto fare a cazzotti con i prodotti che ho applicato precedentemente. 
Inoltre si comporta bene come base trucco, non ne altera particolarmente la performance, ma mantiene bene l'idratazione della pelle. Ad essere sincero, non noto questo effetto illuminante che dice, anche se indubbiamente la pelle resta carina e sana.

Devo ammettere che non credo mi ricapiterà di acquistare ancora Goovi, perché non entra nei miei giri abituali di negozi o shop online, e i prezzi in generale sono un pelo sopra quanto sia disposto a spendere per queste formulazioni e questi attivi (qui trovate i miei preferiti e per loro sì, investirei un po' di più), però devo dire che la mia esperienza a distanza di tempo è stata sempre abbastanza positiva, quindi è un brand che secondo me merita una chance. 



💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Ecco cosa ho terminato a Gennaio su Netflix

Dopo le perplessità su Good Grief e Un inganno di troppo, vorrei raccontarvi anche tutte le serie tv che ho recuperato e terminato nel corso di Gennaio su Netflix. Sono tutte uscite nel corso del 2023, e io ci sono arrivato solo ora per varie ragioni. 

In ordine di uscita, la prima di cui vorrei parlarvi, anche se poi è fra le ultime che ho terminato, è Unstable, disponibile da marzo dello scorso anno e che vede Rob Lowe e suo figlio John Owen Lowe interpretare proprio padre e figlio.

Ellis Dragon (Rob appunto) è un magnate con una crisi esistenziale in corso: la moglie è morta ed ha perso ispirazione e concentrazione, e le prova tutte per ritrovare il suo equilibrio, ma proprio non ci riesce. Per salvare l'azienda, la sua consulente finanziaria Anna (Sian Clifford da Fleabag e Two Weeks to Live) decide di chiamare suo figlio Jackson, che si è allontanato dall'egocentrico padre per seguire la sua carriera nella musica. L'obbiettivo è salvare l'azienda e tutti coloro, strambi o meno, che lavorano al suo interno.

È una commistione di commedia e sit-com questa Unstable, che però secondo me va presa come tale, senza la pretesa di aver trovato la miglior serie tv ma qualcosa di godibile e piacevole da bersi. Ci sono alcuni capisaldi del genere, come le dinamiche da ufficio e i personaggi più o meno variopinti che vi girano attorno, ma c'è soprattutto il rapporto padre-figlio con una mela caduta un po' più lontana dall'albero, ma non troppo perché Jackson somiglia a Ellis, ma ne è un po' la vocina razionale e meno megalomane. 

Unstable vi dicevo ha tante situazioni e personaggi sopra le righe (per non dire sciocchi), momenti comici più o meno riusciti e dialoghi dal sarcasmo molto tagliente alle volte, ma è anche il suo punto debole perché non c'è una vera e propria storia da seguire che si sviluppi nel corso degli 8 episodi, ma si ruota intorno a ciò che accade nell'azienda di Ellis, ed ha snodi molto semplici da risolvere.

Io infatti non ci ho fatto binge watching perché mi ci sarebbe sciolto il cervello, nonostante ogni puntata duri tipo 20 minuti, ma credo che sia proprio questo il suo scopo, essere caciarona e di compagnia senza impegnare. Rob Lowe è perfetto per il ruolo perché ha fascino, ma è tenero e pazzo allo stesso tempo, il figlio invece ancora deve fare strada per potersi distinguere.
Unstable è stata confermata per una seconda stagione che ho provato a vedere, ma che, come vi dicevo qui, ho finito per abbandonare. In ogni caso la serie non ha avuto in seguito altri rinnovi, quindi è stata una esperienza breve.

Ad Aprile 2023 invece è spuntata una miniserie chiamata Beef, Lo scontro.

Alla guida sono un automobilista abbastanza attento e disciplinato, ma come tutti la mia pazienza può vacillare e lì anche a me parte l'imprecazione. È più o meno questo l'incipit di Beef, serie tv che Netflix ha proposto lo scorso aprile.
Amy e Danny vivono in due mondi completamente diversi: la prima ha una situazione da Mulino Bianco, con un marito perfetto, un lavoro che le consente una vita agiata anche se la tiene impegnata, e dei nuovi progetti per la sua attività; il ragazzo invece ha problemi con chiunque, dal fratello, al lavoro, al rapporto con i genitori. Eppure c'è una fiamma sotto la cenere che sfrigola e che porterà questi due poli ad incontrarsi e scontrarsi in una spirale che scoperchierà un vaso di pandora nelle vite di entrambi, che lentamente si dilanieranno.


Ha raccolto un bel numero di nomination e premi (fra cui qualche Golden Globe quest'anno) e credo che Beef dia un po' di speranza nelle produzioni Netflix. In realtà è stata creata dalla A24, la mamma di Eveything Everywhere All At Once, che a me non è piaciuto ma indubbiamente ha una produzione imponente ed ha riscosso un successo enorme. Ma a parte questi retroscena, finalmente ho trovato qualcosa che valesse la pena di vedere, perché Lo Scontro è una serie contemporanea che racconta un po' anche le nostre nevrosi, di come oggi ci basta poco per andare in escandescenza visto che siamo già afflitti da mille problemi con vite tutt'altro che perfette. Danny e Amy sono due pentole a pressione che attendono di esplodere in rabbia e frustrazione, anche se non sempre si leggono in maniera chiara i motivi di così tanto livore. 

È vero che da un semplice litigio si arriva a situazioni surreali e folli in Beef, e questo, un po' come accade in Unstable, può essere il suo stesso colpo di coda della serie se non apprezzate questa deriva, ma in questo caso il binge watching secondo me è garantito o quasi, perché si entra proprio in questa spirale e anche in questo caso i 10 episodi non superano la mezzora.
Lo Scontro
è una serie tv con più facciate, ed è vero che la trama di fondo di incontro, scontro, temporanea riappacificazione, e tutto quello che ci può stare in mezzo, può risultare già vista, ma mi è piaciuta perché si muove su più umori: ha una vaga vena thriller nella parte centrale e diventa più introspettiva sul finale. 
Gli attori Steven Yeun e Ali Won sono abbastanza bravi, anche se mantengono questo atteggiamento iroso quasi tutto il tempo, perché è più o meno questo ciò che sono chiamati a fare, mentre si vede la cura della regia.
Ad Ottobre 2024 è stata confermata una seconda stagione di Beef, che diventa però una serie tv antologica, con nuovi personaggi e storie. Beef 2 è arrivato ad Aprile 2026, ne ho parlato qui.


I miei attivi preferiti per la cura della pelle

Quest'anno saranno 10 anni che scrivo beauty review su questo blog con costanza, anche se in realtà avevo iniziato almeno un paio di anni prima a farlo in maniera sporadica e con dei post che nel tempo per me erano troppo schematici e non mi rispecchiavano, chiacchierone come sono. 
Ad oggi non so più quante recensioni ci siano (ad oggi sono quasi 1600 articoli, e molti contengono più di una recensione), ma nel tempo ho temuto che si perdesse un po' la mia prospettiva e che tutti questi articoli risultassero per chi li legge una mera sequela di cosmetici da provare o meno. 
Ho quindi introdotto sempre più post teorici su quella che è la mia "filosofia", il mio approccio rispetto al beauty, e vi ho parlato dei passaggi effettivi della mia skincare routine, o anche delle categorie di prodotti che invece ormai evito di acquistare.

Questo perché nel tempo ho affinato le mie preferenze e necessità, e anche provando ho scoperto cosa davvero mi serve e mi dà benefici sulla pelle, e cosa invece è superfluo.
Per questo sono arrivato a riconoscere un gruppo di attivi per la cura della pelle che ormai ricerco sempre nelle formulazioni dei prodotti che utilizzo e volevo raccontarvi perché per me sono diventati fondamentali.


Come sempre parto dalle basi, ovvero che sono questi benedetti attivi? 
Per me, e penso per tutti, sono le sostanze che danno lo scopo al prodotto, quindi la destinazione di uso e i benefici che se ne possono trarre dipendono in buona parte da questi ingredienti, ma non sono tutto.
È infatti importante considerare tutta la formulazione e ovviamente la nostra esperienza col prodotto specifico, ma soprattutto sono convinto che non basti un unico cosmetico, magari usato sporadicamente, per ottenere qualche beneficio visibile sulla pelle.
Da questo punto di vista credo siano fondamentali quei brand che producono trattamenti e sieri mono-attivo perché da loro ho imparato a riconoscere cosa funziona per me e cosa no.

Tendenzialmente infatti la mia skincare è anti age, avendo superato la trentina da qualche anno ormai, ed illuminante, perché voglio prevenire e contrastare sia i segni del tempo, soprattutto su contorno occhi e fronte, che le lassità cutanee, specie del collo, ma anche evitare che appaiano sul mio viso macchie o aloni che possano peggiorare la luminosità dell'incarnato. Ho infatti una pelle mista, più secca d'inverno e più lucida d'estate, che sopporta anche diverse combinazioni e stratificazioni di prodotti e ormai è abituata anche a percentuali più elevate di attivi. Il mio contorno occhi è la zona che più necessita di attenzioni secondo me, e da sempre combatto con le rughe sulla fronte, anche se, proprio con questi attivi sto riuscendo a fare in modo sia di mantenere che di migliorare la condizione della mia pelle.

Questi sono i miei attivi preferiti per la cura della pelle, quelli che reputo migliori, e ve li vorrei raccontare andando proprio nell'ordine in cui li ho scoperti nel tempo. Prima che qualcuno me lo possa chiedere specifico che mi piacerebbe avere sempre tutti questi attivi nella mia routine e in tutti i prodotti che utilizzo, ma non sempre posso anche perché a volte sono curioso di provare un cosmetico che magari contiene altre sostanze che comunque mi piacciono o che intendo testare.


Alfa e Beta Idrossiacidi


Era esattamente il 2015 quando per la prima volta provavo con consapevolezza una crema a base di alfaidrossiacidi (AHA). Era di Fitocose e conteneva l'8% di acido glicolico, non credo che la producano più, ma mi aprì un mondo su una diversa tipologia di esfoliazione. 
Fino a quel momento infatti ero consapevole che dovessi rimuovere le cellule morte della pelle affinché questa potesse essere liscia e quindi più gradevole alla vista e al tatto, e prevenire le impurità, ma lo facevo con gli scrub fisici, anche homemade. Gli esfolianti chimici però sono stati una svolta perché finalmente avevo notato che la mia pelle traeva benefici più a lungo tempo, restava più liscia e morbida, oltre a migliorare la generale luminosità. Inoltre combatto dall'adolescenza con alcuni segni e cicatrici lasciati dall'acne e gli AHA mi hanno davvero aiutato a ridurli, levigando queste zone irregolari.

Nel tempo ho provato anche l'acido lattico, il mandelico e i poliidrossiacidi, che sono più delicati del glicolico e sono stati tutti ben tollerati dalla mia pelle al punto che ho capito che la soluzione ideale per me è più che altro una miscela di questi acidi che prodotti con un unico attivo.

Credo fosse invece il 2017 quando ho identificato per la prima volta l'acido salicilico (BHA) in un detergente viso di REN, capendone i benefici. Rispetto agli alfaidrossiacidi infatti i BHA agiscono non solo superficialmente, ma sono liposolubili, riuscendo a penetrare nei pori e quindi esfoliare e sciogliere tutti gli accumuli di sebo. Ad oggi li sto utilizzando molto più spesso perché li trovo più versatili e soprattutto mi aiutano a tenere a bada punti neri e filamenti sebacei o saltuari brufoletti che mi spuntano sul viso. 



Vitamina C


Sempre nel 2015 e sempre grazie ad un siero di Fitocose (lo Jalus C per esattezza) scoprivo non uno ma due attivi che nel tempo avrei amato e che non mancano mai come il caffè. Il primo di questi, a cui subito prestai attenzione è la vitamina C.
Su questa sostanza ho già speso tantissime parole in un lungo approfondimento in cui ne racconto tutti i pro e contro, ma in estrema sintesi io la utilizzo e la ricerco perché, oltre al suo potere antiossidante (quindi protettivo) e pare di stimolazione del collagene, riesce ad illuminare l'incarnato e contrastare le macchie.
Su di me ho sempre notato la tendenza ad ingrigirmi, e in passato vedevo un alone strano, una sorta di ombra nella parte bassa del viso che ad oggi non appare più grazie anche alla vitamina C.
Nel tempo ho capito che su di me, nonostante lo tolleri abbastanza bene, non serve che utilizzi l'acido ascorbico puro per notare dei miglioramenti, mi bastano delle forme di Vitamina C più delicate e stabili, inoltre ho capito che non mi servono percentuali altissime ma mi basta circa il 10/15% di questa sostanza per vedere miglioramenti.
In ogni caso comunque i sieri che la contengono sono quasi sempre presenti nella mia routine giornaliera.



Niacinamide

Non ho mai dedicato un post specifico alla Niacinamide (o Vitamina B3) ma è diventata uno degli ingredienti che mi piace ritrovare sempre negli INCI, e che tra l'altro avevo già notato nello Jalus C illo tempore, ma su cui solo con l'uso nel tempo mi ha convinto. Di per sé vanta molteplici vantaggi, non solo per quanto riguarda il controllo della produzione di sebo e quindi  la comparsa delle impurità, ma ha anche di miglioramento del tono della pelle e delle linee sottili, stimolando il collagene e le ceramidi della pelle, ed un effetto anti infiammatorio, sia per pelli acneiche che per qualunque tipologia di cute.
Ancora una volta su di me trovo che abbia un effetto benefico sia da un punto di vista del tono dell'incarnato che sulla salute generale della pelle, che mi sembra più forte e sana. È come se idratasse e riparasse la pelle in modo silenzioso.

Ho notato che gli effetti della niacinamide sono molto legati alla formulazione del prodotto, infatti io ad esempio avevo trovato troppo essiccante quella di The Ordinary, e credo che i brand coreani siano quelli che non solo la utilizzano massicciamente ma anche al meglio, in composizioni più varie, non solo rivolte a pelli grasse.
So che alcuni non la tollerano molto ad alte percentuali, e credo che sovradosarne la pelle non sia il massimo (come con qualunque ingrediente), per cui presto attenzione che nella mia routine non ci siano troppi prodotti che la contengono.
Per il resto penso che tutti debbano usare la niacinamide perché è facile da inserire nella routine, può essere usata quotidianamente, non ha controindicazioni nell'essere combinata con altri attivi (la storia della vitamina C è vecchia) anzi viene consigliata per mitigare gli effetti di sostanze che possono inficiare la barriera cutanea, è stabile nelle formulazioni e se appunto si aggira attorno al 4/5 % non serve avere particolari precauzioni nell'usarla. 



Peptidi 


Col senno di poi mi sono reso conto di aver usato i peptidi sul mio viso intorno al 2015, con un gel contorno occhi di Oz Naturals, ma non avevo ancora preso del tutto consapevolezza di cosa potessero fare se non intorno al 2017, quando ho scoperto l'Argireline Solution e il fu Buffet di The Ordinary.
I peptidi sono delle catene corte di aminoacidi (quindi proteine), che vengono studiate e composte per dare loro scopi differenti. Ad oggi pare vi siano una cosa come 2000 peptidi differenti, per cui non entro nel merito, ma hanno un vasto utilizzo non solo per la cura della pelle, ma anche nei prodotti per capelli e ciglia visto che alcuni di questi promettono di stimolarne la crescita. 

Essenzialmente i peptidi lavorano comunicando con le cellule o inibendo la produzione di alcuni enzimi e quindi spingono la nostra pelle a re-agire o a (non) comportarsi in un determinato modo. 
I più famosi sono ad esempio il Matrixyl, che agisce stimolando la produzione di collagene ed elastina, e i Botox- Like, come appunto l'argirelina, che inibisce le sostanze che provocano la contrazione muscolare. Suona bellissimo ma non ci sono tantissimi studi a supporto di questi attivi.

È ormai arcinota la mia passione per questa ultima sostanza per quanto abbia contribuito nella cura delle mie rughe della fronte e ad evitarmi la formazione di zampe di gallina, ma amo i peptidi in generale perché di base li trovo gradevolmente idratanti e riparatori della pelle, e soprattutto per la prima volta ho percepito una positiva sensazione di compattezza e distensione, ma senza effetto tensore, e mantenendo la pelle elastica.
Più di recente vi ho parlato dei peptidi di rame, che pare abbiano anche un effetto antiossidante e riparatore, mi piacciono anch'essi. 
I peptidi sono per me immancabili anche da un punto di vista meramente pratico perché posso usarli di giorno o di sera senza problemi, su collo e contorno occhi e si sposa bene con altri attivi. C'è chi dice che tutti quegli ingredienti a pH basso possono guastare (scusate la semplificazione) i peptidi, ma io su di me non ho mai notato strane interazioni, e alcuni chimici hanno smentito il problema.
Un consiglio: se non li avete ancora provati, non spendete troppo nei prodotti con peptidi perché appunto non sono ancora comprovati da anni di studi, è meglio investire in altro. 


Retinoidi



Ci è voluto un po' prima che introducessi il retinolo e i retinoidi nella mia skincare, ma da quando l'ho fatto non li ho più mollati. Anche per la vitamina A vi ho fatto un prospetto in dettaglio con tutte le caratteristiche, gli effetti e le controindicazioni, quindi non mi ripeto perché tanto lo trovate qui.
Quello che faccio col retinolo è un investimento nel tempo: non dà risultati immediati ma solo con un uso costante per mesi, infatti ad oggi sicuramente posso dire che non ho particolari segni del tempo anche grazie al retinolo (e a tutti gli attivi che ho nominato qui) ma spero che andando ancora più avanti con gli anni la mia pelle mantenga lo stesso aspetto luminoso e fresco di ora. 

Posso aggiungere che, dopo vari tentativi ed essermi informato a destra e a manca, la mia forma preferita di vitamina A è il retinolo. Ad oggi infatti esistono mille declinazioni di questi ingredienti, e credo che si crei più confusione che altro, mentre il retinolo garantisce una certa affidabilità ed efficacia e secondo me si può tollerare abbastanza bene.
Non ha invece senso utilizzare esteri del retinolo come il retinil palmitato perché penso sia troppo delicato per poterne vedere benefici. Meglio iniziare con prodotti come questo, che contiene una dose bassissima di retinolo, ma che comunque già dà dei miglioramenti sia a breve che a lungo termine. 
Non ho molta affinità anche con il Granactive Retinoid, questa nuova forma di retinoidi che sarebbe un estere dell'acido retinoico. Promettente come sostanza, e sopportata dalla mia pelle, ma temo che non abbia ancora alle spalle una sufficiente base scientifica per soppiantare del tutto il retinolo.

Invece mi sentirete sempre più parlare di retinale perché ho scoperto che la mia pelle lo tollera molto bene e che nel tempo ancora più aziende lo useranno.
Un discorso differente è da fare per il Bakuchiol, questa sostanza da estrazione vegetale, che promette di essere una alternativa al retinolo senza problemi di fotosensibilizzazione o irritazioni (ne parlo più in dettaglio qui). Anche in questo caso gli esperimenti sono ancora limitati e non paragonabili al retinolo, tuttavia penso possa essere un sostituto da utilizzare esclusivamente in estate, ma non in grado di rimpiazzare completamente la vitamina A nel lungo periodo.


Può sembrare un elenco ristretto, ma questi sono i capisaldi indispensabili per la mia routine. Con questo non intendo però dire che siano gli unici attivi di cui mi fidi, anzi, come anticipavo, è spesso l'insieme di più sostante ad essere la combinazione vincente. E poi ci sono anche ingredienti che, seppur apprezzi ed utilizzi, come la centella, le ceramidi, il pantenolo, gli oli e i burri vegetali, e lo stesso acido ialuronico (con alcune eccezioni), non sono per me dei capisaldi imprescindibili, ma più qualcosa che può fare da corredo ad una formulazione a me congeniale. 
Quali sono invece i vostri attivi skincare immancabili?




The Holdovers è un film carino, ma non da Oscar

Metti che una sera ti vada di andare al cinema, ma ti sembra che i film in programmazione siano un po' tutti troppo impegnativi per il momento, e quindi decidi di dare una opportunità a quello che forse ti attira meno, ma che ti sembra possa essere il più leggero.
È stato così che ho son finito di vedere The Holdovers - Lezioni di vita, la nuova pellicola con Paul Giamatti, e con diverse candidature agli Oscar, fra gli altri premi.

Genere: drammaticocommedia
Durata: 133 minuti
Regia: Alexander Payne
Uscita in Italia: 18 Gennaio 2024 (Cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Veniamo subito trasportati al 1970 con una cura evocativa dell'epoca così certosina che sembra quasi di sentirne l'odore di quegli anni, anche se nemmeno c'ero, e siamo alla Barton Academy, un college nel New England, i cui studenti non vedono l'ora di tornare a casa per le feste natalizie. In questa accademia lavora anche il burbero e intransigente professore di storia antica Paul Hunham (Paul Giamatti appunto), che, non avendo una famiglia da raggiungere, dovrà restare nel campus per badare ad alcuni ragazzi, anche loro rimasti bloccati alla Barton per ragioni differenti. 
Quello che sembra uno sgangherato gruppetto si ridurrà ulteriormente e Hunham si ritroverà solo con Angus Tully, uno dei ragazzi più brillanti ma anche più scapestrati dell'istituto. A fare da paciere fra i due c'è anche un'altra figura, ovvero la capocuoca Mary Lamb (Da'Vine Joy Randolph), che di recente ha perso il figlio nella guerra del Vietnam.

A guardare il trailer di The Holdovers - Lezioni di Vita, sembra di avere a che fare con una commedia ritmata e spassosa, che dovrebbe portare ad una più ampia riflessione, ma non è esattamente così. Tutto il film è infatti intessuto di una costante malinconia, che confluisce da vari punti. Già aver ambientato la storia durante le feste di Natale, e che ci troviamo con tre protagonisti essenzialmente soli, non è proprio la partenza più friccicarella che ci si possa aspettare. È vero che l'uscita in Italia del film è avvenuta dopo le festività, quindi questo potrebbe dargli un impatto differente su di noi, ma oltre l'atmosfera che evoca, sono le storie di tutti i personaggi ad essere ammantate di momenti bui, che li hanno resi in fondo quello che sono. 
Nel corso di The Holdovers si scoprono proprio alcune delle sterzate che hanno vissuto Paul, Angus e Mary e che ognuno avrà modo di affrontare non solo personalmente ma appunto come lezione da imparare e da insegnare.

Tutti e tre sono un po' dei residui, e sono rimasti indietro o bloccati quasi in un bozzolo, in una corazza che si sono costruiti, ed ognuno si darà la possibilità di andare oltre, di avere ancora un'altra chance.
In fondo il film di Alexander Payne ha pure un bel messaggio, è una sorta di coming of age senza età, ma che non arriva, che non colpisce come dovrebbe, per diverse ragioni.
Ovviamente non abbiamo a che fare con un thriller che deve basarsi su colpi di scena e momenti di tensione, ma tutti i punti principali di The Holdovers, inclusa anche la sua partenza, sono già noti o prevedibili, e danno al film una sensazione di trascinato. Considerate che secondo me una buona mezzora poteva essere evitata, ma si sono autocostretti a dover seguire quasi tutti i giorni delle feste e quindi a riempire dei tempi non necessari. 

Gli attori, a partire appunto da Giamatti, fanno tutti delle interpretazioni ottime di questi "scarti" della società, di queste anime solitarie che si sono quasi sempre trovate a vagare all'ombra di loro stesse, ma i ruoli che devono interpretare, in fondo, sono molto superficiali.
Mi è sembrato infatti che il film racconti o mostri ben poco di questi personaggi, e nella forse volontà di uscire da una stereotipia, finisce per non delinearli nemmeno tanto bene. Paul Hunham è il tipico professore all'antica, di quelli che ti lasciano i compiti delle vacanze un minuto prima che suoni la campanella, ma non sappiamo bene come e perché abbia sviluppato questo suo carattere o come mai si porti dietro questa gran solitudine. Ha subito dei contraccolpi, è vero, ma per chi la vita è facile o giusta? Dall'altro lato è però in grado di dimostrare empatia e sensibilità ad esempio nei confronti di Mary, quindi non ci stupisce che in realtà possa anche lui provare sentimenti.

Angus Tully invece ci viene presentato come uno scapestrato ma in realtà mi è sembrato un ragazzo normalissimo, a volte anche dolce e disponibile verso gli altri, e che per la quasi totale parentesi natalizia alla Barton riesce a mantenere la calma, anche se chiunque avrebbe iniziato a darsi martellate sui mignoli pur di sopportare il tedio.
Va meglio con Mary, ma il suo personaggio diventa meramente funzionale ad inserire un'altra sottotraccia, perché non c'è un arco narrativo completo, e soprattutto è quella più libera di muoversi e raggiungere la sua famiglia, con cui sembra avere anche un bel rapporto.

Per essere una commedia drammatica, The Holdovers non si sbilancia in nessuna di queste due caratteristiche: sì ha qualche battuta o qualche dialogo più brillante e divertente, e non sono un mostro, è normale restare colpiti da storie di solitudine o di difficoltà. Ma non dà nulla allo spettatore se non appunto una vaga piacevolezza a vedere un film costruito bene, perché gli manca spontaneità, coinvolgimento, sentimento, non si arriva alla pancia lasciandola annodata, non si scava nel petto, lasciando il calore che dovrebbe. 



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