Le miniserie su Netflix e Prime Video tratte dai romanzi che stavo quasi dimenticando

Non so se sia un lapsus involontario o semplicemente il caldo, ma stavo dimenticandomi di parlare di due miniserie che ho visto ormai da diverso tempo. A mente fredda mi rendo conto che forse non mi hanno colpito poi troppo, ma ve le vorrei comunque raccontare meglio.


La casa degli spiriti
Miniserie

Dal 29 aprile al 13 maggio su Prime Video è arrivata una serie tv che attendevo con curiosità, ovvero La casa degli spiriti, che, come potete immaginare, è la trasposizione del celebre romanzo di Isabel Allende, già diventato un film nel 1993. Qui la mia curiosità era dovuta non solo al fatto che non avendo letto l'opera, sarebbe stato interessante, ma anche perché fra i produttori esecutivi appare anche Eva Longoria.
Un progetto interessante, ma secondo me con qualche pecca.

La Casa degli Spiriti è una storia che racchiude a pieno lo stile e gli argomenti che ritornano spesso nelle opere di Allende, incluso l'ultimo romanzo, Il Mio Nome è Emilia del Valle, sia in senso storico che in quello più intimo e personale. La storia parte con Alba (interpretata da Fernanda Urrejola), una giovane donna che ha già vissuto diverse situazioni complesse, nonostante sua nonna Clara (Nicole Wallace e Dolores Fonzi), dotata di poteri predittivi, le aveva anticipato che avrebbe avuto una vita piena di gioie. Così Alba decide di recuperare i tantissimi diari della nonna, e raccontare la storia tormentata della sua famiglia. 

Si inizia dagli anni Venti, in un paese non precisato del Sudamerica. Clara vive una giovinezza agiata: è infatti la figlia di Severo Del Valle (Eduard Fernández), candidato al senato con il Partito Liberale, e di Nívea Del Valle (Aline Kuppenheim), suffragetta per il voto alle donne. Tuttavia il suo destino cambierà quando, dopo una serie di tragedie, sposerà Esteban Trueba (Alfonso Herrera, Il ballo dei 41), uomo di umili origini che però creò una fortuna solo per poter sposare la bellissima Rosa, sorella di Clara.
Così, nel corso dei decenni, seguiamo il destino della famiglia Del Valle / Trueba, attraverso soprattutto  tre diverse generazioni di donne, e che diventerà speculare dei drammatici fatti storici che porteranno, nell'11 settembre 1973, alla dittatura di Augusto Pinochet.

La casa degli spiriti segue il romanzo da cui è tratto in modo attento, con una nota smaccatamente femminista, ma raccontando in modo forse banale due degli altri elementi fondanti delle opere di Isabel Allende. Infatti tutto gira intorno a come vengono trattate le protagoniste sia dentro le mura di casa che fuori, ma, allo stesso tempo, queste donne saranno risolutive nei momenti più complessi.

Quando però la serie entra nella parte più storicamente rilevante, è come se La Casa degli Spiriti di Prime Video diventasse blandamente storiografica, senza un approccio o una prospettiva più interessante. In questo senso secondo me la narrazione non è aiutata da una regia e una messa in scena che, per quanto gradevole nel suo insieme, fa un po' soap. Abbiamo una ricostruzione storica abbastanza curata ma un po' scialba, mentre la regia e la fotografia sono sempre abbastanza banali, poco ricercate.


Ho avuto poi l'impressione che il realismo magico, altro elemento tipico di Allende, fosse sottoutilizzato, come se temessero che, accentuando questo aspetto, la serie potesse risultare troppo "fantasy" per un pubblico generalista. È anche vero che l'adattamento di Netflix di Cent'anni di Solitudine ci ha abituati forse troppo bene per accontentarci da quello proposto da Prime Video.
Un altro avviso che devo fare è che alcune scene di La casa de los espíritus sono un po' forti, e arrivano in un contesto che non ci fa pensare esattamente a una violenza non molto velata.

Fortunatamente quasi tutto il cast è più che valido, gli otto episodi scorrono bene, quindi nel suo insieme La Casa degli spiriti riesce a coinvolgere e portarti quando serve a farti emozionare, ma se si guarda con alte aspettative non è proprio un capolavoro.


Ovunque tu sia
Miniserie

Non so per quale strano masochismo, ma quando esce su Netflix un nuovo adattamento dei romanzi di Harlan Coben, io finisco per dargli una chance anche se so che potenzialmente mi può deludere. Avevo infatti già parlato (male) di Missing You e Un inganno di troppo, sempre sulla piattaforma, e non ero riuscito a terminare Un solo sguardo. Però devo ammettere che Ovunque tu sia, disponibile dal 18 giugno, mi ha convinto un pelo di più.

La storia è quella di David Burroughs (Sam Worthington) che è stato accusato - manco a dirlo ingiustamente - di uno dei crimini peggiori: aver ucciso il suo figlio ancora piccolo. David sa in cuor suo di essere innocente, ma come dimostrarlo? Un giorno però Rachel (Britt Lower), sorella dell'ex moglie dell'uomo, va a trovarlo in carcere con una teoria che ribalterebbe tutto. Ha scovato sui social la foto di un bambino che somiglia incredibilmente al figlio di David, e così partirà la ricerca di quello che adesso è un ragazzino che possa scagionare il padre e rivelare la verità.


Pur partendo prevenuto visti i pregressi, ho seguito Ovunque tu sia quasi tutto d'un fiato, complice sia la durata agile degli otto episodi, ma anche una storia che riesce ad intrattenere forse meglio di altri adattamenti di Coben. Ed in effetti la serie è ancora in cima alla classifica Netflix delle produzioni più viste, a dimostrazione forse che qualcosa ha è andata bene.

Diciamo che la spinta nel cercare di capire come il protagonista potrà salvarsi c'è tutta, e fra colpi di scena più o meno riusciti, e momenti di tensione, si arriva alla fine di questa miniserie senza sbadigliare troppo. A supporto di una vicenda che si lascia guardare, sebbene non sia la più originale, c'è anche un cast fatto di volti abbastanza noti del grande e del piccolo schermo, come Milo Ventimiglia, Erin Richards, e l'iconica Madeleine Stowe.


I Will Found You perde però di solidità narrativa se si guarda un po' più nel dettaglio, se si inizia a notare la scarsa credibilità di alcuni snodi e la natura forzata di altre coincidenze. Anche i personaggi non hanno sempre reazioni o comportamenti strettamente logici, e molto spesso sono semplicemente abbozzati e poco sviluppati.
In definitiva è per questo che secondo me si tratta di una serie tv dimenticabile: è l'ennesima occasione in cui Netflix cerca di applicare una formula collaudata, senza tentare una strada nuova, o provare anche solo a cambiare qualche ingrediente. 
Ovunque tu sia si aggiunge quindi al catalogo Netflix come una delle tantissime serie tv proposte dalla piattaforma, ma non lo arricchisce in alcun modo e a giudicare dal successo evidentemente è una ricetta che continua ad avere un ampio riscontro. 

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