Ecco come sono i nuovi film sequel che ho visto questo week-end!

Non solo le serie tv hanno le loro nuove stagioni, ma anche i film tornano con dei sequel attesi. Nel fine settimana appena trascorso mi sono dedicato a vederne due che stavo attendendo e che sono arrivati in streaming da poco. Vediamo come sono andati.


Enola Holmes 3 (2026)


Genere: azione, giallo, commedia, sentimentale
Durata: 105 minuti
Regia: Philip Barantini
Uscita in Italia: 1 Luglio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

A distanza di ben quattro anni dal secondo capitolo, il primo Luglio Millie Bobbie Brown è tornata a vestire i panni di Enola Holmes, in un progetto che sembra stia avendo un successo nonostante il tempo che passa. 

Alcune cose però sono cambiate: se la sceneggiatura resta sempre di Jack Thorne, c'è stata una sostituzione alla regia, con Philip Barantini (che ha diretto Adolescence) che ha preso il posto di Harry Bradbeer.
Ed è cambiato, o meglio, è evoluto anche il percorso di Enola che da ragazzina presa poco sul serio, adesso è una detective affermata e che sta persino per compiere un passo importantissimo: le nozze con Tewkesbury (Louis Partridge, House of Guiness).

Per i due però si prospetta un matrimonio particolare visto che Carolina, la marchesa di Basilwether, ha deciso che la location ideale per le nozze sarebbe stata la soleggiata ed esotica Malta. Così tutti si spostano sull'isola, ma il giorno delle nozze, Watson (Himesh Patel, Bait) avvertirà Enola che suo fratello Sherlock (Henry Cavill) è scomparso misteriosamente. Il matrimonio quindi verrà messo da parte perché c'è un nuovo intricato caso per la giovane investigatrice.

Nonostante manchi la conferma ufficiale per un quarto film, il franchise di Enola Holmes sembra destinato a durare, non solo perché i romanzi di Nancy Springer da cui è tratto son ben sei, ma anche perché ha facile appeal sul pubblico. È puro intrattenimento leggero su cui è facile cadere, basato su un mistero che si risolve comunque alla fine, con un cast ormai riconoscibile e che sa unire animi diversi.
Si è capito sin da subito che Enola Holmes non ha mai voluto essere austera come Sherlock&Daughter per restare nei margini della saga, ma hanno voluto creare una eroina contemporanea, e soprattutto dei film che fossero divertenti, brillanti, animati. 

Anche in questo terzo capitolo quindi gli elementi portanti ci sono tutti, a cominciare da Millie Bobbie Brown che, al netto di unghie finte e filler labbra, convince molto di più come Enola che nel finale di Stranger Things. Qui poi si nota il tentativo di farla crescere e maturare, di farla interfacciare con problemi più personali, come la sua libertà, la sua indipendenza e il suo futuro. Continuare a farle rompere la quarta parete è stata quella idea semplice ma che funziona per questo tipo di personaggio. 

Eppure tante cose in questo sequel sono andate peggio del previsto.

Il nervo più scoperto è secondo me il giallo da risolvere che da un lato spinge il personaggio di Henry Cavill a snaturarsi leggermente per restare all'interno della storia, dall'altro non è così coinvolgente. Ripetere per ben due volte la scena del personaggio che cerca di bisbigliare in punto di morte dettagli risolutori, dimostra secondo me che le idee erano poche. Ma anche tutta la questione di questo tesoro da cercare mi è sembrata un po' pasticciata e non ben integrata.
Lo stesso villain, che non rivelo per motivi di spoiler, ha secondo me una impostazione troppo caricaturale, persino nella risata e nelle uscite di scena "col botto".

Enola Holmes 3 ha poi nuovi elementi sia positivi che negativi. La scelta di spostarsi a Malta ad esempio ci dà una panoramica diversa rispetto ai vicoli della Londra vittoriana, oltre ad aggiungere un altro livello tematico al film, ovvero il problema del colonialismo britannico, con tutte le chiavi di lettura che possiamo farne. Dall'altra parte si calca ancora di più la mano sul versante romantico della storia, come avevamo già visto nel secondo film, e questo può risultare stucchevole. 
Un sequel che quindi nella sua struttura può anche essere promosso come il resto del franchise, ma che nei contenuti perde di freschezza e coerenza. 


Finché morte non ci separi 2 (2026)


Titolo originale: Ready or Not 2: Here I Come
Genere: 
commedia, horror, thriller
Durata: 108 minuti
Regia: Matt Bettinelli-Olpin, Tyler Gillett
Uscita in Italia: 9 Aprile 2026 (Cinema)/ 2 Luglio 2026 (Disney+)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Canada


L'ho perso al cinema, ma appena arrivato su Disney + ho subito visto Finché morte non ci separi 2, sequel del film che un paio di anni fa mi avevano sorpreso e che adesso è tornato con un capitolo convincente.

Ritroviamo Grace (Samara Weaving) esattamente come l'avevamo lasciata, ricoperta di sangue, sugli scalini della soglia della magione dei Le Domas, mentre viene soccorsa dal alcuni paramedici. Risvegliatasi in ospedale capisce di essere scampata ad un vero e proprio incubo, ma al suo fianco si ritroverà sua sorella Faith (Kathryn Newton), rimasta suo contatto di emergenza nonostante non abbiano più rapporti e non fosse nemmeno al matrimonio. Ovviamente Grace deve ancora rispondere alla polizia che vuole sapere esattamente cosa sia successo in quella casa, ma proprio quando stanno per portarla in centrale, lei, la sorella ed il poliziotto incaricato vengono misteriosamente attaccati.

La morte dei Le Domas infatti ha attivato una clausola particolare per cui altre diverse potenti famiglie, legate con un patto satanico a Mr. Le Bail, si possono contendere il Seggio Supremo, ma dovranno di nuovo ripetere il nascondino che era stato estratto a sorte. Così per Grace ricomincia la lotta per la sopravvivenza.

Fare i sequel lo sappiamo è difficile, ma Finché morte non ci separi 2 non fa rimpiangere questa scelta che anzi ha portato ad un film godibilissimo. Tocca ammettere che sono forse andati sul sicuro rimescolando gli ingredienti che già abbiamo assaggiato nel primo film, ma che qui trovano un equilibrio funzionale. 

C'è l'azione che è strettamente legata ad un horror più splatter, c'è l'ironia che intermezza questi momenti di tensione, e quel velo di satira che ancora una volta va a colpire questi ricconi che farebbero di tutto pur di rimanere a galla, anche a costo della loro stessa famiglia. La componente soprannaturale ancora una volta resta marginale.
Ritorna infatti un cast che si fa notare, con una ottima Samara Weaving che regge tutto, ma che si trova come controparti Sarah Michelle Gellar e Shawn Hatosy (Inarrestabile), che interpretano gli agguerriti gemelli Danforth, mentre Elijah Wood veste i panni di un serafico avvocato infernale, una sorta di notaio che agisce per nome di Le Bail.

Finché morte non ci separi 2, esattamente come il primo film, mi ha tenuto allo schermo non tanto perché è ha la sceneggiatura più originale che abbia mai visto, ma perché fa quel che deve da un punto di vista dell'intrattenimento: diverte e sa piazzare i colpi di scena nei momenti giusti.

A voler trovare il cavillo, in un film che secondo me mette in chiaro le sue pretese, ci sono alcuni punti meno forti che io stesso ho notato. Il primo, e forse il più ovvio, riguarda il fatto che Ready or Not: Here I Come come anticipavo non si prende grossi rischi, ma gioca sul sicuro con gli elementi che già c'erano nel primo film. Questo capisco che possa risultare un po' ridondante, anche se personalmente, avendolo visto a distanza di tempo, non è pesato. Anzi ho apprezzato come abbiano saputo creare quasi una ciclicità agli eventi, ed è comunque un sequel nel senso stretto del termine perché il primo film è fondamentale per comprendere questo.

Ho trovato poi meno interessante il rapporto fra Grace e la sorella: se da un lato ci fornisce quell'approfondimento sulla protagonista e sottolinea il divario sociale fra loro e i rivali, dall'altro credo che i battibecchi fra loro fossero un po' troppi. Probabilmente sfoltire i loro dialoghi avrebbe giovato anche al ritmo generale.
In questo sequel poi mi è sembrato che gli antagonisti più secondari fossero più caricaturali e in generale con un peso narrativo troppo leggero. 
Sono tutte questioni che però secondo me non rovinano un buon progetto. Io stesso, che difficilmente rivedo i film, credo che questa piccola saga di Finché morte non ci separi, la rivedrei. 


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