Estate per me significa anche meno voglia o tempo di stare davanti ad uno schermo, ma le passioni non si mettono comunque completamente da parte, e tante volte una serata sul divano con un po' di aria condizionata non si disdegna. Ho terminato due serie tv perfette per queste serate, brevi ma non troppo, e mi sono piaciute.
Widow's Bay
Prima stagione
Su Apple Tv+, dal 29 Aprile al 17 Giugno sono arrivati i 10 episodi della prima stagione di Widow's Bay, che è già stata per fortuna rinnovata per una seconda.
Matthew Rhys, che sta accatastando nella sua carriera produzioni molto interessanti (The Beast in me, Hallow Road) interpreta Tom Loftis, il sindaco di Widow's Bay, una cittadina su un'isolotto al largo delle coste del New England. Tom, che è vedovo e vive con suo figlio Evan (Kingston Rumi Southwick, Presunto Innocente), vuole trasformare l'isola in una florida attrattiva turistica, un po' come la più nota Martha's Vineyard, e si sta impegnando affinché anche i giornali parlino positivamente del posto, ma le cose non vanno come spera.
Nella comunità infatti, alcuni fra i più anziani sostengono che l'isola si sia risvegliata e che stanno per accadere dei fenomeni mossi da forze sovrannaturali. È soprattutto il vecchio Wyck (Stephen Root, Perry Mason, Macbeth) a insistere affinché Tom si fermi, ma il sindaco è molto scettico sul fatto che antiche leggende, superstizioni, pettegolezzi e dicerie possano influenzare il suo progetto. Eppure quella strana nebbia che sta avvolgendo Widow's Bay effettivamente non porterà nulla di buono. Delle forze oscure si stanno davvero risvegliando?
Probabilmente quando ho parlato di film come Finché morte non ci separi 2, ho dimenticato di ricordarvi che l'horror non è il mio genere, però quando incontra la commedia si riesce spesso a creare una fusione perfetta, come per Widow's Bay.
Questa serie tv Apple Tv pare abbia avuto la sua genesi grazie all'incontro fra Katie Dippold, che (senza offesa) non vi dirà moltissimo come sceneggiatrice, e il regista e produttore Hiro Murai, che magari vi suonerà più familiare perché legato a titoli come Mr. & Mrs. Smith e The Bear, oltre che tanti video musicali. L'intento era quello di creare una horror comedy efficace, e ci sono riusciti, ma sono andati anche oltre.
Widow's Bay ha capito il suo scopo: mischiare più generi, senza rovinarne nessuno, ma soprattutto con una coerenza di fondo. Si passa dalla commedia da ufficio, al thriller, ma si sfocia anche nel dramma familiare e ovviamente si sguazza nell'orrore e in tutti i suoi sottogeneri.
C'è il folk horror, che affonda le sue radici nella nascita stessa degli Stati Uniti, ci sono case infestate, jump scare, serial killer mascherati e figure delle credenze popolari.
Widow's Bay non è però parodistica perché riesce a far ridere o sorridere, ma sa prendersi sul serio quando serve, e crea la giusta tensione e suspense. Il suo è un citazionismo palese, ma anche rispettoso del materiale a cui si ispira, che però può lasciare forse a bocca asciutta chi si aspettava qualcosa di più originale e unico.
Inoltre la serie trova leggerezza in una durata per episodio che si aggira intorno ai 30 minuti, ma anche in una narrazione semi-verticale. L'unico appunto è cercare di non cercare al suo interno una logicità estrema, perché è pur sempre più vicina all'immaginazione che alla realtà.
A reggerla c'è un cast che sa muoversi in quelle atmosfere spesso contrastanti senza diventare una macchietta. Il Tom di Matthew Rhys è goffo, ma sicuro, con buone intenzioni, ma spesso troppo pauroso, ha le sue debolezze, ma si pavoneggia come se fosse il sindaco di New York.
Le controparti femminili non sono da meno, come Kate O’Flynn, segretaria di Tom ed emarginata dalle sue concittadine, e Dale Dickey, impiegata del comune che invece è convinta che le leggende del luogo siano vere.
Widow's Bay credo possa essere uno dei titoli più interessanti di almeno questa seconda metà del 2026 e possa dare ancora molto con la prossima stagione.
The Lady
Miniserie
Forse è passata ancora più inosservata questa miniserie che trovate su MGM+ (attivabile su Prime Video e Mediaset Infinity) e che mi aveva banalmente incuriosito per il cast, oltre a poter vantare il team di produttori di The Crown.
Tratta da una storia vera, The Lady ci racconta, in modo in parte romanzato, cosa accadde a Jane Andrews (qui Mia McKenna-Bruce, I sette quadranti di Agatha Christie), che da ragazza dalle grandi aspirazioni ma di umili origini, riuscì a diventare, fra la fine degli anni '80 fino a buona parte degli anni '90, la guardarobiera dell'allora duchessa Sarah Ferguson (Natalie Dormer).
Fino a qui nulla di straordinario, se non fosse che pochi anni dopo Jane diventò una fuggitiva dopo aver ucciso il suo fidanzato, Tommy Cressman (interpretato da Ed Speleers, Irish Wish). Cosa accadde in quegli anni? Cosa spinse Jane ad un gesto così brutale? Come il sogno di una ragazza semplice divenne l'incubo di molte persone?
In quattro episodi arrivati in streaming dal 5 giugno, The Lady diventa un dramma poliziesco interessante, facile appunto da seguire, e che mi ha fatto scoprire una storia vera che non conoscevo. L'ho chiamato dramma poliziesco perché qui i binari narrativi sono due: da un lato ci sono le indagini della polizia e tutte le dichiarazioni di coloro che sono entrati in contatto con Jane in quegli anni, dall'altro il suo percorso verso Buckingham Palace, e soprattutto la sua caduta dopo essere stata licenziata da Sarah Ferguson.
The Lady non diventa però una vera e propria serie crime, cioè non ci vengono raccontati tutti i passaggi delle indagini della polizia, ma ha quasi il taglio di una docu fiction, con le testimonianze di persone che hanno conosciuto la stylist. Il minutaggio dei quattro episodi si concentra più sulla parte drammatica, sul farci conoscere Jane nelle sue luci e nelle sue ombre: durante il suo periodo più felice forse, a fianco della duchessa di York, che, nonostante le difficoltà economiche le promise di restarle vicino, ma anche tutti gli amori tossici diventati relazioni turbolente.
Non mancano poi i traumi pregressi che hanno segnato la personalità di Jane. Alla fine The Lady ci mostra cosa può accadere quando una persona dalla psiche fragile, problematica, con episodi di depressione, dalle reazioni eccessive, con un forte bisogno di integrazione sociale e stabilità emotiva, viene schiacciata da costanti delusioni, classismo e rapporti disfunzionali. Così Jane non è una cattiva monodimensionale, ma un personaggio ricco di sfumature che secondo me viene interpretato bene da Mia McKenna-Bruce. Ho letto qualche critica invece in merito a Natalie Dormer e alla sua scarsa somiglianza con Fergie, ma parliamo a tutti gli effetti di un personaggio quasi secondario, potremmo dire una dette tante ossessioni di Jane.
È proprio il punto di vista di Andrews quello più focale all'interno della serie, quindi non aspettatevi uno scandalo a corte.
La vera critica che mi sento di muovere a The Lady è che resta un intrattenimento comunque fine a se stesso, con un impatto limitato al di fuori delle quattro puntate; è quel tipo di serie che magari ricordi per qualche tempo ma poi metti da parte. Un altro problemino è la scattosità nei passaggi temporali, fra il passato a corte e le indagini degli inizi anni '00.
Per il resto però, nel suo essere una piccola serie, funziona abbastanza bene, ha un cast giusto, in cui fra l'altro ho notato anche Sean Teale (Doctor Odyssey) nei panni di Luis Castillo, uno dei flirt di Jane, Charles Ewards (Gli anelli del potere) e Philip Glenister (Belgravia), e la ricostruzione storica è credibile. Se amate il genere, se apprezzate lo stile della serialità british, non vi deluderà.
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