Se c'è una cosa che i film di Christopher Nolan sanno fare bene è creare hype ben prima della loro uscita. Non so ovviamente se sia il reparto marketing a spingere o sorga un naturale interesse, ma anche Odissea ha saputo creare clamore e critiche.
Io però non voglio rispondere appunto a polemiche, indignazione e perplessità, ma raccontarvi la mia prospettiva sul film.
Titolo originale: The Odyssey Genere: epico, avventura, azione Durata: 172 minuti Regia: Christopher Nolan Uscita in Italia: 16 Luglio 2026 (Netflix) Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito, Italia |
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Ad avermi mosso verso Odissea di Nolan è stata la mera curiosità, non tanto forti aspettative, perché da Pollon in poi sono uno di bocca buona quando si parla di mitologia greca e poi vivere in Magna Grecia mi fa letteralmente camminare sul mito.
Certo, ha turbato anche me sentir dire che il mito potesse essere considerato quasi alla pari di un fantasy, non comprendendone il potere fondante per la narrativa contemporanea e il suo radicamento storico e culturale all'interno di una civiltà.
Devo anche premettere che, seppur ne riconosca la capacità narrativa, il mio interesse per il cinema nolaniano non è così forte. Oppenheimer per ad esempio era stato un sequestro di persona in piena regola, finendo per sfinirmi senza lasciarmi poi molto. È possibile che non ci arrivassi io? Certamente.
L'Odissea di Ulisse invece era già nelle mie corde e Nolan ha secondo me saputo dire la sua rivolgendosi ad un pubblico molto ampio che probabilmente non aveva mai nemmeno sentito nominare Omero.
In questa reinterpretazione e visione del regista, i capisaldi del racconto omerico in fondo restano quelli: la guerra di Troia è finita e adesso bisogna raccogliere la gloria e gli onori dei vincitori, ma prima tocca tornare a casa. E così scopriamo le mille peripezie dell'uomo dal multiforme ingegno che ha saputo far vincere quella battaglia partendo dall'epico cavallo di Troia, ma che adesso è perso, è costretto a solcare i mari e tutte le insidie che nascondevano, per tornare dalla sua Penelope.
Nolan ha pensato ad un racconto nel racconto, giustamente, aprendo la sua Odissea con una serie di passaggi fra passato, molto passato e presente, fino a quando non sarà Ulisse (Matt Damon) stesso a raccontare a Calipso (Charlize Theron vestita con i saldi Shein) cosa gli è accaduto, in questa sorta di limbo senza luogo e tempo.
Così inizia un percorso non lineare in cui Odisseo incontrerà tutte quelle figure che conosciamo, da Polifemo, a Circe, passando per le Sirene, Scilla e Cariddi, i Lestrigoni (chi se li ricordava?) fino all'Ade, che è forse una delle scene più potenti di tutto il film.
Da una prima introduzione, sicuramente comprensibile ma che onestamente non ho gradito molto perché il montaggio la faceva sembrare quasi un trailer esteso, si passa ad un racconto più lineare, che riesce a scorrere molto bene lungo le quasi tre ore di film e dove non si può restare non abbagliati dalla imponenza estetica che Nolan ha creato intorno alla sua Odissea.
La scelta del regista di non usare CGI rende tutto più realistico e visivamente impattante e, anche quando si scende in quelle scene movimentate e caotiche da blockbuster americano, comunque se ne può apprezzare il lavoro che c'è dietro.
Io ad esempio non ho disdegnato questa versione di Polifemo, che era in pratica un mega robottone animato, ma anche piccole sfumature estetiche della messa in scena. Un po' per caso ho visto il film, che sarebbe girato in IMAX, in formato Scope (2.39:1), e mi è sembrato comunque molto appagante nella messa in scena e già solo per questo merita di vederlo al cinema.
Alcuni elementi purtroppo stridono, come le navi che sembrano più vichinghe che greche, o i costumi che sembrano presi da un qualunque teatro di provincia. La coroncina di Telemaco sembra cheap e pretenziosa allo stesso tempo.
Nolan punta anche molto sul sonoro, e spesso ci azzecca, ma a volte l'ho trovato un po' caotico, come se si sovrapponessero troppi suoni alla volta. In questo senso però sono certo che conti molto la qualità del vostro cinema.
Un altro motivo per vedere questa Odissea è sicuramente la parata di attori famosi che si susseguono, a volte anche un po' troppo frettolosamente. Matt Damon secondo me riesce a portare avanti il suo ruolo, in modo calibrato e abbastanza intenso, con alcune scene anche ben riuscite, così come la Penelope di Anne Hathaway ci dà la possibilità di esplorare questo personaggio da una prospettiva leggermente diversa.
C'è stata ad esempio tutta la polemica sul fatto che Lupita Nyong'o non fosse adatta come Elena, ma alla fine il suo è un ruolo che non ha quasi peso nell'economia di questa trama, e che appare sullo schermo davvero per pochi minuti. Molto soddisfacente invece quando veste i panni di Clitennestra.
Ho fatto difficoltà invece a farmi andare bene i ruoli di Tom Holland, che sembra un Telemaco che fa finta di essere tonto, e Zendaya (Atena), non ovviamente per la bravura ma perché mi davano l'impressione di attori moderni in costumi storici che recitano una parte.
Purtroppo i dialoghi, molto moderni nel doppiaggio italiano, aiutano poco nel dare credibilità un po' a tutti i personaggi.
Il vero inghippi di questa Odissea di Nolan è però la sua incapacità di creare magia, emozione e di andare oltre i fatti e muoversi su animi più sottili.
Il regista ha saputo universalizzare e rendere contemporanee le tematiche della guerra, del colonialismo, dell'uomo accecato dalla sopraffazione su altri popoli, e dell'ingiustizia, attraverso un'opera di 2700 anni fa, ed è forte l'eco con la nostra quotidianità.
Ulisse non è l'uomo scaltro che conosciamo, Nolan quasi cancella questo tratto e non avrà nemmeno le mani sporche di sangue, ma ha un'anima tormentata, è vittima di se stesso e degli eventi, e si dimostra più umano di quanto forse la mitologia greca ce lo raccontasse. Meno machista se vogliamo usare termini contemporanei, e più soldato con la sindrome del sopravvissuto. Approccio certo interessante, ma che toglie al personaggio una sua peculiarità e suona già vista se conoscete il meno famoso (e indubbiamente meno impattante) The Return di Uberto Pasolini con Ralph Fiennes.
Il fatto è che tutto, dalla narrazione alla semantica, viene spiegato in modo molto smaccato nel film, a volte anche ripetendolo più e più volte come se il minutaggio non fosse già trasbordante.
Ogni tanto il mio algoritmo Instagram mi suggerisce video di persone che approfondiscono questo o quel passaggio del film di Nolan, ma è tutto così palese nella visione che difficilmente si possono creare altre interpretazioni.
Un esempio lampante è Agamennone, che sarebbe interpretato da Benny Safdie, ma che noi non vediamo mai in volto. Lui è un'armatura, è l'emblema del potere più cieco e bieco, quasi senza una faccia, è il generale che manda avanti i suoi uomini, mentre lui procede lentamente come fosse un conquistatore.
E quante volte ad esempio ci hanno spiegato cosa fosse la legge dell'accoglienza di Zeus? Capisco che gli americani non abbiano familiarità col mito greco, ma imboccarci col cucchiaino diventa quasi snervante.
Magari avrebbe avuto più senso dare maggiore significato alle sequenze dei Lestrigoni, invece qui Nolan cancella tutto a favore di azione.
La vera assente però del film di Nolan è la magia, la componente soprannaturale, ma soprattutto l'incapacità di una visione esoterica delle cose. Se da un lato Polifemo funziona, dall'altro tutte le creature mitologiche, fantasy se vogliamo scendere al livello, sono praticamente assenti o rappresentate in modo asettico. Le sirene sono figure lontane che somigliano più ad Ariel che ai mostri che in realtà erano, Cariddi è un banale, gigantesco mulinello, ma è forse Circe ad avermi dato qualche perplessità in più. Seppur in modo romanzato, nel 2018 Madeline Miller ci ha raccontato una Circe affascinante e complessa, ma Nolan la spoglia, e ce la presenta come un misto fra una strega nordica e una gattara.
Ancora una volta la scena ha un ritmo ed un impatto perfetto da un punto di vista cinematografico, Samantha Morton come Circe non sbaglia una virgola, ed ho apprezzato anche il modo in cui la maga letteralmente plasma gli uomini in porci. Idea geniale, ma a mente fredda sembrano tutti modi per scappare da quella magia che dicevo sopra.
L'unico accenno a qualcosa di vagamente soprannaturale è il modo in cui appare e scompare Atena, ma, in retrospettiva, sembra più una vocina della coscienza di Ulisse e non una divinità del mito greco.
Eppure gli dei vengono citati costantemente, ma senza che abbiano un ruolo effettivo, come se Nolan, inseguendo un realismo stretto, volesse rendere l'uomo centrale, un homo faber fortunae suae.
Allora perché tirare fuori, quando conviene, il culto e le sue divinità?
E invece dov'è quell'uomo traumatizzato dalle violenze della guerra, che ha fatto tutto questo per superare i suoi fantasmi, quando sul finale si arriva anzi a spettacolarizzare un massacro?
Con tutto questo voglio dire che l'Odissea di Nolan spesso mi ha dato l'impressione di avere molte idee ma coltivate a metà, un buon seme che poi cresce con frutti non sempre sani. E soprattutto è un film che cerca una sua coerenza, ma che poi la assottiglia fino a diventare quasi trasparente.
Nel suo insieme, il film è esso stesso un'odissea, con momenti di bonaccia ed altri in cui issare le vele a venti favorevoli, uno spettacolo che l'umanità di oggi può leggere chiaramente ma che ci chiede di consegnarci alla sua tempesta in un atto di fede che, tutto sommato, forse rifarei.
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