Beef – Lo scontro 2 su Netflix: cosa funziona e cosa poteva andare meglio

Il 16 Aprile è arrivato un secondo capitolo per Beef - Lo scontro, che si era fatta notare più o meno tre anni fa per l'ottima produzione (A24 è al comando), che si era trasformata in premi e candidature importanti, e per aver portato su Netflix qualcosa di diverso. 
Il senso della serie tv è racchiuso nel suo efficacissimo titolo: uno scontro che fa uscire gli istinti più bassi e viscerali dei contendenti che in questa seconda stagione sono almeno quattro.

Ci troviamo infatti in un lussuoso country club in California che, seppur all'apparenza, sembra un piccolo paradiso, in realtà nasconde diversi segreti e una specifica gerarchia. Conosciamo ad esempio Josh Martin (Oscar Isaac, Scene da un matrimonio, Frankenstein) che è il general manager del club, in quella che sembra una posizione di controllo, ma che in realtà è un subordinato come tanti. Ha infatti problemi economici e il suo matrimonio con la volubile Lindsay (Carey Mulligan, Una donna promettente, Saltburn) è praticamente agli sgoccioli. Infatti proprio durante una lite, verranno beccati e filmati dai giovanissimi Ashley (Cailee Spaeny, Priscilla, Omicidio a Easttown) e Austin (Charles Melton) e così nascerà uno scontro sempre più acceso.

Ashley e Austin sono infatti spiantati e lavorano praticamente come inservienti nel resort, così avendo bisogno di assicurazione sanitaria e un lavoro più solido inizieranno sottilmente a ricattare i Martin, che però non tarderanno a rispondere al fuoco.

Beef 2 tenta un approccio diverso rispetto alla prima stagione: non solo c'è un più largo bacino di personaggi principali, a cui si aggiunge una fetta di secondari che comunque avranno un loro peso, ma si ampliano le linee narrative e soprattutto le tematiche trattate. Lo scontro non è solo privato ma è più pubblico e sociale, quindi non solo coppie che scoppiano, ma anche uno scontro generazionale, nello specifico fra i Martin tipici Millennials un po' boomer, e Ashley e Austin, perfetta rappresentazione della Gen Z.

Ma ritorna anche quella lotta di classe che spinge a volere di più e cambiare il proprio destino ad ogni costo. In cima a questa scala sociale ad esempio ci sono Mrs. Park (Youn Yuh-jung) e il suo secondo marito, il dottor Kim (Song Kang-ho), che sono i veri proprietari del club e i burattini di coloro che vi risiedono grazie al loro potere economico. 
Lo Scontro 2 come dicevo ha uno stile differente: non più quel caos isterico della prima stagione, ma una cottura a fuoco lento, con tanti piccoli incendi che scoppiano qui e lì fino al grande falò finale.

Questa ricchezza di contenuti però non è secondo me un premio per la seconda stagione di Beef perché si perde più di qualcosa per strada. Se infatti la serie può contare su un ottimo cast e una produzione che è più vicina al cinema che alla serialità, ci sono diversi aspetti che potevano andare meglio.

Il ritmo mi è sembrato infatti altalenante, con un minutaggio un po' strano fra gli otto episodi.
Inoltre quella scelta di muoversi appunto più lentamente secondo me banalizza la serie tv. Vuoi infatti per lo stile generale, vuoi per il contesto, a me Beef 2 ha fatto pensare ad una versione minore di The White Lotus, perdendo la sua particolarità. Ma anche il modo di rappresentare queste tematiche mi è sembrato in generale un po' più didascalico e già visto, mentre la prima stagione nascondeva qualche sottigliezza in più. Anche solo il fatto che, in qualche modo, prima era possibile comprendere le motivazioni dei personaggi, adesso si perde in una caratterizzazione respingente un po' di tutti i protagonisti. 


Il finale poi diventa un sunto di tutte queste criticità: fra un discorso sul capitalismo buttato lì, lungaggini inutili che rendono l'ultimo episodio prolisso, una deriva maggiormente crime poco originale ed eccessivamente corale.

Ovviamente Beef ha una qualità che la distingue nettamente dalle altre produzioni Netflix, ma non mi ha stupito leggere in un calo delle visualizzazioni rispetto alla prima stagione, visto che è anche organico in una serialità antologica.
Immagino che ci sarà anche una terza stagione che spero appunto somigli un po' di più alla prima e meno a questa seconda. 

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