Tutto sulle nuove Spicule PDRN Cream di Mary&May 💛💜

Sono parte della mia routine da diverso tempo, anzi sto proprio strizzando i tubetti di due nuovi prodotti del brand coreano Mary&May.
Si chiamano Spicule Collagen PDRN Cream e Spicule Retinol PDRN Cream e già dal nome possiamo intuire di cosa si tratta.


Mary & May infatti ha unito in questi nuovi trattamenti alcuni degli attivi più in voga del momento, specie nella cosmesi coreana.
Entrambe queste creme infatti contengono micro spicule, aghetti microscopici, più piccoli dei pori della pelle, che vengono estratti da spugne di mare e che consentono di creare dei canali attraverso cui gli attivi riescono ad arrivare a strati più profondi della pelle. Il concetto è quello di un microneedling ma meno aggressivo.
Il secondo attivo che le accomuna è invece il PDRN o Sodio DNA, che proviene dalla medicina cosmetica e su cui vi ho fatto un approfondimento specifico qui, ma che in sintesi ha proprietà rigeneranti ed anti age. Mary&May ha scelto quello derivato dalla centella asiatica, quindi con una azione lenitiva e cicatrizzante più spiccata.

Sia la Collagen PDRN che la Retinol PDRN Cream hanno scopi differenti, ma hanno delle texture in crema leggera che sono praticamente simili, così come hanno modalità di uso uguali: vanno applicate fra i primi step della skincare. Mary & May suggerisce che potrebbero essere stese su tutto il viso, ma io credo vadano intese come un booster ad utilizzare solo su aree localizzate che presentano specifiche problematiche. 

Ve le racconto più in dettaglio così vediamo i pro e i contro di ognuna di queste novità.


Mary&May Spicule Collagen PDRN Cream


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €6.16
🏋 15g
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 //


Viene definita come una crema multifunzione questa Collagen PDRN Cream perché al suo interno in effetti troviamo una miscela di attivi che agiscono su aspetti diversi della cute ma in sinergia fra loro. 
Nello specifico Mary&May ci dice che il prodotto contiene
  • lo 0.1% di spicule di origine marina, che sembrano poche ma che corrispondono a circa 90-100 mila micro-spicole in un tubetto da 15g, e questo vi fa capire le dimensioni di questa sostanza;
  • lo 0.3% di collagene marino francese a basso peso molecolare, per restituire alla pelle idratazione e dare un effetto plump;
  • il 2% di pantenolo lenitivo.
Queste sostanze sono ovviamente associate ad altri attivi che collaborano con loro. Ad esempio l'azione idratante del collagene trova supporto in glicerina, acido ialuronico, acido poliglutammico, arginina e da altri umettanti. 
A favore della barriera cutanea, questa Collagen PDRN Cream Mary&May ha a disposizione un arsenale: oltre al pantenolo infatti troviamo l'allantoina ed  una combo di sostanze addolcenti ovvero un derivato dell'azulene (che viene estratto dalla camomilla) e l'estratto di frutto della gardenia. Questi due attivi tra l'altro conferiscono quel colore lilla molto particolare a questa crema Mary&May.


Sempre per proseguire questo effetto rinforzante, questa Spicule Collagen PDRN Cream è arricchita con una miscela di ceramide, colesterolo, fitosteroli, lipidi vegetali come olio di macadamia e burro di karité per mimare le sostanze della barriera cutanea.
Non vi siete ancora stancati? Bene, allora sappiate che troviamo anche Adenosina e Niacinamide di cui penso che sappiate già tutto.

Come vi accennavo, questa Collagen PDRN Cream ha una texture cremosa appena gelificata, è leggera, e non ha fragranze aggiunte, si sente solo il delicato odore degli attivi. Nella stesura ovviamente si percepiscono i piccoli aghetti, infatti Mary&May suggerisce di introdurla a piccoli step nella propria routine. Io ormai sono abituato con le spicule, ma in questo caso credo sia un prodotto tollerabile anche per chi ha meno esperienza.
Inoltre la Spicule Collagen PDRN Cream si può usare sia di giorno che di sera.


Secondo me questo prodotto Mary&May va inteso come un booster a tutti gli effetti, da utilizzare in quelle aree in cui abbiamo maggiore secchezza. È indubbiamente un prodotto particolare perché in genere una cute secca può avere anche una barriera cutanea irritata o comunque non proprio resistente, quindi metterci sopra delle spicole può far strano. Per questo credo che la Spicule Collagen PDRN Cream sia più un trattamento per prevenire che per curare queste problematiche. Inoltre, in quanto booster, secondo me va pensato per potenziare altri prodotti che applichiamo sopra.

Da solo è una cremina idratante, che su di me si assorbe bene, non appiccica ed mi lascia comunque la cute liscia, compatta ed elastica. L'uso maggiore che ne ho fatto è sul contorno occhi, la zona più secca del mio viso che merita più attenzioni, per cui cerco sempre prodotti efficaci, e dove voglio che attivi come i peptidi ad esempio agiscano più in profondità. Su questa zona la Spicule Collagen PDRN Cream non ha in alcun modo interferito con altri prodotti applicati sopra, incluso il make-up. 
Se quindi inteso in questo modo, questo trattamento Mary&May può essere una aggiunta interessante alla routine di pelli secche e disidratate, da solo invece credo possa far poco. 



Mary&May Spicule Retinol PDRN Cream


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €6.16
🏋 15g
🗺 Corea
⏳ 12 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 //


È arrivato in un secondo momento questa Retinol PDRN Cream che è un po' l'evoluzione della sorella al collagene, ma con qualche modifica interessante.
Troviamo sempre quelle sostanze lenitive, nutrienti, addolcenti e idratanti che abbiamo visto su, ma c'è una differenza sostanziale ovvero
  • lo 0.1% di retinolo nanoliposomiale, ovvero in forma microscopica e incapsulata, per ridurre le possibili irritazioni che questa sostanza crea;
  • lo 0.2% di spicule, circa 180.000-200.000 in una sola confezione, quindi essenzialmente il doppio rispetto alla Collagen.
È chiaro che qui Mary&May abbia pensato ad un booster con un effetto maggiormente anti age e secondo me ha molte potenziale. 
Anche la Spicule Retinol PDRN Cream ha una consistenza in crema-gel, non ha odori particolari e ovviamente quando la si applica si avverte quel pizzicore dato dagli aghetti. In questo caso non posso negare che si sentono un po' di più sulla pelle, ma per me sono abbastanza tollerabili e non mi hanno mai dato fastidio. Anzi ho usato questo booster sia insieme alla Collagen PDRN Cream che con altri prodotti con spicule e sono riuscito a sopportare quella sensazione senza problemi. 


Mary&May non lo specifica ma secondo me la Retinol PDRN Cream va utilizzata nella routine serale proprio per la presenza di retinolo, ma a parte questa accortezza, per me è stato facile farla entrare subito nella mia routine e usarla con costanza.
Sin da subito, anche questo booster si dimostra gradevole, idratante, si assorbe bene senza lasciare patine untuose, e lascia la pelle liscia ed elastica.

In questo caso però non mi sono limitato al contorno occhi, ma in tutte quelle aree in cui voglio potenziare l'effetto anti age della mia skincare. Quindi rughe del collo, della fronte, nasolabiali, insomma tutte quelle zone che, arrivato a 36 anni, possono essere più propense a segnarsi, perdere elasticità e peggiorare. Ovunque l'abbia usata, come dicevo la Retinol PDRN Cream Mary&May non mi ha creato rossori o sensibilità, tanto da poterla usare anche in combinazione con altri retinoidi. 


È in questo senso che secondo me questo prodotto dimostra la sua versatilità. Se come me infatti avete ormai sviluppato una buona tollerabilità al retinolo e ai derivati della vitamina A in genere, ed anche alle spicole, allora la Retinol PDRN Cream può andare a potenziare la vostra skincare con una azione mirata in quelle aree più problematiche. Ovviamente teniamo sempre d'occhi eventuali sensazioni di irritazioni.

Se invece non avete mai usato il retinolo ed avete una pelle tendenzialmente non più giovanissima, quindi cercate un trattamento un po' più avanzato ma tutto sommato delicato e con una concentrazione abbastanza tollerabile, allora può essere il vostro primo step. Usare infatti retinolo su tutto il viso può far paura, ma farne delle applicazioni mirate secondo me consente di avere i benefici limitando eventuali danni. Ottimo poi se ad esempio vogliamo trattare anche macchie localizzate o zone in cui i pori hanno perso elasticità.
Come tutti i prodotti con retinoidi, anche la Spicule Retinol PDRN Cream Mary&May non agisce dal giorno alla notte, ma dà quello shot rigenerante extra che se siete accaniti come me vi può piacere.
Un altro tip che posso darvi è di usare questi booster con spicule e retinolo anche sul cuoio capelluto: potenzierà l'effetto di sieri rinforzanti e anti caduta.


Conoscevate queste novità Mary&May?



💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Se Heated Rivalry ti è piaciuta questa non è la recensione che vorresti leggere

Ha impiegato pochissimo tempo a diventare un fenomeno globale e anche qui in Italia, prima dell'uscita il 13 Febbraio, Heated Rivalry era già diventata una delle serie tv più di successo di questo 2026. 
Ammetto però di guardare sempre con sospetto le produzioni che suscitano così tanto clamore, infatti ho preferito aspettare che il caos decantasse per cercare di godermi la serie con calma. 

Se, nonostante il successo, non sapete di cosa stia parlando, facciamo un passo indietro: Heated Rivalry è una serie tv che nasce da una fanfiction scritta da Rachel Reid e che il regista e sceneggiatore canadese Jacob Tierney ha trasposto in formato audiovisivo. In realtà i libri di Reid sono diversi e Crave, network canadese appunto, ha già rinnovato la serie per altre due stagioni perché un successo a budget limitato non si rifiuta mai.

Heated Rivalry è il secondo libro di questa saga e segue una storia molto semplice: attraverso un decennio scopriamo come evolverà e si trasformerà il rapporto fra due giovani star dell'hockey. Da un lato c'è Shane Hollander (Hudson Williams) giovane e promettente giocatore canadese per metà giapponese, e dall'altro Ilya Rozanov (Connor Storrie, Le piccole cose della vita), anche lui giocatore di talento ma arrivato dalla Russia per giocare in Canada. Quella che doveva essere una accesa rivalità sul ghiaccio, diventerà prestissimo una ardente passione negli spogliatoi. 


È vero che di mezzo c'è anche qualche altra storyline ma mi taccio perché in fondo la trama di Heated Rivalry è estremamente lineare al limite della prevedibilità.
Se vi aspettate una serie sportiva, sappiate subito che il focus sull'hockey è marginale, spesso raccontato in spezzoni e in modo funzionale ad altre vicende.
La serie infatti punta tutto sui suoi due protagonisti, prima da rivali e poi da amanti, e soprattutto esplorando la loro tensione sessuale, che in realtà non si arresta mai. Ovviamente (sorpresona eh) Ilya e Shane hanno due modi di fare, e quindi di vivere la segretezza del loro rapporto, in parte differenti. Il primo è più scafato, provocante e provocatorio, il secondo invece ha un atteggiamento più riservato, timido, precisino. Ilya poi ci fa subodorare sin dal primo episodio problemi familiari, non solo legati alla sua origine russa, mentre Shane non sembra avere particolari zone d'ombra.


Heated Rivalry resta sorprendentemente tradizionale e raramente presta il fianco a particolari riflessioni. Quel che accade nei sei episodi di cui è composta la prima stagione lo abbiamo già conosciuto in decine di produzioni anche a sfondo LGBTQ+: Heartstopper, il percorso di Eric in Sex Education, Queer as Folk, Looking, Overcompensating, Love, Victor ed anche il film Rosso, Bianco e Sangue Blue, che dovrebbe avere presto un sequel.

L'ambito dell'hockey farebbe pensare a un racconto sull'omosessualità in uno sport tradizionalmente poco aperto e omofobo, ma questa paura in realtà non emerge quasi mai. 

La serie insiste sull'idea del rapporto segreto fra Ilya e Shane, salvo poi mostrare i due protagonisti muoversi con una disinvoltura quasi comica già dai primi episodi, anche a costo di uno scarso realismo. Degli esempi?
C'è un compagno di hockey che dorme nella stanza accanto? Non c'è problema, possiamo anche ululare durante il nostro amplesso.
Ci scambiamo messaggini hot? Aspetta, lascio il cellulare bene a vista così magari nello spogliatoio possono anche leggere le mie conversazioni. 

Dei primi due episodi insomma si coglie giusto il potenziale sessuale della serie, ma non temete i due attori fanno letteralmente i contorsionisti pur di non mostrare un nudo integrale in primo piano. 

Al terzo episodio di Heated Rivalry mi sono però quasi stupito perché, spostandoci nella relazione fra Scott Hunter (François Arnaud), capitano di un'altra squadra di hockey, ed il giovane barista e studente Kip (Robbie G.K., Overcompensating) la serie finalmente ci racconta e ci mostra quanto possa essere frustrante e doloroso non poter vivere un amore alla luce del giorno.
Certo, lo fa con attori esteticamente perfetti, e in fretta e furia, evitando poi di scendere in particolari ma almeno è stato promettente. 

Tuttavia il quarto episodio ritorna nei binari degli inizi, riempendosi sempre con tante scene di sesso ed un vago sentore di gelosia in sottofondo. 

Anche senza frugare fra i dettagli delle puntate, ho fatto fatica a cogliere cosa Heated Rivalry potesse offrire al mondo della serialità in generale.

Il tutto ci viene mostrato attraverso una bella regia e una fotografia piacevole, un ritmo costante, un minutaggio comodo e un cast capace, ma senza un guizzo, qualcosa che punga, sfrigoli o pulsi sotto la superficie. 

Quindi viste tutte queste criticità, viene da chiedersi, come mai Heated Rivalry ha così tanto successo? La risposta che mi sono dato è che funzioni per un mix di marketing, potenziale narrativo e di necessità di storie pacifiche.
La scelta di attori semi sconosciuti e oggettivamente paragonabili a modelli (la rappresentazione non pervenuta), cosa che la stessa serie non riesce nemmeno a camuffare, sicuramente ha attirato molte attenzioni: spingere su una certa pruriginosità fra uomini dal fisico invidiabile, senza nemmeno un livido dato dallo sport che affrontano, piace sempre e attira un pubblico trasversale.

La storia di Shane e Ilya è una fiaba a lieto fine in cui l’unico elemento di inquietudine sono le vaghe elucubrazioni personali dei protagonisti, che però non li portano mai ad opporre una reale resistenza al vortice della passione.


Risulta quasi privo di impatto, se non risibile, ad esempio il successivo coming out di Shane come omosessuale, come se ci avessero mostrato un percorso fatto di dubbi e tentativi, o un approccio da bisessuale credibile. E no, non parliamo di un contadinello vissuto in una montagna sperduta che, per ovvie ragioni, non aveva esempi di queerness intorno, ma di un uomo dei nostri tempi con anzi più mezzi di altri.

È però il potenziale narrativo di Heated Rivalry ad avermi lasciato perplesso, ed oltre al terzo episodio, anche il quinto, forse il mio preferito, ne è un esempio che fa quasi venire prurito alle mani. Per la prima volta i personaggi mostrano uno sviluppo emotivo, accennano ai loro problemi, si aprono sentimentalmente e regalano momenti di crescita e tenerezza, senza sfociare in drammi assurdi. Ed è proprio qui che emerge uno dei limiti della serie: invece di costruire gradualmente il passato e le motivazioni dei protagonisti, Heated Rivalry concentra tutto in una sorta di spiegone. Il caso più evidente è quello di Ilya, il cui vissuto complesso poteva trovare molto più spazio di puntata in puntata.

Questa piccola parabola ascendente, però, dura pochissimo: l'episodio 5 si conclude incasinando la timeline del rapporto fra Kip e Scott, ed è l'anticamera di un finale ancora una volta prevedibile, privo di nervo e forse anche un po' banale.


Pur accettando i canoni della commedia romantica, dove la leggerezza è d'obbligo, Heated Rivalry finisce per peccare di eccessiva pigrizia narrativa come molte produzioni con personaggi eterosessuali. Il basso budget non è mai una scusante, anzi, proprio dove mancano i mezzi tecnici, dovrebbe emergere la forza delle idee e della creatività.

Non parlo ovviamente di far diventare Heated Rivalry una serie tv traumatica e complessa, perché chiaramente non nasce con l'ambizione di reinventare il genere: è prima di tutto costruita attorno alla chimica romantico-erotica dei suoi protagonisti e pensata per essere fruibile e immediata. Ma anche un romance ha bisogno di uno sforzo per dare dimensione e credibilità narrativa alla storia, e basterebbero anche solo un paio di linee di dialogo per suggerire qualche disagio.

Alla fine della prima stagione mi è sorta spontanea una domanda: ogni prodotto intrattenitivo, per essere tale, deve contenere una tensione per creare quelle dinamiche che appassionino lo spettatore. Anche nell'ottica di creare una fiaba, gli sceneggiatori devono porre qualche forma di intoppo appena più complicato che possa davvero mettere in difficoltà i protagonisti. Quel famoso viaggio dell'eroe che, attraverso varie peripezie, lo porta alla vittoria. Ma se il nostro eroe non incontra alcuna difficoltà, come faccio ad empatizzare o fare il tifo per lui, e soprattutto è davvero un eroe?



Ho messo alla prova il siero all'1% di Retinolo di The Inkey List, vi racconto le mie opinioni

Con le future direttive europee (di cui ho avuto modo di parlare qui) è molto probabile che questo 1% Retinol Serum della linea SuperSolution di The Inkey List, scomparirà, ma era fra le mie scorte e quindi mi sembrava il momento giusto per parlarne, visto che abbiamo ancora tempo fino al 2027 per godercelo.



INFO BOX 
🔎 theinkeylist
💸 €23
🏋 30ml
🗺 Canada
⏳ 6 Mesi
🔬 Vegan, Cruelty Free

In realtà The Inkey List si è già mossa creando una linea che sfrutta maggiormente il retinale (la potete vedere qui) secondo me proprio in previsione delle nuove leggi, però ha mantenuto il 1% Retinol Super Serum e quindi posso raccontarvi la mia esperienza.

Da diverso tempo The Inkey List ha lanciato la linea Super Solutions con una piccola gamma di prodotti particolarmente concentrati e rivolti ad esigenze mirate. In particolare il loro Retinol Serum vuole agire su segni più ostinati, come cicatrici o rughe e in generale su quelle zone dalla texture irregolare, con macchi e discromie.

Rispetto però all'altro siero sempre con retinolo dell'azienda, qui non abbiamo esteri o complessi ma retinolo puro appunto all'1%, in una formulazione che però cerca di fare da cuscinetto ad eventuali irritazioni che questa forma di vitamina A. 
Il Retinol Serum The Inkey List si presenta infatti come una cremina, una emulsione dal colore spiccatamente giallino come appunto tutti i sieri con retinoidi, e nell'INCI troviamo alcuni umettanti come la glicerina, l'olio di nocciolo di albicocca al 5%, l'olio di avocado e il 2% di squalano, tutti e tre emollienti che appunto contribuiscono ad evitare secchezza.

Se ciò non bastasse, nella formulazione troviamo anche un mix di lipidi che mimano le componenti naturali della pelle ovvero fosfolipidi, glicolipidi e steroli di soia.

In verità queste sostanze vengono inserite anche quando il retinolo è incapsulato, ma siccome The Inkey List non fa specifiche a riguardo diciamo che comunque questi ingredienti aiutano a rendere la vitamina A più tollerabile sulla cute, quindi risultano comunque un plus.

Come dicevo il Retinol Serum 1% è una crema comunque leggera, che va utilizzata la sera subito dopo la detersione quindi appunto come un vero siero, anche se io ho sempre preferito utilizzarlo dopo prodotti dalla consistenza ancora più leggera, quindi tonici, essence e sieri acquosi.
Ovviamente la stessa The Inkey List ci avvisa che si tratta di un prodotto che merita qualche attenzione: tocca ad esempio inserirlo gradualmente nella propria routine, iniziando con applicazioni sporadiche per poi aumentare man mano.


Io consiglio sempre di "sentire" la pelle e vedere come reagisce, e se un prodotto crea rossori o fastidi è meglio interrompere e riprendere con più cautela. 
Su di me ad esempio il Retinol Serum Super Solution non ha creato alcun problema, né irritazioni né purging, ovvero quella fase in cui la pelle "butta fuori" alcune impurità ed imperfezioni sottocutanee. Anche su aree come il collo o avvicinandomi al contorno occhi non ho avuto complicanze. Il mio uso quindi, è stato costante tutti i giorni anche se venivo da un prodotto con una concentrazione di retinoidi (questo) decisamente più bassa.

Già questo vi fa capire che non posso che raccontarvi una esperienza positiva: il Retinol Serum The Inkey List infatti su di me è gradevole, si stende bene ed entra con facilità anche in una routine rodata. L'unico appunto che posso sollevare è forse questo odore che ha, un misto fra mandorle e qualcosa di ferroso, che è dato dai componenti e che può non piacere. A me non dà fastidio.
Per il resto, appena steso, questo siero al retinolo è anche piacevolmente idratante, ed ho notato benefici sia a breve che a lungo termine.


Il mattino seguente infatti, fin dalle prime applicazioni, ho notato un incarnato davvero più luminoso ed omogeneo. Nel lungo periodo, il Retinol Serum 1% si è rivelato un buon alleato per quel percorso che sto facendo con i retinoidi, che non termina mai e che ormai dura da anni. Finito un prodotto infatti, ne comincio subito un altro perché il mio scopo è quello di mantenere la pelle liscia, elastica, sana e quanto più possibile priva di rughe e penso che ci sto riuscendo. Questo di The Inkey List è un prodotto che aiuta appunto in quell'azione generalmente levigante che cerchiamo in prodotti con retinoidi, aiutandomi anche in quelle aree con vecchie cicatrici da acne.
Ovviamente per la usa concentrazione, questo Retinol Serum può andare bene secondo me a pelli che hanno già testato a lungo i retinoidi e che sono ormai resistenti, e in generale a pelli più mature, dai 30/35 anni in su, specie se già mostrano diversi segni del tempo e grana disomogenea.

Avete mai provato un siero con una concentrazione così elevata di retinoidi?




💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

3 Miniserie TV da vedere (o da evitare) su Netflix, Sky e MGM+

Nelle ultime settimane, fra le altre, ho seguito e terminato alcune miniserie tv disponibili su diverse piattaforme in streaming. Ve le racconto in breve giusto per darvi qualche dritta qualora non le conosciate ma cerchiate questo genere, più rapido, di serie tv.


Vanished


Il 2 Febbraio è arrivata su MGM+, canale aggiuntivo di Prime Video, la miniserie Vanished che mi aveva incuriosito per gli attori coinvolti.

La protagonista è Alice (Kaley Cuoco, Based on a true story, Gioco di ruolo), la quale è in viaggio col fidanzato Tom (Sam Claflin, Ultima Notte a Soho, Enola Holmes) verso il sud della Francia. Quella che però doveva essere una vacanza romantica presto si tramuta in un mistero sempre più fitto e pericoloso. Tom infatti scompare improvvisamente dal treno, e Alice non ha la più pallida idea di come rintracciarlo. Persino la polizia la snobba, asserendo che è passato poco tempo per fare denuncia di scomparsa. Ma, preoccupata, la donna inizierà ad investigare nonostante le difficoltà con la lingua, scoprendo dettagli dal passato e dal presente di Tom che non conosceva e che le riveleranno che nulla è come sembra. 


Ero curioso di vedere questa Vanished perché pensavo potesse essere ben fatta visto il cast di volti noti, fra cui anche Matthias Schweighöfer da Oppenheimer e Brick e l'incipit in effetti faceva pensare ad una di quelle storie che ti tengono allo schermo. Temevo, in verità, che Kaley Cuoco ricascasse per l'ennesima volta nel solito personaggio un po' incasinato, a tratti goffo, sempre vicino ad una crisi di nervi, come in The Flight Attendant, ma qui è leggermente diversa. La sua Alice è una donna sveglia, intelligente che però si ritrova in circostanze più grandi di lei e con il problema linguistico che la limita parecchio. 

Rispetto ai lavori precedenti dell'attrice, Vanished è una crime story a pieno titolo che non sfocia nella commedia praticamente mai, ma che ha appunto delle vene da investigazione.
Se quindi la recitazione non è il punto debole della miniserie, è la sceneggiatura e l'impostazione a renderla dimenticabile. Ho infatti avuto l'impressione che la trama fosse semplicistica e che Vanished fosse una di quelle produzioni televisive poco ispirate, giusto per creare un nuovo titolo.

Anche regia, musiche e fotografia mi hanno ricordato proprio una fiction che possiamo vedere anche sui nostri canali nazionali.

Se amate il genere e ne divorate in quantità industriali, allora Vanished si può anche accodare alle serie tv che possono in qualche modo intrattenervi, ed in generale non lo trovo un titolo in qualche modo dannoso. C'è da dire però che la durata di soli quattro episodi è l'arma a doppio taglio che non ha giovato. Se da un lato infatti il ritmo è snello e anche in una serata si può vedere tutta la miniserie, dall'altro manca quella cottura lenta che il genere vorrebbe. Così sia le indagini che le caratterizzazioni dei personaggi risultano poco articolate e sfaccettate e quindi, come dicevo, conclusa la quarta puntata cui siamo già scordati di Alice, Tom e tutto il cucuzzaro. 



Amadeus 


Dal 23 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 su Sky e Now sono arrivati a cadenza settimanale i cinque episodi di Amadeus, miniserie ispirata all'omonimo film del 1984 diretto da Miloš Forman.

Will Sharpe (The White Lotus, Landscapers) veste i panni di un giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart già noto per il suo estro creativo in tutta Europa, ma che a Vienna trovò parte della sua fortuna ed anche della sua sventura. Qui infatti venne accolto dalla corte di Giuseppe II (Rory Kinnear, The Diplomat, Gli anelli del potere) ma sarà soprattutto il compositore Antonio Salieri (Paul Bettany, Here A Very British Scandal) a seguire Amadeus nel suo percorso. Salieri infatti era già il compositore di corte e provava una profonda ammirazione per il talento di Mozart, ma quando lo incontrerà non troverà quell'uomo dalla morale integerrima che si aspettava. Col tempo anzi nascerà in lui acredine, rivalità e invidia verso quel giovane talento che non rispetta un così potente dono divino. Così Salieri ideerà un piano per distruggere Mozart.

Confesso che non ricordo di aver visto il film da cui è tratto Amadeus, ma non ho avuto molta voglia di recuperarlo, accontentandomi di questa miniserie sicuramente imperfetta. In realtà la produzione Sky ha dalla sua tutte le carte in regola per funzionare: ottimi attori, un buon budget per ricostruire con attenzione scenografie e costumi, ed ovviamente l'ottima musica classica che avevano a disposizione. 

Tutto sommato questa versione di Amadeus mi è piaciuta, si segue bene al netto di un paio di episodi che scivolano un po' lenti rispetto al ritmo generale, ed è appassionante.
Si coglie chiaramente la spirale che coinvolgerà entrambi i protagonisti: Mozart da un lato divorato dal suo stesso talento, mentre Salieri dalla competizione immaginaria che vivrà più che altro nella sua mente.
Manca però di reale impatto emotivo che potesse rendere la miniserie uno scalino superiore ad altre. 
È come se la parte meramente tecnica superasse quella del pathos forse proprio perché la storia non si prestava ad essere dilazionata in un minutaggio così lungo. 


Alla critica di minore potenza non tanto rispetto al film, che non ho visto, ma rispetto alle mie aspettative, tocca farne un'altra che riguarda il cast. Non mi ritengo un integralista quando si parla delle origini biologiche e quindi delle sembianze fisiche degli attori che vanno ad interpretare determinate parti. Ma non posso negare che essendo coinvolte persone realmente esistite, è un po' difficile non notare che Amadeus abbia qualche problema nel cast. Tutti bravi attori, certamente, ma le origini giapponesi di Sharpe stonano un po' con quelle austriache di Mozart. 

È vero che quella di Amadeus è una storia a dir poco romanzata, ma se per la regina Carlotta avevamo un vago pettegolezzo per accettare una attrice nera, qui non c'è un appiglio per fare altrettanto. Senza contare che Bridgerton poi racconta una storia completamente inventata. 
Sicuramente se amate i period drama e la musica classica, Amadeus può rispondere al vostro gusto, se invece cercate qualcosa di più credo possa non bastare.


Mrs Playmen


Anche Mrs Playmen è tratta da una storia vera e tutta italiana, ovvero quella di Adelina Tattilo, la direttrice della prima rivista erotica italiana appunto Playmen, che seguiremo in tutti i problemi pubblici e privati che la coinvolgeranno. Siamo negli anni '70, l'Italia è ancora bigotta e retrograda in tema di tematiche sociali, sessuali e soprattutto nella parità di genere. Adelina avrà la forza di andare avanti specie quando verrà lasciata da Saro Balsamo, suo marito e cofondatore della rivista, che si metterà al riparo dalle sue beghe economiche e legali, lasciando la moglie sotto un fuoco incrociato.

Mrs Playmen è arrivata su Netflix il 12 novembre 2025 ma io l'ho vista più di recente, incuriosito da una storia che non conoscevo. E credo che questa miniserie annoveri proprio fra gli aspetti positivi il fatto di far conoscere una vicenda che penso molti (come me) ignorassero. 

D'altronde quella di Adelina Tattilo e Playmen non fu solo un problema di costume, ma ben più radicato della società, e che inevitabilmente si legava alla politica e alla chiesa.


Qui la Tattilo è interpretata da una azzeccata Carolina Crescentini, che capeggia un cast che comunque ha attori rodati e tutto sommato in parte. Mrs Playmen però non riesce ad essere particolarmente tagliente, limitandosi a raccontare parte delle dinamiche che coinvolsero Adelina e la rivista.
Non c'è nemmeno il tentativo di proporre qualcosa di particolarmente originale da un punto di vista di regia (di Riccardo Donna) e fotografia, che punta ad una color correction calda per richiamare appunto gli anni '70 e poco altro. Ho capito anche poco la scelta di inserire un brano contemporaneo come Love On the Brain di Rihanna quando non ci sono altri elementi similari.

Sarebbe servita forse una maggiore verve nella sceneggiatura, che potesse dare un ritmo più coinvolgente: penso ad esempio ai momenti di tensione che si sciolgono abbastanza facilmente, ed in generale 7 episodi a tratti sembrano troppo, specie quando si divaga su altri personaggi.


A voler essere critici in Mrs Playmen il tema dell'emancipazione femminile, centrale nell'evoluzione della protagonista, non sembra passare da una questione di principio e uguaglianza, ma solo di sopravvivenza per Adelina Tattilo e del suo giornale, e quindi una necessità meramente economica. È vero che lei deve imporsi in un mondo maschile e acquisire credibilità, ma non ci viene raccontata una parabola più ampia.

Al netto di una certa patinatura sia estetica che contenutistica, penso che comunque questa miniserie tv Netflix non sia "dannosa", l'ho seguita con generale interesse, e mi ha fatto conoscere una piccola parentesi italiana (che poi ha avuto risvolti anche all'estero). Alla peggio, se la vostra intenzione è di vedere Mrs Playmen, sono certo che ci siano serie tv meno appaganti e questa al massimo come arriva se ne va.


100 ore di idratazione con il nuovo Dewy Gel di Biotherm? Scopriamolo insieme

Biotherm ha iniziato questo 2026 con una novità che fa parte della mia skincare ormai da un po' e che credo possa piacere a molti di voi, specie andando incontro alla stagione calda. Il suo nome completo è Electrolyte Dewy Gel 100H della linea Aquasource + .


INFO BOX
🔎 Profumeria, Amazon, Douglas
💸 €36
🏋 100ml
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
🔬 //

Biotherm si è ispirata al mondo del fitness e agli integratori remineralizzanti che assumiamo per reidratarci dopo un lungo allenamento in questo caso però il focus è sulla cute del viso. L'Electrolyte Dewy Gel 100H infatti promette infatti 100 ore di idratazione attraverso due complessi di attivi:

  • 7000mg (circa il 7%) di elettroliti, ovvero Sodio, Potassio, Magnesio e Calcio, che, in quanto sali, richiamano umidità dall'ambiente o dagli strati più profondi della cute e la "trattengono" negli strati superficiali, mantenendo così idratazione e turgore. Biotherm afferma che queste particelle siano 1000 volte più piccole dell'acido ialuronico, agendo così più in profondità e risultando meno appiccicose, ed è vero: il Sodium PCA ad esempio pesa circa 151 Dalton.

  • 1000mg (circa l'1%) di Hyalu B3 Complex, che unisce appunto Acido ialuronico, Niacinamide e N- Acetil Glucosamina. Se i primi due non hanno bisogno di presentazioni, il terzo forse merita qualche parola in più: si tratta di uno zucchero che è anche precursore dell'acido ialuronico che quindi stimola la pelle a produrre maggiormente questa sostanza. In più il NAG ha anche effetti lenitivi e antiossidanti, e pare che in congiunzione alla vitamina B3 abbia anche un effetto schiarente.

Biotherm ha poi arricchito questo Dewy Gel 100H con il suo Life Plankton, che si trova anche ad esempio nel Vitamin Glow Gel composto da 35 nutrienti e che aiuta a rinforzare la barriera cutanea. Vi segnalo inoltre la presenza di glicerina, tocoferolo e adenosina, uno degli attivi anti age e riparatori forse meno noti.

È secondo me indubbio che chi sceglie un brand come Biotherm voglia una cosmesi che sia sensoriale e qui l'azienda secondo me ha fatto un buon lavoro. Il Dewy Gel ha la consistenza di un gel fluido ma sodo, che sulla pelle scorre bene pur non contenendo siliconi, dà subito una bella sensazione di freschezza anche se non contiene alcol ed è arricchito con una fragranza vagamente acquatica e agrumata molto gradevole, tipica del marchio. 

Su di me come dicevo è una consistenza piacevole perché si assorbe subito e non risulta appiccicoso, né untuoso non avendo oli. 


Biotherm ci dà due opzioni d'uso: possiamo applicare l'Electrolyte Dewy Gel 100H sia come un siero, prima della crema, come un booster di idratazione, sia come idratante quotidiano, quindi da solo, facendolo seguire (ma questo lo aggiungo io) dalla protezione solare.
Io l'ho inserito nella mia skincare fra i primi passaggi subito dopo il tonico o quasi sostituendolo come fosse una essence, sia di giorno che di sera, e nonostante al momento abbia una routine elaborata, questo gel non mi ha creato quelle bricioline antipatiche né fa sollevare gli altri strati di prodotti. 

L'Electrolyte Dewy Gel Biotherm è un prodotto che mi è piaciuto sin da subito. A dire il vero, in prima battuta pensavo che il pack, con il foro contagocce, fosse poco funzionale, ma nella sua semplicità riesce a dosare il prodotto senza sprechi eccessivi. E poi il flacone è resistente e compatto. 

Mi ha poi convinto nell'uso perché è un supporto sostanziale alla mia routine, lo si sente agire davvero sulla pelle perché appunto dà subito comfort, mi toglie quella eventuale sensazione di pelle che tira e mi ridà subito una bella idratazione profonda ed in effetti duratura.

Non posso parlarvi di 100 ore di idratazione, però sono certo che la sua azione umettante duri tutto il giorno, non è evanescente o limitata ai minuti subito dopo l'applicazione. 
Mi è capitato, non avendo nulla di particolare da fare, anche di testarlo da solo, senza alcun altro passaggio ed ho notato che agisce davvero su di me. Inoltre mi lascia il viso comunque tonico, compatto ma elastico.



Credo inoltre che la formulazione, seppur in modo più "sotterraneo" e indiretto, contribuisca ad una cute in generale più sana e luminosa aiutando altri prodotti che hanno questo effetto. 
Secondo me è un prodotto che nella sua versatilità può essere adatto un po' a tutti i tipi di pelle, da quelle miste a quelle secche. Dubito solo che possa accontentare i due estremi: le cuti davvero grasse o con acne magari preferiscono altri attivi, quelle molto secche invece necessitano sostanze nutrienti un po' in tutti gli step della skincare.
In generale il Dewy Gel va secondo me ad accontentare i fan delle formulazioni brevi ma concentrate, chi non trova mai particolare soddisfazione ad usare l'acido ialuronico puro, e chi in generale ama la praticità e vuole una routine rapida e con pochi prodotti.

Vi segnalo che esiste anche in formato da 30ml, perfetto per portalo in viaggio o se volete testare il prodotto. Lo trovate qui. 

Voi conoscevate questa novità Biotherm AQUASOURCE+?



💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Le seconde stagioni (e gli addi) su Disney +

Stavo quasi per dimenticare, convinto che ne avessi già parlato, di due serie tv in streaming su Disney +. Sono entrambe tornate con le loro seconde stagioni fra la fine del 2025 e gli inizi del 2026 e le ho ormai terminate da diverso tempo. Vi lascio in breve le mie opinioni.



English Teacher 
Seconda stagione

Il 19 Novembre 2025, a distanza di un anno dalla prima stagione, è tornata English Teacher, la dramedy scritta, diretta, prodotta e interpretata da Brian Jordan Alvarez. Lui veste i panni del professore d'inglese Evan Marquez, che cerca di indirizzare i suoi studenti, la generazione Z galvanizzata da tematiche importanti che però non sempre comprendono sul serio. Sono gli ultimi giorni dell'ultimo anno alla Morrison-Hensley High School di Austin, in Texas e sono momenti malinconici ma anche di riflessione. 
Lo stesso Evan vive un periodo di introspezione personale: da un lato il rapporto con Malcom (Jordan Firstman) sembra in una fase di crisi dopo un periodo di maggiore stabilità; dall'altro si chiede quanto il suo impegno lavorativo, per cercare di scardinare le convinzioni che passano sui social o le regole sempre più assurde della scuola, abbia ancora senso. Come sempre a fare da contraltare alle paturnie di Evan, ci sono anche i suoi colleghi Gwen e Markie, che non sempre gli rendono le cose facili.

Proprio a Novembre, mentre noi in italia stavamo guardando la seconda stagione, è arrivata la notizia che English Teacher sarebbe stata cancellata e non avrebbe avuto altri episodi. Di mezzo, nonostante i buoni ascolti in patria, sembra ci siano state le beghe legali di Alvarez che è stato coinvolto in una denucia.

Pur non parlando di una grande serie tv, pensavo che English Teacher potesse fare più strada perché è una di quelle sit-com che, seppur con toni ironici, leggeri, a volte eccessivi, raccontava uno spaccato contemporaneo.

Anche in questa seconda stagione non è mancata questa vena satirica, toccando temi che possiamo comprendere bene anche da noi, come il divieto di smartphone in classe, o argomenti più affini alle pratiche statunitensi, come il reclutamento di ragazzi per l'esercito già fra i corridoi del liceo.
Però ammetto che qualcosa mi ha convinto meno in questi nuovi episodi. È probabile che proprio la notizia della cancellazione sia arrivata durante le riprese ed abbia contratto le linee narrative condensando in questa stagione quello che forse avrebbe trovato spazio più avanti.


English Teacher non è mai stata una serie tv che riusciva ad approfondire tematiche e personaggi proprio per la sua durata, ma risultava brillante e rinfrescante per saper appunto raccontare parte della vita e delle idee dei giovani di oggi. Qui riesce secondo me meno: penso ad esempio al terzo episodio che, per quanto divertente, non aggiunge nulla alla serie tv e nell'ottica generale dilunga i tempi inutilmente. Semplicemente è una puntata che aggiunge un'altra linea narrativa verticale, e nulla a quella orizzontale e questo è ha un peso maggiore se abbiamo i minuti contati. Inoltre l'impressione generale è che certe dinamiche risultassero un po' ripetitive rispetto alla prima stagione.

Che poi sia comunque una serie tv che si segue facilmente e con piacere è inevitabile, non c'è un netto declino o un totale stravolgimento, ma la sensazione che English Teacher sia dovuta maturare prima del tempo è secondo me palese.
Comunque almeno abbiamo avuto un finale che tutto sommato chiudesse un po' il cerchio, per quanto in modo un po' agrodolce, quindi anche se la campanella è suonata in anticipo non ci si può lamentare.



A Thousand Blows
Seconda stagione 

Il 9 Gennaio 2026 è invece tornata la serie tv creata da Steven Knight e ambientata in una Londra vittoriana cupa e ostile, e con qualche ispirazione da personaggi realmente esistiti. 

Rispetto alla prima stagione di A Thousand Blows, qui si passa dalla lotta sul ring alla lotta per la sopravvivenza. Abbiamo infatti lasciato Hezekiah Moscow (Malachi Kirby) come un fuggitivo dopo aver ucciso un rivale durante un incontro; così tira avanti combattendo in match clandestini ma soprattutto serbando un profondo desiderio di vendetta per la morte del suo amico Alec.

Dall'altro lato Mary Carr (Erin Doherty) ha perso il comando dei 40 Elefanti ma vuole riconquistare il suo trono attraverso un piano ambizioso: il furto di un prezioso dipinto di Caravaggio. Sugar Goodson (Stephen Graham) invece è sprofondato nell'abuso di alcol, tormentato dai sensi di colpa per aver ridotto in fin di vita suo fratello Treacle e per un amore non ricambiato.
Tre percorsi e ambizioni differenti destinati però ad incontrarsi di nuovo.

A Thousand Blows 2 è il naturale, perfetto proseguo della prima stagione e secondo me fa anche qualche passo avanti. Anche qui, lo dico subito, non abbiamo una profonda, dettagliata e maniacale definizione delle psicologie dei personaggi, e della loro crescita. Con questo non intendo dire che non ci si appassiona e affeziona ai personaggi, ma li seguiamo, e li vediamo mettersi alla prova con quello che la vita offre loro, e sono soprattutto difficoltà ovviamente. 

Questa seconda stagione sa creare però la giusta tensione, ha diversi colpi di scena efficaci e le nuove aggiunte, sia in termini di cast che ovviamente di linee narrative, sono coerenti e di valore. 
A Thousand Blows, come penso un po' tutti i lavori di Steven Knight, è una serie tv curata che punta molto su ambientazione e recitazione, anche in questa seconda stagione.
Qui forse è cambiato un po' il focus perché si è spostata l'attenzione sul altri aspetti delle vite dei protagonisti. Se ad esempio avete iniziato a seguire la serie perché amate il pugilato, se ne vede meno in questi nuovi episodi, ma ci si sposta più sul drama dalle tinte crime.

Non riesco, insomma, a trovare un aspetto particolarmente negativo a questa serie tv che magari non è la più appassionante di tutti i tempi, ma se amate i period drama secondo me A Thousand Blows può essere pane per i vostri denti. L'unico appunto che posso segnalare è forse che in questa stagione i tre protagonisti centrali sono distanti fra loro, quindi hanno storie un po' scollegate e che possono coinvolgere in modo differente. Ad esempio parte delle vicende che riguardano Hezekiah seguono un altro percorso dalla prima stagione, ma coerenti col personaggio. Mentre Sugar è forse il personaggio che ha meno tempo sullo schermo, e che risulta più defilato per buona parte di questa seconda stagione.

Questo per dire che la serie potrebbe avere un maggior numero di storie ma è comunque una buona cinematografia, fatta con cura. Temo un po' che non essendo una serie tv di punta su Disney, la vita di A Thousand Blows possa non essere lunga. Ad oggi ad esempio non c'è una conferma per una terza stagione, quindi vedremo. 

Ho provato tutte le Creme Corpo Profumate di Compagnia delle Indie: la mia guida alle profumazioni

Sono contento che Compagnia delle Indie mi stia dando la possibilità di provare man mano i loro prodotti non solo perché mi stanno piacendo ma anche perché apprezzo il fatto di poter dare a voi una panoramica completa e dettagliata su un brand. Questa volta ho messo alla prova tutte le loro Creme Corpo Fluide Idratanti e Profumate.


INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, Grande distribuzione
💸 €5
🏋 250ml
🗺 Italia
⏳ 12 Mesi
🔬 SwissLab, Nickel Tested


Fino ad adesso Compagnia delle Indie ha quattro diverse body lotion declinate nelle quattro fragranze iconiche delle eau de parfum che l'azienda ha lanciato col suo ritorno sul mercato.
Il loro scopo è in un certo senso doppio: possono essere usate insieme agli altri prodotti con la stessa profumazione per intensificarla e renderla ancora più duratura, oppure da sole se amate le fragranze ma volete giusto una skin scent.

Tutte e quattro queste creme corpo Compagnia delle Indie hanno la medesima formulazione ma a variare è ovviamente la profumazione. Al loro interno troviamo principalmente attivi naturali idratanti, nutrienti, lenitivi ed emollienti, come burro di Karité, olio di mandorle dolci, ma anche glicerina e aloe. Non ci sono invece siliconi o oli minerali.

Come dice il nome stesso, si tratta di creme corpo con una texture fluida, facile da stendere perché non crea scia bianca e che si assorbe facilmente, pensate per entrare a far parte della routine quotidiana della cura del corpo. Su di me queste creme Compagnia delle Indie non risultano untuose o appiccicose, mi posso rivestire velocemente e sono appunto perfette per un uso rapido giornaliero.

Secondo me la loro consistenza e il loro potere idratante, rende questi prodotti soprattutto adatti a pelli da normali a secche e disidratate, diciamo quelle creme ideali specie per i climi miti, perché hanno anche un tocco vagamente fresco, e perfette adesso che andiamo incontro alla stagione calda. Se avete una cute più esigente, screpolata e molto secca, Compagnia Delle Indie ha pensato ai burri corpo che immagino si adattino molto di più a queste necessità.

Su di me queste creme corpo lasciano la pelle morbida, elastica, idrata fino alla doccia successiva e danno un bel tocco setoso alla cute. In generale, pur avendo una pelle un po' più disidratata durante la stagione fredda, contribuiscono comunque a mantenere la cute sana. 

Come dicevo la particolarità di queste Creme Fluide sta nella loro fragranza, quindi cerco di raccontarvele in dettaglio. In realtà sul sito Compagnia delle Indie sono spiegate abbastanza bene, e trovate anche la piramide olfattiva, ma voglio concentrarmi più sul mio gusto e su darvi qualche dritta extra.


Crema Fluida Idratante Profumata 11 Orchidea & Legni di Cedro


Speziata, legnosa, muschiata e aldeidata, una fragranza fresca e sensuale che accompagna i sensi in mondi fantastici. Un bouquet vivace di orchidee, rose e gelsomini si intreccia con note calde di legno di cedro e vaniglia.

Vado speditamente con la Crema Corpo 11 perché qui trovate la mia recensione dettagliata su tutta la gamma Orchidea e Legni di Cedro di Compagnia delle Indie.
Ho riprovato volentieri questa fragranza e su di me mi piace molto per i climi caldi perché ha questa apertura fresca, vivace, quasi succosa vista la presenza anche di frutti fra le note di testa, floreale ma non pungente da cui man mano emergono le note di fondo che sono un po' più morbide e pulite, soprattutto perché accompagnate dal muschio.

Orchidea & Legni di Cedro mantiene però nel corso delle ore una certa ariosità e freschezza, non diventa mai troppo pesante o legnosa. Anche in versione crema corpo, è una fragranza abbastanza persistente e che secondo me risulta leggermente più femminile ma comunque portabile da tutti, specie appunto in questo formato che alla fine la rende una skin scent specie nel corso della giornata. 
La profumazione risulta bene percepibile e delineata per almeno 4 ore, poi tende appunto a perdere un po' i contorni ma a restare sempre gradevole. 



Crema Fluida Idratante Profumata 13 Peonia & Ambra


La fragranza, fiorita, legnosa e ambrata, intreccia note di peonia, gelsomino e tuberosa con accenti caldi di vaniglia, ambra e sandalo, per un profumo che incanta i sensi.

Questa Crema Corpo 13 Peonia & Ambra è diventata una delle mie preferite di Compagnia delle Indie. Anche qui abbiamo una apertura con delle note floreali, ma è un accordo un po' più delicato, con appunto fiori bianchi eleganti, discreti e sobri. Queste note di testa sulla mia pelle si legano quasi subito a quelle di fondo che sono composte da aromi che amo molto. Abbiamo ambra, fava tonka, sandalo e vaniglia, che si uniscono e danno a questa profumazione Compagnia delle Indie un twist più caldo.
Ho notato che, rispetto alla Body Mist della stessa fragranza, la crema corpo sviluppa un po' più rapidamente le sue note di fondo.

Se la11 come vi dicevo ha una sua vivacità e vividezza, con la 13 Peonia e Ambra ci troviamo con una fragranza un po' più morbida, coccolosa, avvolgente, una di quelle profumazioni che ad esempio indosso volentieri anche la sera prima di andare a dormire dopo una bella doccia, e in generale un profumo con cui sentirsi a proprio agio. Inoltre è un aroma che ad esempio associo più facilmente anche ad altri periodi dell'anno, quindi stagioni miti, non troppo calde. 

La crema corpo Peonia e Ambra ha un'ottima durata sulla pelle, ed anche dopo cinque o sei ore risulta distinguibile e presente. Secondo me qui siamo su un profumo un po' più unisex rispetto a Orchidea e Legni di Cedro, ma comunque credo più ad appannaggio femminile. 




Crema Fluida Idratante Profumata 19 Mughetto & Muschi Bianchi


Fiorita, legnosa e muschiata, una fragranza ammaliante dalle note di vaniglia e muschio che avvolge i sensi. Un bouquet di bergamotto, gelsomino, mughetto e rosa si unisce ad accenti ambrati creando un’atmosfera sognante.

Nonostante possa sembrare che Compagnia delle Indie abbia creato tre fragranze similari, io credo che abbiano saputo dare ad ognuna di queste profumazione una particolarità che le distingua. La 19 Mughetto e Muschi Bianchi ad esempio potrebbe sembrare simile alle altre, ma segue in realtà un percorso diverso. La sua apertura è sì floreale, ma io sento soprattutto il mughetto, che qui è interpretato in chiave più verde e fresca, meno dolce rispetto alle classiche fragranze di questa famiglia olfattiva. Non percepisco invece la frizzantezza del bergamotto, e soprattutto le note floreali sono quasi subito raggiunte da quelle di fondo che la rendono subito più rotonda.
A questo punto io sento in particolare i muschi bianchi, che danno quel tocco di pulito, gradevole, sobrio alla profumazione. Anche qui un aroma che apprezzo ad esempio la sera, giusto per un tocco extra sulla cute.

Mughetto e Muschi Bianchi Compagnia delle Indie è forse la fragranza che preferisco leggermente meno rispetto alle altre. Non ha nulla di sgradevole, ma nel suo insieme, una volta sviluppata la fragranza, risulta piuttosto neutra. Anche in termini di persistenza sulla pelle, la 19 è un po' più evanescente su di me. Può essere quindi una profumazione personale adatta a tutti, specie a chi appunto non ama le fragranze troppo intense. 


Crema Fluida Idratante Profumata 21 Arancia & Cuoio


Agrumata, fiorita, speziata e legnosa, una fragranza avvolgente che richiama una passeggiata tra aranceti in fiore e giardini rigogliosi. Arancia, bergamotto, ambra e cuoio si fondono con note vivaci di pino, pepe nero e accenti marini.

La fragranza 21 continua ad essere fra le mie preferite di Compagnia delle Indie, quella che continuo ad utilizzare con più piacere e che anche in formato crema corpo mi ha convinto.

L'apertura appena stesa è quella di una profumazione fresca perché unisce gli agrumi all'accento speziato del pepe nero. Al mio naso le note marine sono appunto molto sottili e passeggere, danno giusto un vaghissimo sentore salino. Quando la fragranza si stabilizza, emergono le note di cuoio e pino ma molto ammorbidite dall'ambra, che rende Arancia e Cuoio Compagnia delle Indie un profumo più caldo e avvolgente.
È forse fra gli aromi più a valenza maschile creati dall'azienda, fermo restando che può essere un buon unisex, specie in versione crema corpo, per chi apprezza le fragranze più decise. 
Per me Arancia e Cuoio si adatta molto al clima più freddo, sia di giorno che di sera, fino alla primavera inoltrata, poi preferisco fragranze più rinfrescanti, ma comunque non ha nulla di stucchevole o troppo pesante da non poterla utilizzare anche d'estate.
Fra queste creme corpo Compagnia delle Indie, la 21 è quella che mi sembra leggermente più intensa: anche al momento della stesura è quella che mi sembra abbia un minimo di proiezione. 
Inoltre ha un'ottima persistenza e diventa una skin scent che mi fa piacere ritrovare sulla pelle. 


Spero di avervi dato tutte le info necessarie e appunto qualche consiglio utile, ma in caso ci leggiamo far i commenti per confrontarci!

Novità al cinema e recuperi in streaming, ecco i miei consigli

È tempo di chiacchiere su un paio di film recentemente usciti al cinema e in streaming. Oltre però al loro arrivo in Italia c'è anche un po' una similarità nei generi che li accomuna. 



Rental Family - Nelle vite degli altri (2025)


Genere: commedia, drammatico
Durata: 103 minuti
Regia: Hikari
Uscita in Italia: 19 Febbraio 2026 (cinema)
Paese di produzione: Giappone, USA

Phillip Vandarploeug (Brendan Fraser, The Whale) è un attore americano che vive a Tokyo da sette anni, ma dove non ha trovato la sua "America". Credeva infatti di consolidare la sua carriera ma in realtà Phillip è finito a fare piccoli spot pubblicitari, spesso anche ridicoli per un attore che vorrebbe lavorare seriamente. Un giorno per caso si ritrova a confrontarsi con il gestore di un'agenzia giapponese che offre un servizio peculiare: affittare una persona per fingersi un membro della famiglia. Phillip accetterà con curiosità, ma presto si renderà conto che quel ruolo è molto più difficile di quanto sembri. Infatti non sarà come recitare fra un ciak e l'altro, ma Phillip finirà per entrare in uno ambito molto intimo e privato delle persone che aiuterà, finendo inevitabilmente per affezionarsi a loro.


Sembra che in Giappone, da parecchio tempo ormai, venga offerto un servizio che per noi occidentali potrebbe sembrare strampalato o assurdo, ma che lì ha preso piede. Quello delle famiglie, o membri di esse, in affitto, sembra infatti un mercato fiorente in una società che punta molto sulle performance lavorative, dove le persone vivono in enormi metropoli troppo fredde e in cui e dove l'attenzione alla salute mentale è ancora un tabù. In un habitat in cui è difficile trovare connessioni profonde, a volte anche con se stessi, allora si cerca una forma di consolazione che in un certo senso è quasi più accettata e compresa. 

Rental Family - Nelle vite degli altri ci fa entrare un po' in questo spaccato, molto spesso complesso e legato a situazioni delicate e sensibili che derivano da una società in cui la solitudine è così profonda ed è intrisa di una cultura particolare, spesso fatta di leggi non scritte. Noi come Phillip, interpretato da un perfetto Brendan Fraser, entriamo in questo mondo in punta di piedi, un po' dubbiosi, un po' divertiti, ma anche incuriositi e ne usciamo in un certo senso arricchiti.


Rental Family mostra giusto un angolo della cultura contemporanea giapponese, ma sono sicuro ci sia molto di più, e lo fa in modo delicato, dolce, malinconico, con qualche momento di leggerezza. Non è però uno di quei film piangini, perché stimola alla riflessione senza essere pesante e senza obbligare lo spettatore ad un ricatto emotivo per farlo commuovere.
Sembra proprio di vedere una storia autentica, creata con le intenzioni più positive possibili.

È quindi un film promosso, ma che consiglio di vedere con la consapevolezza che il minutaggio sbrodola rispetto alle storie che tocca. È vero che vediamo Phillip interpretare diversi ruoli, dal giornalista al padre assente, ma ognuna di queste linee narrative non è così approfondita e sfaccettata, ma più funzionale. Anche il genere del film non è così definito: se vi aspettate una commedia ridanciana non fa per voi, così come se cercate un drammone strappalacrime non la troverete qui.
Fortunatamente una buona messa in scena, una regia attenta ma sempre gentile, la piacevole scelta musicale e un cast che funziona, fanno guadagnare punti a Rental Family.



Ella McCay - Perfettamente imperfetta (2025)


Genere: commedia, drammatico
Durata: 115 minuti
Regia: James L. Brooks
Uscita in Italia: 5 Febbraio 2026 (Disney+)
Paese di produzione: USA



Ella McCay (Emma Mackey, Barbie, Sex Education) è una giovane ma intraprendente vicegovernatrice il cui destino sta per cambiare. Un giorno infatti il suo capo e mentore, il governatore Bill Moore (Albert Brooks), le comunicherà che ha accettato un incarico nella prossima amministrazione presidenziale. Così Ella diventa d'ufficio la nuova governatrice e si ritrova inaspettatamente catapultata alla ribalta nazionale. Ma pur essendo preparata e tenace, Ella si porta dietro un bagaglio di insicurezze, imperfezioni appunto, traumi, e difficoltà personali che la faranno presto deragliare. 
Infatti è cresciuta per qualche anno con la zia Helen (Jamie Lee Curtis, The Last Showgirl) a seguito della morte della madre, e non ha un buon rapporto col padre Eddie (Woody Harrelson, Fly Me To The Moon). Ma sarà suo marito Ryan (Jack Lowden, Maria Regina di Scozia) a metterla nei guai.

Ho letto che Ella McCay ha avuto così scarso successo da non essere riuscito ad arrivare nelle sale cinematografiche italiane, ma è arrivato direttamente in streaming e non credo se ne sia parlato molto. Io l'ho trovato tutto sommato un film guardabile, con un senso, seppur si perda su alcuni aspetti. Ad avermi avvicinato è stato sicuramente il cast che svolge comunque un ottimo lavoro, al netto di una sceneggiatura imperfetta come la sua protagonista.

Ella McCay infatti inizia come una commedia politica ma praticamente subito diventa un dramma personale, e ci mostra cosa accade dietro le porte delle stanze di potere dove problemi privati e pubblici si mescolano costantemente. Il personaggio di Emma Mackey è portante ma anche quello più interessante, sfaccettato e forse anche tutto sommato originale. È una donna giovane, umana, convinta della sua carriera ma che non è in grado di accettare il compromesso che richiede la politica specie quando deve salire sul "palcoscenico" dei media.


È interessante vedere questa dicotomia fra l'essere formalmente capace di un ruolo, ma poi non dimostrarsi altrettanto in grado di giocare con quelle regole che il sistema impone. Il film fa poi vagamente riferimento al fatto che per Ella, in quanto donna, ci sia uno scrutinio differente di ogni sua azione e atteggiamento.

A venir meno è però un focus chiaro: Ella McCay - Perfettamente imperfetta è infatti una commedia ma non si capisce bene e quando voglia far ridere. Si toccano temi complessi e ci sono anche momenti tesi, ma sono più che altro i momenti di imbarazzo o disagio quelli che dovrebbero stemperare la tensione, ma non ci riescono. Non fraintendetemi: questo film non è nemmeno un melodramma pesante, riflessivo o quelli in cui le scene di scontro diventano urla incessanti. 
Però manca un vero slancio, un twist che svolti tutto il film, perché le dinamiche che riguardano la protagonista vanno più ad accumulo.


La mancanza di centratura di Ella McCay si nota anche in alcune scelte narrative che si allungano troppo senza però dare davvero valore al film. Mi riferisco soprattutto alle scene del fratello di Ella, interpretato da Spike Fearn, che non aggiungono nulla alla storia centrale, ma sembrano una diluizione inutile che va ad appesantire il minutaggio. 

Probabilmente se lo avessi visto al cinema sarei uscito dalla sala insoddisfatto, ma Ella McCay trova una giusta collocazione in streaming, intrattenendo senza essere rivoluzionario. Ho sicuramente visto di peggio.

Una novità. Iscriviti qui

Vi sono piaciuti