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Serie TV LGBTQ+ dell'ultimo periodo 🌈

Mi tingo di arcobaleno più del solito per parlarvi delle ultime serie tv a tema LGBTQ+ che ho terminato. Sapete che non mi chiudo mai in un unico genere o tematica, e non mi sento di dover aggiungere una quota rainbow alle mie recensioni, perché mi piace spaziare quindi tutti gli argomenti sono sempre inclusi nelle varie serie tv che seguo. Tuttavia ritrovandomi personaggi e storie queer tutti insieme, com'è successo con alcuni film tempo fa, ho pensato avesse senso raccoglierli tutte qui.


Love, Victor
Seconda stagione
⭐⭐⭐🌠


Dopo una prima stagione poco esaltante, lascio un pollice in su a questo secondo capitolo di Love, Victor, la serie tv di Starz Original andata in onda dal 18 giugno al 20 agosto.
Le avventure del giovane Victor Salazar questa volta hanno saputo intrattenermi decisamente meglio, ma soprattutto, quasi come se mi avessero letto, mi è sembrato abbiano cercato di mandare messaggi più corretti.
Love, Victor 2 ha dato anche maggiore spazio ai personaggi: il protagonista principale, alle prese con la sua nuova storia d'amore fuori dall'armadio, è quello che sicuramente ha l'evoluzione più solida, visto che ha preso totale consapevolezza della sua sessualità, ma anche tutti i comprimari riescono ad avere delle storyline più o meno interessanti.

Rimando a settembre il percorso dei signori Salazar che è forse quello che ho trovato più ripetitivo, come se non sapessero bene che finale dare al loro rapporto e quindi rimescolino spesso le carte. Ma nell'insieme non ci si annoia affatto in questa seconda stagione di Love, Victor.
I punti davvero critici sono forse questo modo edulcorato con cui continuano ad essere trattati certi argomenti, soprattutto il coming out di Victor che non sembra avere alcuna interferenza davvero in grado di metterlo in difficoltà (buon per lui). 


Non ho inoltre ancora  promosso del tutto la recitazione di Michael Cimino, molto carino in alcune parti, monoespressivo in altre. La serie comunque va presa per quello che è, e giustamente non ha né i tempi né l'intenzione di voler drammatizzare ogni aspetto della vita dei protagonisti. 
Nella mia esperienza è difficile che una serie tv si salvi alla seconda stagione, ma con Love, Victor ci sono riusciti.
Se cercate la recensione della terza stagione la trovate qui. 
 


Feel Good
Seconda stagione 
⭐🌠


Si ferma (per fortuna) con questa seconda stagione la serie autobiografica che si ispira alla vita della comica Mae Martin, con cui fin dai primi episodi non ho avuto molta affinità. Devo ammettere che un po' mi spiace, perché mi sembra di non averne saputo cogliere il messaggio e l'essenza, ma Feel Good 2 per me è ancora una volta un flop.
Nonostante si susseguano temi interessanti che spaziano dall'identità di genere, su cui Mae sta cercando di raccapezzarsi, passando per il superamento di un trauma e finendo anche con le difficoltà lavorative, specie nel mondo dello spettacolo, non c'è stato un momento che mi abbia fatto cambiare idea rispetto alla prima stagione.


Il tutto diventa un calderone di cose che vengono giusto toccate ma mai realmente approfondite, e questo è forse il problema più grande di Feel Good. È difficile ridere, ma è anche difficile potersi commuovere o riflettere, perché è tutto frenetico, accompagnato da questi dialoghi a macchinetta che spesso risultano un po' impostati e inverosimili.
A voler essere anche puntigliosi mi è anche sembrato che sbagliassero nel distinguere la differenza fra outing e coming out in un episodio.
Anche il rapporto fra Mae e George non mi ha mai appassionato, e in questa seconda stagione secondo me non ha nemmeno occasione di crescere veramente. Ho apprezzato quando, a riguardo, uno dei loro amici dice a Mae e George che sono pesanti e avvolte nel loro dramma. Un attimo di verità per una serie che non evolve ma accade, e il fatto che non ci sarà una terza stagione secondo me è sintomo che non avevano più nulla da raccontare.


It's a sin
Miniserie
⭐⭐⭐⭐


Essere giovani all'inizio degli anni '80 doveva proprio essere una bella esperienza, specie per chi viveva in una città ricca come Londra e con la voglia di inseguire i propri sogni. Ma tutto cambia, se si tratta di giovani ragazzi omosessuali: è vero che quelli sono stati anni di rivalsa per il mondo LGBT, ma quel periodo è stato anche segnato dal diffondersi dell'AIDS che cambierà le vite di moltissimi ragazzi dell'epoca, non solo da un punto di vista personale, ma anche sociale.
Quella che sarà una vera e propria pandemia coinvolgerà anche un gruppo di amici molto diversi fra loro che dovranno affrontare i diversi risvolti della malattia. 

It's a sin è forse una delle serie tv, almeno fra queste, che più mi ha coinvolto emotivamente. Si tratta di un racconto in cinque episodi disponibili su Starz Play, e che sebbene sia certamente un racconto forte, spiazzante, particolarmente drammatico (forse non adatto al periodo, vista l'altra pandemia in corso), sa anche regalare qualche sorriso, attimi di dolce, e la bellezza dell'amicizia e dell'amore fra i protagonisti.
A colpirmi sono state certamente alcune scene e passaggi strazianti, come ad esempio i vari modi in cui la malattia colpiva incontrollatamente, spandendosi a macchia d'olio. O ancora come venivano cancellate le vite dei ragazzi morti per AIDS, quasi come per rimuovere l'onta della vergogna. 


Si tratta di 5 episodi fatti davvero bene, con una narrazione scorrevole e con un buon ritmo, e credo che, insieme ad A Very English Scandal, It's a sin sia una delle miniserie che ho preferito fra quelle scritte da Russell T Davies fino ad ora. Pare che abbia avuto anche un impatto social importante, visto che nel Regno Unito sono aumentate le richieste di esami per l'HIV. Quindi potete immaginare le forti sensazioni che trasmette.
Devo però comunque sottolinearne anche alcune pecche perché se no non dormo bene la notte. It's a sin parte da una vicenda che è storia, ma che nel mondo del cinema e delle serie tv non è obbiettivamente originale (due esempi abbastanza recenti sono Dallas Buyers Club e The Normal Heart) e qui non viene trattata in modo particolare rispetto ad altri prodotti. 


In questo senso ad esempio, sebbene il cast sia capace e credibile, i personaggi seguono un po' gli stereotipi già visti spesso legati agli omosessuali, perpetrando questa mia idea. Inoltre qui e lì mi è sembrata troppo didascalica, come se stessero spiegando a dei bambini quelli che potevano essere i problemi dell'epoca e la scarsa conoscenza del virus.
Ciò nonostante penso sia sempre importante raccontare ancora oggi quella che era la mentalità e la visione della società sul tema dell'omosessualità e dell'AIDS in un periodo così di svolta, e It's a sin lo fa bene e con intensità.


Special
Seconda stagione 
⭐⭐🌠


Si chiude anche la parentesi di Special con questa seconda ed ultima stagione, arrivata su Netflix il 20 maggio di quest'anno, e purtroppo non posso dire che mi abbia soddisfatto del tutto. Le avventure di Ryan sono sempre spunto di riflessione, trovandosi lui in questa sorta di limbo, come ci viene ricordato in questa seconda stagione, fra l'essere un ragazzo comune, ma nell'avere anche esigenze particolari per via della sua disabilità. E soprattutto ora che vive in maniera piena e aperta la sua omosessualità, ci dà il suo punto di vista anche su questo tema.

Una seconda stagione che segue in linea generale il terreno battuto dalla prima (ne parlavo qui), ma che onestamente non mi ha entusiasmato. Restano quei dialoghi sarcastici e sopra le righe, che rendono la serie spiritosa, ed è comunque sempre piacevole da seguire, ma dall'altro lato, l'evoluzione dei personaggi, non mi è sembrata ideale. È soprattutto Ryan che non mi ha soddisfatto: in Special 1 il suo carattere era altalenante, quasi un anti eroe molto umano, imperfetto e genuino. Qui mi è sembrato che cercassero di farlo diventare di colpo impeccabile, forse per lasciarci un ricordo di lui quanto più possibile positivo, non avendo anche forse i tempi per una crescita più spontanea. 


La sua relazione con Tanner ad esempio ci viene spacciata come se dovesse essere solida e intima, ma in realtà nasce nel giro di pochissimo tempo, per cui non è una sorpresa che possa non funzionare, perdendo secondo me di appeal. Anche gli scontri fra i due, che sembrano mettere Ryan dalla parte della ragione, secondo me non sono del tutto equi. Tra l'altro allungando la durata degli episodi era cresciuta la mia speranza di un approfondimento più curato, interessante e strutturato, che invece non c'è stato. Ne giovano almeno i personaggi secondari, soprattutto Kim che secondo me meriterebbe una serie a parte. Il pregio di Special 2 è comunque aver saputo chiudere il cerchio in modo carino, lasciando che i protagonisti avessero quel "lieto fine" che speravamo potessero avere. 




{Aggiornamento #74}
Regressione


Avete presenta la sensazione di un crampo muscolare?
A me viene di tanto in tanto ad un polpaccio, senza una logica. 
Arriva, fa male, a volte molto male, a volte interrompe un bellissimo sogno in cui sei stretto fra le braccia di Sam Heughan, ma se sei fortunato, in un paio di minuti te ne dimentichi e torni a dormire (perché in genere ti vengono la notte quando, più che in posizione fetale, sembri un acrobata del Circo Togni).
Ecco come avevo considerato l'estate: un crampo muscolare, una parentesi fastidiosa, che se avessi pazientemente resistito, sarebbe passata. Eppure i crampi tornano, ti svegliano la notte, giusto i due minuti per infastidirti, e poi si ritirano.
Come i lavori in strada esattamente di fronte la porta di casa mia, che proprio quando sembra che gli operai abbiano finito di trapanare, martellare, grattare, spalare ed urlare, ricominciano così, dal nulla. 
Ecco, i miei ultimi mesi sono stati così. Un circolo che, proprio quando sembra che il peggio sia passato, quando la tempesta ha lasciato il posto al bel tempo, giusto per spiegarvelo con una banalità, visto che gli acquazzoni mi piacciono anche, riecco le nuvole.
Avete presente anche il duplice significato di tensione?
Generalmente si intende una situazione emotiva di ansia, agitazione, di sforzo. Ma il senso principale è quello di sollecitazione, di trazione verso qualcosa.
Eccomi.
Ma se da un lato ho cercato di tendermi il più lontano possibile da ciò che ruba energia, di saltare l'ostacolo tentando la volata, dall'altro ne venivo risucchiato.
Il primo ostacolo, o meglio quello che in questo periodo mi fa inciampare più spesso sono le discussioni.
Non il semplice scambio di battute, magari ilari, non la semplice condivisione di un distinto punto di vista, né il confrontarsi su una visione opposta.
No, è proprio fare discussioni sul nulla. Discussioni che girano e si riavvolgono, fanno lunghi percorsi ma poi ritornano, come i crampi, i rumori molesti, le festività, gli ex, le frange e le top model degli anni '90.

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Non fraintendetemi, ho sempre apprezzato un buon contraddittorio su tutto, da buona peppia quale sono. Ad esempio non vedo l'ora di far nero Baglioni come conduttore di Sanremo 2018. 
Ma nell'ultimo periodo sembra che le discussioni non facciano altro che circondarmi e togliermi aria. Ogni occasione sembra buona per alzare la voce, parlarsi addosso, e alla fine non capirsi nemmeno. Affacciarmi poi al virtuale non è sempre una via di fuga.
Quante discussioni sono state fatte ad esempio sul coming out di Guglielmo Scilla, perché ha detto quello che tutti sotto sotto pensiamo? Quando il punto, secondo me, non è il come, ma il non pensare sia una cosa di cui avvantaggiarsene.
O sulle beceraggini dette al Grande Fratello, noto luogo di incontro di intellettuali e filosofi, più o meno sulla stessa questione? 
Poi magari passa troppo sotto banco che in Brasile ancora propongono cure per l'omosessualità. 
Non avete l'impressione che il mondo ci prenda a pugni in senso fisico e lato, proprio di proposito? Che stiamo regredendo?
Ci bombarda di notizie e quasi pretende che noi battibecchiamo su ogni singola cosa. 
Eppure adesso voglio restare un passo indietro, e nonostante non abbia buoni propositi sono contento di superare pian piano la mia congenita pigrizia delle piccole cose, e vorrei imparare a ricordare i momenti in cui il sorriso nasce spontaneo e resta stampato fino a quando i muscoli del viso iniziano a far male.
Ho bisogno di staccare da tutta questa caciara, tirarmene fuori, di non avere, almeno per un po' un ostacolo da dover saltare e rischiare di barcollare, ed aspetto la ricerca del silenzio e le coccole dell'autunno, aspetto che i colori cambino, aspetto di sentire il rumore della pioggia sul tettuccio dell'auto, aspetto di vedere i film a letto, e aspetto gli abbracci che si allungano. 
Aspetto di organizzare, disfare e ricominciare.





Il covo di serpi nella tana del lupo




La comunità LGBT ha al suo interno una bellezza rara, data dalla varietà  di creature che contiene al suo intero. Per questo l'arcobaleno ne è il vessillo. Per questo, chi si trova all'esterno da questa comunità e ne appoggia le qualità, si sente attratto ed affascinato, attirato nella convinzione di trovare apertura, empatia, generosità e sensibilità.
È spesso un luogo comune, ma come tale non è detto che non sia verità.
Gli unicorni di questa vallata sperduta chiamata umanità. 
Eppure quando ti gratti via i glitter dagli occhi, ti accorgi che in questa stessa comunità, piccola ma allo stesso tempo sconfinata, si celano tutti i vizi e non solo le virtù che l'essere umano trascina dietro per tutta la propria esistenza. 
E quando si parla di coming out, le forze LGBT si uniscono e si ergono con un indice che punta dritto all'accusa. 
Devi farlo, e devi farlo nel modo più chiaro possibile, senza mezzi termini, senza peli sulla lingua, senza quel confuso "affettività" al posto di "sessualità". Dobbiamo sapere che cartellino metterti, altrimenti ti attende la scomunica e l'esilio da tutti i circoli omosessuali.
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Manco Dante e Firenze, in pratica. 
E se sei un personaggio pubblico, una persona famosa, di quelli che vanno sulle copertine devi inderogabilmente ed imprescindibilmente fare coming out e supportare la causa LGBT facendo megafono con tutta la forza mediatica dei tuoi follower su Instagram.
Non ci sono vie di mezzo per nessuno. 
Così è se ti chiami Ferro, Zero, Nannini, Mengoni e quant'altro, ad esempio. Così è che vuole la comunità LGBT. Altrimenti resti un mezzo confuso e inutile per la causa. Etichette da staccare e riattaccare a proprio gusto, che fanno comodo quando serve, che ripudiamo quando non ci garba.
Eppure in queste consuetudini, alla suddetta comunità mancano evidentemente due tasselli: libertà e privatezza.
Il primo è molto semplice, ovvero riguarda la possibilità di scelta, di fare un po' come vuole o come purtroppo deve una persona, sia essa famosa o sconosciuta. 
Perché purtroppo sì, per una svariata serie di ragioni più o meno condivisibili, il coming out non è possibile  a tutti.
Poi c'è anche una fetta di persone a cui semplicemente non va o non interessa svelare al mondo della propria sessualità, e che, anche senza una palese ragione, possono e devono starsene per i fatti loro, continuando con l'atteggiamento che meglio credono, sia esso dettato da cause di forza maggiore o dalla propria volontà.
C'è poi la privatezza: quando sei un personaggio famoso, è normale per chi ti segue avere più o meno pruriginose curiosità sulla tua vita privata, ed è "normale" visto che io ti seguo e ti ammiro in tutto. Ma la vita privata di un personaggio pubblico ha le stesse implicazioni e complicazioni che ha la vita privata di un perfetto sconosciuto come me. Può essere meravigliosa o uno schifo, come un po' per tutti. E poi ci sono cose che uno può voler tenere per sé, anche solo per personale pudore.

Personaggio pubblico può corrispondere ad affettività privata.

Ma la comunità LGBT non conosce questo "personale pudore", non conosce la possibilità che io in privato possa essere una persona del tutto diversa da quella che dimostro pubblicamente, senza cambiare l'opinione che ha di me. Ti becchi l'appellativo "finta santa", eventualmente. 
Prendiamo il caso di Gianna Nannini che sta facendo sfruguliare le dita degli omosessuali social-dotati.
La cantante nella sua autobiografia ha dichiarato

"Non ci sono leggi in Italia che mi garantiscano di sapere cosa succederebbe a Penelope se me ne andassi in cielo, quindi me ne vado in Inghilterra, dove sono rispettata nei miei diritti umani di mamma e dove registro anche i miei dischi da trentanni. Faccio l’unione civile con Carla e la stepchild adoption, perché adesso è questo l’unico vero nucleo familiare di cui posso fidarmi"
Toni alquanto inopportuni, freddi e duri, che non condivido per un gesto che dietro ha ragioni affettive profonde. 
Molti degli appartenenti dell'ormai plurinominata comunità hanno asserito che sputare così sull'Italia, senza aver partecipato alle battaglie per ottenere diritti civili, sia quantomeno indecoroso. 
E io sono d'accordo che questo tono sia piuttosto fuoriluogo, ma mi chiedo, i diritti vanno soltanto a coloro che hanno scelto di combattere per gli stessi? Non credevo fosse così.
Credevo andassero a tutti, a chi volesse accedervi nei modi e nei tempi che ritenesse opportuno.
Mi sbagliavo, forse.
Ma mi chiedo ancora una volta, eliminando il nome Gianna Nannini, il fatto che le dichiarazioni siano in un libro in uscita (che non so chi abbia letto) e prendendo la questione per sé, se una persona ha deciso di dichiararsi al mondo in un determinato momento della propria vita, cosa c'è di strano? Chi decide quando è il momento giusto per farlo?
Tra l'altro, faccio un passo indietro, la stessa Nannini anni fa aveva dichiarato della sua sessualità dicendo di essere "polisessuale". E se mentre io scrivo mi sembra strano parlare delle dichiarazioni della gente sulla propria vita privata e sessuale in particolare, c'è chi questa dichiarazione l'ha trovata comunque inutile e solo un vago modo per buttarla in caciara e non dire apertamente la propria etichetta: lesbica. 
Come dire in altri termini che la tua libertà inizia dove lo decido io, nei modi e nei termini che decido io. Ah, era la TUA libertà? Mi spiace, ora è mia.
Capisco che un personaggio così famoso avrebbe potuto essere un sostegno ideologico per chi magari si trova nella sua stessa condizione, chi la ammira, chi magari ha la sua stessa età o le sue. Avrebbe potuto diventare un esempio e capisco chi è deluso da queste dichiarazioni (fermo restando che il resto delle pagine del libro non le conosco), ma non mi stancherò mai di dire che ergersi ad idoli da seguire non è una cosa sana.
Diventare baluardi politici non è la scelta che tutti vogliono o desiderano anche perché non è un compito semplice. 
In questo covo di servi nascoste nella tana del lupo c'è anche chi ha immerso le mani ancora più profondamente in questa sabbia di vite umane. 
C'è chi ha praticamente augurato, quasi fosse la peggiore sciagura e condanna che solo il Karma può scatenarti contro, un figlio gay a chi da sempre si è dimostrato contro i diritti gay.
Se non ci credete evidentemente non avete letto di Luigi Berlusconi e del bacio all'amico su di un molo, con un probabile outing per lo stesso ragazzo, che ha la mia stessa età. 
"Ti auguro un figlio gay" e altre battutine quasi fosse un insulto, lo sputo per terra di una maledizione antica. Per un bacio, per un probabile essere gay che non va bene agli stessi gay.
Vittima del padre come se fosse figlio di un Ugolino della Gherardesca qualsiasi, per restare in tema dantesco.
Ci sono ancora tantissimi passi avanti da fare e sventolare bandiere per le strade non porta a compierli. Li chiediamo agli altri ma non a noi stessi. 
Non meravigliatevi se c'è chi ancora non ha fatto coming out, chi si nasconde, chi non ha coraggio o chi non ha la voglia, o chi non si sente appieno parte di una comunità, chi non vuole definirsi ed etichettarsi, ricordatevi i semi che avete lasciato e capirete il vento che vi sbatte contro.






|#StillZitello - Storie di quotidiana gaytudine|
A chi troppo...




Quando sei single da così tanto tempo che anche i tuoi amici ti hanno soprannominato Lumière, la tua mente può volgere automaticamente a due strade distinte. La prima è quella che conduce ad una sorta di misticismo per cui non ti importa più nulla delle relazioni e vivi in un equilibrio tutto tuo, ma di questo parliamo un'altra volta; la seconda strada è che inizi a farti film sulle altre coppie. Ma film che Almodovar sta ancora tentando di crackare Moviemaker in confronto.
E film tendenzialmente horror/thriller. 
Quando vedi una coppia inizi a fare scommesse con te stesso su quanto resteranno ancora assieme, su chi tradirà per primo, su chi ha un account segreto su una chat d'incontri qualunque. 
E tutte le coppie ti sembrano brutte. Specie quelle che si accordano per avere lo stesso colore di calzini a vista.
Parte di queste scene inventate dalle tue sinapsi sono chiaramente ispirate alla tua esperienza, ché lo sappiamo tutti che una relazione non è sempre rose e fiori, ma un'altra parte c'è un'altra ragione.
Starete pensando che si tratti di puerile gelosia per la felicità altrui, e invece no.
Tutt'altro. Si tratta di indigestione.
Un rigetto per le coppie. Una costipazione da inciucio amoroso.
Ve la spiego meglio. 
La fauna amorosa è composta da una sconfinata tipologia di coppie: da quelle semplicemente felici appunto, a quelle che funzionano proprio per i tremila problemi con cui si tengono incollati. E poi ci sono quelle strane unioni con più scheletri nell'armadio che in casa Frankenstein.
Eppure funzionano, più o meno.


Gira voce ad esempio che il primo ed immagino unico tronista gay di Uomini e Donne stesse ancora col suo ex fidanzato chico latino mentre partecipava al programma e sceglieva un altro ragazzo sotto l'occhio vigile di tante ragazzine che ormai hanno perso ogni senso del pudore per difendere la coppia. Il chico latino però non ha più digerito di restare nell'ombra quando a lui spettava lo scettro di primo fidanzato e son finiti per tirarsi i capelli virtualmente su Instagram. 
Ora a noi di tutta questa storia non ci interessa nulla, se sia vera o no, poco importa. Ma la faccenda mi ha fatto riflettere su quello che in coppia sappiamo e decidiamo di sopportare. 
Una sequela di compromessi che i single hanno scelto di non tollerare.
Secondo me l'incastro perfetto è più raro di un servizio di Studio Aperto che non parli di quanto faccia caldo quando fa caldo. I pezzi del puzzle emotivo tendono ad essere sempre un po' ballerini, o troppo lenti, o troppo stretti o restano comunque sghembi. Sopraggiungono quindi i compromessi che tengono tutto insieme, mantecano il rapporto.
Ovviamente con "compromessi" non intendo cose tipo mettersi d'accordo su chi deve fare la fila alla posta per pagare l'IMU, o di iscrivervi in palestra insieme anche se a te della prova costume frega più o meno cazzi.
Intendo robe importanti.
Tipo andare a vivere lontano da sua madre, che per carità, carina e simpatica, ma non vuoi ti spunti in casa al mattino quando sei appena sveglio, nudo e con le caccole agli occhi.
Ogni coppia trova un suo equilibrio insomma, ma poi ci sono quegli equilibri che mi creano delle perplessità. E lo so che non dovrei nemmeno averle queste perplessità, che sono fatti degli altri, ma le mie sono perplessità sincere e genuine, appena colte dall'orto della malizia, e poi se un single non può nemmeno sparlare delle altre coppie che gli resta da fare nel tempo libero? Pettinare i parrucchini di Sandro Mayer? Ecco appunto.
Tipo mi sono sempre chiesto come funzionano le coppie aperte, ma proprio all'atto pratico.
Le coppie aperte sono quelle in cui i componenti, di comune accordo, decidono che possono scambiarsi fluidi corporei anche con terzi. Terzi che sono esterni alla coppia e non scalfiscono l'unione sentimentale. 
Un modo per non avere sempre la stessa minestra riscaldata, ma passare dai tagliolini, ai cannelloni, dalle penne, rigate e lisce, alle mezzemaniche per finire con i bucatini. 
Quindi niente più "che noia, che barba", ma vai di samba fra le lenzuola.


Ma io mi chiedo, come fate? Dove lo trovate il tempo?
Quando riuscite ad applicarvi per queste attività extra curricolari? 
Già gestire una relazione è sfiancante, avere una relazione che funzioni è doppiamente stancante, perché non è che puoi lasciare che le cose vadano a random e che, per abitudine a non dormire soli, si stia ancora insieme. 
Ma dico, siamo sempre impegnati, con le agende sul cellulare piene di appuntamenti, stiamo sempre in fila, bloccati nel traffico, al supermercato, a lavoro, in palestra, bloccati dagli imprevisti o semplicemente bloccati con la schiena.



Insomma in tutta questa baraonda dove lo trovate il tempo per procacciare qualcun altro con cui rotolarvi ormonosamente?
E soprattutto, con questo caldo con quale voglia riuscite a soddisfare da due a più persone?
Sono solo io che non ho tempo nemmeno per strappare in malo modo la congiunzione delle due sopracciglia, figuriamoci avere il tempo (e la pazienza) per stare appresso una relazione e contestualmente ad un harem?
Immagino di sì.
La cosa si fa più complicata quando oltre allo scambio di fluidi, ci si scambia anche le fedi sull'altare. Leggevo infatti che in Colombia tre uomini sono convolati a nozze formando una famiglia poliamorosa. 
Si amano tutti e tre e io solo a leggerlo sono stanco per loro. 
A parte che miei cari colombiani poliamorosi, mi sembra un po' egoista da parte vostra. Ci sono orde di single che aspettano l'uomo (o la donna) della propria vita e poi arrivate voi che giocate a rubamazzetto.


Cari sposi colombiani, io vi avverto: i vostri amici single si vendicheranno. 
Già trovare una sola persona da amare e che ricambi sinceramente questo sentimento è più difficile che entrare da H&M durante i saldi ed uscirne illesi. E già la monogamia è complicata, non riesco ad immaginare una relazione con più traffico di una rotonda all'ora di punta.
O forse dovrei dire che già trovare una persona che mi sopporti è difficile, figuriamoci due. 
Già immagino le litigate a tre, la scelta della casa a tre, la spesa a tre, incolpare chi non ha portato fuori l'immondizia a tre. E immagino il panico quando la vicina ti dice che ha visto tuo marito parlare fitto fitto con un altro e tu non sai se fare una scenata a tutti e due, 'ndo cojo cojo, o fare ponte ponente ponte pì. E mi sento male a pensare quando si troveranno a dover scegliere non uno ma due regali di natale.
No, troppo complicato per me, troppi compromessi.
L'amore è bello in tutte le sue forme, ma l'unica ragione per cui potrei stare in una coppia aperta o poliamorosa è avere più piatti da cui rubare sushi e patatine fritte.





{Aggiornamento #61}
Perplimenti turbamenti

La settimana non è iniziata certamente in modo sfavillante, con giochi pirotecnici, sbrillini e colombe svolazzanti. Che poi le colombe sono un po' come i piccioni, e a nessuno piacciono i piccioni.
Siamo solo a giovedì e siamo avvolti in un turbinio di perplessità e turbamenti che Adele e Lana del Rey ci farebbero intere discografie da camparci per generazioni.


Essenzialmente non ci si capisce più nulla.
Tipo, voi avete capito qualcosa del caso Unar, l'ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali?
Io poco, ma ci provo lo stesso a dire la mia.



A quanto pare, questo Unar, ha finanziato una associazione gay che ha fra i propri affiliati un locale in cui alcuni massaggiatori si prostituiscono e si pratica sesso estremo. Questo a detta de Le Iene, che hanno puntato le loro telecamere sulla vicenda. Un casino nero, e non perché si parla di dark room.
Molti hanno visto nel servizio mandato in onda chiari attacchi omofobici o comunque un modo per spianare la strada a tutti quei nomi che conosciamo già e che tentano di sputare fango sui diritti LGBT.
Il servizio secondo me è poco chiaro e fatto un po' male, nel senso che, nello stile de Le Iene (almeno quello che credo sia il loro stile, visto che non seguo il programma), hanno ironizzato sulle pratiche sessuali (che non sono una esclusiva del mondo gay) ed hanno filmato persone ignare di essere riprese mentre consumavano questi atti, e questo non mi è piaciuto per nulla perché credo che a nessuno piacerebbe essere filmato senza saperlo, qualsiasi cosa stia facendo.
Non ho visto però l'intento di puntare il dito contro il mondo gay, ma di mettere in luce una grave carenza di controlli. Insomma non credo si possa dare degli omofobi alle Iene solo perché hanno ripreso degli omosessuali far sesso, sebbene sia scorretto. Non è che hanno messo loro in scena le dark room, le markettete dei massaggiatori, ma sono una realtà e coinvolgono etero e omosessuali. Solo bastava dirlo più chiaramente, piuttosto che ricamarci con tanto di filmati, perché a noi francamente della sessualità degli altri frega (o dovrebbe fregare) poco. Frega di più la questione della prostituzione visto che in sé non è reato ma lo sono lo sfruttamento, il favoreggiamento, e l'induzione.
Dall'altro lato il comportamento del direttore dell'Unar, Francesco Spano, che ci ha rimesso il posto, è parso un po' strano, ché se non sai di cosa si sta parlando ti spieghi con calma e non fingi le chiamate per scappare. 



Nonostante i soldi dei finanziamenti statali andassero esclusivamente all'associazione che si occupa effettivamente di eventi culturali, sportelli di ascolto e supporto in genere, non secondo me è normale che questa non controlli con chi si vada ad affiliare. Penso che questa parte fosse importante da spiegare: a prendere i finanziamenti statali è esclusivamente l'associazione che si occupa effettivamente di temi di interesse sociale, e non i circoli che si affiliano ad essa.
Seguitemi un attimo: l'associazione principale con l'affiliazione di un circolo cosiddetto ricreativo, ha un guadagno economico, visto che il circolo (sia esso un pub, un baretto, una discoteca) paga per essere affiliato. Ma il pub o la discoteca con l'affiliazione si guadagna lo status appunto di circolo, con uno sgravio di tasse. Questo accade con tutti i tipi di associazione, non solo LGBTQ. Dall'altro lato però non ho mai capito, ma magari è un limite mio, perché una associazione che si occupa anche di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, ad esempio, poi si associ a luoghi in cui si promuove e si pratica una sessualità meno consapevole e attenta. È vero che anche nelle discoteche  e in alcuni locali vengono distribuiti preservativi (li ho distribuiti pure io) e vi sono degli stand informativi, ma all'atto pratico sappiamo come vanno le cose, ed tutto a discrezione del singolo (non solo nelle disco in verità).
Insomma è come se io che parlo di candele profumate, poi mi affiliassi ad un sito che vende esclusivamente broccoli. Lo trovereste strano, no? Perché magari iniziereste a pensare che non ci tenga poi tanto ad un ambiente profumato e lindo. Perché i soldi non dovrebbero superare la credibilità e, potendo, scelgo bene con chi affiliarmi, per non perdere la faccia.
Insomma, tirando le somme non credo fosse una questione da mettere sotto il tappeto. Le Iene potevano spiegare meglio la faccenda ma hanno attuato un comportamento scorretto perché alla fine loro interesse era quello di lanciare uno scoop, e poco importa se l'Unar non ne esca bene. Ma magari da questo servizio si possono diramare altri scenari sull'associazionismo in Italia.
Collateralmente a questo, fra partiti che si dividono e taxi che scioperano, fra Fashion Week da scavallare, il vero turbamento ce l'ha regalato Ricky Martin che, non solo è Ricky Martin e già questo mi turba, ma ha lanciato una bomba vera e propria.


Pare infatti che abbia conosciuto il suo attuale fiancé, Jwan Yosef, tramite Instagram. Dice che gli ha scritto per parlare di arte. Cioè mentre a noi al massimo ci contattano papponi bavosi o gente che tenta di spillarti soldi (giuro, è successo) tu mio caro "artista" vieni contattato da Ricky Martin per parlare di arte? Com'è che io, quando va di pasqua, ho giusto i commenti in cui mi chiedono se voglio comprare più followers?
Che tristezza.
No, purtroppo non credo che potremmo usare le stories di WhatsApp per rimorchiare, anzi non credo che abbiano una qualche utilità in genere. 
Mi sa che proprio questa volta il caro Zuckerberg ha fatto un buco nell'acqua, e la mia prima reazione ad esempio è stata questa


Non posso, non posso crederci e non posso affrontarle pure lì. 
Ora io sono stato sempre abbastanza perplesso sul metodo "stories", sul fatto che tutto si cancella dopo 24 ore, salvo screenshot di sorta, nel senso che (lo spiego un'altra volta perché boh, non mi saprò spiegare) non ci affiderei idee, pensieri, comunicazioni o scatti importanti da condividere, ma al massimo degli sneak peek di quello che faccio o farò qui sul blog, che se poi perdo, non perdo nulla. Così ho fatto con le pochissime Stories di Instagram che ho creato, ma poi ognuno fa come crede.
Ma qual è il senso di aggiungere questa funzione ad una applicazione che serve alla messaggistica privata? Che dovremmo raccontare pure su WhatsApp? E non è che se le chiami "status", caro Mark, noi non ce ne accorgiamo che è la stessa roba.


Pare che comunque Snapchat se la stia passando male, con un calo di utenza e ora che è entrata in borsa chissà come se la passerà. L'ho detto già: a me non spiace, sono affari. Se non puoi avere una cosa che vuoi, te la fai, e se riesci a farle avere successo, se schiacci la concorrenza, hai vinto. E quelli di Instagram non fanno nemmeno mistero riguardo a ciò da cui hanno preso inspirazione. Certo, sarebbe meglio avere una idea originale, ma se l'idea ti piace puoi sempre migliorarla. Instagram Stories fra boomerang, link, tag e live ha aggiunto qualcosa in più. Zuckerberg non mi pare abbia agito nel peggiore dei modi, penso che avrebbero fatto tutti allo stesso modo: ha trovato una fonte di guadagno che piace e l'ha fatta sua, così come tanti in passato hanno fatto, solo che in questo caso, stando gomito a gomito la cosa è parsa più palese. L'unica cosa che non capisco è come si possa replicare un format senza pagare dei diritti d'autore, ma probabilmente quelli di Snapchat non hanno le possibilità economiche per affrontare una causa legale simile o non ci sono i presupposti per farlo.
Comunque no, su WhatsApp gli stati non mi sembrano granché. Piuttosto mettete un tasto decente per persone logorroiche che registrano messaggi vocali.
State calmi però perché pare che finalmente abbiamo una via di fuga da tutto questo, perché sembra ci siano altri sette pianeti simili alla Terra.



La NASA ha infatti scoperto questo sistema solare con sette pianeti di cui tre pare siano già considerati abitabili. Ci potrebbe essere acqua, alieni, e magari anche un wi-fi più veloce del mio (che non ci vuole molto, ma tant'è).
Non vi fa strano pensare a quante cose ancora non sappiamo? Viviamo le nostre vite fatte  di lavoro, relazioni, banalità e "follie", e poi basta un nuovo telescopio, nuovi strumenti e si scoprono nuovi cugini, nuove possibilità. E chissà, magari ci sono davvero creature sugli altri pianeti e vivono una vita come la nostra, fatta di bollette da pagare, di figli da portare a scuola o di gente che si scaccola ai semafori.
C'è ancora tanto da scoprire, ma io ho solo un unico desiderio: spero tanto che almeno sugli altri pianeti la gente sappia come si percorre una rotonda.






Spezzare il tabù.



L'11 Maggio 2016 la Camera dei deputati italiana ha approvato la legge sulle Unioni Civili.
Il 5 Giugno 2016 la legge è diventata ufficialmente in vigore, ma ad oggi mancano i decreti attuativi.
E io non ne ho parlato. In generale non è che mi occupi di tutte le questioni giuridico politiche;
Vi avevo giusto accennato di come fosse stato eliminato dall'emendamento, fra le altre cose, l'obbligo di fedeltà, anche se poi son finito a parlarvi della fedeltà di coppia in generale.
E qui mi ero fermato.

Il fatto è che non ho preso l'approvazione della legge con trasbordante felicità. Un po' perché non ne ho avuto una reale presa di coscienza visto che ancora non è stato possibile applicarla e le parole se le porta via il vento, un po' perché non mi son sentito soddisfatto.

Non che non riconosca l'impatto storico e sociologico della legge, che da noi, in Italia, più che altrove è davvero qualcosa di rivoluzionario. Non sento nemmeno di annoverarmi fra i delusi da questa legge, fra quelli che volevano di più, che credono che, pur essendo un primo passo, non sia abbastanza (credetemi, ci sono!).
Hanno le loro ragioni, ma questo più che un primo passo, è stato un primo mattone per costruire, in tempi brevi si spera, una serie di leggi che vadano a disciplinare una realtà già vivente.

Io non mi sento né entusiasta, né amareggiato. Sono riflessivo, al momento. 
La prima cosa che mi è venuta in mente da twittare, non appena la legge sulle unioni civili è stata approvata, è che dopo aver cambiato la legge, bisogna cambiare il modo di pensare.


Molti dicono di "spezzare il tabù".
Essere omosessuali nel 2016 è difficile, ancora.
 Anche se non è una scelta, diventa una scelta, perché poter essere se stessi, liberamente è ancora più complicato.
Ovviamente tutto ciò che è personale, è complicato; immagino che nessuno abbia affrontato un qualunque aspetto personale con facilità e leggerezza. Immaginate però cosa voglia dire dover affrontare con se stessi in primis, e dopo con il mondo, il fatto che per un certo qual modo non si rispetta una "norma".
La gente dà per scontato che tu sia in un determinato modo e sviare questa loro convinzione e alle loro aspettative, porta, generalizzando ovviamente, a tre fenomeni:

  • sorpresa e accettazione;
  • sorpresa e non accettazione;
  • accettazione, senza sorpresa perché non te ne importa una benemerita di chi quella persona frequenta nel proprio personale.

In tutti questi casi però io non ci vedo un tabù. Non mi sembra che l'omosessualità lo sia ormai ai nostri giorni. 
Non mi sembra, in altre parole, sia qualcosa di cui non si possa parlare quanto piuttosto che una situazione che alcuni non sono disposti ad accettare, fermo restando che non si "accetta" la gente per i propri gusti sessuali, quanto piuttosto che so, se ha la ricrescita o meno.


Più che probabilmente nello sport, nel calcio in particolare, dove il solo aleggiare di una possibile l'omosessualità pare possa generare imbarazzo, rappresenta un tabù da tenere ben alla larga. 
Non è tanto superata la notizia dell'arbitro dichiaratamente omosessuale costretto ad abbandonare il suo ruolo per tutti gli insulti ricevuti sul campo.

Ma per il resto questo sistema è ancora vivo e cercare una rottura è ancora necessario?
Se prendere un link dei siti che hanno diffuso la notizia dell'arbitro di cui sopra, ad esempio, c'è chi dà della "donnicciola" al ragazzo.
Capite bene che certa gente non ha capito come funziona la faccenda. 
Un'analfabetismo civile che imperversa da anni e si aggrava giorno dopo giorno; fissati in dei cliché e in degli stili che corrispondono ad una piccola parte della realtà. 
E questo non è avere un tabù, è proprio l'idea degli omosessuali che risulta distorta.

Giugno è il mese dell'orgoglio gay, il mese in cui tutto il mondo si colora di arcobaleno grazie ai Gay Pride.
Mi era già capitato di parlarne e vi raccontavo come secondo me, il "vecchio" Gay Pride non rispondesse più alla esigenze della comunità. Pian piano mi pare si stia assistendo invece ad un cambio di rotta, dove la parata diventa manifestazione. Non triste o seriosa, ma semplicemente con più coscienza del messaggio che si vuole veicolare.
So di continuare a ripetermi come un disco rotto ma la mia convinzione resta la stessa: se non si educa l'intera popolazione alla civiltà, non si avrà mai una popolazione civile.
Come quel vecchio ritornello che ancora troppo spesso risuona: " ho molti amici gay però...."
Però nulla.

Come si educa la popolazione? Sicuramente non con un film.
E sicuramente non sperando che di colpo tutti coloro che per un motivo o per un altro, ritengono la comunità LGBT "inaccettabile", possano cambiare idea per magia. 
A mio avviso, si può educare e civilizzare, in questo senso, riportando l'immagine della comunità omosessuale verso una chiave di quotidianità e realismo. La vera rottura del tabù è far passare il concetto che gli omosessuali sono le persone che al mattino si alzano, vanno al lavoro, studiano, stanno male, sorridono, odiano il capo, vanno in palestra, non sono sensibili, cucinano e vivono come tutti, ognuno con la propria unicità.
Rispettando questa unicità, perché non deve mai mancare la libertà di essere.
Lo so che suona facile a parole, ma prendiamo ad esempio i mass media.

L'immagine che i mass media hanno dato per tutto questo tempo è del gay con la coroncina e la gonna a ruota, che te la puoi pure mettere la gonna e se vuoi ti cucio l'orlo ma non crediate sia solo quello.


E finché viene trasmessa questa idea, o meglio, solo questa idea che rende il tutto più spettacolarmente appetibile, il resto non funziona. 
Non c'è una controparte, suona solo una campana e questo non funziona.

Non funziona nemmeno cercare degli idoli che possano battere la strada ad un coming out più facile. 
Chi "inneggia" al coming out di questo o quel personaggio famoso o chi spettegola sulla presunta identità sessuale di qualcuno (molte volte sono gay, credetemi, gli stessi che poi chiedono libertà di scelta) dovrebbe rendersi conto che tanto bene non fa.
Cercare o ergersi ad idoli non fa bene, così come non fa bene "costringere", in qualche modo qualcuno a parlare di sé, solo per dover dimostrare qualcosa o per finire su un giornaletto a fare copertina. 

Ricordo ad esempio il coming out di Tiziano Ferro (su cui aleggiavano chiacchiere da tempo), ormai di 4 anni fa: ero contento perché sembrava fatto al momento giusto e per se stesso in primis.
Perché essere noti non ti rende automaticamente superiore alle comuni difficoltà umane, all'accettazione personale o privata, né vige una regola per cui un personaggio famoso debba a tutti i costi dire la propria identità sessuale perché ci aggrada così, perché ci sentiamo in grado e in dovere di decidere sulla libertà altrui.

In questa prospettiva, ho paura che il possibile trono gay a Uomini e Donne, per quanto godibilmente trash, possa essere più distruttivo che costruttivo in riferimento a questa immagine da paraocchi made in Italy.
Penso che ci serva una idea più concreta, ma soprattutto più completa di una comunità che al suo interno racchiude animi e modi di vivere diversissimi.
Penso ci siano storie da raccontare che possano far comprendere molto meglio di uno show, le sfaccettature di una realtà viva e forte. 
Quello che cerco di trasmettere, nel mio piccolo, è proprio questo: un'altra parte di questo arcobaleno.
Ho come l'idea che abbia rotto più il tabù una intervista di due ragazzi comuni che, raccogliendo i propri risparmi, sono andati a sposarsi a New York perché qui non era (e, in pratica non è!) ancora possibile.
Ho come l'idea che il tabù lo abbiate spezzato voi, qui o altrove, capendo ad esempio che dietro ad un fiore sulla testa ci sono io, che un giorno vi parlo di cremine, e il giorno dopo vi lascio un malloppo del genere; con le mie idee e i miei desideri del tutto umani e comuni, io che, fra le altre cose, sono omosessuale.
Se lo volete sapere il fiore non è nemmeno sulla mia testa, era perfettamente attaccato alla pianta e non lo avrei staccato, perché penso che pure un fiore abbia diritto a vivere la sua vita come meglio crede.
Ma a parte questo piccolo momento auto-celebrativo (perché pur senza gonna a ruota, Bitch, I'm Fabulous too!), resta però il fatto che, secondo me, dobbiamo spezzare l'ignoranza, non i tabù.



|#StillZitello - Storie di quotidiana gaytudine|
Momento magnetico

Nelle puntate precedenti...



Dopo una estenuante ricerca, trovi il tipo che ti piace.


O per lo meno pensi che possa piacerti.
Ma già ti è sembrato carino, ha una foto scattata quantomeno negli ultimi 5 anni, si presenta bene, sembra conoscere anche un po' di sintassi e soprattutto non mostra gli attributi senza nemmeno sapere il tuo nome e se sei quantomeno maggiorenne.
Un piccolo gesto, un punto a favore per l'umanità: scoprire che esiste gente dotata di raziocinio e pudore.
In passato, ma anche ora, la moda era di chiederti subito di dove fossi così da organizzare un incontro alla velocità di Usain Bolt.
Ma l'ultimo trend vuole invece che prima ti chiedano la foto a mare, perché a mare sei ignudo abbastanza da mostrare tutte le doti che tua madre o ore in palestra ti hanno donato, e poi si può sempre approfondire, ma soprattutto fa più fine che andare diretti al punto.
Ma, ah-ah, io non vado a mare.


E in linea generale, anche se ci andassi, non starei lì a farmi tutte 'ste foto.

Chiariamoci subito, noi che abbiamo superato i 20anni da poco, abbiamo ben poco da tirarcela.
I 30 sono dietro l'angolo, e da lì il corpo inizia a invecchiare più velocemente e non è più tempo di fare i santarellini come Beyonce prima dell'avvento di Jay Z. 
Insomma dopo tutto ciò hai capito che ti piace. O meglio, ti attrae, ché per piacerti deve scucire prima qualcosa.
E in quel momento non importa se l'hai raccattato nella peggiore bettola di periferia o in quella chat abbandonata pure dai feticisti. 
Ha superato il bootcamp e sono aumentate le possibilità che possa avere l'X Factor.



Fra uno scambio di like, o cuori o stelline e poi commenti, arriva lo step successivo: i messaggi privati.
I messaggi privati sono uno statement: se ti ho mandato un messaggio privato vuol dire che voglio parlare esclusivamente con te. Più o meno.
Il messaggio privato però nasconde in sé il gene dell'ansia. Col messaggio privato non hai più scuse. Giri le carte e non puoi più usare la scusa che ti si era inceppato il mouse ed hai messo mi piace anche alle foto dal 2009 ad oggi.
In privato ti tocca quanto meno trovare una scusa del perché hai contattato.
I messaggi privati possono essere una comfort zone o una gabbia tediosa.
Intanto nei messaggi privati capisci se hai davanti una persona noiosa, ma dopo anni che ripeti le solite cose, un po' ti scocci comunque.
Ma repetita iuvant, nel senso che ad un certo punto credi di essere come ti dipinti, e sembri quasi una persona migliore.
Di dove sei?
Che fai nella vita?
Che segno sei?
Sei single?
Ti piace lo shabby chic?
E il new old?
Solite domande, solite risposte.
Chiacchieri che ti chiacchieri e magari ci si scambia il numero di telefono. Anzi, per restare al passo con i tempi, prima si passa da Snapchat et similia, che in pratica non ti costringe a dare il numero di telefono. Prima eravamo decisamente più diretti e anche meno furbi.
E poi magari scatta una chiamata. O un messaggio vocale. E' un passo importante quello della chiamata.
La prima volta che senti la voce di qualcuno che hai conosciuto solo tramite messaggi è sempre un'emozione ma al tempo stesso un attacco di ansia. Basta un attimo che dall'altro lato ci sia qualcuno con la voce di Cristiano Malgioglio a distruggere l'incantesimo.


O il fatto che non ci sia feeling nemmeno per una chiamata e tempo 5 minuti ti inventi che devi dare da mangiare all'iguana del vicino. E vorresti essere tu quel pasto pur di non sopportare la persona dall'altro capo del telefono.
Chiacchieri che ti chiacchieri vengono fuori molte cose, l'uno dell'altro forse anche più di quanto vorremmo.
Dicono ci siano cose che non si possono capire al telefono, ed è vero.
Ci sono gesti attenzioni, profumi che capisci solo faccia a faccia. Ma ce ne sono altre che passano comunque. Quando hai un po' di esperienza te ne rendi conto.
Magari il tipo che ti attrae ha superato i primi step e sembra essere attratto da te.
Fra due calamite che si attirano si crea un momento magnetico.
Fra gli esseri umani il flusso magnetico è la voglia di conoscersi, sul serio.
Che non implica sposarsi, adottare un figlio, prendere un cane. Non vuol dire diventare irrimediabilmente inseparabili. Non vuol dire nemmeno finire ineluttabilmente innamorati.
Implica solo la predisposizione a voler conoscere davvero qualcuno, senza che questa diventi il passatempo quando hai finito le vite a Candy Crash.
Aperto verso ogni possibilità e non chiuso nelle paure.
E se non sei pronto non c'è nulla di male ad ammetterlo, ma non lasciare che siano gli altri a dover scavare nelle tue zone d'ombra. Certe cose capitano, non possiamo dire il contrario.
Ma siamo pronti a farle capitare?
L'intensità del momento magnetico dipende dalla forza dei poli e dalla loro distanza.
E' vero, dietro l'angolo ci sono belle sorprese. Ma a volte perdere qualche treno è molto meglio che allungare il nostro tragitto.




{Aggiornamento #42}
Una settimana da paura





Diamo il benvenuto a Novembre?

Halloween ci ha lasciati anche per quest'anno e no, la paura del titolo non ha nulla a che vedere con la celebrazione. 
Anzi, ho un rapporto di duale insofferenza per questa festività: da un lato dovuta a tutti coloro che nella celebrazione vedono chissà quali riti oscuri e satanici (Scientology scansati), dall'altro invece motivata dalla moltitudine di persone che si affanna a giustificarne la ricorrenza anche sul suolo italico, richiamando miti e leggende.
Insomma, per qualcuno se festeggi Halloween probabilmente stai pensando di sacrificare bambini e vergini ad un qualche dio munito di corna; se invece non lo festeggi, per altri, sei un po' sfigato. 
Ed io, potevo esimermi dalla poraccitudine anche il 31 Ottobre? 
Certo che no, infatti ieri mangiavo pesce crudo, così, totalmente a caso. 
Nessuna zucca, né sangue di innocenti (prego i vegani di astenersi dal parlare dell'innocenza dei pesci).

Si è chiusa anche una settimana piena di cose che bollono in pentola.
Per fortuna non carne rossa perché l'OMS ha stabilito che sia cancerogena quanto il fumo. 
Ma la vera ansia non è il fatto che possa subire ripercussioni sulla mia salute mangiando una bistecca.


La vera ansia è mia madre che ascolta Bruno Vespa e che si fa venire le paranoie. 
Stai a vedere che a tavola mi rifila broccoli e vermi. Qui ci sono già tante cose sbagliate, penso lo capiate da voi.
Comunque è stata una settimana un po' in down considerando le notizie non proprio allettanti.

Prima il Consiglio di Stato che ha bocciato le trascrizioni da parte dei sindaci delle nozze omosessuali contratte all'estero, per la ratio che il nostro ordinamento non ha introdotto nemmeno la terminologia che riguarda i matrimoni dello stesso sesso.


Sulla carta potrebbe essere giusto, se ci scordassimo della fonte primaria del nostro ordinamento che è la Costituzione che non parla né di maschi né di femmine in tema di matrimoni. Ma diciamo che è stato più un modo per togliersi la patata bollente dalle mani, e lanciarla al Parlamento.

Poi le solite notizione sbattute sui giornali: Roberto Bolle si limona il compagno.
Beh, complimenti a chi ha la sagace idea di cercare di vendere quattro copie in più facendo fare outing al personaggio di turno.
E' una cosa orrenda, l'essenza della tristezza. Che poi ci sia un qualche accordo fra giornale e paparazzato, poco importa. Sarebbe ancora più triste, ma considerando la situazione socio politica culturale in cui ci troviamo, fare gossip su determinati aspetti della vita di una persona è a mio avviso indelicato. 

E a proposito di gossip, scusatemi ma a me Charamsa, il teologo che ha fatto coming out, mi pare un affamato di fama che manco un tronista di Uomini e Donne.
Visto che non si parlava più di lui, ha pensato bene di scrivere al papa per dire che la Chiesa perseguita i gay.


Un altro notizione che proprio non ci aspettavamo, ma che suona un po' strano da uno che ha dedicato parte della sua vita alla Chiesa. 
Insomma a me 'sta gente mi sembra così try-hard.

Ma nel quadro generale tutto questo può apparire come una bollicina in un mare di champagne.
Fra Expo che chiudono, aerei che crollano, città (non del terzo mondo) senza acqua per giorni, sindaci che tornano al loro incarico e chissà quanto ancora deve venire.
Ma a rasserenare il cielo sotto questa pioggia di mestizia, ci ha pensato questo video.


Trenta secondi per non smettere di ridere mai più.

Forse vi starete chiedendo perché ho iniziato il post con l'acquerello di un'ape. 
Ci sono vari miti su queste creaturine, alcuni anche molto antichi e legati alla vita e alla morte. Uno di questi vuole che quando un'ape vola, un'anima è ascesa ed ha trovato la libertà. Oppure che se è presente un'ape al momento della morte di una persona, questa vivrebbe una nuova vita, ultraterrena. 
Un po' macabro, ma quello che mi piace di più sono i significati che hanno attribuito all'ape le varie popolazioni della storia: giustizia, laboriosità, diligenza, coraggio, intelligenza, portatrice di vita e di messaggi. 
Mi sembrava un simbolo perfetto per iniziare questo nuovo mese.

A presto.



#StillZitello - Storie di quotidiana gaytudine

Sento voci (???) di corridoio che si susseguono sempre più frequentemente riguardo la mia vita personale.
Ma Pier è fidanzato? Sta con qualcuno? Fa coppia fissa, o quantomeno provoleggia in giro per il mondo?
Possiamo dirlo apertamente: sono single.
E anche da parecchio tempo. Così la mia mente ha partorito l'hashtag #StillZitello che vuole unire la consapevolezza che essere single non è poi tanto male, al fatto che, di base, non si batte chiodo.

Bisogna però ammettere che la vita affettiva- relazionale  di noi omosessuali è tormentata. In primis per quanto riguarda i modi per avere un contatto.
Sono pochi i fortunati che possono vantare di aver conosciuto il proprio partner dal vivo, in occasioni del tutto comuni e spontanee.
Qui in Italia ad esempio, al massimo ti becchi in discoteca il sabato sera.

Banzai d'ascella
Le ho frequentate, le discoteche, per un po' è stato divertente, specie se ci vai con un gruppo di amici, poi mi hanno scocciato. Non sono tipo che ama ballare, e voglio troppo una pelle perfetta per sopportare ore piccole, alcol e fumo.

Inoltre, le pochissime volte che mi hanno abbordato, non credo che volessero esattamente offrirmi l'anulare. E credo anche fossero fin troppo ebbri per capire cosa stessero dicendo. Ma questi sono dettagli macabri irrilevanti.
Non ci metto piede da un po', ma so che ora in discoteca senza canotta smanicata sino ai fianchi in stile ascella fresca a lungo, non ci puoi praticamente andare.
Pure a dicembre, pure all'aperto. 
Anche perché se non ce l'hai vuol dire che non te la puoi permettere, quindi merda.

Molto più presenti nella vita relazionale dell'omosessuale medio sono le applicazioni e i siti di incontri. 
Grindr, Gayromeo,  Gaydar,  Bearwww e compagnia chattante.
Come funziona?
Intanto ti devi iscrivere e devi scegliere un nickname. E già da questo si capiscono le tue intenzioni, che possono essere molteplici: se metti il nome del tuo cane morto quando avevi 5 anni cerchi quasi esclusivamente robe serie, se metti robe tipo "Machoadelante4Men" cerchi sesso.
Ma, diciamolo, tante volte scegliamo i nickname puramente a caso, per cui a rendere più palesi le tue intenzioni sono le foto che scegli.
In linea generale i profili hanno foto di gente senza testa, che non sai se sia una questione di privacy o siano finiti nelle grinfie della regina di cuori.
Ma anche includere il viso può essere quantomai significativo delle proprie tendenze.
Una foto fatta mentre eri in gita a Medjugorje, indica intenzioni serie.
Una foto ammiccante su una spiaggia per nudisti indica tendenze lascive.
Ovviamente per dovere di cronaca ho ristretto la casistica, che sarebbe generalmente più ampia; in linea generale però ci sono persone per tutti i gusti: dal "sono un santo, sto raggiungendo il soglio vescovile (letteralmente)", a quelli che ti ribalterebbero come un calzino in centrifuga e poi ciao.

Ma gli ingranaggi di questa macchina, che sembra perfetta e fruibile a tutti, si inceppano scontrandosi col sistema della fretta.
Chatta, incontra, lascia o prendi. Una catena di montaggio che trova il suo compimento nel giro di 48 ore o su di lì. Il sistema della fretta ha la superficialità per madre e il tempo determinato per fratello. Tutto buono e tutto bello, ma fino ad un certo punto. Ovvero fin quando ci si scontra col drammatico scoglio chiamato difetti.
Prima o poi arriva, inevitabile, come i saldi, come l'allergia a Aprile, come la fronte perlata ad Agosto, come la pioggia a Settembre.
E' il ciclo fisiologico.
A volte questo scoglio è fatto di sciocchezze che ci ridi sù, a volte scheletri nell'armadio.
Ma li abbiamo tutti.
Non possiamo imporli, ma mostrarli, e confrontarli. Comprenderli, e soprattutto cercare di accettarli, se e quando possibile.
Raccontarsi attraverso i propri difetti è il primo atto d'amore che possiamo fare verso l'altro, ché anche la strega di Hänsel e Gretel viveva in una deliziosa casetta di marzapane, ma a sapere prima il vizietto che aveva, non ci saresti forse nemmeno entrato.




I had a thought, dear
However scary
About that night
The bugs and the dirt
Why were you digging?
What did you bury
Before those hands pulled me
From the earth?

I will not ask you where you came from
I will not ask and neither should you

Honey just put your sweet lips on my lips
We should just kiss like real people do


{La Poraccitudine #16}
"NO all'ideologia gender nelle scuole"

Vagavo sul web in preda ai morsi della fame ché era ora di pranzo, e becco lui, lo spot dell'associazione ProVita con annessa petizione.



Ve lo descrivo.
C'è un padre triste e vestitosi al buio più totale, seduto su un divano. 
Gli corre incontro un bimbo che pare preso da crisi epilettiche, non dice una parola e scappa via.
Ma arriva la moglie, perché in queste famiglie del mulino bianco con le pareti color pastello il padre non può chiedere al figlio cosa abbia.
Lei, esagitata e con dei capelli che non vedono un balsamo dall'epoca in cui Nerone diede fuoco a Roma, dice:

"Sconvolto, poveretto. Mi ha raccontato tutto."
Ma col padre non ci parla...

"A scuola hanno fatto una lezione di educazione sessuale, basata sulla teoria del gender. Le scuole sono obbligate, sono direttive del governo."
E quindi?

"Gli hanno detto che dovrà scegliere in futuro se vorrà essere uomo o donna. Dipende da come si sente, che è normale cambiare di sesso, e puoi essere quello che vuoi, né uomo né donna, che qualsiasi orientamento sessuale va bene, che si può cominciare anche da piccoli a fare sesso"

Il tutto mentre scorrono immagini senza una logica.

Dovrà? Ma chi l'ha detto che DEVE? 
A scuola non credo proprio, a meno che non fosse una babbiona come te, mia cara madre dello spot. 
Il fatto è che insegnare a scuola educazione sessuale e quindi anche ciò che riguarda l'omosessualità e la teoria di genere, significa semplicemente educare al fatto che possiamo essere ciò che vogliamo, ciò che sentiamo, seguendo i nostri istinti, le nostre emozioni e sensazioni. E soprattutto che possiamo farlo rispettando gli istinti, le emozioni e le sensazioni altrui.
Vuol dire insegnare che la natura non sempre è perfetta, e come tale a volte sbaglia e quindi possiamo fare in modo che il nostro corpo somigli a ciò che realmente sentiamo di essere. Ma mica perché una mattina ci svegliamo e decidiamo che vogliamo cambiare sesso come si cambia un paio di pantaloni o l'ordine al ristorante cinese.

Si passa attraverso molta frustrazione, ansia, confusione, tristezza, momenti di certezza e sicurezza a momenti di dubbio, e molto altro che non riesco nemmeno a pensare. 
E' una strada buia che devi fare a tentoni e che diventa ancora più difficile percorrerla da soli, assillati dall'idea di aver sbagliato tutto.

Vi rifaccio la domanda: volete questo per i vostri figli?

Miei cari genitori dello spot e non, i dogmi non li abbiamo tirati mica fuori noi. Nessuno sta dicendo quello che devono o non devono essere, lo state dicendo voi. 
Lo dite voi attribuendo l'obbligatorietà ad un corpo o a una sessualità, che non ci appartengono. 
Dall'altro lato c'è invece chi vuol dare a tutti una possibilità, quella di essere felici con se stessi e gli altri.



Imparare a imitare.

Pochi giorni fa guardavo Sanremo con la leggerezza con cui si guarda un programma televisivo.
Perché, ok, ho fatto lo scemo su questo e quello, ma per me resta uno spunto faceto. 
Ad un certo punto è apparsa lei: Conchita Wurst e Twitter si è spaccato fra chi la criticava, e chi, non sapevano come complimentarsi con lei.
Da un lato gli aberranti commenti sotto al video Youtube, che potete leggere voi stessi.
Dallo scambiare una drag queen per un transessuale, alla palese e amara accettazione che esiste uno spesso numero di persone che chiaramente non appartiene al duemilaequindici.
Avvilente, non so come altro descriverlo.
Non un commento sulla esibizione, su come abbia cantato.
Manco su come fosse vestita, che boh, magari azzurro e blu assieme ti fanno schifo.
Nulla, se non il laido chiacchiericcio da bar di paese sulla sua sessualità.

Ma non ho le forze per spiegare cosa non funzioni nella mentalità di certe persone, ché preferirei piuttosto farmi fare i colpi di sole anni '90.
Mi sposto invece sull'altro fronte, verso coloro che si sono sperticati per farle i complimenti per la performance, per l'eleganza, per la voce, per la femminilità, ma soprattutto per il messaggio che manda.
Essere se stessi, mostrarsi agli altri come ci pare e piace perché non è l'apparenza ciò che conta.
Tutto bellissimo, giustissimo e fighissimo.
Ma le mandrie di persone, gay e non, che si definiscono open-minded, senza pregiudizi, ben predisposti verso il prossimo, non avrebbero dovuto già assimilare il messaggio che la performer austriaca ci ha lasciato?

Mi spiego: Conchita ci invita ad andare alla sostanza delle persone. 
Lei, o meglio Tom, si presenta al pubblico come Conchita, un personaggio che esprime la propria arte attraverso travestitismo, il canto e la musica. In sostanza è un'artista.
Ma sono quasi certo che molti di coloro che si definiscono liberi dal pregiudizio, si sono soffermati sulla barba, sull'essere una drag queen e tutto ciò che lega il personaggio alla comunità LGBT.
Perché quella barba esprime un messaggio socio-politico ben chiaro.
Ma esprime anche un'altra cosa: una persona. Una personalità, con tutte le sue sfumature (molto più di 50).

Per quanto splendido sia il lascito di Conchita Wurst o di chiunque altro si batta per l'equità, averlo inteso e capito e condiviso, non vuol dire solo sfruttarlo a proprio modo e secondo la mia personale convenienza. Del tipo:
"Io sono apertissimo agli altri, purché siano belli, ricchi, famosi, intelligenti, simpatici e con un bel conto in banca. Non voglio il male di nessuno, non voglio che vengano picchiati o derisi, ma facciamo che non mi ci avvicino troppo che mi mischi la sfigaggine."
Nascosto dietro un denso strato di ipocrisia e sottotesti, si nasconde l'universalizzazione di ciò che quella barba vuol dirci.

A molti ciò che ho scritto sembrerà un messaggio delirante e privo di senso, ma ciò che voglio dire è che fin quando non interiorizzeremo davvero l'importanza di andare oltre le apparenze, fin quando non assimileremo il concetto che normalità è una guaina elastica contenitiva che riesce a tenere insieme tante cose, non andremo lontano.
Fin quando noteremo prima la drag queen e poi la persona non andremo lontano.

E' vero che abbiamo ancora tantissimo bisogno di imparare, vista la grettezza espressa dai commenti di cui sopra, ma chi se ne discosta forse deve ancora fare dei passi in avanti.
Il nostro problema è che ascoltiamo senza imparare. O, alla meglio, impariamo senza imitare.








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