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Non ho perso nulla eppure mi ricerco

Maggio è il mese dell’anti-compleanno per lo Scorpione, come dicono gli astrologi.
Ci dovremmo insomma trovare con delle beghe da risolvere, spese improvvise, scocciature di varia natura e forma.
E se volete ve ne posso dare già quante ne volete.
Avete presente che sono andato a vedere Il Diavolo Veste Prada 2, no? Ecco, una fila lunghissima, una sala piena e chi mi ritrovo accanto? Due roditori di pop corn che hanno commentato dall’inizio alla fine anche i respiri degli attori.
Ora, anche io avevo i miei commenti da fare, tipo quali ritocchi ha fatto Anne Hathaway per essere così raggiante, e soprattutto quanto costi baciarla per contratto ché capita solo una volta in tutto il film, però me li sono tenuti per la fine.

E poi lo schermo del mio telefono ha iniziato a piangere pixel (che sembra il titolo di una canzone di Rosalía), mi si sono bruciate un po’ di luci dell’auto, il corriere ha deciso in autonomia dove e a chi lasciare i miei pacchi, le collaborazioni sono diventate più ballerine, e mi si è pure sbiadita la tinta capelli prima del tempo.

Stando insomma agli astrologi, Maggio per me dovrebbe significare una parentesi di tensioni, di bilanci, di rotture, quel momento per fermarsi e riflettere. Forse per le stelle non sarà il momento migliore per ricominciare ma dicono che si è pronti solo quando si inizia a fare le cose e quindi eccomi qui.


Questo articolo è un estratto dal mio primo post su Substack, un nuovo viaggio, una nuova piccola esperienza. Vi aspetto qui. 




La mia esperienza con Sinsay e le loro candele profumate SUPER economiche

Poco prima che aprisse un negozio qui in Sicilia, avevo fatto un ordine sul sito di Sinsay che non conoscevo fino a quando non l'ho notato nelle storie Instagram di Porzia (@piccol_a_stella) che aveva mostrato proprio alcune candele profumate disponibili sul sito. 

Sinsay per chi non lo sapesse è come una sorta di gran bazar che credo nasca in Polonia intorno al marzo del 2013, per poi espandersi anche da noi a cominciare da Venezia nel 2022.
Nei loro negozi fisici e sul sito ci trovi di tutto, da piccoli oggetti di arredamento, ad un ampio settore di abbigliamento uomo, donna e bambini, fino ad accessori vari, per la casa o per la persona. La cosa strabiliante sono i prezzi, molto accessibili, al punto che si rischia di essere facilmente sedotti dall'acquisto compulsivo.
In realtà nel mio primo ordine da Sinsay sono stato bravo: ho acquistato giusto alcuni capi di abbigliamento, un paio di oggetti per la casa fra cui quattro candele profumate di diversi formati per testarne la qualità generale.

Ci sono tante caratteristiche che mi hanno spinto ad acquistare da questo sito.
Sinsay è infatti facile da navigare, e sebbene le descrizioni sulle schede dei prodotti non siano fra le più dettagliate, si riesce ad avere informazioni abbastanza precise e veritiere su quel che si acquista. 
Il costo delle spese di spedizione dipende dall'ordine che si fa, ma diventa gratuito da 30€ di merce. Il ritiro nei negozi fisici invece è sempre gratis.
Inoltre ci sono tantissime modalità di pagamento, incluso Paypal, ma manca il contrassegno. Il reso è invece sempre gratuito, anche se personalmente non ho dovuto utilizzare questa opzione.

Ma soprattutto Sinsay offre sempre tante promozioni, che variano dalla consegna gratuita a coupon sconto su tutta la merce.
Vi dicevo quindi che al momento ho fatto un ordine dal sito ed è andato tutto bene: ho inoltrato il mio acquisto il 4 novembre (sì sono un po' in ritardo per parlarvene) e mi è stato consegnato il 12 Novembre tramite corriere GLS.


Il pacco era ben imballato, anche se purtroppo non ho fatto foto dell'interno. Avevano incastrato infatti i prodotti più fragili con i capi di abbigliamento e alcuni oggetti erano stati avvolti in altra carta protettiva e pluriball, quindi è arrivato tutto integro, nonostante il pacco fosse abbastanza ingombrante. 

Non mi soffermo sui capi di abbigliamento o sull'oggettistica, che comunque, in linea generale ha avuto un buon rapporto qualità-resa anche a distanza di alcuni mesi. La mia curiosità era infatti tutta rivolta alla qualità delle loro candele profumate, utilizzandole spesso e volentieri, e quindi ne ho scelte quattro (un po' random lo ammetto, ma sono davvero tantissime) per vedere se valesse la pena tenere il Sinsay in considerazione da questo punto di vista.


Alcune delle fragranze che ho scelto non sono al momento disponibili sul sito, ma ripeto, per me non è tanto il prodotto in sé, quanto capirne la generale piacevolezza, e posso ritenermi soddisfatto.
Si tratta di candele comunque di paraffina, non parliamo di cere particolari, ma devo dire che si sono sciolte tutte abbastanza bene, e lo stoppino mi è sembrato di qualità perché non ha fatto aloni neri sui barattoli o cattivi odori quando spengo queste candele. Ho però alcune preferenze che probabilmente avrei limato se avessi fatto acquisti in negozio, potendo magari annusare prima di acquistare.

A soli 1.99€ ho acquistato questa candela profumata Toasted Oak che, escluso il barattolo, corrisponde più o meno alla grammatura di un votivo.

L'ho trovata subito carinissima, con questa confezione beige chiaro ed il tappo in sughero, anche carina da esporre, ma soprattutto Toasted Oak Sinsay mi piace molto come fragranza. Già da spenta si avverte questo aroma legnoso, che ha una leggera affumicatura che lo rende più interessante. Ma è come se questo legno sprigionasse anche una venatura più balsamica e dolce, che lo va ad alleggerire e rendere la profumazione più morbida e avvolgente. Tutte note che percepisco anche una volta accesa, e che si equilibrano bene fra loro.

Una candela perfetta secondo me sia per la zona giorno, soprattutto il living, che per quella notte. Ma il neo di questa candela Sinsay è la l'intensità, che definirei medio bassa: avrei voluto fosse un po' più percepibile perché si tratta di accenderla in uno spazio piccolo e poco areato, si sente bene, ma se la stanza è ampia e areata, la fragranza diventa troppo evanescente.
Esattamente insomma come un votivo, questa candela profumata risulta gradevole ma delicata, che ha qualche limite ma che riacquisterei.

Per 2.49€ mi sono accaparrato sia la Orange Chocolate che la Christmas Cookie, due fragranze diciamo più gourmand.

Pur non amando troppo le candele profumate dolci, ho voluto dare una chance a queste di Sinsay proprio per la logica a cui accennavo su, ovvero fare una panoramica della qualità generale, e devo dire che queste sono quelle che ho preferito meno.
Orange Chocolate unisce due note che amo (anche nel cibo), dove però predomina più il cioccolato che l'arancia, seppur non risulti stucchevole o troppo dolce. Non ci sono altre sfaccettare olfattive secondo me e si assesta ad una intensità media, che si avverte però anche in spazi un po' più ampi. Poca invece la permanenza nell'aria una volta spenta.

Vera nota dolente è però che sento nella candela, sia da spenta che da accesa, un elemento ceroso-chimico che non mi fa affatto impazzire. Non è tremendo, anzi considerate che ho praticamente terminato tutto il barattolo, sebbene sia anche più grande di una jar piccola di altri marchi (qui siamo sui 170g), e che riesco a tenerla accesa anche parecchio a lungo. Non è una fragranza che riacquisterei nonostante l'ottimo rapporto quantità-prezzo.

Più piccolo è invece il barattolo di Christmas Cookie Sinsay, che assicura fino a 12 ore di combustione.

Annusata da spenta, a me ricordava più Candy Cane Lane, quindi una fragranza sempre burrosa e vanigliata, ma rinfrescata da una spolverata di menta o comunque qualcosa di fresco che la rende per il mio naso gradevole e non troppo dolce. 
Queste sfumature un po' si perdono con l'accensione, complice anche in questo caso una intensità non eccellente, e Christmas Cookies Sinsay diventa più la classica candela profumata vanigliata biscottosa. A me sta bene così perché se fosse stata troppo intensa probabilmente mi avrebbe stufato, ed invece sono riuscito ad utilizzarla senza problemi. Qui l'unico neo è stato far sciogliere al meglio la cera: probabilmente la forma quadrata non aiuta a creare la famosa piscinetta che vogliamo ottenere, ma ho risolto con il finto paralume con la carta alluminio. 
Anche questa candela profumata Sinsay si percepisce in una stanza di media grandezza, e per un po' permane nell'aria una volta spenta.

Salendo ancora di fascia di prezzo, alla comunque modica cifra di 4.49€ ho preso questa mega jar Leather & Cachemire. 


Qui siamo ad un livello più alto: si tratta infatti di una candela profumata con 3 stoppini, e con una confezione che trovo sobria ma raffinata, con un coperchio per proteggerla dalla polvere e adatta anche ad essere messa in bella vista. Questa linea Sinsay è declinata in quattro profumazioni, ma ho scelto Leather & Cachemire perché mi sembrava una di quelle fragranze neutre che mi sarebbero piaciute anche in vista della bella stagione, e che non mi avrebbero stufato nel lungo periodo, anche perché parliamo di una candela da 380g. 



Ho azzeccato su tutta la linea perché è una profumazione che mi è piaciuta moltissimo: a me ricorda un profumo femminile ma deciso, dove le note di un cuoio morbido si uniscono a quelle più talcate e floreali del cachemire, probabilmente date dall'iris. Un po' in fondo, più che altro secondo me per rendere la fragranza un po' più leggera e fresca, ci sento anche del muschio bianco. Pur risultando avvolgente e pur avendo una buona intensità che si diffonde bene anche in una stanza un po' più ampia, questa candela Sinsay non mi stufa da accesa e riesco a farla sciogliere per ore. Una volta spenta si percepisce nell'aria per un paio di ore, ma non immaginatevi comunque quella persistenza che hanno ad esempio le Yankee Candle. 

La combustione è ottimale ma ho dovuto fare una piccola modifica: infatti mi sembrava che gli stoppini fossero posizionati troppo al centro e quindi non sciogliessero al meglio la cera. Però ad ogni accensione ho cercato di spostarli, o comunque inclinarli verso l'esterno e così si è sempre sciolta in modo omogeneo senza bordi di cera.

Una candela come questa secondo me potrebbe anche essere una idea regalo, quindi le terrò d'occhio.


In definitiva la mia esperienza con Sinsay e con le loro candele profumate ha rispettato le mie aspettative, il servizio è stato valido e non c'è stato quel prodotto che davvero mi ha deluso al punto da non poterlo usare o da doverlo restituire. Avete mai usato il loro sito?


Ho provato un'altra candela profumata natalizia di Sinsay, ne parlo qui. 


Spagna di ritorno: cosa ho visto, dove sono stato, cosa mi è piaciuto (e cosa no)

Non c'è quasi mai un tempo giusto per le cose. Aspettare che le stelle si allineino, che le situazioni si appianino, che hai finalmente l'umore giusto per affrontare quella cosa non sempre è possibile. A volte tocca tuffarti e basta, prendere le cose come vengono e mettere il casco da astronauta, quella boccia che ti tiene al riparo da tutto.
Suonerà ingrato (ma non lo è) però era più o meno questo lo spirito che cercavo di avere quando mi sono messo su un aereo e sono ritornato in Spagna. Non mi sembrava il momento ideale, quello con lo spirito più leggero con cui puoi allontanarti dalla quotidianità staccando davvero, ma, appunto, le occasioni arrivano senza poi troppi margini di controllo e quindi si va.

La prima tappa l'ho conosciuta già due anni fa, ovvero Madrid, ma sarebbe stata solo una questione meramente pratica per una organizzazione di voli che non sto qui a raccontare. Un treno ci avrebbe infatti portati dalla capitale spagnola alla meta effettiva, ma nella fretta non abbiamo considerato gli stringenti controlli nelle stazioni spagnole e la tassa extra sui bagagli troppo grandi.
La fortuna (o l'aspetto da persone stanche e poco sveglie) ci bacia e in un paio di ore arriviamo a Cordoba.

Senza alcun pregiudizio, ammetto che l'Andalusia non era una delle destinazioni a cui aspiravo nell'idea di un ipotetico prossimo viaggio fuori dall'Italia, ma è stata una bella sorpresa.
L'albergo che ci attendeva, il Sercotel Córdoba Medina Azahara, oltre a stanze ben insonorizzate e una colazione generosa di cui ho approfittato senza vergogna, ha anche un'ottima posizione quasi affacciata sul giardino de La Victoria (che non esploreremo mai del tutto, ma può essere una attività a tempo perso), che ci ha permesso di uscire subito a passeggiare dopo aver lasciato i bagagli, visto che a pochi passi avremmo raggiunto Plaza de las Tendilla, uno dei centri più frequentati, da cui si diramano le vie dei negozi e dei ristoranti, e che diventerà in seguito uno dei punti da cui raggiungere le mete del mio itinerario.
Appena arrivato a Cordova mi sono reso subito conto di un paio di cose: le app del meteo non si sbagliavano sul caldo, il tramonto sembra non arrivare mai e i centri dentali (a volte anche estetici o poliambulatorio) sono stranamente ad ogni angolo e sembrano in grado di riportarti in vita.

Ma non era mia intenzione fare turismo sanitario, e appunto, dopo una passeggiata serale attorno alle mura della Moschera, e una ottima cena da Macsura Gastrotaberna, unendo tradizioni andaluse a rivisitazioni più moderne, era necessaria una lunga notte di riposo, visto che il giorno seguente sarebbe stato il primo di vera esplorazione.
Decidiamo che è meglio riorganizzare parte del mio itinerario ed iniziamo infatti dalla Puerta de Almodóvar, di epoca medievale con davanti la famosa statua di Seneca, e proseguiamo lungo le mura che racchiudevano la medina, la Muralla de la calle Cairuán, fino a raggiungere l'Alcázar de los Reyes Cristianos, una fortezza che è stata anche residenza reale, ma ha avuto scopi differenti nel corso del tempo. 

Le belle sale interne non offrono tantissimi stimoli, ad eccezione forse della sala dei mosaici romani, ma oltre che fresco e piacevole da percorrere, è possibile raggiungere alcune delle parti più alte dell'alcazar che hanno una vista spettacolare e che danno uno spoiler su un'altra zona da non perdere del palazzo, ovvero i giardini, rigogliosi, anche loro rinfrescanti nelle zone d'ombra e ben curati. 
Non molto distanti ci sono anche i Bagni califfali, ovvero un hammam del decimo secolo, ma ce ne ricorderemo quando ormai saranno chiusi.




Usciti dall'Alcazar, il percorso è stato semplice: dopo aver superato il mulino dell'Albolafia, raggiunto l'imponente Puerta del Puente, ed aver percorso l'altrettanto massiccio Ponte Romano che attraversa il fiume Guadalquivir, siamo arrivati alla Torre de la Calahorra, fortezza di origine musulmana che oggi contiene il Museo Vivo de al-Ándalus che però abbiamo evitato senza troppi rimpianti, perché c'era altro da fare.
Dopo una breve sosta infatti abbiamo visitato uno dei posti più suggestivi che abbia mai visto: la grande Moschea-Cattedrale di Cordoba.

Non solo le mura esterne sono bellissime, ma l'esperienza all'interno della Mezquita è unica, perché si passa dal labirinto di colonne in penombra della parte musulmana, all'altissima cattedrale cristiana eretta in centro in stile gotico-rinascimentale, che è secondo me l'emblema di come nel tempo si siano fusi stili, culture, tradizioni, religioni e popoli. 


Usciti dalla frescura della Mezquita- Catedral, non ci restava che pranzare, provando per la prima volta il famoso flamenquin cordobese, una sorta di mega involtino di carne pastellato e fritto, e, per rientrare verso l'albergo abbiamo deciso di perderci per le stradine della Judería, il quartiere ebraico. Qui non serve seguire un itinerario specifico, ma basta perdersi per le stradine caratterizzate dalle tipiche case bianche con i cornicioni colorati e i vasi di fiori appesi alle pareti, e sbirciare all'interno dei patios, questi cortili interni alle abitazioni curatissimi, pieni di piante e angoletti dove riposare. Solo il giorno seguente ci siamo ricordati di passare per Calleja de las Flores.
La juderia è al tempo stesso una delle zone più interessanti ma anche delle ovviamente più turistiche e credo tocchi beccare il periodo dell'anno in cui la calca di visitatori non renda l'esperienza troppo caotica. 

Il viaggio a Cordoba è stata anche l'occasione per ritrovare vecchie conoscenze e la cena è diventata un ulteriore modo per conoscere l'accoglienza della Spagna del sud, che avrei riscoperto anche più avanti nel viaggio, e siamo stati invitati ad uno dei ristoranti tipici che comunque avrei voluto provare, cioè Taberna La Montillana. Compartir è la parola che ho sentito più spesso a tavola, e così si condividono piatti della tradizione andalusa, come l'ensaladilla, la mazamorra (la versione bianca del salmorejo), i boquerones e le berenjenas (melanzane croccanti) con miel. 
Dopo una passeggiata che ci ha fatti arrivare fino alle colonne del Tempio Romano di Cordova (nulla di imperdibile, sebbene l'altezza faccia impressione, ma erano quasi nascoste da ponteggi e teloni) passando dal Cristo de los Faroles, che non rivedremo più con la luce del giorno. 
Se i primi giorni abbiamo esplorato la parte più nota e anche turistica di Cordoba, nell'ultimo di permanenza effettivo rimasto a disposizione abbiamo avuto modo di esplorare una parte zona meno frequentata, che porta ad esempio al Palacio de Viana e in generale le viuzze del quartiere di Santa Marina.

La mia scarpinata è poi continuata costeggiando il Guadalquivir, passando davanti l'eremo dei Santos Mártires, che un po' spiazza nel suo contesto, e risalendo verso Plaza de la Corredera, che onestamente non mi ha colpito, restando più in basso fra le mie preferenze delle piazze spagnole che ho visto. 

Dopo un lungo pranzo con autoctoni e non nel bellissimo patio di una taberna che volevo provare, ovvero los Berengueles, dove ho finalmente provato il famoso tinto de verano buono e fresco, ad accompagnare ancora piatti tradizionali, e arrivato il tempo di battere verso l'albergo, riposare e pensare all'ultima cena cordobense, puntando ad uno dei ristoranti forse più sofisticati ed eleganti che avevamo nelle vicinanze, ovvero La Casa de Manolete Bistro, proprio nell'abitazione del torero Manolete. Una esperienza.
Probabilmente ho sottovalutato il fascino di Cordoba prima di partire ma ho ritrovato una città gentile, che si lascia calpestare (nel senso più buono del termine) e conoscere in ogni modo possibile, accogliendo e condividendo le sue sorprese.

Il mattino seguente sarebbe stato l'ultimo giorno a Cordoba, e dopo un'ultima passeggiata ed aver preparato le valigie, ci siamo spostati nell'ultima meta di questa permanenza in Spagna: Siviglia, raggiungibile in un'ora di treno.

Sevilla non è stata solo una destinazione scelta, ma anche necessaria per poter rientrare con un volo diretto in Sicilia, e quindi l'esperienza è stata diversa. In questo caso infatti l'albergo era più distante dal centro perché la Feria de Abril, una festa primaverile tipica, ha reso la disponibilità di alloggi più limitata, ma nulla è stato perduto. Infatti dalla nostra posizione autobus e taxi in più o meno 10 minuti ci hanno subito consentito di arrivare ad una delle zone più belle di Siviglia, le Setas o Metropol Parasol. Avremmo imparato più tardi che il biglietto per accedervi vale per 48 ore e quindi conviene farlo subito per poter visitare la struttura in più momenti della giornata e ne vale sicuramente la pena, non solo per quanto appaia impressionante la struttura, ma per la vista che si ha dall'alto di tutta Siviglia. 
Dopo una breve passeggiata per le vie della città passando dalla chiesa di San Salvatore, da Plaza de San Francisco, Plaza Nueva, il programma per la serata era già organizzato: prima una sosta in albergo (lo specifico perché non si sa mai) e poi avevamo già una prenotazione dalla vista spettacolare. Il ristorante Abades Triana infatti sporge proprio sul Guadalquivir, ed è direttamente frontale alla torre dell'Oro e allo skyline della città, inclusa la Giralda. E sì, letteralmente si paga anche la vista.

Il giorno seguente, quindi l'ultimo a Siviglia e in Spagna, ci siamo concentrati sui posti più famosi: dopo appunto la Cattedrale, che non avremo modo di visitare all'interno, avevamo già prenotato online i biglietti per la Real Alcázar de Sevilla, la regia reale che rispetto alla controparte cordobense ha anche degli interni particolarmente ricchi, specie per struttura e decorazioni alle pareti e ai soffitti. Non manca anche il bel giardino, con pavoni che pascolano liberamente. Unico neo la mancanza di un percorso preciso da seguire: ogni area del palazzo viene descritta all'entrata, ma nessuna freccia indica quale zona sia meglio visitare per prima o con una logica.

Per pranzo ho voluto optare su un posto carinissimo e tutto rosa, il Moya Brunch, per variare sui piatti tradizionali che avevamo provato più volte. Se avete fretta in effetti non è l'ideale, come dicono le recensioni l'attesa non è breve, ma merita.

Subito dopo aver fatto capolino alla casa del barbiere di Siviglia, ci siamo diretti verso un'altra delle grandi attrazioni della città, ovvero Plaza de España. Credo sia impossibile non restare di stucco davanti a questa imponente piazza che già dal suo accesso si dimostra sontuosa. Vi ricordate della Feria? Bene, credo che grazie a questo evento, la Plaza, come gli altri luoghi, non fosse estremamente incasinata, ed è stato tutto molto più piacevole.



Plaza de Espana è situata all'interno del Parque de María Luisa che è stato un ottimo rifugio per prendere un attimo di respiro dal caldo della giornata ma anche per scoprire un altro angolo della città immerso nella natura che merita una visita. 
La serata ci ha poi confermato quanto vi dicevo sul caos che la Feria ci ha evitato, infatti il ristorante che abbiamo prenotato, Terraviva, proprio vicino Plaza Nueva, era quasi deserto, e quindi è stata un'ottima cena in tranquillità, e ancora una volta con una cucina meno tradizionale e più contemporanea. L'obiettivo però dell'ultima serata a Siviglia non era solo rifocillarci, ma anche salire sulle Setas per lo spettacolare gioco di luci che la illuminano la sera. L'attesa di un tramonto che non arriva prima delle 21 e una fila stranamente lenta alla biglietteria sono state ampiamente ripagate da questa struttura spettacolare che offre una vista a 360 gradi su tutta Siviglia.


Siviglia avrebbe meritato più tempo per essere esplorata, non ne ho dubbi perché sono tanti i pezzetti che abbiamo lasciato indietro. Il suo essere simile a Cordoba ma in formato XL la può rendere meno accogliente e più chiassosa, ma non per questo priva di bellezze e fascino. 

Dopo una disperata ricerca di acqua, visto che, nonostante sia una delle città più popolose della Spagna, non si trova un minimarket aperto dopo le 22 in pieno centro, non restava che cercare di dormire qualche ora prima che un aereo con partenza all'alba ci riportasse in Sicilia.
Ancora una volta con un nuove esperienze, nuovi luoghi, nuove emozioni e immagini stampate nella mente da conservare e raccontare, ancora una volta come riconferma che le occasioni, anche se imperfette, anche se ci mettono alla prova, vanno colte. 


Cosa ho fatto quando ho ricevuto un pacco vuoto da Zalando 📦

In tanti anni di acquisti online devo dire che sono stato fra i fortunati che, al massimo, ha subito qualche ritardo nella consegna, qualche scatola ammaccata e, ancora meno spesso, della merce danneggiata poi sostituita o comunque rimborsata. Ma fino ad ora non mi era mai capitato nulla di ciò che sto per raccontarvi.
A fine maggio ho inoltrato un ordine su Zalando, da cui ormai da anni acquisto abitualmente. Anche qui vi ho raccontato come sono state le mie esperienze, e due anni fa vi avevo anche spiegato che avevo cambiato opinione sul colosso tedesco.
Non mi aspettavo però di ricevere un pacco completamente privo di merce.
Infatti il mio ordine di fine maggio è stato inoltrato e spedito correttamente come sempre, ma è stato suddiviso in due diverse spedizioni, perché parte della merce proveniva da uno dei partner di Zalando. In breve, alcune aziende rivendono (e quindi spediscono merce) attraverso l'e-commerce, ed a volte anche solo una taglia differente dello stesso modello di prodotto che stiamo acquistando è venduta da un partner. 

Parte dei miei ordini mi è stata recapitata giorno 7 Giugno, mentre un secondo pacco giorno 8. Il mio programma era quello di sfruttare l'opzione Prova prima, paga dopo, infatti avevo acquistato due prodotti (scarpe nello specifico) di due taglie differenti, così da poter provare quale sarebbe più adatto a me. Un servizio molto comodo, se non fosse che la prova non è mai avvenuta in quanto il pacchetto di giorno 8 era vuoto.

Il corriere SDA infatti mi aveva consegnato una scatola anonima, senza loghi Zalando o affini, ma intatta, e quando l'ho presa ero perplesso perché particolarmente leggera, convinto si trattasse di qualche altro prodotto che mi è stato spedito o che io non ricordavo di aver acquistato. Ma una volta aperta mi sono ritrovato con la scatola delle scarpe vuota. 


E qui inizia la trafila che ho messo in atto e la parte che forse vi può interessare se anche voi avete avuto lo stesso problema con Zalando, anche perché online non ho trovato nessuna procedura standard da applicare per trovare un aiuto o una risoluzione. Vi ricordo che no, nei commenti non posso aiutarvi con i vostri ordini, quindi non inseritemi dati o altro.
Inoltre qui si parla di un problema reale, quindi se è vostra intenzione intascare la merce e ottenere un rimborso, non aspettatevi di trovare qui la risposta. 

Seguitemi nei vari passaggi, perché la strada è tortuosa.
Come primo tentativo contatto direttamente l'assistenza clienti Zalando via email che mi ha lasciato letteralmente sconcertato, e su cui da qui in avanti potrò solo parlare negativamente.

Infatti subito dopo la mia segnalazione, mi dicono che avevano verificato col loro magazzino e risultava che l'ordine fosse completo al momento della spedizione, ma mi lasciano una porta aperta: dovevo infatti certificare per iscritto, attraverso un'autocertificazione legale, che non avessi davvero ricevuto la merce. Procedo quindi a compilare i documenti e ad inoltrarli, e qui arriva il bello: alle 14:55 Zalando mi dà conferma tramite mail di averli ricevuti e che le indagini potevano impiegare anche 7 giorni lavorativi, e alle 15:04 dello stesso giorno mi dicono che le indagini avevano dato esito negativo e che non potevano rimborsarmi.

Devo fare una confessione a cuore aperto: capisco benissimo che una azienda possa mettere in dubbio la parola di un cliente che lamenta un furto, ma essendo a posto con la mia coscienza, con quella mail mi è venuta una rabbia ed una frustrazione che non provavo da molto. Non tanto perché secondo loro non avessi motivo per ricevere un rimborso, ma perché chiaramente nessuno stava prendendo seriamente la mia richiesta. Vi sembra possibile che queste indagini siano durate nemmeno 10 minuti? 
Ho cercato comunque di non scoraggiarmi e di chiamare il servizio clienti Zalando, pensando che a voce magari ci si capisse meglio, ma ho sempre ricevuto delle risposte contrastanti nel corso del tempo.
Subito infatti mi viene detto che in effetti ci sono delle stranezze, perché il mio pacco non è regolare.

Oltre a non avere loghi infatti, ho fatto notare che anche le etichette non erano incollate "correttamente" ma alcune erano al di sotto del nastro adesivo di imballaggio. Mi sembrava quindi che il servizio clienti stesse prendendo ancora in considerazione la mia richiesta di aiuto. 

Sempre giorno 8 giugno, ho aperto un reclamo con SDA/Poste Italiane e giorno 9 ho contattato direttamente via email il servizio clienti del partner Zalando da cui avevo acquistato. Quest'ultimi devo dire che sono stati rapidissimi nel rispondermi, e anche loro mi hanno chiesto un'autocertificazione che ho inoltrato però con qualche giorno di ritardo perché la loro risposta mi era finita nella cartella spam, e nel frattempo mi trovavo qualche giorno fuori casa. 


Arriviamo così a giorno 13 giugno quando la situazione sembra precipitare: SDA/Poste aveva infatti chiuso il mio reclamo, perché a loro non risultava nulla di strano nella loro spedizione e di rivolgermi all'e-commerce. Giustamente anche, perché quali prove avevo io per affermare che un addetto allo smistamento avesse "smarrito" la mia merce? Solo l'azienda sa in che condizioni fosse il pacco prima che passasse al corriere.

Prima di continuare fatemi aprire una parentesi in flashforward: verso luglio mi si è palesato alla porta di casa lo stesso corriere SDA che mi aveva consegnato il pacco, che aveva ricevuto la segnalazione per una mancata consegna, ed ho dovuto specificare tutto l'accaduto. Lui ha annotato la cosa sul reclamo che aveva, ma non ho idea che risultato abbia sortito questo passaggio. Chiusa parentesi.

Il partner Zalando invece aveva risposto alla mail in cui avevo inoltrato l'autocertificazione dicendomi che con quei documenti dovevo andare all'ufficio postale per aprire una disputa. Non so quante mail ho dovuto mandar loro per spiegare che avevo già fatto segnalazione a Poste, ed andare di persona non avrebbe cambiato nulla, ma dopo diversi giorni (il 19 Giugno) si sono convinti, e sarebbero intervenuti chiedendo chiarimenti al corriere (una parte del tragitto è stata effettuata da DHL), ma ci sarebbero volute fra le 4/6 settimane per avere un feedback.
Nel mentre mi sono rimesso in contatto con il servizio clienti Zalando per sapere se avessero aggiornamenti sulla situazione, e anche qui risposte contraddittorie.


Mi era stato detto che infatti per una sezione del servizio clienti la disputa era ancora aperta, ma una operatrice al telefono aveva aggiunto un altro tassello che fino a quel momento non sapevo: è possibile che le scatole degli ordini spediti tramite partner non abbiano alcun logo. Inutile dire che ero sempre più perplesso e confuso, anche perché la cosa più assurda per me è che un colosso come Zalando non avesse un servizio efficace che riuscisse a gestire la situazione, che immagino non sia la prima volta che capiti, e che sembrasse completamente disinteressato: se non fossi stato io a chiamare, inviare le foto e ad aggiungere ulteriori dettagli, loro non mi avrebbero chiesto nulla, ma avrebbero chiuso la questione in 5 minuti.

Ho lasciato passare i giorni e verso gli inizi di luglio ho richiamato Zalando ma questa volta ho cercato di farmi dirigere verso gli uffici in Germania, pensando che avessero delle informazioni più dettagliate e dirette. Qui, una carissima ragazza mi ha quasi fatto passare per uno stalker (forse non avrei dovuto chiamare sei volte in un mese se gli operatori avessero concordato su qualche informazione?) ma mi ha 
praticamente sbattuto il telefono in faccia dicendo che non c'era più nulla da fare per quanto riguarda il furto e che non mi avrebbero rimborsato.


Ero ormai giunto alla conclusione che potevo dire addio al centinaio di euro di scarpe mai ricevute, ma invece giorno 6 Luglio il partner venditore mi scrive una mail dicendo che avevano avuto la risposta dal corriere, ma che avevano bisogno di altre foto della scatola ricevuta, ed ho cercato di sottolineare le "particolarità" del mio pacco chiaramente manomesso. 
Da quel momento non ne ho saputo più nulla, così giorno 23 agosto (sì, più di un mese dopo ma essendo estate mi sembrava normale) ho scritto loro un'altra mail per chiedere aggiornamenti, ma mi è stato detto che ancora non avevano ricevuto una risposta definitiva dal corriere. 
Le mie speranze erano quasi sparite, fino a qualche giorno fa, il 22 Settembre: ricevo infatti una mail da Zalando in cui mi si dice che il pacco con le scarpe smarrite era stato reso, e che avrei ricevuto un rimborso.

Ho subito pensato che si trattasse di un errore, magari di una mail vecchia arrivata in ritardo, ed invece era corretta perché qualche giorno dopo avevo ricevuto i soldi sul conto.
Ho scritto una mail al partner chiedendo cosa fosse successo e mi hanno detto che la compagnia di spedizioni ha emesso il rimborso perché la merce era andata perduta, e così è partita diciamo la procedura di reso "d'ufficio".
A questo punto avrei avuto voglia di contattare tutti i servizi clienti Zalando e sbattere in faccia la verità, ma ho preferito raccontare qui nella speranza che possa essere utile a qualcuno.

Non so se la mia sia la procedura esatta o standard ma se vi dovesse capitare qualcosa di simile vi consiglio di insistere e rivolgervi a tutte le parti coinvolte.
A voi è mai successo di ricevere pacchi senza merce?





Esplorando la costa occidentale

Quest'anno ho deciso che non avrei voluto fare vacanze lunghe o prendere aerei, visto che l'anno scorso avevo ampiamente dato. Una scelta rivelatasi saggia col senno di poi, visto che, per colpa di un incendio, l'aeroporto di Catania è stato chiuso, mentre gli altri aeroporti siciliani hanno rischiato il collasso per cercare di gestire il flusso in esubero.
Abbiamo deciso di esplorare la parte occidentale della Sicilia, Trapani e le zone limitrofe in particolare, dopo le vacanze netine dell'anno scorso.

Stranamente senza intoppi siamo arrivati dritti a Trapani, schiaffeggiati, sospinti, accarezzati da un vento che almeno ci ha dato l'opportunità di girare senza grossi accaloramenti. Un pranzo veloce, con un paio di coppi di pesce fritto, e subito dopo ci siamo lanciati a fare due passi in città. Come sempre il mio itinerario organizzato d'anticipo, era denso di cose da fare e vedere, ma non avendo tantissimo tempo a disposizione, abbiamo optato per un approccio più light, lasciando andare l'idea di poter spuntare tutte le caselline.

Abbiamo percorso subito il Bastione Conca, che dà una bella vista su Trapani, e poi ci siamo spinti verso la cattedrale di San Lorenzo, che avremmo trovato aperta solo nel pomeriggio, passando davanti al Palazzo Senatorio (o Cavarretta), oggi sede del comune e a Piazza Mercato del Pesce.
Dopo questa prima esplorazione abbiamo fatto una sosta al nostro B&B per prendere possesso della camera, scoprendo che ha una posizione tutto sommato strategica, ed una proprietaria, Giovanna, che impareremo ad amare. 


Infatti, il nostro alloggio si trovava molto vicino alle saline e quindi, prima di tornare in centro, abbiamo ci siamo diretti verso la torre Nubia ne pressi della salina Culcasi, facendo due passi in questa distesa di vasche di acqua rosate da cui nasce l'oro bianco. Si capisce subito la fatica che facevano e fanno tutti coloro che lavorano sotto quel sole e quell'aria salmastra, specie nei tempi in cui la raccolta del sale doveva essere quasi esclusivamente manuale. 
La torre di Ligny è stata un'altra delle destinazioni pomeridiane trapanesi, ma mi ha lasciato mixed feeling: per essere una torre secentesca è ben tenuta, ha un'ottima posizione, e la vista dal punto, che fa da immaginario divisorio fra Mar Tirreno e Mediterraneo, merita la passeggiata ed il vento che ci ha sbattuti, ma il museo civico interno, che miscela antropologia preistorica a storiografia marinaresca (c'è pure un modellino del Titanic), non l'ho capito. L'ingresso è comunque estremamente economico quindi va bene così. 
L'unica strada che però ci restava da percorrere quel giorno era quella verso uno spritz, e soprattutto verso il B&B per prepararci per cena. Vista la giornata, il ristorante Stravento ci sembrava la scelta ideale, con affaccio esterno sul mare. Il cibo buono (ma la miglior cena arriverà dopo), e soprattutto una certezza: a Trapani le porzioni sono abbondanti. 

Il giorno seguente, essendo domenica, abbiamo pensato che potesse essere ideale evitare zone troppo affollate, ma prima della nostra prossima meta, abbiamo fatto una sosta alla spiaggia Torre di San Teodoro. Fa parte della Riserva Naturale Laguna dello Stagnone di Marsala, che suona male ed invece è bellissimo, ed ha la particolarità di avere un'acqua bassissima, che consente di raggiungere a piedi un'isola privata (della Lunga o Grande). L'acqua è calda e limpida e il fondale sabbioso è tutto a dune. La spiaggia non è molto grande ma si trova un angoletto per la stuoia.

Quanto è carina invece Erice? Un borgo antico, con queste stradine tutte in pietra levigate dal tempo (mettetevi scarpe comode che non vi facciano scivolare) che abbiamo deciso di raggiungere per il resto della giornata. Si può arrivare in funivia, se non vi spaventa l'altezza, come abbiamo fatto noi, e questa vi conduce direttamente in centro. Qui siamo arrivati praticamente subito al Real Duomo di Erice dove ci sono stati proposti due biglietti cumulativi: uno da 6 euro, che consente di fare un giro più breve ma comunque ricco di punti di attrazione, o uno più completo da 12.
Noi abbiamo scelto il primo, anche perché non volevamo mettere le tende nel borgo medievale. 

Erice è piena di punti storici bellissimi, è indubbio che il duomo spicchi su questi e che il campanile laterale abbia una bellissima vista, ma anche il castello di Venere in questo senso non è da meno. Una fortezza medievale normanna che gode di un panorama da non perdere. E poi ci sono tutta una serie di chiese, esternamente spartane, ma con interni decorati e pieni.
Per il resto troverete tanti piccoli tesori, anche culinari. Specialità tipica le genovesi, dei dolci ripieni di crema o ricotta. Noi abbiamo provato quelli dell'Antica Pasticceria del Convento, e quelli di La Pasticceria di Maria Grammatico, la quale pare abbia creato un piccolo impero di pasta di mandorle partendo da una storia triste alla C'è Posta Per Te che ha fatto il giro del mondo. Io, nel dubbio, mangio.

Erice ha anche un'altra particolarità: essendo posta su un altopiano, il clima è generalmente più fresco, anche nelle torride giornate di questo agosto, quindi passeggiarvici è molto piacevole. 
Ma, nel tardo pomeriggio, avevamo esaurito le tappe, e ci toccava rientrare e prepararci per la serata.
Passando al ritorno infatti attraverso un bellissimo tramonto sulle saline, siamo arrivati a Marsala. Come sopra, visto il poco tempo, la nostra passeggiata si è concentrata per le vie del centro, passando davanti al duomo. Ma la nostra reale meta da golosi è stata l'Osteria Le Radici.

Questa è stata la nostra cena top, con piatti buonissimi e anche in questo caso così abbondanti che solo per educazione ed ingordigia abbiamo finito. E ciononostante non ci siamo fermati davanti al dolce. 
Dopo altri due passi per le stradine marsalesi e poi rientro al B&B, visto che il giorno dopo non potevamo perdere tempo. 
Abbiamo infatti prenotato una minicrociera fra le Egadi, che sarebbe partita alle 9 del mattino. Ci sono tantissimi di questi servizi, che fanno soste differenti con imbarcazioni differenti.
Noi volevamo fare un giro che macroscopicamente ci mostrasse un po' tutte le bellezze delle isole, ed infatti il nostro tour ci ha fatti girare fra le varie calette, facendoci prima passare per Favignana. 

Terra dei leoni di Sicilia, i Florio, a Favignana non so perché ho sofferto moltissimo il caldo, il calo di forze ci ha rallentati, quindi ci siamo concentrati su una visita all'ex tonnara, in cui si raccontano storie di mattanza e pesca attraverso i reperti rimasti. 
Risaliti in barca, abbiamo proseguito il nostro viaggio, ma soprattutto è arrivato il momento più bello: ci hanno fatti tuffare, per chi voleva ovviamente, in una delle calette, con un'acqua blu bellissima e fredda, che mi ha risvegliato e ridato le forze. Il nostro tragitto è poi proseguito verso Levanzo, dopo un pranzo servito a bordo.


Quest'altro isolotto in realtà offre meno rispetto a Favignana, ma è uno spettacolo naturale semi incontaminato con alcune cale rocciose bellissime. Appena scesi ci siamo diretti verso cala Fredda, una scogliera rientrata dove abbiamo fatto un bagno che ancora ricordo. 
Sulla via del ritorno, la nostra crociera proponeva un altro tuffo in un'altra delle calette in mare aperto, ma ho preferito non lanciarmi, anche se sono certo deve essere stato bello.
Sinceramente stremati ma appagati, l'unica cosa che restava della giornata era rientrare in albergo, riposare, ed uscire a cenare senza fare troppo tardi.
Era infatti l'ultimo giorno a Trapani, per poi spostarci verso Castellammare del Golfo, passando prima però da Scopello e soprattutto dalla tonnara, anche questa appartenuta ai Florio. 
Incastonata fra le rocce, questa tonnara di Scopello è meno storicamente d'impatto, anche se comprende un museo e un albergo, ma penso che un po' tutti coloro che sono entrati, hanno optato per un bagno in mare. 
L'accesso, con un biglietto di 15 euro, è contingentato ma siamo stati fortunati perché abbiamo trovato anche una sdraio all'ombra. Inoltre è possibile acquistare dentro del cibo, come se fosse un lido.


Dopo un bagno ed un po' di riposo, ci era rimasta l'ultima tappa del viaggio: Castellammare appunto.
Dopo una sosta al Belvedere, che tanto si trova sulla strada ed offre un panorama di tutto il golfo, solo nel tardo pomeriggio abbiamo fatto un giro per la cittadina perché prima ci siamo goduti il solarium con idromassaggio del nostro albergo, chiaro segnale che la vacanza volgeva al termine ed era arrivato il momento di rallentare. 
Per cena fra le mie opzioni abbiamo scelto il ristorante La Madrice, situato nella piazzetta davanti la Chiesa Madre. Qui non solo ottimo cibo, con porzioni generose (io aspetto ancora il dolce, ma ero troppo pieno per proseguire), ma anche il momento folkloristico con una processione che ha fatto impazzire i turisti che erano al ristorante. 

L'esplorazione della costa occidentale siciliana sarebbe finita il giorno ma abbiamo cercato di sfruttare la strada del rientro.
Prima abbiamo fatto sosta al tempio e al teatro di Segesta, riaperto alle visite da poco dopo 20 anni, monumentale ma il cui verde attorno è stato purtroppo colpito dagli incendi che ci sono stati, e dopo un bagno in mare ci siamo goduti Borgo Parrini.



Ci troviamo a Partinico e si tratta di un piccolissimo borgo colorato dove alcuni edifici sono decorati in stile Gaudi, particolarmente instagrammabile (arriverà un reel credo). Sulla strada non ci siamo fatti mancare nemmeno una breve sosta a Cefalù, giusto per rinfrescarci la memoria. 
Ancora una volta la mia Sicilia mi (ci) ha regalato tutto ciò che poteva, mi ha fatto assaggiare i suoi sapori e mi ha raccontato la sua storia, mi ha abbracciato e cullato, mi ha fatto stancare e ridato le forze.
E sono sicuro lo farà ancora e ancora.




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