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Spagna di ritorno: cosa ho visto, dove sono stato, cosa mi è piaciuto (e cosa no)

Non c'è quasi mai un tempo giusto per le cose. Aspettare che le stelle si allineino, che le situazioni si appianino, che hai finalmente l'umore giusto per affrontare quella cosa non sempre è possibile. A volte tocca tuffarti e basta, prendere le cose come vengono e mettere il casco da astronauta, quella boccia che ti tiene al riparo da tutto.
Suonerà ingrato (ma non lo è) però era più o meno questo lo spirito che cercavo di avere quando mi sono messo su un aereo e sono ritornato in Spagna. Non mi sembrava il momento ideale, quello con lo spirito più leggero con cui puoi allontanarti dalla quotidianità staccando davvero, ma, appunto, le occasioni arrivano senza poi troppi margini di controllo e quindi si va.

La prima tappa l'ho conosciuta già due anni fa, ovvero Madrid, ma sarebbe stata solo una questione meramente pratica per una organizzazione di voli che non sto qui a raccontare. Un treno ci avrebbe infatti portati dalla capitale spagnola alla meta effettiva, ma nella fretta non abbiamo considerato gli stringenti controlli nelle stazioni spagnole e la tassa extra sui bagagli troppo grandi.
La fortuna (o l'aspetto da persone stanche e poco sveglie) ci bacia e in un paio di ore arriviamo a Cordoba.

Senza alcun pregiudizio, ammetto che l'Andalusia non era una delle destinazioni a cui aspiravo nell'idea di un ipotetico prossimo viaggio fuori dall'Italia, ma è stata una bella sorpresa.
L'albergo che ci attendeva, il Sercotel Córdoba Medina Azahara, oltre a stanze ben insonorizzate e una colazione generosa di cui ho approfittato senza vergogna, ha anche un'ottima posizione quasi affacciata sul giardino de La Victoria (che non esploreremo mai del tutto, ma può essere una attività a tempo perso), che ci ha permesso di uscire subito a passeggiare dopo aver lasciato i bagagli, visto che a pochi passi avremmo raggiunto Plaza de las Tendilla, uno dei centri più frequentati, da cui si diramano le vie dei negozi e dei ristoranti, e che diventerà in seguito uno dei punti da cui raggiungere le mete del mio itinerario.
Appena arrivato a Cordova mi sono reso subito conto di un paio di cose: le app del meteo non si sbagliavano sul caldo, il tramonto sembra non arrivare mai e i centri dentali (a volte anche estetici o poliambulatorio) sono stranamente ad ogni angolo e sembrano in grado di riportarti in vita.

Ma non era mia intenzione fare turismo sanitario, e appunto, dopo una passeggiata serale attorno alle mura della Moschera, e una ottima cena da Macsura Gastrotaberna, unendo tradizioni andaluse a rivisitazioni più moderne, era necessaria una lunga notte di riposo, visto che il giorno seguente sarebbe stato il primo di vera esplorazione.
Decidiamo che è meglio riorganizzare parte del mio itinerario ed iniziamo infatti dalla Puerta de Almodóvar, di epoca medievale con davanti la famosa statua di Seneca, e proseguiamo lungo le mura che racchiudevano la medina, la Muralla de la calle Cairuán, fino a raggiungere l'Alcázar de los Reyes Cristianos, una fortezza che è stata anche residenza reale, ma ha avuto scopi differenti nel corso del tempo. 

Le belle sale interne non offrono tantissimi stimoli, ad eccezione forse della sala dei mosaici romani, ma oltre che fresco e piacevole da percorrere, è possibile raggiungere alcune delle parti più alte dell'alcazar che hanno una vista spettacolare e che danno uno spoiler su un'altra zona da non perdere del palazzo, ovvero i giardini, rigogliosi, anche loro rinfrescanti nelle zone d'ombra e ben curati. 
Non molto distanti ci sono anche i Bagni califfali, ovvero un hammam del decimo secolo, ma ce ne ricorderemo quando ormai saranno chiusi.




Usciti dall'Alcazar, il percorso è stato semplice: dopo aver superato il mulino dell'Albolafia, raggiunto l'imponente Puerta del Puente, ed aver percorso l'altrettanto massiccio Ponte Romano che attraversa il fiume Guadalquivir, siamo arrivati alla Torre de la Calahorra, fortezza di origine musulmana che oggi contiene il Museo Vivo de al-Ándalus che però abbiamo evitato senza troppi rimpianti, perché c'era altro da fare.
Dopo una breve sosta infatti abbiamo visitato uno dei posti più suggestivi che abbia mai visto: la grande Moschea-Cattedrale di Cordoba.

Non solo le mura esterne sono bellissime, ma l'esperienza all'interno della Mezquita è unica, perché si passa dal labirinto di colonne in penombra della parte musulmana, all'altissima cattedrale cristiana eretta in centro in stile gotico-rinascimentale, che è secondo me l'emblema di come nel tempo si siano fusi stili, culture, tradizioni, religioni e popoli. 


Usciti dalla frescura della Mezquita- Catedral, non ci restava che pranzare, provando per la prima volta il famoso flamenquin cordobese, una sorta di mega involtino di carne pastellato e fritto, e, per rientrare verso l'albergo abbiamo deciso di perderci per le stradine della Judería, il quartiere ebraico. Qui non serve seguire un itinerario specifico, ma basta perdersi per le stradine caratterizzate dalle tipiche case bianche con i cornicioni colorati e i vasi di fiori appesi alle pareti, e sbirciare all'interno dei patios, questi cortili interni alle abitazioni curatissimi, pieni di piante e angoletti dove riposare. Solo il giorno seguente ci siamo ricordati di passare per Calleja de las Flores.
La juderia è al tempo stesso una delle zone più interessanti ma anche delle ovviamente più turistiche e credo tocchi beccare il periodo dell'anno in cui la calca di visitatori non renda l'esperienza troppo caotica. 

Il viaggio a Cordoba è stata anche l'occasione per ritrovare vecchie conoscenze e la cena è diventata un ulteriore modo per conoscere l'accoglienza della Spagna del sud, che avrei riscoperto anche più avanti nel viaggio, e siamo stati invitati ad uno dei ristoranti tipici che comunque avrei voluto provare, cioè Taberna La Montillana. Compartir è la parola che ho sentito più spesso a tavola, e così si condividono piatti della tradizione andalusa, come l'ensaladilla, la mazamorra (la versione bianca del salmorejo), i boquerones e le berenjenas (melanzane croccanti) con miel. 
Dopo una passeggiata che ci ha fatti arrivare fino alle colonne del Tempio Romano di Cordova (nulla di imperdibile, sebbene l'altezza faccia impressione, ma erano quasi nascoste da ponteggi e teloni) passando dal Cristo de los Faroles, che non rivedremo più con la luce del giorno. 
Se i primi giorni abbiamo esplorato la parte più nota e anche turistica di Cordoba, nell'ultimo di permanenza effettivo rimasto a disposizione abbiamo avuto modo di esplorare una parte zona meno frequentata, che porta ad esempio al Palacio de Viana e in generale le viuzze del quartiere di Santa Marina.

La mia scarpinata è poi continuata costeggiando il Guadalquivir, passando davanti l'eremo dei Santos Mártires, che un po' spiazza nel suo contesto, e risalendo verso Plaza de la Corredera, che onestamente non mi ha colpito, restando più in basso fra le mie preferenze delle piazze spagnole che ho visto. 

Dopo un lungo pranzo con autoctoni e non nel bellissimo patio di una taberna che volevo provare, ovvero los Berengueles, dove ho finalmente provato il famoso tinto de verano buono e fresco, ad accompagnare ancora piatti tradizionali, e arrivato il tempo di battere verso l'albergo, riposare e pensare all'ultima cena cordobense, puntando ad uno dei ristoranti forse più sofisticati ed eleganti che avevamo nelle vicinanze, ovvero La Casa de Manolete Bistro, proprio nell'abitazione del torero Manolete. Una esperienza.
Probabilmente ho sottovalutato il fascino di Cordoba prima di partire ma ho ritrovato una città gentile, che si lascia calpestare (nel senso più buono del termine) e conoscere in ogni modo possibile, accogliendo e condividendo le sue sorprese.

Il mattino seguente sarebbe stato l'ultimo giorno a Cordoba, e dopo un'ultima passeggiata ed aver preparato le valigie, ci siamo spostati nell'ultima meta di questa permanenza in Spagna: Siviglia, raggiungibile in un'ora di treno.

Sevilla non è stata solo una destinazione scelta, ma anche necessaria per poter rientrare con un volo diretto in Sicilia, e quindi l'esperienza è stata diversa. In questo caso infatti l'albergo era più distante dal centro perché la Feria de Abril, una festa primaverile tipica, ha reso la disponibilità di alloggi più limitata, ma nulla è stato perduto. Infatti dalla nostra posizione autobus e taxi in più o meno 10 minuti ci hanno subito consentito di arrivare ad una delle zone più belle di Siviglia, le Setas o Metropol Parasol. Avremmo imparato più tardi che il biglietto per accedervi vale per 48 ore e quindi conviene farlo subito per poter visitare la struttura in più momenti della giornata e ne vale sicuramente la pena, non solo per quanto appaia impressionante la struttura, ma per la vista che si ha dall'alto di tutta Siviglia. 
Dopo una breve passeggiata per le vie della città passando dalla chiesa di San Salvatore, da Plaza de San Francisco, Plaza Nueva, il programma per la serata era già organizzato: prima una sosta in albergo (lo specifico perché non si sa mai) e poi avevamo già una prenotazione dalla vista spettacolare. Il ristorante Abades Triana infatti sporge proprio sul Guadalquivir, ed è direttamente frontale alla torre dell'Oro e allo skyline della città, inclusa la Giralda. E sì, letteralmente si paga anche la vista.

Il giorno seguente, quindi l'ultimo a Siviglia e in Spagna, ci siamo concentrati sui posti più famosi: dopo appunto la Cattedrale, che non avremo modo di visitare all'interno, avevamo già prenotato online i biglietti per la Real Alcázar de Sevilla, la regia reale che rispetto alla controparte cordobense ha anche degli interni particolarmente ricchi, specie per struttura e decorazioni alle pareti e ai soffitti. Non manca anche il bel giardino, con pavoni che pascolano liberamente. Unico neo la mancanza di un percorso preciso da seguire: ogni area del palazzo viene descritta all'entrata, ma nessuna freccia indica quale zona sia meglio visitare per prima o con una logica.

Per pranzo ho voluto optare su un posto carinissimo e tutto rosa, il Moya Brunch, per variare sui piatti tradizionali che avevamo provato più volte. Se avete fretta in effetti non è l'ideale, come dicono le recensioni l'attesa non è breve, ma merita.

Subito dopo aver fatto capolino alla casa del barbiere di Siviglia, ci siamo diretti verso un'altra delle grandi attrazioni della città, ovvero Plaza de España. Credo sia impossibile non restare di stucco davanti a questa imponente piazza che già dal suo accesso si dimostra sontuosa. Vi ricordate della Feria? Bene, credo che grazie a questo evento, la Plaza, come gli altri luoghi, non fosse estremamente incasinata, ed è stato tutto molto più piacevole.



Plaza de Espana è situata all'interno del Parque de María Luisa che è stato un ottimo rifugio per prendere un attimo di respiro dal caldo della giornata ma anche per scoprire un altro angolo della città immerso nella natura che merita una visita. 
La serata ci ha poi confermato quanto vi dicevo sul caos che la Feria ci ha evitato, infatti il ristorante che abbiamo prenotato, Terraviva, proprio vicino Plaza Nueva, era quasi deserto, e quindi è stata un'ottima cena in tranquillità, e ancora una volta con una cucina meno tradizionale e più contemporanea. L'obiettivo però dell'ultima serata a Siviglia non era solo rifocillarci, ma anche salire sulle Setas per lo spettacolare gioco di luci che la illuminano la sera. L'attesa di un tramonto che non arriva prima delle 21 e una fila stranamente lenta alla biglietteria sono state ampiamente ripagate da questa struttura spettacolare che offre una vista a 360 gradi su tutta Siviglia.


Siviglia avrebbe meritato più tempo per essere esplorata, non ne ho dubbi perché sono tanti i pezzetti che abbiamo lasciato indietro. Il suo essere simile a Cordoba ma in formato XL la può rendere meno accogliente e più chiassosa, ma non per questo priva di bellezze e fascino. 

Dopo una disperata ricerca di acqua, visto che, nonostante sia una delle città più popolose della Spagna, non si trova un minimarket aperto dopo le 22 in pieno centro, non restava che cercare di dormire qualche ora prima che un aereo con partenza all'alba ci riportasse in Sicilia.
Ancora una volta con un nuove esperienze, nuovi luoghi, nuove emozioni e immagini stampate nella mente da conservare e raccontare, ancora una volta come riconferma che le occasioni, anche se imperfette, anche se ci mettono alla prova, vanno colte. 


Esplorando la costa occidentale

Quest'anno ho deciso che non avrei voluto fare vacanze lunghe o prendere aerei, visto che l'anno scorso avevo ampiamente dato. Una scelta rivelatasi saggia col senno di poi, visto che, per colpa di un incendio, l'aeroporto di Catania è stato chiuso, mentre gli altri aeroporti siciliani hanno rischiato il collasso per cercare di gestire il flusso in esubero.
Abbiamo deciso di esplorare la parte occidentale della Sicilia, Trapani e le zone limitrofe in particolare, dopo le vacanze netine dell'anno scorso.

Stranamente senza intoppi siamo arrivati dritti a Trapani, schiaffeggiati, sospinti, accarezzati da un vento che almeno ci ha dato l'opportunità di girare senza grossi accaloramenti. Un pranzo veloce, con un paio di coppi di pesce fritto, e subito dopo ci siamo lanciati a fare due passi in città. Come sempre il mio itinerario organizzato d'anticipo, era denso di cose da fare e vedere, ma non avendo tantissimo tempo a disposizione, abbiamo optato per un approccio più light, lasciando andare l'idea di poter spuntare tutte le caselline.

Abbiamo percorso subito il Bastione Conca, che dà una bella vista su Trapani, e poi ci siamo spinti verso la cattedrale di San Lorenzo, che avremmo trovato aperta solo nel pomeriggio, passando davanti al Palazzo Senatorio (o Cavarretta), oggi sede del comune e a Piazza Mercato del Pesce.
Dopo questa prima esplorazione abbiamo fatto una sosta al nostro B&B per prendere possesso della camera, scoprendo che ha una posizione tutto sommato strategica, ed una proprietaria, Giovanna, che impareremo ad amare. 


Infatti, il nostro alloggio si trovava molto vicino alle saline e quindi, prima di tornare in centro, abbiamo ci siamo diretti verso la torre Nubia ne pressi della salina Culcasi, facendo due passi in questa distesa di vasche di acqua rosate da cui nasce l'oro bianco. Si capisce subito la fatica che facevano e fanno tutti coloro che lavorano sotto quel sole e quell'aria salmastra, specie nei tempi in cui la raccolta del sale doveva essere quasi esclusivamente manuale. 
La torre di Ligny è stata un'altra delle destinazioni pomeridiane trapanesi, ma mi ha lasciato mixed feeling: per essere una torre secentesca è ben tenuta, ha un'ottima posizione, e la vista dal punto, che fa da immaginario divisorio fra Mar Tirreno e Mediterraneo, merita la passeggiata ed il vento che ci ha sbattuti, ma il museo civico interno, che miscela antropologia preistorica a storiografia marinaresca (c'è pure un modellino del Titanic), non l'ho capito. L'ingresso è comunque estremamente economico quindi va bene così. 
L'unica strada che però ci restava da percorrere quel giorno era quella verso uno spritz, e soprattutto verso il B&B per prepararci per cena. Vista la giornata, il ristorante Stravento ci sembrava la scelta ideale, con affaccio esterno sul mare. Il cibo buono (ma la miglior cena arriverà dopo), e soprattutto una certezza: a Trapani le porzioni sono abbondanti. 

Il giorno seguente, essendo domenica, abbiamo pensato che potesse essere ideale evitare zone troppo affollate, ma prima della nostra prossima meta, abbiamo fatto una sosta alla spiaggia Torre di San Teodoro. Fa parte della Riserva Naturale Laguna dello Stagnone di Marsala, che suona male ed invece è bellissimo, ed ha la particolarità di avere un'acqua bassissima, che consente di raggiungere a piedi un'isola privata (della Lunga o Grande). L'acqua è calda e limpida e il fondale sabbioso è tutto a dune. La spiaggia non è molto grande ma si trova un angoletto per la stuoia.

Quanto è carina invece Erice? Un borgo antico, con queste stradine tutte in pietra levigate dal tempo (mettetevi scarpe comode che non vi facciano scivolare) che abbiamo deciso di raggiungere per il resto della giornata. Si può arrivare in funivia, se non vi spaventa l'altezza, come abbiamo fatto noi, e questa vi conduce direttamente in centro. Qui siamo arrivati praticamente subito al Real Duomo di Erice dove ci sono stati proposti due biglietti cumulativi: uno da 6 euro, che consente di fare un giro più breve ma comunque ricco di punti di attrazione, o uno più completo da 12.
Noi abbiamo scelto il primo, anche perché non volevamo mettere le tende nel borgo medievale. 

Erice è piena di punti storici bellissimi, è indubbio che il duomo spicchi su questi e che il campanile laterale abbia una bellissima vista, ma anche il castello di Venere in questo senso non è da meno. Una fortezza medievale normanna che gode di un panorama da non perdere. E poi ci sono tutta una serie di chiese, esternamente spartane, ma con interni decorati e pieni.
Per il resto troverete tanti piccoli tesori, anche culinari. Specialità tipica le genovesi, dei dolci ripieni di crema o ricotta. Noi abbiamo provato quelli dell'Antica Pasticceria del Convento, e quelli di La Pasticceria di Maria Grammatico, la quale pare abbia creato un piccolo impero di pasta di mandorle partendo da una storia triste alla C'è Posta Per Te che ha fatto il giro del mondo. Io, nel dubbio, mangio.

Erice ha anche un'altra particolarità: essendo posta su un altopiano, il clima è generalmente più fresco, anche nelle torride giornate di questo agosto, quindi passeggiarvici è molto piacevole. 
Ma, nel tardo pomeriggio, avevamo esaurito le tappe, e ci toccava rientrare e prepararci per la serata.
Passando al ritorno infatti attraverso un bellissimo tramonto sulle saline, siamo arrivati a Marsala. Come sopra, visto il poco tempo, la nostra passeggiata si è concentrata per le vie del centro, passando davanti al duomo. Ma la nostra reale meta da golosi è stata l'Osteria Le Radici.

Questa è stata la nostra cena top, con piatti buonissimi e anche in questo caso così abbondanti che solo per educazione ed ingordigia abbiamo finito. E ciononostante non ci siamo fermati davanti al dolce. 
Dopo altri due passi per le stradine marsalesi e poi rientro al B&B, visto che il giorno dopo non potevamo perdere tempo. 
Abbiamo infatti prenotato una minicrociera fra le Egadi, che sarebbe partita alle 9 del mattino. Ci sono tantissimi di questi servizi, che fanno soste differenti con imbarcazioni differenti.
Noi volevamo fare un giro che macroscopicamente ci mostrasse un po' tutte le bellezze delle isole, ed infatti il nostro tour ci ha fatti girare fra le varie calette, facendoci prima passare per Favignana. 

Terra dei leoni di Sicilia, i Florio, a Favignana non so perché ho sofferto moltissimo il caldo, il calo di forze ci ha rallentati, quindi ci siamo concentrati su una visita all'ex tonnara, in cui si raccontano storie di mattanza e pesca attraverso i reperti rimasti. 
Risaliti in barca, abbiamo proseguito il nostro viaggio, ma soprattutto è arrivato il momento più bello: ci hanno fatti tuffare, per chi voleva ovviamente, in una delle calette, con un'acqua blu bellissima e fredda, che mi ha risvegliato e ridato le forze. Il nostro tragitto è poi proseguito verso Levanzo, dopo un pranzo servito a bordo.


Quest'altro isolotto in realtà offre meno rispetto a Favignana, ma è uno spettacolo naturale semi incontaminato con alcune cale rocciose bellissime. Appena scesi ci siamo diretti verso cala Fredda, una scogliera rientrata dove abbiamo fatto un bagno che ancora ricordo. 
Sulla via del ritorno, la nostra crociera proponeva un altro tuffo in un'altra delle calette in mare aperto, ma ho preferito non lanciarmi, anche se sono certo deve essere stato bello.
Sinceramente stremati ma appagati, l'unica cosa che restava della giornata era rientrare in albergo, riposare, ed uscire a cenare senza fare troppo tardi.
Era infatti l'ultimo giorno a Trapani, per poi spostarci verso Castellammare del Golfo, passando prima però da Scopello e soprattutto dalla tonnara, anche questa appartenuta ai Florio. 
Incastonata fra le rocce, questa tonnara di Scopello è meno storicamente d'impatto, anche se comprende un museo e un albergo, ma penso che un po' tutti coloro che sono entrati, hanno optato per un bagno in mare. 
L'accesso, con un biglietto di 15 euro, è contingentato ma siamo stati fortunati perché abbiamo trovato anche una sdraio all'ombra. Inoltre è possibile acquistare dentro del cibo, come se fosse un lido.


Dopo un bagno ed un po' di riposo, ci era rimasta l'ultima tappa del viaggio: Castellammare appunto.
Dopo una sosta al Belvedere, che tanto si trova sulla strada ed offre un panorama di tutto il golfo, solo nel tardo pomeriggio abbiamo fatto un giro per la cittadina perché prima ci siamo goduti il solarium con idromassaggio del nostro albergo, chiaro segnale che la vacanza volgeva al termine ed era arrivato il momento di rallentare. 
Per cena fra le mie opzioni abbiamo scelto il ristorante La Madrice, situato nella piazzetta davanti la Chiesa Madre. Qui non solo ottimo cibo, con porzioni generose (io aspetto ancora il dolce, ma ero troppo pieno per proseguire), ma anche il momento folkloristico con una processione che ha fatto impazzire i turisti che erano al ristorante. 

L'esplorazione della costa occidentale siciliana sarebbe finita il giorno ma abbiamo cercato di sfruttare la strada del rientro.
Prima abbiamo fatto sosta al tempio e al teatro di Segesta, riaperto alle visite da poco dopo 20 anni, monumentale ma il cui verde attorno è stato purtroppo colpito dagli incendi che ci sono stati, e dopo un bagno in mare ci siamo goduti Borgo Parrini.



Ci troviamo a Partinico e si tratta di un piccolissimo borgo colorato dove alcuni edifici sono decorati in stile Gaudi, particolarmente instagrammabile (arriverà un reel credo). Sulla strada non ci siamo fatti mancare nemmeno una breve sosta a Cefalù, giusto per rinfrescarci la memoria. 
Ancora una volta la mia Sicilia mi (ci) ha regalato tutto ciò che poteva, mi ha fatto assaggiare i suoi sapori e mi ha raccontato la sua storia, mi ha abbracciato e cullato, mi ha fatto stancare e ridato le forze.
E sono sicuro lo farà ancora e ancora.




Il viaggio atteso un anno

Cosa fare e vedere a Cefalù e Castelbuono, fra arte, cibo, mare e cultura

Ci sono delle mete facili da raggiungere che desideri visitare da tempo, e magari inizi pure concretamente ad immaginare una possibile organizzazione. Poi passano le settimane, arrivano altri viaggi, altre esperienze e finisci per rimandare, e nonostante la vicinanza quella destinazione diventa improvvisamente più lontana.
Ben prima di Napoli e Salerno, prima di Noto e Torino, e persino prima di Madrid e del Belgio, volevamo fare un salto a Cefalù e dintorni, borgo marinaro perfettamente al centro della costa tirrenica della Sicilia che da me dista un paio di ore d'auto. 

Solo questo lungo week end di aprile questo desiderio ha trovato concretezza, e così, dopo aver caricato in auto valigie troppo piene per solo un paio di giorni di permanenza, ci siamo ritrovati in una soleggiata Cefalù.
Dopo esserci sistemati nel nostro piccolo B&B dalla posizione perfettamente centrale, ma con un comodo parcheggio sotto, ci siamo subito lanciati per le stradine cefaludesi fino a raggiungere il lungomare.

Un mare splendido e per noi il clima ideale, mentre per i turisti (credo belgi, inglesi e francesi) l'occasione ideale per riversarsi in spiaggia e abbrustolirsi come gamberi. 
Dopo esserci sfamati come avrebbe fatto appunto un villeggiante qualunque, è iniziata la vera esplorazione. Cefalù ha un centro storico abbastanza semplice da percorrere e i luoghi da visitare sono più o meno vicini l'uno con l'altro, infatti siamo passati subito dal Lavatoio Medievale, aperto in quella giornata a chiunque (pare non vi sia una regola specifica sulla sua apertura), per poi passare all'iconico Duomo di Cefalù con le sue due torri.
Purtroppo siamo stato un po' sfortunati perché la piazza antistante era sottoposta a lavori, e anche l'altare della cattedrale era coperto probabilmente per ristrutturazione. 

Le visite al Duomo di Cefalù sono suddivise in tre opzioni in base a quanto siete disposti a scarpinare, noi non ci siamo fatti mancare nulla salendo su entrambe le torri, passando per l'area museale fino al chiostro. La cattedrale della Trasfigurazione ci ha colpiti per la sua struttura, e per la vista che offre più che per il suo contenuto, e la visita è stata ben meno faticosa rispetto a quello che ci avrebbe attesi più avanti.

Ma prima abbiamo fatto un passaggio e al Museo Mandralisca, dove abbiamo scoperto l'esistenza del Sibac, un biglietto unico da 10€ e dalla durata di 5 giorni che consente di accedere ad alcuni punti di interesse a Cefalù, come appunto il museo, l'area archeologica della Rocca e il Teatro Cicero.
Tornando al Mandralisca, questo raccoglie le svariate collezioni del barone Enrico Pirajno, che si interessò di arte, numismatica e archeologia, ma ci siamo evitati volentieri l'area con animali impagliati di varie specie, tropicali e non. Molto più enigmatico il ritratto d'ignoto marinaio di Antonello da Messina.

Subito dopo una breve sosta al Bastione di Capo Marchiafava, un bell'affaccio sul mare, la nostra camminata si è diretta alla Rocca di Cefalù, e qui abbiamo davvero sudato. Premetto che, nonostante fossi certo di aver controllato di orari online, una volta arrivato alla biglietteria ho scoperto che avrebbero chiuso alle 16:30 e non alle 19 come scritto da varie parti. 

Parliamo di una rupe alta 268 metri, che richiede almeno mezz'ora per essere percorsa in salita e che non ha sentieri sempre perfettamente battuti, non proprio come una passeggiata in centro. Non serve una preparazione tecnica, quindi se è vostro interesse affrontare la rocca, prendetevi tempo, mettete scarpe comode, portatevi dietro l'acqua e la protezione solare, e non scegliete una giornata troppo calda o piovosa.
I resti archeologici della Rocca sono ammantati di mistero, se avete questa fascinazione, ma a noi ha colpito soprattutto è la vista su tutta Cefalù, dal duomo fino all'orizzonte infinito, da restare a bocca aperta non solo per l'affanno della salita. 



Dopo una più semplice discesa, l'unica opzione valida era rientrare al B&B e riposarci per la serata. Se pensate che un viaggio breve non avesse comunque alle spalle un itinerario che include anche i ristoranti più interessanti, vi sbagliate.
Fra la lista di posti che infatti avevo selezionato, ci ha colpito Triscele, dove ci aspettava un tavolo, ma soprattutto la miglior cena fatta a Cefalù, in un equilibrio fra piatti tradizionali con un twist più moderno ed originale, ed un personale attentissimo ma non invadente. 
Dopo il dolce (il parfait al limone e basilico ci ha arricriati) però nessuna night out o movida fra locali, perché il giorno dopo ci saremmo spostati da Cefalù per raggiungere un altro borgo, medievale questa volta, fra le Madonie: Castelbuono.


Facile da raggiungere (sempre in auto), Castelbuono è sempre parte della provincia di Palermo, non dista troppo dalla costa, gli si dedica facilmente una piacevole passeggiata di mezza giornata ed ha anche i suoi punti di interesse. Spicca il Castello dei Ventimiglia, che al suo interno contiene anche il museo civico e la decoratissima Cappella Palatina con le reliquie di Sant'Anna. Anche in questo caso, più che le diverse sale del castello, a restare impressa nella memoria è la vista che si ha da esso, su tutta Castelbuono. Ed è la gradevolezza che si percepisce nel passeggiare per le vie di questo borgo, dove per caso ad esempio ti imbatti nella Fontana della Venere Ciprea, a meritare la visita. 

E vogliamo parlare di Do'House, in un angoletto carino, dove con 9.50€ ti fanno due buoni spritz e un taglierino di accompagnamento?
Dopo un pranzo piacevole, ma non memorabile, e qualche acquisto da Fiasconaro, l'idea è stata di rientrare per goderci l'ultimo tramonto a Cefalù. 

Qui, dopo un meritato riposo, abbiamo ripercorso il lungomare, visto la famosa Porta Marina (o porta Pescara), l'ultima rimasta dalle mura fortificate, fino al molo turistico con tutti i suoi punti di affaccio. 
Dopo troppe foto e un breve aperitivo, abbiamo scelto di andare a cena da Brama, ristorante un po' più ritirato rispetto alla via centrale, ma comunque accogliente e soprattutto più intimo, se siete in coppia. Ottimi gli gnocchi limone e caffè, e perfetto se anche voi rimanente imbambolati a vedere come vengono preparati i piatti visto l'affaccio sulla cucina. 
L'ultima serata a Cefalù (non sapendo ci sarei tornato qualche mese più tardi) non è finita particolarmente tardi perché ero stanco, e soprattutto perché sulla strada del ritorno ci sarebbe stata un'altra tappa, o meglio tante tappe: la Fiumara D'arte.


Considerata uno dei parchi di sculture più grande d'Europa, la Fiumara d'arte è suddivisa in diversi comuni in provincia di Messina, esattamente fra Castel di Lucio, Mistretta, Motta d'Affermo, Pettineo, Reitano, Tusa. Il concetto è quello di riunire, seppur sparse in più punti, una serie di installazioni e opere a cielo aperto di diversi scultori e artisti. Un'opera iniziata negli anni '80, che però raggiungerà la fama solo negli anni 2000, pure a seguito di processi giudiziari.

Visitare la Fiumara è un'esperienza unica e suggestiva, considerate che in molte di queste opere è possibile accedervi, quindi entri letteralmente in sculture o strutture davvero enormi, e che magari si affacciano o sono situate in zone altrettanto belle. 
Inutile dire che le mie preferite sono state La materia poteva non esserci, il Labirinto di Arianna e 38º parallelo - Piramide, ma sono anche l'occasione per molti di scoprire dei paeselli che probabilmente non sarebbero altrettanto frequentati.

Visitare la Fiumara d'Arte non è di per sé faticoso, ma richiede un po' di tempo e un mezzo di spostamento autonomo, che sia un'auto o una moto perché tutte le varie opere sono in punti parecchio distanti e sparsi fra i vari comuni.
Se vi capita, fate un salto anche sulla spiaggia Lampare di Tusa, che è anch'essa particolare, e che è stata la chiusura del viaggio atteso un anno.
Al ritorno i nostri bagagli si erano riempiti di altrettanti ricordi, un migliaio di foto e soprattutto la conferma (se ci dovesse servire) che la mia (nostra) Sicilia ha davvero tutto, dai monti al mare, passando per il cibo e l'arte, basta solo scoprirlo, riscoprirlo e valorizzarlo. Un anno di attesa, in fondo, ne è valsa la pena. 



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