Ho visto Queer di Luca Guadagnino: ha saputo ripagare le aspettative?

queer luca guadagnino recensione

Genere: drammatico, sentimentale, storico
Durata: 135 minuti
Regia: Luca Guadagnino
Uscita in Italia: 17 Aprile 2025 (Cinema) / 1 Agosto 2025 (MUBI)
Paese di produzione: USA, Italia


William Lee (Daniel Craig) è un bon vivant americano sulla quarantina che vive una vita fatta di alcol, droghe e bei ragazzi dopo essere espatriato in Messico negli anni '50. Eppure la sua esistenza è profondamente solitaria: oltre ad essere diepndente da sostanze di varia natura, Lee frequenta bar gay per incontri casuali ed ha una particolare predilezione per avvenenti ragazzi più giovani di lui. Un giorno in particolare resta colpito dal giovane marinaio Eugene Allerton (Drew Starkey) che, per quanto non accetti di definirsi omosessuale, finirà per avere rapporti fisici con William.

Proprio questa nuova ossessione verso Allerton, spingerà Lee ad una avventura assurda: un viaggio nella giungla amazzonica alla ricerca della droga Yage, che sembra essere in grado di dare la telepatia. William però scoprirà che quella sostanza non è inebriante come alcol ed eroina, ma spinge a guardarti dentro.

Tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore americano William S. Burroughs, che al suo interno ha inserito più di qualche collegamento alla sua stessa biografia, Queer è un film indubbiamente complesso su un personaggio che, sulla carta, è pure interessante.
Lee infatti è un omosessuale che deve fare forse il triplo della fatica ad accettarsi: non solo per l'epoca in cui si trova, ma anche per la difficoltà di avere riscontri esterni, in un periodo in cui l'omosessualità era spesso associata al travestitismo o ad una marcata femminilità. 

Così Queer rimbalza costantemente fra interiorità ed esteriorità, -vedi anche solo l'esempio emblematico della telepatia (conoscere i pensieri per influenzare le azioni) - e che Guadagnino traduce in allucinazioni, in visioni, incubi, in scene oniriche e fusioni corporee a volte anche un po' crude che fa vivere appunto al suo protagonista. William Lee è infatti ammantato dall'ossessione, dalla solitudine, da un desiderio forte ma non corrisposto, e Daniel Craig fa un lavoro ottimo e veste finalmente panni diversi dal solito.
Sono però davvero troppi gli angoli spigolosi di Queer che me lo hanno reso poco digesto. 

La divisione in tre capitoli ad esempio non aggiunge molto da un punto di vista contenutistico, ma rende frammentaria la narrazione, come se facesse dei salti sconnessi. Il ritmo iniziale trova quindi una stasi nella parte centrale, per poi accelerare nelle battute finali. Proprio il terzo capitolo è la parte che ho apprezzato meno, caotica e a tratti stramba.
Un po' lungo tutto Queer ho avuto la percezione di seguire un percorso poco lineare, scattoso, in cui sembra mancare una amalgama a volte e soprattutto, almeno per me, provare un grosso distacco emotivo verso i personaggi.

Se per Lee l'interesse scema nel corso del film, per Allerton non si riesce mai a provare un briciolo di empatia, essendo tra l'altro, quasi completamente privo di dialoghi.
Un atteggiamento anaffettivo, che allontana secondo me il concetto di storia d'amore e depaupera anche questo rapporto sentimentale, intenso ma contrastato fra i due uomini.

Le anticipatissime scene di sesso fra Daniel Craig e Drew Starkey, che dovevano essere quasi shockanti, in realtà sono delle sequenze normali, non così conturbanti come si paventava. 



Anche la messa in scena, la cinematografia di Guadagnino, la fotografia, per quanto appaganti esteticamente, alla lunga danno a Queer quasi un aspetto artificioso, plastico. Non ho capito anche la scelta della musica contemporanea: è vero che i brani inseriti sono azzeccati, ma non è chiaro se sia un tentativo di far uscire la storia da un periodo storico specifico o se semplicemente sia una scelta creativa.

Io ci provo a dare il mio tempo ai lavori di Luca Guadagnino, ma puntualmente li trovo belli da vedere ma poco vicini alla mia sensibilità, poco toccanti. Spesso durante la visione mi pento quasi di aver iniziato, con l'impressione di sprofondare in una pesantezza non preventivata e non supportata da quello che appare sullo schermo.

Sì, sono fra quei pochi che hanno trovato quantomeno strano la liaison di Chiamami col tuo nome, che ricorda Queer soprattutto nell'amarezza del finale, ma penso che con Challengers abbia trovato più di qualche opinione affine alla mia. 
Purtroppo devo dare ancora una volta un pollice verso a questo ultimo film visto che la storia promettente alla fine non porta da nessuna parte.

Pur essendo molto vicino alle tematiche toccate, la sensazione è che Guadagnino sia quasi concettualmente anacronistico e ripetitivo. Non siamo tutti personaggi frustrati alla ricerca di un amore non corrisposto su cui ossessionarci. È vero che si tratta di una paura comune, nel mondo LGBTQ+, l'idea della solitudine e di una morte altrettanto solitaria, ma, lungi dal farla diventare una banale seduta di psicoterapia, non siamo tutti soli al momento della morte?

Insomma Luca, qui stiamo già inguaiati senza grosse riflessioni esistenzialiste, magari qualche volta ci possiamo fare una risata?





Ho provato il Solare viso Lenitivo alla Cica di Tocobo, ecco cosa dovreste sapere

Sono tanti i marchi coreani che vorrei provare e pian piano sto spuntando qualche casellina. In questa recensione ad esempio vi parlo del primo prodotto di Tocobo che è finito nella mia routine ormai da alcune settimane, ovvero il Cica Calming Sun Serum SPF 50+.


INFO BOX 
🔎 Yesstyle (codice PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €11
🏋 50ml
🗺 Made in Corea
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 Vegan

Il nome del brand deriva dalle parole coreane "to" (terra) e "cobo" (protezione) e fa secondo me subito capire la filosofia del marchio, ma è la grande scelta di prodotti per la cura del viso ad avermi convinto.
Come anticipavo, ho avuto modo di provare questo solare viso che Tocobo presenta con alcune premesse particolari.
Il Cica Calming Sun Serum SPF50+ è una protezione a base di filtri chimici ad ampio spettro UVA con valore PA++++ e UVB, ma è pensato come un prodotto volto ad agire anche positivamente sulla barriera cutanea.
Tocobo infatti ci dice che è composto da oltre il 60% di ingredienti idratanti in cui immagino calcoli questo Ultra HA-G 10, ovvero dieci diverse forme di acido ialuronico con diversi pesi molecolari, a cui si uniscono altrettanti umettanti inclusa la glicerina. 
Per quanto invece riguarda il Cica Complex, Tocobo ha inserito in questo solare almeno 6 diversi estratti dalla centella asiatica, lenitivi e rigeneranti.


Alla centella si aggiunge anche estratto di aloe come agente antiinfiammatorio, la parte simpatica infatti della presentazione del Calming Sun Serum è che dovrebbe abbassare la temperatura cutanea di -7 gradi proprio grazie a questa miscela di attivi.

Vi anticipavo comunque, al netto del marketing, che ci sono ingredienti adatti a migliorare la barriera cutanea come niacinamide, adenosina e fermenti del lievito. Chiudono poi questa lista di ingredienti alcune sostanze antiossidanti, come gli estratti di gardenia e cartamo e il tocoferolo. 

È sempre molto romantico che Tocobo, come molte aziende coreane, definisca questo solare come un siero, ma in realtà ha la consistenza di una lozione abbastanza fluida, che non crea scia bianca, e che si stende molto facilmente. La lievissima colorazione verde non ha alcun potere coprente o di color correction sulla pelle e la profumazione aggiunta è fresca, gradevole, vagamente erbosa e abbastanza evanescente. 


Appena applicato sul viso, il Cica Calming Sun Serum SPF50+ ha effettivamente un gradevole effetto rinfrescante e lenitivo, ma non aspettatevi una sensazione mentolata ad esempio o appunto quei 7 gradi in meno. È indubbiamente un solare confortevole, facile da usare e che su di me si assorbe abbastanza bene, senza lasciare quella patina umida o appiccicosa che alcuni solari purtroppo creano dando fastidio. Inoltre l'ho potuto applicare sul contorno occhi senza problemi.

Mi tocca però ammettere che, nonostante la leggerezza di questo Calming Sun Serum Tocobo, la sua emollienza e il livello di idratazione sono un po' troppo alti per le mie necessità in questo momento dell'anno. La mia pelle mista infatti predilige prodotti meno umettanti, e qui abbiamo anche un finish glow con cui avere a che fare, quindi non è proprio il solare che afferro per primo quando mi sto preparando.
Una cute più normale, con maggiori aree secche secondo me può apprezzare molto di più questo solare coreano, io invece devo sempre un po' arrabattarmi nel cercare di giostrare la mia skincare (già abbastanza leggera) per non dare troppo al mio viso.


Il mio intento è quindi di mettere da parte per il momento questo Sun Serum Tocobo e riprenderlo quando le temperature saranno un po' più clementi e la mia pelle più bisognosa. Si è dimostrato infatti valido da utilizzare tutti i giorni, sia perché quel finish luminoso è pur sempre elegante come capita con i prodotti coreani, e può essere tenuto a bada con una cipria, sia perché una volta rimosso lascia la pelle morbida e non secca. Inoltre non ha una particolare resistenza all'acqua, basta una doppia detersione normale per rimuovere tutto il solare. 

Un piccolo bonus va al pack di questo solare Tocobo: infatti il flacone sembra piccolino, pur essendo in linea con le quantità degli altri brand, ma è solo molto compatto, quindi perfetto da portare dietro o in vacanza.

Quali sono i vostri prodotti preferiti di Tocobo? Cosa dovrei provare al più presto?





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Le mie opinioni su due serie tv Netflix più viste del momento

L'estate ci spinge un po' tutti a dedicare tempo ad altre attività, ma sono comunque riuscito a terminare un paio di serie tv che trovate nella classifica dei titoli più visualizzati al momento in streaming su Netflix.


Untamed 
Prima stagione

Dopo Dirty John, Eric Bana è tornato in un progetto dalle premesse interessanti. La nuova serie tv Untamed infatti è scritta da Mark L. Smith, già sceneggiatore del film Revenant con cui Leonardo di Caprio si beccò un Oscar, ma anche della miniserie American Primeval, che a me era piaciuta. 

Bana qui interpreta Kyle Turner, un agente della divisione investigazione parchi che lavora nel selvaggio Parco dello Yosemite, e che si ritroverà a dover indagare sulla morte di una giovane ragazza di cui non si sa nulla. Nel mentre Kyle deve ancora metabolizzare i demoni di un matrimonio sfasciato con Jill (Rosemarie DeWitt da And Just Like That e Lezioni di Chimica per dirne due) e di un difficile dramma personale. Nelle sue indagini verrà però aiutato dalla giovane poliziotta Naya Vasquez (Lily Santiago), una madre single che si è allontanata da Los Angeles per fare una vita più semplice e sfuggire ai suoi problemi.


Untamed è un thriller classicone sotto tutti i punti di vista, che però può vantare un'ottimo cast e bellissimi paesaggi che si adattano alla perfezione alla storia cruda e a tratti violenta che racconta.

È un classico nelle indagini che conduce Kyle Turner per cercare di risolvere il giallo della ragazza morta in circostanze misteriose, ricerche che spesso si scontrano con ad esempio persone poco collaborative o quella natura avversa.
Untamed si basa su meccanismi già noti sia nella caratterizzazione dei personaggi che nei rapporti fra di loro: c'è ad esempio la dinamica fra l'agente più esperto, chiuso, e duro, e la nuova arrivata che invece deve ancora farsi le ossa seppur sia molto intraprendente.
Allo stesso modo i protagonisti sono un po' tutti legati da una storia personale difficile, fra Kyle che deve elaborare uno dei lutti più complessi, e Naya che da madre single è perseguitata dal padre di suo figlio. 


È un classicone che però funziona, che viene spinto in avanti da un inizio ben fatto, con il giusto pathos per porre le basi appunto al thriller. La tensione iniziale però si perde un po' nel corso dei sei episodi, arrivando ad un finale che forse allunga un po' troppo le tempistiche e che non rispetta il ritmo dell'esordio. Questo è forse il problema più importante di Untamed e del suo non spiccare in originalità.

Per par condicio infatti non posso non sottolineare che anche Turner, come il protagonista di Dept. Q - Sezione Casi Irrisolti, è il solito stereotipo dell'agente schivo, provato dalla vita, con appunto una situazione familiare complessa. Quindi non aspettatevi anche in questo caso un personaggio sfaccettato e "nuovo", ma non fa troppa antipatia, e soprattutto il suo vissuto non viene usato come riempitivo per allungare il brodo.
Quindi Untamed mi è piaciuta seppur non mi sia trappato il ciuffo, se amate il genere sicuramente vi incuriosirà e sappiate che c'è già una seconda stagione confermata da Netflix che immagino farà diventare la serie una sorta di analogia con un caso diverso.


La scomparsa di Amy Bradley
Docu-serie

Dalla finzione passo ad una storia tristemente reale, ovvero il caso di Amy Bradley, che questo documentario Netflix, arrivato il 16 Luglio, cerca di riportare alla luce dopo quasi 30 anni.

Il 21 marzo 1998 Ron e Iva Bradley, insieme ai loro figli Amy e Brad, salparono da Porto Rico a bordo di una bellissima nave da crociera della Royal Caribbean. Sembrava un bel viaggio di famiglia, ma dopo un paio di giorni di navigazione, succede qualcosa di assurdo: Amy scompare misteriosamente dalla sua cabina. Alle prime ore della mattina del 23 marzo era infatti rimasta sul balcone della loro stanza, ma al risveglio, i Bradley non la trovano più da nessuna parte. Nonostante la famiglia chiese al comandante di lanciare l'allarme, la nave venne comunque fatta sbarcare a Curaçao, consentendo a migliaia di passeggeri di scendere sulla terra ferma.

Da quel momento, fino ai giorni nostri, le indagini sulla scomparsa di Amy Bradley saranno frammentarie, piene di criticità, segnalazioni più o meno attendibili e tanti angoli bui su cui è difficile fare chiarezza. Ma si arriverà anche all'ipotesi più assurda ma anche più credibile: è possibile che Amy sia stata vittima di un traffico di esseri umani?

Gli amanti del true crime e dei casi irrisolti forse conoscevano già il caso di Amy Bradley, ma io, che 27 anni fa ero ancora troppo piccolo per interessarmi alla cronaca nera, specie estera, ammetto che non ne avevo mai sentito parlare. Una storia vera molto complessa, con un alone di mistero che naturalmente si prestava alla narrazione documentaristica, e che su internet ha già riempito pagine e pagine di siti web, anche per tutti i possibili complotti su questa faccenda.

Ho quindi seguito volentieri la docu-serie La scomparsa di Amy Bradley proprio perché mi ha dato una panoramica degli eventi abbastanza chiara e completa fino ai giorni nostri. O meglio, forse il primo dei tre episodi di cui è composta la serie è un po' caotico, ma man mano si ricostruiscono tutti gli eventi, il documentario diventa più comprensibile.

La scomparsa di Amy Bradley lo definirei comunque un documentario tradizionale, più informativo/cronachistico che investigativo: è vero che vengono esposte tutte le possibili ipotesi su cosa sia successo alla ragazza, ma non mi sembra che si aggiunga altro rispetto a quello che potreste trovare ad esempio in una pagina Wikipedia. Anche lo stile non brilla per originalità né risulta particolarmente ricercato, visto che si basa quasi esclusivamente sulle interviste a familiari o agenti che si sono occupati del caso.

Anche la parentesi sulla sicurezza a bordo delle navi da crociera, che giustamente la docu serie descrive quasi fossero stati a se stanti, che, navigando in acque internazionali, sono meno soggette a leggi specifiche, viene toccato in modo superficiale e poco approfondito.
Se come me apprezzate il true crime e non conoscevate affatto la storia, Amy Bradley Is Missing può essere un documentario interessante, ed anche toccante, vista la forza che i Bradley, a quasi 30 anni dall'accaduto continuano a dimostrare. Per tutti gli altri può essere una serie ridonante e poco intrattenitiva. 




Top e Flop Beauty di Luglio, troppi prodotti da scoprire 😍

È stato un Luglio positivo per me e per la mia Beauty Cues perché vi ho parlato di tantissimi prodotti promossi, che sono vere e proprie chicche da scoprire. 
Mi tolgo subito però il sassolino dalla scarpa con alcuni prodotti flop o quasi. Infatti avevo raccolto in un'unica review alcune referenze di Balea e Alverde che non avrei riacquistato, non tanto perché fossero poco valide, ma perché non riuscivano distinguersi da altri prodotti in positivo. 

Il peggiore per me è stato forse l'olio per capelli Repair & Care di Alverde.

Io ho dei capelli molto secchi, che tollerano maschere e trattamenti corposi, spesso adatti a capelli ricci e crespi, ma questo olio risultava troppo pesante per me. Si dovrebbe usare come un leave-in pre styling sul capello umido, per condizionare e lucidare i capelli ma, nonostante gli ottimi ingredienti, sto cercando di terminarlo come un olio da impacchi pre shampoo. In tal senso questo prodotto Alverde non è comunque fondamentale per la mia hair care quindi lo metto fra i flop. 

Il resto è tutta una strada in discesa con tante belle promozioni. Ho aperto Luglio con una bella recensione, anche questa ricca di prodotti promossi per viso, corpo e capelli, e potrei inserirli tutti, ma qui vi nomino il più particolare ovvero la Zero Sebum Drying Powder di ETUDE.


Una cipria fissante ma soprattutto opacizzante e in grado di levigare la texture cutanea, senza seccare però la pelle. E poi non guasta il fatto che la Zero Sebum Powder sia super economica e duri parecchio, quindi merita una chance. Qui potete leggere la recensione completa. 

Nel corso di Luglio ho fatto anche un piccolo approfondimento sui profumi Parfum de Voyage di Compagnia delle Indie, soprattutto sulle fragranze più fresche, adatte all'estate (almeno secondo me). A me sono piaciute tutte, ma ad avermi stupito è sicuramente la 9 Menta e Zenzero.

Ha un'ottima durata su pelle e indumenti, l'evoluzione della piramide olfattiva è interessante e originale e si adatta ad ogni situazione, di giorno o di sera. Per me i profumi Compagnia delle Indie sono stati una bellissima scoperta di questo 2025, e sto continuando ad usarli giornalmente variando a seconda del mio gusto e dell'occasione. Non vedo anzi l'ora di mettere alla prova le restanti fragranze Parfum de Voyage che ho messo da parte per l'autunno. Qui intanto trovate la recensione di Menta e Zenzero.

A proposito di Compagnia delle Indie, nel corso di Luglio vi ho presentato una loro nuova linea ovvero le acque corpo profumate, che declinano le fragranze più note del marchio in delle skin scent da indossare. Io ne ho provate tre, ma per eleggere la TOP, scelgo la 7 Iris e Patchouli.

Avevo già amato la eau de toilette in questa fragranza, e al body mist Compagnia delle Indie è identica e altrettanto gradevole. Iris e Patchouli è infatti una profumazione unisex, che può adattarsi a diverse stagioni, che ha poi un validissima performance in termini di durata. A me piace proprio sentirla sulla pelle e poi queste body mist hanno anche un effetto setificante sulla cute che è un plus non da poco. Più dettagli al post dedicato. 

Fra i top per il corpo di questo mese inserisco anche il docciaschiuma My Mood Wonder Mint Felce Azzurra, che ho trovato da Lidl.


In questa estate torrida un docciagel del genere è stato una mano santa: ha infatti una fragranza mentolata e sulla pelle dà una intensa sensazione di freschezza che dura anche dopo la doccia, dando benessere, sollievo e leggerezza. Certamente avrei voluto un effetto più addolcente sulla pelle, una azione più idratante, ma comunque deterge senza seccare troppo il corpo. Ne ho parlato dettagliatamente qui. 

Il mese di Luglio è stato ottimo anche per scoprire alcuni ottimi prodotti per la cura del viso, a cominciare dalla PDRN Vita Toning Ampoule del brand coreano Genabelle.


Nella recensione, che trovate qui, vi ho raccontato cosa c'è dietro, scientificamente, il trend del PDRN e dello sperma di salmone nei cosmetici, ma a parte questo attivo particolare, questa ampolla di Genebelle è un ottimo siero. È infatti ricca di attivi che comunque si prendono cura della barriera cutanea, la idratano e ne migliorano l'aspetto proprio perché più sana e meno propensa a irritarsi. È stato facile introdurla nella mia skincare ed è quasi agli sgoccioli, quindi presto la vedrete fra i terminati. 
Voi avete provato il PDRN?

Sempre per la cura del viso a Luglio di ho parlato di due prodotti Revox B77 che mi sono piaciuti molto, in particolare il loro Multi-Peptide Eye Contour Serum.


Revox B77 è secondo me un brand che merita di essere attenzionato e di cui mi sentirete parlare ancora a lungo, soprattutto se cercate alternative un po' più economiche di brand già accessibili. A me ad esempio è venuto spontaneo fare un confronto con The Ordinary quando vi ho parlato di questi sieri viso Revox, perché il concetto è molto simile. 
Tornando all'Eye Contour Serum è un trattamento occhi tutt'altro che banale perché unisce peptidi anti age a caffeina defaticante, e quindi aiuta la zona perioculare da più punti di vista. E poi, oltre al costo super accessibile, si unisce bene alla skincare, quindi che si può volere di più?

Ammetto che questo mese non è stato semplice selezionare solo i prodotti TOP perché di validi ce ne sono stati tantissimi, ma intanto fatemi sapere i vostri promossi di Luglio!

Le mie recensioni tornano come sempre nel corso di Agosto, quindi ci leggiamo presto.






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Film e serie tv di Luglio: mese ricco, mi ci ficco!

Sono rimasto quasi sorpreso nel guardami indietro e notare che, nonostante Luglio sia un mese che ti porta spesso lontano da casa, sono riuscito a vedere un buon numero di film e serie tv. Ho qualche recensione in arretrato, che ormai ho lasciato per Agosto, ma intanto è arrivato il momento di raccogliere i titoli promossi o bocciati del mese.

Inizio con le note positive partendo da un dog movie da appuntarvi magari per un recupero in streaming durante il prossimo autunno, e che si intitola L'amico fedele di Scott McGehee e David Siegel.


Un film del 2024 con un bel cast, che tocca buoni sentimenti ma anche malinconia, dolcezza e un pizzico di tristezza, con un cagnone come co-protagonista, ed un lutto da affrontare. Ovviamente ha il suo pubblico di riferimento, principalmente gli amanti degli animali e dei cani, ma L'amico fedele è comunque un film di comfort adatto a tutti che non richiede troppa attenzione o partecipazione. 

Buon intrattenimento anche il thriller-fantasy Caddo Lake, disponibile in streaming da giugno su NOW.


Un misterioso lago fra il Texas e la Louisiana lega la vita di due giovani ragazzi, entrambi con un vissuto non facile, i quali scopriranno un oscuro segreto della loro famiglia. 
Caddo Lake è un altro film adatto per puro intrattenimento, specie se ad esempio avevate amato la serie tv Netflix Dark e vi piacciono queste storie che mixano generi diversi, ma tutto sommato in modo coerente. È vero che l'ambientazione sudista e il dramma familiare possono suonare un po' inflazionati, ma sono appunto in linea con la storia che Caddo Lake racconta.

Sempre su NOW trovate un altro titolo che promuovo ovvero Itaca. Il Ritorno, con Ralph Fiennes e Juliette Binoche.


Il centro della storia è l'ultima parte del viaggio di Ulisse, di ritorno ad Itaca dopo le sue peripezie per il mondo, ma l'approccio sul mito è leggermente diverso. Infatti, più che sui fatti, Itaca - Il Ritorno fa secondo me leva sulle interpretazioni del suo cast e sul lato umano che i personaggi omerici potevano avere. Anche questo secondo me è un film che può piacere ad un pubblico specifico: non solo i fan della mitologia, ma anche chi apprezza una cinematografia dal sapore teatrale.

Ho detto parecchie cose positive anche nella mia recensione di My Old Ass, una dramedy con una punta di fantasy con Audrey Plaza, e disponibile su Prime Video.


Il pretesto con cui la protagonista finisce per parlare con la se stessa da adulta è solo uno dei possibili tentativi di rispondere alla domanda "cosa diresti se incontrassi te stesso da giovane?".  Una riflessione sul tempo che passa, sulla necessità di dar valore a quel che conta davvero e sull'abbracciare tutte le possibili sterzate della vita, ma My Old Ass cerca di trovare leggerezza e ironia anche quando le tematiche si fanno più spesse e magari può scappare la lacrimuccia.

Passando invece ai film bocciati, la lista non è lunga ma sicuramente pesante. Ho trovato ad esempio quasi insopportabile We Live In Time - Tutto il tempo che abbiamo, con Florence Pugh e Andrew Garfield.


Credevo si trattasse di un film romantico con un risvolto drammatico, magari non originale ma efficace, ed invece We Live in Time è solo confuso, poco interessante, con dei protagonisti che suscitano fastidio e dimostrano poca alchimia fra di loro. Fallisce anche nel tentativo di essere un intrattenimento per una serata non troppo impegnativa, sia per le tematiche che per l'impostazione non cronologica dei fatti.

Pessimo, per me almeno, anche il nuovo Damaged, con Vincent Cassel e Samul L. Jackson su Prime Video.


Un poliziesco senza mordente, che purtroppo non sfrutta bene nessuno dei suoi assi nella manica, soprattutto il cast, vista la piattezza con cui sono caratterizzati i protagonisti, e i paesaggi scozzesi che poco si vedono in questo film. Damaged non è nemmeno adatto come sottofondo perché può annoiare facilmente e risultare prevedibile. 


Sul versante serie tv sarò forse un po' più breve perché mi sono reso conto che quello che ho apprezzato è unito più o meno dalle stesse motivazioni. Ad esempio vi ho parlato, nello stesso post, sia di Winter Palace che di She The People, sebbene siano serie tv molto diverse, ma che ho apprezzato per l'approccio leggero e per la facilità con cui le si segue.


Winter Palace è un period drama perfetto se siete in attesa di titoli più imponenti e se cercate una pausa del caldo: la storia è quella di un giovane imprenditore che vuole aprire un albergo di lusso alle pendici delle fredde alpi svizzere. Questo incipit non è pura invenzione, ma si ispira a fatti reali che però vengono traslati nella ormai tipica contrapposizione fra gli ospiti dei piani alti e la servitù dei piani bassi. Così questa serie tv Netflix diventa una bella compagnia, appagante anche esteticamente.

Più leggera e frizzante è She The People, firmata da Tyler Perry, e che presto arriverà con una seconda parte della prima stagione.


Qui siamo più vicini alla sit com per stile, approccio e durata, facile da alternare a serie tv più complesse e lunghe, e che con leggerezza però ci mostra una critica all'ambiente politico soprattutto americano, spesso infarcito di sessismo e razzismo. 

Con più o meno le stesse motivazioni promuovo Overcompensating, su Prime Video, e Adults, su Disney+, che tra l'altro hanno anche aspetti in comune. 
Entrambe infatti raccontano storie di giovani ragazzi che si affacciano al mondo degli adulti, e devono quindi attraversare diverse peripezie per crescere ed affermarsi. Ad unire queste serie tv c'è anche lo stile, che oscilla fra il serio di argomenti complessi e il faceto di situazioni strampalate.


Overcompensating - L'Inganno è una serie tv a tematica LGBTQ+, visto che il protagonista reprime la sua omosessualità per sopravvivere in un campus universitario, ma riesce ad espandere il suo contenuto emotivo e argomentativo fino a parlare di accettazione di sé nel senso più ampio, e dello stress causato da una società e da un ambiente che ci vuole sempre performanti.

Adults ha invece richiamato alla mente di alcuni un paragone con Friends perché l'incipit è in fondo lo stesso, ma per il resto non ci azzecca.


Troviamo infatti un gruppo di amici che vivono insieme, decisamente più vicini alla nostra contemporaneità, un po' tutti incasinati, a tratti nevrotici, con relazioni altrettanto sfasciate, ma sempre pronti a sostenersi a vicenda nei momenti difficili della quotidianità. Una famiglia di elezione a cui è facile affezionarsi e che potrebbe dare buone soddisfazioni se dovesse proseguire con una seconda stagione. 
Adults e Overcompensating sono secondo me da recuperare anche solo per lo stile veloce e brioso di intrattenimento che propongono.


Fra le serie tv bocciate per me di Luglio invece metto due titoli che vi lasceranno perplessi. Il primo è Dept. Q: Sezione Casi Irrisolti su Netflix.


Devo ammettere che le mie aspettative su questa serie avevano subito una impennata a causa del tanto clamore che avevo scorto qui e lì, ma alla fine le mie speranze sono state disattese. Dept. Q infatti mi è sembrato un poliziesco tradizionale, che non solo non riesce a brillare per originalità, ma ha un ritmo affossato da inutili aggiunte narrative. Un po' come nel caso di Damaged, gli ottimi attori e i paesaggi scozzesi non riescono a salvare del tutto questa serie tv Netflix.
Ho letto che Dept. Q è stata rinnovata per una seconda stagione, perché il successo è stato forte, ma io ammetto che non so se proseguirò la visione. Credo che possa diventare una serie tv semi antologica, con un caso diverso da risolvere, ma temo ripetano le stesse dinamiche e quindi la stessa pesantezza.

La seconda serie tv che boccio è The Studio, che avevo inserito nella lista aggiornata delle serie tv abbandonate.


Quando ho detto che ho abbandonato The Studio, molti di voi carinamente mi hanno detto che comunque la serie meritava e che magari dovevo insistere, ma per me non c'è più nulla da fare. Infatti, una volta che inserisco una serie nella lista degli abbandoni, significa che le ho dato più di qualche chance e che soprattutto mi sono dato il tempo per poter capire se mi tornava la voglia di proseguire la visione. Con The Studio ho voluto seguire più episodi, ma purtroppo l'isterismo dei protagonisti, i momenti bizzarri che falliscono nel far ridere e la mancanza di una storia che mi interessasse davvero, hanno contribuito a rendere per me la serie davvero ammorbante. Che la messa in scena e gli attori principali e non che si susseguono siano spettacolari, è un dato di fatto, ma non posso farmi venire il mal di testa per capire un dialogo urlato e l'esagitazione dei personaggi.


Per questo mese è quindi tutto, fatemi sapere i vostri promossi e bocciati di luglio!




Sieri ai Peptidi Revox B77, l'alternativa economica ed efficace

Sono ormai anni che amo il risultato che i sieri ai peptidi hanno su di me, tanto che non potevo non elencarli fra gli attivi migliori che ho provato per la cura della pelle, e sono praticamente sempre presenti nella mia skincare. 

Il mondo dei peptidi è complesso e variegato, ma in estrema sintesi si può dire che sono aminoacidi che agiscono in modi e con benefici diversi sulla pelle, e possono avere un effetto ristrutturante e riparatore, stimolante del collagene e dell'elastina, fino ad agire come antiossidanti. Questi attivi poi si possono usare tutto l'anno, ma mi vengono in soccorso specie d'estate, quando sospendo altri ingredienti anti age come i retinoidi.

C'è stato un periodo in cui i sieri e i trattamenti con peptidi costavano parecchio e non erano molto diffusi, ma per fortuna la democratizzazione della skincare ha portato a sempre più brand economici con formulazioni più avanzate e interessanti, come Revox B77. Sto ormai da tempo esplorando il loro range di prodotti ed ho iniziato in particolare dalla linea Just, che passo dopo passo mi sta convincendo.

L'ultima aggiunta alla mia skincare sono stati i due sieri peptidici che Revox B77 propone in due varianti, per tutto il viso e per la cura del contorno occhi, che inevitabilmente mi hanno fatto pensare ad una possibile alternativa ancora più accessibile a The Ordinary. Vediamoli meglio, perché sono due chicche da scoprire.



Revox B77 Just Peptides 10% Multi-Cocktail Serum 
Siero Viso e Collo


INFO BOX
🔎 revoxb77.com, Douglas, DM, Online
💸 €6.49
🏋30ml
🗺 Made in EU
⏳ 12Mesi
🔬 Cruelty Free, Vegan

La cosa più interessante di Revox secondo me è che pur avendo creato una linea con formulazioni più semplici, ha studiato affinché non fossero prodotti troppo essenziali o lontani dai trattamenti a cui siamo abituati. Questo Peptides Serum 10% ad esempio è ovviamente arricchito con il 10% di peptidi, in particolare i due che compongono il Matrixyl 3000.
Questa combinazione di peptidi in particolare agisce da un lato evitando che il collagene già presente nella pelle si degradi (Palmitoyl Tetrapeptide-7), dall'altro stimola la produzione di collagene appunto e quindi migliora la struttura cellulare e l'elasticità.
Già questo ci potrebbe anche andare bene, ma Revox ha aggiunto, a supporto di queste sostanze, anche aminoacidi e proteine idrolizzate vegetali, che aiutano a migliorare la resistenza cutanea e l'idratazione.

Non mancano poi sostanze umettanti come glicerina, acido ialuronico e pectina, ma mancano oli, alcol ed anche fragranze aggiunte, che lo rendono il Peptides 10% Serum ancora più delicato.


Anche RevoxB77 consiglia di non utilizzare i peptidi con acidi esfolianti o forme concentrate di vitamina C pura, perché potrebbero contrastarne l'efficacia. 

Questo siero ha una consistenza acquosa ma abbastanza soda, direi quasi gellosa, ma non fa fatica ad essere distribuita in modo omogeneo sul viso. È un prodotto che può essere utilizzato su viso e collo, sia di mattina che di sera e che, nonostante su di me richieda qualche secondo per essere assorbito del tutto, non crea problemi con altri prodotti.
Ho infatti messo alla prova questo siero Revox B77 per diverso tempo e con routine diverse, e si è sempre comportato bene, anche stratificandolo. 
Mi è piaciuto anche con questo gran caldo, perché sebbene voglia un istante per assorbirsi, è stato gradevole sul viso. Idrata infatti bene la pelle, da solo già può accontentare pelli miste e normali, e la lascia più tonica, più elastica e un po' più compatta. Per le cuti secche fa la sua azione di siero quindi da far seguire ad altri prodotti idratanti.


Il Peptides Multi Cocktail Serum 10% Revox può essere a tutti gli effetti una alternativa più economica per il siero Matrixyl di The Ordinary, specie se volete una consistenza un po' più densa. Allo stesso tempo può essere una versione più leggera del Multi-Peptide + HA Serum, che resta invece più ricco sul viso, e che sicuramente agisce in maniera molto più profonda ed ampia sulla pelle. L'aggiunta di aminoacidi poi rende questo siero Revox una sorta di ibrido con l'Amino Acids +B5 sempre dell'azienda canadese. In verità ci sarebbero tanti prodotti con cui potrei paragonarlo, quindi in caso ci leggiamo nei commenti se volete altri confronti.

Tornando al siero peptidico Revox, lo consiglierei quindi anche a pelli tutto sommato non troppo mature, e a chi non ha ancora preso dimestichezza con i peptidi, e vuole anticipare e contrastare i primi segni del tempo. Ovviamente può essere parte di un regime di cura della pelle che includa anche altri prodotti slow aging.
Non ho in generale alcuna controindicazione su questo Peptides 10% Revox B77, che ho trovato molto delicato, anzi quasi addolcente, pure sul collo.



Revox B77 Just Multi-Peptide Eye Contour Serum
Siero contorno occhi


INFO BOX
🔎 revoxb77.com, Douglas, DM, Online
💸 €6.49
🏋30ml
🗺 Made in EU
⏳ 12Mesi
🔬 Cruelty Free, Vegan

Ho apprezzato molto che Revox abbia pensato sin da subito ad un siero per il contorno occhi, che è una tipologia di prodotto poco frequente, e che soprattutto gli abbia dato una formulazione interessante e completa. Al suo interno infatti troviamo sempre il Matrixyl, quindi quei due peptidi che vi nominavo per il siero viso, ma c'è anche Argireline, un ingrediente dall'effetto Botox-like che è perfetto per la zona perioculare per appunto rallentare la contrazione muscolare e quindi la formazione di rughe e zampe di gallina.

Non mancano ovviamente le sostanze idratanti come glicerina e acido ialuronico a basso peso molecolare, ma anche caffeina, per occuparsi di gonfiori e occhiaie. 
Anche nel Peptide Eye Contour Serum non ci sono fragranze aggiunte, è completamente inodore e non ci sono anche oli minerali o siliconi.

Anche questo siero Revox B77 ha una texture acquosa ma comunque più corposa, che consente una applicazione mirata e facile sulla zona perioculare. 

Appena steso, il trattamento occhi Revox dà una bella freschezza sulla pelle, e si assorbe abbastanza rapidamente, senza lasciare residui o la pelle appiccicosa.
Il Multi-Peptide Eye Contour Serum può essere usato nella routine giornaliera e serale, ed anche qui non ho riscontrato intoppi nel farlo lavorare in sinergia con altri prodotti. Generalmente, trattandosi di un siero il mio uso è stato sempre in combinato con una crema contorno occhi, visto che la mia pelle in questa zona è più secca, e io sono più giovanissimo. Anche col caldo infatti, la mia zona perioculare è sempre un po' più bisognosa specie se voglio mantenere una certa elasticità ed evitare che si formino rughe profonde. 


Questo siero Revox ha sicuramente una bella azione immediata rimpolpante e distensiva, oltre che idratante. Inoltre fin da subito noto che aiuta a rischiarare delicatamente la zona, migliorando un po' le occhiaie. Non saprei dirvi invece su gonfiori perché non ne soffro più.
Per quanto riguarda il suo effetto anti-age, per parlarne in soldoni, il Multi-Peptide Eye Contour Serum mi ha aiutato a proseguire quel processo di cura del contorno occhi che ormai sto portando avanti da tempo e che non si basa, come potete immaginare, su un solo prodotto.

Retinoidi e attivi specifici, protezione solare, nutrimento e trattamenti specifici, sono gli elementi base della mia routine della zona perioculare, e questo siero peptidico RevoxB77 rientra perfettamente in questo regime. 

In generale è stato facile inserirlo nella mia routine in maniera costante, anche sotto al make-up non crea problemi e soprattutto non mi ha mai dato fastidio agli occhi, facendoli bruciare o lacrimare, anche dopo una giornata al pc con le lenti a contatto. Il Multi-Peptide Eye Contour Serum è quindi l'aggiunta perfetta per chi vuole potenziare la cura del proprio contorno occhi.
Personalmente non saprei scegliere fra questo di Revox e il Multi-Peptide Eye Serum di The Ordinary: il primo sicuramente vince nel rapporto quantità prezzo, ma il prodotto di Deciem ha comunque un INCI decisamente più articolato. Io personalmente li alternerei nel corso del tempo, così da fare trattamento e mantenimento.


È molto interessante che Revox B77 abbia inserito dei bugiardini all'interno delle confezioni in cui danno alcuni esempi di routine per diversi tipi di pelle. Quindi un altro punto a favore di questo brand.
Voi apprezzate la skincare a base di peptidi?





Film su Prime Video, ecco cosa vedere (e cosa evitare)

Ho voluto dedicare parte del fine settimana scorso ad un paio di film che avevo appuntato nella lista di Prime Video e che da tempo mi avevano incuriosito. Ma non tutto secondo me merita il vostro tempo, e visto che per il mio ormai è troppo tardi, cerco di mettervi in guardia.


My Old Ass (2024) 

Genere: commedia, drammatico, sentimentale 
Durata: 89 minuti
Regia: Megan Park
Uscita in Italia: 13 Novembre 2024 (Prime Video)
Paese di produzione: Canada, Stati Uniti d'America


Era dal novembre dell'anno scorso che volevo vedere My Old Ass, ma Prime Video aveva pensato bene di mettere in catalogo solo la versione non doppiata. E non ritenevo che il titolo meritasse lo sforzo delle mie sinapsi a tal punto da meritare una visione in lingua originale, così ho attesa. Per caso ho poi notato che nelle ultime settimane My Old Ass era stato doppiato e quindi era arrivato il suo momento.

La protagonista è la giovanissima Elliott (Maisy Stella), una ragazza come tante che vive in una zona rurale al sud dell'Ontario e che sta per fare un grande passo: avendo compiuto 18 anni, si trasferirà a Toronto per iscriversi all'università. È quindi la usa ultima estate da adolescente che può passare con le amiche di sempre, e così, in un momento di svago, decide di farsi di funghetti allucinogeni, anche se sa che le droghe le fanno un effetto strano. Peccato però che il suo trip sarà molto particolare.
Elliott infatti si ritroverà a parlare con la futura se stessa (e interpretata da Audrey Plaza) diventata ormai trentanovenne, che le spingerà ad apprezzare di più il suo presente. Questo strano incontro sarà molto di aiuto a Elliott per capire quanto sia unico il periodo che sta vivendo, ma c'è una cosa che non capisce: perché dovrebbe evitare questo Chad?

Pur nella sua semplicità, è difficile inquadrare My Old Ass in un unico genere, perché è una storia di formazione, che unisce crescita e accettazione di sé, che però poi sfocia nella dramedy con un tocco di fantasy, e si conclude con anche un momento abbastanza intenso e difficile.

È un film che però riesce nel suo intento, specie se come me non siete proprio di primo pelo, di riportarci un po' alla mente quel tempo passato in cui le cose sembravano più facili, e farci capire che il presente non è poi tanto male. Anzi, conviene raccogliere ricordi, emozioni e abbracci perché non possiamo sapere cosa la vita ci riserva. 
Messa così suona un po' retorico, ed è vero che in fondo My Old Ass non ci racconta nulla di nuovo, ma ha i suoi momenti riusciti, le battute che fanno ridere e un cast che Audrey Plaza capeggia senza però oscurare con la sua brillantezza. 


Proprio quell'umorismo evita che il film di Megan Park diventi melenso e la regista riesce a gestire la svolta fantastica senza che diventi troppo difficile da digerire. Certo, poco dopo la parte centrale, il ritmo sembra rallentare senza un reale motivo narrativo, ma sembra più una scelta di sceneggiatura per prendere tempo prima del finale. Ma My Old Ass ha comunque una durata giusta per quel che racconta.
Anche il contesto paesaggistico è piacevole e giusto per la storia, e la regia, seppur non originale, scorre senza intoppi.
My Old Ass così diventa una possibile, dolce e nostalgica risposta alla fatidica domanda "cosa diresti a te stesso da giovane?", mostrandoci nulla è per sempre che nel bene e nel male, e che tocca continuare a ballare perché l'alternativa potrebbe essere peggiore. 



Damaged (2024)


Genere: thriller, poliziesco, drammatico
Durata: 97 minuti
Regia: Terry McDonough
Uscita in Italia: 19 luglio 2025 (Prime Video)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito

Sta trascorrendo alcune settimane fra i film più visti su Prime Video, ma ammetto che non ne capisco molto il motivo.

Damaged
vede come protagonista il detective Dan Lawson (Samuel L. Jackson), un uomo complicato e che sta attraversando un periodo difficile, ma che si sta impegnando in un caso complesso. Da Chicago infatti si sposterà a Edimburgo per aiutare il collega scozzese Glen Boyd (Gianni Capaldi) per indagare su crimini efferati compiuti da un probabile serial killer collegato a qualche strano culto. A loro si unirà anche l'ispettore Walker Bravo (Vincent Cassel) perché quella scia di sangue non sembra arrestarsi, ma nulla è come sembra.

Damaged poteva essere un thriller poliziesco con qualche vibe di True Detective, visto soprattutto il modo cruento in cui verranno ritrovate le vittime, e tutto il mistero che gira intorno a loro, che sembra suggerire qualcosa di più intricato. Ma nello sviluppo è più che altro un filmetto televisivo senza un particolare mordente o quella tensione che ci si aspetta. A dirla tutta l'ho trovato un po' noioso e mi è sembrato che tutto fosse sotto sfruttato. 
Sia gli attori, che non solo sono famosi ma sono anche di talento, che le ambientazioni scozzesi, sembrano poco valorizzati dalla storia e dalla regia. Infatti i personaggi sono banali, stereotipati, non aiutati da dialoghi e atteggiamenti altrettanto già visti e sentiti nei film di genere. 

Persino al musica ha qualcosa di strano, come se si sovrapponesse con forza alle scene, forse nel tentativo di enfatizzare il momento, non riuscendoci.
Pure il finale di Damaged mi è sembrato inutilmente trascinato e nemmeno tanto sensato visto che il colpevole si ritrova a poter scappare per tipo 3 giorni lavorativi e non lo fa.

So di aver distrutto questo film, e un po' mi spiace, perché alla fine ha comunque le sembianze di un film per la tv. Ma onestamente con le tante storie simili che ci sono in circolazione, non trovo motivi validi per farvi perdere un'ora e mezza con Damaged, a meno che non siate fan sfegatati degli attori coinvolti e vi basterebbe che leggessero le pagine bianche per essere felici.


La combo di prodotti coreani per una pelle luminosa e protetta in estate

Leggerezza ma efficacia sono due aspetti fondamentali per la mia skincare in estate. La mia pelle diventa sicuramente più mista, soprattutto sulla zona T, ma il resto della zone del viso possono seccarsi, specie negli spazi con aria condizionata. Col caldo poi passa un po' la voglia di star lì ad applicare strati su strati di skincare, specie per chi suda molto.
Così quando Isntree mi ha inviato due prodotti ho pensato che sarebbero stati perfetti per il periodo e non mi sono sbagliato.

Sono entrambi della linea Hyaluronic Acid che, se mi seguite da più tempo, non è proprio una novità sul mio blog. In passato infatti avevo già provato il Watery Sun Gel quando aveva ancora il vecchio pack, ma sono trascorsi tre anni dalla mia recensione, ed ho avuto piacere nel metterlo di nuovo in uso. Sempre sul blog trovate anche le mie opinioni sul Sun Stick Isntree, quindi se il brand in qualche modo vi incuriosisce, siete forse capitati nel posto giusto.
Ma vediamo come ha funzionato questa combo ricca di acido ialuronico su di me.




Isntree Hyaluronic Acid Aqua Gel Cream
Crema Gel all'Acido Ialuronico


INFO BOX 
🔎  Yesstyle (sconto PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €16
🏋 100ml
🗺 Made in Corea
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 //

L'idea di crema-gel associata a quella di acido ialuronico, fa pensare in genere ad un prodotto non solo molto leggero, ma forse anche qualcosa di poco elaborato da un punto di vista formulativo. Non è il caso di questa proposta Isntree che ha un INCI di tutto rispetto.
I suoi punti di forza sono ben 5 forme di acido ialuronico, con diversi pesi molecolari, che quindi garantiscono una maggiore efficacia. Questa sostanza è comunque supportata da un pool di umettanti come glicerina, trealosio, betaine e Sodio PCA.

L'Aqua Gel Cream Isntree è poi arricchita da un mix di estratti vegetali che agiscono in modo diverso sulla pelle. La Centella Asiatica e la Camomilla hanno note proprietà lenitive e antinfiammatorie, ideale per pelli sensibili o irritate. Anche la Portulaca Oleracea e la Houttuynia Cordata calmano i rossori. Tutti questi ingredienti sono invece sostenuti dall'allantoina anch'essa lenitiva.
Non mancano poi sostanze antiossidanti come il tè verde e l'estratto di radice di liquirizia e quelli di Polygonum Cuspidatum e Scutellaria Baicalensis.

Se questo non bastasse, Isntree ha aggiunto un tocco di emollienza ma attraverso oli leggeri, come ad esempio squalane estratto da olio di oliva ed esteri di jojoba idrolizzati.

Mancano invece profumo, se non giusto il sentore leggero degli ingredienti, ed alcol, che in prodotti del genere fa spesso capolino.

La Hyaluronic Acid Aqua Gel Cream ha secondo me una consistenza che si avvicina per un passo più al gel che alla crema, per questo resta molto leggera sul viso, fresca, e si stende con molta facilità. Come la stessa Isntree ammette, è un prodotto che non lascia la pelle appiccicosa, e infatti loro stessi lo consigliano per pelli grasse e miste. Ma, come vi racconto fra un attimo, secondo me può andar bene a tutti i tipi di pelle. Infatti questa Aqua Gel Cream si stratifica bene anche con altri sieri o comunque con trattamenti di altri brand, senza fare bricioline o sollevare la skincare.

Questa gel-crema Isntree poi può essere utilizzata sia di giorno che di sera, quindi è un prodotto versatile e facile da usare. A me è piaciuta parecchio proprio perché garantisce una idratazione costante lungo tutta la giornata, non appesantendo il viso se sono in un ambiente caldo, ma senza cedere il colpo se ad esempio mi trovo in una stanza con aria condizionata e secca.

La mia pelle resta quindi tonica e in comfort per diverse ore, e si comporta di conseguenza bene su diverse aree del mio viso. Mi è piaciuta anche come base trucco, sempre per la ratio che non ne interferisce la performance.
Come anticipavo, secondo me la Hyaluronic Acid Aqua Gel Cream Instree si adatta sia a cuti miste-grasse, e per quest'ultime ad esempio potrebbe andare bene anche durante la stagione più fredda specie se molto sebacee e spesse. La stessa azienda sottolinea che va bene per gli uomini che non vogliono prodotti appiccicosi, ma mi chiedo, c'è qualcuno che li vuole?

Le pelli più disidratate e secce invece potrebbero trovare nella Gel Cream Hyaluronic Acid un supporto extra di umettanti, da accompagnare a creme più spesse e ricche nei periodi in cui la cute è messa più in difficoltà.
Essendo un 100ml potrebbe anche essere uno di quei prodotti da portarsi in viaggio, specie quando non abbiamo spazio nel beauty, per idratare il viso e parti del corpo.
Mi raccomando, se il prodotto vi interessa, fate attenzione perché il packaging è identico alla versione Moist Cream, che immagino sia più ricca.



Isntree Hyaluronic Acid Watery Sun Gel SPF 50+
Gel Solare Ultra Leggero all'Acido Ialuronico


INFO BOX 
🔎 Yesstyle (codice PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €16
🏋 50ml
🗺 Made in Corea
⏳  12 Mesi
🔬 //

Come vi anticipavo, il Watery Sun Gel SPF50+ è una vecchia conoscenza qui sul blog, e l'ho riprovato volentieri, pur non cambiando diametralmente opinioni dalla mia precedente review.

Penso che ormai moltissimi conoscano questo solare per il viso, a base di filtri chimici che agiscono ad ampio spettro contro i raggi UVB e in più abbiamo il simbolo PA++++, la più alta certificazione per la protezione UVA.

La formulazione di questa protezione solare Isntree non è cambiata, anche se leggendo l'INCI ci sono leggere variazioni nell'ordine delle sostanze. Restano però quelli gli attivi ad esempio benefici sulla pelle, come la niacinamide, le famose 8 forme di acido ialuronico, ma anche ceramidi, centella per agire sulla barriera cutanea e tocoferolo, estratto di pino e astaxantina come antiossidanti. Inoltre ci sono anche alcuni degli estratti botanici della Aqua Gel Cream.


Insomma sono tutte sostanze note, nulla di strano. Non ci sono poi fragranze aggiunte.
Anche a distanza di tempo mi sento di dire che questo Watery Sun Gel SPF 50+ non è appunto gellosa, ma ha la texture di una lozione fluida, molto facile da stendere e veloce da far assorbire dalla pelle. Su di me non risulta appiccicoso ed è soprattutto la straordinaria leggerezza il punto di forza di questo solare Isntree e che l'ha reso così tanto famoso.
Uno però dei problemi che ho riscontrato in passato è che lo Hyaluronic Acid Sun Gel ha un finish abbastanza glowy, che personalmente non amo, soprattutto d'estate quando la mia pelle è già più propensa ad avere sebo in eccesso. È comunque una situazione che può essere tenuta a bada con una cipria, io ad esempio utilizzo questa e diciamo che non ho poi necessità di troppi ritocchi durante la giornata.

L'altro aspetto che lamentavo per quanto riguarda l'uso di questa protezione solare Isntree è il fatto che non la trovassi sufficientemente idratante nel corso della giornata, soprattutto nelle aree più disidratate del viso. È però una criticità che non ho più avvertito di recente, ma ammetto che non so se sia dovuto all'uso in combo con l'Aqua Gel Cream o a qualche piccolo aggiustamento della formulazione della Watery Sun Gel.

Fa quindi qualche passo avanti nel mio ordine di preferenza questo SPF Isntree che comunque continuo a trovare più adatto alla primavera o all'autunno, quindi in stagioni in cui la mia pelle è più equilibrata. In generale penso sia un prodotto adatto a pelli più normali, ed eventualmente secche che possano giostrare i livelli di idratazione e nutrimento con altri trattamenti.
Lo Hyaluronic Acid Watery Sun Gel SPF 50+ è comunque un ottimo prodotto per l'uso quotidiano, si comporta bene come base trucco e basta un semplice detergente viso per rimuoverlo del tutto. Inoltre non mi ha mai dato fastidio agli occhi, ma già con la prima "versione" non era un problema.
Se vi incuriosisce provarlo, comunque c'è una bella minitaglia che con poca spesa ma massima resa vi può far capire se è adatto a voi. La trovate qui.


Avete provato questi prodotti Isntree?



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