Nip+Fab, la recensione delle maschere viso!

Vi ricordate di Nip+Fab? È una azienda inglese di cui avevo parlato ben quattro anni fa qui, e che, avendomi lasciato una buona impressione, avevo intenzione di approfondire meglio. Infatti è uno di quei brand che utilizza attivi che mi piacciono molto, come alfa e beta idrossiacidi e vitamina C, in una gamma di prodotti rivolta a problematiche di pelle specifiche e che mi sono sembrati semplici e funzionali.
Nel tempo avevo acquistato tre delle maschere viso proposte da Nip + Fab, e mi sembrava il momento azzeccato per provarle.



Devo ammettere che non sono sicuro siano tutte ancora disponibili, ma ve ne parlo anche come promemoria per me stesso, perché Nip+Fab è un brand che vorrei ancora esplorare e secondo me da conoscere.



Nip + Fab Dragon's Blood Fix Plumping Mask
Maschera viso rimpolpante idratante



La linea Dragon's Blood Fix è dedicata appunto ad idratare e rimpolpare la pelle grazie alla presenza di linfa dell'albero di Croton Lechleri che pare abbia un potere cicatrizzante e lenitivo, e che prende il nome di sangue di drago per la sua colorazione rossa. ​​Ma nell'INCI di questa Plumping Mask troviamo pure acido ialuronico, allantoina, e una serie di estratti naturali idratanti e lenitivi.
La sua consistenza è particolare: sembra una maschera in hydrogel con una struttura reticolata in plastica. Questo materiale che Nip+Fab ha scelto a mio avviso influisce su una vestibilità non proprio impeccabile, perché non è molto elastico, e ho infatti dovuto fare dei tagli per renderla più adatta al mio viso. Nonostante una quantità di siero sufficiente per due maschere e il materiale, non è particolarmente fredda sul viso. Non ha inoltre una profumazione specifica.



Ci sono tanti aspetti che ho apprezzato di questa Dragon's Blood Fix Plumping Mask a partire dal fatto che la grande quantità di siero non sporca in giro.
La maschera visp Nip+Fab ha avuto su di me un ottimo potere idratante, seppur abbia lasciato dietro una lieve patina appiccicosa, che solo dopo diversi minuti è andata via. Secondo me questi aspetti la rendono indicata per cuti disidratate e più esigenti, e durante la stagione fredda. Io stesso non è che sentissi tutta questa esigenza di proseguire con la mia skincare. La pelle era inoltre più distesa e riposata, e in generale più compatta.
Direi insomma che questa Nip+ Fab porta a termine la missione che promette.

INFO BOX
🔎 Lookfantastic.it, Asos, sito dell'azienda
💸 €3.95
🏋18g
🗺 Made in Corea
⏳ monouso
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Nip + Fab Glycolic Fix Bubble Sheet Mask Extreme
Maschera viso ossigenante



Come dice il nome stesso, la Glycol Fix è una classica bubble mask quindi una maschera in tessuto che a contatto con l'aria crea uno strato di schiuma, e questa si gonfia davvero tantissimo. Il tessuto di questa maschera è facile da calzare, è molto comodo, si adatta al viso benissimo, ed aderisce alla perfezione. 
Il suo ingrediente principale è ovviamente l'acido glicolico, che esfolia, leviga e purifica la pelle, e che si trova in una concentrazione del 2%. Ma troviamo anche allantoina e acido ialuronico, per rendere la formulazione idratante e lenitiva.
La Glycolic Fix Bubble Sheet Mask andrebbe tenuta in posa per circa 10-15 minuti, ma io ho sforato questi tempi senza problemi, anche perché, come dicevo crea tantissima schiuma: preparatevi psicologicamente perché, pur rimuovendo la schiuma superficiale, la maschera continua a produrne. Come tutte le bubble mask, anche la Glycolic Fix Nip + Fab va sciacquata dopo il trattamento. 



La fragranza che hanno messo in questa maschera è un po' troppo intensa per farmela consigliare a chiunque, perché appunto potrebbe dare fastidio se non avete una buona tolleranza in questo senso. 
Superato però questo piccolo intoppo, questa maschera viso mi è piaciuta tantissimo: dopo averla usata la mia pelle era fresca, davvero ossigenata, come se fosse più leggera, molto liscia, luminosa e senza pellicine. Nonostante l'azione pulente, la Glycolic Fix non è stata sgrassante su di me, non mi ha lasciato la pelle tirante, ma sicuramente seguire con la propria routine è uno step fondamentale, e in fondo questa maschera  Nip + Fab prepara anche la pelle. Tendenzialmente secondo me si adatta a cuti miste, ma non vedo perché una pelle secca con periodiche impurità non possa apprezzarla.

INFO BOX
🔎 Lookfantastic.it, Asos, sito dell'azienda
💸 €3.95
🏋23g
🗺 Made in Corea
⏳ monouso
🔬 //



Nip+ Fab No Needle Fix Eye Mask
Maschera contorno occhi anti rughe

La No Needle Eye Mask condivide lo stesso materiale della Dragon's Blood Fix Plumping Mask, ma ci sono ovviamente attivi diversi, a partire da una grande quantità di acido ialuronico, per poi passare a pantenolo e allantoina, fino ad estratti particolari come quello di fermento di Pseudoalteromonas, un batterio marino che vive niente popò di meno che nell'oceano Antartico, dall'azione idratante e lenitiva, seguito da altrui attivi più comuni, come estratto di camomilla e di malva.
Questa No Needle Fix Eye Mask è gradevolmente fresca sulla pelle mentre la si lascia agire, e super carica di siero, tanto che un po' l'ho conservato da usare il giorno dopo. L'ho trovata molto adatta alla conformazione del mio viso, avvolge anche l'arcata sopracciliare e sin da subito ha aderito benissimo alla pelle e non mi hanno dato affatto fastidio agli occhi. 



Dopo la buona esperienza di uso di questa maschera occhi Nip+Fab mi è rimasto sicuramente un contorno occhi ben idratato, con una pelle un po' più compatta. Personalmente non ho ancora rughe così profonde per poter parlare di una azione levigante evidente, ma tutto sommato mi è sembrato che quei lievi segni che ho fossero leggermente meno visibili.
Mi è piaciuto poi come il siero di questa maschera Nip+Fab si sia assorbito molto bene, la zona non era affatto appiccicosa, ma risultava liscia e morbida. La No Needle Fix Eye Mask si candida quindi ad un futuro acquisto, anche se purtroppo al momento non credo sia disponibile. 

INFO BOX
🔎 Lookfantastic.it, Asos, sito dell'azienda
💸 €3.95
🏋 10 g
🗺 Made in Corea
⏳ monouso
🔬 //


Non so quindi quanto possa essere utile questa review ma spero di attenzionarvi Nip+Fab che credo sia un brand meritevole. 



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Perché questi nuovi film mi hanno deluso

Non so se sia un periodo sfortunato o sia solo diventato particolarmente più esigente e pignolo, ma pare che né le serie tv né i film che sto guardando in questo periodo mi stiano soddisfacendo del tutto. 
Ho ben tre diverse pellicole che si sono dimostrate tutte al di sotto delle mie aspettative, nonostante potessero essere invece dei buoni progetti nel panorama cinematografico.


Ultima Notte a Soho (2021)



Titolo Originale: Last Night In Soho
Genere: drammatico, horror, thriller

Durata: 116 minuti
Regia: Edgar Wright
Uscita in Italia: 4 Novembre 2021 (cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito


Mi aspettavo un thriller psicologico ben fatto, con dei contorni horror cupi e una struttura narrativa intrigante, ma Ultima Notte a Soho secondo me raggiunge solo alcuni di questi obbiettivi. 
La giovane Ellie Turner sogna di fare la stilista e finalmente sembra che il suo sogno inizi a concretizzarsi quando si trasferisce in una prestigiosa accademia a Londra. Qui però, oltre a dover sopportare le solite angherie e battutine di quelle che si sentono più sveglie di lei, finirà per avere tutt'altri sogni. Infatti inizierà ad essere tormentata dalla figura di una ragazza di nome Sandie che negli anni '60 aspirava a diventare una cantante, finendo però in un incubo personale che cambierà parte della sua vita.
Ellie e Sandie sono due ragazze completamente diverse ma che diventeranno l'una il riflesso dell'altra e la situazione arriverà a toccare i suoi picchi più drammatici.

Grandi paroloni per spiegarvi in breve questa trama, ma Last Night in Soho in realtà secondo me ha un percorso molto lineare in questa sua "discesa negli inferi". È vero che i toni si esacerbano, si drammatizzano le vicende, la vita di Ellie e quella di Sandie si complica, e si strizza anche l'occhio alle difficoltà delle donne in un mondo fatto da uomini senza scrupoli, che alla fine è purtroppo un argomento che non ha età. Dall'altro lato però la storia per me diventa prevedibile da metà film in poi, e quando le mie teorie si sono realizzate, ho capito che Ultima notte a Soho non era esattamente oscuro e intrigante come mi aspettavo.
Quando siamo arrivati al kajal nero sciolto ho poi alzato le mani.



Inoltre proprio il ritmo della narrazione secondo me a metà film tende a giungere ad una fase di stallo che non aiuta di certo la visione di un film che dura quasi due ore, in cui alcune scelte ricalcano un po' troppo lo stile già visto in altri thriller e horror del passato.
Hanno invece azzeccato tutta la parte tecnica per questa pellicola, regia, scenografie, costumi attuali e del passato, e soprattutto il cast con una conturbante Anya Taylor-Joy in un ruolo che le calza a pennello (uno dei motivi per cui ho deciso di vedere Ultima Notte a Soho) e una giusta Thomasin McKenzie. 
Non ho purtroppo trovato quell'approfondimento psicologico su nessuno dei personaggi principali, quella svolta narrativa, quella scelta diversa che mi facesse apprezzare Last Night in Soho più di altri film nel suo genere.

Voto 6


My Son (2021)



Genere: drammatico, thriller
Durata: 95 minuti
Regia: Christian Carion
Uscita in Italia: 21 Gennaio 2022 (Prime Video)
Paese di produzione: Francia

È stato sempre il cast ad avermi attirato verso My Son, un film originale Amazon, dove figurano attori come James McAvoy e Claire Foy, ma, nonostante non avessi aspettative particolari, si è rivelato anch'esso un film abbastanza banale. 
La storia nemmeno ve la accenno o finirei per dirvi troppo su una trama che risulta estremamente asciutta e che sono certo avrete visto e sentito in mille altri film, ma non solo in quanto remake di un film francese del 2017. My son è infatti la classica pellicola sulla ricerca di un figlio sparito improvvisamente nel nulla, di genitori problematici che cercano di superare i loro traumi e i loro problemi di coppia. Nessuno in fondo è perfetto, o esente da difetti, e non si diventa dei bravi genitori dall'oggi al domani.



Ne esce un film estremamente didascalico, dove la parte più introspettiva di My Son non fornisce appigli interessanti: ad esempio Edmond Murray, il protagonista, sonda le motivazioni delle sue mancanze come padre, non dandoci però qualche suggerimento nuovo o più approfondito rispetto ai film della stessa categoria. Nelle sue scene più animate e d'azione My Son invece non riesce per me a creare una suspense particolare, perché cade spesso in risvolti prevedibili, anche questi già noti se avete una minima esperienza con i thriller. Anzi in questo caso si scade proprio nella superficialità, tutto resta vago e accennato, incluse le sottotrame. 



Manca poi l'elemento più importante ovvero l'emotività, seppur i risvolti drammatici sono tutti disponibili.
Di My Son riesco a salvare giusto le interpretazioni degli attori, seppur non è che spicchino da qualche punto di vista perché i personaggi sono scritti proprio in modo piatto, poco sfaccettato.  Mi sono piaciuti anche i paesaggi che fanno da sfondo alle vicende.
Tutto sommato non lo reputo un film noioso, ma semplicemente uno di quelli che potrebbero passare una sera in televisione, e che avrebbe lo stesso effetto anche se ci fosse qualche attore italiano di secondo ordine (non fatemi fare nomi e cognomi). Quindi direi che se avete mezza idea di vedere My Son, secondo me potreste impegnare meglio il vostro tempo.

Voto 5



Marry Me - Sposami (2022)



Genere: commedia, romantico
Durata: 112 minuti
Regia: Kat Coiro
Uscita in Italia: 10 Febbraio 2022 (Cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti


Metto subito le mani avanti perché anche su Marry Me non avevo chissà che aspettative, ma mi aspettavo una romcom carina, frizzantina e canterella vista la presenza di Jennifer Lopez. Anzi, sarebbe più giusto dire che mi aspettavo potesse essere un film un po' sciocco, che facesse compagnia e magari sorridere, ma l'ho trovato proprio vuoto e stupidino.

La storia d'amore fra la famosa cantante pop Kat Valdez (Jennifer Lopez appunto) e un comunissimo professore di matematica (un Owen Wilson decisamente mollaccione) pescato dal pubblico a caso una volta che lei viene abbandonata il giorno delle nozze sull'altare (o meglio sul palco), fa acqua da tutte le parti.
Tralasciando l'incipit assurdo, non c'è legante né nel corso del film stesso, visto che anche qui i rapporti e i sentimenti vengono abbozzati, né per quello che può trarre uno spettatore, visto che ho percepito un affresco molto distaccato.
Non c'è insomma il sapore della fiaba, di un romanticismo magari semplice e già visto, ma sincero e caldo. 



Inoltre credo che Marry Me - Sposami sia un film incoerente: Kat vuole quasi scappare da un mondo fatto di apparenza sotto i riflettori e sui social, trovando rifugio nella normalità che questo professore e la sua piccola scuola possono darle, ma praticamente ogni personaggio non la smette di avere un cellulare in mano con una diretta Instagram in corso da inizio a fine film. 
Anche i dialoghi non li ho trovati particolarmente divertenti o originali, spesso anzi non aiutano a smuovere il ritmo di una storia che oscilla fra forzature e banalità. Le canzoni inoltre, seppur carine e orecchiabili, sono lontane dall'essere memorabili. 
Non riesco a salvare nulla insomma in Marry Me, mi è sembrata una perdita di tempo sotto così tanti profili che quasi vorrei un rimborso. 


Voto 4




Garnier Fructis Hair Food, finalmente li ho provati anche io! 🍌

Sono certo che conosciate e avrete già utilizzato i prodotti della linea Hair Food di Garnier Fructis, un'intera gamma di hair care con fino il 98% di ingredienti naturali. Nel tempo questa linea si è via via ampliata, e finalmente, seppur con un po' di ritardo, posso raccontarvi la mia esperienza con questa gamma Hair Food.



Ho scelto lo shampoo e il balsamo Garnier alla Banana, che è indicata come una linea nutriente ed ho pensato potesse essere adatta ai miei capelli secchi, spessi e cresposi. Entrambi questi prodotti sono vegan e ovviamente hanno un buon profumo di banana, dolce, abbastanza intenso e persistente, seppur vagamente chimico, quindi deve piacervi come fragranza o magari non fa per voi. 
Se vi va di conoscere tutti i dettagli della mia esperienza, vi basta proseguire la lettura. 



Garnier Fructis Hair Food Banana Shampoo Nutriente
Capelli Secchi


Mi è piaciuto davvero tanto questo Shampoo Hair Food che mi è sembrato perfetto per le mie esigenze. Ha un INCI molto semplice dove i condizionanti sono appunto l'estratto di banana, l'olio di cocco e vari umettanti fra cui la glicerina. È uno shampoo dalla consistenza in gel molto soda, ed infatti ho preferito usarlo sin da subito non diluito al contrario di quanto faccio di solito, perché mi sembrava di non riuscire a miscelarlo alla perfezione nel solito flacone che uso per la diluizione. Sin da subito, appena entra a contatto con l'acqua, lo Shampoo Nutriente Garnier crea una schiuma morbidissima e molto voluminosa, davvero gradevole da massaggiare sui capelli, ma anche facile da sciacquare.


Questo Shampoo Hair Food è diventato presto uno dei miei preferiti dell'ultimo periodo: intanto ha un buon potere detergente che però si accompagna ad una giusta delicatezza. Infatti, nonostante appunto non lo diluisca, non ho mai notato secchezza al cuoio capelluto, irritazioni, quella sensazione di pelle che tira e in generale arrossamenti o screpolature. Dall'altro lato però i capelli restano puliti e leggeri per i miei soliti giorni canonici.
Lo shampoo alla banana inoltre mi è tutto sommato piaciuto anche sulla lunghezza dei capelli. Si lascia dietro infatti una buona districabilità, e se magari non ha un estremo potere condizionante o lucidante, comunque i capelli mi sembrano sani, molto morbidi, abbastanza voluminosi e corposi. Direi che supera la prova a pieni voti e sono molto curioso di mettere alla prova gli altri Shampoo Hair Food Fructis. Questo nutriente, in particolare, mi sembra adatto a capelli secchi, ma anche a chi ha dei capelli normali, non troppo sottili e non troppo difficili, che non vogliono usare maschere e balsamo.

INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Amazon, Lookfantastic,
💸 €3.40
🏋 350ml
🗺 Made in Francia
⏳ 12 Mesi
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Garnier Fructis Hair Food Banana Balsamo Nutriente
Capelli Secchi


Olio di cocco, di semi di girasole
e ovviamente estratto di banana sono le caratteristiche dell'INCI che mi hanno colpito in questo Balsamo Hair Food, dalla consistenza molto cremosa, e un pelo difficoltosa da far uscire dalla confezione, nonostante sia in plastica morbida. Questa sua texture è però molto facile da applicare sui capelli, si distribuisce uniformemente, e non mi è sembrato un balsamo eccessivamente difficoltoso da sciacquare, nonostante richieda sicuramente un po' di cura. 
Ammetto che se lo shampoo ha una buona performance, il balsamo nutriente Garnier è rimasto qualche step indietro rispetto alle mie aspettative. Non che sia un cattivo prodotto, visto che l'ho terminato volentieri, ed è gradevole usarlo, ma speravo di più.
Su di me infatti ha una buon potere ammorbidente, e districante, e tutto sommato rende i capelli pettinabili e facili da mettere in piega, seppur mi sia sempre indispensabile mettere un prodotto per lo styling o il ciuffo non mi si regge.



Tuttavia questo Balsamo Hair Food pecca un po' nel controllo del crespo e nel lucidarmi i capelli, e soprattutto, come vi avrò certamente sottolineato per altri prodotti, noto che nel corso dei giorni seguenti lo shampoo, si perde un po' di quella setosità che questo balsamo dà. Devo ammettere che anche il balsamo Banana Hair Food non mi va a togliere corpo e volume ai capelli o me li appesantisce. 
Tuttavia, né giocare con le quantità o con i tempi di posa ha migliorato il risultato e, anche l'uso costante nel tempo purtroppo non mi ha fatto amare alla follia questo conditioner alla banana di Garnier, non riuscendo a spuntare tutte le caselline delle mie esigenze.
Credo che capelli un po' più docili dei miei, ma anche in questo caso non troppo sottili, lo possano apprezzare, io invece credo che in futuro mi dirigerò verso le maschere Hair Food che forse possono avvicinarsi alle mie necessità.

INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Amazon, LookfantasticDouglas.it
💸 €3.40
🏋 350ml
🗺 Made in Francia
⏳ 12 Mesi
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Qual è il vostro prodotto preferito Hair Food di Garnier? Personalmente resto ancora molto curioso sulle altre referenze, e spero che l'azienda si spinga anche a creare anche dei prodotti per lo styling e magari impacchi trattanti. 
Sapevate che Cien ha una linea dupe di questa Garnier?
Ve ne parlo qui.


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Mi aspettavo di più da questi ritorni su Prime Video Amazon

Se come me avete apprezzato The Marvelous Mrs Maisel e LOL: Chi Ride è fuori, sono certo che stavate attendendo con molta curiosità le nuove stagioni che sarebbero state disponibili sulla piattaforma Amazon fra Febbraio e Marzo di quest'anno. Io ero curioso di cosa avrebbero proposto per questi due prodotti che, pur essendo estremamente diversi fra loro, si sono ritrovati secondo me accomunati da alcune cose che non mi sono piaciute. 
E lo so che focalizzarsi sugli aspetti negativi può suonare pretestuoso o ingiusto, ma se conoscete le mie recensioni saprete che non è mai tutto bianco o nero, e che cerco sempre di darvi tutti gli aspetti che riesco a notare o meno in una serie tv.
Purtroppo le novità proposte da La Fantastica Signora Maisel e LOL: Chi Ride è fuori, pur con i loro indiscutibili pregi e caratteristiche peculiari, mi hanno lasciato un po' meno soddisfatto del solito.

Inizio proprio da LOL Chi Ride è fuori che doveva eguagliare, se non subissare, il successo dello scorso anno, ma questa seconda edizione non ci riesce secondo me. Il presupposto resta quello che vi dicevo per la prima stagione: giudicare cavillosamente un prodotto come LOL è da sciocchi. Tutto il format infatti non può che essere considerato intrattenimento direi fine a se stesso (in senso buono), e la stessa struttura di sei episodi da mezz'ora l'uno lo suggerisce.



Le pretese verso LOL secondo me devono essere decisamente basse (anche questo in senso buono), e principalmente quella della spensieratezza. Speravo però riuscissero a mantenere la freschezza del progetto e questa seconda stagione credo non sia riuscita in questo intento.
Di base è infatti ovviamente svanito l'effetto sorpresa, quindi sapevamo tutti cosa aspettarci dalla struttura generale del programma, ma si poteva puntare a nuove dinamiche, senza tralasciare la continuità.
In questo senso il cast eterogeneo, con nomi importanti della comicità italiana come Virgina Raffaele, il Mago Forest e Corrado Guzzanti, affiancati da "più piccoli" come Tess Masazza e Max Angioni, doveva rappresentare proprio la novità e garantire già che ci fosse molta varietà di stili e di battute, ma non è stato così e penso che sia colpa della gestione stessa di LOL 2 ad aver influito.

Se l'anno scorso infatti il livello del cast era generalmente più omogeneo, questa nuova edizione di Lol Chi Ride è Fuori mi è sembrata troppo sbilanciata, dove appunto dei comici di vecchia leva superano ed eclissano del tutto interpreti meno capaci. È vero che la risata è una questione soggettiva, ma senza tanti giri di parole, personaggi come Tess Masazza appunto e Diana Del Bufalo, hanno dato un contributo pari a zero al programma. Letteralmente la loro presenza è stata ininfluente, un puro filler per i partecipanti, e se non ci fossero state sarebbe stato lo stesso. Contrapposte poi a Michele Foresta che ha una gag al minuto, e a Maccio Capatonda (che in verità trovo piatto, ripetitivo e inquietante, ma comunque attivo), si crea un divario troppo netto. 



Una scelta quindi sbagliata da parte degli autori che forse pensavano di attirare un pubblico più ampio, ma che è solo la punta di altri errori: avrei evitato ad esempio che si ripetessero gli scherzi e le dinamiche che l'anno scorso erano rivolte a Frank Matano, preso per i fondelli da tutti, nei confronti di Max Angioni, che indubbiamente ne risultava schiacciato. Inoltre hanno troppo insistito con la presenza di Lillo Petrolo come disturbatore e solleticatore, ed il risultato è stato un impatto molto minore di Lol 2: avete visto qualche meme in giro rispetto ai milioni di "So' Lillo" che circolavano l'anno scorso?
Nessun contributo o novità anche nella statica sala di controllo, dove sembrava che Fedez e Frank Matano appunto fossero troppo presi a ridere per ogni cosa (anche se dicono sia colpa del montaggio). 



Si salvano indubbiamente gli sketch di artisti come la Raffaele che porta le sue mille imitazioni, Guzzanti che ripesca Vulvia, ma anche Maria Di Biase sebbene sia stata reclusa all'episodio bonus, che comunque confermano il loro talento.
È normale che ci possano essere preferenze da parte di noi spettatori fra questo o quel comico, è normale che alcune battute facciano ridere più di altre o che non facciano ridere affatto, ma quelli di LOL - Chi Ride è Fuori devono secondo me rivedere molte delle scelte fatte se vogliono confermare il successo.
Qui vi ho parlato della terza stagione dello show. 

Se proprio i presupposti che ho fatto per LOL 2 mi fanno pensare che tutto sommato l'abbiano sfangata, sono un po' più deluso per quanto riguarda la quarta stagione di The Marvelous Mrs Maisel.



La qualità di questa serie, quella a cui ci hanno abituati, infatti mi spinge in una lamentela forse più pungente. È vero che molte delle caratteristiche che rendono La fantastica signora Maisel una serie di un certo spessore ci sono ancora tutte anche in questo penultimo capitolo: penso sicuramente alla messa in scena, alla cura dei dettagli, ma soprattutto ai dialoghi serrati che Amy Sherman-Palladino ha come marchio di fabbrica. Impeccabile e divertente ad esempio è la scena al luna park, dove le famiglie Maisel e Weissman si sono ritrovate a battibeccare su una ruota panoramica. Ci sono tanti momenti del genere, che potrei definire iconici all'interno della serie, e resta l'ilarità di tutta la struttura più ampia, ma senza scadere mai nel superficiale.



Miriam Maisel è infatti una sfaccettata protagonista femminista, e anche in questa quarta stagione si batte affinché la sua autodeterminazione si possa affermare a 360° sia come donna, anche nella sua sessualità, ma soprattutto come comica: è costante la sua ricerca di libertà di espressione lungo tutta la stagione, pur scontrandosi ad un certo punto con la ovvia necessità di non potersi sottrarre al lavoro e all'impegno e soprattutto a non poter cedere il passo anche una volta arrivata in vetta.
C'è ovviamente anche una serpeggiante paura, visto quanto accaduto con Shy Baldwin che ha rappresentato una grossa caduta per la carriera di Midge.



Inoltre Miriam si impegna nel corso degli episodi affinché tutte le donne intorno a lei riescano a vedere affermati i loro diritti.
Già nella scorsa stagione di The Marvelous Mrs Maisel però avevo notato che gli avvenimenti veri e propri, quelli che cambiano il corso della storia, che lo ampliano, sono davvero pochissimi, e in queste nuove puntate si conferma questo andazzo. Non sarebbe un problema di per sé, perché è una di quelle serie tv che si focalizza più sui rapporti fra i protagonisti e appunto i dialoghi. Ma se consideriamo che si tratta della quarta e penultima stagione, credo che la fame di cose da far accadere si faccia sentire.
La linea narrativa di Abe e Rose per esempio offre pochissimi nuovi spunti, ancora meno la presenza di Joel e della sua storia con la nuova ragazza (che onestamente fin da subito mi ha dato l'impressione di una cometa più che di qualcuno che dovesse restare).



Qualche scintilla si ha con il ritorno di Sophie Lennon, ma ripescare il suo personaggio non è certamente un momento particolarmente atteso.
Nemmeno i camei di Milo Ventimiglia e Kelly Bishop hanno prodotto effetti a lungo termine.
Mi sta bene una stagione di passaggio, ma dovermene sorbire due mi sembra un po' troppo, e per quanto La fantastica signora Maisel resti un piacere per gli occhi da seguire, avrei voluto qualcosa in più.
Qui vi parlo della quinta ed ultima stagione della serie. 



Matt Age Activ, altri due sieri viso interessanti!

Era lo scorso dicembre quando vi ho parlato della gamma di sieri viso proposta da Matt Benessere, e la parentesi era rimasta per me aperta perché avevo altri due di questi prodotti da testare per completare la collezione. 



In realtà più di recente Matt Age Activ ha creato un siero viso a base di vitamina C che mi aveva incuriosito, ma avendo diversi altri prodotti da utilizzare ho preferito skippare per il momento l'acquisto e concentrarmi sui sieri che invece avevo a disposizione. 


Matt Age Activ Siero Viso Rimpolpante
Acido Ialuronico Puro 3P 



Il mio affetto verso i sieri viso a base di acido ialuronico è sempre labile, perché su di me, questo attivo tanto decantato, non ha generalmente questi effetti mirabolanti, specie nelle formulazioni pure e spoglie. Questo siero viso Rimpolpante Age Activ se l'è però cavata: al suo interno troviamo acido ialuronico a tre pesi molecolari (da qui il 3P), ma anche glicerina e gluconolactone, un polidrossiacido che ha proprietà idratanti e delicatamente esfolianti. La consistenza è molto liquida, ma non è comunque difficile da gestire e ovviamente si stende bene.



Proprio per la sia texture così sottile ho usato questo siero Matt come se fosse una essence, quindi come primissimo step della skincare routine, ed ha funzionato molto bene come base viso. Rilascia infatti su di me un discreto potere idratante, e rende la pelle più liscia e decisamente morbida e tutto sommato sufficientemente compatta. Su di me l'assorbimento è davvero velocissimo, motivo per cui è anche comodo usarlo in questo modo perché non si perde tempo e posso subito procedere con gli altri step. Inoltre non ha mai fatto cose strane se poi vado a sovrapporci altri sieri o creme.



Inutile dirvi che, se avete una pelle secca, esigente, o semplicemente non avete sbatti di seguire una routine a più passaggi e volete un prodotto che faccia tutto, questo siero rimpolpante da solo non basta assolutamente. Se invece amate l'acido ialuronico a pioggia penso che meriti una chance, specie se in genere trovate gli altri sieri viso appiccicosi o che appesantiscono il viso. Non è diventato per me indispensabile ma il siero viso Rimpolpante di Matt Benessere ha comunque la mia approvazione.

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💸 €14.70
🏋30ml
🗺 Made in Italia
⏳ 6 mesi
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Matt Age Active Siero Attivatore di Giovinezza
Siero di Vipera 3-alpha plus


Non è la prima volta che utilizzo un cosmetico con quello che comunemente viene definito veleno di vipera, ovvero un peptide sintetico che, come una parte della secrezione del serpente, dovrebbe avere un effetto botox anti rughe. Sapevo quindi più o meno cosa aspettarmi da questo siero Age Activ, sebbene al suo interno ci siano anche glicerina e umettanti differenti. Sarebbe stato interessante se avessero inserito anche la percentuale di questo peptide, ed in generale degli attivi di questi sieri.
In questo caso la texture è gellosa, leggermente più soda, è sempre facile e gradevole da stendere sul viso. In questi sieri viso non è aggiunta profumazione, si sente solo il vago odore chimico degli ingredienti.


Metto subito le mani avanti specificando che l'Attivatore di Giovinezza Matt, seppur abbia lo stesso scopo, non è paragonabile ad esempio all'Argireline Solution di The Ordinary che ha davvero su di me un'azione rilassante delle contrazioni muscolari. Questo siero al veleno di vipera invece mi dà più una generale sensazione di pelle distesa e liscia, più riposata, senza però un eccessivo effetto tensore che onestamente non apprezzerei. La pelle mi sembra un po' più compatta e questo attivatore di Giovinezza dà anche morbidezza.


Mi è piacito anche il fatto che questo, come l'altro siero Matt Age Activ, si assorbe rapidamente, non lascia affatto appiccicoso, ed ha un bel tocco liscio e setoso. Anche in questo caso il potere idratante è base, ma contribuisce anche lui in questo senso in una skincare più strutturata e stratificata. Non riesco a dirvi che effetto possa avere su una pelle molto segnata, perché comunque secondo me in quel caso è necessario far affidamento ad una routine completa, e questo Attivatore di Giovinezza si presta a farne parte.

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💸 €14.70
🏋30ml
🗺 Made in Italia
⏳ 6 mesi
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Avete provato questi sieri viso Age Activ o comunque la skincare di Matt Benessere?





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Maschere Viso Florena Fermented Skincare: quello che dovreste sapere secondo me

Mi sono sempre un po' fatto affascinare dalle pubblicità eteree e delicate di Florena Fermented Skincare, un'azienda italiana nata nel 2019 che produce cosmetici biologici. La particolarità del brand è che utilizza appunto ingredienti fermentati, processo che dovrebbe potenziarne l'effetto sulla pelle. 
Appena ho scoperto il brand mi sono chiesto come fossero i prodotti Florena, e come sempre ho fatto un passettino nel loro mondo attraverso le loro maschere viso.



Al momento Florena ha pensato solo a due maschere viso in crema, e devo dire che ho avuto sensazioni contrastanti, visto che ci sono stati degli elementi troppo simili fra questi due trattamenti.
Entrambi vanno applicati solo cinque minuti, ma io ho preferito prolungarne la posa, e andrebbero rimossi con una velina, ma preferisco sciacquare il viso con acqua tiepida. Florena non specifica se queste bustine bastino per una applicazione o più, ma secondo me le quantità sono sufficienti anche per quattro utilizzi.



Florena Fermented Skincare Maschera Rassodante Viso
Caprioglio Fermentato e Acido Ialuronico



La prima delle due maschere viso Florena che ho scelto di utilizzare è questa Rassodante che ha una bella consistenza in crema, facile da stendere, e con un profumo floreale delicato, mi ha ricordato vagamente il gelsomino. La maschera Rassodante Florena è ricca di ingredienti naturali, come burro di karitè, olio di mandole dolci, di oliva, di jojoba, di semi di frutto della passione e di girasole. Non mancano ovviamente estratto di fiori di caprifoglio giapponese che dovrebbe avere proprietà lenitive e antiinfiammatorie e l'acido ialuronico.



Se l'utilizzo e le caratteristiche generali di questa maschera Rassodante Florena non sono affatto male, anzi in linea con tantissimi altri prodotti che ho già provato, è invece la sua performance che mi ha lasciato appunto dei dubbi. Infatti, sebbene la trovi piacevole sulla pelle e credo rilasci una discreta idratazione, dall'altro lato non ho avvertito né notato esteticamente qualunque aspetto che mi facesse pensare ad una azione compattante o rassodante così incisiva. E se su una pelle tendenzialmente giovane questo effetto non è così evidente, potrebbe dare risultati più palesi su una cute magari segnata e con cedimenti? Onestamente non lo so ma per la mia esperienza non è quello prodotto che consiglierei ad esempio a mia madre. 
Nonostante non mi appesantisca il viso, la maschera viso Rassodante di Florena non mi ha lasciato soddisfatto al 100%, ma credo che il suo problema, come vi racconto fra poco, stia proprio nell'INCI, che unisce forse troppo i due trattamenti proposti dal brand. 

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🔎Acqua e Sapone, Douglas.itGrande distribuzione 
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Florena Fermented Skincare Maschera Idratante Viso
Camelia Fermentata e Olio di oliva Fermentato



Faccio un mea culpa perché quando ho acquistato queste maschere viso Florena non ho guardato con attenzione la lista degli ingredienti, perché ero semplicemente curioso e mi sono fidato dalle indicazioni sulle confezioni. La ricerca sugli INCI è arrivata in un secondo momento quando ho notato che queste maschere avevano un aspetto, una consistenza e una profumazione molto simile. Non sono un chimico né posso parlare di percentuali per ogni singolo ingrediente, ma questi due prodotti Florena hanno un INCI praticamente identico: l'unica differenza sono appunto quei due ingredienti che caratterizzano la versione Rassodante, mentre nella maschera Idratante si aggiunge l'estratto di camelia. 



Nonostante queste eccessive similarità ho comunque preferito proprio questa versione, che credo sia più in linea con le promesse che fa: se cercate infatti una maschera idratante, che renda il viso liscio, un po' più disteso, e che in generale renda la pelle più carina credo che questa maschera Idratante Florena possa fare al caso vostro e in questo senso a me è piaciuta molto. Non credo possa sopperire a tutta la skincare routine, specie se la vostra pelle è molto secca e maltrattata o se è una stagione fredda, ma per tutte le altre tipologie di cuti merita sicuramente. L'ho trovata tendenzialmente più idratante della versione Rassodante, e in generale mi pare funzioni meglio su di me.
Inoltre va benissimo anche durante il giorno, visto che si sciacqua senza lasciare residui. 

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Essendo per me un brand nuovo, sono molto curioso della vostra esperienza con Florena Fermented Skincare, sia per quanto riguarda queste maschere sia per gli altri prodotti. Ne avete trovati di validi?



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Inventing Anna è la serie tv più interessante da vedere al momento?

Dopo Bridgerton il connubio Netflix e Shonda Rhimes ha partorito una nuova serie tv che è diventata fra le più viste, e ha suscitato curiosità, perché è noto che la sceneggiatrice e produttrice americana sappia solleticare il pubblico fino a creare dipendenza dai suoi lavori. Si intitola Inventing Anna e se non avete sentito parlare della serie tv, forse vi sarà capitato di leggere della storia vera di Anna Delvey, o Sorokin.


Nei 9 episodi disponibili dall'11Febbraio di quest'anno Inventing Anna tenta appunto di ricostruire l'ascesa e la caduta di questa ragazza che, appena ventenne, fra il 2013 e il 2017 tentò la scalata al successo spacciandosi per una ereditiera tedesca al fine di creare una fondazione artistica a suo nome. È soprattutto l'indagine della giornalista Vivian Kent (nella realtà Jessica Pressler) a ricostruire tutto il percorso di Anna, i suoi viaggi, le sue tecniche con cui finì per truffare banche, avvocati, soci, alberghi, amici e tutti coloro che le gravitavano intorno, ad eccezione forse delle classi più basse che dalla ragazza ricevevano sempre mance cospicue.
Ne esce sicuramente l'inganno messo in scena, ma anche una Anna con una forte visione imprenditoriale, ed in grado di riconoscere subito quello che ricerca l'alta borghesia newyorkese e americana in genere: il denaro e il riconoscimento.


Inventing Anna riesce a farsi seguire, da un lato per il fascino che la sua protagonista suscita, ma personalmente era molta la curiosità di capire fino a che punto si potesse spingere la credulità di chi le stava intorno, inclusi anche i professionisti che dovrebbero essere pronti a riconoscere truffatori di varia natura. È vero che la storia è in parte romanzata per rendere il tutto più avvincente e anche immagino perché non è semplice entrare nella megalomania di Anna, ma pare che gli snodi più importanti siano aderenti alla storia reale.
Gli inglesi d'altronde dicono "fake it till you make it" ovvero fingi fino a quando non lo ottieni, e Anna evidentemente aveva sublimato e perfezionato questa arte al punto che tantissimi sono capitolati, e questo ha reso le sue vicende particolarmente divisive.


Ma chi ha inventato Anna? La stessa Sorokin o la società a cui aspirava e che le ruotava intorno? O la stessa giornalista che ha scavato e portato alla cronaca la sua storia? Non posso ovviamente fare riferimento ai personaggi reali, ma questo è il messaggio che serpeggia un po' per tutta la serie e che esplode nell'episodio finale, in cui si tenta di far riferimento anche alla finzione che tutti i giorni viviamo, e le maschere che mettiamo sui social. Poetico certamente, ma se come me avete una visione un po' più asciutta, coerente alla realtà, questa idea vi sembrerà stridente rispetto al fatto che la storia di Anna Sorokin è comunque quella di una truffatrice che si è fatta degli anni di carcere e ad oggi non sembra sentirsi colpevole ma più che altro incompresa.



Cercare sottilmente di giustificare (pur non elogiando, questo bisogna dirlo) le sue manovre paragonandole all'ambiente finanziario americano, altrettanto marcio e cieco, ossessionato dalla ricchezza e dal profitto che una figura come Anna Delvey paventava, un mondo con meccanismi malati e illusori, non mi suona propriamente corretto.
Pure l'accanimento nei confronti di Rachel Williams, ex amica di Anna, collaboratrice per Vanity Fair e la prima a denunciarla, mi è sembrato esagerato: essere privati di 60 mila dollari non è esattamente il "primo intoppo" come viene definita nella serie.
Anche l'idea di questa ragazza che in realtà aveva un progetto importante, dall'animo imprenditoriale, che ci teneva ad apparire competente e in gamba, o ancora far passare il concetto di una giovane Anna incompresa dai genitori e bullizzata, come embrione della truffatrice adulta che si è dovuta far da sola, mi è sembrato friabile.



Inventing Anna è poi una serie tv al femminile, ma anche in questo senso non ho capito esattamente dove volesse andare a parare, basta vedere come positivamente viene dipinta Vivian Kent: una giornalista stakanovista che lavora persino quando le si rompono le acque, che sembra da un certo punto in poi voler salvare la povera Anna Sorokin, ma che per prima ha sempre tentato di recuperare la sua carriera cercando una notizia con cui fare il colpaccio e camuffare gli errori del passato. La stessa serie che però condanna Rachel appunto perché, trovatasi spalle al muro, fa quel che avrebbero fatto tutti: cercare di salvarsi. Sono io, o c'è un po' di imparità in questo?


Tralasciando queste cavillosità ed il messaggio che si può più o meno trarre dalla serie, non credo che Inventing Anna sia la serie tv più interessante del momento, seppur Shonda Rhymes avesse tutti gli ingredienti possibili per fare qualcosa di davvero diverso.
Infatti c'è una storia vera e chiacchierata tutto sommato recente che profuma di gossip, c'è quel sapore di true crime senza però sfociare nel poliziesco o nel thriller che richiede una certa drammaticità dei toni come accede in The Act, Dirty John o i vari capitoli di American Crime Story, c'è lo sbrilluccicante glamour che non sfocia in pacchianate alla And Just Like That.
Sono riusciti anche a selezionare un cast perfetto, capeggiato da una bravissima Julia Garner che somiglia molto alla vera Anna Sorokin e che ricalca molto bene i modi particolari della protagonista.


Inventing Anna intrattiene perché in fondo sapere come la ragazza sia riuscita a sfangarla credo affascini un po' tutti, però si perde in una non centralità della visione che segue, non volendo essere giustamente un documentario didascalico e noiosetto, e anche lo stile degli episodi è variabile, arrivando ad un finale che sembra quasi staccato dal resto, mettendo da parte quel montaggio serrato e incastrato e somigliando più ad un legal drama. 
Il più grosso difetto però di questa serie Netflix è secondo me una sequela di lungaggini inutili nel tentativo di dare spazio ad ogni personaggio, a volte in modo eccessivo. Ogni episodio infatti dura praticamente un'ora, e spesso mi è sembrato un tempo eccessivo per quello che si andava a raccontare.
Credo insomma che Inventing Anna sia una di quelle serie tv dalle ampie intenzioni che però ogni tanto si perdono forse nel tentativi di accontentare un pubblico particolarmente trasversale ed eterogeneo. E la stessa Anna alla fine ce lo insegna: chi troppo vuole...



Perché non acquisto più questi 5 prodotti!

Le centinaia di recensioni che creo ogni anno possono far pensare ad un consumismo spropositato  rivolto soltanto ad usare prodotti senza una logica di fondo, ma posso assicurarvi che non è così. Anzi i vari tentativi che ho fatto nel tempo mi hanno insegnato che ci sono cosmetici e prodotti in genere che non fanno per me e per cui non voglio più investire.



Mi sono infatti reso conto che, dopo vari esperimenti, per varie ragioni, continuare ad acquistare questi prodotti era per lo più uno spreco ed a volte anche frustrante e noioso terminarli, perché non riescono a darmi dei risultati soddisfacenti o semplicemente perché non ne ho bisogno. Non so se può darvi qualche spunto per fare lo stesso, visto che ormai abbiamo tutti gli armadietti pieni di prodotti, ma con molta probabilità non mi sentirete più parlare di questi prodotti sul blog.
Uso il condizionale per mettere le mani avanti: non sono regole che scriverò sulla pietra e depositerò in qualche corte internazionale, ma semplicemente delle riflessioni accumulate nel tempo. 


Oli vegetali per il viso


Sebbene li ami sul corpo, da diverso tempo a questa parte faccio fatica ad usare gli oli vegetali sul viso. Negli anni ho ad esempio amato l'olio di jojoba puro, ma con il tempo la mia skincare è diventata più "scientifica", con attivi specifici, e in questo senso gli oli non riescono a trovare una collocazione. Non ne nego il buon potere nutriente, ammorbidente ed elasticizzante ma, a meno che non abbiano appunto un attivo particolare nella formulazione (come ad esempio questo siero viso Dr Organic), non ho mai visto una efficacia così strabiliante che mi abbia fatto restare di stucco e mi abbia spinto a riacquistare degli oli vegetali per un uso continuativo negli anni. E ne ho provati anche di particolari.
Gli oli d'altronde sono occlusivi, evitano la perdita di idratazione della pelle, e questo va benissimo, ma per il resto non credo possano avere effetti su rughe o perdita di tono.
Inoltre preferisco delle texture diverse, cremose o in siero, che posso utilizzare tutto l'anno, estate inclusa, cosa che appunto non è piacevole fare con gli oli. 



Attivi di moda o troppo delicati su di me

 

Ormai va di moda parlare di "attivi" cioè delle sostanze funzionali che dovrebbero agire sulla nostra pelle e darci quegli effetti promessi dai cosmetici. In realtà non è solo un elemento che conta, ma l'intera formulazione che può veicolare meglio o peggio quell'attivo, ma questo è un altro discorso.
Quando scelgo un prodotto con uno specifico attivo cerco di fare le mie ricerche e selezionare quello che ha una azione in qualche modo comprovata. Nonostante la curiosità tento quindi di evitare le mode periodiche come quella della curcuma, usata anche come maschera viso pura, ma ci sono cascato con quella dell'estratto di perla: prima con un siero viso di Natura Siberica, che dentro aveva parecchia roba strana, lo scorso dicembre con uno di Matt Benessere. In entrambi i casi si tratta di formulazioni valide, ma quello specifico attivo non ha fatto nulla per me.

Lo stesso vale per i cosmetici che contengono esclusivamente bava di lumaca pura: se all'interno di una formulazione più strutturata lo snail gel mi può soddisfare, da solo non è uno di quegli ingredienti in grado di darmi un risultato così palese. 
Mi tengo ormai alla larga anche da prodotti il cui attivo funzionale è posizionato estremamente in basso nell'INCI, con la conseguenza che potrebbe non far nulla (il discorso è tristemente applicabile ad alcuni deodoranti) e si tratta solo di marketing, o che basano la loro efficacia su un derivato troppo delicato per me. Penso al retinil palmitato che si trova ad esempio nel Pro Retinol Concentrato Riparatore Venus, un estere del retinolo che va bene se si inizia a sperimentare con la vitamina A (vi spiego meglio qui), ma non per un tardone come me che ha bisogno di una efficacia più intensa.


Maschere viso notturne 


Ho avuto una breve esperienza con le maschere viso notturne (o sleeping mask se vi sentite anglofoni) e non è mai stata particolarmente esaltate per varie motivazioni, nonostante siano concettualmente invitanti. Si tratta di maschere da applicare la sera prima di andare a letto, anche sulla propria skincare, da lasciare agire tutta la notte, così da risvegliarsi (in teoria) con una pelle favolosa. La prima ragione che mi spinge a non acquistare più questo tipo di prodotto è estremamente personale: non amo andare a dormire con il viso impiastricciato e col rischio di sporcare le federe. La seconda motivazione riguarda invece le loro formulazioni: queste maschere infatti sono spesso molto simili a semplici creme viso da applicare più generosamente o a trattamenti che potrebbero agire in 20 minuti, magari con effetti migliori. Le sleeping mask mi sembrano insomma più un esempio di marketing ben riuscito che un prodotto indispensabile.


Dispositivi per la pulizia ed il massaggio del viso


Le spazzoline per la detersione ed il massaggio del viso sono aggeggi affascinanti, è un mondo variegato, che tutte le tasche possono affrontare, e ne ho provate alcune che mi sono anche piaciute. Nel lungo periodo, e intendo anni, però quel fascino è andato scemando insieme alla voglia di usare questi dispositivi. Alcune hanno smesso di funzionare, per altre mi sono scocciato di continuare a cambiare le testine con le setole ogni volta che si consumavano, e di altre ancora le testine sostitutive non sono nemmeno più in vendita. Continuo a fare dei massaggi sporadici con le spazzole vibranti che ho, ma non ho affatto in programma di comprare altri di questi tools al momento.
Se dovesse uscire qualcosa di particolarmente innovativo e vicino alle mie finanze potrei farci un pensiero, ma per ora non vedo nulla di ciò all'orizzonte. 


Scrub Corpo


Non sono diventato improvvisamente un amante della pelle secca e ruvida, tuttavia nel tempo ho capito che gli scrub corpo non sono per me necessari. Sebbene apprezzi moltissimo la sensazione e l'effetto di un peeling magari piacevolmente profumato, con ingredienti nutrienti, all'atto pratico la mia pelle viene esfoliata dalla spugna che utilizzo tutti i giorni per fare la doccia. Inoltre non rinuncio mai ad una crema per il corpo, quindi alla fine della fiera non ci sono ragioni per investire nell'acquisto di un prodotto specifico che fa quello che faccio abitualmente in modo indiretto e più economico.



Quali categorie di prodotti avete smesso di acquistare?



|Sotto la copertina|
Due libri che non ho terminato (e non mi sento in colpa) 🤷🏻‍♂️

Sono abbastanza testardo quando si parla di terminare la visione di un film o di una serie tv che non mi soddisfa, anzi a volte sono anche recidivo recuperando sequel, rinnovi e nuove stagioni. Con i libri per non posso fare lo stesso: sono un lettore abbastanza lento e Sotto la Copertina (come ho chiamato le mie recensioni dei libri qui sul blog) è un gioco di parole ma è anche la realtà, visto che leggo prima di dormire. Ho quindi deciso che se un libro non mi soddisfa dopo magari un capitolo o due, lo abbandono senza andare avanti.
Generalmente è una cosa che non apprezzo fare, specie nell'ottica di poterne parlare qui, ma è successo con ben due romanzi che non sono riusciti a stimolarmi ad andare avanti, il primo di questi è Finché il caffè è caldo dello scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi.


Titolo Originale: Before the coffee gets cold
Editore: Garzanti
Pagine: 192
Data di pubblicazione: Marzo 2020
Prezzo: rilegato € 15.10 / ebook € 9,99


Si trova proprio in Giappone la caffetteria speciale intorno a cui gira il romanzo: in questo luogo infatti è possibile sedersi ad un tavolo che consente di tornare magicamente indietro nel tempo, ad un punto del nostro vissuto che ci ha segnati e desideriamo rivivere, magari con la speranza che possa cambiare qualcosa, soprattutto con le persone che fanno parte del nostro passato. Non è però semplice poter sfruttare il magico potere della caffetteria, perché bisogna seguire cinque regole, fra cui la più importante, ovvero terminare il caffè prima che si raffreddi. 

Ho approcciato Finché il caffè è caldo con l'idea che potessi trovarmi davanti ad uno stile diverso da quello a cui sono abituato perché, su due piedi, non ho ricordo di scrittori giapponesi nei miei anni di letture. L'idea alla base inoltre aveva attirato la mia curiosità. Tuttavia mi sono impantanato dopo il primo capitolo per vari motivi: infatti la scrittura di Kawaguchi mi è sembrata troppo semplicistica e più che sviluppare i personaggi, e la narrazione, tende quasi a ripeter gli stessi concetti. Pur non risultando noiosa, o scarsa nel ritmo, mi sono ritrovato subito ad avere bisogno di altro, specie da un punto di vista emotivo, perché quanto avevo letto non mi aveva propriamente stregato.

Finché il caffè è caldo è suddiviso come in quattro linee narrative, che girano sempre intorno al locale e che però coinvolgono personaggi differenti. Questo un po' mi incuriosiva nel proseguire, ma iniziato il secondo capitolo, ho avuto un effetto déjà-vu: mi sembrava che stessi cominciando da capo sempre con poco mordente. Se inoltre i personaggi del primo episodio mi avevano suscitato una empatia pari a zero, complici alcune reazioni che ho fatto fatica a comprendere, mi sembrava un accanimento inutile sperare che gli altri, con questo stile di scrittura, potessero darmi qualcosa in più.
In definitiva Finché il caffè è caldo non mi è sembrato delicato, favoleggiante, magari misterioso, con il suo stile unico, ma semplicemente poco coinvolgente e d'impatto.


Il secondo romanzo che ho abbandonato senza alcun senso di colpa è La milanese. Capricci, stili, genio e nevrosi della donna che tutto il mondo ci invidia di Michela Proietti.


Editore: Solferino
Pagine: 253
Data di pubblicazione: Settembre 2020
Prezzo: rilegato € 16.15 / ebook € 9,99


Premetto che, non essendo milanese, ero conscio si sarebbe trattato di un libro non del tutto adatto a me, ma mi aspettavo una lettura ironica, leggera, dal sapore fresco e glamour che coinvolgesse anche una città che mi piace molto. In realtà si tratta di una sorta di guida-compendio su come dovrebbe essere una milanese doc, quali luoghi dovrebbe frequentare, che prodotti dovrebbe usare, quali sono le scuole più adatte per i figli, e tutta una serie di situazioni che una perfetta meneghina mette in atto in maniera più o meno conscia per affrontare la vita di tutti i giorni.

L'intento di Michela Proietti è sicuramente di intrattenere, ma nel proseguire la lettura diventa un po' pesante: sembra infatti uno sciorinare di cose da fare o meno, più che un racconto fluido, magari un po' kitsch e appunto divertente. 
La milanese che ne esce da questo libro mi è sembrata quasi un automa chic impostato su una modalità ossessiva, più che una donna in carne ed ossa che ovviamente può avere i suoi gusti e i suoi vezzi. Una descrizione quasi anacronistica e stereotipata da cui mi è stato difficile ricavare l'umorismo che dovrebbe essere alla base, e per questo mi sono ritrovato a chiedermi se avesse senso continuare a leggere.

In questo caso non mi è dispiaciuto lo stile di scrittura, che anzi mi sembra azzeccato per quel che si vuole raccontare, il problema però è il contenuto. Faccio anche mea culpa nell'aver scelto forse io la lettura sbagliata, vivendo in un contesto ben lontano da quello del libro, ma penso che il bello dei romanzi sia poter esplorare dei mondi anche diametralmente opposti dai nostri, magari per sognare, sorridere, o semplicemente per conoscere realtà differenti.
Onestamente, secondo me, La milanese non riesce in nessuno di questi intenti, motivo per cui non ho alcun senso di colpa nell'aver abbandonato la lettura a metà.




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