True Detective
Terza Stagione
⭐⭐⭐
Ho realizzato per caso che non ho mai espresso una opinione particolarmente approfondita su True Detective, eppure è una serie che seguo dalla prima, ormai iconica nel suo genere, stagione. La verità è che anche io son salito sul trenino della delusione come tutti coloro che nella seconda stagione si sono persi appresso ad una storia inconcludente e confusionaria, che se non avete visto potete saltare in scioltezza vista la struttura antologica della serie.Questa terza stagione di True Detective, andata in onda su Sky Atlantic dal 21 Gennaio al 4 Marzo, prova a riprendere le redini di una narrazione d'impatto ma non ci riesce completamente.
Il detective Wayne Hays insieme al collega Roland West si ritroverà a cercare di risolvere un caso delicato e al tempo stesso difficile: la scomparsa di due ragazzini in una sperduta cittadina di provincia dell'Arkansas. Non sarà affatto facile per i due detective portare avanti le indagini, nonostante l'abilità da segugio di Wayne, perché dovranno anche scontrarsi col bigottismo, il razzismo e la chiusura mentale dei cittadini, oltre che con le istituzioni il cui interesse è quello di calmare le acque nel minor tempo possibile, muoversi in un versante politically correct, più che ritrovare i bambini scomparsi.
La difficoltà sarà tale che la storia si svolgerà addirittura in tre fasce temporali: l'inizio delle ricerche, nel 1980, la ripresa delle indagini nel 1990 quando Wayne verrà interrogato dagli ex colleghi a seguito di nuove scoperte sull'accaduto; ed infine nel 2015, quando l'agente, ormai vecchio, malato e stanco, non potrà fare a meno di lottare ancora una volta con le ombre del passato, durante un'intervista che tenta di chiarire come andarono le ricerche dei perduti bambini Purcell.
Un inizio intrigante ed assolutamente inquietante per questa terza stagione di True Detective che viene trascinato alla grande dalla bravura di Mahershala Ali, che letteralmente trasmuta in questo detective Wayne Hays, personaggio complicato, con una psicologia forte, vissuta, contorta, tormentata. In parte devo dire che non si coglie da dove viene questa sua ferita, oltre all'essere un veterano di guerra, che è già tantissimo, ma devo dire che mi manca un tassellino, specie in un primo momento. Mahershala Ali è comunque bravissimo a rendere tutte le fasi della vita di Wayne Hays, specie l'ultima, quando nell'anzianità il detective ormai sarà più volte sopraffatto dalla fatica di una vita non facile, e da una mente non più lucida e malata.


Dirty John
Miniserie
⭐⭐⭐

Non conoscevo nulla di questa storia e ad attirarmi verso Dirty John è stato sicuramente il volto di Connie Britton (direttamente da Nashville che io ho abbandonato) sulla locandina, che interpreta molto bene Debra: una donna sicuramente forte, ma anche senza malizia, con buone intenzioni, che ci vuol credere davvero in questo amore. Dall'altra parte c'è Eric Bana che è bravissimo a portare sullo schermo l'aurea di John Meehan, che sa essere affascinante, bello, ma si porta dietro sempre qualcosa di cupo che ti mette a disagio.
La spirale di tensione che si scatena in Dirty John mi ha saputo intrattenere da inizio a fine, diventando una sorta di guilty pleasure intrigante, angosciante, ma anche molto interessante su quella che alla fine è la realtà di tutti i giorni per chi come me si affaccia sul web.
I problemi di questa miniserie a mio avviso non riguardano però la storia, ma più aspetti diciamo tecnici.

Intanto la gestione dei tempi: le vicende di John e Debra si svolgono nella realtà nel giro di un paio di anni, ma nella serie questi tempi a volte non sono organizzati nel migliore dei modi, creando ogni tanto un po' di confusione. Si accentua la cosa quando si inizia a scavare nel passato di John e quindi si va indietro anche di parecchio tempo. Ma seguendo con un minimo di attenzione si supera questo piccolo inconveniente.
I problemi un po' più grandi forse sono alcune scelte che non capisco. Qui e lì Dirty John mi ha dato l'idea di essere una sorta di documentario, complici anche alcune scelte di regia, alcune inquadrature più da reportage post eventi che da serie tv che dovrebbe farti vivere in prima persona quel che sta accadendo. Avete presente quei documentari in cui appunto fra le ricostruzioni vengono interpellati i diretti interessati? Ecco, nonostante non ci siano questi stacchi netti, a volte ho avuto l'impressione che fosse un po' "finto" quello che stavo vedendo, e non che la vicenda risulti meno ansiogena, ma l'ho avvertita con un po' più distacco.
Quel che peggio è forse la romanticizzazione di questa storia d'amore chiaramente malata. Il rischio che Debra, nonostante sia la vittima, passi per ingenua, o peggio, stupida, masochista ed un po' disperata, e che quindi venga colpevolizzata, è alto, per cui non ho ben capito la scelta di inserire alcune scene più romantiche, specie quando ormai non era più necessario. C'è in particolare una parte nell'ultima puntata che ho trovato completamente inutile e credo che possa convincere lo spettatore a caricare un ulteriore peso su di lei.
Quindi Dirty John è sì una compagnia intrigante, ben recitata e molto interessante vista la realtà che tratta, ma, come moltissime serie tv, non è esente da problemi di varia natura. Credo però che rispetto ad altri telefilm non abbia velleità di essere o diventare una roba cult o particolarmente di rilievo, al contrario di True Detective che si porta dietro una fama non da poco.
Visto che sono a buon punto con tante altre serie tv posso già anticiparvi che #backtoseries torna prestissimo. Ovviamente se vi va fatemi sapere nei commenti che pensate di True Detective e Dirty John se le avete viste e cosa state seguendo per adesso.







