Finalmente Nuove Serie Tv: Promosse e rimandate!

Il ritorno delle uscite a cadenza settimanale delle serie tv hanno indubbiamente rallentato la visione di alcuni nuovi telefilm che sono terminati solo nelle ultime settimane. Ho tre novità di cui parlarvi, con qualcosa di promosso, una bocciata e una rimandata.


The New Look
Miniserie

Ormai le piattaforme streaming sono affollate di serie tv sulle vite degli stilisti più famosi, e dopo Cristóbal Balenciaga proposta da Disney, non potevo perdere The New Look, che è stata un po' la risposta di Apple Tv + e che si concentra sulla vita dello stilista Christian Dior, e del suo rapporto con i colleghi e rivali, in particolare Coco Chanel e di come questi si sono dovuti destreggiare per sopravvivere durante la seconda guerra mondiale. 
Dior e Chanel sono due spiriti diversi, e hanno due atteggiamenti in parte contrapposti, ma che in una sfera più privata si ritroveranno a volte anche simili, e soprattutto saranno entrambi gli emblemi di un senso più profondo della moda: non solo una questione di vezzo, magari per la classe più abbiente, ma una vera e propria leva di rinascita e sopravvivenza.

Se il Balenciaga di Disney+ rendeva il suo protagonista come uno dei narratori e commentatori della sua storia, lavorando attraverso flashback della sua vita e della sua carriera, puntando ad un ampio arco di racconto, The New Look non solo cambia prospettiva e quindi la figura centrale, che finirà per incontrarsi o scontrarsi con lo stesso Cristóbal e altri grandi nomi del haute couture, ma gioca su una maggiore linearità narrativa, muovendosi praticamente quasi in modo diretto ma in un periodo abbastanza circoscritto. L'incipit in realtà è la conferenza alla Sorbonne che Dior tenne nel 1955, un escamotage per iniziare a parlare della sua storia e appunto di come affrontò gli anni della guerra.
A The New Look devo sicuramente riconoscere lo sforzo produttivo che si è tradotto in un cast con nomi anche abbastanza di livello, come Juliette Binoche (Coco Chanel appunto), John Malkovich nei panni di Lucien Lelong, il sarto che aiutò Dior durante l'occupazione nazista, e una ritrovata e forse anche più intensa Maisie Williams nei panni della sorella di Dior, Catherine.


I big money di Apple si vedono anche in una bella messa in scena, in grado di spaziare dalle eleganti passerelle con gli abiti di Christian Dior, alle cupe strade di una Parigi bombardata e in guerra. 
Ma finiscono qui i complimenti che posso fare a The New Look, infatti è proprio lo sguardo, la prospettiva sui suoi personaggi che non funziona secondo me.
Dior infatti non trova, dal mio punto di vista, un buon interprete in Ben Mendelsohn, che forse nel tentativo di raccontare un Christian umano, dolce, a volte remissivo e sopraffatto dagli eventi soprattutto nella sfera privata, ce lo racconta come goffo, molle, con poco carisma, e anche il suo doppiatore non ha aiutato. Senza contare poi che dal 1943 al 1955, quindi in 12 anni di vita con una guerra in mezzo, il suo personaggio non ha un solo capello in meno.

È ben più grave però che, nel tentativo di fornirci due grandi icone così diverse ma così vicine, come Dior e Chanel, quest'ultima riesca a prendere il sopravvento non solo per il modo in cui Juliette Binoche riesce a raccontarne estro e momenti di ombra (non senza eccessi), ma anche per lo spazio sullo schermo che finisce per far diventare collaterale la storia di quello che doveva essere il protagonista. Non ne capisco l'intento, o meglio, per quanto possa essere affascinante il personaggio e la vita di Coco, non era meglio dedicarle un'altra serie tv? Dieci episodi possono sembrare molti, ma non lo sono in questo caso, o per lo meno sarebbero se si fossero concentrati meglio. 
The New Look non trova il suo focus, mette da parte la moda (ingannando chi invece magari potrebbe sperare di trovarcela) per una serie storiografica e biografica, che butta di mezzo tante storyline non sempre interessanti o con un buon ritmo. Mi è oscura la ragione delle troppe inquadrature tremolanti e dal basso.
Non c'è un rinnovo per una seconda stagione ufficialmente, ma si parla di far diventare The New Look come una sorta di serie antologica. Vedremo.



The Regime – Il Palazzo del Potere
Miniserie

Uno dei titoli più attesi della stagione seriale si è trasformato in una delle serie tv forse più interessanti (al netto di qualche inciampo) dell'ultimo periodo. Kate Winslet torna sul piccolo schermo dopo l'ottima Omicidio a Easttown e veste i panni aderentissimi di Elena Vernham, una cancelliera sovranista di un ipotetico stato dell'Europa centrale, piena di paranoie, egocentrismo, fisime, e dall'umore imprevedibile, che tenta a modo suo di governare uno stato al limite delle sue forze. Fra queste sue follie c'è anche quella di assoldare un ex caporale Herbert Zubak (Matthias Schoenaerts), che diventerà prima una sorta di guardia, che deve controllare che le percentuali dell'umidità del palazzo in cui vive la cancelliera non superi i limiti che lei ritiene dannosi (c'entrano la muffa e le patate) per i suoi polmoni, ma presto lo trasformerà persino in un suo consigliere e qualcosa di più. Ma quanto può durare un regno dittatoriale?

Con sei episodi disponibili su Sky e Now dal 4 Marzo all'8 aprile, The Regime è una dark comedy satirica che riesce a raccontare le contraddizioni, i lati grotteschi, assurdi e peggiori dei sistemi totalitari. La cancelliera interpretata da Kate Winslet è davvero inquietante, e sembra una miscela di vari personaggi reali, da Putin a Margareth Tatcher a Marine Le Pen, ma io ci ho visto anche ispirazioni prese da The Handmaid's Tale, specie in quel verde dei suoi abiti che mi ha portato alla mente le mogli dei generali di Gilead. I dialoghi che le hanno affibbiato sanno essere pungenti e Winslet riesce ad interpretarne perfettamente il carattere volubile, capriccioso, eccessivo, ma al tempo stesso paurosamente freddo, distaccato e inumano, incapace di provare empatia o di vivere in maniera aderente alla realtà. Interessante i modi in cui le fanno "addolcire" quello che devono trasmettere i suoi ministri all'opinione pubblica.

Con The Regime viene spontaneo pensare alla situazione geo-politica attuale, e al ruolo dei media che, specie in contesti governativi particolari, hanno. L'impostazione è però volutamente sopra le righe, farsesca, eppure il messaggio arriva forte e chiaro. 
HBO riesce a garantire, oltre che un cast di livello, anche una messa in scena appagante e curata, ma The Regime non è perfetta secondo me perché, al contrario di The New Look che si espande e anche troppo, qui lo sguardo risulta un po' chiuso. Da un punto di vista fisico, visto che il 90% della serie è girato in spazi interni, si perde la prospettiva di ciò che accade all'esterno. Molto spesso l'unica suggestione sono suoni o magari un notiziario, ma non si vive l'atmosfera vera e propria. Inoltre sarebbe stato interessante, proprio nell'ottica in cui potrebbe non esserci una seconda stagione, conoscere come Elena sia arrivata al potere. Questa visione così stretta all'interno del palazzo del potere è una lente di ingrandimento interessante, ma può togliere spazio allo sviluppo ad alcuni dei temi che The Regime vuole toccare.
Resta comunque una delle migliori serie dell'anno? È presto per dirlo, ma ci si avvicina. 


LOL - Chi Ride è Fuori
Quarta stagione 

Vorrei spendere due parole sulla nuova stagione di LoL - Chi Ride è Fuori, distribuita da Prime Video in due parti l'1 e l'8 Aprile di quest'anno e che ovviamente presentava un nuovo cast, come ogni edizione. Già alla terza stagione si discuteva se il programma stesse ormai subendo un declino e forse viene da chiederselo anche per questi nuovi episodi, che, per quanto mi riguarda, non posso dire di aver trovato così straordinariamente divertenti.

Il compito dei creatori di LOL è di trovare ogni volta dei personaggi che sappiano innescare delle dinamiche appunto divertenti, e questa volta in parte ci sono riusciti, ma siamo ben lontani dagli esordi. Ancora una volta hanno pescato fra vecchie e nuove leve del mondo del cinema, della comicità e della stand up comedy, ma non tutti sono stati convincenti secondo me.
Penso ad esempio a Claudio Santamaria, che segue la strada che aveva aperto l'anno scorso Giovanni Caccamo, rivelandosi sicuramente meglio del suo predecessore ma non all'altezza di competere con chi ha fatto della comicità la propria carriera.

Fra i bocciati ci metto anche Loris Fabiani, che pare sia stato il vincitore di LOL Talent Show: Chi fa ridere è dentro, in pratica il Sanremo Giovani del programma Amazon in cui trovare nuovi partecipanti al programma vero e proprio. Purtroppo non ho capito la comicità del suo Lunanzio, ma in generale l'ho trovato poco proattivo nel creare degli sketch e delle battute davvero efficaci. 
Nella sezione giusti ma non eccellenti nei fatti secondo me ci vanno Diego Abbatantuono ed Angela Finocchiaro. Il primo infatti ha quel fare indifferente che sta bene in un contesto come LOL ma che alla lunga probabilmente avrebbe offerto poco. La seconda invece ho trovato che interagisse abbastanza senza però mai aver fatto la battuta o la scena più divertente in assoluto. Lei stessa ammetterà di aver preso in prestito una gag dal LOL tedesco. 

Non mi è dispiaciuta Aurora Leone per la sua capacità di controbattere alle battute altrui, ma purtroppo non ha secondo me dei personaggi o delle capacità forti per competere con comici più rodati.

Penso ad esempio a Lucia Ocone, che col suo talento di caratterista, e portando i suoi personaggi storico come Veronika, è riuscita a dare molto a questa quarta stagione di LOL Chi Ride e Fuori, senza però essere sempre in mezzo a rompere le scatole a tutti, e sulla stessa barca ci posso mettere anche Giorgio Panariello. Una scoperta la vena comica di Maurizio Lastrico, che dopo Call My Agent sembra aver trovato il suo momento per emergere e credo che se la sia cavata, al netto del fatto che non ha portato uno sketch o un personaggio specifico, ma fosse tutto a braccio, e che anche lui non mi abbia fatto rotolare via dalla sedia per le risate.

I miei preferiti sono stati invece Rocco Tanica, che ha saputo portare il nonsense, le battute più o meno preparate unite a quelle estemporanee, e Edoardo Ferrario che non conoscevo bene, ma ha saputo davvero tenere testa anche a comici più rodati di lui e sempre in modo brillante.
Per quanto riguarda invece i presentatori resta una incognita per me perché continuino a mettere in mezzo Frank Matano e Lillo, i quali non danno nulla di davvero diverso e appunto divertente al programma. Fedez invece se la cava ancora bene, fa il suo, non strafa.

Ne esce una stagione di LOL Chi Ride e fuori secondo me non sgradevole nel suo insieme ma un po' sottotono, non in grado, anche questa volta, di portare materiale memabile o particolarmente originale, o di competere con le prime stagioni. 
La quinta stagione è stata confermata da Prime Video, ne ho parlato qui.


Un siero contorno occhi al Retinolo con meno di 4€!

Come avrete capito, la cura del mio contorno occhi è diventata un po' più attenta e mirata, con qualche prodotto extra con attivi specifici. Un po' come vi avevo raccontato settimane fa per questo contorno occhi coreano, ho un altro prodotto interessante e con un prezzo piccolissimo, il Retinol De-puffing Eye Roll On di Biovène.


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM, Online, Sito dell'azienda
💸 €3.99
🏋 15ml
🗺 EU/Spagna
⏳ 6 Mesi
🔬 //

Lo avevo notato sul sito di DM, e lo presi insieme alla crema corpo della stessa azienda e sempre arricchita con retinolo. 
Non è stato solo il costo però ad avermi attirato verso questo Eye Roll On di Bioneve, ma soprattutto la formulazione: dice di contenere l'1% di retinol complex ma io credo che, a giudicare dalla mia esperienza, abbiano calcolato anche l'estratto di ciliegia in questa percentuale.
Nello specifico Biovène ha inserito due diverse forme di vitamina A, una pura appunto di Retinolo, e il retinil palmitato, che essendo un estere è molto più delicato ed ha un rilascio più lento. Poi appunto troviamo l'estratto di ciliegia, ricco di vitamine, umettante e antiossidante, che si unisce in questo senso al tocoferolo. 

Non c'è alcun tipo di odore o fragranza aggiunta, cosa che lo rende ancora più adatto alla zona. La formulazione è di origine naturale al 95%.
Sempre per idratare c'è anche la glicerina e l'olio di semi di girasole, ma questo siero occhi Biovène ha una consistenza leggerissima, anche perché è un roll on, quindi deve riuscire ad essere erogato con questo tipo di applicatore.


L'idea del roll-on mi piace da un lato perché è sicuramente rinfrescante, è gradevole da passare sulla zona, ed è anche molto pratico, inoltre credo contribuisca anche a preservare meglio la presenza di retinolo, che non ama il contatto con aria e luce. Dall'altro lato l'azione rinfrescante e decongestionante che può avere questa sfera metallica (quindi fresca) sul contorno occhi, non è un beneficio che associo alla sera. Insomma, per capirci, me ne importa meno di zero di andare a dormire con lo sguardo riposato. Inoltre trae un po' in inganno perché la sensazione di freschezza dà l'idea di star stendendo il prodotto, ma in realtà è solo il roll-on freddo, non so se mi spiego.

Serve insomma un minimo di accortezza nella applicazione, ma il Retinol Depuffing Eye Roll-On Biovène si è dimostrato un prodotto comunque piacevole e delicato.
Infatti un altro aspetto che mi ha fatto dubitare della reale percentuale di solo retinolo è il fatto che non abbi avvertito il benché minimo fastidio nell'uso costante di questo siero.

È vero che sono abituato ai retinoidi, che li uso con costanza e da anni, ma si tratta comunque di una percentuale alta che si farebbe sentire se fosse pura vitamina A, quindi ho trovato la conferma che l'1% sia appunto retinolo ed estratto di ciliegia e che sia un prodotto abbastanza adatto anche a chi non ha troppa dimestichezza con il retinolo, sempre con accortezza se sapete di avere una pelle sensibile e reattiva, non conoscendo esattamente la percentuale di vitamina A.
Vi dicevo che il Retinol Eye Roll On di Biovène è un prodotto leggero, dalla texture sottile, ma tutto sommato è idratante, e soprattutto si inserisce nella routine facilmente, quindi se sentite poi il bisogno di metterci sopra una crema, come al sottoscritto, o abbinarlo ad un altro siero con altri attivi anti age, è fattibile e non crea spessore o patine che poi rendono la skincare briciolosa. 

Questo uso del retinolo di cui vi parlo ormai con cadenza regolare credo mi stia aiutando a levigare la pelle e soprattutto a tenere sotto controllo quella perdita di elasticità che arriva nel tempo. Come vi avrò detto in altre occasioni, ho un po' maltrattato nel tempo la zona perioculare e una volta che ho superato i 30, ho notato i primi, sottilissimi, segni di espressione e secchezza. Per questo cerco prodotti specifici anche se so che la situazione non potrà mai tornare a 10 anni fa, e credo di avere un approccio abbastanza realistico con la cosmesi, ma appunto sto riuscendo ad attenuare queste linee (che poi magari noto solo io in determinate condizioni di luce) ed evitare che si formino zampe di gallina o comunque rughe più marcate.
In questo contesto non posso che promuovere un siero come questo di Biovène, delicato ma mirato nell'agire proprio contro queste irregolarità. 
Se il prezzo è sicuramente la caratteristica che invoglia a dargli una chance, secondo me è la formulazione a vincere e la semplicità con cui permette di aggiungere appunto degli attivi mirati alla skincare.

L'avete visto da DM o sul web?



Serie tv dal passato (e le stavo quasi dimenticando 🙄)

I recuperi seriali sono come i famosi rotoloni della pubblicità (sì, sto facendo questa metafora) e non finiscono mai. Anzi, quando sembra che finalmente hai messo un punto, ecco che ciccia fuori una qualche stagione che avevi dimenticato. Provo a mettere un punto e chiudere alcune parentesi.

His Dark Materials - Queste oscure materie
Terza stagione

Fra la fine del 2022 e gli inizi del 2023 è andata in onda su Sky la terza ed ultima stagione di Queste Oscure Materie, saga fantasy tratta dai libri di Phillip Pullman, che compongono appunto una trilogia e che avevo seguito con abbastanza interesse, almeno fino ad un certo punto. La prima stagione infatti era stata convincente nel creare le basi per l'universo che stavano raccontando e farci conoscere Lyra e il suo daimon, una creatura molto speciale, ma che si capiva non aveva la potenza di una saga young adult di primo livello, perché la storia non era così accattivante, si perdeva in alcune lungaggini inutili lasciando indietro altri approfondimenti che avrei voluto conoscere. La seconda stagione di His Dark Materials invece già mi era sembrata meno incisiva della prima, con alcuni segni di cedimento perché mi ha dato l'idea di essere più che altro transitoria, con qualche sviluppo.
Arrivati a Queste Oscure Materie 3 invece ho visto ben chiari tutti i limiti della serie.

Non avendo letto i romanzi da cui è tratta non so dirvi se sia un problema della serie o della storia, a prescindere di come questa venga realizzata sullo schermo, ma se ho impiegato così tanto a recuperare e terminare la visione il motivo è semplice: non mi ha appassionato e non sono mai riuscito ad affezionarmi ai personaggi, al punto che ho dimenticato quasi puntualmente proprio di parlarne. 
La terza stagione di His Dark Materials soffre secondo me di una mancanza di concertazione su ciò che la serie doveva narrare davvero nel suo ultimo capitolo, ovvero la battaglia finale con tutte le forza in campo e lo scontro con l'Autorità, ma lo sviluppo di questa parte è inconsistente e troppo breve per appassionare.
Nel mentre poi Lyra si trova impegnata in un viaggio nel mondo dei morti che invece occupa troppo spazio e che appunto non sempre ha un ritmo convincente, per quanto possa avere un significato simbolico e dare l'opportunità di rivedere vecchi personaggi.


Si arriva poi ad un finale indubbiamente toccante, che chiude le vicende, ma anche qui non posso dirvi di essermi stracciato le vesti, o meglio non posso dirvi che mi siano rimaste particolarmente impresse le emozioni che ho provato, perché appunto non c'è mai stato un vero feeling con i personaggi da un punto di vista umano. Le interpretazioni, nonostante i giovani Dafne Keen (Lyra) e Amir Wilson (Will) siano letteralmente cresciuti rispetto agli inizi, non sono mai state così brillanti e appunto coinvolgenti, probabilmente perché entrambi i personaggi tendono ad essere respingenti. Sempre invece intensa Ruth Wilson.

La terza stagione di His Dark Materials chiude appunto le linee narrative, e mette tutti i personaggi al posto in cui dovrebbero stare, con un unico accenno finale ad una possibile altra avventura di Lyra, Pan e l'aletiometro, ed in effetti Pullman sta per terminare un'altra trilogia che la vede protagonista. Quindi potrebbe esserci una nuova possibilità di ritornarne nel mondo di Queste Oscure Materie, ma è un discorso ancora ipotetico, e vi confesso che probabilmente, se ne nascesse una serie tv, le darei una chance ma sarei anche disposto ad abbandonarla subito se non mi dovesse convincere. 


Wolf Like Me 
Seconda stagione


Non ho solo dimenticato di parlarne ma continuavo a dimenticare di recuperare la seconda stagione di Wolf like me, uscita in Italia su Prime Video il 9 Febbraio di quest'anno. L'intenzione in questo caso c'era tutta, ma passando in sordina anche sulla stessa piattaforma streaming Amazon, mi continuava a sfuggire, eppure la serie tv con Isla Fisher e Josh Gad (non potevano scegliere una coppia di attori più azzeccati secondo me) continua ad essere per me convincente.
Una sorta di rom-com con una punta fantasy che però cerca di trovare una sua profondità sfiorando con leggerezza temi non da poco. Se la prima stagione di Wolf Like Me infatti si è concentrata sulla conoscenza fra Mary e Gary, entrambi ancora toccati dai rispettivi lutti che li hanno coinvolti, in questi nuovi episodi (7 questa volta, uno in più rispetto alla stagione precedente), il loro rapporto è ormai consolidato ed aspettano anche un figlio. Sarebbe una bellissima notizia se non fosse che il segreto di Mary potrebbe mettere in difficoltà la gravidanza. Non basterà purtroppo l'aiuto della giovane figlia di Gary ad aiutarli.

Credo che Wolf Like Me sia una serie tv adorabile, che sa bilanciare momenti seri di tensione a situazioni più sopra le righe, battute ironiche e appunto questo contorno fantasy che viene ben gestito. Anche in questa seconda stagione poi si cerca di parlare anche di altro, come appunto la maternità e tutte le ansie ad essa collegate, ma più in generale anche del femminile, il rapporto genitori e figli in una famiglia allargata, e si ritorna comunque sull'elaborazione del lutto, e in generale sulle relazioni passate. Dall'altra parte poi c'è Gary che cerca di non farsi travolgere proprio da quel che è successo sia nella passata stagione che per quanto riguarda la vita di Mary prima di conoscerlo. 
Wolf Like Me 2 è una serie tv solida secondo me, che è riuscita a non farmi rimpiangere la buona prima stagione e che si guarda praticamente tutta d'un fiato.

Non è una critica ma non posso non constatare che sicuramente la prima stagione avesse forse dei temi maggiormente universalizzabili e con cui appunto un po' tutti potevamo sentirci affini, mentre qui come dicevo, prevalgono temi al femminile e secondo me si nota la volontà di aggiungere alcuni colpi di scena extra che potessero rendere la serie più ritmata e intrattenente. Sono tutte situazioni coerenti con la storia, che comunque resta nella sua bolla del surreale, ma si capisce che vengono create delle coincidenze per movimentare il tutto. 
Ciò non toglie che una terza stagione di Wolf Like Me la vedrei volentieri, e anche se non ci sono ancora conferme ufficiali, Isla Fisher si è detta fiduciosa. Spero però che non tentino la strada della prosopopea.


Tutte le volte che ci siamo innamorati (Todas las veces que nos enamoramos)
Prima Stagione

Non è stata una dimenticanza, ma un volontario recupero questa serie tv spagnola Netflix che è disponibile dal14 Febbraio dell'anno scorso, e che pensavo potesse essere un buon diversivo, leggero e non troppo impegnativo, nell'attesa che uscissero le puntate settimanali delle nuove serie tv che sto seguendo (ne parlo presto).
Al centro della storia c'è Irene, una giovane ragazza che si trasferisce a Madrid per studiare regia e cinema, e qui conoscerà i suoi nuovi coinquilini Da e Jimena, con i quali instaurerà subito un bellissimo rapporto. Proprio alla festa di un famoso regista, una sera Irene incontrerà Julio, un ragazzo, anche lui molto giovane, che invece sogna di fare l'attore e fra i due scatterà una scintilla. Quella che però sembra essere l'alba di una storia d'amore, troverà presto momenti di oscurità: siamo infatti a marzo del 2004, quando ci fu un attentato terroristico alla metropolitana di Madrid, e questo cambierà il corso degli eventi.

Attraverso salti temporali fra appunto il 2004 e il 2022, Tutte le volte che ci siamo innamorati racconta le vite e gli amori di questi quattro protagonisti, e devo dire che l'idea di partenza non mi era dispiaciuta, ma poi si è risolta in una storia guardabile ma non memorabile.

Raccontare il mondo del cinema dal dietro la macchina da presa ad esempio poteva essere una idea interessante, ma che viene presto abbandonata, o comunque diventa solo un escamotage collaterale e troppo semplicistico, per raccontare le vite sentimentali dei protagonisti, e soprattutto di Irene e Julio e questo è il problema.
Se è infatti molto pucciosa l'amicizia fra Da, Jimena e Irene, e secondo me viene raccontata in modo realistico, sincero, ma comunque sempre con molta ironia, tutta la parte romantica risulta solo un cliché ripetitivo e poco entusiasmante.
In qualunque periodo storico infatti i protagonisti di Todas las veces que nos enamoramos mi sono sembrati molto affiatati dal punto di vista fisico, ma poco da quello di vista mentale.

O meglio, buona parte degli scontri che portano la coppia a separarsi o comunque ad un momento di crisi, sembrano talvolta pretestuosi, poco sviluppati, creati ad hoc per poter raccontare qualcosa più che scaturiti da due caratteri forti o particolari, e le tante (pure troppe) scene di sesso non fanno altro che confermarlo. Ad esempio Julio sembra un ragazzo molto dolce ma nasconde dipendenze e non si capisce molto da cosa derivi questo suo malessere. Irene invece è molto spigliata anche se spesso esagerata, ma ne spengono, in modo troppo ferreo e appunto telefonato, ogni entusiasmo una volta che ce la mostrano 20 anni dopo più adulta e disincantata. A proposito dei salti temporali, secondo me non sono gestiti al meglio: se ti distrai un secondo, ti sei perso la scrittina che ti diceva in che anno si stanno svolgendo i fatti, e gli attori non vengono invecchiati a sufficienza per creare uno stacco più netto.

Se insomma avessero mantenuto gli intenti iniziali e asciugato un po' alcune dinamiche, magari riducendo la durata degli episodi a 20 o 30 minuti, Tutte le volte che ci siamo innamorati sarebbe stata una serie decisamente godibile, un po' alla One Day; così impostata invece mi è risultata al di sotto delle aspettative. Il finale decisamente aperto lasciava intendere che ci potesse essere una seconda stagione, ma pare che Netflix ne abbia cancellato il rinnovo a luglio dell'anno scorso.



Recensione Maschere viso Clinians - Quali provare e quali evitare

È un vero throwback come si direbbe nel mondo di Instagram perché sono trascorsi anni dall'ultima volta in cui ho parlato di Clinians, e si trattava sempre di maschere viso. Quella volta avevo messo alla prova le maschere in hydrogel, questa volta mi sono concentrato sui tre trattamenti in bustina, che fanno parte delle tre linee Antirughe Repair, Intese A e Detox.


Clinians Detox Maschera Peel Off
Con Carbone Vegetale


INFO BOX
🔎 Grande distribuzione
💸 €2.50
🏋 20ml
🗺 Made in Italy
⏳  6 Mesi
🔬 //

Potrei definire questa maschera Clinians come una black mask peel off che ci vuole provare davvero. Il concetto è infatti già noto: è quella tipica maschera in gel che, stesa sul viso, si trasforma in un film uniforme da spellicolare e questo dovrebbe portare via impurità, cellule morte, eccessi di sebo ed amenità di questo tipo. In questo caso Clinians ha voluto aggiungere degli attivi specifici come niacinamide per controllare la produzione di sebo, carbone per assorbirlo, ma anche estratto di orchidea e pantenolo per idratare e lenire. 

Questa maschera peel-off Detox si comporta come tutte le altre di questa categoria: va stesa su viso pulito e lasciata agire (o meglio asciugare), e dopo circa 20/25 minuti (io preferisco allungare i tempi per essere certo che verrà via al meglio) è pronta per essere rimossa. Questa Clinians in particolare riesce a creare una buona pellicola che viene via in un solo colpo e non si lascia dietro troppi residui, ma quei pochi che possono restare vengono via con semplice acqua. Non vi ritroverete a strisce come una strana zebra transgenica.
L'azienda dice che con una bustina si fanno anche 5 applicazioni, ed in effetti hanno avuto l'accortezza di fare il pack richiudibile. Io però l'ho utilizzata praticamente solo sulla zona T, dove ho maggiori imperfezioni.

Questa tipologia di maschere Peel Off sono secondo me anacronistiche, o per lo meno un po' fuorimoda, superate ormai da altri patch anti punti neri più efficaci e in generale da trattamenti che cercano di agire più che altro sulle cause delle impurità. Il motivo è molto semplice: queste black mask purtroppo non funzionano, o per lo meno sono meno efficienti di quanto siamo stati portati a pensare a vedere i video sui social. Se ricordate per tanto tempo sui social giravano le immagini di queste maschere in grado di rimuovere anche i punti neri più ancorati e profondi, peccato che nella mia esperienza e credo in quella di molti non ci sia mai stato un effetto simile, anche testando più e più prodotti del genere. È vero che non ho questi crateri sul viso, ma è anche vero che queste peel-off si sono dimostrate meno efficaci anche dei classici patch per i punti su cui almeno ti ritrovi filamenti sebacei e qualche punto nero.

Questa non è insomma una crociata contro questa maschera Detox Clinians nello specifico, ma un discorso generale perché un po' tutti questi trattamenti sono poco incisivi e non creano un effetto adesivo abbastanza strong per poter funzionare. Indubbiamente dopo aver usato la maschera, la mia pelle è un po' più liscia, sicuramente più opaca e omogenea, e magari con qualche pellicina in meno, ma oltre a questa superficiale esfoliazione non posso dire che porti via impurità o affini, o che abbia un effetto astringente. Dall'altra parte non mi pare che secchi la pelle. 
Per quanto mi riguarda non mi sentirete più parlare di questa tipologia di maschere, ma per curiosità almeno credo sia meglio questa di Clinians, che tra l'altro non puzza di colla come altre peel off.


Clinians Antirughe Repair Maschera Viso Antietà
con Collagene ed Estratto di Melograno

INFO BOX
🔎 Grande distribuzione
💸 €2.50
🏋 20ml
🗺 Made in Italy
⏳  6 Mesi
🔬 //

Decisamente più interessante questa maschera Anti Età che ha una bella formulazione ma un modo d'uso che non è che mi abbia convinto al 100%.
Clinians al suo interno ha inserito appunto collagene ed elastina che purtroppo non stimolano la produzione di queste sostanze nella nostra pelle, ma indubbiamente idratano ed hanno un effetto rimpolpante superficiale, poi troviamo l'estratto ed il succo di melograno che ha un bel potere antiossidante, seguiti da una cascata di oli vegetali come macadamia, semi di girasole, germe di grano, di sesamo, oliva e mais. Ottima anche la presenza delle ceramidi, anche queste non tanto stimolanti della naturale produzione di questa sostanza dermo affine, ma più che altro ricostituenti, e interessanti anche i lipidi del latte che danno un effetto emolliente. C'è anche una forma di vitamina C, un derivato abbastanza delicato, che non guasta. 

Tutti questi attivi sono stati inseriti in una texture in crema-gel profumata che si stende in tre secondi. 
Quel che non mi convince sono le indicazioni che Clinians dà per utilizzare questa maschera Anti Età: suggerisce infatti di applicarne uno strato abbondante su viso e collo puliti e lasciarla agire per 10 minuti, ma di non risciacquare, e di al massimo rimuovere gli eccessi con un dischetto. Ma dice anche che può essere usata ogni giorno, quindi alla fine è una maschera o una crema viso? E ogni giorno come la dovrei usare?

Io vi posso dire che ho considerato questo prodotto Clinians come un trattamento settimanale, e che ho risciacquato dopo una posa di anche 20 o 30 minuti, senza mai avvertire fastidi. Su di me la maschera AntiRughe Repair si assorbe quasi completamente quindi rimuovo quei pochi residui giusto per evitare di fare pasticci con gli altri step della mia routine. 

Credo che si tratti di un buon trattamento idratante e nutriente, da aggiungere quando se ne sente la necessità che può piacere a pelli a tendenza secca, mentre le normali o ancora peggio le miste potrebbero trovarla inutilmente pesante. Su di me, nel periodo comunque ancora freddo con una pelle tendete a disidratarsi, è stata un aiuto a mantenere appunto gli ideali livelli di idratazione, la morbidezza, e l'elasticità della pelle, senza appesantire o ungere.

Non vedo questo effetto anti rughe a cui Clinians fa riferimento, anche se immagino che su una pelle con segni dati più che altro dalla secchezza può dare una mano ad appunto affinare la grana e il turgore generale. Invece non riesco proprio a trovare il potere rigenerante perché personalmente lo associo ad un attivo che può davvero stimolare ad esempio la pelle ad esfoliarsi o appunto a rinnovarsi, come può essere il retinolo, qui invece potrebbe essere più un effetto indiretto dato dal melograno, ma appunto sono reazioni che secondo me si dovrebbero vedere nel tempo e con un uso costante, non solo con una bustina che consente al massimo 5 applicazioni (Clinians dice al massimo 3).


Clinians Intense A Lifting Rughe Maschera Viso Rimpolpante
Con Acido Ialuronico 

INFO BOX
🔎 Grande distribuzione
💸 €2.50
🏋 20ml
🗺 Made in Italy
⏳  6 Mesi
🔬 //

Deve essere molto interessante la gamma Intense A di Clinians, perché già questa maschera mi sembra ben formulata. Contiene infatti due forme di acido ialuronico a tre diversi pesi molecolari, allantoina e succo di aloe come lenitivi, glicerina e una miscela di zuccheri che fungono da umettanti, e sostanze dermo affini come l'urea e il sodio pca, che aiutano a strutturare la barriera cutanea. C'è anche l'acqua di fiordaliso, generalmente rinfrescante e antiinfiammatoria. Con questa maschera Rimpolpante Clinians abbiamo a che fare con una consistenza in gel sodo, con una bella profumazione fresca.
In questo caso le indicazioni sono più chiare e appunto mi sembrano molto più in linea con il tipo di prodotto: va applicato sul viso e lasciato in posa per 10 minuti e poi si risciacqua.


Sulla mia pelle in questo periodo è stato un trattamento molto gradevole: viene assorbito quasi completamente, molto più che alla Maschera Viso Anti Età e quindi rimuoverla è più una abitudine che una reale necessità. 

La Maschera Viso Intense A Lifting credo mi potrebbe piacere ancora di più durante l'estate, perché idrata bene la pelle, e la lascia distesa ma appunto non appesantisce e non unge, quindi può andare bene secondo me per pelli anche normali e miste. Ma è soprattutto l'azione rinfrescante e lenitiva che mi spinge a pensare che possa essere uno di quei prodotti da usare magari dopo il mare o l'esposizione al sole, per ridare alla pelle quella freschezza, quel comfort ed elasticità che potrebbe aver bisogno, specie se magari leggermente arrossata. Come dicevo, non lascia residui e durante la posa non si secca per cui, sia che la sciacquiate o che la tenete in viso, ci si può applicare sopra il resto della abituale routine senza problemi.
Anche qui Clinians indica che una bustina basta per tre applicazioni, ma secondo me si può arrivare anche a 5 abbondanti. 

Qui ho parlato della Maschera Viso rimpolpante Acido Ialuronico che si è aggiunta alla gamma. 



Che ve ne sembra di queste maschere viso Clinians? Le conoscevate?



Che caos la nuova stagione di Call My Agent Italia

L'anno scorso era diventata presto una delle serie tv più interessanti e promettenti della stagione, ma Call My Agent - Italia ha mostrato presto la difficoltà di restare sulle sue gambe una volta arrivati i nuovi episodi, che cercano di allontanarsi di più dalla produzione francese di Netflix.


L'originale Chiami il mio agente! (Dix pour cent) infatti è diventato un franchise che è stato esportato in tutto il mondo, e che qui in Italia è piaciuto molto (anche a me) perché hanno saputo declinare in salsa tricolore le dinamiche, i personaggi e le star che avevano reso la serie una ottima compagnia e un modo di fare intrattenimento divertente e non scontato.

Il 22 Marzo è tornata su Sky/Now la seconda stagione di Call My Agent - Italia che ancora una volta ci ha riportati negli uffici della CMA, l'agenzia di attori, artisti di vario genere e personaggi famosi che però sta attraversando un momento delicato. Dopo che il fondatore Claudio Maiorana ha abbandonato il suo ruolo, si cerca un nuovo compratore per le sue quote dell'agenzia, ma è importante in questo momento restare a galla e non fare danni per non rovinare il nome della CMA. Peccato che si inizi proprio con un clamoroso flop cinematografico, ma non tutto sembra perduto: un grande regista italiano sembra essere disposto a diventare il nuovo socio di maggioranza dell'agenzia.

Call My Agent 2 torna quindi ad esplorare la vita ed il lavoro di Vittorio (Michele Di Mauro), sua figlia Camilla (Paola Buratto), Gabriele (Maurizio Lastrico), Lea (Sara Drago), ed Elvira (Marzia Ubaldi scomparsa poco dopo la fine delle riprese), che devono cercare di stare al passo con le manie dei personaggi che affiancano, inclusi nomi come Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, amiche e colleghe completamente fuori di testa che devono far parte di un progetto improbabile, Serena Rossi e Davide Devenuto, una coppia anche nella vita reale che deve cercare di tenere lontano dal gossip i loro panni sporchi o Claudio Santamaria, disposto a farsi arrestare pur di far parte di un film di Christofer Nolan.

Il concetto è sempre quello: prendiamo le manie di questi attori e trasformiamole in qualcosa di divertente, con situazioni strampalate e momenti di caos totale. A non avermi convinto però è lo sviluppo di queste idee e di queste dinamiche: molte mi sono sembrate infatti forzate, come se, invece che nascere "spontanee" da quelle manie e da quei tic più o meno noti, avessero preso i personaggi e ce li avessero buttati dentro, magari cucendogli addosso piccole stramberie.

Questo non rende Call My Agent noioso o lento, ma più macchinoso e a volte anche ripetitivo, come se si vedessero le rotelline dello sceneggiatore che girano (a volta a vuoto) per trovare qualcosa da far fare a questi personaggi in cerca di autore. 
Inoltre la versione italiana di Chiami il mio agente secondo me ha bruciato troppo in fretta il materiale originale, mettendo in mezzo situazioni che nella serie tv originale arrivavano man mano e che qui sono state già buttate fuori nella prima stagione. Ne risente soprattutto secondo me la parentesi sulla vita privata degli agenti, che se in Dix Pour Cent camminava quasi parallela accanto a quelle delle star, in questa seconda stagione diventa molto più collaterale. Il rapporto ad esempio fra Vittorio e la segretaria poi attrice Sofia, che nella serie originale era molto più graduale, con uno sviluppo più naturale, o ancora, ricordo che il rapporto fra la versione francese di Vittorio e sua figlia Camilla, aveva una costruzione più convincente. 
Perché le cose sono due: o copi bene e lo fai fino in fondo, o cerchi una strada che appunto sia strutturata e coinvolgente.


Per dirla in maniera semplice, se le linee narrative verticali sono più o meno funzionanti, dove alcune puntate sono più convincenti di altre (ad esempio le ultime due con Sabrina Impacciatore e Elodie), la narrazione orizzontale mi è sembrata più lasciata da parte e a volte completamente dimenticata, per poi spuntare fuori qui e lì.
Un esempio che posso farvi è quello del nuovo acquirente della CMA, Evaristo Loy (interpretato da Pietro De Nova) che non sembra aver trovato una sua dimensione all'interno delle storie, mentre il suo corrispettivo, Hicham Janowski (Assaâd Bouab), aveva un ruolo molto più attivo e interessante, quasi di rottura nelle dinamiche dell'agenzia. Quindi mi chiedo se tanto state riproponendo alcune linee narrative, perché non riproporne gli intenti invece di buttare occasioni alle ortiche?

Call My Agent 2 cerca poi la strada dell'ironia facile all'italiana, usando malissimo le capacità di Emanuela Fanelli, che interpreta Luana, questa attrice non proprio brillante che si sente una diva del cinema. Spalleggiata da un Corrado Guzzanti giustamente annoiato, il suo ruolo sembra quello di creare un riempitivo che sembra scollato dal resto e che semplicemente non fa ridere. Inoltre, a questo punto, penso che la carriera di Fanelli la renda un po' troppo conosciuta per fare la parte dell'attricetta.


Il tentativo poi di trovare uno spessore toccando temi come la violenza sessuale, argomento che purtroppo si è legato al mondo del cinema e dello spettacolo, si risolve in una narrazione didascalica e già vista dell'accaduto, molto approssimativa oltre che affrettata. 

La conferma di una terza stagione di Call My Agent secondo me fa capire quanto ci sia da raccontare e quanto sia un prodotto che quasi si auto rigenera, grazie a personaggi e artisti che hanno trovato una bella occasione per mettersi in discussione, ma questa seconda stagione secondo me perde di sottigliezza nei dialoghi, di brillantezza, ha una scrittura spesso caotica e superficiale.
Se vi va di sapere com'è proseguita la serie, di Call My Agent 3 ho parlato qui.




L'olio di Rosmarino NON fa ricrescere i capelli, ma io lo uso ancora! Ecco perché

Qualche mese fa vi ho raccontato dei potenziali effetti sulla caduta e sulla ricrescita dei capelli che sono stati associati all'olio di rosmarino, diventato presto un trend sui social dove molti hanno riportato i risultati ottenuti. Il tutto è stato in qualche modo spinto e supportato da un paio di studi scientifici che sembrano avvalorare il fatto che l'olio di rosmarino possa davvero essere un trattamento contro le calvizie.

Pur non soffrendo di una perdita di capelli copiosa e direi patologica, ho voluto raccontarvi tutte le proprietà di quest'olio e dargli una chance con un prodotto in particolare che trovate qui, perché nella mia routine capelli c'è sempre un trattamento stimolante e rinforzante, per un effetto preventivo della caduta stagionale, e per ovviamente avere una chioma quanto più possibile folta, sana e voluminosa. E come vi raccontavo la mia esperienza di tre mesi è stata anche abbastanza positiva, ed infatti ho proseguito finché l'ho terminato e ne ho acquistato anche un altro, ovvero l'olio per capelli e corpo al rosmarino del marchio inglese Nature Spell.


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Mentre avevo iniziato i miei test è però arrivata una forte smentita sulla reale efficacia dell'olio di rosmarino contro alopecia e caduta dei capelli in un video della dottoressa Michelle Wong, dottore di ricerca in chimica e insegnante di chimica cosmetica, che magari conoscerete come Lab Muffin su Youtube. Lei è uno dei miei punti di riferimento quando cerco informazioni comprovate e dettagliate.
Nel video, che trovate qui, spiegava come mai l'enfasi sull'uso dell'olio di rosmarino per trattare le calvizie, è stata basata su un solo studio scientifico che in realtà risulta poco affidabile ed anzi pieno di errori e parti dubbie. 

Il video è molto dettagliato ma, se non masticate molto l'inglese, o semplicemente non vi interessa approfondire così tanto, vi basti sapere che Wong ha notato come molti, anche esperti e dermatologi, si siano soffermati solo sull'estratto dell'articolo, ma analizzando appunto il contenuto dello studio, ha notato che vi erano molte incongruenze ed è arrivata alla conclusione che l'olio di rosmarino non ha, almeno secondo gli studi condotti, un effetto anti caduta, e che anzi può essere difficile testarlo in questo senso, specie a confronto con una sostanza come il minoxidil, che, essendo prodotta in laboratorio, ha un risultato molto più gestibile e controllabile. L'olio di rosmarino invece può avere una derivazione molto variabile, come il tipo di pianta, la provenienza della stessa o il metodo di estrazione delle sostanze.
Tra l'altro arriva ad una conclusione a cui è impossibile sindacare: se avere un problema di alopecia che volete contrastare, è meglio cercare di agire in tempo affidandosi ad un medico piuttosto che a dicerie sparse per il web.

Senza contare poi che gli oli essenziali hanno anche effetti potenzialmente irritanti e che posso essere più dannosi che benevoli, come riportato da molti.

Tutta l'analisi di Lab Muffin mi è sembrata corretta anche se su un punto ho avuto personalmente dubbi: infatti ha spiegato che i risultati positivi aneddotici (e quindi non affidabili perché non esaminati in laboratorio ma basati su una prospettiva soggettiva) che le persone hanno riscontrato sono dovuti alle naturali oscillazioni che i nostri capelli hanno: più folti durante la primavera e più tendenti alla caduta durante l'autunno, creando ulteriori discrepanze nello studio riportato, che appunto è stato svolto in soli sei mesi.

In questo senso ho però alcuni dubbi: se è vero che moltissime persone hanno provato e dato la loro opinione sull'olio di rosmarino come trattamento anticaduta seguendo principalmente la moda e la viralità, ci sono poi creatori di contenuti che cercano di portare avanti seriamente il loro ruolo e dare dei feedback e delle recensioni affidabili (come il sottoscritto). In quest'ultimo gruppo ci sono anche persone che hanno testato l'olio di rosmarino con costanza, attenzione e magari su zone in cui avevano dei diradamenti localizzati non proprio temporali o stagionali e lì hanno visto dei miglioramenti. 
Questo beneficio potrebbe essere dato da due possibili fattori: il primo è un maggiore afflusso di sangue ai bulbi piliferi dato dal massaggio che si fa comunque con l'hair oiling, il secondo potrebbe essere un effetto indiretto dato dall'olio di rosmarino, che resta comunque un ingrediente antiossidante, antiinfiammatorio e anch'esso in grado di stimolare la microcircolazione ai follicoli.

Anche su questo Wong si è espressa affermando che questi meccanismi d'azione non è detto che si traducano in un effetto anticaduta efficace, anche perché nel nostro organismo possono essere in atto altre situazioni che rendono vane queste qualità.
Bisogna quindi essere insomma consapevoli che questa analisi di Lab Muffin toglie molte delle certezze che erano state affibbiate all'olio di rosmarino, ma io ho deciso di continuare a testarlo e vedere cosa sarebbe accaduto sulla mia capoccia. 
Facendo impacchi oleosi ai capelli perché piacciono al mio cuoio capelluto, quindi a prescindere che abbiano un effetto sulla crescita o meno, per me ha completamente senso usare un olio che contiene anche rosmarino. 

Ho appunto scelto il Natural Rosemary Oil di Nature Spell perché cercavo una alternativa un po' più leggera rispetto al prodotto che avevo testato già, ed infatti in questa caso la lista degli ingredienti è molto più semplice ovvero olio di mandorle dolci, di semi di girasole e appunto l'olio essenziale di rosmarino, quindi un prodotto già diluito e pronto all'uso.

Inutile dirvi che ha un odore molto naturale ed aromatico, molto gradevole, ed è inserito in un pack a mio avviso un po' troppo minimal per la consistenza che ha, essendo molto fluido: non c'è infatti un sifter o appunto un contagocce, ed è forse l'unico neo che riesco a trovare a questo prodotto. Io ho infatti rubato il contagocce al prodotto che avevo terminato. 

Nature Spell dice che può essere utilizzato sia sui capelli come appunto impacco, che sul corpo per idratare e nutrire la pelle, e addirittura sul viso, ma non credo sia il prodotto ideale, sia per l'attivo che vuole trasportare, sia per l'aroma. Io l'ho semplicemente applicato sui capelli, a volte umidi a volte no, cercando appunto di fare un massaggio che vada a muovere e quindi stimolare il cuoio capelluto. La mia posa è generalmente variabile fra l'una e le due ore e poi procedo con lo shampoo, e questo olio Nature Spell non mi ha richiesto mai lavaggi extra per poter essere rimosso completamente.
Mi ha dato l'idea di essere un prodotto adatto anche a capelli non estremamente secchi o danneggiati, anche più normali, e per chi vuole tentare l'hair oiling.

Che sia per le proprietà dell'olio di rosmarino, per l'effetto del massaggio o per una maggiore costanza (altro aspetto da non sottovalutare secondo me) che ho avuto a fare impacchi oleosi, io ho notato capelli più corposi, densi e spessi, e generalmente più folti, anche con questo Natural Rosemary Oil Nature Spell. Le mie zone più rade, che sono quelle sopra le tempie, mi sono sembrate ancora più definite, con qualche capello in più, così come tutta l'attaccatura frontale. 

Anche con questo prodotto comunque il mio cuoio capelluto mi è sembrato più idratato e meno propenso a risultare tirante, devo però ammettere che non mi sembra aggiunga particolare morbidezza o lucentezza ai capelli, ma, essendo più leggero, diventa anche un valido olio pre- styiling da applicare in quantità lillipuziane sui capelli umidi prima della piega.

Da tutto quello che vi ho raccontato e da questa mia prolungata esperienza con l'olio di rosmarino, che a questo punto ha superato i 7 mesi, traggo principalmente due considerazioni: in primis lo declasserei ad attivo genericamente rinforzante, che può essere introdotto insieme ad altri trattamenti e sieri anti caduta, e verso cui cercherei di ridurre le aspettative; in seconda battuta lo prenderei in considerazione solo in caso di un generico e temporaneo caso di diradamento, e non per questioni ben più serie.
In una prospettiva più generale inoltre promuovo Nature Spell perché mi è sembrato un brand affidabile ed interessante, con un ottimo rapporto qualità-quantità-prezzo e per quanto il loro Rosemary Oil mi sia sembrato valido, ammetto che quanto vi ho raccontato mi porta a lasciare libera la mia curiosità e provare altri oli capelli come ho un po' sempre fatto, cercando però di mantenere la costanza nel corso dell'anno. 




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Serie TV Netflix Promosse... ma Speravo Meglio

Si accodano ai recuperi delle scorse settimane anche queste due serie tv in streaming su Netflix che ho visto alla spicciolata, e sarà il leit motiv anche delle prossime recensioni perché mi sto dedicando ai titoli lasciati indietro e degli anni precedenti, mentre aspetto che escano altre novità o semplicemente che termino quelle serie ad uscita settimanale. Insomma, tutta roba di cui non ve ne importa nulla, ma per contestualizzare come mai stia parlando ora di questi due titoli.


Tore
Prima stagione

No, Tore non è l'abbreviativo di Salvatore come molti del sud Italia sarebbero propensi a pensare, ma è il protagonista di una serie tv svedese, scritta ed interpretata da William Spetz e rilasciata su Netflix il 27 Ottobre dello scorso anno. 

Tore è un ragazzo di 27 anni, eppure il suo aspetto e il suo atteggiamento sembrano suggerire subito una certa immaturità. Sarà la perdita del padre, a seguito di un assurdo incidente a far scattare in lui un'onda emotiva che non sarà semplice da decifrare. Tore infatti decide di lanciarsi a pesce in tutte quelle cose che fino a quel momento non aveva fatto, come scoprire e vivere la sua omosessualità attivamente, ma anche frequentare locali e provare droghe. Tuttavia, dall'altro lato, non sarà per lui semplice elaborare il lutto visto che tenterà tutte le strade pur di non affrontarlo e attraversarlo.

C'è tanta roba in questo Tore, ed è tutta concentrata in una serie tv da 6 episodi che sfiorano la mezz'ora e che vorrebbero trattare tante tematiche, non solo appunto l'elaborazione di un lutto molto forte e improvviso, quindi causa anche ad alcuni dubbi e non detti, ma anche la scoperta della propria identità più profonda, delle proprie emozioni, della sessualità e il valore dei legami in senso più ampio. Il tutto oscillando fra la commedia e il dramma, senza però mai affondare in uno o nell'altro genere, anche perché il tempo non lo concede, complice, purtroppo, il fatto che Netflix preferisce inserire scene ad effetto (qualunque esso sia) più che concentrarsi su una narrazione solida e costante.
Ma la storia di Tore resta comunque agrodolce, ci sono momenti in cui fa tenerezza, ed altri in cui difficilmente si può tifare per lui, e nel suo insieme porta sullo schermo momenti di sincerità e realisticamente crudi. Ho anche apprezzato che non ci sia uno sguardo morboso sul mondo LGBTQ+ ma sia quasi collaterale all'evoluzione di Tore.

Resta però una serie tv che non riguarderei e che speravo mi colpisse di più, visto che mi sono mancate alcune cose: il personaggio di Tore infatti ha spesso reazioni esagerate e mancanti di un contesto. Se ci fosse stato un maggiore spazio e approfondimento su ad esempio quello che era il rapporto col padre, le discussioni pregresse, avremmo potuto capire come mai, pur essendo arrivato a 27 anni, Tore fosse ancora "indietro" nelle tappe della vita, ma soprattutto nelle sue reazioni rispetto a quello che gli accade. Per come ci viene raccontato, e quindi non per quello che noi possiamo estrapolare dalla storia, sembra un ragazzo estremamente immaturo, incapace anche di prendersi responsabilità molto semplici, quasi fosse un adolescente, e per questo, vi dicevo, non sempre si può empatizzare con lui.
In ogni caso la storia di Tore trova una sua conclusione, o meglio un senso di compiutezza e di evoluzione del personaggio, in questa prima stagione, e non ho letto di conferme per una seconda quindi va bene così.



Tutta la luce che non vediamo (All the Light We Cannot See) 
Miniserie


A novembre dello scorso anno su Netflix è uscita questa miniserie, adattamento del romanzo omonimo di Anthony Doerr, che ha pure vinto un Pulitzer, su cui però ho opinioni in parte contrastanti.
Tutta la luce che non vediamo è un racconto abbastanza lineare di due giovani che vivono, durante la Seconda Guerra Mondiale, due realtà differenti, destinate però a incontrarsi. Da un lato c'è Marie-Laure (Aria Mia Loberti) una ragazza francese e cieca, che con lo scoppio della guerra è finita per essere allontana dal padre, ma attraverso la trasmissione radio, cerca di collaborare, mandando dei messaggi in codice ai compatrioti e agli alleati, attraverso la lettura di alcuni brani classici.

Dall'altro lato c'è Werner Pfennig (Louis Hofmann, cresciuto bene da Dark), che invece è costretto a collaborare con il Terzo Reich, sotto la minaccia che la sorella possa subire delle ritorsioni, assoldato per le sue capacità nel costruire radio e conoscere le frequenze. Come se non bastasse la situazione drammatica e tutte le difficoltà della guerra, lo spietato ufficiale nazista Reinhold von Rumpel (Lars Eidinger di Babylon Berlin) è sulle tracce di Marie, convinto che tenga nascosto un cimelio dalle improbabili doti magiche.


Nonostante l'argomento mi attiri come le mele con i cavalli, c'è qualcosa in questa trasposizione di Tutta la luce che non vediamo che non mi quadra del tutto. La storia si segue volentieri, il ritmo c'è e sono solo quattro episodi, quindi non posso dire di averci perso troppo tempo o essermi annoiato. Tutto sommato le ambientazioni e i costumi sono curati, al netto di una grafica al computer spesso sgamabile.

Ci sono poi delle buone interpretazioni: forse non sapete che Aria Mia Loberti è davvero una ragazza cieca e non è comune come scelta, e non vi ho menzionato che oltre ai nomi sopra, troviamo gente del calibro di Mark Ruffalo e Hugh Laurie. All the Light We Cannot See però è come se mancasse un po' di anima, e le mie aspettative di un dramma storico si siano scontrate con una deriva più romantica e melodrammatica che non è esattamente ciò che desideravo. È come se avessero enfatizzato certi passaggi, certe reazioni, certi momenti della miniserie, senza però un fondamento emotivo più solido di fondo.  


Inoltre, un po' come vi raccontavo per Transatlantic, non ho amato molto la luce e la color correction, spesso troppo calda e avvolgente per li temi che in realtà va a toccare.
Ho letto che molti hanno sottolineato non solo le differenze con il romanzo di partenza, che però non ho letto, ma anche la questione linguistica, visto che in lingua originale tutti parlano in inglese e non ci sono distinzioni, nonostante i protagonisti siano francesi e tedeschi. 
È insomma una di quelle serie che alla fine ho visto, non mi è pesata, ha alcuni momenti validi e un buon cast, ma non la rivedrei.
Magari a molti piace anche che Tutta la luce che non vediamo abbia questa vena meno storiografica, realistica e più romanzata, di facile approccio e quasi appunto romantico-sentimentale, io mi aspettavo altro. 

Nuovo solare Nivea Derma Skin Clear SPF 50+, 8 ore di pelle MATT!? Tutto quello che dovreste sapere

La primavera sta galoppando, anche se qui è ancora molto strana, ma inizia la caccia alla protezione solare perfetta in vista delle giornate soleggiate, e del periodo dell'anno in cui non potremo più nasconderci dal sole e le temperature saranno troppo alte per sopportare qualunque cosa sul viso. 
Ho voluto iniziare la mia ricerca quest'anno con una novità di Nivea Sun, ovvero la protezione solare Derma Skin Clear SPF 50+ con Niacinamide.


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La linea Derma Skin Clear, che vorrei provare prima o poi, è la gamma di prodotti rivolta a pelli problematiche, sebacee, grasse e con imperfezioni da contrastare, come brufoli e punti neri, e che ha creato appunto un solare quasi ibrido, fra skincare e appunto SPF, che sarebbe indicato per questa tipologia di cuti che vogliono una protezione leggera, non occlusiva e che non vada a creare ulteriore lucidità, ma che anzi controlli la produzione di sebo.
La mia pelle non ha queste necessità tutto l'anno, ma sicuramente, specie con l'arrivo dell'estate, quando diventa più mista, navigo in questa area di protezioni solari perché voglio i prodotti più leggeri possibile.

La Derma Skin Clear SPF 50+ (da non confondere con la Triple Protection, che ha un pack molto simile) di Nivea promette una protezione da raggi UVA e UVB e dalla luce blu dei dispositivi elettronici (o visibile ad alta energia), è pensata per pelli normali, miste e grasse, ma anche sensibili, e soprattutto dovrebbe dare ben 8 ore di effetto matte, grazie al complesso Anti imperfezioni e Niacinamide, che dovrebbe contrastare l'insorgere di ulteriori impurità. Viene inoltre definito non comedogenico ovviamente, e oftalmologicamente approvata, quindi adatta al contorno occhi.

La consistenza di questo nuovo solare viso Nivea è fluida ma non liquidissima, va infatti shakerato bene prima dell'uso esattamente come capita con questa tipologia di SPF, ed ha una texture davvero facile da stendere e lavorare, perché non crea una particolare scia bianca né fa fatica a distribuirsi, non ha bisogno di particolari attenzioni, si fonde con la pelle e si assorbe.

Si percepisce subito l'azione dell'alcol contenuto nella formulazione, che dà sia una sensazione di freschezza ma agevola l'evaporazione rapida del solare (ve ne rendete proprio conto mentre la applicate), che può settarsi sulla pelle. Certo, la presenza di alcol può essere contraddittoria con i claim che vogliono questo fluido solare Nivea come adatto a pelli sensibili, perché non tutte lo tollerano (a me non crea problemi).

Inoltre fin da subito non ho sentito gli occhi pizzicare o lacrimare. È indubbiamente molto leggera sulla pelle, sembra quasi una crema gel, e dà una bella sensazione, non mi è sembrata appiccicosa o comunque una di quelle protezioni solari che ti danno subito cattive impressioni. Tuttavia appena applicata sul viso rivela sicuramente una certa luminosità, ma adesso ci arrivo.

La formulazione del Derma Skin Clear SPF 50+ come anticipavo è ad ampio spettro, a base di filtri solari chimici, e dovrebbe essere biodegradabile al 64% per avere un impatto minore sui mari e non includendo filtri come Oxybenzone, Octinoxate, Octocrylene e microplastiche.

Per quanto riguarda i suoi attivi abbiamo appunto la glicerina come idratante, una combo di sostanze antiossidanti ovvero il tocoferolo e l'estratto di radice di liquirizia, e appunto la niacinamide, che ha un ampio raggio di benefici sulla pelle, dal controllo del sebo, ad un effetto idratante, anti macchia e rinforzante per la barriera cutanea. Unica perplessità, che però non sollevo solo per questo solare Nivea ma in generale, è di stare attenti se magari avete già la vitamina B3 presente nella skincare perché potrebbe diventare troppa e risultare sensibilizzante. Insomma, il troppo stroppia sempre. 

Invece l'effetto preventivo delle imperfezioni che Nivea promette - perché, attenzione, da nessuna parte dicono che questo prodotto sia in grado di ridurre attivamente quelle già presenti - credo sia affidato non solo alla niacinamide ma anche alla carnitina che pare controlli o comunque riduca la produzione di sebo e sostanze assorbenti come gli amidi di tapioca e mais, e la silica.


Nivea ha aggiunto anche una profumazione gradevole e fresca questo solare, ma ancora una volta potrebbe non essere amata da pelli reattive, ed inoltre non ci sono claim o indicazioni su una particolare resistenza ad acqua e sudore, ma penso sia proprio pensato alla vita in città o comunque per tutti i giorni. In effetti rimuoverlo a fine giornata è semplice, basta un semplice detergente viso, o ancora meglio una doppia detersione delicata che in un attimo rimuove a fondo qualunque cosa abbiamo sul viso.

Se mi avessero detto che il Derma Skin Clear SPF 50+ Nivea Sun fosse una protezione solare economica (in offerta anche meno di 10 euro) idratante, leggera, che funziona bene con il make-up e che comunque è facile da usare tutti i giorni, magari su pelli normali, questa mia recensione sarebbe stata un po' più entusiasmante, ma non mi sento di promuovere a pieni voti questo solare.
Sebbene infatti si sia comportata bene sulla mia pelle, non risultando occlusiva o pesante, e non entrando in conflitto sia con la skincare che ci applico sotto, sia essa un po' più completa o smilza con giusto un unico siero, che con il makeup che utilizzo sopra (nel mio caso giusto correttore, blush e cipria), non è un solare che secondo me rispetta il target per cui è pensato. Ma soprattutto non è un solare viso opacizzante: come vi anticipavo appena steso risulta luminoso, ma non è solo una questione temporanea perché sembra che il Derma Skin Clear SPF 50+ lasci quasi una perlescenza sulla pelle, che credo si noti anche nelle foto che vi ho messo, che non so da cosa derivi ma non svanisce nel corso delle ore. 

Di conseguenza, se già la base di partenza è luminosa, non solo questo solare non ha un finish matt come promesso, ma non riesce ad opacizzare nel corso delle ore. O per lo meno, adesso che la mia pelle è normale/secca in alcune aree, mi sta anche bene questa luminosità, la trovo carina e fresca perché non diventa più lucida nel corso della giornata, ma se avessi una pelle grassa e propensa a diventare molto lucida o sudare, non ne sarei sicuramente felice. Mi è capitato anche di usare questo solare Nivea nei primi giorni di caldo, e logicamente ho trovato solo la riprova di quanto vi sto raccontando.

Tutto sommato continuerò ad usare questo SPF50 Nivea viso, perché ancora riesco a gestirne la luminosità con un po' di cipria, e soprattutto dopo la averla rimossa non lascia la pelle secca, ma non è il mio solare per l'estate, anche perché essendo un formato da 40ml, più piccolo dei soliti, non durerà moltissimo.
A mio avviso insomma non batte la Crema Viso Idratante Opacizzante SPF 50 sempre di Nivea, che avevo provato qualche anno fa, e che aveva davvero un effetto matt. Temo però che questa stia andando fuori produzione, e se a soppiantarla è questo nuovo fluido, per me non ci siamo. 


Avete scovato questo nuovo solare in giro?



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