Matt Age Activ, altri due sieri viso interessanti!

Era lo scorso dicembre quando vi ho parlato della gamma di sieri viso proposta da Matt Benessere, e la parentesi era rimasta per me aperta perché avevo altri due di questi prodotti da testare per completare la collezione. 



In realtà più di recente Matt Age Activ ha creato un siero viso a base di vitamina C che mi aveva incuriosito, ma avendo diversi altri prodotti da utilizzare ho preferito skippare per il momento l'acquisto e concentrarmi sui sieri che invece avevo a disposizione. 


Matt Age Activ Siero Viso Rimpolpante
Acido Ialuronico Puro 3P 



Il mio affetto verso i sieri viso a base di acido ialuronico è sempre labile, perché su di me, questo attivo tanto decantato, non ha generalmente questi effetti mirabolanti, specie nelle formulazioni pure e spoglie. Questo siero viso Rimpolpante Age Activ se l'è però cavata: al suo interno troviamo acido ialuronico a tre pesi molecolari (da qui il 3P), ma anche glicerina e gluconolactone, un polidrossiacido che ha proprietà idratanti e delicatamente esfolianti. La consistenza è molto liquida, ma non è comunque difficile da gestire e ovviamente si stende bene.



Proprio per la sia texture così sottile ho usato questo siero Matt come se fosse una essence, quindi come primissimo step della skincare routine, ed ha funzionato molto bene come base viso. Rilascia infatti su di me un discreto potere idratante, e rende la pelle più liscia e decisamente morbida e tutto sommato sufficientemente compatta. Su di me l'assorbimento è davvero velocissimo, motivo per cui è anche comodo usarlo in questo modo perché non si perde tempo e posso subito procedere con gli altri step. Inoltre non ha mai fatto cose strane se poi vado a sovrapporci altri sieri o creme.



Inutile dirvi che, se avete una pelle secca, esigente, o semplicemente non avete sbatti di seguire una routine a più passaggi e volete un prodotto che faccia tutto, questo siero rimpolpante da solo non basta assolutamente. Se invece amate l'acido ialuronico a pioggia penso che meriti una chance, specie se in genere trovate gli altri sieri viso appiccicosi o che appesantiscono il viso. Non è diventato per me indispensabile ma il siero viso Rimpolpante di Matt Benessere ha comunque la mia approvazione.

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Matt Age Active Siero Attivatore di Giovinezza
Siero di Vipera 3-alpha plus


Non è la prima volta che utilizzo un cosmetico con quello che comunemente viene definito veleno di vipera, ovvero un peptide sintetico che, come una parte della secrezione del serpente, dovrebbe avere un effetto botox anti rughe. Sapevo quindi più o meno cosa aspettarmi da questo siero Age Activ, sebbene al suo interno ci siano anche glicerina e umettanti differenti. Sarebbe stato interessante se avessero inserito anche la percentuale di questo peptide, ed in generale degli attivi di questi sieri.
In questo caso la texture è gellosa, leggermente più soda, è sempre facile e gradevole da stendere sul viso. In questi sieri viso non è aggiunta profumazione, si sente solo il vago odore chimico degli ingredienti.


Metto subito le mani avanti specificando che l'Attivatore di Giovinezza Matt, seppur abbia lo stesso scopo, non è paragonabile ad esempio all'Argireline Solution di The Ordinary che ha davvero su di me un'azione rilassante delle contrazioni muscolari. Questo siero al veleno di vipera invece mi dà più una generale sensazione di pelle distesa e liscia, più riposata, senza però un eccessivo effetto tensore che onestamente non apprezzerei. La pelle mi sembra un po' più compatta e questo attivatore di Giovinezza dà anche morbidezza.


Mi è piacito anche il fatto che questo, come l'altro siero Matt Age Activ, si assorbe rapidamente, non lascia affatto appiccicoso, ed ha un bel tocco liscio e setoso. Anche in questo caso il potere idratante è base, ma contribuisce anche lui in questo senso in una skincare più strutturata e stratificata. Non riesco a dirvi che effetto possa avere su una pelle molto segnata, perché comunque secondo me in quel caso è necessario far affidamento ad una routine completa, e questo Attivatore di Giovinezza si presta a farne parte.

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Avete provato questi sieri viso Age Activ o comunque la skincare di Matt Benessere?





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Maschere Viso Florena Fermented Skincare: quello che dovreste sapere secondo me

Mi sono sempre un po' fatto affascinare dalle pubblicità eteree e delicate di Florena Fermented Skincare, un'azienda italiana nata nel 2019 che produce cosmetici biologici. La particolarità del brand è che utilizza appunto ingredienti fermentati, processo che dovrebbe potenziarne l'effetto sulla pelle. 
Appena ho scoperto il brand mi sono chiesto come fossero i prodotti Florena, e come sempre ho fatto un passettino nel loro mondo attraverso le loro maschere viso.



Al momento Florena ha pensato solo a due maschere viso in crema, e devo dire che ho avuto sensazioni contrastanti, visto che ci sono stati degli elementi troppo simili fra questi due trattamenti.
Entrambi vanno applicati solo cinque minuti, ma io ho preferito prolungarne la posa, e andrebbero rimossi con una velina, ma preferisco sciacquare il viso con acqua tiepida. Florena non specifica se queste bustine bastino per una applicazione o più, ma secondo me le quantità sono sufficienti anche per quattro utilizzi.



Florena Fermented Skincare Maschera Rassodante Viso
Caprioglio Fermentato e Acido Ialuronico



La prima delle due maschere viso Florena che ho scelto di utilizzare è questa Rassodante che ha una bella consistenza in crema, facile da stendere, e con un profumo floreale delicato, mi ha ricordato vagamente il gelsomino. La maschera Rassodante Florena è ricca di ingredienti naturali, come burro di karitè, olio di mandole dolci, di oliva, di jojoba, di semi di frutto della passione e di girasole. Non mancano ovviamente estratto di fiori di caprifoglio giapponese che dovrebbe avere proprietà lenitive e antiinfiammatorie e l'acido ialuronico.



Se l'utilizzo e le caratteristiche generali di questa maschera Rassodante Florena non sono affatto male, anzi in linea con tantissimi altri prodotti che ho già provato, è invece la sua performance che mi ha lasciato appunto dei dubbi. Infatti, sebbene la trovi piacevole sulla pelle e credo rilasci una discreta idratazione, dall'altro lato non ho avvertito né notato esteticamente qualunque aspetto che mi facesse pensare ad una azione compattante o rassodante così incisiva. E se su una pelle tendenzialmente giovane questo effetto non è così evidente, potrebbe dare risultati più palesi su una cute magari segnata e con cedimenti? Onestamente non lo so ma per la mia esperienza non è quello prodotto che consiglierei ad esempio a mia madre. 
Nonostante non mi appesantisca il viso, la maschera viso Rassodante di Florena non mi ha lasciato soddisfatto al 100%, ma credo che il suo problema, come vi racconto fra poco, stia proprio nell'INCI, che unisce forse troppo i due trattamenti proposti dal brand. 

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Florena Fermented Skincare Maschera Idratante Viso
Camelia Fermentata e Olio di oliva Fermentato



Faccio un mea culpa perché quando ho acquistato queste maschere viso Florena non ho guardato con attenzione la lista degli ingredienti, perché ero semplicemente curioso e mi sono fidato dalle indicazioni sulle confezioni. La ricerca sugli INCI è arrivata in un secondo momento quando ho notato che queste maschere avevano un aspetto, una consistenza e una profumazione molto simile. Non sono un chimico né posso parlare di percentuali per ogni singolo ingrediente, ma questi due prodotti Florena hanno un INCI praticamente identico: l'unica differenza sono appunto quei due ingredienti che caratterizzano la versione Rassodante, mentre nella maschera Idratante si aggiunge l'estratto di camelia. 



Nonostante queste eccessive similarità ho comunque preferito proprio questa versione, che credo sia più in linea con le promesse che fa: se cercate infatti una maschera idratante, che renda il viso liscio, un po' più disteso, e che in generale renda la pelle più carina credo che questa maschera Idratante Florena possa fare al caso vostro e in questo senso a me è piaciuta molto. Non credo possa sopperire a tutta la skincare routine, specie se la vostra pelle è molto secca e maltrattata o se è una stagione fredda, ma per tutte le altre tipologie di cuti merita sicuramente. L'ho trovata tendenzialmente più idratante della versione Rassodante, e in generale mi pare funzioni meglio su di me.
Inoltre va benissimo anche durante il giorno, visto che si sciacqua senza lasciare residui. 

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Essendo per me un brand nuovo, sono molto curioso della vostra esperienza con Florena Fermented Skincare, sia per quanto riguarda queste maschere sia per gli altri prodotti. Ne avete trovati di validi?



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Inventing Anna è la serie tv più interessante da vedere al momento?

Dopo Bridgerton il connubio Netflix e Shonda Rhimes ha partorito una nuova serie tv che è diventata fra le più viste, e ha suscitato curiosità, perché è noto che la sceneggiatrice e produttrice americana sappia solleticare il pubblico fino a creare dipendenza dai suoi lavori. Si intitola Inventing Anna e se non avete sentito parlare della serie tv, forse vi sarà capitato di leggere della storia vera di Anna Delvey, o Sorokin.


Nei 9 episodi disponibili dall'11Febbraio di quest'anno Inventing Anna tenta appunto di ricostruire l'ascesa e la caduta di questa ragazza che, appena ventenne, fra il 2013 e il 2017 tentò la scalata al successo spacciandosi per una ereditiera tedesca al fine di creare una fondazione artistica a suo nome. È soprattutto l'indagine della giornalista Vivian Kent (nella realtà Jessica Pressler) a ricostruire tutto il percorso di Anna, i suoi viaggi, le sue tecniche con cui finì per truffare banche, avvocati, soci, alberghi, amici e tutti coloro che le gravitavano intorno, ad eccezione forse delle classi più basse che dalla ragazza ricevevano sempre mance cospicue.
Ne esce sicuramente l'inganno messo in scena, ma anche una Anna con una forte visione imprenditoriale, ed in grado di riconoscere subito quello che ricerca l'alta borghesia newyorkese e americana in genere: il denaro e il riconoscimento.


Inventing Anna riesce a farsi seguire, da un lato per il fascino che la sua protagonista suscita, ma personalmente era molta la curiosità di capire fino a che punto si potesse spingere la credulità di chi le stava intorno, inclusi anche i professionisti che dovrebbero essere pronti a riconoscere truffatori di varia natura. È vero che la storia è in parte romanzata per rendere il tutto più avvincente e anche immagino perché non è semplice entrare nella megalomania di Anna, ma pare che gli snodi più importanti siano aderenti alla storia reale.
Gli inglesi d'altronde dicono "fake it till you make it" ovvero fingi fino a quando non lo ottieni, e Anna evidentemente aveva sublimato e perfezionato questa arte al punto che tantissimi sono capitolati, e questo ha reso le sue vicende particolarmente divisive.


Ma chi ha inventato Anna? La stessa Sorokin o la società a cui aspirava e che le ruotava intorno? O la stessa giornalista che ha scavato e portato alla cronaca la sua storia? Non posso ovviamente fare riferimento ai personaggi reali, ma questo è il messaggio che serpeggia un po' per tutta la serie e che esplode nell'episodio finale, in cui si tenta di far riferimento anche alla finzione che tutti i giorni viviamo, e le maschere che mettiamo sui social. Poetico certamente, ma se come me avete una visione un po' più asciutta, coerente alla realtà, questa idea vi sembrerà stridente rispetto al fatto che la storia di Anna Sorokin è comunque quella di una truffatrice che si è fatta degli anni di carcere e ad oggi non sembra sentirsi colpevole ma più che altro incompresa.



Cercare sottilmente di giustificare (pur non elogiando, questo bisogna dirlo) le sue manovre paragonandole all'ambiente finanziario americano, altrettanto marcio e cieco, ossessionato dalla ricchezza e dal profitto che una figura come Anna Delvey paventava, un mondo con meccanismi malati e illusori, non mi suona propriamente corretto.
Pure l'accanimento nei confronti di Rachel Williams, ex amica di Anna, collaboratrice per Vanity Fair e la prima a denunciarla, mi è sembrato esagerato: essere privati di 60 mila dollari non è esattamente il "primo intoppo" come viene definita nella serie.
Anche l'idea di questa ragazza che in realtà aveva un progetto importante, dall'animo imprenditoriale, che ci teneva ad apparire competente e in gamba, o ancora far passare il concetto di una giovane Anna incompresa dai genitori e bullizzata, come embrione della truffatrice adulta che si è dovuta far da sola, mi è sembrato friabile.



Inventing Anna è poi una serie tv al femminile, ma anche in questo senso non ho capito esattamente dove volesse andare a parare, basta vedere come positivamente viene dipinta Vivian Kent: una giornalista stakanovista che lavora persino quando le si rompono le acque, che sembra da un certo punto in poi voler salvare la povera Anna Sorokin, ma che per prima ha sempre tentato di recuperare la sua carriera cercando una notizia con cui fare il colpaccio e camuffare gli errori del passato. La stessa serie che però condanna Rachel appunto perché, trovatasi spalle al muro, fa quel che avrebbero fatto tutti: cercare di salvarsi. Sono io, o c'è un po' di imparità in questo?


Tralasciando queste cavillosità ed il messaggio che si può più o meno trarre dalla serie, non credo che Inventing Anna sia la serie tv più interessante del momento, seppur Shonda Rhymes avesse tutti gli ingredienti possibili per fare qualcosa di davvero diverso.
Infatti c'è una storia vera e chiacchierata tutto sommato recente che profuma di gossip, c'è quel sapore di true crime senza però sfociare nel poliziesco o nel thriller che richiede una certa drammaticità dei toni come accede in The Act, Dirty John o i vari capitoli di American Crime Story, c'è lo sbrilluccicante glamour che non sfocia in pacchianate alla And Just Like That.
Sono riusciti anche a selezionare un cast perfetto, capeggiato da una bravissima Julia Garner che somiglia molto alla vera Anna Sorokin e che ricalca molto bene i modi particolari della protagonista.


Inventing Anna intrattiene perché in fondo sapere come la ragazza sia riuscita a sfangarla credo affascini un po' tutti, però si perde in una non centralità della visione che segue, non volendo essere giustamente un documentario didascalico e noiosetto, e anche lo stile degli episodi è variabile, arrivando ad un finale che sembra quasi staccato dal resto, mettendo da parte quel montaggio serrato e incastrato e somigliando più ad un legal drama. 
Il più grosso difetto però di questa serie Netflix è secondo me una sequela di lungaggini inutili nel tentativo di dare spazio ad ogni personaggio, a volte in modo eccessivo. Ogni episodio infatti dura praticamente un'ora, e spesso mi è sembrato un tempo eccessivo per quello che si andava a raccontare.
Credo insomma che Inventing Anna sia una di quelle serie tv dalle ampie intenzioni che però ogni tanto si perdono forse nel tentativi di accontentare un pubblico particolarmente trasversale ed eterogeneo. E la stessa Anna alla fine ce lo insegna: chi troppo vuole...



Perché non acquisto più questi 5 prodotti!

Le centinaia di recensioni che creo ogni anno possono far pensare ad un consumismo spropositato  rivolto soltanto ad usare prodotti senza una logica di fondo, ma posso assicurarvi che non è così. Anzi i vari tentativi che ho fatto nel tempo mi hanno insegnato che ci sono cosmetici e prodotti in genere che non fanno per me e per cui non voglio più investire.



Mi sono infatti reso conto che, dopo vari esperimenti, per varie ragioni, continuare ad acquistare questi prodotti era per lo più uno spreco ed a volte anche frustrante e noioso terminarli, perché non riescono a darmi dei risultati soddisfacenti o semplicemente perché non ne ho bisogno. Non so se può darvi qualche spunto per fare lo stesso, visto che ormai abbiamo tutti gli armadietti pieni di prodotti, ma con molta probabilità non mi sentirete più parlare di questi prodotti sul blog.
Uso il condizionale per mettere le mani avanti: non sono regole che scriverò sulla pietra e depositerò in qualche corte internazionale, ma semplicemente delle riflessioni accumulate nel tempo. 


Oli vegetali per il viso


Sebbene li ami sul corpo, da diverso tempo a questa parte faccio fatica ad usare gli oli vegetali sul viso. Negli anni ho ad esempio amato l'olio di jojoba puro, ma con il tempo la mia skincare è diventata più "scientifica", con attivi specifici, e in questo senso gli oli non riescono a trovare una collocazione. Non ne nego il buon potere nutriente, ammorbidente ed elasticizzante ma, a meno che non abbiano appunto un attivo particolare nella formulazione (come ad esempio questo siero viso Dr Organic), non ho mai visto una efficacia così strabiliante che mi abbia fatto restare di stucco e mi abbia spinto a riacquistare degli oli vegetali per un uso continuativo negli anni. E ne ho provati anche di particolari.
Gli oli d'altronde sono occlusivi, evitano la perdita di idratazione della pelle, e questo va benissimo, ma per il resto non credo possano avere effetti su rughe o perdita di tono.
Inoltre preferisco delle texture diverse, cremose o in siero, che posso utilizzare tutto l'anno, estate inclusa, cosa che appunto non è piacevole fare con gli oli. 



Attivi di moda o troppo delicati su di me

 

Ormai va di moda parlare di "attivi" cioè delle sostanze funzionali che dovrebbero agire sulla nostra pelle e darci quegli effetti promessi dai cosmetici. In realtà non è solo un elemento che conta, ma l'intera formulazione che può veicolare meglio o peggio quell'attivo, ma questo è un altro discorso.
Quando scelgo un prodotto con uno specifico attivo cerco di fare le mie ricerche e selezionare quello che ha una azione in qualche modo comprovata. Nonostante la curiosità tento quindi di evitare le mode periodiche come quella della curcuma, usata anche come maschera viso pura, ma ci sono cascato con quella dell'estratto di perla: prima con un siero viso di Natura Siberica, che dentro aveva parecchia roba strana, lo scorso dicembre con uno di Matt Benessere. In entrambi i casi si tratta di formulazioni valide, ma quello specifico attivo non ha fatto nulla per me.

Lo stesso vale per i cosmetici che contengono esclusivamente bava di lumaca pura: se all'interno di una formulazione più strutturata lo snail gel mi può soddisfare, da solo non è uno di quegli ingredienti in grado di darmi un risultato così palese. 
Mi tengo ormai alla larga anche da prodotti il cui attivo funzionale è posizionato estremamente in basso nell'INCI, con la conseguenza che potrebbe non far nulla (il discorso è tristemente applicabile ad alcuni deodoranti) e si tratta solo di marketing, o che basano la loro efficacia su un derivato troppo delicato per me. Penso al retinil palmitato che si trova ad esempio nel Pro Retinol Concentrato Riparatore Venus, un estere del retinolo che va bene se si inizia a sperimentare con la vitamina A (vi spiego meglio qui), ma non per un tardone come me che ha bisogno di una efficacia più intensa.


Maschere viso notturne 


Ho avuto una breve esperienza con le maschere viso notturne (o sleeping mask se vi sentite anglofoni) e non è mai stata particolarmente esaltate per varie motivazioni, nonostante siano concettualmente invitanti. Si tratta di maschere da applicare la sera prima di andare a letto, anche sulla propria skincare, da lasciare agire tutta la notte, così da risvegliarsi (in teoria) con una pelle favolosa. La prima ragione che mi spinge a non acquistare più questo tipo di prodotto è estremamente personale: non amo andare a dormire con il viso impiastricciato e col rischio di sporcare le federe. La seconda motivazione riguarda invece le loro formulazioni: queste maschere infatti sono spesso molto simili a semplici creme viso da applicare più generosamente o a trattamenti che potrebbero agire in 20 minuti, magari con effetti migliori. Le sleeping mask mi sembrano insomma più un esempio di marketing ben riuscito che un prodotto indispensabile.


Dispositivi per la pulizia ed il massaggio del viso


Le spazzoline per la detersione ed il massaggio del viso sono aggeggi affascinanti, è un mondo variegato, che tutte le tasche possono affrontare, e ne ho provate alcune che mi sono anche piaciute. Nel lungo periodo, e intendo anni, però quel fascino è andato scemando insieme alla voglia di usare questi dispositivi. Alcune hanno smesso di funzionare, per altre mi sono scocciato di continuare a cambiare le testine con le setole ogni volta che si consumavano, e di altre ancora le testine sostitutive non sono nemmeno più in vendita. Continuo a fare dei massaggi sporadici con le spazzole vibranti che ho, ma non ho affatto in programma di comprare altri di questi tools al momento.
Se dovesse uscire qualcosa di particolarmente innovativo e vicino alle mie finanze potrei farci un pensiero, ma per ora non vedo nulla di ciò all'orizzonte. 


Scrub Corpo


Non sono diventato improvvisamente un amante della pelle secca e ruvida, tuttavia nel tempo ho capito che gli scrub corpo non sono per me necessari. Sebbene apprezzi moltissimo la sensazione e l'effetto di un peeling magari piacevolmente profumato, con ingredienti nutrienti, all'atto pratico la mia pelle viene esfoliata dalla spugna che utilizzo tutti i giorni per fare la doccia. Inoltre non rinuncio mai ad una crema per il corpo, quindi alla fine della fiera non ci sono ragioni per investire nell'acquisto di un prodotto specifico che fa quello che faccio abitualmente in modo indiretto e più economico.



Quali categorie di prodotti avete smesso di acquistare?



|Sotto la copertina|
Due libri che non ho terminato (e non mi sento in colpa) 🤷🏻‍♂️

Sono abbastanza testardo quando si parla di terminare la visione di un film o di una serie tv che non mi soddisfa, anzi a volte sono anche recidivo recuperando sequel, rinnovi e nuove stagioni. Con i libri per non posso fare lo stesso: sono un lettore abbastanza lento e Sotto la Copertina (come ho chiamato le mie recensioni dei libri qui sul blog) è un gioco di parole ma è anche la realtà, visto che leggo prima di dormire. Ho quindi deciso che se un libro non mi soddisfa dopo magari un capitolo o due, lo abbandono senza andare avanti.
Generalmente è una cosa che non apprezzo fare, specie nell'ottica di poterne parlare qui, ma è successo con ben due romanzi che non sono riusciti a stimolarmi ad andare avanti, il primo di questi è Finché il caffè è caldo dello scrittore giapponese Toshikazu Kawaguchi.


Titolo Originale: Before the coffee gets cold
Editore: Garzanti
Pagine: 192
Data di pubblicazione: Marzo 2020
Prezzo: rilegato € 15.10 / ebook € 9,99


Si trova proprio in Giappone la caffetteria speciale intorno a cui gira il romanzo: in questo luogo infatti è possibile sedersi ad un tavolo che consente di tornare magicamente indietro nel tempo, ad un punto del nostro vissuto che ci ha segnati e desideriamo rivivere, magari con la speranza che possa cambiare qualcosa, soprattutto con le persone che fanno parte del nostro passato. Non è però semplice poter sfruttare il magico potere della caffetteria, perché bisogna seguire cinque regole, fra cui la più importante, ovvero terminare il caffè prima che si raffreddi. 

Ho approcciato Finché il caffè è caldo con l'idea che potessi trovarmi davanti ad uno stile diverso da quello a cui sono abituato perché, su due piedi, non ho ricordo di scrittori giapponesi nei miei anni di letture. L'idea alla base inoltre aveva attirato la mia curiosità. Tuttavia mi sono impantanato dopo il primo capitolo per vari motivi: infatti la scrittura di Kawaguchi mi è sembrata troppo semplicistica e più che sviluppare i personaggi, e la narrazione, tende quasi a ripeter gli stessi concetti. Pur non risultando noiosa, o scarsa nel ritmo, mi sono ritrovato subito ad avere bisogno di altro, specie da un punto di vista emotivo, perché quanto avevo letto non mi aveva propriamente stregato.

Finché il caffè è caldo è suddiviso come in quattro linee narrative, che girano sempre intorno al locale e che però coinvolgono personaggi differenti. Questo un po' mi incuriosiva nel proseguire, ma iniziato il secondo capitolo, ho avuto un effetto déjà-vu: mi sembrava che stessi cominciando da capo sempre con poco mordente. Se inoltre i personaggi del primo episodio mi avevano suscitato una empatia pari a zero, complici alcune reazioni che ho fatto fatica a comprendere, mi sembrava un accanimento inutile sperare che gli altri, con questo stile di scrittura, potessero darmi qualcosa in più.
In definitiva Finché il caffè è caldo non mi è sembrato delicato, favoleggiante, magari misterioso, con il suo stile unico, ma semplicemente poco coinvolgente e d'impatto.


Il secondo romanzo che ho abbandonato senza alcun senso di colpa è La milanese. Capricci, stili, genio e nevrosi della donna che tutto il mondo ci invidia di Michela Proietti.


Editore: Solferino
Pagine: 253
Data di pubblicazione: Settembre 2020
Prezzo: rilegato € 16.15 / ebook € 9,99


Premetto che, non essendo milanese, ero conscio si sarebbe trattato di un libro non del tutto adatto a me, ma mi aspettavo una lettura ironica, leggera, dal sapore fresco e glamour che coinvolgesse anche una città che mi piace molto. In realtà si tratta di una sorta di guida-compendio su come dovrebbe essere una milanese doc, quali luoghi dovrebbe frequentare, che prodotti dovrebbe usare, quali sono le scuole più adatte per i figli, e tutta una serie di situazioni che una perfetta meneghina mette in atto in maniera più o meno conscia per affrontare la vita di tutti i giorni.

L'intento di Michela Proietti è sicuramente di intrattenere, ma nel proseguire la lettura diventa un po' pesante: sembra infatti uno sciorinare di cose da fare o meno, più che un racconto fluido, magari un po' kitsch e appunto divertente. 
La milanese che ne esce da questo libro mi è sembrata quasi un automa chic impostato su una modalità ossessiva, più che una donna in carne ed ossa che ovviamente può avere i suoi gusti e i suoi vezzi. Una descrizione quasi anacronistica e stereotipata da cui mi è stato difficile ricavare l'umorismo che dovrebbe essere alla base, e per questo mi sono ritrovato a chiedermi se avesse senso continuare a leggere.

In questo caso non mi è dispiaciuto lo stile di scrittura, che anzi mi sembra azzeccato per quel che si vuole raccontare, il problema però è il contenuto. Faccio anche mea culpa nell'aver scelto forse io la lettura sbagliata, vivendo in un contesto ben lontano da quello del libro, ma penso che il bello dei romanzi sia poter esplorare dei mondi anche diametralmente opposti dai nostri, magari per sognare, sorridere, o semplicemente per conoscere realtà differenti.
Onestamente, secondo me, La milanese non riesce in nessuno di questi intenti, motivo per cui non ho alcun senso di colpa nell'aver abbandonato la lettura a metà.




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Maschere in tessuto per capelli Cien: vale la pena correre a comprarle?

Temo di risultare ripetitivo, ma complice la spesa settimanale, ed un buon smaltimento in corso, riesco a provare alcune delle edizioni limitate Cien che appaiono da Lidl, specie per quanto riguarda il corpo e i capelli (se vi sono sfuggiti, ad esempio ho parlato dei prodotti solidi qui). Così un paio di settimane fa circa, mentre andavo a fare la spesa, ho scovato le Maschere per capelli in tessuto di Cien.



Non so molto di questa gamma in quanto non ci sono molte indicazioni e credo che questo sia il primo lancio che Cien fa da questa collezione, posso però dirvi che la linea è composta di quattro diversi trattamenti: due definiti Turban, in quanto le cuffie coprono l'intera testa e tutta la chioma, uno Ponytail perché rivolta a trattare principalmente le lunghezze e le punte dei capelli, ed un'ultima maschera per il viso Beauty (che mi sembrava assolutamente un pesce fuor d'acqua in questa collezione) che non ho preso per le ragioni che vi dicevo sopra.
Ho scelto le Turban ché, sebbene siano già disponibili in altri brand, non avevo ancora provato. Per dovere di test ho ovviamente applicato queste maschere dopo aver usato sempre lo stesso shampoo. 



Cien Turban Maschera in tessuto per Capelli Idratante & Nutriente 
Con estratti di melagrana e zucca



Le maschere capelli Turban Cien non sono esattamente in tessuto, come può essere una maschera viso coreana, ma si presentano come delle cuffie plastificate e sigillate con all'interno una crema, e secondo me si adattano per capelli da corti a medio lunghi, sia per la grandezza appunto della maschera  che per la quantità di trattamento contenuto all'interno. Vanno applicate su capelli puliti ed asciutti, e per usarle basta estrarre la maschera, massaggiare la busta così da distribuire il prodotto all'interno e tagliare uno dei bordi così da poterla indossare. Dopo averla applicata cerco di massaggiare la maschera Turban affinché si distribuisca omogeneamente fra i capelli, e poi la fermo con la linguetta adesiva e la lascio agire.
Ovviamente per capelli lunghi è necessario raccoglierli in uno chignon. Dopo tutta la procedura, la maschera Turban Cien va lasciata in posa per circa 20/25 minuti.



Nello specifico questa con estratti di melagrana e zucca contiene anche cheratina idrolizzata, pantenolo e olio di avocado, e la sua profumazione non mi ricorda nessuno di questi ingredienti, ma ha un aroma fruttato tropicale. Non ho notato siliconi, seppur non sia una formulazione ecobiologica.
Vengono definite autoriscaldanti, ed infatti nel corso dei primi 10 minuti si sente una piacevole sensazione di calore, non dovuta solo all'effetto termico della cuffia, ma proprio di qualche sostanza contenuta.
Temevo che avendo i capelli corti, queste maschere Cien potessero risultare troppo ed appesantirmeli. A dirla tutta temevo che non avrei mai potuto risciacquare il prodotto, e i capelli mi sarebbero rimasti unti, appiccicaticci e pesanti. Per fortuna non è stato così, ma queste maschere in tessuto per capelli Cien hanno bisogno sicuramente in risciacquo accurato. Su di me però ammetto che il risultato è stato buono, ma non strabiliante: la Hair Sheet Mask Pomgranate and Pumpink infatti mi ha reso i capelli abbastanza morbidi e disciplinati, che erano facili da pettinare e mettere in piega. Tuttavia nessuna di queste caratteristiche mi è sembrata raggiungere l'eccellenza. Anche la luminosità dei capelli non mi è sembrata di molto migliore rispetto all'uso di un buon balsamo dalla posa rapida di una paio di minuti. 

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🔎 LIDL
💸 € 1.49
🏋 1 maschera capelli
🗺 Made in PRC
⏳  monouso
🔬 //



Cien Turban Maschera in tessuto per Capelli Idratante & Nutriente
Con estratti di Papaya e Rosa Canina



Vista la mia esperienza con la maschera per capelli melagrana e zucca, ho pensato che usare questa con Papaya e Rosa Canina Cien fosse un po' una fotocopia, o si avvicinasse parecchio. In questo caso la maschera in cuffia ha un INCI molto simili, ad eccezione appunto dei due estratti del nome, anche perché hanno la stessa funzione e lo stesso modalità d'uso.
Ammetto che, dopo il primo tentativo, ho preferito usare queste maschere in cuffia su capelli umidi, asciugati soltanto con asciugamano, anche perché non vedevo il senso di dover fare altrimenti.
Questa maschera Turban Cien mi è sembrata leggermente più riscaldante e più a lungo rispetto a quella con melagrana e zucca, seppur resti piacevole da utilizzare. Inoltre ha una profumazione più fresca e floreale. 



Ho avuto inoltre l'impressione che il risciacquo fosse leggermente più veloce e facile, ed anche in questo caso i capelli non si sono appesantiti né sporcati prima del tempo.
L'esperienza ed il risultato che ho ottenuto con la Maschera per Capelli Papaya e Rosa Canina sono molto simili rispetto all'altro prodotto Cien, soprattutto da un punto di vista estetico, quindi di lucidità del capello, dell'effetto crespo e facilità nello styling. Ho però notato che questa maschera riesce a rendermi i capelli un po' più morbidi e più setosi rispetto all'altra Hair Sheet Mask. 
Devo però essere sincero, entrambe queste maschere mi sono sembrate carine, oneste e piacevoli, ma non mi hanno dato l'idea di essere quel trattamento extra che può servire a capelli davvero danneggiati, secchi, magari freschi da una decolorazione. L'utilizzo che ne farei e mi sento di consigliare è se si hanno dei capelli mediamente secchi, o se ad esempio abbiamo in uso un balsamo capelli che non ci dà pieno supporto alle nostre necessità ma intendiamo terminare, e ci serve arricchire la nostra hair care routine con un trattamento monouso.

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La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra, fra omaggio e supercazzola

Chi ama la serialità saprà che molte serie tv sono puro intrattenimento da cui non è possibile trarre molto, né riflessioni personali né particolarmente rivolte al prodotto che abbiamo seguito. Questo a volte va bene, e riesco ad accontentarmi di qualcosa fine a se stessa ma che sia curiosa da vedere. Quando però anche la curiosità scema, allora lì vengono i nodi al pettine, ed è proprio quello che mi è successo con la prima stagione de La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra.



È arrivata il 28 Gennaio su Netflix una serie che già dal titolo rivela le sue intenzioni: la prima citare uno dei grandi classici del thriller come La finestra sul cortile di Hitchcock, il secondo è buttarla in caciara.
The Woman in the House Across the Street from the Girl in the Window ci racconta le vicende di Anna, una pittrice affermata che, a seguito della morte della figlia, sta superando una tempesta personale. Infatti, con la separazione dal marito, Anna è diventata dipendente da alcol e farmaci, abusi che si aggiungono alle sue già presenti fobie. Le cose raggiungeranno toni estremamente drammatici quando un uomo e sua figlia si trasferiranno nella casa di fronte ad Anna. Sembra infatti il momento di svolta per la sua vita personale, ma quello che vedrà dalla finestra le sconvolgerà la vita.


La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra è diventata presto una delle serie più seguite su Netflix, grazie anche alla brevità degli otto episodi, facili da vedere. La narrazione corre ad un ritmo costante, e come un classico thriller la spinta è data da grandi o piccoli colpi di scena. Ma è soprattutto il fatto che fin da subito l'instabilità di Anna ci porta a dubitare su tutto, su lei stessa in primis, visto che lo sappiamo dai tempi di Dallas che mischiare farmaci e alcolici non è mai buona cosa.
Credo che però sia una di quelle serie tv in cui è importante l'approccio che ha lo spettatore che la segue. Se è quello di farsi intrattenere da un thriller che sfocia nella dark comedy, allora La donna nella casa ci riesce. Da un'altra prospettiva però le cose non quadrano.

Come vi dicevo c'è il tentativo di rielaborare, omaggiare e giocare con alcuni dei tòpoi dei classici gialli e thriller, già dal titolo, ma la chiave di lettura è un crescendo che sfocia facilmente nel parodistico. Un po' alla Scary Movie per intenderci, ma con quel sapore più raffinato e glam di Desperate Housewives. Kristen Bell si rivela perfetta per questo ruolo fresco, un po' sopra le righe, ma al tempo stesso dal tono più serio.
Il vero problema è che per buona parte dei primi episodi de La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra questa scelta stilistica può essere letta anche come delle sviste, degli errori da un punto di vista registico o di produzione, o peggio delle volute scelte pacchiane che stridono con la stessa struttura di un giallo che dovrebbe essere solido, drammatico e inattaccabile da un punto di vista della sceneggiatura.


Il picco viene raggiunto nell'episodio finale e a quel punto non mi sento di biasimare se per molti questa serie tv sia stata una gigantesca supercazzola riuscita a metà, dove si depotenzia tutta la struttura narrativa. Anche perché se tutto può accadere, non c'è molto per cui arrovellarsi il cervello, e capire ad esempio cosa potrebbe accadere in una probabile seconda stagione di La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra, dove appunto, svelate le regole del gioco, potrebbe non riuscire a sorprendere come è stato fino ad ora. 
Non è insomma secondo me una serie tv che può piacere a tutti, specie se non si riesce ad entrare nella sua logica, ma sa tenere compagnia senza stancare, e questo è sicuramente un merito.




Terminati e i prodotti che non mancano mai!

Febbraio è quasi agli sgoccioli e lo sono alcuni dei prodotti che ho utilizzato negli ultimi mesi quindi ne parlo come sempre in volata. Sono cosmetici un po' per tutte le categorie, ma soprattutto mi sono reso conto che alcuni di questi sono davvero dei punti saldi nella mia routine e che anzi riacquisto costantemente.


Neutro Roberts EcoDeo Deodorante Bergamotto e Zenzero
Zero Gas e Sali di Alluminio


Ho acquistato questo deodorante Neutro Roberts sulla spinta della buona esperienza che ho avuto lo scorso Ottobre, e pure questa versione Bergamotto e Zenzero si è confermata su di me valida ed efficace. Si tratta di un deodorante spray che contiene alcol e trietil citrato come antiodoranti, ma anche olio di foglie di eucalipto, dalle proprietà lenitive e antibatteriche.
Nonostante la presenza di alcol appunto non ho riscontrato fastidi e problemi persino nel lungo periodo, e in generale l'EcoDeo Neutro Roberts mi è sembrato sufficientemente delicato.


Sebbene non possa inserirlo fra i deodoranti con la durata maggiore e che consiglierei a sudorazioni abbondanti, si comporta molto bene e nel corso della giornata, quindi circa 8 ore, mi sento tranquillo e lontano da odori poco gradevoli. In generale lascia una bella sensazione di freschezza e tutto sommato di asciutto.
L'erogatore spray ha un getto sottile e non troppo ampio, ed in generale questo deodorante si asciuga abbastanza in fretta, per questo non ho notato macchie sulle maglie.
La fragranza a mio avviso non ricorda né il bergamotto né lo zenzero, sebbene mi aspettassi un aroma più caldo e avvolgente, ma la definirei fresca e talcata, molto piacevole, adatta un po' a tutti i gusti e non mi sembra invadente seppur persistente. 
Non credo di aver altro da aggiungere se non che Neutro Roberts penso abbia creato una buona linea di deodoranti senza sali di alluminio ad un costo accessibile e di facile reperibilità. Sicuramente tornerò ad acquistarli in futuro.

INFO BOX 
🔎 Grande distribuzione, Amazon
💸 €2.30
🏋 75ml
🗺 Made in Italia
⏳ 12Mesi 
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L'Oreal Casting Creme Gloss Colorazione Capelli 200 Nero Ebano
Senza Ammoniaca


Il mese scorso vi avevo parlato di due prodotti per tingere i capelli in casa, e per completezza mi sembrava giusto parlarvi della mia tinta abituale, anche perché l'ho fatta da poco, che è appunto la Casting Creme Gloss di L'Oreal. Se non capite le foto, non avete problemi alla vista, ma la confezione è in polacco perché la acquisto ormai sempre da Makeup.it, visto che dalle mie parti la mia tonalità non è sempre reperibile. 
A questo punto sono diversi anni che utilizzo questa colorazione che, dopo una serie di esperimenti, si è rivelata la migliore per coprire i miei capelli bianchi ostici e con una buona durata in termini nuance.



Non mi soffermo sulla facilità di utilizzo e di applicazione di questa tinta: è una crema fluida molto facile da stendere e senza eccessivi gocciolamenti (su di me non gocciola, ma se avete capelli poco folti potrebbe succedere) con una profumazione fruttata non sgradevole, seppur risulti chimica. Non servono ciotoline per miscelare la crema colorante, visto che ha il suo applicatore in tubetto.
Non sono solito applicare il balsamo all'interno della confezione, ma quello che ho già sotto mano nel momento. 
Ho sempre utilizzato la Casting Creme Gloss nella tonalità 200 Nero Ebano perché secondo me mi dà un buon nero-bruno senza riflessi né rossi né blu, ma risulta bilanciato e naturale, in linea con i miei colori e che non si nota molto a meno che non lo dica. Questa tinta L'Oreal mi piace soprattutto perché riesce a coprire in maniera omogenea i miei capelli bianchi, senza strani stacchi di colore. Ho avuto modo di usarla sia su capelli completamente privi di precedenti tinture, quindi senza la possibilità di stratificarsi, sia sui resti di altre tinte chimiche, ed il risultato che mi dà è sempre affidabilmente lo stesso.



Inoltre la Casting Creme Gloss ha il pregio di non seccarmi i capelli, anzi me li lascia sufficientemente morbidi, pur non contenendo siliconi, e non mi va ad irritare il cuoio capelluto, anche nei periodi in cui è più secco.
L'Oreal dice che si tratta di una colorazione semi permanente, penso perché non contiene ammoniaca, dalla durata di 28 shampoo, ma a mio avviso non ha nulla da invidiare a tinte definite permanenti. È vero che con i lavaggi sbiadisce: io stesso preferisco la colorazione Nero Ebano dopo il secondo lavaggio, perché raggiunge la tonalità esatta del mio colore naturale, ma queste variazioni di colore, su di me almeno, sono minime e mai nette, ma molto graduali nel tempo. Non si finisce per avere i capelli di un colore astruso, ed infatti, se non fosse per i capelli bianchi, potrei fare questa Casting Creme Gloss anche ogni tre mesi. 
È insomma la tinta capelli su cui posso far sempre affidamento e che non manca mai in casa, mi fa sentire sempre in ordine e curato e non mi ha fino ad ora dato problemi.
Qui vi parlo della nuova Casting Natural Gloss, la nuova versione di questa crema colorante con il 90% di ingredienti naturali. 
Vi segnalo invece che questa tinta L'Oréal ha avuto alcune variazioni nella formulazione, ne parlo qui. 
INFO BOX
🔎 Makeup.it, Online Douglas.it, Amazon, Grande distribuzione 
💸 €5/11 
🏋 48ml, 72ml, 15ml 
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⏳  Kit monouso/ 12 Mesi
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The Ordinary Argireline Solution 10%


Questo prodotto di The Ordinary non avrebbe bisogno di presentazioni sul mio blog, ma a volte ho l'impressione che passi l'idea che magari, andando alla ricerca di prodotti sempre nuovi, non utilizzi più quelli che ho apprezzato in passato, ma non è così. La Argireline Solution è uno di quei prodotti che non mancano mai nella mia skin care routine, perché mi aiuta a contrastare le rughe della fronte e del contorno occhi, ed è facile da utilizzare anche con altri prodotti. Su di me funziona bene, seppur non può fare tutto da sola, ma deve essere associata ad prodotti idratanti e protettivi. 
Ho impiegato qualche settimana in più a terminare questa confezione di Argireline perché di mezzo ho utilizzato il "Buffet" + Copper Peptides 1% sempre di The Ordinary, e, contenendo comunque fra i vari ingredienti anche lo stesso peptide, mi sembrava ridondante avere due prodotti con il medesimo attivo. 
Insomma, più che una recensione, è uno spazio per dirvi che sono costante sull'uso di certi prodotti, li acquisto e riacquisto nonostante non sempre ne parli, e che non mi schiaffo roba in faccia a caso, ma cerco di avere una routine varia e che abbia senso.

INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, BeautyBay, LookFantastic, Sephora, CultBeauty, Douglas.it
💸 €8,90
🏋30ml
🗺 Made in Canada
⏳ 6 mesi
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I Provenzali Bio Balsamo Labbra Biologico Argan 


Nonostante non credo di averne parlato qui sul blog, sono certo di aver provato qualche balsamo labbra I Provenzali, ma non credo di aver usato questo all'Argan, che ho trovato essere un prodotto molto carino. La formula contiene principalmente oli e burri vegetali, come ricino, cocco e semi di girasole, e credo abbia un'ottima consistenza, né troppo oleoso né troppo ceroso, così da restare abbastanza a lungo sulle labbra ma in modo confortevole e non negativamente occlusivo.
Anche la profumazione è abbastanza delicata, almeno per il mio naso.


Il balsamo labbra Argan I Provenzali secondo me svolge abbastanza bene il suo compito: nonostante non abbia un potere rigenerante e curativo particolarmente elevato, credo che idrati e ammorbidisca bene le labbra, lasciandole abbastanza sane. Mi sembra protegga più che a sufficienza dal freddo e dal vento, infatti non mi sono mai trovato le labbra secche o screpolate. Anche il finish che ha lo rende perfetto per chiunque, anche per chi non vuole un risultato troppo lucido.
Secondo me questo burrocacao I Provenzali è perfetto da tenere in borsa e da usare al bisogno per mantenere le labbra sempre sane. Ho altri balsami labbra al momento ma prima o poi credo lo riprenderò.

INFO BOX
🔎 Eccoverde, Grande distribuzione 
💸 €3/4
🏋 5.5ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
🔬 Cosmetici Biologici CCPB, Vegan, Nickel Tested






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Abnomaly SHOP: la prima fragranza di Deciem è buonissima. Scopriamola insieme

Deciem viene sempre spontaneamente collegata a brand ormai iconici come The Ordinary e Niod e in generale alla cosmesi, ma la creatività è al centro di questa grande famiglia e sotto il brand Abnomaly hanno creato SHOP, la loro prima fragranza per ambiente. 



Shop è stata lanciata esattamente un anno fa, ma la sua storia si estende a qualche anno prima, quando il fondatore di Deciem Brandon Truaxe, per creare una fragranza che potesse caratterizzare e rendere accoglienti e familiari i negozi fisici del brand, si rivolse alla nota designer inglese di profumi Azzi Glasser affinché lo aiutasse a realizzare la sua visione olfattiva. Nel corso degli anni pare che moltissimi si siano innamorati dell'aroma percepibile all'interno degli store Deciem (io purtroppo non ho ancora avuto modo di entrarci) e che chiedessero cosa fosse quel profumo. Così è nata Abnomaly SHOP e grazie all'azienda ho avuto modo di metterla alla prova e poter sognare di entrare in uno dei loro negozi.



SHOP è contenuta in una bellissima, infatti la tengo in mostra su una mensola, e pratica confezione spray che nebulizza in modo sottile la fragranza, e che con un paio di pressioni secondo me riesce ad avere la sua massima intensità. Infatti la confezione da 100ml dura parecchio.
Raccontarvi l'accordo di note di questa room fragrance Deciem non è semplice, ma parto con la descrizione che dà l'azienda.

"Le note si aprono in testa con Black Poivre, esaltato dalla natura dell'olio di cipresso. Poggiano sull'accordo di cuore di Iso E Super e Chalk. Le note più calde di legno di guaiaco, sequoia e cedro fresco sono amplificate da note balsamiche di resina di labdano, cristalli di ambra bianca, muschio bianco e patchouli, che aggiungono tenacia e longevità."

Per chi non lo sapesse Iso e Super è un profumo molecolare, un composto chimico che sembra inodore per alcuni, mentre altri percepiscono svariate note che vanno dal dolce all'agrumato. Sembra inoltre aiuti ad armonizzare e enfatizzare tutte le altre note olfattive.



Abnomaly SHOP per me ha un profumo fresco, pulito e pungente, ma non diventa mai fastidioso, legnoso e maschile, eppure non troppo duro e pesante, lo considero inoltre elegante e sofisticato, senza risultare pretenzioso. Credo sia una profumazione ben bilanciata, perché non mi sembra troppo seriosa o troppo sensuale, ma è rilassante senza risultare scontata.
Per me è un profumo adatto davvero a molti ambienti proprio per la sua vena pulita, ma secondo me è perfetto per la zona giorno, per gli uffici, ma anche in camera da letto mi piace molto. Credo si possa apprezzare un po' in qualunque stagione, e ho pensato che potrei travasare un po' di liquido in un flacone più piccolo ed usarlo come profumatore per l'auto. 
Due spruzzi secondo sono sufficienti a rendere la pienezza delle note olfattive di SHOP in una stanza di media grandezza, e ho notato che si diffonde bene anche nella stanza adiacente in cui l'ho spruzzata.
Il mio naso percepisce la pienezza dell'aroma per almeno un paio di ore, che credo sia un'ottima durata per un profumo spray per ambienti.



Quello che però mi piace moltissimo di SHOP è che una volta diluitesi le note aromatiche, e la fragranza risulta meno precisa, l'aria rimane pulita, rinfrescata, come se una ventata fresca sia entrata nella stanza, per questo l'ho utilizzata spesso quando magari sentivo che negli ambienti erano rimasti odori di cucina, o magari dalla finestra era entrato qualche starno puzzo.
Shop secondo me coniuga giocosità e ricercatezza, e credo che questo tipo di fragranze si presti molto bene per essere declinato in candele profumate o diffusori a bastoncino perché difficilmente stufa (ovviamente tutti i profumi sono soggettivi e devono piacere), e spero che Deciem decida prima o poi di ampliare la sua gamma di profumatori per ambiente in questo senso.

Avevate sentito parlare di Abnomaly SHOP? La trovate a questo link. 



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