Ho provato il nuovo Sulfur 10% Powder-to-Cream di The Ordinary: la mia esperienza

Anche questa estate quelli di The Ordinary non si sono riposati, ed anzi hanno voluto lanciare una novità che credo sia uno dei prodotti più originali non solo del marchio ma degli ultimi anni.

Il settore della cosmesi per trattare acne, imperfezioni e lucidità da tempo ormai si sta dirigendo verso trattamenti più mirati. Se un tempo questa tipologia di cute poteva contare al massimo su detergenti specifici o maschere sebo assorbenti, l'approccio più moderno è quello degli spot treatment che agiscono in modo specifico sulle singole imperfezioni, senza intaccare aree sane del viso.

The Ordinary ha quindi cercato di dire la sua in questo ambito, e così è nato il Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate.



INFO BOX
🔎 TheOrdinarySephoraLookFantastic
💸 €10
🏋 5g
🗺 Made in Canada
⏳ 12 Mesi
🔬 //


🔍Cos'è il Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate The Ordinary?


Come vi anticipavo, The Ordinary ha voluto creare il suo spot treatment facendo evolvere il concetto alla base dei patch idrocolloidali che stanno spopolando in questo periodo.
Lo scopo di questo concentrato è proprio quello di ridurre in modo preciso l'aspetto delle imperfezioni, quindi il loro diametro ed il rossore, ma anche di controllare la produzione sebacea.

The Ordinary afferma che il Powder-to-Cream Concentrate sia in grado di dare risultati visibili in meno di un'ora, anzi di iniziare ad agire già dopo mezz'ora, e sottolinea la praticità della sua formulazione. Un flacone di Sulfur 10% Concentrate infatti dovrebbe equivalere ad oltre 150 pimple patches, quindi molti di più di quanti ne contengano le confezioni in commercio. Ha però un packing piccolo, estremamente facile da portarsi dietro.


Questo trattamento si presenta appunto come una polvere che va applicata con le mani picchiettandola direttamente su brufoli o imperfezioni, e che a contatto con la pelle svanisce diventando una emulsione invisibile, senza creare alcun spessore. Inoltre possiamo decidere noi quanto prodotto utilizzare, a seconda della dimensione dello spot che vogliamo trattare.



🔬 Cosa contiene questo Spot Treatment The Ordinary?


Secondo me la formulazione è la parte più interessante del Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate perché combina più attivi per pelle mista e grassa, ma in modo molto originale. Al suo interno infatti troviamo
  • il 10% di zolfo, attivo antimicotico, antiinfiammatorio, antibatterico e cheratolitico, che se come me siete un po' più navigati, vi ricorderete essere stato in passato molto comune per trattare acne e pelli impure; The Ordinary ha scelto però la forma colloidale affinché le particelle siano piccole quindi risulti poco visibile, con un rilascio efficace e non abbia quel tipico odore pungente dello zolfo.
  • Niacinamide che regola il sebo, calma eventuali infiammazioni, aiuta ad uniformare l'incarnato e supporta barriera cutanea;
  • L-Carnitine che, aiutando a bilanciare la produzione di sebo, agisce sulle cause di pori ostruiti e brufoli
  • Polylysine, sostanza poco nota che agisce come antimicrobico, e quindi aiuta a frenare la proliferazione batterica che può causare acne.
  • Caolino e Silice sililato, sostanze assorbenti ed opacizzanti perfette per le aree con eccesso di sebo.


Il Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate contiene anche glicerina e una piccola parte di acqua, per creare quell'effetto da polvere ad emulsione ed avere una formulazione bilanciata. Infatti dovete immaginare questa polvere quasi come fosse costituita da micro capsule. L'involucro esterno è composto dalle polveri, quindi caolino e silica, che trattengono all'interno gli attivi come appunto lo zolfo e la parte liquida. 

Questo trattamento non contiene però siliconi, alcol o oli, ma nemmeno fragranze aggiunte. 
Sono andato ad annusare il prodotto con molta attenzione, perché mi era capitato di leggere che qualcuno sentisse odore di zolfo, ma io non capisco come sia possibile: al mio naso è una polvere completamente inodore. Solo utilizzando una quantità eccessiva di trattamento si può sentire vagamente l'odore di questa sostanza.

Il Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate non entra in conflitto con altri attivi, e può essere usato con altri sieri e trattamenti, ma ovviamente The Ordinary specifica di non sovrapporlo ad ingredienti aggressivi perché si creano più danni che benefici.



☝🏻 Come usare il Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate?


Ho trovato molto semplice ed intuitivo usare questo spot treatment The Ordinary: la confezione ha un forellino che dosa bene la polvere, e si può versarla su un dito per poi picchiettarla sul brufolo o far cadere direttamente un po' di polvere sull'imperfezione da trattare e quindi attivare il prodotto affinché rilasci i suoi attivi.

Quello che il brand non spiega secondo me chiaramente è in che parte della skincare routine vada inserito questo Sulfur 10% Concentrate. Sul sito The Ordinary ci sono esempi di possibili regimi da seguire con i prodotti dell'azienda, e questa polvere viene menzionata fra i "treat", quindi quei trattamenti che seguono la detersione, ma prima di creme viso. 


Il mio approccio è stato in parte diverso. Se infatti uso questo Powder to Cream Concentrate di giorno, lo applico dopo i sieri acquosi, ma ovviamente prima della protezione solare. Se invece lo utilizzo la sera - quando preferisco usarlo in verità - diventa l'ultimissimo passaggio della mia routine, sopra tutti gli altri step. Ammetto che però non generalmente, nemmeno in pieno inverno, utilizzo creme o oli molto corposi su tutto il viso, quindi è necessario regolarsi di conseguenza.

Ovviamente presto attenzione a non "disturbare" troppo il prodotto: se sopra devo applicarci un SPF o del make-up, cerco di essere delicato nella stesura e di far asciugare bene il Powder to Cream Concentrate prima di proseguire; se invece è l'ultimo step della skincare serale mi premuro di non concentrare troppi strati nelle zone in cui applicherò questo spot treatment.
Sono accorgimenti semplicissimi, più facili da fare che da raccontare.



💡 Tutto quello che dovreste sapere sul Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate


Dopo tutti questi aspetti tecnico-pratici arrivo alla mia esperienza, che posso definire assolutamente positiva. Questo trattamento The Ordinary come dicevo è stato facile da inserire nella skincare, non si sente minimamente sulla pelle, ma soprattutto l'ho trovato efficace.
Il suo effetto su di me in effetti è abbastanza rapido: in circa un'ora inizio a notare che il brufolo diventa meno arrossato, più "concentrato" e si accelera la sua asciugatura, evoluzione e miglioramento. Nel giro di un paio di giorni, le impurità che ho trattato sono completamente sparite.

È ovvio che la rapidità con cui agisce questo 10% Sulfur Concentrate dipende dalla tipologia di imperfezione che devo trattare: se è più sottocutanea, cistica, profonda e grande o se è più superficiale e quindi più vicina alla guarigione.

The Ordinary ha pensato a questo trattamento come un sostituto ai patch idrocolloidali che si trovano già in commercio, e che purtroppo, per quanto sottili e trasparenti, creano comunque della texture sulla pelle, specie se ci si applica sopra del make-up.


A mio avviso però ci sono delle differenze da sottolineare e tenere in considerazione.

Il Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate infatti risulta completamente invisibile sulla pelle: si fonde perfettamente, non crea alcun spessore o texture, ma ci accorgiamo dove lo applichiamo perché la zona diventa più opaca, viste le sostanze seboassorbenti. Ho provato anche ad applicarci sopra del correttore, e questo prodotto non ne ha alterato la performance, anche se dopo qualche ora la zona appariva sicuramente un po' più polverosa.

Inoltre ho trovato questo nuovo trattamento The Ordinary abbastanza delicato perché non va a seccare la pelle magari intorno all'imperfezione che vogliamo ridurre, né crea quella pellicina che a volte viene dopo che un brufolo è guarito. 

Non posso però non sottolineare che se questo Sulfur 10% Concentrate ha un effetto attivo sulle imperfezioni, non crea una barriera fisica sulla pelle. Molti infatti usano i cerotti idrocolloidali non solo per far guarire l'acne, ma anche per proteggere la cute ed essere meno tentati di schiacciare o grattare le imperfezioni. 
Lo spot treatment proposto da The Ordinary, nonostante la sua texture trasformista, non riesce a riprodurre lo stesso effetto di protezione concreta, ma può coesistere e collaborare nella stessa routine insieme ai cerotti senza sostituirli completamente.

Secondo me il Sulfur 10% Powder-to-Cream Concentrate è un prodotto estremamente versatile, che può essere una alternativa se non ritenete gli hydrocolloid patch abbastanza efficaci, o se dovete trattare aree più ampie del viso, arrivando anche in quei punti in cui cerotti fanno fatica ad aderire.


Voi conoscevate questa novità The Ordinary?




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Il Club dei Delitti del Giovedì è un film adorabile ma imperfetto, vi dico la mia

Lo attendevo con molta curiosità, visto che Il Club dei Delitti del Giovedì ha un cast che non si vede molto spesso tutto assieme, e si è ritagliato nelle ultime settimane uno spazio nella classifica dei film Netflix più visti. Quindi appena ho trovato un angolo me lo sono goduto come si deve.



Titolo originale: The Thursday Murder Club
Genere: giallo
, commedia
Durata: 118 minuti
Regia: Chris Columbus
Uscita in Italia: 28 Agosto 2025 (Netflix)
Paese di produzione: USA

Si tratta dell'adattamento del primo romanzo della saga scritta da Richard Osman, e seguiamo le vicende di tre arzilli pensionati che vivono in una lussuosa residenza per anziani, e che hanno un hobby molto particolare: indagare su alcuni cold case del passato.

In particolare conosciamo Elizabeth Best (Helen Mirren) che si prende cura del marito Stephen (Jonathan Pryce) ed è un po' vaga sul suo passato, Ron Ritchie (Pierce Brosnan, Mobland) che invece è un ex sindacalista ancora decisamente in forma, mentre Ibrahim Arif (Ben Kingsley), che faceva lo psichiatra.

I tre anziani stanno indagando in particolare su un vecchio caso di omicidio del 1975, ma ben presto si trovano coinvolti in un problema molto più vicino a loro. I proprietari della loro attuale dimora infatti, Ian Ventham (David TennantRivalsIl giro del mondo in 80 Giorni) e Tony Gurran (Geoff Bell, Mobland), vogliono radere l'edificio al suolo e costruire sopra appartamenti più redditizi. Ovviamente gli inquilini protesteranno, ma le cose andranno anche peggio quando Gurran verrà trovato morto. Così Elizebeth, Ron e Ibrahim, insieme alla nuova arrivata Joyce Meadowcroft (Celia Imrie), avranno un caso molto più "fresco" su cui indagare.

Il club dei delitti del giovedì segue un filone molto specifico e molto apprezzato anche da me in questi ultimi anni, d'altronde il romanzo da cui è tratto è stato pubblicato nel 2020.
Lo abbiamo visto con Only Murders in The Building, Knives Out, ma anche le più recenti A Man on the Inside e Matlock di Paramount (di cui vi parlo presto), tutti titoli basati su indagini investigative di casi a volte anche violenti, ma alleggerendo la narrazione con una deriva più comica, che sia per i dialoghi o per i personaggi. 

Questo già vi anticipa una cosa: se siete dei puristi del thriller, se cercate storie cupe e magari piene di suspense, questo film Netflix non fa per voi. Il Club dei Delitti del Giovedì è invece un film a tratti quasi tenerino, da vedersi in poltrona con calma, e che unisce il quadro delle indagini, a quello di personaggi a volte sopra le righe ma con una storia da raccontare.
È inevitabile che in questo caso specifico i temi siano quelli della terza età e dell'ultima fase della vita, ma i protagonisti de Il Club dei Delitti del Giovedì sovvertono e giocano con gli stereotipi legati agli anziani dimostrando che non sono affatto da "buttare".

Ci sono quindi momenti più toccanti e melanconici ma non si scade mai in pietismi stantii. La regia di Chris Columbus - regista in genere più dedito a film per ragazzi e fantasy come Harry Potter o  Qualcuno salvi il Natale 2 - ha una buona gestione dei tempi e del ritmo, ma appunto non incupisce mai troppo la visione.

Non avendo letto il libro non posso sapere se sia stata fatta una buona trasposizione generale, quel che posso dire è che la trama è piacevole da seguire, il cast direi vicino alla perfezione assoluta e ci sono tanti camei oltre ai nomi che ho già fatto; anche la messa in scena è molto gradevole, ma ci sono due aspetti che mi hanno convinto meno.

Il primo è legato proprio alla storia, perché in alcuni momenti ho avuto la sensazione che fossero necessari maggiori approfondimenti delle linee narrative. 


Sembra quasi ci fosse abbastanza materiale per rendere Il Club dei Delitti del Giovedì una miniserie da 4 episodi, e che invece ci siano stati dei tagli un po' netti alla sceneggiatura. Considerate che i casi da risolvere sono due, ed il film sfiora appena le due ore.
Soffre un po' anche il finale che sembra affrettato.

Allo stesso modo quasi tutti i personaggi di Il Club dei Delitti del Giovedì sembrano più funzionali alla trame che personalità da scoprire ed approfondire. Il ruolo di Helen Mirren per esempio spicca ed è più sfaccettato di quello di Ben Kingsley, e di conseguenza il rischio stereotipia è molto forte. 

Sono tutte imperfezioni che secondo me potevano trovare una soluzione abbastanza facilmente, per quanto non si infici poi troppo l'esperienza generale con questo film.

Visto che la saga di The Thursday Murder Club è composta da quattro romanzi, ed un quinto in uscita, sembra che all'orizzonte ci possa essere un sequel di questo film, e io devo dire che lo vedrei volentieri.





Le ultime scoperte beauty dell'estate (questi sono tutti promossi!)

Siamo arrivati a Settembre e fra poco ci affacceremo al mio adorato autunno, ma intanto il clima mantiene un mood estivo, e per questo voglio raccontarvi la mia esperienza con alcuni prodotti che ho scoperto e utilizzato proprio nei mesi più caldi fino ad ora. Se vi va di conoscerli meglio, continuate a leggere.


Dicora Urban Fit Shampoo e Balsamo Antiforfora Pure & Fresh


INFO BOX
🔎 Amazon, Grande Distribuzione
💸 €5               
🏋 400ml
🗺 Spagna 
⏳  12 Mesi
🔬 //    

Questa estate il caldo è forse arrivato un po' più tardi dalle mie parti, ma è stato subito molto intenso e costante e di conseguenza il mio cuoio capelluto è impazzito. La mia cute tende infatti ad essere secca e sensibile di natura e con il cambio di stagione fa capolino un po' di dermatite, ma quest'anno è andata peggio. Quella situazione generalmente temporanea si è infatti protratta molto più a lungo e quindi ho cercato una soluzione che mi aiutasse a controllare questa dermatite.

Ad avermi spinto verso questo shampoo Antiforfora Dicora Urban Fit è stata la sua formulazione. Da un lato infatti ci sono attivi come acido salicilico, climazolo, e mentolo che si occupano di esfoliare la cute, agire contro forfora e dermatite e dare la sensazione di freschezza e pulizia.
A questi si aggiungono sostanze che si prendono cura comunque della salute generale del capello: l'estratto di semi di moringa, che è antiossidante e protettivo per la cute, quello di zenzero più stimolante, mentre le proteine vegetali idrolizzate (o cheratina vegetale) sono rinforzanti per il fusto. 


Come molti prodotti Dicora, anche questo shampoo e balsamo ha una consistenza quasi cremosa, ma crea subito un'ottima schiuma quando lo si utilizza. La profumazione è ovviamente fresca con una nota mentolata piacevole, così come la sensazione sul cuoio capelluto, che d'estate è una mano santa. 

È uno shampoo che mi ha stupito, ma ha i suoi limiti, specie se contate di usarlo su un capello non del tutto affine al suo scopo. Infatti questo prodotto Dicora Urban Fit nasce per soddisfare chi ha capelli grassi con appunto forfora e desquamazione, e che ha un potere lavante incisivo. Stranamente però è ben bilanciato: ad una sensazione di pulizia e freschezza non mi ha dato però quell'effetto di cuoio capelluto che tira, tanto che sono riuscito ad utilizzare lo shampoo Pure & Fresh per diverso tempo continuativamente. 

Dopo qualche tempo però ho iniziato a farne un uso alternato per due motivi. Infatti la situazione desquamazione è decisamente rientrata, quindi ha avuto un effetto su questa problematica, lasciandomi la cute davvero più ossigenata, con meno prurito e meno dermatite. Dall'altro lato però, nel lungo periodo, questo shampoo Dicora Urban Fit mi seccava un po' le lunghezze (già secche di loro), quindi ho preferito usarlo alternandolo ad altro, facendo una prima passata con lui e una seconda con un prodotto più idratante.
Comunque un ottimo shampoo per cute grassa e capelli sottili.




VeraLab Uplift Contorno occhi Illuminante e Antiage


INFO BOX
🔎 Veralab.it, eFarma, rivenditori 
💸 €42
🏋 15ml
🗺 Made in Italia
⏳ 12 Mesi
🔬 Nickel Tested

Non è riuscito a stupirmi a tal punto da meritare una recensione separata questo contorno occhi di Veralab. Se seguite i miei post avrete notato che in passato ho parlato dei prodotti dell'Estetista Cinica con poco entusiasmo proprio perché non li ho trovati su di me così performanti. Il contorno occhi Uplift segue un po' questa carreggiata, pur avendo ingredienti interessanti che cercano di rispondere a quell'effetto anti età e illuminante promesso.

È una cremina fluida, con un profumo gradevole e tutto sommato delicato, arricchita con l'estratto della Bidens Pilosa, una pianta che sembra avere proprietà rigeneranti simili a quelle del retinolo, ma in maniera ovviamente molto più blanda. Si chiamano infatti bio o phyto retinoli.

C'è poi una ampia miscela di antiossidanti e schiarenti delle macchie: vitamina C, E, estratti vegetali delle foglie di olivo che vengono supportati da carnosina e un derivato dell'acido propionico, schiarente simile ma più delicato dell'idrochinone. Completano la formula di questo contorno occhi Veralab umettanti come glicerina e acido ialuronico, e emollienti come olio di cotone e di semi di lino.

Questo contorno occhi Uplift è un prodotto carino, fresco, delicato, che non mi ha dato alcun fastidio e che idrata sufficientemente la zona. Il suo effetto illuminante è dato più dal finish lucido, ma non grasso, che da perlescenze o mica contenute all'interno. Quindi crea otticamente un effetto più disteso della zona perioculare che in generale risulta più carina e riposata. 

Si è anche comportato bene come base per il trucco, non interferendo con la sua performance.
Il mio poco entusiasmo verso questo prodotto Veralab deriva da due fattori. Il primo è l'effetto idratante della crema, che va bene per pelli non troppo esigenti, ma se come me avete una cute più secca e non siete più giovanissimi potreste sentire che non dà abbastanza nutrimento. 
Inoltre nel lungo periodo non mi pare che questo contorno occhi Uplift abbia apportato qualche miglioramento più profondo e visibile su di me.
Si appunto per i suoi ingredienti che per l'esperienza che ho avuto, credo che questo prodotto vada bene per l'estate, ma per il mio approccio generale alla cosmesi non lo acquisterei di nuovo.



Felce Azzurra Bagnodoccia Fresco
Bergamotto e Fiori di Cedro


INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Amazon 
💸 €1.99 
🏋 650ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
🔬 //


Questa estate è stata piena di prodotti Felce Azzurra per me. Qui ve ne avevo mostrati due molto freschi adatti appunto alle giornate più calde, ma poi mi sono ritrovato in doccia questo docciaschiuma al profumo di Bergamotto e Fiori di Cedro e l'ho messo in uso. 
Si tratta di un bagnodoccia con la formulazione semplice di un prodotto da grande distribuzione, arricchito con glicerina e umettanti, e olio essenziale di limone. Anche in questo caso Felce Azzurra ci dà la piramide olfattiva, con in testa da Bergamotto e Pesca, nelle note di cuore Fiori di Cedro e Mughetto, e sul fondo Ambra e Cannella.

Quello che il mio naso percepisce è una profumazione fresca, con una apertura agrumata ma subito accompagnata da note più legnose, che però non sono troppo pungenti o maschili; c'è anzi una nota, che non saprei definire, che va ad ingentilire questo aroma. 
La profumazione comunque è gradevole da sentire in doccia ma non mi pare sopravviva molto dopo essersi sciacquati.

A parte tutta la questione olfattiva, questo Bagnodoccia Fresco è un buon gel detergente, che diventa una schiuma morbida a contatto con l'acqua e aiuta nella detersione. Lascia la pelle sufficientemente morbida e idratata, e non mi ha causato pruriti o fastidio. 
Questo Bagnodoccia Felce Azzurra è perfetto per un uso quotidiano sia per delicatezza che per gradevolezza e velocità di utilizzo.

Penso che sia uno di quei prodotti adatti un po' a tutta la famiglia, a meno che non ci siano esigenze particolari di sensibilità e secchezza o situazioni cutanee specifiche.
Sia per profumazione che per tipologia di docciaschiuma, lo trovo abbastanza adatto a questo periodo dell'anno, quando il clima non è ancora clemente (secondo i miei standard ovviamente) ma non si apprezzano più troppo sentori eccessivamente freschi, balsamici o mentolati.



Balea Nose Strips
Cerottini nasali con carbone attivo


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.99
🏋 3 patch naso
🗺 Germania
⏳  monouso
🔬 //

Dalle mie riserve ho tirato fuori questi cerottini anti punti neri di Balea, i classici nose strips ma arricchiti con carbone attivo, bentonite, acido glicolico, olio essenziale di Tea Tree, che hanno un effetto purificante e sebo assorbente, ed estratto di foglie di amamelide dal potere lenitivo. 

Nella confezione ci sono tre diversi cerottini pretagliati per essere applicati sul naso, ma credo si possano adattare ad altre aree del viso, come mento e fronte se necessario. Per quanto riguarda l'uso, i Nose Strips Balea si utilizzano come sempre, applicando il cerotto sulla zona da trattare ben inumidita e facendolo aderire bene alla pelle; attesi circa 10 o 15 minuti, lo strip dovrebbe essere asciutto e pronto ad essere rimosso.


Questi Nose Strips Balea nella mia esperienza sono una piccola scoperta promossa. Intanto non hanno un odore sgradevole e quindi si usano già più volentieri, l'uso è facile e aderiscono bene alla pelle senza far perdere troppo tempo.
Ma poi li trovo abbastanza soddisfacenti anche nell'efficacia: rimuovono diversi filamenti sebacei e punti neri, lasciando la pelle liscia ma non particolarmente irritata o arrossata.

Realisticamente non immaginatevi che in una sola applicazione riescano a portare via tutte le impurità, perché non sarà mai così. Sono da considerare invece come un supporto ad una buona detersione viso e ad eventuali trattamenti purificanti, per rendere certe aree del viso esteticamente più omogenee, senza andare meccanicamente a schiacciare la pelle e quindi rischiare di fare più danni. 


Oltre a non avere un cattivo odore ed essere facili da usare, i pochi residui che restano da questi Nose Strips al Carbone Balea si rimuovono semplicemente con acqua. Pur non battendo in efficacia i miei cerottini anti punti neri preferiti di cui ho parlato qui, credo che Balea abbia creato un prodotto valido, economico, facile e veloce da usare, che mi è piaciuto e riacquisterei.
Vi segnalo soltanto che il packaging è leggermente cambiato, ma la formulazione è rimasta la stessa. 


La carrellata degli ultimi promossi del periodo termina qui, ma se vi va raccontatemi le vostre ultime scoperte beauty dell'estate.



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Le Serie TV Netflix che ho finito: opinioni, pregi e difetti

Vi avevo anticipato nel recap di Agosto che ero rimasto indietro con le recensioni delle serie tv che stavo seguendo, complici una sequela di deviazioni dal pc. Ma intanto spunto un paio di caselline con due serie tv Netflix che ho appunto terminato, e vediamo cosa mi è piaciuto e cosa no.


Hostage 
Miniserie


Creata da Matt Charman (che magari non vi dirà nulla ma era stato sceneggiatore de Il Ponte delle Spie) Hostage è arrivata su Netflix il 21 Agosto, diventando una delle serie tv più viste ma che a me ha subito attirato per la sua protagonista, interpretata da Suranne Jones, attrice ottima che io ho conosciuto in particolare con Gentleman Jack.

Jones indossa i panni di Abigail Dalton, una prima ministra inglese che sta attraversando una impasse politica non da poco: non sta riuscendo a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e il suo paese sta attraversando una grossa crisi sanitaria a causa di alcuni farmaci irreperibili. Così chiede aiuto alla sua controparte francese, la presidente Vivienne Toussaint (Julie Delpy, The Lesson) che invece è in piena campagna elettorale. A circostanze già complesse si aggiunge un problema che fa precipitare Downing Street nel caos, visto che il marito di Dalton, il dottor Alex Anderson (Ashley Thomas) viene fatto prigioniero in Ghana durante una missione per Medici Senza Frontiere.
Toussaint offrirà il suo appoggio a Dalton, essendo il Ghana un territorio francese, ma entrambe si ritroveranno in un fuoco incrociato e sotto scacco di un ricatto che ha origini ignote.

Se il cast è stata la spinta a vedere Hostage, è stata la storia a farmi proseguire, convincendomi per la maggior parte del tempo. Seguendo lascamente le orme di The Diplomat, la serie è un thriller politico che cerca di attualizzarsi con alcune tematiche, come la crisi climatica e le difficoltà sociali e di sicurezza che tutti i paesi stanno attraversando da anni. 

Emergenza sanitaria, terrorismo, ma anche problemi di politica estera, e la necessità di non creare un precedente che possa destabilizzare le democrazie mondiali. Hostage però pone attenzione alla prospettiva di chi si trova nella sala dei bottoni, in questo caso due donne che devono lottare per mantenere il proprio ruolo e che portano il peso della solitudine di una posizione a tratti scomoda.
A rendere questi temi credibili ci pensano due brave interpreti, che hanno la maturità necessaria per i rispettivi ruoli.

Questa serie tv Netflix funziona però anche grazie al suo ritmo, e al fatto che, quando la trama si intreccia e si arricchisce di altri colpi di scena e snodi, tutto risulta comunque comprensibile. La durata di soli cinque episodi contribuisce a rendere Hostage facilmente approcciabile. 

Tutto questo ha però un costo che la piattaforma non ci sconta, e che purtroppo finisce per rendere la serie piacevole ma non insuperabile o particolarmente indimenticabile. 

In un quadro di verosimiglianza infatti ci sono più di qualche momento in cui tocca mettere da parte il realismo e accontentarsi del fatto che lo sceneggiatore stia forzando le cose per movimentare la storia. 
Inoltre la centralità del duo Dalton/Toussaint e la durata generale, fanno sì che alcune linee narrative siano abbozzate e i personaggi secondari risultino poco più che figuranti, come ad esempio il ruolo di Corey Mylchreest (Il mio anno a Oxford) o di Isobel Akuwudike nei panni di una insopportabile figlia della prima ministra. 

Tocca quindi prendere Hostage per quello che è: una produzione di intrattenimento, con buoni spunti contemporanei ma con qualche problema di scrittura.



She The People / Miss Governor
Prima stagione / Seconda Parte


Il 14 agosto sempre su Netflix è arrivata anche la seconda parte di She The People, comedy prodotta da Tyler Perry che tutto sommato mi aveva convinto, come vi raccontavo qui. A vincere qui è lo stile leggero e rapido, quasi da sit-com, che ci porta fra le tante difficoltà che deve affrontare Antoinette Dunkerson (Terri J. Vaughn) diventata la prima vicegovernatrice afro discendente del Mississippi, quindi in un ambiente conservatore e a tendenza bianca.

La seconda parte di She The People, che ha improvvisamente (forse a seguito di una causa legale) quanto inutilmente cambiato titolo in Miss Governor, ci riporta in alcune di queste dinamiche tossiche che spesso finiscono per cacciare nei guai la governatrice, il tutto però con l'intento di provocare una risata. Peccato che però questi nuovi episodi rivelino tutte le problematiche di una serie tv che non vuole trovare una sua profondità.

Infatti 16 episodi, per quanto non raggiungano la mezz'ora ciascuno, sono a mio avviso troppi per questa tipologia di serie tv, e tocca sorbirsi situazioni e sketch che alla fine si ripetono e che non portano poi a nulla di nuovo. Pensavo che infatti, visto anche il cambio di titolo, la protagonista finisse per avere un altro ruolo e quindi altre difficoltà, ma questo switch non avviene mai del tutto.

Antoinette inoltre mi era sembrata l'ago della bilancia della sua carriera: seppur circondata, suo malgrado, da una serie di collaboratori poco professionali, lei doveva essere quella che porta tutto ad un piano di maggiore serietà e concretezza. Alla fine purtroppo questo non capita, e alla lunga risulta ridicolo.

Le situazioni strampalate e i personaggi caricaturali che troviamo in Miss Governor non sono per me il massimo della comicità e quindi potete immaginare la sensazione nel doversi sorbire sempre le stesse circostanze per così tante puntate.


Sebbene capisca l'urgenza di satirizzare un argomento serio e complesso come il razzismo istituzionale, credo che Miss Governor/She The People collassi un po' in questo intento, e questa seconda parte non aveva nemmeno tanto di nuovo da raccontare. 
Come quindi compagnia che non richiede troppa attenzione, questa serie tv può andar bene, se però cercate anche solo la parvenza di profondità, lasciate perdere.

Miss Governor è comunque stata cancellata da Netflix e non avrà una stagione effettiva. 



Il Lip Plump di Cosrx è un ottimo alleato per labbra perfette, vi svelo perché

Fatemi fare un discorso che può suonare strano o in qualche modo ingrato, ma vi assicuro che non lo è: sono molto fortunato da ricevere pacchi a sorpresa dalle aziende ma non sempre so cosa questi contengano. A volte sono belle sorprese, altre trovo prodotti che lì per lì mi lasciano qualche dubbio soprattutto come possano far parte della mia routine, come nel caso del Lip Plump di Cosrx.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), StylevanaDouglas
💸 €16
🏋 20g
🗺 Made in Corea 
⏳ 12 Mesi
🔬 //

Nel corso del tempo qui sul blog ho parlato più volte di volumizzanti labbra, generalmente dei lip gloss contenenti sostanze rubefacenti che stimolando il flusso sanguigno, rimpolpano e ravvivano le labbra. È però una categoria di cosmetici che ormai utilizzo molto sporadicamente perché non li trovo molto idratanti e spesso possono essere irritanti. 

Il Lip Plump di COSRX è però un prodotto diverso, e il suo nome completo ci dice già molte cose su di lui: AHA BHA Vitamin C Lip Plumper.
Infatti è un balsamo arricchito con acido citrico e un derivato dell'acido salicilico che danno un effetto esfoliante delicato, quindi perfetto per labbra con pellicine e screpolate, ma anche sostanze che migliorano l'aspetto della zona sotto altri profili.

C'è infatti una forma di vitamina C (magnesio ascorbil fosfato), antiossidante e in grado di aiutare la stimolazione del collagene, ma anche Volufiline®, attivo derivato dalla radice di una pianta erbacea utilizzata nella medicina tradizionale cinese, e che sembra essere in grado di promuovere l'accumulo di lipidi negli adipociti, e quindi, in parole povere, di grasso nelle aree trattate, con effetto di riempimento e volume.

Ma l'effetto rimpolpante estemporaneo è dato da una molecola termogenica che stimola la  microcircolazione e dà quella sensazione di calore/pizzicore che si sente nei rimpolpanti labbra, supportata anche dall'estratto di menta, altro leggero rubefacente. 
Il Lip Plump Cosrx ha poi sostanze nutrienti e occlusive: è un balsamo-gel a base di vasellina, e arricchito con burro di karitè e olio di moringa, mentre estratti vegetali come curcuma, melanzana, e alga rossa, danno al prodotto un effetto idratante, antiossidante e anti infiammatorio. 

Non ci sento invece alcun odore, ne mi sembra ci siano fragranze aggiunte, è solo un gel compatto e neutro, che appena si stende si fonde con le labbra, diventando più fluido. Il finish è ovviamente lucido e appena applicato dà appunto quel formicolio tipico, che è più vicino al calore che alla freschezza, e che dura circa 10 minuti su di me, per poi svanire.

Cosrx è un po' vaga nelle indicazioni d'uso di questo plumper: dice solo di usarlo di giorno come volumizzante labbra o la notte come trattamento, ma io ho trovato modi specifici e forse migliori per utilizzarlo.

Il primo metodo secondo me è quello di trattamento preparatorio, indicato per labbra secche, screpolate, ma anche sensibili: con la spatolina prelevo un po' di prodotto (non ne serve troppo) e lo applico sulle labbra, lasciandolo agire per circa 5 o 10 minuti come fosse una maschera.
Dopo questo tempo rimuovo l'eccesso con una velina e in caso applico un balsamo labbra nutriente, una crema restitutiva o il make up che intendo utilizzare. Un po' come vi raccontavo per il Lip Basting per capirci.

Con questo metodo ottengo subito dalla prima applicazione un effetto nutriente, ma soprattutto levigante delle irregolarità, ammorbidente, perfetto quindi per quei periodi in cui le labbra non sono al top, specie andando incontro all'inverno, e se vogliamo rendere le labbra più belle per il trucco. Essendo una applicazione temporanea del Lip Plumper Cosrx, secondo me va bene anche per chi non ama la sensazione di formicolio e calore. 

Il secondo uso che ne ho fatto è forse quello più ovvio cioè come un balsamo/gloss su labbra nude, da lasciare agire senza rimuoverlo. In questo caso uso meno prodotto rispetto al primo metodo, ma lo applico comunque in modo omogeneo, per ottenere delle labbra sicuramente più nutrite, lucide, e anche più toniche, e con un colorito più sano, definito e roseo.

Come tutti i Lip Plump, anche questo di COSRX non crea un volume pari al filler del medico chirurgo, bisogna avere delle aspettative realistiche. Però se come me ogni tanto vi guardate allo specchio e vi sembra che le vostre labbra somiglino a quelle di Laura Palmer, questa tipologia di prodotto aiuta molto, specie se non volete usare vero e proprio make up.

Anche in questo modo comunque, agisce sulle labbra e una volta svanito, la zona resta morbida e nutrita. Su di me la sua durata non è estrema: nel giro di una oretta non lo sento più. L'AHA BHA Vitamin C Lip Plumper è anche abbastanza confortevole da indossare, non lo trovo troppo occlusivo o eccessivamente appiccicoso. 

L'ultimo modo in cui mi è capitato di usare questo volumizzante labbra Cosrx è picchiettandone pochissimo sopra tinte come questa, soprattutto nella parte centrale non solo per fare un effetto luminoso e quindi più pieno, ma anche per un tocco di idratazione che il make-up non apporta.

Ammetto che quindi nonostante qualche piccolo dubbio iniziale, ho scovato poi un prodotto versatile e che mi trovo ad usare volentieri. L'unico neo che posso trovarci è la praticità: il Lip Plump si preleva facilmente con la spatolina che evita di contaminare il prodotto, ma è un po' difficile portarselo dietro per riapplicarlo se si vuole. C'è però da dire che, visti gli ingredienti, non ne farei un abuso applicandolo più volte in una giornata, seppur sia abbastanza delicato.


Vi piacciono i rimpolpanti per le labbra?





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I Roses e La Guerra dei Roses, due film da vedere (o rivedere)?

Me lo volevo gustare al cinema non appena sarebbe uscito, perché l'accoppiata Olivia Colman e Benedict Cumberbatch mi ispirava tantissimo. E quindi proprio pochi giorni fa ho visto I Roses, nuovo adattamento del romanzo La Guerra dei Roses dello scrittore americano Warren Adler.
Un titolo che non passa inosservato perché già nel 1989 il libro era diventato pellicola per opera di Danny DeVito, ed avendolo recuperato, proprio da quest'ultimo voglio iniziare.

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Titolo originale: The War of the Roses
Genere: commedia, drammatico, satirico

Durata: 116 minuti
Regia: Danny DeVito
Uscita in Italia: 1989
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Gavin D'Amato (DeVito stesso) è un avvocato divorzista che ricorda, parlando con un collega, il caso molto particolare di un suo cliente, ovvero Oliver Rose (Michael Douglas) e della separazione con sua moglie Barbara (Kathleen Turner). I due sembravano infatti una coppia felice: Oliver era un rampante avvocato che sognava di fare carriera, mentre Barbara si era occupata dei figli e della casa per quasi tutto il tempo della loro relazione, ma qualcosa presto inizierà ad andare storta.

Oliver infatti inizierà a considerare sua moglie è un po' troppo provinciale e poco brillante per i suoi eleganti capi più anziani, ma quando Barbara troverà finalmente un lavoro e una maggiore autonomia le cose andranno anche peggio.
I Rose infatti inizieranno a litigare per ogni cosa come cane e gatto, dalle scelte in casa a quelle lavorative, in un vortice sempre più oscuro.

La guerra dei Roses è una commedia nera cult degli anni '80, e che come tale si porta dietro tutti i pregi e i difetti di un film che si è allontanato dalla contemporaneità.

Il disfacimento della famiglia tradizionale, dei matrimoni da fiaba che finiscono per diventare un calderone bollente di risentimento e disprezzo, è un filone che non credo si esaurirà mai e che non ha in fondo una scadenza. Qui poi credo che la storia mantenga ancora più credibilità proprio perché quello della famiglia perfetta era un immaginario ancora più sentito in quegli anni.

Ma il film di Danny Devito (che credo di aver visto poche volte nel ruolo di regista) può vantare pure un cast che riesce a rappresentare bene tutte le anime dei Rose. Michael Douglas e Kathleen Turner sanno incarnare perfettamente questa coppia borghese e impeccabile di facciata, che poi si trasforma in animali pronti a distruggersi a vicenda.

Anche la regia di Devito comunque è scorrevole, piacevole e ha reso La guerra dei Roses uno di quei film che ti metti a vedere anche con leggerezza e ironia, dove è vero che l'intrattenimento è centrale, ma quando le cose si fanno serie sa mantenere una certa tensione.

È normale secondo me che certi passaggi, certe scene, alcuni momenti di comicità non corrispondano più alla sensibilità di oggi. Specie nell'ambito della commedia, dark o meno, difficilmente oggi vediamo degli scontri fisici fra uomo e donna. Ne La Guerra dei Roses invece quel cinismo quasi crudo, si mantiene fino alla fine e diventa il modo attraverso cui il film fa satira sociale, ma riesce a restare fuori dai margini del grottesco. 
Per me comunque non sono questi gli elementi che mi hanno lasciato perplesso, quanto piuttosto la durata.


Infatti in questo primo film secondo me si capisce subito che i due protagonisti finiranno per scontrarsi, seppur non si sa fino a che punto saranno disposti ad arrivare. Di conseguenza mi è sembrato che tutte le sequenze in cui si arriva davvero a questo faccia a faccia, fossero un po' troppo lunghe. La seconda parte de La Guerra Dei Roses secondo me poteva essere leggermente sfoltita, e anche gli interventi del narratore D'Amato rompono un po' il ritmo.
Per il resto, se non lo avete ancora visto, tenetelo in considerazione per una serata autunnale tranquilla (ma non troppo) sul divano con una copertina, magari se siete un po' in mood nostalgico, anche perché il sentore anni '80 è fortissimo e c'è più di qualche scena natalizia.

Pur ispirandosi allo stesso romanzo e quindi al film del 1989, I Roses di Jay Roach secondo me è ben lontano dall'essere semplicemente un remake.

Titolo originale: The Roses
Genere: commedia, drammatico, satirico

Durata: 106 minuti
Regia: Jay Roach
Uscita in Italia: 27 agosto 2025 (cinema)
Paese di produzione: USA, UK

Il film infatti smonta quasi completamente la storia precedente, lasciandone giusto lo scheletro, e ci dà nuove dinamiche: conosciamo Theo (Benedict Cumberbatch) un architetto di successo, sposato con Ivy (Olivia Colman) che invece si occupa dei loro due figli nonostante la passione per la cucina. Sembrano una coppia perfetta e due genitori in gamba, ed hanno fatto dell'ironia e del supporto reciproco il punto di forza della loro relazione. La loro vita prosegue quasi senza intoppi, ma una fortissima tempesta sconvolgerà i piani e farà cadere le maschere.

A causa proprio di questo temporale, uno dei progetti architettonici di Theo crollerà miseramente, ma inaspettatamente il ristorante di Ivy, nato più per hobby che per ragioni di guadagno, subirà un'impennata di clienti e successo. Così nasceranno rivalità, piccole vendette e tensioni sempre più pungenti che esploderanno in una guerra assurda, e il loro nido d'amore diventerà un campo di battaglia. 

Con la sceneggiatura di Tony McNamara (Povere Creature!, La Favorita, Crudelia), I Roses riesce a trovare una nuova strada e maggiore contemporaneità, ma anche mostrare, in modo sottile, altre problematiche di coppia. 

Theo e Ivy sono infatti due persone dei giorni d'oggi, e come tali può capitare che i ruoli si invertano, e sia lei ad avere maggiore potere economico, mentre lui dovrà occuparsi dei figli non senza reticenze inziali. 
I Roses gioca molto di più sulla difficoltà di bilanciare lavoro e vita privata, su come una carriera di un certo livello finisca per allontanare dai figli e di contribuire attivamente alla loro educazione. Ma non manca di sottolineare la convenzionalità dei ruoli uomo-donna anche nella nostra società anche in senso più generale.

Ed il film ci mostra anche come certe situazioni possano far emergere le reali intenzioni delle persone. Sia Ivy che Theo infatti sembra che fino ad un certo punto avessero indossato una maschera e quando le carte verranno rimescolate, emergeranno gli egoismi dei singoli.

Lui non è capace di superare un fallimento, riversando sugli altri la sua frustrazione, e sui figli il suo arrivismo, lei invece con l'aria naïf rivela una fame di successo che era rimasta sopita.

La riuscita de I Roses sta proprio nei suoi interpreti: Benedict Cumberbatch e Olivia Colman, non avranno la sensualità di Mr & Mrs Smith, ma riescono ancora meglio ad incarnare una coppia normale e meno patinata. Con loro come protagonisti, il film mischia e sfrutta l'aplomb british con la caciaronità degli americani, soprattutto in alcune battute. È vero, si parla tanto, ma appunto i dialoghi sono mirati e taglienti e i due attori sanno reggere perfettamente le parti.
Non ho apprezzato invece i personaggi secondari, che in questo remake hanno più spazio ma mi sono sembrati troppo caricaturali e a volte ingombranti, specie il personaggio di Kate McKinnon.

Rispetto a La guerra dei Roses, il film di Jay Roach trova un equilibrio maggiore secondo me tra ironia e dramma: lo scontro tra Theo e Ivy è reso anche con accenti più leggeri e, proprio per questo, la sequenza della loro "lotta" risulta più dinamica e meno prolissa, anche se perde una parte del cinismo che caratterizzava la storia originale. 
Non voglio dire troppo per non fare spoiler, ma qui e lì in questa parte de I Roses spuntano anche dei sottili riferimenti al film originale.

La regia, la fotografia e la cura scenografica contribuiscono poi a rendere il film visivamente piacevole, come ci si aspetta da una commedia di questo livello.

In I Roses rimangono comunque il messaggio e le tematiche di fondo: successo, denaro e opportunità non bastano a cementare una coppia, né a rendere i rapporti umani più autentici e sinceri. La satira e l'ammonimento sono ben presenti, ma senza farne demagogia spiccia e mantenendo invece una sua unicità.

Recensione Garnier Hyaluronic Aloe Serum Mask: a chi serve e cosa aspettarsi

Non sempre riesco a stare al passo con le maschere viso in tessuto nel catalogo di Garnier, soprattutto perché negli ultimi anni il brand ha aggiornato nei nomi e nei pack i suoi trattamenti, allineandoli alle linee di prodotti. Un esempio è proprio l'ultima che ho provato, ovvero la Hyaluronic Aloe Replumping Serum Mask che ha preso il nome dalla gamma che Garnier ha creato più recentemente.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, AmazonRedcare
💸  €1.89
🏋 28g
🗺 Made in China
⏳  Monouso
🔬 //

Il nome con cui forse la conoscerete è Hydra Bomb Super Idratante e Rivitalizzante, che aveva questo packging bianco, ma Garnier ha espanso la linea Hyaluronic Aloe e adesso c'è praticamente una intera routine per la cura della pelle ad azione rimpolpante, in cui è inclusa anche la maschera viso in tessuto.
Un po' come vi raccontavo per la maschera alla vitamina C di questa azienda. 
Le formulazioni fra questi due prodotti sono identiche, salvo qualche leggera variazione nell'ordine degli ingredienti, ma adesso Garnier specifica che al suo interno troviamo il 2% di una miscela di glicerina, acido ialuronico ed aloe, e che la maschera è particolarmente rivolta a pelli secche, anche sensibili. 
Sbirciando meglio nell'INCI di questa Hyaluronic Aloe Serum Mask troviamo anche un derivato della liquirizia, dalle proprietà anti infiammatorie e anti rossori, ma anche acqua di amamelide, astringente, lenitiva, e il mannosio, un monosaccaride dall'effetto idratante.


Come dice Garnier queste maschere sono infuse con un intero flacone di siero viso, ed in effetti sono molto ricche di siero, come tutte le sheet mask del marchio. Non preoccupatevi però perché il tessuto trattiene tutta l'essenza e non si sporca in giro.
Io infatti ho preferito allungare i tempi di posa consigliati, di soli 15 minuti, come in fondo faccio di solito e non ho avuto problemi da questo punto di vista. Anche il profumo, fresco e neutro, contribuisce a rendere il tempo di azione piacevole, e non ho avvertito la presenza di alcol.

La maschera Hyaluronic Aloe ha poi una forma ottimale: il tessuto non è esattamente sottile come le sheet mask coreane, ma è comunque molto elastico e soprattutto aderisce perfettamente al viso, non basca e si può adattare al meglio senza problemi. Io non l'ho percepita estremamente fresca sulla pelle durante la posa, quindi immagino che anche durante l'inverno la posa così lunga non dovrebbe dare fastidio.

Una volta rimossa, questa maschera in tessuto Garnier rende il mio viso decisamente più idratato, ma senza appesantire o lasciare quell'effetto appiccicoso antipatico. La mia pelle assorbe completamente il siero e infatti di solito aggiungo giusto un paio di sieri più per gli attivi che contengono e per completare la mia skincare serale, che per necessità. 

La mia pelle dopo l'uso appare anche visibilmente più calma e uniforme, complice l'effetto lenitivo promesso, mentre la consistenza era più compatta ma non tirante. 

Come vi anticipavo, la Hyaluronic Aloe Replumping Serum Mask mi ha dato gli stessi identici effetti della Hydra Bomb Super Idratante, quindi sono due prodotti intercambiabili a mio avviso, ed entrambi adatti effettivamente a cuti che quantomeno tendono a disidratarsi e che hanno bisogno rapportare umettanti. È inevitabile per me pensare ovviamente alla stagione fredda che sta per venire, e credo che questa maschera Garnier possa dare una mano a ristabilire una idratazione ideale dopo magari una giornata al vento o al freddo.
Se invece avete la pelle diffusamente mista o grassa, forse potreste trovarla un po' troppo ricca: in quel caso meglio usarla occasionalmente piuttosto che inserirla in una routine fissa.


Avete provato questa maschera idratante o qualcosa di interessante dalla gamma Hyaluronic Aloe?




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