And Just Like That..., cinque cose che non hanno funzionato e un motivo per vederla!

Ricordo una calda estate di molti anni fa quando, nel giro di un paio di settimane, consumai tutte le stagioni di Sex and The City. Non ero mai entrato in un loop del genere, anzi faccio sempre molta fatica a portare avanti maratone di serie tv più datate con molti episodi da recuperare, eppure in quella estate Carrie Bradshaw e le sue amiche mi avevano ammaliato come sirene. E giuro che faceva davvero caldo per stare davanti ad uno schermo, ma volevo capire come questa serie fosse diventata un cult, un fenomeno pop e di costume tutto allo stesso tempo.
Con gli anni si è creato un certo distacco, un po' per il tempo trascorso, un po' per i film che non erano all'altezza, un po' per quella sorta di prequel intitolato The Carrie Diaries che abbandonai quasi subito, al contrario di quanto sono solito fare. Ma ciononostante ho conservato un buon ricordo di Sex and the City, e con curiosità (ma senza fretta) ho voluto vedere il nuovo e chiacchierato capitolo intitolato And Just Like That....

Prima degli episodi, questo sequel/ revival era stato anticipato da un codazzo di gossip e chiacchiere, soprattutto per l'assenza di Kim Cattrall, che in effetti non facevano ben presagire, ma purtroppo, secondo me, i problemi di And Just Like That non riguardano solo assenze e dicerie, ma ci sono una serie di elementi che non hanno affatto funzionato e che hanno spinto questa serie tv al di sotto delle aspettative. Ho contato cinque cose (anche se ce ne sono molte di più) che potevano essere evitate e rendere And Just Like That... migliore, ma ho anche un motivo per cui vale la pena recuperarla. 
Vi avviso subito: ci sono degli spoiler.



And Just Like That... non ha una storia

Sex and the City aveva una struttura ben precisa: ogni episodio affrontava le vicende sentimentali e relazionali di Carrie, Charlotte, Miranda e Samantha, con un argomento specifico che veniva affrontato nell'arco di 30 minuti. Una narrazione verticale, ma al tempo stesso orizzontale, visto che le storyline delle protagoniste proseguivano in sottofondo. In And Just Like That... non c'è una vera e propria linea narrativa che viene seguita, ma si susseguono una serie di avvenimenti più o meno d'impatto, senza però una amalgama che li tenga coerentemente insieme.
Molti degli episodi possono davvero essere riassunti in poche battute tanto è povera la sceneggiatura, ed il tutto è molto semplificato.


È vero che le protagoniste hanno avuto un evoluzione tutto sommato coerente con le loro vite e con i nostri tempi: Carrie adesso non è solo una scrittrice, ma si è affacciata ai podcast e ai social, Miranda ha ripreso in mano gli studi di legge, mentre Charlotte è la mamma perfetta che cresce non senza dubbi due figlie (o dovrei dire figli).
A parte però questo incipit, non c'è un vero e proprio intreccio, un crescendo, e si contano sulle dita di una mano gli avvenimenti che segnano le vite delle protagoniste, e anche questi pochi fatti non vengono del tutto ben spiegati, sono portati avanti male, o non riescono ad avere un impatto emotivo. E questo, dopo 11 anni di attesa e di tempo per pensare e strutturare quello che sarebbe dovuto accadere alle nostre eroine, non è accettabile.


Ad esempio la morte di Big (salterò tutto quello che riguarda Chris Noth) è stata una scena costruita secondo me male, è impensabile che una moglie, che trova il marito morente, non chiami aiuto, anche qualora dovesse risultare inutile. Tutto quello che ne consegue, incluso il tentativo di Carrie di superare il dolore, mi è sembrato povero di pathos, affrettato sia da un punto di vista narrativo, che emotivo.


Che superficialità! 

La conseguenza di una scrittura frettolosa e poco curata è appunto la mancanza di sentimenti empatizzabili. In questi nuovi episodi infatti tutto mi è sembrato affrettato, e la leggerezza di Sex and The City diventa superficialità in And Just Like That....
Mi riferisco un po' a tutte quelle scene che dovrebbero essere di forte impatto, che sfociano nel drammatico, ma che sono state strutturate e gestite male: la morte di Big appunto, ma anche la separazione di Miranda dal marito Steve, che doveva essere un momento di svolta per il suo personaggio, ma che invece non mi ha smosso nulla, e anche lei era impassibile, quindi mi sento meno in colpa.

In verità, tutto ciò che riguarda Miranda è stato gestito malissimo, soprattutto questo suo "risveglio", che mi è parso sicuramente in linea con la vita privata di Cynthia Nixon (di cui alla fine poco ci interessa) ma poco coerente con il suo personaggio. La fretta poi con cui finisce per dichiarare dei sentimenti importanti per Che Diaz (Sara Ramirez) svaluta l'equilibrio a cui Miranda ci ha abituati e la stabilità dei sentimenti stessi.
Anche l'introduzione di nuovi personaggi e di come si approcciano a Carrie, Miranda e Charlotte mi è sembrato tutto un rush, come se un nuovo elemento del cast improvvisamente acquisisse di significato e "progredisse" di ruolo senza palesi ragioni.


Posso abbozzare su Nya Wallace (Karen Pittman) la nuova professoressa di Miranda, o su Lisa (Nicole Ari Parker), l'amica ultra glamour di Charlotte che mette subito sgarbatamente le mani nei piatti altrui, ma non mi spiego come l'agente immobiliare Seema Patel diventi amicissima con Carrie nel giro di due episodi. E come posso io da spettatore affezionarmi a questo nuovo cast, così presente, se non viene introdotto con i tempi e la sensibilità giusti?


Ma non era una commedia?

Purtroppo in And Just Like That... si ride e si sorride poco. I toni sono più compassati e dimessi, sicuramente in linea con il trascorrere del tempo e con il fatto che abbiamo a che fare con le vite di donne mature, ma purtroppo quel saper oscillare fra il serio e il faceto, fra una risata e una riflessione, a cui ci avevano abituati con le puntate precedenti di Sex and The City, si è perso. 
Mi sta bene, da un certo punto di vista, che ci sia un cambiamento, persino il titolo della serie è diverso, ma manca secondo me il suo elemento più importante.
La cosa peggiore è come sono state costruite alcune scene che potevano essere affrontate con ironia, e invece le ho trovate imbarazzanti, poco credibili e cringy. 


Il personaggio di Samantha era in questo senso una boccata di freschezza, ilarità ma con maturità, e la sua assenza si fa sentire, relegata com'è al ruolo dell'amica che non parla più con nessuno, se non tramite dei messaggi impersonali che onestamente avrei evitato. Anche nel suo caso, a proposito, si sarebbe potuto far qualcosa in più e secondo me chiudere il suo capitolo senza strascichi che hanno vita breve. O pensano che ci sorbiremo questo rapporto epistolare 2.0 per le prossime probabili stagioni?


Il politicamente corretto che trasborda 

L'elemento che rendeva accattivante Sex and The City era il suo essere provocatoria, sfacciata, a volte sboccata e sopra le righe, ma senza mai rinunciare a quel sapore glamour che piaceva tanto. Il titolo diceva tutto, e mi sta bene che ci sia un cambio di registro, perché sono cambiati i tempi e sono cambiate anche le protagoniste, sono cresciute e maturate, e credibilmente non hanno più quella vita frizzante e movimentata che avevano a 20 o 30 anni. Ma i costanti riferimenti all'orientamento di genere dei protagonisti che troviamo in And Just Like That, il continuo occhiolino a tematiche che riguardano la comunità LGBTQ+, il volersi dimostrare costantemente aperti, cercando di sottolineare o denunciare più o meno velatamente quante più situazioni di inclusività, è eccessivo.


Nulla contro l'idea di creare una serie tv più contemporanea, e che magari cerchi di rimediare ai problemi che aveva creato Sex and the City, ma non può essere così smaccata questa ricerca di inclusività, perché risulta falsa, ripetitiva, e alla lunga noiosa e inverosimile. Inoltre sembra che delle donne di mezza età non abbiano altri argomenti da proporre, ma non è così: semplicemente si preferisce dare spazio e battute ad argomenti sensibili di un certo tipo, piuttosto che ad esempio ad una più profonda elaborazione del lutto da parte di Carrie, che nel giro di un anno dalla morte di Big si ritrova fra le braccia di due uomini diversi.

L'unica parentesi che ho trovato interessante è l'approccio di Charlotte nei confronti della figlia Rose, che si sente non-binary e quindi ci ha fatto assaporare come un genitore aperto ma non pronto potrebbe approcciarsi a questa situazione.
Boccio invece, almeno nei termini con cui è stato fatto, il coming out di Miranda come dicevo prima, vista anche l'incoerenza di non accettare ad esempio che Carrie possa avere idee diverse dalle sue sulla religione, e ho trovato così stereotipato il personaggio di Che che sembra quasi una presa in giro.


Cosa resta di And Just Like That?

Sempre più spesso mi chiedo cosa mi lascia una serie tv (o un film), e se ho voglia di rivederla, e nel caso di And Just Like That la risposta sarebbe negativa, perché in verità sono poche le sensazioni positive che ho tratto e soprattutto pochi i momenti che mi hanno fatto riflettere o sorridere. Questo credo sia un grosso peso su questo revival, perché in fondo se le frasi di Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte sono diventate fonte di pagine ispirazionali più o meno condivisibili, adesso hanno perso quel sentore di maestre di vita. Non più le amiche che ognuno vorrebbe nella propria vita, ma gente che magari preferiresti evitare. Forse in questo senso ci ha visto lungo Kim Cattrall che si è sottratta ad un gioco che difficilmente può far bene a dei personaggi tanto amati.


Non è tutto perso

L'unico motivo che sono riuscito a trovare per cui valga la pena vedere questo And Just Like That è il senso di nostalgia che provoca: ritrovare Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon e Kristin Davis insieme può essere piacevole per i fan più sfegatati, e quella chimica fra le tre mi sembra si sia preservata nel tempo. Inoltre resta pur sempre una serie tv dal taglio leggero (a volte anche troppo, a volte troppo poco) che si segue facilmente, e con una durata accessibile a chiunque, visto che si parla di 10 episodi da più o meno mezz'ora. Lo sfarzo e il glamour viene poi ripreso in outfit variopinti più o meno riusciti, quindi anche chi presta attenzione a questi dettagli potrebbe avere qualcosa di gradevole da guardare.

And Just Like That è tornata dal 23 giugno 2023 per una seconda stagione di cui parlo qui. 



I Gel Doccia Solidi Cien Nature sono una bomba! 💣

Prima di proseguire vi segnalo che questa linea di prodotti solidi Cien Nature è stata aggiornata e riformulata. Qui trovate la nuova recensione. 


Prima di iniziare questa recensione devo fare un mea culpa. La mia esperienza con i cosmetici solidi è limitata: sono certo di aver provato saponette di varie tipologie, e qualche prodotto Lush per il viso e per il corpo, una sfortunata gelatina da doccia Nacomi, e ormai un anno fa avevo testato il bagnodoccia solido di PH Bio, rivelatosi un completo fiasco.
Ci sono due aspetti che mi tengono sempre un po' alla larga dai cosmetici e soprattutto dei detergenti solidi: il primo è la loro possibile aggressività sulla pelle, specie del viso; il secondo è invece la loro modalità d'uso, che mi può far rimpiangere i prodotti liquidi tradizionali, specie in termini di schiumosità ed preservazione. Dall'altro lato i prodotti solidi hanno formulazioni più semplici e promettono di avere anche una durata maggiore, oltre che un minor impatto ambientale. Per questi motivi ho acquistato i nuovi Gel Doccia Solidi di Cien Nature.



Non so se avete notato questi pack nel reparto delle novità e delle offerte, ma Cien Nature ha creato un piccolo range di cosmetici solidi per il corpo e per i capelli, di cui ho messo alla prova Shampoo e Balsamo solidi, vi basta cliccare qui per leggere la recensione. Ho messo subito alla prova questi due prodotti per il corpo perché volevo darvi le mie opinioni fintanto che sono ancora disponibili, anche se spero che diventino una presenza fissa sugli scaffali Lidl. 
Il primo che ho messo alla prova è il Gel Doccia Solido Mandarino e Basilico, con burro di karitè, olio di oliva, ma anche burro di cacao e ovviamente oli essenziali di basilico e mandarino.



Devo subito togliermi un sassolino dalla scarpa che riguarda i pack di questi solidi Cien Nature: mi sta bene il cartone che abbia un basso impatto ambientale, ma sono tutte confezioni facili da aprire con la conseguenza che qualcuno può contaminare il prodotto o magari scambiarlo da uno scatolino all'altro come passatempo, a discapito del cliente e dell'azienda.
Questo aspetto spero venga rivisto, ma tornando a questo Gel Doccia Cien mi ha convinto da più punti di vista: è semplice da usare visto che basta sfregare il panetto fra le mani o direttamente sul corpo, oppure, come ho fatto io, su una spugna, e così genera una schiuma cremosa e ricca, al pari di un prodotto liquido.



È stata una delle caratteristiche che più mi ha convinto di questo prodotto solido, visto che ad esempio con il Bagnodoccia PH Bio lamentavo il fatto che non producesse affatto schiuma, e non fosse gradevole da usare: per fortuna Cien Nature ha creato un detergente per il corpo che ho potuto utilizzare con piacere e soprattutto che ha anche una buona resa in termini di durata, visto che non è necessario sfregare il gel doccia solido chissà quante volte sia sul corpo che sulla spugna. 
Inoltre, il Gel Doccia Mandarino e Basilico profuma proprio di questi sue elementi, nonostante non sia una fragranza particolarmente intensa e persistente.



La sua resa sulla pelle è un altro punto che mi fa promuovere questo Solido Cien, visto che deterge bene ma in modo delicato, rispettando la pelle, lasciandomela morbida e liscia, ma non tirante e secca. Sin da subito secondo me si avverte la sua dolcezza sulla pelle, ed è anche comodo da usare, visto che si sciacqua velocemente. Mi sembra un prodotto davvero adatto a tanti tipi di pelle e per tutta la famiglia. 
Il Gel Doccia Solido Cien Nature al Cocco non presenta invece secondo me chissà quante differenze rispetto alla versione Mandarino e Basilico.



L'INCI è praticamente invariato, con l'unica aggiunta dell'olio di cocco, e ha una profumazione che purtroppo non risulta particolarmente tropicale e caraibica, ma che definirei un po' più dolce e sempre abbastanza delicata. Anche in questo caso ho sempre usato una spugna per applicarlo sul corpo e non ho avuto, come anticipavo, una esperienza così diversa fa queste due Shower Gel Bar Cien
Anzi, devo dire che i panetti si somigliano un po' troppo, e se li avete entrambi si può fare un po' di confusione, fermo restando che poi hanno lo stesso scopo.
Questa versione al cocco mi è sembrata soltanto leggermente meno schiumogena, ma al tempo stesso un pelo più addolcente sulla pelle, ma devo ammettere che molto probabilmente non avrei affatto notato delle differenze se non avessi usato i prodotti nello stesso periodo di tempo.



Credo quindi che la scelta fra uno e l'altro gel doccia solido sia più che altro basata sulla profumazione, perché la mia esperienza è davvero molto simile, anche per quanto riguarda la sensazione di pulizia e la morbidezza della pelle. Anche questo Gel Doccia Cien Nature mi è sembrato adatto a cuti diverse e per la detersione quotidiana, e un po' tutti, che si usi una spugna o meno.
Aggiungo che non so dirvi se effettivamente i panetti possano sostituire completamente un prodotto da 250 ml, credo sia un calcolo un po' difficile in via puramente esperienziale, ma hanno davvero un'ottima durata proprio per la loro schiumosità. 

INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 2.99
🏋 80g
🗺 Made in Germania
⏳  12 Mesi
🔬 Natrue, Vegan



Non pensavo che dei prodotti solidi potessero entusiasmarmi così tanto sia per la loro facilità di utilizzo che per la loro resa. Avete provato questi Gel Doccia Cien Nature?

La linea di cosmetici solidi Cien è stata aggiornata nel 2023, qui trovate le nuove recensioni del Detergente Viso al Carbone.


Due film italiani che (stranamente) mi sono piaciuti 👍🏻

La mia passione per il cinema italiano contemporaneo è spesso franata in pellicole che mi hanno fatto perdere ogni speranza, fra storie imbarazzanti e recitazione a livello amatoriale. Un vero peccato, perché il talento in questo stivale non manca di certo, ma credo che la creatività abbia bisogno di una spinta in più. Forse però qualcosa si sta muovendo, e già con È stata la mano di Dio ho iniziato ad incuriosirmi un po' di più del solito ai film di casa nostra, e ne ho ho voluto vedere due, nella speranza che potessero piacermi, e per fortuna non ci sono andati troppo lontani.



Marilyn ha gli occhi neri (2021)



Genere: commedia, drammatico
Durata: 114 minuti
Regia: Simone Godano
Uscita in Italia: 14 ottobre 2021 (cinema)/ 27 Gennaio 2022 (Netflix)
Paese di produzione: Italia

Diego è un rinomato chef
con un grosso problema personale: non sa gestire la sua rabbia, è pieno di tic, balbetta e non tiene a bada il suo disturbo ossessivo-compulsivo, tutti elementi che lo faranno finire ad un centro riabilitativo. Qui conoscerà diverse persone fra cui Clara, una ragazza mitomane e patologicamente bugiarda. Proprio lo psichiatra Paris, che gestisce il centro, proporrà un laboratorio di cucina e di preparare dei pasti per gli anziani della bocciofila. Visto il buon risultato, Paris proporrà di creare un ristorante con un solo piatto del giorno, un progetto semplice ma che Clara trasformerà, ovviamente mentendo, in altro: inizierà infatti a condividere online delle recensioni su questo fantomatico ristorante, il Monroe, spacciandolo per un locale di alto livello. Ma l'idea raggiunge presto un certo reale successo, e Clara e Diego saranno costretti a creare davvero un ristorante di successo, non senza scontri e difficoltà.


Marilyn ha gli occhi neri mi è piaciuto sotto vari punti di vista. La storia alla base è molto lineare ma gradevole, in grado di far sorridere senza essere sciocca, riesce a funzionare e si fa seguire da inizio a fine. Certo che si cade in alcune prevedibilità, non è l'effetto sorpresa il punto forte del film, così come avrei preferito alcuni approfondimenti in alcuni passaggi. Mi è piaciuta anche l'impostazione che sembra quasi teatrale, molto rivolta all'interno e in alcuni luoghi specifici. 
Penso però che a colpire in Marilyn ha gli occhi neri è il suo lascito, il messaggio profondo e interessante che si può cogliere: avvicinare i diversi ai "normali", far capire loro che le diversità vanno spesso comprese con pazienza e non viste con paura.

 

C'è dolcezza, romanticismo, malinconia, e la giusta leggerezza per affrontare un argomento spesso difficile da toccare, ma non c'è uno scontro, non c'è arroganza fra chi è meglio o peggio, e non c'è nemmeno la messa in scena del pietismo, tanto che tutti i personaggi si rendono utili alla perfezione all'interno del Monroe, e ognuno con una sua storia da raccontare. Tutto il cast si dimostra credibile e all'altezza ma ovviamente la scena è tutta di Stefano Accorsi e Miriam Leone che con le loro interpretazioni reggono tutto il film.
Probabilmente non riuscirà a lasciare il segno, e credo che anche io da un film al cinema mi aspetto una emotività molto più coinvolgente e commovente, ma Marilyn ha gli occhi neri credo sia un buon film italiano, sulla strada giusta rispetto ad altri film, e Netflix mi sembra una buona collocazione. 

Voto 6.5



Lasciarsi un giorno a Roma (2021)



Genere: commedia, drammatico
Durata: 116 minuti
Regia: Edoardo Leo
Uscita in Italia: Dicembre 2021 (cinema)/ 1 Gennaio 2022 (Sky)
Paese di produzione: Italia

Credo che non sia semplice raccontare una storia d'amore senza scadere nella banalità e nel già visto, d'altronde di relazioni iniziate e finite ne passano tante davanti ai nostri occhi. Ma in Lasciarsi un giorno a Roma, Edoardo Leo è riuscito a trovare una chiave di lettura interessante. Lui interpreta Tommaso, scrittore e fidanzato con Zoe, una donna impegnata nello sviluppo di videogiochi. Tommaso e Zoe  stanno insieme da ben 10 anni, non sono sposati, e per quanto ci provino, fra di loro le cose non vanno più come una volta. O forse non lo sono mai state.


Inutile raccontare quella che è storyline di Lasciarsi un giorno a Roma, visto che il titolo dice già molto dell'epilogo dell'amore fra Tommaso e Zoe, ma è il taglio che è stato dato al film che mi è piaciuto. I suoi punti di forza sono la sua scorrevolezza, la sua piacevolezza, e anche il non arrivare a momenti troppo smielati e troppo scontati, o ancora, nel non sfociare in quelle litigate isteriche che, oltre ad essere fastidiose, spesso risultano poco credibili. Invece Lasciarsi un giorno a Roma, racconta una storia tutto sommato credibile e realistica, recitata in modo carino.


Mi è piaciuto il modo in cui è stato trattata la comunicatività all'interno di una coppia appunto, lo stratificarsi di quelle ferite silenziose che col tempo ci si infligge a vicenda, ma anche la possibilità di trovare finalmente la propria strada, e magari anche imparare qualcosa su se stessi. Carina anche la suddivisione in sei capitoli, sebbene poi non sia un elemento fondamentale nell'economia del film. 
Lasciarsi un giorno a Roma è pur sempre un film italiano e come tale, quasi per contratto, non può essere perfetto: i dialoghi ad esempio a volte li ho trovati un po' fuori luogo, artificiosi.


Ci sono parentesi inutili che sembrano aggiunte come contorno, e penso ad esempio alle gare di cucina fra amici e anche alla coppia Elena (Claudia Gerini) e Tommaso (Stefano Fresi) che, per quanto ben interpretata, non si presta a molte altre riflessioni. Un po' scontato la Zoe di Marta Nieto, con una rigidità un po' già vista. 
Anche Lasciarsi un giorno a Roma non è quel film che sogno di vedere al cinema e che mi fa emozionare, ma si fa guardare volentieri, e se questa è il percorso sobrio e garbato che si sta seguendo in Italia, tanto male non è.


Voto 6.5



Maschere Viso Apivita: promosse e rimandate!🐝

Esattamente un anno fa vi presentavo Apivita, un brand di cosmesi greco che aveva stuzzicato la mia curiosità con le loro maschere per capelli. Diciamo che poi mi sono lasciato prendere un po' la mano ed ho pensato potesse avere senso provare tutte le loro maschere viso in crema. E con tutte intendo davvero tutte.
Ovviamente non potevo intasarvi internet con una recensione lunga una Odissea, e quindi ho iniziato a testarle a poco a poco e parlarvene in gruppi più piccoli.



Ho scelto esattamente quattro maschere Apivita per cominciare, e le ho selezionate in base alla loro efficacia, così che potessero agire su diversi problemi cutanei. È stata una esperienza interessante, piacevole, ma non del promossa, specie nell'ottica di riacquistare alcune di queste maschere viso.



Apivita Express Beauty Purifying & Oil Balancing Black Face Mask Propolis
Maschera Nera Purificante & Seboregolatrice per pelli grasse

Come maschera purificante ho scelto questa alla Propoli a cui Apivita ha dato secondo me una formulazione interessante. Al suo interno infatti troviamo fango termale, argilla verde, estratto di elicriso e limone per purificare la pelle e con azioni antisettiche e antibatteriche. Ma poi, per bilanciare, c'è anche estratto di propoli (immancabile), olio di semi di girasole, pantenolo e tocoferolo. Tutto questo prende la consistenza di un fluido che ha una texture non granulosa ma nemmeno super liscia. Mi aspettavo da questa Face Mask Apivita un profumo dolciastro o mieloso, ed invece è fresco come aroma. Sulla pelle è davvero rinfrescante, aspetto che mi sembra perfetto per pelli infiammate, arrossate e impure.  Durante la posa ovviamente si secca sul viso, ma non diventa particolarmente tirante o fastidiosa.



Devo ammettere che il risultato sulla pelle di questa maschera Propoli Apivita mi ha stupito. Intanto la prima volta che l'ho usata pensavo sarebbe stata difficile da rimuovere, ed invece si sciacqua via molto rapidamente, sciogliendosi. L'aspetto generale della pelle con l'uso è generalmente migliorato, rispetta la promessa di un finish matt come nella descrizione, e al tatto risulta più liscia ma anche la zona ad esempio dove ho dei pori dilatati risulta molto più levigato ed omogeneo con l'uso di questa maschera Apivita.
Dopo ogni applicazione la mia pelle non era molto secca, sebbene sentissi comunque l'esigenza di usare i miei sieri e le mie creme, visto che è pur sempre una maschera purificante; giustamente una pelle grassa e impura si sente a proprio agio. Tuttavia non sono sicuro che funzioni su chi ad esempio ha molti brufoli attivi. Infatti mi è capitato di applicarla su un paio di brufoletti, ma oltre a renderli meno arrossati, non mi pare abbia fatto molto. 

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💸 € 2.70/3
🏋 2x8 ml
🗺 Made in Grecia
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 //



Apivita Express Beauty Moisturizing & Soothing Face Mask Prickly Pear
Maschera Idratante Lenitiva con Fico d'India



Una bella crema bianca, liscia, con una profumazione vagamente fruttata, sono questi gli elementi che ho notato a primo impatto della Prickly Pear Mask. Mi spiace non aver fotografato l'INCI, benché ne fossi certo, ma al suo interno troviamo emollienti e nutrienti come burro di karitè, olio di germe di grano e di semi di girasole. Si aggiungono poi estratto di fico d'India, di camomilla, di aloe e lavanda per lenire e idratare.
Questa maschera viso Apivita si stende in un lampo, sul viso emana freschezza e diventa trasparente una volta che si va ad assorbire ed asciugare, quindi nulla da dire sul suo utilizzo. 

Sono però meno soddisfatto dell'effetto sulla mia pelle: sull'azione lenitiva posso confermare, perché dopo ogni utilizzo la pelle era in un buono stato, elastica, luminosa e liscia. Il potere idratante invece non mi ha fatto cascare dalla sedia: specie in questa stagione fredda, nonostante io curi molto la pelle, questa maschera Prickly Pear Apivita non è del tutto sufficiente alle mie esigenze. Credo vada bene come trattamento preparatorio, visto che non ingrassa il viso e sciacquandola non lascia residui. Ma come prodotto urto, come un extra che facciamo nel momento di maggiore bisogno, non basta. Non è servito giocare con quantità e tempi di posa per farla funzionare meglio. 
Secondo me, le pelli più esigenti e arrossate non ci farebbero granché con questa maschera Apivita.

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Apivita Express Beauty Detox Face Mask with Pumpkin
Maschera detox con enzimi esfolianti della zucca

Ero molto curioso di questa maschera Apivita alla zucca perché mi sembrava originale e carina, ma non è stato propriamente così. Partiamo dalle sue caratteristiche: la consistenza è cremosa, ma un po' più pastosa e spessa rispetto ad esempio alla Prickly Pear, credo per la presenza di caolino, e purtroppo non profuma di zucca ma ha un aroma fresco. Al suo interno troviamo sia enzimi della zucca che olio dei semi di questa pianta, ma c'è anche burro di karitè, miele ovviamente, olio d'oliva e acido ialuronico.
È una maschera facile da usare, che in pochi minuti si asciuga, ma non tira la pelle anche a tenerla un po' più a lungo in posa, e poi si sciacqua abbastanza agilmente.



La Face Mask Pumpkin Apivita purtroppo per me è sciapa: da un lato la sua azione esfoliante non è stata così incisiva sulla mia pelle e, seppur la renda abbastanza morbida, non mi pare possa fare la differenza su una cute con molte impurità, ispessita e con pellicine. Non sento e non vedo una azione rinnovatrice così potente da poter fare la differenza. Dall'altro lato questa maschera Apivita è idratante ma non più di tanto: la necessità, specie adesso che la mia cute è esigente, di usare altro per ribilanciare in pieno la sensazione di idratazione e nutrimento. 
In definitiva, pur avendola utilizzata più e più volte, com'è arrivata se n'è andata, senza lasciarmi poi chissà che buona opinione.

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Apivita Beauty Express Dark Circles & Signs of Fatigue Recovery Ginkgo Biloba Eye Mask
Maschera contorno occhi anti occhiaie



Avrei voluto anche lasciarvi una recensione positiva di questa Ginkgo Biloba Eye Mask, ma anche lei ha le sue pecche. Da un lato la formulazione mi ha convinto: contiene effettivamente ingredienti idratanti e rinfrescanti, come l'estratto di cetriolo e l'acido ialuronico, quelli lenitivi e addolcenti, come camomilla, pantenolo e bisabololo, e per finire le componenti che dovrebbero agire su occhiaie e segni di stanchezza come caffeina e ginkgo appunto. Il tutto è racchiuso in una consistenza cremosa fluida, senza profumazione e che soprattutto non mi ha dato fastidio agli occhi, aspetto sicuramente importante.



Ho usato questa maschera contorno occhi Apivita più e più volte ma, onestamente, pur sentendo l'azione rinfrescante, non ho notato alcun beneficio sulle occhiaie: pur non avendone moltissime, lì erano e lì sono rimaste. Anche in questo caso, tempi di posa ampi e quantità più o meno generose non hanno influito sulla resa finale di questo trattamento. Su di me rilascia inoltre una sufficiente idratazione, la zona risulta un po' più liscia, ma non ho molto altro da dirvi. Non l'ho gettata perché comunque non unge, si sciacqua via senza lasciare la zona appiccicosa, ma la Eye Mask Apivita non mi ha convinto e la metto fra le rimandate. 

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🏋 2x2 ml
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Apivita è un brand che mi intriga e ripescherò di nuovo, ma spero con risultati più costanti ed evidenti.
Qui ho avuto modo di parlare di altre quattro maschere viso del brand.  
E se non vi basta, qui altre recensioni Apivita. 


Tre serie tv brevi se non avete tempo per le serie tv

Ci sono due nuove serie tv e un ritorno nel terzetto di cui vi voglio parlare, e che, seppur non capolavori, si adattano a chi ha poco tempo, ma vuole comunque vedere qualcosa di carino. 


Two Weeks To Live
Miniserie


Il 26 Dicembre scorso è arrivata su Sky e Now una miniserie di soli sei episodi da poco più di 20 minuti l'uno che fa tornare sullo schermo Maisie Williams, Aria Stark per gli amici ancora attaccati a Game of Thrones, nei panni di Kim, una giovane ragazza cresciuta lontana dal mondo contemporaneo. La mamma Tina infatti la tiene lontana da ciò che lei ritiene pericoloso, ma Kim temendo la fine del mondo, decide di lanciarsi alla ricerca del killer che uccise suo padre.

Two Weeks to Live non ha una spina dorsale forte, si muove in maniera molto lineare, con lo scopo di intrattenere, far sorridere, e lasciare un minimo di dolcezza, specie nel particolare rapporto madre-figlia, e leggerezza, e ci riesce.
Nulla viene però troppo approfondito, tutto è un po' frettoloso per far spazio ad una serie che alla fine dura tre ore, con alcune situazioni sopra le righe e a volte paradossali, che dà un'occhiata sicuramente sfocata al mondo contemporaneo, ma che unisce diversi temi e diverse tipologie di generi televisivi. 
Un po' dark comedy, un po' rom-com, un po' thriller e un po' una presa in giro ad alcune situazioni tipiche dei film di azione, per nominare alcuni stili che Two Weeks To Live tocca.


E, seppur come vi dicevo in maniera superficiale, si toccano delle tematiche interessanti, soprattutto come la paura tipicamente umana porti a comunicare poco e male le proprie emozioni e le proprie sensazioni. 
Credo che Two Weeks To Live funzioni così, se la si prende con leggerezza come una compagnia che non vuole insegnare nulla, o lasciare chissà che spunti su cui riflettere. Lo stesso significato del titolo si perde nel giro di pochi minuti, ma tutto sommato le sei puntate hanno un senso, quindi anche se non ci sarà una seconda stagione, la si può recuperare senza restare troppo sospesi. Il cast è carino, i dialoghi simpatici, ed ha un tocco British ma non troppo che non guasta.



Operazione Amore - Plan Coeur 
Terza Stagione 


Credevo che la serie francese Operazione Amore si sarebbe conclusa con l'episodio speciale sul Lockdown, ed invece il primo gennaio di quest'anno su Netflix è arrivata una terza e ultima stagione di sei episodi che raccolgano le ultime avventure di Elsa, Charlotte ed Emilie.
Operazione Amore 3 riprende le fila del discorso più o meno come lo avevamo lasciato, anche se in questo ultimo capitolo, immagino per comodità, hanno voluto mettere da parte la questione Covid (cosa accaduta anche in altre serie tv) e concentrarsi proprio sul rapporto fra i protagonisti, oltre a toccare argomenti interessanti.

Sempre col suo stile ironico e leggero infatti, i nuovi episodi di Plan Coeur spaziano dalla malattia, al femminismo, e soprattutto si concentrano su diverse forme di maternità, sono quindi argomenti importanti, seri e maturi, che secondo me chiudono bene la serie e il percorso dei personaggi. A fare da legante è sempre ovviamente l'amore e soprattutto l'amicizia con tutte le sue difficoltà, aspetto che, fra qualche esagerazione e stramberia, alla fine rende questa serie tv più realistica ed umana. In questo senso, e non vi faccio troppo spoiler, hanno saputo ricostruire nell'ultimo episodio alcuni dei momenti più belli e importanti della serie. 


Credo che Operazione Amore meriti di essere recuperata, la sua spensieratezza porta allegria, e si finisce un po' per appassionarsi ed affezionarsi ai protagonisti. Purtroppo è sempre mancata una certa profondità, complice certamente la durata che non permette grandi approfondimenti, e non ci sono forse nemmeno gli intenti per concedersi maggiori dettagli, ma questo alla fine non importa. Plan Coeur con questa terza stagione per me si è confermata una buona serie da binge watching che può tenere compagnia in un paio di serate senza troppe complicazioni. 



Landscapers - Un crimine quasi perfetto
Miniserie


HBO e Sky hanno riunito Olivia Colman e David Thewlis per raccontare la storia vera di Susan e Christopher Edwards, i quali sembrano una tranquilla coppia che vive in Francia, ma in realtà sono accusati dell'omicidio dei genitori di lei nel 1998. Dopo tanti anni però, e senza ormai più soldi, sperperati per acquistare cimeli cinematografici, Christopher si auto denuncia attraverso la matrigna, raccontandole l'accaduto. Così la coppia è costretta a tornare a Londra per affrontare il processo sicuri che avrebbero fatto valere le proprie ragioni.


Sembra che in poche righe vi abbia raccontato molto di Landscapers, ma non è sicuramente la trama a colpire di questa miniserie. La storia infatti, oltre a basarsi su un fatto di cronaca che potremmo un po' tutti conoscere e che tristemente somiglia ad altri, è abbastanza lineare e non proprio il punto di forza di questa serie. Anzi, proprio per quella che è la narrazione a mio avviso i quattro episodi risultano un po' troppo lunghi, perdendo qui e lì di ritmo.

A stupire in Landscapers Un crimine quasi perfetto è sicuramente il modo in cui questa storia viene raccontato, in una commistione costante di generi, stili e colori che si intrecciano per raccontare fatti reali e la ricostruzione delle indagini. Credo possa essere definito metacinema (quasi come in Scena da un matrimonio), soprattutto quando la quarta parete non viene soltanto bucata, ma completamente abbattuta in alcune sequenze. È vero che non tutte le scelte registiche appunto riescono a colpire allo stesso modo, ma è geniale tutta la struttura di questa miniserie. 


Inoltre è ovvio che sia stato scelto un cast che, con una recitazione di un certo livello, poteva aggiungere qualcosa di più a Landscapers, e questo è un altro aspetto centrale. Riusciamo infatti ad addentrarci nella psicologia dei personaggi: Susan e Christopher sembrano allo stesso tempo vittime innocenti e astuti calcolatori che puntavano ad ottenere i soldi dei signori Wycherley, e Olivia Colman e David Thewlis riescono a darci due protagonisti comunque interessanti nel loro modo di essere.
I quattro episodi sono disponibili su Sky e Now dal 14 Gennaio di quest'anno, e secondo me è un'altra serie tv perfetta per chi non ha tempo per guardarne. 





Hylamide, tutto quello che c'è da sapere!

Per lungo tempo per me Deciem è stata solo la mamma di The Ordinary, perché questo ampio brand con dei prezzi da far gola mi ha attirato e trattenuto a sé come immagino sia accaduto a molti di voi. Alcuni prodotti continuano a far parte della mia routine, ma ho spezzato questa cortina quando ho provato Niod e The Chemistry Brand, e già da tempo volevo mettere sotto la lente di ingrandimento il range di Hylamide ed adesso sono pronto a parlarne.



Hylamide
è, per definizione stessa della azienda, la sorella di mezzo dell'ampia famiglia Deciem: sfrutta nuove tecnologie cosmetiche e formule più strutturate, avvicinandosi al top brand Niod, ma pur restando in un range di prezzi non troppo distante da The Ordinary

A primo impatto pensavo che Hylamide potesse essere un sostituto potenziato proprio dell'amato The Ordinary, ma provando i prodotti mi sono reso conto che i due brand si possono affiancare e integrarsi a vicenda.
Hylamide si suddivide in tre diverse sottocategorie:

  • la Core Series, composta da quattro prodotti per una routine semplice, completa e funzionale,
  • la Booster Series, per arricchire la skincare e agire su problemi mirati, magari periodici,
  • la Finisher Series che si concentra più sull'aspetto estetico della pelle, anche per foto e video e per migliorare il make up.
Avevo già acquistato alcuni prodotti per testarli, ma Deciem mi ha dato l'opportunità di sceglierne altri così da avere un range ancora più ampio di cui parlarvi. 


Hylamide High Efficiency Face Cleaner
Detergente viso e struccante equilibrante



Se a primo impatto pensavo che si trattasse di un gel detergente, il Face Cleanser Hylamide è un prodotto decisamente più originale. A comporlo sono infatti degli emollienti e degli oli vegetali come olio di jojoba, di noci brasiliane, di semi di Crambe Abyssinica, ma anche squalane e bisabololo, che vi possono già far capire di che tipo di prodotto si tratta. Interessante la specifica di Hylamide
"gli oli amazzonici di origine sostenibile insieme ai carotenoidi del pomodoro purificati lasciano uno strato innocuo di idratazione confortevole e non comedogenica."
L'High Efficiency Cleanser però ha una consistenza molto liquida, infatti, pur non essendo un grande fan di questo packaging a beccuccio, è perfetto per dosare il prodotto. Inoltre non ha profumo.


Ho ovviamente preferito seguire le mie preferenze e il mio istinto nell'uso di questo detergente viso Hylamide: loro infatti dicono di usarlo su pelle asciutta se abbiamo del make up sul viso, e su pelle bagnata se invece vogliamo solo detergere. Su di me il suo funzionamento migliore è sempre a pelle asciutta, cosa che mi consente anche un massaggio rilassante al viso, per poi proseguire con le mani inumidite per emulsionare il Face Cleanser. A contatto con l'acqua questo olietto si trasforma in una sostanza fluida e lattiginosa, che poi va risciacquata con acqua tiepida.



Per me l'High Efficiency Cleanser è un detergente viso completo e perfetto per l'inverno: l'ho usato al mattino quando voglio una detersione dolce e delicata, che non mi secchi la pelle, e la sera, quando invece mi serve un prodotto che si porti via tutto in un solo passaggio. Questo prodotto Hylamide ci riesce, mi dà una sensazione di pulito, ma idratando e nutrendo la pelle, lasciandola particolarmente morbida, liscia ed elastica. Ho notato che scioglie bene anche il make up (anche se sapete che non uso grandi quantità di prodotti) e la protezione solare minerale. Ci vuole sicuramente un po' di cura nel risciacquarlo, e come vi dicevo è più indicato secondo me per pelli secche. Se avete la pelle normale-mista l'High Efficiency Cleanser può essere un buon primo passaggio della detersione, seguito magari da un prodotto in gel. 
Aspetto importante di questo detergente viso Hylamide sono che non mi brucia, irrita, appanna gli occhi. 

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💸 €18
🏋 120ml
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Hylamide Sensitive Fix Booster
Siero viso pelle sensibile



Credo sia molto interessante il Sensitive Fix Hylamide e vi anticipo già che secondo me potrebbe piacere a molti di voi. È infatti studiato per ridurre la sensibilità cutanea, i rossori e il fastidio dato dalle irritazioni, e l'azienda, a tale scopo, ha inserito due elementi particolari:
  • l'estratto di Meraviglia del Perù, nota come Bella di notte, che ha un effetto lenitivo,
  • l'estratto di radice di cardo mariano, detto anche golden eye grass, che, bilanciando il ph della pelle, abbia una azione antiinfiammatoria.
Tuttavia il Sensitive Fix è anche arricchito con altri attivi come fosfolipidi, lactobacilli e acido ialuronico per idratare e rendere la pelle più resistente ed elastica.


Nulla da dire sulla sua consistenza: è semplicemente un gel acquoso ma non troppo, trasparente, che si stende bene, che su di me si assorbe ottimamente, e non mi ha fatto arrabbiare quando sopra o sotto ci applicavo un siero o una crema. Non lo trovo appiccicoso o pesante, questo siero Hylamide è stato facile inserirlo nella mia routine quando ne ho sentito l'esigenza.



Infatti uso il Sensitive Fix come un vero e proprio booster in due occasioni specifiche: la prima è dopo aver rasato la barba, quindi quando ho bisogno di qualcosa che vada a lenire la pelle, ridia elasticità, magari attenuando i rossori dati dal rasoio; il secondo uso è sia preventivo che "curativo", quando cioè so che mi posso esporre al freddo e al vento, e quindi voglio non solo un layer idratante, ma qualcosa che renda la pelle un po' più resistente, meno propensa ad disidratarsi, e la ripari.



E devo dirvi che il Sensitive Fix Hylamide ci è riuscito perché in entrambe le circostanze mi dà subito comfort alla pelle, sento immediatamente la sua azione addolcente, si calmano eventuali fastidi. Inoltre, anche dal punto di vista dell'idratazione apporta il suo contributo, mi rende la pelle morbida e liscia. Sicuramente dopo ci va una crema, ma come vi dicevo funziona molto bene nei vari strati della skincare. Quindi sì, un booster, ma che può essere, per chi si ritrova la pelle sensibile, parte integrante e costante del proprio regime. Per me da riacquistare e tenere nei momenti di bisogno.

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💸 €16
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Hylamide SubQ Skin Advanced Serum
Siero viso per una reidratazione multi-profondità e una riduzione dell'aspetto di linee e irregolarità



Credo che il SubQ Skin sia il prodotto di punta di Hylamide e anche il mio preferito. In breve si potrebbe definire un siero peptidico che vuole idratare e aiutare a contrastare segni sottili e rughe, ma andiamo più in dettaglio: cinque diverse forme di acido ialuronico, glicerina, estratto di lievito ed altri umettanti si occupano di idratare la pelle, e devo ammettere che il SubQ Skin funziona bene da questo punto di vista. La sua consistenza è ottimale, si presenta anch'esso come un gel fluido, un po' più sottile del Sensitive Fix, facile da stendere e rapido nell'assorbirsi, con appunto una buona azione ammorbidente.


Poi abbiamo una serie di peptidi e sostanze più direttamente anti age: in INCI troviamo il famoso Matrixyl, di cui ho avuto modo più volte di parlare, il copper lysinate/prolinate che consiste in una miscela di aminoacidi e minerali e che pare stimoli la produzione di collagene, e per finire il Nonapeptide-3 Retino-Complex, che credo sia l'attivo di punta del SubQ Hylamide. Viene presentato come un peptide in grado di stimolare il turn over cellulare, come appunto il retinolo, ma senza scatenare gli effetti collaterali della vitamina A, fra cui irritazioni e sensibilità.


Il SubQ Skin Hylamide per me rientra nella categoria del Buffet e della sua versione con Copper Peptide 1%: un siero multi-azione che alla mia pelle piace e che credo contribuisca, nell'insieme della cura, a rallentare l'invecchiamento. So che gli studi sui peptidi sono limitati, e so che molti non ne trovano benefici particolari, eppure appena ho utilizzato il SubQ Skin ho avvertito che stavo applicando quello che la mia pelle aveva bisogno, mi rende la pelle subito più soda e compatta, senza però tirare, perché c'è sempre quel potere idratante profondo che vi dicevo. Non posso dire che abbia stravolto la mia pelle, sicuramente, ma la sento bene, sana, liscia.



Credo che questo siero Hylamide possa essere una alternativa da tentare per chi non tollera affatto i prodotti con retinolo e vuole cercare delle strade secondarie che possano portare allo stesso risultato nel tempo. Dall'altro lato il SubQ Skin può essere perfetto per chi sta già usando retinoidi e vuole premere l'acceleratore sull'azione anti età senza però influire negativamente sulla pelle. Per me è un siero che tornerò ad acquistare perché credo abbia funzionato e soprattutto non mi ha fatto casini con gli altri prodotti della skincare, anche di altri brand.

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💸 €21
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Hylamide Booster Low-Molecular HA
Siero viso con 5 complessi ialuronici


Se leggete le mie recensioni da un po', forse ricorderete che non sono un fan sfegatato dei sieri con esclusivamente acido ialuronico per una serie di ragioni alla cui cima si trova il fatto che su di me spesso non forniscono l'idratazione che ricerco. Ho voluto dare una chance al Low-Molecular HA proprio per metterlo alla prova, ma anche per la sua formulazione visto che le forme di acido ialuronico contenute sono diverse, non solo per il peso molecolare, ma anche per l'origine. Ad esempio la gomma di semi di tamarindo, che oltre a rassodare la consistenza del siero, è umettante. 



E ancora, nel Low-Molecular HA troviamo un vecchio amico: l'estratto del fungo Tremella, un polisaccaride che pare apporti acqua ai tessuti molto più dell'acido ialuronico stesso. Questo siero Hylamide ha sempre una texture fluida acquosa, molto vicina alla consistenza del Sensitive Fix, che è piacevole da applicare sul viso e non mi è risultato vischioso o difficile da associare ad altri prodotti. Nonostante ciò questo siero all'acido ialuronico è il prodotto che ho preferito meno fra questi Hylamide



Infatti, pur non avendo nulla che non vada, lo trovo "semplicemente" un idratante per il viso, che, come tale, mi lascia la pelle un po' più tonica ma senza effetti speciali (che nemmeno promette). Vale insomma lo stesso discorso che ho fatto per altri booster di ialuronico: io non ne sento l'esigenza, e fra questi prodotti ad esempio è molto più probabile che riacquisterei il SubQ Skin che ha una formula più ampia e completa, e più vicina alle mie esigenze.



Se però vi dovesse servire una dose extra di idratazione e cercate un prodotto adatto a tutti i tipi di pelle, il Low-Molecular HA si presta bene a questa circostanza, portando appunto a termine il suo compito senza aspetti negativi. Anzi personalmente lo preferisco all'Hyaluronic Acid 2% di The Ordinary.

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Un altro dei prodotti di punta Hylamide a mio avviso è il SubQ Eyes, che già dal nome vi suggerisce la vicinanza alla versione per il viso, ma la cui formulazione è stata rivisitata per avvicinarsi alle esigenze del contorno occhi. Al suo interno infatti sono sempre presenti i peptidi di cui vi parlavo sopra, ma a questi si aggiunge il peptide che mima l'azione del veleno di vipera e che ha un effetto botox like.



Il SubQ Eyes inoltre dovrebbe agire su occhiaie e gonfiori e per questo Hylamide ha aggiunto una sostanza chiamata epigallocatechina gallato (o EGCG), che è un polifenolo del tè, che ha azione antiinfiammatoria e antiossidante. Non mancano attivi nutrienti come squalane, olio di babassu e burro di mango, ma non spaventatevi perché la consistenza è lattiginosa e fluida, e basta davvero una goccia di prodotto, anche perché se si esagera può risultare un po' appiccicoso, ma a questo ora ci arrivo.


Non ho dubbi nel considerare il SubQ Eyes un altro prodotto che riacquisterei: personalmente non ho ancora rughe profonde, ma come vi raccontavo nella review del FECC di Niod, ho più delle linee sottili che si notano se sono stanco o se non idrato bene la zona del contorno occhi, e questo siero Hylamide riesce a levigare la zona, a distenderla e renderla subito più elastica. Ha secondo me un buon potere idratante, e rende la pelle compatta ma non tirante. A tutti gli effetti il SubQ Eyes potrebbe essere una alternativa più economica e meno elaborata del Fractionated Eye Contour Concentrate, magari per pelli un po' più giovani.



Non ho notato un grandissimo impatto sulle occhiaie e non ho gonfiori per poter riportarvi qualcosa da questo punto di vista.
Su di me questo siero contorno occhi Hylamide dà il meglio di sé se poi lo faccio seguire da una crema, anche semplicissima e senza ingredienti particolari, perché mi sembra che così facendo si amplifichino i suoi effetti e si mantengano più a lungo. Inoltre questo metodo elimina qualunque traccia di appiccicoso (su di me comunque si assorbe bene a prescindere) e rende la zona perioculare pronta per eventuale make-up. Il SubQ Eyes inoltre non mi ha mai dato fastidio agli occhi e riesco ad utilizzarlo sia al mattino che alla sera.

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Che esperienza avete avuto con Hylamide? Vi incuriosisce o preferite puntare a The Ordinary e Niod?





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Candele Woodwick: perché per me sono le migliori!

Non mi sentite più parlare molto di candele profumate per il semplice fatto che ultimamente non ne trovo in grado di incuriosirmi, e la conseguenza è che a volte mi passa anche la voglia di provare cose nuove. Vi avevo raccontato ad esempio come Yankee Candle mi stesse deludendo, non solo per alcune fragranze annusate in negozio, ma anche per quelle provate. 
Mi sono quindi rintanato in alcune candele di WoodWick e qui ho trovato la pace.



È infatti uno dei brand che ad oggi considero fra i migliori, per la vastità di fragranze che propone, l'originalità e la resa delle candele, sempre piacevoli e d'effetto. Ve ne ho già mostrate alcune qui, mentre qui vi avevo presentato Woodwick. Ma voglio parlavi di quelle che ho terminato di recente. 


Warm Wool
Wax Melt


"Profumi sognanti di lana calda e fiori di campo invitano a fare un respiro profondo e rilassarsi.

Note di testa: lana, legno di cashmere;
Note di cuore: fiori selvatici;
Note di fondo: note ozonate, muschio."

La definirei una profumazione calda, avvolgente, coccolosa ma pur sempre elegante questa Warm Wool di WoodWick. È vero che il concetto alla base della fragranza è sempre quello di un ammorbidente per capi, ma al contrario di altre sue simili (penso alla stessa Pure Comfort della stessa azienda), ha un twist completamente diverso. La wax melt da spenta è un intreccio di aromi interessanti non semplici da spiegare, in cui emerge al mio naso la componente floreale, che effettivamente la renderebbe un po' più femminile. Da accesa però prende il sopravvento una nuance vanigliata e muschiata che invece rendono Warm Wool più neutra e appunto rilassante. Un pezzetto di cialda ha una intensità tendente all'alto, tanto che personalmente preferisco non tenerla accesa per ore ma lasciare che profumi l'aria per poi spegnerla. Pure la persistenza da spenta è più che accettabile. 



Redwood 
Wax Melt


"Un profumo complesso e sofisticato, che combina ricche note di Legno di Sequoia , con legno di sandalo e ambra morbida

Note di testa: accordo ozono, buccia di mela verde
Note di cuore: legno di cedro, palissandro, sequoia
Note di fondo: muschio bianco, muschio, legno di sandalo."

A volte le candele con profumazioni legnose possono risultare troppo "dure", troppo intense o troppo maschili, ma non è il caso di RedWood WoodWick (uno scioglilingua, lo so). Infatti è una fragranza legnosa ma più ariosa, rotonda, e allo stesso tempo fresca. Le note principali sono sicuramente i legni e  il muschio, ma secondo me riesce a non risultare troppo pensate e maschile, perché ha una intensità media, non diventa troppo invadente anche dopo ore di combustione, non si spande troppo (e questo forse potrebbe essere più un difetto). Resta gradevolmente nell'aria una volta che si spegne ed è raro che una candela con questa intensità riesca a permanere per diverse ore. Insomma Redwood mi è piaciuta e se potete annusatela, specie se cercate qualche candela che abbia queste note aromatiche ma che non risulti banale e già sentita.



Dark Poppy
Wax Melt




"Inebrianti miscele di note di papavero e teak unite a spezie, agrumi e legni ambrati

Note di testa: Teak, Chiodi di Garofano, Mandarino, Arancia, Eucalipto
Note di cuore: regina della notte, foglia di banana verde, papavero nero, plumeria, ambra
Note di fondo: Patchouli, Cipresso, Legno di Cedro, Gurjun Balsam, Labdano"

Anche Dark Poppy non è esattamente semplice da descrivere. È certamente una fragranza abbastanza maschile, decisa e concreta, e la cialda durante la combustione emana un profumo abbastanza intenso fin dai primi secondi. Il mio naso percepisce sicuramente una miscela di note legnose, e una scia che va a rinfrescarle, in un insieme che trovo decisamente armonioso. Sento sicuramente l'ambra e l'eucalipto, ma avrei voluto forse che emergessero anche le note agrumate. In ogni caso per me Dark Poppy è buonissima, non la trovo banale, ma elegante, e piacevole da lasciare accesa. È una fragranza rotonda ma non infestante o pesante. Stranamente, pur avendo una intensità abbastanza buona, questa Woodwick non permane molto nell'aria, ma non lo definirei per forza un difetto.



Woodwick Fireside 
Candela Ellipse


"Questa fragranza iconica di WoodWick® cattura l'atmosfera di un fuoco caldo con note di bergamotto, ambra, legni esotici e muschio.

Note di Testa: bergamotto italiano, buccia di mela
Note di Cuore: ambra dorata, quercia nera
Note di fondo: mogano affumicato, vetiver, muschio"

Questa bellissima candela WoodWick è stata un regalo ed ho voluto utilizzarla appena ho potuto perché sapevo sarebbe stata una bella esperienza e non mi sbagliavo. Le Ellipse non sono il formato più grande in termini di grammatura, ma hanno lo stoppino più lungo per un vero effetto camino. Ed in effetti accenderle è un po' una magia visto che il wick prende lentamente fuoco ed inizia a sfrigolare. Oltre a creare un'atmosfera rilassante, Fireside ha anche una buona fragranza: è una profumazione che tende al maschile ma che comunque trovo adatta a tutti i gusti, elegante ma al tempo stesso rilassante.



Non è semplicissimo descriverla perché è sicuramente percepibile una base legnosa, si accennano le note di fumo, ma allo stesso tempo ha qualcosa di fresco, dolce e avvolgente. Trovo che Fireside sia davvero originale e ben calibrata, non è pungente, ma anzi è un piacere tenerla accesa a lungo. La sua intensità è decisamente tendente all'alto e credo che permanga nell'aria in maniera abbastanza percepibile.
La cera di questa candela Woodwick si scioglie in maniera omogena e molto velocemente, e questo forse può essere l'unico neo perché se l'accendete con costanza potrebbe terminare in un tempo inferiore rispetto altre candele. Le candele Ellipse comunque non hanno bisogno di particolari accortezze, mi sono limitato a far cascare delicatamente i residui più bruciati dello stoppino prima di ogni accensione, così che non finissero nella cenere. Proprio per la facilità d'uso e per l'effetto che regalano, penso che le Ellipse siano un ottimo regalo, e credo che ne sceglierò altre prima o poi.


Se conoscete il mondo Woodwick e avete delle candele da suggerirmi, sono ben lieto di leggervi.



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