Due nuove commedie da evitare 👎🏻

 Con l'estate, non so a voi, ma a me viene voglia di film più leggeri, in cui non devo applicarmi troppo e che, se magari sono di fretta o semplicemente stanco, posso anche lasciare un attimo da parte e riprenderli in un secondo momento. Nell'ottica di qualcosa di disimpegnato, ho visto due nuove commedie in streaming che però potete anche evitare. 


At Midnight (2023)


Genere: commedia, sentimentale
Durata: 100 minuti
Regia: Jonah Feingold
Uscita in Italia: 10 Febbraio 2023 (Paramount+)
Paese di produzione: Messico


Sophie (Monica Barbaro) è una giovane e bella attrice che essenzialmente fa i cinecomic, interpretando un'eroina sul grande schermo. È fidanzata da cinque anni con Adam (Anders Holm), un bell'imbusto che lavora con lei nel cinema, che però la tradisce, e Sophie lo scopre nel peggiore dei modi: beccandolo con le mani nella marmellata. Così, mentre il rapporto con l'attore è in pausa, durante alcune riprese in Messico del suo prossimo film, Sophie decide di aprirsi a nuove strade in amore, anche se per il bene del film che sta girando, è meglio non diffondere la voce della sua rottura. Ma, con sua sorpresa, si ritroverà improvvisamente infatuata del giovane junior manager dell'albergo in cui risiede, Alejandro (Diego Boneta), il quale però sogna di aprire un suo albergo. E quando amore e prospettive di vita si scontrano, non sempre tutto va per il meglio. 

È arrivato su Paramount + proprio nel giorno di San Valentino, perché in fondo si tratta di una commedia romantica, ma non so perché a me, At Midnight ispirava più per il periodo estivo, complice indubbiamente l'ambientazione in questo bel resort in cui è ambientato.

Non c'è molto che vi possa dire per indorare la pillola su questo film, perché in fondo segue lo stile delle romcom, aggiungendo un tocco messicano, ma lo fa con una storia molto lineare, senza lo sforzo di puntare a qualche espediente narrativo più nuovo e fresco, o a qualche colpo di scena davvero in grado di ribaltare la narrazione.
Si sente anzi una vaga ispirazione a Nothing Hill ad esempio, ma se questo per voi non rappresenta un grosso problema, visto che appunto il mio stesso incipit faceva riferimento a film semplici e non complicati da seguire, c'è di peggio.

At Midnight infatti non ha secondo me dei momenti davvero comici, anche se ci provano con scenette banali e già viste, né qualcosa di così dolce e romantico da farmi sciogliere (e non ci vuole molto, visto il caldo). Allo stesso tempo, i personaggi, per quanto mi sembra che ci sia una affinità sufficiente fra gli attori, non dimostrano questo grande feeling: letteralmente l'impressione che si ha è che si innamorino perché devono e non per qualche aspetto fondamentale. È vero che Sophie vuole scappare dal mondo patinato di Hollywood e da un ex egocentrico ed egoriferito, ma potrebbe farlo con chiunque in fondo. 
Allo stesso tempo, il punto di rottura fra lei e Alejandro sembra spuntare dal nulla, come se anche questo debba avvenire per motivi futili, e non per qualcosa che valga davvero.


Inoltre At Midnight sembra quasi voler ironizzare sul mondo del cinema e dei cinecomic ma non mi pare che lo faccia in modo originale, e soprattutto un film del genere dovrebbe prima preoccuparsi dei suoi difetti, e meno di quelli di altri generi.
Non ho notato delle trovate registiche particolarmente interessanti, e anzi alcune scelte non mi sono piaciute affatto, come ad esempio farci sentire i pensieri dei protagonisti, tra l'altro solo in una scena, quindi non come espediente per rivelarci altro. 

Forse sono stato poco gentile con un film che comunque non ha pretese particolari e c'è di peggio (vedi il film sotto), ma alla fine della visione mi è rimasto molto scialbume da questo At Midnight, che magari sarà innocuo per molti di voi che cercano giusto un velo di romanticismo, ma per me potete anche risparmiarvi quest'ora e mezza. 



The Out-Laws - Suoceri fuorilegge (2023)


Genere: commedia, azione
Durata: 95 minuti
Regia: Tyler Spindel
Uscita in Italia: 7 Luglio 2023 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

In occasione delle sue imminenti nozze con l'istruttrice di yoga Parker (Nina Dobrev), Owen (Adam DeVine) finisce per conoscere finalmente i genitori di lei, Billy e Lilly, due tipi indubbiamente particolari che sembra siano sempre in viaggio per il loro lavoro nel settore antropologico. Tuttavia, subito dopo l'arrivo dei due futuri suoceri, la banca in cui lavora Owen subisce un grosso furto, e il ragazzo sembra sospettare proprio dei genitori di Parker. 
Scoprirà molto presto che le sue supposizioni non erano sbagliate, ma le cose precipitano presto quando c'è un'altra banda sulle tracce di Billy e Lilly, che finiranno per prendere in ostaggio Parker.

Io non riesco a capire se in America roba come questo The Out-Laws piaccia davvero o se semplicemente abbiano dei palinsesti da riempire e delle bollette da pagare, perché non c'è nulla che si salvi. Si tratta di un film Netflix che mischia una comicità spesso demenziale ed assurda, a qualche scena di azione, oltre che al classico canovaccio del fidanzato-futuro marito che incontra i genitori di lei, e le rispettive famiglie hanno stili ed approcci diametralmente opposti, con tutte le conseguenze (eventualmente) comiche che ne possano conseguire. Il problema è che sono riusciti male proprio in tutti i generi che hanno cercato di toccare, e forse è stata un po' anche colpa mia perché avrei dovuto leggere che si trattava di una produzione di Adam Sandler e dello stesso DeVine.

Sul versante comicità, a meno che non apprezziate scazzottate buffe, momenti kitsch e battute scontate, non c'è stato nulla che sia riuscito a farmi anche solo alzare un angolo della bocca. 
La parte invece da caper movie, quando ci dovrebbe essere più azione e tensione, risultano sciape, prive di patos, telefonate e anche girate maluccio. 
Se mi rivolgo invece alla parte della creazione dei personaggi, della loro caratterizzazione, c'è poco anche lì. Non si sono infatti sprecati a dare un minimo di dimensionalità a nessuno, inclusi i principali.
La coppia Devine-Dobrev è davvero poco credibile, non si capisce cosa li tenga assieme, ed anzi lei purtroppo non riesce a salvare questa commedia, nonostante sia un genere in cui la apprezzi. Purtroppo lo stesso vale per Pierce Brosnan ed Ellen Barkin, troppo incastrati in vecchi stereotipi. 

Se la cava invece Poorna Jagannathan, fresca da Non ho mai..., che però in questo caso interpreta una donna spietata, ma si tratta di un ruolo marginale, che non può ribaltare tutto.
The Out-Laws - Suoceri fuorilegge è davvero una perdita di tempo sotto ogni profilo, è un film che risulta vecchio, con una ironia infantile e dal sapore vagamente slapstick, e che magari anche anni fa non avrebbe fatto ridere. È alla fine uno spreco di attori in linea generali validi, e non riesce a intrattenere nemmeno per poco. 



Eucerin Sun Gel-Creme Oil Control SPF 50+: perché dovete provarla!

Non so se avete notato ma ogni anno, d'estate soprattutto, cerco di utilizzare protezioni solari differenti, non solo per filtri o brand, ma anche per reperibilità.
Ho iniziato ad aprile con i solari coreani, provando per la prima volta uno stick con SPF, poi ho messo alla prova una nuova linea solare ecobio. Non possono inoltre mancare delle alternative economiche, magari da trovare al supermercato, e il prodotto novità più chiacchierato da trovare nella grande distribuzione. 
Mancava, fino ad ora, il brand "da farmacia", e se l'anno scorso ho provato Avene (con risultati alquanto discutibili) mentre quest'anno sono tornato ad Eucerin, ed ho testato la Sun Gel-Creme Oil Control SPF 50+.


INFO BOX 
🔎 Farmacia, Parafarmacia, Redcare, eFarma,  Amazon
💸 €9
🏋 50 ml
🗺 Made in Germania
⏳  12 Mesi
🔬 //

Se ricordate, un paio di anni fa avevo già provato quella della linea Pigment Control, che è indicata per pelli propense alla comparsa di macchie cutanee e tendenzialmente mature.
La Sun Gel Creme Oil Control è un solare per il viso che promette di proteggere la cute dai raggi solari UVA, UVB e HEV (Luce Visibile ad Alta Energia), che sarebbero i raggi visibili, emanati soprattutto da apparecchi elettronici, attraverso una selezioni di filtri chimici ad ampio spettro. 
Per rendere la formulazione ancora più efficace, Eucerin il Licocalcone e l'Acido glicirretico che sono entrambi estratti dalla radice di liquirizia ed hanno una azione anti infiammatoria ed antiossidante.
Ma questo solare Oil Control promette anche un effetto matt opacizzante, grazie alla presenza di carnitina, ma anche silica e amido di tapioca, che hanno un effetto assorbente.

Per questo motivo dovrebbe essere ideale per pelli acneiche, anche per chi sta facendo delle cure contro questa problematica, e per pelli grasse che cercano un tocco secco. Dovrebbe essere senza profumo ma io ci sento l'odore degli ingredienti, e non mi da fastidio, ma non aspettatevi (anche giustamente) un solare completamente inodore.
Eucerin inoltre ha reso la formulazione abbastanza delicata da essere applicata sul contorno occhi, ed in effetti a me non dà affatto fastidio in questo senso. 
Sono invece meno d'accordo sulla sua resistenza all'acqua: mi sembra che per rimuovere questo Oil Control SPF 50+ basti semplicemente un detergente comune, e si scioglie molto rapidamente. Resiste un po' meglio al sudore, ma non credo che se facciate sport e traspirate molto, possa reggere.
Per questo lo consiglierei se state cercando principalmente una protezione solare viso per la città.

La consistenza promessa è quella appunto di una crema-gel, io invece credo abbia più la texture di una lozione, che si stende molto bene sul viso, non lascia patina bianca e non mi risulta troppo occlusivo. Eucerin dice di aver testato il solare in climi caldi ed in effetti, con le temperature altissime di questa estate non mi ha dato affatto fastidio. 

Questa Sun Gel-Creme Oil Control mi è piaciuta fin da subito perché non mi fa sudare il viso, si assorbe davvero velocemente e si setta senza risultare appiccicosa o soprattutto pesante sul viso. Non lo percepisco nemmeno toccando la pelle. Dirvi che ha un effetto matt come molti si possono aspettare, quasi fosse una cipria, sarebbe come mentirvi: il suo finish su di me è naturale, né troppo glow, ma nemmeno così opaco. Tuttavia la sua qualità è indubbiamente il fatto che questo effetto non peggiora nel corso delle ore.

Anche il feeling che mi dà questo solare viso Eucerin mi piace nel tempo perché continuo a non percepirlo durante la giornata e se vado a riapplicarlo. Vi parlo sempre di applicazioni nelle giuste quantità, che rispettino il fattore di protezione, ed in effetti anche sul sito danno l'indicazione utile di creare una striscia di prodotto che dal dito medio arrivi fino al polso, che poi corrispondono alle due dita di crema solare. 

La Crema- Gel Oil Control è davvero una buona base viso per il trucco perché non ho notato che ne inficia in qualche modo la resa o la durata. Se cercate quel finish matt "assoluto" quindi vi basta dare una spolverata di cipria e reggerà bene. Questo credo sia un passaggio fondamentale se avete una pelle più grassa. 
A fine giornata inoltre, la mia pelle non risulta negativamente inficiata, non la sento secca o tirante, quindi tutto sommato riesce ad idratare senza appesantire, aspetto che secondo me la rende adatta un po' a tutti i tipi di pelle. 

L'avete provata?



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The Witcher 3 Prima Parte, che fantastica noia

Il 29 giugno è arrivata l'attesa (non tanto da me) prima parte di The Witcher 3 con Henry Cavill, in pieno nel trend che sta assumendo Netflix di dividere le sue serie tv in più parti, immagino tra l'altro nel tentativo di creare più hype sui suoi prodotti.
Dopo una prima stagione che definire catastrofica è un eufemismo, con il secondo ciclo di episodi mi ero quasi ricreduto, trovandovi del potenziale, ma arrivati a queste nuove puntate mi sembra di essere tornato nel baratro.

Metto le mani avanti dicendovi che è presto per tirare le somme, visto che dobbiamo aspettare il 27 luglio per scoprire gli altri tre episodi, quindi è un giudizio ancora da confermare. Inoltre non ho mai recuperato i romanzi fantasy da cui è tratta la saga, ne tantomeno i videogiochi. Aggiungeteci anche che alcune cose delle precedenti stagioni non le ricordavo in modo limpido, ma d'altronde è trascorso più di un anno della seconda stagione.
Tuttavia The Witcher 3 ha già fatto danni.
Molto più centrale questa volta è la figura di Cirilla, non solo per la sua evoluzione personale, visto che Geralt e Yennifer stanno cercando di aiutarla a sviluppare i suoi poteri e ad essere pronta fisicamente, ma anche nel suo ruolo nello scacchiere sociale e politico. Tutti infatti vogliono mettere le mani su Ciri, dagli elfi, ai nilfgaardiani, fino alla Redenia, fino ad una nuova minaccia, ovvero il mago del fuoco Rience.

In tutto questo lo strigo e la maga Yennifer cercano non solo di far crescere e proteggere Cirilla, che viene persino condotta nella scuola di magia di Aretuza per fare gavetta, ma anche mettere pace ed equilibrio fra i regni, con una posizione più neutrale possibile. 
Da non esperto e non abituale fruitore di contenuti fantasy, credo che quando una saga viene tratta da un libro e trasportata su una piattaforma "nazional popolare" come Netflix, è necessario fare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, accontentando i fan nel vedere i loro personaggio e le storie ad essi collegati finalmente prendere corpo, e dall'altro lato rendere quel contenuto fruibile anche ai non fan del titolo. Nel caso di The Witcher, ed in particolare questa terza stagione, io credo che non abbiano accontentato nessuno.


Partiamo col dire che il reparto tecnico, di effetti speciali, costumi, e compagnia cantante, mi sembra sempre più migliorato, per esempio anche le iridi colorate, che all'inizio sembravano occhi vitrei di un animale impagliato, adesso hanno un aspetto più naturale. 

In generale volersi muovere in un piano meno scenografico, riducendo le scene di azione, e concentrandosi più agli intrighi di palazzo, poteva essere una scelta saggia, anche per creare dinamiche differenti, se quello che hanno raccontato in questi primi 5 episodi fosse stato impostato in maniera da interessare lo spettatore. In realtà The Witcher 3 mette un scena una serie di sotto trame che secondo me stuzzicano ben poco l'attenzione, con un'altra sfilza di personaggi che basta un attimo e ti perdi con tutti quei nomi da ricordare, ma se questo già non bastasse tutto si svolge in modo caotico e confusionario.

Solo un accenno invece alla minaccia più potente, ovvero la Caccia Selvaggia, di cui secondo me ci faranno sapere solo nella quarta stagione. 
Sia le linee temporali che quelle spaziali mi sembrano spesso miscelate in malo modo, e sono arrivato alla fine della prima parte, che ben poco mi era rimasto in mente, se non questa sorta di disinteresse misto a disorientamento, che ovviamente mi ha reso questa prima parte della terza stagione poco intrattenente e avvincente. Il quinto episodio poi è così incasinato che più volte ho pensato di essermi distratto o appisolato o di avere un disturbo neurologico, perché è un continuo riavviarsi per cercare di aggiungere altri tasselli.
Non so chi abbia potuto pensare fosse una buona idea, ma si sbagliava. Senza contare che questa svolta glamour e romantica, non fa altro che azzoppare il ritmo ed è quanto di meno necessario per una serie tv fantasy che dovrebbe essere fatta di azione e combattimenti.

Devo dire che sia Henry Cavill che Anya Chalotra continuano a vestire bene i loro personaggi e fanno il possibile per sostenere tutta la baracca. Non sono del tutto entusiasta di Freya Allan che cerca di dare a Cirilla un atteggiamento più maturo e forte, ma spesso sembra una braciola. Purtroppo inoltre ho trovato depotenziato Ranuncolo, i cui momenti comici non mi sembra siano simpatici come nelle passate stagioni.
Gli ultimi tre episodi di questa terza stagione spero che riescano a dare un po' di respiro ad una serie che mi sembra stia lentamente agonizzando sotto il peso di scelte sbagliate. Ho letto persino di un calo degli ascolti del 15% e mi sembra comprensibile, esattamente come capisco che Henry Cavill abbia scelto di abbandonare la nave prima che sia troppo tardi. 
Riuscirà The Witcher a salvarsi? E vedranno mai la luce la quarta e la quinta stagione ormai confermate? Qui la recensione della seconda parte. 








Prodotti corpo economici che amerete questa estate 🍋🍉🍃

Ogni anno cerco sempre i migliori prodotti corpo per l'estate, che siano freschi, leggeri, efficaci e gradevoli da usare quando le temperature si alzano, perché io il caldo non lo sopporto proprio e cerco sempre qualcosa che ne allevi gli effetti e soprattutto che aiuti a mantenere la pelle del corpo in salute.
Quest'anno ho quattro proposte di cosmetici economici che mi sono piaciuti molto, che sono un po' l'alternativa dei prodotti che avevo scelto l'anno scorso


Alverde Docciaschiuma alla menta bio e al bergamotto bio



INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.99
🏋 250ml
🗺 Germania
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue, Vegan

State cercando un docciaschiuma rinfrescante e energizzante che vi dia una bella ventata dopo una giornata calda o per iniziare al mattino? Allora dovreste provare questo di Alverde con olio ed estratto di menta, estratto di limone tonificante, acqua di bergamotto e glicerina, che non fa mai male. In più ho notato nell'INCI anche l'olio essenziale di Litsea cubeba che pare avere proprietà anti settiche e anti infiammatorie. 
Questo docciaschiuma menta e bergamotto Alverde ha la consistenza di un gel fluido e soprattutto un profumo agrumato fresco che mi piace molto. Non è particolarmente persistente sulla pelle, ma si diffonde in doccia e lo trovo davvero piacevole, rinvigorente, mi mette di buon umore e mi dà una sensazione di freschezza e leggerezza. 
Da gel si trasforma subito in schiuma, io lo uso, come tutti i doccia schiuma, con la spugna o con le spazzole in silicone e mi dà abbastanza soddisfazione.


È il primo detergente corpo di Alverde che utilizzo ma mi ha convinto a provarne altri: l'ho trovato infatti azzeccato per l'uso quotidiano e costante, non mi secca la pelle né la lascia tirante, ma ovviamente pulisce bene la cute. L'ho messo anche alla prova con la salsedine e la protezione solare e si è comportato bene nel rimuovere tutto.

Il Docciaschiuma Menta e Bergamotti Alverde non credo sia adatto a pelli molto molto secche ed esigenti, anche perché non ha così tanti attivi nutrienti e idratanti, e sono certo che conosciate prodotti più emollienti. In ogni caso io nell'uso quotidiano non ho avuto problemi con questo prodotto, e penso che possa adattarsi un po' a tutta la famiglia.
Un altro aspetto che mi fa apprezzare questo prodotto Alverde è che si sciacqua facilmente e rapidamente, perfetto se come me d'estate siete sempre più impegnati e col caldo non avete voglia di indugiare inutilmente in doccia.
Ho visto che DM propone anche una minitaglia di questo doccia gel, quindi perfetto per provarlo o se volete portarlo in vacanza. 


Garnier Body Superfood Gel Crema Corpo Idratante
Anguria e Acido Ialuronico



INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Amazon
💸 €9
🏋 350ml
🗺 Made in Francia
⏳ 12 Mesi
🔬 Cruelty Free, Vegan

Trovare una crema corpo estiva, che sia leggera ma idratante, che non appesantisca o unga e che magari abbia una buona profumazione è sempre una impresa. Io stesso, pur avendo una pelle che necessita di idratazione un po' tutto l'anno, a volte d'estate salto proprio lo step crema perché non ce la posso fare. Ma per quest'anno ho trovato la soluzione nella Gel Crema corpo idratante di Garnier Superfood Body.
Non ne ho visto parlare molto, ma praticamente Garnier ha creato una piccola gamma di creme corpo che sfruttano i super cibi, ovvero alimenti che dovrebbero essere ricchi di antiossidanti ed altre sostanze benefiche. In totale sono quattro le creme corpo SuperFood (le trovate qui) e sono una idratante lenitiva, una crema più nutriente, un burro riparatore, e per finire la Crema Gel che ho voluto provare io.

Contiene il 96% di ingredienti di origine naturale, è arricchita con glicerina, estratto di anguria che ha un potere idratante e antiossidante, e acido ialuronico umettante; inoltre stranamente troviamo anche burro di karitè, che sappiamo essere nutriente. Dico stranamente perché questa di Garnier è proprio una crema che si avvicina molto alla consistenza di un gel, è leggera e fresca, e si stende con estremissima rapidità e si assorbe subito. Non ha alcunché di untuoso o pesante anche con le alte temperature che già si sono scatenate, svanisce appena la si massaggia e poi me ne posso dimenticare perché la mia pelle non la risputa fuori. Inoltre non appiccica, e ci si può vestire subito (altro pro per chi va di fretta). Anzi, appena la si stende dà una bella sensazione di freschezza, che non guasta affatto, complice sì, la texture ma anche la presenza di alcol. 
La profumazione ricorda vagamente l'anguria ma io lo definirei in generale un fruttato fresco, che per qualche ora resta sulla pelle. 

Quel che mi piace di questa crema corpo SupeFood Garnier è non solo la consistenza, ma anche l'idratazione prolungata che rilascia e che mi fa sentire la pelle elastica e in pieno comfort anche ore dopo averla applicata. È il prodotto ideale per me, per prendermi cura della pelle durante l'estate, quindi mantenere quella idratazione di cui ho bisogno e non arrivare a settembre come una iguana. Certamente se avete dei forti problemi di disidratazione e secchezza, dovrete alternarla ad altro, dandole magari un ruolo più quotidiano o localizzato. 
Ma la crema Anguria e Acido ialuronico Garnier è ottima anche come doposole, sia per la sensazione di freschezza che per questo suo potere idratante ed elasticizzante leggero e non fastidioso. 
Questa è stata forse la vera sorpresa fra i prodotti corpo per questa estate, e penso che durante l'anno proverò le altre creme Superfood di Garnier. Fatemi sapere anzi se le avete già provate o quale vi incuriosisce di più.


Salt of the Earth Deodorante Spray Naturale (Refill)
Melone e Cetriolo


INFO BOX
🔎 Amazon, online
💸 €19
🏋 500 ml
🗺 UK
⏳ 12 Mesi
🔬Cosmos Natural, Cruelty Free, Vegan


A gennaio di quest'anno vi ho parlato per la prima volta di Salt of The Earth, azienda inglese di prodotti con ingredienti naturali, specializzata soprattutto deodoranti per il corpo.
Avevo provato un loro prodotto che avevo trovato molto funzionale, ma cercavo una profumazione più estiva, e soprattutto cercavo una alternativa più economica, e mi sono lanciato su un refill. Praticamente Salt of The Earth declina i suoi deodoranti in vari formati, spray, stick e roll on, ma tutte queste varianti hanno anche un formato ricarica nelle varie fragranze proposte dall'azienda. 
Io avevo provato la profumazione Sandalo e Ambra, ma per l'estate puntavo a qualcosa di più leggero e fresco, adatto alla stagione ed ho pensato a Melon & Cucumber.

Questi deodoranti Salt of the Earth non contengono alluminio cloridrato ma sono tutti a base di allume di potassio, un anti traspirante naturale più delicato, che su di me funziona benissimo anche nella bella stagione. Nello specifico la variante Melone e cetriolo contiene anche due estratti lenitivi di due diverse varianti di caprifoglio, che sembra essere anche antibatteriche.
La profumazione me l'aspettavo un po' più incisiva e fruttata, invece si mantiene sul fresco e delicato, che comunque non mi dispiace, perché comunque profumi troppo intensi d'estate posso essere poco sopportabili, e permane anche un po'. 
Non so perché ma la versione spray di questo deodorante Salt of The Earth ha un INCI differente, ma l'azienda promette comunque la stessa identica efficacia. 

Ho voluto acquistare il refill del Salt of the Earth non solo perché più economico, ma penso che possa essere una soluzione pratica per varie circostanze: basta avere una confezione spray pulita (non serve usiate per forza i flaconi del brand) e riempirla. Con un pack vi ritrovate fino a 5 flaconi da 100 ml, quindi avrete deodorante per tutta la famiglia. O ancora, se come me avete più beauty da viaggio (qui ne ho scovato uno comodissimo), uno magari per la palestra o uno per una seconda casa, non serve comprare più prodotti, ma vi basta riempire più flaconi (così non si rischia nemmeno di restare senza), e diventa travel friendly.

Per quanto riguarda l'efficacia di questo deodorante Salt of the Earth nulla da eccepire: su di me dura benissimo tutto il giorno, anche sotto stress e con le alte temperature o se sono in giro da qualche parte. 
Inoltre non mi ha mai causato irritazioni, bruciori né ho notato macchie sugli indumenti sia chiari che scuri. È un prodotto su cui mi sento di contare e che mi fa sentire sempre tranquillo. Mi raccomando di shakerare bene la confezione sia prima di travasare il prodotto negli spray, sia quando lo utilizzate sul corpo: l'allume di potassio tende a depositarsi e "separarsi" nella formulazione quindi agitare la confezione sempre ne assicura una equa distribuzione. 
Continuerò ad acquistare questi deodoranti e voglio provare un po' tutte le profumazioni. 



Cien Crema Piedi Idratazione intensa
con Urea


INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 1.99
🏋 100ml
🗺 Made in Germania
⏳  12 Mesi
🔬 //

So che è un argomento poco glamour ma indubbiamente i piedi d'estate sono più in vista e soprattutto sono più esposti a sollecitazioni e secchezza, fra scarpe aperte e giornate al mare magari fra la sabbia o sulle rocce, e quindi se magari durante il resto dell'anno mi basta semplicemente estendere l'applicazione della crema corpo anche sui piedi, per l'estate cerco una soluzione più mirata.
L'anno scorso ad esempio avevo provato la crema piedi con urea di Scholl, ed ho scoperto che l'urea lavora benissimo su questa area. Un po' per caso ho notato da Lidl che anche Cien produce una crema piedi con appunto il 10% di Urea ed ho trovato una alternativa ancora più economica, efficace e reperibile. 
L'urea fa parte del nostro fattore naturale di idratazione cutaneo, ma nei cosmetici ha una doppia funzione: ad una percentuale bassa risulta idratante ed umettante, mentre quando si passa al 10/20% l'urea diventa cheratolitica, cioè va ad esfoliare e rimuovere le cellule morte.

La Crema Piedi Idratazione intensa Cien contiene anche glicerina, lanolina, pantenolo e niacinamide, che sono tutti attivi perfetti per aiutare la cute a restare idratata, morbida ed elastica. La sua consistenza è una sorta di crema-gel un po' collosa, ma non è appiccicosa. Indubbiamente va utilizzata su aree secche e appunto ispessite, richiede qualche istante per essere assorbita ma io ne faccio una sorta di impacco: la sera la applico abbondantemente e metto dei calzini di cotone in modo da dare il tempo al prodotto di agire ed essere assorbito. 
Inoltre ha una profumazione gradevole, sa di pulito, e non è troppo intensa, penso in linea con quello che è il suo scopo. 

Col tempo questa crema piedi all'urea rende gli ispessimenti meno fastidiosi, più lisci e soprattutto un po' tutta la zona risulta più idratata e morbida. Inutile sottolineare che se il vostro è un problema importante (non fatemi essere grafico), è necessario prima esfoliare i piedi meccanicamente per avere dei risultati ottimali, oltre ad essere costanti.
Io continuo a consigliarla a chiunque ed in realtà sono già alla seconda confezione. 
Mi raccomando inoltre di non prendere la crema con la confezione blu perché non mi pare contenga urea e credo sia più blanda, ma ha più o meno lo stesso prezzo di questa. 


Se avete qualche scoperta interessante per questa estate sono tutto orecchi, lasciatemi un commento, magari con i vostri prodotti preferiti.




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Non ho mai... 4, le impressioni sull'ultima stagione

Quest'anno mi sono trovato a dover salutare definitivamente diverse serie tv. Ho iniziato con Sex/Life, che non è stata una grande perdita, ma poi il contraccolpo è arrivato con Firefly Lane e soprattutto La fantastica Signora Maisel, la cui chiusura era comunque anticipata e attesa. 
Il 27 aprile del 2020 avevamo conosciuto Devi Vishwakumar, una adolescente di origini indiane, che però vive in America, protagonista di Non ho mai..., e giorno 8 giugno di quest'anno, con la quarta e ultima stagione le abbiamo detto definitivamente addio.

Devi si ispira in parte dalla vita della sceneggiatrice Mindy Kaling, che come la protagonista di Never Have I Ever, si è ritrovata a dover far quadrare la cultura e le tradizioni indiane, con la modernità dello stile di vita americano. Devi quindi deve confrontarsi sia con tutte le difficoltà che può avere un ragazzo adolescente, fra scuola, primi amori, amicizie e uno sguardo al futuro, ma anche con la propria famiglia che la riporta alle sue origini e con i piedi per terra. Nonostante abbia perso molto presto suo padre, Devi è volitiva ed ha un carattere forte, è intelligente e sensibile, non si tira indietro davanti alle circostanze avverse, ma è pur sempre una ragazza che non ha ancora la maturità di capire le ripercussioni delle sue azioni, e la sua impulsività la caccia sempre nei guai. 

Nel corso delle tre stagioni di Non ho mai, abbiamo visto Devi crescere e appunto confrontarsi con tutte le cose che, ovviamente, una adolescente non ha mai vissuto nella propria vita, l'abbiamo vista affrontare i primi amori, a partire dal belloccio della scuola Paxton, passando per Ben, l'amico-nemico con cui entrare sempre in competizione, e al suo fianco ci sono le amiche di sempre Fabiola ed Eleanor, con cui confrontarsi, ma anche litigare a volte.
Nel corso di questa quarta stagione ritroviamo molte delle caratteristiche per cui abbiamo amato Devi fin dal primo episodio, ma è arrivato il momento di crescere, fare il grande passo, perché il liceo è terminato ed è tocca decidere cosa fare del proprio futuro, a quale college iscriversi (o almeno provarci), e mettere un punto sulla sua turbolenta vita sentimentale.

L'ultima stagione di Non ho mai ci fa salutare una Devi che è cresciuta, che è finalmente pronta ad abbracciare le sue origini, con tanto di balletto in stile Bollywood per il matrimonio della nonna, ma anche superare, comprendere ed accettare se stessa, imparando a lasciare andare ciò che non le serve più, incluse le sue convinzioni sbagliate, ma portando sempre con sé gli insegnamenti della madre, del padre e la sua fede. Non manca però la paura e quella umanità che da sempre ha reso la protagonista di Non ho mai... particolarmente empatizzabile.
Questa quarta stagione è riuscita secondo me a chiudere quanti più linee narrative possibile e, sebbene a malincuore, possiamo salutare Devi, sapendo che avrà sicuramente la caparbietà per andare avanti anche al college.


Non mancano però anche le parentesi, seppur frettolose, a tutti i personaggi secondari, a partire da sua madre Nalini, che finalmente si è riaperta all'amore, e la cugina Kamala, ma ovviamente anche Paxton ha finalmente trovato la sua strada, seppur con qualche tentennamento, e lo stesso vale per Eleanor e Fabiola, di cui conosciamo brevemente anche l'estate post liceo.
È purtroppo la fretta secondo me il più grosso difetto di Never Have I Ever 4, fermo restando che abbiamo sempre avuto a che fare con una serie tv sbrigativa, i cui 10 episodi durano appena 30 minuti, e soprattutto che non ha mai voluto sfociare nella pesantezza o nell'eccessiva serietà nei toni e nei contenuti.
Vengono di conseguenza messe da parte tematiche sensibili, ma anche alcune parentesi narrative hanno ovviamente uno sfogo molto rapido.

Dall'altro lato è rimasto invariato, nel corso di tutte le stagioni, inclusa quest'ultima, la fluidità ed il piacere con cui si guarda questa serie tv, sempre in mezzo fra il serio e il faceto.
In tutto questo il cast ha saputo tenere botta fino alla fine, a partire soprattutto da Maitreyi Ramakrishnan, che proprio da Non ho mai ha iniziato la sua carriera, e sarà bello rivederla in altri ruoli più avanti. 
Nonostante non sarà una serie tv indimenticabile, Never Have I Ever si è mantenuta come un'ottima compagnia nel corso di tutte le stagioni, anche a volte al di sopra di quanto propone Netflix


Le mie opinioni sulle salviette autoabbronzanti SunDance

Sundance è la linea di prodotti solari proposta da DM Drogerie Markt, ed è davvero ampia. Dalle protezioni con SPF per viso, labbra e corpo, anche per bambini e pelli sensibili, ai doposole e ad appunto una piccola selezione di autoabbronzanti.
Qualche tempo fa, parlando del primo self tan in mousse che ho provato, e vi avevo raccontato che l'abbronzatura non è onestamente la mia priorità: non amo stare al sole, ed avendo una pelle chiara con molti nei non è nemmeno qualcosa che i medici mi consigliano. Onestamente non mi scalfiscono nemmeno più i "ma sei troppo bianco", però ammetto che, soprattutto sulle gambe quando arriva la stagione dei pantaloni corti, mi piace smorzare il pallore autunnale. Per questo ho deciso di dare una chance alla Salvietta autoabbronzante Viso e Corpo di Sundance.


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €0.79
🏋 1 salvietta
🗺 Germania
⏳ Monouso
🔬 Natrue, Vegan

Il prodotto è estremamente semplice e non l'innovazione del secolo perché lo trovate anche di altri brand. Si tratta di salviettine monouso imbevute di un siero attivatore di abbronzatura, da passare sul corpo e sul viso come in genere facciamo con delle salviette pulenti, e lasciare agire. Queste di Sundance promettono di abbronzare la pelle fra le 2 e le 6 ore dopo l'applicazione. 
L'agente che permette questa abbronzatura senza sole è il diidrossiacetone (DHA), che la sostanza più usata nei self tanner ed è un estratto della canna da zucchero, che stimola superficialmente la produzione di melanina. In più troviamo anche pantenolo e glicerina per dare al prodotto un effetto idratante ed addolcente.
Inoltre ha una profumazione fresca e delicata, abbastanza evanescente.
Questo autoabbronzante Sundance in salviette è estremamente semplice da utilizzare, ed ovviamente è consigliato applicarlo su pelle pulita e esfoliata per avere un effetto omogeneo. Non è necessario risciacquare il prodotto dopo averlo steso, ma è necessario lavare bene le mani, infatti non mi sono mai trovato i palmi o le unghie macchiate.

La prima cosa che mi ha convinto del prodotto è che appunto, rispetto ad una mousse, è molto più rapido da utilizzare, e molto più a prova di imbranato o principiante. D'altronde una salviettina sappiamo tutti sfregarcela addosso.
Una salvietta a me basta per coprire tutto il corpo uniformemente, ma ho sempre escluso il viso perché non mi interessa.
Inoltre apprezzo che questo autoabbronzante non appiccichi e non richieda troppo tempo per essere assorbito, anzi le volte in cui l'ho utilizzato mi sono rivestito dopo qualche minuto senza riscontrare macchie sui vestiti.

L'auto abbronzante in salviette Sundance non credo che sia fra i prodotti che offrono una abbronzatura intensa dal primo utilizzo, e anche per questo mi sento di indicarlo più a principianti o chiunque voglia un effetto più graduale e gestibile. Inoltre, visto che si tratta di salviette monouso, penso che non sia adatto a chi intende farne un uso prolungato perché sarebbe inutilmente dispendioso e noioso. Meglio optare per una lozione o una crema a quel punto.
Non ho fatto foto del risultato perché non mi sembrava il caso ma questo self-tan Sundance mi ha dato quella lievissima colorazione che cercavo, in grado di smorzare un po' il pallore, senza risultare artificiale. Magari per gli altri non sarà questa tintarella pazzesca come di ritorno dai caraibi, ma per me è più che sufficiente e risponde alle mie necessità.

Dopo le sei ore indicate dal brand ho notato una "abbronzatura" abbastanza omogenea, senza strisce o effetti strani e non mi è sembrata eccessivamente calda o aranciata. Non ho invece notato irritazioni: il panno è comunque molto morbida ed il prodotto mi sembra sufficientemente delicato, non contenendo alcol. Io le trovo abbastanza idratanti, ma per pelli molto secche è meglio accompagnarle ad una crema corpo.
Ho volutamente usato le salviette a distanza di tempo, perché come dicevo non mi interessava stratificarne l'effetto e per vedere un po' la durata e penso che dopo circa una settimana ero punto e d'accapo, ma questo perché, e lo specifica anche SunDance, è necessario fare più applicazioni costanti per ottenere un effetto più intenso e duraturo.

È insomma un prodotto che potrei riacquistare anche in futuro, anche se sul sito DM non è sempre disponibile.
Voi avete provato qualcosa della linea Sundance? Io ho in programma un'altra recensione sui loro prodotti.




Due documentari piccanti su Netflix, ma che non lasciano il segno 🌶

Mi sono fatto stuzzicare da due documentario disponibili su Netflix, legati in un certo senso non solo dal fatto di essere sulla stessa piattaforma, ma anche dalle tematiche scottanti. Non tutto è perfetto, come sempre, ma vediamoli più da vicino.

Money Shot – La storia di PornHub
Documentario

Da anni ormai Pornhub non è solo associato al mondo dell'intrattenimento per adulti ma, attraverso una massiccia campagna di marketing, il sito è riuscito ad emergere dai meandri della pornografia online, diventando un simbolo pop ed un fenomeno di massa più ampio. Il colosso ha cercato negli anni di uscire dalla bolla con delle campagne in grado di unire la sessualità ad altre tematiche, e spingere sui diritti delle sex worker e su una maggiore inclusività.

Ma nel 2020 scoppia un bubbone che porta a galla molte cose. Infatti non è solo la pornografia in se e per sé ad aver reso nel tempo controverso Pornhub, ma anche alcune delle dinamiche che riguardano i retroscena fatti di algoritmi e denaro.
È stato un articolo del New York Times ad aver svelato al mondo che il sito in realtà aveva un lato oscuro, dovuto ai video caricati sulla piattaforma da utenti non verificati (e quindi non identificati) che condividevano immagini di abusi anche su minori.


È soprattutto il National Center on Sexual Exploitation (NCOSE) a cavalcare quest'onda ma le sue intenzioni sono diventate più una lotta contro la pornografia in generale.

Quelle che Money Shot racconta sono una serie di circostanze che si muovono su più livelli, legali e sociali, e su cui hanno influito anche le leggi restrittive e censurative, sostenute da organizzazioni religiose bigotte e di destra. Ma non fa sconti nemmeno a Pornhub e Mindgeek, l'azienda che gestisce il sito, visto che per lungo tempo non ha azionato abbastanza strumenti che riuscissero davvero a controllare quello che gli utenti caricavano sul sito. In tutto ciò a risentirne sono stati indubbiamente i sex worker che sono diventati, senza se e senza ma, i colpevoli di tutto.

Questo documentario Netflix è interessante proprio per l'ampio respiro che ha, dando un quadro della situazione abbastanza comprensibile anche a chi non è addentrato o non ha letto notizie a riguardo. Magari, chi invece si è informato nel tempo, potrebbe trovare Money Shot un po' troppo superficiale. 
Io invece sto nel mezzo: mi sarebbe piaciuto infatti avere qualche informazione in più, in alcuni punti mi è sembrato un po' ripetitivo o concentrato su dettagli meno importanti.
Lo stile di Money Shot – La storia di PornHub, creato da Suzanne Hillinger, e disponibile su Netflix dal 15 marzo, è molto lineare, non spicca per qualche scelta particolare, ma come vi dicevo è comprensibile e abbastanza fluido, con una durata il linea col genere.
Penso che metta in tavola tutte le carte della questione senza però dare un giudizio definitivo, ed in generale l'approccio è super partes. Magari non vi lascerà di stucco, né vi emozionerà particolarmente come è successo con me, ma Money Shot fa emergere ancora una volta quel volto di una America divisa da una sfilza di contraddizioni. 



Anna Nicole Smith: la vera storia 
Documentario

Marilyn, Pamela, Britney, e adesso anche Anna Nicole, o per meglio dire Vickie Lynn, è l'altra donna bellissima diventata icona di un'epoca che Netflix ha deciso di mettere sotto la lente di ingrandimento, per farci conoscere le ombre e le luci di un vissuto sopra le righe, fino a quello che sarà il suo prematuro epilogo.
Nata appunto Vickie Lynn Hogan, Anna Nicole raggiunse negli anni '90 e gli inizi del 2000 una fama grandissima ma non fu una vetta semplicissima da scalare e questo documentario cerca di raccontarci questa parabola terminata con una fine tragica. Da bambina nata in Texas, Anna Nicole rivela subito la sua voglia di emergere e di diventare famosa, ma soprattutto dare un tetto a quel figlio avuto a soli 16 anni. Così inizierà ad esibirsi nei locali come spogliarellista, ma solo quando diventerà una playmate Anne Nicole Smith riuscirà a trovare il suo trampolino di lancio.

Da quel momento i suoi sogni diventeranno realtà: prima sarà uno dei volti di una famosissima campagna Guess, e poi volto del cinema e dello spettacolo. Ma sarà soprattutto il gossip, i giornali scandalistici e i paparazzi a vedere in Anna Nicole Smith una pepita d'oro da far brillare all'occorrenza.

I drammi personali e familiari, suoi amori contrastati e soprattutto quel matrimonio particolare, con l'allora ultra ottantenne James Howard Marshall II, misero l'ex playmate al centro delle polemiche, ma diventerà per lei anche un incubo legale.
Anna Nicole Smith: la vera storia, disponibile dal 16 Maggio di quest'anno, segue un po' il percorso che avevo già notato negli altri documentari Netflix in cui la voce della diretta interessata non può o comunque non viene ascoltata, ma che ci dà una panoramica generale, lineare e cronologica su quello che è la storia della sua protagonista. 

Nonostante anche in questo caso la creatività non è indubbiamente la prima qualità, visto che le fondamenta del documentario sono le solite testimonianze di chi ha conosciuto Anna Nicole, o alcuni filmati dell'epoca, credo che anche in questo caso siano riusciti a dare un quadro completo e sopra le parti. Indubbiamente si sarebbe potuto spingere di più sul sottolineare quanto la mentalità patriarcale dell'epoca (e di oggi) abusasse e spremesse in modo meschino queste celebrità, e di quanto i media non si ponessero problemi nel ledere l'immagine di una donna, ma il risultato è comunque onesto.
La stessa Anna Nicole Smith viene dipinta con le sue fragilità, ma anche nella sua capacità purtroppo di auto sabotarsi. Vittima sì degli altri, ma anche di se stessa, divorata dalla fame di successo, divismo, popolarità e denaro.


Perché lei, come dice lo stesso documentario, era adorata da tanti, ma amata da pochi, e forse anche la stessa Vickie non aveva mai saputo amare davvero Anna Nicole.
Pur quindi non lasciando un segno particolare, a causa di uno stile molto tradizionale, Anna Nicole Smith: la vera storia riesca a raccontare in maniera onesta, senza annoiare, e con le giuste tempistiche un vissuto che vale la pena ricordare, per rinfrescare la memoria a chi come me all'epoca c'era (anche se giovane), e lasciare testimonianza alle nuove generazioni che forse, per fortuna, non hanno visto da vicino le storture del decennio.






Sono tornati i prodotti solidi di Cien Nature, ed ho provato il Detergente Viso al Carbone

Di recente, mentre facevo la mia solita spesa da Lidl, ho notato che gli scaffali si erano arricchiti di una gamma di prodotti solidi di Cien Nature che non avevo ancora visto.
All'inizio dello scorso anno vi avevo già parlato della piccola linea solida che l'azienda aveva lanciato, e c'erano proprio degli alti e bassi: a parte che si trattava di pochi prodotti, i bagno doccia mi erano piaciuti molto, mentre con i prodotti capelli ho iniziato a lavarci spugne e pennelli, visto quanto scarsamente li avevo apprezzati.
Qualche settimana fa però ho visto questa linea di cosmetici solidi Cien completamente ampliata e rinnovata.


Quando ho pubblicato questa storia su Instagram mi avete detto che queste referenze esistono già da diversi mesi, ma da me non erano ancora apparsi. Questo purtroppo fa un po' capire il declino delle scelte di marketing di Lidl, che non solo non mette praticamente più i prodotti sul volantino, ma ha una distribuzione spesso randomica.
Ho deciso quindi di provare diversi prodotti solidi Cien, ma mi sono ovviamente accertato che si trattasse effettivamente di nuovi cosmetici. Infatti gli INCI sono differenti per quanto riguarda i prodotti già esistenti, e nuovi per quanto invece concerne i nuovi. 
La linea Cien Nature di prodotti solidi sulla carta ha aspetti differenti rispetto la precedente: è infatti prodotta in Italia e non in Germania, dalla San. Eco.Vit. srl, ed è certificata da BIOS NaturCosmetics. Già in passato era capitato che una gamma Cien fosse prodotta da questa azienda, e se non erro era quella arricchita con latte d'asina. 
Purtroppo l'azienda non ha migliorato questo pack di cartone, aggiungendo un sigillo che possa impedirne l'apertura, cosa che in negozio accade sistematicamente. 
Un'altra novità è l'aggiunta di alcune nuove referenze, come appunto il Detergente Viso Solido al carbone di cui vorrei parlarvi.



INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 2.99
🏋 40g
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
🔬 BIOS NaturCosmetics

Se vi sembra un prodotto familiare, è perché anche PHBio Green, altro brand saltuariamente disponibile da Lidl ha un detergente viso simile, ma, prima di acquistare, mi sono effettivamente accertato che l'INCI fosse differente (o per lo meno, in rete non ho trovato la stessa lista degli ingredienti).
Il detergente viso Cien Nature contiene intanto amido di mais, che non solo aiuta l'emulsione, ma sulla pelle è addolcente ed emolliente, ma anche assorbente ed opacizzante. Ha la stessa funzione la polvere di carbone che contiene, ma la formulazione mi è sembrata bilanciata perché questo detergente solido contiene anche glicerina e burro di karité.
Cien Nature ha aggiunto anche una gradevole profumazione, molto delicata. 

Basta sfregare questo panetto fra le mani bagnate, o direttamente sul viso umido per utilizzarlo: così facendo infatti si crea una bella schiumetta, che va appunto a detergere il viso. Io ho sempre preferito il primo utilizzo, perché credo sia più efficace.
È specificato di evitare il contatto con gli occhi, ma non è scritto invece di evitare la zona perioculare. Io infatti in questo senso non ho avuto problemi, non mi ha fatto pizzicare o bruciare gli occhi.
Sono invece più vaghe le indicazioni sulla tipologia di pelle a cui questo detergente viso solido è pensato. Sulla parte frontale Cien dice che il prodotto offre una detersione profonda, mentre sul lato viene definito come un detergente solido delicato, e lo sappiamo che le due cose difficilmente coesistono, specie se vengono inseriti attivi purificanti come il carbone.


Dopo l'uso posso dirvi che secondo me questo detergente viso solido è adatto a pelli normali, miste, con qualche impurità, ma non particolarmente problematiche.
In questo periodo dell'anno (siamo in estate, per i futuri lettori) la mia pelle è più mista e mi ci sono trovato bene perché ho sempre ottenuto una detersione soddisfacente ma senza sentirmi la pelle secca o tirante. Ho utilizzato questo prodotto solido Cien Nature praticamente tutti i giorni, sia al mattino che alla sera, senza ritrovarmi il viso irritato o disidratato. 
Non credo sia il suo scopo, e non nasce come un detergente viso per pelli secche o aride: va bene usarlo ogni tanto, ma non può essere secondo me il detergente viso quotidiano.


Il detergente viso solido non credo si presti anche come make-up remover, perché riesce a togliere le tracce di un trucco leggero e di protezione solare, ma di certo non vi strucca un viso completamente coperto da prodotti waterproof.
Meglio se pensate di usarlo in una doppia detersione, come detergente viso schiumogeno.
Se è un aspetto che vi preoccupa posso anche dirvi che questo prodotto viso Cien Nature si sciacqua facilmente e rapidamente, quindi nessun problema dal punto di vista pratico.


Avete già messo alla prova questi prodotti solidi di Cien Nature?
Qui vi ho parlato dello shampoo e del balsamo capelli nella nuova formulazione; mentre a questo link trovate la recensione dei bagnodoccia. 


Non sono ancora morta: la serie tv Disney + da vedere

Un paio di settimane fa vi avevo parlato di due serie tv Disney+ carine ma non particolarmente memorabili, che si lasciavano vedere ma che non mi hanno convinto al 100%. Oggi invece vorrei parlare di un'altra serie, sempre su questa piattaforma streaming e che invece penso dobbiate vedere, se non l'avete ancora fatto. 


Not Dead Yet ci catapulta nelle disavventure di Nell Serrano (Gina Rodriguez, famosa per Jane the Virgin, che io non seguivo), che sarebbe anche una giovane giornalista, se non fosse che per seguire l'amore ha rovinato la sua vita. Adesso, per cercare di rimettere insieme i cocci della sua vita, si ritrova a scrivere necrologi per una rivista, con a capo una donna severissima e lunatica. Nell tra l'altro condivide a fatica l'appartamento con un coinquilino con cui non ha una particolare empatia a primo impatto. Ma è soprattutto una particolare scoperta a sconvolgerla: ogni volta che le viene assegnato un nuovo necrologio, Nell inizia a vedere e parlare con la persona defunta. 

Non serve aggiungere altri dettagli della trama, anche perché è una commedia e rischierei di togliervi il gusto di darle una chance, ma fatemi spiegare meglio questa Non sono ancora morta, perché potrebbe diventare anche per voi quel guilty pleasure che vi terrà compagnia e non solo.
Vi ricordate Ghost Whisperer o sono troppo vecchio? Ecco, immaginatevi una versione meno lacrimevole, più leggera, fresca e contemporanea, ma che non manca mai di far riflettere lo spettatore. 
Nell sta appunto cercando di far funzionare nuovamente la sua vita, ma è un percorso, ed ha ancora molto da imparare: era convinta di avere una vita perfetta o quasi quando è volata in Gran Bretagna per seguire quello che credeva essere l'uomo ideale, ma tutto si è sgretolato, e man mano deve capire come mettersi lei stessa in gioco, fa cadere le sue certezze e riflettere.


Tutti i morti o quasi di Non sono ancora morta, aiutano Nell in questo, ma ovviamente i fantasmi che la protagonista vede non sono delle persone risolte o macabre figure che si agirano fra noi viventi, ma hanno caratteri, manie e particolarità, e soffrono ancora delle difficoltà che avevano durante la loro vita. 
Quindi sì, da un lato danno occasione a Nell e a noi di riflettere su molti aspetti, soprattutto sull'ambito sentimentale, ma ci danno anche occasione di ridere. 
Non sono ancora morta è e resta sempre una comedy eccentrica, ma senza dover risultare sempre sguaiata, sa essere anche calorosa e confortante, in cui finisci per voler bene ai suoi personaggi, senza risultare stucchevole o pesante, anche se, se vi becca nel momento giusto, una lacrimuccia riesce anche a farvela scappare. 


Il messaggio che mi ha colpito di più, in mezzo a questo quadro di spensieratezza, è stato come sottilmente siano riusciti a parlare di accettazione di sé. Non vi dico niente, ma a volte i protagonisti di serie tv o film che devono comprendere loro stessi, fanno un viaggio dell'eroe palese, in cui passano dall'essere completamente sfigati, a sentirsi dei fighi assoluti. Quello di Nell è invece, come dicevo, un percorso che indubbiamente parte da un momento di down, ma certamente lei non è sciocca, non è la perenne goffa mal vestita, e soprattutto la sua esperienza, fra le altre cose, la porterà a capire che deve accettarsi e apprezzarsi nella sua particolarità, ed ascoltare di più se stessa. 
In questo senso, i fantasmi diventano un espediente: a volte non conosciamo nemmeno tutti i dettagli del defunto, perché comunque la serie ruota intorno ad altro. 


Il prezzo da pagare affinché tutto funzioni al meglio è togliere parte della propria incredulità, perché magari non sempre Not Dead Yet è proprio realistica. Escludendo ovviamente il fatto che sia in grado di vedere queste anime defunte, ma la capacità di Nell di scrivere dei necrologi molto dettagliati su persone che alla fine non conosce, dovrebbe far pensare male quantomeno i suoi colleghi. Lei stessa poi non si pone molte domande su come mai, improvvisamente parli con i morti, sebbene dia di matto in prima battuta. 
Inoltre potrebbe non piacere a chi non cerca questo tipo di commedia, visto che riunisce molti degli stilemi del genere, alternando le difficoltà della vita in ufficio, a quelle con un coinquilino particolare, fino a dover affrontare un amore più o meno del passato o qualche nuova fiamma. Se non cercate una serie tv che coinvolga questi temi, lasciate perdere.

In realtà tutti questi aspetti non mi sono pesanti e non credo lo faranno anche con voi perché Non sono ancora morta è molto fluida nella sua storia, si muove con linee narrative sia orizzontali che verticali, ed è facile voler proseguire in fretta fra tutti i 13 episodi (da circa 20 minuti ciascuno, non spaventatevi).

Nell e gli spiriti che vede non sono gli unici mattatori di Non sono ancora morta, perché tutto il cast contribuisce in queste oscillazioni fra il serio e la risata, fra una tematica recente, come l'adozione, la fecondazione assistita, l'autismo, al momento di comic relief.
Secondo me questa serie riesce meglio negli intenti che aveva ad esempio Unprisoned di oscillare fra il serio e il faceto senza appesantire, annoiare e restando abbastanza fluente nella narrazione. 
Non mi stupisce insomma che Disney+ abbia già rinnovato la serie per una seconda stagione, ne parlo qui.


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