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Film e serie tv di Giugno: Novità TOP e ritorni tiepidi

Giugno si chiude e quindi è il momento del mio recap su film e serie tv visti nel corso del mese. Facendo un passo indietro mi sono accorto che a giugno ho parlato di diversi ritorni, visto che si sono concluse le nuove stagioni di alcune serie tv che stavi già seguendo.

Per me ad esempio continua a dover stare fra i promossi la serie tv Paramount + Matlock con Katy Bates, che è arrivata alla seconda stagione ed è già stata rinnovata per una terza.

Mi era capitato di leggere di persone un po' deluse dall'andazzo generale della stagione più che altro per il fatto che sia diventata ripetitiva e richieda sempre molta sospensione dell'incredulità. A me Matlock 2 è sembrata però un proseguo sensato della prima stagione, ed anzi ci sono state delle piccole variazioni di stile che hanno avuto comunque coerenza. 

È ovvio che se vi aspettiate la miglior serie procedurale del decennio, sarete delusi, ma Matlock continua ad essere un ottimo intrattenimento per me, leggero ma non troppo, e quindi proseguirò con la terza stagione appena arriverà.

A propositi di ritorni e promossi, a Giugno ho terminato la quarta ed ultima stagione di Envidiosa, che in realtà era arrivata su Netflix il 29 Aprile, e un pochino mi è spiaciuto.

Non ha avuto da noi un exploit particolare, ma io l'ho trovata una comedy diversa, fresca, interessante sotto più punti di vista, divertente quanto basta, ma riflessiva quando serve. Griselda Siciliani ha fatto un ottimo lavoro e dato vita ad un personaggio complesso ma universalizzabile. Inoltre avere un capitolo conclusivo alle avventure di Vicky non può che dare alla serie tv una promozione. 
Non so se avete letto, ma hanno pensato ad un remake italiano di Envidiosa con Diana del Bufalo, un po' com'è stato per Chiami il mio agente. Magari gli darò una chance.

Promuovo anche la seconda stagione di The Four Seasons anche se meno brillante della prima.

Diciamo che mi è mancata qualche risata in più, mi è sembrata questa una stagione un po' più cupa, matura, che non è sempre un male, ma The Four Seasons credo nasca principalmente come comedy, quindi mi aspettavo un pizzico di brio in più. In ogni caso è una stagione che mi è piaciuta, si segue sempre volentieri, non è mai troppo pesante o complessa. Anche qui abbiamo già il rinnovo per una terza stagione quindi si prosegue. 

Sul versante novità do il mio pollice su a due piccole scoperte di cui ho sentito poco parlare, sono entrambe due commedie e le trovate su Disney plus. La prima è Alice and Steve, che secondo me è originale, simpatica, scorrevole e sboccata quanto basta.

Ho letto una recensione del The Guardian dove una giornalista era atterrita dalla differenza di età fra Steve e Izzy, e lo considera un rapporto quasi incestuoso per la conoscenza che dovrebbe intercorrere fra i due, ma personalmente non ho visto nulla di tutto ciò. Steve e la figlia di Alice non hanno una conoscenza stretta, da pseudo zio e nipote, anzi sembra che fra loro non ci siano stati molti contatti, quindi non serve chiamare la buoncostume, ma solo godersi questa piccola serie tv inglese con un tono un po' sopra le righe ed una storia curiosa. Non sarà un capolavoro, ma tiene compagnia. 

Più o meno le stesse parole che potrei usare per la seconda serie tv che promuovo ovvero Not Suitable for Work.


Qui il derivatismo si fa più evidente, ma la serie tv creata da Mindy Kaling conserva una sua freschezza e piacevolezza. Poi ho subito apprezzato il cast, credo ci sia una buona chimica e spero che le loro avventure continuino. 
A proposito, il difettuccio di queste due serie tv Disney è che hanno entrambe un finale aperto e manca ancora una conferma ufficiale per un rinnovo.

Sul versante delle serie tv che invece boccio, nomino solo la terza ed ultima stagione di Euphoria.

A questo punto mi sembra di aver fatto una crociata contro Euphoria, quando in realtà ne riconosco tutti i punti di forza ed anche la bellezza e capisco bene come mai abbia tantissimi fan in tutto il mondo. Il mio problema fin dal principio è stato che non mi è sembrata una serie tv così originale ma soprattutto è stata coperta da così tante aspettative e pretese che mi aspettavo la perfezione. Arrivati a questa terza stagione secondo me i nodi sono venuti al pettine e i difetti sono stati palesi: la costruzione di storie e personaggi volti più a creare scalpore che una narrazione densa hanno portato gli autori stessi a dover snaturare la serie pur di trovare un finale.
Questo ultimo capitolo di Euphoria mi è sembrato quasi un thriller western che poco ci azzeccava col resto. Comunque se volete leggere tutte le mie opinioni potete fare un salto qui.

Passando ai film di Giugno ho due promossi e una lunga sfilza di bocciati che mi hanno deluso.
Un voto positivo va sicuramente a Volo notturno per Los Angeles, il primo film scritto e diretto da John Travolta che trovate su Apple tv+.

Pur non avendo una sceneggiatura così articolata e complessa, a me è sembrato un film coccoloso, tenero, esteticamente bello da vedere e recitato altrettanto bene. Si colgono subito le sfumature autobiografiche di Travolta e l'effetto fiaba della buonanotte arriva tutto. 

Toni completamente diversi li trovate invece in Hallow Road - Corsa contro il tempo.

Rosamund Pike e Matthew Rhys reggono benissimo un film particolare, forse non adatto a tutti, ma ben costruito, teso, cupo, che si fa seguire molto volentieri. A funzionare sono ovviamente i dialoghi, fondamentali per l'impostazione stessa del film, e la regia che ci aiuta ad entrare meglio nella storia. 

Parlando invece dei flop del mese, non posso non nominare Ladies First, arrivato su Netflix proprio a Giugno e sempre con la Rosamund Pike. 

Incipit e cast sarebbero anche accattivanti, ma le idee che funzionano in questo film sono poche, o meglio ho avuto l'impressione che non si volessero sforzare più di tanto per creare una storia davvero diversa. Il tutto si traduce in un film senza verve, meno brillante di quanto vorrebbe, quasi un po' vecchio. Ladies First però non è il peggiore di giugno perché c'è Le Cose non Dette, ultimo film di Gabriele Muccino.

Anche qui hanno raccolto un buon cast di attori italiani noti, ma la sceneggiatura è stantia e viene raccontata in un modo altrettanto poco innovativo: soliti tradimenti, solite urla, soliti personaggi con le stesse paranoie. Le cose non dette non ha nulla di "omesso", di non detto, ma segue lo stesso schema già visto di altri titoli, e a nulla serve lo sfondo di Tangeri, o la vaga deriva thriller, per salvare questo film piatto.

Infierisco solo un attimo anche su Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, arrivato al cinema il 17 giugno, che si porta dietro un po' tutti questi difetti, ma anche altri. 

Speravo in un action movie divertente, ed invece l'azione latita tutto il tempo, idem la risata, e il voice over di Glen Powell non aiuta. Mi è sembrato tutto molto patinato, termine che non amo ma che rende l'idea di finto, misurato e lucidato che forse non giova a questo Ricchi...da morire.
Anche la satira, o la denuncia, contro l'arrivismo e la ricchezza ad ogni costo arriva in modo blando, e non lascia un segno.
Se non si è nel giusto mood o magari siete un po' stanchi sono quasi certo che vi possa portare a sbadigliare. 


I ritorni seriali su NOW: nuove stagioni promosse a metà

Come vi ho ripetutamente anticipato, mi sono trovato un po' ingolfato con serie tv terminate nel corso delle ultime settimane. Sono rinnovi a nuove stagioni, arrivati in streaming negli ultimi mesi del 2025, e vuoi per le uscite settimanali, vuoi per l'ammassarsi di tanti titoli, riesco a parlarne solo ora. 
Intanto cerco di mettere il punto su due serie tv arrivate su Sky/NOW.  


Call My Agent - Italia
Terza stagione

Dal 14 al 28 Novembre 2025 sono arrivati su Sky/Now i nuovi episodi della terza stagione di Call My Agent!, la serie tv remake di Chiami il mio agente, disponibile su Netflix.

Dopo una seconda stagione che aveva perso secondo me slancio e freschezza, qui forse c'è stato un piccolo ritorno alla qualità dei primi episodi. I nostri agenti Vittorio, Lea e Gabriele devono affrontare la morte di Elvira (Marzia Ubaldi), una perdita non solo umana ma anche per la CMA: i tre infatti adesso si ritrovano con le quote dell'agenzia da spartirsi, ma c'è un plus. Uno dei tre infatti può diventare amministratore delegato e quindi dovranno contendersi il posto.

Nel frattempo però gli agenti non solo si devono occupare dei capricci, dei problemi e degli inconvenienti che riguardano le star che fanno parte del carnet della CMA, ma un'ombra si sta stendendo sull'agenzia: la UBA, una multinazionale che vorrebbe acquistare lo studio. Potrebbe essere una soluzione ai problemi finanziari della CMA, ma a che costo?


Call My Agent Italia continua ad essere un intrattenimento gradevole, che anzi come dicevo mi ha lasciato una migliore impressione rispetto alla passata stagione, anche se mi sembra acclarato che non siamo ai livelli dell'originale. Dix pour cent infatti aveva una verve, un dinamismo, ma anche una certa malizia che rendeva tutto più stuzzicante, mentre la controparte italiana non è mai riuscita ad avere questo animo tagliente. 
Questa terza stagione mi è sembrata comunque equilibrata nel gestire tutte le linee narrative senza pasticciare troppo, dando comunque uno sviluppo abbastanza costante sia alle storyline verticali che a quelle orizzontali. 
Il problema però di una serie tv che si basa proprio su una sceneggiatura a due livelli è che non sempre le vicende autoconclusive sono valide o appassionanti da reggere la puntata.

Le guest star di questa terza stagione di Call My Agent sarebbero state anche varie ed interessanti, ma sono poi le vicende che non sempre convincono.

Da Michelle Hunziker con la figlia Aurora Ramazzotti, a Ficarra e Picone, passando per Luca Argentero, non mancavano insomma i volti noti da usare, però personalmente ho trovato alcuni episodi più fiacchi di altri. Penso ad esempio a quello incentrato su Stefania Sandrelli, dove secondo me si nota come gli sceneggiatori non sappiano gestire i tempi comici, dilatando troppo la durata della puntata che risulta con poco mordente e ripetitiva. Molto interessante invece quella con Miriam Leone perché dà la possibilità di parlare di maternità in senso più ampio e consente ad uno dei personaggi principali di fare qualche passo in avanti e mettersi in gioco. 

Ho anche poco apprezzato il rapporto fra Gabriele (Maurizio Lastrico) e Sofia (Kaze), di cui vediamo l'evoluzione già da subito, quindi tutto quello che ci propongono diventa quasi un di più, un riempitivo noioso e appunto ridondante. 
A fine 2025 è stata confermata una quarta stagione di Call My Agent Italia. Spero solo che rivedano un po' questa formula perché sta invecchiando velocemente.


Mistletoe Murders - Delitti sotto l'albero
Seconda stagione 

Dal 27 Dicembre 2025 al 10 Gennaio 2026 è tornata su Sky la seconda stagione di una serie tv che avevo promosso fra i titoli da vedere a Natale, ovvero Mistletoe Murders - Delitti sotto l’albero. Un cozy mistery prodotto da Hallmark+ che mi aveva convinto perché unisce il giallo ad uno stile rilassante, da commedia appunto natalizia, pucciosa ma non zuccherosa.

La prima stagione si era chiusa lasciandoci in sospeso sulla vera identità di Emily (Sarah Drew) e sui motivi per cui è così misteriosa sul suo passato. Il detective Sam Wilner (Peter Mooney) infatti vuole in qualche modo smascherarla, e in questa seconda stagione scopriremo qualcosa di più su Emily. Attraverso alcuni flashback, soprattutto incentrati sull'adolescenza della donna, scopriremo di più sulle sue competenze e su come ha sviluppato questo fiuto per le indagini. Nel frattempo non mancano nuovi misteri da risolvere nella non più molto tranquilla cittadina di Fletcher's Grov.

Mistletoe Murders 2 si merita per me una promozione esattamente come la prima stagione perché prosegue esattamente allo stesso modo, con l'aggiunta di qualche approfondimento in più sui personaggi. Conosciamo ad esempio anche la mamma di Violet, la figlia di Sam, che, al contrario di tanti altri film e serie a tema natalizio, non è morta malamente, ma semplicemente si è separata dal marito. Questa scelta dà l'opportunità a piccole dinamiche che magari non rivoluzionano la serie ma danno maggiore tridimensionalità ai protagonisti.

Come per la prima stagione, anche nei nuovi episodi la trama più thriller si svolge lungo due diverse puntate, e anche qui tocca ammettere che non tutto ha sempre la stessa capacità intrattenitiva. 
Se alcune storyline risultano piacevoli, curiose, magari dal vago sentore alla Desperate Housewives, altre sono forse un po' pasticciate, e mancano di quella sottigliezza che può tenere ancorato lo spettatore.


I casi da risolvere insomma non sono tutti convincenti o estremamente realistici, ma io credo che comunque Mistletoe Murders svolga il suo ruolo appunto di compagnia, mescolando generi diversi, dal mistero appunto, alla commedia, con una punta romantica. 

Credo che nella terza stagione, che ormai è stata confermata, le vicende seguiranno più o meno questo andazzo, e direi che va bene così, perché comunque è facile affezionarsi ai personaggi di Mistletoe Murders e guardare gli episodi è come mangiare i pop corn: uno tira l'altro. 
Toccherà immagino aspettare Natale 2026 per avere i nuovi episodi, quindi ci rileggiamo praticamente fra un anno. 

La lista aggiornata delle serie tv che ho abbandonato (quarta stagione)

Periodicamente mi piace fare un po' un resoconto e raccogliere le serie tv che ho lasciato indietro e di cui ho smesso di parlare (o non ho mai parlato) qui sul blog. È un modo non solo per confrontarmi con voi ma anche per schiarirmi la mente e chiudere qualche parentesi. Sono arrivato alla quarta stagione di questo appuntamento con le serie tv abbandonate, l'ultimo due anni fa, quindi c'è tanta roba di cui parlare. 

Inizio dall'abbandono più datato che riguarda la serie tv Perry Mason, una sorta di prequel sugli inizi della carriera del famoso avvocato che qui era interpretato da Matthew Rhys.

Un attore che apprezzo spesso e volentieri, e la prima stagione di Perry Mason, arrivata su Sky/NOW nel settembre del 2020, mi era sembrata interessante e piacevole, con un punto di vista diverso sul suo protagonista.
Si trattava di una bella produzione (fra i produttori esecutivi c'era anche Robert Downey Jr.) peccato però che la seconda stagione sia stata resa disponibile dopo 3 anni dalla prima, fra maggio e giugno 2023, e onestamente avevo perso quell'interesse per la serie. Ho aspettato a parlarne qui nella speranza che mi tornasse la voglia, ma aver saputo che Perry Mason era stata poi cancellata dopo la season 2, è stato un ulteriore incentivo per abbandonare la serie.

Sempre nel 2023 ho mollato il colpo con Il Sarto, una serie tv turca di cui avevo visto addirittura 15 episodi delle prime due stagioni, nonostante non l'abbia sopportata fin dal primo momento.

Le serie tv turche hanno un pubblico folto e compatto, infatti quando parlai male la prima volta de Il sarto, stavo quasi per essere scomunicato dal web. Io però, nonostante tutto sommato apprezzassi l'idea di fondo, non ho potuto fare a meno di soffrire il pessimo sviluppo e svolgimento, visto lo stile da soap opera di quarta categoria che la serie tv abbraccia. Tra l'altro considerate che le tre stagioni de Il sarto sono state pubblicate lungo tutto il 2023 quindi non c'era nemmeno il tempo di poter digerire gli episodi che già toccava ricominciare. 

Vista la fine della seconda stagione, in cui si capiva dove sarebbero andati a parare, ho deciso di fermarmi lì e non mi sono mai più guardato indietro. 

Discorso similare lo posso fare per la più recente L'imperatrice - The Empress, la serie tv tedesca disponibile su Netflix.

Nel 2022 è arrivata una prima stagione che racconta le vicende della principessa Sissi, e che non mi avevo convinto: troppo fiacca, poco accattivante, senza uno spunto più originale che la distinguesse dalle tante produzioni simili. Infatti in contemporanea era uscita un'altra serie tv sempre dedicata alla principessa Sissi su Canale 5, che, seppur non sia un capolavoro, mi ha preso un po' di più.
Quando a Novembre dell'anno scorso è arrivata la seconda stagione, avrei potuto stringere i denti con L'Imperatrice anche perché dura solo 6 episodi per ciclo, e considerato il fatto che la terza stagione sarà l'ultima, ma onestamente è stato facile abbandonarla e non mi manca affatto.

Nel 2023 avevo recuperato una serie tv che era uscita a fine 2022, intitolata La Banda dei Guanti Verdi, e che non mi aveva proprio entusiasmato.

Buona l'idea di questa crime story leggera, con protagoniste tre donne di terza età che stanno cercando di sfuggire alla legge in una casa di riposo. Peccato che lo sviluppo de La banda dei guanti verdi 1 fosse spesso caotico e superficiale, e così ho lasciato perdere la seconda stagione che è arrivata a luglio 2024. Forse ci sarà una terza stagione, ma non mi interessa affatto.

Nel corso del 2024 ho abbandonato diverse serie tv, alcune delle quali hanno avuto anche un discreto successo appena uscite.
Non ho ad esempio mai terminato la seconda stagione di Unstable, la comedy con Rob e John Owen Lowe in un rapporto padre-figlio decisamente complicato.

La prima stagione è stata più o meno godibile, con qualche momento comico riuscito, ma l'impressione che ho avuto è che fosse una serie tv fine a se stessa, che non avrebbe mai avuto uno sviluppo né un finale sensato. Così, quando ad agosto 2024 è uscita la seconda stagione, ho visto giusto un paio di episodi, per poi mollare il colpo. Quando poi ad Ottobre Netflix ne ha cancellato il rinnovo, non mi sono affatto stupito.

È durato molto meno il mio interesse per Tires, commedia americana che Netflix ha addirittura rinnovato per una terza stagione.

Non ne ho mai parlato qui sul blog perché mi sono fermato dopo davvero pochi episodi, ma l'idea di partenza sembrava simpatica. Tires è infatti scritta, fra gli altri, da Shane Gillis, stand-up comedian statunitense che sembrava potesse creare qualcosa di interessante. Ma questa serie tv Netflix è costellata da personaggi macchiettistici, grezzi, che risultano banali e datati nel mondo della serialità, con quella comicità da cinepanettone che non fa più ridere. Ho trovato poi snervanti le inquadrature che ricordano un mockumentary, quindi non capisco la longevità di Tires.

Per più o meno le stesse ragioni non sono arrivato a terminare la miniserie Fiasco, arrivata su Netflix il 30 Aprile 2024.

In questo caso seguiamo le vicende di un regista alla prime armi e la sua troupe, che deve girare una sua opera prima ma sarà una avventura piena di intoppi, errori e difficoltà

In Fiasco l'effetto "falso documentario" è molto più marcato che in Tires, non solo per la regia, ma anche per le tipiche interviste e i vari retroscena del dietro le quinte di questo improbabile film.
Nonostante sembra sia stata ispirata da fatti realmente accaduti e gli episodi fossero davvero brevi, i personaggi insopportabili e le storie poco interessanti hanno reso per me questa serie tv Netflix poco convincente, e non in grado di intrattenermi come avrei voluto. 

Non ho mai terminato anche la serie tv spagnola distribuita da Netflix il 28 Giugno 2024 intitolata La Passione Turca, che credo sia anche stata in vetta fra i titoli più visti in streaming.

Già dal titolo però potete capire perché non sono arrivato alla fine: mi è sembrata subito una soap opera che puntava al dramma, dai tratti confusi e con una protagonista che non mi ha suscitato simpatia. 

E arrivo al 2025, con un paio di abbandoni che forse lasceranno perplessi alcuni di voi. 
Ho provato infatti a proseguire la visione di The Bear, dopo una prima stagione che mi aveva provocato più di qualche mal di testa a furia di urla inutili, ma non ce l'ho fatta.

Mi sono addirittura spinto fino al quinto episodio, convinto che avrei trovato quella bellezza che molti decantano, ed in effetti c'erano dei passi avanti. Mi sembrava infatti che le vicende del ristorante di Carmy stessero iniziando ad ingranare, e che ci fossero degli sviluppi più interessanti. Purtroppo però la nevrosi che alberga in praticamente tutti i personaggi, seppur smorzata in questa seconda stagione, non fa altro che scollegarmi da qualunque emotività che The Bear possa voler trasmettere. Mancando quella forma di affezione verso i protagonisti, il desiderio di scoprire che ne sarà delle sorti di Carmy e della sua cucina è scemato. A luglio di quest'anno The Bear è stata rinnovata per una quinta stagione, e mi chiedo che ci sarà ancora da raccontare. Ma soprattutto come si faccia a seguirla senza imbottirsi di ansiolitici.

Ho dato molte meno chance alla serie tv Netflix Un solo sguardo, in streaming dal 5 marzo di quest'anno.

Un solo sguardo è una produzione polacca, ma è tratta dall'ennesimo romanzo thriller di Harlan Coben che con la grande N ha ormai un sodalizio decennale. Io mi ero già sciroppato Missing You e Un inganno di troppo, sempre tratte dai libri dello scrittore americano, e tutte collegate dal bisogno eccessivo di sospendere l'incredulità.

Non avendomi convinto del tutto, partivo già sfiduciato anche con Un solo sguardo e quando poi ho visto il primo episodio e mi sono ritrovato con una storia confusa e con poco appeal, ho battuto ritirata molto volentieri. È vero, avrei dovuto darle qualche opportunità in più, ma essendo una miniserie non avevo nemmeno lo stimolo di potermi affezionare ai personaggi e volerne sapere di più. 

L'ultima serie tv abbandonata di questa prima parte del 2025 è The Studio, distribuita su Apple Tv+ dal 26 marzo al 21 maggio 2025.

Scritta, diretta e interpretata da Seth Rogen, The Studio si concentra sulle vicende di Matt Remick,  nuovo capo della casa di produzione cinematografica Continental Studios. Matt però è goffo e inesperto e quindi combinerà sempre qualche guaio, che sia dietro le quinte di un film o per il rinnovo di qualche contratto.

The Studio mi ha ricordato un po' The Bear: entrambe infatti mi fanno chiedere " cosa non ho capito?, cos'è che ha reso questa serie tv così attraente ma a me sfugge?".

È vero che questa novità di Apple Tv+ può vantare di un ottimo cast, che si arricchisce di episodio in episodio con camei straordinari (come capita in Chiami Il Mio Agente per capirci), oltre che ad una messa in scena ben studiata.

Il ritmo poi è frizzante e le puntate durano meno di mezz'ora.
Il problema è però la storia: il personaggio di Seth Roger (che mi ha ricordato vagamente quello di Platonic) è assurdo, esagerato, non si capisce bene per quali doti sia arrivato ad un ruolo così importante. Si potrebbe dire che questa è la cinica satira al mondo del cinema, dove chiunque può avere il suo momento di gloria, ma è una critica molto limitata rispetto ai tanti problemi dello show business americano. La comicità poi di The Studio è ripetitiva e quasi slapstick, e onestamente non mi fa ridere, così come la narrazione verticale tende a smontare la voglia di proseguire fra gli episodi. Non mancano anche qui urla e insulti. 

Forse hanno ragione i miei hater quando dicono che in realtà non ne capisca nulla, ma credo che da fruitore più che ventennale e accanito del mondo seriale, almeno per esperienza qualcosa avrò imparato. E con The Studio, l'impressione è che ad aver abbagliato sia la scatola, l'idea che quello che sta per accadere possa essere divertente, mentre il contenuto vero e proprio latita, affossato da isterismi e momenti scarsamente credibili.


Per il momento non ho altre serie tv abbandonate, ma fatemi sapere le vostre.




Che caos la nuova stagione di Call My Agent Italia

L'anno scorso era diventata presto una delle serie tv più interessanti e promettenti della stagione, ma Call My Agent - Italia ha mostrato presto la difficoltà di restare sulle sue gambe una volta arrivati i nuovi episodi, che cercano di allontanarsi di più dalla produzione francese di Netflix.


L'originale Chiami il mio agente! (Dix pour cent) infatti è diventato un franchise che è stato esportato in tutto il mondo, e che qui in Italia è piaciuto molto (anche a me) perché hanno saputo declinare in salsa tricolore le dinamiche, i personaggi e le star che avevano reso la serie una ottima compagnia e un modo di fare intrattenimento divertente e non scontato.

Il 22 Marzo è tornata su Sky/Now la seconda stagione di Call My Agent - Italia che ancora una volta ci ha riportati negli uffici della CMA, l'agenzia di attori, artisti di vario genere e personaggi famosi che però sta attraversando un momento delicato. Dopo che il fondatore Claudio Maiorana ha abbandonato il suo ruolo, si cerca un nuovo compratore per le sue quote dell'agenzia, ma è importante in questo momento restare a galla e non fare danni per non rovinare il nome della CMA. Peccato che si inizi proprio con un clamoroso flop cinematografico, ma non tutto sembra perduto: un grande regista italiano sembra essere disposto a diventare il nuovo socio di maggioranza dell'agenzia.

Call My Agent 2 torna quindi ad esplorare la vita ed il lavoro di Vittorio (Michele Di Mauro), sua figlia Camilla (Paola Buratto), Gabriele (Maurizio Lastrico), Lea (Sara Drago), ed Elvira (Marzia Ubaldi scomparsa poco dopo la fine delle riprese), che devono cercare di stare al passo con le manie dei personaggi che affiancano, inclusi nomi come Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, amiche e colleghe completamente fuori di testa che devono far parte di un progetto improbabile, Serena Rossi e Davide Devenuto, una coppia anche nella vita reale che deve cercare di tenere lontano dal gossip i loro panni sporchi o Claudio Santamaria, disposto a farsi arrestare pur di far parte di un film di Christofer Nolan.

Il concetto è sempre quello: prendiamo le manie di questi attori e trasformiamole in qualcosa di divertente, con situazioni strampalate e momenti di caos totale. A non avermi convinto però è lo sviluppo di queste idee e di queste dinamiche: molte mi sono sembrate infatti forzate, come se, invece che nascere "spontanee" da quelle manie e da quei tic più o meno noti, avessero preso i personaggi e ce li avessero buttati dentro, magari cucendogli addosso piccole stramberie.

Questo non rende Call My Agent noioso o lento, ma più macchinoso e a volte anche ripetitivo, come se si vedessero le rotelline dello sceneggiatore che girano (a volta a vuoto) per trovare qualcosa da far fare a questi personaggi in cerca di autore. 
Inoltre la versione italiana di Chiami il mio agente secondo me ha bruciato troppo in fretta il materiale originale, mettendo in mezzo situazioni che nella serie tv originale arrivavano man mano e che qui sono state già buttate fuori nella prima stagione. Ne risente soprattutto secondo me la parentesi sulla vita privata degli agenti, che se in Dix Pour Cent camminava quasi parallela accanto a quelle delle star, in questa seconda stagione diventa molto più collaterale. Il rapporto ad esempio fra Vittorio e la segretaria poi attrice Sofia, che nella serie originale era molto più graduale, con uno sviluppo più naturale, o ancora, ricordo che il rapporto fra la versione francese di Vittorio e sua figlia Camilla, aveva una costruzione più convincente. 
Perché le cose sono due: o copi bene e lo fai fino in fondo, o cerchi una strada che appunto sia strutturata e coinvolgente.


Per dirla in maniera semplice, se le linee narrative verticali sono più o meno funzionanti, dove alcune puntate sono più convincenti di altre (ad esempio le ultime due con Sabrina Impacciatore e Elodie), la narrazione orizzontale mi è sembrata più lasciata da parte e a volte completamente dimenticata, per poi spuntare fuori qui e lì.
Un esempio che posso farvi è quello del nuovo acquirente della CMA, Evaristo Loy (interpretato da Pietro De Nova) che non sembra aver trovato una sua dimensione all'interno delle storie, mentre il suo corrispettivo, Hicham Janowski (Assaâd Bouab), aveva un ruolo molto più attivo e interessante, quasi di rottura nelle dinamiche dell'agenzia. Quindi mi chiedo se tanto state riproponendo alcune linee narrative, perché non riproporne gli intenti invece di buttare occasioni alle ortiche?

Call My Agent 2 cerca poi la strada dell'ironia facile all'italiana, usando malissimo le capacità di Emanuela Fanelli, che interpreta Luana, questa attrice non proprio brillante che si sente una diva del cinema. Spalleggiata da un Corrado Guzzanti giustamente annoiato, il suo ruolo sembra quello di creare un riempitivo che sembra scollato dal resto e che semplicemente non fa ridere. Inoltre, a questo punto, penso che la carriera di Fanelli la renda un po' troppo conosciuta per fare la parte dell'attricetta.


Il tentativo poi di trovare uno spessore toccando temi come la violenza sessuale, argomento che purtroppo si è legato al mondo del cinema e dello spettacolo, si risolve in una narrazione didascalica e già vista dell'accaduto, molto approssimativa oltre che affrettata. 

La conferma di una terza stagione di Call My Agent secondo me fa capire quanto ci sia da raccontare e quanto sia un prodotto che quasi si auto rigenera, grazie a personaggi e artisti che hanno trovato una bella occasione per mettersi in discussione, ma questa seconda stagione secondo me perde di sottigliezza nei dialoghi, di brillantezza, ha una scrittura spesso caotica e superficiale.
Se vi va di sapere com'è proseguita la serie, di Call My Agent 3 ho parlato qui.




Le Migliori Serie TV del 2023 - Cosa Recuperare Quest'Anno!

Il 2023 non è stato, per me almeno, una grande annata di serie tv e anche se ne ho diverse ancora da recuperare o di cui parlarvi. Ma comunque qualcosa che vale la pena vedere prima di essere sopraffatti dalle uscite del 2024 c'è sempre, e come l'anno scorso ho voluto raccoglierle.

Siccome non mi piacciono le cose semplici, da questa lista (perché non è una classifica, c'è sempre qualcosa che mi fa storcere il naso) ho escluso rinnovi e stagioni finali perché se una serie ha già due o tre anni di vita magari la conoscerete già. Quindi qui troverete solo novità, scoperte che ho fatto nel 2023 o miniserie.


La legge di Lidia Poët

Rispecchia secondo me perfettamente la intro che ho fatto questa serie Netflix italiana che quando uscì a Febbraio ha fatto molto chiacchierare. Di per sé infatti La legge di Lidia Poët ha molte caratteristiche positive che la rendono una delle serie italiane meglio riuscite e che vale la pena recuperare se non l'avete ancora fatto: c'è una bella ricostruzione dell'Italia (e di Torino in particolare) dell'800, una certa scorrevolezza delle storie e degli episodi, una buona struttura della serie e dei personaggi. Il taglio de La legge di Lidia Poet è poi internazionale, riportando alla mente quell'anacronismo visto in altre serie tv, ma che tutto sommato non stona volendo rappresentare e raccontare un personaggio fuori dagli schemi, avanti per i suoi tempi.

Il prezzo da pagare è una venatura da romanzo rosa che, unito ad alcuni primi piano, può fare effetto soap, e una Matilde de Angelis che bisbiglia come quando devi parlare male di tua cugina al pranzo di Natale e non vuoi farti sentire perché è nella stanza accanto che gioca a tombola. 
Per il resto aspetto la seconda stagione con curiosità. Qui la recensione dedicata. 



The Flatshare - Un letto per due

Da Netflix passo a Paramount +, dove ho visto ancora poca roba, ma qualcosa da recuperare c'è, inclusa The Flatshare. Una storia carina, simpatica, scorrevole, ma con qualche sottotesto di peso, che però non viene insistentemente buttato in mezzo ad appesantire appunto gli episodi. Una comedy romantica sì, ma che non cade in sentimentalismi e sdolcinature. Jessica Brown Findlay e Anthony Welsh, oltre che molto carini da vedere, hanno anche una buona chimica. Si vocifera di una seconda stagione per The Flatshare, ma questa prima stagione si regge in piedi da sola e trova una sua conclusione, quindi un altro motivo per recuperarla. Ne ho parlato qui.


A Small Light


Si cambia del tutto tono, argomento e stile con A Small Light, disponibile da Maggio su Disney + e che reputo una delle serie tv più intense che abbia visto in questo 2023. La storia di Anna Frank raccontata da chi cercò di salvare lei e la sua famiglia dagli orrori nazisti, non riuscendoci purtroppo. Una storia dolorosa, che probabilmente abbiamo sentito centinaia di volte e che però fa sempre male, e che trova in questa serie una narrazione serrata, coinvolgente e tensiva.
Bel Powley fa un lavoro bellissimo nel ruolo di Miep Gies, e tutto il cast è perfetto, così come la rappresentazione dell'epoca che è certosina e accurata. A Small light è perfetta per chi ama le serie storiografiche ma non vuole cadere nel baratro di una produzione troppo lunga o irreale. Qui la recensione completa. 

Call My Agent - Italia


I rifacimenti possono essere un grosso flop, ma non è il caso di Call My Agent, remake tutto italiano della serie tv francese Chiami il mio agente (o Dix pour cent). Se avete visto la produzione Netflix saprete già cosa aspettarvi, visto che ne ricalca molto le dinamiche, ma hanno saputo appunto ricreare quella struttura con i nostri personaggi italiani ed aggiungere dove serve ma senza snaturarla, rendendola comunque leggera quanto basta. Call My Agent sfrutta l'autoironia di attori e star famose per crearne storie divertenti e con un buon ritmo fra gli episodi. È vero che ci sono dei cali qui e lì, ma dipende in buona parte da quanto apprezziate o meno l'attore messo in mezzo ad ogni episodio. Come vi dicevo nella recensione, è già da tempo confermata una seconda stagione e quindi è il momento perfetto per recuperarla su Now.


Not Dead Yet - Non sono ancora morta


Può una serie tv che parla di gente che vede i morti essere divertente? Sì, c'era già Ghost Whisperer ma era spesso piagnona, mentre Non sono Ancora Morta capovolge quel narrazione fornendone una più nuova, contemporanea, leggera ma non per questo frivola o superficiale, dando al titolo un significato più profondo. Infatti l'espediente delle chiacchierate con i morti, serve a Nell Serrano (Gina Rodriguez) l'occasione per mettersi alla prova, sfidare se stessa, crescere ed imparare molto dalla vita. È vero che si ripesca in dinamiche e situazioni note nelle commedie, ma non sono centrali e così fondamentali, ma fanno da corollario alle vicende della protagonista. C'è un approfondimento dedicato qui, e soprattutto pare confermata la seconda stagione. 



Il principe


In una lista di migliori serie tv non può mancare quella trash che guardi un po' come guilty pleasure ma che sotto sotto pensi sia un bene averla vista perché un po' ti racconta qualcosa che non conoscevi approfonditamente. Il Principe mi ha dato proprio questa sensazione: è vero che Vittorio Emanuele di Savoia può risultare un personaggio quantomeno anacronistico, pacchiano forse nella mentalità di qualcuno, ma è anche vero che la storia sua e della sua famiglia sono parte integrante del nostro passato e penso che conoscerlo o riscoprirlo non faccia mai male. Il principe, composta da 3 episodi che si seguono molto facilmente, poi risulta anche involontariamente tragicomica e appunto vagamente trash. Ne potete leggere di più qui. 



Cosa ho recuperato su Netflix (anche se non volevo)

Non senza dubbi ho deciso di vedere e recuperare un paio di serie tv che, per vari motivi, avevo lasciato indietro. Avrei forse fatto meglio a non farlo. 


Il Sarto
Seconda stagione


A distanza di pochi mesi dalla prima stagione, Il Sarto 2 è arrivata il 28 Luglio su Netflix. Nulla di strano perché Terzi è stata fin da subito pensata come una serie in tre capitoli e infatti la terza stagione arriverà il 3 Novembre.
Quando ho condiviso la mia recensione della prima stagione su Facebook, come faccio di solito, molti mi sono saltati alla giugulare dicendo essenzialmente che ero un incompetente e che la mia opinione, in quanto negativa, non era da prendere in considerazione (mentre la loro, positiva, invece sì, capite il livello). Obbiettivamente, Il Sarto 1 non mi è piaciuta perché non trova un modo sofisticato per raccontare la sua storia, ma punta a melodramma, esagerazioni e superficialità e stavo per abbandonarne la visione, ma poi mi sono fatto forza e ho visto la seconda stagione, nella speranza che magari funzionasse meglio.

La serie turca riprende esattamente dove l'avevamo lasciata, ma, ovviamente, il nostro amatissimo (?) Peyami è prevedibilmente vivo e vegeto, altrimenti come sarebbe andata avanti?, e deve sempre affrontare i suoi tormenti, provando in qualche modo a cambiare direzione. Così decide di iniziare a frequentare una nuova ragazza, Suzi, molto lontana dallo stile di Esvet, e che possa aiutarlo ad allontanarsi dai suoi tormenti. Però non c'è pace per il ragazzo che deve fare i conti con la propria vita e quella della sua famiglia. 

Nel frattempo, prevedibilmente, le nozze fra Dimitri ed Esvet sono andate a buon fine purtroppo per la ragazza e anche fra di loro le cose devono trovare un equilibrio.
Il Sarto, anche in questa seconda stagione, si conferma una soap opera di scarsa fattura, in cui nulla trova un approfondimento sensato, e dove si riesce a cogliere le motivazioni e la ratio dietro ai personaggi. Speravo ci spiegassero ad esempio le dinamiche dietro al rapporto fra Dimitri e il sarto, ma ancora una volta, nonostante il primo sia tutt'altro che un amico per Peyami, li ritroviamo assurdamente insieme.

Un altro esempio banale è la stessa new entry Suzi, che viene inserita senza spiegarcene chiaramente le ragioni. Noi possiamo ipotizzare che Peyami ne resti colpito, o che semplicemente cerchi qualcuno con cui distrarsi, ma non è comunque esplicitato, e ce la ritroviamo sempre di mezzo. Bisogna dire che è l'unica che ha una mezza logica fra i personaggi, ma questo è un altro discorso. 

La cosa che mi spiace, e sono sincero, è che in Terzi 2 ci sono anche delle storie da raccontare, come il rapporto di Peyami con la madre e la famiglia in genere, e ci sarà una evoluzione in questo senso, ma sempre con questo stile esagerato, inverosimile e schizofrenico. Anche i momenti positivi finiscono per essere buttati a caso e in situazioni del tutto random. 
Purtroppo, anche l'attore che interpreta il sarto, non riesce ad essere coinvolgente, probabilmente perché non gli è stato fornito abbastanza materiale per poter dare di più.
La stessa Esvet sembra avere una parabola evolutiva, ma in ogni caso anche lei resta stranamente nella sua situazione senza alcuna risoluzione definitiva.

Come vi anticipavo, la terza stagione de Il Sarto arriverà ad inizio Novembre, ma all'ottavo episodio ci hanno praticamente anticipato buona parte di ciò che accadrà e quindi la mia voglia anche solo di portare a termine la serie è svanita. 



Transatlantic
Miniserie

Con tutte le carte in regola per diventare una di quelle serie tv che mi appassionano, Transatlantic non ha superato ben due scogli: il primo, quando uscì il 7 aprile di quest'anno, dato dalle scarse opinioni che sentivo qui e lì, e che mi hanno spinto ad evitarne la visione fino ad ora, e la seconda è stata l'impostazione della serie stessa che mi ha completamente deluso. 
Tratta dal romanzo The Flight Portfolio di Julie Orringer, Transatlantic si ispira alla storia vera di un gruppo di volontari che, negli anni '40 a Marsiglia, salvarono centinaia di persone per lo più ebree, fra cui molti artisti e intellettuali dell'epoca, a scappare in America e fuggire dai nazisti.
Seguiamo così le vicende di Varian Fry (Cory Michael Smith), giornalista e attivista, segretamente omosessuale, e l'ereditiera Mary Jayne Gold (Gillian Jacobs) che cerca di non farsi frenare dal padre che vorrebbe riportarla in America, entrambi membri dell'Emergency Rescue Committee, fondata da Eleanor Roosevelt.

Ammetto che non conoscevo le imprese che i protagonisti di Transtlantic hanno dovuto affrontare, nonostante appunto i veri protagonisti possono considerarsi a tutti gli effetti degli eroi. I volontari dell'ERC infatti salvarono artisti come Marc Chagall e la moglie, e filosofi come Hannah Arendt e Lévi-Strauss, oltre a migliaia di persone, ma questa serie tv Netflix purtroppo non ha saputo secondo me trovare la via giusta per raccontare queste vicende. 
I toni infatti scelti sono spesso frivoli, leziosi, il mood è più quello di una spy story dalle venature romantiche e ironiche più che un ritratto di uno spaccato storico importante e drammatico. 
Le stesse atmosfere, per quanto ci sia una buona ricostruzione dell'epoca, risultano troppo leggere, mi hanno ricordato un po' quelle di Hotel Portofino, altra serie tv in cui il fantasma del fascismo risulta troppo annacquato e trasparente.

Secondo me non hanno saputo bilanciare bene gli elementi, con la conseguenza che Transatlantic non risulta né carne né pesce: non ha una profondità e drammaticità tale da risultare una completa ricostruzione storica, anzi molto spesso, quei personaggi di spicco a cui facevo accenno sopra, appaiono e scompaiono ad ogni episodio, senza essere ben contestualizzati e presentati ed, a volte, finiscono sullo sfondo senza un chiaro riferimento al loro ruolo. Non ha momenti di azione che possano dargli quel sapore di thriller e di spionaggio tipico in molti prodotti sulla seconda guerra mondiale. 
Inoltre c'è una quota romantica abbastanza stucchevole e telefonata, che, oltre ad essere fuori contesto, non è ben approfondita, e di cui alla fine poco ci interessa. 

Non ne escono benissimo i personaggi principali: Mary Jayne Gold, più che una donna pronta a spezzare gli stereotipi per una causa superiore, sembra spesso frivola, mentre Albert Hirschman appare davvero di punto in bianco, e assume un ruolo centrale senza che ci venga raccontato perché. Mi ha fatto sorridere la presenza di Grégory Montel perché sono abituato a vederlo in un ruolo più leggero in Chiami il mio agente! e qui veste i panni quasi caricaturali dell'ufficiale Philipe Frot.
Transatlantic ha il merito di avermi fatto conoscere una storia affascinante che purtroppo ignoravo, ma lo fa in un modo poco appassionante e senza la giusta intensità secondo me. 



Nuove serie tv: promosse e sprechi 🤷🏻‍♂️

Oltre a La Legge di Lidia Poët, ho terminato altre nuove serie tv, che però mi hanno lasciato pensieri contrastanti. Una in particolare è promossa, ma un'altra, nonostante il potenziale, non mi ha convinto.


Call My Agent - Italia
Prima stagione

Dal 2019 al 2021 è andata in onda su Netflix una serie francese chiamata Dix pour cent, in quattro stagioni, ma arrivata da noi con il titolo di Chiami il mio agente, perché 10% sta proprio per la quota che gli agenti di artisti e attori ottengono dai lavori dei loro clienti. Una serie tv ben riuscita, che mi era piaciuta per ritmo e ironia, che pare avrà anche una quinta stagione più una sorta di film o episodio speciale, e che è stata remakkata da diversi altri paesi, fra cui l'Italia. Il 20 Gennaio 2023 è arrivata su Sky e Now, Call My Agent - Italia, che ricalca praticamente in toto la sua discendente francese, con ovviamente personaggi e modi tipici dell'italianità.

Così la Agence Samuel Kerr (ASK) è diventata la CMA, dal nome del suo fondatore Claudio Maiorana, e conosciamo gli agenti che ne fanno parte, ovvero Gabriele, Lea, Vittorio e Elvira. Tutti i protagonisti seguono la caratterizzazione che avevamo conosciuto nella prima serie francese, e quindi passiamo dal burbero e calcolatore Vittorio, allo scapestrato Gabriele, dalla decisa Lea, alla saggia ed esperta Elvira. Ogni agente ha ovviamente il suo gruppo di attori (veri) a cui badare, seguendone le pazzie e le difficoltà nel corso della loro carriera, di episodio in episodio.
In Call my Agent Italia ovviamente troviamo le nostre star: si passa da Paola Cortellesi a Matilda de Angelis (di nuovo) da Paolo Sorrentino a Pierfrancesco Favino.


Non mancano poi i cameo di tanti altri attori e personaggi famosi, coinvolti in gag spesso riuscite, e che rendono la serie italiana una ottima risposta alla versione francese. È vero che Call my agent prende tantissimo da Dix pour cent, soprattutto nelle dinamiche fra i protagonisti e i loro clienti, ma riescono a fare anche dei collegamenti divertenti e piacevoli se avete visto la serie tv Netflix. Resta però comprensibile anche se non avete seguito la serie originale.
Call My Agent Italia non segue comunque a puntino la controparte francese, anzi, se la memoria non mi fa cilecca, mi è sembrato che le storie e le varie evoluzioni delle stagioni di Chiami il mio agente vengano miscelate e inserite già nei primi episodi della serie italiana, probabilmente proprio per creare varietà.
I dialoghi sono poi brillanti e anche intelligenti nel fare riferimento alla cultura contemporanea. 


Call my agent Italia ha poi un cast azzeccato, visto che buona parte dei protagonisti principali sono volti meno noti (ad eccezione di Marzia Ubaldi) rispetto ai grandi nomi che vanno ad affiancare, creando delle differenze a primo impatto più verosimili.
Ovviamente la narrazione verticale può creare delle disparità fra gli episodi in termini di gradimento ed anche di ritmo, penso ad esempio all'episodio con uno stakanovista Stefano Accorsi, ma non c'è stato un momento di vera noia o stanchezza nel guardare la serie.
È quindi una serie tv promossa che secondo me va recuperata, qui invece la mia recensione della seconda stagione. 




The Followers (As Seguidoras)
Prima stagione


Dall'Italia volo in Brasile con una serie tv apparsa su Paramount + dal 3 Febbraio di quest'anno, che ha del potenziale ma non credo sia stato espresso in toto. Conosciamo Liv, una giovane influencer che ha appena raggiunto i centomila followers sui social grazie al suo profilo rivolto a dare consigli di benessere, ma il suo passato sembra voglia far saltare la sua perfetta vita online, e la carriera che sta costruendo online. Liv sente inoltre molto la competizione con gli altri influencer e tutta questo crescendo di tensione la porterà a diventare una serial killer. Riuscirà a farla franca? E fino a dove sarà disposta a spingersi?


The Followers è una dark comedy che secondo me avrebbe del potenziale per essere uno spaccato del mondo quotidiano dei social, una sorta di critica parodistica di questo mondo spesso fatto solo di apparenza, di arrivismo, di qualunquismo, e in parte la serie riesce a toccare questi argomenti.
È anche l'altro risvolto della medaglia che viene in vari modi, specie negli episodi finali, ad essere messo in luce, ovvero su quanto siamo noi influenzabili e manipolabili dai media e dai social.
Il tono ironico, specie durante i "tutorial" di Liv, e qualche battuta pungente e precisa, sono perfetti per questo scopo, e rendono la serie scorrevole e simpatica. 
Dall'altro lato, oltre ad una ovviamente ad una scarsa credibilità di alcune situazioni, ci sono troppi elementi lasciati in sospeso o poco approfonditi.


Nel suo insieme è infatti poco appagante questa The Followers, un po' fine a se stessa, e tanti aspetti, come ad esempio il passato traumatico di Liv, vengono trattati in modo superficiale, dando quasi adito a pensare che i suoi gesti possano essere in qualche modo giustificati per queste sue ferite.
Purtroppo anche i personaggi secondari sono poco interessanti, ripetitivi nei modi e poco curati.
Non posso bocciare questa serie tv in toto perché si segue facilmente, sono solo sei episodi da meno di mezz'ora l'uno, quindi non è stato così difficile da portare a termine, ma l'impressione è che qualcosa manchi per poter, come vi dico spesso, emergere e distinguersi, e questo è un po' uno spreco. Non so se The Followers avrà altre stagioni, ma temo finirà nel dimenticatoio abbastanza facilmente. 



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