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|#backtoseries|
Terminate e apprezzate del periodo

Se lo scorso #backtoseries avevo qualche perplessità riguardo le serie tv che avevo seguito, questa volta mi ritengo davvero soddisfatto da tutto quello che ho visto, non trovando poi grossi difetti o lacune. Stranamente mi è piaciuto il secondo episodio speciale di Euphoria (⭐⭐⭐🌠), dedicato questa volta a Jules

euphoria special recensione

Qui avevo discusso sul perché il primo Special di Euphoria mi aveva deluso, ed avevo sentore che anche il secondo potesse fare la stessa fine. Si tratta pure sempre di una serie tv su cui ho avuto molti dubbi, che non mi ha convinto nella sua prima stagione, e che guardo nella speranza che migliori più che per un appagamento diretto. Questa seconda puntata però mi è piaciuta molto più del primo special: questo confronto di Jules con la psicologa è sfaccettato, profondo, maturo e interessante. Si esce dalla claustrofobica tavola calda dove Rue cercava di venire a capo della sua vita con l'aiuto del suo sponsor, e si passa ad una chiave di lettura più ampia.

euphoria jules

L'episodio su Jules dà modo di toccare argomenti un po' più universalizzabili in modo diverso: si passa dalla transessualità al rapporto dei giovani con il virtuale, ma anche la percezione che abbiamo di noi stessi e degli altri.
Inoltre lo stile di regia e narrazione di questo secondo special segue più quello che Euphoria ci aveva fatto conoscere con la prima stagione, e che ho trovato si adatti bene a questo spaccato, e lo rende ancora più emotivamente coinvolgente. D'altronde questi due episodi di Euphoria non sono altro che sviluppo dei personaggi, quindi mi aspettavo che venisse avanti il loro lato umano.
Dal mio punto di vista, che è quello di un ignorante, Hunter Schafer recita molto meglio di Zendaya, ed è assurdo considerando che si tratta della sua prima esperienza in questo senso.
Qui trovate la mia recensione di Euphoria 2.

Non sappiamo nemmeno le sorti di Chiami il mio agente! - Dix pour cent (⭐⭐⭐⭐) la cui quarta stagione è arrivata su Netflix il 21 gennaio, che mi ha confermato le mie opinioni positive sulla serie. 

chiami il mio agente!

Qualche tempo fa, in questa recensione, avevo cercato di riassumere le mie impressioni sulle prime tre stagioni, e credo che uno dei pregi di Chiami il mio agente! sia proprio la coerenza con cui ha raccontato le vite di questi agenti delle star puntata dopo puntata, mantenendo sempre quella bolla di ironia e autoironia. Non credo sia una di quelle serie tv che si prende troppo sul serio e questo secondo me ha fatto sì che molte star, anche famose, volessero mettersi in gioco. In questa quarta stagione, in particolare, si sono susseguiti nomi come Jean Reno e Sigourney Weaver.
È proprio il non aver abbandonato la narrazione verticale, dove appunto viene sviluppata la parentesi di ogni attore, secondo me la scelta più saggia che potevano fare, perché in fondo di serie tv sulla vita in ufficio ne abbiamo viste tante, ma serviva quel quid per distinguersi.

chiami il mio agente 4

Chiami il mio agente! non è la mia serie preferita in assoluto, ma ha la capacità di farmi sorridere senza risultare stupida o troppo inverosimile. Ed, allo stesso tempo, nel corso di queste quattro stagioni hanno saputo evolvere, senza mai perdere il punto di partenza, e soprattutto senza stancare. Questo, dall'altro lato, si rispecchia in una assenza di alcuni approfondimenti sulle dinamiche sia lavorative che personali dei protagonisti, ma non ha creato, almeno secondo me, dei vuoti narrativi importanti.
Vi accennavo che non si conoscono ancora le sorti di Chiami il mio agente!: c'è chi parla di un possibile proseguo con un episodio speciale, chi invece pensa proprio ad una quinta stagione. Io ho imparato col tempo che non ha senso ammorbare lo spettatore con serie tv che durano decenni, ma è meglio creare un ciclo narrativo ben studiato che trova poi un suo giusto compimento, come in questo caso.

Non ci sono nemmeno notizie per quanto riguarda la terza stagione di Bonding (⭐⭐⭐), ma ho terminato la seconda, che è uscita su Netflix il 27 Gennaio, ed è stata uno spasso. 

bonding 2

Finiti nei guai alla fine della prima stagione, in Bonding 2 ritroviamo Tiff e Pete che devono sistemare molte cose della loro vita, inclusa la loro amicizia. Sappiamo infatti che i due amici hanno un passato alle spalle, e nel corso della stagione scopriremo cosa li lega. Da un lato quindi ci sarà spazio per l'ilarità di tutte le situazioni in cui si cacceranno di due personaggi, ma dall'altro ci sarà un risvolto emotivo che ammetto non mi aspettavo ma che mi è piaciuto.

Bonding: la seconda stagione della serie sul Bdsm è più matura ed  emozionante - Wired

Senza mai risultare pesante o stucchevole, la seconda stagione di Bonding aggiunge un velo di drammaticità alla serie, un tocco più maturo e su più fronti: oltre appunto ai rapporti di amicizia, si sfiorano le difficoltà dei rapporti familiari, del coming out, e delle relazioni in generale. Si tratta pur sempre di una serie facile, dove il binge watching può avere il sopravvento, ma ho apprezzato questa crescita dei personaggi, e la possibilità di conoscerli meglio.
Bonding è stata ufficialmente cancellata da Netflix, quindi non avrà una terza stagione. 

Fra le serie tv che ho apprezzato e terminato nell'ultimo periodo c'è anche una miniserie che quindi non era il proseguo di stagioni precedenti, e mi riferisco alla chiacchieratissima The Undoing - Le verità non dette (⭐⭐⭐🌠), arrivata su Sky l'8 gennaio 

The Undoing – Le Verità Non Dette Arriva Su Sky | | The Blonde Salad

Un cast di star da A-list, per una storia ispirata dal romanzo Una famiglia felice di Jean Hanff Korelitz, che viene racchiusa in una miniserie che ho trovato ben fatta, intrigante, e anche emotivamente coinvolgente. 
La perfetta e agiata vita di Grace (Nicole Kidman) e Jonathan Frase (Hugh Grant) viene improvvisamente messa a soqquadro da una nuova conoscenza, ovvero la giovane e conturbante Elena Alves, che si insinuerà nel loro matrimonio. Una lunga ombra che porterà Grace a mettere in dubbio ogni aspetto della sua vita, ma con l'obbiettivo di conoscere la verità sul marito Jonathan.


Se la struttura può ricordare alcuni dei tasselli che avevamo visto in Big Little Lies (inclusa la presenza di Nicole Kidman), il contenuto di The Undoing se ne discosta, dandoci quello che mi è sembrato un buon thriller, in grado di mantenere costante il ritmo e di non far calare la curiosità da un episodio all'altro. 
Si tratta, alla fine della fiera, di un giallo dallo stampo classico, costellato appunto qui e lì da piccoli colpi di scena, ma che punta l'attenzione sullo spaccato emotivo dei protagonisti al momento delle vicende. Noi infatti non abbiamo un grande approfondimento sulla vita di Grace e Jonathan, ma ci immergiamo nelle loro sensazioni, nei dubbi, nelle follie e nei timori che vivono al momento dei fatti.

The undoing recensione

Ma non è questo il neo della miniserie, che invece pecca per uno sviluppo un po' accelerato, specie verso gli ultimi episodi, con il prezzo di dover affrettare l'emotività dei protagonisti, e lasciando indietro alcuni approfondimenti. 
Non è quindi la storia, per quanto sicuramente ben congeniata, ad essere la carta vincente di The Undoing, ma credo più le interpretazioni di attori di primo livello, che si ritrovano in ruoli che immagino conoscano abbastanza bene, incorniciate da una qualità generale della regia e dell'impostazione di questa miniserie. 
Non credo ci sia ancora qualcuno che debba vedere The Undoing, ma se non l'avete ancora fatto, recuperatela, anche perché si tratta di soli sei episodi.




Che caos la nuova stagione di Call My Agent Italia

L'anno scorso era diventata presto una delle serie tv più interessanti e promettenti della stagione, ma Call My Agent - Italia ha mostrato presto la difficoltà di restare sulle sue gambe una volta arrivati i nuovi episodi, che cercano di allontanarsi di più dalla produzione francese di Netflix.


L'originale Chiami il mio agente! (Dix pour cent) infatti è diventato un franchise che è stato esportato in tutto il mondo, e che qui in Italia è piaciuto molto (anche a me) perché hanno saputo declinare in salsa tricolore le dinamiche, i personaggi e le star che avevano reso la serie una ottima compagnia e un modo di fare intrattenimento divertente e non scontato.

Il 22 Marzo è tornata su Sky/Now la seconda stagione di Call My Agent - Italia che ancora una volta ci ha riportati negli uffici della CMA, l'agenzia di attori, artisti di vario genere e personaggi famosi che però sta attraversando un momento delicato. Dopo che il fondatore Claudio Maiorana ha abbandonato il suo ruolo, si cerca un nuovo compratore per le sue quote dell'agenzia, ma è importante in questo momento restare a galla e non fare danni per non rovinare il nome della CMA. Peccato che si inizi proprio con un clamoroso flop cinematografico, ma non tutto sembra perduto: un grande regista italiano sembra essere disposto a diventare il nuovo socio di maggioranza dell'agenzia.

Call My Agent 2 torna quindi ad esplorare la vita ed il lavoro di Vittorio (Michele Di Mauro), sua figlia Camilla (Paola Buratto), Gabriele (Maurizio Lastrico), Lea (Sara Drago), ed Elvira (Marzia Ubaldi scomparsa poco dopo la fine delle riprese), che devono cercare di stare al passo con le manie dei personaggi che affiancano, inclusi nomi come Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, amiche e colleghe completamente fuori di testa che devono far parte di un progetto improbabile, Serena Rossi e Davide Devenuto, una coppia anche nella vita reale che deve cercare di tenere lontano dal gossip i loro panni sporchi o Claudio Santamaria, disposto a farsi arrestare pur di far parte di un film di Christofer Nolan.

Il concetto è sempre quello: prendiamo le manie di questi attori e trasformiamole in qualcosa di divertente, con situazioni strampalate e momenti di caos totale. A non avermi convinto però è lo sviluppo di queste idee e di queste dinamiche: molte mi sono sembrate infatti forzate, come se, invece che nascere "spontanee" da quelle manie e da quei tic più o meno noti, avessero preso i personaggi e ce li avessero buttati dentro, magari cucendogli addosso piccole stramberie.

Questo non rende Call My Agent noioso o lento, ma più macchinoso e a volte anche ripetitivo, come se si vedessero le rotelline dello sceneggiatore che girano (a volta a vuoto) per trovare qualcosa da far fare a questi personaggi in cerca di autore. 
Inoltre la versione italiana di Chiami il mio agente secondo me ha bruciato troppo in fretta il materiale originale, mettendo in mezzo situazioni che nella serie tv originale arrivavano man mano e che qui sono state già buttate fuori nella prima stagione. Ne risente soprattutto secondo me la parentesi sulla vita privata degli agenti, che se in Dix Pour Cent camminava quasi parallela accanto a quelle delle star, in questa seconda stagione diventa molto più collaterale. Il rapporto ad esempio fra Vittorio e la segretaria poi attrice Sofia, che nella serie originale era molto più graduale, con uno sviluppo più naturale, o ancora, ricordo che il rapporto fra la versione francese di Vittorio e sua figlia Camilla, aveva una costruzione più convincente. 
Perché le cose sono due: o copi bene e lo fai fino in fondo, o cerchi una strada che appunto sia strutturata e coinvolgente.


Per dirla in maniera semplice, se le linee narrative verticali sono più o meno funzionanti, dove alcune puntate sono più convincenti di altre (ad esempio le ultime due con Sabrina Impacciatore e Elodie), la narrazione orizzontale mi è sembrata più lasciata da parte e a volte completamente dimenticata, per poi spuntare fuori qui e lì.
Un esempio che posso farvi è quello del nuovo acquirente della CMA, Evaristo Loy (interpretato da Pietro De Nova) che non sembra aver trovato una sua dimensione all'interno delle storie, mentre il suo corrispettivo, Hicham Janowski (Assaâd Bouab), aveva un ruolo molto più attivo e interessante, quasi di rottura nelle dinamiche dell'agenzia. Quindi mi chiedo se tanto state riproponendo alcune linee narrative, perché non riproporne gli intenti invece di buttare occasioni alle ortiche?

Call My Agent 2 cerca poi la strada dell'ironia facile all'italiana, usando malissimo le capacità di Emanuela Fanelli, che interpreta Luana, questa attrice non proprio brillante che si sente una diva del cinema. Spalleggiata da un Corrado Guzzanti giustamente annoiato, il suo ruolo sembra quello di creare un riempitivo che sembra scollato dal resto e che semplicemente non fa ridere. Inoltre, a questo punto, penso che la carriera di Fanelli la renda un po' troppo conosciuta per fare la parte dell'attricetta.


Il tentativo poi di trovare uno spessore toccando temi come la violenza sessuale, argomento che purtroppo si è legato al mondo del cinema e dello spettacolo, si risolve in una narrazione didascalica e già vista dell'accaduto, molto approssimativa oltre che affrettata. 

La conferma di una terza stagione di Call My Agent secondo me fa capire quanto ci sia da raccontare e quanto sia un prodotto che quasi si auto rigenera, grazie a personaggi e artisti che hanno trovato una bella occasione per mettersi in discussione, ma questa seconda stagione secondo me perde di sottigliezza nei dialoghi, di brillantezza, ha una scrittura spesso caotica e superficiale.
Se vi va di sapere com'è proseguita la serie, di Call My Agent 3 ho parlato qui.




Nuove serie tv: promosse e sprechi 🤷🏻‍♂️

Oltre a La Legge di Lidia Poët, ho terminato altre nuove serie tv, che però mi hanno lasciato pensieri contrastanti. Una in particolare è promossa, ma un'altra, nonostante il potenziale, non mi ha convinto.


Call My Agent - Italia
Prima stagione

Dal 2019 al 2021 è andata in onda su Netflix una serie francese chiamata Dix pour cent, in quattro stagioni, ma arrivata da noi con il titolo di Chiami il mio agente, perché 10% sta proprio per la quota che gli agenti di artisti e attori ottengono dai lavori dei loro clienti. Una serie tv ben riuscita, che mi era piaciuta per ritmo e ironia, che pare avrà anche una quinta stagione più una sorta di film o episodio speciale, e che è stata remakkata da diversi altri paesi, fra cui l'Italia. Il 20 Gennaio 2023 è arrivata su Sky e Now, Call My Agent - Italia, che ricalca praticamente in toto la sua discendente francese, con ovviamente personaggi e modi tipici dell'italianità.

Così la Agence Samuel Kerr (ASK) è diventata la CMA, dal nome del suo fondatore Claudio Maiorana, e conosciamo gli agenti che ne fanno parte, ovvero Gabriele, Lea, Vittorio e Elvira. Tutti i protagonisti seguono la caratterizzazione che avevamo conosciuto nella prima serie francese, e quindi passiamo dal burbero e calcolatore Vittorio, allo scapestrato Gabriele, dalla decisa Lea, alla saggia ed esperta Elvira. Ogni agente ha ovviamente il suo gruppo di attori (veri) a cui badare, seguendone le pazzie e le difficoltà nel corso della loro carriera, di episodio in episodio.
In Call my Agent Italia ovviamente troviamo le nostre star: si passa da Paola Cortellesi a Matilda de Angelis (di nuovo) da Paolo Sorrentino a Pierfrancesco Favino.


Non mancano poi i cameo di tanti altri attori e personaggi famosi, coinvolti in gag spesso riuscite, e che rendono la serie italiana una ottima risposta alla versione francese. È vero che Call my agent prende tantissimo da Dix pour cent, soprattutto nelle dinamiche fra i protagonisti e i loro clienti, ma riescono a fare anche dei collegamenti divertenti e piacevoli se avete visto la serie tv Netflix. Resta però comprensibile anche se non avete seguito la serie originale.
Call My Agent Italia non segue comunque a puntino la controparte francese, anzi, se la memoria non mi fa cilecca, mi è sembrato che le storie e le varie evoluzioni delle stagioni di Chiami il mio agente vengano miscelate e inserite già nei primi episodi della serie italiana, probabilmente proprio per creare varietà.
I dialoghi sono poi brillanti e anche intelligenti nel fare riferimento alla cultura contemporanea. 


Call my agent Italia ha poi un cast azzeccato, visto che buona parte dei protagonisti principali sono volti meno noti (ad eccezione di Marzia Ubaldi) rispetto ai grandi nomi che vanno ad affiancare, creando delle differenze a primo impatto più verosimili.
Ovviamente la narrazione verticale può creare delle disparità fra gli episodi in termini di gradimento ed anche di ritmo, penso ad esempio all'episodio con uno stakanovista Stefano Accorsi, ma non c'è stato un momento di vera noia o stanchezza nel guardare la serie.
È quindi una serie tv promossa che secondo me va recuperata, qui invece la mia recensione della seconda stagione. 




The Followers (As Seguidoras)
Prima stagione


Dall'Italia volo in Brasile con una serie tv apparsa su Paramount + dal 3 Febbraio di quest'anno, che ha del potenziale ma non credo sia stato espresso in toto. Conosciamo Liv, una giovane influencer che ha appena raggiunto i centomila followers sui social grazie al suo profilo rivolto a dare consigli di benessere, ma il suo passato sembra voglia far saltare la sua perfetta vita online, e la carriera che sta costruendo online. Liv sente inoltre molto la competizione con gli altri influencer e tutta questo crescendo di tensione la porterà a diventare una serial killer. Riuscirà a farla franca? E fino a dove sarà disposta a spingersi?


The Followers è una dark comedy che secondo me avrebbe del potenziale per essere uno spaccato del mondo quotidiano dei social, una sorta di critica parodistica di questo mondo spesso fatto solo di apparenza, di arrivismo, di qualunquismo, e in parte la serie riesce a toccare questi argomenti.
È anche l'altro risvolto della medaglia che viene in vari modi, specie negli episodi finali, ad essere messo in luce, ovvero su quanto siamo noi influenzabili e manipolabili dai media e dai social.
Il tono ironico, specie durante i "tutorial" di Liv, e qualche battuta pungente e precisa, sono perfetti per questo scopo, e rendono la serie scorrevole e simpatica. 
Dall'altro lato, oltre ad una ovviamente ad una scarsa credibilità di alcune situazioni, ci sono troppi elementi lasciati in sospeso o poco approfonditi.


Nel suo insieme è infatti poco appagante questa The Followers, un po' fine a se stessa, e tanti aspetti, come ad esempio il passato traumatico di Liv, vengono trattati in modo superficiale, dando quasi adito a pensare che i suoi gesti possano essere in qualche modo giustificati per queste sue ferite.
Purtroppo anche i personaggi secondari sono poco interessanti, ripetitivi nei modi e poco curati.
Non posso bocciare questa serie tv in toto perché si segue facilmente, sono solo sei episodi da meno di mezz'ora l'uno, quindi non è stato così difficile da portare a termine, ma l'impressione è che qualcosa manchi per poter, come vi dico spesso, emergere e distinguersi, e questo è un po' uno spreco. Non so se The Followers avrà altre stagioni, ma temo finirà nel dimenticatoio abbastanza facilmente. 



Queste serie tv vi faranno sorridere, e non solo!

Nell'ultimo periodo, complice il fatto che questa quarantena è diventata psicologicamente più pesante per me, come immagino per tutti, ho messo da parte alcune delle serie tv che volevo seguire, decisamente più sul versante impegnativo, perché avevo voglia di qualcosa di più leggero, fresco, disimpegnato e che mi tenesse compagnia senza stancarmi troppo. Fortunatamente, non solo ho trovato cosa guardare, ma mi è anche piaciuto. Quindi, se cercate qualcosa che possa farvi sorridere, che possa rallegrarvi, che non sia troppo difficile da seguire, potrebbe esserci qualche serie tv che può fare al caso vostro.


Four Weddings and a Funeral
Quattro matrimoni e un funerale
Miniserie
⭐⭐⭐⭐


Solo la mia amica Simona AKA MissPenny09 ha parlato di Quattro matrimoni e un funerale, e mi spiace un po' che non abbia avuto la cassa di risonanza che meriterebbe.
Intanto, miei amici puristi, fatemi dire che del film del 1994, Four Weddings and a Funeral prende solo spunto, ne segue un po' la struttura, ma le vicende, i personaggi e l'intreccio sono ovviamente autonomi rispetto alla celebre pellicola.
La miniserie è divisa in 10 episodi ed è disponibile su StarzPlay, servizio che in Italia si può ottenere tramite Apple Tv +, dal 27 Febbraio di quest'anno. 
Quattro matrimoni e un funerale ci racconta le vicende di Maya, Ainsley, Craig, Duffy e Kash, un gruppo molto affiatato di amici, e non solo. Ognuno si ritroverà alle prese con la propria vita sentimentale e lavorativa, che farà traballare, in modi diversi, l'amicizia fra i ragazzi.


Non è facile per me trovare una serie tv che mi faccia sorridere e che soprattutto non sia ridicola, e Quattro Matrimoni e un Funerale riesce a collocarsi proprio sullo scaffale delle serie che ci riescono. Non mancano le risate appunto, ma non mancano i momenti un po' più teneri o seri, così come non mancano quei piccoli colpi di scena ed equivoci che movimentano la storia. Four Weddings and a Funeral ha il pregio di essere facile da seguire, scorrevole e ho dovuto controllarmi un po' per non cadere nel binge watching. Mi è piaciuto anche il fatto che la storia sia perfettamente calata ai giorni nostri, è moderna, sia per come vivono i ragazzi, che per i riferimenti che fanno.
Nel corso degli episodi non proprio tutti gli avvenimenti hanno un filo logico così solido, e in questo senso sono molto ferreo, lo saprete, così come i dialoghi non sono sempre brillanti, ma credo che, quando una serie non si vuole prendere troppo sul serio, ma vuole semplicemente intrattenere, si può sospendere per un po' il senso di incredulità e godersela.


Il cast poi di Quattro matrimoni e un funerale è secondo me perfetto per rivestire i panni dei protagonisti, una su tutti Nathalie Emmanuel, la Missandei di Game of Thrones, che però ho trovato capace e azzeccata nel ruolo di Maya (forse anche più che nella saga di George Martin). Mi è piaciuto come il senso di coralità venga rispettato, per cui tutti hanno una linea narrativa che funziona abbastanza bene.
Non mi pare ci siano informazioni su una seconda stagione per questa miniserie, ma già la prima stagione funziona bene tal quale, per cui date una chance a Quattro matrimoni e un funerale che, credo, vi piacerà.


Operazione Amore/Tutte per una
Plan cœur
Due stagioni
⭐⭐⭐


Dopo Altro che caffè non ero del tutto convinto a seguire un'altra produzione francese, eppure Operazione Amore, che pare sia distribuita anche come Tutte per una, ha saputo coinvolgermi. Non è esattamente una novità, visto che la prima stagione risale alla fine del 2018, mentre la seconda è stata distribuita da Netflix lo scorso dicembre. Si tratta di una commedia romantica, composta da 14 episodi in totale, e recuperarla è stato facile perché ogni episodio dura circa mezz'ora, ma soprattutto perché, anche in questo caso, abbiamo a che fare con una storia carina e simpatica.
Elsa è una ragazza di 30 anni che ancora deve decidere cosa fare della sua vita, è intelligente, bella, ma anche un po' imbranata, e soprattutto è disperatamente ancora innamorata del suo ex Maxime che l'ha lasciata. A cercare di risollevarle il morale ci penseranno le sue amiche Charlotte ed Emilie, che per farle dimenticare Maxime, assumeranno Jules, un gigolò.
Così inizieranno le avventure di queste ragazze "incasinate, maldestre e che non sanno dirsi le cose" ma che in fondo si vogliono molto bene, e dei rispettivi amori tutt'altro che facili.


Plan cœur non si discosta troppo Quattro Matrimoni e un funerale come stile, è sempre una serie tv leggera, spiritosa, piena di imprevisti e momenti ironici, ma anche con qualche attimo di tensione o di scontro, e forse è questo l'aspetto che preferisco di più di Operazione Amore.
Mi è piaciuto questo modo di raccontare l'amicizia fra i ragazzi perché è sincero, onesto, imperfetto. Nessun personaggio ha la pretesa di essere inappuntabile, anzi spesso si lasciano prendere dai propri sentimenti anche sbagliando. Hanno secondo me un modo di parlarsi, confrontarsi e di rapportarsi all'altro molto diretto, senza modi edulcorati, come poi in fondo accade realmente. Penso proprio che i dialoghi siano il punto di forza della serie, e io stesso sono riuscito a trovare un po' di me in ognuno dei protagonisti.


Mi è piaciuta inoltre la maturazione dalla prima alla seconda stagione di Operazione Amore, quando un po' i ruoli si capovolgono, perché ho notato che i protagonisti sono un po' più consapevoli dei propri sbagli e difetti, più sicuri, quindi c'è davvero una crescita.
Anche in questo caso abbiamo una coralità: si parte da Elsa, ma poi ognuno ha una sua strada più o meno dettagliata. Certo, non aspettatevi gradi ritratti, si parla pur sempre di una serie tv che ha la durata di una sitcom e come tale può avere dei difetti.
Alcune volte, ad esempio, la sceneggiatura tocca aspetti poco credibili, oppure non ne approfondisce altri, che invece sarebbero importanti, come il rapporto fra Elsa e l'ex fidanzato Maxime.


Ho trovato inoltre alcune piccole incongruenze "tecniche" ad esempio il titolo di Operazione Amore sarebbe dovuto essere, tradotto letteralmente, Piano Cuore, che avrebbe avuto senso visto che ogni episodio ha proprio come titolo un "piano" che viene attuato. Non ho capito poi perché durante la seconda stagione il nome di Elsa non viene più pronunciato alla francese, ma viene italianizzato.
Insomma dettagli per spiegarvi la stella in meno, ma Operazione Amore è la serie tv da recuperare se volete qualcosa di leggero ma svelto da divorare, che vi faccia sorridere e tenga lontano lo stress. Se vi è piaciuta ad esempio Natale con uno sconosciuto, vi piacerà anche lei.
Non ci sono informazioni su una terza stagione, ma secondo me non è necessaria.


Chiami il mio agente
Dix pour cent
Tre stagioni
⭐⭐⭐🌠


Restiamo in Francia con un'altra serie tv che mi è piaciuta molto, al punto che son riuscito a guardarne ben tre stagioni di fila. Il titolo originale, anche in questo caso più simpatico, dice già molto, facendo riferimento alla percentuale che spetta agli agenti sui cachet delle star: non ci troviamo infatti nello studio di un medico o in quello di una nota rivista, ma Chiami il mio agente ci racconta i segreti che si nascondono nel quartier generale di una agenzia di Parigi.
Andréa, Mathias, Gabriel e Arlette e tutti i dipendenti della ASK non solo si trovano a dover gestire tutti i problemi che possono causare, nel dietro le quinte, attori e registi, ma devono ovviamente far fronte anche ai problemi personali.


Non sto qui a raccontarvi tutti i dettagli di tre stagioni da sei episodi l'una, ma posso dirvi che l'ho trovata una serie TV con alla base un'idea originale, e poi ha uno sviluppo simpatico, che tocca in modo ironico, a volte buffo, argomenti anche più seri e interessanti: dagli anni che passano, alla maternità, dal confronto con vecchi amori e rancori, alla ricerca di valori più semplici e genuini. Ovviamente, per una celebrità tutto questo può essere fondamentale, ma se ci pensate anche una persona comune deve confrontarsi con queste sfide.
Di Chiami il mio agente ho apprezzato il dinamismo della narrazione: infatti, sebbene ogni stagione si focalizzi per la maggiore sulla linea narrativa che coinvolge un determinato personaggio, anche tutti gli altri protagonisti continuano a muoversi.
Non tutte le storyline mi hanno smosso lo stesso interesse, come è ovvio che sia, ad esempio un po' tutto quello che riguarda la vita privata di Gabriel mi sembra poco accattivante, specie rispetto a quella di Andréa, ma in ogni caso non mi ha annoiato, nonostante gli episodi siano più consistenti in durata.


Soprattutto mi è piaciuto come alcuni personaggi, nonostante siano calati un po' in un cliché, alla fine sanno uscire dallo stereotipo e darsi da fare quando serve.
Anche in Dix Pour Cent si gioca molto sugli equivoci e su piccoli colpi di scena che rimescolano di volta in volta le carte. Non tutto, anche in questo caso, mi è sembrato riuscito alla perfezione, non sempre le scene sono brillanti ma, come vi dicevo, una serie tv che mi fa sorridere e anche ridere a volte, è una rarità. Dimenticavo che se pensate che gli attori di cui si occupa l'agenzia siano inventati, vi sbagliate, perché ogni puntata è una carrellata di vere celebrità: dal premio Oscar Jean Dujardin, a Juliette Binoche, passando per Audrey Fleurot e finendo con Monica Bellucci.
Se vi manca Parigi, datele una chance.
Qui trovate la recensione della quarta stagione. 


Self-made: la vita di Madam C. J. Walker
Self Made: Inspired by the Life of Madam C.J. Walker
Miniserie
⭐⭐⭐⭐


Ci spostiamo in un altro genere, ma non del tutto, con Self-made: la vita di Madam C. J. Walker, una miniserie disponibile su Netflix dal 20 marzo, in quattro puntate, che racconta proprio la storia vera di Sarah Breedlove, diventata famosa come Madam C. J. Walker.
Potrebbe non dirvi molto questo nome, ed in effetti, confesso, che la prima cosa che mi ha attirato di questa serie tv era la presenza di Octavia Spencer ed il fatto che fosse una storia ambientata ad inizio del '900, ma ho scoperto una storia molto coinvolgente ed affascinante.
Madam C. J. Walker è considerata infatti la prima donna milionaria afroamericana che ha creato il suo patrimonio da sola, tutto grazie ad una lozione per aiutare la crescita dei capelli. Una Kylie Jenner ante litteram insomma, solo che Sarah era solo una lavandaia figlia di schiavi.
Eppure, con la sua visione degli affari, la sua instancabile voglia di lavorare, la sua fame di rivalsa e soprattutto grazie al suo sogno, Sarah diventerà la rispettabile Madam C. J. Walker, non solo una imprenditrice, ma anche una filantropa e attivista. 


Credo che i pregi di Self-made: la vita di Madam C. J. Walker siano tanti e non riguardano solo la storia che ci porta a scoprire, ma anche il modo in cui ce la racconta. Premetto la serie è tratta da una biografia scritta dall'ultima pronipote di Madam Walker, ma alcuni aspetti delle vicende di questa serie tv sono romanzati.
Dal rapporto che Madam C. J. Walker aveva con la sua "rivale" Annie Turnbo Malone (che nella realtà non si chiamava così), sebbene ci fosse ovviamente competizione, ad alcuni dettagli della vita privata di Madam Walker, come le relazioni sentimentali della figlia che sono stati ovviamente enfatizzati o drammatizzati per rendere il tutto più succulento.

Octavia Spencer è Madam CJ Walker nelle prime foto della miniserie ...

Ma ciò non toglie che ne esce la figura di una donna che ha fatto la storia, che probabilmente era un po' alienata dal suo lavoro, ma era mossa da una profonda voglia di giustizia non solo come imprenditrice, ma principalmente come donna nera. Ogni volta che qualcuno le ha voltato le spalle, l'ha tradita e calpestata, lei ha sempre saputo rialzarsi più forte di prima. Una donna che non solo voleva emergere come lavoratrice, ma che cercava di raccontare la sua storia per poter essere da esempio alle altre donne di qualunque appartenenza sociale. Proprio per questo speravo che il ruolo della Malone venisse trattato diversamente ad esempio, aderendo più alle vicende reali. Così come avrei voluto che si approfondisse un po' di più riguardo alla vena filantropica della protagonista.
Con Self-made: la vita di Madam C. J. Walker, hanno saputo rendere interessante, ironica e frizzante una biopic, e una buona produzione ha permesso che il cast fosse ricco, e i dettagli di costumi e ambienti fossero curati e realistici.



Sapete che sono sempre alla ricerca di qualche buona serie tv da seguire, quindi aspetto i vostri suggerimenti, ma fatemi sapere anche se conoscevate ed avete visto questi telefilm e se vi son piaciuti.


Film e serie tv di Giugno: Novità TOP e ritorni tiepidi

Giugno si chiude e quindi è il momento del mio recap su film e serie tv visti nel corso del mese. Facendo un passo indietro mi sono accorto che a giugno ho parlato di diversi ritorni, visto che si sono concluse le nuove stagioni di alcune serie tv che stavi già seguendo.

Per me ad esempio continua a dover stare fra i promossi la serie tv Paramount + Matlock con Katy Bates, che è arrivata alla seconda stagione ed è già stata rinnovata per una terza.

Mi era capitato di leggere di persone un po' deluse dall'andazzo generale della stagione più che altro per il fatto che sia diventata ripetitiva e richieda sempre molta sospensione dell'incredulità. A me Matlock 2 è sembrata però un proseguo sensato della prima stagione, ed anzi ci sono state delle piccole variazioni di stile che hanno avuto comunque coerenza. 

È ovvio che se vi aspettiate la miglior serie procedurale del decennio, sarete delusi, ma Matlock continua ad essere un ottimo intrattenimento per me, leggero ma non troppo, e quindi proseguirò con la terza stagione appena arriverà.

A propositi di ritorni e promossi, a Giugno ho terminato la quarta ed ultima stagione di Envidiosa, che in realtà era arrivata su Netflix il 29 Aprile, e un pochino mi è spiaciuto.

Non ha avuto da noi un exploit particolare, ma io l'ho trovata una comedy diversa, fresca, interessante sotto più punti di vista, divertente quanto basta, ma riflessiva quando serve. Griselda Siciliani ha fatto un ottimo lavoro e dato vita ad un personaggio complesso ma universalizzabile. Inoltre avere un capitolo conclusivo alle avventure di Vicky non può che dare alla serie tv una promozione. 
Non so se avete letto, ma hanno pensato ad un remake italiano di Envidiosa con Diana del Bufalo, un po' com'è stato per Chiami il mio agente. Magari gli darò una chance.

Promuovo anche la seconda stagione di The Four Seasons anche se meno brillante della prima.

Diciamo che mi è mancata qualche risata in più, mi è sembrata questa una stagione un po' più cupa, matura, che non è sempre un male, ma The Four Seasons credo nasca principalmente come comedy, quindi mi aspettavo un pizzico di brio in più. In ogni caso è una stagione che mi è piaciuta, si segue sempre volentieri, non è mai troppo pesante o complessa. Anche qui abbiamo già il rinnovo per una terza stagione quindi si prosegue. 

Sul versante novità do il mio pollice su a due piccole scoperte di cui ho sentito poco parlare, sono entrambe due commedie e le trovate su Disney plus. La prima è Alice and Steve, che secondo me è originale, simpatica, scorrevole e sboccata quanto basta.

Ho letto una recensione del The Guardian dove una giornalista era atterrita dalla differenza di età fra Steve e Izzy, e lo considera un rapporto quasi incestuoso per la conoscenza che dovrebbe intercorrere fra i due, ma personalmente non ho visto nulla di tutto ciò. Steve e la figlia di Alice non hanno una conoscenza stretta, da pseudo zio e nipote, anzi sembra che fra loro non ci siano stati molti contatti, quindi non serve chiamare la buoncostume, ma solo godersi questa piccola serie tv inglese con un tono un po' sopra le righe ed una storia curiosa. Non sarà un capolavoro, ma tiene compagnia. 

Più o meno le stesse parole che potrei usare per la seconda serie tv che promuovo ovvero Not Suitable for Work.


Qui il derivatismo si fa più evidente, ma la serie tv creata da Mindy Kaling conserva una sua freschezza e piacevolezza. Poi ho subito apprezzato il cast, credo ci sia una buona chimica e spero che le loro avventure continuino. 
A proposito, il difettuccio di queste due serie tv Disney è che hanno entrambe un finale aperto e manca ancora una conferma ufficiale per un rinnovo.

Sul versante delle serie tv che invece boccio, nomino solo la terza ed ultima stagione di Euphoria.

A questo punto mi sembra di aver fatto una crociata contro Euphoria, quando in realtà ne riconosco tutti i punti di forza ed anche la bellezza e capisco bene come mai abbia tantissimi fan in tutto il mondo. Il mio problema fin dal principio è stato che non mi è sembrata una serie tv così originale ma soprattutto è stata coperta da così tante aspettative e pretese che mi aspettavo la perfezione. Arrivati a questa terza stagione secondo me i nodi sono venuti al pettine e i difetti sono stati palesi: la costruzione di storie e personaggi volti più a creare scalpore che una narrazione densa hanno portato gli autori stessi a dover snaturare la serie pur di trovare un finale.
Questo ultimo capitolo di Euphoria mi è sembrato quasi un thriller western che poco ci azzeccava col resto. Comunque se volete leggere tutte le mie opinioni potete fare un salto qui.

Passando ai film di Giugno ho due promossi e una lunga sfilza di bocciati che mi hanno deluso.
Un voto positivo va sicuramente a Volo notturno per Los Angeles, il primo film scritto e diretto da John Travolta che trovate su Apple tv+.

Pur non avendo una sceneggiatura così articolata e complessa, a me è sembrato un film coccoloso, tenero, esteticamente bello da vedere e recitato altrettanto bene. Si colgono subito le sfumature autobiografiche di Travolta e l'effetto fiaba della buonanotte arriva tutto. 

Toni completamente diversi li trovate invece in Hallow Road - Corsa contro il tempo.

Rosamund Pike e Matthew Rhys reggono benissimo un film particolare, forse non adatto a tutti, ma ben costruito, teso, cupo, che si fa seguire molto volentieri. A funzionare sono ovviamente i dialoghi, fondamentali per l'impostazione stessa del film, e la regia che ci aiuta ad entrare meglio nella storia. 

Parlando invece dei flop del mese, non posso non nominare Ladies First, arrivato su Netflix proprio a Giugno e sempre con la Rosamund Pike. 

Incipit e cast sarebbero anche accattivanti, ma le idee che funzionano in questo film sono poche, o meglio ho avuto l'impressione che non si volessero sforzare più di tanto per creare una storia davvero diversa. Il tutto si traduce in un film senza verve, meno brillante di quanto vorrebbe, quasi un po' vecchio. Ladies First però non è il peggiore di giugno perché c'è Le Cose non Dette, ultimo film di Gabriele Muccino.

Anche qui hanno raccolto un buon cast di attori italiani noti, ma la sceneggiatura è stantia e viene raccontata in un modo altrettanto poco innovativo: soliti tradimenti, solite urla, soliti personaggi con le stesse paranoie. Le cose non dette non ha nulla di "omesso", di non detto, ma segue lo stesso schema già visto di altri titoli, e a nulla serve lo sfondo di Tangeri, o la vaga deriva thriller, per salvare questo film piatto.

Infierisco solo un attimo anche su Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, arrivato al cinema il 17 giugno, che si porta dietro un po' tutti questi difetti, ma anche altri. 

Speravo in un action movie divertente, ed invece l'azione latita tutto il tempo, idem la risata, e il voice over di Glen Powell non aiuta. Mi è sembrato tutto molto patinato, termine che non amo ma che rende l'idea di finto, misurato e lucidato che forse non giova a questo Ricchi...da morire.
Anche la satira, o la denuncia, contro l'arrivismo e la ricchezza ad ogni costo arriva in modo blando, e non lascia un segno.
Se non si è nel giusto mood o magari siete un po' stanchi sono quasi certo che vi possa portare a sbadigliare. 


Cosa ho recuperato su Netflix (anche se non volevo)

Non senza dubbi ho deciso di vedere e recuperare un paio di serie tv che, per vari motivi, avevo lasciato indietro. Avrei forse fatto meglio a non farlo. 


Il Sarto
Seconda stagione


A distanza di pochi mesi dalla prima stagione, Il Sarto 2 è arrivata il 28 Luglio su Netflix. Nulla di strano perché Terzi è stata fin da subito pensata come una serie in tre capitoli e infatti la terza stagione arriverà il 3 Novembre.
Quando ho condiviso la mia recensione della prima stagione su Facebook, come faccio di solito, molti mi sono saltati alla giugulare dicendo essenzialmente che ero un incompetente e che la mia opinione, in quanto negativa, non era da prendere in considerazione (mentre la loro, positiva, invece sì, capite il livello). Obbiettivamente, Il Sarto 1 non mi è piaciuta perché non trova un modo sofisticato per raccontare la sua storia, ma punta a melodramma, esagerazioni e superficialità e stavo per abbandonarne la visione, ma poi mi sono fatto forza e ho visto la seconda stagione, nella speranza che magari funzionasse meglio.

La serie turca riprende esattamente dove l'avevamo lasciata, ma, ovviamente, il nostro amatissimo (?) Peyami è prevedibilmente vivo e vegeto, altrimenti come sarebbe andata avanti?, e deve sempre affrontare i suoi tormenti, provando in qualche modo a cambiare direzione. Così decide di iniziare a frequentare una nuova ragazza, Suzi, molto lontana dallo stile di Esvet, e che possa aiutarlo ad allontanarsi dai suoi tormenti. Però non c'è pace per il ragazzo che deve fare i conti con la propria vita e quella della sua famiglia. 

Nel frattempo, prevedibilmente, le nozze fra Dimitri ed Esvet sono andate a buon fine purtroppo per la ragazza e anche fra di loro le cose devono trovare un equilibrio.
Il Sarto, anche in questa seconda stagione, si conferma una soap opera di scarsa fattura, in cui nulla trova un approfondimento sensato, e dove si riesce a cogliere le motivazioni e la ratio dietro ai personaggi. Speravo ci spiegassero ad esempio le dinamiche dietro al rapporto fra Dimitri e il sarto, ma ancora una volta, nonostante il primo sia tutt'altro che un amico per Peyami, li ritroviamo assurdamente insieme.

Un altro esempio banale è la stessa new entry Suzi, che viene inserita senza spiegarcene chiaramente le ragioni. Noi possiamo ipotizzare che Peyami ne resti colpito, o che semplicemente cerchi qualcuno con cui distrarsi, ma non è comunque esplicitato, e ce la ritroviamo sempre di mezzo. Bisogna dire che è l'unica che ha una mezza logica fra i personaggi, ma questo è un altro discorso. 

La cosa che mi spiace, e sono sincero, è che in Terzi 2 ci sono anche delle storie da raccontare, come il rapporto di Peyami con la madre e la famiglia in genere, e ci sarà una evoluzione in questo senso, ma sempre con questo stile esagerato, inverosimile e schizofrenico. Anche i momenti positivi finiscono per essere buttati a caso e in situazioni del tutto random. 
Purtroppo, anche l'attore che interpreta il sarto, non riesce ad essere coinvolgente, probabilmente perché non gli è stato fornito abbastanza materiale per poter dare di più.
La stessa Esvet sembra avere una parabola evolutiva, ma in ogni caso anche lei resta stranamente nella sua situazione senza alcuna risoluzione definitiva.

Come vi anticipavo, la terza stagione de Il Sarto arriverà ad inizio Novembre, ma all'ottavo episodio ci hanno praticamente anticipato buona parte di ciò che accadrà e quindi la mia voglia anche solo di portare a termine la serie è svanita. 



Transatlantic
Miniserie

Con tutte le carte in regola per diventare una di quelle serie tv che mi appassionano, Transatlantic non ha superato ben due scogli: il primo, quando uscì il 7 aprile di quest'anno, dato dalle scarse opinioni che sentivo qui e lì, e che mi hanno spinto ad evitarne la visione fino ad ora, e la seconda è stata l'impostazione della serie stessa che mi ha completamente deluso. 
Tratta dal romanzo The Flight Portfolio di Julie Orringer, Transatlantic si ispira alla storia vera di un gruppo di volontari che, negli anni '40 a Marsiglia, salvarono centinaia di persone per lo più ebree, fra cui molti artisti e intellettuali dell'epoca, a scappare in America e fuggire dai nazisti.
Seguiamo così le vicende di Varian Fry (Cory Michael Smith), giornalista e attivista, segretamente omosessuale, e l'ereditiera Mary Jayne Gold (Gillian Jacobs) che cerca di non farsi frenare dal padre che vorrebbe riportarla in America, entrambi membri dell'Emergency Rescue Committee, fondata da Eleanor Roosevelt.

Ammetto che non conoscevo le imprese che i protagonisti di Transtlantic hanno dovuto affrontare, nonostante appunto i veri protagonisti possono considerarsi a tutti gli effetti degli eroi. I volontari dell'ERC infatti salvarono artisti come Marc Chagall e la moglie, e filosofi come Hannah Arendt e Lévi-Strauss, oltre a migliaia di persone, ma questa serie tv Netflix purtroppo non ha saputo secondo me trovare la via giusta per raccontare queste vicende. 
I toni infatti scelti sono spesso frivoli, leziosi, il mood è più quello di una spy story dalle venature romantiche e ironiche più che un ritratto di uno spaccato storico importante e drammatico. 
Le stesse atmosfere, per quanto ci sia una buona ricostruzione dell'epoca, risultano troppo leggere, mi hanno ricordato un po' quelle di Hotel Portofino, altra serie tv in cui il fantasma del fascismo risulta troppo annacquato e trasparente.

Secondo me non hanno saputo bilanciare bene gli elementi, con la conseguenza che Transatlantic non risulta né carne né pesce: non ha una profondità e drammaticità tale da risultare una completa ricostruzione storica, anzi molto spesso, quei personaggi di spicco a cui facevo accenno sopra, appaiono e scompaiono ad ogni episodio, senza essere ben contestualizzati e presentati ed, a volte, finiscono sullo sfondo senza un chiaro riferimento al loro ruolo. Non ha momenti di azione che possano dargli quel sapore di thriller e di spionaggio tipico in molti prodotti sulla seconda guerra mondiale. 
Inoltre c'è una quota romantica abbastanza stucchevole e telefonata, che, oltre ad essere fuori contesto, non è ben approfondita, e di cui alla fine poco ci interessa. 

Non ne escono benissimo i personaggi principali: Mary Jayne Gold, più che una donna pronta a spezzare gli stereotipi per una causa superiore, sembra spesso frivola, mentre Albert Hirschman appare davvero di punto in bianco, e assume un ruolo centrale senza che ci venga raccontato perché. Mi ha fatto sorridere la presenza di Grégory Montel perché sono abituato a vederlo in un ruolo più leggero in Chiami il mio agente! e qui veste i panni quasi caricaturali dell'ufficiale Philipe Frot.
Transatlantic ha il merito di avermi fatto conoscere una storia affascinante che purtroppo ignoravo, ma lo fa in un modo poco appassionante e senza la giusta intensità secondo me. 



La lista aggiornata delle serie tv che ho abbandonato (quarta stagione)

Periodicamente mi piace fare un po' un resoconto e raccogliere le serie tv che ho lasciato indietro e di cui ho smesso di parlare (o non ho mai parlato) qui sul blog. È un modo non solo per confrontarmi con voi ma anche per schiarirmi la mente e chiudere qualche parentesi. Sono arrivato alla quarta stagione di questo appuntamento con le serie tv abbandonate, l'ultimo due anni fa, quindi c'è tanta roba di cui parlare. 

Inizio dall'abbandono più datato che riguarda la serie tv Perry Mason, una sorta di prequel sugli inizi della carriera del famoso avvocato che qui era interpretato da Matthew Rhys.

Un attore che apprezzo spesso e volentieri, e la prima stagione di Perry Mason, arrivata su Sky/NOW nel settembre del 2020, mi era sembrata interessante e piacevole, con un punto di vista diverso sul suo protagonista.
Si trattava di una bella produzione (fra i produttori esecutivi c'era anche Robert Downey Jr.) peccato però che la seconda stagione sia stata resa disponibile dopo 3 anni dalla prima, fra maggio e giugno 2023, e onestamente avevo perso quell'interesse per la serie. Ho aspettato a parlarne qui nella speranza che mi tornasse la voglia, ma aver saputo che Perry Mason era stata poi cancellata dopo la season 2, è stato un ulteriore incentivo per abbandonare la serie.

Sempre nel 2023 ho mollato il colpo con Il Sarto, una serie tv turca di cui avevo visto addirittura 15 episodi delle prime due stagioni, nonostante non l'abbia sopportata fin dal primo momento.

Le serie tv turche hanno un pubblico folto e compatto, infatti quando parlai male la prima volta de Il sarto, stavo quasi per essere scomunicato dal web. Io però, nonostante tutto sommato apprezzassi l'idea di fondo, non ho potuto fare a meno di soffrire il pessimo sviluppo e svolgimento, visto lo stile da soap opera di quarta categoria che la serie tv abbraccia. Tra l'altro considerate che le tre stagioni de Il sarto sono state pubblicate lungo tutto il 2023 quindi non c'era nemmeno il tempo di poter digerire gli episodi che già toccava ricominciare. 

Vista la fine della seconda stagione, in cui si capiva dove sarebbero andati a parare, ho deciso di fermarmi lì e non mi sono mai più guardato indietro. 

Discorso similare lo posso fare per la più recente L'imperatrice - The Empress, la serie tv tedesca disponibile su Netflix.

Nel 2022 è arrivata una prima stagione che racconta le vicende della principessa Sissi, e che non mi avevo convinto: troppo fiacca, poco accattivante, senza uno spunto più originale che la distinguesse dalle tante produzioni simili. Infatti in contemporanea era uscita un'altra serie tv sempre dedicata alla principessa Sissi su Canale 5, che, seppur non sia un capolavoro, mi ha preso un po' di più.
Quando a Novembre dell'anno scorso è arrivata la seconda stagione, avrei potuto stringere i denti con L'Imperatrice anche perché dura solo 6 episodi per ciclo, e considerato il fatto che la terza stagione sarà l'ultima, ma onestamente è stato facile abbandonarla e non mi manca affatto.

Nel 2023 avevo recuperato una serie tv che era uscita a fine 2022, intitolata La Banda dei Guanti Verdi, e che non mi aveva proprio entusiasmato.

Buona l'idea di questa crime story leggera, con protagoniste tre donne di terza età che stanno cercando di sfuggire alla legge in una casa di riposo. Peccato che lo sviluppo de La banda dei guanti verdi 1 fosse spesso caotico e superficiale, e così ho lasciato perdere la seconda stagione che è arrivata a luglio 2024. Forse ci sarà una terza stagione, ma non mi interessa affatto.

Nel corso del 2024 ho abbandonato diverse serie tv, alcune delle quali hanno avuto anche un discreto successo appena uscite.
Non ho ad esempio mai terminato la seconda stagione di Unstable, la comedy con Rob e John Owen Lowe in un rapporto padre-figlio decisamente complicato.

La prima stagione è stata più o meno godibile, con qualche momento comico riuscito, ma l'impressione che ho avuto è che fosse una serie tv fine a se stessa, che non avrebbe mai avuto uno sviluppo né un finale sensato. Così, quando ad agosto 2024 è uscita la seconda stagione, ho visto giusto un paio di episodi, per poi mollare il colpo. Quando poi ad Ottobre Netflix ne ha cancellato il rinnovo, non mi sono affatto stupito.

È durato molto meno il mio interesse per Tires, commedia americana che Netflix ha addirittura rinnovato per una terza stagione.

Non ne ho mai parlato qui sul blog perché mi sono fermato dopo davvero pochi episodi, ma l'idea di partenza sembrava simpatica. Tires è infatti scritta, fra gli altri, da Shane Gillis, stand-up comedian statunitense che sembrava potesse creare qualcosa di interessante. Ma questa serie tv Netflix è costellata da personaggi macchiettistici, grezzi, che risultano banali e datati nel mondo della serialità, con quella comicità da cinepanettone che non fa più ridere. Ho trovato poi snervanti le inquadrature che ricordano un mockumentary, quindi non capisco la longevità di Tires.

Per più o meno le stesse ragioni non sono arrivato a terminare la miniserie Fiasco, arrivata su Netflix il 30 Aprile 2024.

In questo caso seguiamo le vicende di un regista alla prime armi e la sua troupe, che deve girare una sua opera prima ma sarà una avventura piena di intoppi, errori e difficoltà

In Fiasco l'effetto "falso documentario" è molto più marcato che in Tires, non solo per la regia, ma anche per le tipiche interviste e i vari retroscena del dietro le quinte di questo improbabile film.
Nonostante sembra sia stata ispirata da fatti realmente accaduti e gli episodi fossero davvero brevi, i personaggi insopportabili e le storie poco interessanti hanno reso per me questa serie tv Netflix poco convincente, e non in grado di intrattenermi come avrei voluto. 

Non ho mai terminato anche la serie tv spagnola distribuita da Netflix il 28 Giugno 2024 intitolata La Passione Turca, che credo sia anche stata in vetta fra i titoli più visti in streaming.

Già dal titolo però potete capire perché non sono arrivato alla fine: mi è sembrata subito una soap opera che puntava al dramma, dai tratti confusi e con una protagonista che non mi ha suscitato simpatia. 

E arrivo al 2025, con un paio di abbandoni che forse lasceranno perplessi alcuni di voi. 
Ho provato infatti a proseguire la visione di The Bear, dopo una prima stagione che mi aveva provocato più di qualche mal di testa a furia di urla inutili, ma non ce l'ho fatta.

Mi sono addirittura spinto fino al quinto episodio, convinto che avrei trovato quella bellezza che molti decantano, ed in effetti c'erano dei passi avanti. Mi sembrava infatti che le vicende del ristorante di Carmy stessero iniziando ad ingranare, e che ci fossero degli sviluppi più interessanti. Purtroppo però la nevrosi che alberga in praticamente tutti i personaggi, seppur smorzata in questa seconda stagione, non fa altro che scollegarmi da qualunque emotività che The Bear possa voler trasmettere. Mancando quella forma di affezione verso i protagonisti, il desiderio di scoprire che ne sarà delle sorti di Carmy e della sua cucina è scemato. A luglio di quest'anno The Bear è stata rinnovata per una quinta stagione, e mi chiedo che ci sarà ancora da raccontare. Ma soprattutto come si faccia a seguirla senza imbottirsi di ansiolitici.

Ho dato molte meno chance alla serie tv Netflix Un solo sguardo, in streaming dal 5 marzo di quest'anno.

Un solo sguardo è una produzione polacca, ma è tratta dall'ennesimo romanzo thriller di Harlan Coben che con la grande N ha ormai un sodalizio decennale. Io mi ero già sciroppato Missing You e Un inganno di troppo, sempre tratte dai libri dello scrittore americano, e tutte collegate dal bisogno eccessivo di sospendere l'incredulità.

Non avendomi convinto del tutto, partivo già sfiduciato anche con Un solo sguardo e quando poi ho visto il primo episodio e mi sono ritrovato con una storia confusa e con poco appeal, ho battuto ritirata molto volentieri. È vero, avrei dovuto darle qualche opportunità in più, ma essendo una miniserie non avevo nemmeno lo stimolo di potermi affezionare ai personaggi e volerne sapere di più. 

L'ultima serie tv abbandonata di questa prima parte del 2025 è The Studio, distribuita su Apple Tv+ dal 26 marzo al 21 maggio 2025.

Scritta, diretta e interpretata da Seth Rogen, The Studio si concentra sulle vicende di Matt Remick,  nuovo capo della casa di produzione cinematografica Continental Studios. Matt però è goffo e inesperto e quindi combinerà sempre qualche guaio, che sia dietro le quinte di un film o per il rinnovo di qualche contratto.

The Studio mi ha ricordato un po' The Bear: entrambe infatti mi fanno chiedere " cosa non ho capito?, cos'è che ha reso questa serie tv così attraente ma a me sfugge?".

È vero che questa novità di Apple Tv+ può vantare di un ottimo cast, che si arricchisce di episodio in episodio con camei straordinari (come capita in Chiami Il Mio Agente per capirci), oltre che ad una messa in scena ben studiata.

Il ritmo poi è frizzante e le puntate durano meno di mezz'ora.
Il problema è però la storia: il personaggio di Seth Roger (che mi ha ricordato vagamente quello di Platonic) è assurdo, esagerato, non si capisce bene per quali doti sia arrivato ad un ruolo così importante. Si potrebbe dire che questa è la cinica satira al mondo del cinema, dove chiunque può avere il suo momento di gloria, ma è una critica molto limitata rispetto ai tanti problemi dello show business americano. La comicità poi di The Studio è ripetitiva e quasi slapstick, e onestamente non mi fa ridere, così come la narrazione verticale tende a smontare la voglia di proseguire fra gli episodi. Non mancano anche qui urla e insulti. 

Forse hanno ragione i miei hater quando dicono che in realtà non ne capisca nulla, ma credo che da fruitore più che ventennale e accanito del mondo seriale, almeno per esperienza qualcosa avrò imparato. E con The Studio, l'impressione è che ad aver abbagliato sia la scatola, l'idea che quello che sta per accadere possa essere divertente, mentre il contenuto vero e proprio latita, affossato da isterismi e momenti scarsamente credibili.


Per il momento non ho altre serie tv abbandonate, ma fatemi sapere le vostre.




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