Nuove commedie al cinema e in streaming: ecco perché le boccio 👎🏻

Sempre alla ricerca di leggerezza, come per le serie tv, ho voluto dare una chance a due commedie che sono uscite a giugno in streaming e al cinema. Metto subito le mani avanti dicendo che speravo meglio, ma se mi seguite vi racconto perché le boccio.


Office Romance (2026)


Genere: commedia sentimentale
Durata: 115 minuti
Regia: Ol Parker
Uscita in Italia: 5 Giugno 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Sono fra quelli che i film di JLo li guarda volentieri, perché come attrice non la disdegno affatto, specie in ruoli leggeri, e quindi mi sono sciroppato anche Office Romance, che dal titolo però non preannunciava bene.

Jennifer Lopez (che con Netflix aveva già fatto The Mother, e su Prime Video c'era arrivata con Inarrestabile) interpreta Jackie Cruz, CEO di una compagnia aerea del New Jersey che è nota per non avere un atteggiamento accomodante e accogliente con i suoi dipendenti. Jackie però non se la passa benissimo, anzi sta affrontando una causa legale che potrebbe crearle più di qualche problema col suo ruolo dirigenziale. La donna infatti, in quanto tale, non è ben vista in questa posizione di comando, ma nulla è ancora perso. Infatti in modo del tutto inaspettato, conoscerà Daniel Blanchflower (Brett Goldstein, che, come in All of You, ha co-scritto il film), nuovo avvocato della società che si è trovato last minute a sostituire un collega. Fra i due scatterà subito una affinità, ma non sarà semplice per la loro coppia sopravvivere, specie perché nella loro compagnia vige il divieto di avere relazioni sentimentali fra colleghi.


Non mi aspettavo che Office Romance potesse essere il miglior titolo dell'anno né tantomeno la commedia più brillante che potesse arrivare sul catalogo Netflix, però è stata un bel po' al di sotto delle mie aspettative.

Il titolo anticipa già cosa andremo a vedere, e diciamo che non c'è il minimo sforzo di spostare l'asticella appena più in là da ciò che ci si aspetta. Mi è sembrato che un po' tutto il film cercasse di far leva sulla presenza di Jennifer Lopez, ma per quanto possa avere carisma, non può sostenere una sceneggiatura che appunto non le dà molto se non qualche cliché da commedia romantica.
Quando si cerca di scavare ad esempio nella personalità di Jackie, nelle sue debolezze, si trova giusto nel suo passato un tradimento che l'ha resa più dura.
Va peggio forse col personaggio di Brett Goldstein che proprio mi è sembrato monocorde e piatto, ed il suo essere inglese non viene sfruttato del tutto.

Purtroppo anche i dialoghi non aiutano entrambi, risultano banali, ed in generale non ho capito la comicità di Office Romance. Non sono infatti un tipo delicato che si scandalizza, ma qui sembra si punti ad una ironia volgare che molto spesso sembra buttata a caso. C'è una scena di una gravidanza che ho personalmente ho trovato quasi disgustosa senza motivo.

O ancora, le parentesi sulla vita in carcere della sorella di Daniel non servono a molto: dovrebbero fungere da comic relief ma è pur sempre un film leggero già di suo. Questa ulteriore parentesi allunga il minutaggio senza però darci qualche aspetto di valore.

La regia di Ol Parker, che ci riprova con le commedia da manuale dopo Ticket to Paradise, è semplice ma funziona meglio quando deve mostrarci Jackie e Daniel negli uffici che tentano di nascondere la loro relazione.
Quindi sì, Office Romance può essere la compagnia poco impegnativa di una pigra serata estiva, ma non credo possa lasciare il segno. Sta via via infatti scendendo dalla classifica Netflix e la cosa non mi stupisce.



Ricchi… da morire – Delitti in famiglia (2026)


Titolo originale: How to Make a Killing
Genere: commedia, thriller
Durata: 105 minuti
Regia: John Patton Ford
Uscita in Italia: 17 Giugno 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Francia, UK

Becket Redfellow (Glen Powell, Tutti tranne te) non è nato sotto una buona stella. Sua madre infatti, pur essendo parte una famiglia ricchissima, verrà ripudiata proprio appena si ritroverà incinta. Tuttavia, pur non avendo contatti con i suoi parenti, Becket resta ancora nel succoso testamento del patriarca Whitelaw Redfellow (Ed Harris), ma c'è un grosso problema: ci sono infatti molti altri possibili ereditieri prima di lui.
Quando sua madre morirà prematuramente a seguito di una malattia, Becket deciderà di onorare la sua memoria andando a riconquistare tutto quello che in fondo gli spetta. È necessario però che tutti i Redfellow in linea di successione tirino le cuoia per accaparrarsi il bottino, e quindi lui farà di tutto affinché questo avvenga.

Con un cast interessante Ricchi... da morire ha suscita la mia curiosità, e poi avevo tutto sommato apprezzato il lavoro precedente di John Patton Ford, I Crimini di Emily.
Qui si muove su alcune tematiche simili, ma punta più allo stile di una black comedy con qualche picco di azione, una miscela che sulla carta funziona, ma meno nella realtà. 

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, che è a tutti gli effetti il remake di Sangue blu del 1949, inizia infatti a ritroso con lo stesso Becket che ci racconta la sua storia e non mostra alcun pentimento per ciò che ha fatto. In realtà da un punto di vista semantico il film sarebbe anche accattivante: il protagonista avrebbe tutte le motivazioni per volere una rivalsa sociale, e vorrebbe migliorare la sua condizione perché stufo di una vita che gli volta le spalle. Tuttavia sceglie la strada peggiore per farlo, come a dire che questo suo progetto per rincorrere la ricchezza, pur partendo con buone intenzioni, finirà per corrompere lui stesso, a discapito di tutto e tutti.
Il film stesso farà suo questo cinismo e forse questo è l'aspetto più interessante di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia.

Per il resto posso dirvi candidamente di essermi più volte annoiato forse perché non ho digerito due aspetti che mi sono sembrati delle forzature: non si capisce infatti come mai un uomo ricco e potente decida di tenere nel suo testamento una persona che ha ripudiato. Allo stesso modo non sappiamo come una persona alla fine normale come Becket riesca ad intrufolarsi e camuffarsi in ogni situazione.

Glen Powell, con la solita faccia tosta e sorrisetto d'ordinanza, qui mi sembra un po' inseguire il ruolo da trasformista che aveva in Hit Man - Killer per caso, aspetto che non giova a dare freschezza al film stesso. Che poi sia un attore capace ne siamo tutti abbastanza consapevoli, però ammetto che, sebbene in poche apparizioni nei panni di un lupo vestito da agnello, Margaret Qualley abbia quasi più carisma del protagonista.

Il resto del cast è composto da volti noti come Jessica Henwick (Vladimir) e Bill Camp (Presunto Innocente, Sirens, Zero Day), ma i loro personaggi hanno poco spazio di manovra e sembrano quasi figurine.

Il punto nevralgico di Ricchi… da morire – Delitti in famiglia è che secondo me non sa esprimere tutti i generi che vorrebbe raccogliere. La commedia non mi è sembrata particolarmente divertente, anche se si tratta di uno humor nero, l'azione arriva a sprazzi e non sempre i colpi di scena mi hanno sorpreso. Ad esempio poteva essere divertente vedere come Becket riuscisse ad intrufolarsi in feste vip ed eventi, ma immagino avrebbe complicato le cose.
Senza contare poi che il voice over costante del protagonista alla lunga diventa fastidioso.
How to Make a Killing nel suo insieme non meriterebbe una bocciatura totale perché alla fine scorre abbastanza bene, ed ha un buon ritmo, ma mi è sembrato dimenticabile e meno incisivo di film precedenti che in certo senso lo ricordano, come Knives Out ma anche Finché morte non ci separi



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