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Due serie tv in costume promosse su Sky!

Mi sento un po' monotematico, perché, dopo The Buccaneers (di cui ho parlato qui), ho terminato altre due serie tv ambientate in epoche passate e che ho apprezzato molto. Si tratta tra l'altro di due vecchie conoscenze, perché si tratta essenzialmente di due rinnovi disponibili su Sky Serie e Now
La prima è la seconda stagione di The Gilded Age, la serie che nasce dalla penna di Julian Fellowes, che è stata trasmessa dal 30 ottobre al 18 dicembre 2023.

Si torna in una brulicante New York di fine Ottocento, quando vecchie e nuove fazioni borghesi si scontrano per il controllo della società bene. Da un lato Agnes Van Rhijn (Christine Baranski sempre splendida), un po' l'emblema della vecchia guardia arrivata in America due secoli prima, dall'altro la famiglia Russell capeggiata dall'agguerrita Bertha (Carrie Coon), che vuole trovare la sua posizione in società grazie ai miliardi del marito e alla sua ostinata determinazione. Due mondi che inevitabilmente sono destinati a scontrarsi, visto che nessuna delle due fazioni ha intenzione di mollare il colpo.
Già nella prima stagione di The Gilded Age avevamo visto queste dinamiche che ritornano completamente nelle nuove puntate, non senza dimenticarci quello che succede ai pieni di sotto fra domestici, dove vige anche una gerarchia.

Quella raccontata da Fellowes in questa serie tv è una società più brulicante e frenetica rispetto a quella che avevamo visto in Downton Abbey, ci sono molti cambiamenti grandi e piccoli, come il nuovo lavoro di Marian (Louisa Jacobson Gummer) o i momenti di tensione che dovrà affrontare George Russell (Morgan Spector) per le prime rivolte sindacali a Pittsburgh. Questi però è sono solo alcune delle situazioni raccontate, perché quello che credo funzioni in questa seconda stagione di The Gilded Age sia proprio il fatto che si trova una nuova coralità nelle linee narrative dei personaggi, che magari non entrano tantissimo in contatto fra di loro, ma hanno percorsi ben distinti. 
Segnale di questa nuova apertura verso altre strade è per esempio Peggy (Denée Benton) che sarà più proiettata al lavoro di giornalista, e scopre una parte della società nera che quasi ignorava.

Tutto questo ovviamente provocherà nuovi equilibri, in particolare, ma non voglio farvi spoiler, per quanto riguarda zia Ada (Cynthia Nixon) e la nuova avventura sentimentale che la vedrà coinvolta. Indubbiamente l'episodio in meno (8 anziché 9 rispetto alla prima stagione), si fa sentire e infatti alcuni di questi passaggi mi sono sembrati un po' affrettati, sbrigativi, fra cui anche la parentesi proprio su Ada per dirne una, ma si sa che le seconde stagioni non sono mai perfette. Eppure quella di The Gilded Age secondo me è riuscita perché riporta lo sfarzo, la cura, l'impegno e il coinvolgimento visto nella prima e lo fa con coerenza e una stagione solida che ho visto davvero con molto piacere. È forse un po' meno brillante nei dialoghi, ma è sempre scorrevole e appassionante.
Secondo me è stata una stagione di passaggio, come spesso accade con i rinnovi, per trasportarci verso The Gilded Age 3, che HBO ha già confermato da tempo, e che è arrivata nell'estate del 2025. Qui le mie opinioni.

Il secondo period drama in costume è Sanditon, la cui terza ed ultima stagione è andata in onda dal 13 al 27 dicembre 2023.

Ve ne ho parlato un paio di anni fa, ma faccio un veloce recap: nata dalla penna di Jane Austen, il cui romanzo rimase comunque incompiuto, Sanditon è una ridente cittadina marittima inglese che sta lentamente espandendosi e diventando una attrazione turistica di alta classe. Qui abbiamo conosciuto Charlotte Heywood (Rose Williams), una giovane ragazza di campagna che viene ospitata dalla famiglia Parker proprio in questa località. Qui troverà nuove amicizie, ma anche nuovi amori. 
L'avevamo però lasciata, alla fine della seconda stagione reduce da una cocente delusione, e in questi nuovi episodi Charlotte ha accettato il fidanzamento con una sua vecchia conoscenza, credendo che possa essere la strada giusta per lei, ma come può dimenticare i sentimenti che prova davvero?

Non entro troppo nella storia di Sanditon 3 perché fare spoiler è estremamente facile, perché non è tanto l'effetto sorpresa quello che può stupire in una serie tv del genere, quanto la sensazione di dolcezza e di benessere che può dare. Lo capisco che a molti possa sembrare smielata o ripetitiva, ed indubbiamente anche io la posiziono alcuni scalini più sotto rispetto alla stessa The Gilded Age, ma è semplicemente una serie tv in costume che punta molto al lato romantico e tenero, che non ha pretese di essere la migliore sulla piazza. A mio avviso però è meglio Sanditon di una The Buccaneers che vi nominavo più su, proprio perché si pone più come un classico che con l'intento di rivoluzionare il genere o proporre comunque qualcosa di nuovo a tutti i costi. Si finisce in situazioni magari prevedibili, ma non si resta infossati in queste, anzi la storia scorre molto rapidamente (a volte anche troppo).

La vita di Charlotte è vero che strizza l'occhio ad una femminilità forte e indipendente, ma non si cerca di modernizzarla o di renderla sopra le righe, e lo stesso vale per l'adattamento generale e la ricostruzione storica. Un esempio è Georgiana, una ragazza nera che improvvisamente si ritrova ereditiera di un cospicuo patrimonio: nonostante la sua ricchezza, nessuno fa finta che il suo colore della pelle sia un altro come capitava all'epoca, anzi viene sottolineato più volte. 
È vero, come vi anticipavo, che ci si perde un po' di dettagli per strada, alcuni nuovi personaggi non hanno il tempo di essere strutturati, e certe situazioni si risolvono improvvisamente per la fretta di arrivare ad un finale in cui sono coinvolti molti ruoli in soli sei episodi, ma Sanditon è una di quelle serie di compagnia secondo me fatte per bene da seguire facilmente, senza dover impegnare troppo la propria attenzione, e che trova un finale a lieto fine coerente con le storie raccontate fino ad ora. 



Il ritorno delle serie tv in costume, cosa salvo e cosa no!

È stata una estate farcita dai ritorni di alcuni period drama che stavo seguendo, e per fortuna direi visto che è forse uno dei generi che più preferisco. Ci sono stati molti bei momenti e alcune piccole cose che non mi sono andate proprio giù.


The Buccaneers 
Seconda stagione 

Dal 18 giugno al 6 agosto di quest'anno sono arrivati su Apple Tv+  nuovi episodi della seconda stagione di The Buccaneers, serie tv forse passata un po' in sordina di cui ho parlato l'anno scorso, e che però non aveva trovato una sua vera identità. Si parlava già infatti di paragoni a Bridgerton per alcune licenze creative prese sulla storia che è ambientata a fine '800, ma questo non è bastato forse a darle una spinta.

The Buccaneers in realtà ha una storia forse un po' più interessante della sua controparte su Netflix, ma che non è stata sfruttata a pieno, almeno nella prima stagione.
Nel secondo capitolo le circostanze non sono troppo diverse da come le avevamo lasciate: Nan (Kristine Froseth) infatti è ormai ufficialmente la duchessa di Tintagel dopo aver sposato Theo (Guy Remmers). Un matrimonio che però deve convivere con le ombre dei sentimenti che Nan prova ancora per Guy (Matthew Broome)


Guy però a sua volta si è sacrificato per aiutare proprio la sorella di Nan, Jinny (Imogen Waterhouse) scappata in Italia per fuggire al marito, Lord James Seadown (Barney Fishwick).
Lontani dagli occhi, lontani dal cuore? Non proprio, ma non saranno i soli a dover lottare con i propri sentimenti, come Patti (Christina Hendricks), la madre di Nan, che vuole separarsi legalmente dal marito Tracy (Adam James), nonostante le difficoltà che una donna poteva avere in quel periodo.

Insomma, in questa seconda stagione di The Buccaneers sembra abbiano puntato ad una maggiore coralità delle vicende, tanto che un po' tutti i personaggi hanno qualcosa da raccontare. Le tematiche portanti restano sempre quelle femminili, specie nell'ottica dell'autodeterminazione e dell'indipendenza, di questa voce da far sentire pubblicamente e privatamente, quasi come si potrebbe fare oggi con i social.
Ovviamente la centralità delle linee narrative resta Nan ed è qui il grosso problema della serie.


Nel corso degli 8 episodi infatti quella che doveva essere la nostra eroina dolce e passionale, diventa quasi la carnefice di se stessa e degli altri, in un arco evolutivo che definire deludente è poco. Nan infatti non fa altro che porsi da sola in situazioni non necessarie per poi dare la colpa agli altri o al fato, e così finisce in una spirale che la renderà ricattatoria e manipolatrice. Appena si accorge di non essere al centro dell'interesse di qualcuno, ecco che inizia a frignare e creare tensioni, come con Theo, verso cui non ha alcun interesse sentimentale reale. Tutte scelte, quelle di Nan, che non sembrano essere spiegate come attimi di debolezza o confusione, ma come sua espressa volontà.

Non so se gli sceneggiatori di The Buccaneers si siano resi conto di aver creato quasi una villain anche un po' antipatica che sembra peggiorare anziché crescere, ma non sappiamo ancora se riuscirà a redimersi.

Comunque la serie soffre anche di altri problemi: mentre costumi, scenografie e paesaggi restano appaganti alla vista, seppur poco fedeli al periodo storico, il ritmo della narrazione non è sempre fluido e coerente, e non tutti i personaggi riescono ad avere un arco narrativo soddisfacente.

Ad esempio il nuovo interesse amoroso di Theo (che non rivelo per non fare spoiler ma si capisce subito) sembra nascere all'improvviso, come se fosse sempre stato stranamente lì. Anche i passaggi fra Italia e Inghilterra non hanno una sequenzialità cronologia credibile, sembra quasi viaggino in aereo e non su mezzi molto più lenti.
The Buccaneers diventa così una sorta di soap opera romantica, con qualche momento riuscito e attimi di intensità, che però ha le velleità di essere un grande dramma storico sul girl empowerment. Fallendo proprio su quest'ultimo punto, la si finisce per seguire più per passatempo che per reale empatia per personaggi e storia. 
L'ultimo episodio ha lasciato una porta aperta per The Buccaneers, e ad Ottobre è arrivata la conferma della terza stagione.



The Gilded Age
Terza Stagione

È stata invece indubbiamente una grande annata per The Gilded Age, che con la terza stagione, su Sky/NOW dal 23 giugno all'11 agosto di quest'anno, ha toccato secondo me le vette più alte della serie. 
Julian Fellowes ha saputo creare una stagione ricca, corale e dinamica, esattamente come l'epoca che vuole raccontare.

The Gilded Age ha sempre voluto rappresentare un'epoca in cui il vecchio e il nuovo hanno subito uno scontro importante nella società americana, fra coloro che possono vantare un lignaggio antico e i nuovi, ricchi imprenditori che stanno espandendo le loro finanze e giri d'affari, ma non tutto va comunque per il meglio.

In questa terza stagione infatti ritroviamo Agnes Van Rhijn (Christine Baranski) che sta lentamente perdendo il suo potere in una società "appesa ad un filo" come dirà lei stessa, e persino in casa sua, dopo che suo figlio Oscar (Blake Ritson) è stato truffato. Così la remissiva Ada (Cynthia Nixon), che con la vedovanza ha acquisito un bel patrimonio, si ritrova a comando.


Dall'altra parte però ci sono i nuovi ricchi - a sorpresa uno in particolare che vedrà ribaltato il suo destino - capeggiati dai Russell che però sono divisi su più fronti.

Bertha Russell (Carrie Coon che raccoglie ancora successi dopo The White Lotus) infatti continua la sua scalata sociale e adesso deve trovare il partito perfetto per sua figlia Gladys (Taissa Farmiga) a discapito dei suoi reali sentimenti. E quale scelta migliore se non un duca inglese che deve rimpinguare le sue finanze (in linea con quanto accade in The Buccaneers) per accaparrarsi anche un titolo nobiliare?

Bertha però non sa le difficoltà degli affari del marito, George Russell (Morgan Spector), che sarà costretto ad arrivare nel selvaggio West per cercare di restare a galla.
Problemi di cuore invece per Marian Brook (Louisa Jacobson) e Peggy Scott (Denée Benton), impegnate con due nuovi spasimanti. 

Tutti questi sono solo alcuni spunti sulle tante svolte narrative di The Gilded Age 3. È stata infatti una stagione piena di orgoglio, sentimenti contrastanti, malinconia, tensioni, nuove alleanze ma anche pettegolezzo, amore e relazioni che rivelano una dolcezza inaspettata e solidarietà femminile, e questa volta Julian Fellowes ha spinto sull'acceleratore creando sviluppi per tutti i personaggi.

Credo che forse questa terza stagione sia anzi stata la più movimentata e quella in cui tutti hanno avuto il loro alti e bassi proprio come ci si aspetta in un periodo storico così brulicante. Non sono mancati i prepotenti riferimenti alle tematiche sensibili dell'epoca, come il divorzio, che per una donna può diventare una condanna a vita, o il movimento del suffragio universale per ottenere proprio più diritti.
Una stagione quindi piena di luci e ombre esattamente come un'epoca che si muove altrettanto rapidamente e in modo complesso, ma senza dimenticare lo sfarzo, la cura dei costumi degli scenari che hanno reso The Gilded Age uno dei period drama più apprezzati. E sempre con un cast ottimo e all'altezza dei ruoli.


Sono davvero pochi gli elementi su cui mi sento di muovere una critica, il più grande è forse la gestione delle tempistiche per quanto riguarda il matrimonio di Gladys. Essendo infatti un grande evento, mi aspettavo che la serie si prendesse qualche attimo in più, sfruttando le dinamiche che potevano nascere con l'organizzazione delle nozze. Invece tutto si svolge abbastanza velocemente nel giro di un episodio probabilmente per arrivare allo scontro fra Gladys e la sua nuova cognata. 

Ci sono sempre margini di miglioramento e questo è solo un piccolo problema comunque rispetto ad una stagione solida che ha secondo me ancora di più consolidato il valore di The Gilded Age. Il rinnovo per una quarta stagione, arrivato prima della puntata finale, non è altro che una conferma e io non vedo l'ora di proseguire.



       




Serie tv in costume del periodo... promosse, rimandate e tanta noia!

Sarà il leitmotiv dei miei prossimi post, ma è chiaro a tutti che due settimane di viaggio hanno sicuramente avuto un impatto sulla mia routine, e anche sul tempo che dedico ai miei hobby abituali, incluse le serie tv. Ho cercato però di restare al passo ed ho terminato ben tre delle serie che stavo seguendo e sono tutte dei period drama


Hotel Portofino
Prima Stagione


Dal 28 Febbraio al 14 Marzo su Sky è stata trasmessa una miniserie che forse non ha fatto chissà che chiasso, ma che mi aveva incuriosito sin dai primi fotogrammi. Sulla bellissima costiera ligure, l'inglese Bella Ainsworth ha creato un piccolo albergo che spera possa diventare una ancora solida per la sua famiglia, ma non è semplice gestire tutti gli ospiti dell'hotel Portofino, specie quando un marito poco affidabile si mette di mezzo. Ma c'è una minaccia più solida per la tranquillità delle vite di Bella e dei suoi clienti, ovvero l'ascesa del Fascismo e la minaccia della seconda guerra mondiale.


Hotel Portofino è già stata rinnovata per una seconda stagione, ma ammetto che questi primi sei episodi non mi hanno davvero tenuto incollato allo schermo. Mi aspettavo una serie tv affascinante, con un vago sentore di giallo alla Agatha Christie, con lo sfondo dell'Italia alla soglia della guerra, ma non ho trovato nulla di ciò.
Le varie storyline infatti mi sono sembrate poco avvincenti e non sufficientemente intrecciate da poter stimolare la visione. A me ha creato una curiosità mite e ho terminato Hotel Portofino proprio nella speranza che prima o poi saltasse fuori qualcosa di più misterioso. In realtà è tutto molto lineare e gli imprevisti sono poco sconvolgenti.


Se il cast è convincente, i personaggi che si assecondano sono secondo me poco accattivanti, difficilmente ci si affeziona se non giusto alla protagonista che risulta più al centro. Tuttavia nessuno spicca per qualche caratteristica, e nonostante Hotel Portofino, come molti dei period drama, pone al centro gli incontri e gli scontri fra i diversi protagonisti, questi rapporti e ciò che innescano non sono così intriganti, spesso scadono nella banalità ed in una risoluzione delle circostanze abbastanza superficiale.


Hotel Portofino secondo me è una di quelle serie tv che non osano: non riesce ad immergersi davvero in temi più drammatici o cupi, non ha battute così brillanti in grado di far sorridere. Restano a fare bella mostra gli scenari che fanno da cornice alla serie, ma, pur non avendo difetti macroscopici, non riesco a trovare un aspetto che mi porti a consigliare Hotel Portofino senza pensarci due volte.
Rimando quindi un giudizio definitivo più negativo, e spero che appunto la seconda stagione riesca a tirar fuori delle vicende più avventurose e dia ai protagonisti la possibilità di esplodere davvero.
Qui trovate la mia recensione di Hotel Portofino 2.



The Gilded Age
Prima Stagione


Il 21 marzo di quest'anno sempre su Sky è finalmente arrivata la attesa nuova serie tv firmata da Julian Fellowes e che da alcuni è stata definita come la versione americana di Downton Abbey, anche se poco ha a che fare con quest'ultima.
The Gilded Age, che era stata in qualche modo anticipata da Belgravia, ci porta infatti alla fine dell'Ottocento, in quella che passerà alla storia, con un velato tono sarcastico, come l'epoca dorata statunitense, vista l'incredibile crescita economica che però andava di pari passo con una maggiore differenza fra le classi sociali.


Sono proprio i nuovi ricchi ad essere al centro della serie tv di Fellowes, che devono scontrarsi con le vecchie leve che vantano di essere discendenti dei primi pellegrini arrivati negli Stati Uniti già dal '600, quando sbarcarono con la Mayflower. In particolare è la facoltosa famiglia Russell a suscitare curiosità, astio, invidie e anche preoccupazione, specie da parte di chi, come la rigida Agnes Van Rhijn (Christine Baranski), non è disposta ad accogliere e lasciar spazio ad una nuova borghesia in ascesa che vuole vedere affermato il proprio posto in società.


Uno scontro generazionale in cui saranno i più giovani a cercare di fare da paciere e ad avere meno pregiudizi, ed in particolare Marian Brook (Louisa Jacobson Gummer ), la nipote di Agnes dal temperamento forte e deciso, ma anche dal cuore buono.
The Gilded Age riesce secondo me nell'intento in cui Hotel Portofino resta un po' indietro: nei suoi nove episodi abbiamo infatti una storia coinvolgente, in cui ogni personaggio ha un ruolo ben definito che prende alcuni degli elementi che abbiamo conosciuto in Downton Abbey, soprattutto il riflesso fra i benestanti dei piani superiori e la servitù che si muove silenziosa ai piani inferiori.


Sono inoltre ben chiare le linee narrative: c'è romanticismo (non smielato), c'è il dramma, c'è anche quell'ironia un po' civettuola che piace e rende simpatica l'intera serie. È la dura zia Agnes che, un po' come Lady Violet Crawley, ha le battute più sprezzanti e pungenti, ed anche più divertenti. Ma ogni personaggio nasconde le sue ombre, come ad esempio l'inarrestabile Bertha Russell, moglie del magnate delle ferrovie George Russell, pronta a tutto pur di emergere. O ancora l'impavida Marian che guarda al futuro con speranza ma a volte è troppo incauta.


C'è anche in The Gilded Age un cast molto forte, e una cura profonda dei dettagli, dai costumi alle scenografie, che ricostruiscono l'epoca storica. Manca forse un maggiore approfondimento di alcuni rapporti fra i personaggi, che possono risultare un po' affrettati e troppo banderuoli; inoltre, un po' come in Downton Abbey, mi aspettavo che anche le storie riguardo la servitù camminassero in parallelo con quelle dei padroni, mentre qui restano più sullo sfondo.
A parte questi piccoli nei qui e lì, The Gilded Age merita di essere vista e qui vi parlo della seconda stagione. 


Bridgerton
Seconda stagione


Potrei riassumere le mie opinioni su questa seconda stagione di Bridgerton con un'unica parola, ovvero noia. Tuttavia, anche a costo di rendere questo post ancora più lungo, voglio mettere il dito nella piaga e approfondire la mia opinione.
Bridgerton 2 si concentra sul visconte Anthony, che, come quanto accaduto alla sorella Daphne nella prima stagione, deve trovare una ragazza da sposare che sia degna di far parte della famiglia Bridgerton e adempiere a tutti i doveri che il suo ruolo le imporrà. Per Anthony la strada sembra semplice: infatti quale miglior sposa se non il diamante della stagione scelto dalla regina stessa? 
La perfetta Edwina Sharma, arrivata dall'India con la madre e la sorella maggiore Kate, sembrerà almeno sulla carta l'aspirante ideale al titolo, ma gli occhi e il cuore del visconte saranno rivolti tutti ad un'altra ragazza.


Che Bridgerton non sia una serie tv da prendere troppo sul serio lo dico dalla prima stagione, quando vennero mosse delle critiche a mio avviso assurde per un prodotto che nasce come puro guilty pleasure intrattenitivo. Questa seconda stagione però abbassa l'asticella secondo me, soprattutto per via di una certa prevedibilità, lentezza e ripetitività che caratterizzano praticamente tutti gli episodi. Infatti Bridgerton assume i toni della tipica commedia romantica dove i due protagonisti, a primo impatto, si odiano per ragioni non ben dichiarate, ma nel tempo quelle scintille fra di loro diventano la fiamma di una passione e un amore sincero e profondo.


Nulla di male in una struttura narrativa già vista ma che può risultare comunque gradevole da seguire, il problema è che la serie tv di Shonda Rhimes ci ripete queste dinamiche dalla prima puntata, fino allo sfinimento, con il peso di comprendere fin da subito come andranno a finire le cose.
Tutti gli ostacoli da superare per la coppia di protagonisti diventano a quel punto solo un diversivo non sempre così avvincente, che sappiamo prima o poi riusciranno a scavalcare.
È vero che anche fra il duca di Hastings e Daphne c'era un rapporto di amore e odio in prima battuta, tuttavia credo che il loro rapporto seguisse una parabola ascendente, con una conseguente crescita umana per i due innamorati. Purtroppo non posso dire lo stesso per Anthony che risulta pedante da inizio a fine. 


A proposito di Daphne, quant'è triste vederla girare da sola nemmeno fosse già diventata vedova?
Di Bridgerton 2 riesco a salvare la parentesi su Lady Whistledown/Penelope che ha rivelato un carattere più sfaccettato e pieno di ombre, ma il resto dei personaggi secondari non hanno lasciato un segno così profondo da fare la differenza. 
Bridgerton non merita una critica feroce per quelli che sono i suoi intenti di una serie tv leggera e di puro intrattenimento, anche perché in parte riesce in questo intento, ma, dall'altro lato, anche la leggerezza merita cura e attenzione e in questo caso il tentativo di vincere facile secondo me è fallito. Vedremo per le prossime ormai certe stagioni. Nell'attesa vi ho parlato dello spin-off/ prequel intitolato La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton.


I Film e le Serie Tv di Agosto, chi Floppa e chi No

Come vi anticipavo nel recap di Beauty Cues, anche per film e serie tv non sono stato particolarmente presente per raccontarvi tutto quello che sono riuscito a seguire nel corso di Agosto. 
Tuttavia, seppur in numero ristretto, non sono mancati i momenti belli e quelli meno piacevoli. Ho iniziato il mese con una delusione, ovvero Queer di Luca Guadagnino.

Ogni volta vengo attratto ed affascinato dalle storie che sceglie di raccontare il regista italiano, ma poi nei film di Guadagnino non mi ci ritrovo. E anche Queer ha sempre gli stessi difetti: lungaggini, esagerazioni, momenti poco credibili, ma soprattutto per me, una mancanza di reale emotività. Gli ottimi Daniel Craig e Drew Starkey non riescono a salvare un film che ho trovato scattoso e con personaggi con cui sono entrato poco in contatto. 
Ne parlo meglio qui, ma ammetto che sono fortemente spinto a non guardare altri film di Luca Guadagnino, perché puntualmente diventa quasi una lotta di sopravvivenza per me.

Altro super flop, decisamente più di Queer, è Il Mio Anno a Oxford, che ha galleggiato a lungo in testa alla classifica dei film più visti di Netflix.

Pur con le aspettative sotto ai piedi, il film con Sofia Carson si è rivelato una accozzaglia di luoghi comuni e cliché, e non c'è nemmeno il tentativo vago di aggiungere qualcosa di diverso, o semplicemente di evitare qualche elemento della tipica commedia romantica con risvolti drammatici. Il mio anno a Oxford è insomma per me un filmetto dimenticabile, qui altri motivi per cestinarlo.

Molto più riuscito un film che ho recuperato nel corso di Agosto e che volevo vedere da molto, cioè Lee Miller con Kate Winslet.

Il film racconta la vita straordinaria della fotografa Lee Miller, diventata una delle prime fotoreporter di guerra, raccontando gli orrori del secondo conflitto mondiale attraverso i suoi scatti.

Una biografia tradizionale, che forse meritava una spinta in più, qualche scelta creativa più originale per poter raccontare una donna così forte, ma è comunque un film riuscito, su una vita affascinante e con un cast ben scelto. Se avete perso la recensione più dettagliata, la trovate qui.

Per quanto riguarda le serie tv, è forse il versante verso cui mi sento più in colpa: potevo infatti recuperare qualche titolo dal passato, ma non c'è stato verso. Tuttavia ho comunque terminato qualche serie tv che mi è piaciuta parecchio, una su tutte la terza stagione di The Gilded Age.


Non è stato solo un perfetto proseguimento delle stagioni precedenti, ma The Gilded Age 3 secondo me ha fatto fare un passo avanti alla serie, aggiungendo quei momenti di pathos, di drama, di suspense che però risulta perfettamente coerente con lo sviluppo narrativo. C'è stata poi una maggiore coralità, e tutti i personaggi, anche minori, hanno mostrato una crescita o comunque un mutamento. Io non vedo l'ora che arrivi la quarta, intanto qui c'è la recensione su tutta la terza stagione appena conclusa.

Fra i flop purtroppo inserisco la terza ed ultima stagione di And Just Like That, che è stata cancellata proprio quest'anno.

Tocca ammettere che il progetto di un sequel coerente e maturo di Sex and The City non è nato sotto le migliori stelle, e le toppe messe nel corso delle stagioni non sono servite poi molto ad evitarne la cancellazione. 
Ho parlato lungamente di And Just Like That qui sul blog e anche di questa terza stagione, quindi direi di non infierire altrimenti. Tuttavia non posso proprio chiudere un occhio su come si è concluso questo ultimo capitolo, con un episodio finale che mi ha lasciato deluso e perplesso. Insomma si poteva fare di più ma è andata così.

Potevo anche io fare di più ma per un mese estive possiamo anche accontentarci. 
Noi intanto ci leggiamo a Settembre, magari un po' più carichi.




10 Serie TV del 2022 da recuperare!

È tempo di recap anche per quanto riguarda le serie tv, visto che nel 2022 ne ho viste tantissime e alcune di queste meritano un recupero. Ho raccolto infatti 10 delle migliori serie dell'anno appena concluso e sono sicuro troverete qualcosa di interessante fra questi titoli.
Non è una vera e propria classifica, perché trovo sempre qualche difettuccio anche nelle serie tv che mi piacciono di più. Non vi parlerò inoltre di rinnovi, quindi di quanto mi possa essere piaciuta la seconda o le seguenti stagioni di una serie, ma proprio di novità o scoperte del 2022.


Landscapers - Un crimine quasi perfetto


Olivia Colman e David Thewlis interpretano i miti coniugi Christopher e Susan Edwards in una storia vera che forse non molti conoscono. I due infatti uccisero i genitori di Susan, ma per oltre 10 anni il misfatto non venne alla luce se non perché, rocambolescamente, furono gli stessi Edwards a confessare la colpevolezza. 
Landscapers, disponibile su Now, è una dark comedy con delle vene poliziesche perfetta da recuperare per chi non ha tempo per le serie tv: è composta da soli quattro episodi ed è una piccola chicca per quanto riguarda le scelte di regia, fotografia e ovviamente recitazione, visto che vanta un cast di tutto rispetto. Come vi dicevo nella recensione completa, il ritmo non è forse il suo forte, ma la ricostruzione delle vicende e di due personaggi così particolare è indubbiamente intrigante. 



Pam & Tommy 


In streaming su Disney Plus, Pam & Tommy racconta lo scandalo che investì Pamela Anderson, all'epoca sulla cresta dell'onda (in tutti i sensi)  grazie a Baywatch, e Tommy Lee, quando il loro sex tape in viaggio di nozze divenne a tutti gli effetti virale. Pam & Tommy non è solo però una serie biografica, ma ci descrive uno spaccato storico preciso, ed il double standard che una donna doveva (e deve) affrontare quando si ritrova nella medesima situazione di un uomo. Credo che sia una serie tv ben interpretata, e sebbene nell'insieme non spicchi poi per qualche aspetto particolare, penso che meriti di essere vista. Se avete perso la recensione fate un salto qui.  


Chloe - Le maschere della verità


Non ha avuto chissà che risalto, ma Chloe, miniserie firmata Prime Video Amazon, è secondo me una miniserie drammatica dalle tinte thriller coinvolgente e ben strutturata, che tocca anche argomenti universalizzabili ed attuali. Mi è piaciuta molto anche la costruzione dei personaggi che mi sono sembrati sfaccettati e solidi. Erin Doherty (la principessa Anna in The Crown) dà un'ottima prova recitativa e tutto il cast mi è sembrato all'altezza. Secondo me Chloe è una serie tv riuscita e da recuperare. Altri dettagli qui. 


The Gilded Age


Gli amanti di Downton Abbey non possono aver perso l'ultimo lavoro seriale di Julian Fellowes, andato in onda su Sky/Now. The Gilded Age, per quanto sia sicuramente uno scalino indietro rispetto alla saga dei Crawley, si fa seguire molto volentieri grazie ad una cura delle scenografie e dei costumi, ed una storia intrigante, con un buon ritmo e ben recitata. Non le manca nulla per essere una delle migliori serie in costume che ho visto nel 2022. È già stata rinnovata per una seconda stagione, quindi siete ancora in tempo per recuperarla. La recensione completa qui. 


House of Hammer: A Dark Dynasty    


Non solo serie tv, ma anche docu serie quest'anno, e la migliore che ho scovato è stata House of Hammer: A Dark Dynasty reperibile su Discovery+. Il titolo dice molto dell'argomento trattato ma non tutto: si parte infatti dalle accuse di molestie e addirittura cannibalismo rivolte all'attore Armie Hammer, ma poi si scava in fondo alla vicende che riguardano tutta la sua dinastia, incluse le conoscenze influenti del nonno. L'ho trovata completa nel fornire tutti gli elementi per capire la vicenda, e inquietante al punto giusto da tenere attaccati allo schermo. 
E, come vi dicevo, poi sono solo tre episodi. 



Santa Evita


A proposito di circostanze poco chiare e di serie tv con delle parti più inquietanti, Santa Evita è una di queste. Se n'è parlato poco, ma anche in questo caso l'ho trovata piacevolmente (se così si può dire) appassionante. Si tratta della storia, certamente romanzata, degli ultimi giorni della vita di Evita Peron, e soprattutto di quello che accadde alla sua salma, che divenne un simbolo politico molto forte. 
Anche in Santa Evita ho trovato interpretazioni equilibrate e non macchiettistiche, e una serie tv da binge watchare tutta d'un fiato, che in sette episodi riesce ad essere completa. Qui altre info. 



Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere


Mi potete anche dire che non ne capisca nulla di serie tv fantasy, e non mi offenderei perché avete ragione, ma a me The Rings of Power è piaciuta, l'ho trovata proprio appassionante e avvincente. Decisamente più del sequel di Game of Thrones, come vi raccontavo nel post in cui le ho messe quasi a confronto.
Non è forse il capolavoro del 2022, probabilmente (anzi sicuramente) non risponde alle aspettative dei fan tolkieniani, ma ha risposto abbastanza alle mie, specie da un punto di vista grafico, grazie ad un apparato tecnico di tutto rispetto. Anche Gli anelli del Potere ha i suoi difetti evidenti di sceneggiatura, ma io la seconda stagione me la guardo volentieri, anche perché pare stiano lavorando per migliore. 


Mercoledì


Nonostante i suoi difetti, in questo elenco delle migliori serie tv ci metto anche Mercoledì, anche per un'ottica di varietà. Infatti a me è sembrato un buon teen-drama con uno sfondo fantasy gradevole, e che si fa seguire molto volentieri. Ci sono sicuramente aspetti sceneggiativi che potevano essere perfezionati, come spiegavo qui, ma Mercoledì bilancia appunto con una protagonista forte e convincente, anche col resto delle avventure della famiglia Addams. Penso che Netflix investirà molto nelle prossime stagioni, quindi, nella strana ipotesi non l'abbiate fatto, tenetela d'occhio. 

Black Bird


Poco mi convince su Apple TV +, ma Black Bird si salva perché racconta una storia vera particolare, e soprattutto è recitata in modo magistrale. Paul Walter Hauser si è beccato addirittura un Golden Globe per la sua interpretazione del serial killer Larry Hall, quindi non serve aggiungere altro. 
Essendo una miniserie è perfetta per chi ama il genere thriller/poliziesco, anche in questo caso con risvolti inquietanti, ma non ha chissà quanto tempo per potersi dedicare a visioni ludiche. 



A Very British Scandal


Vi avevo detto che non vi avrei parlato di seconde stagioni, ma in effetti A Very British Scandal si potrebbe definire più un sequel di A Very English Scandal e comunque racconta storie del tutto diverse. Un po' come alcune delle serie incluse in questa lista, si parla di una storia vera che non conoscevo: il divorzio negli anni '60, tra Margaret e Ian Campbell, duchi di Argyll.
E anche in questo caso il focus non è solo su quello che è accaduto fra i protagonisti, ma la psicologia e l'interpretazione degli stessi. Oltre alla perfetta ricostruzione dell'epoca abbiamo anche un cast riuscito, con Paul Bettany e Claire Foy potenti e ben calati nelle parti.
Inoltre, come in Pam & Tommy, ritorna il tema della figura femminile svilita rispetto alla controparte maschile dalla società e dai media. Qui l'approfondimento su A Very British Scandal.




Ho già una folta lista di serie tv da vedere in questo 2023, ma se vi va fatemi sapere la vostra top 10 del 2022. 



The White Lotus 3, anche questa volta non ci siamo

Dopo le Hawaii e la Sicilia, Mike White torna a tentare di mungere il franchising di The White Lotus con una terza stagione ambientata questa volta in un lussuosissimo resort in Thailandia, sempre con l'intento di esplorare vizi e virtù di alcuni privilegiati. 

Come la serie ormai ci ha insegnato, attraverso un flashforward, scopriamo subito che quel luogo di pace e di relax diventerà presto un luogo di paura e sangue, ma chi sarà stato a sconvolgere il resort?

Conosciamo così man mano tutti i gli ospiti della struttura e tutte le loro disgrazie. C'è la solita famiglia disfunzionale composta da Timothy (Jason Isaacs), sua moglie Victoria (Parker Posey) e i loro tre figli Saxon (Patrick Schwarzenegger), Piper (Sarah Catherine Hook), e Lochlan (Sam Nivola, The Perfect Couple). C'è il gruppo di amiche un po' snob capeggiato dalla famosa attrice Jaclyn (Michelle Monaghan), che si accompagna alla perfettina Kate (Leslie Bibb, Palm Royale), e la più scapestrata Laurie (Carrie CoonThe Gilded Age).
C'è poi la coppia un po' strana, da Rick (Walton Goggins), musone e silenzioso e dalla sua giovane fidanzata Chelsea (Aimee Lou Wood, Sex Education), molto più positiva di lui.
E non mancano poi alcuni volti noti, che ci fanno da ponte fra questa terza stagione e le precedenti, e le storie dei dipendenti del resort.

È risaputo che cavallo che vince non si cambia, ma per me The White Lotus non è mai stato il corridore su cui puntare. Mi ero già lamentato nella prima stagione, e avevo definito la seconda un mezzo disastro, ma qui secondo me è anche peggio.
The White Lotus 3 infatti continua con le dinamiche che abbiamo conosciuto e che già appunto negli anni precedenti non mi erano sembrate esattamente brillanti. Resta chiaro il sottofondo di satira sociale, che cerca di mettere in luce tutti i difetti di un certo tipo di classe sociale, ovvero quella più legata al denaro, al lusso, agli eccessi, popolata da una varietà di individui caratterizzati da altrettanti difetti, paure, traumi e paranoie.
C'è chi si porta dietro la perdita di un genitore, chi il bisogno di riscatto, chi ancora la costante necessità di essere perfettamente performante. Ma non mancano anche rivalità nell'ambito dell'amicizia e pulsioni sessuali estremizzate, e tutto questo la serie riesce a dipingerlo subito, in pochi fotogrammi. 


Il problema è però calare questi personaggi e le loro svariate fisime, in una storia che sia interessante e The White Lotus in questo non funziona. I primi episodi infatti mi sono sembrati davvero lenti, stirati nel minutaggio ma non nella complessità della narrazione, che invece è molto semplice. Molti passaggi mi sono sembrati davvero vuoti, sciocchi, ma anche quando si entra nel vivo delle vicende, i colpi di scena e gli snodi narratici mi sono sembrati banali.
Aprire così una terza stagione, che per forza di cose non ha più la freschezza e l'effetto sorpresa dei primi capitoli, non è stato sicuramente un buon inizio, ma il tanto decantato finale non credo fosse così efficace da shockare il pubblico.
Persino la scena più importante, ovvero quella della sparatoria (non credo sia uno spoiler, lo sappiamo dal primo episodio) mi è sembrata amatoriale e priva di tensione. 
L'uscita settimanale ha reso ancora più sfiancante il seguire tutta questa stagione di The White Lotus.

Nonostante poi abbiano pensato (male) di aggiungere un ulteriore episodio a questa terza stagione, The White Lotus non riesce poi a sviluppare bene le sue trame e i suoi personaggi, risultando poco credibile: così, ad esempio, una truffa finanziaria importante finisce per essere raccontata attraverso un paio di tese telefonate. O ancora un piano di vendetta si consuma in modo così goffo che è quasi comico e sempre con dei tempi dilatati da sbadiglio. 

Molti hanno ad esempio elogiato il personaggio di Aimee Lou Wood, Chelsea, che giustamente risulta positivo in questo contesto, ma non poi così profondo e sfaccettato, vedi ad esempio il suo atteggiamento di sufficienza verso Saxon. Penso invece abbia fatto una bella figura Carrie Coon, una attrice che secondo me sta facendo una bellissima carriera.


Dall'altra parte, questa terza stagione non ha quella vena comica che invece negli altri capitoli era diventata materiale memabile: Parker Posey doveva sostituire il ruolo dell'iconica Jennifer Coolidge ma credo non abbia avuto la sostanza adatta per farlo (no, sbiascicare a cantilena "tsunami" non fa ridere).

Nonostante le basse aspettative, ammetto che ho fatto un po' fatica a terminare questa stagione di The White Lotus. Anche l'attesa di un momento di reale svolta è stata vana,  e solo l'aspetto puramente estetico dei bei paesaggi thailandesi è stata la cosa più appagante. 
La quarta stagione è stata confermata ed ammetto che il pensiero di non vederla è diventato molto forte.

Il ritorno delle serie tv in costume (due non potete perderle!)

Sono tornate da qualche settimana due serie tv che stavo seguendo, entrambe riproposizione di epoche passate raccontate in maniera più o meno liberale ed ho anche un'altra novità che mi è piaciuta molto. 


Un gentiluomo a Mosca 
Miniserie

Attendevo davvero con molta curiosità Un gentiluomo a Mosca, uscita su Paramount + a Maggio, e devo dire che la considero una delle serie in costume meglio riuscite quest'anno. 
È l'adattamento del romanzo di Amor Towles del 2016, che viene definito come storico, ma ovviamente l'epoca e il contesto socio politico vengono utilizzati per raccontare una storia di fantasia.
Siamo nel 1921, a Mosca, gli zar sono caduti da pochi anni, e la nobiltà, o comunque tutti coloro che erano legati al vecchio regime, vennero uccisi o esiliati dai bolscevichi. Stessa sorte è toccata al conte Aleksandr Il'ič Rostov (interpretato da Ewan McGregor, che è anche produttore esecutivo della serie) il quale sarà esiliato a vivere per sempre in quelli che erano gli alloggi fatiscenti della servitù nel lussuoso Grand Hotel Metropol, al centro della capitale russa. 

Qui non sarà facile per un gentiluomo come lui, figlio dell'antico privilegio, adattarsi ad una vita in parte diversa e soprattutto privato della libertà, eppure, la sua vita al Metropol non sarà affatto tranquilla, fra i ricordi del passato e le nuove conoscenze. 

Rostov infatti si crea la sua stravagante bolla in cui vivere al meglio possibile, in un luogo che di per sé non è destinato a diventare una prigione, e vedendo cambiare il mondo esterno da dentro, ma seppur privato della sua libertà, il conte diventa metafora della ricerca di bellezza, tranquillità e pace anche nelle cose più piccole.

Così un Gentiluomo a Mosca oscilla costantemente fra il dolce e l'amaro, fra un momento di ilarità che il conte suscita, con i suoi modi buffi, nel cercare di adattare il suo DNA nobiliare ad un mondo che non dà più valore a stemmi e titoli, e il suo animo tormentato dai ricordi del passato che non può e non vuole abbandonare e per la perdita delle persone che amava o che ha imparato ad amare.
Nonostante noi non vediamo troppo direttamente i cambiamenti della Russia in quegli anni (e si va avanti nel tempo abbastanza in fretta) il Metropol ne viene costantemente coinvolto pur vivendo in una sfera di benefici di cui gli altri non godono.

In questi giorni ho scoperto il termine prestige drama, ovvero quelle serie tv drammatiche in cui lo sforzo creativo e l'impianto produttivo è imponente, del tipo che si vede che si sono impegnati, e penso che A Gentleman in Moscow ricada perfettamente in questa definizione. La miniserie riesce a muoversi anche esteticamente nell'arco di oltre 30 anni con tutti i cambiamenti di costumi e scenografie che ne consegue, ed ha un cast che è perfetto per questi ruoli, dal più grande ai più piccoli. Oltre a McGregor nel corso degli 8 episodi acquista sempre spazio e intensità anche il personaggio di Mary Elizabeth Winstead, che interpreta l'attrice Anna, e anche lei, a modo suo, subirà i cambiamenti socio-politici-culturali in parte in modo diverso ma anche simile al conte, e diventerà per lui una complice e una compagna. 
Un gentiluomo a Mosca ha poi un buon ritmo costante, come dicevo unisce generi diversi anche negli stessi episodi, con un leggero calo nella parte centrale della stagione, ma se amate le serie tv in costume, credo vada messa nella lista fra quelle da recuperare.


Sissi 
Atto Terzo

A distanza di poco più di un anno dalla seconda, su Canale 5 l'11 e il 13 Giugno, ma la trovate in streaming su Mediaset Infinity, è arrivata la terza stagione della serie tv tedesca Sissi, ispirata alla vita dell'imperatrice d'Austria interpretata da Dominique Devenport.


Si inizia subito seguendo il contesto storico dell'epoca, con la fuga di Napoleone III dopo che la Francia venne dichiarata una Repubblica, con le preoccupazioni che ne conseguono da parte di Francesco Giuseppe I (per gli amici Franz). Ma se lo scacchiere politico è articolato, anche quello privato fra Sissi e suo marito non segue mosse più rosee, visto che si trovano in disaccordo sull'educazione da impartire al figlio Rudolf che sarà l'erede al trono, con Franz che vuole faccia la durissima accademia militare ed Elisabetta che ritiene il figlio non adatto a quell'ambiente. 

Anche questo terzo atto di Sissi si assesta in quella zona grigia che molte serie tv stanno seguendo, in cui realtà e finzione si mescolano per cercare di dare nuova linfa a storie che sono state già usate più e più volte. Una operazione che a me non dispiace, se presa col giusto approccio.

So infatti che molti odiano queste rivisitazioni e sono pronti a scendere con i forconi in piazza pur di toglierle dai palinsesti, ma io credo che tutto sta negli intenti, e Sissi alla fine è una serie tv romantica, con una principessa-eroina che scappa dal castello pur di inseguire i propri ideali e far sentire la propria voce, con un principe (anzi un imperatore) dal carattere forte che la ama nonostante tutto. 

È insomma un romanzetto che tiene compagnia, che punta su abiti sontuosi non spesso accuratissimi (altro aspetto che rende la serie meno storica) e su begli attori (seppur le loro interpretazioni non mi sembrano cresciute nel tempo). 
Questa terza stagione di Sissi dalla sua ha un buon ritmo, nonostante le linee narrative principali siano alla fine soltanto tre, ma d'altronde i 6 episodi da poco più di 45 minuti forse non potevano sostenere di più. 

O comunque si capisce la necessità di aggiungere storyline secondarie per non rendere il tutto piatto e troppo focalizzato sulla vita degli imperatori. 

Non ho però comunque vere rimostranze da fare, solo però ho come notato un passo indietro, o meglio uno stop nello sviluppo caratteriale di Sissi, che nella passata stagione sembrava iniziasse a mostrare i primi segni di cedimento interiore rispetto al protocollo e alla vita di palazzo. In questo terzo atto è vero che dimostra quel lato ribelle, alla perenne cerca di libertà ma lo fa per il figlio non per se stessa. 
Avevo letto dal profilo Instagram di Dominique Devenport che la quarta stagione era in corso di ripresa, ed infatti è arrivata su Canale 5 ad Agosto 2025. Ne ho parlato qui, ed essendo l'ultimo atto, ho voluto fare un po' di riflessioni su tutta la serie.



Belgravia: The Next Chapter
Miniserie/seconda stagione


Tre anni fa vi avevo raccontato 5 motivi per vedere Belgravia, una delle miniserie "minori" che Julian Fellowes ha ideato prima di The Gilded Age, e che credevo non avrebbe proseguito con una seconda stagione, non perché non di qualità ma perché il percorso dei personaggi sembrava arrivato ad un buon punto. Poi la conferma di una seconda stagione, intitolata The Next Chapter, è arrivata, e dal 5 giugno di quest'anno ben 8 episodi sono stati resi disponibili su Sky e Now, e me li sono goduti uno dopo l'altro. 
In questo capitolo, scritto però da Helen Edmundson, ci troviamo 30 anni più avanti rispetto alla passata stagione, nel 1871, sempre nel quartiere londinese Belgravia, e conosciamo Lord Trenchard, Frederick (Ben Wainwright), figlio di Oliver e Susan Trenchard, e uomo d'affari, che durante una festa conosce la bella, dolce e giovanissima Clara Dunn (Harriet Slater), la quale invece vive con la madre e la sorella in condizioni economiche altalenanti. 

Fra i due scatta un amore vero e intenso e si sposeranno, ma Frederick non è un uomo semplice da amare a causa di una infanzia che ancora lo tormenta e che lo ha fatto diventare chiuso, orgoglioso, con una forte personalità ma al tempo stesso incapace di aprirsi.


Dall'altro lato Clara è invece una boccata di aria fresca, ma allo stesso tempo ha bisogno di essere amata, di dialogo, e un uomo come Frederick la metterà parecchio in difficoltà, ma la coppia dovrà affrontare anche le turbolenze esterne, che si insinueranno nel loro matrimonio.

E non saranno solo Clara e Frederick i protagonisti di Belgravia: The Next Chapter, perché seguendo l'insegnamento di Sir Fellowes, anche Edmundson ha messo in scena personaggi di ogni classe sociale e livello, che si intrecciano fra di loro, ed ha dato ad ognuno il suo arco narrativo. Troviamo ad esempio la duchessa di Rochester (Sophie Winkleman, che salta qui dritta da Sanditon) che è molto impegnata a prendersi cura del figlio Peter affetto da crisi epilettiche, o tutta una schiera di camerieri, cuochi, valletti e maggiordomi con la loro voglia di emergere o semplicemente con le loro difficoltà ma anche la fedeltà verso i loro datori di lavoro.


Belgravia è il period drama puro, adatto a coloro che si sono stufati di avere a che fare con rivisitazioni storiografiche e vogliono rivivere un'epoca, in questo caso quella vittoriana, così com'è, con costumi, acconciatura, ambienti finemente curati e realistici, con dialoghi e musiche che non si discostano da quello che probabilmente era l'uso del secolo. Ed anche questa seconda stagione riesce a unire argomenti molto diversi fra di loro, così ci sono momenti di tensione a parentesi più romantiche e sentimentali, con un ritmo che mi ha fatto divorare gli otto episodi voracemente. 
È vero che l'insieme non ha nulla di originale, ma sono idee tipiche del genere che vengono rimescolate, ma quello che rende Belgravia più interessante è che se ad esempio Downton Abbey ha comunque dei personaggi positivi, qui ci ritroviamo con protagonisti spesso mossi più da traumi e da istinti e quindi non sempre perfetti, ma sicuramente più umani.

Quello che forse mi è piaciuto meno di questo Next Chapter è che non ho trovato un messaggio o una tematica di fondo, ma direi che è più una saga familiare: se nel primo capitolo le protagoniste femminili comunque erano donne combattive e forti, delle vere matriarche che comunque davano una spinta agli eventi, qui secondo me c'è meno questa doppia lettura. 
In generale avrei gradito qualche collegamento in più rispetto alla passata stagione, infatti questo nuovo capitolo può essere affrontato anche da chi non ha visto il precedente, ma può risultare scollato se come me l'avete fatto.
Inoltre Frederick può essere un personaggio principale un po' respingente, sempre musone, con poche sfumature forse, ma lui, come tutti gli altri, avrà modo di dimostrare cosa l'ha reso così, e posso garantirvi che tutti i tasselli alla fine trovano il loro posto.
Se state insomma aspettando la terza stagione di The Gilded Age o il terzo film di Downton Abbey, date una chance a Belgravia. Io spero che ci tirino fuori la conferma di una terza stagione. 



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