Maggio e l'avvicinarsi della stagione più calda significa una maggiore attenzione alla protezione solare, e si fanno avanti molti prodotti da recensire. Se mi seguire sapete che cerco di usare il solare viso per tutto l'anno, ed infatti vi avevo parlato del prodotto che ho utilizzato durante l'inverno, ma con l'aumentare delle temperature la confortevolezza dell'SPF diventa centrale, oltre alla sua efficacia. Quest'anno, complice una ghiotta promozione, ho voluto mettere alla prova i solari di Avene, e in particolare il Solare Fluido Minerale SPF 50+.
Si tratta di una protezione solare con soli filtri fisici rivolta a pelli sensibili, intolleranti a profumi e filtri chimici e in generale rese fragili da trattamenti e altri fattori. Personalmente non ho queste necessità, ma nella mia testa c'è sempre la voglia di dare una chance a questa tipologia di prodotti, sperando che possano funzionare bene. La mia filosofia sui solari è infatti sempre la stessa: sono un po' una coperta corta, e per trovare il prodotto con SPF adatto a noi, da poter utilizzare sempre, a volte bisogna scendere a qualche compromesso. Per questo nelle recensioni dei solari cerco sempre di raccontare tutti gli aspetti possibili perché magari quello che per me è un pregio, per altri può essere un difetto e viceversa.
Il Fluide Minéral SPF50+ ad esempio ha tantissime caratteristiche che mi sono piaciute molto, altre meno. Ovviamente contiene la famosa acqua termale di Avène, ed è a base di zinco e biossido di titanio, per fornire una protezione dai raggi UVA e UVB. L'azienda poi sottolinea la presenza di tocoferolo, usato per il suo potere antiossidante. L'INCI comunque non è ecobio compatibile, ma è chiaramente formulato per rendere una buona performance e il prodotto piacevole da utilizzare.
La consistenza di questo solare viso Avene, come dice il nome stesso, è quella di una crema fluida, che non fa resistenza quando la si stende sul viso e si lascia massaggiare fino all'assorbimento, che avviene sorprendentemente in pochi minuti.
È necessario shakerarlo prima di prelevarlo e ovviamente serve un po' di accortezza nella stesura, ma nulla da perderci la pazienza. Anche fra la barba si riesce a sfumarlo al meglio. E tolgo subito il cerotto perché, essendo a base di filtri fisici, il Fluido Minerale SPF50 lascia dietro un alone bianco che è sicuramente percepibile su carnagioni scure, ma che invece non è eccessivamente invadente o imbarazzante su quelle chiare. L'aspetto che dà al viso è tutto sommato gradevole e io stesso non mi sento troppo in imbarazzo ad andarci in giro. Per essere perfetto dovrebbero migliorare questo aspetto, ma se avete particolari necessità di sensibilità e cercate un solare solo con filtri minerali penso che questo possa essere adatto all'uso quotidiano.
La cosa che però mi ha stupito di questa crema solare Avene è la leggerezza: la texture è infatti davvero sottile, sul viso non la percepisco, non appesantisce, non mi fa sudare, anche nelle quantità abbondanti consigliate. Un applauso anzi ad Avene che specifica che deve essere utilizzato un dito di prodotto per ottenere il fattore di protezione.
Non ha profumi aggiunti, ma sicuramente si sente il tipico odore dei solari minerali. Anche il finish matt abbastanza naturale mi è piaciuto, e secondo me la rende perfetta per pelli normali, miste e a tendenza grassa, specie se sotto ci si gioca un po' con la skincare. Meno adatta è invece per le pelli secche perché nel corso delle ore può dare una lieve sensazione di mancanza di idratazione.
Il Solare Fluido Minerale Avene non è la migliore base per il trucco perché mi sembra lo faccia leggermente scivolare ed accumulare un po' nelle rughette anche meno visibili, ed è strano perché il feeling sulla pelle non è grasso. Nel corso delle ore infatti non lucida il viso né crea pasticci. Per le mie esigenze questa protezione solare è più adatta per il mare: non solo per l'alta protezione, ma perché conosco già formulazioni più eleganti che mi vanno bene per la vita di tutti i giorni. Tra l'altro ha anche una buona resistenza all'acqua, senza però essere impossibile da rimuovere; basta infatti un detergente viso per sciacquarne i residui. Non ho inoltre mai avuto fastidio agli occhi, non me li fa lacrimare o arrossare. Nonostante ormai abbia una preferenza per i filtri solari chimici, credo che il Fluide Minéral SPF50+ di Avene sia un prodotto valido nel suo settore e con le sue caratteristiche, non adatto a tutti ma da tenere in considerazione.
Sono degli scandali più o meno noti il perno attorno a cui girano due serie tv che ho terminato di recente, e che sono accomunate proprio da queste tematiche scottanti e dai risvolti drammatici, ma anche dalla mia opinioni su di loro.
A Very British Scandal Miniserie
Se A Very British Scandal vi suona familiare è perché questa miniserie è stata creata dalla stessa casa produttrice che nel 2018 pubblicò A Very English Scandal (ne parlai qui), quindi si potrebbe definire quasi la seconda stagione di una serie antologica. Un cambio di nome di cui disconosco le ragioni, ma nella sostanza si tratta della stessa cosa, visto che la nuova serie, disponibile su Tim Vision dal 21 Aprile, racconta sempre di un fatto di cronaca realmente accaduto che ha sconvolto e fatto parlare l'opinione pubblica inglese. Se in A Very English Scandal ci si concentra sul caso dell'omosessualità del politico Jeremy Thorpe, in A Very British Scandal ci troviamo sempre negli anni '60 ma assistiamo al contorto divorzio tra i duchi di Argyll, Margaret Campbell e Ian Campbell.
Questa miniserie ci porta a conoscere la storia di un amore malato, che diventerà terminale quando i demoni di ognuna delle parti prenderanno il sopravvento e cercheranno di fagocitare l'altro, e che riempirà le pagine dei giornali scandalistici dell'epoca perché i colpi bassi fra Margaret e Ian furono parecchi. Tradimenti, violenze, bugie e ricatti furono parte integrante del divorzio "Argyll vs Argyll", ma non si tratta solo di un racconto di cronaca rosa pruriginosa, perché A Very British Scandal ci rivela altro.
Premettendo che nessuna delle due parti ne esce pulita da questa vicenda, credo che questa miniserie riesca a dipingere una profonda disparità di genere fra uomo e donna, dove l'immagine e la reputazione di quest'ultima poteva essere macchiata facilmente, e la stessa Margaret verrà schiacciata completamente da questo divorzio, e finì per essere considerata una donna da evitare persino dai suoi non proprio santi amici. Il suo peccato fu quello di voler vivere liberamente la propria sessualità, che all'epoca era visto come mortale, ma che ancora oggi ha un peso diverso a seconda che si tratti di un uomo o una donna. Lo abbiamo visto anche in Pam & Tommy se vogliamo far riferimento ad un accadimento più recente.
A Very British Scandal riesce a dare un quadro completo di questa vicenda su tutti i suoi livelli, risultando impeccabile da un punto di vista tecnico e scenografico, e con una recitazione altissima. Paul Bettany e Claire Foy ci raccontano due personaggi sfaccettati, interessanti da un certo punto di vista, ma pieni di vizi, traumi e ombre. Una buona serie tv che però rispetto al capitolo precedente ha toni davvero molto più drammatici, e soprattutto secondo me non riesce a palesare davvero quella che era l'opinione pubblica sulla vicenda: sembra infatti che tutto quello che riguarda gli ex coniugi Argyll si svolga dietro quattro mura o al massimo all'interno di un tribunale. Sperando non ci siano altri cambi di nome, vedrei volentieri una seconda (o meglio terza) stagione di A Very British Scandal qualora venga rinnovata.
Anatomia di uno scandalo Miniserie
Da un fatto di cronaca vera, passo ad un fatto di cronaca verosimile: l'accusa di stupro da parte di una giovane ragazza rivolta ad un politico in evidenza, denuncia che porta inevitabilmente ad un controverso processo giudiziario, non senza colpi di scena, e metterà in subbuglio la stampa scandalistica e l'opinione pubblica. Anatomia di uno scandalo si muove in effetti su binari vicini a A Very British Scandal, ma ci riporta ai giorni nostri e si concentra soprattutto sulla tematica del consenso in un rapporto sessuale. E potrebbe sembrare un argomento difficile ed interessante, ma lo sviluppo in questa miniserie Netflix lascia alquanto a desiderare.
Sono pochi o meglio nulli gli spunti originali di Anatomia di uno scandalo, e spesso l'ho trovata prevedibile in quei colpi di scena, con tanto di primi piani dei personaggi sotto shock, che dovrebbero fornire nuovi sviluppi, ed invece restano appesi e poco approfonditi. Nonostante le buone interpretazioni di Rupert Friend, Sienna Miller, Naomi Scott e Michelle Dockery, tutti i personaggi mi sono sembrati tratteggiati con superficialità. L'esempio lampante è come viene rappresentata l'accusatrice del deputato James Whitehouse: non sappiamo nulla di lei, oltre a ciò che racconta in tribunale, e non sparirà dalla circolazione non appena il processo è concluso. Lo stesso vale per la signora Whitehouse, le cui reazioni sembrano andare a vuoto.
Seppur si tratti di sei episodi, ci sono pochi aspetti approfonditi, e gli stessi rapporti fra i personaggi risultano strani, freddi, poco chiari ed anche gli intrecci sul versante politico mi sono sembrati semplicistici. I flashback di cui Anatomy of a Scandal fa abuso sono spesso irritanti, a volte scattosi, altre con effetti che sembrano datati. Tutto questo credo sia dovuto al fatto che i creatori della serie hanno tentato di mantenere quanta più suspense possibile per convogliare il tutto in un finale di impatto, ma non ci sono riusciti bene. Anatomia di uno scandalo è infatti una serie tv guardabile ma che se ne va come arriva, che non spicca in qualcosa, e che mi è sembrata al di sotto rispetto i recenti lavori di David E. Kelley (anche se vista Big Sky non mi stupisce che quest'uomo abbia alti e bassi). Non c'è ancora una conferma per una seconda stagione, ma secondo me potrebbe dare poco un rinnovo.
Voi li conoscerete già sicuramente ma io, per una serie di variabili, solo negli ultimi mesi sono riuscito a provare i prodotti di Naobay, bel brand spagnolo che dal 2011 produce cosmetici con ingredienti naturali e persino ecocertificati.
Sin dal principio credo sia stato il buon range di prodotti e il costo accessibile ad aver creato curiosità intorno a Naobay, e proprio per colmare questa mia lacuna, ho voluto creare una intera skin care routine completa con i prodotti di questa azienda per testarla in maniera più approfondita possibile. Naobay, che sta per Natural And Organic Beauty And You, propone la linea Origin e la Detox, ed io ho messo alla prova quest'ultima in tutti gli step della mia routine.
È stato forse uno dei prodotti più discussi e acclamati di Naobay ed in effetti la mousse detergente viso merita la sua fama secondo me. È una schiuma detergente arricchita con estratto di zenzero, per stimolare la micro circolazione del viso, estratto di limone e di arancio per purificare e rinfrescare, ed estratto di te verde dall'azione anti ossidante. Glicerina e succo di aloe conferiscono poi un tocco idratante. La schiuma che si presenta ad ogni erogazione è molto cremosa e soffice, non si smonta affatto nel giro di pochi secondi, e consente di essere massaggiata dando una buona detersione.
Mi è piaciuto infatti molto il modo in cui questo detergente viso pulisce la pelle, lasciandola morbida e liscia ma sufficientemente elastica. Non va a seccarmi il viso, ma riesce a portarsi via sebo ed eventuali tracce di skincare. La cosa che mi ha stupito è che la mousse Detox ha anche un discreto potere struccante che, fatta eccezione per look circensi, riesce a portarsi via anche un make up quotidiano senza grossi problemi. Non mi ha dato fastidio passarla sugli occhi e in generale sciacquarla è molto rapido, quindi anche la praticità d'uso è garantita. La Foam Cleanser Naobay ha anche una profumazione abbastanza delicata e l'ho potuta usare sia al mattino che alla sera senza problemi, ma credo sia più indicata a pelli normali o con tendenza mista.
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Sono stato molto contento nel notare che Naobay ha pensato ad un tonico viso con direttamente un applicatore spray, ma nell'uso ho trovato alcuni pro e contro. Si tratta di una face mist a base di estratti antiossidanti di tè verde e mirtillo, con attivi idratanti come glicerina, succo di aloe ed estratto di mela. Di mezzo ci hanno messo anche acido ialuronico che male non fa. La sua profumazione è fresca e gradevole, non saprei identificarla molto bene onestamente, ma l'ho trovata sufficientemente delicata, ed è così che mi sento di definire in generale questa Energizing Facial Mist Naobay.
Ha infatti un discreto potere idratante, rinfrescante, prepara bene la pelle per qualunque altro prodotto io decida di applicare (anche non Naobay). Direi che energizzante è una buona definizione per questa mist Detox. Inoltre non appiccica la pelle, ma su di me si assorbe molto rapidamente. Non ho amato in verità il dispencer spray: nonostante sia un metodo di applicazione che mi piace molto in genere, in questo caso il getto è sottile e non bagna eccessivamente. Sembra un aspetto positivo, ma dall'altro lato mi è sempre sembrato di dover fare più applicazioni per prelevare quello che ritengo sufficiente tonico viso.
Un piccolo inconveniente che comunque non inficia sulla mia opinione generale, che resta positiva. La Facial Mist Naobay credo possa adattarsi a diversi tipi di pelle, ad eccezione forse di quelle molto grasse che magari prediligono attivi più mirati contro il sebo.
Naobay dice che può essere utilizzata anche per fissare il trucco, personalmente però non so dirvi molto in questa prospettiva. Posso però dire che mi è capitato di utilizzarla comunque nel corso della giornata, e dà una bella sensazione di freschezza e idratazione extra senza appesantire il viso.
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Ha un bel mix di attivi il siero in questo siero viso Naobay Detox che però non si traduce in chissà che performance, almeno su di me. Infatti troviamo nell'INCI il famoso sangue di drago, che altro non è che una resina che dovrebbe avere potere cicatrizzante, estratto di alga rossa che idrata ed ossigena la pelle, acido ialuronico, estratto di viola e mirtillo. La consistenza è a tutti gli effetti quella di un gel, molto facile da stendere sul viso, fresca e dal facilissimo assorbimento. Nonostante la consistenza in gel appunto, il Renewal Serum Naobay non mi ha mai dato problemi nell'utilizzo: non crea infatti patine, né quell'effetto di briciole quando lo si utilizza in combinazione con altri prodotti.
Infatti anche con le creme viso del brand, sia di altre marche, ha sempre preso il suo posto nella mia skincare senza fare pasticci. In generale non è appiccicoso, e credo possa adattarsi a tutti i tipi di pelle, sempre considerando che si tratta di un siero e soprattutto con quanto sto per aggiungere D.all'altro lato, devo però ammettere che con questo siero Detox Naobay non ho notato un effetto così positivo e impattante per la mia pelle da farmi innamorare di lui o addirittura darmi l'idea di essere imperdibile. Infatti credo dia al mio viso una discreta idratazione, lasciando la pelle liscia e abbastanza tonica, ma nulla di così diverso rispetto a tantissimi altri sieri viso che ho già usato in passato. Anzi ho avuto l'impressione che i risultati ottenuti, nonostante l'uso costante, siano stati al di sotto rispetto alla media di altri prodotti simili. L'ho terminato, e l'impressione che mi è rimasta è decisamente tiepida: non fa male ma non fa nemmeno bene.
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Quando ho scelto questa crema viso nutriente Naobay ho pensato che alla peggio l'avrei usata come idratante per notte, nel caso fosse stata troppo pesante per me, ma non ho avuto problemi. Già guardando gli ingredienti in effetti non ho visto una pletora di attivi nutrienti: ci sono sicuramente olio di oliva e avocado e burro di karitè, ma così si conclude la parentesi "grassa". Il resto sono umettanti comuni, fra cui appunto l'aloe. Questa crema viso Naobay ha una bella consistenza, morbida, fondente, facile da stendere e che in pochi istanti è completamente assorbita. La profumazione è molto delicata, difficilmente credo possa dare fastidio a qualche naso.
Dopo averla provata sono giunto alla conclusione che sia uno di quei prodotti che piacciono alle mamme: la Rich Nourishing Cream infatti è si nutriente, ha una bella scivolosità e si presta come base trucco, ma non è untuosa, grassa o pesante. Questo mi ha convinto sul fatto che per una pelle molto secca, durante la stagione fredda e usata da sola potrebbe non essere abbastanza occlusiva e così appunto "extra" nutritiva. Già in combinazione con un siero e un tonico idratante potrebbe funzionare meglio.
Su di me è stata una buona crema viso, sia per il giorno, senza magari esagerare con le quantità, sia per la notte, mi lascia la pelle morbida, liscia ed elastica per l'intero arco della giornata (o della notte). Dall'altro lato non ho mai notato sfoghi o un aumento delle impurità, anche nell'uso costante nel tempo. Ho utilizzato la crema extra nutritiva Naobay in congiunzione con il siero di questa linea Detox e mi ha dato una bella sensazione alla pelle. Quindi non un prodotto che mi ha stravolto l'esistenza, ma una buona crema viso che ha un discreto rapporto qualità/prezzo.
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La crema contorno occhi Naobay offre una composizione che ho trovato interessante fin da subito, e dove si assecondano emollienti, antiossidanti, estratti volti a riattivare la microcircolazione e in generale che dovrebbero avere una azione protettiva, anti età e ovviamente idratante. Il tutto è racchiuso in una consistenza che somiglia molto a quella della crema viso Naobay, facile da stendere e anche qui rapida ad assorbirsi. Non è chiaro come mai la crema abbia questa colorazione pescata, ma non ha un potere colorante e coprente.
So che alcuni non apprezzano l'odore di questa crema ma per me non ha una vera e propria profumazione, ma ci sento giusto la fragranza delle componenti naturali. La Soft Eye Contour Cream è comunque molto delicata, non mi ha mai dato fastidio agli occhi, anche dopo una giornata al computer con le lenti a contato. L'ho utilizzata sia al mattino che alla sera e credo vada bene in entrambe le circostanze, ma con alcune accortezze.
Questa crema contorno occhi Naobay infatti è idratante e nutriente su di me, ha una azione distensiva e generalmente lisciante ma senza effetto lifting tirante, anzi la pelle resta molto elastica e morbida. Mi sembra che crei anche una buona base per il make up, e, seppur non in maniera stravolgente, mi è sembrato che aiuti a migliorare le occhiaie. Tuttavia, un po' come la crema viso, anche la Eye Contour Cream non è un prodotto estremamente idratante che può soddisfare i contorni occhi più esigenti, non è un balm nutriente che può essere usato come riparatore la sera. In questo caso però Naobay non fa queste promesse, ma anzi sembra parlare di un prodotto per il giorno. In ogni caso a me è piaciuto. Sebbene l'azienda suggerisca che può essere usato su tutto il viso, non l'ho provato in questo senso.
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Qual è la vostra opinione su Naobay? C'è qualche prodotto che dovrei assolutamente provare?
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La lunga lista di film che vorrei prima o poi vedere giace intatta perché, non so nemmeno io come, sono finito a vedere tutt'altro. In particolare tre film da Netflix e Apple Tv+ ed è arrivato il momento di parlarne.
Macbeth (2021)
Titolo Originale: The Tragedy of Macbeth Genere: drammatico, storico Durata: 105 minuti Regia: Joel Coen Uscita in Italia: 14 Gennaio 2022 (Apple Tv +) Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Joel Coen (senza il fratello) ripesca l'opera di Shakespeare e ne fa un film interessante disponibile su Apple Tv + dal 14 Gennaio di quest'anno. The Tragedy of Macbeth segue in maniera abbastanza puntuale l'opera del drammaturgo inglese, anche nei dialoghi fra i protagonisti, ma è l'aspetto tecnico che e l'impostazione ad emergere in questo nuovo adattamento, che credo si discosti anche dai film precedenti. Non è infatti solo la scelta del bianco e nero a saltare all'occhio, ma anche (soprattutto) le scenografie che rendono il film estremamente teatrale. Si tratta per lo più di luoghi dall'estetica spoglia, fredda, arida, che secondo me si addice perfettamente ai toni di questa storia.
Ma anche le musiche e la regia, con una camera sempre fissa sulla scena, credo abbiano dietro una buona ricerca per essere una componente attiva all'interno della narrazione, e non solo un mezzo per trasmettere un messaggio.
Ho trovato anche interessante la scelta del cast, tutto molto valido ma si fanno notare sicuramente Denzel Washington, che non ha propriamente i tratti del lord scozzese, e Frances McDormand, di cui emerge non solo il talento ma anche la maturità rispetto ai personaggi della tragedia originale.
Credo si possa leggere non solo come il tentativo di una nuova chiave di lettura, ma anche di scollegare in parte la storia ed il messaggio di follia, tradimento e morte dall'opera originale per elevarla.
Le stesse tre streghe non vengono definite mai "norne", cioè le divinità del destino quasi a rendere l'uomo esclusivo artefice di se stesso.
Magari sto azzardando con l'interpretazione, ma posso dire con certezza che pur non essendo un appassionato di Macbeth o in generale delle opere shakespeariane, ho seguito il film senza annoiarmi. Mi è mancato forse un po' di coinvolgimento emotivo: mi è sembrato di seguire un dramma così preciso e puntuale che non mi è sembrato vero, se può aver senso, ma appunto recitato. Per il resto mi sembra un buon film e se amate il teatro e questa opera di Shakespeare secondo me merita di essere recuperato.
Il truffatore di Tinder (2022)
Titolo Originale: The Tinder Swindler Genere: documentario Durata: 114 minuti Regia: Felicity Morris Uscita in Italia: 2 Febbraio 2022 (Netflix) Paese di produzione: Regno Unito
Non un film ma un documentario disponibile su Netflix dal 2 febbraio 2022, Il truffatore di Tinder mi aveva incuriosito, sebbene non sentissi tutta questa urgenza di vederlo. Alla fine ho ceduto e l'ho apprezzato. Il titolo vi dice già tutto, ma il taglio che hanno scelto di dare a questo documentario mi è sembrato azzeccato per raccontare la storia del truffatore israeliano Simon Leviev, al secolo Shimon Hayut, che, dopo essersi spacciato per discendente di una famiglia di magnati nel settore dei diamanti, adescava giovani donne sulla nota app di incontro per farsi prestare ingenti somme di denaro. Ovviamente le malcapitate non vedevano mai più tornati i soldi che davano al ragazzo, che aveva sempre una scusa per chiedere prestiti, e per non restituirli.
Sicuramente il tema delle truffe, specie online, non è purtroppo più così fresco ed originale, l'abbiamo visto di recente con Inventing Anna ad esempio, ma questo nuovo documentario su Netflix a mio avviso riesce a mantenere costante il ritmo e l'attenzione dello spettatore, senza però risultare ingarbugliato e complicato. È un crescendo di situazioni, che porta al culmine della vicenda, quando le cose si fanno più drammatiche. The Tinder Swindler ha un twist thriller con un vago sentore di spionaggio, dato dalla stessa conduzione delle indagini su Leviev/Hayut, che secondo me aiuta in questo senso.
Dall'altra parte vengono lasciati fuori approfondimenti che vanno oltre la storia fine a se stessa: ad esempio quella kalokagathia che porta a pensare che la ricchezza materiale possa corrispondere ad una generale bontà d'animo quasi automatica. E ancora forse non pone l'attenzione a quanto internet sia diventato reale nelle nostre esistenze.
Dall'altro lato, Il Truffatore di Tinder non va a colpevolizzare le vittime, anzi cerca di farci capire come siano state coinvolte in questo meccanismo malato. Non è insomma imperdibile, ma si lascia guardare.
The in Between - Non ti perderò (2022)
Genere: drammatico, romantico Durata: 115 minuti Regia: Arie Posin Uscita in Italia: 8 aprile 2022 (Netflix) Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Scrivere una recensione su The In between sarebbe come perpetrare quelle che sono state le sensazioni che ho avuto, ovvero di aver perso due ore della mia vita. Siccome non voglio farvi perdere tempo, vi dico che se cercate una commediuola drammatica, sdolcinata, banalotta e poco coinvolgente, che mette in mezzo anche un tocco di fantasy, allora può fare al caso vostro. Per me questa storia d'amore fra Tessa e Skylar, che, come vuole il più romantico dei risvolti, riesce a superare anche la morte, non merita particolare attenzione e non mi ha lasciato nulla.
Non era infatti in programma di vedere questo The in Between, ma mentre facevo un giro su Netflix mi ci sono imbattuto visto che era fra i film più visti, ma ancora oggi mi chiedo come abbia fatto a finire in cima a questa classifica. Capisco che possa fare leva sull'animo romantico dei più giovani, ma noi più grandicelli che Ghost ad esempio l'abbiamo visto replicato decine di volte, non possiamo proprio apprezzare un film del genere che alla fine suscita poco e niente. Già il rapporto fra i due protagonisti mi è sembrato dozzinale e superficiale, basato sul fatto che entrambi hanno un animo buono, sensibile e per la passione per oggetti "vintage", ma non si va oltre.
Non c'è poi una chiave di lettura particolare o intesa del superamento del lutto, non ci sono particolari emozioni, non c'è nulla. Anche gli effetti speciali quando si svolta nella parte più soprannaturale di The in Between si fanno molto cheap, e decisamente poco credibili. Carina l'idea del countdown per arrivare al momento più segnante, ma persino una attrice che ormai è rodata come Joey King non riesce a salvare un film piatto e privo di sostanza. Onestamente se Netflix continua a proporre robe come questo The in Between - Non ti perderò debba aspettarsi un ulteriore calo degli abbonati.
Lo scorso primo aprile un po' a sorpresa è arrivata una notizia inaspettata: per celebrare i 9 anni dell'azienda, Deciem ha pubblicato un lungo post su Instagram dove, fra le altre cose, si annunciava la chiusura dei alcuni marchi che fanno capo al brand canadese ovvero HIF, Hylamide, Abnomaly, e The Chemistry Brand. Non un taglio netto, ma un lento percorso fino alla fine dello stock di ogni referenza. Deciem ha specificato che si tratta di una scelta che gli permetterà di concentrarsi sullo sviluppo dei loro brand di punta ovvero Niod e The Ordinary, ma non è la prima volta che questo accade nella loro azienda. Fino al 2016 ad esempio Deciem raccoglieva 10 marchi, ma nello stesso anno ha venduto il brand Grow Gorgeous alla compagnia inglese The Hut Group. Nel tempo inoltre sono spariti altri nomi nel loro range, riducendosi fino ai nostri giorni. Qualche tempo fa, prima di questa notizia, Deciem mi aveva inviato due prodotti capelli di HIF, ed ho pensato se avesse senso parlarne in prospettiva a quanto scoperto più di recente, ma poi ho pensato che sarebbe stata anche l'occasione per chiacchierare un po' di scelte di marketing e visto che i prodotti sono ancora disponibili, mi sono chiesto se avesse senso farne scorta.
HIF sta per Hair is Fabric, visto che l'idea originale di questa linea era quella di considerare i capelli come se fossero dei capi di abbigliamento: se abbiamo un detersivo per diverse tipologie di tessuti, allo stesso modo servono diversi prodotti per tipologie di capelli. In principio HIF proponeva 15 diverse referenze con svariati scopi, proprio secondo questo principio, ma come abbiamo visto, Deciem nel tempo ha fatto dei cambiamenti ai suoi prodotti riducendo la gamma a soli due. Il fattore comune a tutta la linea HIF è che non si tratta di veri e propri shampoo "classici", ma sono definiti come balsami lavanti o, come si definiscono adesso, dei cowash. Quindi uniscono una azione lavante e condizionate e quelli disponibili sono l'Hydration Support ed il Volume Support.
Entrambi vanno utilizzati come se fossero dei comuni shampoo, applicando una piccola quantità sui capelli umidi, e massaggiandola, per poi lasciarla agire per 3 minuti. Si segue poi con uno sciacquo abbondante e con lo styling abituale. Vi racconto tutte le loro caratteristiche qualora possano fare al caso vostro e ne vogliate fare incetta prima che non siano più disponibili.
L'Hydration Support è un balsamo detergente pensato per capelli secchi arricchito con olio di semi di Crambe Abyssinica, perfetto per le chiome, acido ialuronico, pantenolo, ma anche acqua di fiordaliso e di rose. A caratterizzarlo è una texture cremosa morbida e molto facile da distribuire e che, al contrario delle mie aspettative, quando lo massaggio sui capelli umidi, crea una schiuma particolare, cremosa appunto. Questo Cleansing Conditioner HIF è un prodotto molto semplice da usare, anche se questi tubi in alluminio, che ricordano un po' i colori a tempera, sono carini da vedere, ma necessitano un po' di attenzione per dosare il balsamo senza eccedere. Non serve invece esagerare con le quantità: basta davvero una piccola noce di prodotto.
La profumazione dell'Hydration Support è delicata e secondo me neutra, poco persistente almeno sui miei capelli, ma ha davvero tantissime altre caratteristiche positive che me lo hanno fatto apprezzare. In primis mi è piaciuto il suo potere lavante che penso sia perfetto per i miei capelli spessi, che hanno bisogno di una detersione delicata visto che il mio cuoio capelluto sensibile che tende un po' ad irritarsi e seccarsi. Nonostante sia un cowash a tutti gli effetti, questo di HIF mi lascia i capelli puliti e leggeri esattamente come quando li detergo con uno shampoo in gel. Sono state rare le occasioni in cui ho sentito la necessità di fare un doppio lavaggio, perché una sola passata per me è sufficiente. Dall'altro lato ha un buon potere condizionante che mi rende i capelli decisamente districati e morbidi, facili da mettere in piega ma rispettandone il naturale volume e appunto senza appesantirli.
Per questa sua doppia funzione l'Hydration Support HIF è stato perfetto per far parte del mio beauty da viaggio visto che mi ha evitato di dovermi portare dietro anche il balsamo. Anche nell'uso prolungato nel tempo questo Cleansing Conditioner non mi ha dato problemi di alcun tipo sia sul cuoio capelluto che sui capelli. Inoltre è un prodotti molto facile da sciacquare. In definitiva credo sia perfetto per capelli secchi ma anche sottili, per chi viaggia spesso o fa palestra e non vuole avere con sé troppi flaconi, per chi ha capelli corti e cerca un prodotto due in uno. Probabilmente non mi rende i capelli estremamente lucidi, ma forse non troverò mai un prodotto che mi aiuti davvero da questo punto di vista.
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Il Volume Support ha davvero molte caratteristiche in comune con la versione idratante, fra cui alcuni ingredienti dell'INCI che racchiude sia olio di Crambe Abyssinica, pantenolo e acido ialuronico, ma anche elementi districanti e appunto i peptidi di piselli che sono degli aminoacidi che a quanto pare sui capelli hanno una azione volumizzante. Questo Cleansing Conditioner HIF ha una texture un po' più densa, direi asciutta rispetto all'altro tipo, ma non è comunque difficile da distribuire in maniera omogenea, e secondo me ha una profumazione più agrumata ed intensa. Non direi che il Volume Support Cleansing Conditioner crea una vera e propria schiuma ma si emulsiona con l'acqua andando a detergere i capelli.
Il suo effetto su di me è molto simile a quello dell'Hydration Support, quindi capelli sicuramente puliti e per diversi giorni, e nessuna sensazione di aver aggredito il cuoio capelluto né di aver rimosso il suo strato di oli protettivi. Dall'altro lato i capelli risultano abbastanza districati e morbidi, seppur, anche in questo caso, non esageratamente lucidi, ma non importa. Anche l'idratazione è leggermente inferiore, ma è comprensibile non essendo il suo scopo principale. Il Volume Support tuttavia non fa al caso mio perché svolge la sua funzione: credo infatti che contribuisca davvero ad apportare volume e leggerezza alle lunghezze, ma avendo già di mio dei capelli abbastanza voluminosi, per me si traduce in una minore facilità nel domarli.
In pratica mi riesce meno facile metterli in piega proprio perché sono al pieno della loro forza e del loro corpo, mentre a me servono prodotti che mi aiutino a tenere i capelli a bada e che quindi non mi facciano perdere troppo tempo con phon e styling. Immagino che il Volume Support di HIF sia perfetto per chi ha capelli un po' più grassi, lunghi e sottili e per chi ricerca appunto qualcosa che dia sostegno e leggerezza alle lunghezze. Anche se avete capelli molto corti secondo me può andare. Per il resto non ho aspetti negativi da raccontarvi sia nel risciacquo di questo balsamo detergente, sia nell'uso continuato che ho potuto farne, ma il Volume Support di HIF si trova uno scalino sotto rispetto all'Hydration Support per le mie necessità.
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Spero di aver chiarito un po' tutti i punti su questi due prodotti HIF che, con le loro caratteristiche peculiari meritano un occhiata. Che ne pensate della scelta di Deciem di chiudere alcuni brand? Personalmente capisco sicuramente il punto di vista dell'azienda, anche nell'ottica di crisi mondiale a cui stiamo assistendo, e penso che anche per i clienti possa essere dispersivo avere a che fare con un marchio che diversifica così tanto la sua gamma. Spero però che ci riservino tante sorprese con The Ordinary e NIOD (di cui parlerò presto!).
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Sarà il leitmotiv dei miei prossimi post, ma è chiaro a tutti che due settimane di viaggio hanno sicuramente avuto un impatto sulla mia routine, e anche sul tempo che dedico ai miei hobby abituali, incluse le serie tv. Ho cercato però di restare al passo ed ho terminato ben tre delle serie che stavo seguendo e sono tutte dei period drama.
Hotel Portofino Prima Stagione
Dal 28 Febbraio al 14 Marzo su Sky è stata trasmessa una miniserie che forse non ha fatto chissà che chiasso, ma che mi aveva incuriosito sin dai primi fotogrammi. Sulla bellissima costiera ligure, l'inglese Bella Ainsworth ha creato un piccolo albergo che spera possa diventare una ancora solida per la sua famiglia, ma non è semplice gestire tutti gli ospiti dell'hotel Portofino, specie quando un marito poco affidabile si mette di mezzo. Ma c'è una minaccia più solida per la tranquillità delle vite di Bella e dei suoi clienti, ovvero l'ascesa del Fascismo e la minaccia della seconda guerra mondiale.
Hotel Portofino è già stata rinnovata per una seconda stagione, ma ammetto che questi primi sei episodi non mi hanno davvero tenuto incollato allo schermo. Mi aspettavo una serie tv affascinante, con un vago sentore di giallo alla Agatha Christie, con lo sfondo dell'Italia alla soglia della guerra, ma non ho trovato nulla di ciò. Le varie storyline infatti mi sono sembrate poco avvincenti e non sufficientemente intrecciate da poter stimolare la visione. A me ha creato una curiosità mite e ho terminato Hotel Portofino proprio nella speranza che prima o poi saltasse fuori qualcosa di più misterioso. In realtà è tutto molto lineare e gli imprevisti sono poco sconvolgenti.
Se il cast è convincente, i personaggi che si assecondano sono secondo me poco accattivanti, difficilmente ci si affeziona se non giusto alla protagonista che risulta più al centro. Tuttavia nessuno spicca per qualche caratteristica, e nonostante Hotel Portofino, come molti dei period drama, pone al centro gli incontri e gli scontri fra i diversi protagonisti, questi rapporti e ciò che innescano non sono così intriganti, spesso scadono nella banalità ed in una risoluzione delle circostanze abbastanza superficiale.
Hotel Portofino secondo me è una di quelle serie tv che non osano: non riesce ad immergersi davvero in temi più drammatici o cupi, non ha battute così brillanti in grado di far sorridere. Restano a fare bella mostra gli scenari che fanno da cornice alla serie, ma, pur non avendo difetti macroscopici, non riesco a trovare un aspetto che mi porti a consigliare Hotel Portofino senza pensarci due volte. Rimando quindi un giudizio definitivo più negativo, e spero che appunto la seconda stagione riesca a tirar fuori delle vicende più avventurose e dia ai protagonisti la possibilità di esplodere davvero. Qui trovate la mia recensione di Hotel Portofino 2.
The Gilded Age Prima Stagione
Il 21 marzo di quest'anno sempre su Sky è finalmente arrivata la attesa nuova serie tv firmata da Julian Fellowes e che da alcuni è stata definita come la versione americana di Downton Abbey, anche se poco ha a che fare con quest'ultima. The Gilded Age, che era stata in qualche modo anticipata da Belgravia, ci porta infatti alla fine dell'Ottocento, in quella che passerà alla storia, con un velato tono sarcastico, come l'epoca dorata statunitense, vista l'incredibile crescita economica che però andava di pari passo con una maggiore differenza fra le classi sociali.
Sono proprio i nuovi ricchi ad essere al centro della serie tv di Fellowes, che devono scontrarsi con le vecchie leve che vantano di essere discendenti dei primi pellegrini arrivati negli Stati Uniti già dal '600, quando sbarcarono con la Mayflower. In particolare è la facoltosa famiglia Russell a suscitare curiosità, astio, invidie e anche preoccupazione, specie da parte di chi, come la rigida Agnes Van Rhijn (Christine Baranski), non è disposta ad accogliere e lasciar spazio ad una nuova borghesia in ascesa che vuole vedere affermato il proprio posto in società.
Uno scontro generazionale in cui saranno i più giovani a cercare di fare da paciere e ad avere meno pregiudizi, ed in particolare Marian Brook (Louisa Jacobson Gummer ), la nipote di Agnes dal temperamento forte e deciso, ma anche dal cuore buono.
The Gilded Age riesce secondo me nell'intento in cui Hotel Portofino resta un po' indietro: nei suoi nove episodi abbiamo infatti una storia coinvolgente, in cui ogni personaggio ha un ruolo ben definito che prende alcuni degli elementi che abbiamo conosciuto in Downton Abbey, soprattutto il riflesso fra i benestanti dei piani superiori e la servitù che si muove silenziosa ai piani inferiori.
Sono inoltre ben chiare le linee narrative: c'è romanticismo (non smielato), c'è il dramma, c'è anche quell'ironia un po' civettuola che piace e rende simpatica l'intera serie. È la dura zia Agnes che, un po' come Lady Violet Crawley, ha le battute più sprezzanti e pungenti, ed anche più divertenti. Ma ogni personaggio nasconde le sue ombre, come ad esempio l'inarrestabile Bertha Russell, moglie del magnate delle ferrovie George Russell, pronta a tutto pur di emergere. O ancora l'impavida Marian che guarda al futuro con speranza ma a volte è troppo incauta.
C'è anche in The Gilded Age un cast molto forte, e una cura profonda dei dettagli, dai costumi alle scenografie, che ricostruiscono l'epoca storica. Manca forse un maggiore approfondimento di alcuni rapporti fra i personaggi, che possono risultare un po' affrettati e troppo banderuoli; inoltre, un po' come in Downton Abbey, mi aspettavo che anche le storie riguardo la servitù camminassero in parallelo con quelle dei padroni, mentre qui restano più sullo sfondo.
Potrei riassumere le mie opinioni su questa seconda stagione di Bridgerton con un'unica parola, ovvero noia. Tuttavia, anche a costo di rendere questo post ancora più lungo, voglio mettere il dito nella piaga e approfondire la mia opinione.
Bridgerton 2 si concentra sul visconte Anthony, che, come quanto accaduto alla sorella Daphne nella prima stagione, deve trovare una ragazza da sposare che sia degna di far parte della famiglia Bridgerton e adempiere a tutti i doveri che il suo ruolo le imporrà. Per Anthony la strada sembra semplice: infatti quale miglior sposa se non il diamante della stagione scelto dalla regina stessa? La perfetta Edwina Sharma, arrivata dall'India con la madre e la sorella maggiore Kate, sembrerà almeno sulla carta l'aspirante ideale al titolo, ma gli occhi e il cuore del visconte saranno rivolti tutti ad un'altra ragazza.
Che Bridgerton non sia una serie tv da prendere troppo sul serio lo dico dalla prima stagione, quando vennero mosse delle critiche a mio avviso assurde per un prodotto che nasce come puro guilty pleasure intrattenitivo. Questa seconda stagione però abbassa l'asticella secondo me, soprattutto per via di una certa prevedibilità, lentezza e ripetitività che caratterizzano praticamente tutti gli episodi. Infatti Bridgerton assume i toni della tipica commedia romantica dove i due protagonisti, a primo impatto, si odiano per ragioni non ben dichiarate, ma nel tempo quelle scintille fra di loro diventano la fiamma di una passione e un amore sincero e profondo.
Nulla di male in una struttura narrativa già vista ma che può risultare comunque gradevole da seguire, il problema è che la serie tv di Shonda Rhimes ci ripete queste dinamiche dalla prima puntata, fino allo sfinimento, con il peso di comprendere fin da subito come andranno a finire le cose. Tutti gli ostacoli da superare per la coppia di protagonisti diventano a quel punto solo un diversivo non sempre così avvincente, che sappiamo prima o poi riusciranno a scavalcare. È vero che anche fra il duca di Hastings e Daphne c'era un rapporto di amore e odio in prima battuta, tuttavia credo che il loro rapporto seguisse una parabola ascendente, con una conseguente crescita umana per i due innamorati. Purtroppo non posso dire lo stesso per Anthony che risulta pedante da inizio a fine.
A proposito di Daphne, quant'è triste vederla girare da sola nemmeno fosse già diventata vedova? Di Bridgerton 2 riesco a salvare la parentesi su Lady Whistledown/Penelope che ha rivelato un carattere più sfaccettato e pieno di ombre, ma il resto dei personaggi secondari non hanno lasciato un segno così profondo da fare la differenza. Bridgerton non merita una critica feroce per quelli che sono i suoi intenti di una serie tv leggera e di puro intrattenimento, anche perché in parte riesce in questo intento, ma, dall'altro lato, anche la leggerezza merita cura e attenzione e in questo caso il tentativo di vincere facile secondo me è fallito. Vedremo per le prossime ormai certe stagioni. Nell'attesa vi ho parlato dello spin-off/ prequel intitolato La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton.
Questo Aprile, per ovvie ragioni, non sono riuscito a pubblicare molte recensioni, ma questo non significa che non abbia utilizzato e terminato diversi prodotti. Ho ad esempio alcuni dei cosmetici che ho portato in viaggio con me (non molti, avevo principalmente dei sample e qualcosa di cui vi ho già parlato che era agli sgoccioli e mi tornava utile per pochi giorni) e altri finiti.
È stato il detergente viso che ho portato con me sia in Spagna che in Belgio, ma non mi soffermo a parlarvi dello Squalane Cleanser di The Ordinary perché ne ho già scritto una lunga recensione in cui ne parlo in dettaglio, e se vi va di recuperarla, la trovate qui. Posso però aggiungere che è stato un perfetto alleato di viaggio: non solo infatti la confezione ha la giusta dimensione per il bagaglio a mano, ma anche nella sua performance non mi ha deluso. Infatti volevo un detergente che pulisse bene il viso, togliendo anche il make-up, ma rispettasse la pelle che poteva essere stressata da condizioni climatiche diverse, stress e smog. Lo Squalane Cleanser, come immaginavo, è riuscito in questo intento e dopo due settimane in giro non avevo la pelle secca, irritata o screpolata, né hanno fatto capolino particolari imperfezioni. Mi continua a piacere molto la sua consistenza che, nonostante sia più vicina ad un balm, non è occlusiva o pesante. Anche a distanza di tempo, questo detergente viso si conferma uno dei miei prodotti The Ordinary preferiti, e me ne sentirete parlare ancora.
Hand Have A Nice Day Maschera viso idratante in cellulosa Pelli secche e opache
Non so se sia ancora in commercio, ma ho scovato questa maschera viso in tessuto di HAND fra le mie infinite riserve e ho pensato fosse il momento di toglierla di mezzo (insieme ad altre che man mano sto usando). Diciamo che se dovesse essere fuori commercio non vi perdete chissà che trattamento. Il tessuto infatti, seppur ben intriso di siero, è molto garzato, e soprattutto ha un taglio pessimo. Per il mio viso è troppo grande, specie lungo le orecchie, e i fori troppo piccoli, ma è una di quelle maschere che vuole coprire anche il collo: ha infatti due prolungamenti di tessuto che dovrebbero trattare la zona. Non avendo però una aderenza perfetta, il risultato è che risulta scomoda e l'unico modo per usarla è da sdraiati.
È sicuramente valida da un punto di vista dell'INCI, visto che contiene una miscela di estratti di rose, succo di aloe, tocoferolo e succo di mela, tutto quindi adatto a svolgere una funzione idratante. Il risultato di questa maschera viso Hand sulla mia pelle non è stato malaccio perché l'ha sicuramente resa più carina e idratata, un po' più elastica. Credo sia adatta a pelli non troppo esigenti perché la mia ancora sentiva il bisogno di nutrimento, ma dall'altro lato non ha appesantito il viso né ha lasciato la pelle appiccicosa. In verità, visto il materiale poco pratico, anche se fosse ancora disponibile, non credo riacquisterei questa maschera viso: funziona, ma c'è di meglio.
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🔎 Online, Bioprofumeria 💸 €5.20 🏋 1 maschera viso 🗺 Made in Italia ⏳ Monouso 🔬 AIAB Eco Bio Cosmesi, ICEA Vegan
Beauty Made Easy è una azienda danese che produce esclusivamente prodotti per le labbra con ingredienti naturali e mi aveva colpito perché i loro pack ricordano in parte i prodotti di Eos (che non mi avevano fatto impazzire ad essere onesti). Il Raspberry lip balm mi ha invece soddisfatto di più: è composto principalmente da oli e cere come ricino, semi di girasole, mandorle dolci e un componente chiamato Vitaskin E, che unisce olio di semi di lampone e vitamina E. La sua consistenza è uno dei fattori che considero a suo favore visto che è facile da stendere, morbida, ma non sbrodolosa o troppo oleosa.
Inoltre ho notato che dura parecchio sulle labbra, è confortevole, e la profumazione al lampone è percettibile ma delicata, non dà per niente fastidio. Il suo finish è sicuramente lucido, quindi se preferite qualcosa di meno visibile non fa per voi. Questo balsamo labbra Beauty Made Easy non è miracoloso sulle mie labbra, ma aiuta a mantenerle morbide, elastiche e non ho notato screpolature nemmeno durante gli sbalzi termici che ho incontrato durante i miei viaggi. Un uso quotidiano, magari da tenere in borsa, è quello più azzeccato secondo me per il Raspberry lip balm.
Devo aggiungere inoltre che la confezione quadrata secondo me è più pratica rispetto a quella tonda di Eos, sebbene ovviamente ci sia sempre il problema di come recuperare il burrocacao una volta che la cupoletta si è consumata. Nel complesso è stata una esperienza positiva e più avanti potrei provare altri prodotti Beauty Made Easy, che vedo sta tentando di ridurre le confezioni in plastica e quindi l'impatto ambientale.
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🔎 Online, Eccoverde, Douglas.it, Amazon 💸 €3.99 🏋 6.8g 🗺 Made in EU ⏳ 12 mesi 🔬 //
Dopo il collutorio di questa linea Equilibra, ho voluto testare anche il dentifricio Freschezza intensa con zenzero che si è rivelato molto piacevole da usare. È un gel sodo, che a durante il lavaggio crea subito una schiuma abbastanza sufficiente a garantire una buona detersione del cavo orale (al contrario di quanto sentivo ad esempio con la versione al Cocco) e dà soddisfazione rispetto ad altri dentifrici naturali. Il sapore per quanto mi riguarda non è estremamente collegato all'aroma un po' pungente dello zenzero, ha quasi un sentore più agrumato, ed è sicuramente fresco, seppur non effetto glaciale.
All'interno di questo dentifricio Equilibra troviamo il 98% di ingredienti di origine naturale e appunto estratto di zenzero e rosmarino, che dovrebbero apportare la freschezza promessa, ed è inoltre un prodotto contenente fluoruro di sodio. Su di me è abbastanza delicato e non ha accentuato la sensibilità che caratterizza i miei denti. In generale inoltre non lascia residui, non impasta la bocca ma dona appunto una buona freschezza che perdura per un po'. Credo che il dentifricio Zenzero, come il collutorio, possa essere una alternativa per chi non ama il solito sapore di menta ma vuole un prodotto delicato ed efficace per tutti i giorni.
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🔎 Grande Distribuzione, Amazon 💸 € 2.50 (in offerta) 🏋 75ml 🗺 Made in Italia ⏳ 12 Mesi 🔬 //