Nuovi film (promossi) al cinema e in streaming

Porto buone nuove, se i vostri gusti cinematografici collimano spesso col mio, perché ho visto due film recenti che mi sono piaciuti e che meritano, in modo diverso, una chance.


Fuori (2025)


Genere: drammatico, biografico
Durata: 115 minuti
Regia: Mario Martone
Uscita in Italia: 22 Maggio 2025 (Cinema)
Paese di produzione: Italia

Tratto dal libro autobiografico L’università di Rebibbia, scritto da Goliarda Sapienza nel 1983, Fuori racconta proprio l'esperienza della scrittrice in carcere, seguendola prima e dopo quella parentesi della sua vita. A seguito del furto dei gioielli di una sua amica benestante, Goliarda (Valeria Golino) finisce proprio a Rebibbia, dove in prima battuta verrà vista con sospetto dalle altre detenute.

Siamo negli anni '80, ci sono ancora forti tensioni politico-sociali, e Goliarda è una donna matura che però non ha più nulla. Fa fatica infatti a trovare un lavoro e le sue opere non vengono riconosciute, ma soprattutto non tollera più quel mondo vuoto composto dagli intellettuali della sua epoca. E proprio in carcere Goliarda Sapienza sentirà di aver trovato la vita vera.

Col tempo infatti riuscirà a stringere un buon rapporto con le sue compagne di sventura, e con due di loro in particolare proseguirà oltre. Con Roberta (Matilda De Angelis) soprattutto instaurerà un rapporto diverso, che sembra oscillare fra una relazione materna e una amorosa, ma anche con Barbara (Elodie) avrà una bella amicizia. 
Tutte e tre sono infatti donne non convenzionali, diverse, che hanno portato, in un modo o nell'altro, la vita dentro al carcere, anche al di fuori. 

Credo sarebbe stato difficile raccontare l'anticonformismo di Goliarda Sapienza attraverso una biopic tradizionale, ma per fortuna, il nuovo film di Mario Martone esce dal canone del biografico tradizionale per muoversi in modo meno lineare. Fuori infatti ci racconta uno spaccato particolare della vita della scrittrice siciliana, e ci fa entrare nella sua visione della realtà, oscillando da parentesi di frustrazione e fragilità, a momenti di euforia. 

Goliarda, così come Roberta, è una donna non convenzionale, che quasi vive fuori dal suo tempo, perché da sempre ha costruito e coltivato un mondo tutto suo. Non è un caso, in questo senso, che quasi tutte le sue opere siano state pubblicate e soprattutto apprezzate postume. Ed è anche Fuori stesso ci mostra questo distacco, fra realtà e fantasia, attraverso alcune scene più oniriche, che però filtrate dagli occhi e dal vissuto di Goliarda Sapienza, risultano credibili e leggibili.

A reggere il film ci sono ottime interpretazioni: da un lato Valeria Golino che, dopo L'arte della Gioia, continua a dare risalto ad una scrittrice unica attraverso un ruolo maturo, non facile, e sfaccettato; dall'altra parte Matilda De Angelis si rivela ancora una volta una attrice spontanea e versatile. Pure Elodie, per quanto ancora ai primi passi nel mondo del cinema, risulta credibile e spero che continui a scegliere ruoli come questo, che penso siano giusti per lei.

Ovviamente Fuori resta pur sempre un film dal taglio biografico, quindi, seppur non estremamente didascalico, non aspettatevi scazzottate o inseguimenti, o ribaltamenti improvvisi della narrazione. Quello di Mortone è uno dei tanti, possibili tentativi di raccontare la poetica di Goliarda Sapienza, e secondo me ci riesce abbastanza bene. Forse una regia più originale e alcuni approfondimenti narrativi potevano rendere Fuori un film ancora più intenso e d'impatto, ma non si può negare comunque la freschezza e la necessità che la storia trasmette. 



Echo Valley (2025)


Genere: drammatico, thriller
Durata: 83 minuti
Regia: Michael Pearce
Uscita in Italia: 13 Giugno 2025 (Apple Tv+)
Paese di produzione: USA

Kate Garrett (Julianne Moore) è una allevatrice di cavalli che non se la passa affatto bene: con il suo ranch ad Echo Valley sta attraversando un momento di difficoltà economiche, tanto da dover chiedere costantemente denaro al suo ex marito (Kyle MacLachlan) e sta elaborando il lutto per sua moglie. Se questo non bastasse, Kate ha anche un rapporto complesso con la figlia Claire (Sydney Sweeney), un ragazza tossicodipendente che entra ed esce costantemente da cliniche per disintossicarsi. E sarà proprio per sua figlia che Kate si inguaierà: una sera infatti Claire tornerà al ranch insanguinata e in lacrime confessando alla madre che, a seguito di una lite, ha colpito alla testa il fidanzato, uccidendolo. 
Kate non si tirerà indietro ad aiutare la figlia, senza però rendersi subito conto che questo la farà finire in un vortice di bugie e criminalità.


Scritto da Brad Ingelsby, già sceneggiatore dell'ottima Mare of Easttown, e prodotto addirittura da Ridley Scott, Echo Valley parte come un dramma familiare incentrato sui rapporti genitoriali, con una Kate distrutta su più fronti personali e lavorativi, e pone il grande dilemma morale che spesso divide: dove si può spingere una madre per il bene dei suoi figli?
Poi però il film si apre verso un thriller che mi è sembrato ben riuscito, legato da una catena di colpi di scena più o meno efficaci. Una fotografia cupa e dei paesaggi azzeccati completano questo film Apple TV+, rendendolo secondo me una interessante aggiunta nel panorama streaming.

Il grosso intoppo di Echo Valley è il taglio molto televisivo, quasi standard, con un finale che chiarisce tutti i punti e che invece durante il suo sviluppo risulta decisamente organico. Anche la durata a volte sembra un po' eccessiva rispetto agli approfondimenti forniti.

Inoltre è uno di quei film che probabilmente con un cast diverso non avrebbe avuto lo stesso risultato, perché comunque i personaggi sono tutti monodimensionali, studiati solo per funzionare nelle loro parti. L'unica ad avere maggiore sviluppo è la Kate di Julianne Moore, che letteralmente porta avanti tutto il film e che risulta comunque naturale, seppur in una veste meno glamour rispetto a Sirens.

In ogni caso Echo Valley vanta ottime interpretazioni: Sydney Sweeney mi ha convinto ad esempio perché ha un ruolo strettamente drammatico che non ha il supporto della sua fisicità. Ottimi anche Domhnall Gleeson, ormai sempre più presente su Apple Tv+, e Fiona Shaw.
Pur non essendo imperdibile, Echo Valley è quel thrillerino televisivo e poco impegnativo che si lascia seguire, che tiene compagnia e che si dimostra forse meglio di tante uscite di altre piattaforme.




Quattro prodotti promossi... ma cosa riacquisto?

Dovrei fare più spesso post di questo genere perché ho davvero tanti prodotti in uso e di cui vorrei parlarvi, ma non so mai che collocazione dargli su questo blog. Aspettatevi quindi altri appuntamenti simili, e intanto comincio con quattro prodotti piaciuti. Ma cosa riacquisterei?


Biolis Nature Collection BagnoDoccia Sottobosco N14


INFO BOX
🔎 Tigotà
💸 €3.99                     
🏋 500ml
🗺 Italia
⏳ 12 Mesi
🔬//

Qualche tempo fa vi ho parlato di questa linea Collection di Biolis, qui per l'esattezza, che si fa notare sugli scaffali di Tigotà per queste belle confezioni, ma che si è rivelata anche valida e da approfondire. Nell'ultimo periodo è entrato nella mia routine il Bagnodoccia Sottobosco, che contiene il 98% di ingredienti di origine naturale.
Biolis non mi pare dia indicazioni sul tipo di pelle per cui è indicato questo prodotto, l'unica cosa che posso dirvi, esplorando l'INCI, è che contiene sostanze idratanti come la glicerina, ma anche estratti vegetali lenitivi, come quello di malva e di foglie di betulla, che pare abbia anche un potere antisettico.
Non manca il tocoferolo, come antiossidante e più in basso nella lista degli ingredienti c'è l'olio essenziale di cedro della virginia, che immagino sia utilizzato per il suo effetto aromaterapico. 

Questo di Biolis è un bagno doccia dalla consistenza in gel fluida, che crea subito una bella schiumetta avvolgente.

Ovviamente la cosa che più si nota a momento dell'uso è questo aroma che ricorda davvero un sottobosco fatto di felci, legni, foglie verdi, molto gradevole e fresco, infatti lo trovo abbastanza azzeccato a questa stagione. È una profumazione che resta anche un po' delicatamente sulla pelle.

Per quanto riguarda la performance generale di questo Bagnodoccia Biolis Nature, il mio parere è positivo. Infatti deterge bene la cute, ma non irrita e non secca, anzi più volte mi è capitato che per la fretta saltassi il passaggio della crema corpo e non ne sentissi troppo l'esigenza nel corso delle ore successive. Quindi pelle morbida, confortevole ed elastica. 

L'unico appunto che forse mi sento di fare è che essendo descritto come un bagnodoccia, e quindi pensato per essere usato immagino in una vasca, mi aspettavo producesse una schiuma molto più voluminosa, seppur anche così dà soddisfazione.
È insomma il tipico prodotto da mettere in doccia e da far usare a tutta la famiglia. Riacquisterei però questo Bagnodoccia Biolis Sottobosco? Sì, ma non immediatamente: la confezione è abbastanza grande e io dopo un po' mi annoio. Sarei curioso delle altre varianti, ma temo che alla fine cambi più o meno solo la fragranza.



Nacomi Next Level Rosemary Scalp Serum Mist


INFO BOX
🔎 Notino, Online
💸 €8
🏋 100ml
🗺 Polonia
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬Vegan

Continua la mia esplorazione dei prodotti Nacomi Next Level con questo Scalp Serum Mist che ho quasi terminato e che mi è piaciuto, seppur inquadrarlo bene. È un trattamento senza risciacquo per rinforzare il cuoio capelluto, prevenire la caduta dei capelli e stimolarne la crescita. È una mist liquida, che va shakerata e poi spruzzata direttamente sul cuoi capelluto, e massaggiata fino ad assorbimento. Nacomi dice di utilizzarla due o tre volte a settimana, ma io ho sforato utilizzandolo tutte le sere perché non ha ingredienti che danno controindicazioni a riguardo.

A proposito dell'INCI, il Rosemary Scalp Serum Mist è a base di estratti vegetali che hanno funzione differente: l'ingrediente principe è ovviamente il rosmarino, che si unisce all'estratto di edera, di ortica, di ginseng, ed hanno tutti un effetto stimolante per la microcircolazione e quindi rinforzante. A questi si aggiungono gli estratti lenitivi di camomilla, arnica, bardana e calendula, e quelli anti ossidanti di pino e crescione. Non manca anche qualche elemento seboregolatore, come salvia, limone e bacche di ginepro. Glicerina e Niacinamide completano la formulazione.


Da questa formulazione potete capire che il Rosemary Scalp Serum Nacomi cerca di svolgere più funzioni per il cuoio capelluto, e in parte ci riesce. 
Ovviamente vista tutta quantità di attivi vegetali non può che avere un odore erboso ma molto delicato, che non dà fastidio, e pur essendo molto liquido è molto semplice da usare perché viene erogato in modo sottile e abbastanza preciso. Questo siero capelli di Nacomi mi è piaciuto perché in prima battuta l'ho trovato idratante e lenitivo sul mio cuoio capelluto, che per sua natura tende ad essere secco e irritarsi facilmente. A volte ad esempio ho usato questa Scalp Serum Mist solo nelle aree in cui sentivo fastidio o il cuoio capelluto tirante e mi ha dato una mano.

Per quanto riguarda il suo potere rinforzante e anticaduta, credo che questo siero Nacomi funzioni, ma non è fra i più potenti: io l'ho utilizzato in un periodo di non particolare caduta, ma comunque ho notato la nascita di alcuni baby hair e in generale i capelli hanno mantenuto una buona densità. 
Indubbiamente non è un prodotto che acquisterei se avessi una caduta più abbondante, ma è secondo me pensato per mantenere la salute del cuoio capelluto in senso più ampio. 
Ulteriore aspetto positivo di questa Rosemary Scalp Serum Mist è che non mi sporca i capelli, quindi l'ho potuto usare con costanza. Lo riacquisterei, ma do la precedenza a sieri più rivolti a rinforzare i bulbi.



Haruharu Wonder Black Rice Moisture 5.5 Soft Cleansing Gel


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), StylevanaAmazon
💸 €7.75
🏋 100ml
🗺 Corea
⏳ 6 Mesi
🔬 //

State cercando un detergente viso efficace, delicato, senza profumo e che sia idratante? Allora questa recensione vi interessa perché Haruharu ha spuntato tutte queste caselline. 
Il Black Rice Cleansing Gel contiene infatti tante sostanze idratanti come glicerina, trealosio e betaglucani, a cui si affiancano sostanze ottime per la barriera cutanea: l'estratto di riso nero appunto, addolcente e schiarente, estratto di bambù e ginseng, entrambi anti ossidanti, e fermento di Aspergillus, un fungo/muffa che, come molte sostanze da fermentazione, hanno una forchetta ampia di benefici per la pelle.

Come dice il nome stesso, il Black Rice Cleansing Gel Haruharu Wonder ha un pH leggermente acido, di 5.5, per essere sempre in linea con i bisogni della pelle.


Questo gel detergente viso è completamente inodore e si presenta come un gel sodo e che a contatto con l'acqua diventa una bella schiumetta, gradevole da massaggiare sul viso. Basta davvero poco prodotto, infatti il costo, già accessibile, si ammortizza molto nel tempo. 

Il Black Rice Moisture 5.5 Soft Cleansing Gel è un ottimo detergente per il viso, che unisce un buon equilibrio fra pulire bene il viso e rispettare la barriera cutanea. Lo apprezzo molto al mattino, quando non sento l'esigenza di una detersione troppo purificante, ma anche con la doppia detersione, per completare la pulizia senza stressare la pelle. Una volta rimosso il viso è pulito, ma non tirante o disidratato. 

Nonostante l'azienda non dà indicazioni in questo senso, io non ho avuto alcun problema ad usare questo detergente sugli occhi. 
È ovviamente un prodotto pensato più per pelli secche e normali, ma anche da alternare eventualmente ad un detergente con attivi specifici.
Vi dicevo che serve poco prodotto sia perché questo detergente Haruharu Wonder diventa subito efficace creando la schiuma necessaria, sia perché richiede qualche secondo in più per essere risciacquato. 
Probabilmente lo riacquisterei.



INFO BOX
🔎 Eccoverde, Online, Amazon
💸 €8
🏋 2.5g
🗺 Francia
⏳ 12 Mesi
🔬 EcoCert, Vegan

Erano secoli che volevo provare il correttore del brand francese Avril, che per tanto tempo è stato uno dei preferiti degli amanti della cosmesi ecobio. Però arrivo io e l'azienda decide di cambiare il pack e non so se ci sono state anche modifiche sulla formulazione, visto che adesso è diventata Made In Italy.

L'Anti Cernes di Avril nasceva come correttore in crema per occhiaie, ma poi chiunque giustamente l'ha utilizzato su tutto il viso apprezzandone le qualità. Infatti adesso l'azienda mi sembra abbia colto questa esigenza dei clienti e dato un altro pack a questo prodotto, espandendo finalmente il range di tonalità (prima erano solo tre, adesso 8 più 3 di color correction), e credo che abbiano reso il prodotto refillabile, quindi con un impatto ambientale migliore.


È un correttore appunto in crema, ma compatto, con una bella texture perché è scorrevole, facile da sfumare ma senza mai diventare troppo oleoso o grasso.
Mi viene in mente un paragone con il famoso Correcteur Anti-Cernes di Couleur Caramel, che risultava decisamente più scivoloso rispetto a questo di Avril che invece ha una texture più asciutta.

Io ho scelto la colorazione Porcellain che è la più chiara, ma non è super pallida, ed ha un sottotono leggermente rosato, ma resta comunque utilizzabile su sottotoni neutri come il mio. Il finish è bilanciato, luminoso ma non troppo.
La copertura, come dice la stessa azienda è da leggera a media e può essere sfumato sia con le dita che con un pennello. Io non ho infatti preferenze di applicazione, ma generalmente uso il metodo che trovo più pratico in quel momento in base alla fretta che ho. 


Parto col dire che credo di aver provato parecchi correttori viso ecobio o con ingredienti naturali, e l'Anti Cernes di Avril è forse fra i migliori del suo ramo: si stende bene, ha un bell'effetto naturale, illumina ma non risulta artificioso e soprattutto si adatta sia al contorno occhi che a correggere rossori del viso e camuffare piccole imperfezioni. Come dicevo poi ha un buon bilanciamento fra l'avere una texture morbida, che comunque non secca, ma non troppo grassa, col rischio magari di migrare un po' ovunque.

Io preferisco settarlo con una cipria, ma quelle volte in cui non l'ho fatto, ha comunque avuto una durata più che degna, e soprattutto non fa pastrocchi: su di me semplicemente tende a perdere di coprenza, ma non diventa gessoso o comunque sgradevole. È per me importante ovviamente avere un viso idratato prima di applicarlo, onde evitare che si scontri con pellicine o aree più secche.


La formulazione biologica però dà qualche limite a questo Anti-Cernes Avril: infatti non consiglio di stratificarlo molto perché la texture acquisisce spessore. Immagino inoltre che su una pelle più segnata non ha quella elasticità che altri correttori hanno.

Alla fine della fiera, io stesso, per quanto lo abbia apprezzato e sono curioso della nuova formula, non credo che riacquisterei questo correttore Avril: ormai preferisco correttori liquidi e io stesso, se voglio una prestazione migliore, magari per una serata, mi dirigo verso correttori tradizionali, che all'occorrenza posso essere stratificati dove serve. 


Spero che questo post così ricco vi piaccia, anche perché ne ho altri in canna. 
Conoscevate questi prodotti?






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The Handmaid's Tale 6: finalmente abbiamo un finale, ma non è quello che mi aspettavo

Il 27 Maggio ha segnato la fine definitiva di The Handmaid's Tale, o se preferite Il Racconto dell'ancella, la serie tv tratta dall'avanguardista romanzo di Margaret Atwood, che ci ha tenuto compagnia per 6 lunghe stagioni.

Adesso, arrivati alla season finale disponibile su Timvision, non si può non trarre le conclusioni non solo degli ultimi episodi, ma dell'intera serie tv.

Quando arrivò nell'ormai lontano 2017, The Handmaid's Tale assunse subito lo status di miglior serie dell'ultimo decennio, sia per la forza delle tematiche distopiche, che presto si sarebbero rivelate molto più attuali di quanto si potesse immaginare, sia per le scelte creative e per la qualità cinematografica che avevano proposto, in grado di trasmettere tutta l'angoscia vissuta dalle ancelle di Gilead.

Superata però la prima stagione, che è stata effettivamente una delle più potenti e intense che abbia visto da un po' di tempo, sono sorti i primi problemi: venendo meno la base letteraria, si è subito colto l'intento dei creatori di allungare la storia il più possibile ed evitare svolte troppo decisive. Peccato però era chiaro fin dall'inizio che la storia di June Osborne e delle ancelle non potesse durare chissà quanto.
L'esempio in questo senso è la terza stagione, fatta di digressioni inutili per non affrontare i filoni narrativi più importanti. Ma la stanchezza maggiore è arrivata con The Handmaid's Tale 4, visto che si è trascinata molle, in modo spesso banale o prevedibile, ben lontana dalla potenza dei primi episodi. 

Il risultato è stato che ho impiegato due anni prima di vedere la quinta stagione della serie, che poi tutto sommato ho apprezzato, perché non avevo voglia. L'unico stimolo è stato sapere che si sarebbe presto conclusa e quindi, spinto dallo splendore (si fa per dire) di un tempo, ho subito visto tutta la sesta ed ultima stagione di The Handmaid's Tale. 

Arrivati, non senza stanchezza, al sesto capitolo, la serie ha deciso di concentrarsi su due pilastri particolari: la vendetta di June contro Gilead, e quindi il tentativo di salvare sua figlia Hannah e le ancelle, e il suo rapporto complicato con Serena. Per questo la nostra eroina è costretta a tornare proprio nel luogo in cui ha subito le peggiori angherie, per poter portare avanti il suo piano, non senza fatiche. Infatti, seppur resti collaterale, June è pur sempre divisa fra due uomini: da un lato Luke, con il quale però si sentono gli anni passati lontani, e dall'altro Nick, che però resta sempre ammanicato e imbrigliato nell'universo patriarcale che è Gilead.

Tutto questo viene raccontato in 10 episodi che inevitabilmente devono fare i conti con i problemi che le stagioni precedenti hanno creato e cristallizzato, e con l'inevitabile necessità di dover concludere la serie. La criticità per me più forte è la semplificazione degli snodi narrativi, volti appunto a rendere più scorrevole e veloce l'epilogo.

Il sintomo più evidente di questo è la durata degli episodi di The Handmaid's Tale 6, alcuni dei quali sfiorano appena i 40 minuti, ma anche tanti passaggi, come gli spostamenti di June fra il Canada e gli Stati Uniti che sembra avvengano in pochi istanti come se avesse un jet privato. 

Non ho apprezzato nemmeno tanto lo sviluppo di Serena: Yvonne Strahovski ha fatto un ottimo lavoro col suo personaggio, ma i suoi cambi di intenzione mi sono sembrati scattosi, come se venisse mossa dalla necessità di dare una controparte a June più che per sua reale smania di tornare ad avere una condizione di potere all'interno di Gilead o di Nuova Betlemme. Anzi sarebbe stato più logico che, conscia come sempre dei danni fatti, semplicemente si facesse da parte, ma giustamente non potevano eliminare un personaggio così forte. 
Lo stesso accade per Nick, che sembra cambiare improvvisamente rotta non si sa bene per quale rimorso.
Questo è solo un esempio di come The Handmaid's Tale abbia mostrato troppo smaccatamente il suo meccanismo, creando così un distacco, anche (o soprattutto) emotivo, verso lo spettatore.


Anche da un punto di vista tecnico, sembra si sia persa quella ricercatezza della fotografia e della regia, rimanendo soltanto i costanti primi piani ad Elisabeth Moss, che da segno distintivo, sembrano diventati puro artificio messi giusto perché così si faceva all'inizio. 

L'episodio finale purtroppo non riesce ad essere soddisfacente come dovrebbe essere visti gli 8 lunghi anni di attesa affinché arrivasse: ho avuto la sensazione infatti che non solo non ci si concentrasse sui momenti che potevano dare più soddisfazione (non fatemi fare spoiler, ma riguarda un aereo che esplode), ma sembrava quasi un costante loop, in cui quando sembra che tutto stia per finire, allora ecco che si riprende. 
Immagino che comunque molti siano stati delusi proprio dal fatto che ancora una volta The Handmaid's Tale abbia pensato più per la serie stessa, lasciando la porta aperta a The Testaments, il sequel confermato sempre tratto dai romanzi di Margaret Atwood, e non agli spettatori. 

Nonostante sembra l'abbia demolita, e riconosca che The Handmaid's Tale si è sbiadita rispetto agli inizi, devo ammettere che comunque la sesta non è una brutta stagione e non imbruttisce la serie nel suo insieme. Restano infatti le ottime prove interpretative di tutto il cast e la messa in scena è sempre convincente e curata.

Devo sottolineare anche che il compito di questa serie era estremamente complesso, visto che avrebbero dovuto raccontare, attraverso un mezzo che nasce come intrattenimento, il rovesciamento di un sistema totalitario in cui la violenza e la sottomissione delle donne sono istituzionalizzate e supportate da un complesso di fattori ambientali e culturali, e dal fanatismo religioso. 

È una rete di argomenti molto fitta che non è semplice da trattare, eppure fino all'ultimo The Handmaid's Tale ha saputo raccontare i suoi messaggi di empowerment e solidarietà femminile, schierandosi contro integralismi e fanatismi di varia natura, oltre ovviamente alle violazioni dei diritti umani. Lo sguardo alla cronaca odierna e il senso di straniamento che la serie provoca sono così nitidi che non si può non apprezzare un prodotto decisamente schierato, che comunque ha avuto un forte impatto in questi anni. In tutto questo non si sono comunque dimenticati di lanciare anche un barlume di speranza, che non guasta.

Resta solo da sperare che con The Testaments facciano tesoro degli sbagli commessi e delle critiche ricevute da più parti, per proporre una serie potente come agli inizi. 

La maschera viso alla Cipolla di Isntree è la sorpresa beauty dell'ultimo periodo 🧅

Sapete che non mi tiro indietro quando c'è un attivo cosmetico particolare da provare, infatti quando il marchio coreano Isntree ha lanciato una intera linea alla cipolla, mi sono incuriosito parecchio. Così ho voluto provare, per iniziare le loro Onion Newpair Soothing Mask.

Onion Newpair Soothing Mask Isntree Recensione


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL)
💸 €1 (in offerta)
🏋 25ml
🗺 Made in Corea 
⏳ monouso
🔬 //

Si tratta di maschere viso in tessuto pensate per idratare e lenire la pelle, ma hanno anche un twist anti age.

Nonostante possa suonare strano, in realtà l'estratto di cipolla sembra avere diverse proprietà curative sulla pelle: è definito antinfiammatorio, cicatrizzante e rigenerante, ma ha anche proprietà antiossidanti, antibatteriche e idratanti. Per questo viene considerato come un attivo adatto a tutti i tipi di pelle, da grassa a sensibile.

L'estratto però scelto da Isntree per i suoi prodotti è quello di cipolla rossa coltivata nella contea di Muan, una regione della Corea del Sud, che sembra assorba tantissimi nutrienti proprio dal terreno di questa specifica area. Ovviamente non preoccupatevi: non puzzerete di cipolla appena sminuzzata, anzi la Newpair Soothing Mask ha un odore fresco e gradevole. 

Queste maschere viso Isntree come dicevo, contengono una miscela di attivi che supportano l'estratto di cipolla, come pantenolo, un derivato della liquirizia e l'estratto di foglie di centella. C'è poi una sfilza di sostanze umettanti: ben dieci diverse forme di acido ialuronico a diversi pesi molecolari, glicerina ed eritritolo. A queste si uniscono ingredienti schiarenti come niacinamide, acido tranexamico e NMN (o Nicotinamide Mononucleotide), che fanno un'ottima accoppiata in tal senso con l'acido ascorbico.

Fra gli antiossidanti, oltre questa vitamina C, c'è invece tocoferolo ed estratto di gardenia. 
Vi avevo accennato anche ad alcuni ingredienti anti age in questa Onion Newpair Soothing Mask Isntree: abbiamo un peptide di rame, che oltre a stimolare la produzione di collagene ha un potere cicatrizzante, e adenosina, che elasticizza la pelle. 

Non credo ci sia bisogno di approfondire l'uso di questa maschera viso coreana perché è sempre lo stesso, ma vi posso dire che il tessuto è sottilissimo e calza molto bene al viso, aderendo come un guanto. Indossandola non dà una eccessiva sensazione di freschezza, aspetto che la rende adatta un po' a tutto l'anno. E, come capita spesso con certe maschere in tessuto, vista la grande quantità di siero, io le lascio agire anche più dei 10/20 minuti che indica Isntree.

Sin dal primo utilizzo ho apprezzato, e anche parecchio questa Onion Newpair Soothing Mask perché mi rende la pelle più idratata, elastica, dà una bella compattezza ed anche un po' più di luminosità Una volta rimossa in effetti lascia il viso un po' appiccicoso, ma è una situazione temporanea e se si sente la necessità si possono applicare altri prodotti sopra senza problemi.

La prova del nove è stato usare questa maschera Isntree dopo un week end fuori casa: nonostante io abbia continuato con la mia solita skincare, sentivo la pelle un po' sensibilizzata, probabilmente per gli sbalzi di temperatura fra i primi caldi e l'aria condizionata e il cambio di acqua. Tornato a casa ho usato questo trattamento, ed ho avvertito tutta la sua forza lenitiva e ricostituente ridandomi una ottimale sensazione di comfort.

Quindi questa maschera viso Isntree entra a far parte di quel gruppo di maschere che intendo mantenere nelle mie riserve da utilizzare con costanza soprattutto quando ne sento necessità.

È promossa se... la vostra pelle è maltrattata ed avete bisogno di rinforzare la barriera cutanea.

È rimandata se... avete una pelle con parecchie impurità e cercate altri attivi specifici. 

Se la gamma Onion Newpair di Isntree vi incuriosisce, qui ho recensito un altro prodotto interessante.



Voi le avete provate?





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Cosa NON valeva la pena vedere fra le uscite in streaming di Maggio

Pare che giugno sarà un mese pieno di titoli interessanti, ma intanto, verso la fine di maggio, ho fatto un giro su Netflix ed ho recuperato un paio di film usciti nel corso del mese. Non tutto merita una chance, e vi racconto perché.


The Lessons (2023)

the lesson film netflix

Genere: drammatico 
Durata: 103 minuti
Regia: Alice Troughton
Uscita in Italia: 12 Maggio 2025 (Netflix)
Paese di produzione: Gran Bretagna

Liam Somers (Daryl McCormack) è un brillante scrittore alla presentazione del suo romanzo di debutto sulla vita di un patriarca in declino, e presto scopriamo da dove si è ispirato per la sua storia. Facendo un passo indietro nel tempo infatti scopriamo che Liam era stato assunto come tutor per il giovane Bertie, figlio dello stimatissimo romanziere J.M. Sinclair (Richard E. Grant) e di sua moglie Hélène (Julie Deply) una curatrice d'arte.

Liam è un fan accanito delle opere di Sinclair, ed accetta molto volentieri l'incarico, ma una volta arrivato nella sua villa trova un ambiente freddo, e soprattutto scopre che lo scrittore è un uomo rude, autoritario e che spesso non ha scrupoli nello screditare chi reputa inferiore al suo intelletto. 
Sfruttando la sua incredibile memoria fotografica, non sarà difficile per Liam entrare nelle trame della famiglia Sinclair, scoprendo una rete di bugie, di manipolazioni e tradimenti.

Primo lungometraggio della regista Alice Troughton, che aveva diretto anche alcuni episodi di A Discovery of Witches, le tematiche portanti di The Lesson sono sicuramente l'ego, la creatività e la meritocrazia, che dall'ambito della scrittura si possono espandere in qualunque campo, e che sfociano poi nella rivalsa e nell'ambizione. Tutto questo è chiuso in una struttura narrativa classica, sebbene divisa in più parti, e la storia non è così originale, mi ha ricordato un po' Saltburn, seppur con scene meno disgustose.

Nonostante venga definito come un thriller, io credo siamo più nell'ambito di un dramma televisivo che punta molto su un cast riuscito, ma che non crea proprio un solco nel genere. Qui e lì The Lesson infatti ha qualche problema di ritmo e di prevedibilità, ma anche di realismo: pensare che Liam abbia una memoria così di ferro non è del tutto credibile. 
La storia quindi cerca di scorrere con momenti più riusciti e altri meno, ma credo che la vera forza del film siano le interpretazioni, ma non i personaggi. 

The Lesson volutamente punta a protagonisti non positivi, dove ognuno comunque cela qualcosa, o ha delle mire particolari, solo che a volte sia Liam che J.M Sinclair hanno atteggiamenti un po' troppo sopra le righe.
Richard E. Grant ad esempio resta sempre un ottimo attore, anche se qui copre un ruolo molto simile a quello che aveva in Saltburn ad esempio, e che risulta un po' stereotipato. 
Posso dire invece che ormai sto guardando un po' tutte le produzioni con Daryl McCormack, da Bad Sisters a Il piacere è tutto mio, e lo reputo capace e versatile, ma forse non ha ancora trovato il ruolo che lo valorizzi davvero. 

Sicuramente il film è anche molto elegante esteticamente, gli ambienti e la regia e la fotografia sono piacevoli e adatti alla storia.
Tutti questi elementi rendono secondo me The Lesson come un film adatto a chi guarda drammi psicologici come fossero noccioline, e quindi cerca un nuovo titolo a cui mettere la spunta, per tutti gli altri consiglio un approccio senza troppe aspettative.



Il Cuore Lo Sa (2025)


Titolo originale: Corazón delator
Genere: drammatico, sentimentale 
Durata: 89 minuti
Regia: Marcos Carnevale
Uscita in Italia: 30 Maggio 2025 (Netflix)
Paese di produzione: Argentina
Due vite incrociano i loro destini per caso: da un lato c'è Pedro (Facundo Espinosa), un uomo semplice, che vive con sua moglie Valeria e suo figlio in un quartiere povero, che tra l'altro sta per essere sgomberato per fare spazio ad un grosso centro commerciale; dall'altro lato c'è invece Juan Manuel (Benjamin Vicuña da Envidiosa) è un ricco imprenditore che fa proprio parte dell'azienda che vuole rinnovare il quartiere di Pedro. Ma il fato rimescolerà le carte, visto che Pedro perderà la vita a seguito di un incidente in moto, mentre Juan avrà un infarto poco dopo una partita di tennis, e sarà proprio il cuore di Pedro a salvarlo.
L'imprenditore non potrà fare a meno di voler conoscere chi gli ha salvato la vita, e la sua famiglia, ma questo gli farà cambiare completamente prospettiva.


Quando ho scelto di vedere Il Cuore lo sa era molto più che conscio che sarebbe stato un filmetto di poco valore, ma non pensavo che si potesse arrivare a livelli così forti di scialberia. Ad aver mosso quel briciolo di curiosità è stata la presenza di Vicuña, che volevo vedere in un ruolo diverso, e il fatto che questo film sia arrivato ad ottime posizioni nella classifica dei più visti su Netflix, ma non ne capisco il motivo.

Il Cuore lo sa ha infatti uno sviluppo banale, prevedibile e già visto in milioni di film similari, un prodotto che non è nemmeno in grado di riempire i palinsesti estivi di un qualunque canale tv. 
Se la storia è appunto piatta, e non mostra alcuna sorpresa, rivelando sin da subito gli intenti di tutti, non aiuta nemmeno la caratterizzazione dei personaggi, che sono fortemente stereotipati e molto abbozzati. 
Juan ad esempio dovrebbe evolvere da "simil-villain" a uomo caritatevole, ma non ci vengono mostrati affatto i suoi comportamenti sbagliati precedenti.


Ho trovato a dir poco anacronistico affidare il comic relief ad un attore non disabile che interpreta il tipico personaggio macchietta del "pazzo del villaggio". 
Completamente assente anche la chimica fra la coppia Julieta Díaz, che interpreta una piattissima Valeria, e Benjamín Vicuña.
A voler essere più cinici che romantici, sembra che questo film Netflix affermi che alla fine della fiera il denaro e le giuste conoscenze possono risolvere qualunque difficoltaà.

Io lo capisco che oggi giorno il mondo dello streaming deve essere riempito costantemente di contenuti, e che inevitabilmente le idee si sono esaurite, ma arrivare ai livelli de Il Cuore Lo sa, che non riesce nemmeno a proporre vagamente qualche spunto originale, è secondo me svilente per il pubblico e per gli abbonati. Poi se a voi interessano contenuti estremamente facili da fruire, che siano una rete di sicurezza per una serata disimpegnata, allora sarà il film perfetto per voi.


The Ordinary ha lanciato il nuovo SPF 45, l'ho messo alla prova (merita davvero l'hype?)

Era il 2018 quando The Ordinary lanciò la sua prima protezione solare con filtri minerali fisici che attirò subito recensioni contrastanti. Infatti ci si rese conto che l'ossido di zinco usato come schermo dai raggi UV, lascia una patina bianca che non svanisce mai del tutto e che non funziona bene su pelli scure o olivastre. E questo è un grosso problema per un marchio come The Ordinary che è venduto praticamente in tutto il mondo e deve rispondere ad esigenze differenti.

Dopo però due anni dall'aver ritirato dal mercato la precedente formulazione, l'azienda ha lanciato una nuova protezione solare completamente rinnovata sotto tanti punti di vista: l'UV Filters SPF 45 Serum di The Ordinary.

The Ordinary UV Filters SPF 45 Serum


INFO BOX
🔎 TheOrdinary.comSephora, LookFantastic
💸 €19.90
🏋 60ml
🗺 Made in Canada
⏳ 12 Mesi
🔬 //


Formulare una protezione solare che funzioni, che abbia un alto valore di SPF, con un finish elegante e leggero, con un costo magari accessibile e che risponda alle diverse regolamentazioni degli stati del mondo, non è un lavoro semplice per nessuna azienda, eppure The Ordinary ci ha provato. Ma ci saranno davvero riusciti?

Il nuovo SPF 45 Serum è a base di filtri chimici/organici UVA, UVB e PA++++ e, sebbene possa sembrare una cifra "strana", studi hanno dimostrato che un SPF 45 assorbe solo lo 0.2% di radiazioni in meno rispetto ad un SPF50. The Ordinary ha scelto alcuni filtri, come l'homosalate, considerati stabili ed efficaci, ma che hanno ricevuto delle critiche perché considerati "datati".

Faccio un piccolo passo indietro: è stato dimostrato che filtri fisici/minerali e chimici agiscono praticamente alla stessa maniera, ovvero trasformando i raggi solari in calore e dissipandoli. La scelta fra le due tipologie di attivo anti UV diventa quindi più una preferenza personale, magari dettata dalla soggettiva tollerabilità cutanea, più che una questione di reale effetto sulla pelle. 

recensione solare viso the ordinary

Per questo The Ordinary si è assicurata che la loro protezione solare non avesse patine bianche scegliendo filtri chimici, ma il mondo cosmetico è una coperta corta e dall'altra parte si è dovuta "accontentare" di utilizzare alcuni ingredienti che si adattano alla legislazione americana e la FDA, che è una delle più arretrate (senza offesa) da questo punto di vista. Onestamente non me la sento di avercela con una azienda che deve accontentare uno dei suoi mercati principali, solo perché non può usare i filtri solari che abbiamo in Europa o in Corea.

La formulazione dell'UV Filters SPF 45 Serum The Ordinary ha anche alcune sostanze benefiche per la pelle come glicerina, lipidi che avevamo già visto in altri prodotti del brand e fungono da ceramidi, tocoferolo e Acetyl Carnosine che sono due antiossidanti.
Non c'è invece una vera e propria profumazione, anche se si sente distinto l'odore dei filtri solari inseriti, e non ci sono alcol e oli. 

Sebbene l'azienda non lo specifichi, vi posso anticipare che questa crema solare ha una leggera resistenza all'acqua: serve un detergente viso per poterlo eliminare del tutto, ma comunque non ci farei lunghi bagni al mare.

UV Filters SPF 45 Serum review

Come dice il nome stesso, questo solare The Ordinary dovrebbe avere la consistenza di un siero che, bisogna dirlo, è una definizione accattivante ma un po' generica: sembra che tutto al giorno d'oggi sia un "siero". In questo caso secondo me la texture è più simile ad una crema-gel molto liquida, direi più vicina ad una lozione che ad un siero (inteso come fluido acquoso e trasparente o quasi), ed è una protezione solare che si stende molto bene sulla pelle. L’unica scia bianca si nota durante l’applicazione, ma poi svanisce risultando completamente trasparente.

Fin dalla prima applicazione ho notato che l'UV Filters SPF 45 Serum risulta abbastanza presente sulla pelle appena lo si stende ma, trascorsi alcuni minuti, diventa indubbiamente più leggero e si ha meno la sensazione di aver messo qualcosa sul viso, ma su di me è uno di quei solari che non indosserei per uscire né sotto il make up.


Infatti la sua texture non svanisce mai del tutto né si setta, ma se tocco il viso, pur non risultando appiccicoso, sento il prodotto sulle mani: è come se questo siero solare restasse sempre un po' umido e questo si riversa anche nel feeling e nella performance come base trucco.
Nel corso delle ore infatti, pur non risultando soffocante, sento che ho qualcosa sul viso, non resta impalpabile, o, per meglio dire, non riesco a dimenticarmi di aver applicato un filtro solare. Questo significa che, dopo qualche ora che lo indosso, difficilmente ho voglia di riapplicare l'UV Filters SPF 45 Serum

È poi vero, come avvisa la stessa The Ordinary, il fatto che è un solare facile da stratificare con altri prodotti, quindi con la skincare sotto e il make-up sopra, perché non crea pilling, ma ci sono alcuni accorgimenti e aspetti che non mi sono piaciuti. Infatti, per via dell'emollienza del prodotto, mi viene spontaneo saltare qualche passaggio della skincare, con la conseguenza che non sempre ho sentito la pelle perfettamente idratata nel lungo periodo.

L'altro lato, questa nuova protezione solare viso The Ordinary non è esattamente la base trucco che preferisco, perché tende a farmi scivolare ad esempio il correttore nelle pieghette anche se non lo fa abitualmente e lo fisso con una cipria.

Questo suo muoversi comporta anche un altro piccolo problema: nonostante appena applicato non mi dia alcun fastidio agli occhi, nel corso della giornata ho l'impressione che l'UV Filters Serum tenda a scivolare, dandomi la sensazione di occhi lacrimosi, seppur non mi dia bruciore. 

La stessa The Ordinary poi parla di un finish luminoso, ma su di me è indubbiamente troppo: posso contenere questa lucidità con una cipria, ma nel giro di un paio d'ore tende a riapparire.
Di conseguenza per me è meno spontaneo prendere in automatico questa protezione solare fra quelle che ho in uso, specie se so che il mio aspetto debba essere quantomeno accettabile. Infatti io credo che, potendo contare sulla affidabilità della formulazione, continuerò ad usare la protezione solare in quelle occasioni in cui non devo curarmi troppo di come appare il mio viso.

È indubbio che la mia esperienza è strettamente legata al mio tipo di pelle: con l'arrivo dell'estate sopporto poco prodotti più spessi sul viso, con la mia già scarsa tolleranza del caldo, la zona T tende decisamente a lucidarsi e a produrre più sebo. Quindi se avete una pelle mista o grassa credo che l'UV Filters SPF 45 Serum The Ordinary potrebbe non essere il prodotto che state cercando. Se invece avete una pelle più secca, e in generale volete un prodotto più avvolgente ed emolliente, allora potrebbe accontentarvi.

Credo che The Ordinary sia arrivata ad un buon punto col suo nuovo SPF, ma la formulazione necessita ancora qualche ritocco per rispondere ad esigenze più ampie.


È promosso se... cercate un solare facile e veloce da utilizzare, che sia luminoso e adatto ad una pelle secca, specie per una routine veloce e semplice.

È rimandato se... avete una pelle grassa, o vi piace un finish matt o semi matt e magari avete già trovato la protezione solare perfetta per voi.


Avevate già visto questa novità The Ordinary?





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Sirens, la serie tv Netflix con Julianne Moore: niente di nuovo sotto al sole

Arrivata su Netflix il 22 Maggio, e prodotta addirittura da Margot Robbie, la curiosità verso la nuova serie tv Sirens era decisamente alta già prima che fosse messa in streaming.
Ad acchiapparmi subito è stata sicuramente la presenza di Julianne Moore, tornata alla serialità dopo Mary & George, ma anche di Meghann Fahy che in The Perfect Couple e The White Lotus aveva fatto un ottimo lavoro. 

Simone (Milly Alcock da House of The Dragon e The Gloaming) è l'attentissima e sempre precisa assistente di Michaela Kell (Julianne Moore), o meglio Kiki come si fa chiamare affettuosamente, moglie del facoltosissimo Peter (Kevin Bacon). Michaela vive nel lusso e si dedica ad eventi benefici in favore degli animali sull'isola su cui vivono, ed ha una vita all'apparenza perfetta, tanto che Simone la considera un vero e proprio esempio da seguire. Tutto però cambia quando sull'isola arriva Devon (Meghann Fahy), sorella scapestrata di Simone, che la riporta improvvisamente coi piedi per terra, ricordandole non solo l'impegno che ha col padre malato, ma anche la loro infanzia turbolenta.

Fra le due sorelle saranno scintille, visto che Simone sta costruendo il futuro dorato che ha sempre sognato, mentre Devon non solo si rende conto che fra lei e Kiki c'è un rapporto malato, ma che su quell'isola c'è più di qualche segreto sepolto.

Dai primi episodi mi è sembrato che Sirens avesse una premessa accattivante e che unisse al suo interno diversi umori. Se dovessi infatti descriverne il genere direi che si tratta di un dramma con qualche venatura più leggera, che si riversa in un dark humor saltuario, e con una spolverata di thriller soprannaturale. Non manca ancora una volta la satira sociale, soprattutto rivolta verso la classe più benestante e in vista. 
È però con lo sviluppo della serie che ci si rende conto quanto in realtà possa essere derivativa Sirens

Il personaggio di Kiki ad esempio ricorda un po' quello di Nicole Kidman in Nine Perfect Strangers, ma è forte anche l'eco di The Perfect Couple appunto, sia nella caratterizzazione di Michaela, sia nella struttura generale della serie. C'è anche appunto un po' di The White Lotus, di Big Little Lies, di Revenge, di cose che abbiamo già visto in passato e che già magari al momento della loro uscita non ci sembravano tanto originali. 

Voi mi direte che è normale, che ormai non si inventa più nulla di nuovo, ma credo che il vero problema di Sirens sia stata la scelta di non voler mai scavare a fondo, nel non volersi sporcare, nell'essere fin troppo glamour. Si sono limitati più o meno a prendere quegli elementi noti senza però mai osare dove necessario o dimostrare di avere più polso. È come se tutti i generi che contiene al suo interno venissero solo sfiorati senza mai essere completamente abbracciati, forse per massimizzarne la fruibilità ad un pubblico più vasto e meno settoriale.

Anche il finale di Sirens è un’occasione sprecata: pur coerente con il contesto creato e con i messaggi che la serie vuol trasmettere, si risolve in modo frettoloso, lasciando sospesi alcuni nodi narrativi e i misteri dell’isola. È come se gli autori si fossero improvvisamente resi conto di dover finire la serie, anche a costo di lasciare qualcosa di irrisolto alle spalle.

Anche lo sviluppo delle tre protagoniste principali non va mai troppo oltre quel che ci si aspetta. E se la parte femminile comunque riesce a trasmettere un universo tutto sommato variegato, soffre la controparte maschile che, nell'essere ammaliata da queste sirene, sembra composta da gente che non ha il minimo senso critico.

Ad aver comunque spinto Sirens in vetta alla classifica delle serie tv più viste, oltre alla comune curiosità iniziale, credo abbia contribuito un gruppo di attori capaci nel rendere credibili i loro ruoli: da Julianne Moore che è davvero ipnotica sullo schermo ma sa essere una manipolatrice sottile, a Milly Alcock che si ritrova ad avere il personaggio forse più sfaccettato.

I bellissimi paesaggi del villaggio di Lloyd Harbor in cui è girata, la durata dei soli 5 episodi, qualche colpo di scena riuscito e momenti spiazzanti (vi dico solo che c'entra Cardi B), hanno fatto sì  che Sirens diventasse uno di quei titoli da vedere quasi in un'unica serata.

Guardando però allo sviluppo narrativo, che è poi quello che forse ci interessa di più, Sirens è il classico esempio di serie costruita per piacere a molti ma restare nella memoria di pochi. Guardabile, godibile, ma temo sia destinata ad essere dimenticata in mezzo alla sovrabbondanza seriale dello streaming.


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