La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton, top o flop? Le mie opinioni

Le riprese della terza stagione di Bridgerton sembrano essersi concluse, ma nell'attesa che venga resa disponibile, Netflix ha deciso di sfamarci con una attesa serie tv, anzi per meglio dire un prequel/spin-off del telefilm firmato da Shonda Rhimes. Il 4 maggio è uscito in streaming La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton, che vuole raccontarci tutti i dettagli sulla vita di queen Charlotte, che già con la serie principale abbiamo imparato ad amare.

la regina carlotta: una storia di bridgerton

Restiamo sempre nell'epoca della Reggenza inglese, ma ci spostiamo qualche decennio prima, quando la giovanissima duchessa tedesca Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, venne promessa in sposa al re Giorgio III, pur non avendolo mai incontrato o conosciuto prima. Scopriremo quindi tutto sul loro primo incontro, su come Carlotta si ambientò nella sua nuova dimora inglese, qual era il rapporto con la suocera, la principessa vedova Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg, e come la giovanissima regina aiutò il marito sia da un punto di vista politico, che personale, dandogli più un erede, e soprattutto aiutandolo nelle prime fasi della malattia di re Giorgio.

Ma in questa nuova serie tv Netflix vedremo anche le origini e l'evoluzione dell'alta società attorno a cui ruotano le vicende di Bridgerton, e conosceremo alcuni dettagli del passato di altre protagoniste.
Ci si muove anche su due binari temporali, andando avanti fra le vicende di una giovane regina, che ancora deve farsi le ossa a corte, e la Carlotta che noi conosciamo, alle prese con una schiera di figli (13 più due morti in tenera età) e con una discendenza che tarda ad arrivare.

Non più solo personaggi inventati dalla penna della scrittrice americana Julia Quinn, ma La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton è stata creata da Shondaland basandosi su fatti realmente accaduti, anche se si parte da un assunto che gli storici hanno ribaltato già da tempo ovvero che Charlotte fosse nera o comunque afro discendente.
È assodato che era giovanissima quando conobbe Giorgio III e soprattutto che egli manifestò questa malattia rara chiamata porfiria, ma la serie Netflix non è ovviamente un documentario e, sebbene pare mostri in maniera tutto sommato fedele ad esempio quelli che erano i trattamenti subiti dal re per cercare di controllare il suo male, inventa storie a piene mani e riprende un po' quello stile che avevamo visto in Bridgerton.

Personaggi forti che si incontrano, si scontrano, si innamorano, il tutto avvolto dalla consueta ricercatezza nella cura degli abiti (è simpatico vedere lo stile differente fra '700 e '800) e delle scenografie, ma anche, ancora una volta, una colonna sonora che trasforma i brani contemporanei in musica da salotto settecentesco.
C'è ovviamente romanticismo, sensualità, begli attori che non fanno rimpiangere (più o meno) il cast delle prime due stagioni di Bridgerton, ma c'è comunque un cambio di approccio.

Queen Charlotte: A Bridgerton Story infatti mi è sembrato che avesse uno stile più serio, lontano dalla leggerezza e ironia che alla fine permea la serie primaria, e si riducono anche i balli, e i momenti di sfarzo. Credo che questo sia dovuto proprio al fatto che ci dobbiamo appunto confrontare con fatti realmente accaduti e non proprio allegri come la malattia del re Giorgio, e l'impatto che questa poteva avere non solo in quanto pettegolezzo di corte, ma sull'intera nazione britannica. C'è anche più malinconia nella regina Carlotta del "presente" che conosciamo, meno acuta a volte, anche se resta comunque abbastanza pungente.

Questo non significa che questo spin-off sia triste o cupo, perché parliamo pur sempre di un qualcosa da seguire senza troppa fatica, ed anzi per me i difetti sono altri.
Fortunatamente ci sono comunque dei bravi interpreti, a partire dai nuovi Corey Mylchreest e India Ria Amarteifio, che sono ben inseriti nel ruolo e nel contesto, e nel cast ritroviamo anche Michelle Fairley, la nostra Catelyn Stark.


La regina Carlotta però secondo me ha una impostazione sbagliata. Infatti dal titolo si pensa subito che proprio Charlotte è il centro delle vicende, ma nei sei episodi molto spesso sono altri personaggi ad avere uno sviluppo narrativo più interessante. E infatti scopriamo anche moltissimo del passato di Lady Agatha Danbury, e di come dovette lottare per mantenere il suo titolo e il suo ruolo in società. Ma sorprendentemente conosciamo anche qualche dettaglio di Lady Violet Bridgerton da giovane.
E di mezzo a queste due donne, la serie infila anche qualche storyline di valletti e servitori, anche se non trovano poi uno spazio per essere approfonditi.

Nonostante quindi ci dovesse essere una maggiore centralità della figura principale che dà il nome a tutta la baracca, la regina in questo caso, sono spesso i personaggi "secondari" ad essere più interessanti e la coralità è quindi altalenante, molto più che in Bridgerton. 


Ma di altalenante c'è anche il ritmo: questi primi sei episodi di La Regina Carlotta hanno infatti un timing un po' strano, gli ultimi due si allungano parecchio, ma senza una reale necessità. Inoltre c'è un intero episodio, il quarto, che è tutto un lungo peregrinare fra una serie di flashback della prima puntata, che un po' mi hanno annoiato perché in fondo non aggiungono componenti così portanti alla storia.

Se comunque non lo considererei un flop, anzi risulta gradevole da seguire, Queen Charlotte: A Bridgerton Story è allo stesso tempo un appendice della serie primaria ma anche qualcosa di diverso per intenti, emotività e struttura. Nell'insieme mi è sembrato un approfondimento poi non così importante o fondamentale da recuperare, con un finale che da un lato è conclusivo (e comunque toccante), visto che la serie nasce proprio per essere solo di una stagione; dall'altro, le storie collaterali a quella della regina Carlotta, si prestano ad un proseguo e ad un ulteriore approfondimento e tutto questo mi fa pensare che se questo primo capitolo avrà ascolti interessanti, ci saranno altre stagioni.



Copper Peptide Serum Revolution: una alternativa economica?

Ho preso a cuore ormai (si fa per dire ovviamente) la causa del trovare delle alternative economiche a dei prodotti che mi sono piaciuti, non solo per le mie finanze ma anche per le vostre, sperando di fare cosa gradita.
Qualche tempo fa avevo beccato, nel range di Revolution Skincare, il Copper Peptide Serum, e non ho affatto resistito a provarlo.



INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, Online
💸 €10
🏋30ml
🗺 Made in UK
⏳ 12 mesi
🔬 Cruelty Free

Se non lo sapete, i copper peptide, o peptidi di rame, sono dei particolari ingredienti anche abbastanza costosi che rientrano appunto nella grande famiglia dei peptidi ma ne sono un po' i fratellini più potenti. Infatti ai peptidi di rame non vengono solo associate proprietà anti age, e quindi di contrastare rughe e lassità cutanee, stimolando la produzione di collagene e elastina, ma pare siano in grado di rinnovare la pelle e le cellule danneggiate dai raggi UV per crearne di nuove e più sane.

I Copper Peptides inoltre sembrano avere un effetto anti ossidante e anti infiammatorio, e questo li rende adatti a tantissimi tipi di pelle e problematiche.
Di conseguenza i loro benefici dovrebbero essere trasversali, sia da un punto di vista della consistenza della cute, sia per quanto riguarda l'effetto estetico, di luminosità e omogeneità della pelle. Sono promesse confermate ancora solo da pochi studi, ma è una categoria di attivi che sembrano essere davvero alleati per la cute.

Tuttavia, come vi anticipavo, i prodotti che contengono i peptidi di rame sono spesso costosetti, proprio perché lo è la materia prima, quindi trovare delle alternative economiche non è sempre semplice.
La stessa The Ordinary, il cui range è sempre abbastanza accessibile, ha proposto un siero con Copper Peptide che mi è piaciuto molto, ma è diventato il più costoso fra quelli del loro range (ne parlavo qui).

Revolution Beauty si è però sempre posta come una fucina di dupes economici di diversi brand sia di make-up che di skincare e ho pensato di mettere alla prova il loro Copper Peptide Serum sperando che potesse almeno avvicinarsi a prodotti più costosi.
Di base questo di Revolution Skincare ha una formulazione che mi piace, è infatti un siero acquoso a base di  glicerina in cui si susseguono alcuni peptidi come quello che mima l'effetto del veleno di vipera, creando un effetto botox, e il Matrixyl, composto da due diversi peptidi che stimola la produzione di collagene, oltre ovviamente il peptide di rame.

La consistenza è quindi fluida, e non c'è odore, ma questo Copper Serum Revolution non ha quel tipico colore azzurro che conferisce il peptide di rame ai sieri che lo contengono, probabilmente perché in questo caso è davvero in piccole percentuali (come ci si può aspettare da un siero viso economico). 
In ogni caso è stato semplicissimo da usare, e su di me, che ho una pelle normale, mista, a volte più secca in base al periodo dell'anno, si assorbe con rapidità. Lascia solo una leggera sensazione di appiccicoso, ma non avendo oli non è untuoso e soprattutto non dà fastidio né fa da intralcio se voglio applicarvici sopra altri sieri.

Il Copper Peptide Serum mi è quindi piaciuto molto nell'uso pratico ed anche nei suoi risultati, perché sin da subito mi ha dato un bel senso di idratazione, lasciandomi la pelle in pieno comfort e a lungo nel corso della giornata. Inoltre ho notato anche una maggiore compattezza della pelle, che diventa più carina e liscia. Sono fra quelli a cui peptidi piacciono perché noto dei benefici a breve termine, e spero anche a lungo termine, fermo restando che non posso ad esempio misurare l'esatto eventuale aumento del collagene con l'uso di questo o di qualunque altro prodotto. La cosa che però mi fa apprezzare questa categoria di attivi e anche questo Copper Serum è che non avverto un effetto tensore ma solo un effetto rassodante e appunto di pelle più ferma ed elastica.

Tuttavia non mi sento di considerare questo di Revolution Beauty come una reale alternativa ad esempio al Buffet + Copper Peptide di The Ordinary, che ad oggi è l'unico siero con questo attivo che ho provato. Con il prodotto Deciem infatti avevo notato anche un miglioramento da un punto di vista della luminosità e dell'omogeneità dell'incarnato, e non posso dire altrettanto con Revolution.
Credo che il Copper Peptide Serum, se vogliamo proprio fare paragoni, sia più vicino in termini di efficacia, seppur in maniera più blanda, al Multi-Peptide + HA Serum, quindi un siero peptidico ad azione idratante ed anti rughe. Però può essere un'occasione per chi vuole provare questa famiglia di peptidi e capire come la pelle può reagire. 

Voi avete esperienza con i peptidi di rame?



Nuovi film in streaming, promossi o bocciati?

Dalla sala di un cinema al salotto di casa, vorrei parlarvi di due nuovi film disponibili in streaming. Protagoniste due donne, al centro di due storie diverse, anche se con caratteristiche comuni, ma sicuramente stili ed obbiettivi differenti.

Ghosted (2023)


Genere: azione, commedia, avventura
Durata: 116 minuti
Regia: Dexter Fletcher
Uscita in Italia: 21 Aprile 2023 (Apple Tv +)
Paese di produzione: USA 

Lei è Sadie, una ragazza misteriosa che dice di essere una curatrice d'arte e dalla vita incasinata. Lui invece è Cole, un ragazzo decisamente più semplice, che aiuta nell'azienda di famiglia. I due si incontrano un po' per caso, ma non è esattamente amore a prima vista, anzi dovranno darsi una seconda chance affinché scatti quel click ed aprire le porte ad un primo incontro molto intenso. Peccato però che dopo una prima uscita, Sadie sia già sparita, e Cole, pensando di essere stato ghostato, tenterà il tutto per tutto: riesce a scoprire che la ragazza si trova a Londra, e così decide di raggiungerla.
Qui però qualcosa non va, e Cole scoprirà che la vita di Sadie è ben più caotica di quanto potesse immaginare: lei è infatti un'agente della CIA. Riuscirà Cole ad aiutarla nella sua impresa?


Partendo da un capovolgimento dei ruoli, Ghosted segue ed unisce lo stile di due generi diversi: da un lato la commedia romantica, che dà l'incipit alla storia, dall'altro l'action movie fatto di scazzottate, inseguimenti, e sparatorie. Il tutto però si riversa in un film che non lascia molto, inconsistente nella trama, e che non tenta nemmeno di lasciare un solo messaggio più profondo. La cosa che però mi è piaciuta meno di Ghosted è la mancanza di coraggio.
Avevo infatti inquadrato sin da subito che tipo di storia avrei visto, quindi aspettative ridotte ma confidavo in qualcosa di abbastanza gradevole, che mi facesse staccare dai soliti drammi che guardo, seppur non un capolavoro, come ad esempio il recente Un Matrimonio Esplosivo.


Il risultato di Ghosted è invece molto banale, e non c'è stata secondo me la voglia di spostarsi anche di poco da qualcosa di già visto. Penso subito a Sadie: nulla da dire sul talento di Ana de Armas, ma mi aspettavo una donna davvero indipendente, che poteva anche volere semplicemente una bella serata, piuttosto che puntare obbligatoriamente a qualcosa di più. E il suo passato poteva essere dipinto con delle caratteristiche differenti rispetto alla solita spia dalla vita solitaria senza radici. 
Al posto di Chris Evans invece avrei preferito un attore meno belloccio, meno d'impatto, ma che riuscisse a dare qualcosa in più al suo Cole. Invece il personaggio, seppur non risulti troppo fintamente goffo, è piatto, sappiamo che è un bonaccione solo perché lo immaginiamo per questa sua vita semplice da ragazzo "di campagna".
Carino il resto del cast, anche se in ruoli secondari o cameo sparsi qui e lì.


Ci sono poi aspetti della trama, e di come questa evolve, che non mi hanno convinto, e che potevano essere migliorati, a partire dall'incipit affrettato, passando per il ritmo della parte centrale, e concludendosi con un finale prevedibile. C'è inoltre una pratica vecchia come il cinema che apprezzo poco, ovvero quella di piazzare le battute comiche nei momenti tensivi. Va bene una o due volte, per smorzare la tensione, ma alla lunga ti viene spontaneo chiedersi se non avessero altri momenti per dirsi quelle stesse cose, che avrebbero fatto magari sorridere comunque. 
Salvo però un paio di scene che mi hanno coinvolto, come quella della macchina della verità o il combattimento finale in questa sala trasformatasi in una mega pericolosissima giostra. 
Piccoli accorgimenti secondo me avrebbero reso Ghosted un po' più solido, sarebbe rimasto comunque non memorabile, ma almeno a fine visione, forse, avrebbe lasciato qualcosa.


The Mother (2023)


Genere: azione, drammatico, avventura
Durata: 117 minuti
Regia: Niki Caro
Uscita in Italia: 12 Maggio 2023 (Netflix)
Paese di produzione: USA 

A proposito del su citato Un matrimonio esplosivo, Jennifer Lopez è tornata con un nuovo action movie, questa volta dalle tinte molto più thriller e drammatiche, intitolato appunto The Mother e targato Netflix.
La protagonista, che non ha un nome se non "la madre", è una giovane donna altamente talentuosa con la mira, che, pentitasi dei suoi sbagli, un bel giorno decide di voltare le spalle ad entrambi i loschi figuri con cui stava (ovviamente entrambi erano all'oscuro dell'infedeltà della donna), e di diventare una spia per i federali. Quando però viene smascherata dai suoi ex, la donna dovrà difendere se stessa e la bambina che ha in grembo. Sembra riuscirci, ma che prospettive può avere la bambina? Così, la madre decide di lasciarla all'FBI, con la promessa però che se la figlia avesse avuto bisogno, l'avrebbero richiamata all'azione. Il suo momento arriverà 12 anni più tardi, quando i suoi ex partner, per fare uscire allo scoperto la donna, rapiranno la figlia. Riuscirà questa volta a salvarla?


Il destino di The Mother è simile, ma anche peggiore se vogliamo, rispetto a Ghosted, visto che in questo caso gli intenti si fanno più seri. 
Infatti abbiamo a che fare con una trama che non riesce a convincere ed avvincere mai fino in fondo, che abbozza spesso i passaggi, lasciando anche dei dubbi. Gli snodi narrativi e i colpi di scena sono spesso telefonati e poco logici. Un esempio, sperando di non sconfinare nello spoiler, è quando la madre, invece di portare in salvo la figlia, la tiene con sé per addestrarla. Questo, oltre ad essere inutile e scarsamente coerente col resto della storia, è un espediente scafato per riaprire una nuova parentesi e ridare carburante alla trama.
Perché in effetti The Mother ha una prima parte molto scorrevole, in cui tutto sommato l'azione riesce ad essere avvincente e ritmata, ma arrivati a circa metà qualcosa si inceppa e c'è un crollo nella cadenza narrativa.


L'insieme non è un film che mi ha annoiato particolarmente, ma che non lascia nulla. Il versante emotivo infatti ha poco impatto, ed è un peccato perché in teoria il tutto ruota intorno ad un rapporto madre e figlia: a partire dal titolo, passando per il fatto che il ruolo di Jennifer Lopez non ha nemmeno un nome, è la genitorialità meno canonica ad essere al centro della vicenda. Peccato che non ci sia un attimo di intensità e tenerezza. 

JLo sta sempre bene sullo schermo, e nonostante le extension così lunghe che nella realtà richiederebbero cure settimanali in salone, risulterebbe anche credibile in un ruolo più drammatico, ma qui ci porta una protagonista monocorde e mono espressione (e no, essere induriti dalla vita non significa non avere espressioni o emozioni). Avrei evitato poi le solite scene in cui si mostra sensuale perché sono estremamente prevedibili.
C'è però una grossa mancanza di caratterizzazione dei personaggi (anche il resto del cast ne soffre), per cui mancano tutte quelle sfumature, quei punti di grigio che possano rendere empatizzabili in bene o in male i vari ruoli.


Quando parlo di un film cerco di capire quali possano essere i suoi intenti e se con una commedia riesco a chiudere un occhio (fermo restando che esistono commedie completamente insulse), non riesco a tacere ed essere generoso nei confronti di questo nuovo film Netflix che vuol essere una mescolanza di generi e parlare persino di maternità e genitorialità. Purtroppo The Mother secondo me, anche all'interno del suo specifico genere, e senza per forza voler analizzare tematiche particolari, non riesce a spiccare per nulla, ma risulta già vecchio. Ad azzoppare una trama non così avvincente e dei personaggi mal gestiti, ci mettono dei dialoghi poco ricercati, e la regia di Niki Caro (quella del Mulan del 2020) che non trova soluzioni interessanti, anzi a volte risulta confusionaria e robotica.


Avete visto questi due nuovi film?



Patch contorno occhi con Collagene PureDerm, economici ed efficaci

Ultimamente ho cambiato un po' l'ordine in cui sistemo le mie riserve di cosmetici, perché voglio una visione più chiara dei prodotti che ho, per poterli mettere in uso al meglio, ed anche per parlarne qui con un minimo di logica. Immagino che per voi questo ha poco senso ed utilità, ma quel che conta è che sto via via mettendo in uso tutti i prodotti che ho, e fra questi ho scovato la Collagen Eye Zone Mask di PureDerm.


INFO BOX 
🔎 Yesstyle (codice sconto  PIER10YESTYL), Online
💸 €4.25
🏋 30 patch/ 25g
🗺 Made in Corea
⏳ Scadenza sulla confezione/monouso
🔬 //

Non ricordo nemmeno come siano arrivati nelle mie mani, ma ho scoperto un prodotto semplice ed efficace, ed anche economico.
Si tratta di semplici patch in tessuto, imbevuti con un siero a base di collagene idrolizzato. Sappiamo (vero?) che il collagene che applichiamo topicamente con i cosmetici, seppur idrolizzato, e quindi con una dimensione molecolare minore, non è una sostanza che aiuta a stimolare la produzione di collagene naturale, ma ha un buon effetto idratante ed emolliente della pelle. 

Dopo il collagene, nell'Eye Mask Purederm troviamo anche un terzetto di ingredienti lenitivi e idratanti come allantoina, pantenolo e acqua di rosa centifolia, che aiutano a disarrossare la zona perioculare. 
Un altro attivo che invece ha capacità differenti è l'estratto di papaya, la quale pare sia ricca di vitamine (C in particolare) e minerali, che la rendono anti ossidante, idratante e pare addirittura cicatrizzante. Inoltre ha degli enzimi che producono una esfoliazione delicatissima.


L'INCI si conclude con due attivi antiossidanti, ovvero quello di tè verde e quello di gelso bianco, che sembra avere anche proprietà anti infiammatorie e illuminanti.
La Collagen Eye Mask Purederm si presentano come delle lunette in tessuto sottile, e grazie alla giusta quantità di siero riescono ad aderire bene alla pelle. Non è stata aggiunta alcuna profumazione, ed è un punto a favore, perché in effetto questi patch non mi hanno ami dato fastidio.

L'unico neo che posso sottolineare è che si tratta di 30 patch messi tutti assieme, quindi tocca maneggiarli tutti per poter prelevare la coppia di maschere che ci serve, ed in effetti per molti potrebbe essere poco igienico, ma basta essere un minimo attenti e, alla peggio, usare delle pinzette. Inoltre la confezione è richiudibile, quindi il prodotto si preserva e non si secca.
È quindi una maschera occhi che si tiene sul viso molto facilmente, che non infastidisce, e che può restare in posa tranquillamente i 20 minuti che Purederm consiglia. 

Una volta rimossi, questi patch su di me non lasciano particolari residui, io però consiglio di completare il trattamento con una crema idratante, anche blanda, giusto per creare quel livello di occlusione che rende il tutto più efficace. 

Personalmente utilizzo questa Collagen Eye Zone Mask in due occasioni: in primis quando, di sera, voglio aggiungere uno strato di idratazione extra nella mia routine, perché magari sento il contorno occhi più secco, o se gli voglio dedicare una attenzione extra a questa zona del viso che nel mio caso ha bisogno di essere curata con maggiore dedizione perché la pelle è più secca e più propensa a creare segni.
La seconda occasione è quando magari ho un evento o una serata fuori e voglio che il mio contorno occhi appaia più riposato, e che il trucco aderisca meglio.


Purederm infatti suggerisce che questi patch al collagene dovrebbero rendere lo sguardo più fresco e meno stanco, riducendo i gonfiori. Personalmente non ho borse, ma sicuramente un po' di occhiaie e non noto un miglioramento in questo senso, anche se questa Eye Mask risulta piacevolmente fresca durante la posa e penso che se vogliate un giovamento su questo fronte, possiate mettere questi patch in frigo per accentuare l'azione decongestionante.
Sicuramente però dopo l'uso, noto la zona un po' più riposata, e soprattutto noto la pelle più distesa, liscia e compatta, per questo utilizzo queste Eye Mask Purederm quando voglio che la zona appaia al meglio delle sue possibilità.
Per essere un piccolo trattamento economico penso che questi patch meritino di essere presi in considerazione e penso possano adattarsi a tante esigenze. 
Conoscevate già PureDerm?




Il Sol Dell'Avvenire: le opinioni di chi non ama Nanni Moretti

Non sono un fan della cinematografia di Nanni Moretti, eppure a volte bisogna fare dei compromessi, e così mi sono ritrovato sulla comoda poltrona di un cinema, senza pop-corn purtroppo, a vedere Il Sol Dell'Avvenire (2023), ultimo lavoro del regista brunicense.



Genere: commedia, drammatico
Durata: 95minuti
Regia: Nanni Moretti
Uscita in Italia: 20 Aprile 2023 (Cinema)
Paese di produzione: Italia


La storia è quella di Giovanni (Nanni Moretti stesso), un regista alle prese con la realizzazione di un film che vuol raccontare l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956, e di come una sezione del partito comunista italiano a Roma reagì all'accaduto, sperando che Togliatti desse delle indicazioni su quali dovessero essere le mosse del partito. Il film però inizia a diventare complicato per Giovanni: pare che il produttore non avesse i fondi necessari per creare il film, con la conseguenza che il regista dovrà piegarsi al volere di Netflix se è suo interesse proseguire con le riprese. 
Ma è anche la vita di Giovanni a subire diversi contraccolpi, infatti la moglie Paola (Margherita Buy) sta già pensando ad altro, volendo da un lato lasciare il marito, e dell'altro producendo un film particolarmente violento.
In questa spaccatura che la vita ha messo di fronte a Giovanni, ci sarà l'occasione per riflettere sia sul cinema, e magari immaginare una nuova pellicola, sia sulla vita stessa, e sull'approccio che abbiamo ad essa.

C'è chi ha paragonato Il Sol Dell'Avvenire a 8 1/2 di Fellini, e chi invece l'ha definito come uno dei migliori film di Moretti, ma non mi spingerei mai a tanto, perché non ne ho le competenze, e soprattutto perché, come anticipavo, i suoi film li ho spesso volutamente evitati perché non credo che il suo stile si confaccia ai miei gusti. Poi però c'è questo Il Sol dell'Avvenire, che ha due chiavi di lettura: una estremamente facile, l'altra più complessa e stratificata, e che, nonostante le mie lacune, sono riuscito a comprendere. Perché di base è un film che unisce commedia, con scene e battute a cui è davvero difficile non sorridere, ad un fondo di dramma, che non è per forza un momento di struggimento senza eguali, ma che si muove più in basso, in quella sfera della vita che un po' ci tocca tutti.

E poi c'è la doppia critica, perché Il Sol Dell'Avvenire non si tira indietro nello schierarsi apertamente da un punto di vista politico, ma appunto giudicando e contestando anche l'atteggiamento del partito comunista; ma Moretti non si lascia sfuggire nemmeno un esame (e un'autocritica) a quella che è la condizione del cinema attuale, cannibalizzato dalle piattaforme di streaming che mettono avanti algoritmi e minutaggi calcolati al millimetro in sfavore dell'arte, e rovinato dai giovani registi che pensano che la violenza tal quale possa essere arte e intrattenimento. 

C'è anche ovviamente il messaggio di fondo, che parla di "se" e di aperture. Giovanni infatti è chiuso nella sua visione, nei suoi riti, non sopporta che una delle sue attrici (Barbora Bobulova) continui a cambiare le frasi del copione, è scollato dalla realtà da non accorgersi che la moglie vuole divorziare e la figli ha pesanti daddy issue.  

E quindi cosa succerebbe se la storia venisse raccontata in modo diverso, e se il cinema fosse il mezzo per farlo? Questo alla fine si chiede Giovanni, pronto finalmente a cambiare la sua ideologia.
Chi era accanto a me durante la visione de Il Sol Dell'Avvenire mi sottolineava il citazionismo spinto che fa Moretti di se stesso, delle sue precedenti opere, e anche degli altri registi, e devo dire che alcune di queste citazioni le ho colte in autonomia, perché per quanto non segua il regista, alcune sono diventate nel tempo dei cult. Per questo Il Sol Dell'Avvenire è secondo me adatto a chiunque.
Credo inoltre che Moretti sia riuscito là dove Il ritorno di Casanova di Salvatores aveva fallito nel raccontare la magia del cinema sotto tanti punti di vista, sia dietro che davanti alla macchina da presa, e da chi il cinema lo "subisce" ovvero lo spettatore.

Ma Nanni Moretti continua a non essere il mio regista preferito nonostante questo film mi abbia lasciato un parere positivo. Non amo infatti il suo modo di recitare, così cadenzato, come non amo alcune parti troppo didascaliche de Il Sol Dell'Avvenire.
Alcuni passaggi del montaggio ad esempio mi sono sembrati scattosi, e la parentesi sulla giovane coppia, che farebbe parte di un altro film che il regista Giovanni sogna ed immagian di girare, aggiunge altra carne al fuoco, non solo da un punto di vista narrativo, ma anche concettuale, che non troverà mai un vero e proprio sviluppo. Non posso inoltre dirvi che ho apprezzato particolarmente la gestione dei personaggi più secondari.
Il Sol Dell'Avvenire, seppur nel suo essere morettiano, mi ha forse reso più digeribile e simpatico il regista, ma come potete immaginare non andrò certamente a recuperarmi tutta la cinematografia di Moretti.




The Inkey List: la recensione di tre prodotti top

Torno a parlarvi dei prodotti di The Inkey List che periodicamente finisco a far parte della mia skin care. 
Per chi non avesse mai sentito parlare di questo brand, qui trovate tutte le opinioni che vi ho lasciato sui loro cosmetici nel corso del tempo (o dovrei dire anni ormai), e anche un approfondimento più specifico sul marchio. In breve, se non conoscete The Inkey List, vi basti sapere che è un'azienda molto concentrata sugli attivi che ci piacciono, come vitamina C, niacinamide, acido salicilico e tutto ciò che usiamo per la cura della pelle. 

Gli ultimi prodotti che ho testato potrebbero essere una routine semplice per una pelle grassa e mista, e io li ho utilizzati sia in sinergia insieme ad altri prodotti che da soli, e si sono dimostrati versatili e secondo me adatti anche ad altre tipologie di pelle. 



The Inkey List Fulvic Acid Cleanser 
Detergente viso 


INFO BOX 
🔎 Sephora, Lookfantastic, Amazon
💸 €6.99/13.99
🏋 50/150ml
🗺 Made in USA
⏳ 6 Mesi
🔬 The Vegan Society

È un prodotto molto particolare questo detergente viso di The Inkey List, e partiamo proprio dalla lista degli ingredienti. L'azienda in verità spiega tutto sul sito, infatti il Fulvic Acid Cleanser contiene

  • lo 0,5% di torba di bellezza nordica: naturalmente ricca di acido fulvico, esfolia delicatamente per una pelle più luminosa e levigata.
  • il complesso di prugna Kakadu all'1,5%: ricco di vitamina C, contenente 50 volte più di un'arancia, aiuta a migliorare istantaneamente la radiosità e la luminosità della pelle. 
  • l'estratto di radice di liquirizia all'1%: un potente antiossidante con benefici lenitivi, aiuta a ridurre l'iperpigmentazione e illumina il tono generale della pelle.
  • lo 0,5% di aloe vera: aiuta a lenire e calmare la pelle.
Potrebbe anche bastare, ma andiamo un po' in dettaglio. La torba, che credo siano le particelle scure che sono sospese all'interno del detergente (quando l'ho prelevato per fare la foto ne sono usciti frammenti, ma a volte escono scaglie ben più grosse), sta avendo un suo periodo di fama nel mondo della cosmesi, pare provenire in particolare dalla Finlandia e sembra essere ricca non solo di acido fulvico, ma anche vitamine, aminoacidi ed ha anche una azione anti infiammatoria. 


L'estratto di prugna invece, nonostante si trovi in fondo all'INCI sembra essere in una percentuale maggiore rispetto alle altre sostanze, ma questi sono i misteri della chimica. In ogni caso, credo che venga definito come complesso perché, oltre che appunto l'estratto di prugna, si tratta di una miscela di sostanze con all'interno anche olio di mandorle dolci e semi di girasole. Il detergente contiene anche glicerina. 
Il suo ph è di 4.5 - 5.5 quindi non aspettatevi una azione esfoliante particolarmente incisiva. 
A parte questa parentesi tecnico-noiosa, il Fulvic Acid Cleanser è un gel abbastanza sodo, inodore, che può essere usato sia al mattino che alla sera, su viso umido. 
Quelle particelle di torba non hanno una azione esfoliante, non si avvertono sul viso durante il massaggio come uno scrub, ma si sciolgono e spariscono. A contatto con l'acqua questo detergente viso The Inkey List crea una leggera schiumetta, ma nulla di esagerato, infatti è molto semplice da sciacquare.


Oltre ad essere gradevole da usare, a me il Fulvic Acid Cleanser è proprio piaciuto, sia nella routine giorno che in quella serale. Pulisce infatti bene la pelle, la lascia detersa e fresca ma non sento quella sensazione di tiraggio che lasciano i prodotti troppo sgrassanti. Anche usarlo sugli occhi non mi ha dato problemi, ed in effetti la stessa azienda ne suggerisce questo uso, perché questo viene detergente è considerato anche struccante. Ora, se cercate di eliminare con lui anche un make-up waterproof particolarmente coriaceo, levateci mano, perché non credo riuscirete.
Se invece volte usarlo come secondo detergente nella doppia detersione, o per rimuovere giusto i resti di un make-up molto naturale, allora il Fulvic Acid Cleanser The Inkey List farà bene il suo lavoro.


Sull'effetto illuminante non posso dire molto, perché sì ho notato che dopo l'uso la pelle è più carina, ma avendo usato una travel size non posso fare riferimento ad un trattamento continuato per chissà quanto tempo. A proposito però segnalo che The Inkey List fa appunto queste confezioni più piccole dei detergenti viso, molto utili sia per testare il prodotto che da portarsi dietro. Se rendesse le confezioni anche refillable, sarebbe secondo me perfetto non solo per la praticità ma anche dal punto di vista ambientale.
Credo però che il Fulvic Acid Cleanser possa essere una aggiunta extra delicata se state già seguendo un regime per schiarire delle macchie cutanee. 
Dopo la detersione la pelle è pronta ad accogliere tutti i trattamenti che vogliamo utilizzare, quindi passo al secondo step.



The Inkey List Niacinamide Serum


INFO BOX 
🔎 Sephora, Lookfantastic, Amazon
💸 €9.99
🏋 30 ml
🗺 Made in Canada
⏳ 6 Mesi
🔬The Vegan Society

Il siero alla vitamina B3 è forse uno dei più ricercati nel range di The Inkey List, ed è normale pensare subito ad una possibile alternativa a quello di The Ordinary, ma ci sono secondo me molte divergenze.
Intanto l'INCI: il
Niacinamide Serum del brand inglese ha una formulazione con il 10% di vitamina B3, ma manca lo zinco. Al suo posto troviamo però degli attivi altrettanto interessanti, come l'1% di acido ialuronico, lo squalane, fosfolipidi, pantenolo e allantoina, e altre sostanze che idratano e condizionano la pelle.
Il tutto è racchiuso in una consistenza che potrei definire quella di un gel fluido appena lattiginoso, che si stende con piacere e facilità sulla pelle. Io non ci sento alcun odore, se non quello di una miscela di ingredienti.


Uno dei problemi imputato spesso ai sieri con alta concentrazione di niacinamide è che possano fare quei fastidiosi pallini che in genere si creano quando le formulazioni diverse cozzano fra di loro, con questo The Inkey List non ho riscontrato questo problema. 
L'unica sensazione che potrei definire meno piacevole è che lascia la pelle leggermente appiccicosa, ma è una percezione passeggera, specie se sopra ci stendo una crema, anche qualcosa di molto leggero.
In questo senso posso anche dirvi che ho usato questo siero sia di giorno che di sera e in congiunzione ad altri prodotti, il tutto senza incappare in incidenti di percorso. 
Le pelli grasse e miste conosceranno la niacinamide per le sue capacità di regolare la produzione di sebo, e di conseguenza delle imperfezioni, e per ridurre l'infiammazione acneica, ma io, non avendo particolare acne attivo, la utilizzo soprattutto per le sue proprietà illuminanti, per la capacità che ha di stimolare la produzione di collagene e per rinforzare la barriera cutanea stimolando la produzione di ceramidi.


Nel caso della Niacinamide The Inkey List posso dirvi che secondo me è una formulazione spiccatamente riequilibrante: da un lato infatti mi è sembrato vada a ridurre la produzione si sebo della zona T, ma non va ad inaridire le zone più secche come ad esempio, nel mio caso, le guance. È però un prodotto che mi sento di consigliare proprio a pelli più sebacee, mentre per quelle secche credo ci siano sieri viso più adatti per introdurre la vitamina B3 nella propria routine.
E forse a questo punto vi aspetterete anche un confronto con The Ordinary, ma devo fare una premessa: ho usato il siero Deciem ormai alcuni anni fa, quindi è possibile che, nonostante la formulazione non sia variata, abbiano fatto delle piccole modifiche all'INCI che magari, adesso, me lo renderebbero più adatto alle mie esigenze. Stando però al prodotto che provai, io preferisco il siero alla Niacinamide di The Inkey List perché più delicato nel contrastare l'eccesso di sebo. 




The Inkey List Vitamin B, C and E Moisturizer
Crema viso idratante con vitamine


INFO BOX 
🔎 Sephora, Lookfantastic, Amazon
💸 €8.99
🏋 50 ml
🗺 Made in Canada
⏳ 6 Mesi
🔬The Vegan Society


Vi accennavo sopra che questi prodotti possono essere considerati secondo me come una routine, oppure da usare singolarmente in base a esigenze diverse. Credo che in particolare questo Vitamin B, C and E Moisturiser risponda proprio a questa mia idea.
È a tutti gli effetti una crema idratante arricchita con l'1% di olio di cocco, e lo
0.1% di niacinamide, vitamina C (nella forma del derivato Sodio Ascorbil Fosfato idrosolubile e stabile) e tocoferolo. In più nell'INCI ho notato anche pantenolo (che è sempre una vitamina ma B5) e glicerina, insieme a vari umettanti.
So che molti non amano l'olio di cocco sul viso, ma non ho notato un aumento delle imperfezioni con questa crema.
Questo Vitamin BCE moisturizer si presta sia ad essere utilizzato da solo che, proprio per via delle percentuali basse dei vari attivi, ad essere potenziato con un siero specifico.


La sua consistenza  quella di una crema-gel, ed in effetti avrei preferito che il flacone avesse un foro leggermente più piccolo per dosare il prodotto senza rischiare di sprecarlo (accade raramente ma può succedere), e non c'è una profumazione. Questo idratante The Inkey List è estremamente facile da stendere, è fresco e gradevole, ed anche lui non ha fatto a cazzotti se lo andavo ad usare in combinazione con sieri di altri marchi. Anzi, mi pare che la stessa azienda suggerisca che può essere miscelato ad altri attivi per "rinforzarlo", quindi si tratta di una formulazione elastica e versatile.
Pelli miste, normali e leggermente secche secondo me si possono trovare bene con il Vitamin B, C and E Moisturizer The Inkey List, perché idrata la pelle, ma si assorbe bene, non lascia sensazioni di appiccicoso o unto, anzi rende semplicemente la cute liscia e morbida. 


Le pelli più secche potrebbero trovarlo troppo leggero, e io stesso non lo apprezzerei a pieno in inverno, a meno che non lo utilizzassi con più sieri idratanti. È comunque un buon penultimo step della skincare prima della protezione solare: il Vitamin BCE Moisturizer va a sigillare tutti i trattamenti viso che applico e crea una buona base per tutto ciò che vado ad applicare in seguito sulla pelle. Anche come base trucco se la cava abbastanza bene, magari non rende il make-up particolarmente più performante ma non interferisce.
Credo inoltre che sia perfetto per chi non ha esigenze cutanee specifiche ma vuole una crema idratante e antiossidante che semplicemente aiuti la pelle a funzionare bene ed essere sana. O ancora, se non volete spendere molto tempo e denaro per la vostra skincare, e cercate un prodotto che comprenda più attivi, questa crema idratante The Inkey List può fare al caso vostro. 
È anche un prodotto delicato perché mi è capitato di applicarlo sul contorno occhi senza problemi.



Come sempre passo la parola a voi: avete provato questi o altri prodotti The Inkey List che vi hanno entusiasmato?




💖alcuni link sono affiliati, usali se vuoi sostenere Pier(ef)fect e le mie recensioni 

Cosa vedere e cosa evitare su Paramount +

Dopo aver visto The Followers ho voluto esplorare meglio il catalogo dei telefilm di Paramount+, che pian piano sta trovando il suo spazio nel mondo dello streaming online. Ho recuperato quattro serie tv, cosa varrà la pena recuperare?


The Flatshare - Un letto per due
Prima stagione

Tratto dal romanzo di Beth O’Leary, Un letto per due si concentra attorno a alla giovane editor Tiffany, la quale sta attraversando la rottura con l'ex (decisamente narcisista) Justin e quindi ha subaffittato la casa di Leon. I due letteralmente condividono tutto, incluso lo stesso letto, ma non si incontrano mai: Leon infatti è un infermiere e per pagare le spese legali al fratello fa anche i turni di notte, al mattino invece Tiffany va alla redazione del suo giornale online. I due per praticità inizieranno a parlarsi tramite dei post-it appesi per casa, e non sempre riusciranno a comprendersi, ma questa via di comunicazione li porterà a confrontarsi a vicenda anche su aspetti intimi e delicati della vita.

Nonostante un incipit forse poco credibile nell'era dei cellulari che ci permettono di fare la qualunque, The Flatshare riesce ad essere una gradevole compagnia, raccontando una vicenda tutto sommato attuale e credibile. Tiffany e Leon infatti hanno problemi comuni, sia lavorativi che personali, e cercano di affrontarli al meglio delle loro capacità, con risultati non sempre positivi.
Tiffany sembra quella messa peggio, da un punto di vista relazionale, ma dall'altra parte Leon non vive una relazione piena e appagante, e non solo perché troppo preso dal far scagionare il fratello. 
Siamo pur sempre nel pieno di una commedia romantica, che ha lo stile del genere, e che nonostante la produzione britannica, non ha il tipico humor inglese, ma riesce comunque a far sorridere, senza risultare troppo convenzionale.


Dall'altro lato, Un letto per due - The Flatshare, non mi è sembrata sdolcinata, e per fortuna si esce presto dal poco credibile scambio di post-it, per passare ad una dimensione più reale. Non è una serie che dall'altro lato vuole drammatizzarsi troppo: ad esempio il rapporto disfunzionale fra Tiffany ed il suo ex sarebbe davvero da trattato psicologico, ma non si arriva a tanto. O ancora, il caso legale in cui è invischiato il fratello di Leon apre una porta a quanto sia poco equa a volte la giustizia, ma anche in questa circostanza non si scende in una argomentazione socio politica.
La serie tv Paramount+ pecca forse un po' nel ritmo, e in alcune trame e personaggi secondari che, per quanto possano aggiungere delle variabili interessanti, finiscono per risultare un po' superficiali, e dare poco alla storia centrale.
Il duo Jessica Brown Findlay (ve la ricordate in Downton Abbey?) e Anthony Welsh funziona bene, quindi sì, The Flatshare può essere recuperata con spirito di leggerezza. 
Non ho scovato informazioni su una seconda stagione, ma in fondo la storia ha una sua fine, quindi va bene così.


Cecilia
Prima stagione

Da Londra ci spostiamo in Messico e conosciamo Cecilia, una donna a capo della panetteria di famiglia, che gestisce con grande impegno, senza però lasciare da parte la sua grande famiglia allargata. Cecilia infatti vive con le due figlie avute dal secondo compagno, un attore, ma ha avuto una figlia in un precedente matrimonio. 
Tutti fanno estremo affidamento sulla donna, lei è la roccia su cui si poggia non solo l'impresa lavorativa, ama anche i rapporti familiari, ma un giorno tutto cambia. Cecilia viene infatti colpita da un ictus e improvvisamente non è più in grado di gestire tutto come prima. Di conseguenza tutti i suoi familiari dovranno imparare ad essere più autonomi, cercando anche di aiutare la matriarca a riprendersi.

Cecilia è una di quelle serie tv che purtroppo sono passate in sordina perché in fondo non si tratta di una grande produzione con attori particolarmente noti, io però l'ho trovata ben realizzata, simpatica e con qualche spunto di riflessione interessante. Infatti la malattia della protagonista è solo un incipit per parlare di altro, di rapporti interpersonali, familiari, della nostra capacità di comunicare con l'altro, ma anche con noi stessi.
C'è poi un corollario di tematiche attuali che vengono lanciate qui e lì, e che danno del materiale ai personaggi secondari per muoversi nelle linee narrative. Mi ha colpito un personaggio che parla della sua asessualità, poco o niente rappresentata nei prodotti di massa, e un altro affetto da sindrome di Asperger. O ancora, si parla di aborto, revenge porn, relazioni a distanza. 


Anche in Cecilia comunque non si arriva a momenti di estremo dramma, è pur sempre una serie leggera, e infatti alcune tematiche non hanno spazio per essere sviscerate. In questo caso però migliora il ritmo, anche perché gli 8 episodi non sempre superano al mezz'ora. 
Credo che, nel suo non essere un capolavoro, Cecilia sia originale ed interessante, e che qualche colpo di scena che hanno inserito riesce a rendere abbastanza fluida la visione.
Pare che Paramount+ abbia già preso a girare la seconda stagione della serie, ed in effetti il finale si presta ad un proseguo.


The English
Miniserie

Solo un grande cast poteva convincermi a seguire una miniserie western, e non me ne sono pentito, nonostante non possa ritenere The English come una serie adatta a tutti.
Prodotta da Amazon Studios (ma stranamente non è disponibile su Prime Video da noi in Italia) e BBC, The English ruota attorno alla figura di Lady Cornelia Locke (Emily Blunt) una giovane aristocratica inglese la quale, mossa dalla fame di vendetta per l'uccisione del figlio, decide di recarsi nel selvaggio west. Ma il suo percorso non è così semplice: viene infatti subito rapita da un albergatore senza scrupoli. Qui conoscerà un uomo, l'ex sergente Eli Whipp, un nativo americano che ha lasciato l'esercito per riconquistare delle terre che gli spettano come ricompensa per il suo servizio.
Cornelia e Eli si ritroveranno molto più legati di quanto potessero immaginare, unendo le loro forze per affrontare le mille difficoltà che si potevano incontrare in un paese fuori controllo come America centrale alla fine dell'800.

Quello di The English è un viaggio fisico all'interno di un territorio incattivito dalle lotte fra i conquistatori europei e i nativi americani, costellato di personaggi letteralmente (e fisicamente a volte) rivoltanti, senza scrupoli, pronti solo a sopravvivere in un mondo difficile e in quel momento senza regole. 
È però anche la storia di un viaggio personale, dove i due personaggi avranno modo di crescere, di mettersi alla prova fino allo stremo, e di trovare una forza che non sapevano di avere. Ovviamente questa serie Parmount + si presta benissimo per raccontare le atrocità che hanno subito gli indigeni americani, e sarà soprattutto Cornelia a diventarne testimone. 
The English non si tira indietro dal mostrare in modo grafico anche queste parti della storia e questi personaggi, a volte diventa crudo, come si confà al genere western.
Lo stile si riflette completamente nella regia e nella cura altissima di costumi, scenografie (poche) e nella scelta dei paesaggi. Ho trovato quasi comico che la serie sia stata girata in Spagna. 


Ma The English ha anche altre caratteristiche che potrebbero farvi storcere il naso e farvi rendere faticosa la visione.
La storia di per sé infatti secondo me doveva essere più asciutta, più netta, ed invece è un continuo inserimento di situazioni e flashback che non agevolano sempre la fluidità e la cadenza della visione, anzi a volte ci si può confondere in questi passaggi.
È vero che non mancano i momenti tensivi e di azione (si spara molto ovviamente) ma ci sono anche molti dialoghi, talvolta ampollosi e poco spontanei, che alla lunga, se siete tipi da binge watching o semplicemente guardate le serie tv per passatempo dopo una giornata stancante, possono annoiare. 

Vi avevo poi accennato al cast, che spazia da Emily Blunt, a Rafe Spall (quasi irriconoscibile rispetto a Tryng) da Toby Jones fino a Tom Hughes (il principe Albert dell'ormai terminata alla terza stagione Victoria), e che sicuramente è composto da scelte azzeccate. Tuttavia molti dei personaggi mi sono sembrati abbozzati ed altri hanno un tempo sullo schermo davvero breve.
Il finale, emozionante e liberatorio, ma decisamente amaro, un po' ripaga da questi difetti, ma prima di lanciarsi sui 6 episodi disponibili su Paramount +, in questo caso da quasi 50 minuti l'uno, il mio consiglio è di pensarci due volte. 




Una novità. Iscriviti qui

Vi sono piaciuti