lunedì 4 novembre 2019

|#backtoseries|
Mi hanno lasciato perplesso (anche se piacciono a tutti)...

Le serie tv sono come l'alta marea: quando penso che passerò le mie serate senza alcuna compagnia seriale, ecco che vengo travolto da una ondata di episodi che non riesco più a stare al passo. Così è stato l'ultimo periodo e così si prospettano i prossimi mesi, quindi diamoci da fare o non ne esco.

The Politician
Prima stagione
⭐⭐🌠


Ancora una volta una serie tv di Netflix chiacchierata, amata, famosa ma che a me non convince.
The Politician è una lunga metafora di quel che accade ogni quattro anni durante le elezioni presidenziali negli Stati Uniti: il caos della campagna elettorale. I candidanti sono sempre pronti a buttarsi addosso tutto il fango possibile pur di emergere, e a fare promesse impossibili pur di strappare un voto, ma in questo caso non si parla di un ruolo così importante ma delle elezioni di presidente del consiglio studentesco. Nei sogni del giovane studente Payton Hobart però c'è anche di poter un giorno arrivare alla casa bianca, un passo alla volta, seguendo tutti gli step che ritiene giusti per un perfetto presidente degli Stati Uniti.
Ma le sue ossessioni, come quelle della rivale Astrid Sloan, lo porteranno ad un completo cortocircuito.



Che The Politician sia firmata Ryan Murphy si vede in ogni singolo fotogramma, il problema è che quest'uomo non ha ancora capito che le serie tv non si fanno puntata dopo puntata, e soprattutto non si possono costruire includendo tutto quello che a lui piace, dal dramma, al ballo e al canto. Semplicemente non funziona, perché diventa un'accozzaglia di roba che comprime le storie dei personaggi, che annacqua una qualunque credibilità, che allontana l'emotività relegandola a momenti che risultano davvero microscopici. 


In questo ingorgo di bugie, tradimenti, metafore più o meno credibili di quella che è la società attuale, soprattutto statunitense, quello che arriva allo spettatore, cioè me, è nulla. Perché avere più linee narrative non significa creare una storia solida, coinvolgente, coerente e emozionante nel suo insieme. La debolezza della storia si riflette inevitabilmente sui personaggi che risultano vuoti, spogliati di concretezza e di qualità. Seguiamo ad esempio le vicende di Payton, ma nessuno sa cosa abbia di tanto speciale, cosa ci possa spingere ad affezionarci a lui, perché semplicemente è un fatto dato per scontato: lui vuol diventare presidente e si fa aiutare dai suoi scagnozzi, ma quale sia il suo talento è sconosciuto. Ha certo faccia tosta, non è decisamente timido, ed ha la forza di chi ha una forte aspirazione, ma la sua costruzione finisce lì.



Quasi più convincente risulta Astrid, che almeno tenta una fuga da questa vita finta sotto ogni punto di vista, ma resta incoerente, considerando che per buona parte della serie lei stessa sembrava un perfetto ingranaggio all'interno della storia. Potete immaginare quanto poco sappiamo invece degli altri personaggi che appaiono qui e lì nel corso delle puntate.
Questo è il problema di Murphy ed il motivo per cui le sue serie tv finiscono per lasciarmi molto perplesso: lui non racconta una storia, racconta una sua visione, un suo sogno, e lo mette in scena in maniera variopinta, sgargiante, lussuosa e barocca, muovendo i suoi pupazzi a piacimento. Il risultato è che poi ti ritrovi una storia senza capo né coda, con puntate, come la settima, completamente prive di contenuti, ma solo funzionali per andare avanti di un altro episodio.



Le mie due stelle e mezza vanno quindi alla regia, piacevole, ma non sorprendente se avete visto Glee o Scream Queens, ed agli attori sicuramente bravissimi, per quanto del tutto lontani dal sembrare adolescenti al liceo, sia per il look che per il modo di fare. Buona anche la colonna sonora, come vi dicevo nella mia P_laylist. Vanno anche ai dialoghi, frizzanti e spietati, e a certe tematiche inserite tutto sommato in modo naturale e non morboso, o spesso tirate fuori con sarcasmo per mostrare una bruttura dell'animo umano. 
The Politician avrà una seconda stagione quasi per certo, ma la mia voglia di proseguire è sotto le mie scarpe, che non saranno Gucci, ma hanno più peso di tutta questa fuffa.

Billions
Quarta Stagione
⭐⭐🌠


La quarta stagione di Billions è l'esempio della mio ritardo sulle serie tv, visto che è andata in onda dal 10 maggio al 14 giugno, ma io l'ho recuperato nel corso di settembre e ottobre.
Nel corso delle stagioni il mio interesse per questa serie tv è sfumato per via di tanti elementi che non mi sono piaciuti. La terza stagione di Billions però mi aveva ridato un po' di speranza, ma con la quarta sono rimasto della stessa idea, o forse anche peggio.
Partiamo però dalle note positive: Billions vince da sempre per ritmo, per l'intrigo narrativo, per la recitazione soprattutto dei due principali protagonisti (quando mi son trovato Damien Lewis in C'era una volta a.... Hollywood mi è venuto da ridere). È una serie tv che intrattiene bene, però mi son reso conto che son passato dalla curiosità di sapere cosa sarebbe avvenuto dopo, alla perplessità di capire dove volessero andare a parare di puntata in puntata. 



Mi aspettavo ad esempio maggiori punti di contatto fra Axe e Chuck, il cui rapporto alla fine si conclude in un paio di favori che uno chiede all'altro. Certo, sarebbe stato assurdo se fossero diventati amici di cicchetto, ma mi aspettavo un intreccio che li coinvolgesse maggiormente, e soprattutto tornare ad essere punto e a capo a fine stagione non è che mi abbia proprio incoraggiato.
Pochi effettivi cambiamenti quindi, uno spostamento degli equilibri solo momentaneo, e gli altri mutamenti che ho notato non sono stati del tutto di mio gradimento.
Trovo ad esempio che i dialoghi siano diventati esagerati e grotteschi, a volte i personaggi fanno delle scene del tutto assurde chiaramente piazzate per smorzare la tensione e spostarla su una chiave più leggera. Avevo già notato certe situazioni nella passata stagione, ma in questi episodi di Billions mi son sembrate totalmente gratuite.



Inoltre mi sembra che l'umanità dei personaggi si sia in buona parte persa, di conseguenza ho perso questo contatto nel cercare di capire le motivazioni che muovono le logiche fra i protagonisti. Un esempio è proprio Axe: con l'uscita della moglie è diventato ancora più freddo, aggiungere una nuova compagna, che lavora più o meno nel suo stesso settore, avrebbe potuto riportare un po' quel lato che abbiamo perso, e dare un alleato al miliardario, ma non è stato così. Inoltre i rapporti fra i due si incrinano perché lei agisce alle sue spalle, ma non sembra nemmeno giustificarsi, anzi glielo racconta tutto contenta, e questo per me non ha alcun senso rispetto a quanto avevamo visto (né secondo la logica comune). Questi vuoti sono secondo me un po' forzature per fare andare avanti una storia che è sempre stata a più strati, ma ho l'impressione che abbiano perso la bussola.



Il parallelismo che mi viene da fare è con Suits: anche lì abbiamo loschi affari ed intrighi che però si dibattono poi in tribunale, ma i personaggi mantengono comunque una prospettiva che li rende più empatizzabili, più umani nella loro complessità, con un lato privato, fatto di amicizie, amori e rapporti lavorativi che, per quanto non venga sviscerato ad ogni puntata, è percepibile.
In Billions invece l'assurdità e l'arzigogolatura di certe circostanze, che sembra davvero di vivere in un mondo di complottari, è stancante e a questo punto non ha delle fondamenta.
Wendy in questo senso è stata la più grossa delusione ed è l'emblema di come il suo personaggio non ha più nulla da dire, ma resta lì più secondario dei secondari perché torna utile e piace. Lei è sempre stata l'ago della bilancia in tutte le questioni ed anche fra Axe e Chuck, ma in questa quarta stagione si perde il suo ruolo quasi super partes, e quel personaggio che avevamo conosciuto, forte e deciso, viene trascinato qui e lì.  



Funziona meglio Taylor Mason, che in pochi minuti ci fa capire un rapporto complicato col padre e la vediamo in generale più coinvolta, ma ad esempio la sua storyline con Wendy per me è un po' campata in aria, visto che non mi pare avessero un rapporto di fiducia così forte prima.
Quindi per quanto questi duelli a suon di azioni e quotazioni in borsa, finanza politica ed elezioni possano risultare avvincenti, alla fine la storia è sempre quella. Gli equilibri non vengono mai del tutto spostati e sai che i personaggi in un modo o nell'altro cascano in piedi. Se questo è accettabile per tre stagioni alla quarta diventa troppo.
Ho visto certamente di peggio, ma Billions non è la mia prima preferenza, resta una buona compagnia, ma non è per me la serie tv che spero mi sconvolga la serata ogni volta che la guardo e quindi anche la quinta stagione arriverà per me a tempo perso.


Tales of the city
Miniserie 2019
⭐⭐⭐


Ho avuto anche poco feeling con Tales of the city, chiacchieratissima serie tv di Netflix che ci ha tenuto compagnia questo giugno, e che in 10 episodi racconta le vicende di Mary Ann, di sua figlia Shawna, di Michael e di come Anna Madrigal tenga tutti uniti al 28 Barbary Lane.
Sullo sfondo di San Francisco ognuno dei protagonisti vive una parentesi particolare della propria vita. Mary Ann ad esempio soffre una crisi personale e relazionale con il marito, non è più contenta del lavoro e vorrebbe riavvicinarsi alla figlia che ha lasciato anni prima. Ma il rapporto con Shawna non è appunto semplice non solo perché è andata via quando era solo una bambina, ma anche per una grossa rivelazione, che la stessa ragazza ignora. 
Anche Michael, che sembra vivere una relazione serena con il compagno, si troverà a dover affrontare diversi scontri per via di una differenza di età importante fra i due. 
Relazioni complicate, generazioni a confronto ma unite dalla voglia di amore e libertà, sono queste le fondamenta di questa serie.



Tales of the city è stata ben al di sotto delle mie aspettative, un po' per colpa dei social dove tutti non facevano che lodarne le qualità, un po' perché forse avrei dovuto recuperare anche le altre stagioni. Se non lo sapete, si tratta di una miniserie tratta da alcuni romanzi di Armistead Maupin, da cui nel corso degli anni, dal 1993 ad oggi sono stati creati un totale di quattro cicli di episodi. Io, sebbene non sia necessario, visto che le stagioni funzionano a sé, forse avrei dovuto iniziare da principio per magari affezionarmi di più a questi personaggi, ma purtroppo così non è stato, 10 episodi non sono stati sufficienti affinché Tales of the City potesse convincermi del tutto.



Ho apprezzato molto la narrativa generale, il voler raccontare una pluralità di storie che in parte si toccano, e che hanno come fondo la diversità umana, le sfumature sessuali e relazionali che non spesso appaiono nelle serie tv. Ci sono ad esempio coppie poliamorose, ma anche coppie in cui uno dei componenti è transgender e quindi sta affrontando un passaggio delicato con la sua nuova identità. Sono storie complicate ma reali, e molto spesso entra in gioco il gap generazionale, a volte come motivo di tensione, altre come anello di unione.
Tutto bello, ma il mezzo attraverso cui passa tutto questo, nonostante sia scorrevole, per me risulta sciapo, e a tratti raffazzonato, o poco interessante. Certe dinamiche fra i personaggi mi son sembrate coatte, volte solo a creare scompiglio ma poco organiche con la storia ed il modo in cui appunto ci vengono caratterizzati i protagonisti. O più in generale con la logica comune, vedi il trattamento che subisce Mary Ann che, pur con le sue colpe, viene crocifissa da sola, mentre a fianco dovrebbe avere almeno altri due ladroni.


Un altro esempio che mi è rimasto in mente è Shawna (interpretata da Ellen Page) che sembra quasi una ragazza di 16/18 anni al massimo, anche per come è abbigliata non solo per come si atteggia, ma in realtà ha 25 anni quindi dovrebbe in teoria avere reazioni e atteggiamenti di una donna non di una adolescente.
Salvo alcuni momenti più toccanti e di riflessione, e tutta la vicenda riguardo il "mistero" nascosto da Anna Madrigal che mi è sembrato ben costruito di puntata in puntata, per me Tales of the city risulta un po' piatta, mi ha lasciato poco su cui riflettere, se non un troppo palese tentativo di essere trasgressiva e sopra le righe, senza rendersi conto di risultare qui e lì artificiosa. Ripeto, credo sia stata colpa mia che magari non sono andato in ordine con le stagioni precedenti, e son sicuro che anni fa una storia simile sarebbe stata rivoluzionaria, ma oggi, fatti salvi i temi, per me non è stata all'altezza delle aspettative.


Victoria
Terza Stagione
⭐⭐⭐⭐


Victoria è l'unica serie tv di questa ondata che non mi ha dato perplessità, ma per me si riconferma un'ottima produzione in costume e l'ho letteralmente divorata, anzi fra le serie di questa parentesi credo sia quella che ho visto praticamente in contemporanea con la messa in onda, visto che è stata trasmessa dal 13 settembre al 4 ottobre su LAEFFE.
Proseguiamo nella crescita del regno di Victoria, ma si aggiungono sempre più difficoltà nella vita pubblica e privata della nostra Queen: i figli che crescono, il cartismo da fronteggiare, gli scontri con il marito Albert, il rapporto conflittuale con Lord Palmerston responsabile della politica estera, l'arrivo della sorellastra di Victoria con cui non scorre buon sangue, l'epidemia di colera, l'assetto europeo che sta via via abbattendo i muri delle monarchie, e molto altro la metteranno a dura prova, ma lei resterà in piedi stoica.



Quindi una serie più che promossa per me, che non mi stanca, che non mi annoia, ma che anzi mi ha fatto affezionare ai personaggi e agli attori.
Bisogna dire che Victoria non è un documentario né ha la pretesa di esserlo e infatti non tutto ciò che accade nella serie corrisponde alla realtà. Pare infatti che ad esempio Victoria e la sorella Feodora avessero un rapporto buono, documentato anche da tante lettere che le due si scambiavano. Così come sembra che sia Victoria che Albert fossero unanimi nel considerare il figlio Bertie un po' una causa persa, non amando in generale il ruolo di genitori. Inoltre certe circostanze sono ispirate ad altri fatti reali, come tutto ciò che riguarda l'ultima bellissima arrivata Sophie duchessa di Monmouth. Pare infatti che le sue vicende siano tratte dalla vita vera della scrittrice e femminista Caroline Norton, che all'epoca fece scalpore.


Il bello di questa serie è proprio questo: ti incuriosisce e ti stimola a voler sapere di più, a scoprire cosa si nasconde dietro a quei personaggi che vengono accennati, a vedere quanto c'è di realmente accaduto e quanto è inventato, per poi appassionarti e finire per leggere ricerche su ricerche.
Victoria ha la capacità di intrattenermi con una narrazione fluida, coinvolgente che si rinnova e prosegue il suo percorso senza perdere la sua identità. Jenna Coleman fa un ottimo lavoro, così come tutto il cast, e alla fine otto puntate non bastano.
Alleluja Gloriana. 




22 commenti:

E tu cosa ne pensi?

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  1. Se mi bocciavi anche Victoria giuro che ti bannavo a vita 🙅🏼‍♀️
    Passi per Billions dove non concordiamo su nulla 😅 ma su Victoria non potrei accettarlo e ALLELUJA GLORIANA anche a te 😂

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    1. Ahahaha l'ho messa come colpo di scena :D Non avrei mai potuto bocciarla 😄

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  2. Inutile dire che non ne conosco manco mezza a parte Victoria che ho visto su LAEFFE. Ultimamente però non riesco ad appassionarmi a nulla, mi sa che ho bisogno di un bel teen drama alla vecchia maniera tipo Gossip Girl :D

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    1. Dovrebbero fare una sorta di sequel di Gossip Girl, ma chissà quando e se uscirà :D

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  3. Victoria l'ho letteralmente divorata e mi è piaciuta molto. Partiva favorita perchè io sono un'appassionata di questo genere ma devo dire che non mi ha annoiata, anzi mi ha incuriosita puntata dopo puntata. Spero ci sia anche una quarta stagione, nel frattempo ingannerò l'attesa con la terza stagione di The Crown che esce a giorni! :D

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    1. Anche io mi trovo nella tua opinione :D E aspetto The Crown!

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  4. La quarta stagione di Billions è indubbiamente la peggiore, ma non mi è troppo dispiaciuta, c'è da aggiustare il tiro per l'ultima, e spero riescano. Delle altre son sicuro di vedere Victoria 3, ma l'anno prossimo probabilmente ;)

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    1. Per me la terza e la quarta un po' si equiparano eh XD Certo che di cose storte ce ne sono state anche in questa...
      La quinta è l'ultima? Alleluja!

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  5. Cavolo Pier se tu sei indietro con le serie TV, io perdo proprio in partenza XD
    Come sai io ho recuperato ultimamente 13 reasons why e mi stava lasciando perplessa. Lo scorso weekend l'ho terminata e il risultato è stato che non ho alcuna intenzione di vedere la quarta stagione. Il finale l'ho trovato pessimo e diseducativo sotto tanti punti di vista per cui la quarta stagione, per quanto mi riguarda possono anche non farla XD
    Sto cercando di recuperare anche Dark, ma è passato così tanto tempo dalla mia visione della prima stagione, che ricordarsi chi è chi e con chi è imparentato è il compito che sto portando avanti da due puntate. Ciò mi distoglie dalla storia e mi snerva, però conto di riuscire a farcela nel giro della terza puntata XD

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    1. Ti dico solo che ho più di 12 serie tv da vedere e di cui parlare 😅 fai due conti. Mi trovi d'accordo su 13, non so se leggesti la mia recensione, ma è stata davvero una pessima stagione. Su Dark ti capisco benissimo, quella serie richiede una attenzione notevole!

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    2. Sì sì, avevo letto la recensione e ricordavo che non ti era piaciuta! Con Dark piano piano ho collegato di nuovo tutti i pezzi XD

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  6. Oh, questa volta siamo sulla stessa linea d'onda! Anche se in realtà le tue delusioni sono miei abbandoni.
    A The Politician visti i tanti titoli arretrati non ho voluto concedere chance: lo conosco ormai Murphy e so che anche se parte bene, poi molla la presa e le sue serie si fanno anche troppo trash. Qui poi i personaggi ispiravano antipatia a prima vista, e confermi tutti i difetti che ero già pronta ad imputargli... capisci che partendo con tutti questi pregiudizi poteva solo andare a finire male.

    Billions l'ho invece abbandonata alla stagione 2 per noia: non ero coinvolta, non avevo in simpatia nessuno.

    Lo stesso vale per Tales of the City, con troppo zucchero sul piatto, troppi personaggi meh. Mia mamma che l'ha vista continua ad insistere che ho mollato proprio prima della grande svolta, ma la voglia di riprendere non c'è.

    Infine, sì, pure Victoria ho abbandonato ma ho un problema io con le serie in costume. The Crown a parte, che è riuscita a farmi passare al suo lato oscuro.

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    1. Addirittura da abbandonare?! Zero stelle insomma :D
      Su Victoria posso capire, o meglio sulle serie in costume in genere, non sono proprio per tutti i gusti...

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  7. Ciao Pier, sono capitata nel tuo blog, perchè condividiamo un gruppo su Facebook per blogger. Mi sei rimasto simpatico subito, o come si dice "a pelle" mi hai fatto una buona impressione. Ho letto volentieri questo tuo post e sinceramente concordo quasi con tutto, anche se a me mancano serie tv come Twin Peaks, quel surreale che ti travolge. Bel blog, bravo. A presto. Ciao Veronica.

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    1. Ciao Veronica! Grazie mille davvero, contento che ti abbia incuriosito e ti sia piaciuto :)

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  8. Sono alla disperata ricerca di una serie in cui chiudermi e mi aveva incuriosito tantissimo il trailer, ma...

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  9. Non ne conosco nemmeno una :D Victoria non mi sono mai convinta ad iniziarla, perché, pur amando da morire le serie in costume (soprattutto sulla monarchia inglese), dopo la delusione di The Crown (mi ha annoiata già alla prima stagione e non ce l'ho fatta a seguirla) mi sono impuntata e non ho voluto darle una chance. Chissà, forse un giorno...per il momento sono in fissa più con i thriller/gialli/mistero.

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    1. allora da questo punto di vista non possiamo andare d'accordo: io amo The Crown XD

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  10. La tua rubrica di recensioni serie televisive mi piace moltissimo! Di queste ultime ho seguito fin dall'inizio solo Billions. L' ho vista con piacere subito dalla prima stagione, i due attori principali li ho apprezzati in altre serie e film, li reputo molto bravi. Pur avendo un meccanismo un po' "complicato" per le dinamiche finanziarie , mi ha appassionata subito proprio per il duello all'ultimo sangue tra i due protagonisti.Concordo con te che arrivati alla quarta stagione si sono toccati livelli di irreali tra dialoghi e comportamenti messi in scena. Si è un po' persa la linea iniziale e il gomitolo si è arruffato e non si riesce a sciogliere più. Hanno fatto bene a far crescere intelligentemente il personaggio di Taylor, più umanizzato ed empatico. Vedrò anche la quinta per coerenza.

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    1. Ciao Arianna :D Grazie mille! Mi fa piacere che questa rubrica ti piaccia! Anche io vedrò al quinta stagione, ma proprio così quando non avrò molto altro da vedere...

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