Ho ripreso a pieno regime a seguire le serie tv, e fortunatamente ne ho recuperate alcune che mi sono proprio piaciute, mentre altre, una in particolare, sono state un vero e proprio supplizio.
Normal People
Miniserie
⭐🌠

Marianne e Connell sono due giovani che vivono in modo completamente diverso: lei è schiva, riservata, affronta la vita a muso duro, pur provenendo da una famiglia benestante; lui è più scanzonato, popolare a scuola ed al centro dell'attenzione fra gli amici. Eppure questi due universi si ritroveranno nelle reciproche insicurezze, paure e sentimenti. O almeno ci proveranno.
So che moltissimi sono rimasti incantati da Normal People, e quindi metto le mani avanti dicendo che magari io non ho capito cosa ci sia di così profondo, intimo, intenso nel rapporto fra i due protagonisti, e di conseguenza nella serie tv.
Se dovessi definire Normal People, lo descriverei come un teen drama per adulti che non vogliono mollare. Una storia che vorrebbe raccontare il rapporto fra due giovani che esplorano i reciproci sentimenti, che si ritrovano nella loro incomunicabilità, nel loro mal di vivere, nel loro senso di inadeguatezza, a me però è arrivato tutt'altro.
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Per me è una serie inutilmente lenta, a tratti letargica, su due ragazzi che non hanno la maturità necessaria per andare oltre, che non sanno affrontarsi e comunicare. Sappiamo che le serie inglesi, in questo caso irlandese, hanno un ritmo diverso, specie se tentano di raccontare una storia privata, ma qui si esagera nel marciare in una incapacità di capirsi e parlarsi, anche nelle cose più semplici. Gli stessi amici di Connell e Marianne gli suggeriscono che magari dovrebbero spiegarsi meglio fra di loro, ma ovviamente nulla cambia. E se nemmeno loro sanno cosa vogliono, perché dobbiamo sorbirci le loro turbe?

Marianne e Connell insieme sono carini, fra i due c'è attrazione, anche se la componente fisica prevale su quella sentimentale. Lei mi ha messo un po' tristezza con le sue fluttuazioni caratteriali, che si dividono fra pre e post smooky eyes sbavato, ma soprattutto perché cede ad un compromesso a mio avviso grave. Lui invece ha uno sviluppo interessante, ma non è di certo meglio.
Fra i personaggi salvo la madre di Connell, che cerca di crescere un essere umano responsabile, consapevole e decente (specie considerando che è un maschio bianco eterosessuale), per il resto tutte le figure che costellano la storia sono per me caratterizzate male, con dialoghi o atteggiamenti a volte risibili.

Fosse rimasto il tutto in una sfera adolescenziale, avrei forse apprezzato Normal People, visto che due ragazzi giovanissimi non hanno ancora elaborato i mezzi umani per affrontare l'amore e la vita in genere. Ma quando si esce da quella sfera, diventa per me una storia infantile. E non è mettendo qui e lì dei pianoforti lenti e tristi, o degli attori che dimostrano 35 anni, che tutto diventa più serio e solenne.
Il merito della stella e mezzo va a regia e interpretazioni, ma 12 episodi, seppur da mezz'ora, sono troppi per le vicende che narra. Alla fine della fiera Marianne e Connell si capiscono o non si capiscono? Sono uno il rifugio per l'altra, oppure no? A questo non c'è risposta perché trovare una definizione sarebbe la fine del tormento, ma Normal People vuole fustigarsi fino alla fine, e va bene essere masochisti, ma qui si esagera.
Questa serie la trovate nel catalogo di StarzPlay dal 16 Luglio, e dal 19 Maggio 2023 gratis in streaming su RaiPlay, ma onestamente non vi suggerirei di perdere tempo. Qui vi parlo di un'altra serie tv sempre tratta da un romanzo di Sally Rooney.
The Duchess
Prima stagione
⭐⭐⭐🌠

Scritta, prodotta ed interpretata dalla comica canadese Katherine Ryan, The Duchess, uscita l'11 Settembre su Netflix prende proprio spunto dalla sua vita. Katherine è infatti una madre single che vive con la sua sagace figlia Olive, e che vorrebbe aprirsi ad un nuovo amore, magari avere un nuovo figlio, ma proprio non riesce a lasciarsi andare.
Quello che ho apprezzato di The Duchess è che è pop, imperfetta, femminista, glamour ma senza farcelo pesare, ironica e autoironica, leggera senza essere vuota, con i suoi momenti più dolci e malinconici, ma senza mai impietosire lo spettatore. I dialoghi sono taglienti, divertenti ed attuali, ma nonostante l'ilarità (e la durata dei 6 episodi) non siamo al livello sciocchino di una sitcom di serie B.
È vero che spesso è dissacrante, sopra le righe, ed anche volgare (da cui il sarcastico "duchessa"), ma è tutto contestualizzato in quel tono british che questa serie rappresenta bene. Inoltre temi come la maternità, il rapporto con i figli, l'amicizia, le relazioni passate o presenti, danno più di qualcosa su cui riflettere.

Non conoscevo Katherine Ryan, che se la cava bene nella sua interpretazione, che, ok, la serie ha un tono biografico, ma immagino non sia sempre se stessa, ed ho apprezzato anche la colonna sonora che hanno scelto. Molti hanno paragonato The Duchess a Fleabag (qui la mia recensione), ma siamo secondo me a due livelli diversi: intanto per la qualità della scrittura generale, ma soprattutto perché Fleabag riesce ad avere un livello di serietà (senza mai diventare seriosa) e profondità che The Duchess non ha e non credo voglia avere. C'è chi se l'è bevuta tutta di un fiato, e su Netflix pare sia una delle serie più viste del periodo.
Purtroppo la serie è stata cancellata dopo solo una stagione.
The Last Word
Prima stagione
⭐⭐⭐

Karla Fazius crede di avere una famiglia quasi perfetta: il marito è uno stimato dentista, e i figli, fra alti e bassi, se la cavano. Tuttavia, al giorno del 25esimo anno di matrimonio, proprio alla fine dei festeggiamenti, il marito di Karla, Stefan, muore improvvisamente di infarto. Oltre alla sofferenza per l'evento, la donna scoprirà che la sua vita in realtà non è così impeccabile come pensava.
È passata forse più in sordina The Last Word, serie tv tedesca in sei puntate disponibili su Netflix dal 17 settembre, ma a me è piaciuta abbastanza. In genere sottovalutiamo le produzioni europee, pensando possano essere fiacche, ma questa serie tv parte invece da un ottica interessante: il trauma del lutto può essere affrontato in modo diverso, a volte anche anticonvenzionale, e quando una persona cara se ne va, non significa necessariamente che dobbiamo ricordarla con malinconia e tristezza. A volte sono molte le cose che vorremmo ancora dire, e c'è sempre tempo per farlo, e poter andare avanti.

Ho trovato interessante anche il personaggio di Karla perché sembra abbia metabolizzato la morte del marito praticamente in un istante, ma non è così, e dimostrerà di avere un carattere sfaccettato, diretto ed irriverente. Mi sono piaciute meno le storyline dei due figli, che ci danno il loro punto di vista sull'elaborazione del lutto, ma rischiano di essere un po' ripetitive, specie quella della figlia maggiore. In ogni caso, qui e lì, entrambi i ragazzi danno qualche momento di comicità o di sorriso, insieme alla nonna e ad altri personaggi, che va ad alleggerire un tema che può essere difficile da affrontare.

Effettivamente mi aspettavo che The Last Word fosse un po' più ironica e leggera come serie tv, invece si è rivelata a tratti intensa e profonda, ed anche commovente (non avevate dubbi a riguardo); allo stesso modo avrei voluto maggiore ritmo in certe puntate, e queste sono principalmente le ragioni delle tre stelle. Ho comunque molto apprezzato il tono quasi pungente con cui viene trattato un argomento quasi sacro e tutto ciò che lo circonda. Perché The Last Word è sì una serie sulla morte, ma anche sulla vita e sull'amore che riescono a superare anche i momenti più drammatici.
Non ci sono anche in questo caso notizie su una seconda stagione, ma in ogni caso questi sei episodi funzionano benissimo anche da soli.
Perry Mason (2020)
Prima stagione
⭐⭐⭐🌠
Ci sono remake, o prequel, che non hanno senso di esistere perché spesso risultano pasticciati, poco interessanti o ben al di sotto delle aspettative. Non è però il caso della nuova serie tv sulle vicende di Perry Mason, il famoso avvocato tratto dai romanzi di Erle Stanley Gardner, che in questo ultimo lavoro firmato HBO, ci viene presentato in vesti diverse. Andiamo infatti all'origine di quello che diventerà il re del foro, ma questa serie del 2020 ce lo presenta come un uomo pieno di ombre, ancora traumatizzato dai ricordi della prima guerra mondiale, dipendente dall'alcol e che ancora lavora come semplice investigatore. Sarà un caso molto forte, a tratti inquietante, a far crescere Mason e a metter il primo mattone della sua lunga ed intensa carriera.
Questa nuova serie tv su Perry Mason mi ha convinto abbastanza da inizio a fine, sicuramente grazie all'interpretazione di Matthew Rhys, che secondo me se la cava sempre bene in questi ruoli un po' stropicciati e scapestrati, che non hanno un percorso facile. Assistiamo quindi all'evolversi di due strade: da un lato lo sviluppo del personaggio, di cui conosciamo anche le origini (che io personalmente ignoravo non avendo visto mai assiduamente la serie degli anni '60, e non avendo letto i romanzi), e dall'altro l'intreccio narrativo del caso specifico.

La storia che racconta questa nuova serie è cupa, a tratti anche angosciante e con uno sviluppo della tensione abbastanza ben gestito. Ci sarebbero un paio di episodi dove effettivamente avrei preferito che ci fosse più ritmo, ma non hanno rallentato di troppo la mia visione.
Mi aspettavo anche un maggiore sviluppo di un personaggio, che sembra sempre al centro della scena, e che quindi ti aspetti un po' abbia un reale peso nel dirigere le vicende, ed invece poi si rivelerà poco più che una facciata.

Perry Mason del 2020 è una serie che sicuramente va seguita con attenzione e che l'attenzione comunque stimola, grazie anche ad una storia non scontata e che non cade nel buonismo dei bravi e dei cattivi, ma che racconta situazioni e persone tutte imperfette, ferite, e tratteggiate drammaticamente. Però non l'ho trovata comunque complicata e cervellotica, senza contare poi che qui e lì strizza l'occhio ai giorni nostri, pur essendo perfettamente ambientata negli anni '30. La ricostruzione, i costumi e le scene dell'epoca mi son sembrati ben riprodotti. Per cui, amanti delle storie noir, c'è pane per i vostri denti. Gli otto episodi di Perry Mason sono stati trasmessi dall'11 settembre al 2 ottobre di quest'anno, ma la trovate on demand. Pare che HBO abbia già in programma una seconda stagione e la aspetto volentieri, ma è stata cancellata dopo questo rinnovo.





























