Serie tv in pillole: risate, ottimi recuperi e delusioni

Ho ripreso a pieno regime a seguire le serie tv, e fortunatamente ne ho recuperate alcune che mi sono proprio piaciute, mentre altre, una in particolare, sono state un vero e proprio supplizio. 


Normal People
Miniserie 
⭐🌠

Marianne e Connell sono due giovani che vivono in modo completamente diverso: lei è schiva, riservata, affronta la vita a muso duro, pur provenendo da una famiglia benestante; lui è più scanzonato, popolare a scuola ed al centro dell'attenzione fra gli amici. Eppure questi due universi si ritroveranno nelle reciproche insicurezze, paure e sentimenti. O almeno ci proveranno.

So che moltissimi sono rimasti incantati da Normal People, e quindi metto le mani avanti dicendo che magari io non ho capito cosa ci sia di così profondo, intimo, intenso nel rapporto fra i due protagonisti, e di conseguenza nella serie tv.
Se dovessi definire Normal People, lo descriverei come un teen drama per adulti che non vogliono mollare. Una storia che vorrebbe raccontare il rapporto fra due giovani che esplorano i reciproci sentimenti, che si ritrovano nella loro incomunicabilità, nel loro mal di vivere, nel loro senso di inadeguatezza, a me però è arrivato tutt'altro. 

Per me è una serie inutilmente lenta, a tratti letargica, su due ragazzi che non hanno la maturità necessaria per andare oltre, che non sanno affrontarsi e comunicare. Sappiamo che le serie inglesi, in questo caso irlandese, hanno un ritmo diverso, specie se tentano di raccontare una storia privata, ma qui si esagera nel marciare in una incapacità di capirsi e parlarsi, anche nelle cose più semplici. Gli stessi amici di Connell e Marianne gli suggeriscono che magari dovrebbero spiegarsi meglio fra di loro, ma ovviamente nulla cambia.  E se nemmeno loro sanno cosa vogliono, perché dobbiamo sorbirci le loro turbe?

Marianne e Connell insieme sono carini, fra i due c'è attrazione, anche se la componente fisica prevale su quella sentimentale. Lei mi ha messo un po' tristezza con le sue fluttuazioni caratteriali, che si dividono fra pre e post smooky eyes sbavato, ma soprattutto perché cede ad un compromesso a mio avviso grave. Lui invece ha uno sviluppo interessante, ma non è di certo meglio.
Fra i personaggi salvo la madre di Connell, che cerca di crescere un essere umano responsabile, consapevole e decente (specie considerando che è un maschio bianco eterosessuale), per il resto tutte le figure che costellano la storia sono per me caratterizzate male, con dialoghi o atteggiamenti a volte risibili.

Fosse rimasto il tutto in una sfera adolescenziale, avrei forse apprezzato Normal People, visto che due ragazzi giovanissimi non hanno ancora elaborato i mezzi umani per affrontare l'amore e la vita in genere. Ma quando si esce da quella sfera, diventa per me una storia infantile. E non è mettendo qui e lì dei pianoforti lenti e tristi, o degli attori che dimostrano 35 anni, che tutto diventa più serio e solenne.
Il merito della stella e mezzo va a regia e interpretazioni, ma 12 episodi, seppur da mezz'ora, sono troppi per le vicende che narra. Alla fine della fiera Marianne e Connell si capiscono o non si capiscono? Sono uno il rifugio per l'altra, oppure no? A questo non c'è risposta perché trovare una definizione sarebbe la fine del tormento, ma Normal People vuole fustigarsi fino alla fine, e va bene essere masochisti, ma qui si esagera.
Questa serie la trovate nel catalogo di StarzPlay dal 16 Luglio, e dal 19 Maggio 2023 gratis in streaming su RaiPlay, ma onestamente non vi suggerirei di perdere tempo. Qui vi parlo di un'altra serie tv sempre tratta da un romanzo di Sally Rooney.


The Duchess
Prima stagione
⭐⭐⭐🌠


Scritta, prodotta ed interpretata dalla comica canadese Katherine Ryan, The Duchess, uscita l'11 Settembre su Netflix prende proprio spunto dalla sua vita. Katherine è infatti una madre single che vive con la sua sagace figlia Olive, e che vorrebbe aprirsi ad un nuovo amore, magari avere un nuovo figlio, ma proprio non riesce a lasciarsi andare.

Quello che ho apprezzato di The Duchess è che è pop, imperfetta, femminista, glamour ma senza farcelo pesare, ironica e autoironica, leggera senza essere vuota, con i suoi momenti più dolci e malinconici, ma senza mai impietosire lo spettatore. I dialoghi sono taglienti, divertenti ed attuali, ma nonostante l'ilarità (e la durata dei 6 episodi) non siamo al livello sciocchino di una sitcom di serie B.
È vero che spesso è dissacrante, sopra le righe, ed anche volgare (da cui il sarcastico "duchessa"), ma è tutto contestualizzato in quel tono british che questa serie rappresenta bene. Inoltre temi come la maternità, il rapporto con i figli, l'amicizia, le relazioni passate o presenti, danno più di qualcosa su cui riflettere.

Non conoscevo Katherine Ryan, che se la cava bene nella sua interpretazione, che, ok, la serie ha un tono biografico, ma immagino non sia sempre se stessa, ed ho apprezzato anche la colonna sonora che hanno scelto. Molti hanno paragonato The Duchess a Fleabag (qui la mia recensione), ma siamo secondo me a due livelli diversi: intanto per la qualità della scrittura generale, ma soprattutto perché Fleabag riesce ad avere un livello di serietà (senza mai diventare seriosa) e profondità che The Duchess non ha e non credo voglia avere. C'è chi se l'è bevuta tutta di un fiato, e su Netflix pare sia una delle serie più viste del periodo.
Purtroppo la serie è stata cancellata dopo solo una stagione. 


The Last Word
Prima stagione
⭐⭐⭐

Karla Fazius crede di avere una famiglia quasi perfetta: il marito è uno stimato dentista, e i figli, fra alti e bassi, se la cavano. Tuttavia, al giorno del 25esimo anno di matrimonio, proprio alla fine dei festeggiamenti, il marito di Karla, Stefan, muore improvvisamente di infarto. Oltre alla sofferenza per l'evento, la donna scoprirà che la sua vita in realtà non è così impeccabile come pensava.

È passata forse più in sordina The Last Word, serie tv tedesca in sei puntate disponibili su Netflix dal 17 settembre, ma a me è piaciuta abbastanza. In genere sottovalutiamo le produzioni europee, pensando possano essere fiacche, ma questa serie tv parte invece da un ottica interessante: il trauma del lutto può essere affrontato in modo diverso, a volte anche anticonvenzionale, e quando una persona cara se ne va, non significa necessariamente che dobbiamo ricordarla con malinconia e tristezza. A volte sono molte le cose che vorremmo ancora dire, e c'è sempre tempo per farlo, e poter andare avanti. 

Ho trovato interessante anche il personaggio di Karla perché sembra abbia metabolizzato la morte del marito praticamente in un istante, ma non è così, e dimostrerà di avere un carattere sfaccettato, diretto ed irriverente. Mi sono piaciute meno le storyline dei due figli, che ci danno il loro punto di vista sull'elaborazione del lutto, ma rischiano di essere un po' ripetitive, specie quella della figlia maggiore. In ogni caso, qui e lì, entrambi i ragazzi danno qualche momento di comicità o di sorriso, insieme alla nonna e ad altri personaggi, che va ad alleggerire un tema che può essere difficile da affrontare.

Effettivamente mi aspettavo che The Last Word fosse un po' più ironica e leggera come serie tv, invece si è rivelata a tratti intensa e profonda, ed anche commovente (non avevate dubbi a riguardo); allo stesso modo avrei voluto maggiore ritmo in certe puntate, e queste sono principalmente le ragioni delle tre stelle. Ho comunque molto apprezzato il tono quasi pungente con cui viene trattato un argomento quasi sacro e tutto ciò che lo circonda. Perché The Last Word è sì una serie sulla morte, ma anche sulla vita e sull'amore che riescono a superare anche i momenti più drammatici. 
Non ci sono anche in questo caso notizie su una seconda stagione, ma in ogni caso questi sei episodi funzionano benissimo anche da soli. 


Perry Mason (2020)
Prima stagione
⭐⭐⭐🌠

Ci sono remake, o prequel, che non hanno senso di esistere perché spesso risultano pasticciati, poco interessanti o ben al di sotto delle aspettative. Non è però il caso della nuova serie tv sulle vicende di Perry Mason, il famoso avvocato tratto dai romanzi di Erle Stanley Gardner, che in questo ultimo lavoro firmato HBO, ci viene presentato in vesti diverse. Andiamo infatti all'origine di quello che diventerà il re del foro, ma questa serie del 2020 ce lo presenta come un uomo pieno di ombre, ancora traumatizzato dai ricordi della prima guerra mondiale, dipendente dall'alcol e che ancora lavora come semplice investigatore. Sarà un caso molto forte, a tratti inquietante, a far crescere Mason e a metter il primo mattone della sua lunga ed intensa carriera.

Questa nuova serie tv su Perry Mason mi ha convinto abbastanza da inizio a fine, sicuramente grazie all'interpretazione di Matthew Rhys, che secondo me se la cava sempre bene in questi ruoli un po' stropicciati e scapestrati, che non hanno un percorso facile. Assistiamo quindi all'evolversi di due strade: da un lato lo sviluppo del personaggio, di cui conosciamo anche le origini (che io personalmente ignoravo non avendo visto mai assiduamente la serie degli anni '60, e non avendo letto i romanzi), e dall'altro l'intreccio narrativo del caso specifico.

La storia che racconta questa nuova serie è cupa, a tratti anche angosciante e con uno sviluppo della tensione abbastanza ben gestito. Ci sarebbero un paio di episodi dove effettivamente avrei preferito che ci fosse più ritmo, ma non hanno rallentato di troppo la mia visione. 
Mi aspettavo anche un maggiore sviluppo di un personaggio, che sembra sempre al centro della scena, e che quindi ti aspetti un po' abbia un reale peso nel dirigere le vicende, ed invece poi si rivelerà poco più che una facciata.

Perry Mason del 2020 è una serie che sicuramente va seguita con attenzione e che l'attenzione comunque stimola, grazie anche ad una storia non scontata e che non cade nel buonismo dei bravi e dei cattivi, ma che racconta situazioni e persone tutte imperfette, ferite, e tratteggiate drammaticamente. Però non l'ho trovata comunque complicata e cervellotica, senza contare poi che qui e lì strizza l'occhio ai giorni nostri, pur essendo perfettamente ambientata negli anni '30. La ricostruzione, i costumi e le scene dell'epoca mi son sembrati ben riprodotti. Per cui, amanti delle storie noir, c'è pane per i vostri denti. Gli otto episodi di Perry Mason sono stati trasmessi dall'11 settembre al 2 ottobre di quest'anno, ma la trovate on demand. Pare che HBO abbia già in programma una seconda stagione e la aspetto volentieri, ma è stata cancellata dopo questo rinnovo. 





|Beauty Cues #WeeklyMask|
Perché le maschere coreane PACKage sono TOP!

Conoscete il brand PACKage? Io avevo notato le maschere in tessuto di questa azienda coreana, se non ricordo male, dalla mia amica Simona (MissPenny09), ma una volta che me le son ritrovato davanti sul sito di Lillapois non ho potuto non cedere a provarle. Qui e lì in rete lo chiamano Consolation Pack, e già il nome mi fa ridere, perché si tratta di tre maschere viso che a loro volta hanno nomi particolari e appunto di incoraggiamento.




Le maschere Package sono distribuite da Miin Cosmetics e, in particolare queste, sono prive di otto elementi quali siliconi, parabeni, oli minerali, fragranze, pigmenti, peg, alcol e fenossietanolo. 
Se vi va di conoscere i dettagli della mia esperienza con queste sheet mask non vi resta che proseguire.



PACKage Don't Worry Healing Mask
Maschera viso riparatrice a base di centella asiatica



Confortevole in tutto e per tutto, così mi sento di definire questa maschera in tessuto Package. Confortevole nella forma che ha, perfetta per chi come me usa le maschere mentre sta seduto, guarda un film o fa altre faccende, perché non casca, grazie ad una adesione impeccabile alla pelle.
Quello che Package ha saputo fare è stato unire un tessuto ottimo, molto sottile ma dalla consistenza un po' più corposa e rigida, così da poter essere applicata facilmente, e dall'altro lato hanno aggiunto molto siero fluido che si aggrappa al tessuto e non sporca in giro.
Ho trovato molto confortevole anche la sensazione sul viso, lievemente rinfrescante ma non al punto da disturbarmi anche nelle sere più fredde (era in realtà inverno quando l'ho utilizzata ndr).
Ho lasciato agire la Don't Worry Healing Mask fino a quando la mia pelle non aveva assorbito praticamente tutto il siero, perché ne sentivo l'esigenza. La sua efficacia è già espressa nel nome: dovrebbe infatti avere un'azione riparatrice e lenitiva, anche per pelli infiammate dall'acne, grazie a ben l'80% di estratto centella asiatica (qui il mio approfondimento su questo ingrediente), il madecassoside, gli estratti di alcea rosea e di Houttuynia cordata, entrambe piante con proprietà antiinfiammatorie e antiossidanti.



C'è però un ingrediente che, seppur a fine dell'INCI, preferisco evitare, chiamato SH-Oligopeptide-1 o EFG (Epidermal Growth Factor). È un peptide che è stato scoperto diversi anni fa e pare abbia l'efficacia comprovata di stimolare la crescita cellulare. Questo lo rende perfetto nella cosmesi perché va a riparare le cellule e di conseguenza agisce anche su pori dilatati e rughe. Ma, seguitemi bene in questo passaggio, la stimolazione e la crescita data dall'EFG può portare anche alla stimolazione di cellule cancerogene, e questo lo rende una componente controversa.
Attenzione: non sto dicendo che questo peptide causa malattie della pelle, perché non è così, non muta le cellule della pelle, ma se abbiamo cellule che potenzialmente sono cancerogene, l'EFG ne potrebbe stimolare la proliferazione come fa appunto con le cellule sane. 'Ndo cojo, cojo, insomma. Io ad esempio ho molti nei sul viso e sul corpo per cui non sono sicuro di voler usare costantemente dei cosmetici che contengono Epidermal Growth Factor.

Tornando alla Don't Worry Healing Mask Package, non ho nulla da lamentare sull'efficacia: è vero che dopo averla rimossa la pelle era leggermente appiccicosa, ma una volta che il resto del siero si è assorbito la pelle era ben idratata e compatta, ed avevo effettivamente la sensazione che la pelle fosse più resistente, lenita ed elastica. Considerate che l'ho usata dopo aver fatto la barba, e, nonostante non avessi irritazioni date dalla rasatura, ha comunque ridato comfort alla pelle. Tuttavia, per via di quell'ingrediente, non credo che questa maschera Package finirà di nuovo fra i miei acquisti.
Piccole note tecniche: l'azienda suggerisce un tempo di posa di 10/20 minuti, che ho ampiamente sforato, e la Don't Worry Mask ha una profumazione delicata e gradevole. 

INFO BOX
🔎 Lillapois, Miincosmetics
💸 € 2.98
🏋 25gr
🗺 Made in Corea
⏳  Maschera monouso
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PACKage Sweet Dream Deep sleeping mask
Maschera viso nutriente per pelli secche



La Sweet Dream PACKage è una esperienza a 360 gradi. Intanto il siero che avvolge la maschera non è il classico gel fluido, ma una emulsione leggera e morbida che inumidisce tutta la sheet mask. È vero, la consistenza di questo siero non permette una distribuzione perfetta dello stesso, ci sono aree in cui si accumula e nella bustina ne era avanzato, ma non è stato affatto difficile cercare di stenderlo in quelle zone della maschera con meno siero. E poi è così abbondante che ci ho coperto viso, collo e braccia. Anche in questo caso, l'impressione che ho avuto sul viso è quella di una delicata e piacevole freschezza.
Al tatto si avverte che questo siero è ricco di sostanze nutrienti come olio di macadamia, di jojoba, burro di karitè, ma anche arginina e acido ialuronico.
Il nome di questa Sleeping Mask Package è dato dal fatto che dovrebbe essere utilizzata la sera così da nutrire a fondo la pelle ma anche perché svolge un'azione aromaterapica: in INCI troviamo infatti anche olio di lavanda ed estratto di lavanda, che danno alla maschera un aroma ottimo. 
Può risultare indubbiamente un po' troppo intenso per alcuni, purtroppo irritante per altri, ed in effetti per la prima volta in casa mi hanno chiesto che maschera stessi facendo proprio perché avevo lasciato la scia di questo aroma. Tuttavia il profumo non mi ha dato alcun fastidio, anche perché ad averla sul viso ci si abitua. Specifico che quello della lavanda non è fra le mie fragranze preferite, eppure questo è davvero rilassante, piacevole, un pelino dolce.





Ho allungato i tempi di azione della Sweet Dream PACKage perché la mia pelle era abbastanza secca quando l'ho fatta e anche grazie al fatto che la maschera è comoda e non si è scollata fino a quando il siero non si è assorbito.
È indubbiamente una maschera da fare la sera e per pelli da secche a molto secche, infatti una volta che ho rimosso la Sweet Dream Sleeping Mask, sul viso avevo ancora parecchia emulsione che ha impiegato diversi minuti ad assorbirsi. Non mi ha dato però alcun fastidio perché nonostante l'indubbia abbondanza questi residui non appesantiscono il viso.
La pelle risultava distesa, ma soprattutto profondamente nutrita e idratata, ridando al viso tutte quelle sostanze e quel benessere di cui aveva bisogno; non ho sentito nemmeno il bisogno di aggiungere altro alla mia skin routine serale.
Se in genere trovate che le maschere in tessuto non vi diano l'idratazione che sperate o di cui avete bisogno, date una chance a questa sheet mask PACKage perché potreste innamorarvene e credo possa essere un buon aiuto specie durante il periodo invernale, o come trattamento di relax completo.
Piccole note tecniche: sulla maschera vera e propria doveva essere scritta la frase "You did well today, sweet dreams", ma io non l'ho vista. La confezione si ispira ovviamente ad Audrey Hepburn in "Colazione da Tiffany".

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PACKage I Love Myself  make up boosting mask
Maschera viso idratante e perfezionante




Ho aspettato di utilizzare questa maschera viso Package non perché dovessi truccarmi, ma nel momento in cui avevo la pelle più secca, ma anche leggermente ruvida in alcuni punti perché la I Love Myself contiene una miscela di ingredienti interessanti: troviamo infatti diversi alfaidrossiacidi, come acido glicolico, lattico, malico, tartarico uniti ad alcuni acidi della frutta, e a sostanze idratanti quali acido ialuronico, glicerina e arginina. Questo perché la I Love Myself Mask dovrebbe preparare la pelle per una applicazione del make up migliore, svolgendo una sorta di doppia funzione.
Fra le maschere PACKage è quella con il siero più fluido e anche il tessuto mi è sembrato leggermente più sottile delle altre, ma sempre efficace nell'aderire alla pelle e fare in modo che le grandi quantità di siero non sgocciolino via.
Non sono riuscito a definire l'odore di questa sheet mask ma non mi è sembrato particolarmente presente durante la posa. Io l'ho lasciata agire davvero a lungo, forse anche più di un'ora perché era davvero molto imbevuta, e l'ho rimossa che era ancora in parte umida, ma ero anche stufo di averla su. 




I benefici che ho tratto dalla I Love Myself Package sono molteplici: aumenta certamente il livello di idratazione della pelle, al punto che avrei anche potuto risparmiare di aggiungere altri prodotti della skin care. La pelle inoltre appariva più liscia, le zone ruvide erano sparite completamente, e morbida, oltre che un po' più tonica. Prima che la leggera sensazione di appiccicoso che la I Love Myself mi ha lasciato, passasse del tutto, è servito un po' di tempo, ma non mi ha comunque appesantito il viso, non mi ha infastidito al punto da dover sciacquare. 
La maschera viso I Love Myself secondo me è perfetta per pelli secche, disidratate e che hanno bisogno di essere esfoliate, ma dolcemente, infatti, nonostante la mia posa durata un'era geologica la mia pelle non aveva rossori o irritazioni. Non credo sia la maschera ideale da fare al mattino, specie se non avete tempo, ma più per un evento particolare in cui riuscite a fare una applicazione come si deve.
Piccola nota tecnica: anche il giorno seguente la pelle era morbida e liscia. 

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🔎 Lillapois, Miincosmetics
💸 € 2.98
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Come sempre le maschere in tessuto coreane si rivelano essere le migliori nel settore, non solo per la scelta di ingredienti e quindi efficacia, o come miglior scelta di materiali, ma anche nell'idea di creare dei prodotti che siano anche carini, simpatici, che facciano bene alla pelle ma anche all'umore.
Conoscevate PACKage?



|P_laylist|
La noia... cioè la musica dell'ultimo mese.

Sono un po' fiacche, almeno per me, le nuove uscite in fatto di musica che si sono susseguite fra metà settembre e ottobre, ma ho comunque ascoltato qualcosa e quindi siamo qui con un'altra P_laylist.


Levante - Vertigine

Non è un singolo vero e proprio, ma Vertigine fa parte della colonna sonora della terza stagione della serie tv Baby di Netflix (che non seguo). Eppure questa nuova canzone di Levante, mi è piaciuta, nonostante non abbia nulla di originale, soprattutto a causa dell'ormai consunto arrangiamento pop-elettronico. Ho apprezzato però il vibe ed il significato di Vertigine, questo richiamo alla paura ma anche al coraggio dell'adolescenza. Non posso però negare che non ho dato a questa canzone più di un paio di ascolti.


Sam Smith - Diamonds

Pensavo che avrei ascoltato molto più spesso la nuova Diamonds di Sam Smith, ma alla fine non è stato così. Ma la colpa secondo me è sua, che attira con una prima strofa, ma si banalizza con il ritmo dei ritornelli. Insomma una bella canzone da radio, ma anche qui, non sono andato oltre i tre/quattro ascolti. Il 30 Ottobre dovrebbe uscire il suo album, staremo a vedere. 


Annalisa - Nuda (Album)

A questo punto credo che ad Annalisa fischieranno le orecchie, visto che anche la scorsa P_lyalist si parlava di lei. Il 18 settembre è uscita la sua ultima fatica intitolata Nuda, un album con 13 tracce e qualche featuring qui e lì, in una miscela di pop, pop-elettronico, vene dance e urban.

 

Un mix insomma di suoni e parole che fanno grip sui più giovani, come già mi avevano suggerito i singoli, ma che nell'insieme risultano un po' caotici e scoordinati. In generale non è un album adatto a me, e dopo averlo ascoltato un paio di volte, aver esitato forse un po' di più su Graffiti e N.U.D.A, aver fatto fatica a non skippare D'oro e A te cosa piace, ho messo il disco da parte. Nuda (quante nudità ci sono in questo album?) e Principessa avevano il potenziale per funzionare come singoli questa estate, ma per il resto preferisco una Annalisa più melodica, con le ballate dei primi tempi. 


Ava Max - Heaven & Hell (Album)

Heaven & Hell: Ava Max: Amazon.it: Musica

Un'altra che fra poco mi imporrà un'ordinanza restrittiva è Ava Max, che va e torna nelle mie playlist, e che finalmente, il 18 settembre, ha pubblicato il suo primo album Heaven & Hell. Un concetto che poteva risultare interessante, ma che nei fatti, oltre a non avere un particolare parallelismo fra il tema e i brani, non mi ha colpito particolarmente.

 

La maggior parte del disco era già stata svelata da tempo, così come la direzione che avrebbe preso: un pop funzionale alle classifiche, che spicca solo grazie alla bella voce di Ava Max. Per il resto non c'è stato qualcosa che mi abbia impressionato particolarmente, visto che tutti i brani di Heaven & Hell si stazionano su un ritmo radiofonico che, per me, non riesce a superare l'ascolto momentaneo. In generale, credo che i pezzi migliori del disco siano già stati utilizzati come singoli; per il resto, e mi riferisco in particolare a Rumors ad esempio, o Born to the Night, gli slanci sono pochi. Ava ha una buona versatilità, qui e lì ci fa notare la sua grande estensione, per cui credo le serva solo farsi le ossa. 


Keith Urban, Pink - One Too Many

È stato per puro caso e semplice curiosità di come sarebbero suonati insieme che ho sentito questa canzone di Pink con Keith Urban. Non sono proprio il fan numero uno del country pop, ma poteva andare peggio. 


Sia - Courage to Change


Onestamente non sto più dietro alle novità che Sia pubblica, perché tanto ti svegli al mattino, e lei è sempre impicciata in qualcosa. Se non ho capito male, Courage to Change è il suo nuovo singolo, ma è tratto comunque dal suo prossimo film intitolato Music. Se vi sembra di averlo già sentito, è perché ha lo stesso identico ritornello di Courage, brano del 2019 che si trovava nell'album Hurts 2B Human di Pink. E chi ha scritto quella canzone? Sempre Sia.
Capite perché sono confuso?


OneRepublic - Wild Life

Non è un vero e proprio singolo la nuova Wild Life dei OneRepublic, perché è tratta dalla colonna sonora del film Clouds/Nuvole di Disney +, che onestamente nemmeno sapevo esistesse. Tuttavia potrebbe funzionare bene anche come brano a sé, seppur non sia riuscito a convincermi del tutto. Non avrete capito nulla, ma voglio solo dire che Wild Life è promossa secondo me ma con una sufficienza. 


Demi Lovato - Still Have Me

Quando le persone comuni si lasciano, ascoltano musica deprimente, ma se sei un cantante, allora quella musica la fai. D'altronde Adele ci ha fatto una carriera sulle nostre lacrime. Proprio di recente Demi Lovato ha lasciato il fidanzato, conosciuto più o meno otto mesi fa, sciogliendo anche la promessa di matrimonio, ché evidentemente avevano fretta. Così ha pubblicato questo brano, Still Have Me, molto malinconico, ma che onestamente non credo riuscirà a superare la stagione. Un abbraccio comunque a Demi.


Negramaro - Contatto

Sono abbastanza deluso dal nuovo singolo dei Negramaro, che non so perché mi ricorda la sigla di un programma di medicina e salute. Il beat elettronico, in questo caso, credo che spenga l'attenzione dal testo che invece potrebbe invece avere tutt'altra intensità. 


Shawn Mendes - Wonder

C'è qualcosa nella voce (e sottolineo la voce) di Shawn Mendes che di tanto in tanto mi colpisce, poi però lo sento in brani come la sua nuova Wonder, che alla fine sembra ripeta sempre la stessa solfa, senza mai un'apertura. Al terzo ascolto mi ha annoiato. 


Carl Brave, Elodie - Parli Parli

Non ho molte parole da spendere (cogliete l'amara battuta) su questa collaborazione fra Carl Brave e Elodie, se non che mi aspettavo altro. Forse non ho mai parlato qui della musica di Brave, al secolo Carlo Luigi Coraggio, ma l'ho ascoltata e non fa proprio per me questa commistione di indie, rap e hip hop. Parli Parli non è male, il video poi è simpatico e ben congeniato, ma ridurre Elodie ad un paio di ritornelli, in cui secondo me il suo timbro non è così riconoscibile, è stato un errore. 




|Beauty Cues|
Hair Care PH Bio: un promosso e un rimandato!

Ho navigato fra i prodotti PHBio per diverso tempo, iniziando con quelli per la cura del corpo, scoprendo poi i prodotti per capelli ed arrivando persino all'igiene orale.
PH Bio si è rivelata essere un'azienda abbastanza dinamica, che ha tirato fuori anche belle sorprese, ma al cui non sempre sono riuscito a stare al passo, in parte per necessità, in parte per interesse, ma è diventato un brand su cui contare quando mi serve qualche prodotto, anche perché, fino ad adesso, la mia esperienza è stata quasi sempre positiva.
Qualche tempo fa infatti avevo acquistato due prodotti Ph Bio per la cura dei capelli, di cui uno che mi aveva messo molta curiosità.

Sono stati parte della mia hair routine in questa estate e dell'inizio dell'autunno, e li ho portati a termine anche con piacere, ma uno di questi non risponde a pieno alle mie esigenze.
Vi ricordo che PH Bio non è più solo disponibile nelle vendite periodiche da Lidl, ma anche sul sito dell'azienda e l'ho trovata anche su altri e-commerce.

PhBio Shampoo Camomilla e Aloe vera 
per Capelli Colorati e Sensibili




Dopo l'ottima esperienza con lo shampoo Miglio e Avena, questo con Camomilla e Aloe era fra i papabili per adattarsi alle mie esigenze, visto che è caratterizzato "dalle proprietà lenitive ed emollienti nei confronti del capello e del cuoio capelluto". Questo ovviamente grazie agli estratti di camomilla e aloe, ma all'interno di questo shampoo PhBio ci sono anche calendula, elicriso, edera e glicerina quindi tutte componenti che dovrebbero essere in linea con lo scopo dello shampoo. 
Lo ripeto sempre, ma credo sia importante dire che ho dei capelli non semplici da gestire: il mio cuoio capelluto trova ogni scusa per irritarsi, seccarsi e desquamarsi, sia per il cambio di stagione, lo stress o chissà che altro, visto che non produce molto sebo; i miei capelli invece, pur essendo corti, tendono ad essere secchi e possono incresparsi, difficilmente qualcosa li appesantisce, ma voglio che restino puliti, leggeri e voluminosi. 




Lo shampoo Camomilla e Aloe Vera PHBio ha una consistenza gel che diluito con acqua diventa una schiuma molto avvolgente che aiuta il lavaggio. La profumazione è fresca e gradevole ma non la assocerei direttamente ai fiori di camomilla, ma più un odore naturale e tendente all'erboso. Su di me non permane dopo il lavaggio.
In questo shampoo PhBio ho comunque trovato gli elementi che ricerco di solito: da un lato deterge bene il cuoio capelluto, ma dall'altro non va a pungolare quella innata sensibilità che lo caratterizza. In generale è anche gentile sui capelli visto che, nonostante debba associarlo per forza ad una maschera o ad un balsamo per una resa estetica migliore, non si aggrovigliano o seccano col lavaggio, ma restano abbastanza morbidi e leggeri. 
I miei capelli restano sempre puliti quattro o cinque giorni, ed anche con questo prodotto non ho notato variazioni.
Sebbene nasca quindi per capelli sensibili, credo che lo shampoo Ph Bio Camomilla e Aloe vera sia adatto praticamente a chiunque, eccezione fatta forse per chi vuole una azione purificante e sgrassante più profonda. Non preoccupatevi per la presenza di camomilla perché non va a schiarire i capelli, o per lo meno io non ho notato variazioni di colore. Inoltre nonostante la quantità di schiuma, si sciacqua molto rapidamente.

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PHBio Maschera Capelli Canapa
Districante

Prima di affermare che un prodotto è più o meno adatto a noi, credo sia importante capirne tutte le caratteristiche e soprattutto per chi è stato pensato quel cosmetico. Quando ho acquistato questa Maschera per Capelli di PhBio, mi sono fatto attirare più dalla presenza di olio di Canapa (qui il mio approfondimento sui vari estratti di questa pianta) che dalla sua specifica funzione, ed ho sbagliato. 
Questa maschera PH Bio è una crema dalla densità media, leggermente gelificata, aspetto che ne rende molto facile da stendere e distribuire uniformemente. È inoltre anche molto facile da rimuovere. Anche qui percepisco una fragranza che faccio fatica a descrivervi ma che ha sicuramente note fresche e erbose. 




Il modo di uso che indica PH Bio è molto più simile a quello di un balsamo, infatti non specifica dei tempi di posa particolarmente lunghi. Io ho giocato da questo punto di vista, sia applicando più prodotto, sia cercando di allungare i tempi di posa, ma ho ottenuto sempre gli stessi risultati.
Già leggendo la descrizione potevo capire che la Maschera Capelli Canapa non sarebbe stata adatta a me perché infatti dicono 
"arricchita con olio di canapa, gel di aloe ed estratto vegetale di rosmarino per donare ai capelli una combinazione sinergica di principi attivi in grado di donare morbidezza e luminosità."

Nell'INCI sono solo questi gli attivi funzionali, mentre mancano altri oli, burri e sostanze che possano condizionare, disciplinare e idratare la mia tipologia di capelli, ma pochi elementi districanti.



Il risultato della maschera alla canapa PHBio non è stato mai particolarmente soddisfacente. Se infatti subito dopo l'uso i miei capelli sono un po' più morbidi, luminosi e districati, siamo proprio ai minimi storici. Già il giorno successivo i capelli perdono di morbidezza, hanno già alcuni nodi, quindi non svolge la sua propria funzione, e non sono così lucidi. Soprattutto questa maschera non mi aiuta a rendere i capelli particolarmente disciplinati, tanto che l'utilizzare di un prodotto specifico per lo styling diventa obbligatorio
Purtroppo insomma non è stata una esperienza che ha colmato a sufficienza le mie esigenze, credo infatti che la Maschera Capelli Canapa sia più indicata per capelli sottili e non troppo complicati da gestire e da mettere in piega.

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Quali sono i vostri prodotti preferiti di PHBio? Avete provato le altre maschere capelli? Io vorrei dare ancora una chance a questa linea.




Nuovi film Netflix e una scommessa con voi 😂

Avevo intenzione di recuperare qualche film uscito negli scorsi mesi, o addirittura nel 2019 (anche prima a dirla tutta), ma poi son saltate fuori un paio di novità che hanno fatto saltare i miei piani. È stato però un piacevole cambio di rotta, e nonostante non abbia visto i film che ricorderò per tutta la vita, almeno posso dire di averli apprezzati nel loro genere. 


Enola Holmes (2020)

Il giorno dei suoi 16 anni, Enola, sorella del famosissimo investigatore Sherlock Holmes, scopre che sua madre Eudoria è sparita misteriosamente. Nulla fa pensare ad un rapimento, ma allora dov'è finita la donna?
Una settimana dopo, i due fratelli maggiori di Enola, Sherlock e Mycroft, la raggiungeranno per scoprire dove sia la loro madre, ma non andrà come sperato. I due uomini infatti non riescono a capire le intenzioni di Eudoria, e soprattutto si imporranno sulla giovane Enola. Il severo Mycroft, in particolare, non sarà d'accordo con l'educazione che ha ricevuto la ragazza, sveglia sì, ma poco aggraziata e femminile nei modi. D'altronde, con la scomparsa della madre, Mycroft sarà il tutore di Enola, per cui disporrà della sua educazione, costringendola ad andare ad una scuola di buone maniere per signorine. Ma Enola non ci sta, intenzionata soprattutto a trovare la madre, così da poter anche sfuggire ai piani del fratello. L'unica strada che si prospetta per lei sarà scappare, ma la sua avventura si rivelerà più tortuosa del previsto.

Prima di parlare di Enola Holmes secondo me è necessario fare una premessa per i puristi: si tratta di un film tratto da una serie di libri gialli per ragazzi pubblicati fra il 2006 e il 2010. Questo vi dovrebbe già dare un'idea di che tipo di film possa essere questo di Netflix: una storia leggera, a tratti divertente, dove non manca l'ironia, l'avventura, i momenti di tensione, seppur mai nulla che ci costringa ad una apnea troppo prolungata. Enola Holmes è un film per ragazzi (forse più per ragazze, ma queste distinzioni così nette non mi piacciono) e lo si vede in tutto e per tutto: dalla struttura del film stesso, alla scelta del cast che strizza l'occhio al pubblico più giovane. 
Mettete da parte quindi una perfetta coerenza storica o un intricatissimo giallo cervellotico che fino alla fine vi confonderà, perché i punti forti di Enola Holmes secondo me sono altri. 

È infatti un film decisamente più moderno, fresco, dove l'eroe per una volta è una donna, e la principessa da salvare è invece un visconte. I dialoghi sono sciolti e rapidi e non ci si perde troppo in momenti di noia o in spiegazioni. O meglio, è la stessa Enola a darcele rompendo la quarta parete. A me non è dispiaciuto affatto il risultato, le due ore, per quanto eccessive per la storia da raccontare, mi sono volate, e non l'ho trovato un film infantile o troppo banale.
I punti deboli di Enola Holmes potrebbero essere forse due macrocategorie: la semplicità e l'eccesso. Si eccede forse nel voler dare tanto spazio alla protagonista, che sin da subito, senza tentennamenti, supera in ingegno persino la brillante mente del fratello, nel sottolineare troppo e in troppi modi il tema della riscossa al femminile, nell'accontentare il pubblico più giovane, ma meno quello adulto e smaliziato. La semplicità invece è nella storia, che ha ben pochi momenti di reale suspense. 

Due aspetti che però per me non hanno intaccato la piacevolezza del film, che risulta carino, divertente, di compagnia. E se l'intento era quello di portare spensieratezza, secondo me ci sono riusciti.
Millie Bobby Brown non è la mia attrice preferita perché, detto onestamente, credo che la sua fama superi il suo talento, ma ha fatto un ottimo lavoro nel sostenere da sola un film. D'altronde lei è anche uno dei produttori, per cui si è scelta bene la parte. Un po' più imbambolati gli altri attori, chiusi forse in personaggi troppo marginali.
Enola Holmes sarebbe dovuto uscire al cinema ma, a causa del Covid, Netflix ha acquistato i diritti rendendo il film disponibile dal 23 settembre e secondo me è stata una scelta vincente perché la storia credo si adatti alla perfezione ad una piattaforma streaming. Con un click qui potete raggiungere la recensione del sequel, Enola Holmes 2.

Genere: drammatico, giallo, avventura
Durata: 123 minuti
Regia: Harry Bradbeer
Uscita in Italia: 23 settembre 2020
Paese di produzione: Regno Unito
Voto 6.5


Love, Guaranteed (2020)

Resto su Netflix con una commedia romantica, che, seppur semplicissima, è stata gradevole.
Susan è un avvocato pro bono, un po' squattrinata, con tante buone intenzioni, il suo studio però sta lentamente fallendo visto che sceglie sempre cause che aiutano il prossimo, ma non le sue finanze. Un giorno però alla sua porta bussa il giovane medico Nick Evans che vuole far causa ad una app per incontrare l'anima gemella, visto che, dopo centinaia di appuntamenti, non ha ancora trovato la persona giusta. Susan ovviamente non può fare altro che accettare, ma è possibile garantire l'amore?

Love, Guaranteed è un film giusto per quel che sono le sue intenzioni: raccontare una storia leggera, romantica, non troppo melensa, con qualche battuta divertente. Come in Un amore e mille matrimoni, anche in questo caso secondo me si tratta di un film adatto al suo genere, che non spicca per trovate creative, ma che secondo me non annoia e fa trascorrere piacevolmente quell'ora e mezza di visione.
È vero che potevano magari approfondire di più la stessa morale del film, farla diventare un po' il perno intorno a cui gira tutto, però il punto di partenza che hanno scelto non è poi così scontato, e, se avete avuto a che fare con le chat di incontro saprete che quanto racconta Love, Guaranteed non è poi così irreale o strambo.
Se cercate una commedia romantica quasi classica, leggera e rapida, ve lo consiglio, se invece avete un palato più fine ed elaborato, lasciate perdere.

Genere: romantico, commedia
Durata: 90 minuti
Regia: Mark Steven Johnson
Uscita in Italia: 3 settembre 2020
Paese di produzione: Stati Uniti
Voto 5.5


Onward - Oltre la magia (2020)

Ian è un adolescente che vive con la madre Laurel ed il fratello maggiore Barley in un mondo fantastico, in cui però la magia è stata quasi completamente soppiantata dalla tecnologia, e che ha perso il proprio attaccamento al passato. Il giorno del sedicesimo compleanno (sì, un'altra volta) di Ian, Laurel dà al figlio un regalo che il padre dei due ragazzi aveva messo da parte prima di morire prematuramente. Si tratta di un bastone magico, una gemma di Fenice e una lettera in cui è spiegato come utilizzare questi elementi per fare un incantesimo evocativo per 24 ore. Barley coglierà subito l'occasione per rievocare il padre, ma non riuscirà. Sarà un po' per caso che invece Ian eseguirà l'incantesimo quasi alla perfezione. Le cose infatti non vanno per il meglio, e i due fratelli dovranno lanciarsi in una missione incredibile per poter rivedere ancora una volta il padre.

 

Non credo debba cercare molti giri di parole per dirvi che Onward - Oltre la magia mi è piaciuto tantissimo, ed è cosa rara per me visto che si tratta di un film di animazione con un tema fantasy. Eppure a spiccare è una certa maturità della storia e dei temi che abbraccia, uno su tutti, il più forte, l'elaborazione della perdita di un genitore. All'interno del film c'è una vena autobiografica, visto che il regista e sceneggiatore ha inserito componenti del suo vissuto e appunto della perdita del padre.
Messa così può sembrare forse una trama troppo seriosa e cupa, ma non è quello che Onward ha trasmesso a me.

Il primo passo è infatti un viaggio all'avventura, che si trasforma in un percorso più intimo all'interno di sé, alla scoperta e alla riscoperta di sé, ma anche di crescita, perché, in certe situazioni, non possiamo fare altro che guardare avanti. A far funzionare certi temi profondi, in un film che alla fine è rivolto ai bambini, c'è secondo me una doppia chiave di lettura: quella più semplice che appassiona appunto i più piccoli, come la magia, l'imprevedibilità degli eventi, e l'affetto fra i due fratelli; e quella più amara, più malinconica, più realistica per noi adulti, che conosciamo magari meglio il senso di mancanza di un caro che a volte semplicemente non può essere colmata, del tempo che passa e che non c'è modo di portarlo indietro.

Onward secondo me è un film ben congegnato, con tutti i tasselli che prima o poi finiscono per avere un senso e funzionare. In generale è emotive e coinvolgente, con tutti gli elementi che ricerco in un film, senza che però si scivoli nel pietistico o nello sdolcinato.
I personaggi sono ben strutturati, tridimensionali non banali, i due fratelli ad esempio hanno due caratteri che spiccano nella loro diversità. Mi è piaciuto poi come abbiano saputo mescolare moderno, attuale, pop e al tempo stesso un tocco retrò: il fratello ad esempio ha questo furgone "truccato" che fa molto anni '90, ma si capisce che al tempo stesso la storia è ambientata ai giorni nostri.
Molti hanno paragonato Onward Oltre la magia a Coco (qui la recensione), per la similarità del tema, ma secondo me non siamo a quei livelli sotto tanti aspetti. Resta però un film che ho consigliato a chiunque e, un motivo in più per vederlo, è che in certi paesi è stato censurato un personaggio (che sullo schermo dura esattamente un minuto), perché accenna di essere lesbica e avere una figlia.

Genere: animazione, fantastico
Durata: 102 minuti
Regia: Dan Scanlon
Uscita in Italia: 19 Agosto 2020
Paese di produzione: Stati Uniti
Voto 8


Avrò pianto con Onward? Le scommesse sono aperte nei commenti.




Maschere e Trattamenti Lifting Skin Station 💆🏻‍♂️

Credevo che la mia scorsa review sui trattamenti illuminanti di SkinStation potesse interessare giusto a me e a quattro gatti fissati con le maschere viso, ed invece ho notato che vi è piaciuta e vi ringrazio. 
Skin Station d'altronde ha una così ampia scelta che è facile farsi stuzzicare. Quando presi le maschere di cui vi parlai nella precedente recensione, nel mio ordine da Tigotà finirono anche quelle con effetto Lifting, quindi tonificanti e distensive della pelle.




Sono due linee di trattamenti diversi, che dovrebbero agire per lo stesso scopo appunto, ma lo fanno tutti con ingredienti attivi differenti, e se volete sapere se su di me hanno sortito qualche effetto, vi lascio ad ogni singolo dettaglio della mia esperienza con questi prodotti.


Skin Station Maschera Hydrogel Al Veleno di Vipera
Effetto Filler e Lifting Intensivo




Fa sempre strano leggere "veleno di vipera" su un cosmetico, ma vi ricordo che si tratta di un peptide ad effetto botox-like, cioè che dovrebbe rallentare le contrazioni muscolari così da attenuare le rughe. Questa Maschera Hydrogel Skin Station inoltre contiene
"l'Acido Jaluronico, con tre differenti pesi molecolari, crea un film idratante in grado di preservare l'elasticità della pelle; il Collagene, dall'effetto lifting, mantiene la pelle giovane e compatta; la Vitamina E, dall'effetto antiossidante, preserva la pelle dall'invecchiamento cutaneo."
Skin Station non sottolinea poi la presenza di estratto di semi di ippocastano e ginkgo, entrambi tonificanti e antiossidanti.
Non mi soffermo più di tanto sull'aspetto e sull'applicazione di queste maschere Skin Station, perché è sempre la stessa storia: lo strato di hydrogel è sottile e rende la maschera perfettamente aderente alla pelle. Sono prodotti che non consiglierei a visi grandi o paffuti, perché hanno una forma non molto ampia, e non hanno l'elasticità delle sheet mask che potete modellare come volete. In questo caso fortunatamente è divisa in due parti, così è più facile sistemarla.
Ritorna, anche nella Hydrogel Al Veleno di Vipera, la tecnologia Cryo Effect ma sulla mia pelle non percepisco una particolare sensazione di freschezza.
L'odore anche in questo caso mi risulta chimico, ma che per fortuna non mi scoccia mentre la si lascia agire. I tempi di posa sono di 15/25 minuti.




La mia precisione mi spinge a dirvi che, rispetto ad altre maschere viso Skin Station, questa mi ha lasciato un lieve alone appiccicoso sulle mani quando l'ho applicata. Non so se ha senso, ma credo che sia il segnale di una formulazione effettivamente diversa delle altre. Ma non preoccupatevi perché sul viso non ho riscontrato alcun problema.
Inoltre ho notato che ha impiegato qualche minuto in più, circa 30, affinché l'hydrogel mi risultasse asciutto e assorbito dalla pelle.
Mettendo da parte le mie inutili congetture, non posso che ammettere che i risultati ci sono: la pelle appare leggermente più distesa e più compatta. La maschera Skin Station al veleno di vipera mi ha dato anche un po' di idratazione, certamente non al punto da farmi saltare tutta la skincare ma almeno dall'esserne una buona base. L'unico appunto che posso fare è stata colpa mia: praticamente non avevo notato che la maschera aveva formato una grinza sulla fronte, ed il risultato è stato una piega come se mi fosse rimasto sul viso il segno del cuscino.
Per cui se la provate, fate attenzione, ma per il resto, la Maschera Hydrogel Al Veleno di Vipera è promossa, a meno che abbiate una pelle molto matura e segnata, e speriate in effetti drastici.

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🔎 Tigotà, Grande Distribuzione
💸 € 2.99
🏋 1 maschera hydrogel
🗺 Made in Italia
⏳  Maschera monouso
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Skin Station Gel Effetto Filler al Veleno di Vipera
Effetto Lifting Intensivo




Questo gel viso Skin Station non credo possa considerarsi un trattamento settimanale, ma più un siero con tutti i crismi, tanto che la stessa azienda suggerisce di applicarlo quotidianamente sul viso pulito. Si tratta appunto di un gel liquido e sottile, con una fragranza fresca e leggera, che la mia pelle assorbe in un solo istante.
Sono poche le caratteristiche che SkinStation ci dice su questo Gel Effetto Filler, se non il fatto che contenga acido ialuronico, ma guardando l'INCI ho notato anche glicerina, e pochi altri agenti idratanti e lenitivi. L'azienda inoltre indica un massimo di 10 applicazioni con una sola bustina, ma io le ho sforate ampiamente superando i 25 giorni di uso, anche sul collo. La confezione richiudibile poi è un'attenzione che apprezzo in questo tipo di prodotti.




Il Gel Effetto Filler al Veleno di Vipera mi è piaciuto perché dà davvero un effetto tonificante e distensivo alla pelle, senza però calcare la mano sulla fastidiosa sensazione di pelle che tira. Io lo trovo asciutto sul viso, e non lascia residui né appiccica. L'ho utilizzato insieme agli altri componenti della mia skin routine senza che ci litigasse. 
Anche nel caso di questo Filler Gel è ovvio che non potete aspettarvi il miracolo: la sua efficacia è secondo me limitata a quei pochi ingredienti attivi, non si tratta quindi di un trattamento intensivo con una tecnologia particolare che possa fare una grande differenza su cuti molto segnate. Penso sia adatto a qualunque tipologia di pelle, anche grassa, o secca se accompagnato ad altri prodotti idratanti, che necessita maggiore turgore. 

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🔎 Tigotà, Grande Distribuzione
💸 € 2.99
🏋 15 ml
🗺 Made in Italia
⏳  3 mesi
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Skin Station Maschera Hydrogel Lifting Perfect
Pelle Tonica e Compatta




La maschera viso Lifting Perfect si differenzia ben poco dalla variante con veleno di vipera: nell'INCI infatti, seppur in posizioni diverse, appaiono gli stessi identici ingredienti, fatta eccezione ovviamente del peptide botox-like.
Purtroppo questa maschera Skin Station è in un unico pezzo, e secondo me è davvero un errore con questo tipo di materiale perché non si adatta bene al viso. Io, ad esempio, per poterla far aderire 
sul naso, ho dovuto tagliarla e l'ho adattata. Nulla di impossibile, ma ripeto, credo siano maschere che calzano a visi non troppo grandi, e 'azienda dovrebbe farle secondo me tutte in due parti.
Inoltre anche per quest Lifting Perfect Hydrogel Mask non mi è sembrata fresca sulla pelle.




Dopo il trattamento, la mia pelle appariva sicuramente più compatta, tonica e distesa, e allo stesso tempo la percepivo un po' più idratata. Tuttavia, anche con questa Skin Station, ho notato un paio di piccoli segni che mi erano rimasti sulla fronte, nonostante avessi prestato attenzione e tendere bene la maschera. Credo che il problema si risolverebbe a tenerla meno in posa, mentre io abbondo sempre con le tempistiche, anche perché me ne dimentico, ma non credo di aver superato di troppo i 25 minuti di posa suggeriti da SkinStation.
Inoltre, e forse è anche peggio, ho notato dei lievissimi rossori su un paio di punti del viso. 
Tutti questi aspetti non mi fanno bocciare in tronco la Maschera Hydrogel Lifting Perfect, però la mia puntigliosità non può sottolinearli e soprattutto, se la paragono alla versione con veleno di vipera, secondo me è un passo indietro, e non mi sento di consigliarla. Aggiungo che non mi ha lasciato residui sul viso, non rende la pelle appiccicosa.

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🔎 Tigotà, Grande Distribuzione
💸 € 2.99
🏋 1 maschera hydrogel
🗺 Made in Italia
⏳  Maschera monouso
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Skin Station Maschera Lifting Perfect
Pelle Tonica e Compatta 




Skin Station ha creato una sorta di corrispettivo in crema della maschera Hydrogel Lifting Perfect, ma dandole caratteristiche secondo me ancora più interessanti. Nell'INCI infatti troviamo acido ialuronico, collagene, fosfolipidi, aminoacidi, ubiquinone o appunto Q10, e un derivato della vitamina C. Inoltre, a dare una consistenza pastosa, ma molto facile da stendere, ci pensano il caolino e il biossido di titanio. Skin Station poi le ha dato questa profumazione leggermente talcata pulita e fresca che fa sembrare la Lifting Perfect quasi un trattamento più costoso. Anche in questo caso abbiamo la chiusura della bustina e anche con questa maschera ho sforato il numero di applicazioni: 5 sono quelle suggerite dal brand, almeno 10 abbondanti quelle che sono riuscito a ricavarne. 




Nonostante la presenza di argilla e caolino, la Maschera Lifting Perfect non si secca irrigidendosi particolarmente, seppur si asciuga sul viso dopo appunto 15 minuti, cioè gli stessi tempi di posa che consiglia Skin Station. Non si fa affatto fatica a sciacquarla via, proprio perché è cremosa, ma sottile.
Quello che ho apprezzato di questa maschera è il fatto che dà confortevolezza al viso, la trovo lenitiva, ammorbidente e lascia sicuramente la pelle liscia. In generale riesce a dare un aspetto migliore, almeno su di me, tuttavia non credo sia un prodotto che possa vantare una estrema idratazione della pelle. Il suo potere distensivo credo sia ad un livello medio-basso: i piccoli segni ne traggono giovamento, ma nelle aree più ampie non noto un particolare miglioramento di compattezza e tono.
Mi spiace, perché dovrebbe essere la sua funzione principale, ma, per quanto tutta l'esperienza di uso sia molto gradevole, ed abbia una buona resa, secondo me, la Maschera Lifting Perfect non centra appieno l'obbiettivo. Credo si adatti più a pelli miste e grasse e non particolarmente esigenti.

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🔎 Tigotà, Grande Distribuzione
💸 € 2.99
🏋 15 ml
🗺 Made in Italia
⏳  3 mesi
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Se la memoria non mi inganna non dovrei avere molte altre maschere di Skin Station da provare, ma fatemi sapere se voi intanto avete trovato le vostre preferite nella loro gamma. 


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