La lista aggiornata delle serie tv che ho abbandonato (quarta stagione)

Periodicamente mi piace fare un po' un resoconto e raccogliere le serie tv che ho lasciato indietro e di cui ho smesso di parlare (o non ho mai parlato) qui sul blog. È un modo non solo per confrontarmi con voi ma anche per schiarirmi la mente e chiudere qualche parentesi. Sono arrivato alla quarta stagione di questo appuntamento con le serie tv abbandonate, l'ultimo due anni fa, quindi c'è tanta roba di cui parlare. 

Inizio dall'abbandono più datato che riguarda la serie tv Perry Mason, una sorta di prequel sugli inizi della carriera del famoso avvocato che qui era interpretato da Matthew Rhys.

Un attore che apprezzo spesso e volentieri, e la prima stagione di Perry Mason, arrivata su Sky/NOW nel settembre del 2020, mi era sembrata interessante e piacevole, con un punto di vista diverso sul suo protagonista.
Si trattava di una bella produzione (fra i produttori esecutivi c'era anche Robert Downey Jr.) peccato però che la seconda stagione sia stata resa disponibile dopo 3 anni dalla prima, fra maggio e giugno 2023, e onestamente avevo perso quell'interesse per la serie. Ho aspettato a parlarne qui nella speranza che mi tornasse la voglia, ma aver saputo che Perry Mason era stata poi cancellata dopo la season 2, è stato un ulteriore incentivo per abbandonare la serie.

Sempre nel 2023 ho mollato il colpo con Il Sarto, una serie tv turca di cui avevo visto addirittura 15 episodi delle prime due stagioni, nonostante non l'abbia sopportata fin dal primo momento.

Le serie tv turche hanno un pubblico folto e compatto, infatti quando parlai male la prima volta de Il sarto, stavo quasi per essere scomunicato dal web. Io però, nonostante tutto sommato apprezzassi l'idea di fondo, non ho potuto fare a meno di soffrire il pessimo sviluppo e svolgimento, visto lo stile da soap opera di quarta categoria che la serie tv abbraccia. Tra l'altro considerate che le tre stagioni de Il sarto sono state pubblicate lungo tutto il 2023 quindi non c'era nemmeno il tempo di poter digerire gli episodi che già toccava ricominciare. 

Vista la fine della seconda stagione, in cui si capiva dove sarebbero andati a parare, ho deciso di fermarmi lì e non mi sono mai più guardato indietro. 

Discorso similare lo posso fare per la più recente L'imperatrice - The Empress, la serie tv tedesca disponibile su Netflix.

Nel 2022 è arrivata una prima stagione che racconta le vicende della principessa Sissi, e che non mi avevo convinto: troppo fiacca, poco accattivante, senza uno spunto più originale che la distinguesse dalle tante produzioni simili. Infatti in contemporanea era uscita un'altra serie tv sempre dedicata alla principessa Sissi su Canale 5, che, seppur non sia un capolavoro, mi ha preso un po' di più.
Quando a Novembre dell'anno scorso è arrivata la seconda stagione, avrei potuto stringere i denti con L'Imperatrice anche perché dura solo 6 episodi per ciclo, e considerato il fatto che la terza stagione sarà l'ultima, ma onestamente è stato facile abbandonarla e non mi manca affatto.

Nel 2023 avevo recuperato una serie tv che era uscita a fine 2022, intitolata La Banda dei Guanti Verdi, e che non mi aveva proprio entusiasmato.

Buona l'idea di questa crime story leggera, con protagoniste tre donne di terza età che stanno cercando di sfuggire alla legge in una casa di riposo. Peccato che lo sviluppo de La banda dei guanti verdi 1 fosse spesso caotico e superficiale, e così ho lasciato perdere la seconda stagione che è arrivata a luglio 2024. Forse ci sarà una terza stagione, ma non mi interessa affatto.

Nel corso del 2024 ho abbandonato diverse serie tv, alcune delle quali hanno avuto anche un discreto successo appena uscite.
Non ho ad esempio mai terminato la seconda stagione di Unstable, la comedy con Rob e John Owen Lowe in un rapporto padre-figlio decisamente complicato.

La prima stagione è stata più o meno godibile, con qualche momento comico riuscito, ma l'impressione che ho avuto è che fosse una serie tv fine a se stessa, che non avrebbe mai avuto uno sviluppo né un finale sensato. Così, quando ad agosto 2024 è uscita la seconda stagione, ho visto giusto un paio di episodi, per poi mollare il colpo. Quando poi ad Ottobre Netflix ne ha cancellato il rinnovo, non mi sono affatto stupito.

È durato molto meno il mio interesse per Tires, commedia americana che Netflix ha addirittura rinnovato per una terza stagione.

Non ne ho mai parlato qui sul blog perché mi sono fermato dopo davvero pochi episodi, ma l'idea di partenza sembrava simpatica. Tires è infatti scritta, fra gli altri, da Shane Gillis, stand-up comedian statunitense che sembrava potesse creare qualcosa di interessante. Ma questa serie tv Netflix è costellata da personaggi macchiettistici, grezzi, che risultano banali e datati nel mondo della serialità, con quella comicità da cinepanettone che non fa più ridere. Ho trovato poi snervanti le inquadrature che ricordano un mockumentary, quindi non capisco la longevità di Tires.

Per più o meno le stesse ragioni non sono arrivato a terminare la miniserie Fiasco, arrivata su Netflix il 30 Aprile 2024.

In questo caso seguiamo le vicende di un regista alla prime armi e la sua troupe, che deve girare una sua opera prima ma sarà una avventura piena di intoppi, errori e difficoltà

In Fiasco l'effetto "falso documentario" è molto più marcato che in Tires, non solo per la regia, ma anche per le tipiche interviste e i vari retroscena del dietro le quinte di questo improbabile film.
Nonostante sembra sia stata ispirata da fatti realmente accaduti e gli episodi fossero davvero brevi, i personaggi insopportabili e le storie poco interessanti hanno reso per me questa serie tv Netflix poco convincente, e non in grado di intrattenermi come avrei voluto. 

Non ho mai terminato anche la serie tv spagnola distribuita da Netflix il 28 Giugno 2024 intitolata La Passione Turca, che credo sia anche stata in vetta fra i titoli più visti in streaming.

Già dal titolo però potete capire perché non sono arrivato alla fine: mi è sembrata subito una soap opera che puntava al dramma, dai tratti confusi e con una protagonista che non mi ha suscitato simpatia. 

E arrivo al 2025, con un paio di abbandoni che forse lasceranno perplessi alcuni di voi. 
Ho provato infatti a proseguire la visione di The Bear, dopo una prima stagione che mi aveva provocato più di qualche mal di testa a furia di urla inutili, ma non ce l'ho fatta.

Mi sono addirittura spinto fino al quinto episodio, convinto che avrei trovato quella bellezza che molti decantano, ed in effetti c'erano dei passi avanti. Mi sembrava infatti che le vicende del ristorante di Carmy stessero iniziando ad ingranare, e che ci fossero degli sviluppi più interessanti. Purtroppo però la nevrosi che alberga in praticamente tutti i personaggi, seppur smorzata in questa seconda stagione, non fa altro che scollegarmi da qualunque emotività che The Bear possa voler trasmettere. Mancando quella forma di affezione verso i protagonisti, il desiderio di scoprire che ne sarà delle sorti di Carmy e della sua cucina è scemato. A luglio di quest'anno The Bear è stata rinnovata per una quinta stagione, e mi chiedo che ci sarà ancora da raccontare. Ma soprattutto come si faccia a seguirla senza imbottirsi di ansiolitici.

Ho dato molte meno chance alla serie tv Netflix Un solo sguardo, in streaming dal 5 marzo di quest'anno.

Un solo sguardo è una produzione polacca, ma è tratta dall'ennesimo romanzo thriller di Harlan Coben che con la grande N ha ormai un sodalizio decennale. Io mi ero già sciroppato Missing You e Un inganno di troppo, sempre tratte dai libri dello scrittore americano, e tutte collegate dal bisogno eccessivo di sospendere l'incredulità.

Non avendomi convinto del tutto, partivo già sfiduciato anche con Un solo sguardo e quando poi ho visto il primo episodio e mi sono ritrovato con una storia confusa e con poco appeal, ho battuto ritirata molto volentieri. È vero, avrei dovuto darle qualche opportunità in più, ma essendo una miniserie non avevo nemmeno lo stimolo di potermi affezionare ai personaggi e volerne sapere di più. 

L'ultima serie tv abbandonata di questa prima parte del 2025 è The Studio, distribuita su Apple Tv+ dal 26 marzo al 21 maggio 2025.

Scritta, diretta e interpretata da Seth Rogen, The Studio si concentra sulle vicende di Matt Remick,  nuovo capo della casa di produzione cinematografica Continental Studios. Matt però è goffo e inesperto e quindi combinerà sempre qualche guaio, che sia dietro le quinte di un film o per il rinnovo di qualche contratto.

The Studio mi ha ricordato un po' The Bear: entrambe infatti mi fanno chiedere " cosa non ho capito?, cos'è che ha reso questa serie tv così attraente ma a me sfugge?".

È vero che questa novità di Apple Tv+ può vantare di un ottimo cast, che si arricchisce di episodio in episodio con camei straordinari (come capita in Chiami Il Mio Agente per capirci), oltre che ad una messa in scena ben studiata.

Il ritmo poi è frizzante e le puntate durano meno di mezz'ora.
Il problema è però la storia: il personaggio di Seth Roger (che mi ha ricordato vagamente quello di Platonic) è assurdo, esagerato, non si capisce bene per quali doti sia arrivato ad un ruolo così importante. Si potrebbe dire che questa è la cinica satira al mondo del cinema, dove chiunque può avere il suo momento di gloria, ma è una critica molto limitata rispetto ai tanti problemi dello show business americano. La comicità poi di The Studio è ripetitiva e quasi slapstick, e onestamente non mi fa ridere, così come la narrazione verticale tende a smontare la voglia di proseguire fra gli episodi. Non mancano anche qui urla e insulti. 

Forse hanno ragione i miei hater quando dicono che in realtà non ne capisca nulla, ma credo che da fruitore più che ventennale e accanito del mondo seriale, almeno per esperienza qualcosa avrò imparato. E con The Studio, l'impressione è che ad aver abbagliato sia la scatola, l'idea che quello che sta per accadere possa essere divertente, mentre il contenuto vero e proprio latita, affossato da isterismi e momenti scarsamente credibili.


Per il momento non ho altre serie tv abbandonate, ma fatemi sapere le vostre.




Prodotti DM, questa volta non ci siamo! Ecco cosa non riacquisterei

Sto continuano ad utilizzare i prodotti disponibili da DM che ho acquistato nel corso dei vari ordini online che ho fatto nel tempo. Questa volta però vorrei parlarvi di alcuni cosmetici di Balea e Alverde che per me si trovano in una sorta di zona grigia: non li boccio completamente, hanno i loro pregi, ma non li riacquisterei volentieri. 


Alverde Gel Doccia
alla vaniglia e olivello spinoso

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🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.69
🏋 250ml
🗺 Germania
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue, Vegan

Da quando ha aperto lo shop online di DM credo di aver provato almeno 6 diversi docciaschiuma di Alverde, riscontrando in tutti quasi sempre più o meno le stesse qualità. In effetti, se date un'occhiata all'INCI, vedrete che cambiano giusto i due attivi che caratterizzano i singoli prodotti. In questo caso ad esempio abbiamo l'estratto di olivello spinoso, che a un effetto antiossidante, e quello di vaniglia, che principalmente aggiunge una nota aromatica al prodotto. Per il resto troviamo glicerina e aloe come sostanze idratanti e che come vi dicevo ho trovato anche negli altri gel doccia Alverde.

È medesima anche la consistenza in gel che poi diventa una schiuma più che sufficiente per detergere bene il corpo ed usare il prodotto con soddisfazione.


L'effetto sulla pelle che ho riscontrato con questo gel doccia Vaniglia e Olivello è comunque positivo, perché pulisce la cute, ma senza alterare troppo l'elasticità cutanea, e quindi non creandomi irritazioni, secchezza o prurito. Anche nell'uso quotidiano e costante si è rivelato valido e non richiede troppo tempo per essere rimosso.
L'idratazione che rilascia questo doccia gel Alverde non è molto diverso dagli altri provati in passato (salvo eccezioni) e diciamo che è sufficiente se non avete una pelle troppo secca, altrimenti sentirete l'esigenza di una crema corpo.

Pur non discostandosi quindi nell'esperienza che già conoscevo, questo prodotto non mi ha convinto nel profumo: il mio naso percepisce una nota di vaniglia più floreale che golosa, mentre la freschezza dell'olivello spinoso resta un fondo molto vago. 
È una fragranza che trovo poco particolare, poco avvolgente e per niente persistente quindi questo doccia schiuma Alverde non ha quel quid che possa distinguerlo da tanti altri prodotti. Non bocciato appunto, ma non lo riacquisterei.


Alverde Repair & Care Olio per capelli
avocado e burro di karité bio


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🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €3.69
🏋 75ml
🗺 Germania
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue, Vegan


Dopo aver provato lo shampoo e il balsamo della linea Repair & Care di Alverde ho voluto concludere la mia esperienza con l'olio capelli riparatore, un trattamento leave-in senza siliconi che promette capelli più luminosi e nutriti.
Al suo interno troviamo principalmente oli vegetali ed emollienti che in genere sono molto utilizzati nei prodotti per la cura dei capelli: c'è olio di semi di girasole, di salvia, di semi di chia, di broccoli e di avocado. Più in basso fra gli ingredienti appare anche il burro di karitè, per dare un tocco ancora più nutriente. Questo olio capelli Alverde è decisamente fluido, ma si percepisce che è composto da sostanze ricche, e si può applicare con molta facilità. La profumazione poi è molto gradevole.

Come spiega l'azienda, va utilizzato come un leave-in: su capelli umidi, dopo lo shampoo se ne applicano pochissime gocce e poi si procede con asciugatura e styling.

Potrei dire anche che tutto sommato funzioni in quanto rende i capelli lucidi e un po' più morbidi, ma nonostante i miei capelli secchi e dosi molto piccole di olio, questo prodotto Alverde non fa per me. Infatti, usato prima dell'asciugatura, notavo che già nel giro di un paio di giorni dopo il lavaggio, i miei capelli erano già più appesantiti e flosci. Ho provato più e più volte, cercando appunto di prestare molta attenzione alle dosi, ma il risultato è stato il medesimo.

Così ho iniziato ad usare l'olio Repair Alverde per fare degli impacchi pre shampoo e in questo caso si comporta meglio. Infatti si rimuove senza troppi problemi con lo shampoo che già stavo utilizzando e tutto sommato contribuisce a rendere i capelli più morbidi. 
Tuttavia non credo, come anticipavo, che lo riacquisterei: oltre a non fungere nella sua funzione principale, preferisco altri oli capelli, che magari abbiano anche qualche ingrediente che stimoli la crescita e rinforzi i capelli. 



Balea Patch Occhi in Idrogel
estratto di frutto della passione e acido ialuronico


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🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €0.99
🏋 2 patch occhi
🗺 Germania
⏳  monouso
🔬 //

Conoscevo già le maschere cremose di Balea, ma non avevo mai provato i loro patch occhi super economici e in uno dei vari ordini avevo inserito questi con Frutto della Passione e Acido Ialuronico perché hanno una formulazione che sembra valida. Infatti sono a base di umettanti come glicerina, sorbitolo, acido ialuronico appunto e trealosio. A questi si aggiungono sostanze anti ossidanti come l'estratto del frutto del caffè (quindi non caffeina) e appunto l'estratto di passion fruit.


Questi patch occhi in hydrogel Balea sono carini da utilizzare: hanno una profumazione che temevo fosse troppo intensa, ma poi non mi ha dato fastidio agli occhi, e tutto sommato aderiscono bene alla pelle. In verità finché sono ancora molto umidi è meglio star fermi perché tendono a scivolare, ma man mano che la pelle assorbe il siero, restano abbastanza stabili.

Quindi nessun problema ad usarli, e volendo si possono lasciare agire un po' più a lungo di quanto indicato. Ma non posso dire di essermi innamorato di questi patch in hydrogel Balea, soprattutto perché promettono una idratazione profonda che onestamente non ho notato. La sensazione sulla mia pelle è infatti quella che potrebbe dare un qualunque siero all'acido ialuronico, e una volta rimossi,  non noto una differenza così netta con l'uso di questi Patch. Se ad esempio li faccio seguire da una crema per il contorno occhi, non mi sembra che questa venga potenziata da queste maschere. 

Lasciano tutto sommato una bella sensazione sulla pelle, perché non rendono la pelle appiccicosa e sono freschi durante la posa, e l'idrogel tende a levigare e lisciare il contorno occhi, ma non ho visto un effetto elasticizzante. L'estratto di caffè non credo poi possa contrastare occhiaie molto intense o gonfiori accentuati.
Per il piccolo costo che hanno, queste maschere occhi Balea non sarebbero affatto da buttare, anzi la freschezza che rilasciano è un sollievo col caldo, ma in un periodo diverso dell'anno, quando la mia pelle è sfidata dal freddo e propensa a disidratarsi, credo potrebbero fare ben poco su di me. 



Balea Deodorante Spray Sensitive 
0% Sali di Alluminio


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🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.39
🏋 200ml
🗺 Germania
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 Vegan


Anche i deodoranti Balea non sono per me una novità e fino ad adesso mi hanno dato una reazione positiva, incluso questo Spray Sensitive, senza sali di alluminio. Agisce infatti con il Triethyl Citrate, un antibatterico che enzimaticamente agisce sugli odori, supportato dall'Octenidina HCL, che funge più o meno allo stesso modo sui batteri. Inoltre questo deodorante è arricchito con olio di cocco per aggiungere un effetto idratante ed emolliente.

Nonostante sia definito come Sensitive, quindi per pelli sensibili, è un deodorante con una profumazione gradevole, spiccata, persistente ma non estremamente intensa. È una di quelle fragranze leggermente talcate, fresche e che sanno di pulito.


Il deodorante Spray Balea è sicuramente un prodotto delicato su di me, non mi ha creato irritazioni, e in generale è anche gradevole da usare. Ha infatti un tocco asciutto, e non ho notato macchie anche su indumenti scuri. 
Balea dice che ha una durata di 24 ore, ma ovviamente non l'ho testato così tanto, ma in ogni caso, su di me, i deodoranti senza traspiranti generalmente hanno una durata di circa 8 ore. Dopo questo periodo personalmente non mi sento più sicuro, infatti se so che dovrò stare molte ore fuori casa o so che sarò in una situazione stressante, preferisco scegliere altri prodotti. E il Deodorante Sensitive rispetta questa regola generale, durando abbastanza per le mie aspettative, ma comunque non lo riacquisterei.

Infatti mi ha ricordato una versione meno profumata e leggermente meno duratura del classico deodorante Neutro Roberts, che invece mi era piaciuto molto. Trovandolo più performante ed essendo per me più facilmente reperibile, in questo caso Balea ne esce in qualche modo sconfitto. 



Fatemi sapere se avete provato questi prodotti DM e se avete avuto una esperienza migliore della mia.




Ho recuperato due film su NOW e non è andata come mi aspettavo

Vista la penuria, al cinema o in streaming, di novità piacevoli, mi sono dedicato in questi giorni a recuperare due film usciti su NOW nel corso di giugno e che volevo vedere da un po'. Peccato che non sia andata come mi aspettavo.



We Live In Time - Tutto il tempo che abbiamo (2024)


Genere: drammatico, sentimentale 
Durata: 107 minuti
Regia: John Crowley
Uscita in Italia: 6 Febbraio 2025 (Cinema) / 8 Giugno 2025 (Sky/NOW)
Paese di produzione: Francia, UK

Almut (Florence Pugh) e Tobias (Andrew Garfield) sono una giovane coppia con una bambina e approcci diversi alla vita. Almut ad esempio è una promettente chef che porta quella forza richiesta in cucina anche nella vita privata. Tobias è invece un po' più nevrotico, prende sempre appunti, ed ha già un matrimonio fallito alle spalle. Un giorno però Almut scopre che un vecchio male è tornato a farle visita, questa volta più aggressivo di prima e così dovrà affrontare la malattia, che inevitabilmente coinvolgerà anche Tobias. Ma il loro rapporto non è solo un cancro da sconfiggere, ma dieci anni fatti di momenti belli e non.

Lo dico subito, senza mezzi termini: per me We Live in Time è stata una sorpresa in negativo. Mi aspettavo un film drammatico, con una forte componente emotiva, ed invece mi son trovato con un film senza carattere. Non che sperassi in uno straordinario esempio di innovazione e originalità, perché i film sulle malattie hanno ormai scavato in tutti i modi le argomentazioni possibili sulla tematica. Però quantomeno una sceneggiatura coinvolgente sarebbe stata auspicabile. Invece ho trovato due protagonisti poco empatizzabili, chiusi in una storia che non offre nulla, soprattutto per come è impostata.

We Live In Time cerca di sfuggire dalla banalità proponendo un racconto che non segue un senso cronologico, ma è una scelta che crea confusione e che non è supportata da un montaggio interessante. Ma è un metodo che finisce anche per smorzare tutto l'interesse per la storia: quello a cui si assiste sembra proprio una sequela di scene tenute assieme più per necessità che per una reale scelta creativa.

Si vede poi lo sforzo per cercare di creare pathos e commozione nello spettatore, ma è un tentativo così smaccato che finisce quasi per infastidire.

Poi ho sofferto anche un po' i due protagonisti, per quanto Florence Pugh e Andrew Garfield siano dei bravi attori. O meglio, avrei voluto che We Live In Time ci desse un focus maggiore su Almut, che sembra un personaggio sfaccettato, per quanto non emani una grande simpatia. Poteva però ad esempio offrire di più, specie riguardo la sua passione per la cucina. Poi però le fanno prendere delle scelte, specie sulla parte finale del film, che mi hanno proprio mostrato quanto gli sceneggiatori cercassero di mungere del dramma da una storia che forse non ne aveva abbastanza. 

Tobias invece in più parti mi ha infastidito, col suo modo molle (che è diverso dall'essere sensibile, dolce o vulnerabile), con le frasi che sembrano uscite da un vecchio Tumblr e questi occhioni da cane perennemente bastonato. In ogni caso non si capisce cosa leghi i due, perché il film non lo mostra.

We Live In Time - Il Tempo che abbiamo mi ha lasciato alla fine più indispettito che commosso e che se avessi visto al cinema avrei sopportato ancora meno.



Itaca - Il ritorno (2024)


Titolo originale: The Return
Genere: drammatico, storico
Durata: 116 minuti
Regia: Uberto Pasolini
Uscita in Italia: 20 Gennaio 2025 (Cinema) / 30 Giugno 2025 (Sky/NOW)
Paese di produzione: Francia, UK, USA, Italia, Grecia

Uberto Pasolini film la regia di un film che ha il sapore di grande classico, e che si ispira agli ultimi passaggi dell'Odissea, in quella storia che credo conosciamo un po' tutti.

Odisseo (Ralph Fiennes) è tornato alla sua Itaca dopo 20 anni dall'aver combattuto la guerra di Troia, trovando una situazione completamente stravolta: sua moglie Penelope (Juliette Binoche) è accerchiata dai Proci che vorrebbero prenderla in moglie per raccogliere le ricchezze del regno. Ma c'è anche Telemaco (Charlie Plummer), figlio di Ulisse, che cova rabbia e risentimento per il padre che l'ha abbandonato. Con l'astuzia che lo caratterizza, Odisseo si farà strada verso tutto ciò che un tempo gli era appartenuto.

Se il mito di Ulisse è già stato usato in svariate occasioni dal mondo dell'intrattenimento, cinematografico e non, Itaca. Il Ritorno tenta una carta differente, risultando come dicevo un classico con un guizzo di contemporaneità. È un classico perché non stravolge l'opera di Omero, o comunque della mitologia greca nello svolgimento dei fatti, e perché questo nuovo adattamento ha secondo me una impostazione molto teatrale. Dialoghi, silenzi, messa in scena, mi hanno fatto pensare molto ad un'opera teatrale, e questa scelta non mi è dispiaciuta affatto.

Ma The Return cerca di umanizzare i personaggi che ben conosciamo, dando loro delle emozioni forse diverse, più moderne di quanto mi aspettassi.
Ralph Fiennes con la sua interpretazione di Odisseo regge praticamente tutto il film: è intenso, ma non è solo l'eroe greco, scaltro e agile noto anche ai muri. Qui Ulisse è un uomo spezzato dalla guerra, dalla lontananza da casa, che si porta dietro i traumi, la frustrazione, la desolazione e i sensi di colpa di tutta una vita.

Estremamente umana è anche la Penelope di Juliette Binoche, non solo una moglie amorevole che aspetta il suo sposo, ma una donna di polso, che non può che provare che sentimenti contrastanti verso il marito, e che non si limita a disfare la sua tela, ma la strappa con la rabbia di chi si sente tradita e senza speranze. 

Itaca - Il ritorno non deve però la sua riuscita solo alla bravura degli attori, ma anche ad alcuni momento più di impatto, come la scena di Ulisse che saluta il suo cane Argo. 
Ma a scelte azzeccate ne seguono altre che mi hanno convinto meno, come la durata eccessiva rispetto alla storia, e che colpisce anche il ritmo. Avrei voluto anche ci fosse più spazio per Penelope, per un maggiore sguardo umano su di lei, e anche sul figlio, ma come dicevo la figura di Ulisse è la più centrale.
Magari non sarà un film per tutti, vista la tematica, ma nonostante mi aspettassi comunque qualcosa di già visto e poco ispirato, The Return mi ha sorpreso con una interessante interpretazione del mito. 




PDRN Skincare: cos’è e la mia recensione della Vita Toning Ampoule Genabelle 🐟

C'è un nuovo acronimo nel mondo della cosmesi che sta ormai girando da tempo e suona strano e intrigante al tempo stesso. Mi riferisco al PDRN che però abbrevia un nome particolarmente scientifico, ovvero il polidesossiribonucleotide. Da un punto di vista tecnico si tratta di minuscoli frammenti di DNA, infatti lo trovate indicato su flaconi e INCI anche come Sodium DNA. 


Può indubbiamente lasciare perplessi il fatto che questo DNA venga estratto dallo sperma del salmone (detto anche latte), ma non abbiate paura perché pare che nessuna azione strana viene compiuta sui pesci, ma viene estratta questa sostanza tramite pratiche non invasive nel rispetto degli animali. Inoltre lo sperma del salmone viene ovviamente purificato ed elaborato affinché sia privo di contaminanti e sicuro sulla pelle. Nel tempo poi sono state sviluppate delle alternative da fonti vegetali che ne mimano l'efficacia.

Ma perché qualcuno si dovrebbe spalmare sul viso questo PDRN? In realtà questa sostanza viene utilizzata in medicina estetica per essere iniettata, ma si è pensato anche ad una applicazione topica in cosmetica. Infatti il successo del salmon DNA si deve proprio all'endorsement delle star americane che ne hanno decantato le lodi, e potrebbero avere ragione. 

Infatti il PDRN ha dimostrato negli studi condotti una particolare capacità di rigenerazione e riparazione delle cellule e quindi della pelle. 

Ad aver reso infatti il Sodium DNA un trend virale della cosmesi coreana e non solo ci sono alcuni (ancora pochi) studi promettenti che hanno mostrato che questa sostanza ha una lista interessante di benefici. Pare infatti essere in grado di

  • stimolare i fibroblasti a produrre maggiore collagene ed elastina, e quindi dare maggiore elasticità cutanea, quindi un effetto anti età,
  • attivare i recettori dell'adenosina, e quindi agire contro le infiammazioni
  • promuovere la resilienza della barriera cutanea e l'apporto di idratazione
  • proteggere e riparare i fibroblasti dai danni ossidativi dati dai raggi UV e dallo stress ambientale.

Si tratta quindi di una sostanza che sembra essere in grado di dare tutti quegli effetti che un po' tutti vogliamo ottenere: luminosità, pelle compatta e una azione anti age. Ma gli studi sono limitati, in vitro e quindi da prendere con le dovute cautele, specie parlando di applicazione topica.

Io ho voluto comunque provare in prima persona il Sodium DNA ed ho scelto la PDRN Vita Toning Ampoule del brand coreano Genabelle.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana
💸 €22
🏋 30ml
🗺 Corea
⏳  12 mesi
🔬 //

Un marchio che non conoscevo, il cui nome combina le parole "guancia" in latino e "bella" in francese, per spiegare subito lo scopo dei suoi prodotti. Invece il termine ampoule può trarre in inganno perché questo di Genabelle è un siero a tutti gli effetti, con una ampia scelta di attivi che vanno oltre lo sperma di salmone.

In particolare troviamo infatti quello che l'azienda chiama HTD-GENACOMPLEX™, un complesso brevettato che combina PDRN, acido ialuronico multi-livello, acido tranexamico e Tripeptide-1, quindi una azione rigenerante, idratante e illuminante.

Nello specifico la Vita Toning Ampoule Genabelle contiene lo 0.5% di PDRN, composto anche da sodio DNA idrolizzato e da estratto di seme di salmone, per agire in maniera più ampia. 
Sempre l'azienda fa riferimento all'1% di Vitamin Capsule, ovvero una miscela di vitamine in forma incapsulata che quindi garantiscono un miglior assorbimento ed efficacia perché stabilizzate. In particolare le vitamine scelte sono la C, la B e la E, e qui il discorso si fa un po' ingarbugliato.


Se nell'INCI di questa PDRN ampoule ci sono solamente un'unica forma di tocoferolo ed una stabile di vitamina C, ad effetto antiossidante, discorso diverso si deve fare per la vitamina B, visto che troviamo Niacinamide (B3), Calcium Pantothenate (vitamina B5) e Pyridoxine HCl (vitamina B6). Sono comunque tutte sostanze benefiche per la pelle, ma hanno indubbiamente effetti leggermente diversi fra loro.
Adenosina, allantoina, e un polisaccaride completano la formulazione di questo siero viso con una azione elasticizzante, antiinfiammatoria e idratante. Verso la fine dell'INCI troviamo anche il peptide dell'argirelina.

Lasciando comunque da parte il PDRN e tutti questi tecnicismi, la Vita Toning Ampoule Genabelle è comunque un ottimo prodotto per la cura della pelle.
Io lo trovo bellissimo da vedere e facile da usare: l'azienda dice di shakerare il siero prima dell'uso, ma in realtà quelle perle di vitamine sono già sospese e ben distribuite nella formula.


È una ampolla dalla consistenza di un gel fluido, con un profumo lieve ma gradevolissimo, e che risulta molto facile da stendere sul viso: durante il massaggio, le Vitamin Capsule si disgregano molto facilmente. La PDRN Toning Ampoule Genabelle si assorbe molto bene su di me, non lascia residui né mi è sembrata appiccicosa. 

Ad avermi colpito è la buona azione lenitiva che ha fin da subito su di me, dandomi una sensazione di maggiore resistenza cutanea e di attenuare eventuali irritazioni date dalla rasatura o, in questo periodo, dal sudore. 
In generale poi ha un potere idratante che mi piace, leggero ma efficace, adatto a pelli da normali a miste, e che si è ben sposato sia con una routine più minimal che con più strati e prodotti. Anzi non ho mai riscontrato problemi nel far funzionare questa Ampoule di Genabelle insieme a sieri, creme e protezioni solari differenti. Può anche essere utilizzata indistintamente nella routine di giorno o di sera, senza problemi.


Nell'uso costante di questo siero al PDRN ho notato che dà anche una discreta tonicità ed elasticità alla pelle, e che in generale l'aspetto del viso risulta più omogeneo. A mio avviso non è tanto una vera e propria azione schiarente o anti macchia, ma più un miglioramento della salute della pelle, quindi minori rossori, maggiore resistenza ed idratazione e di conseguenza un incarnato che ha anche l'aspetto e il colorito più sano.

Quindi, anche senza considerare nel dettaglio la presenza di sodio DNA e tutto quello che vi spiegavo sopra, la Vita Toning Ampoule di Genabelle resta comunque un siero viso promosso, adatto a chi cerca un modo più dolce per prendersi cura della pelle (specie in un periodo in cui sospendiamo retinoidi e acidi esfolianti).

Essendo curioso di provare altri prodotti con PDRN con formulazioni più concentrate, ho voluto dare una chance alla PDRN 3% Hyper Boost Ampoule sempre di Genabelle, ve ne parlo qui.


Voi conoscevate questo attivo? 




💖Alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Dept. Q: Sezione Casi Irrisolti su Netflix, è davvero un must watch?

Sono arrivato forse un po' tardi, ma credo che Dept. Q - Sezione casi irrisolti sia ancora in cima fra le serie tv più viste su Netflix anche ad oltre un mese di distanza dalla sua uscita.
La verità è che in questo periodo ho visto davvero tante crime story in formati differenti, quindi la voglia di lanciarmi subito in Dept. Q era latitante ma, pur evitandole, le review positive sembravano arrivarmi da tutti i lati, quindi era arrivato il momento di metterci una pezza.

Ad averne caricato l'aurea di essere una di quelle serie tv imperdibili c'era anche il fatto che Dept. Q è scritta da Scott Frank, già co-sceneggiatore de La regina degli scacchi, forse una delle migliori serie tv degli ultimi anni, e prodotto di punta per Netflix.

In realtà non abbiamo a che fare con una storia inedita sin dal principio: ad ispirare le vicende della serie ci sono infatti i romanzi gialli dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen, che a loro volta sono già stati utilizzati per adattamenti cinematografici.

Il titolo Dept. Q prende proprio il nome dal dipartimento in cui verrà sbattuto lo scorbutico ma brillante ispettore Carl Mørck (interpretato da Matthew Goode di Downton Abbey e A Discovery of Witches), che avrà il compito di investigare su casi irrisolti in una fredda ed affascinante Edimburgo.


Morck infatti, a seguito di una sparatoria in cui è stato ferito gravemente un suo collega ed amico, è stato reintegrato a lavoro ma finirà in un seminterrato polveroso e gli sarà affidato il compito di risolvere alcuni cold case. 
Non è però una promozione per la sua carriera, ma una mossa tattica del dipartimento di polizia per camuffare altre magagne agli occhi dell'opinione pubblica. 

Carl però è una testa dura e, nonostante stia attraversando un periodo difficile, sia per lo stress post traumatico e dalle conseguenze a cascata di quella sparatoria, che per il figlio adolescente, si metterà sotto per risolvere il caso di Merritt Lingard (Chloe Pirrie), procuratrice distrettuale sparita ormai da 4 anni.

Pur con tutti gli elementi per essere una di quelle serie tv che seguo molto volentieri, per me Dept. Q: Sezione Casi Irrisolti è stata meno impattante rispetto alle mie aspettative. Si tratta infatti di un giallo poliziesco tradizionale, che cerca di muoversi su più binari, facendo un po' troppo, inutile, caos.

Penso che The Residence, che è stata cancellata dopo la prima stagione, ci abbia già mostrato quanto possa essere controproducente, se non stancante, cercare di impinguare una serie tv di dettagli e sempre nuovi elementi, solo per aggiungere qualche inutile episodio in più. E per lo stesso motivo credo che le nove puntate da oltre 50 minuti di Dept. Q siano eccessive.

Oltre infatti alla ricerca di Lingard, Morck si occuperà di trovare il colpevole della sparatoria che l'ha visto coinvolto, ma queste due linee narrative non sono state particolarmente avvincenti. Il ritmo è infatti appesantito sia dalle digressioni sul protagonista, sia su quelle della vita della procuratrice, tutti ambiti che non mi hanno aiutato a provare più empatia per questi personaggi.

Carl Mørck è infatti il tipico investigatore incasinato, iroso, tormentato, sboccato, spesso e volentieri respingente, che non sempre segue le regole, e che per quanto sia ben interpretato da Matthew Goode, non offre nulla di nuovo al panorama seriale. 

Non è infatti molto differente da un qualunque protagonista di True Detective, o anche da Mare di Omicidio a Easttown. E a dirla tutta le sue sedute di psicoterapia sono la parte che più ho sofferto, perché non mi sembrava dessero profondità, ma semplicemente ripetessero sempre gli stessi concetti.

Tocca anche ammettere che non è poi così geniale come si possa pensare e senza i suoi aiutanti, Akram Salim (Alexej Manvelov) e Rose Dickson (Leah Byrne), non sarebbe arrivato forse a risolvere il suo caso. Ma anche questi due colleghi sono i classici outsider che improvvisamente trovano l'occasione per avere il loro momento di gloria, rivelando doti inaspettate.

La caratterizzazione poi quasi caricaturale del "villain" della storia, contribuisce in parte a depotenziare la credibilità del caso che Morck deve risolvere, e, farci capire chi fosse il cattivo prima che la serie fosse finita, mi è sembrato un modo per forzare inutilmente le regole del giallo e allungare il brodo.

Se leggete un po' di frustrazione in questa mia recensione, sappiate che è sincera: per quanto Dept. Q mi sembrava avesse tutte le caratteristiche per tenermi incollato allo schermo, ho spesso fatto fatica a non distrarmi nel corso degli episodi. Le buone interpretazioni e l'ambientazione scozzese non sono bastate a farmi apprezzare questa serie tv Netflix fino in fondo. Per me insomma non è un titolo che farei le corse per vedere, specie se cercate qualcosa che si discosti dai crime già visti.

Potendo contare sulla saga letteraria di Jussi Adler-Olsen sempre sull'ispettore Carl Mørck, e avendo riscosso un ottimo successo, è confermato che Dept. Q - Sezione casi irrisolti tornerà per una seconda stagione.

Voi l'avete vista?




Docciaschiuma freschi di Felce Azzurra, un confronto e le mie opinioni ❄🧊

Con questa estate che qui dalle mie parti non ci ha mollato un attimo, ho cercato refrigero in ogni modo possibile, incluso il momento della doccia, anzi delle docce, che si susseguono nel corso della giornata.
Sto cercando e testando diversi gel doccia che hanno aromi adatti all'estate (come questo ad esempio), e che diano una sensazione di freschezza e di benessere, e fra questi senza ombra di dubbio metto anche questi due prodotti di Felce Azzurra.

Nonostante possano sembrare due docciaschiuma similari, si tratta in verità di prodotti differenti con caratteristiche che possono adattarsi a gusti e preferenze specifiche.

Parto col Doccia Gel Menta e Lime dall'effetto Rinfrescante, che non so per quale motivo ero convinto di aver già provato, ma non ne trovo traccia qui sul blog.


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In passato infatti avevo provato un altro doccia gel di Felce Azzurra (qui), con cui avevo avuto una buona affinità. Ed è stato altrettanto con questo Menta e Lime, che si presenta come un gel fluido, ma che a contatto con l'acqua diventa immediatamente una bella schiumetta piacevole e avvolgente.

Sulla formulazione di questo doccia gel Felce Azzurra non c'è molto da dirvi, perché è parecchio "tradizionale", in linea con i detergenti da grande distribuzione. Ho notato che sono stati aggiunti anche gli oli essenziali di foglie di menta, di arancia e limone, che immagino contribuiscano alla fragranza. 
In tal senso l'azienda ci dà persino una piramide olfattiva che è composta in testa da menta e lime, anche se non so come mai sul retro del flacone sia indicato il Pompelmo; nelle note del cuore troviamo gardenia e gelsomino mentre sul fondo ambra, legni e muschio bianco.

Di tutto questo accordo olfattivo ammetto che il mio naso percepisce, sia annusandolo che nell'uso, in primis l'odore di foglie di menta, che viene stemperato da fragranze più morbide, secondo me soprattutto gelsomino e muschio.

Non aspettatevi insomma una fragranza particolarmente sfaccettata, però sappiate che il 
Doccia Gel Menta e Lime Felce Azzurra è proprio un buon prodotto. In primis la sua efficacia sulla pelle, perché deterge, ma tutto sommato non è aggressivo come temevo. Ha una leggera azione idratante che mi ha consentito di tanto in tanto di skippare il passaggio della crema corpo. 

È in generale un prodotto abbastanza adatto a tutta la famiglia secondo me, ad eccezione di chi però ha esigenze specifiche per una accentuata secchezza anche durante l'estate.

L'azione di questo Gel Doccia Felce Azzurra la definirei un misto fra il rinfrescante e l'energizzante, ma al tempo stesso distensiva. L'aroma e la sensazione sulla pelle sono rinvigorenti e danno uno sprint, specie dopo una giornata stancante. Allo stesso tempo però, probabilmente proprio per contrasto con il grande caldo e per una maggiore delicatezza della fragranza, questa freschezza che dà mi sembra anche rilassante per il corpo. 
Un buon prodotto che potrei riacquistare.

È stata invece una assoluta novità per me la linea My Mood Felce Azzurra, che ho trovato da Lidl ma che è disponibile in altri punti vendita. Fra le tre fragranze disponibili io ho scelto Wonder Mint


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Questo Shower Gel Felce Azzurra contiene il 92% di ingredienti naturali, ma a guardare l'INCI non ho notato un grande exploit di attivi e sostanza idratanti o nutrienti. A caratterizzarlo è sicuramente la presenza di olio essenziale di eucalipto, che contribuisce al profumo.

Anche in questo caso abbiamo una piramide olfattiva che spiega un po' la fragranza del My Mood Wonder Mint: nelle note di testa troviamo menta e bergamotto, in quelle centrali eucalipto e fiore di loto, e per finire in fondo ci sono tè verde e sale marino. 
Nella mia percezione però ad emergere è proprio la fragranza balsamica dell'eucalipto e del mentolo, anch'esso presente nella formulazione, a cui si aggiunge un vago sentore salino, e l'erbosa freschezza del tè verde.

Per quanto riguarda la sua performance non mi posso discostare molto da quanto vi ho detto sull'altro doccia gel Felce Azzurra: questo gel dal bellissimo colore verde menta, diventa una schiumetta più che sufficiente per una veloce doccia estiva.


Wonder Mint è proprio un prodotto perfetto per l'estate perché sulla pelle crea proprio una intensa sensazione di freschezza, quasi pungente e balsamica e che dura anche qualche minuto dopo essersi sciacquati. Non è adatto invece se cercate quelle profumazioni più esotiche e avvolgenti, magari che ricordi un po' i solari.

Questo feeling fresco è perfetto sia se dobbiamo risvegliarci al mattino, dopo magari una nottata a sudare, e vogliamo mettere la quarta, sia dopo una giornata calda e afosa per prendere finalmente un po' di respiro.
Personalmente sto centellinando questo Shower Gel Felce Azzurra per quelle occasioni in cui sono al limite della sopportazione del caldo e cerco qualcosa che mi dia ulteriormente refrigerio. In questo periodo dell'anno faccio quasi sempre docce fredde (anche se non si dovrebbe), e vi posso garantire che la sensazione di freschezza che Wonder Mint dà è davvero forte. Però anche con l'acqua tiepida è piacevolmente fresco.


Sulla mia pelle lo trovo meno idratante dell'altro gel doccia del marchio, e necessito di farlo seguire da una lozione idratante ma non mi ha dato comunque irritazioni e fastidio, quindi questo gel doccia finirà di nuovo nei miei acquisti, e in generale vorrei provare il resto della linea My Mood



Voi avete provato questi prodotti? Come vi state rinfrescando in queste giornate?




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Film thriller in streaming, cosa vedere e cosa skippare

Per motivi diversi ho voluto recuperare due film thriller recenti che sono arrivati in streaming fra giugno e luglio. Uno mi ha convinto, l'altro un po' meno. 


Caddo Lake (2024)


Genere: drammatico, thriller, fantasy
Durata: 103 minuti
Regia: Logan George e Celine Held
Uscita in Italia: 13 Giugno 2025 (Sky/Now)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America


Nei pressi di Caddo Lake, un lago fra il Texas e la Louisiana, si intrecciano le vite di Paris (Dylan O'Brien) e Ellie (Eliza Scanlen da Sharp Objects). Il primo è un giovane uomo che non si capacita della morte della madre: è convinto infatti che la donna non abbia avuto solo una crisi epilettica, ma che ci sia altro sotto. Ellie è invece poco più che una adolescente con una situazione familiare travagliata. Ha infatti un rapporto complicato con la madre Celeste, che ormai vive con un nuovo compagno, ed ha una sorellastra, la piccola Anna, a cui è comunque affezionata. Proprio dopo una lite con la madre, Ellie va via di casa, ma Anna la seguirà poco dopo e da lì non si avranno più tracce di lei. Così la ragazza decide di mettersi alla ricerca della sorella nelle aree paludose del lago Caddo, dove il suo destino si intreccerà a quello di Paris.


Non posso dire troppo sulla trama di Caddo Lake perché è uno di quei film che ti rivela la sua natura nel corso della visione e che parte solo dal tipico dramma sudista per poi diventare un thriller con una tinta fantasy spiccata.

In questo senso, Caddo Lake a me ha convinto più nella seconda che nella prima parte: infatti il drammone familiare iniziale mi è sembrato già abbastanza visto e poco emotivamente coinvolgente. Mi ha fatto tornare alla mente ad esempio La ragazza della palude, ma chissà quanti altri film sono ambientati nel sud degli Stati Uniti e raccontano di famiglie sfasciate e di figli che lottano con i genitori.

È comunque una ambientazione ancora efficace, e che in Caddo Lake è perfetta per la storia che racconta dandole quel fascino di mistero e di distacco dalla modernità più che azzeccato.


Tocca anche ammettere che tutta la prima parte del film non crea grandi sviluppi narrativi o approfondimenti, ma è appunto una preparazione per la seconda.
Quando Caddo Lake infatti imbrocca la strada del thriller e man mano costruisce una tensione crescente, mi ha convinto decisamente di più. Questo secondo tempo, se così posso chiamarlo, si lascia seguire facilmente, anche se chiede un minimo di attenzione ai dettagli. A me, come credo a molti, il twist sci-fi di Caddo Lake, ha ricordato un po' la serie tv Netflix Dark, sia per modalità che per intreccio. 

Quello che poi posso aggiungere, restando fuori dalla palude dello spoiler, è che il finale aggiunge un tocco agrodolce che ho apprezzato. Mi sono sembrate buone le interpretazioni di un po' tutto il cast, seppur siano soprattutto Ellie e Paris a portare avanti tutto.
Nulla di imperdibile, nulla di estremamente originale, ma Caddo Lake è un film riuscito nei suoi intenti e tocca dargliene credito.


Black Bag - Doppio Gioco (2025)

Genere: thriller, drammatico
Durata: 93 minuti
Regia: Steven Soderbergh
Uscita in Italia: 30 Aprile 2025 (Cinema)/ Noleggio Streaming
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, UK

George Woodhouse (Michael Fassbender) e sua moglie Kathryn (Cate Blanchett) sono due astuti ed affiatati agenti della National Cyber ​​Security Centre, con un matrimonio solido quasi invidiato da amici e colleghi, ma anche qualche ombra. George in particolare verrà incaricato di trovare una talpa all'interno dell'intelligence: qualcuno con cui collabora sembra essere in possesso di una potente arma informatica, un virus di nome Severus.

Fra i sospettati ci sono Clarissa (Marisa Abela), specialista per la NCSC di immagini satellitari, l'agente Freddie (Tom Burke), il colonnello James (Regé-Jean Page), la psichiatra della sede in cui lavorano Zoe (Naomie Harris) e purtroppo anche sua moglie Kathryn. Tutti insomma esperiti nel nascondere segreti ed agire in incognito, ma George dovrà essere ancora più inflessibile per scovare il colpevole.

Non ho volutamente visto al cinema Black Bag, pensando che sarebbe stato più azzeccato vederlo in streaming (a noleggio ancora), ma purtroppo anche dalla poltrona di casa il risultato non cambia.

Il cast è davvero uno dei pochi elementi che posso sottolineare positivamente: da nomi così, a cui si aggiunge anche Pierce Brosnan, non puoi che aspettarti ottime interpretazioni. Allo stesso tempo la regia di Steven Soderbergh gioca con luci, ombre, inquadrature che cercano di scavare il solco della tensione che un film del genere ricerca. E poi si vede che la produzione generale è buona. 

Il problema di Black Bag: Doppio Gioco è però la sceneggiatura, che mi è sembrata fredda, distaccata, vecchia, troppo verbosa e poco dinamica. Cade anche un eventuale paragone con Mr. & Mrs. Smith a cui potrebbe far pensare, perché non ha la stessa malizia e ironia. 

Manca poi proprio quel senso di pericolo, di necessità, di tensione e questo secondo me è in parte derivato da come ci vengono raccontati i personaggi. Probabilmente infatti, per cercare di trasmettere la loro freddezza e determinazione come spie, buona parte di quei (tanti) dialoghi sono privi di intensità e di profondità e quindi l'impressione è che tutti parlino a vuoto.
Anzi a dirla tutta, anche i personaggi non suscitano neppure lontanamente simpatia o empatia. 

Ammetto che la mia curiosità e il mio interesse per Black Bag hanno traballato più volte mentre vedevo il film perché se non fosse per il fascino degli attori, non c'è davvero qualcosa che mi ha colpito.
È come se avessero voluto creare un nuovo classico, intrecciando il dramma amoroso, alla storia di spionaggio, al whodunit, ma senza mai centrare del tutto uno di questi generi.

Se in streaming, Black Bag - Doppio Gioco mi è parso una occasione sprecata, immagino che al cinema sarei rimasto doppiamente deluso. 

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