Ci eravamo lasciati alle canzoni di Natale, ma dopo le feste per me c'è stata davvero tanta ma tanta musica. Non tutto ha superato il primo o al massimo il secondo ascolto, e se volete degli esempi posso fare alcuni nomi, come Elisa che non ha smesso di annoiarci con la sua Se Piovesse il Tuo Nome, in seconda battuta con il cantautore Calcutta, che alle mie orecchie proprio non cozzano, anzi mi pare che quest'ultimo si strizzi per stare dietro alla tonalità. In generale, Diari Aperti, uscito lo scorso Ottobre, mi è sembrato un album senza quella incisività che me lo facesse ricordare nel corso di questi mesi, con alcune canzoni che mi hanno lasciato dichiaratamente perplesso come L'Estate è Già Fuori, che sembra la sigla di un cartone animato.
Credo che Elisa con questo album abbia voluto seguire troppo i passi di un cantautorato dal sapore indie che ha già stufato.
Un po' meglio per Hozier che è tornato proprio ad inizio marzo con un secondo disco, intitolato Wasteland, Baby!. Si è beccato da parte mia qualche ascolto in più, ma non ci sono stati pezzi che mi sono rimasti incollati. Un po' blues, un po' folk, ma nulla che possa avvicinarsi alla potenza, ed anche immagino al successo di Take me to Church.
Ma Hozier è bello, più di me, è giovane, più di me e potrà trovare la sua strada, prima o poi. Se l'album vi incuriosisce lo trovate tutto su YouTube sul suo canale.
Non sta secondo me ingranando molto bene anche P!nk con gli ultimi singoli, che mi son sembrati carini, radiofonici, ma poco incisivi.
Hustle in particolare, mi sembra una canzonetta, riesce meglio forse Walk Me Home grazie anche al video molto in stile Brodway, ma non è che mi siano strappato i capelli dall'emozione furibonda.
La prima non è stata proprio una rivoluzione per me, trattasi di una cover/tributo alla memoria di Fabrizio de André e alla sua Verranno a chiederti del nostro amore.

Credo che Elisa con questo album abbia voluto seguire troppo i passi di un cantautorato dal sapore indie che ha già stufato.
Ma Hozier è bello, più di me, è giovane, più di me e potrà trovare la sua strada, prima o poi. Se l'album vi incuriosisce lo trovate tutto su YouTube sul suo canale.
Non sta secondo me ingranando molto bene anche P!nk con gli ultimi singoli, che mi son sembrati carini, radiofonici, ma poco incisivi.
Hustle in particolare, mi sembra una canzonetta, riesce meglio forse Walk Me Home grazie anche al video molto in stile Brodway, ma non è che mi siano strappato i capelli dall'emozione furibonda.
Ma P!nk ha comunque un fanbase forte, lei è fighissima e l'album che esce il 26 Aprile, sarà piacevole come sempre. Se vi va nel frattempo di recuperare la mia recensione del disco precedente, Beautiful Trauma, cliccate qui.
Ma torniamo un attimo in Italia dove un po' mi sento peggio. Ho skippato il trap italiano, ho superato Giusy Ferreri, che ha cercato di battere la strada per la prossima canzone da propinarci per un'intera estate con Le Cose che Canto, non riuscendoci poi tanto bene, ed arriviamo ad oggi con due novità.La prima non è stata proprio una rivoluzione per me, trattasi di una cover/tributo alla memoria di Fabrizio de André e alla sua Verranno a chiederti del nostro amore.

Motta si è cimentato nell'impresa di riproporre il brano del cantautore genovese e forse l'ha fatto nel migliore dei modi, cercando di non stravolgerlo, anche perché forse ci sarebbe stata una mezza rivolta, però per quanto mi riguarda, nonostante apprezzi il tentativo, non diventerà improvvisamente la canzone che inizierò ad ascoltare ogni giorno.
Ho trovato interessante la tanto attesa nuova canzone di Levante, Andrà tutto bene.
Socialmente impegnata, un po' arrabbiata, e con una sottile, triste ironia sullo spaccato della realtà attuale, io l'ho trovata appunto una canzone con un perché, ma sinceramente non mi ha lasciato granché e non mi pare sia arrivato al terzo ascolto.
Non distruggerei l'autoradio se mi capitasse di sentirla mentre guido, anche perché causerei danni che dovrei pagare io, e pure incidenti, e non credo nemmeno che cambierei stazione, ma per i miei gusti da Levante ho sentito di meglio.
Ma non si dica che io non amo la musica italiana perché non è vero. Anzi ho praticamente consumato il disco di Arisa, Una nuova Rosalba in città.
Ed anche se l'ho ascoltato su Spotify, fate finta che l'abbia consumato. Nonostante le sonorità un po' elettroniche anni '80 che io non amo, e di cui siamo un po' tutti stufi, sono stato trascinato da Mi sento bene, il brano presentato a Sanremo, canzone mica semplice da cantare, per poi ritrovarmi in un album bello carico, che si scosta seppur di poco dalle solite ballatone di Arisa, con brani un po' più ariosi e allegri, con più grinta ma non scemi come tanti. Non mancano comunque i pezzi più sentimentali ed intimi, uno su tutti Amarsi in due, brano in origine in portoghese vincitore dell'Eurovision Song Contest 2017. Ce ne è per tutti.
Mi rendo conto che però i miei ascolti più frequenti e preferiti riguardano principalmente canzoni straniere. Ad esempio ho adorato Drama Queen di Sayah, cantante pressapoco sconosciuta, che ho beccato per caso su Spotify.
Non so da dove venga Sayah, non mi pare che all'attivo abbia una carriera particolarmente ricca e prolifica, ma Drama Queen è la canzone della primavera che tarda ad arrivare.
A proposito di sconosciute, non so come ho scoperto l'esistenza di Sody, cantante inglese dalla voce calda che ha appena 18 anni ma dimostra secondo me una sensibilità più matura e pare essere in giro da un po' di tempo. Mi ha colpito fin da subito Let You Know, ma poi ho scoperto che su Spotify ci sono diversi pezzi.
Maybe it was me, il demo Whole, ma anche i brani dal suo primo micro album Youth, per quanto risultino produzioni acerbe, credo meritino un ascolto. Spero solo che Sody non si perda in questo flash di successo che ha avuto perché sarebbe un peccato.
Ma parliamo di album visto che ci sono.
Non ho smesso di ascoltare nemmeno per un attimo, nemmeno per un minuto, nemmeno mentre dormivo l'album di Rita Ora, Phoenix.
Sinceramente ho sempre pensato che Rita Ora fosse carina, non troppo brava in Cinquanta Sfumature, con una voce interessante ma non abbastanza dotata da potermi attirare, senza contare che ormai la sua carriera mi sembrava un po' persa dopo un primo progetto e problemi legali con la casa discografica, ma poi Only Want You mi è entrata in testa ed ho voluto scoprire tutto Phoenix.
Si tratta di una riscoperta tardiva, visto che era uscito a Novembre dello scorso anno, ma io l'ho ascoltato in ritardo ed eccoci qui. Non tutti i brani contenuto nel disco sono secondo me di chissà che livello artistico, mi è capitato più volte di saltare qualche canzone, ma in generale, mi ha tenuto compagnia.
L'album di Rita Ora ha scatenato un po' una reazione a catena perché al suo interno c'è un brano cantato con una giovane artista di nome Julia Michaels che a Gennaio ha pubblicato un piccolo EP intitolato Inner Monologue, Pt. 1.
Nulla che sconvolgerà le vostre esistenze, è puro pop, ma l'ho ascoltata ripetutamente e con piacere, e le due voci si sposano bene.
Ma questo non importa, quel che importa è che ho rivalutato gli ultimi suoi pezzi. Tutto è iniziato con Fire On Fire dal film Watership Down, che rispetto al solito mi era rimasta in mente, poi Sam Smith ha tirato fuori un altro pezzo, che, per me, ha avuto ancora più attrattiva ovvero Dancing With A Stranger, cantata insieme alla ex Fifth Harmony, Normani.
Sarà proprio grazie alla bellissima ed anonima Normani che ho apprezzato di più il pezzo? Possibile, ma l'avrò ascoltata persino troppe volte, mi dà un po' il vibe di George Michael, ed insomma mi piace.
Ma arriviamo ai giorni nostri. Sempre in tema di album ci sono due novità che sto apprezzando, e che per forza di cose non sto ascoltando da chissà quanti giorni, vista la loro data di uscita ma mi hanno colpito subito.
Il primo l'album di Billie Eilish ed il suo WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?.
Billie Eilish è nata nel 2001, lo so è strabiliante, ed ha già un talento artistico non da poco. Ve la ricorderete forse carina e malinconica come out and play, proprio nella playlist di Natale. WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO? è un progetto particolare, mi ha colpito come la voce della cantante venga fusa con le sonorità dei brani. È un album che sembra cupo, chiuso nei suoni elettronici, ma che sa aprirsi man mano. Credevo sinceramente che mi avrebbe annoiato la voce per lo più bisbigliata di Billie, ma invece ha saputo prendermi e quando sono nel giusto mood l'album mi scorre dall'inizio alla fine senza problemi.
Credo che più che parlarne, bisogna ascoltarlo.
Così come sto dando più di qualche chance al nuovo album di Marinaand The Diamonds, intitolato Love + Fear.
Anticipato dal pezzo gigione intitolato Baby, insieme a Luis Fonsi e ai Clean Bandit, l'album di Marina è spuntato come un fungo senza alcun preavviso. Lei stessa scrive su Youtube che si tratta volutamente in un lavoro in due parti perché, saggiamente, spiega che sia nell'amore che nella paura ci sono aspetti positivi e negativi.
La seconda parte dell'album di Marina dovrebbe uscire il 26 Aprile, ma intanto sono già in loop con To Be Human.
Ed anche se l'ho ascoltato su Spotify, fate finta che l'abbia consumato. Nonostante le sonorità un po' elettroniche anni '80 che io non amo, e di cui siamo un po' tutti stufi, sono stato trascinato da Mi sento bene, il brano presentato a Sanremo, canzone mica semplice da cantare, per poi ritrovarmi in un album bello carico, che si scosta seppur di poco dalle solite ballatone di Arisa, con brani un po' più ariosi e allegri, con più grinta ma non scemi come tanti. Non mancano comunque i pezzi più sentimentali ed intimi, uno su tutti Amarsi in due, brano in origine in portoghese vincitore dell'Eurovision Song Contest 2017. Ce ne è per tutti.
Mi rendo conto che però i miei ascolti più frequenti e preferiti riguardano principalmente canzoni straniere. Ad esempio ho adorato Drama Queen di Sayah, cantante pressapoco sconosciuta, che ho beccato per caso su Spotify.
Non so da dove venga Sayah, non mi pare che all'attivo abbia una carriera particolarmente ricca e prolifica, ma Drama Queen è la canzone della primavera che tarda ad arrivare.
A proposito di sconosciute, non so come ho scoperto l'esistenza di Sody, cantante inglese dalla voce calda che ha appena 18 anni ma dimostra secondo me una sensibilità più matura e pare essere in giro da un po' di tempo. Mi ha colpito fin da subito Let You Know, ma poi ho scoperto che su Spotify ci sono diversi pezzi.
Maybe it was me, il demo Whole, ma anche i brani dal suo primo micro album Youth, per quanto risultino produzioni acerbe, credo meritino un ascolto. Spero solo che Sody non si perda in questo flash di successo che ha avuto perché sarebbe un peccato.
Ma parliamo di album visto che ci sono.
Non ho smesso di ascoltare nemmeno per un attimo, nemmeno per un minuto, nemmeno mentre dormivo l'album di Rita Ora, Phoenix.

Sinceramente ho sempre pensato che Rita Ora fosse carina, non troppo brava in Cinquanta Sfumature, con una voce interessante ma non abbastanza dotata da potermi attirare, senza contare che ormai la sua carriera mi sembrava un po' persa dopo un primo progetto e problemi legali con la casa discografica, ma poi Only Want You mi è entrata in testa ed ho voluto scoprire tutto Phoenix.
Si tratta di una riscoperta tardiva, visto che era uscito a Novembre dello scorso anno, ma io l'ho ascoltato in ritardo ed eccoci qui. Non tutti i brani contenuto nel disco sono secondo me di chissà che livello artistico, mi è capitato più volte di saltare qualche canzone, ma in generale, mi ha tenuto compagnia.
L'album di Rita Ora ha scatenato un po' una reazione a catena perché al suo interno c'è un brano cantato con una giovane artista di nome Julia Michaels che a Gennaio ha pubblicato un piccolo EP intitolato Inner Monologue, Pt. 1.
Non è che abbia passato le notti insonni ad ascoltarlo, ma non mi è dispiaciuto, ma soprattutto è stato il trampolino per scoprire un altro brano che Julia ha interpretato con un cantante inglese a me sconosciuto di nome James Bay. La canzone si intitola Peer Pression.
Ed in questa P_laylist vi stupirò anche perché ho apprezzato le canzoni di un cantante che in genere non sopporto, ovvero Sam Smith.
Io e il caro e vecchio Sam non ci siamo trovati più e più volte, l'ho sempre definito un piangi minestra, per dirlo alla siciliana, un lagnoso senza ragione. Continua purtroppo a non raccogliere del tutto la mia simpatia, specie con questa onda di body positive che lo vede impegnato su Instagram e che, dall'alto di una persona che non vive in una realtà come la nostra, ma in una più lontana ed edulcorata, che ha raccolto un numero di seguaci cospicuo ed un gruzzolo invidiabile in banca, mi suona sempre un po' ipocrita, specie quando arriva nel momento più florido della carriera e non agli inizi ad esempio.
Io e il caro e vecchio Sam non ci siamo trovati più e più volte, l'ho sempre definito un piangi minestra, per dirlo alla siciliana, un lagnoso senza ragione. Continua purtroppo a non raccogliere del tutto la mia simpatia, specie con questa onda di body positive che lo vede impegnato su Instagram e che, dall'alto di una persona che non vive in una realtà come la nostra, ma in una più lontana ed edulcorata, che ha raccolto un numero di seguaci cospicuo ed un gruzzolo invidiabile in banca, mi suona sempre un po' ipocrita, specie quando arriva nel momento più florido della carriera e non agli inizi ad esempio.
Ma questo non importa, quel che importa è che ho rivalutato gli ultimi suoi pezzi. Tutto è iniziato con Fire On Fire dal film Watership Down, che rispetto al solito mi era rimasta in mente, poi Sam Smith ha tirato fuori un altro pezzo, che, per me, ha avuto ancora più attrattiva ovvero Dancing With A Stranger, cantata insieme alla ex Fifth Harmony, Normani.
Sarà proprio grazie alla bellissima ed anonima Normani che ho apprezzato di più il pezzo? Possibile, ma l'avrò ascoltata persino troppe volte, mi dà un po' il vibe di George Michael, ed insomma mi piace.
Ma arriviamo ai giorni nostri. Sempre in tema di album ci sono due novità che sto apprezzando, e che per forza di cose non sto ascoltando da chissà quanti giorni, vista la loro data di uscita ma mi hanno colpito subito.
Il primo l'album di Billie Eilish ed il suo WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?.
Billie Eilish è nata nel 2001, lo so è strabiliante, ed ha già un talento artistico non da poco. Ve la ricorderete forse carina e malinconica come out and play, proprio nella playlist di Natale. WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO? è un progetto particolare, mi ha colpito come la voce della cantante venga fusa con le sonorità dei brani. È un album che sembra cupo, chiuso nei suoni elettronici, ma che sa aprirsi man mano. Credevo sinceramente che mi avrebbe annoiato la voce per lo più bisbigliata di Billie, ma invece ha saputo prendermi e quando sono nel giusto mood l'album mi scorre dall'inizio alla fine senza problemi.
Credo che più che parlarne, bisogna ascoltarlo.
Così come sto dando più di qualche chance al nuovo album di Marina

Anticipato dal pezzo gigione intitolato Baby, insieme a Luis Fonsi e ai Clean Bandit, l'album di Marina è spuntato come un fungo senza alcun preavviso. Lei stessa scrive su Youtube che si tratta volutamente in un lavoro in due parti perché, saggiamente, spiega che sia nell'amore che nella paura ci sono aspetti positivi e negativi.
La seconda parte dell'album di Marina dovrebbe uscire il 26 Aprile, ma intanto sono già in loop con To Be Human.
Ci sarebbe ancora tanto da raccontare, da 365 di Katy Perry che immeritatamente mi è rimasta in mente, ad Ava Max, al dubbio su come la monotonia formato album, ovvero Golden Hour di Kacey Musgraves abbia fatto a vincere il Grammy come miglior disco dell'anno, ma direi che mi sono fatto perdonare la lunga assenza, no?