Perché Ossessione su Netflix non è la miniserie che mi aspettavo🔞

Dopo la trasposizione cinematografica del 1992 con Jeremy Irons e Juliette Binoche, il romanzo Il Danno di Josephine Hart ha trovato un nuovo adattamento nella miniserie Ossessione, lanciata su Netflix il 13 aprile di quest'anno.
Qui conosciamo lo stimato chirurgo pediatrico William Farrow (Richard Armitage) il quale, durante una cena, conosce la conturbante Anna Barton (Charlie Murphy), che solo dopo scopre essere la nuova ragazza del figlio. Fra la giovane ragazza e l'uomo si scatenerà una irrefrenabile passione, che come un uragano travolgerà i due e tutti coloro che entreranno nella sua orbita.

La passione totalizzante che si scatena fra i protagonisti e quella vena di fascino, mistero e suspense che si crea nel corso dei quattro episodi, potrebbero rendere Ossessione come un'ottima miniserie, perché non è tanto quello che accade sullo schermo, non è la trama a dover coinvolgere in una storia del genere, ma le sensazioni che provoca nello spettatore. E, per me, queste sensazioni sono state abbastanza vaghe o almeno non profonde e trascinanti come mi sarei aspettato.

Da un lato c'è Anna, che è ben interpretata dalla Murphy, e che comunque la serie tenta di raccontare in una maniera abbastanza ampia. È enigmatica ma senza essere troppo stereotipata, e viene anche narrata attraverso i suoi traumi passati, il rapporto con la famiglia e con il sesso, e le pratiche erotiche estreme. Il risultato è quello di un animale ferito ma pronto a farsi e fare del male. 

Tuttavia il personaggio di Anna non riesce a sviluppare e diffondere il fascino e la profondità che dovrebbe, visto che tutto ciò che la circonda è puramente abbozzato: dai rapporti con gli amici e con la madre, a quello con il fidanzato. Anche il suo movente non è sempre nitido nello spettatore: sappiamo che appunto ha una ferita pregressa ma non c'è un nesso causale con ciò che mette in moto.

Ne esce peggio William che a volte fa proprio la figura del tontolone che non ha mai visto una donna in vita sua, che risulta anche ridicolo (non so se volontariamente o meno) in ciò che fa e non si capisce bene cosa lo ossessioni così tanto in Anna, visto che in teoria dovrebbe avere una famiglia solida e felice, e un lavoro che richiede freddezza e precisione. In lui non ci viene proprio raccontata quella eventuale ferita o quella scintilla che può aprire la strada a tante azioni e reazioni sbagliate.

Quello che mi aspettavo in Obsession era un acme, un crescendo che trasformi questa ossessione fisica e mentale in pura follia quasi fosse una tragedia greca, ma questo non accade, per colpa, credo, di alcuni buchi sia di sceneggiatura che di caratterizzazione dei personaggi.

Ossessione doveva, dal versante più spinto, essere una serie quasi pruriginosa, ma con un volto noir psicologico e drammatico da lasciare di stucco, ed in grado di trasmettere quel dolore e quella sofferenza dei personaggi; alla fine della narrazione dovevano solo restare le macerie lasciate indietro da quell'uragano a cui accennavo ad inizio recensione, ed invece sembra quasi che nulla sia successo. 

Fortunatamente si tratta di soli 4 episodi (anche se in verità sarebbe bastato anche un film) da 40 minuti circa, per cui se proprio vi incuriosisce e volete buttarvi, non sarà difficile da affrontare, ma non aspettatevi un thriller erotico così conturbante perché le scene più fisiche risultano fredde, calcolate e impostate.
È sicuramente gradevole la regia e la messa in scena, ha quasi un sapore cinematografico, ma non basta a salvare questa miniserie. 






AXIS-Y Complete No-Stress Physical Sunscreen: la miglior protezione solare con filtri minerali?

Quello che apprezzo dei brand coreani, molto più di quanto accade a quelli europei ed occidentali in genere, è la capacità di migliorarsi sempre, di cercare di ascoltare il feedback dei propri clienti per creare formulazioni sempre più performanti. E, lasciatemelo dire, è così che si va avanti e non mettendo la testa sotto la sabbia.
Di recente l'azienda coreana AXIS-Y ha proprio dato nuova vita ad uno dei loro solari viso, il Complete No-Stress V3 Physical Sunscreen SPF 50+ PA++++, che ha raggiunto la sua terza versione.


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💸 €11
🏋 50ml
🗺 Made in Corea
⏳ Scadenza sulla confezione
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Vi avevo parlato di Axis-Y raccontandovi di un siero viso che è diventato virale su internet (qui la recensione) e visto la buona impressione che mi ha lasciato ho deciso di provare questa loro crema solare per il viso.

La sua formulazione è a base di ossido di zinco, uno dei principali filtri fisici, e offre una protezione UVA e UVB, e facendo parte della linea 6+1+1 è formulato con una combinazione di 6 ingredienti nutrienti di base, 1 ingrediente principale per una specifica esigenza e 1 ingrediente di nuova tecnologia.
Nello specifico, il Complete No Stress Sunscreen Axis-Y contiene il 2% di Niacinamide, seguita da ingredienti lenitivi come calendula, camomilla e allantoina. Ci sono tre attivi anti ossidanti ovvero l'estratto di tè verde, la vitamina E e quello d'uva, e troviamo due ingredienti idratanti cioè squalane e acido ialuronico.
Gli attivi specifici che Axis-Y ha aggiunto sono invece il peptide SYN®-COLL, che stimola la produzione di collagene, e l'estratto di artemisia che è molto noto nella cultura cinese e pare avere un effetto lenitivo sulle infiammazioni cutanee e schiarente.

Come molti SPF con filtri minerali e senza profumazioni aggiunte, anche questa ha un aroma vagamente erboso che non mi dà fastidio, non è intenso per il mio naso, ma non è qualcosa di avvolgente o che ricorda ad esempio l'estate. Io l'ho avverto soprattutto quando sono all'aperto e magari il vento mi fa "rimbalzare" sul viso questo aroma.
Viene definito come un solare "Complete No-Stress" perché l'azienda ha perfezionato la consistenza: non so come fosse nelle versioni precedenti, ma questa ha una texture molto elegante, è una lozione sottile, che in effetti si stende molto velocemente sul viso. Si avvertono i siliconi perché danno un tocco particolarmente setoso alla formula, e ne garantiscono una applicazione ed un finish molto gradevole, quasi fosse un primer.
Stratificare questo solare su altri prodotti skincare è semplice, non crea problemi come pilling o simili.

Nonostante sia un SPF 50 + è davvero leggerissimo sul viso, non si avverte e si assorbe su di me abbastanza velocemente, non è appiccicoso e dona un finish matt molto naturale, che resta tale anche nel corso delle ore. Infatti è un solare che userò molto nel corso dei mesi più caldi.
Axis-Y stessa afferma che il loro Physical Sunscreen è pensato per pelli oleose e con acne, io direi anche per pelli miste e normali, bilanciando bene con una skincare sotto, ma non lo consiglierei a pelli secche o molto secche, specie durante l'inverno perché anche a me che ho una pelle a tendenza mista con aree più secche è capitato di sentire il viso un po' tirante a fine giornata. Tuttavia la cute sotto non viene seccata o irritata, e una volta rimosso mi basta usare i miei soliti prodotti idratanti per tornare al completo comfort.

Axis-Y promette minima o zero scia bianca da questo suo solare, e qui si apre una parentesi importante. Mi piace provare gli SPF con filtri fisici inorganici perché questo è il mio lavoro qui, nel senso che cerco di trovare prodotti validi per tutti, perché so che molti vogliono questa tipologia di SPF, e trovarne di facili da usare non è semplicissimo. Tuttavia, per la mia esperienza, ho capito che non esistono solari con filtri fisici minerali completamente trasparenti, perché è così che sono composti questi solari.
È importante sottolineare, visto che ancora persiste questo mito, che i filtri fisici non riflettono o disperdono i raggi solari: esistono studi del 2015 che dimostrano che solo una piccola parte (circa il 5%) dei raggi UV viene riflesso via, mentre il resto (95%) viene assorbito diventando un leggero calore. Proprio come i filtri chimici, ma certe parole hanno un impatto.
Non so se un giorno scriverò un post su tutti gli errori e le convinzioni che riguardano i filtri solari, fatemi sapere se può essere utile.

Su di me che ho una carnagione molto chiara, i solari minerali non solo possono fare un palese white cast, ma tendono ad accumularsi fra i peli del viso, sopracciglia, attaccatura dei capelli e barba, e non è semplicissimo sfumarli, ed essendo scuri l'effetto è un alone bluastro di queste aree.

Questo solare viso AXIS-Y è fra i pochissimi che ho provato a lasciare davvero una scia bianca quasi invisibile, che si riduce ancora di più una volta che la crema si setta e si asciuga, e per questo mi sento di annoverarlo fra i migliori. Mi ha ricordato un po' una versione rivista di quello di Rovectin (qui ne parlo) ed usarlo è un piacere, ma proprio per quella problematica che vi dicevo sopra, preferisco usare questo SPF quando ho la barba completamente rasata. 
Inoltre non è un prodotto che consiglierei a pelli molto scure o nere, a meno che non correggiate l'effetto con del make-up.

In questo senso il Complete No-Stress Sunscreen è ottimo come base per il trucco perché non ne stravolge o deteriora la performance o l'applicazione.
Inoltre non mi fa lacrimare gli occhi ed ha una buona resistenza sulla pelle. Axis-Y non lo considera water-proof, ed in effetti basta un detergente comune a rimuoverlo. Però ho notato che, usandolo per lunghe passeggiate, resiste bene al sudore, e non si scioglie con estrema facilità. Inoltre mi ha dato una perfetta protezione dai raggi solari e non mi sono mai arrossato.


Spero di avervi dato una alternativa interessante per le vostre esigenze, fatemi sapere se conoscevate già Axis-Y.



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Regina Cleopatra: la nuova docu-serie Netflix è tutta sbagliata 👸🏾

Dopo La Regina Carlotta, un'altra regina è stata molto chiacchierata fra gli amanti del mondo seriale e di Netflix soprattutto, persino prima che uscisse la docu-serie che la riguarda per via di una affermazione particolare e (spoiler) sbagliata. 

Regina Cleopatra è un nuovo documentario in quattro parti, prodotto e narrato nella lingua originale da Jada Pinkett Smith (la moglie di Will Smith) e disponibile dal 10 maggio di quest'anno sulla piattaforma streaming, che si concentra su una delle donne più iconiche della storia raccontandone la vita e il regno complicato. 

Cleopatra è una delle figure indubbiamente più affascinanti della storia dell'antico Egitto, il suo rapporto con Marco Antonio e Giulio Cesare ha generato pagine di romanzi e opere letterarie, per cui è sempre piacevole ascoltarne le vicissitudini, ma non lo è stato altrettanto questo nuovo documentario Netflix.

Sin dal trailer viene infatti dichiarato da una professoressa dell'Hamilton College, quindi non dalla prima che passa, che Cleopatra fosse nera, e questo ovviamente non solo è sbagliato ma è anche espresso in malo modo. La studiosa in questione infatti afferma che sia stata spinta a non credere a quanto viene insegnato a scuola in merito al colore della pelle di Cleopatra, perché appunto secondo sua nonna la regina egiziana sarebbe stata nera. Così in Regina Cleopatra le parti sceneggiate sono recitate dall'attrice nera Adele James.
Premesso che farne una questione di colore della pelle mi sembra riduttivo rispetto alla figura storica, ci sono tante cose che non funzionano in queste affermazioni. 

Gli studiosi, nonostante manchino alcuni tasselli nella biografia di Cleopatra, sono concordi sul fatto che la regina tolemaica fosse di origini greche, quindi presumibilmente bianca. E se la docuserie Netflix avesse lasciato una porta aperta e spiegato i dubbi riguardo l'etnia e l'origine di Cleopatra, utilizzando comunque una attrice nera, per me non ci sarebbero stati problemi, ma è la perentoria certezza con cui vengono affermate certe cose a rendere tutto errato. Inoltre è tremendamente dannoso anteporre le credenze popolari di una donna qualunque (con tutto il rispetto) a quello che invece viene insegnato fra i banchi di scuola, come se il sistema educativo avesse ulteriore bisogno di essere affossato.

Se in serie tv come Bridgerton o La Regina Carlotta appunto, viene specificato che i fatti storici sono stati volutamente piegati a favore di una narrazione ben precisa e inventata, o se nel prossimo live action de La Sirenetta è stata scelta una attrice di colore per interpretare un personaggio di immaginazione, non si può fare lo stesso in un prodotto che viene definito documentario e che quindi ha quasi uno scopo didattico.

Personalmente non ho mai immaginato Cleopatra spalmarsi di SPF 50+ per avere un incarnato diafano, ma queste affermazioni sembrano più mosse da una scelta di marketing e da una voglia (giustissima in moltissimi casi) di rivalsa da parte della comunità nera, visto che da moltissimi è considerata un simbolo di forza, determinazione, di un femminile che può fare da esempio a future generazioni.

Mettendo da parte in ogni caso questa inesattezza, la nuova docu-serie Netflix non brilla per qualche particolare aspetto. Come moltissimi documentari contemporanei è divisa da una parte di interventi di storici e studiosi, dall'altra con scene recitate che rappresentano le scene della vita di Cleopatra, ed entrambe queste parti sono poco intrattenitive e spesso poco bilanciate.

Gli storici che intervengono sembrano quasi più dei commentatori da bordo campo rispetto a quanto accade nelle parti ricostruite, e non forniscono moltissimi dettagli né riescono a cogliere e mantenere l'attenzione dello spettatore.
Le parti recitate invece non hanno una qualità particolare: le scene e i costumi spesso risultano cheap e presi da un film di quarta categoria, e non credo siano accurati, anzi i make-up di Cleopatra sono spesso molto più moderni. Le recitazione non brilla per nessuno dei personaggi, anzi spesso manca quel fascino che ci si aspetterebbe da personaggi che hanno fatto una delle parentesi storiche più famose al mondo.

Nonostante quindi il gran parlare, Regina Cleopatra mi è sembrato un documentario al di sotto delle aspettative ed anche meno interessante di un qualunque documentario che possiamo trovare in televisione più o meno a tutte le ore. Lo sbadiglio è dietro l'angolo ad ogni episodio, e non c'è molto altro di ciò che si può trovare su un libro di storia. Spiace solo che un mezzo come Netflix, che ha una portata mondiale molto ampia, contribuisca alla disinformazione, perché purtroppo non tutti hanno la conoscenza o gli strumenti per scovare eventuali errori o facilonerie. 
Quel che è certo comunque è che mi aspettavo che questa docu-serie si avvicinasse alla qualità de Gli Ultimi Zar, e invece, dopo averla vista, credo che le polemiche sul colore della pelle siano l'ultima cosa di cui preoccuparsi.  



Nuova Acqua Micellare Gel Purificante con Carbone ed Eco Pads di Garnier, la recensione

Oltre alle maschere viso e al nuovo Siero al Carbone, ho avuto modo di provare un'altra novità di Garnier Skin Active, forse la più originale, ovvero l'Acqua Micellare Purificante tutto in uno. 


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🔎Grande Distribuzione, Amazon
💸  €4.99
🏋 400ml
🗺 Made in Francia
⏳  12 Mesi
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È noto infatti che le acque micellari abbiano una consistenza liquida, ed il loro primo compito è quello di detergere il viso e soprattutto struccare, generalmente con l'aiuto di un dischetto di cotone o qualcosa di simile. In questo caso Garnier ha creato un ibrido multifunzionale, dalla consistenza differente dal solito, che vuole fungere sì da detergente, ma anche da trattamento contro le imperfezioni, in particolare i punti neri.

Per far ciò, Acqua Micellare Purificante contiene appunto carbone, dalle proprietà sebo assorbente, e soprattutto acido salicilico deputato a contrastare punti neri e la formazione di comedoni. Inoltre fra gli ingredienti ho notato anche la presenza di acido citrico, che a volte è usato per regolare l'acidità del prodotto, ma che comunque ha un potere esfoliante.
Non è specificata la percentuale di questi attivi, ma per la tipologia di prodotto non è poi così fondamentale. 
Si tratta comunque di una formulazione vegana e cruelty free, e caratterizzata da una profumazione fresca.


La particolarità di questa Acqua Micellare al Carbone Garnier è la consistenza: generalmente, nomen omen, le micellari hanno consistenze liquide, quasi come acqua, ma questa invece è un gel fluido, infatti può essere usata pura, tal quale con le mani, e massaggiata sul viso umido, oppure con un dischetto da imbevere. 
Inoltre è stata studiata per rimuovere il trucco di viso, labbra e occhi, per cui si può tranquillamente utilizzare all over senza problemi. Come molte acque micellari, anche questa Purificante Skin Active sarebbe senza risciacquo, ma per me, vi anticipo, l'acqua non è mai un'opzione ma la regola, altrimenti non mi sentirei pulito, per questo non vi saprei dire se appiccica o meno il viso. Poi indubbiamente è una scelta personale, e dipende dalle sensazioni sulla pelle che avete col prodotto e dalle vostre abitudini.
Garnier inoltre dice che può essere usato sia al mattino che alla sera.


Nella routine quotidiana lo utilizzo massaggiato direttamente con le mani, e posso dirvi che in questo modo a me è piaciuto molto perché deterge in modo profondo ma delicato, non mi lascia la pelle secca o tirante, ma indubbiamente fresca. In questa versione in gel detergente, l'acqua micellare mi è piaciuta molto, e non risulta schiumogena, ma si sciacqua molto facilmente e non dà fastidio agli occhi.

Per la detersione serale, quando devo eliminare la protezione solare e magari quel poco make up che utilizzo in genere, mi aiuto con dei dischetti struccanti ed ho avuto modo di testare gli Eco Pads di Garnier, i dischetti viso in microfibra riutilizzabili.



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🔎Grande Distribuzione, Amazon, Lookfantastic
💸  €5
🏋 3 Pads
🗺 Made in Cina
⏳  fino a 1000 lavaggi
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Sempre nell'ottica di una cosmesi più attenta all'ambiente, da diverso tempo l'azienda ha lanciato i suoi dischetti struccanti lavabili, che vanno a sostituire completamente i classici cottoncini monouso. Gli Eco Pads Garnier sono semplicissimi da mantenere perché possono essere lavati sia a mano che in lavatrice, e garantiscono una durata fino a 1000 lavaggi.
Ma, cosa più importante, sono funzionali e morbidissimi, hanno una grandezza sufficiente a detergente tutto il viso, e sono anche abbastanza spessi per essere maneggiati con facilità. Possono essere usati sia se dovete appunto struccare il viso, e quindi volete potenziare la vostra acqua micellare o struccante, sia che vogliate semplicemente lavare il viso in maniera più accurata.

Se ve lo steste chiedendo nonostante la doppia colorazione dei lati di questi pad Garnier, la trama e la durezza del tessuto sono le stesse, quindi non aspettatevi ad esempio un lato esfoliante. Io faccio così: uso la parte rosa per eliminare tutto e poi la parte bianca come "check" di avere la pelle pulita e senza più tracce di make-up.

Sono comunque dei dischetti riutilizzabili molto delicati sia sugli occhi che sul resto del viso, non mi hanno mai dato irritazioni o rossori. 
Mi è piaciuta anche la durata di questi Pads Garnier: sono infatti molto durevoli, nonostante io li abbia lavati ad ogni uso sono sempre rimasti morbidissimi e non si sono sformati. Io li ho sempre lavati a mano con un semplice detergente per le mani, e non sono rimaste macchie.

La congiunzione fra Acqua Micellare al Carbone e Eco Pads Garnier è stata ottimale perché riescono effettivamente in pochi passaggi, senza dover sfregare ossessivamente la pelle, a rimuovere tutti i prodotti che ho sul viso, lasciando il viso deterso e pronto alla skincare.
Non posso parlarvi di come questa combo agisca su un make-up waterproof, stratificato e complesso, ma penso che comunque l'acqua micellare gel purificante possa essere un buon primo step della doppia detersione.

Per quanto riguarda il suo effetto sulle imperfezioni, vista la presenza di acido salicilico, posso dire che ho notato alcuni benefici, come una pelle più luminosità, che fa più fatica a produrre punti neri, e che mi è sembrata più liscia anche nella texture. 
Se avete una pelle particolarmente impura consiglio ovviamente di affiancarla ad un trattamento specifico, come appunto può essere il Siero Pure Active AHA + BHA, ma secondo me questa Acqua Micellare Garnier si può adattare anche a quelle pelli non propriamente super grasse ed impure, ma che magari presentano pellicine, saltuari brufoletti, e non hanno bisogno di un trattamento specifico, ma possono trovare miglioramenti già con un prodotto a risciacquo. 


Avete provato questi due prodotti Garnier?




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La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton, top o flop? Le mie opinioni

Le riprese della terza stagione di Bridgerton sembrano essersi concluse, ma nell'attesa che venga resa disponibile, Netflix ha deciso di sfamarci con una attesa serie tv, anzi per meglio dire un prequel/spin-off del telefilm firmato da Shonda Rhimes. Il 4 maggio è uscito in streaming La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton, che vuole raccontarci tutti i dettagli sulla vita di queen Charlotte, che già con la serie principale abbiamo imparato ad amare.

la regina carlotta: una storia di bridgerton

Restiamo sempre nell'epoca della Reggenza inglese, ma ci spostiamo qualche decennio prima, quando la giovanissima duchessa tedesca Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, venne promessa in sposa al re Giorgio III, pur non avendolo mai incontrato o conosciuto prima. Scopriremo quindi tutto sul loro primo incontro, su come Carlotta si ambientò nella sua nuova dimora inglese, qual era il rapporto con la suocera, la principessa vedova Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg, e come la giovanissima regina aiutò il marito sia da un punto di vista politico, che personale, dandogli più un erede, e soprattutto aiutandolo nelle prime fasi della malattia di re Giorgio.

Ma in questa nuova serie tv Netflix vedremo anche le origini e l'evoluzione dell'alta società attorno a cui ruotano le vicende di Bridgerton, e conosceremo alcuni dettagli del passato di altre protagoniste.
Ci si muove anche su due binari temporali, andando avanti fra le vicende di una giovane regina, che ancora deve farsi le ossa a corte, e la Carlotta che noi conosciamo, alle prese con una schiera di figli (13 più due morti in tenera età) e con una discendenza che tarda ad arrivare.

Non più solo personaggi inventati dalla penna della scrittrice americana Julia Quinn, ma La regina Carlotta: Una storia di Bridgerton è stata creata da Shondaland basandosi su fatti realmente accaduti, anche se si parte da un assunto che gli storici hanno ribaltato già da tempo ovvero che Charlotte fosse nera o comunque afro discendente.
È assodato che era giovanissima quando conobbe Giorgio III e soprattutto che egli manifestò questa malattia rara chiamata porfiria, ma la serie Netflix non è ovviamente un documentario e, sebbene pare mostri in maniera tutto sommato fedele ad esempio quelli che erano i trattamenti subiti dal re per cercare di controllare il suo male, inventa storie a piene mani e riprende un po' quello stile che avevamo visto in Bridgerton.

Personaggi forti che si incontrano, si scontrano, si innamorano, il tutto avvolto dalla consueta ricercatezza nella cura degli abiti (è simpatico vedere lo stile differente fra '700 e '800) e delle scenografie, ma anche, ancora una volta, una colonna sonora che trasforma i brani contemporanei in musica da salotto settecentesco.
C'è ovviamente romanticismo, sensualità, begli attori che non fanno rimpiangere (più o meno) il cast delle prime due stagioni di Bridgerton, ma c'è comunque un cambio di approccio.

Queen Charlotte: A Bridgerton Story infatti mi è sembrato che avesse uno stile più serio, lontano dalla leggerezza e ironia che alla fine permea la serie primaria, e si riducono anche i balli, e i momenti di sfarzo. Credo che questo sia dovuto proprio al fatto che ci dobbiamo appunto confrontare con fatti realmente accaduti e non proprio allegri come la malattia del re Giorgio, e l'impatto che questa poteva avere non solo in quanto pettegolezzo di corte, ma sull'intera nazione britannica. C'è anche più malinconia nella regina Carlotta del "presente" che conosciamo, meno acuta a volte, anche se resta comunque abbastanza pungente.

Questo non significa che questo spin-off sia triste o cupo, perché parliamo pur sempre di un qualcosa da seguire senza troppa fatica, ed anzi per me i difetti sono altri.
Fortunatamente ci sono comunque dei bravi interpreti, a partire dai nuovi Corey Mylchreest e India Ria Amarteifio, che sono ben inseriti nel ruolo e nel contesto, e nel cast ritroviamo anche Michelle Fairley, la nostra Catelyn Stark.


La regina Carlotta però secondo me ha una impostazione sbagliata. Infatti dal titolo si pensa subito che proprio Charlotte è il centro delle vicende, ma nei sei episodi molto spesso sono altri personaggi ad avere uno sviluppo narrativo più interessante. E infatti scopriamo anche moltissimo del passato di Lady Agatha Danbury, e di come dovette lottare per mantenere il suo titolo e il suo ruolo in società. Ma sorprendentemente conosciamo anche qualche dettaglio di Lady Violet Bridgerton da giovane.
E di mezzo a queste due donne, la serie infila anche qualche storyline di valletti e servitori, anche se non trovano poi uno spazio per essere approfonditi.

Nonostante quindi ci dovesse essere una maggiore centralità della figura principale che dà il nome a tutta la baracca, la regina in questo caso, sono spesso i personaggi "secondari" ad essere più interessanti e la coralità è quindi altalenante, molto più che in Bridgerton. 


Ma di altalenante c'è anche il ritmo: questi primi sei episodi di La Regina Carlotta hanno infatti un timing un po' strano, gli ultimi due si allungano parecchio, ma senza una reale necessità. Inoltre c'è un intero episodio, il quarto, che è tutto un lungo peregrinare fra una serie di flashback della prima puntata, che un po' mi hanno annoiato perché in fondo non aggiungono componenti così portanti alla storia.

Se comunque non lo considererei un flop, anzi risulta gradevole da seguire, Queen Charlotte: A Bridgerton Story è allo stesso tempo un appendice della serie primaria ma anche qualcosa di diverso per intenti, emotività e struttura. Nell'insieme mi è sembrato un approfondimento poi non così importante o fondamentale da recuperare, con un finale che da un lato è conclusivo (e comunque toccante), visto che la serie nasce proprio per essere solo di una stagione; dall'altro, le storie collaterali a quella della regina Carlotta, si prestano ad un proseguo e ad un ulteriore approfondimento e tutto questo mi fa pensare che se questo primo capitolo avrà ascolti interessanti, ci saranno altre stagioni.



Copper Peptide Serum Revolution: una alternativa economica?

Ho preso a cuore ormai (si fa per dire ovviamente) la causa del trovare delle alternative economiche a dei prodotti che mi sono piaciuti, non solo per le mie finanze ma anche per le vostre, sperando di fare cosa gradita.
Qualche tempo fa avevo beccato, nel range di Revolution Skincare, il Copper Peptide Serum, e non ho affatto resistito a provarlo.



INFO BOX
🔎 Sito dell'aziendaOnline
💸 €10
🏋30ml
🗺 Made in UK
⏳ 12 mesi
🔬 Cruelty Free

Se non lo sapete, i copper peptide, o peptidi di rame, sono dei particolari ingredienti anche abbastanza costosi che rientrano appunto nella grande famiglia dei peptidi ma ne sono un po' i fratellini più potenti. Infatti ai peptidi di rame non vengono solo associate proprietà anti age, e quindi di contrastare rughe e lassità cutanee, stimolando la produzione di collagene e elastina, ma pare siano in grado di rinnovare la pelle e le cellule danneggiate dai raggi UV per crearne di nuove e più sane.

I Copper Peptides inoltre sembrano avere un effetto anti ossidante e anti infiammatorio, e questo li rende adatti a tantissimi tipi di pelle e problematiche.
Di conseguenza i loro benefici dovrebbero essere trasversali, sia da un punto di vista della consistenza della cute, sia per quanto riguarda l'effetto estetico, di luminosità e omogeneità della pelle. Sono promesse confermate ancora solo da pochi studi, ma è una categoria di attivi che sembrano essere davvero alleati per la cute.

Tuttavia, come vi anticipavo, i prodotti che contengono i peptidi di rame sono spesso costosetti, proprio perché lo è la materia prima, quindi trovare delle alternative economiche non è sempre semplice.
La stessa The Ordinary, il cui range è sempre abbastanza accessibile, ha proposto un siero con Copper Peptide che mi è piaciuto molto, ma è diventato il più costoso fra quelli del loro range (ne parlavo qui).

Revolution Beauty si è però sempre posta come una fucina di dupes economici di diversi brand sia di make-up che di skincare e ho pensato di mettere alla prova il loro Copper Peptide Serum sperando che potesse almeno avvicinarsi a prodotti più costosi.
Di base questo di Revolution Skincare ha una formulazione che mi piace, è infatti un siero acquoso a base di  glicerina in cui si susseguono alcuni peptidi come quello che mima l'effetto del veleno di vipera, creando un effetto botox, e il Matrixyl, composto da due diversi peptidi che stimola la produzione di collagene, oltre ovviamente il peptide di rame.

La consistenza è quindi fluida, e non c'è odore, ma questo Copper Serum Revolution non ha quel tipico colore azzurro che conferisce il peptide di rame ai sieri che lo contengono, probabilmente perché in questo caso è davvero in piccole percentuali (come ci si può aspettare da un siero viso economico). 
In ogni caso è stato semplicissimo da usare, e su di me, che ho una pelle normale, mista, a volte più secca in base al periodo dell'anno, si assorbe con rapidità. Lascia solo una leggera sensazione di appiccicoso, ma non avendo oli non è untuoso e soprattutto non dà fastidio né fa da intralcio se voglio applicarvici sopra altri sieri.

Il Copper Peptide Serum mi è quindi piaciuto molto nell'uso pratico ed anche nei suoi risultati, perché sin da subito mi ha dato un bel senso di idratazione, lasciandomi la pelle in pieno comfort e a lungo nel corso della giornata. Inoltre ho notato anche una maggiore compattezza della pelle, che diventa più carina e liscia. Sono fra quelli a cui peptidi piacciono perché noto dei benefici a breve termine, e spero anche a lungo termine, fermo restando che non posso ad esempio misurare l'esatto eventuale aumento del collagene con l'uso di questo o di qualunque altro prodotto. La cosa che però mi fa apprezzare questa categoria di attivi e anche questo Copper Serum è che non avverto un effetto tensore ma solo un effetto rassodante e appunto di pelle più ferma ed elastica.

Tuttavia non mi sento di considerare questo di Revolution Beauty come una reale alternativa ad esempio al Buffet + Copper Peptide di The Ordinary, che ad oggi è l'unico siero con questo attivo che ho provato. Con il prodotto Deciem infatti avevo notato anche un miglioramento da un punto di vista della luminosità e dell'omogeneità dell'incarnato, e non posso dire altrettanto con Revolution.
Credo che il Copper Peptide Serum, se vogliamo proprio fare paragoni, sia più vicino in termini di efficacia, seppur in maniera più blanda, al Multi-Peptide + HA Serum, quindi un siero peptidico ad azione idratante ed anti rughe. Però può essere un'occasione per chi vuole provare questa famiglia di peptidi e capire come la pelle può reagire. 

Voi avete esperienza con i peptidi di rame?



Nuovi film in streaming, promossi o bocciati?

Dalla sala di un cinema al salotto di casa, vorrei parlarvi di due nuovi film disponibili in streaming. Protagoniste due donne, al centro di due storie diverse, anche se con caratteristiche comuni, ma sicuramente stili ed obbiettivi differenti.

Ghosted (2023)


Genere: azione, commedia, avventura
Durata: 116 minuti
Regia: Dexter Fletcher
Uscita in Italia: 21 Aprile 2023 (Apple Tv +)
Paese di produzione: USA 

Lei è Sadie, una ragazza misteriosa che dice di essere una curatrice d'arte e dalla vita incasinata. Lui invece è Cole, un ragazzo decisamente più semplice, che aiuta nell'azienda di famiglia. I due si incontrano un po' per caso, ma non è esattamente amore a prima vista, anzi dovranno darsi una seconda chance affinché scatti quel click ed aprire le porte ad un primo incontro molto intenso. Peccato però che dopo una prima uscita, Sadie sia già sparita, e Cole, pensando di essere stato ghostato, tenterà il tutto per tutto: riesce a scoprire che la ragazza si trova a Londra, e così decide di raggiungerla.
Qui però qualcosa non va, e Cole scoprirà che la vita di Sadie è ben più caotica di quanto potesse immaginare: lei è infatti un'agente della CIA. Riuscirà Cole ad aiutarla nella sua impresa?


Partendo da un capovolgimento dei ruoli, Ghosted segue ed unisce lo stile di due generi diversi: da un lato la commedia romantica, che dà l'incipit alla storia, dall'altro l'action movie fatto di scazzottate, inseguimenti, e sparatorie. Il tutto però si riversa in un film che non lascia molto, inconsistente nella trama, e che non tenta nemmeno di lasciare un solo messaggio più profondo. La cosa che però mi è piaciuta meno di Ghosted è la mancanza di coraggio.
Avevo infatti inquadrato sin da subito che tipo di storia avrei visto, quindi aspettative ridotte ma confidavo in qualcosa di abbastanza gradevole, che mi facesse staccare dai soliti drammi che guardo, seppur non un capolavoro, come ad esempio il recente Un Matrimonio Esplosivo.


Il risultato di Ghosted è invece molto banale, e non c'è stata secondo me la voglia di spostarsi anche di poco da qualcosa di già visto. Penso subito a Sadie: nulla da dire sul talento di Ana de Armas, ma mi aspettavo una donna davvero indipendente, che poteva anche volere semplicemente una bella serata, piuttosto che puntare obbligatoriamente a qualcosa di più. E il suo passato poteva essere dipinto con delle caratteristiche differenti rispetto alla solita spia dalla vita solitaria senza radici. 
Al posto di Chris Evans invece avrei preferito un attore meno belloccio, meno d'impatto, ma che riuscisse a dare qualcosa in più al suo Cole. Invece il personaggio, seppur non risulti troppo fintamente goffo, è piatto, sappiamo che è un bonaccione solo perché lo immaginiamo per questa sua vita semplice da ragazzo "di campagna".
Carino il resto del cast, anche se in ruoli secondari o cameo sparsi qui e lì.


Ci sono poi aspetti della trama, e di come questa evolve, che non mi hanno convinto, e che potevano essere migliorati, a partire dall'incipit affrettato, passando per il ritmo della parte centrale, e concludendosi con un finale prevedibile. C'è inoltre una pratica vecchia come il cinema che apprezzo poco, ovvero quella di piazzare le battute comiche nei momenti tensivi. Va bene una o due volte, per smorzare la tensione, ma alla lunga ti viene spontaneo chiedersi se non avessero altri momenti per dirsi quelle stesse cose, che avrebbero fatto magari sorridere comunque. 
Salvo però un paio di scene che mi hanno coinvolto, come quella della macchina della verità o il combattimento finale in questa sala trasformatasi in una mega pericolosissima giostra. 
Piccoli accorgimenti secondo me avrebbero reso Ghosted un po' più solido, sarebbe rimasto comunque non memorabile, ma almeno a fine visione, forse, avrebbe lasciato qualcosa.


The Mother (2023)


Genere: azione, drammatico, avventura
Durata: 117 minuti
Regia: Niki Caro
Uscita in Italia: 12 Maggio 2023 (Netflix)
Paese di produzione: USA 

A proposito del su citato Un matrimonio esplosivo, Jennifer Lopez è tornata con un nuovo action movie, questa volta dalle tinte molto più thriller e drammatiche, intitolato appunto The Mother e targato Netflix.
La protagonista, che non ha un nome se non "la madre", è una giovane donna altamente talentuosa con la mira, che, pentitasi dei suoi sbagli, un bel giorno decide di voltare le spalle ad entrambi i loschi figuri con cui stava (ovviamente entrambi erano all'oscuro dell'infedeltà della donna), e di diventare una spia per i federali. Quando però viene smascherata dai suoi ex, la donna dovrà difendere se stessa e la bambina che ha in grembo. Sembra riuscirci, ma che prospettive può avere la bambina? Così, la madre decide di lasciarla all'FBI, con la promessa però che se la figlia avesse avuto bisogno, l'avrebbero richiamata all'azione. Il suo momento arriverà 12 anni più tardi, quando i suoi ex partner, per fare uscire allo scoperto la donna, rapiranno la figlia. Riuscirà questa volta a salvarla?


Il destino di The Mother è simile, ma anche peggiore se vogliamo, rispetto a Ghosted, visto che in questo caso gli intenti si fanno più seri. 
Infatti abbiamo a che fare con una trama che non riesce a convincere ed avvincere mai fino in fondo, che abbozza spesso i passaggi, lasciando anche dei dubbi. Gli snodi narrativi e i colpi di scena sono spesso telefonati e poco logici. Un esempio, sperando di non sconfinare nello spoiler, è quando la madre, invece di portare in salvo la figlia, la tiene con sé per addestrarla. Questo, oltre ad essere inutile e scarsamente coerente col resto della storia, è un espediente scafato per riaprire una nuova parentesi e ridare carburante alla trama.
Perché in effetti The Mother ha una prima parte molto scorrevole, in cui tutto sommato l'azione riesce ad essere avvincente e ritmata, ma arrivati a circa metà qualcosa si inceppa e c'è un crollo nella cadenza narrativa.


L'insieme non è un film che mi ha annoiato particolarmente, ma che non lascia nulla. Il versante emotivo infatti ha poco impatto, ed è un peccato perché in teoria il tutto ruota intorno ad un rapporto madre e figlia: a partire dal titolo, passando per il fatto che il ruolo di Jennifer Lopez non ha nemmeno un nome, è la genitorialità meno canonica ad essere al centro della vicenda. Peccato che non ci sia un attimo di intensità e tenerezza. 

JLo sta sempre bene sullo schermo, e nonostante le extension così lunghe che nella realtà richiederebbero cure settimanali in salone, risulterebbe anche credibile in un ruolo più drammatico, ma qui ci porta una protagonista monocorde e mono espressione (e no, essere induriti dalla vita non significa non avere espressioni o emozioni). Avrei evitato poi le solite scene in cui si mostra sensuale perché sono estremamente prevedibili.
C'è però una grossa mancanza di caratterizzazione dei personaggi (anche il resto del cast ne soffre), per cui mancano tutte quelle sfumature, quei punti di grigio che possano rendere empatizzabili in bene o in male i vari ruoli.


Quando parlo di un film cerco di capire quali possano essere i suoi intenti e se con una commedia riesco a chiudere un occhio (fermo restando che esistono commedie completamente insulse), non riesco a tacere ed essere generoso nei confronti di questo nuovo film Netflix che vuol essere una mescolanza di generi e parlare persino di maternità e genitorialità. Purtroppo The Mother secondo me, anche all'interno del suo specifico genere, e senza per forza voler analizzare tematiche particolari, non riesce a spiccare per nulla, ma risulta già vecchio. Ad azzoppare una trama non così avvincente e dei personaggi mal gestiti, ci mettono dei dialoghi poco ricercati, e la regia di Niki Caro (quella del Mulan del 2020) che non trova soluzioni interessanti, anzi a volte risulta confusionaria e robotica.


Avete visto questi due nuovi film?



Patch contorno occhi con Collagene PureDerm, economici ed efficaci

Ultimamente ho cambiato un po' l'ordine in cui sistemo le mie riserve di cosmetici, perché voglio una visione più chiara dei prodotti che ho, per poterli mettere in uso al meglio, ed anche per parlarne qui con un minimo di logica. Immagino che per voi questo ha poco senso ed utilità, ma quel che conta è che sto via via mettendo in uso tutti i prodotti che ho, e fra questi ho scovato la Collagen Eye Zone Mask di PureDerm.


INFO BOX 
🔎 Yesstyle (codice sconto  PIER10YESTYL), Online
💸 €4.25
🏋 30 patch/ 25g
🗺 Made in Corea
⏳ Scadenza sulla confezione/monouso
🔬 //

Non ricordo nemmeno come siano arrivati nelle mie mani, ma ho scoperto un prodotto semplice ed efficace, ed anche economico.
Si tratta di semplici patch in tessuto, imbevuti con un siero a base di collagene idrolizzato. Sappiamo (vero?) che il collagene che applichiamo topicamente con i cosmetici, seppur idrolizzato, e quindi con una dimensione molecolare minore, non è una sostanza che aiuta a stimolare la produzione di collagene naturale, ma ha un buon effetto idratante ed emolliente della pelle. 

Dopo il collagene, nell'Eye Mask Purederm troviamo anche un terzetto di ingredienti lenitivi e idratanti come allantoina, pantenolo e acqua di rosa centifolia, che aiutano a disarrossare la zona perioculare. 
Un altro attivo che invece ha capacità differenti è l'estratto di papaya, la quale pare sia ricca di vitamine (C in particolare) e minerali, che la rendono anti ossidante, idratante e pare addirittura cicatrizzante. Inoltre ha degli enzimi che producono una esfoliazione delicatissima.


L'INCI si conclude con due attivi antiossidanti, ovvero quello di tè verde e quello di gelso bianco, che sembra avere anche proprietà anti infiammatorie e illuminanti.
La Collagen Eye Mask Purederm si presentano come delle lunette in tessuto sottile, e grazie alla giusta quantità di siero riescono ad aderire bene alla pelle. Non è stata aggiunta alcuna profumazione, ed è un punto a favore, perché in effetto questi patch non mi hanno ami dato fastidio.

L'unico neo che posso sottolineare è che si tratta di 30 patch messi tutti assieme, quindi tocca maneggiarli tutti per poter prelevare la coppia di maschere che ci serve, ed in effetti per molti potrebbe essere poco igienico, ma basta essere un minimo attenti e, alla peggio, usare delle pinzette. Inoltre la confezione è richiudibile, quindi il prodotto si preserva e non si secca.
È quindi una maschera occhi che si tiene sul viso molto facilmente, che non infastidisce, e che può restare in posa tranquillamente i 20 minuti che Purederm consiglia. 

Una volta rimossi, questi patch su di me non lasciano particolari residui, io però consiglio di completare il trattamento con una crema idratante, anche blanda, giusto per creare quel livello di occlusione che rende il tutto più efficace. 

Personalmente utilizzo questa Collagen Eye Zone Mask in due occasioni: in primis quando, di sera, voglio aggiungere uno strato di idratazione extra nella mia routine, perché magari sento il contorno occhi più secco, o se gli voglio dedicare una attenzione extra a questa zona del viso che nel mio caso ha bisogno di essere curata con maggiore dedizione perché la pelle è più secca e più propensa a creare segni.
La seconda occasione è quando magari ho un evento o una serata fuori e voglio che il mio contorno occhi appaia più riposato, e che il trucco aderisca meglio.


Purederm infatti suggerisce che questi patch al collagene dovrebbero rendere lo sguardo più fresco e meno stanco, riducendo i gonfiori. Personalmente non ho borse, ma sicuramente un po' di occhiaie e non noto un miglioramento in questo senso, anche se questa Eye Mask risulta piacevolmente fresca durante la posa e penso che se vogliate un giovamento su questo fronte, possiate mettere questi patch in frigo per accentuare l'azione decongestionante.
Sicuramente però dopo l'uso, noto la zona un po' più riposata, e soprattutto noto la pelle più distesa, liscia e compatta, per questo utilizzo queste Eye Mask Purederm quando voglio che la zona appaia al meglio delle sue possibilità.
Per essere un piccolo trattamento economico penso che questi patch meritino di essere presi in considerazione e penso possano adattarsi a tante esigenze. 
Conoscevate già PureDerm?




Il Sol Dell'Avvenire: le opinioni di chi non ama Nanni Moretti

Non sono un fan della cinematografia di Nanni Moretti, eppure a volte bisogna fare dei compromessi, e così mi sono ritrovato sulla comoda poltrona di un cinema, senza pop-corn purtroppo, a vedere Il Sol Dell'Avvenire (2023), ultimo lavoro del regista brunicense.



Genere: commedia, drammatico
Durata: 95minuti
Regia: Nanni Moretti
Uscita in Italia: 20 Aprile 2023 (Cinema)
Paese di produzione: Italia


La storia è quella di Giovanni (Nanni Moretti stesso), un regista alle prese con la realizzazione di un film che vuol raccontare l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956, e di come una sezione del partito comunista italiano a Roma reagì all'accaduto, sperando che Togliatti desse delle indicazioni su quali dovessero essere le mosse del partito. Il film però inizia a diventare complicato per Giovanni: pare che il produttore non avesse i fondi necessari per creare il film, con la conseguenza che il regista dovrà piegarsi al volere di Netflix se è suo interesse proseguire con le riprese. 
Ma è anche la vita di Giovanni a subire diversi contraccolpi, infatti la moglie Paola (Margherita Buy) sta già pensando ad altro, volendo da un lato lasciare il marito, e dell'altro producendo un film particolarmente violento.
In questa spaccatura che la vita ha messo di fronte a Giovanni, ci sarà l'occasione per riflettere sia sul cinema, e magari immaginare una nuova pellicola, sia sulla vita stessa, e sull'approccio che abbiamo ad essa.

C'è chi ha paragonato Il Sol Dell'Avvenire a 8 1/2 di Fellini, e chi invece l'ha definito come uno dei migliori film di Moretti, ma non mi spingerei mai a tanto, perché non ne ho le competenze, e soprattutto perché, come anticipavo, i suoi film li ho spesso volutamente evitati perché non credo che il suo stile si confaccia ai miei gusti. Poi però c'è questo Il Sol dell'Avvenire, che ha due chiavi di lettura: una estremamente facile, l'altra più complessa e stratificata, e che, nonostante le mie lacune, sono riuscito a comprendere. Perché di base è un film che unisce commedia, con scene e battute a cui è davvero difficile non sorridere, ad un fondo di dramma, che non è per forza un momento di struggimento senza eguali, ma che si muove più in basso, in quella sfera della vita che un po' ci tocca tutti.

E poi c'è la doppia critica, perché Il Sol Dell'Avvenire non si tira indietro nello schierarsi apertamente da un punto di vista politico, ma appunto giudicando e contestando anche l'atteggiamento del partito comunista; ma Moretti non si lascia sfuggire nemmeno un esame (e un'autocritica) a quella che è la condizione del cinema attuale, cannibalizzato dalle piattaforme di streaming che mettono avanti algoritmi e minutaggi calcolati al millimetro in sfavore dell'arte, e rovinato dai giovani registi che pensano che la violenza tal quale possa essere arte e intrattenimento. 

C'è anche ovviamente il messaggio di fondo, che parla di "se" e di aperture. Giovanni infatti è chiuso nella sua visione, nei suoi riti, non sopporta che una delle sue attrici (Barbora Bobulova) continui a cambiare le frasi del copione, è scollato dalla realtà da non accorgersi che la moglie vuole divorziare e la figli ha pesanti daddy issue.  

E quindi cosa succerebbe se la storia venisse raccontata in modo diverso, e se il cinema fosse il mezzo per farlo? Questo alla fine si chiede Giovanni, pronto finalmente a cambiare la sua ideologia.
Chi era accanto a me durante la visione de Il Sol Dell'Avvenire mi sottolineava il citazionismo spinto che fa Moretti di se stesso, delle sue precedenti opere, e anche degli altri registi, e devo dire che alcune di queste citazioni le ho colte in autonomia, perché per quanto non segua il regista, alcune sono diventate nel tempo dei cult. Per questo Il Sol Dell'Avvenire è secondo me adatto a chiunque.
Credo inoltre che Moretti sia riuscito là dove Il ritorno di Casanova di Salvatores aveva fallito nel raccontare la magia del cinema sotto tanti punti di vista, sia dietro che davanti alla macchina da presa, e da chi il cinema lo "subisce" ovvero lo spettatore.

Ma Nanni Moretti continua a non essere il mio regista preferito nonostante questo film mi abbia lasciato un parere positivo. Non amo infatti il suo modo di recitare, così cadenzato, come non amo alcune parti troppo didascaliche de Il Sol Dell'Avvenire.
Alcuni passaggi del montaggio ad esempio mi sono sembrati scattosi, e la parentesi sulla giovane coppia, che farebbe parte di un altro film che il regista Giovanni sogna ed immagian di girare, aggiunge altra carne al fuoco, non solo da un punto di vista narrativo, ma anche concettuale, che non troverà mai un vero e proprio sviluppo. Non posso inoltre dirvi che ho apprezzato particolarmente la gestione dei personaggi più secondari.
Il Sol Dell'Avvenire, seppur nel suo essere morettiano, mi ha forse reso più digeribile e simpatico il regista, ma come potete immaginare non andrò certamente a recuperarmi tutta la cinematografia di Moretti.




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