Cosa vedere e cosa evitare su Paramount +

Dopo aver visto The Followers ho voluto esplorare meglio il catalogo dei telefilm di Paramount+, che pian piano sta trovando il suo spazio nel mondo dello streaming online. Ho recuperato quattro serie tv, cosa varrà la pena recuperare?


The Flatshare - Un letto per due
Prima stagione

Tratto dal romanzo di Beth O’Leary, Un letto per due si concentra attorno a alla giovane editor Tiffany, la quale sta attraversando la rottura con l'ex (decisamente narcisista) Justin e quindi ha subaffittato la casa di Leon. I due letteralmente condividono tutto, incluso lo stesso letto, ma non si incontrano mai: Leon infatti è un infermiere e per pagare le spese legali al fratello fa anche i turni di notte, al mattino invece Tiffany va alla redazione del suo giornale online. I due per praticità inizieranno a parlarsi tramite dei post-it appesi per casa, e non sempre riusciranno a comprendersi, ma questa via di comunicazione li porterà a confrontarsi a vicenda anche su aspetti intimi e delicati della vita.

Nonostante un incipit forse poco credibile nell'era dei cellulari che ci permettono di fare la qualunque, The Flatshare riesce ad essere una gradevole compagnia, raccontando una vicenda tutto sommato attuale e credibile. Tiffany e Leon infatti hanno problemi comuni, sia lavorativi che personali, e cercano di affrontarli al meglio delle loro capacità, con risultati non sempre positivi.
Tiffany sembra quella messa peggio, da un punto di vista relazionale, ma dall'altra parte Leon non vive una relazione piena e appagante, e non solo perché troppo preso dal far scagionare il fratello. 
Siamo pur sempre nel pieno di una commedia romantica, che ha lo stile del genere, e che nonostante la produzione britannica, non ha il tipico humor inglese, ma riesce comunque a far sorridere, senza risultare troppo convenzionale.


Dall'altro lato, Un letto per due - The Flatshare, non mi è sembrata sdolcinata, e per fortuna si esce presto dal poco credibile scambio di post-it, per passare ad una dimensione più reale. Non è una serie che dall'altro lato vuole drammatizzarsi troppo: ad esempio il rapporto disfunzionale fra Tiffany ed il suo ex sarebbe davvero da trattato psicologico, ma non si arriva a tanto. O ancora, il caso legale in cui è invischiato il fratello di Leon apre una porta a quanto sia poco equa a volte la giustizia, ma anche in questa circostanza non si scende in una argomentazione socio politica.
La serie tv Paramount+ pecca forse un po' nel ritmo, e in alcune trame e personaggi secondari che, per quanto possano aggiungere delle variabili interessanti, finiscono per risultare un po' superficiali, e dare poco alla storia centrale.
Il duo Jessica Brown Findlay (ve la ricordate in Downton Abbey?) e Anthony Welsh funziona bene, quindi sì, The Flatshare può essere recuperata con spirito di leggerezza. 
Non ho scovato informazioni su una seconda stagione, ma in fondo la storia ha una sua fine, quindi va bene così.


Cecilia
Prima stagione

Da Londra ci spostiamo in Messico e conosciamo Cecilia, una donna a capo della panetteria di famiglia, che gestisce con grande impegno, senza però lasciare da parte la sua grande famiglia allargata. Cecilia infatti vive con le due figlie avute dal secondo compagno, un attore, ma ha avuto una figlia in un precedente matrimonio. 
Tutti fanno estremo affidamento sulla donna, lei è la roccia su cui si poggia non solo l'impresa lavorativa, ama anche i rapporti familiari, ma un giorno tutto cambia. Cecilia viene infatti colpita da un ictus e improvvisamente non è più in grado di gestire tutto come prima. Di conseguenza tutti i suoi familiari dovranno imparare ad essere più autonomi, cercando anche di aiutare la matriarca a riprendersi.

Cecilia è una di quelle serie tv che purtroppo sono passate in sordina perché in fondo non si tratta di una grande produzione con attori particolarmente noti, io però l'ho trovata ben realizzata, simpatica e con qualche spunto di riflessione interessante. Infatti la malattia della protagonista è solo un incipit per parlare di altro, di rapporti interpersonali, familiari, della nostra capacità di comunicare con l'altro, ma anche con noi stessi.
C'è poi un corollario di tematiche attuali che vengono lanciate qui e lì, e che danno del materiale ai personaggi secondari per muoversi nelle linee narrative. Mi ha colpito un personaggio che parla della sua asessualità, poco o niente rappresentata nei prodotti di massa, e un altro affetto da sindrome di Asperger. O ancora, si parla di aborto, revenge porn, relazioni a distanza. 


Anche in Cecilia comunque non si arriva a momenti di estremo dramma, è pur sempre una serie leggera, e infatti alcune tematiche non hanno spazio per essere sviscerate. In questo caso però migliora il ritmo, anche perché gli 8 episodi non sempre superano al mezz'ora. 
Credo che, nel suo non essere un capolavoro, Cecilia sia originale ed interessante, e che qualche colpo di scena che hanno inserito riesce a rendere abbastanza fluida la visione.
Pare che Paramount+ abbia già preso a girare la seconda stagione della serie, ed in effetti il finale si presta ad un proseguo.


The English
Miniserie

Solo un grande cast poteva convincermi a seguire una miniserie western, e non me ne sono pentito, nonostante non possa ritenere The English come una serie adatta a tutti.
Prodotta da Amazon Studios (ma stranamente non è disponibile su Prime Video da noi in Italia) e BBC, The English ruota attorno alla figura di Lady Cornelia Locke (Emily Blunt) una giovane aristocratica inglese la quale, mossa dalla fame di vendetta per l'uccisione del figlio, decide di recarsi nel selvaggio west. Ma il suo percorso non è così semplice: viene infatti subito rapita da un albergatore senza scrupoli. Qui conoscerà un uomo, l'ex sergente Eli Whipp, un nativo americano che ha lasciato l'esercito per riconquistare delle terre che gli spettano come ricompensa per il suo servizio.
Cornelia e Eli si ritroveranno molto più legati di quanto potessero immaginare, unendo le loro forze per affrontare le mille difficoltà che si potevano incontrare in un paese fuori controllo come America centrale alla fine dell'800.

Quello di The English è un viaggio fisico all'interno di un territorio incattivito dalle lotte fra i conquistatori europei e i nativi americani, costellato di personaggi letteralmente (e fisicamente a volte) rivoltanti, senza scrupoli, pronti solo a sopravvivere in un mondo difficile e in quel momento senza regole. 
È però anche la storia di un viaggio personale, dove i due personaggi avranno modo di crescere, di mettersi alla prova fino allo stremo, e di trovare una forza che non sapevano di avere. Ovviamente questa serie Parmount + si presta benissimo per raccontare le atrocità che hanno subito gli indigeni americani, e sarà soprattutto Cornelia a diventarne testimone. 
The English non si tira indietro dal mostrare in modo grafico anche queste parti della storia e questi personaggi, a volte diventa crudo, come si confà al genere western.
Lo stile si riflette completamente nella regia e nella cura altissima di costumi, scenografie (poche) e nella scelta dei paesaggi. Ho trovato quasi comico che la serie sia stata girata in Spagna. 


Ma The English ha anche altre caratteristiche che potrebbero farvi storcere il naso e farvi rendere faticosa la visione.
La storia di per sé infatti secondo me doveva essere più asciutta, più netta, ed invece è un continuo inserimento di situazioni e flashback che non agevolano sempre la fluidità e la cadenza della visione, anzi a volte ci si può confondere in questi passaggi.
È vero che non mancano i momenti tensivi e di azione (si spara molto ovviamente) ma ci sono anche molti dialoghi, talvolta ampollosi e poco spontanei, che alla lunga, se siete tipi da binge watching o semplicemente guardate le serie tv per passatempo dopo una giornata stancante, possono annoiare. 

Vi avevo poi accennato al cast, che spazia da Emily Blunt, a Rafe Spall (quasi irriconoscibile rispetto a Tryng) da Toby Jones fino a Tom Hughes (il principe Albert dell'ormai terminata alla terza stagione Victoria), e che sicuramente è composto da scelte azzeccate. Tuttavia molti dei personaggi mi sono sembrati abbozzati ed altri hanno un tempo sullo schermo davvero breve.
Il finale, emozionante e liberatorio, ma decisamente amaro, un po' ripaga da questi difetti, ma prima di lanciarsi sui 6 episodi disponibili su Paramount +, in questo caso da quasi 50 minuti l'uno, il mio consiglio è di pensarci due volte. 




Perché nessuno parla di questo siero al retinolo di L'Oréal?

Revitalift Laser X3 Siero Notte al Retinolo Puro di L'Oreal: la Recensione

C'è un lato che non amo della community beauty dei social, o per lo meno parte di essa che scorre sotto i miei occhi, ed è la ripetitività. Mi sembra infatti si parli sempre degli stessi prodotti, mi pare che ci sia ancora chi propini l'acido ialuronico come panacea per tutti i mali, relegando gli altri attivi e cosmetici a magari qualche #ADV che poi sparirà nel flusso di Instagram.

Dall'altro lato ci sono io, che se sembra non mi affezioni e fidelizzi a nessun prodotto specifico (cosa non vera), che cerco sempre di proporvi prodotti nuovi, differenti, raccontandoveli in modo tale che, se magari non sono adatti a me, possiate averne un quadro completo per eventualmente sceglierli.

È il caso del Siero Notte al Retinolo di L'Oréal Revitalift Laser, di cui ho sentito e visto veramente pochissime recensioni, ma che credo sia uno dei migliori sieri alla vitamina A disponibili nella grande distribuzione, e dopo averlo provato per diversi mesi posso finalmente raccontarvelo in tutti i suoi dettagli.


INFO BOX
🔎 Amazon, eFarma, LookFantastic, Grande Distribuzione, Online 
💸 €11.50
🏋 30ml
🗺 Francia
⏳ 6 Mesi
🔬 //


Il
siero Revitalift Laser X3 contiene appunto retinolo, di cui ormai sono arcinote le proprietà anti age, anzi molti lo considerano come l'unico ingrediente comprovato da lunghi studi clinici in grado di contrastare i segni del tempo, come macchie e rughe, e ridare nuova vita alla pelle stimolando la produzione di collagene. Era il 2018 quando in questo approfondimento vi avevo raccontato tutte le qualità della vitamina A e dei suoi derivati, come usarla e quali possono essere le controindicazioni. È un articolo sempre valido, che curo e aggiorno costantemente, quindi dateci un'occhiata se volete conoscere più da vicino i retinoidi. 

To
rnando al siero notte L'Oréal, tecnicamente non avrei nulla da spiegarvi, perché la confezione del prodotto è chiara ed esplicativa. È infatti un trattamento arricchito con lo 0.2% di retinolo puro (non esteri o affini) e pare che la sua formulazione sia stabile e caratterizzata da un sistema di assorbimento ottimizzato. Non ci sono specifiche su come questo possa avvenire ma in effetti si entrerebbe nei dettagli più "chimici" della composizione.

Quel che ci interessa è che questo Pure Retinol Night Serum contiene anche olio di semi di soia, glicerina, acido ialuronico e vari emollienti per rendere il prodotto idratante. 
Dall'altro lato devo però sottolineare che contiene anche un paio di sostanze che a molti non piacciono come l'alcol denaturato e il profumo. A me raramente danno fastidio, e questo siero non rientra nella mia casistica. A proposito della profumazione devo dire che è abbastanza intensa, con delle note floreali che comunque mi piacciono e a cui mi sono abituato. 
Quel che trovo assolutamente gradevole è invece la consistenza di questo siero L'Oreal: è lattiginosa, si stende con rapidità estrema, e si assorbe bene su di me, non dandomi sensazioni sgradevoli di appiccicoso. Anche usandolo prima o dopo ad altri prodotti non è stato pasticcioso, non mi ha creato pallini o reazioni strane.

Anche sul come usare questo siero Revitalift L'Oréal è particolarmente precisa e attenta: il nome stesso ci dice che è adatto alla routine serale, e specifica che vanno applicate circa 3 o 4 gocce su viso pulito e che deve essere introdotto gradualmente nella propria routine. Infatti è specificato una sorta di protocollo di tre settimane, e viene più volte sottolineato che il retinolo può dare pizzicore, rossori e secchezza, e che se capita basta rendere le applicazioni più sporadiche o interromperne l'uso.

L'Oreal
però non suggerisce un altro trucchetto come il retinol sandwich method, che vi spiego sempre nel post sulla vitamina A, che aiuta a diluire l'attivo e proteggere la pelle da eventuali irritazioni.
Il Siero Revitalift Notte non andrebbe usato sul contorno occhi, ma io, che sono una vecchia ciabatta abituata al retinolo, non mi sono fatto scrupoli. Ovviamente se avete particolari sensibilità, attenetevi alle indicazioni. 

L'Oréal inoltre è anche cauta e credo sincera nel fare delle promesse per quanto riguarda l'efficacia del suo siero al retinolo, sottolineando che servono quattro mesi di utilizzo costante per vedere dei benefici più palesi. E non posso che essere d'accordo: in via istantanea infatti questo siero retinolo puro dà sicuramente una buona idratazione, come vi anticipavo è gradevole e l'ho usato quotidianamente con piacere. Non mi ha mai creato rossori o screpolature, né sensibilizzato la pelle. 
L'unica reazione che posso segnalare che dopo qualche tempo dall'inizio dell'uso ho sentito la pelle leggermente più tirante nella parte alta dello zigomo, ma era ancora inverno e faceva freddo, ed è stata una situazione così leggera e transitoria che non posso nemmeno addurla totalmente a questo siero al retinolo

A parte questo credo che la mia pelle abbia tratto molto giovamento dall'uso di questo siero rughe profonde Revitalift, da due punti di vista. Da un lato mi è sembrato che la pelle sia più luminosa ed omogenea, dall'altro mi sembra che l'abbia anche resa più levigata, dandomi anche una mano con i segni di un vecchio acne che sono ostici da ridurre. Non posso parlare per rughe, perché ne ho solo una più profonda, che è un capitolo a parte.


Devo aprire una breve parentesi più ampia: sappiamo tutti che il retinolo non agisce dal giorno alla notte, e per questo io ho deciso di introdurlo in pianta stabile nella mia routine, mettendo alla prova diversi prodotti nel corso del tempo, e penso sia stata una buona scelta perché non ho visto, nonostante l'avanzare degli anni e le oscillazioni del peso, un particolare peggioramento dei segni del mio viso e della elasticità della pelle.

Credo che questo di L'Oréal abbia un ottimo equilibrio fra efficacia e delicatezza, e sia perfetto per iniziare questo percorso e poterlo proseguire per diverso tempo.
Ho apprezzato che l'azienda abbia palesato la percentuale di retinolo perché secondo me, più che con altri attivi, è importante sapere con che intensità ci dobbiamo confrontare. Lo 0.2%, oltre che in linea con gli standard suggeriti dalla commissione europea, è un buon livello per davvero tantissimi tipi di cute, un entry level da prendere in considerazione, specie con una texture così.
La mia pelle può affrontare (ed ha già affrontato) percentuali ben più alte di retinolo, ma potrei tornare a questo siero Revitalift X3 se, per qualunque ragione, dovessi sospendere per un determinato periodo l'uso della vitamina A.


Lo avete provato? Qual è stata la vostra esperienza?
Qui vi parlo della Pressed Cream Notte, sempre della linea Revitalift Laser.

Mentre qui ho raccolto le mie opinioni sul Revitalift Filler di L'Oréal, il siero viso anti rughe con l'1.5% di acido ialuronico puro.



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Il viaggio atteso un anno

Cosa fare e vedere a Cefalù e Castelbuono, fra arte, cibo, mare e cultura

Ci sono delle mete facili da raggiungere che desideri visitare da tempo, e magari inizi pure concretamente ad immaginare una possibile organizzazione. Poi passano le settimane, arrivano altri viaggi, altre esperienze e finisci per rimandare, e nonostante la vicinanza quella destinazione diventa improvvisamente più lontana.
Ben prima di Napoli e Salerno, prima di Noto e Torino, e persino prima di Madrid e del Belgio, volevamo fare un salto a Cefalù e dintorni, borgo marinaro perfettamente al centro della costa tirrenica della Sicilia che da me dista un paio di ore d'auto. 

Solo questo lungo week end di aprile questo desiderio ha trovato concretezza, e così, dopo aver caricato in auto valigie troppo piene per solo un paio di giorni di permanenza, ci siamo ritrovati in una soleggiata Cefalù.
Dopo esserci sistemati nel nostro piccolo B&B dalla posizione perfettamente centrale, ma con un comodo parcheggio sotto, ci siamo subito lanciati per le stradine cefaludesi fino a raggiungere il lungomare.

Un mare splendido e per noi il clima ideale, mentre per i turisti (credo belgi, inglesi e francesi) l'occasione ideale per riversarsi in spiaggia e abbrustolirsi come gamberi. 
Dopo esserci sfamati come avrebbe fatto appunto un villeggiante qualunque, è iniziata la vera esplorazione. Cefalù ha un centro storico abbastanza semplice da percorrere e i luoghi da visitare sono più o meno vicini l'uno con l'altro, infatti siamo passati subito dal Lavatoio Medievale, aperto in quella giornata a chiunque (pare non vi sia una regola specifica sulla sua apertura), per poi passare all'iconico Duomo di Cefalù con le sue due torri.
Purtroppo siamo stato un po' sfortunati perché la piazza antistante era sottoposta a lavori, e anche l'altare della cattedrale era coperto probabilmente per ristrutturazione. 

Le visite al Duomo di Cefalù sono suddivise in tre opzioni in base a quanto siete disposti a scarpinare, noi non ci siamo fatti mancare nulla salendo su entrambe le torri, passando per l'area museale fino al chiostro. La cattedrale della Trasfigurazione ci ha colpiti per la sua struttura, e per la vista che offre più che per il suo contenuto, e la visita è stata ben meno faticosa rispetto a quello che ci avrebbe attesi più avanti.

Ma prima abbiamo fatto un passaggio e al Museo Mandralisca, dove abbiamo scoperto l'esistenza del Sibac, un biglietto unico da 10€ e dalla durata di 5 giorni che consente di accedere ad alcuni punti di interesse a Cefalù, come appunto il museo, l'area archeologica della Rocca e il Teatro Cicero.
Tornando al Mandralisca, questo raccoglie le svariate collezioni del barone Enrico Pirajno, che si interessò di arte, numismatica e archeologia, ma ci siamo evitati volentieri l'area con animali impagliati di varie specie, tropicali e non. Molto più enigmatico il ritratto d'ignoto marinaio di Antonello da Messina.

Subito dopo una breve sosta al Bastione di Capo Marchiafava, un bell'affaccio sul mare, la nostra camminata si è diretta alla Rocca di Cefalù, e qui abbiamo davvero sudato. Premetto che, nonostante fossi certo di aver controllato di orari online, una volta arrivato alla biglietteria ho scoperto che avrebbero chiuso alle 16:30 e non alle 19 come scritto da varie parti. 

Parliamo di una rupe alta 268 metri, che richiede almeno mezz'ora per essere percorsa in salita e che non ha sentieri sempre perfettamente battuti, non proprio come una passeggiata in centro. Non serve una preparazione tecnica, quindi se è vostro interesse affrontare la rocca, prendetevi tempo, mettete scarpe comode, portatevi dietro l'acqua e la protezione solare, e non scegliete una giornata troppo calda o piovosa.
I resti archeologici della Rocca sono ammantati di mistero, se avete questa fascinazione, ma a noi ha colpito soprattutto è la vista su tutta Cefalù, dal duomo fino all'orizzonte infinito, da restare a bocca aperta non solo per l'affanno della salita. 



Dopo una più semplice discesa, l'unica opzione valida era rientrare al B&B e riposarci per la serata. Se pensate che un viaggio breve non avesse comunque alle spalle un itinerario che include anche i ristoranti più interessanti, vi sbagliate.
Fra la lista di posti che infatti avevo selezionato, ci ha colpito Triscele, dove ci aspettava un tavolo, ma soprattutto la miglior cena fatta a Cefalù, in un equilibrio fra piatti tradizionali con un twist più moderno ed originale, ed un personale attentissimo ma non invadente. 
Dopo il dolce (il parfait al limone e basilico ci ha arricriati) però nessuna night out o movida fra locali, perché il giorno dopo ci saremmo spostati da Cefalù per raggiungere un altro borgo, medievale questa volta, fra le Madonie: Castelbuono.


Facile da raggiungere (sempre in auto), Castelbuono è sempre parte della provincia di Palermo, non dista troppo dalla costa, gli si dedica facilmente una piacevole passeggiata di mezza giornata ed ha anche i suoi punti di interesse. Spicca il Castello dei Ventimiglia, che al suo interno contiene anche il museo civico e la decoratissima Cappella Palatina con le reliquie di Sant'Anna. Anche in questo caso, più che le diverse sale del castello, a restare impressa nella memoria è la vista che si ha da esso, su tutta Castelbuono. Ed è la gradevolezza che si percepisce nel passeggiare per le vie di questo borgo, dove per caso ad esempio ti imbatti nella Fontana della Venere Ciprea, a meritare la visita. 

E vogliamo parlare di Do'House, in un angoletto carino, dove con 9.50€ ti fanno due buoni spritz e un taglierino di accompagnamento?
Dopo un pranzo piacevole, ma non memorabile, e qualche acquisto da Fiasconaro, l'idea è stata di rientrare per goderci l'ultimo tramonto a Cefalù

Qui, dopo un meritato riposo, abbiamo ripercorso il lungomare, visto la famosa Porta Marina (o porta Pescara), l'ultima rimasta dalle mura fortificate, fino al molo turistico con tutti i suoi punti di affaccio. 
Dopo troppe foto e un breve aperitivo, abbiamo scelto di andare a cena da Brama, ristorante un po' più ritirato rispetto alla via centrale, ma comunque accogliente e soprattutto più intimo, se siete in coppia. Ottimi gli gnocchi limone e caffè, e perfetto se anche voi rimanente imbambolati a vedere come vengono preparati i piatti visto l'affaccio sulla cucina. 
L'ultima serata a Cefalù (non sapendo ci sarei tornato qualche mese più tardinon è finita particolarmente tardi perché ero stanco, e soprattutto perché sulla strada del ritorno ci sarebbe stata un'altra tappa, o meglio tante tappe: la Fiumara D'arte.


Considerata uno dei parchi di sculture più grande d'Europa, la Fiumara d'arte è suddivisa in diversi comuni in provincia di Messina, esattamente fra Castel di Lucio, Mistretta, Motta d'Affermo, Pettineo, Reitano, Tusa. Il concetto è quello di riunire, seppur sparse in più punti, una serie di installazioni e opere a cielo aperto di diversi scultori e artisti. Un'opera iniziata negli anni '80, che però raggiungerà la fama solo negli anni 2000, pure a seguito di processi giudiziari.

Visitare la Fiumara è un'esperienza unica e suggestiva, considerate che in molte di queste opere è possibile accedervi, quindi entri letteralmente in sculture o strutture davvero enormi, e che magari si affacciano o sono situate in zone altrettanto belle. 
Inutile dire che le mie preferite sono state La materia poteva non esserci, il Labirinto di Arianna e 38º parallelo - Piramide, ma sono anche l'occasione per molti di scoprire dei paeselli che probabilmente non sarebbero altrettanto frequentati.

Visitare la Fiumara d'Arte non è di per sé faticoso, ma richiede un po' di tempo e un mezzo di spostamento autonomo, che sia un'auto o una moto perché tutte le varie opere sono in punti parecchio distanti e sparsi fra i vari comuni.
Se vi capita, fate un salto anche sulla spiaggia Lampare di Tusa, che è anch'essa particolare, e che è stata la chiusura del viaggio atteso un anno.
Al ritorno i nostri bagagli si erano riempiti di altrettanti ricordi, un migliaio di foto e soprattutto la conferma (se ci dovesse servire) che la mia (nostra) Sicilia ha davvero tutto, dai monti al mare, passando per il cibo e l'arte, basta solo scoprirlo, riscoprirlo e valorizzarlo. Un anno di attesa, in fondo, ne è valsa la pena. 



Tre scoperte Amazon di cui non posso più fare a meno 😍

Questi tre prodotti sono diventati sin da subito parte integrante della mia routine quotidiana per quanto riguarda il beauty, e li ho scovati tutti e tre su Amazon, sono tutti disponibili con spedizione Prime. Forse (anzi quasi certamente) per voi saranno banali, ma a me hanno dato davvero una mano, sotto vari profili, nell'organizzazione dei prodotti ma anche nell'effetto che ottengo con essi.


Organizer Girevole Porta Cosmetici e Trucchi 

Cercavo da tipo sempre una soluzione per organizzare meglio i miei prodotti per il viso e corpo, perché come potete immaginare ne utilizzi diversi, e volevo qualcosa che fosse carino, resistente ma soprattutto pratico da usare. Sul web ci sono tantissimi organizer per cosmetici, alcuni onestamente mi sembrano dei plasticoni inutili ed ingombranti, ma mi sono soffermato su questo girevole ed è stata la soluzione ideale, non solo per avere i miei prodotti disposti in modo più ordinato, ma anche per creare ulteriormente spazio.

È alto circa 34 centimetri per 23 di diametro, è completamente costituito da plexiglass, è facilissimo da montare, mi è arrivato con le istruzioni, e i ripiani interni, in totale 4 da aggiungere, possono essere posizionati a tutte le altezze. Sono già forniti dei piccoli elastici che vanno a bloccare i ripiani, così che non si muovano. 

prodotti consigliati amazon

La parte superiore è suddivisa in tanti spazi, ed avendo collocato questo porta cosmetici su di un mobile più basso, ho disposto tutta la mia skincare quotidiana, suddividendola da un lato per il giorno e dall'altro per la routine serale. Nel cerchio centrale ci metto in genere i pochi prodotti di make-up che utilizzo, come correttori, ma essendo la parte più profonda, ci potreste mettere anche i pennelli.

La cosa che mi ha fatto apprezzare questo prodotto rispetto ad altri simili, è che appunto il ripiano superiore ha un bordo leggermente più alto e vi garantisco che è una caratteristica utile se volete metterci dei flaconi (i tonici ad esempio) più lunghi, che diventano instabili man mano che sono sul finire.

amazon porta trucchi girevole

Nei ripiani inferiori in genere tengo prodotti che non utilizzo quotidianamente, come alcune maschere viso, i trattamenti magari per le imperfezioni o da usare dopo la rasatura; inoltre ci ho messo dei backup di prodotti, soprattutto i profumi che magari non indosso in una determinata stagione. Un ripiano l'ho adibito per quei pochi gioielli che ogni tanto uso (poca roba, non li sopporto).

La cosa che mi ha stupito di questo organizer è sicuramente lo spazio: considerate che non ho incastrato nemmeno tutti i ripiani perché non ho cosa metterci, ma chi magari vuole metterlo in bagno, quindi organizzare anche i prodotti per la detersione, secondo me troverà tutto lo spazio necessario.
Questa è ovviamente la mia preferenza, poi ognuno sistema i prodotti come meglio crede e in base alle necessità, indubbiamente però il fatto che sia trasparente e girevole a 360° (anche col peso non si blocca) rende la ricerca del prodotto che ci serve molto più rapida.

È inoltre un porta cosmetici abbastanza facile da pulire, basta un panno umido, e lasciarlo asciugare per bene, ed è molto resistente: considerate che più volte l'ho sollevato e spostato pieno di cosmetici, ed ha resistito benissimo. 

Questo organizer che vedete in foto lo trovate appunto su Amazon a questo link. 



Vela.Yue Set Pennelli Make-up per il viso

pennelli trucco viso economici amazon

Da tempo cercavo un paio di pennelli viso che avessero una forma specifica e che mi aiutassero con quel poco di make-up che indosso, e in questo duo Vela Yue ho trovato esattamente quello che cercavo.
Uno è a setole lunghe ed ha una forma leggermente arrotondata, con la perfetta densità per essere utilizzato sia come setting brush (ovvero l'utilizzo che ne faccio io) con la cipria, sia come blush e contouring brush. Si potrebbe osare ad usarlo per applicare un illuminante viso, sebbene forse sia leggermente troppo largo, ma per emergenza secondo me va bene.

Questo pennello mi piace tantissimo perché la morbidezza delle setole è così setosa da non darmi fastidio sul contorno occhi (letteralmente non c'è una sola singola setola che pizzichi), quindi si può utilizzare sia picchiettando il prodotto che sfumandolo, e soprattutto ha la densità e la mobilità perfetta per andare ad applicare la giusta quantità di prodotto senza creare un effetto polveroso (ovviamente dipende anche dalla qualità del trucco viso con cui lo andate ad utilizzare). Io non amo la cipria ma a volte serve e con questo pennello Vela Yue ho trovato l'applicatore ideale.


Il secondo pennello è una sorta di kabuki miniaturizzato leggermente arrotondato (quindi non piatto di netto), dalle setole più folte e concentrate ma sempre morbidissime, e che amo utilizzare per l'applicazione e la sfumatura del correttore. Anche questo brush Vela Yue è comunque versatile perché può essere usato per countouring in crema e blush liquidi ad esempio, o per emergenza anche per il fondotinta, sebbene richieda sicuramente un po' più di tempo, o per stendere sulla palpebra superiore un ombretto neutro. 
A me piace soprattutto perché applica e sfuma il concealer benissimo, si può usare appunto picchiettando o trascinando il prodotto, senza lasciare strisce e senza togliere coprenza. Inoltre ha la dimensione ideale per il mio contorno occhi, o per lavori più di precisione come i lati del naso, ma è grande abbastanza se ad esempio voglio sfumare il prodotto su altre aree del viso più ampie.

Secondo me sono facilissimi da usare, e penso che possano accontentare sia chi non ha dimestichezza (come me) con questi strumenti, sia chi ha già un proprio kit di pennelli.
Entrambi questi pennelli Vela Yue sono in setole sintetiche, ed hanno una lunghezza di circa 18 centimetri, aspetto per me fondamentale e che ricercavo perché posso anche portarmeli in viaggio senza occupare troppo spazio. Considerate inoltre che ho acquistato questo set lo scorso Ottobre e in questi mesi li ho lavati più e più volte senza mai perdere una setola o rovinarsi, quindi penso sia stato un acquisto più che azzeccato. 
Li potete trovare qui. 



Beurer BS 55 Specchio Illuminato 
con doppia superfice riflettente, normale e ingrandimento 7x


Ammetto che questo non è un mio acquisto, ma è stato un regalo (non dell'azienda, ma di un sant'uomo), che però è stato salvifico e ben pensato alle mie esigenze. Se come me infatti non avete una illuminazione ideale in casa o magari avete una camera da letto ed un bagno ciechi, quindi fate affidamento solo sulla luce artificiale, questo specchio Beurer diventerà il vostro alleato quotidiano.
È uno specchio con doppia superficie, dal diametro di 13 centimetri, che appunto ruota e si illumina con un tasto di accensione touch. La luce è un led luminoso circolare che può essere calibrato (è dimmerabile come dicono quelli bravi) semplicemente tenendo premuto il tasto di accensione ma secondo me ha la giusta intensità alla potenza massima, perché comunque non dà fastidio agli occhi.
Dopo 15 minuti la luce led si spegne automaticamente, cosa perfetta per i più distratti.


La cosa che ho apprezzato di questo specchio BS 55 Beurer è che si vede la qualità: noto proprio come il riflesso sia nitido e pulito, non stanca gli occhi con l'uso, complice sicuramente anche la luce led. Inoltre la superficie ingrandente 7X allarga il riflesso ma non distorce troppo, quindi non rende faticoso l'uso un po' più prolungato. 

È quindi perfetto sia per i rimuovere i peletti del viso, sia per applicare bene il trucco. L'unico neo che posso riscontrare è che non è ricaricabile, ma a pile mini stilo, ma nonostante lo utilizzi da Novembre, non si sono scaricate. Io comunque ho comprato delle batterie ricaricabili, così da averle sempre disponibili se servono. Inserire e sostituire le pile è semplicissimo, e comunque anche in questo caso ci sono tutte le istruzioni all'interno della confezione. 
Questo specchio Beurer è inoltre molto facile da pulire, anche in questo caso basta un panno morbido, e sta piacendo a tutti in famiglia. Le sue dimensioni e lo stile pulito penso lo rendano adatto a qualunque bagno.

Spesso aggiungo nella mia vetrina Amazon alcuni prodotti che mi piacciono ma che magari qui non trovano una collocazione, se vi va di dare una occhiata ve la lascio qui.




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Che fatica terminare queste serie tv 🙄

recensione serie tv avvocato di difesa la banda dei guanti verdi conversations with friends

 Il titolo non è clickbait: terminare la visione di queste serie tv è stato davvero faticoso, per ragioni diverse. Sono recenti o più datate, ma tutte mi sembravano eterne.


Avvocato di difesa - The Lincoln Lawyer
Prima Stagione

recensione avvocato di difesa serie tv netflix

Quando, un anno fa, Avvocato di difesa venne resa disponibile su Netflix, ebbe davvero successo arrivando subito alle prime posizioni, ma non amando il genere legal drama ho preferito attendere prima di recuperarla. Peccato che forse avrei fatto bene a risparmiarmi questo tempo.
The Lincoln Lawyer si basa su una serie di romanzi di Michael Connelly, che videro anche una trasposizione cinematografica, e che raccontano le vicende dell'avvocato Mickey Haller (Manuel Garcia-Rulfo). A seguito di un incidente, Mickey finisce per avere problemi di tossicodipendenza, pendendo così il lavoro, ma per lui c'è una seconda doppia possibilità: dovrà risolvere il caso dell'omicidio di un altro avvocato suo amico, e gestire lo studio dello stesso, che sorprendentemente gli è rimasto in eredità, insieme alle cause che aveva in corso. 
Ma anche la vita personale di Haller non è messa meglio, fra una figlia adolescente da gestire e due matrimoni finiti male.

Poteva essere una interessante e gradevole compagnia, ma questa The Lincoln Lawyer (scusate ma il titolo italiano è cacofonico), mi è sembrato tremendamente banale e noioso. Sarà che forse il romanzo da cui è tratta è del 2011, ma mi sembra che sia la storia che i suoi personaggi risultino estremamente prevedibili, stereotipati, un condensato di roba già vista in decine di serie tv simili dagli anni '90 ad oggi.
Mickey Haller è il solito tipo che sì, fa l'avvocato, ma ha tutti i suoi metodi, è tormentato (non si sa bene da cosa), può sembrare duro e aspro, ma in fondo è un tipo generoso, che preferisce avere a che fare con i suoi clienti criminali piuttosto che con le cosiddette "persone per bene".
Ovviamente lui non può che essere sempre un passo avanti, il più furbo, quello che riesce a vedere oltre e trovare la soluzione ai casini della gente. Tutto bello, ma scarsamente credibile. 
Non mi soffermo poi sui personaggi secondari ché tanto risultano ancora più banali.

Avvocato di difesa si muove narrativamente (e prevedibilmente, di nuovo) su due binari: da un lato i vari casi da risolvere di episodio in episodio, dall'altro il caso centrale che prosegue orizzontalmente lungo tutta questa prima stagione. Entrambi questi filoni sono allo stesso tempo trattati con superficialità, in modo standard, e soprattutto con lungaggini che rendono la visione tediosa. Se avessero ridotto tutto ad una miniserie da sei episodi, Avvocato di difesa sarebbe stata anche abbastanza gradevole, ma così è talmente tanto condita di momenti inutili che proprio ho fatto fatica a vederla. Inoltre ci sono alcune scene in auto, usate come spiegone, che non solo sono girate male, ma azzoppano ancora di più qualunque slancio della storia. 
Purtroppo ho capito che le sceneggiature di David E. Kelley non sempre riescono a fare colpo su di me, come nel caso di Nine Perfect Strangers e Anatomia di uno scandalo.
Avvocato di difesa ha una seconda stagione, ed io stoicamente l'ho guardata. Ne parlo qui


La banda dei guanti verdi (Gang Zielonej Rekawiczki)
Prima stagione

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Zuzanna, Alicja e Kinga sono tre ladre, non proprio di primo pelo, che rubano con successo a persone ricche ma losche. Tuttavia, per una distrazione, la polizia riesce a riconoscere il tatuaggio di una delle tre e si metterà alla ricerca del gruppo di ladre dai guanti verdi, che sono il loro simbolo distintivo. Le donne, per sfuggire alle indagini, decidono di nascondersi in una casa di riposo, spacciandosi per delle anziane signore comuni. Qui tuttavia non solo troveranno che i degenti sono trattati con scarsa attenzione, ma chi dirige la struttura è coinvolta in situazioni oscure.

Lo dico con dispiacere, ma La banda dei guanti verdi non è stata esattamente quel che mi aspettavo pur avendone il potenziale. Si tratta di una produzione polacca, in otto episodi da mezz'ora circa ciascuno, uscita su Netflix lo scorso Ottobre e credevo che potesse essere una serie tv ironica ed appassionante, in grado di affrontare il tema della terza età con un modo più fresco, interessante, raccontandoci il bello e il brutto che questo periodo della vita può darci. 

Il problema che ho riscontrato è che se gli snodi salienti dei vari momenti della serie hanno senso, e possono risultare carini nell'insieme, fornendo anche dei momenti o dei dialoghi simpatici, i vari anelli di collegamento fra un passaggio e l'altro, sono spesso caotici e raccontati in modo superficiale.
Di conseguenza la crescita del ritmo e della narrazione risulta poco avvincente e soprattutto poco fluida. Ti ritrovi ad esempio con dei nuovi personaggi che non sai da dove siano spuntati e con una mancanza di credibilità per come vengono risolte alcune delle varie linee narrative.

La banda dei guanti verdi vuole poi sdoganare, se così si può dire, un approccio alla terza età differente, attraverso tre protagoniste con uno spirito ed una vitalità non comune, anche da un punto di vista amoroso e relazionale (un po' come avevamo visto ne Il Metodo Kominsky), contrapposto a come la società si relazione agli anziani, spesso considerati invisibili o, peggio, inutili. Questo buon intento è inserito all'interno di una struttura che non funziona fino in fondo. Se la cavano molto bene le tre attrici protagoniste, e non si nota che abbiamo a che fare con una produzione differente dallo stile a cui penso un po' tutti siamo abituati (penso quello prevalente inglese o americano) ma l'impegno e una buona alchimia nel cast non sono sufficienti per farvi soffermare su una seconda stagione La banda dei guanti verdi, in uscita il 17 Luglio 2024.



Conversations with friends - Parlarne tra amici
Miniserie


Rispetto a questa serie tv invece ero più pronto nell'aspettarmi che potesse anche non piacermi, perché Parlarne tra amici è la trasposizione dell'omonimo romanzo di Sally Rooney, esattamente come è accaduto tre anni fa con Normal People. 
Questa nuova miniserie, disponibile su RaiPlay dal 10 Marzo di quest'anno, però esaspera tutti i difetti di Persone normali, portando le storie di alcuni personaggi estremamente insipidi. In Conversations with friends conosciamo Frances, del suo rapporto con l'amica ed ex compagna Bobbi, ma soprattutto della sua storia con un uomo più grande e sposato, Nick, che a sua volta dovrà scegliere fra la giovane ragazza, e la moglie più matura e con una carriera in ascesa.


Parlarne tra amici non porta, esattamente come il primo capitolo, una storia particolarmente movimentata e con colpi di scena inaspettati, ma in questo caso si esagera con la scarsezza di contenuti per buona parte dei primi episodi e con la conseguenza che  vederne 12, anche se da mezz'ora, ti fa percepire la sensazione di un rapimento senza richiesta di riscatto. Anche sei sarebbero stati eccessivi, per capirci. 

In Conversations with friends tutto ruota molto intorno alla psicologia dei personaggi, alle relazioni e ai problemi che si tessono fra di loro. Per compiere questa missione in maniera soddisfacente servono però dei caratteri ben strutturati e ben narrati, che possono, magari lentamente, coinvolgerci e farci appassionare. Tutto questo però manca, e in questa miniserie non solo non riusciamo a sapere molto dei protagonisti, ma quel poco che conosciamo è noioso, mal gestito e con un appeal pari a zero. 

recensione parlarne tra amici serie tv

Ne consegue che le dinamiche fra di loro sono spesso mosce, poco interessanti, costellate di silenzi incomprensibili. Perché questi amici che dovrebbero parlare fra di loro, hanno in realtà un pessimo modo di dialogare.
La Frances di Alison Oliver dovrebbe essere una ragazza introversa e riservata, invece risulta spesso infantile, respingente, e poco carismatica per essere il centro di tutte le vicende. La sua amica Bobbi suscita facilmente irritabilità, mentre il Nick di Joe Alwyn non è così maturo ed affascinante da lasciarci ammaliati, anzi anche lui spesso è immaturo. Ma in particolare manca proprio la carica erotica e il feeling fra Frances e Nick, non c'è nulla che ci renda palese questa passione travolgente o affinità.

Non sto qui a soffermarmi su eventuali confronti con Normal People, con le differenze che ho letto qui e lì rispetto al romanzo, e nemmeno sul finale da sbattere la testa al muro. 
Salvo però Dublino, che fa da sfondo alla serie, perché mi piace sempre rivederla.
Mi spiace solo che Parlarne tra amici possa azzoppare una piattaforma di streaming gratuita come Raiplay. 



Ho provato il nuovo Siero anti-imperfezioni AHA+BHA con carbone di Garnier, ecco la mia recensione

Oltre alla possibilità di ri-provare alcuni prodotti che già conoscevo, Garnier mi ha dato l'opportunità di provare una novità della sua gamma, ovvero il siero viso anti-imperfezioni con AHA+BHA e carbone.



INFO BOX
🔎Grande Distribuzione, Amazon
💸  €11.50
🏋 30ml
🗺 Made in Francia
⏳  12 Mesi
🔬 //

Nomen omen, si tratta di un siero nero rivolto a pelli grasse, impure, con imperfezioni, brufoli e pori dilatati, e che contiene una miscela al 4% di niacinamide, che immagino sia contenuta al 2% circa vista la posizione nell'INCI, alfa idrossiacidi quali acido citrico, acido lattico e acido fitico, che oltre ad esfoliare ha anche un effetto antiossidante, e beta idrossiacidi cioè acido salicilico. Non mi è chiaro se in questo quattro percento vi sia incluso anche il carbone, ma non farei troppo le pulci agli ingredienti perché comunque mi sembra una buona concentrazione per rendere il siero Garnier Pure Active efficace ma non troppo aggressivo.
Al suo interno troviamo anche glicerina, che non guasta mai per idratare e proprio per questo bilanciamento di attivi, infatti la stessa azienda suggerisce di utilizzarlo mattino e sera.

La fragranza invece è fresca e neutra, un po' intensa ma nulla di troppo persistente, e soprattutto mi ci sono abituato. 
La consistenza è forse l'aspetto più particolare: è davvero un siero in gel fluido di colore nero, ma non lascia chiazze sulla pelle, infatti si stende e si assorbe bene, e non finisce per fare pasticci se sopra ci si va ad applicare altri prodotti. L'ho quindi introdotto nella mia routine con molta semplicità e seguendo appunto le indicazioni di Garnier, ovviamente sempre accompagnato dalla protezione solare durante il giorno, ed ho notato vari benefici che mi fanno pensare ad un siero non solo adatto a particolari tipi di pelle, ma che può interessare anche chi non rientra strettamente nelle indicazioni dell'azienda.


Premetto subito che non ho notato l'effetto opacizzante istantaneo che viene reclamizzato, ma secondo me ha un finish naturale, gradevole che si può adattare a qualunque tipologia di pelle. Inoltre il siero al carbone Garnier non è appiccicoso, ma ha questa gradevole sensazione di freschezza mentre lo si stende, ed un tocco asciutto una volta assorbitosi. 
Vista la mia tipologia di pelle, l'ho usato principalmente sulla zona T, mentre più saltuariamente su tutto il resto del viso, ma non è un modo d'uso obbligatorio perché il siero Anti-Imperfezioni non va a seccare o irritare la pelle, né a sensibilizzare quelle zone che possono essere meno oleose. 
Ma volevo capire cosa potesse fare proprio sui miei pori dilatati e punti neri, ed ho notato con l'uso un miglioramento di queste aree.

Il mio naso infatti, costellato di punti neri e filamenti sebacei, è migliorato in due modi: da un lato i pori appaiono meno dilatati, dall'altro i proprio queste imperfezioni mi sembrano meno visibili, e in generale di meno. La presenza di alfaidrossiacidi differenti, aiuta anche a levigare la pelle, a renderla più liscia ed omogenea, anche più luminosa, ed ho infatti capito, col tempo, che la mia cute apprezza proprio una miscela di acidi esfolianti più che un unico componente magari anche ad alta percentuale. Anche le pellicine ad esempio, che tendo ad avere ai lati del naso, sono meno presenti.
In generale trovo che lasci una leggera sensazione di idratazione, ma sicuramente preferisco associarlo ad altro da questo punto di vista e non fare leva solo su di lui.
Nel tempo mi è sembrato che queste aree più problematiche diventassero meno lucide nel corso della giornata. 


Proprio per queste ragioni, come vi anticipavo, questo siero AHA + BHA Garnier non è solo adatto a chi ha una pelle totalmente mista o grassa, ma anche chi vuole trattare solo alcune zone. A me ad esempio è capitato di usarlo on spot solo su alcuni brufoletti, ed ho notato che il prodotto andava ad accelerare il processo di guarigione dell'imperfezione ma senza seccarmi eccessivamente l'area intorno ad essa. 
Mi fa piacere che un brand come Garnier stia lanciando dei prodotti che possano avvicinare un pubblico ampio a degli attivi funzionali che possono davvero risolvere alcune problematiche cutanee. Ed inoltre ci sono altre caratteristiche "collaterali" come la formulazione vegana, la confezione proveniente dal 25% di vetro riciclato, e si stia impegnando a ridurre l'impatto ambientale della loro produzione.


Avete provato questo siero con Niacinamide e Carbone di Garnier?
Qui vi parlo di un'altra novità: l'Acqua Micellare Gel al Carbone e degli Eco Pads. 




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