Magical Christmas Morning Yankee Candle: cosa ho messo alla prova! 🎄

È un'usanza sul mio blog dal 2015, e quindi anche quest'anno non potevo non aprire una porta sulla collezione natalizia di Yankee Candle. Si chiama Magical Christmas Morning l'assortimento proposto dall'azienda per queste festività e consta di ben cinque profumazioni diverse, sempre però con l'obbiettivo di portare nelle nostre case gli aromi tipici del Natale e della stagione fredda.

yankee candle natale

Delle cinque fragranze Yankee Candle ne ho scelte tre, come sempre per ragioni diverse. Ad esempio Vanilla French Toast non ricordo, ad essere onesto se non fosse disponibile o se semplicemente temessi che le note potessero essere troppo zuccherine per il mio olfatto. Mentre ho volutamente evitato Christmas Morning Punch perché non amo gli aromi fruttati, specie se di mezzo ci sono mirtilli. Prima di proseguire con le mie opinioni, devo togliermi un sassolino dalla scarpa: questa Magical Christmas Morning infatti per me non è stata fra le più invitati a primo acchito, perché sembra proporre lo stesso concetto che già gli anni passati Yankee Candle ha presentato nella collezione natalizia. Inoltre sono assenti le tart, visto che il formato più piccolo proposto sono i sampler. È vero che i votivi possono essere trasformati in cera da fondere molto facilmente, ma ovviamente per lasciarvi una recensione veritiera, usarli come sampler è alla base. 


 Holiday Heart

yankee candle recensioni

Un piacevole incontro attorno a un caminetto con decorazioni natalizie e una sensazione calda, speziata e dolce come la magia delle tradizioni di Natale.
Note di testa: Anice, Cannella, Chiodo di garofano
Note di cuore: Gardenia, Legno di cedro, Muschio di quercia
Note di fondo: Muschio caldo, Crema alla vaniglia
Mi è piaciuta parecchio Holiday Heart da votivo, anche se, cercando il nome sul web, come primo risultato vi uscirà una aritmia cardiaca, e la cosa ha fatto ridere il mio cinismo. Questa Yankee Candle è la classica profumazione speziata e zuccherosa, eppure con un suo equilibrio, che resta calda ma senza pizzicare le narici o essere stucchevole. Per molti magari non avrà quell'aroma deciso che ci si aspetta, ed in effetti io non sento le note così articolate della piramide olfattiva, ma per me invece va bene così.  Rispetto alla After Sledding dello scorso anno, ad esempio, questa è più speziata e meno "gourmand".
Ho notato inoltre che Holiday Heart ha una delicata ma costante persistenza nell'aria una volta spenta.
Mi sono pentito di aver tartizzato l'ultimo quarto del sampler perché in questo modo le note di testa, anice e chiodi di garofano, battono forte come pioggia sui vetri, in un mischione di aromi speziati che onestamente non mi convince. L'intensità aumenta di poco, e non diventa infestante o orribile, ma la preferivo nel suo utilizzo normale. 


Singing Carols 

yankee candle recensioni

Una combinazione armoniosa di note che richiamano la frutta, i sempreverdi e le note speziate che creano una melodia natalizia piena di ispirazione.
Note di testa: Mandarino, Eucalipto
Note di cuore: Aghi di abete, Ginepro, Chiodo di garofano
Note di fondo: Mora, Legno di cedro, Pino
Singing Carols è stata per me un esperimento, come era stata Evergreen Mist, e l'ho presa, con il beneficio del dubbio, basandomi sulle note olfattive che Yankee Candle descrive. L'azienda americana infatti quasi ogni anno affibbia alla candela verde bottiglia della collezione, una profumazione di pino molto accesa e sintetica, come per esempio Christmas Garland, ma quest'anno mi son voluto fidare. Una volta annusata da spenta, Singing Carols mi sembra più originale, fruttata, ma non estiva o scontata, soprattutto rispetto alle sue predecessore. Tuttavia accendendo questo votivo, la fragranza si banalizza un po', fortunatamente senza portare avanti troppo le note di pino e legno, ma perdendo l'incisività che percepisco da spenta. Famo a capisse, a me piace quello che sento, è una profumazione tutto sommato gradevole, con una intensità medio bassa, e son contento che comunque abbia potuto terminare il votivo, ma non ho voluto tartizzarlo per paura che potessero emergere le note tanto odiate di pino. Spero comunque che Yankee Candle si decida a puntare su una nuova collezione più originale. 



Surprise Snowfall

yankee candle recensioni

Fiocchi di neve vorticosi rallegrano la fredda atmosfera invernale con i profumi freschi che richiamano la verbena, l'abete rosso e la frutta invernale
Note di testa: Verbena, Sambuco, Rosmarino
Note di cuore: Muschio selvatico, Abete rosso
Note di fondo: Cipresso giapponese, Cedro bianco

Surprise Snowfall è senza dubbio la mia favorita dalla Magical Christmas Morning Yankee Candle. È un po' difficile dirvi quale aroma spicchi di più al mio naso, vi posso però dire che è un insieme che trovo fresco, piacevole, elegante, non prettamente natalizio, ma ha quel vibe più autunnale, grazie anche ad un lieve tocco dolce. Ci sento una vena fruttata e legnosa, ma è tutto ben amalgamato insieme. Ho notato che il votivo si percepisce già abbastanza bene, ma ho tentato anche di tartizzarne l'ultima parte ed è stata una esperienza positiva: Surprise Snowfall infatti satura velocemente l'aria, e sicuramente la profumazione diventa più incisiva ed avvolgente, ma non mi stufa lasciarla accesa a profumare. Inoltre permane negli ambienti anche per qualche ora. Come buona parte delle Yankee bianche natalizie, penso ad esempio a Sparkling Snow, All is bright e Winter Wonder, anche questa per me si conferma una piacevole scoperta. 



Avete provato queste novità di Yankee Candle? Quale vi ha conquistati?




|Beauty Cues #WeeklyMask|
Queste maschere viso coreane mi hanno deluso 😔

Tutte le volte in cui ho recensito uno dei trattamenti viso di LookAtMe non ho potuto far altro che parlarne abbastanza positivamente perché mi erano piaciuti. Ho trovato efficaci i cerottini per i punti neri, ed anche i patch contorno occhi mi sembravano funzionali. Forse sono state le maschere in tessuto a diventare i prodotti che preferisco di LookAtMe, ma la mia opinione su questa azienda coreana era positiva, fino ad incappare nelle Mud Face Mask.

maschere viso coreane

Le presi da Veepee in una vendita di cosmetici coreani, ed in un set da tre erano riunite sei di queste maschere che hanno tutte questi pack carini e pure giusti per conservare la maschera una volta aperta. Il nome stesso vi suggerisce che si tratta di maschere viso all'argilla, con caolino e bentonite; tutte e tre hanno questa consistenza cremosa e fresca, molto piacevole da stendere sul viso, ed anche la profumazione le accomuna, un po' pungente ma delicata.

maschere viso argilla

La Green Tea, la Lotus e la Aloe Mud Mask sono accomunate anche dalla stessa modalità di utilizzo: vanno lasciate in posa per 15 minuti o fin quando si seccano. In questa seconda ipotesi, non immaginate che la faccia vi diventi una zolla arida, ma semplicemente tira un po' la pelle. Io infatti ho sempre aspettato che le maschere si asciugassero completamente (cosa che accade in circa 25 minuti) per far sì che la mia pelle possa trarre quanti più benefici possibili.
Ognuna di queste tre maschere LookAtMe dovrebbe avere vantaggi sulla cute diversi: la Green Tea Mud Mask ad esempio dovrebbe essere profondamente idratante.

recensioni maschere viso

Inoltre sul retro specificano che purifica la pelle, ed al tempo stesso la idrata in aggiunta ad una azione antiossidante. 
La Aloe Face Mud Mask ovviamente sfrutta le proprietà lenitive, calmanti e antiinfiammatorie della pianta che tutti conosciamo.
Infine la Lotus dovrebbe essere quella con una azione pulente e purificante, sebbene l'estratto di fiori di loto venga più spesso associato ad una azione anti-age e condizionante della pelle, che anti impurità. 

lookatme mud mask

Vi chiederete a questo punto perché queste maschere LookatMe mi abbiano deluso e la verità è che funzionano ma non funzionano, o meglio, sulla mia pelle, il risultato è invariato qualunque utilizzi.
Dopo averle sciacquate, operazione che richiede un po' di pazienza ma non è troppo difficoltosa, sembra che la pelle abbia una leggera patina oleosa, ma una volta asciugata non avverto più questa sensazione. Tutte e tre le Mud Mask rilasciano una buona idratazione, pur essendo a base di argilla bianca, e donano morbidezza al viso. Il loro effetto è una buona base di partenza per proseguire con la skincare, almeno durante la stagione fredda visto che la mia pelle è più secca. 

maschere argilla look at me

In generale queste maschere LookAtMe danno un incarnato più chiaro e omogeneo. Il problema è che, come dicevo, con l'utilizzo non ho trovato differenza fra una e l'altra Mud Face Mask, e questo me lo avrebbe dovuto far capire già l'INCI: tutte infatti hanno gli stessi attivi come acido ialuronico, biossido di titanio, pantenolo, glicerina, allantonina, e centella asiatica, e si distinguono per il solo ingrediente che dà loro il nome. Capite da voi che un unico elemento non basta a fare la differenza.
Sapete che in queste cose ci sbatto la testa, ed ho provato a mettere la Lotus Mud Mask solo sulla zona T e una delle altre due sul resto del viso, ma la differenza non si è palesata nemmeno con un uso in 
contemporanea.
Quindi nonostante non possa dire che si tratta di un prodotto bocciato, queste maschere viso LookAtMe mi hanno deluso, e il mio consiglio è di provarne solo una a caso, specie se avete la pelle mista, normale o leggermente secca.

INFO BOX 
🔎 Veepee.it (vendita periodica), Maquibeauty, Yesstyle 
💸 €4.99 (set da tre)
🏋 30ml 
🗺 Made in Corea del Sud
⏳  1 Mese
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸



Speravo che la mia esperienza con LookAtMe si potesse chiudere con una nota un po' più positiva, ma non posso lamentarmi troppo visto che molti dei loro prodotti mi hanno soddisfatto.
Vi incuriosisce come brand?


Tutto quello che ho visto nell'ultimo periodo 👑🔫🎤🏩

L'attesa di nuove serie da seguire e tutto il filone natalizio, mi ha fatto un po' rallentare nel guardare più materiale contemporaneamente, ma questo non vuol dire che abbia trascorso le mie sere a rigirarmi i pollici. Ci sono stati infatti diverse tipologie di programmi che ho visto e seguito con più o meno piacere, e mi sembrava avesse senso radunarli e spalmarli tutti in un'unica recensione. 


Ferro. Il Documentario (2020)

Il 6 Novembre su Prime Video è arrivato il documentario sulla vita di Tiziano Ferro, e qualcosa mi ha attirato a vederlo subito, pur non essendo il primo dei suoi fan. Lo stesso Tiziano ci racconta quelli che sono i punti salienti e anche più dolorosi della sua vita, dalla scoperta del suo amore per la musica, fino al coming out e alla fuga all'estero, ma anche il matrimonio con Victor e la nuova vita in America. Scopriamo un ragazzo fragile, semplice, che ancora si appassiona ed emoziona per il suo lavoro, e che ha dovuto superare diversi alti e bassi.


Ferro è un documentario molto piacevole, che ci porta a scoprire lati della vita del cantante non estremamente esclusivi e inediti, ma ci dà un punto di vista privato, intimo e anche onesto, soprattutto sul suo problema con l'alcolismo. È anche un racconto di coraggio di chi sicuramente ha avuto fortuna, ma ha lottato ed è riuscito ad uscirne, e sta cercando di dare agli altri il sostegno e l'affetto che ha ricevuto. D'altronde 40 anni sono spesso un giro di boa, e sembra che Tiziano ci sia arrivato sicuramente attraverso un percorso accidentato e sotto i riflettori, ma trovando finalmente il suo equilibrio.

Quello di Tiziano Ferro, celebrità a parte, è alla fine un percorso che può toccare chiunque di noi, con messaggi molto più ampi e profondi che una semplice biografia di un artista. 
Io l'ho trovato un documentario commovente, sincero, umano ed anche ben fatto, abbastanza dinamico e snello da una parte, quindi riesce a raccontare senza annoiare anche chi come me non ha una passione sfrenata per Tiziano, dall'altro però lo spettatore secondo me ha il tempo di assorbire, riflettere e comprendere i messaggi che vogliono trasmetterci.

Genere: documentario
Durata: 77 minuti
Regia: Beppe Tufarulo
Uscita in Italia: 6 Novembre 2020 (Prime Video)
Paese di produzione: Italia
Voto 8



Operazione Amore - Il piano del lockdown
Seconda stagione (2x07)
⭐⭐⭐

Vi ricordate la serie tv francese Operazione Amore, conosciuta come Tutte per una o Plan cœur? Ne ho parlato qui a maggio, e dopo due stagioni sembrava non ci fossero notizie su un proseguo, cosa che a mio avviso andava benissimo così, perché la serie secondo me aveva trovato una degna fine dopo 14 episodi. Il 6 Novembre è però apparsa in streaming su Netflix una puntata speciale di Operazione Amore, dedicata al lockdown. Elsa, Jules, Charlotte, Maxime e tutta la combriccola si ritroveranno ad affrontare, ognuno a modo suo, l'ondata di Covid e tutte le misure per contenerla, non senza pasticci, problemi e discussioni.


Ho recuperato molto volentieri questa puntata speciale,  non solo perché mi erano già piaciute le prime due stagioni di Operazione Amore, ma anche perché è il genere di serie tv che si presta a queste evoluzioni, e a parlare di un argomento così quotidiano. Sforare i 25 minuti a cui ci avevano abituati, per allungare a 45 in questo "Piano del lockdown" sembrava una buona idea, ma non lo è stato del tutto secondo me nella pratica.

Tentare di conciliare infatti quello stile sopra le righe, a volte buffo o grottesco, ad un argomento più serio o momenti più drammatici, secondo me è una prova difficile e loro non ci sono riusciti a pieno. Credo sia stata una mera questione di tempi: se lungo la serie tv, nel corso di più episodi, questi due aspetti potevano essere bilanciati, in questo speciale di Operazione Amore mi è sembrato che buttassero un po' tutto in mezzo e in fretta. Inoltre, proprio il punto di forza della serie, ovvero l'ironia, mi è sembrata un po' forzata ed esagerata, in contrasto con altre tematiche.


Ho comunque apprezzato che abbiano messo in scena in modo allegro quelle che sono state le difficoltà che tutti abbiamo affrontato, dalla paura del contagio agli spostamenti difficili, dalle videochiamate  fra amici ai rapporti di coppia messi in difficoltà dal lockdown, e trovando il giusto aggancio per elogiare l'estremo lavoro che i medici hanno fatto in questo periodo. Secondo me Operazione Amore resta una serie leggera da recuperare.


The Crown 
Quarta Stagione 
⭐⭐⭐⭐⭐


Più attesa di una sosta all'autogrill durante un viaggio di 1000km, la quarta stagione di The Crown ha risposto largamente alle mie aspettative, tanto da meritarsi per me cinque stelle, semplicemente perché la qualità che portano è di un'altra categoria. 
Muovendosi dalla fine degli anni '70 fino agli inizi degli anni '90, questa stagione si concentra soprattutto sulla politica della Iron Lady, Margaret Thatcher e il suo rapporto con la regina Elisabetta, ma soprattutto scava nelle vicende che riguardano l'indimenticabile Diana e il suo impossibile rapporto con il principe Carlo. Leggevo il titolo di un articolo che definisce questa come la miglior stagione di The Crown, e, nonostante non mi senta di essere così categorico, è sicuramente una delle meglio riuscite.
Nel quadro più ampio resta una impeccabile ricostruzione dello sfarzo regale che, a fatica, riesce a stare al passo con i tempi e che si sta lentamente deteriorando dall'interno. E se in genere trovo sempre un episodio un po' più fiacco degli altri, il materiale di The Crown 4 era da istigazione al binge watching da inizio a fine. Tra l'altro non conoscevo alcuni degli eventi che raccontano, quindi ho avuto più che mai la voglia di scavare nel web per trovare i riferimenti reali.


Credo che a rendere questa stagione potente siano stati soprattutto i suoi protagonisti che in un modo o nell'altro sentiamo più vicini a noi, riusciamo ad attualizzare meglio, e più che mai sono le figure femminili a primeggiare. La Margaret Thatcher di Gillian Anderson è una donna complessa e forte, che si divide fra una vita pubblica condotta a muso duro, ed una privata in cui non può dismettere i panni di madre e moglie. A volte Gillian calca un po' la mano con le facce, ma bisogna anche dire che la Thatcher non era proprio una gran burlona. 
È impeccabile il lavoro Emma Corrin nei panni di Lady Diana, mi ha fatto quasi impressione vedere come ne abbia assimilato i modi, la postura e gli sguardi. Una outsider dal carattere fragile e al tempo stesso forte e coraggioso, affamata di amore, e capace di parlare al mondo come nessun regale sapeva fare.


Inutile dire che gli episodi su Diana sono estremamente toccanti e forti, ma non solo per come ne abbiano ricreato parte del vissuto nella serie, ma proprio con l'idea del dramma umano che si è consumato nelle vite delle persone coinvolte, che, per quanto siano assolutamente lontane da noi, alla fine sono appunto esseri umani. Se ci pensate, era palese che il rapporto fra Carlo e Diana non era destinato ad essere felice sin dall'inizio, eppure sembra che nessuno abbia saputo trovare una via di fuga.
In questa quarta stagione di The Crown, come vi dicevo, sono le figure femminili a spiccare, ma la regina ha quasi un ruolo più laterale, pur restando il centro gravitazionale di tutto, e pur passando da lei tutti i fili dell'intreccio. Olivia Colman continua con un'ottima interpretazione, mai esagerata o noiosa. 

Sono state tante inoltre le polemiche sul fatto che The Crown non sia un documentario ma una fiction, e come tale deve palesarsi. Lo stesso governo inglese ha richiesto che Netflix inserisca un avviso ad ogni episodio. Mi sembra però tutto molto sterile: è chiaro infatti che nessuno può conoscere tutti i dialoghi privati che coinvolgono le parti. Non ci vuole un esperto a capire che la ricostruzione storica, i cui fatti sono per la maggiore correttamente rappresentati nella serie, sono solo l'incipit per raccontare un'epoca e una parte dei suoi protagonisti più in vista. Un mood, ma non la realtà assoluta e incontrovertibile, e gli stessi produttori non fanno altro che ripetere che la loro non è ricostruzione fine a se stessa.
Ma questi sono solo i miei due centesimi su una polemica di cui poco mi importa. A novembre 2022 è arrivata la quinta stagione di The Crown, ne parlo qui.


Qualcuno deve morire
Alguien tiene que morir
Miniserie 
⭐⭐🌠


Le serie tv spagnole ai miei occhi corrono sempre il rischio di diventare soap opera di scarsa qualità, però ci sono titoli che in un modo o nell'altro mi incuriosiscono come Qualcuno deve morire. Voglio spendere giusto due parole, perché questa serie ha una parte molto affascinante e anche non semplice da affrontare, dall'altro dei problemi che la azzoppano durante il suo percorso.
Siamo infatti negli anni '50, nella conservatrice Spagna governata dalla dittatura militare di Francisco Franco, epoca in cui gli omosessuali venivano confinati in campi di concentramento chiamati colonie agricole. In questo ambiente, il giovane Gavino rappresenta tutto ciò che la società ripudiava, specie in quanto parte di una famiglia di spicco, e quando dopo10 anni in Messico, tornerà in Spagna, si aprirà una frattura inconciliabile fra lui, suo padre, e la durissima nonna. 

Qualcuno deve morire avrebbe tutte le carte in regola per funzionare bene, come ad esempio una cura per la messa in scena e della fotografia abbastanza ricercata, e appunto una storia dolorosa, cruda, in cui i problemi di una società difficile si intrecciano con un dramma più privato. Potrebbe addirittura sembrare una storia vera, perché risulta abbastanza convincente anche per il modo in cui viene recitata, ed il tema omofobia in tutti i suoi stadi, è assolutamente attualizzabile. Tuttavia, nonostante si tratti di soli tre episodi, la storia non è stata ben congeniata nella sua struttura generale. Mi spiego meglio: non l'ho trovata una miniserie noiosa o faticosa da affrontare, anzi Alguien tiene que morir si divora con curiosità fino alla fine. 


Credo che però tutto il succo delle vicende sia raccolto nell'ultimo episodio, che, inevitabilmente può risultare un po' frettoloso nel risolvere tutte le questioni. Probabilmente una migliore gestione delle tempistiche e anche una visione più cupa, in cui il dramma cresce e si stratifica fino ad esplodere, secondo me avrebbero reso Qualcuno deve morire una chicca da recuperare. Così invece resta una buona compagnia serale, che ci apre un varco su un periodo storico difficile, ma che meriterebbe qualche contestualizzazione in più. 




 




|Beauty Cues|
Prodotti multiuso e terminati promossi🥇

È da un bel po' di tempo che non parlo dei cosmetici che randomicamente ho terminato e che sono parte della mia routine quotidiana, ma nell'ultimo periodo più che mai si sono accumulati e quindi è proprio giunto il momento di condividerli con voi prima che diventino davvero troppi.


Yes To Coconut Oil Stick
Stick all'olio di cocco ultra idratante

È un prodotto estremamente semplice e funzionale questo mega stick di Yes To Coconut, che è in poche parole un burro composto da olio di cocco, burro di karité, cera d'api ed altri emollienti. Tutti ingredienti che danno questa consistenza appunto burrosa, che al contatto con la pelle si ammorbidisce diventando oleosa. È uno stick tutto sommato morbido che si stende facilmente sulla pelle, ma che subisce un po' le variazioni climatiche, senza però diventare difficile da usare: d'estate è appena più morbido, mentre con una temperatura più bassa, deve essere scaldato un istante con le mani per prelevarlo.

Yes To suggerisce che l'Oil Stick può essere usato su viso, mani e corpo e io ne ho effettivamente messo alla prova la versatilità. Sul viso l'ho utilizzato come balsamo per le labbra, e me le lascia morbide e lisce, come contorno occhi super nutriente per la notte, e può essere usato in tutte quelle zone secche che necessitano protezione. Sulle mani non consiglio di spalmarlo a più non posso, ma solo su piccole aree, io ad esempio ho massaggiato il Coconut Oil Stick sulle cuticole così da idratarle, nutrirle ed evitare che si alzino le pellicine. Mi è capitato inoltre di utilizzarlo sui gomiti per ammorbidirli e idratarli. Non vi consiglio di applicare il prodotto direttamente dallo stick, ma di prelevarlo con le mani pulite e stenderlo dove serve. 

Dopo che magari ho maltrattato abbastanza la superfice prendo un coltello pulito e ne taglio una fetta sottile per rimuovere la parte appunto più manipolata. In genere il prodotto che rimuovo lo utilizzo sui piedi. Non so se questo passaggio sia necessario, ma mi sembra un modo per mantenere questo Stick Yes To più integro e igienico da utilizzare, e riesco a sfruttarlo per usi diversi.
Nonostante sia un burro che diventa ovviamente oleoso, il Coconut Oil Stick su di me si assorbe abbastanza velocemente, e non lo trovo pesante o fastidioso da usare sul viso. Inoltre ha una profumazione delicata, dolce, che ricorda il cocco, quindi è anche piacevole utilizzarlo. Trovo sia davvero un ottimo prodotto, efficace e versatile da portarsi dietro, magari in vacanza (quando si potrà) e non si ha molto spazio per il beauty.
Se vi va di scoprire le maschere viso della linea Coconut Yes To, potete cliccare qui.

INFO BOX
🔎 Amazon, Lookfantastic, Beautybay, Asos, Zalando
💸 €11.95
🏋 56gr
🗺 Made in USA
⏳  12 Mesi
🔬Leaping Bunny
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌱


Officina Naturae Gel Dentifricio 
Gusto Menta



Ho ormai provato diversi prodotti di Officina Naturae, inclusi quelli per l'igiene orale. Dopo il colluttorio alla menta, ed il dentifricio al gusto limone, ho deciso di provare quello alla menta. Le caratteristiche generali fra questi prodotti sono molto simili: entrambi contengono 

  • Rizoma di Tarassaco con azione antinfiammatorio.
  • Fiori e foglie di Timo con azione balsamica.
  • Foglie di Salvia con azione antisettica e balsamica.
  • Foglie di Rosmarino con azione astringente e balsamica.

e sono contenuti in un gel sodo che quando lo si sfrega sui denti diventa una schiuma leggera. 


Di questo dentifricio Officina Naturae ho apprezzato la sensazione di pulizia che dà, pur restando delicato e non acuendo la sensibilità dei denti. Inoltre non lascia residui in bocca né la impasta. Mi è piaciuto anche il sapore, non dolce o salato, che è sì mentolato e fresco, ma non troppo pungente. Se siete abituati ai dentifrici naturali saprete che buona parte di questi non hanno quel sapore intenso di quelli che troviamo al supermercato, e non creano la stessa quantità di schiuma. Questi sono elementi a cui secondo me ci si deve un po' abituare, ma ammetto che sono il primo a preferire i dentifrici tradizionali. Ciò non toglie che il Gel Dentifricio Officina Naturae mi sia piaciuto, l'abbia terminato con soddisfazione, e lo consiglio a chi cerca un prodotto naturale e funzionale.

INFO BOX
🔎 Bioprofumeria, Online, sito dell'azienda
💸 €4.95
🏋 75ml
🗺 Made in Italia
⏳ 12 Mesi
🔬 ICEA Eco Bio Cosmesi, Vegan Ok, Nickel Tested <1PPM
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸



Naissance Olio di Ricino 
Pressato a Freddo


Se avete sbirciato la mia vetrina su Amazon (che trovate qui), avrete già visto questo olio di ricino di Naissance nella sezione beauty. Lo avevo acquistato diverso tempo fa perché, pur non usando tantissimi oli puri, quello di ricino non deve mancare mai: ormai da anni lo utilizzo sulle sopracciglia per rinforzarle e farle crescere più spesse. Un tempo lo usavo anche sulle ciglia con risultati soddisfacenti ma negli ultimi tre o quattro anni preferisco usare un siero per ciglia specifico (di questa questione ne ho parlato qui). Per praticità travaso qualunque olio di ricino utilizzi in un contenitore con scovolino simile a quello dei mascara (tipo questi), così da averlo sempre pronto, altrimenti non sarei costante.
Inoltre apprezzo l'olio di ricino anche negli impacchi per capelli, sebbene vada aggiunto o miscelato insieme ad altri oli o maschere, perché è abbastanza corposo e quindi non si stenderebbe in maniera uniforme. 


Tornando all'olio di ricino Naissance, è puro e spremuto a freddo, e l'ho trovato un prodotto con un ottimo rapporto qualità-prezzo: è perfettamente come ve lo aspettate, cioè denso, con un aroma tipico di questo olio vegetale, ma comunque delicato. Naissance è un'azienda inglese che distribuisce materie prime come appunto oli vegetali, essenziali, burri e ingredienti per auto prodursi cosmetici. Gli oli, incluso questo di ricino, sono disponibili in una variante biologica, ma soprattutto sono venduti in formati diversi, cosa ottima se ne fate un uso limitato o poco costante. Con moltissima probabilità riacquisterò questo olio di ricino Naissance; mi è piaciuta pure la confezione, che sbrodola poco e non fa sprecare prodotto.

INFO BOX
🔎 Amazon
💸 €7.99
🏋 250ml
🗺 Made in UK
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌸


Biolis Nature Bio Deodorante Iris


Ho utilizzato dopo diverso tempo un altro prodotto di Biolis Nature e mi ha soddisfatto. Questo deodorante Iris infatti ha tante caratteristiche che mi sono piaciute. Intanto la formulazione: si tratta di un deodorante a base dell'antibatterico Triethyl Citrate, insieme ad amidi di riso e zinco ricinoleato che hanno una azione assorbente. Non manca ovviamente l'estratto di di iris, che insieme a pantenolo e bisabololo fanno un pool idratante e lenitivo sulla pelle.
Il deodorante Iris di Biolis è un liquido leggermente lattiginoso, e va ovviamente shakerato bene prima di essere applicato. L'erogatore spray fa un ottimo lavoro, non mi si è mai inceppato né sbrodola, ma spruzza il deodorante in modo sottile e non eccessivamente ampio. La sua profumazione è fresca, talcata e floreale, ma non mi è sembrata così persistente da poter cozzare con eventuali altri profumi andiamo ad applicare.


Su di me questo prodotto ha un'ottima performance tanto da battersela con alcuni dei miei preferiti, in quanto riesce a reggere più di otto ore senza causarmi cattivi odori. Ho notato che si comporta bene anche in situazioni un po' più stressanti o in giornate un po' più calde. 
Biolis non fa molte promesse su questo deodorante, ma posso dirvi che su di me ha un tocco asciutto, e, nonostante come dicevo sia un liquido lattiginoso, non ho notato macchie sulle maglie. 
Credo che questo di Biolis all'Iris sia un ottimo deodorante naturale, che agisce in modo delicato, ma portando a termine la sua missione. Voglio provare le altre varianti di questo deodorante, ma se vi va di scoprire la mia opinione di altri prodotti corpo Biolis, potete cliccare qui. Mentre qui ho parlato della linea Detox al Carbone Bianco Giapponese. 


INFO BOX
🔎 Tigotà, e-commerce
💸 €2.99
🏋 75 ml
🗺 Made in Italia
⏳ 12 Mesi
🔬Vegan, Non testato sugli animali
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌸



Per il momento mi fermo qui, ma presto torno con tanti altri prodotti terminati. Fatemi sapere i vostri se vi va, e magari qualche altro prodotto Biolis che dovrei provare. 





*Alcuni link sono affiliati.

|P_laylist|
Tanti nuovi album di cui parlare e qualche lagna di cui lagnarmi

Credo che questo mese mi sarò perso più qualche nuova uscita musicale, ma non credo di essermi perso poi molto. Infatti, fra fine Ottobre e i primi di Novembre, erano stati pubblicati diversi album e questa tendenza ha proseguito per il resto del mese.


Demi Lovato - Commander In Chief 

Dopo la parentesi romantico-sentimentale, Demi Lovato si è data ai temi socio politici con Commander in Chief, una canzone volta a raccontare, in modo non molto velato, la politica di Trump, e a stimolare la gente ad andare a votare. Capisco quanto possano essere forti certi temi, ed è bello che gli artisti si impegnino anche in questo, schierandosi apertamente. La canzone però non mi ha fatto letteralmente impazzire. E poi, vista come è andata a finire, è ormai superata.


Zero Assoluto - Cialde

Vi avevo anticipato che gli Zero Assoluto stavano tornando (purtroppo o per fortuna) e, dopo Fuori Noi, hanno già pubblicato un nuovo singolo intitolato Cialde. Dico solo, di male in peggio. 


Little Mix - Confetti

La scorsa P_laylist ho dimenticato di includere le Little Mix che, dopo una sfilza di singoli che non mi hanno convinto fino alla fine (sarà per questo che l'ho dimenticato?), hanno pubblicato un nuovo album il 6 Novembre intitolato Confetti. 

Non è stata una brutta esperienza ascoltare questo Confetti, ma nemmeno una sorpresa: tutti i 13 pezzi hanno tutti sonorità dance pop, senza mai rinunciare troppo al ritmo. Il risultato per me è un disco che mi tiene compagnia quando faccio le faccende in casa, o se sono in auto, ma che non mi ha fatto soffermare ad ammirare (o meglio, ascoltare) la bellezza di una o dell'altra canzone. Ho capito che il senso è fare un album gioioso e colorato, alla fine confetti significa coriandoli, ma trovo questo nuovo album delle Little Mix esageratamente orientato a compiacere le classifiche, e fosse stato un album di esordio lo avrei trovato anche promettente, ma per una girl band che ormai è rodata, mi aspetto altro.

 

Tiziano Ferro - Accetto miracoli: l'esperienza degli altri

Anche Tizianone ci aveva preparati all'uscita del suo nuovo disco con una serie di singoli, ovviamente di cover, visto che "Accetto miracoli: l'esperienza degli altri" raccoglie appunto il rifacimento di alcuni brani di altri famosi artisti italiani, fra cui Mango, Giuni Russo, Mina e De Gregori, più ovviamente le altre canzoni dell'album dello scorso anno.

I più schizzinosi e i fan dei vari artisti inclusi in questo album di cover, son sicuro che hanno storto il naso ad ascoltare il disco, e lo capisco: nessuno vuole che le sensazioni che proviamo ad ascoltare una canzone, vengano inquinate da un nuovo rifacimento. Io però ho apprezzato tutto sommato questo lavoro di Tiziano Ferro. Oltre a piacermi in generale la sua voce, non credo che il cantante di Latina abbia stravolto in malo modo qualche pezzo, ma non solo le sue cover mi sembrano degli omaggi ad alcuni artisti del passato, ma anche un modo per riscoprire dei brani che ormai non sono più in classifica da tempo. In generale ho apprezzato la scelta di canzoni nazionalpopolari, unite a qualche brano più ricercato. "Accetto miracoli: l'esperienza degli altri" non era fondamentale per la discografia italiana, ma lo promuovo. 


Ariana Grande - Positions

Torniamo un attimo ad Ottobre, quando Ariana Grande ha pubblicato il suo sesto album intitolato Positions. Ho una mia teoria su questo disco, che mi renderà ancora meno simpatico ai suoi estimatori: credo infatti si tratti di una mossa esclusivamente economica, volta a non lasciare a bocca asciutta i follower della cantante, ma dandogli roba di seconda scelta, in vista del fatto che tanto, qualunque disco in questo periodo, può avere poca promozione. 


Queste mie congetture si collegano al fatto che considero Positions come un album poco ispirato e molto miagoloso, dove nessun pezzo mi ha convinto fino in fondo, dove nessuna canzone mi ha fatto soffermare ed innamorare. Credo che sia il primo album di Ariana Grande che mi sento di bocciare per scarsità di emozioni, qualunque esse siano, da inizio a fine. 


Sam Smith - Love Goes

Non so cosa mi stai succedendo ma ultimamente apprezzo e anche molto la musica di Sam Smith. Il suo ultimo album, Love Goes, pubblicato il 30 Ottobre, in particolare mi è piaciuto perché l'ho trovato sentito, intimo, ragionato, eppure estremamente semplice. 

Sono sicuro che non sarà uno di quei dischi che fra 10 anni mi ritroverò ad ascoltare, eppure, complice forse anche la penuria di qualcosa davvero piacevole, ho dato più chance a Love Goes, che alla fine mi ha convinto.


Miley Cyrus - Plastic Hearts

Ho visto Twitter impazzire per il nuovo album di Miley Cyrus, uscito il 27 novembre, e capisco anche perché. Plastic Hearts è un album forte, coraggioso, in cui si legge chiaramente l'intenzione dell'artista. Credo che Miley Cyrus non voglia solo trasmettere un messaggio, ma anche sperimentare e divertirsi, e secondo me questo è palese, oltre che un lato positivo di tutto l'album.


Non ho trovato poi però delle canzoni che mi restassero in testa, che mi convincessero, che avessi voglia di ascoltare ancora e ancora. Mi piace la sonorità con queste vene rock, meno quel ritorno dei sintetizzatori che fanno capolino fra un brano e l'altro, così come mi è sembrata poco originale il brano in collaborazione con Dua Lipa; mi piace che sia inclusa un'ottima cover di Zombie dei The Cranberries, apprezzo i momenti più intimi come Never be me, ed ho pure rivalutato Midnight Sky, ma non è bastato per affezionarmi a Plastic Hearts.



Ligabue - Volente o nolente (feat. Elisa)

Assolutamente scialba questa collaborazione fra Elisa e Ligabue: goffo il testo, vetusto l'arrangiamento. Far sussurrare Elisa per buona parte della canzone è poi una delle scelte peggiori. Volente o nolente non la ascolterò più fortunatamente.


Billie Eilish - Therefore I Am

È stato pubblicato invece il 12 novembre il nuovo singolo di Billie Eilish che sembra quasi una replica/risposta ad haters e più in generale a chi tenta di sfruttare il suo nome per cercare di raggranellare un po' di fama. Therefore I Am si sposta più verso il pop elettronico rispetto all'indie, ma che ha comunque carattere.


Vi avviso in anticipo così da prepararvi psicologicamente: sto già raccogliendo la playlist con i nuovi brani di Natale. Siete stati avvisati.




Ho provato i prodotti VERALAB e vi dico la mia!

È uno dei brand su cui più spesso, sia in privato che in pubblico, mi sono stati chiesti pareri e opinioni, ma solo negli ultimi mesi, ho potuto testare una piccola skincare firmata VeraLab, l'ormai noto brand dell'altrettanto famosa Estetista Cinica.



Al secolo Cristina Fogazzi, proprietaria di un centro estetico milanese, autrice e beauty guru ormai affermata sul web, è lei la fondatrice de L'Estetista Cinica, che con il nome di VeraLab diventa una linea di cosmetici per il viso e per il corpo. Attorno a questo brand c'è una filosofia interessante: packaging e formulazioni ecosostenibili, attivi specifici e inclusività. Veralab è nata infatti nel 2015 per soddisfare le esigenze di "donne reali", e via via si è espansa fino ad oggi. 
Tutto bellissimo, ma quello che a me interessa è che i prodotti siano validi, ho quindi messo alla prova alcuni dei loro best seller per vedere se su di me meritano davvero la fama che si portano dietro.


VERALAB Spumone
Detergente Lavaviso



Credo sia davvero il prodotto di punta dell'Estetista Cinica, credo anche perché è uno dei primi che hanno lanciato, ma lo Spumone non mi ha convinto fino in fondo.
Si tratta di una mousse detergente per il viso, che dovrebbe garantire una pulizia delicata e con una azione antiossidante e idratante, grazie ad estratti come melagrana, mangostano, acai, té verde e goji. 
La consistenza è favolosa, forse una delle mousse più cremose che abbia utilizzato fino ad ora, tanto che personalmente ho usato giusto un pump di prodotto e per me è sempre stato più che sufficiente per coprire viso e collo. Anche il profumo è ottimo, dolce, fresco e piacevole da usare sia al mattino che alla sera.



Ho usato lo Spumone Veralab praticamente in tutto l'arco di tempo del suo PAO, fra la fine dell'estate e l'autunno, quindi ho potuto testarlo su una pelle un po' più mista, in una routine più scarna e leggera, e in un periodo più freddo, con maggiori esigenze. Dopo questo lungo periodo però il mio verdetto non è positivo. Lo Spumone infatti su di me deterge bene il viso, ma lo fa in maniera troppo aggressiva, lasciandosi dietro una pelle tirante e disidratata, a volte anche leggermente arrossata. Non è una situazione drammatica che rende lo Spumone un bocciato al cento percento, né mi ha creato problemi nel lungo periodo, ma in qualunque stagione ho comunque sempre sentito un impellente bisogno di reidratare molto bene la pelle, per ribilanciare la situazione.

Conosco già mousse detergenti che uniscono meglio una pulizia accurata ad un buon grado di delicatezza, per cui non credo che riacquisterò lo Spumone in futuro, e più in generale mi sembra un prodotto adatto a pelli decisamente miste.
Piccole note a margine: si sciacqua molto facilmente, non mi brucia gli occhi ma credevo durasse un po' di più.

INFO BOX
🔎 Veralab.it, rivenditori, catene Rinascente 
💸 €12
🏋 100ml
🗺 Made in Italia
⏳ 6 Mesi
🔬 Nickel Tested
💓⇒ 🌸🌸🌸


VERALAB Panno in microfibra



No, non ho intenzione di fare una recensione di un panno in microfibra, anche se è firmato L'Estetista Cinica, perché non c'è molto da discuterne. Tuttavia non posso non spendere due parole perché l'ho trovato davvero valido. Si tratta di un panno molto ampio e davvero morbido, che può essere utilizzato sia per la detersione del viso che per lo struccaggio, e credo si comporti bene in entrambi i casi. Basta inumidire il panno e questo si porta via rapidamente tutte le tracce di sebo e make-up che possono esserci sul viso. 



L'ho utilizzato sia con lo Spumone che con altri detergenti e mi ha sempre lasciato la pelle pulita, morbida e liscia. La microfibra crea una lievissima esfoliazione, per questo magari non è consigliato usarla tutti i giorni, però, ripeto, io l'ho trovato un panno delicato, anche sulla zona del contorno occhi.
Credo inoltre, se siete soliti farlo, che il panno in
microfibra Veralab possa essere usato anche per la detersione del corpo, specie perché è molto ampio.
Aggiungo che si lava molto facilmente anche a mano e non mi è mai rimasto macchiato. 

INFO BOX
🔎 Veralab.it, rivenditori, catene Rinascente 
💸 €5 (ora in versione con due panni da 10 euro)
🏋 1 panno in microfibra
🗺 Made in Italia
⏳ //
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸

VERALAB Luce Liquida
Lozione viso illuminante esfoliante



Un altro prodotto arcinoto de L'Estetista Cinica è la Luce Liquida, che, come ci tengono loro stessi a specificare, nonostante la consistenza acquosa, è un semplice tonico viso ma una lozione viso che illumina ed esfolia l'incarnato, soprattutto quello di pelli miste e grasse o con imperfezioni. Questo perché la Luce Liquida contiene ingredienti purificanti come l'acido salicilico (al 2%), il betaidrossiacido che, essendo attratto dal sebo, ha una azione pulente dei pori, e più in generale anti punti neri; troviamo anche niacinamide, o vitamina b3, che aiuta per tantissimi aspetti della pelle, dal ridurre i pori a rinforzare la barriera cutanea. Ci sono poi elementi idratanti come aloe e acido ialuronico. In breve, nelle intenzioni di Veralab, la Luce Liquida si prende cura della pelle un po' su più fronti, è comunque adatta per diverse tipologie di pelle e può essere usata indistintamente di giorno o la sera come un tonico, quindi su tutto il viso, o solo sulle aree interessate. 



Il più delle volte, ho usato la Luce Liquida la sera, perché così preferisco fare con i prodotti contenenti acidi esfolianti, partendo dal naso, dove ho più imperfezioni, e poi tamponando sul resto del viso. Non mi ha mai dato irritazioni o rossori, ma è l'ho trovato un tonico piacevole perché è fresco e non appiccicoso, si assorbe in fretta e si può proseguire tranquillamente con la solita skincare.
Nonostante la consistenza liquida non sono mai incappato in sprechi perché la confezione dosa abbastanza bene il prodotto. Adesso
Veralab ha cambiato packaging per questa lozione, ma credo sia rimasta funzionale. 
Non ho nulla da dire sulla profumazione perché non percepisco un particolare odore.



Ho iniziato ad usare la Luce Liquida quando la situazione punti neri sul naso mi sembrava un po' più ostica del solito, senza una ragione specifica, ma i prodotti che stavo utilizzando non erano adatti a contrastare a pieno questo problema. La Luce Liquida invece, sin dai primi utilizzi mi ha aiutato davvero: i pori sono infatti apparsi più puliti e quindi meno dilatati e visibili, la pelle è liscia e morbida ma non secca. La grana della pelle risulta quindi più sottile, e in generale il viso acquista davvero una bella luminosità. 
Sono convinto che se avete una cute molto impura, con eccesso di sebo, è meglio scegliere un siero o un gel che, al contrario di un tonico, è meno volatile e agisce più a lungo sulla pelle (magari mi sbaglio, ed è una mia paranoia), ma per chi come me si ritrova con qualche impurità localizzata credo che la Luce Liquida possa essere un prodotto da provare almeno nella versione travel. A me è piaciuta molto sia per la formulazione che per l'azione sulla pelle. 

INFO BOX
🔎 Veralab.it, rivenditori, catene Rinascente 
💸 €20
🏋 100ml
🗺 Made in Italia
⏳ 6 Mesi
🔬 Nickel Tested
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌱


VERALAB Zero Rughe
Crema viso anti-age



Ve lo dico subito senza giri di parole: questa crema Zero Rughe è il prodotto che mi è piaciuto meno in assoluto del range de L'Estetista Cinica. Posso chiudere un occhio sullo Spumone, ma qui si parla di una delusione più cocente. La Zero Rughe viene presentata come 
"Dedicata alle pelli più mature, è una straordinaria crema viso dalla formula ultra ricca (ma non unta), ideale per pelli secche, stanche e bisognose di nutrimento. Contiene dei correttori ottici che donano al viso un elegante effetto glow (luminoso) che minimizza visivamente le rughe."
Nella formulazione troviamo infatti diversi agenti emollienti e idratanti come squalane, olio vegetale, glicerina, l'estratto di arnica che pare sia indicato per pelli secche e screpolate, acido ialuronico e un particolare estratto che non conoscevo, ovvero quello di foglie di Haberlea rhodopensis, definita addirittura pianta della resurrezione perché pare resista a lunghi periodi di siccità, e che sembra stimoli il collagene, e oltre ad essere antiossidante. Nell'INCI della Zero Rughe appare anche l'acido ascorbico ovvero la forma più interessante di vitamina C.



La consistenza secondo me è il problema più grande di questo prodotto Veralab: è sì, corposa, ma si fa fatica a stenderla tanto che quando la massaggio sul viso è come se tirasse la pelle. Credo che questo effetto sia dovuto al fatto che vuol essere una crema nutriente ma non grassa, quindi per darle quel tocco asciutto ne risente la stesura. Subito dopo averla applicata, al tatto il viso risulta appiccico, e servono diversi minuti prima che la sensazione passi.
Un secondo problema riguarda l'efficacia: appena la applico infatti la pelle assume subito un bell'aspetto, è luminosa, elastica e nutrita, e, nonostante sia pensata per pelli mature, non appesantisce il viso. Tuttavia, dopo qualche ora dall'applicazione, sento la pelle di nuovo bisognosa di idratazione, come se l'effetto di questa crema finisse.
Entrambe queste problematiche le ho in qualche modo arginate stendendo la Zero Rughe sulla pelle inumidita da un siero idratante: così riesco da un lato ad applicare più piacevolmente la crema, dall'altro a renderla più a lungo idratante. La Zero Rughe ha anche una profumazione dolce e gradevole che comunque migliora il feeling dell'applicazione. Ciò però non toglie che per me non è un prodotto promosso, non credo sia sufficiente per pelli molto secche e mature, e sono stato contento di avere solo una minitaglia. 

INFO BOX
🔎 Veralab.it, rivenditori, catene Rinascente 
💸 €15
🏋 15ml
🗺 Made in Italia
⏳ 6 Mesi
🔬 Nickel Tested
💓⇒ 🌸



Se vi va raccontatemi la vostra esperienza con i prodotti Veralab/L'Estetista Cinica. Avete qualche favorito da consigliarmi? C'è qualche perla che mi sto perdendo o qualche prodotto da evitare?
Qui vi ho lasciato la mia recensione della Brightening Eye Mask. 



Le (bellissime) serie tv al femminile da vedere questo autunno ⭐

Non voglio cincischiare in inutili introduzioni, questa volta, perché mi urge il bisogno di parlarvi di tre serie tv che mi sono piaciute davvero molto, e che hanno protagoniste femminili molto forti. Un altro filo conduttore che le collega è l'ambientazione temporale, molto curata, ma collocata in un'epoca passata. Se sono elementi che in genere vi convincono, forse allora dovreste recuperare queste serie tv.

L'Alienista: L'angelo delle tenebre
 The Alienist: The Angel of Darkness
Seconda stagione
⭐⭐⭐⭐

Ci sono voluti due anni, ma finalmente abbiamo avuto la seconda stagione di L'Alienista, che è stata pubblicata su Netflix il 22 Ottobre. Ancora una volta i protagonisti sono alle prese con le indagini per trovare un particolare serial killer, il quale sceglie come vittime bambini ancora in fasce. 
Se nella prima stagione (qui) il caso era condotto dall'alienista Laszlo Kreizler e dal suo amico e giornalista John Moore, in questo secondo ciclo di episodi sarà Sara Howard a mettere davanti il suo talento di detective, dopo aver avviato la sua agenzia investigativa privata.


Quando speri che una serie venga rinnovata per una seconda stagione, speri anche che quantomeno mantenga le stesse qualità della prima, e credo che L'Alienista 2 riesca in questo intento. Sono stati infatti 8 episodi molto intriganti e cupi, che, ancora una volta ci accompagnano verso la risoluzione di un caso crudo e macabro, con parecchi momenti di tensione. Forse per qualcuno può non essere un pregio, ma io invece ho apprezzato che, quando sembra che la storia sia alla conclusione, c'è sempre qualche altro piccolo tassello da risolvere, aggiornando così l'attenzione dello spettatore.
Mi sembrata una vicenda solida, che funziona da inizio a fine senza, grossi buchi o forzature, o per lo meno io non ne ho notati.


È stata in questo senso secondo me una buona scelta quella di ridurre la stagione di due episodi, passando da 10 a 8, perché altrimenti si sarebbero immischiate lungaggini poco appetibili. Non è mancata inoltre l'approfondimento sui personaggi, che qui e lì trasmettono pezzi del loro vissuto, ed anzi, in alcuni casi, si mischiano con le indagini.
Ancora una volta poi non manca la cura dei dettagli, dei costumi e delle scenografie a cui The Alienist ci aveva già abituati dalla prima stagione.


Avrei voluto forse qualche approfondimento in più su quella che alla fine prende lo scettro di protagonista, ovvero Sara Howard, che poteva magari offrirci qualche flashback più corposo sul suo passato, ma forse se lo tengono buono da parte per una prossima futura stagione. In ogni caso ci danno un personaggio forte e coraggioso, e diventa un pretesto anche per farne un simbolo di femminismo e rivoluzione. 
Non mi sento invece di chiudere un occhio sul quarto episodio che mi è sembrato un po' raffazzonato. Ma queste sono tutte minime imperfezioni, perché mi son goduto ogni singola puntata di questa seconda stagione di The Alienist grazie a tutto quel range di emozioni che trasmette, dalla tensione appunto, alla dolcezza. Non so se ci sarà una terza stagione, però spero che proseguano sempre con questa prospettiva rivelatasi vincente.

 

La regina degli scacchi 
The Queen's Gambit
Miniserie
⭐⭐⭐⭐🌠


Arrivo tardi forse, ma non posso esimermi anche io dal tessere le lodi di La regina degli scacchi, nuova miniserie Netflix disponibile dal 23 ottobre. Per molti è sembrato strano, ma sì, questa serie tv parla proprio di scacchi, ma lo fa in un modo eccellente. Prima infatti di arrivare al gioco di strategia dobbiamo fare un passo indietro: Beth Harmon è solo una bambina quando, dopo aver perso la madre, finisce in un orfanotrofio femminile. Qui conoscerà una istitutrice severa ma riuscirà a farsi amica una ragazza, con cui condividerà diverso tempo all'interno della struttura. Non sarà facile per Beth, ma la sua permanenza migliorerà quando, grazie al custode Shaibel, scoprirà gli scacchi. Da quel momento Beth troverà il suo pezzo mancante, e soprattutto la sua vera strada nella vita.
Quando poi, non senza reticenze, la sua madre adottiva crederà nel suo talento, per la giovane non ci saranno più confini nel mondo degli scacchi.


The Queen's Gambit è una delle migliori serie Netflix del 2020, e non ho alcun dubbio nell'affermarlo: ha una storia convincente, drammatica senza essere pietistica, e, cosa più importante, le partite di scacchi vengono gestite talmente bene che non annoiano come si potrebbe pensare, ma creano tensione e pathos. 
Personalmente non so giocare nemmeno a dama, ma la serie è talmente tanto convincente che, anche chi non ne capisce nulla, resta incollato allo schermo. Inoltre gli scacchi sono anche l'occasione per darci una rappresentazione socio-politica dell'epoca, in particolare lo scontro fra Russia (o meglio Unione Sovietica) e Stati Uniti.

Una vicenda così affascinante da sembrare una storia vera, anche se si tratta di un adattamento da un romanzo di Walter Tevis, che trova la sua mossa vincente nell'interpretazione di Anya Taylor-Joy. La sua bellezza aliena, forse non perfettamente nei canoni, si presta benissimo a dare il volto a Beth, tanto che non le servono nemmeno grandi dialoghi filosofeggianti per convincerci a restare ammaliati. Ma quello che mi è piaciuto è soprattutto la costruzione del personaggio: di talenti naturali che trovano la loro strada ne abbiamo visti tanti, ma Beth Harmon si impegnerà molto nel fruttare questo suo genio, studiando duramente da tutte le sconfitte in cui inciamperà lungo la sua strada, ed anche ascoltando anche i consigli di chi sembra non avere le sue stesse capacità.

La Regina degli scacchi riesce ad appassionare amanti di questo gioco e non, grazie ad una storia fatta non solo di vittorie, ma anche di delusioni, momenti cupi ed estremamene umani, senza trasformare il tutto in un pesante melodramma lirico, ma non dimenticando tematiche di spessore. Non manca la ricercatezza dei dettagli e delle ricostruzioni, degli abiti e degli ambienti anni '60. Insomma, nella strana ipotesi che non l'abbiate fatto, recuperate questa serie.


Mrs. America
Miniserie
⭐⭐⭐🌠


Negli anni '70 gli Stati Uniti erano in fermento per tante ragioni, inclusa la ratifica dell'Equal Rights Amendament (ERA), una proposta di emendamento che avrebbe dovuto garantire egualità di diritti a tutti i cittadini americani, senza distinzione di sesso. Ma se da un lato i gruppi femministi battagliavano affinché l'ERA venisse ratificato in tutti gli stati, dall'altro, le forze conservatrici, capitanate soprattutto da Phyllis Schlafly, ne propagandavano tutti i difetti possibili per evitarne la diffusione. 
Una battaglia per i diritti che avrà eco fino ai giorni nostri.


Mrs. America è un'altra esclusiva di Tim Vision Plus (ne avevo parlato nella recensione di Love Life) che mi ha sorpreso, non solo per la fattura generale e per il cast che vede i nomi, fra le altre, di Cate Blanchett, Sarah Paulson, Uzo Aduba, e Rose Byrne, ma soprattutto per la storia che racconta. Una vicenda piena di passione, battaglie sociali, scontri politici, ma soprattutto il fervore per sostenere una causa a cui si tiene particolarmente. 
Come specificato ad inizio di ogni episodio, si tratta di una storia basata su fatti e personaggi reali, ma che ovviamente è stata romanzata. Eppure pare che moltissimi degli avvenimenti che hanno visto queste due fazioni di donne contrapposte, siano davvero accaduti, anche quelli più eclatanti.


Devo anche ammettere che con la visione mi sono ricreduto su un pregiudizio che avevo all'inizio: mi ero infatti convinto che Mrs. America fosse particolarmente incentrato sul personaggio di Cate Blanchett, ed invece mi sbagliavo, perché, nonostante Phyllis Schlafly sia spesso presente, tutte le parti hanno persino un intero episodio dedicato.
Quello che mi è piaciuto di questa serie è che non mi è sembrata esageratamente rivolta nel voler dividere fra buoni e cattivi, conservatori malvagi contro liberali benefattori, ma che tutti sono invischiati nel gioco della politica che spesso spinge a contraddizioni. L'esempio lampante è la stessa Phyllis che è al tempo stesso un esempio di ciò contro cui lotta, ma vittima del suo stesso ruolo politico. Più in generale le stesse femministe che lottano per un ampliamento dei diritti, spesso si dimostravano poco inclusive.


Nonostante l'ovvio distacco da circostanze che riguardano in primis gli Stati Uniti, e con passaggi non sempre chiari sulla politica americana, è Mrs. America mi è sembrato un ritratto emozionante di un'epoca e della passione che tutte le sue protagoniste ci hanno messo per proseguire la loro visione. Oltre all'argomento generale, che è sempre attuale, gli strascichi della vicenda sono giunti fino ai giorni nostri: la Schlafly è stata ad esempio una sostenitrice della campagna di Trump e, come vi anticipavo, solo fra il 2017 e il 2018, altri stati americani hanno ratificato l'ERA, quindi una battaglia che ancora non è terminata.



Come sempre per tutti i commenti ci leggiamo qui giù, e se avete visto queste serie fatemi sapere cosa ne pensate.



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