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Netflix e le serie tv sul sesso: trash o divertimento? 🔥🔞

Lo avevamo visto con Bridgerton, e poi pare essere stato confermato con il film 365 giorni (365 dni)    (che non ho visto): Netflix sta puntando sulle produzioni a sfondo zozzarellino.
È vero che non si sono inventati nulla, ed è anche vero che se avete visto anche solo un episodio di Game of Thrones sarete già pronti a tutto, ma evidentemente quelli del servizio di streaming si sono resi conto che anche nel 2021 il sesso continua a far parlare e attira come dal primo giorno in cui l'uomo ha messo piede sulla terra. Inoltre, se in serie come Sex Education o Bonding l'argomento è palese, ce ne sono altre decisamente più esplicite, anche nelle immagini.
La più spinta fra quelle che ho visto di recente si chiama Sex/Life (⭐⭐🌠), è tratta dal romanzo "44 Chapters About 4 Men" di BB Easton, ed ha fatto una corsa fra le serie tv più viste su Netflix negli ultimi mesi.


Billie ci porta proprio a scoprire la sua vita personale e sessuale, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con il marito, relazione che è giunta ad un periodo di stasi sotto ogni punto di vista. Come capita spesso in alcuni matrimoni idilliaci, soprattutto dopo l'arrivo di un figlio, la scintilla fra Billie e il marito Cooper si è decisamente affievolita e questo porterà la donna a ripensare alla storia d'amore che più l'ha coinvolta emotivamente e fisicamente, ovvero quella con Brad. La storia con lui è terminata da 8 anni, ma riportare alla mente quelle sensazioni, e soprattutto scriverle su un diario, metteranno alla prova la ormai fiacca relazione di Billie, ma sarà un incontro fortuito con l'ex a rimescolare completamente le carte in tavola. 

Messa in questi termini decisamente scarni, la trama di Sex/Life potrebbe far pensare ad un romanzetto sentimentale di serie b, o eventualmente ad un softcore anni '80, ma, nonostante la base di partenza si appoggi su sentieri già battuti da altre serie tv, credo che molte delle critiche che questo telefilm ha ricevuto siano eccessive. Se lo avete visto avrete notato che Sex/Life non ha chissà quali pretese di drammatizzazione e approfondimento antropologico, anzi spesso c'è una chiave di lettura ironica e leggera. Credo però che dietro ad una storia relativamente frivola, ci siano comunque alcuni spunti interessanti.

In prima battuta credo infatti che sia sempre positivo quando ci vengono raccontate le storie di donne libere che vogliono coniugare una vita sessuale soddisfacente ad una personale equilibrata e piena. In questo senso ho apprezzato che questa scelta di Billie non venga mai giudicata in malo modo, ma compresa, seppur con qualche reticenza per quanto riguarda i modi per arrivarci. Inoltre il suo personaggio dà modo di riflettere (seppur, ripeto, non troppo approfonditamente) su aspetti come il cambiamento e la crescita personale, il doversi adattare a nuove situazioni, e le difficoltà che possono seguire una gravidanza. Senza poi contare la difficile questione fra il fare carriera o costruirsi una famiglia, che coinvolge soprattutto molte donne. 


Sex/Life inoltre non mi è sembrata una mera esposizione di scene a sfondo sessuale, per quanto ne sia piena come un cornetto alla crema, ma si parla anche d'amore. Infatti quelle che Billie ha sia col marito Cooper che con Brad sono due relazioni affettive molto diverse fra loro, ma entrambe intense e profonde.
Credo che dialoghi più curati, scelte narrative un po' più originali, che non scadano nel cringe o che non prendano la tangente a caso, e personaggi più approfonditi (soprattutto sul versante maschile, visto che Brad è espressivo e profondo come un Mocio logoro) avrebbero reso Sex/Life una serie più matura, ma la scorrevolezza degli otto episodi, la bellezza degli attori, e la generale cura della messa in scena la rendono tutt'altro che noiosa. Insomma, ho visto sicuramente di peggio.
Qui trovate la recensione della seconda stagione. 

Si avvicina molto di più a Sex Education una serie tv polacca (sì, non scherzo) arrivata su Netflix il 28 aprile e che si intitola Sexify (⭐⭐🌠).


Anche in questo caso sbirciamo attraverso un'ottica assolutamente femminile, esattamente tramite gli occhi di Natalia, Monika e Paulina le quali riuniranno le loro differenti esperienze e caratteri in un progetto particolare. Natalia in particolare è una giovane nerd che vuole assolutamente vincere un concorso universitario come miglior star-up, e sta costruendo al sua applicazione per controllare il sonno (evidentemente è di moda creare app). Idea però bocciata dal suo professore che le aprirà gli occhi: serve un'idea più piccante. Natalia allora si guarda un po' intorno e capisce che non c'è nulla che incuriosisca le persone, soprattutto i suoi coetanei, del sesso. L'idea per un'app che controlli il sonno si trasformerà in quella per migliorare l'orgasmo femminile, ma avrà bisogno delle sue amiche affinché la sua idea vada in porto. 


Anche nel caso di Sexify il focus da un punto di vista femminile è secondo me la chiave di volta che fa funzionare la serie. Infatti quel che più mi ha colpito è la rappresentazione e la caratterizzazione dei personaggi: Natalia ad esempio è una cervellona ancora vergine, ma non bacchettona, mentre Monika, per quanto disinibita e libera, rivela una profondità ed un acume non da poco. Alla fine, come potete immaginare, non è la creazione di una applicazione per l'orgasmo ad interessarci, ma è tutto il contorno, ed emerge soprattutto secondo me l'amicizia fra queste tre giovani, l'unità fra donne, la loro crescita personale, e il raggiungimento di una certa consapevolezza.


È poi interessante, un po' come accade in Sex/Life, come viene trattato l'ambito sessuale, soprattutto dal punto di vista femminile, che non viene esposto in maniera morbosa, pruriginosa o appunto scandalosa, ma sicuramente non passa sottobanco il fatto che si tratta di un argomento ancora difficile da affrontare. Le scene più esplicite non mi sono sembrate volgari o buttate a caso giusto per attirare qualche utente in più (al contrario forse di Sex/Life). Va anche poi contestualizzata questa storia nell'area in cui si sviluppa: la Polonia è infatti uno stato particolarmente cattolico, e Paulina con la sua famiglia rappresenta in parte questa sfera.
Si tratta comunque di una serie tv ironica, quindi non immaginatevi chissà che critica della società.


Anche in Sexify si poteva fare di più da un punto di vista narrativo, magari accorciando i tempi degli episodi dove il ritmo si perde un po' ed evitando parti completamente inutili, specie per quanto riguarda alcuni personaggi secondari. Non credo ad esempio che le tre protagoniste avessero bisogno di un antagonista visto che già hanno contro parte della società. Dall'altro lato però l'estetica della serie e le interpretazioni non fanno rimpiangere le produzioni britanniche o americane, e gli otto episodi comunque raggiungono un punto soddisfacente. Qui vi racconto le mie impressioni della seconda stagione. 



Ritorni "molto attesi" su Netflix, fra santi e finali (forse)!

Oltre alla terza stagione di LOL Chi Ride è fuori, ho avuto modo di vedere altre serie tv che sono state rinnovate per una seconda stagione. Sono molto diverse fra di loro, ma essendo uscite più o meno nelle stesse settimane e avendole viste nello stesso periodo, ve le beccate insieme. 


Sex/Life 
Seconda stagione

Quasi due anni fa la prima stagione di Sex/Life si era beccato critiche di tutti i tipi e in parte potevano essere condivisibili, ma dall'altra parte io l'ho apprezzata perché, sotto una veste indubbiamente leggera e friccicarella, c'erano anche intenti più profondi. Con l'arrivo però della seconda stagione, pubblicata su Netflix il 2 marzo di quest'anno, riprendiamo esattamente dal punto in cui ci avevano lasciati nel 2021.
La serie infatti vuole parlare di amore e sesso da un punto di vista femminile, e la sua protagonista, Billie (interpretata da Sarah Shahi), ci ha mostrato cosa accade se nella vita decidiamo di non accontentarci di una vita apparentemente perfetta, specie se sentiamo che ci manca qualcosa.
La ricerca di un amore più solido e di una sessualità più intensa hanno portato Billie a mettere in discussione il suo matrimonio, e provare a ricominciare una nuova vita con il suo ex di sempre Brad, ma le cose non hanno comunque funzionato. E così arriviamo alla seconda stagione, che vede Billie ancora ferita dal passato ma pronta a provare nuove emozioni e mettersi in discussione.

Sex/Life 2 non mi è piaciuta tanto quanto la prima stagione, ma è stata un buon proseguo alle varie storyline che avevamo imparato a conoscere ed anzi ci ha dato qualche approfondimento in più su altri personaggi, come Sasha, la migliore amica di Billie, che questa volta riesce ad mostrarci anche parte del suo vissuto. È forse più questo personaggio secondario a raccontarci la dicotomia fra lavoro e vita privata che molte donne devono affrontare. 

La nostra eroina Billie è invece ormai più avviata nella sua carriera accademica, quindi vuole rimettere in sesto la sua vita privata, con una separazione da gestire, e la voglia di mettersi al centro. Il suo percorso in questa seconda stagione, pur dovendo essere il perno di tutto, risulta un po' affrettato, complice sicuramente i due episodi in meno rispetto al primo capitolo, ma forse anche l'impossibilità di aggiungere altre avventure al suo vissuto.
Ci sono comunque tante facilonerie nel corso di tutta questa seconda stagione di Sex/Life, ma anche la protagonista fa da aggancio per toccare altri temi, come la solidarietà femminile. 


Ci sono stati infatti diversi passaggi che avevano bisogno di essere raccontati con maggiori dettagli e dinamiche differenti, che non risultassero a volte anche risibili. Cooper ad esempio, il marito di Billie, non ne esce benissimo, è forse anche il personaggio che viene trattato peggio, ma c'è un però.
Infatti Sex/Life 2 ha un epilogo che funge praticamente da finale per la serie, quindi non restiamo con storie in sospeso perché tutti i protagonisti hanno trovato la loro strada. In effetti non ci sono conferme per una terza stagione ma io credo vada bene così.

Questa seconda stagione comunque mette in atto colpi di scena più o meno riusciti, e si è lasciata seguire volentieri.
Sex/Life non resterà nella storia come una delle migliori serie tv sui rapporti interpersonali e amorosi, ma l'ho trovata comunque come un tentativo di raccontare il sesso e la vita con onestà e attraverso una protagonista che non è una eroina perfetta ma una donna "comune" con pregi e difetti. 


Tenebre e Ossa 
Seconda stagione


Dopo due anni dal primo ciclo di episodi il 16 Marzo è tornata su Netflix la saga fantasy tratta dai romanzi di Leigh Bardugo, che ci riporta al Grishaverse dove la nostra santa Alina si sta ancora battendo per distruggere la faglia e soprattutto Aleksander l'Oscuro, che è sopravvissuto (mica vi aspettavate che schiattasse bell'e buono). Non sarà (ovviamente) una strada rettilinea, ma attraverserà diversi ostacoli: Alina, accompagnata dall'innamorato Mal, infatti dovrà trovare un amplificatore (anzi due) che la aiuteranno a potenziare la sua forza e poter arrivare al suo obbiettivo. Fra una fuga e l'altra finiranno per conoscere l'ambiguo corsaro Sturmhond, che però presto si rivelerà tutt'altra persona.
Dall'altro lato seguiamo ancora la strada dei Corvi, che avranno anche loro delle inattese difficoltà da affrontare, ma anche confrontarsi ognuno col proprio passato e i propri traumi.


A distanza di tutto questo tempo non ho recuperato i libri da cui è tratto Shadow and Bone, per cui la mia recensione non può fare un confronto, so però che i creatori della serie tv Netflix hanno fatto confluire in un'unica stagione le storyline di due diversi romanzi, e questo spiega molte cose.
Parto col dire che Tenebre e Ossa 2 mi è piaciuta, perché credo raggiunga tutti gli obbiettivi che una serie tv fantasy dovrebbe avere: il microcosmo che hanno creato è sfaccettato e interessante, la serie si segue con estremo piacere, è avvincente, c'è la parte romantica, che forse risulta più adolescenziale, ma dà qual sapore in più alla storia, c'è tanta avventura e qualche colpo di scena che ravviva il ritmo. C'è poi una buona messa in scena, dei bei costumi, una CGI che risulta abbastanza credibile dove viene piazzata. 


C'è stato poi l'approfondimento di alcuni personaggi, come vi accennavo per quanto riguarda i Corvi, ma lo stesso Oscuro mi è sembrato ben strutturato, pur restando più defilato in questa stagione, perché non ci viene presentato come malefico tal quale, ma come una creatura tormentata, che crede davvero al fatto che il fine giustifichi i mezzi.
O ancora, ho apprezzato come sono stati introdotti nuovi personaggi in questa seconda stagione di Tenebre e Ossa.
Quel che a me, che non ho una conoscenza particolare dei libri, è piaciuto meno è stata la mancanza di approfondimento, o meglio di una costruzione delle circostanze che portano ad una determinata risoluzione: è come se certi passaggi fossero messi a caso, o accadano perché "così deve essere", senza una reale ragione.


Non tutti i personaggi poi hanno trovato una apertura e uno sviluppo particolare all'interno della storia: penso soprattutto a Mal che spesso sembra un cagnolino che segue la sua padrona. Ma tutte le dinamiche romantiche, come dicevo, mi sono sembrate semplicistiche. Assurdo secondo me ad esempio quello che accade fra Genya e David, assolutamente non necessario, ma inserito solo per una drammatizzazione delle vicende.

Non ho amato moltissimo, ancora una volta, i dialoghi, che spesso mi sembrano troppo poco curati.
Tenebre e Ossa secondo me non ha mai avuto la precisione delle grandi saghe fantasy a cui abbiamo assistito (penso ad esempio a Game of Thrones), ma sa essere convincente e credo che chiunque, anche persone non così legate al genere, la possano apprezzare.
La serie tv è stata cancellata da Netflix alla seconda stagione. 



10 Serie TV da vedere prima di addentrarci nel 2022

Il 2022 è appena iniziato, ma mi sembrava carino, prima di lanciarci nel traffico delle nuove uscite, dare un'occhiata agli specchietti retrovisori per scovare quelle serie tv che ci siamo lasciati alle spalle nel corso del 2021, ma che meritano un eventuale recupero. Ne ho raccolte 10 che mi sono piaciute e non sono necessariamente le migliori in assoluto, né si tratta di una vera e propria classifica, ma ognuna ha un motivo (o più di uno) per essere vista se non l'avete ancora fatto.


Omicidio a Easttown (Mare of Easttown)


Kate Winslet veste i panni di Marianne "Mare" Sheehan, una poliziotta alle prese con delle indagini particolarmente complicate per quanto riguarda un omicidio accaduto nella cittadina di Easttown. Ma Mare è anche una donna con un vissuto faticoso, per cui la protagonista dovrà barcamenarsi su più piani.
Omicidio ad Easttown è una serie tv ben recitata, ben strutturata e diciamo quasi un classico nel suo genere, pur essendo calata nei giorni nostri. Si segue con piacere e, se non l'avete ancora fatto, farà al caso vostro se amate il genere crime. Nonostante il successo, non c'è la conferma di una seconda stagione, ma tranquilli perché gli episodi portano ad una conclusione.  Qui ne raccontavo i pregi (e qualche piccolo difetto).



Belgravia 


Vi piacciono le serie tv in costume e cercate qualcosa che colmi il vuoto magari in attesa di The Gilded Age e del secondo film di Downton Abbey? Allora dovreste vedere Belgravia, sempre del prolifico Julian Fellowes, che ha creato un piccolo gioiellino. Una miniserie quasi completamente al femminile (o per lo meno sono le donne la spinta), anche questa con una sua conclusione e una storia che si muove su più livelli e diversi periodi storici. Bellissimi costumi e paesaggi fanno da cornice, ma qui vi racconto ben cinque motivi per vedere Belgravia



Firefly Lane - L’estate in cui imparammo a volare


Firefly Lane
è una bella serie che Netflix ha proposto lo scorso Febbraio, e anche in questo caso il Girl Power la fa da padrone. È la storia di una amicizia fra due donne che dura praticamente in tre diversi decenni, e nel corso degli episodi ovviamente scopriamo gli alti e i bassi del loro rapporto, oltre ad alcuni momenti del vissuto delle protagoniste. Ovviamente L’estate in cui imparammo a volare non è esente da imperfezioni, ma si lascia guardare volentieri, è scorrevole e coinvolgente. La sua seconda stagione è stata confermata, ma se vi va di sapere di più del primo capitolo di FireFly Lane, andate qui.


It's a Sin


Dolorosa ma importante, It's a sin è una miniserie sicuramente da vedere. Ci porta a scoprire infatti la prima ondata di AIDS che colpì principalmente la comunità LGBTQ nei primi anni '80 a Londra, attraverso gli occhi di 5 ragazzi giovanissimi. Sicuramente i toni si fanno più seri, l'intensità e l'emotività non mancano, si cade in qualche stereotipo, ma è una serie tv appassionante ed è impossibile non affezionarsi ai protagonisti. Ho approfondito la mia recensione qui.


Foodie Love


Ancora mi sconvolge che non si parli abbastanza di Foodie Love, che è stata a tutti gli effetti una delle serie tv che ho preferito nel 2021, e ve ne avevo parlato qui insieme ad altri prodotti che mi erano piaciuti. Oltre al fatto che è disponibile gratuitamente su RaiPlay, ha tutte le carte in regola per essere messa alla pari di titoli più chiacchierati. La storia, seppur romantica, del rapporto di Lui e Lei mi è sembrata realistica, dolce ma non stucchevole, vivida e coinvolgente fra luci ed ombre di una relazione che, come spesso accade, ha i suoi momenti più forti ed altri più complessi. Assolutamente da vedere.



Bridgerton


Sono fra coloro a cui Bridgerton è piaciuto, pur riconoscendone la leggerezza, la frivolezza, e l'assenza di una coerenza storica. Infatti lo sfondo ottocentesco è solo un ambiente diverso per parlare di storie d'amore, di amicizia, di famiglia. Un misto fra Jane Austen e Gossip Girl l'avevo definita nella mia recensione, e confermo a distanza di tempo questa idea. Una serie tv per staccare, ma godendosi una messa in scena curata, attori molto belli e una storia da seguire senza stancarsi troppo. La seconda stagione di Bridgerton dovrebbe uscire il 25 marzo 2022, quindi siete in tempo per un rewatch. Io sono molto curioso perché il protagonista del nuovo ciclo di episodi dovrebbe essere Anthony Bridgerton, e sappiamo già che una terza e quarta stagione sono in programma. 



Tenebre e Ossa (Shadow and Bone)


C'è invece ancora tempo prima che esca la seconda stagione di Tenebre e Ossa, che sembra arriverà nell'autunno 2022 (o forse anche dopo), ma intanto ci sono otto bei episodi che vi aspettano su Netflix. Se mi seguite saprete che non sono un grande appassionato di fantasy, anzi, eppure questa serie tv, che era stata persino paragonata a Game of Thrones, mi ha convinto: è ben realizzata da un punto di vista tecnico, la ricerca e la scoperta di questo "evocaluce" in grado di distruggere l'oscura faglia, è avvincente ma non troppo intricata da seguire, anzi risulta equilibrata nei vari filoni narrativi. I personaggi sono abbastanza ben strutturati e non mancano l'azione e i colpi di scena. Potete fare un salto alla recensione completa se vi servono altri motivi per recuperarla. 


Ginny & Georgia


Ironica, leggera, ma con qualche twist più drammatico e cupo, Ginny & Georgia è un recupero necessario soprattutto per i nostalgici de Una Mamma per Amica, ma non solo. Come vi raccontavo nella recensione completa, credo infatti sia perfetta per un pubblico trasversale di giovani e meno giovani, con tante tematiche attuali di sottofondo, ma senza mai sfociare nel drammone senza fine. Niente quindi riflessioni sociologiche così profonde da non far dormire la notte, ma Ginny e Georgia si segue molto volentieri, fa sorridere e, pur non essendo la miglior serie tv del 2021, riesce a distinguersi dalla serie a cui tutti (io stesso) l'abbiamo paragonata. Per la seconda stagione non manca moltissimo, dovrebbe arrivare su Netflix a febbraio



Sex/Life 



Lo so che molti l'hanno detestata, ma continuo a pensare che Sex/Life, fra battute ironiche, momenti friccicarelli, e qualche buono spunto, sia una di quelle serie di compagnia da tenere in considerazione. Molti si sono soffermati sullo sfondo sessuale, ma, come vi raccontavo qui, secondo me è pur sempre la storia di una donna libera che, coerentemente, vuole vivere una vita personale ed affettiva piena, ma è attratta emotivamente da due uomini completamente diversi. Ne ho riconosciuto i limiti, se questa fosse una classifica probabilmente l'avrei messa all'ultimo posto, ma penso che Sex/Life sappia intrattenere. Se è stata confermata per una seconda stagione, significa che non lo penso solo io (spero).


L'assistente di volo - The Flight Attendant 


Era estate quando ho visto L'assistente di volo, che mi ha convinto sin da subito grazie ad un ritmo concitato, ad alcuni colpi di scena, e grazie ad una commistione di emozioni diverse. Si passa dalla sagacia dei dialoghi, al dramma dell'infanzia di Cassie, la protagonista, fino alla svolta thriller, data dal mistero da risolvere. Secondo me una serie tv interessante, ben interpretata e che riesce a coinvolgere senza annoiare da inizio a fine. Anche The Flight Assistent ha una seconda stagione che dovrebbe arrivare su Sky nel corso del 2022. Qui la recensione approfondita. 



Il 2021 è stato un anno pieno di serie tv piacevoli, ma sicuramente me ne sono perso tantissime. Se vi va fatemi sapere le vostre 10 da recuperare assolutamente.




Recensione Film: Adaline - L'eterna Giovinezza, Kingsman - Secret Service, The Secret Life of Marilyn Monroe

Realizzo adesso che non ho parlato di film per molto tempo, più di 3 mesi. Il che vuol dire che effettivamente nell'arco di questi 3 mesi non ho visto granché.
Il che vuol dire che non ho trovato nulla che mi attraesse affinché cambiassi questo ritmo ma, non meno rilevante, guardo troppe serie tv, ed ho una pessima gestione del tempo. Quindi sono giustificato. Ma poi tre nuove pellicole hanno finalmente destato la mia attenzione e quindi rieccomi!

Adaline - L'eterna Giovinezza (2015)


Titolo originale: The Age of Adaline
Paese di produzione: USA
Durata: 110 min
Genere: drammatico, sentimentale
Regia: Lee Toland Krieger

Adaline vive di attimi pur avendo ancora tutta la vita davanti. Letteralmente l'eternità. A seguito di un incidente negli anni '30, Adaline resterà per sempre giovane (e figa) fino ai giorni nostri. Costretta in una vita che non può essere normale, con la costante paura di essere rifiutata, o peggio di diventare un fenomeno da baraccone, inizierà a fuggire fino a dover fare i conti con un passato che ritorna e da cui tenta, per una volta di non scappare.

Avevo delle buone aspettative per Adaline - L'eterna Giovinezza e non mi ha deluso. È un film secondo me onesto: non ha grosse pretese, non vuol essere un pezzo storico della cinematografia mondiale. Vuol solo essere una pellicola romantica con punte drammatiche, un film adatto alla tv. Emotivamente mi ha colpito, anche perché la particolarità di Adaline si potrebbe considerare un po' una metafora della vita, quella di non voler dare agli altri un peso che dovrebbe essere soltanto nostro, e sinceramente lo rivedrei pure. Non credo ci sia molto da raccontare. La trama è lineare, scorrevole, piacevole. C'è un gioco di flashback che però non confonde troppo le idee dello spettatore. Anche da un punto di vista tecnico, di regia, di luci, non ci sono scelte su cui possa puntare particolarmente l'attenzione. 
Mi chiedo solo come faccia Blake Lively ad essere figa da qualsiasi angolazione. Ti odio Blake!

Voto 7

***

 Kingsman - Secret Service (2014)

Titolo originale: Kingsman: The Secret Service
Paese di produzione: Regno Unito
Durata: 129 min
Genere: azione, commedia
Regia: Matthew Vaughn

Eggsy è un giovane talentuoso ma spiantato, cresciuto solo dalla madre, dopo che il padre è morto in una missione segreta in Medio Oriente. Proprio con la morte del padre, quando era ancora bambino Eggsy conosce Harry Hart, collega del padre. Per una serie di  peripezie, Harry rivela a Eggsy che suo padre, come lui, era un Kingsman, un agente segreto ben addestrato che si occupa nell'ombra della sicurezza globale. Harry vuole cambiare il percorso personale del giovane talentuoso e sveglio e gli proporne di partecipare alle selezioni per diventare il nuovo Kingsman. Tuttavia da semplice apprendista, Eggsy si rivelerà molto di più, a punto da salvare le sorti della terra.

Suggeritomi come un film leggero, per farsi due risate, in realtà Kingsman si è rivelata per me una roba alla James Bond condita da una bella manciata di inutile violenza. O meglio, inaspettata violenza, perché da che credi di guardare un film rivolto ad un pubblico giovane, per far sorridere appunto, per passare una serata con un film di azione, a che vedi gente infilzata come uno spiedino è tutta una.
No, non mi ha fatto ridere, però se amate gli action movie, con combattimenti, inseguimenti e parecchio sanguinolenti, Kingsman è perfetto per voi.
Altrimenti se cercate un film con qualche spunto originale o interessante, sappiate che è la solita storia del ragazzo tolto dalla strada che diventa un eroe, per cui potete evitarvelo.

Voto 5

***

The Secret Life of Marilyn Monroe (2015)


Paese di produzione: USA
Durata: 160 min
Genere: biografico
Regia: Laurie Collyer

La storia della diva, dell'icona, del sex simbol, dell'eterna e impareggiabile Marilyn Monroe vista sotto un'altra prospettiva: non l'attrice, ma la donna. Dall'infanzia, segnata da una madre con seri problemi mentali, all'ascesa, non semplice, verso lo star system americano che l'ha resa celebre in tutto il mondo. Questa miniserie ripercorre la vita di Norma Jeane; le sue insicurezze, le sue paure, una vita privata travagliata e una eredità biologica non semplice da gestire, anzi spesso trascurata, che la porterà dall'olimpo, all'inferno.

Ve la metto qui fra altri film, però The Secret Life of Marilyn Monroe è appunto una miniserie da due puntate andata in onda a Maggio. È stata trasmessa dal canale Lifetime ed è tratta dall'omonimo best seller. Non conoscevo sinceramente tanti dettagli della vita di Norma Jeane che appare meno superficiale e insicura della Marilyn che in genere conosciamo. È una donna convinta di poter salvare la madre malata; è convinta delle proprie capacità e si impegna per dare il meglio di sé.
Ricerca e crede nell'amore, anche quando questo le si rivolta contro. The Secret Life of Marilyn Monroe mi è parsa una miniserie coinvolgente e ben girata, forse un po' confusionaria in alcune parti, ed in altre troppo biografica e didascalica, ma comunque piacevole, specie per chi è incuriosito da questo personaggio. Buona anche l'interpretazione di Kelli Garner che non risulta troppo caricaturale, ma anzi abbastanza credibile.


Voto 6 e mezzo



|#backtoseries|
Le novità che mi hanno lasciato perplesso, e due serie da recuperare

Mi spiace essere ripetitivo, ma così va in questo periodo: l'ondata di serie tv che mi hanno, per ragioni diverse, intrigato, non si è fermata (per fortuna) e quindi eccoci di nuovo qui con quelle che ho recuperato. Con buona pace dei film che stanno lì a prender polvere in attesa di poter essere visionati, ma si prospettano tante serate casalinghe da qui in avanti, per cui ci sarà tempo.


Un volto, due destini - I Know This Much Is True
Miniserie 
⭐⭐🌠

Dominick e Thomas Birdsey sono due gemelli identici ma estremamente diversi. La loro famiglia non è fra le più agiate e felici, e fin dall'infanzia i due hanno un vissuto difficile. Dominick è benvoluto e apprezzato da tutti, mentre Thomas, a causa di un disturbo mentale, deve subire continui attacchi, sia dal patrigno che dai compagni di scuola. Quando la loro madre morirà, sarà Dominick a dover supportare il fratello e la sua malattia sempre più aggravata, ma sarà un percorso arduo che lo porterà a ritornare su alcuni dei più dolorosi momenti del passato.

Le storie sui gemelli mi affascinano parecchio, e il drammatico è uno dei miei generi preferiti, per questo ho iniziato a seguire Un volto, due destini, nonostante la mia atavica antipatia per Mark Ruffalo (che va avanti almeno dal 2014), e devo ammettere che non è stata male, ma non mi sento di aggregarmi all'onda che quasi inneggia al capolavoro.
I Know This Much Is True è tratta dal romanzo di Wally Lamb, che non ho letto, ed è andata in onda dal 22 settembre al 6 ottobre su Sky Atlantic. Sei episodi che mi son sembrati un po' troppi per una storia che, con qualche sua curva e mistero da risolvere, alla fine è molto semplice.


Avrei optato insomma per una asciugatura rispetto a quello che chiamo "effetto panino": strati e strati di ingredienti che condiscono in modo eccessivo, dando un brutto aspetto al panino, e rendendolo difficile da mangiare. In Un volto, due destini questi strati altro non sono che un turbinio di situazioni drammatiche, una peggio dell'altra, passate e presenti.
Il lutto per la perdita di un genitore e non solo, la malattia mentale, i rapporti genitoriali difficili, gli abusi, il bullismo, il male di vivere generico, ed altre fratture (fisiche e morali) che inseguono i protagonisti da sempre.

 

Sappiamo che la vita non è facile per nessuno, anche nelle serie tv, però questa costante ricerca di qualcosa di tragico non mi ha reso Un volto, due destini pesante, ma più inverosimile, artificiosa.
Ho pure apprezzato, per una volta, il lavoro svolto da Mark Ruffalo e da Philip Ettinger che devono sdoppiarsi (eccetto forse qualche momento in cui uno dei gemelli finisce per essere una strana voce fuoricampo) in due storie diverse che si attuano in contemporanea, e in generale si vede la qualità di HBO, ma ho davvero fatto fatica a trovare un momento di reale commozione ed emozione in I Know This Much Is True che, più che un capolavoro, mi sembra un'occasione sprecata. 


The Haunting of Bly Manor
Seconda stagione
⭐⭐

Dopo una prima stagione piena di se (almeno per me), speravo che il ritorno di The Haunting avesse uno sviluppo più solido e convincente, ma anche in questo caso non ha funzionato su di me. 
Bly Manor segue le orme dell'opera di Henry James, Il giro di vite, che ci porta in una splendente tenuta nell'Essex. Dani è una giovane che verrà assunta come istitutrice di Miles e Flora Wingrave, due bambini rimasti orfani di entrambi i genitori. Le vicende personali della ragazza finiranno però per seguirla anche a Bly Manor, dove ogni angolo brulica delle vite che hanno vissuto fra quelle mura.

Questa seconda stagione di The Haunting ha solo lo scheletro di un horror, perché il focus principale, in realtà, sarà la storia di un amore, o meglio le storie di tanti amori, tanta sofferenza, tristezza, solitudine e ricordi. Questo non significa che manchi del tutto la tensione, tuttavia non ci sono le scene più orrifiche che avevamo visto nella prima stagione, e come avevo già notato con Hill House, sono comunque momenti di agitazione molto friabile: una volta capito il gioco, gli jumpscare smettono di funzionare.
Ancora una volta inoltre, Bly Manor parte da situazioni già al limite del credibile, per poi spaziare verso l'assurdo, e questo secondo me toglie quell'assetto più logico e coerente che qualunque storia, anche fantasy, deve avere alla base per far sì che ti rapisca completamente.

Invece con questa seconda stagione mi son trovato a dover sorvolare su diversi momenti di noia, spesso dati da inutili approfondimenti, a sopportare la petulanza di Flora, e dover accettare una coralità non sempre abbastanza accurata, e dei dialoghi che oscillano dal filosofeggiante al banale e ridondante; dall'altro lato non mi è pesata la riposizione di parte del cast che faceva parte di Hill House, ed ho apprezzato molto il quinto episodio, che secondo me avrebbe dovuto essere, nel concetto, la base dell'intera stagione.
Non riesco a promuovere del tutto The Haunting of Bly Manor, che, anche con dei buoni propositi, ha fatto fatica a tirar fuori il meglio da una storia che ormai è logora e non può più dare spunti originali. 


Emily in Paris
Prima stagione 
⭐⭐⭐🌠

Attimi di pura spensieratezza, dolcezza, ironia e romanticismo con Emily in Paris, che ci fa volare nella sfavillante città dell'amore.
Emily è una ragazza di Chicago che per puro caso finirà per prendere il posto di una collega per una lunga trasferta lavorativa a Parigi. Qui prenderà subito posto in una agenzia di marketing, ma non sarà semplice far convivere il suo stile americano con le abitudini dei parigini, in uno studio dalle dinamiche già consolidate.

Fatemelo dire senza troppi giri di parole: sarei uno stupido se facessi le pulci a Emily in Paris con analisi dettagliate e studi di ogni scena, perché sin dal primo trailer è stato chiaro che non ci fossero affatto le premesse per avere degli approfondimenti particolari o delle tematiche sensibili. Lo scopo di questa serie è intrattenerci, farci sognare un po', portarci quasi in una fiaba, farci sorridere, e se nessuno si chiede come faccia Cenerentola a stare comoda in scarpe di cristallo, non vedo perché preoccuparsi troppo degli stereotipi di Emily.


Anche la struttura stessa della serie, di 10 episodi da nemmeno mezz'ora l'uno, suggerisce qualcosa di estremamente leggero e piacevole da vedere, e dove glamour, amori fugaci, qualche risata, outfit alla moda, gocce di pop e attualità si miscelano, sfruttando alcuni dei luoghi più suggestivi di Parigi.
Molti ci hanno visto un po' di Ugly Betty o Sex & the City, ma per me Emily in Paris è una versione più edulcorata e addolcita di Younger, altro prodotto di Darren Star. Younger secondo me ha più mordente e personaggi più strutturati, ma ci sono tanti elementi in comune fra queste due serie tv, così come la regia è davvero simile. 

In ogni caso ho trovato adorabile Emily in Paris, mi ha tenuto compagnia, ogni episodio si gusta come un macaron dopo l'altro; Lily Collins è perfetta nei panni di Emily, e spero che il suo personaggio abbia modo di crescere, visto che sembra ci sarà una seconda stagione.
E poi i francesi hanno odiato il modo in cui vengono descritti, per cui non servono altre ragioni per recuperare Emily in Paris.


Love Life
Prima stagione 
⭐⭐⭐⭐


Puntavo da molto tempo Love Life, serie tv in esclusiva su Tim Vision Plus dal 15 settembre, che racconta la vita sentimentale e non solo di Darby Carter, una giovane donna che spera di trovare l'amore della sua vita.
In giro la vedrete definita come una serie antologica, e credo che questo abbia spinto molti a fare un paragone con Modern Love, ma io credo che non sia la descrizione più corretta.
Love Life infatti mischia una narrazione orizzontale ad una verticale, fino ad arrivare ad un punto in cui queste linee si mischiano, diventando più sfumate. 


Inoltre non pensate che Love Life sia la serie smielata, romantichella, spensierata o, eventualmente, superficiale, perché c'è molto altro: oltre alla vita sentimentale di Darby, ci si muove anche nel rapporto con la sua famiglia, gli amici ed il lavoro. Mi è sembrato che la chiave di lettura scelta sia quella del realismo, visto che non si scade mai in eccessi solo per far sorridere, o in situazioni stucchevoli. Si va a fondo verso una credibilità che, come tale, a volte può essere anche più seria, ma senza mai crogiolarsi nel dramma, senza mai indugiarci troppo, senza farcelo pesare. D'altronde già nel titolo non c'è solo l'amore, ma c'è anche la vita, che a volte può essere meno piacevole. 


Anna Kendrick mi è sembrata a suo agio in questo ruolo di ragazza "normale", carina, intelligente, spigliata, ma che non vuole essere perfetta, non vuole essere la prima della classe o la regina del ballo.
Quindi, se una narrazione verticale ci porta a scoprire le diverse relazioni di Darby, dall'altro lato una linea orizzontale ci fa scoprire la sua crescita, personale, umana, lavorativa, ci fa conoscere le sue debolezze, le sue paure, ma anche il suo coraggio e la sua voglia di trovare un angolo nel mondo tutto per lei. Quello che ho apprezzato di questa serie tv sono proprio le sfaccettature, il fatto che più o meno in ogni puntata ci sia qualcosa della vita di Darby in cui ritrovarsi ed empatizzare.


Ed è bello secondo me il messaggio che Love Life manda: a volte, quell'amore che vorremmo regalare a qualcuno, forse faremmo meglio a rivolgerlo a noi per primi. 
Piccola nota tecnica: Tim Vision Plus al momento offre un mese di prova gratuita, per cui potrebbe essere la serie tv ideale per sfruttare questo periodo di prova. 
Qui vi dico la mia sulla seconda stagione di Love Life. 





Rosso, Bianco e Sangue Blue, cosa funziona e cosa no nella nuova commedia Queer Prime Video

Una rom com a tema LGBTQ+ è approdata su Prime Video nel cuore dell'estate e io non potevo non vederla. Rosso, bianco e sangue blu è la trasposizione di un bestseller del New York Times scritto da Casey McQuiston, la quale ha immaginato cosa potrebbe succedere se due personaggi di spicco, di due nazioni differenti, si trovassero coinvolti in una relazione particolare.


Titolo originale: Red, White & Royal Blue
Genere: commedia, sentimentale
Durata: 112 minuti
Regia: Matthew Lopez
Uscita in Italia: 11 Agosto 2023 (Prime Video)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America


Alex Claremont Diaz (Taylor Zakhar Perez) è infatti il figlio della Presidente degli Stati Uniti, mentre Henry George Edward James Hanover Stuart Fox (Nicholas Galitzine) con un nome così pomposo non può che essere un principe d'Inghilterra. I due giovani hanno ovviamente i loro impegni sociali e politici, che li porta ad incontrarsi e scontrarsi spesso. Sembra che non vi sia molta simpatia fra i due, hanno caratteri e ruoli differenti, anche se la stampa tende ad accomunarli vista la loro forza mediatica, ma alla festa del matrimonio del fratello di Henry, Philip, succederà un parapiglia a cui sarà fondamentale porre rimedio. Alex e Henry si ritroveranno gomito a gomito e dovranno ripulire la loro immagine pubblica, ma anche fare i conti con i rispettivi sentimenti.

Nonostante non abbia letto il libro, ho scelto di vedere Red, White & Royal Blue per il cast, ma anche nella speranza di trovare un film leggero e coinvolgente, che si adattasse all'estate. In verità ero convintissimo che si trattasse di una miniserie, ed in effetti la storia si presta ad essere suddivisa in almeno 3 o quattro puntate differenti, ma probabilmente il budget ha richiesto che il tutto venisse condensato in un tempo minore. 
In ogni caso, si tratta di una operazione riuscita, ma che funziona solo fino ad un certo punto. 
La storia di Rosso, bianco e sangue blu è infatti lineare, facile da seguire, e hanno saputo inserire alcune trovate narrative ed escamotage vari che sono riusciti a rendere alcune scene anche carine, come ad esempio lo scambio di battute fra Alex e Henry a distanza.

Dall'altro lato la storia ha però dei passaggi che risultano poco credibili o contraddittori rispetto a quanto stabilisce la sceneggiatura stessa. Faccio un esempio secondario, senza farvi spoiler: l'incipit di Rosso, bianco e sangue blu è uno scandalo che scoppia e che rischia di mettere in cattiva luce la reputazione di Henry e Alex. Poco più tardi però li vediamo far festa a base di alcolici in pubblico, e sappiamo che nella realtà anche questo sarebbe potuto essere il motivo di chiacchiericcio sui due protagonisti, specie sui social e sui media. 
In generale, da buona rom-com, si manca spesso di realismo, ed è una storia che può risultare prevedibile fin dalla prima battuta.
È però la chiave di lettura scelta che rende questo film Prime Video piacevole: abbiamo visto milioni di commedie romantiche con protagoniste coppie eterosessuali, o al massimo personaggi queer secondari spesso stereotipati. In questo caso invece sono stati trasportati quegli stilemi tipici da commedia romantica ma con protagonisti un omossessuale ed un bisessuale, che rivestono, tra l'altro due ruoli in vista e che, non sembrano delle macchiette. 

Rosso, bianco e Sangue Blue si rivolge in questo senso ad un pubblico più giovane di me, perché parla di outing e coming out, ma anche accettazione di sé e del peso delle aspettative sociali, culturali, e familiari. C'è anche un po' di erotismo alla Bridgerton che rende la visione un po' più friccicarella (non aspettatevi chissà quali scene). 
Il tutto è però portato avanti con leggerezza, con ironia, senza grossi drammi come capita in altri film LGBTQ+ (anche perché alla fine della fiera parliamo pur sempre di due ragazzi privilegiatissimi, che non devono scontrarsi con la nostra realtà), e con dialoghi spesso divertenti.
Sono più che altro i comprimari, come ad esempio il suo capo di gabinetto, Zahra (interpretata da Sarah Shahi, che io avevo conosciuto in Sex/Life) ad avere le battute che ho trovato più divertenti.  

I principali hanno invece spesso dialoghi ed espressioni melense ed imbarazzanti: per dirne una, sottolineare che Henry è il "principe dei cuori di Inghilterra" già all'inizio del film mi ha fatto accapponare la pelle.
Parlando del cast, il duo Perez/Galitzine (che ricordavo essere sempre un principe in Cenerentola) funziona, ma non c'è esattamente questa chimica esplosiva. Forse servivano due attori leggermente più giovani, per dare una maggiore sensazione di spaesamento e di presa di consapevolezza. Ho trovato inoltre ridondante farci vedere quanto entrambi fossero acculturati, bravi ed appassionati, per cercare di spiegarci che oltre all'attrazione fisica c'è altro: si poteva fare in modo più sottile. 
Uma Thurman si ritrova in un ruolo che le riesce bene, ma finisce per avere un ruolo collaterale, che impatta poco sulla storia.
Mi ha fatto invece piacere rivedere Rachel Hilson dopo Love, Victor.

Con i suoi alti e bassi, Red, White and Blue Blood riesce nel suo intento di raccontare una storia gradevole e contemporanea, diventando una buona compagnia estiva. 
Amazon ha confermato il sequel di questa commedia che pare sarà intitolata Red, White And Royal Wedding, quindi immagino che ci sarà un matrimonio di mezzo. Staremo a vedere. 




Mi aspettavo di più da queste nuove serie TV

Il panorama seriale di questo 2025 è davvero brulicante di titoli che mi fanno gola, e sto cercando di stare al passo, seppur a fatica. In questa prima settimana di Marzo ho cercato di terminare alcune delle serie tv che stavo seguendo, ma quelle su cui vorrei ora fare il punto non mi hanno convinto fino in fondo.

Paradise
Prima stagione

Ci credereste mai che una mente come quella del creatore di This is Us e Rapunzel, per dirne due, ovvero Dan Fogelman, si sia lanciato a creare una serie tv che spazia dal thriller al distopico
L'ha fatto con Paradise, serie tv su Disney+ il cui episodio finale della prima stagione (ma una seconda è già stata confermata) è arrivato proprio il 4 marzo, e che è mi ha dato molto a cui pensare.

Non è facile parlare della trama senza rischiare lo spoiler, ma vi basti sapere che seguiamo le vicende del capo alla sicurezza del presidente degli Stati Uniti, un certo Xavier Collins (Sterling K. Brown, sempre da This Is Us), il quale un giorno trova proprio il presidente Cal Bradford brutalmente assassinato. Già qui una stranezza: Collins aspetta per lanciare l'allarme, e man mano capiamo anche le ragioni. Infatti il Potus (qui interpretato da James Marsden) non era solo ben protetto, ma vive in una paradisiaca cittadina che sembra troppo bella per essere vera. Così, strato dopo strato, scopriamo che niente è come appare, e che Xavier non solo si dovrà impegnare a scoprire cosa è accaduto al presidente, ma anche cosa accade fuori da quel bozzolo.

Lo so, la mia è una trama un po' criptica, ma Paradise è una di quelle serie tv in cui non solo è facile spoilerare, ma che rivela tutti i suoi snodi nel corso degli episodi e con diversi colpi di scena, e che tra l'altro si muove molto fra passato e presente attraverso tanti flashback.
Inoltre ha al suo interno più umori, visto che dal thriller, principalmente di spionaggio, ci si sposta a questo distopico/catastrofico, passando per il drammatico. I flashback infatti servono non solo a raccontare letteralmente gli eventi, ma anche costruire i personaggi con le loro storie e appunto le loro problematiche, e cercare di far appassionare lo spettatore alle loro vicende. 

Oltre appunto ad una storia da dipanare, Paradise punta molto sulle ottime interpretazioni del suo cast, che include anche Julianne Nicholson, che sicuramente riconoscerete per le tante produzioni a cui ha preso parte come Omicidio a Easttown, e Sarah Shahi da Sex/Life.

Altrettanto solide mi sono sembrate le scelte stilistiche in termini di regia e fotografia, con queste luci e queste ambientazioni che danno quell'impressione di posticcio che presto scopriremo non essere del tutto involontario. Ma Paradise si perde su altri fronti.

Infatti questi continui flashback mi sono sembrati eccessivi, e non hanno avuto un particolare appeal su di me, perché non sono riusciti appunto nell'intento di farmi affezionare in qualche modo alla parte drammatica e più personale dei personaggi. La scelta appunto di muoversi nel tempo dimostra anche i suoi limiti negli ultimi due episodi: per tirare le somme delle varie storyline, non potevano continuare con questi flashback e flashforward, ed hanno puntato ad una narrazione più lineare che potesse essere più chiara, perdendo di coerenza stilistica.
In questo senso Paradise fa una scelta che ho apprezzato, sciogliendo alcuni nodi della trama, ma lasciandosi spazio di manovra per muoversi verso una seconda stagione.

Per quanto nell'insieme sia tutto sommato ben fatta, ci sono altri aspetti, che non considero primari, ma nemmeno secondari, e che mi hanno lasciato perplesso in Paradise. Infatti sebbene non ci siano dei veri e propri buchi di trama, ci sono delle mancanze che rendono la logica dei protagonisti più fallace. Senza fare nomi e quindi spoiler, mettiamo il caso che uno dei personaggi voglia fare una rivoluzione, e piuttosto che mettere al riparo la sua famiglia, magari anche solo avvisandola di starsene in casa, organizza la sua rivolta pensando solo ai cavoli suoi.

O ancora, un altro personaggio spara ad un altro ma senza un reale movente di fondo, e senza che chi assiste gli ponga delle domande a riguardo.
Non sono del tutto convinto nemmeno della costruzione dei personaggi, specie ad esempio delle interazioni fra Samantha "Sinatra" Redmond (personaggio a mio avviso abbozzato) ed il presidente Bradford. Anche i dialoghi mi sono sembrati un po' troppo impostati e banali.

Tutti questi elementi mi hanno reso Paradise meno godibile di quanto sperassi a volte anche trascinata e ripetitiva, e per quanto la tematica possa risultare drammaticamente vicina a noi e non così assurda (ho ancora in mente l'eco del film Don't Look Up per restare in tema), mi ha dato un impatto inferiore rispetto a quanto mi aspettassi.
Qui vi ho parlato della seconda stagione di Paradise. Avranno risolto questi "problemi"?


Apple Cider Vinegar
Miniserie 


Sarò un po' più coinciso con Apple Cider Vinegar, serie tv arrivata il 6 Febbraio, che si muove quasi sui binari della docufiction perché si ispira ad una storia vera, sebbene ci tengano a ripeterci che alcune cose sono state cambiate per proteggere degli innocenti e che la protagonista reale non è stata pagata per permettere a Netflix di raccontare la sua storia.

La storia è quella di Belle Gibson, nome che per noi italiani dirà poco ma che è stata per lungo tempo una wellness influencer molto famosa in Australia, dove è riuscita a costruire, tramite i social, un piccolo impero, diventando autrice ed imprenditrice. Fin qui tutto bene, solo che Belle non si limitava a suggerire uno stile di vita sano, esercizi e skincare, ma raccontava di essere guarita da un cancro al cervello attraverso l'alimentazione e le scelte quotidiane. Nel 2015 però si scoprì che Belle non aveva avuto alcuna malattia, ed aveva letteralmente truffato il mondo e i suoi follower che speravano di poter guarire con i suoi consigli.

Ideata da Samantha Strauss, già sceneggiatrice di Nine Perfect Strangers, Apple Cider Vinegar (letteralmente aceto di mele, uno dei prodotti ancora oggi ritenuto portentoso per qualunque problema, persino far crescere i capelli) racconta non solo la storia di Belle, qui interpretata da una bravissima Kaitlyn Dever, ma anche quella di un'altra influencer, Milla Blake (Alycia Debnam-Carey), che si inspira ad un'altra blogger che affermava di curarsi con metodi alternativi.

Un po' come avevamo già visto con Inventing Anna, anche questa nuova miniserie Netflix vuole raccontare i retroscena di una vera e propria truffa costruita attraverso menzogne, ma soprattutto attraverso l'uso dei social, e lo fa con uno stile molto interessante. 

Apple Cider Vinegar ha infatti un buon ritmo, ed unisce scelte registiche differenti, oscillando dal pop al caustico, e appunto con accenni al documentaristico, con la rottura della quarta parete e i personaggi che si rivolgono direttamente in camera, per un approccio più pungente.
Questo secondo me riesce a raccontare bene il carattere particolare della protagonista, le sue manie di attenzioni e le sue tecniche di manipolazione sia dei media che delle persone che le stavano intorno. 

Benché però ci provino a stimolare una riflessione molto più ampia sia sulla vacuità dei nuovi mezzi di comunicazione attuali, costellati da guru, fake news, disinformazione e truffatori di ogni specie, sia sull'arrivismo di alcune persone senza scrupoli, non sono comunque convinto del risultato ottenuto. L'inizio in particolare è caotico, al punto che secondo me passa quasi sottobanco la differenza fra Belle, una millantatrice, e Milla, una vera malata mossa dal terrore del male che sta per stroncarle la giovinezza.

Apple Cider Vinegar poi sbrodola troppo con i tempi, cercando di raccontare più punti di vista, ma non riuscendovi bene, perché ci mostra subito con cosa abbiamo a che fare, e quindi ci resta solo da scoprire il come.
Anche tutti o quasi i personaggi secondari soffrono nella loro marginalità, e al massimo fungono da modello per i danni che si ottengono da bugie e truffe di queste proporzioni. 

Manca focus, manca una linea narrativa unica da seguire, tanto che sei episodi mi sono sembrati un po' troppi. Ma manca a volte anche la presa di posizione decisiva che condanni certi comportamenti. Nel raccontare ad esempio la famiglia ed il background di Belle, sembra quasi si cerchi una giustificazione del suo atteggiamento, quando in realtà non vi sono ragioni che possano stare in piedi.
Insomma Apple Cider Vinegar ha un punto di partenza stimolante e contemporaneo che però perde di vista nello sviluppo, ed eventuali riflessioni nascono da una visione critica dello spettatore, più che dalla miniserie stessa. 

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