Serie tv Disney Plus... Parliamone!

Ho spizzicato il catalogo delle serie tv di Disney +, che ammetto non essere fra i miei servizi di streaming preferiti da questo punto di vista, considerando che raramente trovo qualcosa che mi attiri a primo impatto.
Ci sono riuscite due serie tv abbastanza recenti, ma vediamole meglio in dettaglio. 


Unprisoned 
Prima Stagione 

Kerry Washington veste i panni della giovane psicologa e madre single Paige, la quale si ritroverà a tornare a vivere col padre Edwin. Non perché lei abbia problemi finanziari o personali, ma perché lui è rimasto in prigione per gli ultimi 17 anni, e adesso può finalmente conoscere il nipote Finn ma soprattutto deve ricostruirsi una vita. Un rapporto disfunzionale il loro, visti i pregressi del padre e visto che solo adesso Paige sta finalmente trovando il suo equilibrio personale, e sta cercando di guarire dai traumi di una infanzia difficile da vivere. 
Non sarà semplice visto che Edwin non sembra del tutto pronto a muoversi in una realtà completamente diversa da quella che aveva lasciata, mentre Paige deve cercare di imparare di nuovo ad apprezzare e comprendere il padre.

Ispirata alla vita della sua creatrice Tracy McMillan, e disponibile dal 10 marzo, Unprisoned è una serie tv ibrido: da un lato ha molte caratteristiche delle sit-com, con alcune storie che si risolvono in una linea narrativa verticale, con un ritmo svelto e anche, purtroppo, con una mancanza di approfondimento su alcune altre situazioni. Gli 8 episodi durano circa mezz'ora l'uno, quindi è una serie tv che si guarda alla svelta. I dialoghi stessi sono spesso veloci, leggeri, con qualche battuta che è riuscita a farmi sorridere (non tutte).
Dall'altro lato Unprisoned porta anche temi e snodi che si sviluppano di puntata in puntata, e soprattutto tocca argomenti più complessi ed attuali. Paige ad esempio ha una attività di psicoterapeuta che si riversa anche online con delle dirette. Ma c'è soprattutto l'occasione di parlare di tematiche e situazioni vicine alla comunità nera, soprattutto il razzismo. 


C'è una vena molto contemporanea in questa serie tv Disney, perché ritorna spesso la difficoltà della reintegrazione nel mondo del lavoro e della società in genere da parte di chi ha scontato una condanna in carcere. Ma sono comunque tanti i riferimenti ai nostri tempi, agli scatti (e alle liti) generazionali, ai rapporti genitori-figli.
Nonostante però non abbia trovato in Unprisoned dei difetti macroscopici, non posso dirvi che mi ha lasciato coinvolto a tal punto da colpirmi particolarmente. In genere gli episodi corti possono essere un'arma a doppio taglio: se da un lato sono sbrigativi, dall'altro possono essere superficiali, e si riduce comunque anche lo spazio per colpire lo spettatore.


In Unprisoned ad esempio ho trovato poche battute davvero divertenti, e alcune puntate mi sono sembrate noiosette e didascaliche. 
Le parti introspettive invece, quando Paige ha modo di confrontarsi con la se stessa bambina o finisce in questa dimensione onirica, possono essere simpatiche e appunto profonde, ma a volte sono eccessive e non sempre aggiungono qualcosa di davvero utile alla storia. Inoltre la stessa protagonista a volte mi è sembrata incompleta, specie quando si cerca di capire le sue motivazioni ed il suo atteggiamento.
Il cast è comunque buono, e Unprisoned si lascia seguire volentieri, quindi è probabile che seguirò anche la seconda stagione che è stata confermata a novembre di quest'anno. 



Le piccole cose della vita (Tiny Beautiful Things) 
Miniserie


Tratta dal romanzo di Cheryl Strayed, Piccole Cose Meravigliose, questa serie tv Disney + (in realtà andata in onda su Star) racconta la vita di Clare Pierce, una donna che ha la passione per la scrittura, ma la cui vita sembra andare a rotoli. È infatti in conflitto con la figlia adolescente e col marito, dalla quale vive praticamente separata. Inoltre ha perso quella passione per la scrittura che stava per diventare una carriera importante. Improvvisamente però Clare viene coinvolta in un progetto, una rubrica di consigli sotto lo pseudonimo di Sugar, e man mano che risponderà alle tante mail che riceve, ripercorrerà il suo passato e i suoi problemi.
Scopriremo infatti un passato difficile e un rapporto ancora turbolento con la restante parte della famiglia. 

Tiny Beautiful Things aveva tutte le carte in regola per piacermi: è prodotta dalla Hello Sunshine di Reese Witherspoon e la sceneggiatura è stata scritta da Liz Tigelaar, già sceneggiatrice di Tanti piccoli fuochi e produttrice di The Morning Show, e i panni di Clare sono indossati da Kathryn Marie Hahn. Un trittico di caratteristiche che mi hanno attirato verso una miniserie che però, nella pratica non mi ha convinto, mostrando una carenza nello sviluppo sia dei personaggi che della storia. 
L'intreccio narrativo drammatico, con qualche venatura più leggera, è un altro aspetto che su di me funziona sempre, peccato però che la storia venga dipanata in un andirivieni di flashback a volte caotici nel montaggio e che possono confondere. Tra l'altro pare esserci una discrepanza sull'età della protagonista nei vari piani temporali.


A proposito di Clare, molto spesso non ho capito come la sua vita sia finita in questo burrone, specie in riferimento al rapporto col marito e con la figlia. Lei ricorda un po' la protagonista di Unprisoned, impariamo infatti a conoscerla anche attraverso una se stessa del passato, ed è gradevole ed interessante quando le due Clare si interfacciano l'una con l'altra, che sia in un sogno o in un ricordo. In questo caso il suo trauma è legato alla perdita prematura della madre che sicuramente ha segnato tutta la sua vita, ma gli episodi di Le piccole cose della vita non riescono secondo me a spiegare chiaramente ogni aspetto del suo vissuto. Questo credo dipenda anche dal fatto che le puntate durano circa 30 minuti ciascuna, quindi materialmente non c'è il tempo per un approfondimento maggiore. 


Non aspettatevi però un ritmo serrato, perché Tiny Little Things punta più ai dialoghi che al susseguirsi di avvenimenti, e a volte sa anche annoiare.
La serie certamente vuole girare attorno ad una crescita della protagonista, ad una sua presa di consapevolezza, e soprattutto al suo tentativo di fare pace con se stessa e con i suoi traumi. Questo avviene anche attraverso la sua rubrica "Dear Sugar" che però non sempre c'è un reale collegamento fra le lettere che riceve e quello che accade nella sua vita, ma soprattutto mi aspettavo delle riflessioni profonde, originali, in cui lo stesso spettatore potesse trovare qualcosa su cui pensare, visto che sono spesso la parte conclusiva degli episodi. Ed invece io stesso (ed ho detto tutto) avrei saputo scrivere delle risposte più originali rispetto a frasi come "ubriacati d'amore come se non ci fosse un domani". 


Senza fare spoiler devo anche dire due parole sul finale di Le piccole cose della vita, visto che è una miniserie. Speravo infatti che arrivato alla fine le cose trovassero un equilibrio, ed in effetti una parte del vissuto di Clare sembra riuscire a sbloccarsi, anche se in maniera improvvisa. Manca infatti un vero e proprio crescendo, un cammino nell'interiorità della protagonista che ci permetta non solo di conoscere il suo vissuto ma anche di vedere come ha imparato ad accettare se stessa nelle sue imperfezioni e negli errori che ha commesso o che crede di aver commesso. Al posto di questo percorso, ci viene raccontata una Clare a tratti eccessiva, con reazioni con cui difficilmente ci si può empatizzare. Va benissimo volerci mostrare un volto umano, ma non è la schizofrenia emotiva quella che può funzionare. 
Tuttavia nell'episodio finale arriva quell'emotività che ho cercato lungo tutte le puntate di questa serie Disney, ma restano anche aperte delle porte che non troveranno mai delle soluzioni. 
Un'opportunità sciupata via.  


Se state cercando una serie tv Disney+ che valga la pena vedere, basta un click qui.


La mia prima recensione sui prodotti capelli Alverde

Con decisamente lentezza, lo ammetto, sto mettendo alla prova i brand esclusivi delle catene DM. Ho iniziato con Balea, e adesso è il turno di Alverde, brand tedesco che già dal nome lascia suggerire di cosa tratta. È infatti un'azienda tedesca con 25 anni di esperienza e una vastissima gamma di cosmetici economici e a base di estratti naturali provenienti da agricoltura biologica, vegani e non testati sugli animali. 
Come primi passi nel mondo Alverde, dopo un loro deodorante, ho voluto iniziare da dei prodotti su cui in genere sono un po' difficile da accontentare, ovvero l'hair care. 


Da me non vi è ancora un negozio DM e quindi mi sono dovuto basare sulle gamme presenti sul sito online, ed ho scelto la linea Sensitiv che dovrebbe essere indicata per un cuoio capelluto appunto sensibile e irritato. Queste due caratteristiche purtroppo mi appartengono, ma anche le lunghezze hanno bisogno di attenzioni, essendo secche e tinte, spesse e non sempre facili da mettere in piega, quindi cerco dei prodotti che mi aiutino a tutto tondo.


Alverde Sensitiv Shampoo
con echinacea bio e jojoba bio


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €2.79
🏋 200ml
🗺 Germania
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue, Vegan

Arricchito con arginina, ma anche betaine, glicerina e appunto i due estratti idratanti di echinacea e jojoba, questo Shampoo Sensitiv Alverde non contiene però siliconi, oli minerali, e stranamente anche alcool, un ingrediente spesso presente nella cosmesi tedesca e nord europea. Ovviamente sono stati scelti tensioattivi più delicati, e uniti a diversi umettanti.
In questo caso abbiamo a che fare con un gel fluido, ed abbiamo però un profumo, che seppur delicato non è quanto di più indicato su chi soffre già di sensibilità cutanea. 

È uno di quegli shampoo che fa schiuma abbastanza velocemente, senza il bisogno di usare troppo prodotto. Io lo uso il più delle volte diluito, ma non mi è spiaciuto anche da puro, visto che si distribuisce in maniera omogenea facilmente. 
Su di me lo shampoo Alverde Sensitiv si comporta bene, sia su lunghezze che sul cuoio capelluto. Mi lascia una buona sensazione di pulito, e riesco a rispettare la mia tabella di lavaggio due volte a settimana. E devo annotare che non mi ha causato irritazioni, secchezza o altri problemi.


È per uno shampoo che non consiglierei come "trattamento" per qualcuno che sta attraversando una fase di irritazione e arrossamenti del cuoio capelluto particolare, perché non ho sentito una particolare azione lenitiva e rinfrescante da dare una mano nell'immediato. Ho però notato che lo shampoo Sensitiv non va a stimolare queste situazioni spiacevoli. 

Per quanto riguarda il suo effetto sulle mie lunghezze direi che è buono: non le aggroviglia o secca troppo, e tutto sommato ha un potere ammorbidente. Certo è che i miei capelli bisognosi non possono saltare lo step del balsamo o della maschera, e anche questo shampoo Alverde non è così portentoso da aiutarmi in quel senso. Ma, tutto sommato, non è del tutto un cattivo acquisto se avete capelli a tendenza secca.
Ciò non toglie però che l'ho trovato valido, mi lascia i capelli leggeri, voluminosi e abbastanza corposi e sono riuscito ad usarlo con costanza senza problemi. Ne vorrei provare altri in futuro. 




Alverde Sensitiv Balsamo Capelli
con echinacea bio e jojoba bio


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €2.99
🏋 200ml
🗺 Germania
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue, Vegan

Ho voluto affiancare allo shampoo ovviamente il suo balsamo capelli Sensitiv perché aveva senso, anche se in genere non sono un grande fan dei prodotti condizionanti rivolti a cuti sensibili perché generalmente sono troppo leggeri sui miei capelli. 
Questo Balsamo Sensitive Alverde contiene tutti gli ingredienti già visti nello shampoo, ma ho notato anche proteine idrolizzate del grano e l'inulina, per aggiungere un'ulteriore effetto condizionante. Devo però segnalarvi la presenza di alcol. So che molti d voi utilizzano il balsamo solo sulle lunghezze, evitando la cute, ma chi come me ha capelli corti inevitabilmente avrà del prodotto anche sul cuoio capelluto, ed in fondo la stessa Alverde dà al prodotto un effetto idratante e lenitivo sulla pelle, ma per alcuni l'alcol può essere sensibilizzante. Io, anche in questo caso, non ho avuto problemi.

La consistenza è quella di una crema, ma anche in questo caso si distribuisce sui capelli con facilità, ed ha la stessa profumazione dello shampoo, sempre delicata e, per me, gradevole, con una punta dolce. Non ve lo so descrivere bene, ma lo trovo anche leggermente persistente sui capelli.
Ho usato questo Balsamo Sensitiv sempre in combo con lo shampoo Alverde, e credo siano stati ben studiati per funzionare insieme.


Il balsamo infatti riesce a colmare alcune delle lacune che ho ritrovato nello shampoo. Vi dicevo che il lavaggio non va a crearmi un groviglio in testa, ma sicuramente questo balsamo Alverde ha un potere districante e disciplinante, e soprattutto ho notato che ammorbidisce molto i capelli. Spesso lamento il fatto che nel corso dei giorni dopo il lavaggio noto che vengono meno i benefici che ottengo da una maschera o da un conditioner, ma non mi capita con questo di Alverde, che mi lascia i capelli abbastanza morbidi fino al lavaggio successivo.

Non immaginatevi però un potere condizionante adatto a capelli molto secchi e decolorati, perché potrebbe non essere abbastanza, specie se non lo affiancate ad un siero, olietto, o qualcosa che dia "nutrimento" e luminosità ai capelli. Io stesso non noto un effetto lucidante dall'uso di questa combo Alverde, e ho bisogno di un gel o comunque di un prodotto che mi aiuti a tenere la piega.
I capelli però, anche con l'uso del balsamo, mi restano leggeri e corposi, e non si sporcano prima del dovuto. È un prodotto facile da sciacquare via, e pure questo rende il Balsamo Sensitiv come un prodotto promosso dal mio punto di vista.



Voi che esperienza avete avuto con i prodotti capelli di DM?
Qui ho parlato della linea Repair & Care.




Finalmente ho visto il nuovo film La Sirenetta e vi dico la mia 🧜🏽‍♀️

Ogni volta che arriva un nuovo live action, cerco di ricordarmi che non è il mio genere di film preferito, ché sono più della scuola di pensiero che sia meglio cercare idee nuove invece di ripescare sempre dal passato. Poi però la curiosità prende il sopravvento e così nel corso degli anni ho visto i romantici ma un po' insipidi Cenerentola e La Bella e La Bestia, il dolcissimo Dumbo ed il poco memorabile Aladdin, l'inutile e un po' inquietante Re Leone di cui dobbiamo aspettarci un prequel, il coreografico Mulan, che è finito nel dimenticatoio, ed il ben riuscito Cruella, che avrà un sequel.
Quindi, potete capire da voi, che non potevo perdermi il nuovo live action de La Sirenetta (2023).


Titolo originale: The Little Mermaid
Genere: musical, fantastico, sentimentale
Durata: 135 minuti
Regia: Rob Marshall
Uscita in Italia: 24 Maggio 2023 (cinema)/ 6 Settembre (Disney+)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Non so voi, ma io sono stato bombardato da opinioni su questo film, e su alcune concordo su altre meno.
The Little Mermaid riprende la storia di Ariel quasi esattamente come nel film d'animazione del 1989, tuttavia adesso c'è una sensibilità diversa, e il cinema (non tutto indubbiamente) deve anche trasmettere dei messaggi più profondi e contemporanei, e non solo limitarsi al romanticismo e ad una storia che intrattenga. Per questo ritroviamo una sirenetta che sogna di diventare umana per scoprire tutte le bellezze della terra, stanca di essere confinata ai fondali marini, nonostante suo padre Re Tritone l'abbia sempre scoraggiata e intimorita persino nel raggiungere la riva.

Sarà solo per caso che incontrerà l'affascinante principe Eric e, innamorandosene subito, è ancora più spinta a voler scoprire il mondo degli umani. Così dovrà rivolgersi alla perfida Ursula per poter avere le gambe ma con un prezzo altissimo da pagare. Il resto della storia la conoscete già e non vi faccio spoiler su quelle piccole variazioni alla trama.

Nonostante questa incetta di live action, non sono mai stato un particolare estimatore dei film Disney, né ne ho una memoria recente. Per esempio sono certo di aver visto l'ultima volta La Sirenetta almeno 20 anni fa, e non sono un purista del genere, quindi questi remake non mi scocciano troppo, ma li affronto quasi fossero una novità. Con questo non voglio dire che non sia da rispettare chi invece è emotivamente legato a questi film di animazione, ma solo la mia prospettiva. Inoltre temo che possiamo metterci l'anima in pace perché Disney sicuramente vuole battere ancora per molto questa strada, visto gli introiti trasversali che ne ottiene dalle storie di personaggi così amati e conosciuti.

Fatte le dovute premesse posso dirvi che il live action de La Sirenetta è carino, ha sicuramente buone intenzioni, mi è piaciuto guardarlo, ma lì finiscono le sue qualità, tenendosi ben lontano dall'iconicità dell'originale.

Parlando della storia, ho apprezzato questo tentativo di rendere Ariel più moderna, conscia e determinata, e meno legata alla visione di una giovane donna (o meglio sirena) che come unica aspirazione della vita ha il matrimonio. Ma credo ci sia stato poco coraggio nel cavalcare davvero quest'onda (ci stava come frase), forse per paura di perdere parte del pubblico affezionato alla storia originale del film e parte dei mercati internazionali, che seguono leggi e ideali differenti dai nostri. 

Penso ad esempio al fatto che, come vi accennavo, Ariel si innamora di Eric trovando in lui una altrettanto forte passione per la scoperta del mondo, e questo crea una maggiore connessione fra i due. Dall'altro lato, una volta arrivati alla fine, non si capisce quanto lei resti legata ed abbia imparato ad apprezzare ciò che è realmente, la sua unicità e diversità, ed anche la sua libertà, perché l'unica cosa che fa concretamente è lasciare il padre e le sorelle e seguire Eric. Dice che tornerà alla prossima luna corallo, ma chi ci crede?

In questi giorni ho poi scoperto (ed ammetto la mia ignoranza, perché non lo sapevo o non lo ricordavo) i reali intenti della fiaba di Hans Christian Andersen, ed è un peccato che non sia stato aggiunto, nemmeno velatamente, un accenno alla queerness che la storia originale aveva. Sarebbe stato un bell'omaggio. 
Ho apprezzato anche la caratterizzazione dei personaggi ed il cast, ma anche in questo caso è un'operazione riuscita a metà. 
Halle Bailey funziona bene nella pinna cangiante (altra battutona) di Ariel fin tanto che deve essere dolce, simpatica e carina, ma si perde nel mostrare sfumature emotive più sottili. Se vi capita, date un'occhiata al cartone animato del 1989 anche solo nella parte in cui Ursula cerca di convincere Ariel, per capire cosa intendo.
Nel film d'animazione risulta molto più curiosa e al tempo stesso spaventata, mentre la Bailey resta abbastanza impassibile, a volte inerme anche espressivamente. E va bene non esagerare con la mimica, ma credo che in un film rivolto ai bambini, le sensazioni dei protagonisti devono essere distinguibili. 


Peggio mi sento ad esempio quando perde la voce: a volte nemmeno muove il capo per dire sì o no.
Non mi sento comunque di rispondere alle critiche sul fatto che l'attrice sia nera perché non mi sono nemmeno posto il problema: Ariel è un personaggio di fantasia, potrebbe essere interpretato da chiunque. Non è un documentario, e non abbiamo a che fare con Cleopatra

È interessante invece il principe Eric, interpretato da Jonah Hauer-King, che finalmente ha una storia e non è solo un prince charming qualunque. Anche lui infatti è un po' un outsider: ok, è bianco, etero e privilegiato, ma è stato adottato e soprattutto ha una profonda voglia di scoprire il mondo, viaggiare e capire le varie culture. Non parla però da conquistadores, anzi la sua moneta di scambio è il baratto, ed è davvero interessato a conoscere e assorbire gli avanzamenti e le scoperte degli altri. Hauer-King non ha chissà che carisma, ma si impegna ed è un buon principe Disney.


Mi aspettavo di più dalla Ursula di Melissa McCarthy: lei, al contrario dei due protagonisti, è un'attrice di lungo corso e che si è prestata a generi diversi, ma qui fa una interpretazione troppo misurata.
La cattivona de La Sirenetta è un personaggio inquietante, dalle espressioni esagerate, che suscita ilarità ma anche timore, e, come molti villain, provoca quella sorta di fastidio.
Al netto di un make-up fatto proprio male (sì, qualunque drag queen avrebbe fatto di meglio e sì, le sopracciglia completamente diverse si notano anche nel film), in Ursula mi è mancata quella espressività marcata, sebbene il lavoro di grafica su di lei è fatto bene, forse anche meglio che con gli altri personaggi acquatici. Ma perché le hanno tolto il neo? Qualcuno lo sa?


A proposito di CGI, regia, ed animazione, si vede quanto impegno ci abbiano messo, e hanno provato davvero a rendere realistici i personaggi, operazione che già da Il Re Leone aveva lasciato perplessi perché questa voglia di rendere assolutamente credibili creature che dovrebbero essere in qualche modo antropomorfizzate, e quindi avere espressioni umane, crea un effetto straniante che ha poco appeal sul pubblico dei più piccoli. A me fa sorridere quando questi personaggi dicono una battuta ma il loro aspetto non segue alcuna espressione, ma è indubbio che nel caso de La Sirenetta, ne sono usciti male il granchio Sebastian, il pesce Flouder e Scuttle, che non è un gabbiano ma un uccello marino. Anche se, per fortuna, l'animazione cerca di renderli più vivi, d'altronde non ho mai visto un granchio appeso ad una ruota di un carro.
Ho trovato belle invece le code delle sirene, e anche i movimenti che fanno in acqua dei capelli.
La regia di Rob Marshall però secondo me non valorizza molte caratteristiche che invece mi sarei aspettato di vedere.

Il regista de Il ritorno di Mary Poppins deve essersi ispirato all'ottava stagione di Game of Thrones perché tantissime scene sia sul fondo del mare che non, sono davvero buie al punto che non si vede nulla, o comunque con una impostazione che non dà importanza e bellezza al momento.
Fa l'effetto di una pubblicità per i succhi di frutta la scena del ballo al mercato, e porto ancora rancore per come risulta poco valorizzata e aggraziata la famosissima scena in cui Ariel si innalza sullo scoglio.
Se doveste vedere La Sirenetta su Disney Plus, che arriverà il 6 settembre, vi consiglio di aumentare sia la luminosità che la saturazione dello schermo, perché molte volte manca quella vividezza e quella brillantezza che ci sia aspetta, probabilmente per seguire un realismo specifico.

Mi ha colpito anche la scelta dell'abbigliamento: la Ariel diventata umana a volte è conciata molto male, con una fascia in testa che nemmeno quando fai le pulizie in casa ti metti, ma mi ha colpito come Vanessa (Jessica Alexander), la parte umana di Ursula, brilli proprio rispetto a lei, al contrario di quanto avviene nel film di animazione dove invece ha gli abiti grigi e desaturati di un villain.
Insomma non c'è quel lavoro di contrasti, di accenti colorati, fra abiti, capelli e trucco, ma anche fra i paesaggi, che può attirare visivamente i più piccoli.

A me è anche piaciuto il doppiaggio, avendo visto La Sirenetta in italiano, specie della voce cantata di Ariel, che è quella di Yana C, bravissima a stare dietro a Halle Bailey. Molti hanno criticato invece la scelta di affidare a Mahmood le voci parlate e cantate di Sebastian, ma io qui sto in mezzo: a volte lo trovo azzeccato, altre mi sembra quasi caricaturale e amatoriale.

Ho trovato inutili e fuori contesto invece i tre brani che sono stati aggiunti. Posso chiudere un occhio sul brano inedito di Eric, perché meritava una sua canzone, mentre il pezzo affidato a Scuttle, mi è sembrato troppo diverso stilisticamente. 

Potrei andare avanti ancora a lungo, ma quel che alla fine conta è che questa nuova versione de La Sirenetta si vede con piacere e non mi ha annoiato, anzi se capitasse lo rivedrei, ma non vibra e non fa vibrare, e se andate in sala con aspettative davvero alte, visto l'hype e la pubblicità fatta, potrebbe lasciarvi a bocca asciutta. Non è il più brutto dei live action di Disney, ma nemmeno fra i più belli, e finisce per essere una operazione nostalgia che può scontentare gli adulti e lasciare delusi i più piccoli. 




Perché questo Pure Shot di Skin Labo non mi è piaciuto (e non è una valida alternativa a The Ordinary)

Da quando anni fa ho scoperto The Ordinary, per me è diventato un faro, un punto di riferimento da battere quando cerco di conoscere nuovi cosmetici. Questo perché l'azienda mi ha fatto scoprire e capire meglio quali attivi funzionano per me e quali invece no, rendendo la mai skincare più efficace e mirata.
Cerco sempre di trovare delle alternative, magari anche solo per costo e per reperibilità, ma soprattutto per efficacia, a quei prodotti che mi hanno entusiasmato, e così sono ricaduto sul Botox-Like Pure Shot di Skin Labo.

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🔎 Amazon, Sito Skinlabo
💸 €8.90 offerta/ 19
🏋 15ml
🗺 Made in Italia
⏳  6 Mesi 
🔬 //


Vi ricorderete del brand perché ne ho già parlato in un altro paio di occasioni, tra l'altro positivamente. Fatemi fare una doverosa premessa: fare delle comparazioni fra prodotti è sempre rischioso e non del tutto corretto, perché ogni formulazione è sempre diversa, e di conseguenza è normale che si ottengano effetti differenti. Quindi, anche se parte come un confronto, la mia opinione è sempre rivolta a capire il prodotto nella sua unicità, indifferentemente se somiglia o meno ad altro.

È però vero che la mia curiosità verso il Botox Like Shot nasce proprio dalla voglia di trovare un siero che si avvicinasse all'Argireline Solution 10% di The Ordinary, di cui qui vi avevo mostrato persino gli effetti ottenuti. La particolarità di questi due sieri è che promettono di rallentare le contrazioni muscolari (azione miorilassante) e quindi aiutare a ridurre le rughe dinamiche, soprattutto del contorno occhi, senza ovviamente essere tossico e senza il fastidio di iniezioni dal medico, ma indubbiamente con un effetto molto inferiore e meno preciso del trattamento estetico professionale. 

Non avevo fino ad ora trovato nulla che quantomeno si avvicinasse concettualmente al siero Deciem. In realtà in commercio ci sono tanti prodotti da usare topicamente che promettono di avere un effetto simile alla tossina botulinica, ma ho notato che su di me quelli che davvero agiscono devono contenere un particolare peptide chiamato Acetyl hexapeptide-8 o Acetyl octapeptide-3, entrambi definiti argirelina. 

Il Concetrated Argirelox Shot SkinLabo contiene proprio questa sostanza, ed in più troviamo un altro peptide chiamato pentapeptide 18 (Leuphasyl ® è il nome brevettato) che pare sia sempre un attivo effetto botulino ma che sia ottimo congiunto all'argirelina.
L'azienda non dà specifiche sulla percentuale di questi ingredienti, ma ammetto che il mio acquisto è stato spinto dal fatto che nell'INCI sul sito sono inseriti molto in alto. Tuttavia una volta ricevuto il prodotto ho visto sulla confezione che questi peptidi sono agli ultimi posti.
Non so bene quale INCI sia reale, ma so che devo far fede alla confezione.

È ovvio che la percentuale di questo o quell'attivo non fa l'efficacia del prodotto, ma è la formulazione nel suo insieme, e sono infatti andato oltre perché di per sé il siero Botox-Like Shot ha una consistenza acquosa gradevole, liquida ma un po' meno della Solution di The Ordinary, e quindi facile da utilizzare in maniera mirata. Su di me inoltre risulta anche idratante, visto che contiene anche glicerina, ma non particolarmente appiccicoso, e soprattutto non ha fatto le bizze se poi ci vado su con altri prodotti: non mi ha mai fatto sgretolare altri sieri o creme né mi ha dato reazioni. 

Va applicato mattina e sera, dopo la detersione, su quelle aree da trattare, come rughe glabellari, del contorno occhi e naso-labiali.
Non c'è inoltre profumo, quindi si adatta anche a chi non apprezza questo aspetto nei cosmetici.

Ho iniziato ad usare questo Botox-Like Skin Labo quando da diverso tempo non stavo utilizzando nulla di simile, sebbene, lo sapete, la mia skincare è sempre mirata, in un modo o nell'altro ad agire come anti age, per distendere la pelle e prevenire l'arrivo di rughe o che si aggravino quelle già esistenti. Io ad esempio scoprì l'esistenza dell'argirelina cercando una soluzione per una ruga che ho sempre avuto sulla fronte e che vedevo peggiorare in profondità e lunghezza, oltre ad evitare la formazione di altre. L'Argireline Solution 10% di The Ordinary mi ha sempre dato ottimi risultati, e sono fra quello (forse pochi) che l'ha acquistata più e più volte. Con questo siero SkinLabo purtroppo non posso dire lo stesso.

Ho notato una efficacia molto più blanda nel rallentare la contrazione muscolare, tanto che era quasi come non usare nulla, perché ovviamente si tratta di un prodotto che può agire solo con un uso topico.
Inoltre essendo solo un 15ml, è finito molto in fretta, pur facendone un uso limitato al contorno occhi e fronte.
Il Botox Like Pure Shot di Skin Labo ha dalla sua che si tratta di un prodotto italiano, ma per il resto ho riscontrato un siero che poco mi ha entusiasmato e che per me non è considerabile come alternativa a The Ordinary, anche da un punto di vista del rapporto quantità/prezzo.


Qual è la vostra esperienza con SkinLabo?



💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Le mie perplessità su The Diplomat, la serie tv con Keri Russell 🤔

Sguazza nel mondo di intrighi politici, negoziati segreti e sotterfugi diplomatici una delle più recenti serie tv Netflix che si è fatta notare sulla piattaforma, e si intitola The Diplomat.
È una esplosione a far partire i motori de La Diplomatica, che ruota proprio attorno la figura di una ambasciatrice, e che mi ha lasciato diversi dubbi.


A seguito di quello che sembra essere a tutti gli effetti un attentato su una nave, che comporterà la morte di parecchi marinai inglesi, l'ambasciatrice di carriera Kate Wyler (Keri Russell) degli Stati Uniti dovrà volare nel Regno Unito per cercare di mediare tra i due paesi, sventare crisi di stato e capire chi abbia potuto commettere questo attentato.

Tuttavia Kate si porterà dietro il marito Hal Wyler (Rufus Sewell), anch'egli ambasciatore noto e affermato, con cui però è in un periodo di crisi. Sono entrambi molto diversi, una più pratica e spartana, l'altro più istrionico e sopra le righe. 
Non diventerà semplice per Kate entrare nello stile della cerimoniosa ambasciata inglese, e risolvere i conflitti privati e politici.

Appena mi sono approcciato a La Diplomatica, mi aspettavo qualcosa di diverso. Infatti credevo che si trattasse di una serie tv thriller con un forte sfondo politico, ed in effetti l'incipit sembra suggerire che sia così, ma lo sviluppo prende la strada della tangente.

È indubbiamente una serie tv contemporanea, che cala una storia inventata ma verosimile, nel nostro panorama politico, fra guerre in corso e discussioni socio-politiche.
Tuttavia, in questi primi otto episodi infatti, disponibili su Netflix dal 20 Aprile, il ruolo della diplomatica sembra quasi quello di una sorta di spia sempre impegnata a non far esplodere una terza guerra mondiale. Non so quanto la serie sia realistica (qualcuno afferma che lo sia poco), ma c'è una frenesia, questi costanti intrighi e doppi giochi, che da un lato danno indubbiamente ritmo alla narrazione, dall'altro lato confondono e rendono il tutto a volte caotico e poco piacevole da seguire.


Ci sono sicuramente scelte che ho apprezzato, come quello di far entrare Kate in un mondo prettamente maschile con le indubbie difficoltà che può avere una donna, ma senza farla sorgere a paladina del femminismo. Non è il suo essere donna la parte complessa, ma è proprio il ruolo che riveste.
Dall'altra parte è ridondante questa ossessione per proporle costantemente abiti nemmeno fossimo ne Il Diavolo Veste Prada.
Keri Russell mi piace molto in questi ruoli in cui deve essere forte e allo stesso tempo mostrare una fragilità e sfaccettatura più privata, e lei non ha assolutamente colpe nel mio giudizio generale su The Diplomat.
Le colpe invece ce l'ha il personaggio di Rufus Sewell: lui è bravissimo a fare la parte del "disturbatore", sa essere caustico ed elegante, ma tutto quello che riguarda lui secondo me ha un interesse pari a zero per gli spettatori. Ho trovato letteralmente imbarazzante il suo bagno in quella sorta di pozza, ed a volte è poco credibile che una persona con i suoi atteggiamenti potesse avere un ruolo di spicco.

Il cast comunque se la cava bene, sia i principali che i secondari, ma c'è proprio un problema di appeal e caratterizzazione a non funzionare secondo me.
The Diplomat ha poi il difetto di essere estremamente verbosa, e ti ritrovi sommerso da una serie interminabile di dialoghi che non sempre è facilissimo seguire, e soprattutto considerando che ogni episodio dura un'ora circa, alla lunga può anche stancare.
La quasi assenza di una colonna sonora asciuga sicuramente l'impatto, rendendola più realistica forse, ma comunque non dà respiro alla narrazione, ed accentua questa sensazione di logorrea. È bello seguire delle serie tv che non siano solo uno svuota cervello, ma collegare e capire tutti dialoghi di questa serie tv è praticamente un lavoro, e non sempre vi si riesce. Se vedete le serie tv magari la sera da stanchi, non garantisco possiate arrivare alla fine. 

Inoltre questa serie Netflix mi sembra finisca per tradire i suoi intenti con situazioni inutilmente e più o meno involontariamente comiche, che non solo non fanno ridere ma risultano fuori contesto. Va benissimo sciogliere la tensione, ma non servono scazzottate ridicole per rendere una storia più simpatica. 
Il binge watching per me nel caso de La Diplomatica non è stato spontaneo, ma solo volto a cercare di ritrovare un capo da cui iniziare a seguire l'ordito della narrazione. Non è una serie impossibile da vedere, e la qualità della realizzazione è buona, ma speravo che The Diplomat mi convincesse e coinvolgesse di più.

Netflix ha già confermato una seconda stagione che è arrivata sulla piattaforme ad Ottobre 2024, ne ho parlato qui.
A voi cosa ve ne è sembrato?



Nuove Maschere Viso e Occhi ai Probiotici di Garnier: tutto ciò che ne penso

Quando Garnier lancia una novità sono sempre molto curioso di scoprire di cosa si tratta, specie se si parla delle loro maschere viso, che sono fra le mie preferite. Ultimamente, la gamma SkinActive si è ampliata con una maschera viso e occhi arricchite con probiotici, e le ho messe entrambe alla prova.

I pro, pre e post biotici stanno da un po' di tempo ormai, avendo una certa attenzione in campo cosmetico, perché sembra che possano riequilibrare il microbioma cutaneo, aiutando la barriera cutanea a funzionare meglio, e soprattutto riducendone la sensibilità. I probiotici inoltre sulla pelle dovrebbero aiutare a contrastare i danni dei raggi UV.
Le maschere Garnier contengono milioni di frazioni di probiotici, e infatti l'azienda le considera riparatrici e in grado di ridare alla pelle l'idratazione necessaria. Sarà davvero così?


Garnier SkinActive Maschera Viso in tessuto Riparatrice 2 Milioni di Probiotici


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🔎 Grande Distribuzione, Amazon
💸 €1.99 (in offerta)
🏋 22g
🗺 Made in Cina
⏳ 1 Maschera in tessuto monouso
🔬 //

Promette un aspetto luminoso e sano (con un uso di almeno una settimana, bisogna dirlo), oltre che ripristinare l'idratazione cutanea questa maschera viso Garnier, con ben due milioni di probiotici. Nel suo INCI ho scovato altre sostanze utili a tali scopi come la glicerina, l'estratto fermentato di tè nero, anch'esso coinvolto nell'attività idratante e di riparazione della pelle, e l'estratto di loto, che pare lenisca la cute, ma sembra anche essere carico di antiossidanti.

Garnier ha creato una
formula vegana, e rivolta a pelli sensibili, ma devo segnalare due incongruenze in questo senso. La prima è la presenza di alcool che non va d'accordo con molte cuti più reattive, e la presenza di fragranza. La profumazione floreale di questa maschera viso Garnier può risultare a primo impatto molto intensa, e anche se è gradevole, capisco che i nasi più fini potrebbero non apprezzarla. Mi è sembrata però abbastanza evanescente, se può esservi d'aiuto.

Questi due elementi raramente mi danno problemi e non ne ho avuti in questo caso. Inoltre la maschera viso ai probiotici ha tutte le caratteristiche che cerco e voglio da questo tipo di trattamenti. È infatti ricchissima di siero, ma non gocciola ovunque durante la posa o mentre la si applica. Poi il tessuto scelto da Garnier è davvero ottimale: sottile ma non troppo fragile, ampio il giusto, con dei tagli corretti per potersi adattare a diverse forme del viso, e quella giusta elasticità per seguirne tutte le curve.

Ho lasciato che questa maschera Probiotic Reparing Garnier agisse sul mio viso per almeno mezz'ora, fino a quando la pelle non avesse assorbito almeno il 90% del siero, e dopo averla rimossa ho notato sicuramente una pelle più tonica, compatta e distesa, ma comunque abbastanza elastica. Il livello di idratazione penso possa soddisfare cuti normali e secche, ma non basta un unico trattamento per accontentare le pelli più esigenti. Io ad esempio, avendola usata quando le temperature erano ancora basse e la sera, ho preferito seguire con la mia skincare. 

Con questa maschera ai Probiotici Garnier la sensazione di appiccicoso non è fra le più fastidiose, il siero si è assorbito bene ma comunque un po' la sensazione di prodotto sul viso c'è, quindi tenete questo aspetto in considerazione. Per il resto, la mia lunga posa non mi ha creato alcun problema, o rossori, e questo la rende un prodotto da acquistare ancora.



Garnier SkinActive Maschera Occhi in tessuto Riparatrice 1/2 Milione di Probiotici


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Amazon
💸 €1.99 (in offerta)
🏋 6g
🗺 Made in Cina
⏳ 2 patch occhi monouso
🔬 //


Al contrario della maschera viso, i patch occhi hanno "solo" mezzo milione di probiotici, probabilmente perché non ci stavano tutti sul tessuto più piccolo (scusate, dovevo fare per forza questa battuta scema). A parte questa piccola variazione, ho notato entrambi questi prodotti Garnier hanno lo stesso identico INCI, immagino con variazioni delle percentuali dei singoli ingredienti, ma sono anche altre le caratteristiche che li accomunano. La profumazione per esempio è la medesima, ed è delicata ma se avete una particolare sensibilità, magari pensateci prima di buttarvici. 

Hanno la forma delle tipiche lunette dei patch occhi, ma sono davvero ampi, tanto che a me oltre la zona perioculare mi coprono anche la parte più alta dello zigomo. 
Anche queste maschere occhi Garnier sono molto ben imbevute, e il tessuto è molto settile, una combo che garantisce una perfetta adesione e io infatti le ho tenute più a lungo dei 15 minuti consigliati da Garnier senza problemi, muovendomi anche durante la posa.

La maschera occhi Riparatrice non mi è sembrata particolarmente rinfrescante, ma è comunque gradevole da lasciare agire sul viso e l'ho trovata anche efficace.
Una volta rimossi, i patch non avevano lasciato una grande sensazione di appiccicoso, un po' come successo alla maschera viso. Per completare la routine ho voluto poi applicarci su altri sieri e altri prodotti e non ci sono stati problemi. Devo dire però che non ne sentivo l'esigenza, perché questi    hanno davvero un buon potere idratante, e secondo me può accontentare anche le pelli un po' più esigenti e secche. Inoltre la zona perioculare aveva un aspetto più disteso, liscio, ma la percepivo comunque elastica. 
Non ho notato un effetto illuminante o schiarente, ma sicuramente la zona appare più riposata dopo questa maschera occhi Garnier.

Mi immagino relegare le maschere viso per i periodi più freddi e i patch per quelli più caldi, per un trattamento più localizzato ma non pesante.


Avete visto queste novità di Garnier?




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Dobbiamo dire addio alla Fantastica signora Maisel, e non è affatto facile

Oltre a Firefly Lane, quest'anno un'altra serie tv, stavolta su Prime Video, ha raggiunto la sua ultima stagione, chiudendo per sempre. Stranamente c'è anche una vaga somiglianza nelle tematiche con l'appena citata serie Netflix, perché si parla sempre di amicizia al femminile, di famiglia, di autodeterminazione e di crescita.
The Marvelous Mrs. Maisel è questo e molto altro, e la quinta ed ultima stagione ci ha ricordato perché l'abbiamo (l'ho) amata così tanto.

Non sono stato molto gentile nei confronti della terza e della quarta stagione della serie di Amy Sherman-Palladino perché se continuavano ad esserci quei dialoghi serrati, che ti fanno sorridere insieme a quelle situazioni buffe in cui si ritrova spesso e volentieri la famiglia Weissman-Maisel, e la realizzazione scenica lasciava sempre senza fiato, il versante narrativo mi aveva lasciato un po' perplesso perché troppo poco ricco di guizzi che potessero muovere davvero le acque. 
La quinta stagione de La Fantastica Signora Maisel, terminata il 26 Maggio, ritrova però Midge in splendida forma, dandomi tutto quello che stavo cercando e anche di più da questa serie, e riuscendo a spegnere i riflettori in modo più che apprezzabile.

I colori accesi e sgargianti che sin da subito la serie ci ha mostrato, sono sempre stati il leitmotiv per raccontarci le avventure di Miriam Maisel, che possono sembrare altrettanto scanzonate e briose, ma lei di calci ne ha presi tanti e fin dall'inizio. Infatti era impensabile che una donna ebrea, di buona famiglia, sposata e con figli, diventasse una comica separata dal marito e finisse per esibirsi su un palco, ma il carattere volitivo di Midge e l'aiuto della sua amica e manager Susie Myerson, riusciranno a farle fare strada, fra molti alti e molti bassi.
Ma, dopo il caso con Shy Baldwin e alcuni lavori lasciati, la nostra Miriam deve andare avanti e riprendere a trovare nuovi ingaggi, e soprattutto trovare quello scatto che possa renderla davvero la celebrità che sogna di essere, ed è su questo su cui si concentra la quinta stagione di The Marvelous Mrs Maisel, andando però anche oltre. 

Così Miriam finisce per diventare una delle autrici del The Gordon Ford Show, non senza peripezie, ma ancora una volta si troverà in una stanza piena di uomini, senza un posto a cui sedere, e ancora una volta dovrà cercare di imporsi affinché la sua voce venga ascoltata. Ma quel che sarà il destino di Midge (e non solo) e se arriverà a quel successo, ci viene raccontato attraverso una tecnica che The Marvelous Mrs. Maisel non aveva ancora messo in scena, e si inizia a ballare (visto la serie ci sta pure come termine) fra le diverse linee temporali, e questo ha permesso alla Sherman di ottenere risultati diversi.

Da un lato infatti, muoversi avanti e indietro negli anni, ci ha permesso di vedere ciò che accade nel futuro di buona parte dei personaggi, ed anche di assistere ad una incrinatura del rapporto fra Miriam e Susie. Riusciamo anche a scoprire il destino di Joel, il rapporto di Midge con i figli, e questi flashforward riescono ad aggiungere altre storyline, o approfondimenti.

È soprattutto Susie a riuscire a trovare spazio per essere conosciuta meglio, sia nella sua versione del "passato" (o del presente per meglio dire) che in quella futura. Molti hanno esaltato il sesto episodio, che si concentra molto sul personaggio interpretato da Alex Borstein, ma io non posso dire di averlo amato così follemente. L'ho trovato spiazzante, e qui è secondo me tutti questi passaggi temporali creano più caos che benefici, mettendo di mezzo davvero tanti argomenti spesso trattati frettolosamente. Purtroppo, col tempo, ci renderemo conto che questa quinta stagione non chiarisce del tutto le parentesi che apre, come ad esempio la rottura fra Midge e Susie, o il rapporto del "futuro" della comica con i figli e il marito.

Ma, come vi dicevo, The Marvelous Mrs Maisel 5 pesca anche dal passato, ci fa riassaporare gli anni '50 e '60, con quelle gonne a ruota che hanno reso iconica la protagonista, così come riescono a trovare spazio personaggi secondari interpretati da volti noti. Non dimentichiamo soprattutto Lenny Bruce, l'unico artista realmente esistito, di cui conosceremo l'ultima parte della sua carriera, e l'unico in grado di insegnare a Midge cosa significhi essere famosi. 

Ma è arrivando alla fine, al monologo che renderà Midge Maisel una stand up comedian affermata, che si chiuderà il cerchio, perché ancora una volta la protagonista riesce a raccontare se stessa, la sua storia e le sue battaglie con l'ironia di sempre. Miriam è sempre stata una femminista, pur restando aderente alla sua epoca, e lo dimostra ancora una volta, in una delle sue esibizioni migliori, che risulta divertente e toccante allo stesso tempo. Sono fra quelli che trova più divertenti i dialoghi e le dinamiche che si creano fra i personaggi nel "quotidiano", mentre tutte le altre esibizioni mi sono sempre sembrate un po' troppo studiate per far ridere, ma questo ultimo monologo mi ha colpito, anche perché riesce a farci sentire il sapore del futuro di Midge.

Questa ultima stagione infatti credo riesca a concludersi nel migliore dei modi, non perché finisce con un "happy ever after", o per lo meno non del tutto, ma perché mostra il lato più umano dei suoi protagonisti. La Midge del futuro è infatti una donna matura che ha fatto le sue scelte, e che ha subito quelle altrui, e del destino, e ne ha raccolto le conseguenze. Non è più la giovane ragazza che, con tutte le difficoltà di emergere, viveva comunque in una esistenza ovattata, ma è una donna, sempre elegantissima, che ha fatto i conti con la vita, e adesso riempie le sue giornate di ciò che ama di più e per cui ha combattuto tanto: lavorare. 
Come Barbra Streisand canta in sottofondo, i nastri blu per i capelli non sono più così brillanti, e il lavoro di comica e personaggio ha preso il sopravvento, ma, anche a distanza, resta ancora il rapporto con Susie.

Gridare al capolavoro non fa per me, ma posso dirvi che anche la quinta stagione de The Marvelous Mrs Maisel, con i suoi piccoli problemi, ha contribuito a rendere questa serie come una delle migliori proposte da Prime Video e, in generale nel mondo dello streaming seriale degli ultimi anni, una di quelle che vale la pena recuperare, vedere e rivedere.
Forse non sarebbe stato lo stesso senza questo cast, ma soprattutto senza Rachel Brosnahan, che fin da subito ha saputo calzare i cappellini di Midge facendoli suoi, con garbo, eleganza, il sorriso, il talento e la cazzimma giusti, e a lei auguro di trovare un altro progetto che riesca a farla brillare esattamente con quella che è diventata una delle comiche più famose del piccolo schermo.
Quindi non ci resta che esclamare "Tette in su" e salutare, un'ultima volta, anche se non è facile, la "formidabile, la favolosa, la fantastica" Signora Maisel




Solari Cien Sun, ecco quello che ho scelto

Anche quest'anno ho voluto dare una chance ai solari della linea Cien Sun, che spuntano da maggio circa fra gli scaffali Lidl.
Nel corso del tempo ho provato diversi prodotti della linea, ad iniziare da quelli della gamma Love Your Planet dello scorso anno (qui), fino alla versione Opacizzante con SPF 30, che io provai nel 2021 (qui), ma che ho rivisto fra gli scaffali anche quest'anno. 
Quelli di Cien Sun sono solari indubbiamente economici, aspetto giustificato da un lato da scelte di marketing e dall'altro da formulazioni non sempre elegantissime.
Per curiosità ho voluto testare quest'anno la Sun Cream SPF 50 + Anti-Age e Anti Spot, che cade proprio a fagiolo in questa definizione. 


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🔎 LIDL
💸 € 2.99
🏋 50ml
🗺 Made in Germania
⏳  12 mesi
🔬 //

Non è una novità per questo 2023, visto che era già disponibile quando appunto provai la versione Opacizzante, e c'è anche una versione con SPF 30 addizionata di acido ialuronico ma è una sorta di edizione limitata che affianca la linea di solari base, e mi sembrava curioso parlarne per una serie di motivi. 

Si tratta di un solare viso dalla protezione molto alta, che contrasta i raggi UVA e UVB. La formulazione è a base di filtri chimici (fra cui l'octocrylene, di cui ho parlato nella recensione proprio dell'altro solare Cien), e infatti non si nota un residuo bianco persistente con l'uso, se non un leggero alone che appare giusto mentre la si stende, ma si assorbe completamente, e devo ammettere che nonostante l'SPF 50 + non è sgradevole appena applicata sul viso.
Non la trovo infatti occlusiva, non mi ha fatto sudare nonostante le temperature si siano alzate parecchio e non mi ha creato sfoghi.
Inoltre non mi ha dato fastidio agli occhi, e la profumazione è praticamente identica a tutti gli altri prodotti della linea, per me non è troppo intensa o sgradevole. 

La consistenza di questa crema è soda, e quando la massaggio noto che fa subito un leggero attrito, ma non è comunque difficile da applicare e stendere anzi rende l'utilizzo molto rapido.
Cien la presenta come Anti-Age e Anti Spot, che fa pensare subito ad un solare viso in grado di contrastare i segni del tempo e le macchi cutanee, ma non è proprio così.
Infatti questa Crema Solare Viso 50+ non ha degli attivi che possano contrastare direttamente queste "imperfezioni". Certamente nel suo INCI ho visto la glicerina, che idrata, il tocoferolo, che protegge dall'ossidazione, ed il burro di karité che nutre la pelle. Ma diciamo che l'effetto che Cien promette sulla confezione è più collaterale: sul retro infatti è spiegato che i filtri solari aiutano a contrastare l'invecchiamento precoce della pelle e le macchie solari, ma è ovviamente una azione preventiva, non "curativa".

Alla fine tutti i prodotti con SPF contribuiscono ad evitare queste due problematiche cutanee.
A parte questo, come anticipavo, la Sun Cream SPF 50+ Cien è una protezione viso efficace ma non tra le migliori che abbia mai provato. Infatti sin da subito trovo che abbia un finish troppo lucido anche una volta settatasi sul viso, nonostante sembri avere subito una finitura asciutta e facile da fare assorbire.

Una situazione che ovviamente peggiora nel corso della giornata, e che non oso immaginare come possa diventare quando l'umidità e il caldo sarà alle stelle e la mia pelle completamente mista.
Nel corso delle ore e con le ri-applicazioni inoltre la avverto sul viso, diventa più pesante perdendo quella confortevolezza iniziale che mi dà questo solare viso Cien.

Ho ovviamente provato sia a bilanciare la skincare che utilizzo prima del sunscreen, partendo da pochi prodotti fino a non utilizzare nulla sotto, sia a utilizzare una cipria per modificarne il finish e renderlo più gradevole e vicino ai miei gusti, ma non cambia tantissimo nella resa. Al momento la mia pelle è abbastanza normale: le aree più secche non sono così tiranti, mentre la zona T non è così propensa a sebo e imperfezioni, ma comunque non ho trovato questa grandissima affinità col prodotto.


Penso che una pelle matura e più secca possa usare questo SPF Cien Sun Anti-Age e Anti Spot anche nella vita di tutti i giorni, mentre per le altre tipologie credo vi siano solari migliori. 

È comunque una protezione solare acquistabile se ad esempio cercate un prodotto economico da usare in quelle occasioni in cui ci importa poco dell'apparenza (passeggiate, sport e cose del genere) e da alternare a solari più costosi e appunto più eleganti. Di per sé non peggiora troppo la performance del make up che ci si va ad applicare sopra, ma ripeto, vista la mancanza di confortevolezza non sono stato lì ad usarla nelle situazioni in cui dovevo essere presentabile. 
Non lo consiglio inoltre esclusivamente per il mare perché resiste al sudore, ma non la trovo così resistente all'acqua, e basta un semplice detergente a rimuoverlo; in effetti Cien non dice nulla a riguardo. 
Vi segnalo inoltre la presenza di alcol nella formulazione, qualora per voi possa essere un aspetto importante (su di me non ha avuto alcun effetto negativo). 

Una piccola postilla: non so se anche questi solari Cien Sun siano ancora parte del programma che dona 50 centesimi per ogni prodotto venduto all'Associazione Umberto Veronesi. Spero di sì, ma non ho notato nulla in negozio che lo suggerisse. 

Avete provato le protezioni solari Cien? Io spero che, come l'anno scorso con la limited edition Love Your Planet, che torna disponibile dal 5 giugno, creino qualcosa di interessante.




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