Se avete seguito la prima stagione di The Morning Show e vi ha appassionati, sono sicuro che abbiate atteso con crescenti aspettative la seconda stagione, arrivata a cavallo fra settembre e novembre su Apple TV +.
Non c'è dubbio che sia lo show di punta di questa piattaforma, visto il cast immenso che possono vantare, ma tutta una struttura ben studiata e una buona storia da raccontare. Tuttavia le seconde stagioni possono essere il punto critico da superare, e secondo me con The Morning Show ci sono riusciti ma non del tutto. Dalla prima stagione ovviamente ci siamo portati gli strascichi delle accuse a Mitch Kessler e l'eventuale coinvolgimento di Alex, ma non mancano i problemi per quanto riguarda il privato di Bradley che dovrà confrontarsi con il fratello.
The Morning Show 2 non poteva inoltre non toccare il tema del Covid, essendo ambientato ai giorni nostri e ci raccontano quelli che sappiamo essere stati i primi momenti della pandemia quando tutto doveva essere ancora organizzato, compreso e in qualche modo affrontato. Premesse interessanti, ma ve lo devo dire senza troppi giri di parole: la seconda stagione di The Morning Show continua ad essere una produzione di alto livello, ma che non riesce comunque ad essere all'altezza della prima stagione.
Se da un lato infatti l'ho seguita con molto interesse, è riuscita a coinvolgermi, a volte a farmi sorridere o comunque a creare in me una sufficiente curiosità da voler proseguire la visione, dall'altra, l'insieme di questa annata mi è sembrata un po' disomogenea e sicuramente con un impatto decisamente inferiore rispetto alla precedente. Dal movimento Me Too a Black Lives Matter, fino appunto al Coronavirus e alla cancel culture, questa stagione prova a metter di mezzo quante più tematiche attuali possibili, ma secondo me non tutto è stato trattato al meglio. Penso ad esempio alla quarantena di Mitch Kessler in questa posticcia Como, il cui scopo non mi è stato del tutto chiaro: obbiettivamente non ci ha dato nulla alla storia, se non la comparsa di Valeria Golino.
Penso anche a Brandley, costantemente alle prese col fratello tossicodipendente, un rapporto che, non solo non ci dà nulla di più rispetto al contesto più ampio della seconda stagione di The Morning Show, ma non ci permette di approfondire il personaggio della giornalista. Ci aprono uno spiraglio sulla sua omosessualità, ma è giusto uno spiffero. O ancora, lo stesso modo di Alex di affrontare tutta la situazione del suo rapporto con Mitch mi è sembrato risultasse sopra le righe, ma è andata forse peggio per quanto riguarda la sua positività al coronavirus: pensare che basti qualche integratore e un po' di trucco per riuscire a condurre un programma da ammalati mi sembra un po' riduttivo.
L'introduzione di Julianna Margulies nei panni di Laura Peterson inoltre, per quanto frizzante, si è sgonfiata troppo presto. L'impressione che ho avuto è che non avevano intenzione di approfondire certi argomenti per non risultare pesanti o per tenerseli in caldo, e questo li ha costretti a ripestare più e più volte sulle stesse vicende e sulle stesse reazioni. Ma strizzare troppo le stesse vicende purtroppo significa finire in un mare di ripetitività e cadere in una emotività esacerbata ed isterica.
Come spesso accade con le seconde stagioni, The Morning Show secondo me ha perso un po' il focus, sia forse per non bruciarsi le tappe, sia per una probabile non chiarezza su come proseguire la storyline ad un certo livello di intensità. Non è tutto perduto, non la boccio in toto, ma sicuramente qualcosa è mancato. Qui vi parlo della terza stagione della serie.
Raccolgo qui un po' tutte le mie opinioni delle ultime serie tv che stavo seguendo e che ho terminato da poco. Nessuna novità particolare, ma rinnovi che stavo aspettando anche per capire come come avrebbero portato avanti le varie storie.
The Morning Show Quarta stagione
Dal 17 settembre al 19 Novembre è arrivata su Apple Tv+ la quarta stagione di The Morning Show, che stavo aspettando perché la terza mi aveva proprio convinto.
Le vicende riprendono dopo due anni circa dagli episodi precedenti, siamo nel 2024 e alcune dinamiche sono cambiate. La UBA si è infatti fusa con la NBN dando vista alla UBN con a capo Alex Levy (Jennifer Aniston),Stella Bak (Greta Lee) e il nuovo volto Celine Dumont (Marion Cotillard). Per l'emittente le cose non vanno proprio al meglio, ma la preparazione per seguire le Olimpiadi di Parigi stanno creando ulteriori problematiche.
Ma c'è di peggio: dopo i problemi con i federali legati a suo fratello, Bradley (Reese Witherspoon) cerca di ritrovare il suo ruolo giornalistico e decide di seguire una pista investigativa legata sulla contaminazione delle acque del fiume Wolf River. Proprio per la sua indagine volerà a Minsk in Bielorussia, ma qui verrà accusata di spionaggio e reati di stato. Ma chi c'è dietro al suo arresto e come faranno ad aiutarla in uno stato così ostile alla libertà di stampa?
The Morning Show è una di quelle serie tv che, al netto di un ovvio declino dato dal tempo che passa e da stagioni più o meno efficaci, continuo ad aspettare e seguire con molto piacere, e questa quarta stagione mi è sembrata valida nel suo insieme.
È ovvio che mantenere una serie tv rilevante, fresca e interessante non è semplice, ma strizzare l'occhio alla contemporaneità sta funzionando. Così in questa quarta stagione si parla di corruzione politica e dell'informazione, ma anche di intelligenza artificiale e di deepfake, e di quanto i media possano essere polarizzanti e un certo tipo di approccio alla comunicazione sia ormai avallato e accettato.
Ma c'è anche ampio spazio dedicato alle relazioni e soprattutto alla famiglia, tanto che nuovi volti si sono aggiunti al cast proprio per dare il fianco a queste tematiche. Mi riferisco in particolare a Jeremy Irons nei panni del padre di Alex. Lui ovviamente si aggiunge ad un insieme di attori che comunque secondo me sta mantenendo in piedi The Morning Show.
La perdita di freschezza della serie, o meglio di questa quarta stagione, sta forse nel fatto che si esagera un po' con i tanti temi, alcuni dei quali diventano abbozzi mai interamente sviluppati. Ne consegue anche che a volte la narrazione non è fluida, ma sembra andare a blocchi, girando su certe dinamiche per poi eventualmente restare sospesa. In più punti inoltre la credibilità o meglio il realismo di quanto accade in The Morning Show, sembra cedere per dare il passo ad un tocco più melodrammatico.
Detto ciò però resta secondo me una buona serie tv, che sa intrattenere, che ha gestito abbastanza bene il suo essere patinata e che ha spesso un buon ritmo. C'è stata poi la conferma di una quinta stagione, quindi si prosegue.
Envidiosa
Terza stagione
Il 19 Novembre su Netflix è arrivata invece la terza stagione di Envidiosa, la dramedy argentina che qui in Italia non è famosissima (credo) ma che io continuo a trovare deliziosa, e credo che in patria sia stata anche amata. La stessa Griselda Siciliani, che interpreta la protagonista Vicky, ha già confermato che ci sarà una quarta ed ultima stagione.
Tornando però agli ultimi episodi, troviamo Vicky appunto alle prese finalmente con una relazione più stabile del passato, col suo Matías (Esteban Lamothe), che tra l'altro si trova in un momento lavorativo fortunato. Peccato però che la nostra Victoria non riesca a sopportare la nuova ragazza con cui collabora il suo compagno, che scatena in lei una gelosia senza controllo. Arriverà persino a mettere in dubbio che la sua psicologa Fernanda sia ancora in grado di aiutarla e comprenderla.
Le cose andranno forse anche peggio quando Matias racconterà a Vicky il suo desiderio di ingrandire la loro famiglia. Così anche il peso dell'inesorabile orologio biologico cadrà sulle spalle della nostra protagonista.
So di essere fra i pochi che seguono Envidiosa, ma io continuo a trovarla ancora piacevole. Il patto per apprezzarla è stato chiaro sin da subito: Vicky è una pasticciona, un misto fra Fantozzi e Bridget Jones che non può fare a meno di combinare guai ed essere se stessa anche quando non vorrebbe. Questo significa che cade a volte in situazioni strampalate, eccessive, non sempre credibili, ma si finisce per volerle bene.
In questi anni che l'abbiamo conosciuta in effetti non ha avuto una grande crescita, tuttavia le situazioni intorno a lei si sono evolute, sia nei rapporti con gli altri, sia rispetto alle aspettative che amici, amori e familiari hanno nei suoi confronti.
Il tempo che passa finisce per pesare appunto sulla sua relazione, ma anche nell'ambito lavorativo dove Vichy dovrà scontrarsi con persone più giovani di lei. Una ulteriore occasione metterla alla prova e dover cercare di non far uscire il peggio di lei.
Dall'altro lato però, non si può negare che la protagonista spesso racconta anche noi, i nostri difetti, le nostre piccole grandi manie e le nostre imperfezioni. In Envidiosa, Vicky semplicemente non ha filtri, non ha maschere, e forse per questo a volte finisce per essere irritante, ma tante volte nei dialoghi della serie mi sembra che abbiano saputo cogliere tante sfumature dell'animo umano.
Ovviamente siamo ad una terza stagione che non può che aver perso brillantezza rispetto alle precedenti. C'è ad esempio una certa ripetitività, specie nelle dinamiche fra Victoria e Matías, o con le sue amiche. Diciamo che ormai vediamo prima dove andrà a parare e si depotenzia non solo la narrazione ma anche l'ironia delle cose. Per il resto però, se grattata della sua patina di intrattenimento che deve anche essere leggero e piacevole, Envidiosa continua ad offrire buoni spunti, una umanità ed una profondità che secondo me la rende ancora meritevole di una promozione. Se volete qui ho parlato della quarta ed ultima stagione della serie.
Apple Tv + sta lanciando alcune produzioni molto affini (almeno sulla carta) ai miei gusti, infatti ne sto seguendo diverse in questo periodo. Inizio intanto con due serie tv uscite di recente che ho terminato da poco. Fatemi aprire una parentesi vagamente polemica: io non sono né sarò mai (nemmeno ci provo a dirla tutta) il miglior recensore di serie tv, sono qui a dire la mia come farei fra amici, ma almeno ne parlo quando sono state pubblicate tutte le puntate e le ho viste, perché a volte leggo già pareri categorici dopo due episodi e sinceramente non so come si faccia.
The Morning Show Terza Stagione
Le seconde stagioni possono essere per tante serie tv un po' una ghigliottina: è facile iniziare più o meno bene, ma dove si trovano la forza e gli argomenti per proseguire con un intero nuovo ciclo di episodi che siano altrettanto potenti? Ne ha sofferto anche The Morning Show, che dal principio mi è sembrata una delle migliori serie proposte da Apple Tv+ specie in un periodo in cui la piattaforma non aveva ancora tantissimi contenuti nel suo catalogo. La seconda stagione infatti della serie con Jennifer Aniston è rimasta incastrata nel suo voler raccontare ad ogni costo quanti più temi attuali, dal Covid, al movimento Me Too, diventando poco centrata e poco interessante, anche perché era arrivata un po' tardi su questi argomenti. Con la terza stagione però arrivata dal 13 Settembre le cose cambiano.
La parentesi pandemia, l'assalto al Campidoglio e quello che è successo con Mitch Kessler (Steve Carell) non è stato dimenticato, anzi si raccolgono i risolti negativi ma anche qualche vittoria. Alex Levy è ormai sulla cresta dell'onda grazie al suo programma in streaming, ma anche Bradley Jackson (Reese Witherspoon) è riuscita ad ottenere l'ambito posto nel notiziario serale, ma c'è una nuova incognita. Andare avanti significa anche dover fronteggiare il cambiamento, e se lo streaming era una ancora di salvezza durante la pandemia, adesso si inizia ad avvertire la difficoltà per l'UBA+ di progettare a lungo periodo, come per qualunque piattaforma di contenuti online. Solo un nuovo investitore può salvare la situazione, ma a che costo?
Questa terza stagione di The Morning Show mi è piaciuta tantissimo, al punto che l'ho vista davvero con vorace curiosità perché, come dicevo, hanno saputo riprendere le redini degli argomenti principali, ed aggiungere lì dove serve, sia in termini di cast che di argomenti da trattare, come ad esempio le discriminazioni razziali, a volte molto sottili, nell'ambito dei media. Si passa più al dietro le telecamere che davanti, si parla di giochi di poteri, di affari, ma sempre in modo coerente ovviamente alla serie, con qualche colpo di scena azzeccato. Sono le due protagoniste, Alex e Bradley ad avere la parabola più interessante: la prima finalmente ha il coltello dalla parte del manico e può iniziare ad imporre la sua in vari contesti del network per cui lavora da tanti anni; la seconda invece paga lo scotto di aver fatto dei passi avanti nella sua carriera ma non saper mettere da parte il suo privato.
Il cast di The Morning Show si rivela ancora una volta adatto ai ruoli, anche se non ho amato alcuni momenti più esagerati dei personaggi di Mark Duplass e Billy Crudup, molto bravo invece come sempre Jon Hamm nei panni di un miliardario che però non sembra una macchietta. Questa terza stagione sa comunque riflettere l'attuale in maniera precisa, tagliente e senza scendere nello ormai stereotipato wokismo, guardando anche al risvolto della medaglia. Ho sbuffato solo un po' per il quinto episodio perché mi sembrava un po' inutile questa sorta di flashback (non vi rivelo su cosa) ma tutta la stagione ha un ottimo ritmo e non mi sono mai annoiato. Quindi sì, sono contento che abbiano rinnovato The Morning Show per una quarta stagione e non vedo l'ora che arrivi, anche perché ci siamo fermati ad un punto interessante. Ne ho parlato qui.
Still Up Prima stagione
Apple Tv + ha un'altra serie ottima secondo me, che si intitolaTrying e che è una commedia deliziosa, in grado di far sorridere ma anche riflettere, solo che quelli della mela morsicata non sono secondo me bravissimi in questo genere. Lo avevo già notato con Platonic, serie che finì per lasciare a metà (la nominavo qui) perché piena di situazioni pacchiane e assurde, e un po' scade in questo problema anche Still Up, ma c'è altro da dire su questa comedy disponibile sempre da settembre in streaming. I protagonisti sono Lisa e Danny, due più o meno trentenni che hanno una amicizia virtuale, fatta di videochiamate e messaggi, non perché vivono a distanza di chilometri, ma perché Danny non esce di casa. I due tra l'altro soffrono entrambi di insonnia, quindi finiscono per fare lunghe conversazioni alle ore più disparate. Proprio grazie al filtro degli smartphone, Lisa e Danny finiranno per aprirsi e raccontare non solo il loro quotidiano, ma anche mettere in gioco i loro sentimenti.
Still Up ha tutti gli elementi tipici delle commedie romantiche tradizionali ma tenta una doppia mossa: da un lato modernizzarla attraverso l'uso costante della tecnologia, dall'altro aggiungere il quid dell'insonnia, vedi il titolo stesso. In entrambi i casi questa serie tv Apple non funziona alla perfezione, perché infatti quegli stilemi della rom-com sono ormai un po' logori per cui serve un contorno che riesca a rinfrescarli. Il tema della difficoltà di comunicazione è raccontato bene: Lisa ad esempio riesce ad avere un rapporto più diretto con Danny che col compagno, perché in fondo un po' tutti ci sentiamo più a nostro agio dietro uno schermo (manco a dirlo, tutti iPhone). C'è però da dire che, almeno in principio, i due protagonisti hanno un rapporto di amicizia in divenire, per cui è più facile aprirsi e condividere anche stranezze e aspetti meno piacevoli del proprio carattere se non c'è un intento romantico di fondo.
Mi sono piaciute alcune delle svolte che hanno saputo dare alla narrazione, ma non solo si cade in situazioni esasperate e poco credibili, ma alcune spiegazioni, per quanto coerenti e congeniali, arrivano tardivamente all'ultimo episodio, che può sembrare alla fine, appunto, un grosso spiegone. Questi avvenimenti un po' sopra le righe purtroppo non sempre mi hanno strappato una risata, quindi diventano un po' fine a se stessi. Cosa forse più grave è che non viene sfruttato e spiegato fino in fondo il motivo dello "Still Up" ovvero dell'insonnia dei due protagonisti, che diventa presto una questione collaterale, e spesso non si parla nemmeno di un'orario particolarmente tardo per giustificare il titolo dell'intera serie. Non è come ad esempio in The Flatshare, in cui c'erano ragioni pratiche per l'escamotage dei post-it, e viene messo da parte presto seguendo una logica più realistica.
Fra gli alti e bassi ci va pure la chimica fra Antonia Thomas e Craig Roberts, che sono adatti ai ruoli anche se percorrono lo stereotipo della protagonista comunque bella e tutto sommato in gamba, con lui invece meno attraente (suona cattivo, ma è così) e più impacciato, ma dal cuore tenero. I personaggi secondari sono invece molto defilati, assolutamente non costruiti e a stento utili da spalla ai comprimari. Still Up è insomma da approcciare per quello che è: una commedia che vuol tenere compagnia, e che ci riesce anche grazie ad una messa in scena e una regia accogliente, ma secondo me nel catalogo di Apple tv è un paio di passi indietro rispetto a Trying. La serie è stata cancellata e non ci sarà una seconda stagione.
Suono come un disco rotto ultimamente, ma devo ammettere che mai mi è successo, come nell'ultimo periodo, di non riuscire a stare dietro a tutte le serie tv che vorrei vedere. La colpa non è solo da riferire alla mia lentezza, ma anche al fatto che ne fioccano di nuove ogni giorno. E soprattutto negli ultimi mesi del 2019 è arrivata la Apple Tv+, che si è accodata ai già tanti servizi di streaming, anche e soprattutto con programmi originali.
Insomma, è una costante rincorsa, ma sono fiducioso che mi sopporterete.
The Morning Show Prima stagione
⭐⭐⭐⭐
Inizio subito proprio con la prima serie tv di Apple Tv+ che ho visto e che penso qualunque appassionato non si sia lasciata sfuggire, ovvero The Morning Show.
Credo sia stato proprio il cavallo di Troia con cui Apple ha voluto farsi strada nel settore dello streaming, puntando su un cast dai nomi importanti come Jennifer Aniston e Reese Witherspoon, e con cui secondo me hanno fatto un ottimo lavoro, anzi è proprio la serie da recuperare se non lo avete ancora fatto (ma non ci credo).
Hanno preso una storia attuale come quella delle molestie sul lavoro da parte di superiori, argomento tratto da un libro in realtà, e che sono anche alla base del movimento Me Too, e ne hanno costruito una serie tv intrigante, che ho seguito molto volentieri da inizio a fine.
The Morning Show non tiene il piede sempre premuto sull'acceleratore, ma diciamo che è più una sorta di serie a strati, dove puntata dopo puntata si costruisce l'intreccio narrativo, vengono a galla i caratteri dei personaggi. I colpi di scena arrivano di tanto in tanto a dare la spinta, ma non sono poi il motore della serie che, in generale, ha una narrazione solida e più o meno costante.
Tutto l'impianto più tecnico, dalla regia alle scenografie, è sicuramente di qualità e se lo capisco io, lo noteranno tutti.
Son finito quindi per bramare e sbranare ogni nuova puntata, di settimana in settimana, nonostante avessi altro comunque da vedere.
Il fatto che The MorningShow sia nata per avere due stagioni di 10 puntate prima che venisse trasmessa, secondo me è il problema più grande di questo primo ciclo di episodi. Qui e lì ho avuto l'impressione che si cercasse volontariamente di frenare lo sviluppo della storia, proprio perché consci che davanti avevano ancora altri episodi da affrontare. Credo ad esempio che abbiano puntato anche troppo al rapporto fra Alex Levy, interpretata appunto da Jennifer Aniston, e Bradley Cooper, interpretata dalla Witherspoon, che passa troppo spesso da un estremo all'altro, da un affetto quasi fraterno, a scontri diretti e aggressivi. Alla lunga questo andirivieni secondo me risulta un po' ripetitivo e riempitivo, sebbene sia ben inserito nel contesto.
Ho apprezzato come abbiano saputo ripercorrere le dinamiche di come Mitch Kessler riuscisse a farla franca sotto il naso di tutti, di come il suo comportamento da predatore sessuale fosse quasi metabolizzato da tutti i collaboratori del presentatore nelle dinamiche fra superiore e subordinato, ma secondo me questa parte, che poi è il nocciolo della serie, ha ancora tanto da dire. Qui vi ho parlato della seconda stagione di The Morning Show.
Alto mare Alta Mar Seconda stagione ⭐
Mi spiace un po', ma devo bocciare la seconda stagione della serie tv spagnola Alto Mare, che è stata trasmessa da Netflix il 22 Novembre scorso.
Vi avevo raccontato che anche la prima stagione non mi aveva rapito il cuore, visto che non si tratta di una serie tv dalla qualità particolarmente meritevole. Ma Alto Mare aveva quell'intrigo semplice che rendeva gli episodi sfiziosi, senza appesantire troppo. Una buona compagnia serale che non sollazzava eccessivamente la noia.
Questa seconda stagione però mi è sembrata forzata e campata in aria. È iniziata male, si è ripresa verso metà, ma poi il finale è stato una porcata totale.
Il problema più grande è stato l'aggiunta di questo elemento fantasy che cozza proprio con quelli che erano gli intenti iniziali, o quantomeno con quello che avevamo visto fino ad ora.
Se per tutta la prima stagione di Alto Mare non ci sono state avvisaglie di una possibile componente sovrannaturale, com'è possibile che adesso sia spuntata tutta in una volta?
A me son sembrati fenomeni piazzati lì appositamente per aggiungere qualcosa ad una storia che avrebbe dovuto terminare già con la prima stagione per non risultare ripetitiva.
Ma secondo me c'è di peggio, perché un po' tutti i nuovi personaggi vengono buttati a caso nella storia, senza reali fondamenta che li tengano in piedi, e soprattutto che la fanno facilmente franca nel corso delle vicende; mentre quelli che conoscevamo già subiscono un mutamento un po' strano. EvaVillanueva, ad esempio, improvvisamente mi è sembrata ottusa e aggressiva senza motivo, quando la conoscevamo come una ragazza aperta e in teoria fantasiosa, al contrario della sorella Carolina.
Alto Mare, non si sa per quale ragione, si è aggiudicato il rinnovo per una terza stagione, ma dopo aver chiuso il cerchio, seppur in malo modo, non so bene cosa aspettarmi.
The Witcher Prima stagione
⭐⭐🌠
Un po' deludente, almeno per me, è stata la prima stagione di The Witcher, serie tv che Netflix ha spammato ovunque già mesi prima che venisse distribuita il 20 dicembre scorso, facendo crescere in me una aspettativa molto alta.
Immagino già che i fan più accaniti siano pronti a saltarmi alla giugulare, visto che The Witcher viene da un lungo percorso, prima in formato saga romanzata, poi in versione videogioco, ma ho le mie ragioni nel dire che è una serie riuscita male.
Io ho avuto l'impressione, da questa prima stagione almeno, che The Witcher sia una sorta di Game of Thrones di seconda categoria. Ancora una volta non lo dico in senso offensivo, perché sappiamo come è finita con Trono di Spade, e soprattutto perché cronologicamente la saga è stata pubblicata prima dei romanzi di Martin, ma la trasposizione in formato serie tv del nuovo prodotto Netflix secondo me non è stata azzeccata.
Intanto tutta la creazione del mondo di The Witcher è un po' raffazzonata: capiamo che ad esempio il witcher è una creatura soprannaturale, ma non ci spiegano proprio bene cosa sia in grado di fare; così come tutte le creature che navigano intorno, dagli elfi a tutti i vari mostri, hanno un loro equilibrio che ci viene quasi imposto, ma non è molto esplicitato. Non sappiamo nemmeno come mai questo Geralt di Rivia sia migliore di altri witcher, a parte essere interpretato da quella tanta roba di Henry Cavill. Il suo personaggio inoltre dovrebbe essere un reietto, schifato da tutti, eppure è sempre nelle locande a bere, viene costantemente richiesto per i suoi servigi e lo conoscono tutti benissimo.
Ti ritrovi quindi con un mucchio di personaggi, anche umani, non solo soprannaturali, che fanno cose, e tu non sai bene per chi patteggiare, perché non vengono ben strutturati e ben raccontati, in modo da capire le loro intenzioni.
Il risultato è che le prime puntate, piuttosto che far crescere l'interesse, lo fanno calare, e più volte mi son ritrovato con cellulare in mano durante la visione tanto il poco coinvolgimento che mi suscitava. Sono serviti diversi episodi affinché The Witcher ingranasse e riuscisse a tenermi più incollato allo schermo, ma pur guardando la serie da inizio a fine, i miei dubbi sono rimasti.
Pur essendo un effetto voluto, quello di un intreccio temporale di questo tipo, secondo il mio parere è riuscito davvero male, perché una volta che le circostanze risultano più nitide, più che una esclamazione di sorpresa, mi è venuta fuori un sospiro di rassegnazione.
Tutta la narrazione è raffazzonata e affrettata, i salti temporali non sono passaggi ma tagli con delle cesoie che ci trasportano a destra e a manca. Abbiamo capito che le vicende seguono dei tempi specifici, e si fa avanti e indietro di molti anni, ma questo sviluppo è stato fatto molto male a mio avviso. E, potrei essere io quello tonto che non è riuscito a seguire tutto per bene, ma se Netflix è stata costretta a pubblicare una mappa della cronologia della serie, il problema non era solo mio.
Inoltre avendo seguito una serie come Dark, sono anche abituato ad avere a che fare con vicende che hanno linee temporali incasinate e complicate, ma il montaggio della serie tv tedesca è di un altro livello.
Alla fine della fiera in The Witcher mi son mancati l'empatia, il pathos, mi è mancata la magia, così come l'originalità, per via di una trama confusa, fiacca, e poco avvincente. Si salvano i costumi, le scene di azione e combattimento, e il cast che, seppur non spiccando per interpretazioni da Oscar o particolare espressività, risulta credibile.
A proposito di raffazzonature, la seconda stagione di You, che Netflix ha reso disponibile il 26 dicembre 201, non è stata da meno.
Avevo avuto modo di approfondire tutti gli aspetti della prima stagione che avevo apprezzato o meno, e speravo sarebbero stati in grado di rimettere in riga una serie che facilmente esce dai binari della credibilità. Il risultato è stato che però hanno fatto peggio.
L'inizio della seconda stagione non fa altro che riprendere le dinamiche che avevamo visto nella prima stagione, ma questa volta Joe Golberg cerca in tutti i modi di dimostrarci che è cambiato e che può controllare la sua follia. Peccato però che né lui né gli sceneggiatori siano riusciti a migliorare.
Fatemi fare un passo indietro: nella prima stagione avevo inteso che si volesse un po' giocare sul doppio volto di Joe, un po' angelo e un po' demone, ma con la consapevolezza che lo spettatore sarebbe rimasto inquietato dal suo atteggiamento, vedendo palesemente la sua condotta. A me ad esempio dava sensazioni poco gradevoli, quasi fastidio, visto che alla fine è pur sempre un omicida.
In questa seconda stagione invece è un costante tentare di giustificarlo, come se raccontarci del suo passato o mettergli attorno gente ancora più fuori di brocca, lo possa rendere migliore, ma non è così perché noi con le rotelle ancora a posto ci rendiamo conto che è tutto estremante assurdo.
Tutti i personaggi fanno cose senza senso: si passa dall'aiutare Joe, dandogli persino consigli d'amore, seppur con la consapevolezza che sia uno squilibrato, fino a reazioni che non sono normali specie per chi vuole smascherare una persona così falsa e pericolosa.
Vi faccio un esempio semplice: un personaggio scopre la gabbia dove Joe rinchiude le persone (ricostruita non si sa come e quando), ma piuttosto che chiamare la polizia, o mandare in giro foto della scena come prova inconfutabile, preferisce chiamare Love Quinn, la nuova fiamma/vittima di Joe, per farle aprire gli occhi.
Questo forse è l'apice che mi ha fatto urlare sulla sedia, ma anche ad esempio gli affittuari di Joe, Delilah e la sorella Ellie, fanno e dicono cose senza senso. Quest'ultima in particolare arriva persino a correggere le bozze per una sceneggiatura che dovrebbe far parte di un progetto importante e costoso, a soli 15 anni. Capisco dare spazio ai giovani, capisco il talento innato, ma così si esagera.
Non vi nomino nemmeno Forty, il fratello di Love, perché uno con un nome così non merita spazio, ma vi basti sapere che un paio di volte avrei voluto dargli tutte le sberle che i genitori non hanno dato.
L'intreccio è così incasinato e impossibile che ogni episodio di You 2 risulta assurdo, nessun dialogo ha un briciolo di credibilità, nessun ruolo prosegue da inizio a fine stagione seguendo linearmente quelli che sono i tratti del personaggio.
Sono arrivato alla fine perché volevo capire dove volevano andare a parare e, per metterci una pezza, hanno fatto un capovolgimento che mi ha messo mal di testa tanto era campato in aria, contorto e completamente privo di fondamenta sia per quelle che sono le cose viste nella serie, sia per la semplice logica comune. Tutti i livelli di You sono davvero insensati e a tratti aberranti, come le attenzioni a mio avviso morbose che Joe ha per Ellie, o anche il modo in cui le vittime finiscono per diventare antipatiche e quasi come se abbiano torto perché non in grado di farsi giustizia da sole.
Pare che ci sia una terza stagione confermata, sempre di 10 episodi, ma sinceramente più penso a You e più mi prende una strana nevrosi, per cui lascio stare se no mi faccio contagiare da Joe.
Queste erano le ultime serie tv che ho terminato di recente ma spero mi facciate sapere se a voi sono piaciute e sono io che magari leggo ed interpreto male certe situazioni.
Ho spizzicato il catalogo delle serie tv di Disney +, che ammetto non essere fra i miei servizi di streaming preferiti da questo punto di vista, considerando che raramente trovo qualcosa che mi attiri a primo impatto. Ci sono riuscite due serie tv abbastanza recenti, ma vediamole meglio in dettaglio.
Unprisoned Prima Stagione
Kerry Washington veste i panni della giovane psicologa e madre single Paige, la quale si ritroverà a tornare a vivere col padre Edwin. Non perché lei abbia problemi finanziari o personali, ma perché lui è rimasto in prigione per gli ultimi 17 anni, e adesso può finalmente conoscere il nipote Finn ma soprattutto deve ricostruirsi una vita. Un rapporto disfunzionale il loro, visti i pregressi del padre e visto che solo adesso Paige sta finalmente trovando il suo equilibrio personale, e sta cercando di guarire dai traumi di una infanzia difficile da vivere. Non sarà semplice visto che Edwin non sembra del tutto pronto a muoversi in una realtà completamente diversa da quella che aveva lasciata, mentre Paige deve cercare di imparare di nuovo ad apprezzare e comprendere il padre.
Ispirata alla vita della sua creatrice Tracy McMillan, e disponibile dal 10 marzo, Unprisoned è una serie tv ibrido: da un lato ha molte caratteristiche delle sit-com, con alcune storie che si risolvono in una linea narrativa verticale, con un ritmo svelto e anche, purtroppo, con una mancanza di approfondimento su alcune altre situazioni. Gli 8 episodi durano circa mezz'ora l'uno, quindi è una serie tv che si guarda alla svelta. I dialoghi stessi sono spesso veloci, leggeri, con qualche battuta che è riuscita a farmi sorridere (non tutte). Dall'altro lato Unprisoned porta anche temi e snodi che si sviluppano di puntata in puntata, e soprattutto tocca argomenti più complessi ed attuali. Paige ad esempio ha una attività di psicoterapeuta che si riversa anche online con delle dirette. Ma c'è soprattutto l'occasione di parlare di tematiche e situazioni vicine alla comunità nera, soprattutto il razzismo.
C'è una vena molto contemporanea in questa serie tv Disney, perché ritorna spesso la difficoltà della reintegrazione nel mondo del lavoro e della società in genere da parte di chi ha scontato una condanna in carcere. Ma sono comunque tanti i riferimenti ai nostri tempi, agli scatti (e alle liti) generazionali, ai rapporti genitori-figli. Nonostante però non abbia trovato in Unprisoned dei difetti macroscopici, non posso dirvi che mi ha lasciato coinvolto a tal punto da colpirmi particolarmente. In genere gli episodi corti possono essere un'arma a doppio taglio: se da un lato sono sbrigativi, dall'altro possono essere superficiali, e si riduce comunque anche lo spazio per colpire lo spettatore.
In Unprisoned ad esempio ho trovato poche battute davvero divertenti, e alcune puntate mi sono sembrate noiosette e didascaliche. Le parti introspettive invece, quando Paige ha modo di confrontarsi con la se stessa bambina o finisce in questa dimensione onirica, possono essere simpatiche e appunto profonde, ma a volte sono eccessive e non sempre aggiungono qualcosa di davvero utile alla storia. Inoltre la stessa protagonista a volte mi è sembrata incompleta, specie quando si cerca di capire le sue motivazioni ed il suo atteggiamento. Il cast è comunque buono, e Unprisoned si lascia seguire volentieri, quindi è probabile che seguirò anche la seconda stagione che è stata confermata a novembre di quest'anno.
Le piccole cose della vita (Tiny Beautiful Things) Miniserie
Tratta dal romanzo di Cheryl Strayed, Piccole Cose Meravigliose, questa serie tv Disney + (in realtà andata in onda su Star) racconta la vita di Clare Pierce, una donna che ha la passione per la scrittura, ma la cui vita sembra andare a rotoli. È infatti in conflitto con la figlia adolescente e col marito, dalla quale vive praticamente separata. Inoltre ha perso quella passione per la scrittura che stava per diventare una carriera importante. Improvvisamente però Clare viene coinvolta in un progetto, una rubrica di consigli sotto lo pseudonimo di Sugar, e man mano che risponderà alle tante mail che riceve, ripercorrerà il suo passato e i suoi problemi. Scopriremo infatti un passato difficile e un rapporto ancora turbolento con la restante parte della famiglia.
Tiny Beautiful Things aveva tutte le carte in regola per piacermi: è prodotta dalla Hello Sunshine di Reese Witherspoon e la sceneggiatura è stata scritta da Liz Tigelaar, già sceneggiatrice di Tanti piccoli fuochi e produttrice di The Morning Show, e i panni di Clare sono indossati da Kathryn Marie Hahn. Un trittico di caratteristiche che mi hanno attirato verso una miniserie che però, nella pratica non mi ha convinto, mostrando una carenza nello sviluppo sia dei personaggi che della storia. L'intreccio narrativo drammatico, con qualche venatura più leggera, è un altro aspetto che su di me funziona sempre, peccato però che la storia venga dipanata in un andirivieni di flashback a volte caotici nel montaggio e che possono confondere. Tra l'altro pare esserci una discrepanza sull'età della protagonista nei vari piani temporali.
A proposito di Clare, molto spesso non ho capito come la sua vita sia finita in questo burrone, specie in riferimento al rapporto col marito e con la figlia. Lei ricorda un po' la protagonista di Unprisoned, impariamo infatti a conoscerla anche attraverso una se stessa del passato, ed è gradevole ed interessante quando le due Clare si interfacciano l'una con l'altra, che sia in un sogno o in un ricordo. In questo caso il suo trauma è legato alla perdita prematura della madre che sicuramente ha segnato tutta la sua vita, ma gli episodi di Le piccole cose della vita non riescono secondo me a spiegare chiaramente ogni aspetto del suo vissuto. Questo credo dipenda anche dal fatto che le puntate durano circa 30 minuti ciascuna, quindi materialmente non c'è il tempo per un approfondimento maggiore.
Non aspettatevi però un ritmo serrato, perché Tiny Little Things punta più ai dialoghi che al susseguirsi di avvenimenti, e a volte sa anche annoiare. La serie certamente vuole girare attorno ad una crescita della protagonista, ad una sua presa di consapevolezza, e soprattutto al suo tentativo di fare pace con se stessa e con i suoi traumi. Questo avviene anche attraverso la sua rubrica "Dear Sugar" che però non sempre c'è un reale collegamento fra le lettere che riceve e quello che accade nella sua vita, ma soprattutto mi aspettavo delle riflessioni profonde, originali, in cui lo stesso spettatore potesse trovare qualcosa su cui pensare, visto che sono spesso la parte conclusiva degli episodi. Ed invece io stesso (ed ho detto tutto) avrei saputo scrivere delle risposte più originali rispetto a frasi come "ubriacati d'amore come se non ci fosse un domani".
Senza fare spoiler devo anche dire due parole sul finale di Le piccole cose della vita, visto che è una miniserie. Speravo infatti che arrivato alla fine le cose trovassero un equilibrio, ed in effetti una parte del vissuto di Clare sembra riuscire a sbloccarsi, anche se in maniera improvvisa. Manca infatti un vero e proprio crescendo, un cammino nell'interiorità della protagonista che ci permetta non solo di conoscere il suo vissuto ma anche di vedere come ha imparato ad accettare se stessa nelle sue imperfezioni e negli errori che ha commesso o che crede di aver commesso. Al posto di questo percorso, ci viene raccontata una Clare a tratti eccessiva, con reazioni con cui difficilmente ci si può empatizzare. Va benissimo volerci mostrare un volto umano, ma non è la schizofrenia emotiva quella che può funzionare. Tuttavia nell'episodio finale arriva quell'emotività che ho cercato lungo tutte le puntate di questa serie Disney, ma restano anche aperte delle porte che non troveranno mai delle soluzioni. Un'opportunità sciupata via.