Come cerco di restare al passo con le serie tv

È il turno di altre serie tv del 2022 ma che sono riuscito a vedere solo all'inizio di quest'anno nei momenti in cui mancavano delle novità che valesse la pena seguire. Sto insomma provando a stare al passo con tutto quello che seguo, quindi tocca beccarvi questo recupero. 


Babylon Berlin
Quarta stagione


Ormai tre anni fa decisi di recuperare le prime tre stagioni di Babylon Berlin, una serie tv tedesca tratta dai romanzi di Volker Kutscher che però, per qualità e impostazione scenica, sembra essere una massiccia produzione statunitense, e soprattutto che mi aveva intrigato sin da subito. Ci troviamo infatti negli anni '20 del 900, a Berlino, in un momento topico della storia europea e mondiale: l'ascesa del nazionalsocialismo, e un profondo cambiamento sociale e culturale. 

Anche in questa quarta stagione di Babylon Berlin, andata in onda su Sky dall'11 Ottobre al 15 Novembre, ritroviamo i nostri protagonisti, ovvero Gereon e Charlotte alle prese con varie peripezie. Da un lato il commissario Rath, non più ingenuo ma ben addentrato nel contesto della Berlino dell'epoca, si infiltrerà nei movimento populisti per cercare di controllarli, ma avrà a che fare anche con una vecchia conoscenza.
Dall'altro lato Charlotte rischierà il tutto per tutto pur di aiutare la sorella, non più una bambina ma una giovane donna che cerca a modo suo un riscatto.


In Babylon Berlin 4 restano insomma in piedi i pilastri che hanno sostenuto le prime tre stagioni della serie tv, come il taglio noir della storia, la qualità della messa in scena, la narrazione spesso tensiva e intricata, che ti spinge a seguire episodio dopo episodio, anche quando le vicende si fanno più complicate. Resta anche quel senso di impotenza, di oppressione che può dare questo spaccato storico, raccontato in maniera così precisa e credibile l'ascesa del nazismo. Cambiano però i toni, si spegne il glamour dei primi episodi, perché stiamo arrivando ai momenti più cupi e drammatici della vicenda. Il ballo non è più solo un momento di sfogo ma un'occasione per poter guadagnare, e il leitmotiv musicale che sentiamo ricorrere nel corso delle puntate ha un sapore più melanconico.


Promuovo insomma questa ultima stagione di Babylon Berlin perché al pari delle precedenti resta ben curata e coerente a se stessa. Ovviamente non tutte le linee narrative che vengono raccontate mi hanno intrattenuto allo stesso modo, ci sono scene un po' esagerate o comunque poco credibili, e che magari portano ad una conclusione poco convincente, ma nell'insieme è una serie tv sicuramente da recuperare specie se siete appassionati del periodo storico.

Come dicevo anche nella scorsa recensione, Babylon Berlin è un po' pesante, in senso buono: queste atmosfere che emana non sono sempre la miglior compagnia quando arrivi stanco la sera e vuoi rilassarti davanti alla tv. È una serie tv che richiede testa e attenzione.
Le porte lasciate aperte, oltre al ritorno di un paio di personaggi, mi fanno ben sperare per la quinta stagione, che pare sia stata rinnovata, ma con un cambio: Sky Germania, che produce Babylon Berlin ha stabilito che non produrrà più serie televisive di alta fascia ed originali, proprio per un costo eccessivo di queste produzioni. Questo si traduce in un cambio di casa di produzione, e con un possibile slittamento su un altra emittente da noi in Italia. 
Mi auguro che se la quinta stagione ha da essere l'ultima, che sia comunque ben fatta, e che questi cambio non ne sconvolgano la qualità.



Tutto chiede salvezza
Prima stagione


È tratta anch'essa da un romanzo ed è disponibile su Netflix dal 14 Ottobre del 2022, Tutto Chiede Salvezza è anche in parte una storia autobiografica dello scrittore Daniele Mencarelli. Ed è un Daniele il protagonista di questa serie tv, un giovane ragazzo che improvvisamente si sveglia in una clinica e scopre che per una settimana dovrà seguire un trattamento sanitario obbligatorio. All'interno della clinica però conoscerà altre persone che come lui hanno delle situazioni di disagio, sofferenza, debolezza, e che, per motivazioni diverse, li hanno portati all'interno dell'ospedale.
Daniele ovviamente, a primo impatto, rifiuterà di aver avuto un problema, e la coabitazione con gli altri degenti, ma pian piano, sia attraverso la solitudine che proprio l'aiuto e il confronto con gli altri pazienti, imparerà molto più di quanto potesse immaginare anche di se stesso.


Ho letto solo pareri positivi su Tutto Chiede Salvezza e ammetto che parlare di salute mentale, attraverso attori giovani e una serie tv che comunque non diventa pesante o eccessivamente drammatica, e che può essere vista da un pubblico trasversale, credo sia già un buon punto di partenza. Il linguaggio è sicuramente schietto, contemporaneo e ho trovato interessante ed a tratti toccante le dinamiche fra Daniele e gli altri degenti. 

Penso inoltre che questa serie tv Netflix abbia saputo raccontare parte delle difficoltà che hanno queste strutture e i medici che devono gestirle, e che spesso versano in condizioni di grave difficoltà e senza il supporto delle istituzioni. 
È indubbio inoltre che si tratta di una storia biografica, quindi che non vuole ricostruire una situazione oggettiva e universalizzabile, che è stata successivamente romanzata a favore di serialità.


Fatte però queste premesse, il risultato di Tutto chiede salvezza mi ha lasciato perplesso. In primis per l'impostazione di certi dialoghi che ho trovato impostati e poco credibili, quasi come fossero enunciazioni teatrali o frasi fatte.
In questo senso, l'interpretazione a tratti esagerata di Federico Cesari viene quasi schiacciata da quella degli altri interpreti che, pur essendo personaggi secondari, riescono a dimostrare meglio un range emotivo ampio.
Ma c'è di peggio: infatti quello di Daniele è principalmente un percorso interiore profondo e complicato, ma invece di esplorare questa parte, la serie ad un certo punto prende la tangente inserendo uno spaccato romantico che non solo sembra fuori luogo ma prende il sopravvento sul resto.
Non credo sarebbe potuto essere un capolavoro, ma Tutto Chiede Salvezza sarebbe potuta essere una miniserie solida magari educativa. Invece ne hanno creata anche una seconda stagione, uscita il 26 Settembre 2024, ne parlo qui.



Sissi 
Seconda stagione


Fra dicembre 2022 e Gennaio 2023 è invece arrivata su Canale 5 la seconda stagione di Sissi, la serie tv tedesca sulla l'imperatrice d'Austria. Parlando della prima stagione l'avevo definita un guilty pleasure visto che la serie non vuole essere una precisa ricostruzione storica della vita della principessa, ma più una romanzatura con accenti contemporanei, in cui vengono miscelati sì passaggi realmente accaduti, ma anche gossip e dicerie, specie per quanto riguarda il conte Gyula Andrássy, che nei decenni non hanno poi sempre trovato riscontro nella realtà. 
Questa seconda stagione segue i passi della prima, non ne sconvolge né la struttura né gli intenti, ma abbiamo una evoluzione. Sissi infatti mi è sembrata più matura, meno in balia degli eventi, hanno aggiunto un pizzico di avventura che mancava nella prima stagione, per renderla ancora di più una eroina. 


Sissi 2 però ci inizia a mostrare anche un altro lato dell'imperatrice, quello più tormentato, quello in cui veniva perseguitata da questi incubi e da questo senso di oppressione che la vita reale le dava. 
Però c'è anche un cambio generale: la politica e gli affari esteri prendono il sopravvento in molti episodi, meno gli scandali di palazzo e questioni legate al sesso.
Resta quindi una serie da seguire in assoluta leggerezza, senza aspettarsi poi troppo dagli sviluppi narrativi e dalle dinamiche. Ad esempio, Sissi Atto Secondo pecca un po' nello sviluppo di queste dinamiche: ci ritroviamo a seguire troppo le vicende di Marie, un personaggio secondario che alla fine non è così influente per lo sviluppo (anzi, a volte dà proprio sui nervi).


I sei nuovi episodi, disponibili su Mediaset Infinity, sono comunque semplici da seguire ed appassionanti (molto più secondo me della versione proposta da Netflix). E poi credo che sia anche recitata discretamente, per quanto non vi siano interpretazioni da Oscar.
Visto il successo che ha ottenuto sia in Italia che in Europa, Sissi è arrivata ad un Atto Terzo, andato in onda sempre su Canale 5 a giugno 2024, ne ho parlato qui. 



The Ordinary Multi-Peptide Eye Serum, tutto quello che dovreste sapere!

Deciem ha ormai spalancato le porte del The O. Lab, il laboratorio di The Ordinary che nel corso dei prossimi mesi lancerà ben sei nuovi prodotti. Alcuni sono già arrivati, per altri invece toccherà aspettare ancora un po', ma grazie all'azienda posso anticiparvi che, sbirciando qui e lì, saranno novità interessanti ed originali. 
Il 16 Gennaio di quest'anno The Ordinary ha ampliato la sua gamma con un nuovo siero per il contorno occhi, ovvero il Multi-Peptide Eye Serum.

Pensato per contrastare diverse irregolarità del contorno occhi, come segni del tempo, occhiaie e gonfiore, questo siero The Ordinary va ad affiancare, ma non a sostituire, i prodotti che l'azienda aveva già proposto per trattare questa zona, come ad esempio la Argireline Solution 10% e soprattutto la Caffeine Solution 5% + EGCG, perché abbiamo a che fare con una formulazione più avanzata e ricca (un po' come appunto il Multi-Peptide pensato per il viso) con un ventaglio più ampio di effetti, e secondo me pensato per esigenze specifiche.

Il Multi-Peptide Eye Serum The Ordinary ha un INCI su cui soffermarsi, visto che contiene sei diversi brevetti cosmetici quali:

  • Matrixyl™ synthe'6™, un peptide che abbiamo imparato a conoscere bene grazie a Deciem, e che si occupa di contrastare le rughe soprattutto perioculari, stimolando la produzione di sostanze come collagene e acido ialuronico;
  • RetinoPeptide 189, composto da un altro peptide, il cui nome già suggerisce il suo potere rigenerante, simile appunto al retinolo, ma senza il controeffetto aggressivo della vitamina A;
  • SYN™-AKE, conosciuto anche come veleno di vipera sintetico, è uno di quei tripeptidi che mimano l'azione del botox, e quindi agiscono sulle rughe dinamiche del viso, date dalla contrazione muscolare;
  • CYTOBIOL™ LUMIN-EYE, una miscela che include niacinamide e l'estratto di corteccia di frassino, e pare che questo composto sia in grado di ridurre borse ed occhiaie;
  • UNISOOTH EG-28, che consiste in un altro composto di tre differenti sostanze (fra cui l'EGCG) che aiuta a contrastare l'apparenza delle occhiaie, ed ha anche una azione lenitiva e anti irritazione;
  • Eyeseryl™ o Acetyl Tetrapeptide-5, che ha una duplice funzione, da un lato fa in modo che non si accumulino liquidi nella zona del contorno occhi, e quindi agisce su borse e gonfiori, dall'altro pare aiuti a mantenere la pelle più elastica e resistente.
Ci sono poi due sostanze non incluse in questa lista, ovvero la Caffeina, che The Ordinary sfrutta sempre per aiutare contro borse e cerchi scuri, e l'acetil glucosamina, un precursore dell'acido ialuronico che ha proprietà idratanti e pare schiarenti.
Si tratta di una formulazione ovviamente senza profumo.


Tutta questa roba è inserita in una consistenza decisamente fluida che è stata uno degli aspetti che più ho sentito criticare in questo Multi-Peptide Eye Serum di The Ordinary, ma io non la trovo così drammatica e complicata da usare, seppur preferirei fosse appena più denso. Per capirci, si sente che avete applicato qualcosa.

È sì un siero liquido e abbastanza sottile, e credo che sia una caratteristica voluta dall'azienda per renderlo leggero e facilmente assorbibile in una zona così delicata come il contorno occhi, ma non è acqua che scorre subito via in meno di un millesimo di secondo: io ci sento quella leggera densità che in genere dà il propanediolo. Per capirci, è meno liquido della Argireline Solution ad esempio. Quindi è abbastanza fattibile farci una applicazione mirata sulla zona perioculare senza disperdere il prodotto (e tutti i benefici) sul resto del viso. 

La seconda critica che ho sentito mossa nei confronti di questo prodotto riguarda il prezzo, che, a mio avviso, non è poi così lontano dalla media dei prodotti The Ordinary con queste formulazioni: fin dal principio infatti ci sono stati sieri che costavano più di 15 euro, specie se includevano più di un attivo. Oltre ad un aumento dei prezzi di tutti i beni, quindi non mi ha stupito il costo del Multi Peptide Serum, ma vi basti sapere che servono davvero due gocce di prodotto, per cui si ammortizzerà nel corso dei mesi.


La prima impressione che ho avuto da questo siero occhi The Ordinary è stata la sensazione di una piacevole idratazione: il prodotto su di me si assorbe subito bene, lasciando la pelle liscia e non appiccicosa, dando l'opportunità di proseguire con eventualmente altri prodotti. In effetti se come me avete la pelle del contorno occhi secca e avete superato i 30, credo che vi servirà affiancarlo ad una crema idratante, anche molto semplice, che possa dare quella occlusività che certe tipologie di pelle necessitano, aiutare poi con la stesura del trucco, e proteggere la cute da eventuali basse temperature. D'estate potrei optare di usarlo da solo, almeno nella routine mattutina.

Il Multi-Peptide Eye Serum può essere usato sia di giorno che nella routine serale, ed anche qui non ho incontrato difficoltà a farlo lavorare in sinergia con altri prodotti e soprattutto non mi ha mai dato fastidio agli occhi, irritandoli o facendoli bruciare, anche dopo una giornata al pc con le lenti a contatto.


Per parlarvi dei risultati ottenuti con questo siero The Ordinary, devo fare due premesse: la prima, che credo sia quella più ovvia, è che nessun prodotto da solo può fare la magia, perché se non proteggiamo ad esempio la pelle con un SPF o non la idratiamo come si deve, o la stressiamo in vari modi, comunque non otterremo chissà che risultati. 

La seconda premessa riguarda le mie esigenze: come vi anticipavo ho più di 30 anni, una zona perioculare maltrattata da anni di miopia (non è raro che mi vediate camminare per strada strizzando gli occhi), ore al computer, mancato uso di occhiali da sole (ho recuperato negli ultimi anni), da una espressività a tratti eccessiva e con una pelle sottile e secca, quindi avere dei prodotti per questa zona è fondamentale tutto l'anno. Ho sicuramente dei segni, ancora lievi per fortuna, e posso avere dei gonfiori, ma anche delle occhiaie medie, a seconda delle ore e della qualità del sonno.


Ho voluto prendermi tempo e testare a lungo questo Eye Serum per capirlo bene, e devo ammettere che su di me ha agito in due modi. Il primo effetto che ho notato, oltre all'idratazione, è un contorno occhi più luminoso e riposato. Mi ha stupito notare questo effetto specie la sera, quando appunto la zona dovrebbe essere molto più stanca e ombrosa, ed invece mi sembra più liscia ed omogenea.
In via istantanea ha un effetto rimpolpante dei piccoli segni di espressione, dona sicuramente una sensazione di leggerezza e freschezza alla zona perioculare, ma col tempo però mi è sembrato che questa novità The Ordinary abbia contribuito a rendere il mio contorno occhi più liscio e più elastico, e reso quelle piccole rughette meno profonde (anche se non sono sparite del tutto).
La formulazione mi è piaciuta, anche se forse avrei preferito contenesse anche argirelina (al posto del Syn-Ake magari) che su di me agisce bene e rapidamente. 
Vi anticipavo sopra che questo siero per me va bene accompagnato con una crema, soprattutto se sopra voglio applicarci del make-up.


A proposito di formulazione, il Multi-Peptide Eye Serum potrebbe ricordarvi gli altri due sieri che Deciem ha (e aveva) nel suo range, e mi riferisco al Fractionated Eye Contour Concentrate di Niod e al Hylamide Subq Eyes, ma ci sono delle differenze sostanziali.
Il primo infatti, quello di Niod, condivide alcuni attivi con questo nuovo prodotto The Ordinary e la texture liquida, ma il resto della sua composizione è decisamente avanzata, con ingredienti che secondo me sono più studiati per un contorno occhi maturo e molto segnato. È inoltre un prodotto decisamente costoso, un piccolo investimento se cercate un serum potenziato, magari dopo aver provato davvero in lungo e in largo il mondo dei cosmetici.
Il Subq Eyes di Hylamide non è più disponibile alla vendita, ma era comunque differente, su di me ad esempio era più nutriente ma agiva meno sulle occhiaie e sui gonfiori.

Il Multi-Peptide Eye Serum è secondo me perfetto per chi non trova nella Caffeine 5% Solution quel prodotto ad ampio spettro che agisca sia su occhiaie che su mancanza di tonicità, e cerca un siero più completo, specie se come me, avete superato i 25 da qualche anno, e avete esigenze più mirate e specifiche.


INFO BOX
🔎TheOrdinary, Lookfantastic.it, Beautybay.com, Sephora
💸 €26
🏋 15ml
🗺 Made in Canada
⏳ 6 Mesi
🔬 Cruelty Free


Avete visto questa e le prossime novità di The O. Lab? 



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Quali di questi film meritano l'Oscar?

Il prossimo 12 Marzo si terrà la 95esima edizione degli ambitissimi premi Oscar e, come provo a fare più o meno tutti gli anni, ho cercato di recuperare almeno le pellicole che più mi incuriosiscono in vista dell'evento.
In realtà ho già parlato di film da Oscar, ad esempio Ana de Armas ha avuto la candidatura come miglior attrice protagonista per Blonde (qui la mia recensione), e credo che potrebbe spuntarla perché il suo lavoro, al netto delle critiche rivolgibili al film, è ammirevole. 
Anche Glass Onion - Knives Out si è beccato una candidatura come miglior sceneggiatura non originale, ma, sebbene non abbia visto gli altri film nominati nella categoria, penso ci possa essere di meglio. 
Mi era invece piaciuto tantissimo il Pinocchio di Guillermo del Toro, candidato nella sezione dei miglior film d'animazione, e penso che potrebbe anche questo avere buone chance.
Ho visto altri quattro film con più candidature a loro favore, e vorrei dirvi la mia.


Elvis (2022)

Genere: drammatico, biografico
Durata: 159 minuti
Regia: Baz Luhrmann
Uscita in Italia: 22 Giugno 2022 (Cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Australia

L'ultimo film di Baz Luhrmann punta l'attenzione agli aspetti più drammatici e difficili dell'ascesa e la caduta di Elvis Presley, l'artista che divenne iconico nel mondo, e che scomparse prematuramente ad appena 42 anni. A narrare però le vicende non è una qualunque figura esterna o lo stesso Elvis, ma il Colonnello Tom Parker, l'uomo che scoprì il talento del cantante e lo lanciò alla ribalta, soprattutto perché ne aveva colto il potenziale economico che ne avrebbe tratto. Parker infatti non si farà scrupoli a strizzare la sua creatura, anche quando il corpo di Elvis sarà ormai provato dall'uso di sostanze di varia natura, pur di farlo lavorare.

Con uno stile frizzante, energico, coloratissimo, a tratti frenetico direi, Elvis racconta questa parabola di uno degli artisti più noti, ma non lo fa in modo canonico e didascalico.
O meglio, il film di Luhrmann ricalca anche in modo dettagliato alcune delle esibizioni del re del rock and roll, ma questo film non è un compitino che in ordine cronologico ci racconta la vita di Presley. Il cantante infatti viene più descritto come un usignolo in una gabbia dorata, quasi fosse la fiaba di un eroe che deve quasi liberarsi dal cattivo. Mancano infatti tutte le parti più oscure che riguardano la vera storia di Elvis, mentre il Colonnello è l'unico villain che ci viene presentato in questo film.
In questo senso secondo me hanno fatto un ottimo lavoro sia Austin Butler, che ci dà un Elvis convincente e che non sembra una caricatura, e che secondo me è papabilissimo nella vittoria agli Oscar, che Tom Hanks nel ruolo di Parker.

Alcuni ho notato hanno criticato la scelta di mettere così tante protesi su Hanks per il suo personaggio, ma io invece l'ho trovato viscido e fastidioso anche visivamente, e credo proprio che dia il giusto aspetto al ruolo. E non l'ho trovato nemmeno troppo ingombrante rispetto ad Elvis, pur essendo la voce fuori campo che ci guida nella narrazione. 
Vi dicevo che il risultato non è un film biografico, anche perché alcune parti sono semplicemente inventate o comunque modificate rispetto a quanto accaduto realmente, ma più un tributo alla musica di Elvis, ma anche di altri grandi del soul e blues che lo hanno ispirato, come B.B. King. C'è anche una ennesima denuncia al mondo malato dell'intrattenimento, che tratta gli esseri umani solo come macchine per fare quattrini.

Luhrmann ha lavorato tantissimo sulla messa in scena e sulle musiche, mettendo di mezzo anche cantanti contemporanei, lo avevamo già visto in Moulin Rouge! e Il Grande Gatsy, e credo che anche Elvis sia perfettamente in linea con la sua cifra creativa. Tuttavia l'impressione che ho avuto è che nella parte centrale del film, si tenda molto all'eye candy, e l'estetica prevale alla sostanza, forse nel tentativo di allungare un po' il brodo.
Io stesso, pur avendo apprezzato Elvis nel suo insieme, e pur pensando che qualche statuetta agli Oscar 2023, fra le otto candidature, se la meriti, farei fatica a rivederlo e a superare lo scoglio della durata. 


Everything Everywhere All at Once (2022)

Genere: fantascienza, drammatico, commedia, avventura
Durata: 140 minuti
Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert
Uscita in Italia: 6 Ottobre 2022 (Cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

È il film col maggior numero di nomination agli Oscar di quest'anno, e posso capire come nell'insieme Everything Everywhere All at Once abbia conquistato pubblico e critica.

La storia è quella di Evelyn Quan Wang una donna di origini cinesi che ha una lavanderia a gettoni insieme al marito Waymond. La donna ha un rapporto contrastato con la figlia omosessuale, ed è in crisi col marito che vorrebbe divorziare da lei, ma è soprattutto un problema col fisco a scatenare tutto. Mentre cerca di occuparsi delle sue finanze, Evelyn entra in contatto con la versione di suo marito di un altro universo. Attraverso AlphaWaymond, questo suo "altro" marito, infatti scopre come sarebbe stata la sua vita se avesse fatto altre scelte, perché ogni strada che decidiamo di intraprendere finisce per creare degli universi paralleli, purtroppo però non sempre accoglienti.

Vedere Everything Everywhere All at Once è stato come salire su una giostra per la prima volta, e non sai mai bene cosa ti aspetterai, un turbinio di scene, registri, stili e appunto di universi che si scontrano e che si portano dietro azione, metafore, situazioni strampalate e sopra le righe, ma che danno l'occasione di parlare di altro. Alla fine quella di Evelyn è una storia comune, di una donna in un momento di difficoltà personale, che ha bisogno di riconnettersi con se stessa, con l'amore, con la figlia, e di imparare ad ascoltare di più se stessa e gli altri. Il film espande poi a tematiche anche più alte, come il senso della vita e della genitorialità in una prospettiva più ampia.
Io credo di aver capito abbastanza bene questo Everything Everywhere All at Once e credo di averlo guardato senza aspettative perché, a parte gli elogi, tendo a non leggere recensioni dettagliate prima di vedere un film, ma alla fine non mi ha lasciato nulla.


Se infatti mi concentro sul suo potere intrattenitivo devo riconoscere le idee tantissime, creative, a tratti geniali e fantascientifiche, altre semplicemente grottesche che hanno messo in scena, ma alla lunga mi sono stancato, anche perché non tutte queste idee sono così originali, e perché diventano inutilmente ingarbugliate ed assurde da allungare la narrazione senza aggiungere contenuto. Inoltre non le ho trovate così divertenti o in grado di suscitare ilarità.

La parte invece più introspettiva di Everything Everywhere All at Once, per quanto sicuramente giusta e ben raccontata, non ha nulla di diverso o così particolarmente emotivo da restarmi in mente. E io, che sono un frignone in genere, non mi sono commosso affatto.
Credo che meriti invece di essere sottolineata la bravura e la versatilità di Michelle Yeoh, ma spero che questo film non faccia incetta in tutte le categorie degli Oscar.



Gli spiriti dell'isola (2022)


Titolo originale: The Banshees of Inisherin
Genere: drammatico, commedia
Durata: 114 minuti
Regia: Martin McDonagh
Uscita in Italia: 2 Febbraio 2023 (Cinema)/ 22 Marzo 2023 (Disney+)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito, Irlanda

Mentre si consuma la guerra civile irlandese, agli inizi degli anni '20 del secolo scorso, accade un'altra piccola guerra fra due amici fraterni sull'isola di Inisherin. Il mandriano Padraic, una di quelle persone che vive tutto con gioia, improvvisamente inizia ad essere rifiutato dall'amico e violinista Colm, che inizia a trovarlo noioso. Colm è così stufo dell'ormai ex amico che, quando questo cercherà di capire le ragioni del suo allontanamento, gli farà una stranissima promessa affinché gli stia lontano.
Ovviamente Padraic non crederà subito all'uomo, ma alla fine dovrà ricredersi, e quei piccoli equilibri si sposteranno.


Sono ben nove le nomination de Gli spiriti dell'isola, molte delle quali anche ambite, e devo dire che in parte le merita perché si tratta di un film interessante e originale, in cui si sente il sapore di teatralità (fa parte di una trilogia di opere scritte proprio da Martin McDonagh) da cui deriva la sceneggiatura, e che mi ha spinto a riflettere a termine della visione. 
Gli spiriti dell'isola infatti mette in scena sì la fine dell'amicizia fra i due ma anche questo microcosmo della comunità che abita sull'isola e tre diverse personalità. Da un lato Padraic, che si accontenta della sua condizione di uomo semplice, che vive una vita comune, forse banale ma comunque a modo suo serena. Dall'altro lato c'è Colm, che vorrebbe creare qualcosa che resterà ai posteri attraverso la sua musica, e conta di trovarne ispirazione staccandosi in parte da quello che reputa noioso, ma in fondo vive solo nella sua frustrazione, senza fare davvero qualcosa che cambi il suo destino.

C'è poi una terza figura più collaterale ma nemmeno tanto, ovvero la sorella di Padraic, Siobhán, che stanca della sua condizione e sapendo di non poter trovare nulla per lei sull'isola, decide di andare via. Perché in fondo gli spiriti, i fantasmi di quest'isola che sembra non dare alcun futuro e speranza, non sono solo quelli raccontati dal folclore irlandese e che annunciano scenari sconfortanti, ma sono tutti coloro che la abitano e che con frustrazione vi restano. 
Ho letto che The Banshees of Inisherin viene definito come una tragicommedia, ed in effetti alcune caratteristiche ci sono, ma non posso dirvi che si ride o si piange in qualche modo.
È alla fine un film strano, con quei toni sopra le righe che avevo trovato anche in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, e che punta credo moltissimo sulle interpretazioni di Colin Farrell e Brendan Gleeson, e sui paesaggi irlandese. Potrebbe però non arrivare a tutti, e io stesso non posso dire di essere stato abbattuto da una emozione fuori dall'universo. Vincerà l'Oscar come miglior film? Non credo.



The Whale (2022)



Genere: drammatico
Durata: 117 minuti
Regia: Darren Aronofsky
Uscita in Italia: 23 Febbraio 2023 (Cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

L'ultimo film del regista de Il Cigno Nero, Darren Aronofsky, è una pellicola drammatica che sembra seguire una struttura tradizionale, ed invece ha altre caratteristiche più particolari. Charlie è un uomo che vive in uno stato di grave obesità, e sente che il suo tempo sta per scadere: non riesce più a muoversi, vive solo sul divano di casa, anche mangiare gli riesce difficile senza affogarsi, e l'unica attività che compie nella sua giornata è quella di dare lezioni online, ma non accende mai la webcam per non mostrarsi ai suoi studenti.
Il rapporto malato di Charlie col cibo non nasce però dal puro gusto di mangiare, ma da un disagio ben più profondo, nato da una serie di traumi e di errori che ha subito e compiuto nella sua vita.
Proprio perché sente che non gli resti molto da vivere, cerca di riallacciare i rapporti con la figlia Ellie, che ha abbandonato anni prima, ma la ragazza sembra ben poco propensa a perdonare il padre.

Ripescando un'altra opera teatrale, The Whale non ha tantissime candidature agli Oscar, solo tre, ma è stato indubbiamente il film che ho preferito. A primo impatto riesce ad emozionare perché racconta una tragedia umana che potrebbe anche essere comune, ma ci sono dei sotto testi più profondi.
Charlie è un uomo schiacciato dal senso di colpa, come molti di coloro che hanno dei disturbi alimentari, infatti non fa altro che chiedere scusa per qualunque cosa faccia o non faccia. Lui ha sommerso sotto i chili in eccesso le sue ferite, nascondendole al mondo, e lui stesso vive in un mondo sommerso, come una balena appunto. Non è un caso che per quasi tutto il tempo, fuori da casa di Charlie, non smetta mai di piovere.
Nonostante sembri comunque un uomo buono, in realtà è anche lui colpevole di aver abbandonato la figlia, seppur con una ragione importante di fondo. È convinto che col suo amore possa aiutare e guarire gli altri, ma il suo passato ed il suo presente dimostrano altro.

Dall'altro lato la figlia Ellie espone al mondo le sue ferite, ciò che la fa stare male, al punto da pubblicarlo anche sui social senza il minimo scrupolo. Il suo odio per il padre è viscerale, ritenendolo ripugnante non per la sua condizione fisica ma proprio in quanto essere umano, e sarà brutale con lui per tutto il tempo, mossa principalmente dall'egoismo nato forse dall'abbandono, forse dalla sua natura.
L'impostazione teatrale di The Whale si nota soprattutto nella messa in scena e nella regia, visto che tutto si svolge in una stanza, ad eccezione di un'altra camera, che però non sembra quasi appartenere alla casa fisica di Charlie, ma sembra più un ricordo a cui ormai è anche difficile accedere.

È insomma un film crudo, che non si preoccupa di mettere in scena una tragedia umana che si consuma lentamente ma inesorabilmente.
C'è anche una denuncia sociale però: infatti il film ci mostra in maniera anche sottile, quanto la chiesa possa essere oppressiva ed ottusa, perdonando persino un ladro, ma non un omosessuale (so che questo riferimento può sembrare confuso, ma se vedrete il film capirete).
Oltre ad una storia semplice nella sua linea narrativa, ma intensa nei contenuti, è il cast a rendere The Whale un film da Oscar: Brendan Fraser ci dà forse il suo ruolo della vita e, nonostante la coltre di protesi che ricostruiscono bene il corpo di un uomo obeso, riesce a trasmetterci tutto il dramma del suo vissuto. Ma la sorpresa è forse Sadie Sink, che da Stranger Things sembra cresciuta bene e mi è sembrata convincente nei panni di Ellie.
Spero che The Whale faccia presto un passaggio in streaming perché merita di essere visto e mi è sembrato un film solido. 


Quali film candidati agli Oscar vi hanno davvero convinti?

La review dei prodotti corpo Cien Nature Organic Lavender

Oltre alle nuove maschere viso, da Lidl è tornata un'altra linea di Cien Nature chiamata Organic Lavender che l'anno scorso abbiamo avuto modo di conoscere, e di cui avevo fatto una prima presentazione e la recensione della sheet mask qui.  
Lungi dal far diventare mono brand questo blog, mi sembrava avesse un senso non aspettare troppo a parlare degli altri prodotti che ho provato di questa linea, visto che si tratta di una edizione limitata che pare essere ricorrente.


La Organic Lavender di Cien Nature, e appunto arricchita con lavanda bio e oltre alle maschere in tessuto, è composta da una crema mani, da un bagnodoccia cremoso, e una lozione idratante per il corpo. Una piccola linea insomma, ma perché lo scopo è più che altro una azione aromaterapica rilassante, per creare una atmosfera e un momento di relax quasi fossimo in una spa. 
La mia esperienza su questa linea Cien Nature è positiva, ma ci sono degli aspetti su cui voglio soffermarmi per farvi comprendere se questi prodotti possono fare a caso vostro oppure no.


Cien Nature Organic Lavender Aroma Shower Cream

INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 1.99
🏋 200ml
🗺 Made in Germania
⏳  12 Mesi
🔬 Natrue, Vegan

Credo che questo proposto da Cien sia un doccia crema particolare ma non adatto proprio a tutti. È caratterizzato infatti da una consistenza che è un mix fra un gel e una crema fluida, e la formulazione è arricchita con glicerina, burro di karitè, olio di semi di girasole e di jojoba.
A dare la profumazione a questo Aroma Shower Cream ci pensa una miscela di oli essenziali fra cui lavanda ovviamente, ma anche cannella ed eucalipto, ed in effetti il mix che ne esce non è esattamente un odore floreale al mio naso, ma più una fragranza aromatica appunto, vagamente speziata, direi vibrante e in grado davvero di creare un mood rilassante al momento della doccia.
Purtroppo la profumazione non mi resta sulla pelle, ma va a spandersi e saturare l'aria all'interno del bagno.
Questo docciacrema alla lavanda è anche molto gradevole da stendere sul corpo, scorre agevolmente, e diventa carezzevole, ma c'è un grosso problema per le mie preferenze in quanto non fa assolutamente schiuma.

Quando acquisto una shower cream mi aspetto che non sia particolarmente schiumogena (anche dando un'occhiata all'INCI, mi regolo), ma più un prodotto pulente che resta delicato, nel caso di questo Organic Lavender però mi sembra quasi un latte detergente per il corpo, che non si emulsiona minimamente con l'acqua e che crea più una pulizia tramite affinità. Ho provato sia con le spugne tradizionali che con le mie in silicone, e non c'è verso.
È quindi un prodotto che per mie preferenze è più indicato per quel momento di coccola, quando non ho fretta, o per tutti coloro che hanno una pelle molto secca che vogliono una detersione non aggressiva ma restitutiva. Per me, che ho sì una pelle del corpo che può seccarsi durante la stagione fredda, ho comunque bisogno di un po' di schiuma affinché la doccia mi dia soddisfazione. Con questo Shower Cream Cien Nature invece, sebbene mi senta pulito, non ho quello stesso appagamento.
Devo però dargli il pro che si sciacqua molto bene e non lascia la cute untuosa, o appesantita, quindi interessante da provare, ma non lo riacquisterei. 


Cien Nature Organic Lavender Body Lotion

INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 1.99
🏋 250ml
🗺 Made in Germania
⏳  12 Mesi
🔬 Natrue, Vegan

È stato invece assoluto amore con questa lozione corpo che sono stato contento di usare in questo periodo. Nomen omen, si tratta di una crema corpo fluida, ma non aspettatevi un latte, perché comunque, seppur esce bene dalla confezione, va stesa con un bel massaggio, e c'è pure una lieve scia bianca che va via una volta massaggiata sulla pelle.

La Body Lotion Organic Lavender declina gli attivi della Shower Cream in una formulazione idratante e nutriente: troviamo sempre glicerina, olio di semi di girasole, burro di karité ed olio di jojoba. Vale lo stesso per gli oli essenziali che ne compongono la profumazione, quindi cannella, eucalipto e lavanda, ed in effetti le fragranze sono molto simili: ci sono sempre quelle note fresche dell'eucalipto e della lavanda accompagnate dalla cannella. 

È una profumazione che a me piace molto, che in effetti crea una piacevole sensazione di rilassatezza, e che trovo più adatta alla stagione fredda che calda, ma soprattutto che dura un po' sulla pelle al contrario del docciacrema.

C'è un altro aspetto, quello fondamentale, che mi ha fatto apprezzare questa body lotion Cien Nature, che è il suo potere nutriente, idratante ed ammorbidente, che dura anche a lungo su di me e che credo si adatti anche a cuti più secche e un po' più esigenti, e appunto alla stagione fredda. Questa caratteristica mi ha stupito perché dall'altro lato abbiamo a che fare con una crema corpo che su di me ha una una capacità di assorbimento rapida e che non lascia patine o sensazioni di untuoso e appiccicaticcio: nel giro di un minuto è completamente asciutta e mi posso rivestire.
Se dovessero ripresentarla in questo periodo sono certo riacquisterei volentieri questa crema corpo Organic Lavender.


Siete riusciti ad accaparrarvi qualcosa di questa linea Cien? Cosa vi ha convinto?




Quattro documentari interessanti (da vedere anche gratis!)

Film, telefilm, ma anche alcuni documentari mi hanno tenuto compagnia e fatto conoscere nuove storie. Secondo me vale la pena recuperarli, perché raccontano periodi storici differenti. E poi ne ho anche uno da vedere in streaming gratuitamente.


White Hot: L'ascesa e la caduta di Abercrombie & Fitch (2022)

Negli anni '90 è stato uno dei simboli americani della moda, soprattutto fra i giovani e gli universitari, ma c'è stato un momento in cui Abercrombie & Fitch ha fatto fatica a restare a galla, sommerso da una trasversale pioggia di critiche, accuse e problematiche che ha fatto crollare il brand dall'olimpo in cui era arrivato.
Ma il documentario Netflix White Hot, uscito il 19 Aprile dello scorso anno, racconta ogni aspetto della nascita e della caduta di A&F, partendo dalla fine dell'800, quando il marchio venne creato, lanciando una linea di abbigliamento outdoor ed escursionistico, ma raccontando ovviamente cosa accade alla fine degli anni '80, quando Michael Stanton Jeffries divenne l'amministratore delegato e rilevò il brand.
Sotto la sua guida, Abercrombie & Fitch seguirà regole di marketing decisamente particolari, imponendo una impostazione dei negozi precisa, la presenza di commessi che erano più ragazzi immagine dai fisici perfetti (e quasi tutti bianchi), e la visione di un brand particolarmente elitario.

White Hot però racconta anche il declino del marchio, intorno al 2002, quando molti inizieranno a denunciare non solo questa concezione del marchio o le regole restrittive attraverso cui venivano scelti i commessi dei negozi e i modelli delle campagne Abercrombie & Fitch, ma soprattutto un razzismo dilagante e trasversale, che discriminava chiunque non fosse bianco nel reclutamento dei lavoratori dell'azienda, o che si palesava attraverso capi di abbigliamento con stampe denigratorie per alcune etnie, religioni e minoranze. Ma con l'avvento dei social e la crescita di una maggiore sensibilità generale su questi temi, il castello fatto di esclusività di A&F è iniziato a crollare.

Anche attraverso le testimonianze di alcuni ex dipendenti, che hanno avuto sorti differenti e trattamenti discriminatori su vari profili, White Hot mi è sembrato un documentario chiaro e completo, e anche con un buon ritmo, che si segue molto piacevolmente. Non è forse fra gli approfondimenti più rivoluzionari in termini di impostazione, anzi, non ho notato dei guizzi creativi particolari, ma mi è piaciuto lo stile generale, che sembra quasi quello di un collage e che rispecchia poi la moda di quel periodo. 
White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch penso che sia un documentario adatto non solo a chi magari conosceva e in qualche modo apprezzava il marchio, e quindi vuole conoscerne meglio la storia e le sventure, ma anche coloro che sono curiosi di vedere come uno spaccato della nostra società sia evoluta e cambiata, e forse quanto ancora c'è da fare affinché migliori sul serio. 




I segreti di Marilyn Monroe: i nastri inediti (2022)


Il 27 aprile sempre dello scorso anno è arrivato su Netflix un altro documentario che va, ancora una volta, a sondare il mistero della morte di una delle icone di tutti i tempi come Marilyn Monroe.
Il punto di partenza questa volta sono 650 nastri di interviste che lo scrittore Anthony Summers raccolse per la stesura del suo libro intitolato "Goddess: The Secret Lives of Marilyn Monroe" che nel 1985 cercava risposte definitive sulle cause della morte della diva americana.
In poco più di un'ora e mezza, il documentario non solo ci presenta la vita di Marilyn e molti dei personaggi che hanno pubblicamente fatto parte della sua vita, o che comunque sono stati associati con lei, ma anche delle figure più private che hanno avuto modo di confrontarsi intimamente con l'attrice.

Al contrario del precedente documentario, credo che I segreti di Marilyn Monroe sia un po' più adatto a chi è addentrato nelle vicende, che è incuriosito dal mistero che ruota intorno alla sua prematura scomparsa e chi in generale è affascinato dalla figura di Norma Jean.
Infatti, e non credo di far spoiler, non ho notato particolari aspetti nuovi rispetto a quello che già sappiamo sulla faccenda, incluse le diverse teorie su un possibile omicidio, ma in questo caso sentiamo le voci di personaggi meno noti che raccontano il loro rapporto con Marilyn, della quale forse emergono ulteriori fragilità.
Non manca poi la parentesi rispetto ai personaggi politici come i Kennedy, che hanno fatto parte inevitabilmente della vicenda.
I segreti di Marilyn Monroe: i nastri inediti è insomma a tutti gli effetti un approfondimento ben fatto su una storia che continua ad affascinare ma che forse può risultare un po' caotico per via delle tante voci che vengono messe in mezzo durante la narrazione dei fatti.



Pamela, A Love Story (2023)

A proposito di dive, lo scorso anno era apparsa su Disney+ una miniserie tv interessante ma che fece molto chiacchierare, soprattutto per la sua protagonista, cioè Pamela Anderson. Pam & Tommy infatti andava a ripercorrere cosa era accaduto negli anni '90, quando alcuni filmati personali di Pamela e dell'allora suo marito Tommy Lee erano stati rubati ed erano diventati il primo sex tape virale, visto che internet era appena nato. Pam & Tommy a me era piaciuta perché credo raccontasse bene le vicende, su più prospettive, ma soprattutto credo che la stessa Anderson ne uscisse abbastanza bene, come una donna che aveva qualcosa da dire oltre la fisicità che sembrava l'unico aspetto che i media sembravano considerare.

Eppure la vera Pamela, non quella interpretata da Lily James, qualcosa da dire ce l'ha davvero, e lo fa attraverso il documentario Netflix Pamela, A Love Story. In un approccio in teoria senza filtri e senza trucco, la Anderson esplora parte del suo vissuto, della sua infanzia fatta purtroppo anche di abusi, e della sua carriera, incluso quel contraccolpo che le ha fatto perdere per un momento il suo percorso. 
Scopriamo così una donna forte, una mamma attenta, ma anche un personaggio che vive di istinti, muovendosi secondo le sue percezioni. 
Pamela, A Love Story si fa seguire sicuramente con piacere, e penso che il regista del documentario, Ryan White, abbia saputo rispondere bene alle esigenze della Anderson e mettersi nei suoi panni.
Sono convinto che l'attrice meritasse la sua replica, soprattutto se ha sentito che la sua storia fosse stata ancora una volta strumentalizzata, e che potesse ricostruire una realtà in qualche modo più fedele alla realtà che lei ha vissuto. 

Ad esempio Pam & Tommy non poneva abbastanza l'attenzione sul fatto che il musicista fosse stato anche violento nei confronti dell'attrice, e da quel gesto ne è conseguito l'allontanamento da parte di Pamela. Si parla quindi di traumi infantili, ma anche di amori interrotti e del rapporto dell'attrice con i figli, ormai adulti.
Dall'altra parte, Pamela, A love story può risultare per alcuni troppo fazioso e volto a ribaltare la visione che un utente medio del web potrebbe avere della ex bagnina di Baywatch, visto che include ovviamente anche i successi più recenti dell'attrice, e mette poco in discussione forse la sua protagonista. 



Quei due – Edda e Galeazzo Ciano (2023)

Non solo disponibile gratuitamente su RaiPlay, ma forse anche il più particolare fra questi documentari, Quei due Edda e Galeazzo Ciano è infatti una sorta di film che potrebbe anche tramutarsi in pièce teatrale per lo stile ed il taglio che gli è stato dato. 
Con la regia di Wilma Labate, ed interpretato da Silvia D’Amico nei panni di Edda Mussolini, e da Simone Liberati in quelli di Galeazzo Ciano, Quei Due racconta una delle coppie più potenti del ventennio fascista in Italia e si muove fra finzione e ricostruzione storica sfruttando i diari lasciati da genero del duce e le dichiarazioni della figlia.
Il risultato è un docufilm interessante, che mescola la vita privata, fatta di amore e tradimenti, ma anche la prospettiva delle figure pubbliche che all'epoca erano protagonisti in primo piano.

Ciano infatti verrà fatto fucilare per tradimento dallo stesso Mussolini, visto che non condividevano la cooperazione con la Germania e l'entrata in guerra. Dall'altro lato conosciamo però anche la sua ossessione nei confronti dello stesso duce, visto che ne imitava i gesti e l'atteggiamento. O ancora, abbiamo modo di ribaltare una visione che per alcuni forse non è chiara: nei Mussolini era infatti insito un certo razzismo, precedente all'unione con la filosofia nazista.
Quei Due ci porta a conoscere questo spaccato di storia attraverso una prospettiva differente da quella più comune è secondo me un quid non trascurabile, inoltre sono inseriti dei filmati reali che credo sia inediti o comunque meno noti. 


Dall'altro lato c'è anche una parte di intrattenimento, visto che Edda e Galeazzo vengono fatti rivivere anche attraverso degli strumenti e scenografie moderni non appartenenti all'epoca, che a volte danno un aspetto interessante alla messa in scena. Tutto sommato mi è piaciuta anche la colonna sonora scelta, anche in questo caso con brani e sonorità più contemporanei.
Quei Due Edda e Galeazzo Ciano forse non accontenta chi si aspetta un documentario tradizionale, completo, dettagliato, che riesca a raccontare il ventennio con una prospettiva ampia, perché dura poco più di un'ora e venti ma soprattutto perché non è questo lo scopo del docufilm. 




Cien Maschera viso in Tessuto Moisture Balance, una novità (o quasi)

Sembra che in casa Cien qualcosa si sta muovendo e stanno arrivando alcune novità, o per lo meno, nel mio Lidl stanno man mano spuntando prodotti che non avevo ancora notato fra gli scaffali, come questa nuova maschera viso in tessuto Moisture Balance che si aggiunge a quelle già in linea. Ma andiamo per gradi per tutti coloro che non seguono la faccenda da vicino.

Intorno al 2021 Cien aveva dato nuova vita alle sue sheet mask lanciandone due in una edizione limitata, di cui parlavo qui, che andavano a sostituire quelle messe in vendita intorno al 2019 (qui la recensione per capire a quali mi riferisco). Le date potrebbero non essere accuratissime perché stare al passo con i cosmetici da Lidl non è sempre facilissimo anche solo per una questione di disponibilità del singolo negozio. 
Quello che però importa è che negli ultimi mesi, sembra che la Hydro e la Glow Boost siano entrate a far parte della gamma permanente, e infatti le trovo spesso in negozio (nel momento in cui vi scrivo non ricordo se ho visto le maschere viso in crema, quindi è possibile le abbiano temporaneamente rimpiazzate, ma potrei sbagliarmi), ma solo da poco ho notato che a queste due maschere in tessuto si è aggiunta la Moisture Balance Idratante e Tonificante.

Qui c'è un altro colpo di scena, perché questa maschera esisteva concettualmente nel primo lancio delle face tissue mask Cien nel 2019, e questo punto inizio a pensare che l'ufficio marketing del brand deve essere un luogo molto divertente in cui lavorare.

Tuttavia la Moisture Balance Mask del 2023, sebbene presenti gli stessi attivi principali, è stata riformulata. È infatti sempre pensata per pelli normali e miste, e contiene estratto di tè verde, che è antiossidante, allantoina che lenisce, e l'acido ialuronico idratante. Fra le prime posizioni dell'INCI troviamo la sempre valida ed idratante glicerina, poco più in là però fa la sua apparizione l'alcol denaturato, che su di me non ha mai creato problemi, ma so non essere amato da molte pelli.
La stessa Cien sul retro della maschera specifica che si potrebbe creare un temporaneo arrossamento con l'uso di questa maschera su una pelle sensibile.

A parte questo, il modo d'uso e le tempistiche di questa Moisture Balance sono identici alle altre tissue mask quindi sempre 10/15 minuti di posa. Nella review precedente lamentavo che non mi piace la forma del tessuto di queste maschere, e devo confermare che anche questa maschera non ha la migliore delle forme, è più lunga e non copre bene i lati del viso, inoltre sul naso i tagli sono troppo corti per adattarsi bene. Nulla di irrecuperabile, bastano un paio di forbici per renderla più comoda.

Poi c'è davvero tanto siero in questa maschera viso, per cui aderisce bene e non si scolla dalla cute. Io l'ho lasciata agire per più dei 15 minuti suggeriti da Cien, perché non mi ha dato alcun fastidio, nonostante appunto contenga alcol. Forse avrei preferito una profumazione più delicata, io ci sento un aroma fruttato che mi ricorda la mela verde, che può essere un altro elemento di disturbo per alcune cuti.

A parte questa mia disamina di ogni singolo particolare nemmeno fosse un esame di ingegneria, la maschera Moisture Balance Cien ha rispettato completamente le mie aspettative, lascandomi la pelle più idratata ed effettivamente più compatta e tonica. Credo che il nome del prodotto faccia pensare ad una azione riequilibrante, che in questo caso secondo me si traduce in una idratazione bilanciata, che ridà umidità alle zone secche, ma non appesantisce quelle più miste. Non ho infatti sentito il viso unto o appiccicoso, ma il siero della maschera si è assorbito bene. 
Credo che in questo senso sia davvero azzeccata per pelli normali e miste, ma se come me l'avete usata in periodo di maggiore secchezza cutanea, questa maschera in tessuto Cien si presta a fare da primo step per altri prodotti idratanti o comunque altri passaggi per una routine più completa: non crea sbriciolamenti o problemi di sorta.


INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €1.49
🏋 1 maschera viso in tessuto
🗺 Made in Germania
⏳ monouso       
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Avete trovato queste maschere viso Cien dalle vostre parti? Mi duole un po' notare che il prezzo è aumentato abbastanza, pur restando sempre economiche. 

Pare che Cien abbia riformulato le loro maschere viso in tessuto, qui trovate tutto l'aggiornamento sugli INCI. 


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