Emilia Pérez, il film di Jacques Audiard: meglio di quanto temessi, ma peggio di quanto sperassi

Chiacchierato, nominato ai premi più prestigiosi (fra cui 13 Nomination agli Oscar), per poi essere criticato per questioni non sempre legate al film, Emilia Pérez non si è fatto mancare nulla.

Genere: musical, thriller, drammatico
Durata: 130 minuti
Regia: Jacques Audiard 
Uscita in Italia: 9 Gennaio 2025 (Cinema)
Paese di produzione: Francia, USA, Messico, Belgio

La storia segue le vicissitudini di una giovane avvocata Rita Mora Castro (Zoe Saldana), sfruttata in uno studio legale a Città del Messico. Un giorno però riceve una strana telefonata e scopre che dall'altro lato della cornetta c'è una persona particolare: Juan "Manitas" Del Monte (Karla Sofía Gascón), un noto boss del cartello della droga che ha una richiesta per lei.
Del Monte vuole ritirarsi dagli affari (diciamo così) ma soprattutto vuole abbracciare la sua vera identità e diventare donna. Rita lo aiuterà sapendo che tanto non avrebbe nulla da perdere, ma quando incontrerà di nuovo Del Monte, ormai diventata Emilia Pérez, ci sarà un nuovo ruolo per lei. 

Ho potuto vedere il nuovo film di Jacques Audiard che ne ha firmato anche la sceneggiatura, quando era già diventato oggetto di meme e polemiche collaterali, ed è stato meglio di quanto temessi, ma peggio di quanto sperassi.
Di base ho amato molto l'idea di usare la struttura di musical, che non risulta ampolloso come ci si può aspettare, per poi racchiudere al suo interno altri generi e tematiche. Emilia Pérez infatti ha nuance thriller, è sicuramente drammatico, ma ha anche qualche accenno di commedia, e il tutto è condito da esibizioni canore e danzate ben messe in scena. In questo senso è senza dubbio Zoe Saldana a rivelare un talento ampio, ma la bravura di tutto il cast è sicuramente un altro plus del film.

In questo mare magnum di generi si inseriscono molte tematiche: l'inclusività è centrale, e da essa derivano i diritti delle donne e delle persone queer, ma in Emilia Pérez questa inclusività assume un altro connotato.

La protagonista, con la sua transizione, non solo deve confrontarsi con un tabù che la vorrebbe chiusa in un ruolo che la società e il suo "ambiente" le hanno imposto, ma Emilia Pérez cerca anche il suo riscatto tentando di rimediare agli errori del passato da boss, attraverso una organizzazione alla ricerca delle vittime del cartello. Ne emerge, nel corso del film, un personaggio sfaccettato, con anche le sue fragilità e difetti.
In questo senso, forse il punto più interessante e meglio riuscito del film è la scena in cui l'avvocata si confronta con il medico che dovrebbe operare Del Monte, facendogli capire che corpo e mente finiscano spesso per coincidere. 

Il riscatto e la ricerca della libertà e della propria essenza sono però caratteristiche di tutti i personaggi: da Rita che è stanca di essere sfruttata come avvocata, a Jessica (Selena Gomez), la moglie di Del Monte, che si è ritrovata incastrata in un matrimonio complicato, e che fino alla fine dovrà lottare.

Quello che mi ha sorpreso di Emilia Pérez è stata la fluidità, perché tutto ciò che vi ho raccontato (e molto altro) è narrato in modo coerente e scorrevole, e si segue piacevolmente. È vero che la storia di per sé non ha punti in cui incastrarsi, anzi, ma essendo un musical potevano esserci dei momenti più mosci. Invece i brani, per quanto non siano pezzi memorabili o orecchiabili, sono stati utilizzati come dialoghi, non creando quell'effetto di distaccamento e a volte sfinente di altri musical.

Il fatto è che Emilia Pérez è stato per me tanto messo bene insieme quanto poco d'impatto emotivo, quasi si fossero impegnati nella tecnica ma non nella sostanza.
Vi dicevo che la storia è molto lineare e il finale, onestamente, mi ha quasi fatto rivalutare negativamente il film nel complesso per la banalità del suo sviluppo. 

Ma anche con tutte le parti precedenti non ho avuto un legame così forte: Emilia Pérez fa riflettere sicuramente ma mi è sembrato quasi un esercizio ben eseguito, ben messo in scena e ben interpretato e non altrettanto ben sentito. Ho avuto l'impressione che tutte quelle tematiche a cui facevo riferimento ed anche questo bisogno viscerale di verità, di amore, fossero solo abbozzi, come se tutto nascesse e morisse nello stesso istante. Non c'è mai un approfondimento, ma si passa subito all'argomento successivo che può essere funzionale a quel momento del film.

A mente fredda infatti mi sono reso conto che tutto quello che avevo visto, e colto, che fosse più o meno diretto, non aveva lasciato segno.

Per quanto poi riguarda altre critiche che Emilia Pérez ha ricevuto, non posso dire la mia opinione sulla questione degli accenti utilizzati dalle attrici, ritenuti poco credibili, ma non amato molto il doppiaggio di Vladimir Luxuria per la protagonista, perché a volte suonava artificioso. 

Non ho condivido invece le critiche per questa rappresentazione ritenuta negativa del Messico (che mi hanno ricordato quelle recenti per Avetrana per Qui non è Hollywood) che d'altronde è lo sfondo ad una storia drammatica come tanti altri luoghi al mondo. Dall'altra parte non ho capito invece - ma magari mi sfugge qualche aspetto tecnico - come mai Karla Sofía Gascón sia candidata a vari premi, come gli Oscar appunto, come protagonista: tralasciando la polemica che l'ha coinvolta per le accuse di razzismo, Zoe Saldana ha molto più spazio di lei sullo schermo, è impegnata nei pezzi coreografati più complessi, e soprattutto mette in moto le vicende più e più volte.

Nell'insieme mi è sembrato un progetto interessante, ma Emilia Pérez non è riuscito ad incollarsi nella mia memoria e soprattutto alla mia sensibilità.



Skin & Lab Bakuchiol Eye Serum, perché provarlo

Quando si parla di cura del contorno occhi, mi viene spontaneo drizzare le orecchie perché raggiunti i 35 anni mi sembra una zona del mio viso che ha bisogno di tanta idratazione e attenzioni in più.
Infatti appena ho l'opportunità di provare prodotti specifici mi ci fiondo, e quindi eccomi qui dopo aver testato il Bakuchiol Eye Serum dell'azienda coreana Skin & Lab, che promette di trattare in modo trasversale tutte le problematiche del contorno occhi e che l'azienda ha rinnovato di recente.


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Per rispondere a tutte queste promesse, Skin & Lab ha formulato il suo siero contorno occhi Roll-On con attivi specifici che appunto cercano di agire su necessità di varia natura, senza scordarsi però di curare anche la barriera cutanea in generale. 
Al fine di contrastare occhiaie e pigmentazioni della zona perioculare sono stati inseriti 

  • Niacinamide e Alfa-Arbutina che agiscono sulle macchie e Caffeina e la Vitamina P, nuova aggiunta in questa formulazione che in INCI trovate come Glucosyl Hesperidin, che invece migliorano la microcircolazione cutanea, riducendo così le occhiaie da ristagno di liquidi. La Vitamina P ha anche un forte potere antiossidante perché composta da un bioflavonoide.
Per stimolare il rinnovamento cellulare, rendere la pelle più elastica e in generale per un effetto slow age, Skin & Lab ha aggiunto 
  • una miscela di peptidi di nuova generazione, che stimolano la produzione di collagene e compattare la pelle, lo 0.2% di bakuchiol, alternativa vegetale e non irritante al retinolo (qui un approfondimento) e l'adenosina dalle proprietà elasticizzanti.
Per migliorare l'idratazione e in generale rinforzare la barriera cutanea, il Bakuchiol Eye Serum contiene anche
  • glicerina, acido ialuronico, glicolipidi e sostanze lenitive come pantenolo ed estratti di centella asiatica.
Ci sono poi ingredienti meno noti, ma molto interessanti come la fosfatidilcolina, un fosfolipide che pare essere in grado di stimolare i fibroblasti, responsabili della struttura del derma, e aiuta a veicolare gli attivi.


Tutta questa roba è però contenuta in un siero in gel acquoso, molto facile da stendere, e inserito in questo applicatore con sfera metallica che consente un massaggio drenante e sgonfiante della zona perioculare; inoltre, non presenta fragranze aggiunte per essere più delicato. Il Bakuchiol Eye Serum SKIN&LAB tra l'altro può essere utilizzato in altre aree del viso che presentano lassità, come ad esempio le rughe nasolabiali. 

Su di me, oltre alla piacevolezza della sfera in acciaio, c'è stata subito affinità con la formulazione in toto perché si assorbe bene, non la trovo appiccicosa anche ad applicarla sulle palpebre superiori. Inoltre è un prodotto che non ha limiti d'uso: si applica dopo il tonico e si può utilizzare sia di giorno che di sera. Il Bakuchiol infatti non ha le limitazioni dei retinoidi, non è sensibile alla luce e non crea irritazioni o sensibilità a sua volta. 


Skin & Lab dice che si dovrebbero vedere miglioramenti alla zona periorbitale già dopo due settimane di utilizzo, e vi posso dire che questo siero è stato parte della mia routine già da diverso tempo quindi ho parecchie opinioni a riguardo.

Infatti mi è piaciuto molto utilizzarlo perché idrata subito bene la zona: è pur sempre un siero che va accompagnato ad una crema per massimizzare la sua efficacia, ma mi dà quel layer di idratazione in più che alla mia pelle serve e che, in questo periodo di freddo, mi aiuta a tenere la zona elastica per tutto il giorno.
Il Bakuchiol Eye Serum come dicevo si assorbe bene e l'ho potuto anche utilizzare come base trucco senza che poi il correttore ne risentisse in qualche modo, sollevandosi o peggiorando la sua performance.
  
Ma soprattutto ho apprezzato il potere decongestionante di questo siero Skin & Lab. Personalmente non ho occhiaie e borse marcate, ma sicuramente saltuariamente noto gli occhi più gonfi al mattino, e la sera li trovo più segnati dalle occhiaie, dopo ore passate al pc. 
Le mie occhiaie sono principalmente violacee e date da un ristagno del microcircolo, e con l'applicazione e il massaggio del siero noto che la zona appare più sgonfia e soprattutto più schiarita, più luminosa, e soprattutto più sveglia e riposata.

Ho reso questo Eye Serum coreano parte della mia skincare e devo dire che mi ha aiutato a rendere la pelle del contorno occhi un po' più elastica e compatta. È, come vi anticipavo, una zona su cui sto agendo molto perché nel mio caso è propensa a segnarsi anche solo per il modo in cui dormo la notte. Questo perché la cute di quest'area per sua natura non è più elastica come un tempo, e quindi devo avere qualche accortezza in più, veicolando attivi specifici (nel mio caso ad esempio i peptidi fanno davvero la differenza nel migliorare la consistenza cutanea). 


Qualche tempo fa vi ho raccolto tutti i migliori trattamenti per il contorno occhi che ho provato fino ad ora, e questo di Skin & Lab potrebbe rientrare bene in quella lista. È un prodotto quasi universale, adatto a tutti i tipi di pelle: sia a chi mostra i primi segni del tempo, e vuole cercare di rallentarne la formazione, sia a cuti più mature. Mi sento di consigliarlo soprattutto a chi cerca un prodotto multifunzione, ma in particolare a chi sente il bisogno di potenziare la cura della zona perioculare. Inoltre il Bakuchiol Eye Serum è perfetto per chi proprio non tollera i retinoidi sulla pelle, e cerca un trattamento slow age alternativo e delicato.





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Due serie tv Netflix fatte bene

È indubbiamente ancora presto per eleggere le migliori serie tv, l'anno è appena iniziato e sicuramente ci saranno tante altre uscite. Però già in questi primi due mesi del 2025 ho visto delle produzioni che mi sono sembrate ben fatte, e se di Netflix se ne parla sempre male, ogni tanto bisogna riconoscerne l'impegno. 


Cent'anni di Solitudine 
Prima Parte


L'11 Dicembre 2024 su Netflix è arrivato l'adattamento di uno dei romanzi più conosciuti di Gabriel García Márquez, che è a tutti gli effetti una intensa saga familiare lunga sette generazioni. Cent'anni di solitudine infatti ci fa conoscere i Buendía, a cominciare dai capostipiti José Arcadio e Úrsula, i quali, contro il volere dei genitori, si allontaneranno dalla terra natia e creeranno un loro villaggio chiamato Macondo. Qui metteranno radici e faranno nascere le future generazioni dei Buendía, però sembra che la loro dinastia sia stata segnata da un fato incerto, caratterizzato da amori e tradimenti, follia e forza, violenza e redenzione, ma anche dalla costante incapacità di non ripetere gli errori del passato.


Non credo di aver mai letto, specie per intero, l'opera di Gabriel García Márquez, eppure ho avuto l'impressione che questa serie Netflix, almeno nei primi 8 episodi fino ad ora disponibili, abbia saputo traslare bene in immagini tutta la vicenda dei Buendía. Nella mia trama sono stato piuttosto stringato sui fatti, perché si tratta appunto di una epopea familiare che è un costante flusso di avvenimenti, in cui le nuove generazioni si accavallano alle precedenti e in cui ne capita di ogni.
Si chiama realismo magico: a circostanze comuni, a volte anche ispirate anche a fatti realmente accaduti in Colombia e nell'America Latina del XIX secolo, si uniscono momenti magici, strani, soprannaturali.

Eppure la serie, anche dovendosi confrontare con queste stranezze, che a volte diventano eccessi, riesce ad essere credibile, ben studiata e chiara.


Cent'anni di Solitudine infatti non racconta proprio fra le storie più lineari che siano mai state scritte, anzi può diventare cavilloso quando si accumulano generazioni e personaggi dallo stesso nome ed eventi tutti connessi.
Fortunatamente siamo guidati da una voce narrante quasi onnisciente che ci chiarisce e ci anticipa cosa accadrà e soprattutto le sensazioni dei personaggi. 
Oltre ad una scrittura efficace, Cent'anni di solitudine può contare anche su una ricostruzione scenografica che incanta, ed anche la fotografia è molto curata, perché sembra ti trasporti proprio in un altro luogo e in un'altra epoca. Tutto questo contribuisce ad aggiungere quelle note di esoterismo affini al romanzo di Marquez, senza però far diventare la serie un fantasy scadente. Anche le musiche mi sono sembrate ottime, così come la scelta dei suoni in generale, e penso che la serie possa contare su un cast azzeccato e di talento.


Oltre che per il genere particolare, capisco però che 100 Years of Solitude può risultare un'opera un po' troppo ricca da affrontare, con troppi avvenimenti, troppe linee narrative, troppi personaggi, e che nel suo insieme sembri un po' monolitica e didascalica per via della costante progressione cronologica.
È come se non si uscisse mai dai binari dal racconto, come se ci fosse un senso di inevitabilità e ripetitività, che uniti al realismo magico rendono Cent'anni di solitudine non proprio adatta a tutti. Io stesso non ne ho fatto un binge watching ma mi sono preso il mio tempo e così l'ho apprezzata per questa sua costante vena poetica e appunto per la sua intensità.
I restanti otto episodi non hanno ancora una data ufficiale di uscita su Netflix, ma spero che li vedremo entro la fine dell'anno.


American Primeval
Prima stagione

Il 9 Gennaio su Netflix non è arrivata solo Ilary (che quando ne ho parlato sembra avessi invocato Belzebù) ma anche una serie tv decisamente più strutturata e curata e mi riferisco ad American Primeval.
Serie tv western-drammatica scritta da Mark L. Smith, già sceneggiatore di Revenant, American Primeval ci porta nel selvaggio west, nello Utah esattamente, a metà '800, quando gli Stati Uniti erano in una fase istituzionalmente ancora embrionale, e i territori erano zone complicate e conflittuali. Da un lato ci sono infatti gli indiani che reclamano giustamente le loro terre, dall'altro ferventi mormoni che credono di poter istituire un governo collaterale basato sulla fede, e poi c'è l'esercito ufficiale col ruolo di evitare che si formino altre forze che spadroneggiano a loro piacimento.

Seguiamo in particolare le vicende di Sara (Betty Gilpin), una donna in viaggio con il figlio Devin appena adolescente, per raggiungere il marito nell'immaginaria Crooks Springs. Non sarà un percorso semplice vista la natura difficile del territorio, e le lotte di potere interne, ma la donna sarà aiutata dal solitario Isaac (Taylor Kitsch).

Con American Primeval non abbiamo a che fare con qualcosa di molto originale, sia per la serialità in generale che per il genere western, però a me è sembrata una serie tv fatta bene. Infatti mi è parso che la storia, sebbene non guizzi di particolari colpi di scena, o ribaltamenti così innovativi, funzioni e che tutte le pedine in questo scacchiere sono ben gestite. Come vi dicevo, ci troviamo a seguire personaggi differenti, che in qualche modo si trovano collegati fra di loro senza mai intrecciarsi troppo.
Il sapore di una storia vera sullo sfondo, ovvero la Guerra dello Utah ed il massacro di Mountain Meadows, danno ulteriore fascino alla serie, ma è comunque godibile già di suo.

A me American Primeval ha ricordato un po' The English, miniserie con Emily Blunt e disponibile su Paramount +, per le tematiche, pur avendo uno stile parzialmente diverso e soprattutto riuscendo ad essere molto più dinamica, ritmata e con i giusti momenti di suspense. È poi una miniserie autoconclusiva e composta da soli 6 episodi che non sbrodolano in durata. 


Allo stesso tempo American Primeval è sicuramente adatta a chi invece il far-west lo apprezza, quello sporco, freddo, inospitale, fatto di violenza e senza delle regole scritte. Si ha la percezione di tensione, di paura, di inatteso, grazie anche ad una fotografia altrettanto fredda e desaturata, in coerenza con la vicenda che va a raccontare. Purtroppo, tocca ammetterlo, ogni tanto ci sono delle scene davvero troppo buie, il tipico approccio realista che adesso piace molto in fase di produzione, ma che è davvero fastidioso per lo spettatore. Ci sono anche momenti di violenza un po' splatter, più adatti a stomaci forti.

Il cast, in cui figura un altro volto noto come Shea Whigham, nei panni dell'esploratore americano realmente esistito Jim Bridger, è stato scelto bene e sono tutti bene impegnati in dei ruoli che hanno comunque una parabola ed una evoluzione. 
Così questa serie tv Netflix diventa un perfetto diversivo per chi come me non ama il genere western, ma non vuole fossilizzarsi sulle stesse storie e gli stessi contenuti.



Maschere - Siero Viso L'Oréal Revitalift, 24 ore di Idratazione con una sola applicazione?

Dopo il siero Revitalift Filler, mi sembrava giusto completare l'argomento con la Maschera-Siero Viso Rimpolpante con Acido ialuronico sempre di L'Oréal.


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Oltre a 24 ore di idratazione la maschera viso Revitalift promette una pelle più rimpolpata e con rughe appianate grazie alla sua funzione levigante. 
In questo caso L'Oreal ci dà in generale meno informazioni sulla sua formulazione, anche sul peso molecolare dell'acido ialuronico contenuto, ma solo che è puro e concentrato. Al contrario del siero appunto, l'INCI della maschera viso mi è sembrato più smilzo, basandosi solo su appunto l'HA e altre sostanze umettanti, come la glicerina. Un extra è un derivato dalla liquirizia, con proprietà lenitive e antinfiammatorie, ma non ho altri attivi di rilievo da raccontarvi.

L'Oréal però specifica che le sue maschere viso rimpolpanti hanno un tessuto sottile addirittura 0.4 millimetri, di cotone naturale giapponese, e che in effetti mi parso molto elastico ed adattabile al viso. Su di me devo solo allungare i tagli dove il naso e dei fori degli occhi, e alla fine, grazie all'ottima adesione al viso, si ottiene un effetto seconda pelle.

Queste maschere viso Revitalift hanno una quantità esagerata di siero, che io cerco di distribuire sul viso prima di applicare la sheet mask, e sul fondo della bustina ne resta ancora, tanto che lo utilizzo il giorno seguente come se fosse appunto un siero viso.

Il momento della posa è molto gradevole: la Maschera Rimpolpante L'Oreal non ha un profumo troppo penetrante, non risulta troppo fresca sulla pelle, e sta su anche se ci si muove, quindi perfetta per una posa lunga. Per me infatti è impensabile rimuovere queste maschere dopo 10 o 15 minuti, ma la lascio agire per almeno mezzora, o anche più, mettendomi magare a guardare una serie tv.

L'ho voluta provare almeno un paio di volte, e ad ogni utilizzo ho notato che la mia pelle appare più tonica e compatta, vagamente più luminosa ed omogenea. A livello di idratazione, la sensazione che ho avuto è che sia una versione intensa del siero viso, quindi in grado di accontentare soprattutto quelle pelli più secche, disidratate, e fungere per loro come un buon primo passaggio per una skincare strutturata e ricostituente. Le cuti più normali e miste invece potrebbero trovare più che sufficiente il potere idratante di questa Maschera Revitalift Filler L'Oreal.

Su di me, utilizzandola la sera, è una via di mezzo: sicuramente dopo non sento l'estrema necessità di applicare strati e strati di sieri e creme, ma ho bisogno di completare la mia skincare con uno layer occlusivo, che mi aiuti a mantenere questo livello di idratazione. Applicare comunque sopra qualcosa non è antipatico perché su di me non lascia una particolare patina appiccicosa. 
Questa idratazione è abbastanza duratura, tanto che il giorno seguente mi sono svegliato con una pelle ancora elastica, anche se non posso dire che duri esattamente 24 ore, perché comunque durante la giornata sento ovviamente il bisogno di fare la mia routine. 

Non ho riscontrato insomma dei veri problemi con questo trattamento, e credo faccia ciò che L'Oréal promette. Il vero neo delle maschere rimpolpanti Revitalift è il costo: essendo un prodotto monouso diciamo che nel lungo periodo preferisco puntare ad altre maschere in tessuto comunque valide. 


Quali altri prodotti della gamma dovrei provare?




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La stanza accanto: Almodóvar e il peso delle emozioni (e delle aspettative)

Penso che sia stato detto un po' tutto di tutto su La Stanza Accanto, il nuovo e atteso film di Pedro Almodóvar, per cui ci spendo giusto due parole per dirvi le mie impressioni. 

Era inevitabile, e penso di poter dire che fosse più o meno così per tutti, che il ritorno di un regista così acclamato, che si è beccato anche il Leone d'Oro a Venezia, con un cast così efficace ed un tema importante, si portasse dietro un carrozzone di attese e curiosità. Io stesso non sono riuscito ad approcciarmi a La stanza accanto completamente privo di un qualche forma di pregiudizio e aspettativa, ma qualcosa è venuto meno. 

Titolo originale: The Room Next Door
Genere: drammatico

Durata: 107 minuti
Regia: Pedro Almodóvar
Uscita in Italia: 5 Dicembre 2024 (cinema)/ Noleggio streaming
Paese di produzione: Spagna

Adattamento del romanzo Attraverso la vita di Sigrid Nunez, La stanza Accanto ha come protagoniste due amiche di vecchia data. Ingrid (Julianne Moore) è una scrittrice, e Martha (Tilda Swinton) una reporter di guerra, che nel tempo si sono allontanate per una serie di ragioni che man mano scopriremo. Non serbando però alcun rancore, Ingrid si metterà in contatto con Marta quando scoprirà che questa ha un tumore, e potrebbe anche essere in pericolo di vita. Nonostante le differenze caratteriali, fra le due si riaccende un legame forte, che era rimasto sospeso in tutti quegli anni di lontananza, al punto che Martha, sfiancata da cure e trattamenti, le chiederà di essere con lei quando deciderà di porre fine alla sua vita. 

Come dicevo ero molto curioso di vedere La stanza accanto e purtroppo ne sono rimasto in qualche modo deluso, o meglio, arrivato alla fine, mi ha lasciato ben poco.
Eutanasia, malattia, morte, sono tutte inevitabilmente tematiche forti, delicate, che oltre ad essere tristemente universali, hanno una accezione sociale oltre che personale. Qui però ci vengono raccontate in modo un po' banale, a tratti già noto, che non riesce sempre a trovare quella profondità che invece argomenti del genere meriterebbero. 

Tutta questa patinatura, inclusa la messa in scena indubbiamente bellissima esteticamente, pulita, elegante e raffinata, porta secondo me a raffreddare ulteriormente quella carica emotiva che ci dovrebbe essere, anzi contribuisce a rendere il film di Almodovar per certi versi pretenzioso. 
Per dirla in parole povere, mi aspettavo di arrivare ai titoli di coda con almeno un po' di groppone in gola, un occhio lucido, una qualche reazione emotiva, ed invece non mi ha mosso nulla. 

Ma c'è di peggio: La stanza accanto per certi aspetti diventa un manifesto a favore di questi temi, allargando lo sguardo ad una sorta di pessimismo cosmico sul fatto ad esempio che il nostro pianeta stia collassando su se stesso e dell'ascesa delle destre nel mondo. Almodovar affida più o meno queste argomentazioni a Damian (John Turturro), ex frequentazione di entrambe le protagoniste, e potrei anche essere d'accordo concettualmente su questi argomenti, ma è come ci vengono raccontati il problema.
Non c'è nulla di male a voler mettere in un film argomenti così contemporanei, e anche nello schierarsi in un modo che può risultare politicizzato, ma se tu me li spiattelli in modo troppo scafato, quasi fosse una scritta al neon tanto sono evidenti, a me sembrano quasi fuori posto. Si perde così la sottigliezza ma anche la complessità di certe riflessioni a cui La stanza accanto vorrebbe aspirare.

Il rapporto che vedremo fra Ingrid e Martha, e in generale le due protagoniste prese singolarmente, da anche l'opportunità di parlare di famiglia, di amore e ovviamente amicizia, di aspirazioni personali e desideri, ma anche questi contenuti sembrano monchi, fine a loro stessi, come se inseriti in un contesto che non li valorizza.
La stanza accanto mi ha fatto tornare alla mente un altro film, con tematiche molto simili, ovvero His Three Daughters, che però pur avendo aspirazioni più "basse" riesce ad avere molto più impatto.

Sono sicuramente le ottime interpretazioni di Julianne Moore e Tilda Swinton a reggere tutto il film, a saper dare credibilità e corpo ai dialoghi curati, ad una amicizia che si è spezzata per circostanze esterne, a questa sorta di ammirazione che le protagoniste hanno l'una per l'altra. Anche la regia, il modo di soffermarsi su certi particolari, sugli ambienti, e le musiche sono altri aspetti che mi sono piaciuti.
È interessante il fatto che La stanza accanto non sia solo un film cupo e malinconico, ma utilizzi i colori e un velo di ironia e dolcezza come risposta quasi beffarda alla morte. 

Ma tolti questi pochi elementi positivi, ho avuto l'impressione che La Stanza Accanto non raccontasse le sue emozioni ma cercasse solo di mostrarle, e posso dirmi decisamente deluso. 

Il Balsamo Viso Lenitivo che mi ha salvato la pelle dal freddo e non solo

Inverno per me significa una pelle con maggiore tendenza a disidratarsi, sia per gli sbalzi termici, che per magari attivi skincare più aggressivi, che durante l'estate non utilizzo. Sentendo che la mia cute aveva bisogno di una attenzione in più, ho rovistato fra le mie scorte ed ho trovato un prodotto che Revox B77 mi aveva inviato, ed ho pensato fosse il periodo ideale per provarlo.
È il Multipurpose Soothing Balm Provitamin B5 and Centella, un balsamo lenitivo che può essere utilizzato sia sul viso che sul corpo.


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💸 €6.19
🏋30ml
🗺 Made in EU
⏳ 12Mesi
🔬 Cruelty Free, Vegan

Il suo scopo è quello di sfiammare la pelle, calmare le irritazioni e ripristinare e rafforzare la barriera cutanea, riducendo i fastidi. Tutto questo dovrebbe avvenire tramite sostanze che hanno proprio un effetto calmante, ed il Soothing Balm Revox B77 contiene infatti

  • 7% di Pantenolo, una vitamina nota per la sua capacità di riparare la barriera cutanea e idratare la pelle,
  • Estratto di Centella Asiatica, dal naturale potere lenitivo e antiossidante,
  • Betaina e Glicerina, ingredienti idratanti che aiutano a trattenere l'umidità nella pelle,
  • Allantoina e Bisabololo, sostanze lenitive e riparatrici,
  • Inulina e Alpha-Glucan Oligosaccharide, prebiotici che supportano l'equilibrio del microbiota cutaneo e rafforzano la barriera cutanea,
  • Squalane, Burro di Karité e Olio di Babassu, ingredienti nutrienti ed emollienti che donano morbidezza e protezione alla pelle.

Il tutto è racchiuso in una consistenza cremosa, ricca, ma devo dire non oleosa, che sicuramente crea un alone bianco quando la si stende, ma che scompare col massaggio. Indubbiamente la texture è migliorata dalla presenza di un silicone, che fornisce un ulteriore layer occlusivo ideale per pelli disidratate. Revox ha aggiunto anche una leggera profumazione a questo balsamo lenitivo, ma è molto delicata, appena percepibile per me.
Vi dicevo che questo Multipurpose Soothing Balm può essere utilizzato in qualunque momento del giorno, ed anche essere riapplicato più volte se necessario, e non serve farlo assorbire per forza. Può infatti essere applicato in uno strato un po' più spesso per lasciarlo agire sulla pelle. Io ho fatto praticamente entrambi gli utilizzi, amando sin da subito questo prodotto Revox B 77.

Il primo utilizzo che ne ho fatto è avvenuto una sera, rientrando a casa da una giornata particolarmente fresca e ventosa, in cui sentivo le zone intorno alla bocca e delle guance un po' più secche del solito, tiranti e disidratate, ma ne ho fatto anche altri usi.


Infatti ho testato questo Balm anche su irritazioni da rasatura, ma proprio di recente rispetto a quando vi sto scrivendo, ho avuto modo di vedere la sua efficacia anche con alcuni fastidi dati dagli acidi esfolianti. Una sera avevo infatti notato che il mio correttore del momento (che non è particolarmente idratante, anzi ha un finish opaco), si era separato su una zona secca ai lati del naso. Nulla di grave, specie dopo diverse ore di applicazione, ma ho cercato di porvi rimedio applicando un siero con il 10% di acido glicolico, trattamento che sto usando già da un pezzo e di cui parlerò presto. Pur essendo abituato a queste percentuali di alfaidrossiacidi, sentivo la zona pizzicare, e quindi sono subito ricorso al Provitamin B5 and Centella Balm.

La riduzione del fastidio con questo balsamo lenitivo è praticamente istantanea: dona subito comfort alla pelle, riducendo quasi totalmente bruciore, pizzicore e sensibilità cutanea. Personalmente non ho molti rossori, ma ho notato che contribuisce anche a sfiammare le aree del collo irritate dalla rasatura.


Nel lungo periodo il Multipurpose Soothing Balm Revox riesce a rinforzare la pelle, ridando idratazione e morbidezza. Vi ricordate quel leggero fastidio a causa dell'acido glicolico che vi dicevo poco fa? La mattina seguente la mia pelle era di nuovo integra, idratata, in perfetto stato, dopo due giorni ho voluto riprovare l'acido esfoliante e non mi ha dato giustamente alcun fastidio.

Quello che mi piace di questo balsamo lenitivo è che se ne può fare un uso mirato ma anche più diffuso, se ad esempio tutto il viso presenta rossori, e di conseguenza si adatta bene a tutti i tipi di pelle.
Inoltre non crea problemi nell'essere stratificato ad altri sieri e trattamenti, quindi, anche se personalmente l'ho usato quasi solo la sera, non si creano pasticci. 

Non ho provato questo prodotto Revox sul corpo perché non ne ho la necessità ed onestamente mi sembrava di sprecarlo, anzi spero che l'azienda pensi ad una confezione più grande perché può essere più pratico. 
Però ci sono stati altri usi, quasi alternativi che me lo hanno fatto apprezzare ancora di più: ho applicato il Soothing Balm sia sul contorno labbra, quando lo sentivo secco e screpolato, ma anche sul contorno occhi, e me lo rende liscio, nutrito ed elastico.

Revox
ha fatto centro secondo me con questo trattamento anti irritazione, perché hanno creato, oltre ad un prodotto economico, anche un balsamo efficace e gradevole da utilizzare.

Lo conoscevate? O state usando qualche prodotto simile?





Due serie tv brevi da vedere su Disney+

Anche Disney Plus si sta dando da fare inserendo nel suo catalogo streaming qualche titolo che in un modo o nell'altro mi attira. Le ultime serie tv che ho terminato sulla piattaforma sono basate su storie vere o verosimili ed hanno una durata che piacerà molto a chi non ha tanto tempo. 


Whiskey on the Rocks
Miniserie 


Disponibile dal 22 Gennaio e composta da soli sei episodi che raramente superano la mezz'ora l'uno,
Whiskey on the Rocks è stranamente tratta da una vicenda realmente accaduta.

Il 27 ottobre 1981, l'S-363 un sottomarino della marina militare sovietica, finì erroneamente contro uno scoglio al largo della costa svedese. Siamo al culmine della Guerra Fredda, la situazione geopolitica internazionale è molto tesa e subito si pensò che quell'urto non fosse casuale ma l'inizio di un possibile attacco, anche con armi nucleari. Così le grandi potenze, con a capo un agguerrito Ronald Reagan per gli Stati Uniti, e un ormai malato e irascibile Leonid Brezhnev, iniziarono un braccio di ferro nell'attesa di dover attaccare militarmente. A mediare però la situazione ci penserà il primo ministro svedese Thorbjörn Fälldin, che era più preparato all'allevamento di pecore piuttosto che ad una guerra di portata mondiale.


Sebbene ve l'abbia raccontata in modo molto storiografico, Whiskey on the Rocks ha tutt'altro tono: pur riconoscendo e non venendo meno nel raccontare la tesa situazione politica dell'epoca e i rapporti complicato fra le parti, i creatori della serie hanno deciso di puntare sulla satira.
Questo perché le circostanze che in quei giorni si susseguirono furono altrettanto sopra le righe. Infatti ad esempio non fu mai chiaro come mai il sottomarino si incaglio nelle coste della Svezia, e l'ipotesi dell'ubriachezza dell'equipaggio venne seriamente vagliata. Allo stesso modo l'esercito svedese, che fino ad allora aveva comunque mantenuto una discreta neutralità, non era pronto ad occuparsi di una occasione simile. Lo stesso primo ministro Fälldin non parlava nemmeno inglese correttamente, non essendosi mai affacciato ad un panorama politico più ampio. 
Allo stesso tempo però non si dimentica di raccontarci l'intreccio politico, le strategie, i complotti fra le nazioni.


Whiskey on the Rocks riesce secondo me a fare satira di tutti i personaggi coinvolti, facendone delle caricature ma in linea con quelle che erano le loro caratteristiche. Sicuramente è poi una produzione curata, che ricostruisce bene esteticamente l'epoca e che saggiamente demarca linguisticamente i suoi personaggi. Il doppiaggio in italiano ad esempio è solo per i personaggi che parlano svedese, mentre americani e russi sono stati sottotitolati per creare un leggero senso di disorientamento anche nello spettatore. D'altronde le difficoltà linguistica era una delle problematiche nei rapporti fra i tre stati e i loro capi di governo.
Le interpretazioni poi sono tutte particolarmente azzeccate, soprattutto quelle dei personaggi più noti come il Regan di Mark Noble, e il Brezhnev di Kęstutis Jakštas, perché come dicevo diventano caricature ma enfatizzando i lati più particolari delle persone realmente esistite, senza poi alzare i toni.

Quindi se cercate una serie storiografica diversa, che sappia intrattenere e informare, con una comicità sottile, allora date una chance a Whiskey on the Rocks. Inoltre è autoconclusiva, quindi non avrete finali aperti.


Shared Custody 
Prima stagione


Arrivata su Disney + il 24 gennaio, e suddivisa in 8 episodi da mezz'ora ciascuno circa, Custodia Repartida, questo il titolo originale, è una serie tv spagnola che parla di un argomento molto contemporaneo: l'affidamento congiunto. 

Lorena Lopez è Cris, una ingegnera molto presa dal lavoro e con diverse opportunità di far carriera, ed è sposata con Diego, interpretato da Ricard Farre, che invece pur discendendo da una famiglia di avvocati, non ha avuto la stessa aspirazione, barcamenandosi in lavori freelance online. I due sembrano una coppia solida, ma un giorno decidono di separarsi a seguito di un accumularsi di incomprensioni e litigi. Tutto sarebbe pacifico se non fosse che devono gestire l'affidamento della loro figlia Chloe di 5 anni.


Pur essendo lontana dalla mia quotidianità, Shared Custody mi è sembrata una serie tv piacevole, di compagnia, divertente e a tratti anche in grado di far riflettere. L'intento è quello di raccontare sicuramente la gestione dell'affidamento in caso di separazione o divorzio, ma anche la fine di una relazione, che sembra essere stata un tempo molto forte. 

Cris e Diego fanno infatti fatica ad uscire dalle vecchie abitudini di coppia, si avvicinano e allontanano, finiscono per frequentare gli stessi amici e si ritrovano in luoghi che un tempo significavano molto, ed adesso tutto questo diventa un problema. Ovviamente non posso dirvi come decidono di affrontare il loro rapporto, ma è sicuramente divertente vederli in mille peripezie per far quadrare la propria vita e il proprio ruolo di genitori.
Senza contare poi che ci sono di mezzo anche le famiglie di entrambi, fra chi si era affezionato al partner del figlio, e chi invece festeggia la separazione.


Ho trovato interessante che Shared Custody volesse raccontare uno spaccato realistico e attuale, con una serie di situazioni empatizzabili, dove i ruoli sono leggermente invertiti rispetto al passato, sia nell'ambito genitoriale che in quello lavorativo. Non abbiamo però a che fare con una serie tv particolarmente originale, che riesce a trovare quel guizzo o quella unicità che la possa rendere imperdibile.

Sono soprattutto qualche momento esagerato e alcune rappresentazioni un po' stereotipate, soprattutto nella caratterizzazione dei genitori di Cris e Diego, gli elementi negativi di Custodia Repartida. Tuttavia un buon equilibrio fra comicità e tensione, buoni attori che danno quel senso di quotidiano e realismo, una certa dinamicità delle situazioni, rendono la serie gradevole e sono certo che molti si ritroveranno anche solo in parte nei panni dei due protagonisti.
Il finale di questa prima stagione, per quanto segua un arco conclusivo, lascia uno spiraglio aperto per altri episodi, ed è arrivata la conferma per una seconda stagione. 



I miei Prodotti Corpo Promossi e Profumati dell'ultimo periodo (e costano meno di 5 €)

Ogni tanto mi ritrovo a radunare tutti i prodotti corpo economici che sto usando, e ritenendoli più o meno tutti validi allo stesso modo, ne faccio un'unica infornata qui sul blog per parlane. L'ultima volta è stata ad Agosto, ma cambiando la stagione, cambiano gusti ed esigenze, almeno nel mio caso.


Questa è stata una delle routine più collaudate dell'ultimo periodo, ed ho incluso anche prodotti profumosi che spero vi possano incuriosire. 


Alverde Docciaschiuma Time to Relax
alla lavanda


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.59
🏋 250ml
🗺 Germania
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 Natrue, Vegan

Pur non essendo un fan sfegatato dell'aroma alla lavanda (per intenderci non mi ci comprerei una eau de toilette pura) ma apprezzandone il potere rilassante, ho voluto dare una chance a questo Doccia Schiuma Alverde ed è stata una scommessa vinta.
È un gel doccia dalla consistenza fluida che crea una bella schiumetta durante la detersione, e che è arricchito con ingredienti idratanti molto semplici, come il succo di aloe, la glicerina ed un suo estere, il tocoferolo, che è anche antiossidante. Ovviamente Alverde ha anche inserito l'estratto di fiori di lavanda, che non solo aggiunge benefici aromaterapici al docciaschiuma Time To Relax, ma ha anche effetti lenitivi e antiinfiammatori.

Penso che questo sia il quinto doccia gel Alverde che provo e credo di poter dire ufficialmente che su di me hanno più o meno tutti la stessa reazione (con forse una piccola sbandata per quello all'Oliva Bio). Sono dei buoni prodotti economici che puliscono bene la pelle, che non seccano né irritano e che tutto sommato aiutano a mantenere una buona elasticità della cute. Non sono sicuramente i prodotti più idratanti o restituenti che abbia mai provato, anzi è bene associarli ad una crema corpo, anche leggera, ma per il resto, nell'uso continuato non mi ha dato fastidio né mi ha costretto magari ad alternarlo ad altro.

Se vi aspettate da questo Doccia schiuma Time to Relax una forte profumazione di lavanda, allora devo deludervi: il mio naso la percepisce in modo delicato durante la doccia, contribuendo sicuramente a dare una piacevole sensazione di benessere e rilassatezza. È infatti una fragranza che non mi ricorda quelle note sintetiche dei profumatori per auto per intenderci. Tuttavia una volta sciacquato, questo aroma non mi pare permanga (purtroppo o per fortuna, fate voi) sulla pelle. 
Alverde secondo me produce gel doccia alidi, che puntano molto al rapporto col prezzo e che possono accontentare un po' tutti i tipi di pelle (salvo particolari necessità). 


Biolis Nature Collection Crema Corpo Fluida Fico di Pantelleria


INFO BOX
🔎 Tigotà    
💸 €4.99
🏋 500ml
🗺 Italia 
⏳ 12 Mesi
🔬Yes Vegan

Ho provato tanti prodotti di Biolis ma non mi ero mai soffermato su questa gamma "Collection" che in realtà ha davvero più di qualcosa di interessante. A colpirmi subito è stato il pack, che alla fine è un adesivo, ma che sicuramente fa bella figura anche esposto in bagno. Per iniziare, completamente a caso, ho voluto provare la crema corpo Fico di Pantelleria, e dico a caso perché non ci sono indicazioni sul tipo di pelle per cui è indicata. Però leggendo l'INCI mi è sembrato potesse reggere bene in questo periodo in cui la mia pelle è un po' più secca, e non mi sbagliavo del tutto.

Al suo interno infatti troviamo emollienti, come il burro di karitè, ed alcuni oli vegetali come quello di cocco, di oliva, di argan, quello di nocciolo, che è anche antiossidante. Non manca ovviamente l'estratto derivato dai fiori del fico d’India, in questo caso di Pantelleria, che grazie ai polifenoli che contiene è antiossidante, ma anche idratante e lenitivo.

Questa crema corpo Biolis Nature viene definita fluida, ma secondo me la sua consistenza è proprio quella di una crema: per intenderci, appena prelevata, pur non essendo densa come un burro, è soda, non scorre via come eventualmente una lozione fluida appunto. Anzi appena la si stende, presenta una leggera patina bianca e l'assorbimento è rapido ma non così veloce come si possa pensare.
Ha poi un buonissimo profumo, fruttato ma non troppo estivo o tropicale, che permane per qualche ora sulla pelle. A questa crema corpo Biolis Nature Collection associo proprietà idratanti ed elasticizzanti che la rendono adatta a pelli da normali a leggermente disidratate. Non è un prodotto atto a soddisfare, sempre secondo me, pelli molto secche o eventualmente screpolate, ma sicuramente aiuta a ristabilire un livello di comfort ottimale dopo la doccia, lasciandomi la pelle morbida e liscia.

Nel lungo periodo ho notato due cose: se da un lato questa crema corpo mi ha aiutato a mantenere la cute in buono stato, dall'altro mi sono reso conto che dopo circa 20 ore dall'applicazione, la mia pelle inizia un po' a sentire l'esigenza di essere reidratata, specie su aree più secche come le gambe.
È questo l'unico limite che riesco a trovarle, e che credo me l'avrebbe fatta preferire in un periodo dell'anno più mite. Anzi, visto che è perfettamente in PAO, sicuramente terminerò questa crema corpo Fico di Pantelleria più avanti con l'arrivo della primavera.


Conad Essentiae LAB Crema Piedi Ripara  10% Urea + Oli Essenziali di Lavanda e Salvia

conad essentiae lab recensione

INFO BOX
🔎 Conad  
💸 €4.49
🏋 100ml
🗺 Italia
⏳ 12 Mesi
🔬//
Lo so che è poco glamour, ma non posso tacere su questa crema piedi che ho scovato da Conad e di cui non si parla credo abbastanza. In generale non ho letto molto della linea Essentiae Lab, che credo Conad abbia lanciato alla fine dello scorso anno, riformulando la sua vecchia linea di prodotti per la cura del corpo, del viso e dei capelli. Adesso la gamma ha un minimo di 80% di ingredienti di origine naturale, che si uniscono a sostanze scientificamente comprovati, come acido ialuronico, ceramidi e acido salicilico. 
Proprio quel 10% di Urea sulla confezione mi ha fatto soffermare su questa crema piedi Conad, perché credo sia uno degli attivi migliori per agire su quest'area, visto che da un lato idrata e ripara la pelle, dall'altro ha un effetto delicatamente esfoliante quando inizia ad essere utilizzato a concentrazioni più elevate.


In verità tutta la formulazione di questa crema piedi Essentiae Lab mi è sembrata ben studiata: a sostanze nutrienti e idratanti comuni, come glicerina, burro di karité e olio di mandorle dolci, si uniscono componenti perfette per lo scopo del prodotto. Ci sono ad esempio il gluconolactone e il lattato di sodio, entrambi noti per essere sia umettanti che cheratolitici, quindi leggermente esfolianti. Anche l'acido lattico mi sembra in una posizione nell'INCI che lo rende efficace e gli oli essenziali di salvia e di lavanda danno un aroma balsamico, oltre che agire come agenti purificanti.
Il tutto è contenuto in una crema dalla consistenza media, facile da stendere e che nel giro di un minuto si assorbe bene senza risultare untuosa, anche se mi capita di fare una sorta di impacco con questa crema, applicandone una quantità più generosa per poi mettere dei calzettoni di cotone.

La crema piedi Ripara Conad è secondo me molto efficace perché nutre la pelle, la lascia morbida e appunto va ad ammorbidire e levigare tutte quelle aree più ruvide, rendendole meno fastidiose. La combinazione degli oli essenziali danno anche una bella sensazione di freschezza e credo sia un prodotto perfetto da utilizzare dopo una esfoliazione meccanica, per una perfetta pedicure casalinga.
Voglio proprio provare altri prodotti Essentiae Lab.



Balea MEN Deodorante spray uomo Golden Intense


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.29
🏋 150ml
🗺 Germania
⏳ Scadenza sulla confezione
🔬 //

Nel mio ultimo ordine dal sito DM è finito nel mio carrello anche questo deodorante Balea Men, alla ricerca di un prodotto senza antitraspiranti per la vita di tutti i giorni, alternando ormai da anni, queste due tipologie di attivi. 
Il Deodorante Golden Intense è infatti a base di Triethyl Citrate, un antibatterico che enzimaticamente agisce sugli odori, e altre sostanze come gli oli essenziali di buccia d’arancia amara e di cedro della Virginia, che oltre a profumare hanno naturali proprietà antibatteriche.
La sua funzione è comunque duplice: oltre che da deodorante per ascelle, può essere usato sul corpo anche per profumare. È una fragranza che un po' ricorda One Million di Paco Rabanne, con una nota speziata ma non troppo pungente, irrobustita da note legnose e rinfrescata da una vena vagamente agrumata ed ambrata.


Una profumazione che a me sa un po' di classico, ma che nel caso del Deodorante Balea, risulta gradevole perché non troppo intensa o persistente. Anzi è perfetta per chi non vuole un profumo troppo penetrante, carina da sentire sul corpo e che appunto risulta maschile ma non troppo invadente. Certamente se contate di usare Golden Intense come un sostituto di una eau de parfum, sappiate che non resiste per più di un paio di ore sulla pelle, quindi non abbiate troppe aspettative in questo senso. Come deodorante invece, quindi per una funzione più igienica che cosmetica, funziona bene su di me, come appunto tutti i prodotti con triethyl citrate, che a mio avviso sono adatti per chi ha una sudorazione medio-bassa.

Io stesso lo prediligo per un uso quotidiano, quando so che posso gestire la situazione, o non mi serve una durata che superi le 6/8 ore circa. Con le alte temperature e in situazioni più movimentate punto ad un antitraspirante, ma questo l'ho già detto tante volte.
Golden Intense di Balea comunque è un prodotto promosso, perché non macchia i vestiti, non mi irrita e fa ciò che mi aspetto da un deodorante di questo tipo. Ho visto che c'è anche un'altra fragranza, la proverò. 


Compagnia delle Indie Eau De Parfum 21 
Arancia e Cuoio 


INFO BOX
🔎 Amazon, Splendidi e Splendenti, Grande Distribuzione
💸 €5.99
🏋 75ml
🗺 Italia 
⏳ 36 Mesi
🔬 Nickel Tested


Chi ha qualche anno in più come me ricorderà in tv la pubblicità di questa azienda Made in Italy chiamata Compagnia delle Indie, agli inizi degli anni '00. Col tempo credo fosse sparita per poi tornare, ormai quasi due anni fa, con una nuova gamma di profumi e prodotti da bagno, declinata in 4 diverse linee e quindi fragranze.
Io ho scelto la Eau de Parfum 21 Arancia e Cuoio, che così non dice nulla, ma invece è stata una bella scoperta. Intanto il pack: scatola esterna è bellissima, a discapito di un flacone forse un po' minimale, carino da esporre ma che meriterebbe una etichetta o una stampa un po' più leggibile. 
Delle quattro linee Compagnia delle Indie ho scelto la 21 perché mi sembrava più unisex, ma anche più vicina ai miei gusti specie in questo periodo.
Sul sito viene indicata come piramide olfattiva 

  • note di testa: Arancia, Bergamotto, Pepe Nero, Note marine
  • note di cuore: Labdano, Tuberosa
  • note di Fondo: Cuoio, Pino, Ambra 
Io sento indubbiamente, alla prima erogazione, le note più fresche, sia quelle agrumate, soprattutto arancia, che appunto quelle di pepe, ma che subito raggiunte sia da quelle di cuore, che ingentiliscono la fragranza nell'insieme, sia da quelle di fondo. Il mio naso distingue il cuoio, sento un aroma legnoso ma non strettamente di pino, e avverto anche l'ambra che addolcisce un po' questa parte della fragranza. 


Nell'insieme l'Eau de Parfum 21 Arancia e Cuoio mi piace perché è calda, avvolgente, che trova la giusta leggerezza nell'agrume (che non sa però di sintetico) e nella tuberosa, e non ha invece la pesantezza del profumo cuoiato o legnoso maschile, che magari vuol essere a tutti i costi deciso. Grazie alla rotondità di ambra e labdano, mi da proprio quel senso di comfort che mi piace sentire sugli indumenti invernali.
Una bella miscela di note, equilibrate, perfette sia per il giorno che per la sera (salvo occasioni più formali ed eleganti) secondo me, ma più indicate per stagioni dal clima mite o freddo appunto, meno per l'estate, anche se poi è una mera questione di gusti. Così come è secondo me indossabile anche da donne che apprezzano fragranze meno banali per il loro genere. 

Appena spruzzata l'Eau de Parfum 21 Arancia e Cuoio ha sicuramente una buona intensità, che dura per circa un paio di ore per poi scemare ed essere percepibile più che altro su pelle e indumenti. Non aspettatevi quindi scie particolarmente lunghe.
Su Fragrantica questo profumo Compagnia delle Indie viene paragonato (di nuovo) a One Million, ed ho provato a paragonarli avendone un campioncino e secondo me non ci azzecca del tutto. Paco Rabanne ha infatti quel sentore deciso maschile classico a cui facevo riferimento sopra, mentre l'Eau de Parfum 21 mantiene sia una certa versatilità che una maggiore leggerezza.
Sono molto curioso sia di provare gli altri prodotti corpo (nella confezione c'era anche un campione del Doccia Schiuma) sia le altre fragranze Compagnia delle Indie.
Qui intanto trovate la recensione della fragranza 13 Orchidea e Legni di cedro.



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