Il Signore delle Formiche è un film da vedere (nonostante tutto)

Era parecchio tempo che non mettevo piede al cinema, ma ormai avrete capito che questa estate si è condita di vecchie e nuove buone abitudini. 
Per riprendere proprio quella del cinema abbiamo scelto Il Signore delle Formiche, in concorso al Festival di Venezia, che racconta una storia vera quanto mai attuale.

Genere: drammatico, storico, biografico
Durata: 130 minuti
Regia: Gianni Amelio
Uscita in Italia: 8 Settembre 2022 (Cinema)
Paese di produzione: Italia

Mirmecologo, drammaturgo, scrittore, partigiano, poeta e filosofo, sono queste alcune delle qualifiche di Aldo Braibanti, che non verrà elogiato per le sue doti intellettuali, ma passò alle cronache di fine anni '60 per essere stato accusato di plagio nei confronti del giovane Ettore (nella realtà Giovanni Sanfratello). I due infatti si erano conosciuti in Emilia Romagna nel laboratorio culturale di Braibanti, ma quando quell'interesse per l'arte, la letteratura e le formiche diventerà altro, decideranno di scappare a Roma per poter vivere liberamente il loro rapporto e stare lontano dalle dicerie di un paesello piacentino.
Tuttavia Aldo ed Ettore non troveranno mai la felicità, perché quando i genitori rinchiuderanno il ragazzo in una clinica di conversione dell'orientamento sessuale, e denunceranno Braibanti, quel sogno si infrangerà e diventerà un incubo.

Gianni Amelio racconta la storia di Aldo ed Ettore attraverso due fasce temporali ben distinte, ma ne dà un ampio respiro inserendoci all'interno un significato più ampio. Non si tratta infatti solo di denunciare un caso legale e di un processo sbagliato ed ingiusto, visto che più di dieci anni più tardi il reato di plagio verrà ritenuto incostituzionale, ma racconta l'Italia di ieri e di oggi. L'immagine che ne esce è infatti un paese retrogrado, lento, legato alla fede religiosa in modo bigotto, dove ci si preoccupava più di un eloquio garbato e "pulito" che della veridicità dei fatti. Un'Italia che si trascina ancora l'ombra del fascismo, dove l'omosessualità non viene contemplata perché semplicemente non può esistere.

Il Signore delle Formiche non è però un film storico o politico, perché racconta una realtà che esula dal periodo storico in cui si svolge, e sebbene vengano più e più volte ovviamente nominati partiti,  movimenti e pensieri politici, ci mostra secondo me più un substrato sociale ottusamente ancorato al passato che ancora oggi appartiene ad una parte della popolazione.
Un immobilismo culturale che non ha partito politico né epoca.
Gli stessi Aldo ed Ettore sono sì, dei personaggi realmente esistiti ma anche delle figure metaforiche che rappresentano le vittime di una società e di un apparato legale non funzionante, soggetti da mettere a tacere o condannare in quanto diversi rispetto ad un credo comune. Due personaggi che purtroppo potremmo collocare anche ai giorni nostri, dove ancora si cerca un colpevole senza che vi siano colpe.

È un film da vedere perché racconta una storia italiana da conoscere, capire ed assorbire, senza mai scadere nel pruriginoso, con una intensità crescente e con un'ottima recitazione.
L'Aldo Braibanti di Luigi Lo Cascio è una figura sfaccettata, particolare, con le sue luci e le sue ombre, un carattere non facile ma sempre con la dignità incredibile, probabilmente trasmessa dalla madre, di chi non vuole essere né martire né mostro ma solo essere accettato in quanto essere umano. 
Leonardo Maltese nei panni di Ettore è credibile, intenso, dolce, ma non infantile o sciocco. Elio Germano è invece un giornalista dell'Unità, uno dei pochi che sostiene Braibanti e che ci dà qualche risata amara.


Il "nonostante tutto" del mio titolo è dato da alcuni aspetti, sicuramente secondari, che non mi fanno considerare Il signore delle formiche un film dall'impatto cinematografico (quindi indifferentemente dal messaggio che vuole trasmettere) così unico. È infatti una pellicola dal taglio abbastanza classico, senza guizzi particolari che un occhio non tecnico come il mio potesse notare. 
La prima parte inoltre mi è sembrata un po' troppo impostata, sia nel modo in cui vengono esposti i dialoghi, sia nella regia con questi costanti primi piani. Ci si scioglie di più nella seconda parte, quando aumenta anche il ritmo.
Mi è mancata inoltre una panoramica più ampia dell'opinione pubblica, sia in negativo che in positivo, visto che Braibanti pare avesse il sostegno di importanti personaggi dell'epoca come Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, ed Elsa Morante.

Non credevo che sarebbe stata una recensione così seria quando ho iniziato a parlare de Il Signore delle Formiche, ma mi è venuto spontaneo dare il giusto peso al messaggio quasi educativo che viene trasmesso. Non è però il senso di pesantezza quello che ho avuto uscendo dal cinema, ma più una sensazione di tristezza per chi non ha potuto e non può vivere ancora oggi le mie stesse libertà.




La mia hair care routine con OnYOU Officina Naturae

È stata presentata al Sana, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, di quest'anno, ma grazie a Officina Naturae ho potuto provare in anteprima onYOU, la loro nuova linea capelli.
Ancora una volta Officina Naturae ha creato delle formulazioni semplici ma pensate per diverse tipologie ed esigenze di capelli. OnYOU è infatti una gamma di 14 diversi prodotti, ecocertificata, gli shampoo non contengono solfati, e tutti i flaconi sono di plastica riciclata post consumo o di alluminio che possono essere riutilizzati.
OnYou è composta da

  • Shampoo, balsamo e maschera ad azione nutriente per capelli secchi o con doppie punte
  • Shampoo, balsamo e maschera per capelli lisci da disciplinare,
  • Shampoo, balsamo e maschera districante per capelli ricci
  • Shampoo per lavaggi frequenti
  • Shampoo per capelli con forfora
  • Shampoo per capelli grassi
  • Maschera e balsamo per capelli normali e sottili

Ovviamente tutte queste referenze sono combinabili fra loro in base alle esigenze, io per i miei capelli secchi, tendenti al crespo e non facilissimi per loro natura, nonostante siano corti, ho potuto provare tutta la linea Officina Naturae dedicata.

Officina Naturae onYOU Shampoo per capelli secchi e doppie punte


Iniziamo ovviamente con lo shampoo per capelli secchi, che in questo caso è un gel fluido, caratterizzato da un profumo buonissimo, che al mio naso è dolce e fresco allo stesso tempo. Sul sito Officina Naturae è indicato come fruttato e fiorito, ma il mio naso non identifica strettamente queste due fragranze.
Lo Shampoo capelli secchi è arricchito con ingredienti idratanti come eritritolo, che è uno zucchero, e proteine delle mandorle e del grano, che hanno anche una azione condizionante sui capelli. Olio di nocciolo di albicocca bio si aggiunge all'INCI per rendere la formulazione più nutriente. 

Per via della sua consistenza fluida ma anche per la sua performance, ho usato questo shampoo Officina Naturae quasi sempre puro e non diluito, e credo che anche così renda bene la sua efficacia.
Lo shampoo per capelli secchi è infatti delicato ma pulisce bene: su di me ad esempio, che ho un cuoio capelluto poco sebaceo, crea una leggera schiuma al primo passaggio, mentre con ne serve un secondo per ottenere una schiuma più consistente e perfezionare il lavaggio. 


Il suo potere detergente è secondo me perfetto per appunto capelli secchi, e anche se avete il cuoio capelluto sensibile, visto che non mi ha creato irritazioni e secchezza. Mi è anche capitato di usarlo più frequentemente, per via di un paio di giorni al mare, e non mi ha dato problemi. Con lo shampoo per capelli secchi riesco comunque a rispettare i miei due canonici lavaggi settimanali, perché non si sporcano prima.

Secondo me inoltre se avete i capelli corti e abbastanza facili da gestire, già da solo può bastare, perché ha davvero un leggero potere condizionante. Infatti con questo nuovo shampoo Officina Naturae i capelli mi restano abbastanza morbidi, e non annodati o secchi. In generale non toglie corpo e volume ai capelli, credo anche per via delle proteine.
Un altro elemento che rende ulteriormente promosso questo shampoo onYOU è il risciacquo abbastanza rapido. 

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Officina Naturae onYOU Balsamo per capelli secchi e doppie punte


Il secondo step della mia hair care routine è il balsamo capelli che credo possa accontentare molti di voi. È uno di quei conditioner che fa un po' di resistenza ad uscire dal flacone, perché ha una consistenza cremosa un po' più soda, ma non si fatica poi a distribuirlo in maniera omogenea sulla capigliatura. Il profumo è davvero fantastico, io ci sento quelle note di monoi che Officina Naturae suggerisce nella descrizione, una profumazione coccolosa e avvolgente, che sui miei capelli non resta a lungo ma credo si percepisca di più su capelli lunghi.

La formulazione vede attivi idratanti come glicerina, eritritolo ed estratto di tamarindo che ha anche una funziona antiossidante. In più Officina Naturae ha aggiunto olio di ricino, che oltre a nutrire i capelli, li va a rinforzare, io stesso infatti per anni l'ho usato su ciglia e sopracciglia per stimolarne la crescita. 


Avendo un cuoio capelluto a tendenza secca, ho potuto sempre applicare questo balsamo onYOU anche sulla cute, sfruttando così meglio le proprietà degli attivi all'interno. Ma questo modo d'uso non va ad appesantirmi o a sporcarmi i capelli in anticipo, e non richiede una quantità assurda di acqua per essere rimosso. Mi è capitato di usare questo balsamo, come lo shampoo, più giorni consecutivi e non ho notato problemi di alcun tipo.

Questo balsamo Officina Naturae è infatti in grado di districare istantaneamente, ed ammorbidire tanto i capelli, ma senza afflosciarli o appunto ungerli, nonostante questa consistenza più cremosa. Dopo l'uso ho notato capelli facili da pettinare e mettere in piega, ma anche voluminosi, un po' più lucidi e leggeri. Credo che anche capelli normali possano usare questo balsamo onYOU alternandolo magari a prodotti meno nutrienti.

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Officina Naturae onYOU Maschera per capelli secchi nutriente


La maschera per capelli secchi è il prodotto che ho preferito di questa linea ed era esattamente ciò di cui avevano bisogno i miei capelli in questo periodo. Oltre alla profumazione paradisiaca, che è uguale a quella del balsamo, troviamo una serie di ingredienti che sono azzeccati per i capelli: si parte da oli di cocco e semi di lino, oltre a quello di ricino, c'è anche burro di cacao e una miscela di estratti botanici che danno un effetto idratante, anti ossidante, lenitivo e rinforzante per i capelli. Il tutto è racchiuso in una consistenza densa, ma facile da prelevare essendo in barattolo, e abbastanza semplice da distribuire fra la chioma. 


La maschera OnYOU per capelli secchi, va utilizzata su capelli umidi, dopo lo shampoo, e lasciata in posa per almeno una decina di minuti come indica Officina Naturae. L'azienda appunto suggerisce di alternarla ogni uno o due shampoo al balsamo, per avere un extra di nutrimento.
Come con il balsamo, non mi limito ad applicare  solo alle lunghezze ma volutamente stendo questa maschera fino alle radici del capello così da beneficiare delle sostanze attive della formulazione. Essendo così corposa, in questo caso serve un po' di accortezza nel risciacquarla, ma non lascia residui e non appesantisce i capelli.


Devo specificare che si tratta sicuramente di un trattamento per capelli davvero secchi, pagliosi, spenti, che magari hanno subito decolorazioni o sono danneggiati, e magari vengono spesso e volentieri maltrattati dallo styling. Su di me questa maschera Officina Naturae rende i capelli molto più morbidi, setosi, parecchio leggeri e per nulla appesantiti. Anche con questo prodotto non ho sentito l'esigenza di aumentare la frequenza dei lavaggi, perché non me lo sporca.

Non è semplice per i miei capelli, ma questa maschera onYOU aiuta anche a renderli più lucidi, oltre che facili da tenere in ordine.
L'unica perplessità che ho è che il barattolo possa essere piccolo per chi ha capelli molto lunghi e molto densi, perché è una maschera corposa ma va applicata nelle giuste quantità. Per il resto credo sia davvero un ottimo prodotto.

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Avete provato queste novità di Officina Naturae? Se vi incuriosisce qualcosa potete usare il codice sconto PIERONYOU10, valido su tutto fino al 30 settembre ed utilizzabile anche in concomitanza ad altri sconti. Non è affiliato, quindi è tutto per voi.




Queer As Folk, la recensione del nuovo reboot

Per molti Queer as Folk, la famosa serie creata da Russell T. Davies agli inizi degli anni 2000, è un cult nel settore LGBTQ+, uno di quei telefilm che non puoi non conoscere, specie in relazione all'impatto sociale che avevano all'epoca certe tematiche, la cui rappresentazione in televisione era quasi assente. Io ricordo che la vidi con parecchia curiosità, ammetto anche un po' pruriginosa, ma presto l'interesse si sgonfiò sia per la versione americana che per quella britannica: mi sentivo poco rappresentato dai personaggi e che le vicende mi sembravano poco stimolanti e troppo incentrate sul sesso.

Quando però ho sentito parlare di un reboot di Queer As Folk ho pensato che potesse essere l'occasione giusta visto che nel tempo ho apprezzato altri lavori di Davies, come It's a Sin e la prima stagione di A Very English Scandal

Disponibile su StarzPlay, canale che trovate su Amazon Prime Video e su Apple Tv+, la nuova versione di Queer As Folk prende le mosse dalle precedenti stagioni ma si rinnova su più fronti presentando nuovi personaggi e contesti attuali. L'ispirazione di partenza deriva da un fatto realmente accaduto ovvero la sparatoria al Pulse Nightclub nel 2016, ad Orlando, e dal trauma che deriva da un evento del genere. Qui ci troviamo al Babylon, e scopriamo le vite di Brodie, un ragazzo tornato in città dopo aver lasciato medicina, Ruth, una donna transgender che sta per avere un figlio con la loro (perché usa il pronome they/their) partner Shar, e conosciamo anche Mingus, un diciasettenne con il sogno di diventare una drag queen. 


Questi, ed altri personaggi, si troveranno ad affrontare il dramma causato dalla sparatoria, che ha lasciato dietro vittime e traumi, ma anche i propri personali problemi legati alla sfera affettiva, in un ventaglio di persone e personalità che tenta di essere quanto più inclusivo possibile.
È questo forse uno dei punti di forza di Queer As Folk 2022, visto che è davvero ampiamente queer, e prova a toccare argomenti e tematiche a volte non semplici da raccontare ma al tempo stesso importanti.
Colpisce indubbiamente la dualità fra cui oscillano alcuni dei personaggi, che da un lato si mostrano quasi come dei paladini della comunità LGBTQ+, ma dall'altro hanno mire egoistiche e puramente personali.

C'è poi Ryan O'Connell che nei panni di Julian, il fratello di Brodie, ci apre una porta su cosa significhi essere disabile e omosessuale, un po' come aveva fatto in Special, mostrandone anche alcune ombre, seppur credo che la sua visione sia poco verosimile. È più interessante la parentesi di Mariv (Eric Graise).
Questo ampio range di personaggi corrisponde indubbiamente ad un altrettanto ampio campo di temi come la genitorialità, il superamento di un lutto, l'accettazione di sé, i rapporti amichevoli e familiari.
Il problema però è che tutto viene sviluppato poco, perché questa nuova versione di Queer As Folk ha una sceneggiatura davvero povera e con delle linee narrative che non riescono ad avere una esplosione così coinvolgente. Infatti per buona parte dei primi episodi mi sembrava che si rimestasse sempre sulle stesse situazioni senza saper creare degli sviluppi, al punto che mi sono proprio annoiato.

Fortunatamente da oltre metà della prima stagione si aggiungono nuovi tasselli alla storia, ma arrivano secondo me troppo tardi per poter ribaltare del tutto la narrazione.
Inoltre, nel corso delle puntate, il trauma della sparatoria sembra un argomento da far lampeggiare selettivamente qui e lì più che qualcosa che ha davvero coinvolto i personaggi. 
Purtroppo ancora una volta secondo me si gira troppo attorno all'apparenza, alle feste, al sesso più o meno incontrollato, allo "sballo" e meno a creare una storia solida e realistica, che riesca a fornire davvero una rappresentazione dell'omosessualità e della queerness più ampia e non la stessa macchietta che viene venduta ormai da decenni.


A reggere la bandiera dello scarso approfondimento e della superficialità c'è Brodie, quello che dovrebbe il personaggio principale, che si trascina portandosi dietro un tormento, un malessere quasi adolescenziale che non nasce da una situazione specifica, o per lo meno non ci viene spiegata ma che sicuramente ha origine prima della sparatoria. Peccato però che parliamo di un ragazzo alla soglia dei trent'anni.
Lui viene volutamente scritto per essere antipatico, ma senza darci una panoramica del suo vissuto.
La scena che più mi ha colpito è stata proprio la discussione che si tiene nel settimo episodio fra Brodie appunto e suo fratello Julien, dove entrambi si accusano a vicenda, in breve, di avere una vita più facile dell'altro. Anche qui, invece che scavare a fondo in queste tematiche familiari, è tutto un oscillare fra chi ha fatto sesso con chi e chi è più attraente dei due.

Non se la passano meglio le altre storyline, come quella fra Ruth e Shar: una parabola buttata alle ortiche, con risvolti forzati e anche imbarazzanti.
Spiace per Kim Catrall il cui personaggio ha secondo me molto potenziale anche nel suo cambiamento, ma finisce per avere una deriva quasi bizzarra per come viene narrata.
Questo nuovo reboot di Queer as Folk non riesce a slegare i personaggi dalle loro vicende sessuali, ma soprattutto, nonostante ogni fascia della comunità meriti rappresentazione, e la serie si pone con una impostazione corale, non riesce a mettere in luce personaggi più empatizzabili, realistici, umani, approfonditi e sfaccettati come le storie che vorrebbero raccontare.
Non mi stupisce insomma che la serie non avrà una seconda stagione. 



Maschere viso Luvos: questa volta sono perplesso 🤔

L'anno scorso vi ho parlato di Luvos Heilerde, una azienda storica tedesca che usa una particolare argilla chiamata Loess, che pare abbia effetti curativi per la pelle, ma più in generale ha un potere sebo assorbente e lenitivo.


Ho voluto provare, un po' per completezza un po' per curiosità, altre tre maschere viso di questo brand, ma questa volta l'entusiasmo ha stentato a decollare, anzi ci sono stati diversi aspetti che mi hanno lasciato perplesso. Sono tutte maschere viso in crema, che vanno applicate su pelle pulita per 10 o 15 minuti. Su tutte le bustine, Luvos indica che sono adatte per due applicazioni, ma secondo me vanno bene anche per tre o quattro utilizzi. 


Luvos Anti-aging Mask
Maschera viso cremosa anti età

Ha più una azione preventiva che curativa questa maschera viso Luvos, visto che contiene principalmente elementi protettivi, antiossidanti, come l'olio di semi d'uva, olio di semi di lupino ricco di acidi grassi, e questo estratto di una microalga che pare avere una azione rigenerante delle cellule. Oltre al loess, ha però anche una parte nutriente data dall'olio di jojoba, di germe di grano e di semi di girasole. Il tutto è racchiuso in una consistenza parecchio soda, come tutte queste maschere Luvos, da cui però emerge questo sentore di alcol che ammetto può dar fastidio. Onestamente non ricordo che nelle altre maschere di questa azienda fosse così forte.

Con la stessa onestà devo dirvi che con l'Anti-aging Mask non è proprio scattato questo amore assurdo. L'utilizzo è facile, e nonostante la posa più lunga di quanto indicato dall'azienda, non si secca terribilmente sul viso e non va ad inaridire la pelle. Dall'altro lato però ho fatto fatica ad identificare i reali benefici sul mio viso. Posso sicuramente dirvi che dona una leggera idratazione, sicuramente non sufficiente per pelli secche, disidratate o durante l'inverno, e anche io, seppur l'abbia usata in un periodo caldo, ho sempre associato una routine praticamente completa.
Non ho notato un miglioramento della consistenza della pelle, non mi è sembrata più tonica o distesa nemmeno in maniera temporanea. Però ammetto che ho riscontrato una vaga azione lenitiva in questa maschera Luvos che non me la fa considerare perfettamente inutile. 

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Luvos Soft Peeling Mask

La maschera Luvos che più mi ha lasciato perplesso è questa Soft Peeling perché qualcosa non mi quadrava e ho fatto qualche ricerca. Nella sua composizione, oltre all'argilla curativa ottenuta dal loess, all'olio di jojoba e nocciolo di pesca, non riuscivo a scorgere una sostanza esfoliante. È vero che c'è l'estratto di salice, che è un po' la versione naturale dell'acido salicilico, ma a quanto so non ha la stessa efficacia. 
Inoltre ogni volta che ho usato questa maschera Luvos notavo la pelle più morbida e idratata, sicuramente elastica, e in generale un po' più omogenea e liscia, ma le zone più problematiche, con pellicine, come i lati del naso nel mio caso, non avevano un miglioramento così evidente.


Nelle mie ricerche ho scoperto che Luvos deve aver aggiornato la formulazione, forse rendendosi conto che questa risultava troppo delicata, ed ha aggiunto la polvere di nocciolo di albicocca che possa fare una esfoliazione fisica più incisiva. La mia versione della Soft Peeling Mask assolve la sua funzione se ad esempio avete una pelle sensibile e poco problematica, ma non è una delle mie maschere viso preferite.
Ne consegue che non riesce, almeno con questo INCI, a raggiungere al suo scopo su di me e anche con un uso costante non ho visto grandi benefici. 
Inoltre anche la Soft Peeling Mask ha un forte sentore di alcool appena la si applica. L'uso non è affatto sgradevole, visto che pur essendo pastosa e argillosa, non si secca sul viso tirando o essiccando, ma non è un prodotto che riacquisterei. 

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Luvos Moisturizing Mask
Maschera cremosa idratante 

Non ho riscontrato estreme differenze fra questa maschera idratante Luvos e la versione Anti Aging, sebbene ovviamente le formulazioni non siano identiche. La Moisturizing Mask contiene sempre olio di jojoba, a cui si aggiunge quello di mandorle dolci. Anche in questo caso la consistenza è cremosa e spessa, e non serve un naso particolarmente delicato per percepire la presenza di alcol.


La sua efficacia mi ha ricordato davvero molto la versione anti età Luvos, perché idrata leggermente, ma non così profondamente come ci si aspetterebbe da una maschera che ha questa funzione come suo primo scopo. Io non ho mai potuto fare a meno di associarla ad altri prodotti idratanti, quindi immagino che possa andare bene per pelli grasse che cercano un prodotto riequilibrante, ma non per pelli secche  e molto secche. Anche con la Moisturizing Mask non ho notato grossi benefici sull'aspetto estetico della pelle, né sulla sua consistenza.
Credo che in questa fascia di prezzo ci siano prodotti ben più validi e performanti.

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Speravo che queste maschere viso Luvos potessero essere delle belle chicche economiche, ma su di me non sono state così valide. Ma sicuramente nelle mie riserve ci saranno altri prodotti degni di nota. 










Film Netflix: cosa vedere e cosa evitare!

Non sapete cosa vedere su Netflix? Ve lo dico io, o meglio, vi dico la mia e magari mi dite anche la vostra. Ve lo devo però preannunciare: nessun titolo è particolarmente esaltante, un po' perché avevo bisogno di storie un po' più liete, un po' perché non mi pare ci siano state uscite così esaltanti per cui stracciarsi le vesti.


Linee parallele (2022)



Titolo originale: Look Both Ways
Genere: commediadrammatico
Durata: 110 minuti
Regia: Wanuri Kahiu
Uscita in Italia: 17 Agosto 2022 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Sono davvero basse le velleità di Linee Parallele, il nuovo film con Lili Reinhart, che già dal titolo rivela le sue intenzioni. È infatti il classico film basato sulle sliding door: cosa sarebbe successo se Natalie, appena terminato il college, non fosse rimasta incinta del suo migliore amico? E cosa invece sarebbe accaduto alla carriera di Natalie se il test di gravidanza fosse stato negativo, ed avrebbe potuto proseguire il suo sogno di fare l'animatrice di cartoni animati? È questo a ciò a cui assistiamo in questo nuovo film Netflix, ma c'è anche altro.

Infatti la vita di Natalie in Linee Parallele diventa un po' la metafora dell'esistenza di tantissime donne, spesso costrette a scegliere fra privato e lavoro, fra maternità e carriera, e non sempre è facile far coincidere tutte queste parti della vita. Ma non c'è un moralismo di fondo, non c'è una strada giusta o sbagliata da seguire, perché ogni percorso mostra i suoi aspetti più belli, ma anche le sue criticità. 
L'unica strada per le Natalie che conosciamo, al fine di trovare la quadra, è quella di seguire i propri sogni e fare, in qualunque caso, ciò che realmente sente. 


L'aspetto positivo in questo quadro che può sembrare melenso e poco originale, è che Linee Parallele non dà un giudizio o una soluzione su quale strada sia meglio percorrere, non c'è una morale che espande la sua ombra sopra ogni passo della protagonista, ma l'obbiettivo è solo di raccontare. 
Dall'altro lato però Look Both Ways abbraccia a pieno il genere commedia o comunque di dramedy, non dando mai troppo spazio a momenti drammatici o complicati, e dandoci un finale quanto più roseo possibile. Tutti i problemi di Natalie passano come lo sfogliare delle pagine di un libro con la conseguenza che, nonostante non sia un film da evitare, lascia ben poco su cui riflettere.


La stagione dei matrimoni (2022)


Titolo originale: Wedding Season 
Genere: commedia
Durata: 97 minuti
Regia: Tom Dey
Uscita in Italia: 4 Agosto 2022 (Netflix)
Paese di produzione: Canada

Asha è bella e determinata ma mette a dura prova i genitori di origine indiana che la vorrebbero sposata con un buon partito piuttosto che presa dal lavoro. Così la madre la iscrive ad una app di incontri il cui risultato sarà conoscere Ravi, un giovane che sembra avere un po' gli stessi problemi di Asha.
Nonostante fra Ravi ed Asha non sia scattata la scintilla al primo sguardo, per poter sopravvivere alle insistenze dei genitori e alla stagione dei matrimoni, decidono di allearsi. Ma da cosa nascerà cosa, e la vicinanza fra i due farà crescere l'interesse e l'affiatamento, anche se questo comporterà il complicarsi della situazione.


Mentre guardavo La stagione dei matrimoni aspettavo un appiglio, un aggancio che me lo facesse apprezzare e che mi portasse a dire che non stavo solo perdendo tempo, ma purtroppo questa svolta non c'è stata. Si tratta infatti di un film estremamente prevedibile, banale e con una originalità pari a zero, sia nel contesto del genere, e quindi di questi film che strizzano l'occhio a Bollywood, sia per il cinema in genere.
Il paragone che mi è venuto in mente è quello con Never Have I Ever, dove si gioca sempre con gli stereotipi della cultura indiana, ma vengono usati in modo davvero divertente e intelligente; in questo film invece manca proprio lo sforzo di portare sullo schermo qualcosa di diverso.


Purtroppo il rapporto fra Asha e Ravi segue una parabola vetusta, e che ho trovato anche poco carina quando si scopre che lui non è proprio uno spiantato ma un dj di fama internazionale, con un bel gruzzolo da parte. Come a dire che se fosse stato un morto di fame era da condannare, ma con la grana si ragiona meglio.
La stagione dei matrimoni resta innocuo, non fa danni, ha qualche trovata simpatica, e la fattura risulta gradevole, ma lì finiscono le qualità di questo film Netflix, che non annoia ma non è in grado di intrattenere o di farsi ricordare in qualche modo. A meno che non apprezziate la sensazione di comfort, di certezza che danno questi film, direi che Wedding Season è da lasciar stare perché ci sono modi più stimolanti di impiegare il tempo. 
Se stavate invece cercando la nuova serie di Disney +, la recensione è qui.




Love in the Villa - Innamorarsi a Verona (2022)


Titolo originale: Love in the Villa
Genere: commedia
Durata: 114 minuti
Regia: Mark Steven Johnson
Uscita in Italia: 1 Settembre 2022 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti D'America

È diventato uno dei film più visti di recente su Netflix Italia, ma purtroppo Love in the Villa soffre di tutti i difetti che ho trovato in La stagione dei matrimoni, e forse qualcuno in più.
Verona fa da sfondo allo sfortunato incontro fra Juliet, una insegnante follemente innamorata di Romeo e Giulietta, e Charlie, di origine inglese ed esperto di vino. I due infatti, per colpa di uno strambo errore, si troveranno a condividere la stessa "villa" a pochi passi proprio dal famoso balcone di Giulietta, ma non sarà affatto una convivenza facile. Inutile proseguire però a raccontarvi la trama, perché tutto è come sembra e come potete immaginarvi.


Se da un lato Kat Graham ormai si è data a queste commedie romantiche (vedi questo film di Natale), non mi aspettavo che Tom Hopper, fresco del successo di The Umbrella Academy, si svendesse per un film così banale, ma anche non propriamente fatto bene. Infatti, come potete immaginare, Verona viene sfruttata come occasione per sciorinare una sequela di cliché tipici dell'ottica straniera sulla cultura italiana, e così è tutto un pizza, mandolini, piloti spericolati, abbracci e baci a caso, fino ai cannoli, per non farci mancare nulla anche se incoerentemente con le tradizioni venete.
Ma se si gratta sotto questa superfice non particolarmente ricercata, non resta nulla.


Per buona parte di Love in the Villa non ho potuto fare a meno di pensare che ciò che accade nella storia sia immorale e illegale, e questo comporta che i siparietti fra i protagonisti non risultino simpatici, ma solo assurdi.
La prevedibilità della storia inoltre scioglie qualunque alchimia fra gli attori, che sembrano bamboline le quali sanno già la loro sorte, e si limitano ad attendere che arrivi il loro momento. Tra l'altro, oltre ad uno scarso approfondimento su Juliet e Charlie, questi sembrano schizofrenici: in particolare la ragazza che passa dall'essere estremamente fredda e calcolatrice a dolce e romantica da una scena all'altra. Non voglio poi infierire sui brutti outfit di Kat Graham.
Love in the Villa si salva solo per i bei scorci di Verona, e anche per la simpatica presenza di Emilio Solfrizzi. Per il resto è anch'esso un comfort film di cui si può fare volentieri a meno. 



Questa estate volevo profumare di Tiarè... ci sarò riuscito?

Non so da dove provenisse questa fissazione, ma per diverse settimane questa estate avevo in mente un pallino fisso: volevo profumare di tiarè. Volevo una profumazione fresca, floreale, dal sapore esotico che mi avvolgesse come una nuvola. Diverse aziende fanno prodotti a base questa fragranza (anche se in effetti non sono tantissime), ma ho scelto di provare quelli di Bottega Verde che ha una intera gamma per il corpo e anche con un profumatore per ambienti. 

Piccola nota Super Quark: il tiarè è il fiore della gardenia tahitensis, una pianta tipica delle isole polinesiane e diversa dalla nostra gardenia, conosciuta soprattutto per un altro prodotto ovvero il Monoi di Tahiti, ricavato dalla macerazione di questi fiori nell'olio di cocco, e soprattutto noto per la sua profumazione caratteristica.
Per essere subito chiari, devo specificare che i tre prodotti Bottega Verde che ho provato non hanno profumazioni assolute a base di tiarè, ma è più un accordo di note di varie fragranze, fra cui spicca questo aroma.


Bottega Verde Tiarè Bagnodoccia
Con Monoi di Tahiti


La mia routine al tiarè per il corpo inizia con questo bagnodoccia, che avevo acquistato spinto dalla buona impressione che mi aveva dato la versione alla menta sempre di Bottega Verde, ma ci sono delle differenze a mio avviso. 
Il bagnodoccia al tiarè ha una bella consistenza che sembra quasi un incrocio fra una crema e un gel, dalla texture leggermente perlata che lo rende bello da vedere e anche carino da regalare. È un bagnodoccia abbastanza schiumogeno, crea proprio una mousse soda e che non si smonta facilmente, specie se come me adoperate una spugna.

Non ho molto da dirvi sulla formulazione perché è essenziale a livello di attivi: si nota la glicerina per idratare, la combo di coco glucoside e gliceril oleato che dovrebbero avere una azione emolliente e ingentilire i tensioattivi, e ovviamente l'estratto di gardenia tahitiensis.

La profumazione di questo bagnoschiuma Bottega Verde è proprio uguale agli altri prodotti della linea Tiarè, ha effettivamente delle note esotiche ed è abbastanza intensa, al punto che durante la doccia avvolge un po' tutta la stanza. La persistenza non è estrema, ma sicuramente la pelle resta piacevolmente e delicatamente profumata. 

È stata una esperienza sicuramente positiva quella che ho avuto col bagnodoccia Tiarè, perché deterge bene il corpo e lascia la pelle morbida, molto liscia ed elastica. Su di me non è il doccia gel più delicato in assoluto, perché qui Bottega Verde ha inserito nell'INCI anche la cocamide, un tensioattivo che la mia pelle non sopporta molto bene. Questo non significa che il Bagnodoccia Tiarè mi abbia creato irritazioni o fastidio sulla pelle, ma che appunto ho trovato al versione alla menta più delicata per me. In generale è un prodotto che consiglio a pelli normali e solo leggermente secche.
Il bagnodoccia Bottega Verde è poi facile da sciacquare, quindi perfetto anche per le frequenti e veloci docce estive. 
Nel tempo proverò sicuramente altri doccia schiuma di questa azienda perché le profumazioni sono invitanti e le formulazioni non sono affatto male. 

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🔎 Sito dell'azienda, negozi monomarca
💸  €2.99
🏋 400 ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
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Bottega Verde Tiarè Essenza d'acqua
Rinfrescante Corpo

Per questa estate non volevo una ulteriore crema corpo che non avrei poi utilizzato con tanta costanza per via del caldo, ma ho optato per una body mist, che avrei potuto applicare anche di giorno. Questa Essenza D'Acqua Tiarè non ha una particolare formulazione né fa grosse premesse per quanto riguarda il suo potere effettivo sulla pelle: è indicata giusto per rinfrescare la cute, e per lasciare una fragranza esotica, leggera e sensuale. 
Le sue note olfattive vedono in testa 
il latte di cocco, lo zenzero e il cedro; le note di corpo sono più floreali, composte da rosa, gardenia e ovviamente fiore di Tiarè mentre sul fondo ci sono vaniglia, legno di Cashmere e fava tonka.

In effetti l'essenza d'acqua Bottega Verde è praticamente un profumo per il corpo più leggero rispetto anche ad una eau de toilette, che non significa che sia inefficace o sgradevole, anzi l'ho usata proprio volentieri. Dà infatti subito una piacevole sensazione di freschezza, e credo sia anche lievemente idratante, o comunque aiuta ad togliere quella eventuale sensazione di pelle che tira dopo la doccia.


Non può sostituire una vera e propria crema corpo, se state pensando a questa malsana idea, specie nel lungo periodo. Io stesso a volte l'ho utilizzata con questo gel idratante per il corpo, e insieme fanno una bella combo.

L'erogatore dell'essenza d'acqua Bottega Verde ha un getto molto sottile e ampio, quindi accentua quella sensazione di freschezza, ed è una body mist che non appiccica, ma che si assorbe in fretta e ci si può rivestire senza problemi.
La profumazione dell'essenza di acqua mi piace, è indubbiamente fresca, frizzante a primo impatto per via delle note di testa, ma con una nuance più calda e avvolgente. Devo però sottolineare delle differenze rispetto all'eau de toilette che vi spiego più giù.
L'essenza d'acqua Tiarè ha anche una buona intensità e permanenza sulla pelle, sebbene l'impatto iniziale svanisce rapidamente essendo comunque una body mist.

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🔎 Sito dell'azienda, negozi monomarca
💸  €6.99
🏋 100 ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
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Bottega Verde Tiarè Eau de Toilette



Secondo me il prodotto di punta della linea al Tiarè Bottega Verde, infatti è stata questa Eau de toilette a spingermi ad acquistare anche gli altri prodotti per avere una panoramica completa. Devo però ammettere che non è diventata il mio profumo preferito e che non è esattamente come me l'aspettavo, sebbene l'abbia utilizzata volentieri. Prima di darmi dell'incoerente, fatemi spiegare.
La piramide olfattiva dell'eau de toilette Tiarè segue quanto vi dicevo per l'essenza d'acqua: abbiamo il latte di cocco, lo zenzero e il cedro come note di testa, rosa, gardenia e fiore di Tiarè come note di corpo e vaniglia, legno di cashmere e fava tonka come fondo.

Da questa eau de toilette Bottega Verde mi aspettavo una profumazione che ricordasse l'estate, le passeggiate al mare, che fosse soave, esotica, che mi trasportasse verso un paradiso caraibico, ma non è il profumo che mi dà proprio queste sensazioni.


È vero che la parte principale della profumazione è fresca: appena si spruzza si sentono quelle note di testa vagamente agrumate e pungenti dello zenzero e del cedro, stemperate però dal latte di cocco, che al mio naso non è nettamente distinguibile, ma sicuramente addolcisce queste note.
Il passaggio alle note di corpo, quindi tutti gli accenti florali, su di me è davvero appena accennato e "rapido", specie se lo applico sulla pelle, perché emerge subito l'accordo di fondo caldo e dolce di vaniglia e fava tonka. Non dico che non percepisco la presenza del tiarè, ma al mio naso è un aroma che vaga fra troppi altri aromi, senza emergere.


Va meglio se spruzzo questa eau de toilette Bottega Verde sui vestiti, dove sento maggiormente le note floreali, ma come dicevo non è la fragranza che mi aspettavo, e più in generale non sono riuscito a trovarle una collocazione perché non mi convince per il giorno ma nemmeno per la sera e mi sembra estiva ma non così tanto. Ho stranamente preferito l'essenza d'acqua perché, pur avendo lo stesso profumo, sento di più le note fresche, ed avendo una intensità minore è più "perdonabile" e gestibile.
L'eau de toilette non è sgradevole ovviamente, o non mi sarei nemmeno preoccupato di sprecare così tante parole, ed ha diversi punti di forza, come la sua intensità, la sua proiezione e la sua permanenza anche sui tessuti. Tutti aspetti che mi hanno stupito e che mi hanno convinto a provare più avanti altri profumi Bottega Verde.


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🔎 Sito dell'azienda, negozi monomarca
💸  €11.99
🏋 50 ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
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Qual è la vostra fragranza dell'estate? E soprattutto quali prodotti Bottega Verde dovrei mettere alla prova?



Altre serie tv promosse...ma senza lode!

Le varie piattaforme di streaming iniziavano ad avere troppi titoli che desideravo recuperare o che pensavo potessero farmi compagnia nei momenti di noia, e pian piano sto spuntando tutte le caselline. 


Uncoupled 
Prima Stagione 


Darren Star, papà di Emily in Paris e And Just Like That..., firma una nuova serie che segue un po' lo stile dei suoi lavori precedenti, ma che vede come protagonista Michael, un agente immobiliare di quarant'anni che improvvisamente si ritrova single dopo 17 anni di relazione con Colin. Si aprirà così una nuova parentesi di vita per Michael, che dovrà destreggiarsi fra il dolore per la rottura, ma anche nuove relazioni e clienti esigenti.


Se vi appassiona il filone delle dramedy romantiche, scanzonate, leggere, con un tocco glamour e contemporanee, che non hanno poi un particolare spessore, Uncoupled è perfetta per voi, perché ha quella gradevolezza che la rende anche adatta all'estate. 
Neil Patrick Harris è credibile nei panni di Michael, e anche gli altri personaggi riescono ad avere una loro parentesi più o meno approfondita, che non sfocia in una coralità, ma sicuramente rende la serie più dinamica. Uncoupled infatti parla sì di amore, e in particolare nell'ambito LGBTQ+, ma anche di amicizia e famiglia. 
Fortunatamente inoltre mancano alcuni dei cliché che si trovano nelle serie tv che hanno omosessuali come protagonisti, e questo aiuta a rinfrescare la visione.


Dall'altro lato però non ho trovato alcun spunto particolarmente originale: la vita di Michael segue infatti la tipica parabola già vista quando si parla di rapporti sentimentali, come la sofferenza per la rottura, il dubbio che possa esserci un'altra persona nella vita del partner, e poi c'è tutta la solita tiritera sugli incontri tramite app e sul sesso con più o meno estranei. Nulla di nuovo sotto al sole se avete anche solo visto poche serie tv, e per quanto sia importante avere dei prodotti "commerciali" che possano essere più inclusivi, non è una di quelle serie tv che riesce a colpire in qualche modo.


I dialoghi infatti non risultano così comici, mentre i momenti di drammaticità non vi faranno sicuramente struggere in un pianto senza fine. 
Ma se posso chiudere un occhio sulla carente originalità, mi è spiaciuto che il protagonista di Uncoupled non abbia avuto una crescita costante da un episodio all'altro, ma solo alla fine arriva ad una sorta di illuminazione sul suo comportamento e sulle sue relazioni con gli altri.
La serie è stata ufficialmente cancellata da Netflix e ma era stata salvata da Showtime con la promessa di una seconda stagione, ma pare che anche questa ultima emittente abbia cassato l'idea di proseguire con le storie di Michael abbandonando il progetto. 


Never Have I Ever - Non Ho mai
Terza stagione

Resta godibile ma secondo me inizia ad avvertire i primi segni di cedimento Never Have I Ever, che con la terza stagione conferma molte caratteristiche che avevo scovato nella prima e nella seconda stagione, ma come è inevitabile, ha perso un po' di freschezza.
Ritroviamo infatti Devi sempre alle prese con la sua relazione con Paxton, ma quando le sue insicurezze su se stessa e sulla loro storia si metteranno di mezzo, le cose fra i due inizieranno a vacillare. Nel frattempo anche le sue amiche Eleanor e Fabiola sono alle prese con nuovi e vecchi rapporti da gestire, ma non manca anche uno sguardo al futuro visto che il tempo al liceo sta finendo. 


Contestualizzandola nel suo genere e nel suo stile, Never Have I Ever resta una serie tv carina e che ho seguito volentieri. Permangono infatti molti dei punti di forza come l'ironia ma anche l'umanità di Devi, e l'empatia che suscita a seguire le sue disavventure. 
Un cambiamento che ho notato è che i dialoghi sono forse più sboccati rispetto alle scorse stagioni, come a voler sottolineare l'inevitabile crescita dei protagonisti.
Il problema di "Non Ho Mai..." è che gira troppo intorno agli stessi argomenti e alle stesse dinamiche: il tentativo di inserire nuovi personaggi si rivela un diversivo fiacco, dal sapore di aleatorio e poco duraturo.

Non ho notato, anche rispetto alla seconda stagione, il tentativo di inserire, seppur in maniera superficiale, argomenti un po' più profondi. È vero che anche in Never Have I Ever non manca il suo tocco di inclusività e tematiche LGBTQ+, ma tutto il focus di questa terza stagione è concentrato sui rapporti dei protagonisti.
Qui potete leggere la mia recensione della quarta ed ultima stagione di Non Ho Mai...


Only Murders In The Building
Seconda stagione


Avevo definito una occasione sprecata la prima stagione di Only Murders in the building, perché nonostante ne riconoscessi l'eleganza e la buona idea, lo sviluppo non mi aveva convinto. 
Ho trovato invece più coinvolgente questa seconda stagione seppur non sia perfetta e non supera del tutto i difetti dei primi episodi.
La serie tv su Star Original con Selena Gomez riprende proprio dal finale aperto che avevamo visto con la passata stagione, e adesso tocca scoprire chi ha ucciso Bunny, la presidentessa del consiglio di amministrazione dell'Arconia, perché Charles, Oliver, e soprattutto Mabel sono fra i primi sospettati.
Al vaglio delle indagini dei tre podcaster passeranno ovviamente tutti coloro sono stati vicini alla burbera signora, ma non sarà semplice scoprire l'assassino.


Stranamente questa seconda stagione di Only Murders in The Building mi ha conquistato di più della prima sotto diversi aspetti: in primis ho trovato l'intreccio crime un po' più convincente, seppur si basi su un percorso abbastanza collaudato per il genere. È infatti un continuo twist narrativo che cresce fino a trovare la sua risoluzione e che rende secondo me la serie appassionante.
Non mancano ovviamente i momenti ironici, sebbene sia una tipologia di comicità che a me non fa ridere particolarmente perché spesso sopra le righe e nonsense. Non so come ci si possa scompisciare dal ridere ad esempio quando uno dei protagonisti minaccia l'antagonista con l'interno del pomodoro.


Ci sono anche dei momenti più seri che però non spengono la brillantezza di Only Murders in The Building, che mantiene quella eleganza e quella pulizia della messa in scena. Sono anche più sfumati, meno marcati (in senso positivo) i personaggi. Penso soprattutto a Mabel che esce da quel costante mood di musona scostante, ma anche Charles e Oliver riescono ad avere il loro sviluppo sul versante più personale. 
C'è però sempre qualcosa che non mi fa innamorare alla follia di Only Murders in The Building e  capisco come mai qui da noi non se ne parli molto da noi in Italia. 
Qui ho parlato della terza stagione della serie. 



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