Rinnovi promossi, e le serie tv che hanno rovinato!

Si torna a parlare di serie tv su questi lidi, soprattutto di rinnovi e stagioni successive alla prima, se vogliamo trovare un comune denominatore a questi titoli (anche se basta dirvi che le ho tutte terminate di recente). Come sempre i miei commentini non possono che tenere conto del bello e del brutto di ognuna di esse. Cosa avrò promosso? Qual è invece la serie tv che hanno rovinato?


The Flight Attendant - L'assistente di volo
Seconda stagione

Esattamente l'anno scorso ci siamo affezionati alla poco affidabile ma sicuramente molto simpatica Cassie Bowden, che suo malgrado, da semplice assistente di volo, si è ritrovata invischiata in un omicidio difficile da risolvere. In questa seconda stagione de The Flight Attendant la ritroviamo in una veste nuova, ovvero come collaboratrice esterna della CIA. Cassie dovrebbe semplicemente attenersi agli ordini dei suoi superiori, ma non potrà resistere al suo istinto, finendo in un altro, difficile, caso da risolvere.
Dall'altra parte la nostra assistente di volo deve sempre lavorare sul suo privato, e soprattutto sul suo problema di alcolismo, e questa innata capacità di auto sabotarsi e mentire a se stessa.

The Flight Attendant 2 mi è piaciuta parecchio, riuscendo a mantenere sotto tanti punti di vista le qualità della prima stagione, soprattutto quella di rendere la serie piacevole nel suo insieme, e creare la giusta dose di curiosità per arrivare fino alla fine tutto d'un fiato. Il segreto è la commistione di momenti più tensivi a quelli più leggeri e un intreccio narrativo ben studiato.
Forse i colpi di scena di questi nuovi episodi sono un po' più prevedibili, ma non per questo meno apprezzabili e comunque in grado di rendere avvincente la serie. 
Inoltre abbiamo anche un risvolto più introspettivo, e scopriamo qualche dettaglio in più sul passato e sulla famiglia di Cassie che ci fanno capire parte dei suoi traumi e del suo vissuto.


Secondo me più che mai in questa seconda stagione si coglie più potentemente la metafora di queste stanze mentali in cui Cassie incontra le altre se stessa, e in cui viene spesso e volentieri ingabbiata da alcuni suoi atteggiamenti dannosi e masochisti. 
Sicuramente è lei la protagonista assoluta di questa stagione, e Kaley Cuoco ci dà ancora una volta un'ottima interpretazione di un personaggio imperfetto ma umano, a cui si finisce per voler bene e soprattutto in grado di maturare attraverso i suoi sbagli.


Ma anche gli altri protagonisti hanno il loro spazio, seppur sicuramente più ridotto, e mi è piaciuto anche molto il cameo di Sharon Stone, in uno dei momenti più intensi e drammatici di The Flight Attendant
Purtroppo la stessa Kaley Cuoco, che è fra i produttori della serie, ha affermato che una terza stagione è alquanto improbabile ed infatti la conferma ufficiale della cancellazione è arrivata a gennaio 2024. E comunque non ce ne sarebbe stato bisogno perché il finale che ci hanno lasciato dà completezza alla serie. Intanto gli otto episodi della seconda stagione de L'assistente di volo sono disponibili su Now e secondo me vale la pena recuperarla.


Love, Victor
Terza Stagione

L'ultimo capitolo di Love, Victor purtroppo non ha la mia approvazione ed è un peccato perché la seconda stagione mi aveva convinto anche più della prima
In questi nuovi episodi ritroviamo Victor e i suoi amici alle prese con nuove avventure personali e sentimentali. Infatti il protagonista, a seguito di una pausa forzata nel rapporto con Benji, avrà modo di scoprire un'altra parte della sua omosessualità e si darà altre chance, ma non sarà semplice dimenticare il primo amore, che in fondo, per gli adolescenti è il più importante.
Allo stesso modo ci sono delle novità per Felix, per Mia e il suo complicato rapporto con i genitori, ma soprattutto per Lake, che inizierà un nuovo percorso della sua vita.

Love, Victor 3 purtroppo non mi ha convinto, nonostante potesse avere dei buoni presupposti, ma a più livelli non ha funzionato. Ho trovato infatti poco convincente (per non dire noioso) rimestare nelle stesse dinamiche per quanto riguarda il rapporto fra Victor e Benji, ma questa è forse la punta di un iceberg ben più profondo.
Infatti, tutto quello che consegue dalla separazione dei due mi ha lasciato molto perplesso soprattutto nell'approccio superficiale con cui è stato raccontato. Mi è sembrato che i rapporti fra i personaggi, e di conseguenza i personaggi stessi, avessero dinamiche superficiali e spesso troppo rapide nei loro cambiamenti, depotenziando quelle caratteristiche che conoscevamo riguardo i protagonisti.  


È forse proprio Victor ad uscirne peggio: risulta infatti pedante nel voler far pace con Raihm, superficiale nel lanciarsi in una nuova relazione con il belloccio Nick (anche lui tratteggiato in modo molto marginale), ed immaturo sia nel lasciare quest'ultimo, che nel porsi verso un nuovo futuro.
Sarebbe stato interessante vederlo maturare soprattutto internamente, dopo aver abbracciato completamente la sua omosessualità, essere diventato più indipendente e pronto ad un futuro come protagonista della sua vita. Tuttavia gli sceneggiatori hanno preferito un finale zuccheroso un po' per tutti i personaggi, che potesse accontentare le fasce di pubblico più giovane.

Ho trovato inoltre forzato il cambiamento di Lake, sfruttata solo per mostrare l'omosessualità al femminile, e il suo approccio con la madre che è sempre stato abbastanza conflittuale. Nulla di che da dire su Mia e Andrew, che restano abbastanza collaterali e poco influenti ai fini della storia in generale. Non mi soffermo sui personaggi secondari i cui percorsi sono davvero estremamente volubili e superficiali.
In questa terza stagione di Love, Victor si è percepita secondo me la necessità di far in fretta, complice una chiusura anticipata e l'assenza di due episodi in più rispetto alle passate stagioni. Ma proprio per questo sarebbe stato più sensato focalizzarsi solo su Victor e darci un quadro completo e profondo almeno su di lui.

Anche l'interessante tentativo di inserire dei temi più maturi e attuali, come le conoscenze tramite app di incontro e le malattie sessualmente trasmissibili, mi è sembrato molto annacquato, ma questo forse dipende dal fatto che si tratta di una serie Disney + che ha sempre avuto un taglio leggero e ben distante da qualunque drammatizzazione. 
In sintesi credo abbiano davvero rovinato questo finale di Love, Victor, che poteva invece regalare al pubblico più giovane un bel messaggio di inclusività e maturità. 



Stranger Things 
Quarta Stagione
Volume 2

Non mi voglio soffermare troppo sul secondo volume di questa quarta stagione di Stranger Things anche perché gli ho già dedicato un intero post e soprattutto per non diventare pesante e ripetitivo. Tuttavia le impressioni che mi sono fatto con la prima parte si sono confermate con questi ultimi due episodi dalla durata estenuante. 
In sintesi mi è sembrato che i creatori abbiano cercato in ogni modo di mettere insieme una serie evento dai risvolti epici, ma non avendo una storia così forte e coerente che potesse reggere le lunghe tempistiche che si sono imposti. 


Di conseguenza è toccato sorbirci due episodi che durano quasi quattro ore, ma i cui avvenimenti potevano essere riassunti in molto meno tempo. Questo scontro finale (ma non troppo) con il temibilissimo Vecna infatti sembra andare a rallentatore senza particolari sussulti e senza che poi ci sia chissà quale vero combattimento fra il mostro e Undici, ma è tutto un chiacchierare, lanciarsi minacce reciproche e cincischiare perché bisogna coprire due ore di girato. 

Sicuramente questi due episodi conclusivi della quarta stagione danno maggiormente l'idea di passaggio verso quella che sarà la quinta e ultima stagione, ma proprio per questo forse andava asciugata e farci semplicemente da ponte verso il capitolo finale. 
Anche perché tutto quello che gira intorno Undici, Vecna, e mettiamoci anche Max, è comunque inutile e a tratti noioso. Infatti Max, Will e Jonathan servono solo da tramite per recuperare Eleven, ma giustamente hanno poco tempo sullo schermo perché hanno davvero poco da raccontare. A questo punto ho trovato quasi ossessivo e un escamotage continuare a sottolineare l'ormai palese omosessualità di Will, che fino ad adesso sembra abbia solo questo da raccontare.

Risibile e anche lì estremamente stiracchiata la parentesi russa di Hopper (di cui vorrei conoscere l'ortopedico per capire come faccia già a correre così), Joyce e Murray, che purtroppo erano davvero poco utili nel quadro più ampio di Stranger Things 4. La scena della spada poi era quanto di più evitabile ci potesse essere.
Mi è sembrato anche poco importante la parentesi di Eddie, la cui morte, sicuramente eroica, è una scelta personale ma che non ha poi un riflesso nella visione d'insieme. Lui è stato il personaggio duro ma sensibile, da sacrificare per aggiungere pathos dopo avercelo fatto apprezzare, mentre potevano toglierci di mezzo Argyle che ormai è simpatico come una chiave rotta dentro la serratura.

Anche in questo secondo volume, pur essendoci dei momenti ben costruiti, Stranger Things 4 si rivelato per me poco d'impatto e spesso annoiante, molto meno epico rispetto a quello che hanno voluto farci credere.
Non voglio parlare di una serie tv che hanno rovinato perché ha le sue qualità, anche solo riuscire a creare molto scalpore, ma per me questa è stata la stagione meno coinvolgente. 
Ho sentito che i fratelli Duffer avrebbero intenzione di ridurre la lunghezza degli episodi per la quinta stagione, e mi piace pensare che le mie lagne abbiano avuto un risultato. Inoltre ci dovrebbe essere un salto temporale da gestire, visto che l'avanzare di Vecna non sarà certamente messa in pausa. 

Dopo tre anni è arrivata la quinta ed ultima stagione di Stranger Things, ne parlo qui. 




Isntree Hyaluronic Acid Watery Sun Gel, la mia impopolare opinione!

La beauty community soprattutto straniera ha eletto lo Hyaluronic Acid Watery Sun Gel SPF 50+ di Isntree come uno dei migliori solari per il viso del 2022, e io volevo metterla alla prova proprio per capire se fosse così valido.

Isntree è una azienda coreana il cui nome unisce tre diverse parole, ovvero isola, natura e albero, per richiamare il concetto di un luogo incontaminato ricco di piante da cui estrarre attivi per i cosmetici. Non avevo ancora provato nulla di Isntree, ma la loro gamma è indubbiamente ampia e interessante, visto inserisce spesso e volentieri attivi che mi piacciono molto.
Tutto molto poetico, ma com'è questa Watery Sun Gel?
L'azienda ha aggiornato il packaging rispetto a quella che ho io e che vedete in foto, ma la formulazione di questo prodotto è rimasta invariata. Si tratta di una crema solare viso con SPF 50+ e un fattore di protezione dai raggi UVA di PA++++, che è il più alto valore, a base di filtri chimici.
L'INCI è arricchito con ben otto diverse forme di acido ialuronico, ma Isntree ha aggiunto anche niacinamide, ceramidi, centella asiatica e tocoferolo, perché l'intento è creare una protezione solare che sia anche idratante e riparativa per la pelle.

Lo Hyaluronic Acid Sun Gel ha una texture davvero favolosa, perché è una crema-gel molto piacevole da stendere sul viso, setosa, che ovviamente non fa scia bianca vista l'assenza di filtri minerali e che su di me si assorbe anche parecchio rapidamente. Non c'è una profumazione aggiunta in questo solare Isntree, ma si sente l'odore tipico di certi filtri solari. 
Ha davvero una sensazione di freschezza sulla pelle, aspetto che la renderebbe adatta all'estate, ma per me non lo è al 100%.
La leggerezza sul viso è un'altra bella caratteristica di questa Watery Sun Gel SPF50, è uno di quei solari che metti e ti puoi dimenticare, e in generale non ho riscontrato problemi con altra skincare, quindi è un prodotto facile da usare e perfetto per la vita di tutti i giorni. Non è specificata una particolare resistenza all'acqua e in effetti non ho notato difficoltà a rimuoversi. 

Il problema che rende la mia opinione forse impopolare è che questo solare Isntree non mi piace molto in estate. Non perché faccia sudare la pelle, o la irriti, o perché unga, anzi trovo che sia adatto, in termini di leggerezza e confortevolezza, a pelli miste ma anche secche, da giostrare ovviamente in base alla propria skincare. Non ho apprezzato però il finish lucido di questo Hyaluronic Acid Sun Gel, anche una volta asciutto sulla pelle, e pur non percependolo. È un glow che piace molto ai coreani, e che mi sta bene durante magari la stagione fredda, perché la mia pelle diventa più secca, e posso eventualmente gestire.

Tuttavia d'estate la mia pelle è già abbastanza lucida, e le alte temperature che sono arrivate da un pezzo, non aiutano sicuramente, motivo per cui non voglio qualcosa che possa incentivare questo effetto finale. Inoltre, nonostante riapplicarlo non comporta un appesantimento del viso, si va ad accentuare quella lucidità.
Ho ovviamente giocato un po' con questo prodotto Isntree, evitando magari di applicare la crema idratante prima di stenderlo, o usandolo da solo, ma il risultato è stato più o meno lo stesso e soprattutto non posso dire che da solo riesca a sopperire a tutta la mia skincare. Anzi, a volte ho sentito la pelle un po' tirante, come se mancasse di idratazione. 
Si comporta però abbastanza bene come base trucco, non ho notato infatti grosse interferenze, ma sicuramente devo associarlo a prodotti mattificanti, se è quello il finish a cui ambite. 
Lo Hyaluronic Acid Watery Sun Gel SPF 50+ di Isntree ha secondo me un'ottima performance come protezione solare, e credo in generale sia un buon prodotto visto che non mi ha dato fastidi o irritazioni, ma non così perfetto da diventare un mio must have. 

INFO BOX 
🔎  Yesstyle (sconto extra codice PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €20
🏋 50ml
🗺 Made in Corea
⏳  12 Mesi
🔬 //


Qui vi parlo del nuovo Hyaluronic Acid Airy Sun Stick SPF 50+ PA ++++ sempre di Isntree.



*alcuni link sono affiliati, usali se vuoi sostenere Pier(ef)fect e le mie recensioni 💖


Paparazzi Effect Lip Plumper di SkinLabo: funziona?

Lo ammetto: i volumizzanti labbra sono uno dei miei guilty pleasure e di tanto in tanto mi piace averne uno nel mio beauty. 
Le ragioni sono disparate e forse anche un po' strambe, ma non credo di esser da solo in questo (spero). Infatti mi piace la sensazione di freschezza e quel pizzicore che danno i prodotti rimpolpanti per le labbra, e ne sento la "necessità" perché le mie labbra spesso assumono un aspetto smorto con un colorito pallido poco carino. Inoltre, nonostante non abbia delle labbra estremamente sottili, ammetto che mi piacerebbe sentirle più toniche e voluminose. 
Per questo ho voluto mettere alla prova il Paparazzi Effect Lip Plumper di SkinLabo.


Dopo la buona esperienza con il loro siero rinforzante capelli, ho pensato che questo Lip Plumper potesse essere un prodotto particolare ma efficace. Si tratta a tutti gli effetti di un lucidalabbra, ma che ha una bella texture facile da stendere e che non risulta pesante o appiccicosa, anche per me che non indosso gloss tutti i giorni.

Il Paparazzi Lip Plumper ha un sentore vagamente vanigliato e sin da subito dona un pizzicore-calore più che una sensazione di freschezza, che perdura almeno un'oretta.
A dare questo effetto ci sono sostanze rubefacenti come il nicotinato di mentile, il vanillil butil etere e il menthone glycerin acetal che producono rispettivamente sensazioni di calore e freschezza, e quindi stimolano la microcircolazione. 

SkinLabo ha però anche aggiunto acido ialuronico per idratare, associato all'estratto di Portulaca Pilosa che pare aiuti la sintesi proprio di acido ialuronico, e per finire hanno sfruttato le potenzialità tonificanti e anti ossidanti dell'estratto di ginseng. Il tutto è racchiuso in una formulazione vegan, non testata sugli animali e nickel tested.
Credo che il Lip Plumper Skin Labo possa essere giudicato da due punti di vista che in parte si uniscono: il primo è il suo effetto come gloss, il secondo è invece la performance come volumizzante. 


Sul primo punto posso dire che il Paparazzi Lip Plumper dà un bell'effetto lucido abbastanza vinilico, che però non crea eccessivo spessore e risulta tutto sommato leggero sulle labbra. Già solo il suo effetto lucido contribuisce a far apparire la labbra più carnose visto che nasconde le tipiche linee sottili. Credo che come gloss abbia una buona durata, salvo che non si mangi o si bevi, cosa che sinceramente non suggerisco: a meno che non vogliate rendere speziato e piccante il vostro cibo, conviene attendere che passi il formicolio o rimuovere il gloss. 
Non posso dirvi come può interagire con un rossetto, se ne peggiora eventualmente la performance.
Ma andiamo al suo effetto volumizzante che non può che partire dalle mie labbra al naturale.

Fin da subito il Paparazzi Effect dà una sensazione di pizzicore, che io trovo tollerabile (è una questione indubbiamente soggettiva) ma ammetto che avrei preferito fosse una sensazione più fresca, non solo per un mio gusto personale, ma soprattutto adesso con le alte temperature. Già nel giro di pochi secondi il Lip Plumper dà alle mie labbra un colore più intenso e roseo, aspetto che apprezzo tantissimo e che ricerco principalmente da questo tipo di prodotti. 
Mi è piaciuto anche il fatto che non dia un "effetto clown": il lipgloss non trasborda andando magari a creare un aspetto sgradevole sul contorno labbra. Anzi sono io che, soprattutto sul labbro superiore vado leggermente oltre il bordo, così da cercare di far pigmentare (arrossare per meglio dire) il contorno per  bilanciare, anche solo otticamente, lo spessore delle due labbra. 
Questo è l'effetto dopo 10 minuti dall'applicazione e dopo un'ora.

La sensazione che percepisco è sicuramente quella di labbra più toniche, un po' più piene seppur non possa parlare di vero e proprio volume come se avessi fatto delle iniezioni di acido ialuronico. Inoltre l'azione rubefacente le rende più definite, e, una volta che rimuovo il volumizzante, la colorazione più accesa delle labbra perdura almeno un paio di ore, ma sicuramente se voglio mantenerlo oltre o accentuarlo devo riapplicare il gloss.

In definitiva secondo me il Paparazzi Lip Plumper, più che un volumizzante labbra dà un temporaneo effetto beautificante e rivitalizzante che mi piace molto e che raggiunge più o meno il risultato che desidero. Un extra non da poco è che ha una discreta azione idratante e dopo l'uso le labbra restano morbide.

INFO BOX
🔎 Sito Skinlabo, Amazon
💸 €14
🏋4 ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi 
🔬 //


Avete un volumizzante labbra preferito che dovrei provare?



 

Jennifer Lopez: Halftime, fra occasioni mancate e ipocrisia

Con curiosità mi sono approcciato al nuovo docu-film su Jennifer Lopez, visto che si tratta indubbiamente di una delle pop star americane più conosciute al mondo, e anche da noi in Italia. Credo che infatti abbia una fama trasversale, visto che fra generazioni più o meno recenti conoscono il suo nome e almeno parte della sua carriera.
Ma speravo che Jennifer Lopez: Halftime riuscisse a dare una visione ancora più profonda e sensibile della sua vita, ma purtroppo fallisce in questo intento.


Genere: biografico
Durata: 95 minuti
Regia: Amanda Micheli
Uscita in Italia: 14 Giugno 2022 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America 

Attrice, performer, cantante, e adesso pure paladina dei diritti delle donne latine e degli ispanici in genere: è questa la pluralità di ruoli che JLo cerca di far passare attraverso questo il nuovo documentario, ma il risultato è un auto incensarsi caotico e un po' schizofrenico.
Jennifer Lopez: Halftime infatti prosegue come sulle montagne russe, iniziando proprio dall'organizzazione per lo show durante il 54° Super Bowl del Febbraio 2020, per poi passare rapidamente alla sua infanzia, al rapporto burrascoso con la madre, ai primi ingaggi come ballerina che sembrano volerla incasellare solo in questo campo, e poi i primi successi. Si torna poi ancora una volta alla performance da creare in vista di uno degli spettacoli più visti al mondo, e si cerca a tutti i costi di inserire tematiche più sensibili, come l'immigrazione e l'accettazione di sé.



Nel suo insieme Jennifer Lopez: Halftime non mi è sembrato composto al meglio. Infatti tutte queste parti del documentario, che vanno e vengono, a volte sembrano scollegate e incomplete, forse nel tentativo di farci stare quanta più roba possibile e rendere il tutto una sorta di biografia dei primi 50 anni di Jennifer Lopez.
Allo stesso tempo avrei asciugato il minutaggio dedicato a mostrare il risultato dell'Halftime, perché la performance la possiamo recuperare in qualunque momento, mentre a noi interessano i retroscena. 
Non per mettere il dito nella piaga, ma avrei evitato anche il filtro sfocato di alcune inquadrature, per mettere a fuoco solo la protagonista, perché è davvero fastidioso.

Ma non è solo però una struttura generale un po' caotica, in questo continuo muoversi fra passato, presente e futuro senza quasi un percorso da seguire, a non funzionare del tutto, ma temo che anche il contenuto andasse rivisto, perché alcuni messaggi che vuole trasmettere risultano un po' strani e sempre rivolti all'esterno, ma mai con un senso di analisi, riflessione e autocritica. 

Jennifer Lopez è infatti da sempre un personaggio che vuole unire più talenti e ruoli, ma non viene mai messo in discussione all'interno del documentario il fatto che magari non è sempre possibile ambire al top in ogni singola categoria. Ed è secondo me una occasione mancata, visto che viviamo in una società in cui la sconfitta, anche parziale, viene demonizzata

Inoltre, tralasciando gossip più o meno verificabili, è a tutti noto che la carriera musicale di Jennifer Lopez non è iniziata nel modo più limpido, visto che più e più volte pare abbia sottratto brani e persino parti cantate ad altre artiste, quindi avrei cercato di soprassedere sulla visione della donna che si è fatta da sola ed ha fatto strada solo grazie al suo talento. 

E ancora, lamentare ad esempio il dover dividere il palco con Shakira, con la scusa che ai piani alti che controllano il Super Bowl ci sia ancora l'arcaica idea che "servano due donne latine per fare il lavoro di una persona bianca", mi è sembrato un atteggiamento ipocrita (e anche poco carino rispetto alla collega), visto che altri artisti hanno già condiviso il palco con altri cantanti in passato, ed accadrà in futuro sicuramente. 

Ma credo che le perplessità più profonde mi siano sopraggiunte per questo tentativo forzoso da parte di Jennifer Lopez di immergere gambe e braccia nella tematica politica e attuale, in maniera quasi esagerata, considerando che fino a ieri il suo intento era quello onorabilissimo, ma sicuramente più superficiale, di creare contenuti "mainstream" di intrattenimento di vario genere. 
Lei stessa infatti ammette candidamente di non essere mai stata interessata alla politica, ma arrivata a 50 anni, e vedendo l'America cambiare in peggio sotto ai suoi occhi, non ha potuto, a suo dire, tirarsi indietro. Un atteggiamento positivo e maturo, che però arriva in modo repentino e studiato, almeno da quanto si coglie da Jennifer Lopez: Halftime.

Il lato forse più genuino che emerge da questo documentario è forse la frustrazione nel non vedersi sempre riconosciuta il risultato dei suoi sforzi, ma pur riconoscendo l'indubbio, grande lavoro che l'artista svolge quotidianamente per portare avanti il suo brand, è chiaro che si parla di un personaggio affermato che non ha bisogno di ulteriori conferme esterne. 
Lo dimostra lo sciorinamento di guadagni e numeroni che inseriscono loro stessi alla fine di Jennifer Lopez: Halftime.

Le lacrime (non ne ho vista scorrere una ad essere sincero) per il mancato arrivo di un Golden Globe o di una candidatura agli Oscar, per quanto simboli di traguardi importanti, risultano un po' retoriche se fatte in un comodo albergo di lusso con trucco, capelli, e gioielli perfetti. E le trovo anche un po' contraddittorie, se poi l'intento della cantante è quello di influenzare ed ispirare le giovani ragazze e donne latine ad inseguire i loro sogni nonostante tutto e tutti, e "rendere nel suo piccolo il mondo un posto migliore". 

Sarebbe stato inoltre più interessante affiancare alla preparazione fisica per il Super Bowl, anche quella mentale e psicologica, considerando la parentesi sull'insistenza dei media sui suoi rapporti sentimentali e sul suo aspetto fisico. Ma, in questo continuo auto complimentarsi per l'impegno, non c'è spazio per qualcosa di più profondo. 
JLo tutto sommato mi suscita simpatia, credo sia una brava attrice, e credo che Jennifer Lopez: Halftime si guardi tutto sommato volentieri, vista la durata.
Ma, a parte questo, credo che il documentario non raggiunga il suo intento di spogliare Jennifer Lopez dal suo ruolo di imprenditrice e personaggio pubblico per restituirne una immagine più umana. 




Review Prodotti Corpo PH Bio Plus+

Non è proprio una novità, ma di tanto in tanto rifanno apparizione da Lidl i prodotti PH Bio Plus+ e solo con l'ultima uscita ho potuto acquistare qualcosa da mettere alla prova, a cominciare da due prodotti corpo.



PHBIO Plus+
affianca la linea tradizionale di PH Bio, di cui ho provato moltissimi prodotti, dal corpo all'igiene orale, ma non ci sono differenze abissali sia nelle categorie di referenze proposte, ad eccezione per alcuni cosmetici per il viso, sia per quanto riguarda alcune caratteristiche generali.
È sempre la THE DECK S.R.L a produrre questi brand, e anche i cosmetici PH Bio Plus non contengono ingredienti di origine animale, fragranze sintetiche, parabeni, paraffine, oli minerali, siliconi, ed altre componenti poco amate, visto che sono certificati da Natural Origin (Standard ECO-BAC Bioagricoop), Bio Eco Cosmesi AIAB e Vegan OK.
Non mi è chiaro insomma perché questa linea venga identificata come "Plus", ma ho sperato in performance magari migliori rispetto a quella originale, ed ho voluto provare questi due prodotti corpo. 


PH Bio Plus+ Bagnoschiuma Energizzante e Tonico
con olio essenziale di arancio dolce



PHBIO Plus presenta ben quattro diversi bagnoschiuma, ma ho scelto questo con olio essenziale di arancio non solo perché ne amo il profumo, ma perché mi sembrava adatto alla stagione calda: contiene infatti anche estratti di menta, eucalipto e lavanda, tutti con azione rinfrescante e purificante. Nell'INCI però troviamo anche aloe e glicerina per idratare.
Il Bagnoschiuma Energizzane e Tonico ha una consistenza in gel fluido, in cui appunto spicca una delicata profumazione agrumata. Usato con una spugna crea una bella schiuma soffice e che resiste durante il lavaggio. Non posso dire lo stesso della fragranza che purtroppo sparisce in fretta una volta che si esce dalla doccia.



Questo Bagnoschiuma PhBio Plus+ mi è piaciuto ma non l'ho trovato eccezionale: deterge abbastanza bene la pelle, è adatto alla detersione quotidiana di un po' tutta la famiglia, ma non lo trovo particolarmente delicato. Saltuariamente infatti ho avvertito qualche leggero e temporaneo pizzicore sul corpo, e credo che se abbiate una sensibilità da questo punto di vista, è meglio rivolgersi ad altro.
Su di me non ho riscontrato vere e proprie irritazioni o arrossamenti, e per questo do la mia approvazione al prodotto, ma ricordo che ad esempio il bagnoschiuma all'Achillea della linea PHBIO base non mi aveva dato alcun problema, e su di me era più dolce.
Il risciacquo è comunque abbastanza rapido, altro motivo per cui ho usato questo bagnoschiuma Energizzante con piacere, ma non me ne sono innamorato al punto da immaginare un futuro riacquisto.

INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 2.89
🏋 500ml
🗺 Made in Italia
⏳  6 Mesi
🔬 Bio Cosmesi AIAB, Vegan OK, Natural Origin 


PH Bio Plus+ Crema Corpo Nutriente
con oli essenziali di arancio dolce, limone ed estratti di mandorle, olivo e burro di karitè



Mi è piaciuta invece senza ombre di dubbi la crema corpo PhBio Plus, che ho trovato perfetta per il periodo e per la mia pelle. Ha una consistenza decisamente ferma, ma è molto facile da stendere sulla pelle e pur essendo a base di ingredienti naturali ed economica, non è una crema corpo che fa scia bianca. Su di me nel giro di un paio di minuti si assorbe senza residui.
La Crema Corpo Nutriente ha una fragranza molto carina, anche in questo caso delicata e con note agrumate, ma per poco riesce a permanere sulla pelle.



Quello che ho però apprezzato maggiormente del prodotto è la sua consistenza perché riesce a idratare e nutrire, ma senza ungere, ha proprio un bel tocco asciutto, che la mia pelle non risuda, specie adesso che è estate e fa decisamente caldo.
Certamente non è una crema super nutriente che posso suggerire a pelli aride e screpolate, che purtroppo devono spalmarsi di sostanze più corpose e occlusive. Dall'altro lato man mano che le temperature aumenteranno opterò per qualcosa dalla texture più leggera, ma questo è un discorso che affronteremo più avanti.
Se però come me durante la bella stagione non avete esigenze particolari, la crema corpo Nutriente PhBio Plus va più che bene nel lasciare la pelle morbida, elastica e abbastanza carezzevole fino alla doccia successiva.

INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 3.79
🏋 250ml
🗺 Made in Italia
⏳  6 Mesi
🔬 Bio Cosmesi AIAB, Vegan OK, Natural Origin 

C'è qualche prodotto di PhBio Plus che dovrei provare?
Ho purtroppo notato che l'azienda ha tolto l'ecommerce ufficiale, ed è un peccato perché era una piattaforma dove reperire almeno la linea base per chi ha Lidl lontano. 
Se state cercando informazioni sulla linea Vegetal di PhBio, potete fare un salto qui.




Stranger Things 4: cosa mi è piaciuto e cosa mi ha deluso...

L'attesissimo ritorno di Stranger Things è stato decisamente strano. Infatti fin da subito a fare discutere è stata la durata degli episodi che gli showrunners hanno dichiarato a pochi giorni dall'uscita di questa quarta stagione, il 27 maggio 2022.


Questa prima parte di Stranger Things 4 è stata infatti praticamente dopata visto che ognuno dei sette episodi pubblicati da Netflix fino ad ora, sfiora la durata di un film. Un aspetto che ha esaltato molto i fan più accaniti, che si sono ritrovati fin da subito con più materiale con cui sfamarsi.
Io invece, che non sono mai stato in questa folta schiera, ho storto un po' il naso ma ho deciso comunque di godermi questa nuova stagione, sperando che le cose andassero per il meglio, come in fondo era successo con la terza, e che avessero davvero molte cose da raccontarci.
Se però la visione dei nuovi episodi ha fatto esaltare tantissimi spettatori, tanto da definirlo il miglior capitolo di sempre, questo Volume 1 non mi ha convinto fino in fondo, e purtroppo sono più le cose che mi hanno deluso.
Vi avviso, anche se immagino non serva più: ci saranno degli spoiler e magari alcuni passaggi sono comprensibili se avete visto la serie.

Le qualità di Stranger Things reggono anche in questa quarta stagione, soprattutto nel suo saper ricostruire l'epoca, nell'inserire quei riferimenti culturali sottili e puntuali, e nell'aver creato una storia coerente e interessante da seguire, che sa rinnovarsi senza appunto uscire dai binari.
Oltre alla durata degli episodi, ci sono stati però due cambiamenti a primo impatto più palesi: il primo riguarda i protagonisti, cresciuti esteticamente e con maturati nuovi problemi ed interessi.
Troviamo inoltre una leggera variazione nello stile generale, che ai canonici colpi di scena aggiunge un sapore più horror, pur restando, almeno per me, non eccessivamente truculento da vedere. Elementi che ho apprezzato perché ben amalgamati con quanto già accaduto nella serie.

Non riesco però a promuovere questa quarta stagione di Stranger Things a pieni voti, perché la durata degli episodi per me si è tradotta in lungaggini inutili che hanno tolto ritmo all'insieme.
Si assiste a situazioni che vengono stiracchiate, anche contro la logica comune e che portano a piccole incongruenze, che alla lunga mi hanno anche stancato.
Per essere più specifico ho fatto proprio fatica fra gli episodi 5 e 6, quando diverse cose hanno iniziato a non funzionare.
Ad esempio la caccia al nuovo cattivone, chiamato Vecna, che minaccia Hawkins e la terra, molte volte sembra muoversi senza un piano, pur non sapendo esattamente contro quale entità i protagonisti si stanno scontrando. 

Peggio mi sento per quanto riguarda il percorso di Joyce e Murray Bauman alla ricerca di Hopper in Russia: non l'ho trovato particolarmente avventuroso, anzi mi è spesso sembrato ripetitivo e poco divertente, e avrebbe dovuto avere molto meno tempo sullo schermo.
Avrei dato un taglio anche alla parentesi su Suzie, la fidanzata di Dustin, che si presta ad aiutare Mike, Will, Jonathan e Argyle a rintracciare Undici, in una sequenza di scene alla Piccole Canaglie.
Queste scene infatti purtroppo prendono del tempo allo sviluppo dei personaggi: proprio Mike, Will, Jonathan, Robin e Dustin vengono praticamente lasciati da parte nei loro percorsi individuali.
Lucas ha un piccolo mutamento, seppur risulti poco interessante e stilizzato. 
Max invece ci rivela qualche aspetto più intimo del trauma che ha subito, ma mi è sembrato sbrigativo. 


Anche il nuovo personaggio Eddie Munson, per quanto susciti molta simpatia sin da subito, si spegne in una fuga che ho trovato a tratti risibile.
Sicuramente questa nuova stagione di Stranger Things si concentra molto su Eleven, sul suo passato, ma anche sul suo presente senza i poteri ed estranea dalla realtà che la circonda.
Ho quindi da ridire anche su di lei? Certo. Infatti Undici non ha secondo me quel viaggio dell'eroe così originale, visto che passa dall'essere bullizzata nel modo più banale (ma non per questo meno doloroso), alla riscoperta del suo potere seguendo quelle dinamiche già viste, facendo leva sui suoi sentimenti come la paura, la rabbia o lo stress.

Ho apprezzato invece il racconto fatto su Henry Creel/ Uno/Vecna, sul suo percorso che lo fa sembrare quasi un angelo caduto, un Lucifero degli anni '60. Tuttavia non posso dire che il colpo di scena su di lui, concentrato nell'episodio sette, sia stato così imprevedibile, e lo spiegone sulla sua vita mi è sembrato un po' didascalico. Resta però un personaggio inquietante che saprà segnare secondo me anche le ultime due puntate.
Insomma, dopo aver visto questa prima parte di Stranger Things 4 ho avuto l'impressione che la scelta di allungare così tanto gli episodi sia stata una mossa di presunzione, più che per reale esigenza, solo perché i fratelli Duffer possono imporsi con il successo ottenuto in questi anni, e dare l'apparenza di un lavoro monumentale e curato.

Nella sostanza però, pur riuscendo ad intrattenere, e pur avendo una qualità innegabile nella messa in scena, mi ha lasciato poco, con un retrogusto di delusione.
Tra l'altro, mi chiedo, se questa quarta stagione è stata allungata così tanto, cosa faranno con la quinta ed ultima? Ci dovremo accampare davanti alla tv con acqua, cibo e un vaso per le emergenze fisiologiche? Ogni puntata durerà quanto Il Signore degli Anelli Extended Edition?
Lo scopriremo. 
Qui vi ho raccontato le mie idee sul volume 2 di Stranger Things 4. 

Ho provato un prodotto La Sciampista, e vi dico la mia

Era una domenica qualunque, quando mia sorella, mentre eravamo a pranzo, mi chiese se notavo una differenza nei suoi capelli. In verità la mia risposta è stata negativa, ma bisogna dire che mia sorella è dotata di capelli già decenti con il minimo sforza, la genetica invece ha voluto che io avessi una paglia in via di incanutimento sulla capoccia. 
Qualche giorno dopo quel pranzo domenicale, mi sono visto recapitare a casa un paio di flaconcini che lì per lì mi avevano lasciato perplesso, ma poi ho capito essere il magico prodotto di cui mia sorella decantava le lodi, ovvero Umiltà de La Sciampista.



Se bazzicate il web probabilmente sarete incappati in qualche prodotto La Sciampista, una gamma di hair care creati da Serena Porcelli, parrucchiera ed esperta che si è fatta le ossa da Aldo Coppola, con uno stile giocoso (basta guardare i nomi) ma un occhio alla sostenibilità, senza rinunciare all'efficacia. 
Umiltà, che segue la sua filosofia di Hair Therapy, è un trattamento capelli molto particolare, che La Sciampista descrive come
"illuminante e condizionante per capelli, li protegge dalle aggressioni esterne.
L'azione ristrutturante dell’olio di Baobab combinata con flavonoidi della curcuma rende i capelli sani, lucidi e morbidi.
Trattamento specifico per i capelli medi, fini e trattati chimicamente (colorati, meche, ecc)."
Al suo interno troviamo, oltre all'olio di baobab, anche aminoacidi, niacinamide, e glicerina e il tutto è racchiuso in una texture che, a primo impatto, sembra un olietto.
Appena ho visto questo prodotto sono perplesso perché è un piccolo boccino, ma Umiltà La Sciampista non va però usato tal quale, infatti la sua peculiarità sta nel fatto che va miscelato con acqua fredda, in una diluizione 1 a 2. 
Per esempio per capelli medi servono 5ml di Umiltà e 10ml di acqua, per capelli lunghi è necessario miscelare tutta la confezione con 20 ml di acqua. 


A contatto con l'acqua, si attivano subito gli emulsionanti e questo olio diventa una sorta di crema-gel soda, facile da utilizzare e anche gradevole, visto che Umiltà ha questa profumazione zuccherina molto piacevole.
È una maschera trattante da usare dopo lo shampoo sui capelli ancora umidi, e dopo averlo steso, va fatto agire per almeno 8 minuti coprendo la chioma con una cuffia o un asciugamano.

Uno dei problemi che riguarda Umiltà secondo me è che non ci sono indicazioni sulla confezione, ma c'è solo questo spiegone sul sito La Sciampista. Sembra una sciocchezza ma anche a me capita di avere perplessità e non avere delle spiegazioni sulla confezione può essere scomodo. Mancano indicazioni importanti come il PAO.
Inoltre, dover miscelare sul momento il prodotto, seguendo quel concetto dei cosmetici "freschi", è qualcosa di poco pratico da fare ad esempio in vacanza.



Volendo infatti essere precisi serve ad esempio una bilancia o un misurino per calibrare le dosi, personalmente però dopo le prime volte mi sono mosso ad occhio.
A parte questi appunti, Umiltà è prodotto abbastanza efficace su di me, soprattutto per questo particolare potere ammorbidente e setificante, in grado quasi di lisciare i capelli. Però non appesantisce, infatti si sciacqua molto facilmente, ed essendo una sorta di gel non unge né mi sporca i capelli in anticipo. Umiltà però non ha su di me questo potere lucidante incredibile, e da questo punto di vista un po' mi ha lasciato dubbioso.

Lo dico sempre di avere capelli complicati pur non essendo lunghi, però immagino che dei capelli un po' più facili e sottili, come indicato dall'azienda, possano avere dei benefici a 360 gradi. 
Non so se La Sciampista stia pensando ad esempio ad una versione ancora più pratica magari pronta all'uso di Umiltà, ma mi piacerebbe provare qualcosa che si avvicini di più alle mie necessità. 

INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda
💸 € 5/45 kit da 10 fiale
🏋 10ml
🗺 Made in Italia
⏳  ??
🔬 //


Conoscevate La Sciampista?




Ho terminato questi tre libri e mi sono piaciuti (più o meno)

L'ultima volta che ho parlato di libri la piega era assolutamente negativa, visto che si trattava di letture che non avevo nemmeno terminato visto lo scarsissimo impatto che avevano avuto su di me. 
Questa volta vorrei parlarvi di tre romanzi che invece mi hanno intrattenuto da inizio a fine e che sono molto diversi fra di loro. 
Ho dato un'altra chance a Wulf Dorn, dopo che uno dei suoi libri non mi aveva entusiasmato: questa volta ho letto Il Superstite, e devo ammettere che mi ha convinto, seppur non sia diventato il mio thriller preferito.

Genere: thriller/giallo
Editore: Corbaccio
Pagine: 354
Data di pubblicazione: 2011
Prezzo: €12.35 / ebook € 6.99

Dorn questa volta ci fa scoprire l'intricata storia dello psichiatra Jan Forstner, il quale da anni si porta il peso della scomparsa del fratello minore Sven, quando entrambi erano poco più che ragazzini. Jan vive la dicotomia di voler finalmente ricominciare a vivere, ma soffre il senso di colpa per quella maledetta sera che distrusse la sua famiglia, cominciando dalla morte del padre.
Dopo un brusco colpo alla sua carriera, Jan inizierà così a lavorare alla clinica proprio in cui lavorava il padre, ma non riuscirà a chiudere la porta col passato perché tutto lo risucchierà verso quel dramma vissuto, a cominciare da alcune morti misteriose.

Il superstite è secondo me un thriller abbastanza solido, anche se non lo definirei strettamente psicologico perché non ho notato una disanima così profonda dei protagonisti e delle loro reazioni. È stata una lettura abbastanza facile da affrontare, grazie ad un ritmo costante, e nonostante alcuni passaggi un po' più crudi. Anche in questo caso ho ritrovato lo stile abbastanza asciutto e fluido della scrittura di Wulf Dorn, che personalmente apprezzo, specie considerando che Il Superstite è un romanzo a più livelli, con più storie e personaggi da seguire. In questo senso, a volte sembra perdersi il fulcro centrale, ma alla fine tutto si chiarisce. 

Lo definirei un thriller estivo da sotto l'ombrellone, che spero non suoni dispregiativo, perché non mi è sembrato comunque un capolavoro. Infatti nonostante lo abbia letto con piacere, non posso dire di esserne stato rapito. Mi è mancato un colpo di scena forte che riuscisse a scompigliare tutte le carte, ma soprattutto il finale, un po' frettoloso, forse toglie di enfasi a quello che dovrebbe essere l'epilogo più amaro ma liberatorio.
Per il resto Il superstite di Wulf Dorn ha diciamo risvegliato un po' più di curiosità negli altri libri di questo autore, e magari più avanti recupererò il famoso La Psichiatra

È forse poco conosciuto, ma merita di essere scoperto il romanzo storico di Simonetta Tassinari, Le donne dei Calabri di Montebello, che ci porta in Toscana durante la corte medicea nella metà del '600, e soprattutto alla scoperta della famiglia Calabri di Montebello, e di tre donne che hanno avuto un ruolo centrale all'interno di essa.


Genere: romanzo/storico
Editore: Corbaccio
Pagine: 540
Data di pubblicazione: 2021
Prezzo: €17 / ebook € 9.99

Conosceremo Elisabetta, detta Betta Bai, sua zia suor Carmela del Gesù, al secolo Barbara Calabri, e Camilla, ma i cui destini sono legati anche a delle figure maschili centrali, come Filippo Salimbeni, che sposerà Elisabetta, e il fascinoso cortigiano Ludovico Manobruna.
Le donne dei Calabri di Montebello è un libro che mi è piaciuto tantissimo perché è una giostra, passa da toni più leggeri e frizzanti, a momenti drammatici non da poco, fino ad un accenno più tensivo, il tutto con una scrittura curatissima che non stanca davvero mai.

È uno di quei romanzi in cui ci si appassiona e ci si affeziona ai personaggi, anche con le loro imperfezioni e con quelle che poi sono umane declinazioni. Come vi dicevo si tratta di un romanzo dove le figure femminili spiccano maggiormente, anche in negativo se necessario, ma Simonetta Tassinari dà a tutti i suoi personaggi una conformazione ben precisa e chiara, che sembra quasi di vederli e di conoscerli davvero.
Anche il contesto storico, gli usi e i costumi dell'epoca vengono raccontati con dovizia di particolari ma senza ammorbare e senza stancare.

Nonostante l'ambientazione inoltre Le donne dei Calabri di Montebello non è un libro ampolloso o pesante, anche in questo caso la potrei definire una lettura estiva, ma credo che il caos di una spiaggia affollata non sia il giusto contesto per gustarsi quello che reputo davvero un buon libro. A me ha emozionato e non è semplicissimo.
Mi spiace solo che non credo sia un libro particolarmente conosciuto, e che Simonetta Tassinari abbia nel suo curriculum soprattutto manuali di filosofia (è una docente). Ci serve proprio un altro romanzo con il suo stile.

L'ultimo libro che ho terminato di recente non saprei come definirlo se non una sorta di diario, e si chiama Libri che mi hanno rovinato la vita e altri amori malinconici di Daria Bignardi.


Genere: narrativa/biografico
Editore: Einaudi
Pagine: 176
Data di pubblicazione: 2022
Prezzo: €15 / ebook € 9.99

Era la prima volta che leggevo qualcosa della Bignardi che ho sempre visto più come presentatrice e giornalista che come autrice, ma è stata una lettura interessa e credo anche una delle più oneste. Perché sì si parla di lettura e di come alcuni autori in particolare l'abbiano colpita fin da ragazzina, quando forse iniziò troppo presto ad appassionarsi a certi tipi di letture e di libri "da grandi", ma è anche l'occasione per parlare del suo privato. 

Daria Bignardi infatti si apre anche su momenti più personali, che passano dal rapporto con una madre particolarmente ansiosa, fino ai primi amori non propriamente raccomandabili, passando per quelle ombre che tutti noi, più o meno intimamente attraversiamo in certi periodi della vita. 
Lo capisco che non si tratta di un libro adatto a tutti, eppure lo trovato abbastanza sincero, con uno stile pulito e maturo, e una impostazione come vi dicevo che sembra quella di un diario. 

 Libri che mi hanno rovinato la vita è quasi un libro all'interno di un libro, visto che racconta anche il processo della stesura del romanzo stesso. 
Non so se ho fatto bene ad iniziare proprio da questo ultimo lavoro della Bignardi, che è forse il più particolare, ma credo sia anche un modo diverso per conoscere l'autrice, e se vi incuriosisce secondo me merita una chance perché è alla fine un libretto non troppo impegnativo, con alcune vene più ironiche che non guastano. 


Che libri avete letto di recente? E avete già scelto le prossime letture da portare in vacanza?




Una novità. Iscriviti qui

Vi sono piaciuti