|P_laylist|
I voti alle Canzoni di Sanremo 2020 🎶 💐


Abbiamo (sì c'ero pure io) chiuso le porte del settantesimo Festival di Sanremo per la gioia di chi non ne può sentire più parlare e per il dispiacere di chi lo adora.
Strano ma vero, quest'anno, seppur come saprete io non lo segua più da inizio a fine perché ho un'età e preferisco dormire, l'ho trovato gradevole, non troppo impostato, né troppo noioso. Credo che la presenza di Fiorello abbia smorzato quella staticità e classicità che annoia tanto in Sanremo.
Meno bene posso dire di Tiziano Ferro, non perché non sia stato all'altezza, ma l'ho trovato inutilmente esagerato nelle sue interpretazioni.


Non ho fatto nottata, non ci avrei pensato affatto, ma almeno ho notato il tentativo di non impantanarsi in inutili interviste prive di interesse ed emozione, con personaggi di cui poi non ti interessa. Amadeus ha condotto bene, non mi è sembrato prevaricasse i suoi ospiti o li mettesse in difficoltà, né mi sembrava perdersi sul palco. Non è stato il Festival delle donne come forse era negli intenti visto che solo poche, come Rula Jebreal, hanno avuto la possibilità di esprimere qualcosa di più di una presentazione ed una bella presenza, o uno sketch che avesse reale senso.
Questa però non è la telecronaca di Sanremo, ma sono le pagelle delle canzoni che vi hanno preso parte, quindi concentriamoci su quelle. 
Sì, pagelle perché non avrebbe avuto senso fare un'altra classifica visto che già conosciamo quella ufficiale. Insomma, come sempre, do i numeri.

Leo Gassmann - Vai bene così



Non ho ascoltato che cosa hanno proposto i giovani di Sanremo 2020, solo perché mi collegavo sempre più tardi a guardare il Festival, ma non potevo non dare un voto al vincitore. Non so dirvi se meritasse quindi la vittoria, ma posso dirvi che se il cognome vi suona familiare è perché Leo è figlio dell'attore Alessandro. Un ragazzo giovanissimo 21anni, una faccia da schiaffi, una voce interessante, sciolto sul palco, ma la canzone, per quanto voglia trasmettere un bel messaggio, mi è sembrato uno di quei pezzi banali che portano i big in gara e che non hanno speranza di arrivare nemmeno fra i primi 15.
Insomma una Nuova Proposta che sembra già vecchia.

Voto 6

Michele Zarrillo - Nell'estasi o nel fango



La canzone proposta da Zarrillo mi è sembrata anche dal vivo che durasse fin troppo, e purtroppo non ha nulla che mi sia rimasto in mente o che mi abbia messo voglia di riascoltarla, non il testo né il ritmo, per quanto energico. Secondo me stava meglio con una base un po' più folk.
Provaci ancora Zarillo.

Voto 5.5


Elodie - Andromeda



Elodie è stata la quota sensuale di questo Sanremo 2020, non solo per gli outfit ma anche per il brano, per come lo interpreta. Lei è stata una venere sul palco, e da la giusta intensità al pezzo. Si sente in ogni strofa che Andromeda l'ha scritto Mahmood, e secondo me è stata la canzone più radiofonica di tutte.

Voto 8.5


Enrico Nigiotti - Baciami Adesso



Baciami Adesso mi sembra una di quelle ballad standard che devi farci entrare per forza in un album, perché fa comodo tenerla in discografia, ma che non spicca per qualche caratteristica. Noiosetto come brano, tutto sommato adatto ad un Festival come Sanremo, ma poco adatto al mio gusto. La versione studio, tra l'altro, banalizza ancora di più il sound, lo appiattisce in una sovrapposizione di voci molto poco interessante.

Voto 5


Irene Grandi - Finalmente Io



Irene Grandi secondo me ha fatto una bella figura quest'anno a Sanremo, a parte qualche outfit un po' troppo cheap, ed anche se il suo pezzo non è molto nelle mie corde. Finalmente io è il tipico misto di pop rock che si addice da sempre ad Irene, peccato che la scrittura non sia poi così originale. È un brano di Vasco Rossi e credo siamo un po' tutti d'accordo che negli ultimi anni abbia perso qualche colpo.

Voto 7-

Alberto Urso - Il Sole ad Est



Non tutti sanno che al contrario di quanto abbia espresso ad esempio nei confronti de Il Volo, a me il canto lirico piace ed anche tanto, ma se lo devono rendere inutilmente lagnoso e banale, sinceramente ne faccio a meno. Il Sole ad Est è un pezzo estremamente ripetitivo e la cosa che ho notato è che Alberto cercava di piazzarci dal vivo un acuto da standing ovation, ma la canzone proprio non lo permette. Lui poi la prende male se gli dici che è una canzone troppo tediosa, quindi passiamo al voto.

Voto 5

Diodato - Fai Rumore



Per quanto abbia portato una bella sensibilità ed un bel pezzo a Sanremo, Diodato non mi ha convinto fino in fondo. Ad un primo ascolto qualcosa mi aveva attratto, specie perché il testo richiede una attenzione in più. Però c'è qualcosa che alla fine non mi ha quadrato per considerarlo il mio vincitore sanremese (frase profetica che ho scritto prima che venisse dato il risultato ndr). Probabilmente una voce più sporca della sua avrebbe reso meglio, la sofferenza di Fai Rumore.
Il premio della critica Mia Martini però secondo me se lo meritava completamente.

Voto 8


Marco Masini - Il confronto



Assolutamente non promossa per me questa Il Confronto di Masini. Poteva andare peggio, sicuramente, perché può sempre andare a schifio, ma oltre che una canzone banale, lui dal vivo sbraitava proprio. Una incazzatura che nemmeno quando ti rigano la macchina.

Voto 4


Piero Pelù - Gigante



Gigante è una dedica che Pelù ha fatto al nipote, un gesto bellissimo, ma a me sembra la sigla per una stagione di Dragon Ball. Bisogna però dire che sul palco a Sanremo ha portato tutto se stesso, tutta la sua energia, e, per quanto sia una operazione impossibile risvegliare il pubblico decomposto dell'Ariston, ha dato una bella botta di grinta. Istrionico con un pezzo che riesce comunque a farsi ricordare.

Voto 6.5

Levante - Tikibombom



Non ho mai dimostrato grande simpatia nei confronti di Levante, anche perché non la provo. Eppure ha portato una carica artistica non da poco in questa edizione di Sanremo. Presenza scenica, outfit accettabili, voce ferma e convinta, ed anche più comprensibile del solito. Strano ma vero l'ho preferita dal vivo invece che su Spotify o comunque nella versione studio.

Voto 7.5

Pinguini Tattici Nucleari - Ringo Starr



Nel 2018 avevamo Lo Stato Sociale, che avevano portato divertimento con "la vecchia che balla", e i Pinguini Tattici Nucleari tentano di nuovo l'impresa, ma per me non ci riescono. Ringo Starr potrà risultare carina al supermercato o in attesa al semaforo rosso, ma a me è sembrata la band del liceo, con una dizione incomprensibile. Sarà che sono vecchio, e mi starò imborghesendo, ma un terzo posto per una band che la butta in caciara, è uno spreco.

Voto 3


Achille Lauro - Me ne frego



Potrei dire che Achille Lauro ha distrutto il patriarcato in tutti i modi possibili, scaravoltando il concetto di mascolinità tossica e sessualità incasellata in uno schema prestabilito, come hanno fatto in tanti. Io però credo che, a parte questo, Lauro abbia fatto delle performance vere e proprie come qui forse non ne vediamo da un po'. Ogni sua esibizione è stata un'opera d'arte in trasformazione, ha provocato, ha fatto parlare, potrà non piacere ma è puro spettacolo. Credo ci sia poca farina del suo sacco nei look e nelle scelte fatte, ma secondo me era la botta che serviva a questo Sanremo. La canzone purtroppo non è fra le mie preferite, guadagna di più con la versione studio, meno sbiascicata dal vivo, e l'insieme è stato stato meritevole.

Voto 8

Junior Cally - No grazie



Non avevo mai sentito parlare di Junior Cally, e purtroppo mi becca in un periodo in cui mi son rotto le scatole del rap. Dal vivo sarebbe stato un totale "no, grazie", eppure ammetto che la versione del disco ha un groove interessante.

Voto 6

Raphael Gualazzi - Carioca



Non so che sia successo a Raphael ma quest'anno mi ha fatto una simpatia ed una tenerezza unici. La canzone Carioca non mi ha espresso granché sia dal vivo che nella versione studio, nonostante non credo sia la peggiore del Festival di quest'anno. Peccato.

Voto 5.5


Tosca - Ho amato tutto



Tosca ha semplicemente portato a Sanremo una sensibilità, un'eleganza, una maturità ed un'emozione che la rendono due scalini al di sopra della media di tutte le altre canzoni in gara. Niente circo, niente parti strumentali articolate, niente acuti sguaiati, solo un brano semplice ed essenziale. L'unica canzone che ha fatto emozionare e che fin da subito ho avuto voglia di riascoltare. Il sesto posto per me è una vergogna.
Se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto, io ti rispondo ho amato tutto.
Voto 9

Francesco Gabbani - Viceversa



C'è qualcuno che mi sta più antipatico di Levante, ovvero Gabbani. Faccette, mossette, sorrisetti, tanta convinzione di cui non si capisce il principio. Più autocompiacimento che reale contenuto. Forse Viceversa è una delle sue canzoni che mi son piaciute un po' di più. Radiofonica quanto basta, ma un secondo posto è troppo, considerando che il testo non si capisce nemmeno bene.
"Sei tu che mi fa stare bene quando io sto male, e viceversa"
Voto 6-


Rita Pavone - Niente (Resilienza 74)



Rita Pavone aveva detto almeno tre o quattro volte che doveva ritirarsi dalla musica e forse era meglio. Nessuna offesa per un personaggio che ha fatto la storia della musica italiana, ma se non si ha più molto da dire credo sia meglio lasciar perdere, godersi i vecchi successi e vivere sereni. Non l'ho trovata energica sul palco, l'ho trovata sguaiata da inizio a fine e la canzone non mi dice niente, ma proprio niente.

Voto 4

Le Vibrazioni - Dov'è



Estremamente banale e troppo didascalico, per Le Vibrazione un pezzo come Dov'è mi risulta facilmente dimenticabile.

Voto 4


Anastasio - Rosso di rabbia



Per Anastasio vale lo stesso discorso di Junior Cally, con l'aggiunta di una incazzatura che non si capisce. Mi mette ansia, sia dal vivo che nella versione disco.

Voto 4

Riki - Lo sappiamo entrambi



A costo di sembrare ripetitivo, devo dirlo: Lo Sappiamo entrambi una lagna senza pari. E Riki ha stonato di brutto un po' tutte le serate del Festival. Nella versione studio ho notato che la canzone acquista un tono un po' più RnB, ma mi sembra davvero una canzone vecchia, che forse può piacere ai ragazzini che la musica la stanno scoprendo adesso, con la speranza che imparino a conoscere anche altro.

Voto 4


Giordana Angi - Come mia madre



Una delle canzoni più brutte in gara, non posso dirlo altrimenti. Sembra che il cantato di Giordana vada da una parte e la musica dall'altra, soprattutto dal vivo. Ed il testo di Come mia madre è un panino di banalità, ed il ventesimo posto è anzi forse pure troppo.

Voto 2

Paolo Jannacci - Voglio parlarti adesso



Jannacci è stato la quota strettamente cantautoriale di questo festival, ma Voglio parlarti adesso, che sarebbe una dedica alla figlia, l'ho trovata davvero soporifera, ed il suo modo di cantare non mi piace per nulla. Non ho trovato la dolcezza che mi aspettavo, forse perché non sono padre, forse perché sembra un brano troppo diretto.

Voto 4

Elettra Lamborghini - Musica (e il resto scompare)



Elettra è avanti, il suo brano lo sentiremo ancora in radio almeno fino all'estate grazie al ritmo latin-pop. Non poteva assolutamente vincere Sanremo con Musica, ma ci ha fatti divertire, era dolcissima e simpatica sul palco e ci ha fatto ballare sulla sedia col plaid (questo sono io) e la canzone ti resta in mente.

Voto 8


Rancore - Eden



Butto Rancore anche sul carro di Junior Cally e Anastasio, tanto sono vestiti tutti uguali, che nemmeno li distinguo. Forse Eden ha un pelo di radiofonicità in più, ma come dicevo, quest'anno non presentatemi rap che mi scoccia solo a pensarci.

Voto 5.5


Bugo e Morgan - Sincero



Saprete ormai a questo punto che Bugo e Morgan siano stati squalificati da Sanremo,visto che quest'ultimo ha fatto un casino, ha insultato il suo partner sul palco per motivazioni e screzi, incomprensioni e malumori da dietro le quinte, che pare si trascinassero già dalla creazione del brano. Sono sicuro che Morgan abbia una conoscenza musicale profondissima, ma quando lo chiami, come diciamo dalle mie parti, ti metti l'acqua in casa. È una prima donna con reazioni incontrollabili, quindi bisogna preventivarlo, specie se gli dai il compito di essere il nome riconoscibile che possa dare lustro al pezzo. Certo, non pensavo potesse spingere ad una squalifica, ma mi aspettavo di tutto. Mi è spiaciuto anche solo in minima parte che il brano Sincero non abbia potuto gareggiare fino in fondo? No, per nulla. Inoltre Bugo, che non conoscevo, canta proprio male dal vivo.

Voto 4


La mia pagellona di questo settantesimo Sanremo finiscono qui, ma fatemi sapere a voi che ve ne è sembrato. Vi è piaciuto? O lo avete trovato troppo noioso?






|#backtoseries|
Cosa andava rivisto in Living with Yourself 🤷🏻‍♂️

Prosegue lento ma costante il mio recupero delle serie tv che avrei voluto vedere lo scorso anno, ma che sono man mano state superate in volata da altri telefilm che invece sono arrivati dopo. Fra le ultime mie visioni, c'è stata una serie tv che secondo me ha alcuni aspetti che non hanno funzionato del tutto, pur partendo da un punto di vista molto interessante.
Devo scusarmi perché non ricordo chi qui fra i commenti mi abbia suggerito di seguire Living with Yourself, nel desiderio di guardare qualcosa di leggero ma gradevole.


È stata pubblicata su Netflix lo scorso Ottobre 2019, ed ha un punto di partenza inusuale. Miles Elliott infatti ha una vita tutto sommato normale, con una moglie bella ed in gamba e un buon lavoro, ma si è cullato sugli allori: Miles infatti ormai si muove svogliatamente fra ufficio e casa, apatico, un po' sfortunato e preferisce giocare con lo smartphone piuttosto che provare a risolvere i suoi problemi in famiglia. Un giorno però un collega di lavoro, vedendolo particolarmente triste, gli consiglia una speciale clinica del benessere dove, a suo dire, lo hanno fatto rinascere. Miles capisce che quella è l'occasione per cambiare vita, e decide di recarsi in questa clinica. Tuttavia, la spa della felicità non ha un aspetto molto rassicurante, e proprio durante il trattamento qualcosa sembra non funzionare.


Dopo qualche ora, Miles si ritroverà nella foresta, letteralmente sotto terra, e cercherà a tutti i costi di tornare a casa, dove scoprirà però che c'è un altro uomo identico a lui. Nella clinica è stato infatti clonato, ma la versione originale di Miles non è morta come sperato. Così dovrà imparare cosa significa vivere con se stesso, anzi con la migliore versione di se stesso. Ci tenevo a raccontare un po' della storia perché credo che l'incipit di Living with Yourself, che ho trovato curioso, simpatico, tutto sommato originale, e soprattutto qualcosa che poteva essere leggero, anche perché ogni episodio dura circa 30 minuti, quindi con uno sviluppo rapido. Man mano che seguivo la serie apprezzavo le scelte che hanno fatto con la regia ed il montaggio, elementi che riescono secondo me a creare in chi segue una certa curiosità. Tuttavia mi son reso conto che già a metà stagione con Living with Yourself avevano imboccato una strada senza uscita. La crescita dell'interesse si perde, diventa, come si dice in gergo, anticlimatico, perché sai già che l'unica fine a cui si va a parare è quella che puoi immaginare.


Credo inoltre che Paul Rudd faccia un lavoro eccellente (così come tutto il cast), il suo modo di gestire un clone, che nella realtà è solo digitale, è davvero perfetto, sembra quasi un gemello. Tuttavia il suo Miles Elliot mi è risultato un po' pesante e non molto simpatico. Immagino sia voluto come effetto, ma la sua redenzione, se c’è, è poco approfondita. 
Un'altra cosa che avrei rivisto è questo eccessivo equilibrio fra due generi: Living with Yourself non è così comedy da farmi cadere dalla sedia per le risate, i dialoghi non sono così frizzanti ed energici da dare ritmo, così come i momenti più drammatici che va a toccare, pur avendomi emozionato, sono davvero sfuggenti. Non hanno spinto con il dark humor come avrebbero invece potuto.
C'è poi un aspetto su cui secondo me si poteva battere molto di più, che avrebbe portato ad una profondità interessante, ma che è stato completamente buttato alle ortiche: Miles si chiede perché non possa essere semplicemente felice, e la sorella gli risponde che non lo merita. In realtà, nei dialoghi in lingua originale la risposta era "perché non te lo sei guadagnato", che avrebbe aperto una riflessione su cui sarebbe stato interessante giocare un po', farla ritornare qui e lì magari nel corso degli episodi. La felicità ce la meritiamo a prescindere, tocca a tutti, ci arriva per fortuna, per diritto di nascita o dobbiamo lavorare per ottenerla?

Secondo me sarebbe stato un appiglio non solo per questa prima stagione ma anche per un possibile seguito; pare però che Living with Yourself non avrà un seguito, o comunque non ci sono ancora conferme, e posso capirne tutte le motivazioni.

Voi quale serie tv state recuperando in questo periodo?



|Beauty Cues|
Torno a parlare di Lavera...ma non come speravo

È passato un po' di tempo dalla mia ultima review sul brand tedesco Lavera e ho notato che nel corso del tempo, nonostante la grande varietà di prodotti che l'azienda offre, mi son concentrato molto su skincare e haircare, ma poco o nulla sui cosmetici per la cura del corpo.
Sono passato dalle maschere viso, ad alcuni prodotti per la cura quotidiana del viso, fino, ormai tre anni fa, ad una recensione di promossi e bocciati della hair care proposta da Lavera.
Qualche tempo fa allora ho deciso di colmare una mia piccola lacuna acquistando due prodotti corpo della linea Cranberry&Argan, che è rivolta alle pelli secche e disidratate.



Erano in un kit regalo che li vedeva venduti insieme, ma questi due prodotti sono ovviamente disponibili separatamente. Ho notato che però il Doccia Olio Crema Rigenerante Cranberry & Argan è diventato un po' meno reperibile ultimamente, forse perché Lavera ha rimpinguato la linea di detergenti per il corpo con altre referenze.



Comunque questo Shower Cream Lavera è a tutti gli effetti una crema mediamente fluida, scorrevole, che non solo vuole sfruttare le proprietà rigeneranti del bio mirtillo rosso e quelle nutrienti dell'olio di argan ma è stato arricchito anche con altri elementi nutrienti, come l'olio di soia, ed idratanti come la glicerina e l'estratto di melograno. Si nascondono un po' in basso nell'INCI due elementi interessanti, come il coenzima Q10 e l'acido ialuronico. Quantità lillipuziane immagino, ma almeno ci sono.
A contatto con l'acqua il Regenerating Shower Cream Oil non produce molta schiuma, anche cercando di lavorarlo con una spugna. Questo per me è un primo punto a sfavore, perché personalmente amo farmi avvolgere da una schiuma un po' più voluminosa, che, tra l'altro, aiuta anche ad utilizzare meno prodotto.
Il Doccia Olio Crema Argan e Cranberry invece sembra mi spinga ad usare più detergente per riuscire a lavarmi per bene e completamente. Capisco sia rivolto a pelli secche, quindi la delicatezza viene prima di tutto, ma ho provato prodotti che riescono a bilanciare questi due elementi.



Superiamo però la questione della schiuma ed incappiamo in un altro punto a sfavore, ovvero il profumo che a mio naso risulta una sorta di aroma fruttato un po' acidulo. Non è un grosso problema essendo delicato e poco persistente sulla pelle, ma potevano fare di meglio.
Non ho lamentele sulla capacità di detergere il corpo visto che questo Shower Cream Lavera riesce bene (con un po' di prodotto in più) a rendermi la pelle pulita ma assolutamente ben lontana dall'essere secca, tirante o pruriginosa. Aiuta anzi a mantenere la morbidezza e l'elasticità della pelle, e se non avete una particolare propensione alla secchezza, o magari in un periodo con un clima meno rigido, potrebbe essere sufficientemente restitutivo e idratante già da solo.
Regenerating Shower Cream Oil Cranberry & Argan che Lavera ha creato però, per alcune sue caratteristiche, resta qualche passo indietro rispetto ad alcuni suoi colleghi. Penso ad esempio al Bagnocrema al latte di asina Cien Nature, che riunisce meglio tutti gli elementi che mia spetto da un docciaschiuma in crema.

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Ho delle cose da sottolineare anche per quanto riguarda il Latte Corpo Rigenerante Cranberry& Argan che invece ho visto è ancora disponibile un po' ovunque. 


Definirlo body milk a mio avviso è sbagliato, perché ha proprio la consistenza soffice e soda di una crema corpo. Non ho notato una particolare scia bianca, ma non ha il tocco più asciutto e l'assorbimento più rapido che abbia mai visto, tant'è che, l'avevo provata ad usare già lo scorso ottobre ma probabilmente il clima non era ancora sufficientemente freddo e mi sembrava un po' oleosa. Nulla di antipatico, specie considerando che il Latte Corpo Rigenerante Lavera ha lo scopo di 
"Idratare profondamente la pelle secca e sensibile"
Infatti non solo sulla confezione la fogliolina indica che ha un'azione intesa, ma anche a dare un'occhiata all'INCI si scorgono diversi elementi nutrienti e idratanti, come burro di karitè, olio di argan appunto, di mandorle dolci, di semi di girasole.


Ho notato che nel corso del tempo Lavera ha un po' revisionato gli ingredienti del Regenerating Body Milk, spostando o togliendo alcune componenti. Infatti io ne avevo sentito decantare le lodi dalla mia amica Simona/MissPenny09, ma lei lo utilizzò ormai alcuni anni fa e da allora secondo me l'INCI è in qualche modo peggiorato.
L'odore di questo Latte Corpo secondo me non è molto gradevole, un po' come il doccia crema, ha delle note fruttate dolciastre poco armoniose, e sento anche una punta di alcool, che è infatti inserito nella lista degli ingredienti. 
Sulla pelle la stesura è piacevole, come vi dicevo, adesso che il clima è decisamente più freddo, l'assorbenza ed il feeling è decisamente migliore. Però nonostante non abbia chissà che necessità, io non sento questa estrema e profonda idratazione, che dovrebbe essere quasi in esubero per me.
Vi assicuro che non ho una pelle così secca, posso tranquillamente anche skippare uno o due giorni la crema corpo senza problemi, tuttavia con la Regenerating Body Milk a me sembra quasi faccia fatica a dare alla mia pelle una idratazione sufficiente per almeno la doccia successiva. Non sento questa estrema morbidezza, setosità e nutrimento che invece il prodotto dovrebbe dare. 
L'ho terminato senza troppi problemi, ma il ricordo del Latte Corpo Rigenerante Cranberry & Argan finirà accatastato insieme ad altri prodotti che non performano come dovrebbero.

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Così insomma termina la mia prima esperienza con i prodotti corpo Lavera, ma visto l'ampio range che propongono non mi fermo proprio qui.
Avete qualche favoritissimo per la cura del corpo di questa azienda da consigliarmi? O anche dei super bocciati da evitare?



|P_laylist|
Poche, ma non molto buone 🤷🏻‍♂️

È arrivato il momento di aggiornare la mia P_laylist visto che ci eravamo salutati lo scorso anno con le canzoni di Natale.
Nelle mie intenzioni, vi dico la verità, c'era la voglia di rendere questione un po' più snella, con post più brevi sulle nuove uscite musicali, ma devo dire che le novità interessanti per il mio apparato uditivo sono state ben poche.
Capisco che il panorama musicale italiano sia bloccato dall'arrivo di Sanremo, e, a proposito, quest'anno non ci sarà il mio resoconto abituale, perché al contrario di qualcuno con molte luci, non sono una testata giornalistica, non mi pagano e, al contrario di quanto possa sembrare, richiede tanto lavoro. Farò qualche commento sui social (qui Facebook, e qui Twitter), e forse più avanti una playlist tutta dedicata alle canzoni di Sanremo.
All'estero però non si sono nemmeno molto sbilanciati con novità succulente, anzi, i pochi brani che ho sentito, sono ben lontani dall'essere perfettamente aderenti al mio gusto.


14 - Justin Bieber - Yummy



Dal tre gennaio di quest'anno è arrivato il nuovo singolo di Justin Bieber e se mi dite che non lo avete sentito, voglio venire a vivere dove state voi perché mi sembra di sentirlo ad ogni angolo.
Personalmente non ho l'età per pezzi come Yummy, e l'idea di paragonare la propria moglie ad un panino con la mortadella o ad una amatriciana non mi sembra il massimo del romanticismo.


Tuttavia trovo particolarmente disturbante il video di questa baldoria a suon di forchetta. Un ultimo posto che è quasi un favore.

13 - Gianna Nannini - Motivo ft. Coez



Gianna Nannini è passata dall'essere riconoscibile, all'essere ripetitiva: prende le stesse solite quattro parole e le rimischia per farci un nuovo brano, e se devo dire il motivo per cui lo fa poi mi dite che sono cattivo. Coez aggiunge una quota di lagnosità che non ci meritiamo.

12 - Tommaso Paradiso - I Nostri Anni



Più o meno vale lo stesso per Tommaso Paradiso, le cui produzioni mi sembrano sprofondate in un ristagno di banalità e ripetizione, non solo nei testi. I Nostri Anni punta ad un effetto nostalgia che secondo me non arriva, o per lo meno io non l'ho percepito. Carino però il video, questa sorta di omaggio a Roma, che a Max Pezzali non era riuscito bene.

11 - GHALI - Boogieman (feat. Salmo)



Fresco, anzi freschissimo il nuovo singolo di Ghali, che sarà presente anche a Sanremo come super ospite, ma anche in questo caso non ho l'età. Ho comunque, tutto sommato, apprezzato le sonorità un po' dance anni '90.
Per il resto, scusate, ma non sono abbastanza cool o abbastanza giovane.

10 - J-AX - La Mia Hit ft. Max Pezzali



Un decimo posto per l'ironia de La mia Hit, che vince più che altro grazie al video dall'effetto posticcio, con tanti degli artisti italiani che scalano le classifiche. Insomma, quei cantanti che ad un certo punto finiamo per schifare, tutti raccolti in un unico video. Contenti, vero?


9 - Kesha - High Road 



Kesha ha pubblicato un nuovo album lo scorso 31 gennaio, ma non ho avuto né tempo né voglia di ascoltarlo per bene e con calma. In verità non ho capito bene che cosa stia facendo, perché High Road ha all'attivo una cosa come cinque singoli/brani promozionali: in ordine Raising Hell, My Own Dance, Resentment, Tonight che è stato annunciato come ultimo singolo, ma non ha un video, e High Road, brano che da il titolo all'album che invece un video ce l'ha ed è stato pubblicato il 3 Febbraio. 



Un caos non da poco, ma per fortuna nessuno di questi brani è diventato il mio preferito, anzi in una possibile media fra tutti quelli usciti fino ad ora perde qualche posizione nella mia classifica. Tonight è più intrigante e fresca, High Road invece non mi ha trasmesso granché. Ed attenti quando ascoltate il video di quest'ultima, che gli son scappati i bassi ed è molto fastidiosa in cuffia.

8 - Ava Max - Salt / On Somebody



Due nuovi brani per Ava Max, che non mi sono dispiaciuti, ma purtroppo non spiccano per qualche qualità particolare. A questo punto mi sarei aspettato una ballad, visto che credo che la voce di Ava possa sostenerne una, ma ha preferito pubblicare due canzoni come Salt e On Somebody che secondo me non riescono né ad emozionare particolarmente né a spiccare particolarmente in radio. Ritenta Ava.

7 - Faouzia - The Road



Sono innamorato perso della voce di Faouzia, che tra l'altro credo sia solo al 70% del suo potenziale. Tuttavia, per quanto tenti di sostenerla, e per quanto sappia cogliere l'autobiograficità di un pezzo del genere per una giovane artista, The Road, pubblicata il 22 gennaio, secondo me resta un passo indietro rispetto ad altre canzoni che ha lanciato di recente. Per questa volta passo, ma sarà per la prossima.


6 - Taylor Swift - Only The Young



Un po' di noia anche Only the young di Taylor Swift, ma si trova più avanti nella mia classifica rispetto ad altri perché, nella sua semplicità non credo sia una brutta canzone, e soprattutto considerando che non si tratta di un vero e proprio singolo ma un brano tratto da un documentario che Netflix ha fatto sulla cantante, intitolato Miss Americana. Migliora se pensate sia stata scritta da Taylor per cercare di invogliare i giovani ad andare a votare. Brava.


5 - Ally Brooke - No Good



Mi è capitato di sentire in radio o da qualche parte questo nuovo singolo di Ally Brooke, ex delle Fifth Harmony, pubblicato verso fine Gennaio. Non è proprio good good, non aspettatevi nulla di originale, ma non è nemmeno malaccio mentre si sta in fila nel traffico o per una lezione di zumba con le colleghe.

4 - Jonas Brothers - What A Man Gotta Do



Non ho vergogna a dire che se i Jonas Brothers e What A Man Gotta Do si trovano alla mia quarta posizione è merito delle cosce di Nick Jonas.



Il resto è una canzone simpatica, con un sapore un po' vintage, un videoclip frizzante ed ironico in cui non potevano mancare le consorti dei Jonas, e le extension sfumate male di Priyanka Chopra.

3 - Mahmood - Rapide



Una terza posizione da giustificare per Mahmood. Avevo anticipato che queste canzoni erano poche e non molto buone, e Rapide, nonostante abbia saputo unire bene l'RnB, o meglio l'urban, in un contesto romantico, secondo me ha meno appeal, meno mordente dei brani precedenti. E poi il video non l'ho mica capito.

2 - Dua Lipa - Physical



Atteso più della tredicesima di dicembre, il nuovo singolo di Dua Lipa mi è piaciuto ed anche parecchio. Anche in questo caso la base mi sembra di averla sentita in almeno altre tre o quattro canzoni, ma d'altronde non è così per tutta la musica attuale?
Comunque, a parte i capelli di Dula Peep, il video multimediale aiuta a renderla ancora più accattivante e ad aggiudicarsi la medaglia d'argento.

1 - Demi Lovato - Anyone



Non mi piace dover specificare di essere fan di quello o quell'altro. Sono fan della musica, di quella che mi colpisce, il resto passa. Non ho mai apprezzato troppo Demi Lovato, e allo stesso tempo non l'ho mai disprezzata, semplicemente non abbiamo affinità. Però Anyone merita secondo me, adesso, il primo posto di questa stramba classifica.
Demi non se l'è passata proprio bene nel corso della sua vita: alcol, disturbi alimentari, droghe, bipolarismo, un tentato suicidio, ed una overdose. Un dolore profondo che secondo me confluisce tutto in uno dei primi versi di Anyone, "I feel stupid when I sing". Penso che non ci sia baratro peggiore nel non riuscire ad apprezzare più ciò che prima invece amavamo, come dovrebbe essere per una cantante appunto il canto. Una frase molto semplice, per una canzone molto semplice ma che mi ha colpito. E poi Demi Lovato è uscita in parte da questo buco nero, è arrivata ai Grammy di quest'anno, ed è poi passata a cantare l'inno nazionale americano al Super Bowl. Come a dire, che anche nei periodi peggiori, c'è sempre una speranza.



Quali sono state le vostre ultime canzoni di questo 2020?




|Beauty Cues #WeeklyMask|
Maschere in argilla Biofficina Toscana: la mia review!

Dopo aver esplorato le maschere in tessuto Biofficina Toscana, dovevo quasi tassativamente passare anche dai trattamenti viso all'argilla. Ero molto curioso di capire come l'azienda di Lucca avesse utilizzato questo ingrediente perché negli ultimi anni, le formulazioni che lo contengono, non sono (in generale) più aggressive ed essiccanti come un tempo, ma ne sfruttano le capacità assorbenti e purificanti in modo più modulato e adatto a diversi tipi di pelli.
Immaginavo che in questo senso Biofficina avrebbe fatto un buon lavoro, per cui non mi restava che scoprire se queste maschere all'argilla fossero valide.




La linea consta di tre diversi prodotti che condividono tutti una azione detox più una efficacia specifica data dagli ingredienti del territorio toscano. Fortunatamente le hanno messe in delle bustine molto comode con tappo richiudibile.
Biofficina Toscana suggerisce anche che queste maschere viso si adattano al multimasking, ovvero a quella pratica di applicare più trattamenti mirati in aree determinate del viso, per esempio uno purificante sulla zona T, e uno idratante sulle guance. È una pratica che in genere non apprezzo molto per due ragioni. La prima è puramente pratica: se applico una maschera purificante su naso e fronte, è possibile che debba sciacquarla dopo 10/15 minuti massimo, ma la maschera idratante che ho applicato sulle altre zone del viso posso e voglio lasciarla agire più a lungo, magari 20/30 minuti. Insomma si crea secondo me un paciugo.
Inoltre le zone che vado a purificare, non è detto che non abbiano bisogno anche di idratazione, visto che sono due azioni diverse per la pelle.
Giustifico però il multimasking sia in caso di un evento particolare, una serata, quando magari non abbiamo tempo di fare due o tre maschere, ma anche nel caso di queste maschere all'argilla di Biofficina perché hanno tutte gli stessi tempi di posa (che possono essere sforati) e modo di asciugatura.


Biofficina Toscana Maschera in argilla nera Detox-Illuminante
Ai frutti rossi bio toscani



Inizio subito con un aspetto che non mi è piaciuto della maschera Detox-Illuminante, ovvero il profumo che non mi ha convinto: non ci sento frutti rossi ma un vago sentore floreale poco gradevole, ma anche poco invadente per fortuna.
In questo caso l'argilla lavora in concomitanza con
"Rubiox®, un esclusivo principio brevettato derivato da frutti rossi delle colline toscane, con proprietà antiossidanti e protettive-restitutive.
Grazie anche alla presenza di sostanze emollienti, questa maschera ha una consistenza cremosa, confortevole sulla pelle che lascia pulita e luminosa."
Le sostanze emollienti in questo caso sono olio di girasole, squalano, glicerina ed altre componenti che appunto hanno una azione lenitiva ed ammorbidente.
Come vi accennavo, le maschere in argilla Biofficina non si seccano completamente sulla pelle ma si asciugano superficialmente, restando tutto sommato morbide e non troppo tiranti. Questo credo sia merito della consistenza cremosa ma compatta, quasi come una pasta.
È un tipo di texture che non fa troppo ostruzionismo nell'essere sciacquata via anche senza una spugna.



Il risultato della Maschera nera Detox-Illuminante è stato su di me poco incisivo, e non mi ha convinto ad acquistarla un'altra volta. Gli aspetti "negativi" riguardano l'apparenza della pelle, in quanto non ho notato una azione illuminante, o magari di colorito anche solo temporaneamente più omogeneo. Nulla, sciacquo il viso e resta così com'era 15 o 20 minuti prima.
Le zone con una texture più evidente, con pori dilatati e ostruiti, appaiono un po' migliorate, leggermente più levigate ed omogenee, ma questo è merito dell'argilla nera.
Mi è piaciuto il fatto che non secchi la pelle, ma abbia degli ingredienti emollienti e nutrienti che lasciano la pelle abbastanza elastica e morbida, e delicatamente più idratata. Direi una buona base di partenza per poi proseguire con la routine.
Tutti aspetti positivi, è vero, ma non rendono questa maschera in argilla Biofficina Toscana diversa, migliore o più efficace di tante sue concorrenti.

INFO BOX 
🔎 Online, Bioprofumeria, sito dell'azienda
💸 €4.95
🏋 30gr
🗺 Made in Italia
⏳  12 mesi
🔬 Bio Eco Cosmesi AIAB, Vegan, Nickel Tested <0,0001
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Biofficina Toscana Maschera in Argilla Viola Detox-Lenitiva
Alle mucillagini di malva bio toscana



Con questa Maschera Detox Lenitiva Biofficina Toscana è invece andata meglio sin da subito. Intanto grazie ad un profumo delizioso, che il mio naso percepisce come floreale vagamente talcato. Anche in questo caso la consistenza è una crema abbastanza spessa, più vicina ad una pasta.
Abbiamo sempre in INCI quelle componenti emollienti e nutrienti, ma all'argilla si affianca un ingrediente principe ovvero
"le mucillagini di malva bio toscana, dalle proprietà lenitive e idratanti."
Già dopo pochi minuti la maschera inizia ad asciugarsi, ma non diventa mai secca e rigida come le classiche maschere all'argilla. Anche qui il risciacquo è facile e abbastanza veloce, senza bisogno di intervenire con panni, spugne o imprecazioni.



Nonostante gli ingredienti non siano così diversi con la Detox-Illuminante, sinceramente mi aspettavo che la Maschera in Argilla Viola Detox-Lenitiva fosse più idratante e nutriente, anche nell'ottica di un range che contiene già altre maschere che hanno più o meno lo stesso potere idratante. Mi sembrava proprio quella ideale da rivolgere più a pelli secche e sensibili, invece con questa maschera la mia pelle, che al momento tende ad essere secca, raggiunge solo un primo step di idratazione che ha bisogno di essere seguito da altro.
Mi è piaciuto però come la maschera Detox Lenitiva mi lasci la pelle morbida ed elastica.
Non avendo grandi rossori non posso dirvi se l'azione lenitiva sia così forte, ma posso dirvi che dà alla cute una sensazione di gradevolezza, di comfort che penso possa aiutare le pelli reattive.
Tirando le somme, anche questa maschera Biofficina all'argilla non mi ha sbalordito con effetti speciali, ma mi pare faccia il suo dovere. Probabilmente in una stagione più calda, con una pelle un po' più mista, l'avrei apprezzata ancora di più in termini di idratazione, e chi ha maggiori rossori potrebbe trovarla anche calmante.

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Biofficina Toscana Maschera in argilla oro Detox-Purificante
All'elicriso bio toscano



La maschera purificante di Biofficina è quella che ho usato di più già durante il periodo festivo, e più in generale dicembre, per via dello stress e degli stravizi culinari, che hanno creato qualche piccolo sfogo sul viso. Davvero pochi per fortuna, però mi serviva qualcosa di purificante.
Nulla da dire sulla stendibilità e sulla facilità di rimozione, che segue la modalità delle altre. Idem il fatto di non seccarsi: sicuramente la maschera si asciuga in superficie ma non diventa rigida e fastidiosa.
In questa variante delle maschere in argilla, si uniscono ovviamente le componenti che ritroviamo anche nelle altre, ma spicca

"l'elicriso bio dell’Isola d’Elba, dalle proprietà purificanti e antiossidanti."

Quello che ho apprezzato della maschera in argilla oro detox-purificante di Biofficina è che mi rende la pelle più levigata, noto che va a restringere i pori ed in generale dà un bell'aspetto al viso, luminoso ed omogeneo.



Ha una buona azione assorbente del sebo ma non va a seccare la pelle, anzi la lascia abbastanza morbida, un po' come le sue sorelle. Ho notato però soprattutto una discreta azione sfiammante dei brufoli: questa maschera vedo che va a circoscrivere il rossore e a ridurre l'infiammazione. Per questo l'ho usata anche a spot, solo sulle imperfezioni per cercare di contrastarle.
È vero, su di me ha vinto facile perché non ho avuto grandi impurità ma solo piccoli sfoghi facili da gestire, ma ho come l'impressione che questa maschera purificante Biofficina Toscana possa essere il giusto bilanciamento anche pelli con maggiori problematiche che ovviamente non vogliono qualcosa di troppo aggressivo.
Non ho specificato sul profumo, che non mi fa impazzire, ma per il mio naso è evanescente e per nulla fastidioso.

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Devo ammettere che la mia esperienza con queste maschere viso Biofficina Toscana è stata fin troppo altalenante e onestamente non me lo aspettavo. Non hanno avuto chissà che affinità con la mia pelle, nonostante gli ottimi ingredienti, però credo non sia stata una buona idea fare affidamento su solo due ingredienti (in realtà uno, perché l'argilla sempre quella è) per determinare lo scopo della maschera. Avrei preferito un pool di ingredienti scelti appositamente per ogni trattamento e con una specifica declinazione per tipologia di pelle.
Voi avete avuto maggiore appeal con queste maschere viso Biofficina?



|#backtoseries|
Menomale che ci sono loro...🤩

Ci siamo lasciati con delle serie tv che mi avevano molto, molto deluso, per via di rinnovi rivelatisi flop e nuovi telefilm molto chiacchierati che poi invece mi son sembrati decisamente al di sotto delle aspettative. Se non sapete di che cosa stia parlando, forse avete perso questo post.
Gli ultimi recuperi invece sono stati decisamente più entusiasmanti e, a parte qualche dettaglio, si sono rivelati decisamente un'ottima compagnia.

Chiamatemi Anna
Anne with an E
Terza stagione
⭐⭐⭐⭐


Abbiamo aspettato quasi due anni per la terza e purtroppo ultima stagione di Chiamatemi Anna, disponibile su Netflix dal 3 Gennaio, ma l'attesa è valsa secondo me la pena.
Ritornare ad Avonlea è stato molto emozionante, tenero ed anche avventuroso. Non sono mancati i momenti drammatici, come per Bash, che dovrà affrontare una grave perdita, così come abbiamo assistito alla dolcezza di nuovi, giovani amori che coinvolgono i ragazzi, ormai non più bambini ma pronti per il prossimo capitolo della loro vita.



Chiamatemi Anna è un po' una serie di altri tempi, ma non per l'ambientazione ed i costumi, ma perché porta sullo schermo, in modo semplice, emozioni genuine e che tutti prima o poi abbiamo provato. La storia di Anna, che non ha nulla di perfetto, non è l'eroina impeccabile, ma è fallibile come qualunque ragazzina della sua età, ti si lega al cuore e lì resta per sempre. Per me è stato quasi come tornare bambino, pur conservando uno sguardo ed un punto di vista maturo e profondo. Pur notando come abbiano voluto attualizzare le vite, ed anche le lotte degli adolescenti di un'altra epoca.
E questo non riguarda solo la terza stagione di Anna with an E, ma un po' tutta la serie, che è stata una costante sorpresa, nella sua semplicità, nella sua scorrevolezza e nella sensibilità con cui ci è stata raccontata.


Il fatto che Netflix (e CBS Television) abbia deciso di non rinnovare Chiamatemi Anna mi è dispiaciuto proprio per questo, perché è sempre stata una delizia da seguire, nonostante anche questa stagione abbia i suoi punti deboli. In parte credo siano dovuti proprio al mancato rinnovo, che ha affrettato i tempi dello sviluppo, per cui ci sono stati personaggi che entravano ed uscivano nel giro di una puntata, con la conseguenza che io che guardo, non ho nemmeno il tempo di metabolizzare tutti i legami e gli effetti che quel personaggio scatena.
Viene intrapreso un po' superficialmente ad esempio il tema della colonizzazione a discapito delle popolazioni native americane e del processo di conversione che si attuava all'epoca.


Dall'altro lato però credo che la colpa sia anche delle scelte fatte dagli sceneggiatori che per parte delle prime puntate secondo me hanno girato troppo intorno a certe dinamiche, con la conseguenza che non solo risultavano ripetitive, ma anche poco utili allo sviluppo generale. Penso ad esempio alla questione della bacheca con i messaggi d'amore a scuola che torna fin troppe volte, ed invece è stato poco, sfuggente e frammentato lo spazio dedicato alla ricerca delle origini di Anna.


Chiamatemi Anna è comunque stata un'occasione per emozionarsi, per sorridere e per riflettere, ed io sono della scuola di pensiero che sia meglio concludere nel miglior modo possibile qualcosa piuttosto che portarla avanti svogliatamente e senza reale interesse, col rischio che poi si arrivi solo ad un punto morto. È un peccato che sia finita così in fretta, e spero che magari il lavoro sarà ripreso e rimaneggiato, ma, come si dice in questi casi, è stato bello finché è durato.


Sex Education
Seconda stagione
⭐⭐⭐🌠


Non sono stato un fan sfegatato della prima stagione di Sex Education, perché mi sembrava che si perdessero in certe parti, le esasperassero, o che ci fosse un certo anacronismo nelle vicende, ma con la seconda stagione, che è apparsa su Netflix il 17 Gennaio, secondo me non solo hanno saputo portare avanti una serie tv comunque gradevole, ma ne hanno anche migliorato e far evolvere alcuni aspetti.
Giustamente i ragazzi, che sono poi i protagonisti, sono cresciuti, e con loro anche il modo in cui si pongono nei confronti della vita, un po' come in Chiamatemi Anna.



Ho trovato interessante che in questa seconda stagione di Sex Education abbiano un po' depotenziato il personaggio di Otis, che da quasi maestro del sesso viene riposizionato a quella che la sua più normale e logica collocazione: un ragazzo che ancora non sa nulla della vita e ben poco di se stesso. Lo avevo detto anche per quanto riguarda la prima stagione: era assurdo che nessuno dei ragazzi desse almeno un'occhiata al web per cercare di sapere di più sulla sessualità, ed Otis apre a questa ovvia possibilità, perdendo secondo me il suo ruolo, specie agli occhi dello spettatore.
È un aspetto che ha consentito due cose: da un lato dare al protagonista di Sex Education maggiore spazio per le sue vicende personali, dall'altro lasciare la parola a colei che dovrebbe essere la reale professionista ovvero Jean Milburn, la madre di Otis.



Può sembrare una sciocchezza, ma questo piccolo passaggio darà la possibilità alla serie di toccare temi come l'asessualità, il feticismo, la pansessualità, ma di tradurli con termini che diventano naturali e soprattutto informativi. O ancora approfondire l'ambito della genitorialità e dei rapporti in età adulta. Ma si va anche un po' più a fondo su temi come l'omofobia interiorizzata, e più in generale l'accettazione di sé, e si batte molto sulla questione del consenso nei rapporti sessuali, o, all'opposto, della violenza.



Ci sono passaggi che ho trovato molto dolorosi, molto realistici e davvero duri emotivamente, nonostante il modo sempre sopra le righe di Sex Education di raccontare e di caratterizzare i personaggi. 
Ma non è tutto un dramma, anzi molti sono anche messaggi positivi, di empowering, specie in una ottica al femminile. 
È vero che la conseguenza è che certi filoni narrativi, forse anche molto attesi specie dai fan più giovani, come può essere la parentesi fra Otis e Maeve, sono stati quasi sospesi, per dare spazio appunto ad altro, ma alla fine credo che è giusto che una seconda stagione sia un po' di passaggio per eventualmente chiudere il cerchio con una terza stagione.


Perché "solo" tre stelle e mezza a Sex Education? Perché nelle prime puntate ho avuto l'impressione che certe cose fossero un po' buttate a caso, un po' raffazzonate, un po' trattate superficialmente o banalizzate. Mi viene in mente la parte di Adam Groff all'accademia militare, sviluppata in poche scene di un paio di episodi, e secondo me è un peccato perché la psicologia del personaggio, che sta imparando ad accettare se stesso, avrebbe potuto dare più spunti.
Il problema generale è che Sex Education vuol mettere di mezzo tante cose, ma a volte svilupparle tutte diventa difficile. Ciò non toglie che avere la capacità di intrattenere senza annoiare ed appesantire, ma lasciando sempre qualcosa alle persone che ti seguono, non è un dono comune a tutte le serie tv.


Le Terrificanti avventure di Sabrina
Chilling Adventures of Sabrina
Terza stagione/parte
⭐⭐⭐


Sebbene fossi conscio di essere fuori dal target di Chilling Adventures of Sabrina, devo ammettere che le prime due stagioni mi avevano incantato. Un po' come le altre due serie, pur restando intrattenitiva, era piena di trame, sottotrame e contesti attuali e con cui empatizzare. Con la terza stagione, o forse dovrei dire la terza parte, ho notato però che Le Terrificanti Avventure di Sabrina ha messo da parte queste tematiche, per concentrarsi più sull'azione che sull'emozione.
I 10 episodi che sono sbarcati su Netflix lo scorso 24 gennaio si sono concentrati tutti sul rapporto di Sabrina con l'inferno, e su nuove minacce che si abbattono non solo sulla congrega di streghe, ma soprattutto su tutti i cittadini di Greendale.



Già quella sorta di videoclip che avevano rilasciato prima che Le Terrificanti avventure di Sabrina 3 apparisse in rete, doveva in qualche modo preannunciare la stagione, visto che sono stati aggiunti degli elementi nuovi a discapito però di una certa profondità che avevo notato in passato.
Non che prima fosse una serie per intellettuali sofisticati, ma adesso c'è stata maggiore azione, una vena un po' più splatter, a tratti horror, e lo sviluppo della storia mi è sembrato più rivolto ad accontentare un gusto teen, che un tardone come me.


Nonostante quegli approfondimenti che avevo trovato nella serie, siano stati parecchio diluiti, però promuovo questa stagione perché mi ha intrattenuto da inizio a fine.
È una scelta che in parte capisco, non solo nell'ottica di accontentare il pubblico a cui si rivolge effettivamente, ma anche per creare nuovi sviluppi, non rischiare di appesantire, non dover ripetere sempre lo stesso schema e gli stessi argomenti. E sono riusciti a fare appeal su di me, creando tensione, azione appunto, a farmi sorridere o anche a scuotermi, e soprattutto a tenermi compagnia senza noia.
Se quindi ho digerito questo cambiamento, seppur con un po' di dispiacere, dall'altro lato ci sono stati alcuni elementi che proprio ho fatto fatica a sopportare.


La svolta alla Bonnie e Clyde di Ambrose e Prudence mi è sembrata un po' cheap, un po' esasperata, solo un espediente magari non fuori luogo, ma portato avanti secondo me in modo poco credibile per quelli che sono i personaggi. Inoltre questa loro unione porta ad un appiattimento dei caratteri dei due, più pedine che vengono spostate in base a dove servono che in base a dove intendono andare. Più in generale tutti i personaggi sono semplicizzati per dovere di copione. Risultano invece fuori luogo, al limite dello skip per me, le parti cantate: io non ho scelto di seguire High School Musical, ma una serie tv tratta da un fumetto, siate seri, grazie.


La storia inoltre, nonostante si faccia seguire con piacere, diventa un continuo intrecciarsi e complicarsi che alla lunga stanca e che può facilmente confondere. Sembra quasi che la giornata di Sabrina duri 36 ore ininterrotte, che quasi non dorma, che sia ovunque (e non lo dico come spoiler). Letteralmente c'è materiale per due stagioni, concentrato tutto in questa terza parte, e questo caos può portare ad una perdita di appagamento quando le situazioni finalmente si risolvono.


Le Terrificanti avventure di Sabrina è una ode al potere femminile, ma di cui purtroppo si perde l'eco, e dove hanno il sopravvento aspetti meno incisivi e più avventurosi, dove l'estetica batte un po' la sostanza. La quarta stagione non credo tarderà ad arrivare visto che questa terza parte è stata pubblicata a distanza di nemmeno un anno dalla seconda. Spero solo, al contrario di quanto leggo in giro, che i riferimenti alla serie Riverdale non siano eccessivi, ma soprattutto che decidano di seguire pochi filoni narrativi alla volta.


Cos de Baha: una alternativa a The Ordinary? 😍

Qualche tempo fa, non so dove nel web, avevo detto che stavo mettendo alla prova dei prodotti che potessero funzionare come alternative a The Ordinary.
Questa idea era nata non solo perché un paio di anni fa l'azienda del gruppo Deciem era diventata problematica, ma anche perché amo cambiare sempre, sperimentare e magari trovare qualcosa che riesca a competere o superare la qualità di The Ordinary. D'altronde questa azienda non ha inventato nulla, ma ha semplicemente preso degli attivi cosmetici che già esistevano e ne ha inserito percentuali considerevoli in alcuni prodotti. Anche altre case cosmetiche hanno però seguito più o meno lo stesso percorso.
Uno dei brand che ho preso in considerazione per questa mia ricerca si chiama Cos De Baha, ed a dirvi come l'ho scoperto mentirei perché non lo ricordo.



Cos De Baha è un brand coreano, e facendo un giro nel loro catalogo, potrete sin da subito notare delle somiglianze con The Ordinary, visto che è costituito principalmente da sieri per il viso, essenze e tonici che prendono il nome dalla sostanza che li costituisce.
Non ci sono moltissime informazioni sparse in rete sulla storia di questa azienda, ma seguendone l'evoluzione, non mi è sembrato un brand scrauso, anzi, nel corso del tempo ho visto che hanno messo in vendita nuovi prodotti e aggiornato alcune formulazioni.

Cos De BAHA è in vendita su Yesstyle (qui), e Stylevana, dove è disponibile tutta la gamma. Cos De BAHA dice di non testare sugli animali, e sul sito ufficiale tutti i prodotti hanno schede abbastanza dettagliate (alla The Ordinary appunto) in cui affermano che non contengono parabeni, glutine, formaldeide, profumo, solfati e coloranti artificiali. Questo non li rende ecobiologici, però i sieri che ho scelto non hanno nemmeno siliconi. Il brand ha inoltre la registrazione KFDA ovvero il Ministero dell'alimentazione e del controllo farmaceutico della Corea del Sud.

Il mio intento, vi dicevo, è stato mettere a confronto alcuni dei sieri viso Cos De Baha che più mi sono sembrati somiglianti a quelli di The Ordinary per attivi scelti. Non saranno ovviamente identici, visto che l'azienda coreana arricchisce di più i prodotti, ma le somiglianze sono parecchie.
Scelta molto saggia è stata quella di Cos De Baha di dare etichette di colore diverso alle confezioni, così da riconoscere il prodotto senza dover leggere le scritte minuscole. Le confezioni dei sieri non sono in vetro ma di una plastica molto dura e spessa, altro aspetto da considerare qualora viaggiare sia una vostra routine.



Cos De BAHA Niacinamide 10% Serum
Siero viso Niacinamide 10%, Zinc PCA 1%, Estratto di Liquirizia


Il siero alla niacinamide è forse fra i prodotti Cos De BAHA quello che ricorda di più il The Ordinary Niacinamide 10% + Zinc 1% di cui ricorderete non mi ero innamorato. In realtà, a parte gli attivi principali e le percentuali di questi, il siero coreano mi è sembrato molto diverso da quello canadese.
Cos De BAHA ha arricchito la formulazione anche con estratto di liquirizia che dovrebbe avere un'efficacia antiossidante e anti-infiammatoria; acido ialuronico, glicerina e aloe che idratano; un mix di estratti come rosmarino ed amamelide che sono astringenti.
Tutti ingredienti che vanno ad affiancare le proprietà già ampie della niacinamide, infatti Cos De Baha elenca diverse problematiche per cui questo siero è indicato:

  • Irritazione e problemi della pelle
  • Acne e imperfezioni
  • Iperpigmentazione e macchie scure
  • Cicatrici
  • Texture irregolare della pelle
  • Pori di grandi dimensioni
  • Rossore e sensibilità
  • Barriera cutanea compromessa, che crea prurito, desquamazione o pelle troppo sottile
  • Invecchiamento prematuro
Il Niacinamide 10% Serum Cos de Baha inoltre ha una texture decisamente più fluida del siero di The Ordinary, anzi direi che fra quelli che ho provato ha la consistenza più liquida e leggera.



Questo lo rende facile da distribuire sul viso e si assorbe molto rapidamente sulla mia pelle, ma è anche uno dei sieri che rischia di più di diventare appiccicoso se non si controllano bene le quantità applicate.
Per la mia tipologia di pelle che può essere disidratata, ma che ha punti neri localizzati e qualche impurità saltuaria, e tende ad avere zone con pori dilatati, Cos De Baha batte The Ordinary con il Niacinamide 10% Serum, perché noto quella capacità diciamo astringente e illuminante, ma, al contrario del prodotto del brand canadese, questo siero è più idratante e non mi va a seccare quelle zone che non hanno bisogno di una azione purificante. Ovviamente non è abbastanza idratante da solo, ma riesco ad usarlo su tutto il viso con molto piacere senza particolari problemi, e questo mi fa capire che ad esempio, in estate o su una pelle mista possa essere il giusto compromesso.



Non posso non appuntare che però un siero di questo tipo può risultare ridondante se intendete usare altri prodotti Cos De Baha, visto che l'azienda ha piazzato niacinamide dappertutto (un po' come tutti i brand coreani). Io stesso, se non avessi voluto testarlo, lo avrei messo in mezzo solo quando non avevo proprio nessun altro prodotto nella mia skin care che contiene questo attivo.
Quindi secondo me chi vuole sfruttare le proprietà della vitamina B3 ma non vuole e non ha bisogno di un prodotto essiccante può trovare il suo equilibrio nel Niacinamide 10% Serum. Dall'altro lato però le pelli molto impure e grasse finirebbero credo per non restare soddisfatte.

INFO BOX
🔎 Yesstyle, Stylevana, Cosdebaha.com
💸 €11.90
🏋 30ml
🗺 Made in Corea del sud
⏳ 12 Mesi / scadenza sulla confezione
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸




Saprete che non amo usare sieri viso a base esclusiva di acido ialuronico, ma non potevo non dare una chance al siero Vitamin B5 4% + Hyaluronic Acid perché sembra un po' il cugino del Hyaluronic Acid 2% + B5 di The Ordinary di cui ho parlato qui.
Nel caso di Cos De Baha è specificata solo la percentuale del pantenolo, mentre è un mistero la quantità di acido ialuronico; a giudicare la posizione nell'INCI io direi che è fra l'1% e lo 0.5% ma è una mia supposizione.
Se inoltre The Ordinary ha inserito nel suo prodotto due diverse forme di ialuronico, Cos De Baha ne ha solo una ed ha preferito aggiungere aloe, 2% di niacinamide, allantoina ed altri estratti vegetali, che danno comunque una azione condizionante al siero.



Io credo che sia un buon mix di ingredienti ed infatti il Vitamin B5 + Hyaluronic Acid Cos De Baha mi è piaciuto. La consistenza è quella di un gel mediamente sottile ed abbastanza leggero che si stende molto piacevolmente sul viso e che su di me si assorbe immediatamente. Non mi risulta appiccicoso ma tutti questi sieri viso vanno dosati molto bene o possono appunto risultare un po' vischiosi, credo anche per via dell'aloe.
Detto ciò non aspettatevi che abbia cambiato idea sui sieri a base di acido ialuronico, perché anche con Cos de Baha non ho trovato una efficacia anti age, quindi tonificante e distensiva così estrema al limite del paranormale, ma il Vitamin B5 4% + Hyaluronic Acid Serum mi da una buona idratazione, anche senza inumidire prima il viso con un tonico, mi lascia la pelle liscia e morbida.



Avverto quella sensazione piacevole lenitiva e rinforzante che dà alla pelle, così come, seppur in modo esagerato, cerca di spiegare Cos De Baha sul sito.
"Il siero di vitamina B5 favorisce la pelle in molti modi, contribuendo a idratare, curare e levigare la pelle, insieme a una maggiore elasticità per fornire un enorme bagno di idratazione."
Il Vitamin B5 4% + Hyaluronic Acid Serum non litiga con gli altri prodotti del brand né di altri marchi, perché si assorbe senza lasciare residui o fare quelle palline effetto gomma da cancellare che possono capitare con i sieri gellosi.
Fra The Ordinary e Cos de BAHA scelgo per poco quest'ultima ma con la consapevolezza che si tratta di un siero un po' più articolato e con altre componenti all'interno che su di me funzionano meglio di semplice acido ialuronico.
In generale mi sembra un prodotto che può accontentare un po' tutte le pelli.

INFO BOX
🔎 Yesstyle, Cosdebaha.com
💸 €11
🏋 30ml
🗺 Made in Corea del sud
⏳ 12 Mesi / scadenza sulla confezione
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌱


Cos De BAHA Vitamin C Ascorbic Acid 15% + Panthenol Serum
Siero viso acido ascorbico e pantenolo


Non ha una vera e propria controparte in The Ordinary, ma il siero alla vitamina C Cos De BAHA aveva scritto il mio nome sopra. Trovare un prodotto viso che contenga acido ascorbico puro e allo stesso tempo escluda i siliconi non è semplice, e qui ho scritto un approfondimento sul perché sia un ingrediente difficile da gestire, ma soprattutto tutte le proprietà benefiche per la pelle. 
L'azienda del gruppo Deciem proporne l'acido ascorbico in polvere anidra da aggiungere ai sieri sul momento (l'ho recensita qui) oppure ne ha fatto la Vitamin C Suspension 23% che non è proprio il prodotto più piacevole da usare, come raccontavo in questo post. 
Cos De Baha ha invece voluto osare e secondo me ha fatto bene. Devo subito specificare che il Vitamin C Ascorbic Acid 15% + Panthenol Serum ha subito delle piccole variazioni nell'INCI: quello che ho utilizzato io contiene appunto vitamina B5, che però è stata eliminata nell'upgrade che l'azienda ha fatto di recente. Resta invariata sia la presenza di acido ialuronico che del mix di estratti vegetali.


Al contrario degli altri sieri Cos De BAHA, il Vitamin C Serum ha la consistenza quasi di un olio molto liquido e sottile, ed io ci sento un aroma quasi alcolico, leggermente pungente, ma per nulla fastidioso. Quando lo acquistai su Amazon l'azienda mi scrisse questo messaggio
"È un prodotto che massimizza l'ingrediente originale della vitamina C riducendo il contenuto di acqua. Potresti sentire che è ruvido rispetto ai nostri altri prodotti.
Si consiglia l'uso con altri prodotti idratanti."
Io però sinceramente non ho sentito nemmeno un granello di acido ascorbico, mi sembra una soluzione ben amalgamata. Certo, l'oleosità, seppur leggera, piacevole ed idratante, si fa sentire, e io stesso, che durante l'inverno lo sto apprezzando tantissimo, credo che non sia il siero viso che desidererei provare nel cuore dell'estate; lo stesso vale se avete una pelle molto grassa: potrebbe dar fastidio di giorno, mentre è più fattibile la sera.


Ciò detto, la mia promozione al Vitamin C Ascorbic Acid 15% Serum arriva a pieni voti. È un prodotto unico nel suo genere (o quasi) che non ha mai bisticciato con i prodotti della mia skin care, e che mi fornisce i benefici che ricerco dalla vitamina C ad una percentuale che inizia ad essere alta, ma senza mai pizzicare e senza mai avermi irritato la pelle. Riesco ad usarlo indifferentemente il giorno e la notte, non appesantendomi la cute (ripeto, ora che in inverno ho una cute più secca).
Lo so che a questo punto sarete stanchi di leggere, ma devo fare una specifica che la stessa Cos De BAHA sottolinea: essendo un prodotto a base di acido ascorbico è fondamentale monitorarne la colorazione. 



La vitamina C pura ossida molto facilmente per cui se il siero (come qualunque prodotto con acido ascorbico) è trasparente o leggermente giallo è utilizzabile, ma se è diventato di un colore arancio ruggine, è ormai ossidato e da cambiare. Il mio siero è sempre stato di questo colore giallo paglia praticamente da quando l'ho acquistato fino alla fine.


Quindi il mio consiglio è, qualora acquistiate il Vitamin C Ascorbic Acid 15% Serum Cos de Baha, di usarlo subito, di non lasciarlo da parte nemmeno una settimana, per poterlo sfruttare completamente e scongiurare il rischio che si ossidi prima di averlo finito.
Sono molto curioso di provare la nuova formulazione, che immagino abbia un feeling molto simile a questo comunque, e spero che Cos De BAHA decida di sostituire il contagocce con un pack più protettivo.

INFO BOX
🔎 Yesstyle 
💸 €12,50
🏋 30ml
🗺 Made in Corea del sud
⏳ 6 Mesi / scadenza sulla confezione
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌱


Cos De BAHA M.A. Peptide Serum Matrixyl 3000 & Argireline
Siero viso a base di peptidi


Credevo che il M.A. Peptide Serum potesse essere una sorta di sostituto per il Buffet di The Ordinary, ma a guardarlo attentamente ricorda di più il Matrixyl 10% + HA per più ragioni. 
Intanto per i componenti che contiene visto che in questo siero viso Cos De BAHA non c'è un ampio spettro di peptidi, ma ci sono solo il complesso Matrixyl 3000 e Argireline, a cui sono stati aggiunti ingredienti come l'acido ialuronico, ma anche il beta glucano e l'adenosina che hanno entrambi buone capacità lenitive e restitutive per la pelle. Non poteva mancare anche la niacinamide e alcuni estratti vegetali che secondo me spostano un po' il concetto del prodotto verso un qualunque siero viso, e non un concentrato peptidico.



Purtroppo da nessuna parte c'è scritta la percentuale di questi attivi, e questo secondo me è già un punto a sfavore, perché Cos De BAHA credo tenda a formulazione più specifiche, e mi fa subodorare che forse non siano numeri molto alti.
Nulla da dire sulla texture del M.A. Peptide Serum: è fra i più densi di questi sieri, ma resta comunque estremamente gradevole da stendere sul viso, e soprattutto non va ad appesantire né mi risulta appiccicoso. Si assorbe in un lampo e posso pure dimenticarmene, e non cozza se poi aggiungo un altro siero o una crema viso.
La sensazione che mi da sulla pelle è quella di una idratazione discreta, che può bastare a cuti medio-secche, ma che non eccelle da questo punto di vista.



Il M.A. Peptide Serum mi dà anche una bella sensazione di compattezza al viso, è come se lo andasse a rinfrescare, a risvegliarlo, ma credo sia mezzo scalino al di sotto del Matrixyl 10% + HA. Non penso che una pelle matura o molto segnata possa vedere segni e rughe sparire in un solo istante, o comunque non mi pare dia un sollevamento cutaneo o una tonicità così tanto palese. Meglio se magari avete una pelle giovane che recupera facilmente la sua elasticità.
Preso da solo il M.A. Peptide Serum Matrixyl 3000 & Argireline è un prodotto più che valido, che funziona abbastanza bene e non ha grossi svantaggi, considerato però in un'ottica più ampia, con un mercato pieno di sieri viso, perde diversi voti. Io stesso, nonostante l'abbia usato con piacere e non mi sia annoiato (cosa non da poco) non credo lo riacquisterò, ma mi dirigerò sempre verso il Buffet di The Ordinary che è davvero un concentrato di peptidi.

INFO BOX
🔎 Yesstyle, Stylevana, Cosdebaha.com
💸 €12.50
🏋 30ml
🗺 Made in Corea del sud
⏳ 12 Mesi / scadenza sulla confezione
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Credo che Cos De BAHA sia un buon concorrente che riesce quasi ad affiancare il brand canadese. Qui inoltre vi ho parlato di alcuni prodotti ancora più potenziati. 
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