Vecchie e nuove collezioni di Natale Yankee Candle (e non solo) 🎄

Mi piace rispettare le tradizioni e ormai da quattro anni non possono mancare i miei two cents sulla collezione natalizia delle candele Yankee Candle. Che sia per noi, per coccolarci, che sia per un regalo last minute, è un appuntamento che non posso perdermi. Vi avevo detto parlando delle fragranze da provare questo inverno, che i miei gusti si sono diretti e stabilizzati verso profumazioni decise ma fresche, ma non disdegno ogni tanto, come ad esempio durante il periodo festivo, candele più speziate e avvolgenti.
Anche quest'anno Yankee Candle ha creato una linea esclusiva rivolta al Natale, chiamata Alpine Christmas proprio a ricordare gli aromi di un rifugio in montagna circondati dalla neve e dalla magia delle feste.


Alpine Christmas propone quattro profumazioni, ovvero After sledding, Evergreen Mist, Candlelit Cabin, e Pomegranate Gin Fiz che sono declinate in tutti i formati, mentre altre due fragranze sono disponibili soltanto nel formato jar grande che sapete che non sono solito acquistare. Da questa collezione Yankee Candle ho scelto tre profumazioni, ma ho riunito anche un altro paio di candele da uscite precedenti.

Evergreen Mist



Una tranquilla passeggiata in un bosco sempreverde ricoperto di neve, mentre il sole del mattino crea un magico vortice di nebbia.
Note di testa: Abete Douglas, Scorza di arancia, Aria di foresta
Note di cuore: Corteccia di sempreverde, Eucalipto
Note di fondo: Abete, Vaniglia, Pino
Sono sempre molto attento quando Yankee Candle lancia profumazioni pinose perché, sebbene le apprezzi concettualmente, nella pratica si rivelano spesso molto sintetiche e pungenti. Evergreen Mist però si salva, secondo me grazie a due aspetti: il primo è che tutto l'insieme di note è ben amalgamato ed omogeneo, solo una punta più legnosa mi sembra si faccia strada sopra le altre, ma sempre in modo discreto. Il secondo aspetto è l'intensità, che, per il mio naso, sciogliendo un quarto di tart, si assesta in un livello medio, non troppo forte né troppo tenute, si fa sentire senza invadenza. Evergreen Mist è una di quelle fragranze che riesco a tenere accesa a lungo senza problemi e che si fa ricordare una volta spenta dando alla stanza un'atmosfera fresca e rilassata.


After Sledding



Profumi invitanti di acero dolce, spezie per dolci e baccelli di vaniglia vi danno un caldo benvenuto dopo una giornata alle prese con le divertenti attività invernali.
Note di testa: Toffee d'acero, Cannella
Note di cuore: Crème-caramel salato, Noce moscata
Note di fondo: Baccelli di vaniglia, Un tocco di acero
Amanti delle fragranze dolci e spezziate, After Sledding è adatta a voi, ma un po' meno per me. I pregi di questa Yankee secondo me sono una intensità che non sfocia nel fastidioso, sebbene io preferisca farne brevi accensioni più che ore e ore di combustione. Una volta che la profumazione ha raggiunto la sua pienezza preferisco spegnerla anche perché seppur delicatamente, c'è una persistenza dopo diverse ore. After Sledding Yankee Candle non mi ricorda direttamente un dolce appena sfornato, ma io sento decisamente il creme caramel e il toffee, mentre la cannella e le spezie fanno da accompagnamento. Sono tutti aromi che ho scelto di provare con la consapevolezza che non sarebbe stata la mia tart preferita in assoluto, ma ogni tanto per variare mi piacciono queste fragranze più zuccherine, ricche e prettamente autunnali.


Candlelit Cabin


Il caldo bagliore di una candela vi accoglie in un rifugio invernale: pini rustici, spezie calde e profumi della terra riempiono l'atmosfera.
Note di testa: Rabarbaro, Grani di pepe nero, Mela
Note di cuore: Noce moscata, Magnolia, Nocciola
Note di fondo: Vetiver, Patchouli, Ambra
Nella collezione Alpine Christmas questa profumazione è forse quella più vicina alle mie corde, quella che userei non solo per le feste ma per tutto il resto della stagione (e forse dell'anno), ma ammetto che non mi sono innamorato di Candlelit Cabin come mi aspettavo. L'aroma che sento mentre lascio sciogliere la tart è quello floreale, probabilmente della magnolia, che rende l'insieme della profumazione un po' più femminile, e quello di tutte le note di fondo che ridanno corpo a questa Yankee Candle.
Non me ne sono innamorato non perché non sia gradevole, anzi mi piace, ma perché intanto mi aspettavo (speravo!) che si sentissero un po' tutte le note, che l'avrebbero resa sicuramente particolare e un po' diversa. Inoltre è una di quelle tart che hanno una buona intensità finché si sta vicino al bruciatore, ma allontanandosi la propagazione del profumo non è delle migliori.
La persistenza dopo la combustione è molto flebile, ma riesco a tenerla accesa molto a lungo. Insomma Candlelit Cabin poteva andare peggio, ma anche meglio.

Glittering Star


Una fragranza scintillante che dona al legno di sandalo un tocco luccicante con zuccherini e zenzero.
Note di testa: Zenzero Frizzante, Cassis
Note di cuore: Zuccherini, Noce Moscata
Note di fondo: Patchouli, Ambra, Legno di Guaiaco, Legno di Sandalo
Glittering Star non è una novità ma fa parte della collezione Holiday Sparkle di cui ho parlato qui proprio lo scorso anno. Non mi convinceva perché da spenta non sentivo alcun profumo particolare. Una volta però accesa rivela il suo carattere. Se nei primi momenti di combustione emerge sicuramente la parte più speziata delle note aromatiche, già dopo pochi minuti questa parte viene affiancata dalle note di fondo, prendendo corpo in una profumazione più decisa ed intensa. A me piacciono molto le note legnose e anche queste in Glittering Star sono molto gradevoli. In questa tart l'intensità è buona, si percepisce molto bene la profumazione ma senza essere invadente e fastidiosa al mio naso.
Una Yankee Candle che non spicca per originalità, ma la promuovo per la gradevolezza ed anche per quel lieve ma costante sentore che lascia una volta spenta.

Oltre alla collezione Alpine Christmas, Yankee Candle ha lanciato una linea chiamata Farmer's Market, che è più ispirata e rivolta all'autunno, e che con le sue profumazioni dovrebbe ricordare le bancarelle di prodotti freschi dei mercati locali. Idea interessante ed originale, questa volta declinata in quattro varianti, più due solo disponibili in giarra grande: Cider House, Golden Chestnut, Dried Lavender& Oak, Sweet Marple Chai.


Mi sono approcciato alla Farmer's Market con molta cautela nonostante un po' tutte le profumazioni potevano essere accettabili al mio naso, ma avendo acquistato online ho preferito non rischiare e prendere solo una tart di quella fragranza che mi sembrava diversa dal solito range che propone Yankee Candle.

Golden Chestnut



Assaporate una manciata di caldarroste con spezie macinate, erbe legnose e un tocco di agrumi.
Note di Testa: bastoncino di cannella, arancia, cardamomo
Note di Cuore: caldarroste, gelsomino
Note di Fondo: cedro, ambra, legno di sandalo 
Confortante, avvolgente e un po' golosa, è così che descriverei Golden Chestnut, per cui non avevo idea su cosa aspettarmi. Il mio naso percepisce sicuramente una componente speziata che non è però esagerata, arrogante, pungente, ma sicuramente rende l'insieme prettamente autunnale. Io non riesco purtroppo a percepire specificatamente le caldarroste, ma c'è qualcosa che mi ricorda un po' le nocciole, un accordo dolce ma non stucchevole che secondo me è la parte più interessante ed originale dell'aroma di questa Yankee Candle. Sento poi sicuramente anche la parte legnosa delle note di fondo, che però restano delicate, e ben si sposano al resto, dando una punta di freschezza.
È una tart dal potere medio: ci vuole un po' affinché la fragranza si costruisca e si spanda per bene, e questo fa sì che mi piace e posso lasciarla sciogliere anche molto a lungo. Golden Chestnut inoltre ha una discreta permanenza una volta spenta e questo è solo un altro elemento a suo favore.




Ovviamente aspetto di sapere se avete provato queste fragranze Yankee Candles, se abbiamo gli stessi gusti oppure se avete annusato quelle che non ho ancora avuto modo di acquistare.



|Beauty Cues Special|
Ho provato il Lash Sensational Boosting Serum di Maybelline 👁👁

Ci sono recensioni che, nonostante ciò che le malelingue possano dire, non mi piace fare, e sono più spesso quelle negative. Quando un prodotto finisce per non entusiasmarmi so già che anche le mie opinioni vengono fuori mosce, ed è per questo che ho impiegato davvero tanto tempo per parlarvi della mia esperienza con il Lash Sensational Boosting Serum di Maybelline, il loro primo siero rinforzante per le ciglia.

maybelline lash sensational boosting serum

Ero particolarmente entusiasta quando ho scoperto più o meno all'inizio di quest'anno che Maybelline aveva fatto un prodotto per la cura delle ciglia, ed avevo grandi aspettative anche perché conosco la fama di alcuni dei loro mascara, per cui mi sembrava di potermi fidare.
Le promesse del siero ciglia sono direi roboanti: dovrebbe dare alla ciglia un aspetto più pieno e folto in quattro settimane, ed addirittura il 90% di miglioramento generale. Con queste premesse appena l'ho visto su Amazon ad un prezzo accettabile l'ho voluto provare.
Il Lash Sensational Boosting Serum dovrebbe funzionare grazie ad un paio di ingredienti che la stessa Maybelline indica sul pack: l'arginina e la provitamina B5, ovvero un aminoacido e il pantenolo. In INCI però appaiono altri elementi condizionanti ed idratanti come la glicerina, un altro aminoacido ovvero la serina e l'acido ialuronico.

maybelline lash sensational boosting serum

Il risultato degli ingredienti è un siero lievemente lattiginoso ma che sulle ciglia appare trasparente, umidiccio ovviamente tende un po' ad incollare le ciglia, ma nulla di fastidioso da avere sugli occhi.
Fra gli ingredienti del siero per le ciglia di Maybelline c'è in prima fila anche dell'alcol denaturato che contribuisce non solo al profumo appunto alcolico, ma anche ad una lievissima sensazione di formicolio specie alle prime applicazioni. Non mi ha causato rossori, bruciore o lacrimazione ma secondo me non è il prodotto più adatto agli occhi sensibili.

maybelline recensioni

Sull'utilizzo Maybelline specifica che va applicato due volte al giorno sulle ciglia pulite, ed immagino sia adatto anche come base per il mascara, ma io sono stato costante solo con l'applicazione serale prima di andare a letto, non amando molto l'aspetto che dà alle ciglia, come vi dicevo.
Pensavo che lo scovolino del Lash Sensational sarebbe stato una figata, perché ha delle setole molto corte e morbide, ma in realtà si è rivelato il primo difetto di questo prodotto: la sensazione è un po' quella di passarsi un cotton fioc bagnato, molto delicato ma non riesce a pettinare il siero fino alla radice specie se come me avete ciglia abbastanza folte di natura. Secondo me non è l'applicazione ottimale e più efficace ed è un peccato. Originale come idea, ma poco funzionale.



La mia esperienza con il Lash Sensational Boosting Serum di Maybelline è iniziata a Febbraio, quando avevo terminato un altro siero per le ciglia, ovvero il Lash Extension di Sante Naturkosmetik. La mia base di partenza era quindi dopata ma molto soddisfacente per me, visto che quel siero mi aveva dato un buon risultato.
Ho scattato questa foto intorno al 23 Febbraio di quest'anno quando ho appunto iniziato ad usare il Lash Sensational Boosting Serum.



Le ciglia erano come vi dicevo abbastanza folte, e lunghe, seppur non perfette visto che stavano seguendo il loro ciclo di ricambio. Devo dire che in termini di caduta non ne riscontro mai eccessivamente da quando uso questi sieri per le ciglia, quindi potrei dire che in media un po' tutti aiutano in questo senso.
Dopo un mese di costante uso del Lash Sensational Boosting Serum di Maybelline tuttavia i risultati sembravano stentare a notarsi. Verso fine Marzo 2019 le mie ciglia apparivano così



Sapete che non sono un fotografo professionista ma cerco di far foto con luce naturale e tenendo sempre la stessa posizione. Credo si possa notare come le ciglia fossero non solo meno folte ma direi soprattutto meno lunghe e curve. 
Sulla lunghezza lì per lì ho dato la colpa al normale ricambio cellulare, che per le ciglia varia di circa 60/90 giorni, per cui ho continuato ad applicare il Lash Sensational Boosting Serum, anche perché ovviamente volevo finire il prodotto e curare le ciglia per tutta la loro ricrescita.
Verso fine giugno, l'amara scoperta, questo era il risultato sulle mie ciglia:



Le ciglia erano diventate più corte, molto meno curve, meno "a ventaglio", in generale più bruttine, meno aggraziate. Queste sono più o meno le mie ciglia naturali, che sono abbastanza folte ma non spiccano per lunghezza, immagino che su chi è meno fortunato di me l'efficacia possa essere ancora meno visibile (aka totalmente assente).
Un risultato che mi ha ricordato il 30 Days Extension Night Treatment Booster di Kiko, sebbene in quel caso le ciglia apparivano anche meno scure, quasi schiarite, ma almeno quel prodotto mi aveva dato un minimo effetto durante l'utilizzo.
Con il Lash Sensational Boosting Serum invece dopo circa cinque mesi di utilizzo le mie ciglia sono regredite invece di migliorare. Personalmente in passato ho provato prodotti molto più validi per poter dare un'altra chance o consigliarvi proprio questo siero rinforzante di Maybelline.


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Negli ultimi mesi ho messo da parte i sieri per le ciglia perché ho notato che un prodotto per il contorno occhi mi sta dando un inaspettato effetto anche sulle ciglia, ma di questo ne parliamo un'altra volta.





|#backtoseries|
The Crown 3: è ancora la serie da non perdere?

L'abbiamo attesa come si attende il corriere dopo il Black Friday e con la stessa foga con cui si scarta un pacchetto noi appassionati ci siamo cibati della terza stagione di The Crown.

the crown tre recensione

Superare due stagioni che hanno stabilito un successo così solido non è facile, ma le cose si complicano non solo considerando che bisogna necessariamente proseguire con la storia, andare avanti negli anni e quindi trovare parti interessanti da raccontare (che può sembrare semplice per un personaggio così longevo e al centro della scena, ma non è detto), ma soprattutto affrontare il cambio degli attori principali non è una cosa semplice, eppure per me ci sono riusciti.
Questa terza stagione di The Crown si muove fra gli anni '60 e '70, e tanto sta accadendo dentro e fuori le mura di Buckingham Palace: dalla crisi economica che porterà a manifestazioni e proteste, allo sbarco sulla luna, dal disastro di Aberfan all'incoronazione di Carlo come principe del Galles, dalla morte di Winston Churchill al tentativo di colpo di stato in cui era coinvolto Lord Mountbatten, zio del principe Filippo.



Pagine e pagine di storia che in parte non conoscevo e che ci mostrano una regina Elisabetta più matura, non più la giovane donna che cercava di destreggiarsi in un ruolo così imponente, ma una sovrana che è convinta della sua posizione, più fredda, più calcolatrice e più attenta della facciata che deve mostrare ai suoi sudditi.
Non sarà comunque un periodo facile per la corona britannica visto che siamo in anni di cambiamento per la cultura e la società, e mantenere quel giusto distacco, quella facciata di perfezione ed umanità allo stesso tempo è un'impresa complicata, che richiede un costante bilanciamento del tiro e non sempre si fa centro.


Ho trovato buona parte dei fatti narrati molto interessanti, e molti a me totalmente sconosciuti (ditelo pure che sono ignorante). Mi ha affascinato la storia della principessa Alice di Grecia e Danimarca, la madre del principe Filippo, mentre è stata toccante sia il dramma di Aberfan (anche lì, ammetto di non esserne a conoscenza), che la morte di Edoardo VIII.
È stata divertente invece la questione del documentario sulla famiglia reale, che pare non sia più disponibile.
Hanno avuto invece meno appeal su di me sia la questione dello sbarco sulla Luna, che ha tutta la prospettiva del principe Filippo, che il viaggio in Francia della regina Elisabetta con il concomitante tentato colpo di stato. Sono stati due degli episodi di The Crown che ho trovato più fiacchi, ma non solo per quanto riguarda la storia ma un po' anche per via dei personaggi.
La difficoltà più grande, e credo anche l'aspetto più chiacchierato, di questa terza stagione è certamente il passaggio di testimone fra gli attori che hanno preso il posto del precedente cast.


Credo che, salvo il fanboysmo di alcuni, solo chi magari ha visto tutte e tre le stagioni consecutivamente possa aver dovuto metabolizzare maggiormente il cambio degli attori, perché, per chi come me ha dovuto aspettare un anno, questo nuovo cast è un po' un naturale sviluppo del precedente, o per meglio dire l'inevitabile sorte.
Sono fra quelli che ha apprezzato ed anche tanto il lavoro di Olivia Colman nelle vesti di Elisabetta II (come se possa davvero permettermi di giudicare un'attrice premio Oscar io che ho fatto al massimo il pastorello alle recite). È vero, la somiglianza fisica non è perfetta: il volto ha dei tratti diversi fatta eccezione ad esempio per gli zigomi e la struttura generale, ed agli inizi degli anni '60 la vera regina aveva ancora un fisico asciutto e direi più giovanile rispetto alla Colman, ma questa con la sua bravura credo sia riuscita a colmare qualunque differenza fisica si possa notare, dando intensità ma allo stesso tempo cogliendo quella freddezza che si intervalla a pochi attimi di tenerezza di Elisabetta. Olivia Colman è poi la scelta più lungimirante considerando che dovrà interpretare la regina Elisabetta anche nella quarta stagione di The Crown, quando sarà ancora più adulta.
Insomma non mi ha fatto rimpiangere Claire Foy.


Bravissimi I due ragazzi che interpretano sia la principessa Anna (Erin Doherty) che, soprattutto, il principe Carlo. Josh O'Connor lo rende tenero ma allo stesso tempo non stupido, non smielato, direi quasi moderno, e credo ne abbia ripreso benissimo le movenze.
Più perplessità invece per quanto riguarda il principe Filippo. Lo avevamo visto nelle precedenti stagioni come un uomo molto pratico, senza peli sulla lingua, a volte brusco, altre più divertente e sornione. Noi poi oggi lo conosciamo per le gaffe e per i modi più schietti. L'interpretazione di  Tobias Menzies, oltre a non essere particolarmente somigliante da un punto di vista estetico, lo rende secondo me un po' troppo pacato, a tratti filosofeggiante e al tempo stesso un po' troppo duro, quando credo che invece sia più solare di ciò che sembri. Ci vuole un po' secondo me prima che lo si possa apprezzare, ma non posso dire che mi abbia soddisfatto del tutto.

Risultati immagini per the crown 3

Ho nutrito molti dubbi invece su Helena Bonham Carter. La sua principessa Margaret secondo me è distante sia dalla realtà che dal pensiero comune. Sicuramente ci riporta il suo modo sopra le righe di essere, e in questo Helena Bonham Carter è perfetta, ma a volte la sua rappresentazione secondo il mio modestissimo ed ignorantissimo parere è un po' esagerata. La somiglianza fisica richiede poi uno sforzo di immaginazione troppo grande: c'è una scena in particolare in cui la Margaret adulta viene comparata con la sua versione bambina, aspetto che non fa altro che sottolineare come ricordi ben poco la principessa. Vanessa Kirby le aveva dato non solo delle sembianze perfette, ma era in grado di mischiare fragilità e ribellione. Credo inoltre che la principessa Margaret avesse un'aria di noia mista a sufficienza più che quel costante fastidio e senso di superiorità che ci offre Helena Bonham Carter.



Una serie tv come The Crown secondo me ha una doppia difficoltà: raccontare delle vicende contemporanee che magari alcuni potrebbero aver vissuto in prima persona, o ricordare, con dei personaggi che "conosciamo" così bene e su cui inevitabilmente abbiamo un'idea che deve scontrarsi con quella che invece ci viene mostrata sullo schermo. Eppure credo che in The Crown stiano facendo un buon lavoro non solo raccontare un punto di vista pubblico, ma anche da quello privato mi sembra che tutto ciò che accade, le reazioni, le sensazioni siano coerenti con quelle persone.
Resta e forse migliora la qualità della regia e della messa in scena, sempre curatissima, e dettagliata, io sono fra quelli che va a cercarsi foto e filmati originali per compararli e mi sembra che il lavoro dietro le quinte sia monumentale. 
Invecchiare non è semplice, anche per le serie tv, e ormai le stagioni si contano come gli anni dei cani, dove una conta per sette, ma con The Crown credo stiano riuscendo a mantenere attrattiva e il livello che hanno promesso, semplicemente facendola maturare.






|Beauty Cues|
Natura Oil by Nanì: pensavo meglio, ma....

Mi ritengo abbastanza bravo nel trovare le offerte migliori, quelle più convenienti e succulente, ma non sempre purtroppo mi capita di fare un grande affare. A volte anche le migliori promozioni celano qualche lacuna e qualche dubbio, come mi è capitato con i prodotti corpo di Natura Oil by Nanì.



Avevo visto questa azienda in un negozio della mia zona, e forse non lo sapete, ma quando becco un brand che ha potenzialmente un INCI valido o interessante, le mie antenne si drizzano. Natura Oil già dal nome fa pensare ad ingredienti naturali e vegetali, e sui pack la cosa viene ulteriormente sottolineata visto che indicano che i prodotti non contengono parabeni, siliconi e peg. Si tratta di una azienda italiana prodotta dalla Suarez Perfumes&Cosmetics e dalla sua ha anche un range di prodotti sufficientemente ampio. Tuttavia la mia esperienza è stata costellata da più elementi che mi hanno lasciato perplesso, al punto che, nonostante sia riuscito a terminare questi prodotti, credo che non esplorerò ulteriormente i prodotti Natura Oil.


Natura Oil by Nanì Doccia Oil Idratante
Olio di Macadamia Bio


Avevo deciso di provare questo Doccia Oil di Natura Oil (suona anche male, lo so) durante l'estate perché credevo che la formulazione potesse essere abbastanza idratante da evitarmi di mettere la crema corpo, in un periodo in cui non c'è proprio sbatti di star lì ad impataccarsi. Tuttavia per questioni di tempo non ho avuto modo di provarlo durante la stagione calda, e così ho posticipato ai mesi in cui si stava affacciando il freddo. In ogni caso, utilizzandolo, ho capito che non c'è esattamente una stagione in cui sia più azzeccato.
Trovo un po' dubbio il modo in cui viene descritto infatti il Doccia Oil alla Macadamia non ha nulla che richiami un olio, ma si presenta come un qualunque gel fluido e leggermente giallino, con un profumo fresco e leggero.
Ma quel che non ho apprezzato di questo "olio doccia" Natura Oil è proprio che su di me non "deterge delicatamente lasciando la pelle morbida e setosa" come scrivono nella descrizione. 


Al contatto con l'acqua, e grazie alla spugna, crea una schiuma abbastanza avvolgente e morbida che aiuta a pulire il corpo e non richiede troppa pazienza e tempo a farsi sciacquare via. Una volta però finito di lavarmi sento la pelle abbastanza secca, e pure un po' tirante, bisognosa sicuramente di tanta idratazione e nutrimento. Fortunatamente questo potere lavante così accentuato non è mai sfociato in irritazione e prurito, ma sono stato io previdente ad applicare generose quantità di crema dopo ogni doccia. 
La spiegazione tecnica che mi sono dato è che questo olio di macadamia "dalle proprietà nutrienti ed idratanti" che dovrebbe arricchire il doccia gel Natura Oil by Nanì è davvero in basso nell'INCI, pure dopo la fragranza, quindi non credo che possa influire davvero sull'efficacia. Inoltre il Doccia Oil contiene Cocamide DEA che è un tensioattivo su di me abbastanza aggressivo. 
Sì, pur sapendolo, ho messo davanti la voglia di provare il prodotto alle mie misere competenze in tema, e questo è il risultato.
Non do la completa bocciatura al Doccia Oil Idratante con Macadamia perché fortunatamente con una buona crema o un olio corpo riesco a ridare confortevolezza alla pelle, ma in futuro ne starò alla larga.

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Natura Oil by Nanì Latte Corpo Idratante
Olio di Macadamia Bio


La ghiotta offerta di cui vi parlavo comprendeva una minitaglia gratuita da 100ml del latte corpo abbinato al Doccia Oil, che comunque può essere acquistato nel formato di vendita da 250 ml. Averlo potuto provare in questo modo è stata una fortuna perché mi son evitato un acquisto che non mi avrebbe fatto girare la testa dalla meraviglia.
Il Latte corpo Natura Oil è appunto una lozione fluida, leggera e fresca arricchita non solo con olio di macadamia, ma anche di mandorle dolci e burro di karitè, oltre a diverse componenti emollienti e idratanti.
Per diversi aspetti mi ha ricordato la mia esperienza con la crema corpo di La Bioteca Italiana: la consistenza fluida di questo latte Natura Oil non si traduce in un prodotto dall'assorbenza super rapida, almeno su di me, ma anzi io ci sento un tocco lievemente oleoso. Questo è l'aspetto che meno me lo fa apprezzare poco perché immagino che d'estate mi avrebbe dato decisamente fastidio.
La scia bianca invece fa capolino solo leggermente durante il massaggio, ma una volta stesa sparisce del tutto.



Nonostante gli ingredienti nutrienti questo latte corpo si comporta come tale: lascia la pelle morbida e liscia, ed idrata sufficientemente ma non basta né in questo periodo freddo quando la mia pelle ha maggiori esigenze, né a riequilibrare l'azione lavante profonda del Doccia Oil. Nel corso delle ore dopo averlo applicato, sento che la pelle perde di idratazione e ho necessità di riapplicare la crema.
Non mi sono soffermato sulla profumazione ma non c'è molto da dire: è fresca, gradevole, praticamente identica al doccia schiuma ed ha una lieve persistenza, nulla insomma per cui strabiliarsi.
Anche per il Latte Corpo Natura Oil quindi mi sento di fare lo stesso discorso: non è stato un prodotto che ho avuto voglia di lanciare nel cassonetto senza preoccuparmi nemmeno di fare canestro, ma non è nemmeno quella lozione su cui so di poter contare se mi serve un prodotto da reperire facilmente senza spendere troppo.

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Insomma pensavo che la mia esperienza con i prodotti corpo Natura Oil by Nanì potesse essere molto più soddisfacente, ma ho sicuramente provato di peggio nel corso di Beauty Cues.



Yankee Candle: le profumazioni da provare questo inverno!



La stagione fredda per me è il momento ideale anche per accendere le mie amate candele profumate. Siamo nel periodo perfetto per ogni cosa in pratica, ma quando si tratta di qualcosa che crea calore ancora di più.
Yankee Candle ha una selezione di profumazioni davvero ampia, e fra collezioni stagionali e linea base tante di queste si adattano proprio all'autunno e all'inverno, ma in generale sono fragranze spesso spezziate, dolci, a volte gourmand, biscottose e fragranti.
Bene, dimenticate tutto questo perché purtroppo queste note aromatiche per me sono diventate presto abbastanza noiose, e solo una variante di quello che utilizzo abitualmente per profumare i miei spazi.
Nelle fragranze autunnali ed invernali che ho scelto c'è poco di speziato, poco dolciume, ma c'è molta aria fresca, molta pulizia, note più eleganti secondo me, ritornano spesso i legni ed il patchouli, e qualche accento più floreale a dare leggerezza. Credo sia una scelta più originale ma soprattutto la gradisco di più per cui c'è poco da fare.



Sweet Nothings


Avvolgente, morbida, dolce: una coccola speciale per un momento dedicato solo a te
Note di testa: Ciclamino
Note di cuore: Fiore di Loto
Note di fondo: Vaniglia, Muschio Talcato, Ambra
Mi sono innamorato fin dalla prima annusata di Sweet Nothing, che è davvero una coccola speciale. Forse non è la fragranza più autunnale che si possa immaginare, ed effettivamente era uscita con la collezione Enjoy The Simple Things che avrebbe caratterizzato la primavera del 2018, perché l'aroma finale che percepisco è fresco, tuttavia il buon bilanciamento fra le note talcate, l'ambra, e quelle floreali la rende comunque perfetta alla stagione fredda (e anche al resto dell'anno). Trovo che Sweet Nothings sia femminile, anzi mi ricorda proprio un profumo da donna, ma con eleganza, in modo avvolgente, ma non infantile o stucchevole, visto che la punta dolce è appena percepibile e va solo che dare morbidezza all'insieme. L'unico neo che riesco a trovare è che la tart tende un po' a sbriciolarsi, ma non è stato un reale problema. L'intensità della profumazione è alta, ma non è stancante e non mi è mai risultata sgradevole, e la percepisco seppur delicatamente anche diverse ore dopo averla spenta, quindi non posso chiedere di più.


Autumn Pearl


Un cremoso mix di note d'orchidea, vaniglia e delicata fresia, addolcito da un vortice di zucchero
Note di testa: Orchidea Rosa, Mela Pink Lady, Susina
Note di cuore: Gelsomino, The alla Rosa
Note di fondo: Patchouli, Vaniglia cremosa
Ariosa, fresca, ma decisa, è così che mi sento di descrivere Autumn Pearl, che ha fatto la sua indipendente apparizione lo scorso autunno, ma non è obbligatoriamente indicata per questa stagione (e questo è un bene perché non vorrei che mi leggiate in un altro periodo dell'anno e pensiate sia inutile dare una chance a queste fragranze). Faccio fatica a dirvi cosa percepisco esattamente in questa Yankee Candle, perché tutte le note si mischiano abbastanza equilibratamente far loro. Sicuramente la presenza di patchouli toglie di femminilità alla fragranza, o comunque smorza la parte floreale, ma resta comunque una profumazione sobria, e c'è anche un vago sentore talcato. Mi ricorda, più concettualmente che nella pratica, Warm Cashmere, di cui avevo parlato qui un paio di anni fa, e d'altronde hanno alcune note in comune. L'intensità di Autumn Pearl è decisa ma non alta da riempire troppo gli spazi, e nel corso delle ore, dopo la combustione, si avverte flebilmente un suo ricordo.
Se Autumn Pearl fosse il profumo di un ammorbidente, lo acquisterei ben volentieri per i miei capi.



A Calm & Quiet Place

Una fragranza che evoca calma ed equilibrio: le note delicate del gelsomino si fondono con un soffio di patchouli e un morbido tocco di muschio ambrato.
Note di testa: Foglia di Mandarino
Note di cuore: Gelsomino, Legno di Cedro
Note di fondo: Patchouli, Legno di Sandalo, Muschio Ambrato

Anche A Calm & Quiet Place fa parte della collezione Enjoy the Simple Things del 2018, e a questo punto mi chiedo come mai lo scorso anno ho saltato questa gamma Yankee Candle.
Appena messa a sciogliere la tart avverto un po' l'aroma quasi agrumato, un pelo aspro delle foglie di mandarino, ma è una profumazione addolcita e resa più calda, avvolgente ma resta assolutamente fuori dalla fascia speziata. Dopo un po' di combustione o comunque ad una seconda accensione sento di più tutte le note legnose e il muschio, che la rendono una Yankee Candle un po' più maschile. Sapete cosa mi ricorda? Uno di quei bei aromi che si sentono quando si entra in certi negozi. È come se la mia memoria mi suggerisse che ho sentito un profumo simile una volta entrato da Arnotts a Dublino, ma credo ci sia una sovrapposizione dei ricordi. L'intensità è comunque medio bassa: un quarto di tart riesce a coinvolgere a stento una stanza, ma fa fatica quando si tratta di spazi ampi o arieggiati.
A Calm & Quiet Place non mi dà l'idea di un posto calmo e pacifico, ma di un luogo elegante, pulito ed ordinato sì. Penso sia perfetta per chi magari apprezza certi aromi più "da uomo" ma non ne ama l'intensità e la persistenza.


Warm Desert Wind

Un profumo che evoca spazi aperti e vaste distese, impreziosito da un tocco di vaniglia e patchouli.
Note di testa: Note Ozoniche, Cotone
Note di cuore: Vaniglia Affumicata, Incenso
Note di fondo: Patchouli

Warm Desert Wind è forse la Yankee Candle di questa mandata che preferisco meno, ma la ritengo comunque piacevole, adatta all'autunno, avvolgente quanto basta grazie al pachouli e alla vaniglia che, a mio naso, sono predominanti. Le note ozoniche invece come le definisce l'azienda non so bene che siano, ma credo corrispondano all'aroma quasi salmastro, molto delicato, che sento durante la combustione, che si uniscono all'aroma di cotone. È questa parte della profumazione che non mi soddisfa del tutto, perché la trovo più pungente e sintetica. Tuttavia grazie ad una intensità che non risulta eccessiva, Warm Desert Wind mi ha tenuto compagnia in modo garbato e mai invadente.
Questa Yankee appartiene alla linea Just Go, uscita lo scorso Marzo.



Misty Mountains

Come un'infinita distesa di vette montuose punteggiate dai pini, che regala una fresca e silenziosa atmosfera.
Note di testa: Pino, Menta Verde
Note di cuore: Lavanda
Note di fondo: Patchouli, Vetiver, Legno di Cedro

Misty Mountains mi invoglia a respiri profondi, al relax, a spostare la mente alla brezza fresca di una foresta di montagna. Mi è piaciuta molto perché sebbene non ami le note di pino, in questa Yankee sono ben bilanciate al resto degli aromi, non diventando pungente. Non sento affatto la lavanda, ma credo che nell'insieme contribuisca a rinfrescare la fragranza. Trovo l'insieme quasi avvolgente, sicuramente un po' più maschile che femminile, ma grazie ad una intensità non eccessiva, almeno nel formato  secondo me può accontentare chiunque. Pur categorizzandola come fresca, e sebbene sia uscita anch'essa con la collezione estiva Just Go, secondo me si sposa bene con l'autunno e con la stagione fredda, come dicevo risulta confortante, richiama i paesaggi invernali all'aria aperta. È delicata ma percepibile anche la persistenza dopo alcune ore che l'ho spento la tea light.




Voi preferite fragranze più calde, magari speziate o più fresche ed equilibrate per questa stagione fredda? Sono io quello strano?


|Beauty Cues #WeeklyMask|
Ettang Peel Off Cup Mask: ne vale la pena?

Hanno avuto il loro exploit sul web circa due o tre anni fa, ma fra le mie mani sono finite solo più di recente beccandole ad un prezzo davvero conveniente in una vendita sul sito Veepee.
Non serve continuare a fare i misteriosi visto che lo avete letto dal titolo e mi riferisco alle maschere viso Peel off in "coppetta" di Ettang.



Definite anche maschere modellanti, o maschere di gomma, visto che siamo spartani, le Peel Off Cup vengono come potete immaginare dalla Corea. Io ne ho provate quattro, ma il range che propone Ettang arriva a circa 10.
Il concetto di base di queste maschere è uguale a tutte, così come gli elementi chiave che le caratterizzano: la "farina fossile" chiamata terra diatomacea, sodio alginato e il solfato di calcio che reagendo chimicamente una volta che si mischiano con acqua, creano questo strato gommoso che si elimina con l'effetto peel off. È lo stesso ingrediente visto ad esempio nella maschera di La Saponaria, ma queste Ettang sono già arricchite con altri elementi.



Le Peel Off Cup Mask sarebbero monouso, ed il processo di preparazione non è nemmeno dei più comodi perché si dovrebbe togliere tutta la polvere dalla confezione, riempire la coppetta fino al segno, e poi rimetter la maschera nella coppetta e miscelare il tutto con la microspatola che si trova in dotazione. A parte che è un processo un po' macchinoso, la quantità di polvere è comunque davvero tanta, sufficiente per almeno due applicazioni se siete accorti o se non avete un viso molto grande. Io mi son limitato a versare circa metà della polvere in una ciotola a parte, ed ho aggiunto acqua ad occhio.
Ho avuto inoltre alcune difficoltà a creare la pastella con queste maschere, ma nel corso delle recensioni vi racconto in dettaglio i problemi che ho riscontrato e come ho cercato di risolverli.



Ettang Peel Off Cup Mask The Peppermint
Calmante e Rinfrescante



La The Peppermint è stata la prima di queste maschere Ettang che ho provato ed è stata un'esperienza molto interessante. È vero, alla prima applicazione non sono riuscito a creare una pastella omogenea ma mi si sono formati diversi grumi, che hanno inficiato la rimozione, ma nulla di grave perché i risultati sono stati invariati.
La maschera all'interno contiene come dei piccoli pezzetti di foglie che credo siano proprio di malaleuca. Ma tra gli attivi funzionali c'è anche l'estratto di portulaca oleracea che aiuta a lenire ed ha un'azione antiossidante, poi abbiamo allantoina e centella che leniscono e rinforzano la pelle, ed ovviamente olio essenziale di menta piperita che rinfresca e conferisce l'odore alla maschera.
Anche sul viso una volta stesa risulta gradevolmente fresca, ma non raggelante della serie "datemi un cappotto e nessuno si farà male". È una sensazione molto piacevole e non si rinuncia al confort.



Vi dicevo che l'applicazione, per quanto facile, è stata un po' inficiata dai grumi, con la conseguenza che più che sfogliarla, l'ho dovuta sciacquare dopo aver tolto il grosso ché veniva via a pezzetti. Ma comunque anche questa rimozione forzata non mi pare abbia ridotto gli effetti: la The Peppermint Ettang mi ha lasciato una pelle molto bella, liscia e omogenea. Da un lato ha ridotto i rossori migliorando il colorito, dall'altro mi ha levigato quelle zone con pori dilatati e grana non regolare. In generale sentivo la pelle tonica e non tirante. Non è particolarmente idratante, ma non è nemmeno questa la sua funzione, e comunque non va a seccare. Direi quindi soddisfazione generale.
La seconda volta che ho usato questa Maschera Ettang ho cercato di stemperare un po' l'acqua affinché non fosse troppo fredda, ma comunque non è servito alla formazione dei grumi. Anche cercando di lavorarla a lungo, per quanto possibile, non risolve il problema. Non c'è un reale inconveniente nella stesura però mi sembra un peccato, perché alla fine i grumi sono fatti di polvere non utilizzata.

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Ettang Peel Off Cup Mask Acerola
Restringe i pori dilatati e Illumina



La seconda maschera Ettang che ho provato è questa all'Acerola, che è praticamente una sorta di ciliegia che pare sia ricca di vitamina C. Nella formulazione però, oltre all'estratto di questo frutto vi è anche acido ascorbico e ritorna la portulaca oleracea.
Purtroppo anche in questo caso non sono riuscito alla prima applicazione a creare una bella consistenza, era molto grumosa ed ha impiegato un po' troppo tempo ad asciugarsi. Infatti una volta rimossa mi sembrava di togliermi dalla faccia una sorta di purè rappreso più che una maschera peel off. Credo che il problema fosse stato un po' troppa acqua nella pastella, così la seconda volta ho cercato di migliorare la tecnica.
Ho provato infatti ad aggiungere pochissima acqua e farla agglomerare a poco a poco, ed ha funzionato: la texture era più spalmabile ed omogenea, con molti meno grumi. La rimozione non è stata comunque perfetta ma l'efficacia non ne ha risentito.



La maschera Peel Off di Ettang all'Acerola infatti mi a dato risultati del tutto apprezzabili sulla mia pelle: l'incarnato era più levigato ed omogeneo, e lo sentivo anche fresco e tonico. Rispetto alla The Peppermint mi è sembrata un po' più idratante, per quanto non sia da questo punto di vista sufficiente per le mie necessità specie per una routine serale nel periodo autunnale. In generale il trattamento è stato molto gradevole, non l'ho avvertita particolarmente fresca, e, nonostante nell'INCI ci sia della fragranza, io non ho avvertito un profumo così distino ed intenso.


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Ettang Peel Off Cup Mask Charcoal
Esfoliazione, Equilibrio e Nutrimento



Con la maschera Charcoal Ettang ho provato subito ad applicare la tecnica della pochissima acqua alla volta, ma qualcosa è andato storto con la prima applicazione e giù a grumi su grumi.
La seconda applicazione non è stata decisamente più fortunata e purtroppo non ho capito bene perché, credo però che la miscela sia un po' complicata da gestire a prescindere: ho visto alcuni video sul web ed anche seguendo le istruzioni fornite da Ettang il risultato è molto vario in termini di consistenza. Insomma non sono il solo ad aver fatto un papocchio.
È stata comunque molto simpatica perché da una polverina quasi bianca si crea una pasta grigio scuro che ti fa diventare un po' un gargouille. All'interno la Peel Off Cup Mask Charcoal contiene ovviamente polvere di carbone, ma anche centella asiatica e molto in fondo all'INCI olio essenziale di palissandro che pare abbia un'azione di rinnovamento cutaneo.



Sulla pelle l'ho sentita un pelo fresca, in modo molto piacevole e non ha un vero e proprio profumo ma una volta mischiata con acqua è come se sviluppi un lievissimo aroma.
Gli effetti che ho notato con questa maschera Ettang sono di maggiore opacità della pelle, mi sembra abbia proprio un potere seboassorbente molto buono, e una volta rimossa la pelle era molto liscia e delicatamente fresca. Ne hanno giovato anche le zone con pori dilatati ed ostruiti che sembravano più affinate e pulite. In generale ne ho apprezzato l'effetto detergente e purificante, sebbene mi abbia lasciato la pelle lievemente tirante. Ci può stare come reazione considerando che non ho grandissime untuosità da contenere in questo periodo, per cui credo che una pelle più mista e grassa possano apprezzarla a pieno, ma Ettang parla anche di nutrimento nella descrizione del prodotto e a me sembra un elemento completamente mancante.
Tuttavia la Charcoal Peel Off Cup Mask mi ha lasciato la pelle perfettamente pronta ad assorbire tutti i trattamenti che ho applicato successivamente, per cui facciamo finta che ha funzionato.


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Ettang Peel Off Cup Mask Propolis
Nutre, Lenisce e protegge la pelle



Avevo buone aspettative su questa Cup Mask Propolis ma non sono state del tutto rispettate.
Per cominciare non ha funzionato benissimo la tecnica della poca acqua con questa maschera Ettang: alla prima applicazione la crema che ho composto era abbastanza liscia e omogenea, ma al secondo uso non sono riuscito a formare un mix senza grumi.
Ha, rispetto alle altre, un INCI un po' più scarno, con unici due attivi la portulaca oleracea e appunto la propoli. Nella lista degli ingredienti appare anche la fragranza ma il mio naso non percepisce un odore particolarmente accentuato, mentre accentuata è invece la freschezza sulla pelle una volta che ho messo il composto sul viso.



A piacermi di questa Peel Off Cup Mask Propolis è il modo in cui mia ha reso la pelle liscia, elastica e luminosa. L'idratazione che rilascia secondo me basta ad una pelle normale, io invece sento il bisogno, specie nel periodo freddo, di applicare almeno parte della mia skin routine per completare il trattamento. Questo è un po' la pecca di questa maschera Ettang visto che mi aspettavo fosse la più idratante in assoluto in questo gruppo, invece è più o meno equiparabile a quella all'acerola. Non spicca quindi per un elemento particolare, seppur mi abbia dato un risultato gradevole, e la freschezza che regala secondo me la rende ideale per un trattamento anche giornaliero.

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La domanda che alla fine di tutto questo impastare mi sono posto è stata proprio "vale la pena cercare ed acquistare queste Peel Off Mask di Ettang?". Sappiamo bene che tutto è utile ma niente è indispensabile e devo dire che l'offerta che propone periodicamente Veepee su queste maschere è davvero invitate, visto che sono acquistabili in un set con tre diverse coppette a circa cinque euro.  Inoltre con nessuna di questa maschera ho avuto risvolto veramente negativi, magari residui fastidiosi, o reazioni strane.
Tuttavia adesso rispetto ad un paio di anni fa quando si potevano trovare anche da Sephora, sono diventate meno reperibili. Sinceramente non sono una persona che ama star lì ad impastare, specie se poi il composto si rivela poco pratico, pasticcioso, facile ad essere sprecato. Nel caso delle maschere Ettang (e più in generale delle maschere agli alginati) il mix una volta agglomerato non può essere modificato o migliorato con l'aggiunta di acqua o altra polvere, quindi è anche più complesso.
Quando ho terminato queste maschere mi sono reso conto che sono stato più sollevato per averle finite che magari contento di aver ottenuto dei buoni risultati.
Quindi la risposta che mi sono dato è che se per noi amanti dei cosmetici queste maschere in coppetta di Ettang sono quasi un passaggio obbligato, una recensione da inserire nei nostri archivi, per chi utilizza in modo comune le maschere viso non credo che il gioco valga la candela.








|P_laylist|
Strani duetti, singoli trash, album che non capisco e ormoni

Mi ero ripromesso che la P_laylist sarebbe ritornata molto prima visto che l'ultima volta ho persino dimenticato di inserire alcune canzoni, tanto ero oberato. Però non è stato possibile recuperare prima e Novembre è stato un tripudio di nuovi album e nuovi singoli, per cui direi di non cincischiare oltre.

18 - Cesare Cremonini - Al Telefono



Io non voglio essere cattivo, fazioso o esterofilo, ma come si fa ad ascoltare un pezzo che ripete costantemente "al telefono, al telefono"? Davvero, qual è il senso? Io non riesco a coglierlo, se volete sono contento di ascoltare le vostre spiegazioni, ma intanto questo ultimo singolo di Cesare Cremonini si merita per me l'ultimo posto, che sia al telefono, in banca, allo stadio, o in fila alla posta.
Salvo il video però, quello è carino, ma non ci azzecca nulla.


17 - Max Pezzali - In questa città



Qualche giorno fa ero tranquillo in auto ed ascoltavo la radio pensando ai fatti miei, quando ad un certo punto sento questo brano che parla di cinghiali, di quali strade è meglio prendere per evitare il traffico, di Culandia. Per me è stato super cringe.
Apprezzo la dedica ad una città bellissima come Roma, capisco l'innamoramento di Max Pezzali, ma se l'intento è serio o romantico o comunque simpatico, per me la missione è fallita.
Ed immagino siate tutti d'accordo per questa diciassettesima posizione di In questa città, se no anche 'sti cazzi (cit.).

16 - Charlie's Angels: Original Motion Pictures Soundtrack


Quando mi è capitata fra le orecchie la colonna sonora del nuovo Charlie's Angels, che dovrebbe uscire in Italia al cinema il prossimo anno, ho pensato che fosse tratto da una sorta di Ariana Grande & Friends, visto che cinque canzoni su undici sono anche cantate da lei, ma ovviamente mi sbagliavo.



Tuttavia su undici canzoni non ne ho trovata una che mi convincesse e che mi mettesse voglia di ascoltarla una seconda volta, e non mi sono stupito visto che Don’t Call Me Angel era stata particolarmente insipida per me. E con una colonna sonora così non mi stupisce nemmeno che il film stia floppando.

15 - Pablo Alborán & Ava Max - Tabú



Mi è capitato per caso questo singolo in collaborazione con Ava Max e mi ha incuriosito anche perché la sua carriera da solista sembra non voler decollare e che si stia dando ai featuring. Il risultato però mi è sembrato una versione più latina, più moderna, e meno iconica di Nobody Wants to Be Lonely. Evitabile.

14 - Sam Smith - I Feel Love



Non so che discoteche gay frequenti Sam Smith, ma in quelle in cui sono stato io I Feel Love, brano degli anni '70 di Donna Summer, ci sarà passato sì e no tre volte. Non basta che una canzone sia cantata in falsetto e sia disco dance per diventare l'inno della comunità LGBTQ caro Sam, o almeno non è l'unico che abbiamo.
Insomma una cover inutile. Ritenta, sarai più fortunato.

13 - Elisa - Diari Aperti (Segreti Svelati) 

Non capisco e non mi fa proprio impazzire il nuovo disco di Elisa, uscito il 15 novembre. Già da solo Diari aperti non mi aveva convinto, l'aggiunta di featuring non aiuta moltissimo anche se i nomi di Calcutta e Carmen Consoli possono sembrare interessanti.

Risultati immagini per elisa diari aperti segreti svelati
Funziona meglio la parte dei "segreti svelati" che immagino sia l'EP con sette brani inediti in inglese aggiunti a questo rifacimento del disco. 



In questa seconda parte di Diari Aperti (Segreti Svelati) ritrovo l'Elisa che mi piace, quella non pretenziosa, quella che strizza l'occhio più al mercato che al suo stile, quella che ci ha fatti innamorare. E con questo non intendo dire che Elisa possa cantare solo in inglese, ma si capisce che è il suo habitat dove difficilmente delude.


12 - Andrea Bocelli - Dormi Dormi Lullaby ft. Jennifer Garner



Mi ha colpito questa strana coppia di Andrea Bocelli e Jennifer Garner, ma il risultato è promosso, perché come sempre capita se un attore straniero si dedica alla musica non esce una roba trash come capiterebbe quasi sicuramente con quelli nostrani. E poi ha questo sapore di Natale che ci sta tutto. Dormi Dormi Lullaby fa parte del nuovo disco di Bocelli, che un po' come Elisa ha tentato di svecchiare l'ultimo album con nuove collaborazioni, e si intitola "Sì Forever – The diamond edition", e di cui fa parte anche il duetto con Ellie Goulding, ma che ancora non ho ascoltato e non credo recupererò almeno per intero.


11 - Dua Lipa - Don't Start Now



Si attacca sicuramente alle orecchie il nuovo singolo di Dua Lipa, con questo groove disco dance anni '70 che lo rende perfetto per le radio. I problemi di Don't start now però sono due per quanto mi riguarda: intanto l'originalità dell'insieme e secondariamente i capelli di Dua Lipa.
Qualcuno avrebbe dovuto dire al parrucchiere di non cominciare nemmeno con quello scempio.


10 - Céline Dion - Courage


Anticipato da diversi singoli, il nuovo album di Celine Dion, intitolato appunto Courage e pubblicato il 15 novembre, per me è stato una grande noia, e mi dispiace un po' dirlo. Capisco l'intento di alcuni brani, molto vicini al vissuto di Celine che ha perso il marito a causa di una grave malattia, ma il resto è poco incisivo, poca ciccia e tanto fumo.



Non sono riuscito ad affezionarmi a nessun brano, anzi ho trovato che ben 21 canzoni siano davvero troppe e qui e lì avrei sfoltito eliminando proprio alcuni pezzi come Nobody's watching e Say Yes per nominarne due. Non finisce in fondo alla classifica perché parliamo pur sempre di Celine Dion, le sue produzioni sono comunque di qualità, ma diciamo che è più la fama in questo caso per me che vince.

9 - Camila Cabello - Living Proof



Strano ma vero, dopo alcuni brani insipidi ho trovato una canzone di Camilla Cabello che mi sembra carina. Non un gran pezzo Living Proof, ma se me lo ritrovassi mentre sto guidando, in fila nel traffico, mi rallegrerebbe. Capisco però che la voce da Chipmunk possa essere un po' disturbante per alcuni. Il sei dicembre esce il suo nuovo album, e state sicuri che mi farò del male ascoltandolo.

8 - George Michael - This Is How



Sebbene non mi abbia convinto fino in fondo, This is how penso che sia un bel regalo per i fan di George Michael, che tre anni dopo la sua morte possono sentirlo in un brano inedito che credo faccia parte della colonna sonora del film Last Christmas, che in Italia è previsto per Dicembre. Le sonorità credo siano quelle tipiche nella musica di George Michael e non manca un velo di malinconia. Da ascoltare.

7 - Tiziano Ferro - Accetto Miracoli


Per parlare del nuovo album di Tiziano Ferro non si può prescindere dal fatto che abbia pisciato fuori dal vaso, come dicono quelli pratici.
Tralasciando le beghe fra lui e Fedez dove sinceramente non ci ho capito granché, mi ha però colpito quanto ha detto in tema di coming out a Rolling Stone. Cito testualmente
"Se poi mi chiedi (e non me l’hai chiesto, quindi mi metto nella merda da solo): altri dovrebbero farlo? Allora ti dico che oggi un po’ di irritazione mi viene. Perché comprendo benissimo gli attuali cinquanta-sessantenni, vissuti in un mondo in cui poter esprimere se stessi era fuori da ogni logica umana, sociale, professionale. E giustifico in parte la mia generazione, quella dell’ultimo treno un po’ arrugginito. Io sono cresciuto in un ambiente di grande bullismo, di odio, di spinta verso la negazione. Ogni volta che provavo ad aprirmi, mi dicevano: non dire nulla, fatti i cazzi tuoi. Poi, quando ho capito che dalla gente avevo solo amore, ho detto: fuck it. Per chi oggi ha dai trentacinque anni in giù, però, non ci sono scuse. È il momento. Sono diventato molto meno tollerante."
Ora io non so perché Tiziano si irriti tanto, ma quando lui faceva tranquillamente le sue cose, non credo che qualcuno si irritasse per il suo starsene pubblicamente nell'armadio. È vero, ci sono persone che sostengono che i personaggi famosi debbano fare coming out per fungere da esempio, ma non io, a meno che non ci prendano per i fornelli con la storia che "amano l'amore".
Quindi Tiziano, facciamo che ognuno fa come crede, come si sente, come in fondo hai fatto tu?
Se no anche 'sti cazzi, per citare Max Pezzali.



Per tornare ad Accetto Miracoli posso dire che mi è sembrato un album poco innovativo per Tiziano, anzi mi sembra sia andato sull'assodato, fra RnB e ballad. Bei pezzi alcuni, In Mezzo a questo Inverno ad esempio sicuramente avrà fatto piangere più di qualcuno, ed in generale un buon album calibrato in generale visto che sono solo 12 pezzi.
Promosso, ma per me non va oltre la settima posizione.

6 - Chiara Galiazzo - L'ultima canzone del Mondo



Ho sempre dato poche chance a Chiara Galiazzo, forse perché mi sembrava ci fosse in lei tanto potenziale inespresso da brani che non mi lasciavano nulla. Poi per caso Spotify mi ha suggerito "L'ultima canzone del Mondo" e, per quanto non mi sembri il pezzo del secolo, credo sia un buon brano per un comeback. Non so se ci siano progetti attorno o già in atto, ma un sesto posto a Chiara questa volta lo do volentieri, anche per incoraggiamento.


5 - Luke Evans - At Last


Luke Evans ha fatto un album e non poteva mancare nella mia P_laylist. Mettendo da parte le mie tensioni ormonose nei suoi riguardi, credo che Luke abbia fatto un bel progetto per lanciarsi in maniera più ufficiale nel mondo della musica. Lo avevamo sentito cantare nella colonna sonora de Beauty and the Beast, ma in At Last si dedica a delle cover di brani più o meno famosi, passando anche per pezzi più recenti come Always remember us this way da A star is born o Say you love me di Jesse Ware, due canzoni che mi piacciono molto.



La voce c'è, l'agilità, il calore, l'estensione ci sono pure, il carisma non manca, ma forse cercherei di studiare un po' di più l'intenzione che dà ai brani, così da rendere più solida la sua versatilità.
Tutte cose che insomma spiegherò a Luke Evans in privato.


4 - Coldplay - Everyday Life


Il 22 novembre si son messi tutti d'accordo per pubblicare un album a testa, ma nel caso dei Coldplay la cosa era già stata anticipata. Il risultato generale di Everyday Life non mi è spiaciuto affatto, è sicuramente un album che ho ascoltato molto volentieri, che può essere approcciato con superficialità lasciandolo fluire brano dopo brano, o scavando più a fondo concentrandosi su pezzi come Guns, riferimento all'eccesso di armi negli Stati Uniti, o sprofondare nella malinconia di Daddy.



Per fortuna ci sono momenti anche un po' più allegri come Champion of the world che un po' ci riporta ai "vecchi" Coldplay. Insomma Everyday Life è da ascoltare e riascoltare, ci sono molte più parti strumentali a far da padrone, così come le sonorità sono ricercate, e son sicuro diventerà un ottimo regalo di Natale.

3 - Faouzia - Tears of Gold



In tema di giovani talenti, un terzo posto va a Tears of gold di Faouzia. Non è un pezzo incredibilmente bello o emotivo o originale, ma ogni cosa che Faouzia pubblica mi resta in mente per giorni e giorni e mi va in loop in testa non appena ci penso. Lei ha una voce fenomenale che può dare ancora moltissimo e soprattutto scrive da sola i suoi pezzi. Solo 19 anni e spero tanta strada davanti.

2 - Billie Eilish - everything i wanted



Se non lo avete fatto, ascoltate il nuovo singolo di Billie Eilish, e subito dopo andate a cercare il significato del testo, e subito dopo tornate qui e ditemi se non vi ha messo i brividi. 
Billie Eilish ha 17 anni, il fratello Finneas che ha prodotto il brano solo 22. ma entrambi hanno una maturità artistica che tanti, più rodati, non hanno. everything i wanted a quanto so non appartiene ancora ad un progetto più completo ed ufficiale, ma questo mese merita il secondo posto.


1 - A Great Big World & Christina Aguilera - Fall On Me 



In cima alla mia classifica non poteva che esserci uno dei brani che mi ha più emozionato nell'ultimo mese. A distanza di sei anni da Say Something, Christina Aguilera e A Great Big World riprovano a ricongiungere le forze per emulare lo stesso successo ottenuto. Il video di Say Something ad oggi ha una cosa come 480 milioni di visualizzazioni, ha assicurato un Grammy agli artisti ed ha scalato un po' tutte le classifiche. Prospetto però una sorte diversa per Fall On Me che non è un vero e proprio inedito, visto che il brano è già presente nell'album Sì Forever di Andrea Bocelli, ma i due di A Great Big World, Ian Axel e Chad King, che hanno scritto la canzone appunto per Bocelli, hanno pensato di sfruttarlo anche con Christina, dando secondo me al pezzo una intensità perfetta.
Non è un caso se la loro performance agli American Music Awards di quest'anno, sia stata fra le più apprezzate, visto che Christina Aguilera, dopo 20 anni di carriera, riesce ancora a sovrastare alcune sue colleghe più giovani.


Non so se il mese prossimo ci sarà una nuova P_laylist, ma preparatevi perché non può mancare il nostro appuntamento con tutte le nuove canzoni dedicate al Natale.




Ho provato il primo detergente viso di The Ordinary

Già quando al comando di Deciem c'era il compianto Brandon Truaxe avevamo scoperto che il range di The Ordinary si sarebbe espanso con tanti nuovi prodotti. Ed in effetti il brand low cost dell'azienda canadese necessitava di colmare alcuni buchi scoperti del suo catalogo.
The Ordinary non presenta molti prodotti specifici, ad esempio, per il contorno occhi, e fino ad inizi di quest'anno non c'era nemmeno un detergente viso, ma hanno superato il gap introducendo lo Squalane Cleanser.



Son rimasto un po' sorpreso quando ho scoperto che The Ordinary aveva lanciato per iniziare solo un detergente viso di questo tipo perché lo Squalane Cleanser è un prodotto un po' particolare, in quanto contiene una grande quantità di emollienti, fra cui appunto lo squalano, che producono una detersione che banalmente potremmo definire per affinità.
Sul sito, The Ordinary racconta così questo detergente:
"Un prodotto detergente delicato formulato per eliminare il trucco lasciando la pelle liscia e idratata. La formula incorpora Squalane, insieme ad altri esteri lipofili che sono delicati, idratanti, efficaci nel dissolvere il trucco e le impurità facciali e aumentare la spalmabilità del prodotto. Se strofinato tra i palmi delle mani per circa 10-30 secondi, il prodotto subisce un importante cambiamento strutturale da una consistenza balsamica a una consistenza trasparente simile all'olio. Ciò consente agli esteri di saccarosio emulsionanti nella formula di intrappolare e fondere il trucco disciolto e le impurità del viso con acqua per il risciacquo. Essendo non comedogeno e senza sapone, questa formula è progettata per essere abbastanza delicata per l'uso quotidiano, senza seccare eccessivamente la pelle, rendendola adatta a tutti i tipi di pelle."
La formulazione, che appunto contiene ingredienti emollienti e idratanti, dà allo Squalane Cleanser una consistenza molto particolare: è un incrocio fra una crema, un gel ed un balm. Una volta che viene scaldato col calore della mani, il detergente diventa oleoso, scivolando molto di più sulla pelle.



Io ovviamente ho iniziato ad usare il prodotto proprio come spiega The Ordinary: prelevo una piccola noce di Cleanser, la scaldo fra le mani fino a farla diventare appunto oleosa e poi massaggio il tutto su viso asciutto. Questo metodo d'uso però non mi è sembrato perfetto, intanto perché dà l'impressione di lavarmici più le mani che il viso, e secondariamente credo non bisogni proprio lesinare con le quantità, perché non ci si fa molto. Quando si scalda, questo detergente viso The Ordinary diventa una sorta di olio sottile, non immaginate una patacca pesante e gocciolosa, motivo per cui io ho variato un po' il metodo di utilizzo: intanto prelevo la quantità di prodotto che uso abitabilmente con qualunque detergente, che corrisponde più o meno ad una moneta da due euro; poi non scaldo lo Squalane Cleanser fra le mani, ma lo stendo direttamente sul viso, e lo massaggio fin quando non si trasforma appunto in olio.
Dopo averlo massaggiato un po', insistendo sui punti critici, inumidisco le mani e continuo a detergere il viso. Con questo passaggio lo Squalane Cleanser assume una sorta di consistenza lattiginosa molto leggera e sottile.
Insomma più che un detergente viso, è un Pokemon in evoluzione.



Una volta sciacquato con acqua tiepida mi lascia il viso ben pulito, ma soprattutto ha la capacità di rendermi la pelle molto morbida e senza che la senta tirante o secca. Essendo una detersione per affinità lo trovo un prodotto molto delicato, emolliente e idratante, la cute resta elastica e liscia, ma senza perdere di efficacia. E soprattutto senza impiastricciare il viso con patine oleose, residui sgradevoli o fastidiosi lasciti che si trasformano per me in imprecazioni.
Sugli occhi non mi ha mai dato grossi problemi, anche di vista appannata, come succede con i detergenti cremosi o oleosi.
Per dovere di scienza ho provato ad usare lo Squalane Cleanser anche su pelle umida e ammetto che l'ho apprezzato tutto sommato ugualmente, ma lo preferisco da asciutto.
La cosa che mi ha stupito, come vi dicevo all'inizio, è che Deciem abbia lanciato solo questo tipo di detergente viso e soprattutto che abbia pensato ad un formato così piccolo, perché appunto non basta pochissimo prodotto come si può pensare, motivo per cui ho visto il tubetto svuotarsi abbastanza in fretta. Per fortuna hanno introdotto anche una versione da 150ml e una da 240.



Superato questo piccolo problema, lo Squalane Cleanser mi piace molto per la sensazione che dà, perché è gradevole massaggiarlo sul viso, è avvolgente, coccoloso ma non risulta troppo untuoso, pesante, da dare sui nervi anche solo pochi secondi sul viso. Ed inutile dire che al mattino sono facilmente suscettibile.
Per le mie necessità è perfetto per il periodo freddo, al mattino appunto quando non sento bisogno di una detersione sgrassante e così profonda, e penso che possa rispondere alle esigenze delle pelli stressate magari dagli agenti atmosferici e più in generale normali e secche. Eviterei su pelli grasse a meno che non lo facciate diventare parte di una doppia detersione. A proposito di questo metodo di pulizia, secondo me è la scelta migliore se contate di usare lo Squalane Cleanser di The Ordinary per rimuovere il make-up, perché usato da solo non credo sia sufficiente a togliere tutti i residui di trucco, ma è necessario ripetere l'applicazione, affiancarlo ad un altro prodotto o ad un panno in microfibra che lo aiuti.
Per il resto son quasi certo che il primo detergente viso di The Ordinary finirà in altri miei ordini futuri.

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🔎 theordinary.com, sephora.it, lookfantastic.it, Douglas.it 
💸 €7.20
🏋 50/150ml
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⏳ 6 Mesi
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Se vuoi conoscere la mia esperienza con tutti i prodotti The Ordinary che ho utilizzato in tre anni, clicca qui!

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