Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query The End of the F***ing World. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query The End of the F***ing World. Ordina per data Mostra tutti i post

|#backtoseries|
Tutte promosse! 🎉🏅

La parentesi di serie tv natalizie di Netflix mi ha rallentato nelle recensioni delle altre serie che avevo già visto prima delle feste, e che avevo pure apprezzato, ma di cui non ero riuscito ancora a lasciare quattro pensieri come sono solito fare. Ma non si può andare avanti senza chiudere le parentesi del passato, quindi è il momento giusto prima di poter dare spazio ad altro.

Modern Love
Prima stagione
⭐⭐⭐⭐


Fra le più attese forse serie tv di Amazon Prime Video lo scorso anno, Modern Love si è subito creata il suo pubblico di affezionati e fra questi ci sono anche io.
Gli otto episodi di cui è composta si propongono di esplorare alcune storie di vita vera, fatte di amori persi, ritrovati, amori strani, magari arrivati tardi, matrimoni da salvare, o fatte semplicemente di affetto e di nuove strade da intraprendere per stare finalmente bene. Ogni puntata è autoconclusiva con una vicenda e personaggi a sé, ma ci sarà occasione per rivivere il brivido dei protagonisti che abbiamo conosciuto.



Chi ha ideato Modern Love secondo me ha fatto un buon lavoro. Intanto le vicende: la serie è basata su una rubrica settimanale del New York Times, per cui dovrebbero essere storie vere, ma anche qualora così non fosse, risultano tutte abbastanza verosimili, ed in un modo o nell'altro si riesce a trovare un riflesso di noi stessi. Anche il modo in cui vengono raccontate queste storie e tutti i sentimenti ad esse collegati è realistico, non ha particolari filtri, anche per come ce lo mostrano. Modern Love non ha ad esempio la regia più raffinata che abbia mai visto (per quanto ne capisca) ma giocano molto sul montaggio affinché tutto torni.











Hanno poi scelto un cast che ha saputo attirare l'attenzione, soprattutto Anne Hathaway che è vero, ha un peso all'interno di questo gruppo di attori, e lascia il segno con la sua Lexi, vista anche la complessità psicologica che deve trasmettere.
Credo però che puntata dopo puntata tutti i personaggi sanno imporsi sia emotivamente che per quello che è il vissuto che devono narrare. Ci sono storie che mi hanno commosso (figuratevi se non mi scappava la lacrimuccia), altre che mi hanno fatto ridere, altri momenti in cui, magari pur non trovandomici, mi son sentito coinvolto ed in empatia con quello a cui stavo assistendo.

Modern Love 2" Su Amazon Prime Video - NonSoloCinema

Do quattro stelle a Modern Love perché in alcuni episodi e per alcuni dei personaggi sentivo il bisogno di un maggiore approfondimento. Il tempo di questa serie tv è un po' il punto forte e la debolezza: da un lato i 30 minuti di episodio sono più che sufficienti visto che in generale le storie non hanno un impianto ed una esposizione particolarmente originale. Sono tutte parentesi più o meno comuni per cui raccontarcele in 50 o più minuti sarebbe potuto essere estenuante e ripetitivo. Dall'altro lato però, in alcuni momenti, ho sentito il bisogno di un po' più di respiro, di scavare un po' ed in questo caso la mezzora non è sufficiente.
In generale non posso dire che tutti gli episodi hanno avuto su di me lo stesso impatto e questo è l'unico appunto che mi sento di sottolineare, che poi è organico ad una struttura di questo tipo.



Mi era capitata sotto gli occhi per caso una recensione in cui dicevano che Modern Love evita troppo il lato "oscuro" dell'amore, ma io credo che, oltre a non essere una definizione veritiera, visto che non mancano tensioni e problemi, ogni tanto è semplicemente bello lasciarsi andare a delle storie dolci, raccontate in modo un po' più spensierato, senza che alla fine lo spettatore si trovi appallato dai piagnistei, dai litigi e dalle porte sbattute.
In Modern Love hanno saputo unire leggerezza e profondità, non cercando a tutti i costi la soluzione, la risoluzione o l'assoluzione. Qui parlo della seconda stagione. 


Il metodo Kominsky
Seconda stagione
⭐⭐⭐⭐



Ho bevuto abbastanza velocemente gli otto episodi della seconda stagione de The Kominsky Method arrivati su Netflix il 25 Ottobre.
Già dalla prima stagione si era dimostrata una serie tv valida, ma che secondo me si rivela quasi migliore della prima.
Resta la scrittura brillante, piacevole, rapida, ironica ed a volte un po' amara, così come restano i dialoghi senza peli sulla lingua e degli attori bravi (e te credo) e credibili (ovviamente) ma questa seconda stagione di Il metodo Kominsky è il perfetto proseguimento ed anche approfondimento della storia che avevamo visto appunto nel precedente ciclo di episodi. 


Io stesso nella scorsa recensione vi dicevo che c'erano degli intrecci che volevo fossero chiariti perché trenta minuti di episodio, per otto puntate in totale, possono essere carini per lo scambio di battute sarcastiche fra i protagonisti, ma non sono sempre sufficienti quando si deve chiarire la natura dei rapporti, i caratteri dei protagonisti e vicende più personali. Con la seconda stagione invece  riescono a fare un colpo al cerchio ed un colpo alla botte: da un lato danno spazio a tutti i filoni narrativi che avevano aperto nella prima stagione, come il rapporto di Norman con la figlia o il superamento del lutto; dall'altro lato c'è occasione per aprire la strada a nuovi personaggi, o comunque dare maggiore risalto alle vecchie comparse. 


Un altro tiro aggiustato, se così posso dire, è il personaggio di Sandy che un po' per tutta la prima stagione mi sembrava non avesse la centralità che spetta a colui che dà il nome a tutta la baracca. In questa seconda stagione invece, fra problemi di salute e una liaison ritrovata, riesce ad avere la luce dei riflettori puntata contro per più tempo e son sicuro che avrà ancora più spazio nel corso della prossima stagione, e se seguite la serie sapete a cosa mi riferisco. 



The End of the F***ing World
Seconda stagione
⭐⭐⭐🌠


Non c'era molta necessità di una seconda stagione di The End of the F***ing World ma seguirla è stata comunque un piacere. 
Eravamo rimasti col fiato sospeso a fine della prima stagione, ma andava anche bene così perché TEOTFW aveva avuto un taglio particolare, con dei protagonisti sopra le righe, e secondo me era una di quelle serie che doveva e poteva restare sospesa in quella bolla di stranezza in cui avevamo conosciuto Alyssa e James.
Continuare è stato un po' un rischio, ma hanno secondo me saputo superare la prova. 



Nella seconda stagione di The End of the F***ing World troviamo i due giovani protagonisti due anni più tardi, divisi dalla sorte e dagli eventi, ed entrambi feriti in maniera diversa. James infatti ha perso il padre da poco e sta cercando di metabolizzare la cosa, ma al tempo stesso tenta di affrontare il suo passato; mentre Alyssa cerca di rifarsi una vita sempre con quella totale assenza di interesse e coinvolgimento che la caratterizza, e sempre tentando a modo suo di trovare l'emotività che non le appartiene. I due si ritroveranno uniti questa volta da una fuga inconsapevole, che li porterà a scontrarsi ma anche ad affrontare i propri trascorsi.


Della prima stagione resta quel senso di inquietudine, inadeguatezza, l'anedonia che i protagonisti si portano dietro, ma la maturazione tende un po' ad appesantire la storia e i personaggi, che più di prima si perdono nei loro pensieri. E proprio quei pensieri sono gli spunti più interessanti e quelli che ci fanno scoprire la crescita di Alyssa e James, che in fondo non sono poi così tanto cambiati.
I pensieri e ma anche i ricordi diventano l'occasione per andare più a fondo di quanto possa sembrare e scopriamo che i due ragazzi hanno maggiore consapevolezza di loro stessi, dei loro sentimenti, anche di quelli negativi. Questo non significa che sappiano gestirli o siano "migliorati", ma è comunque una evoluzione.

The End of the F***ing World 2, recensione di un degno finale

Tutti i ragazzi di The End of the F***ing World vengono da contesti particolari e ne portano lo strascico, ed anche la nuova arrivata, Bonnie, non è da meno. Ce la introducono in modo molto chiaro, e ci fanno subito capire i suoi pregressi. Il resto della storia che la coinvolge e che tocca anche i due protagonisti non è il massimo né per originalità né per intreccio, ma ha quei due o tre colpi di scena che me l'hanno resa più appetibile ed interessante.
A mio avviso questa seconda stagione di The End of the F***ing World dovrebbe essere conclusiva e non rischiare di danneggiare qualcosa che ha funzionato così bene, che si è distinta senza voler strafare, senza prendersi troppo sul serio, e soprattutto visto che hanno saputo chiudere bene il cerchio, ma non nego che seguirei una terza stagione qualora ci dovesse essere (la creatrice Charlie Covell dice di no).


Questa era solo una piccola fetta delle serie tv viste e terminate negli ultimi mesi, ma la lista è ancora lunga e non accenna a sfoltirsi, ma nel mentre fatemi sapere che cosa ve n'è parso di queste serie, se le promuovete oppure no.




|#backtoseries chapter 24|
La mia classifica delle migliori e peggiori serie tv degli ultimi mesi


È arrivato il momento che più temevo, ovvero la mega classifica delle serie tv che ho visto negli ultimi mesi.
Ultimamente avrete forse notato che ho iniziato a parlare di serie tv man mano che termino di vederle, anche perché molte di queste non superano la decina di puntate quindi è più semplice. Ma oltre a queste, c'è tutta una lunga lista di telefilm di cui volevo lasciarvi le mie opinioni e per questo è arrivato il momento di fare un resoconto generale che può essere interessante per voi, ma che per me è utile a raccogliere le idee.
Non tutte queste serie tv sono terminate, anche se in certi casi, seguendole in lingua originale, sono più avanti rispetto la programmazione italiana. 

⭐⭐⭐⭐🌠

Quattro stelle e mezzo a The Crown, perché lo sai The Crown che ti adoro, e molti penseranno sia troppo azzeccoso non dando quella mezza stellina che manca, ma tutta quella pappardella sulla principessa Margaret alla "voglio una vita spericolata" non mi è andata giù, ha rallentato il ritmo, ha creato una bolla nella storia che un pochino mi ha annoiato.


Genere: storico, drammatico, biografico 
Stagione: 2 stagione / 10 episodi / 50-60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 8 dicembre 2017
Canale: Netflix

Un pochino eh, ma è un bel voto eh, mica cotiche. Anzi è l'unica serie tv fra quelle che seguo che al momento si becca un posto così alto in classifica. 
The Crown si conferma uno spettacolo così potente, così curato, così anche attuale per certi versi, che riesce sempre a coinvolgermi, che si fa attendere, che mi spinge al binge watching, che mi fa sperare ci sia qualche episodio in più nascosto da qualche parte. Non mi voglio soffermare troppo o si fa tardi, se volete conoscere tutte le mie impressioni più approfondite potete cliccare qui

The crown seconda stagione recensione

Qui discuto della terza stagione, del cambio di attori, rispettivamente Olivia Colman nel ruolo di Elisabetta, Paul Bettany nel ruolo del principe Filippo, e Helena Bonham-Carter che interpreterà la principessa Margaret; è vero che saranno certamente all'altezza per quanto riguarda il talento, ma l'impatto del cambio volto può risultare un po' forte, no?
In ogni caso pare che la terza stagione di The Crown non parlerà di Diana Spencer, nonostante vada a coprire l'arco di tempo fra tra il 1971 e il 1979, quindi quando Carlo conoscerà appunto Diana. Giustamente si tengono la parte più cicciosa per un'altra stagione. Vedremo.


⭐⭐⭐⭐

Quattro stelle senza pensarci troppo vanno a The End of the F***ing World, miniserie di otto puntate spuntata su Netflix ad inizio Gennaio 2018. Non ve ne ho parlato, ma chi l'ha vista può immaginare come mai queste stelline. 

The End of the F***ing World

Genere: dramedy
Stagione: 1 stagione / 8 episodi / 20 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 5 gennaio 2018
Canale: Netflix

Raccontarvi la trama sarebbe riduttivo e forse non riuscirei nemmeno a farlo al meglio. Vi ricordate com'è essere adolescenti (se non lo siete ancora)? 
Com'è quella voglia di scappare, di trasgredire, di mandare tutto a quel paese, di vivere a mille, di fare quelle pazzie che dopo averle fatte ti rendi conto che erano fighe solo nella tua mente?
Ecco, The End of the F***ing World racconta questa visione dell'adolescenza e lo fa tramite due ragazzi, James ed Alyssa che portano quel sentire all'estremo. Un po' perché vivono in un mondo che effettivamente a stento si accorge di loro, di come stanno, di quali sono i loro problemi o le loro necessità, un po' perché nella loro mente hanno una visione contorta di loro stessi. James ed Alyssa iniziano una sorta di fuga da quel mondo e durante questo loro viaggio scopriranno molte più cose di loro stessi, matureranno anche soprattutto tramite i loro errori. Torneranno a galla lungo il percorso tutti i traumi, le paure, i sentimenti che sono cresciuti con loro. Ed impareranno che la vita fuori dal cancello di casa non si risolve con la faccia tosta, ma ti fa pagare le conseguenze delle tue azioni, oltre a schiaffeggiarti con le sue brutture. 

The End of the F***ing World

The End of the F***ing World non è LA serie tv per eccellenza per me, non è che se non vi attira o non l'avete vista vi siete persi qualcosa di unico, eppure una volta entrati nell'ottica nella storia, che anche nelle situazioni più crude, violente o drammatiche riesce quasi a far sorridere lo spettatore, a fornirgli un punto di vista più o meno assurdo, ad allentare la tensione, si finisce assorbiti da questa serie.
Un racconto sull'adolescenza senza perbenismi, originale, sopra le righe, senza l'intento di educare, anzi, avventuroso se vogliamo, divertente ma riflessivo allo stesso tempo, a volte assurdo e poco realistico ma comunque con quella costante inquietudine che caratterizza un po' tutto a quell'età, con quelle domande che dovrebbero essere tali, e invece nella mente dei ragazzi sono retoriche e quasi mai dalla testa passano alla bocca, con quella impulsività. Questo è stato per me The End of the F***ing World, che consiglio di vedere un po' a tutti: si digerisce facilmente vista la breve durata, i giovani attori, Alex Lawther e Jessica Barden, sono bravissimi nel seguire quel taglio fumettistico da cui è ispirata la serie, e in generale le scelte di stile e di regia si fanno apprezzare. 

So che chi la conosce può pensare io sia rincoglionito ma do ancora quattro stelle a Younger. Già alle prime due stagioni (di cui ho parlato qui) avevo dato un voto alto, e per me è una riconferma.
Esatto, una serie tv con Hilary Duff si becca un bel voto nella mia classifica, perché Younger è la serie tv che voglio vedere. Ho mangiato in un boccone sia la terza stagione, appena andata in onda in Italia su  Fox Life, sia la quarta stagione che ho seguito in lingua originale, ma che in Italia inizierà il 27 Febbraio. E non vedo l'ora inizi il quinto ciclo di episodi.




Genere: commedia
Stagione: 4 stagione / 12 episodi / 22 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 27 Febbraio 2018
Canale: Fox Life

L'unico modo per definire Younger è dirvi che si tratta quasi di una sit-com ma senza le risate preregistrate di sottofondo per il semplice fatto che non vuole far ridere, ma al massimo sorridere raccontando le vicende di Liza, una quarantenne che, a seguito di un divorzio, decide di riprendere in mano la sua carriera, ma per farlo deve mentire: si spaccia così per una 26 enne e riesce a farsi assumere in una casa editrice.
Le prime due stagioni erano più incentrate su appunto Liza, sulla sua vita e sui tentativi di mantenere il segreto, ma poi è scoppiata una bolla. La terza stagione ha assunto dei toni più corali e anche gli altri personaggi si son trovati alle prese con le loro vicissitudini.
Younger è la serie di compagnia per eccellenza per me, che un po' tutti possono avere piacere di vedere (soprattutto se amavate Sex and the City o comunque tutte quelle serie un po' girly), se cercate qualcosa di semplice da seguire per staccare la spina. Non ci sono struggimenti, non ci sono troppi drammi, non c'è nemmeno dall'altro lato troppa idiozia, perché è comunque una storia verosimile, e con qualche colpo di scena effettivamente sorprendente.
La quinta stagione di Younger dovrebbe arrivare intorno a Giugno/Settembre di quest'anno, e sinceramente non vedo l'ora. 

Quattro stelle vanno per me anche a Dark, altra serie tv che a cavallo fra il 2017 e il 2018 ha saputo attirare l'attenzione. Se volete approfondire le mie opinioni, trovate un lungo articolo qui, ma in linea generale, seppur non la consideri un must watch universale, è una serie tv ben costruita, e chi ama il fantascientifico dai toni cupi e thriller può apprezzarla sicuramente. 


⭐⭐⭐🌠

Tre stelle e mezza le assegno a ben tre serie tv diverse. La prima l'ho già nominata in un post specifico, e mi riferisco ad Alias Grace, miniserie in costume sempre targata Netflix che fa riferimento ad un caso giudiziario realmente accaduto.

alias grace recensione

L'altra Grace ha dalla sua più di qualche aspetto positivo: la bella ricostruzione storica, l'inquietante tensione che scatena puntata dopo puntata, la recitazione perfetta degli attori. Mi aspettavo di più a livello emotivo, un maggiore coinvolgimento che non fosse solo l'ansia per ciò che potrebbe accadere, ed è questa la ragione per cui do tre stelle e mezzo, ma secondo me se amate le serie in costume, i thriller, la tensione psicologica più che data dall'azione, non potete perderla.

E confermo tre stelle e mezza per Victoria che con questa seconda stagione secondo me ha imbroccato la strada giusta per crescere come serie tv.


Genere: storico, drammatico
Stagione: 2 stagione / 8 +1 episodi / 46-69 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 29 dicembre 2017
Canale: La EFFE

Questa stagione vede una Vittoria più matura che deve destreggiarsi con situazioni pubbliche e private non da poco: dalla carestia in Irlanda, ai rapporti con la Francia e Spagna, fino alla depressione post parto e all'addio con la sua amatissima governante di sempre Lehzen. E io mi sono sinceramente emozionato più di una volta a seguire non solo le vicende della regina Victoria, ma anche di tutta la corte, che in questa seconda stagione si anima e finalmente ha una parte più attiva. 
Tanti momenti come vi dicevo di commozione, e che sanno attirare l'attenzione sia di chi ama la storia, di chi apprezza in genere le serie in costume inglesi, con quel ritmo costante che poche volte mette il piede sull'acceleratore e cambia marcia; ma ci sono stati altri momenti che mi hanno lasciato un pelo perplesso, come ad esempio la questione legata al padre del marito di Victoria, il principe Alberto, che sembra non fosse realmente figlio di Ernesto I di Sassonia. 


Si paventa l'idea o meglio il pettegolezzo che Alberto fosse in realtà figlio dello zio Leopoldo, ma questa pare sia solo appunto un pettegolezzo che alcuni storici hanno ritirato fuori (qui per approfondire) ma che non è supportato da fatti concreti. Insomma, secondo me in questa stagione di Victoria si dà un po' troppo spazio ad una cosa così poco convalidata da fonti concrete, e mi sembra giusto un modo per prendere tempo, per allungare il brodo con delle vicende personali che possano dare spazio al personaggio di Alberto.
Sono comunque contento che abbiano trasmesso la prima stagione di Victoria su Canale 5 e che, nonostante i continui cambi di orario e giorno, e nonostante dalla pubblicità sembrava si parlasse di una fiction puramente romantica, abbia avuto ascolti discreti, per una serie tv che sì, ha un taglio televisivo, ma che può risultare un pochino più ostica essendo ispirata a fatti storici, ma non è nemmeno così difficile da seguire né a mio avviso risulta pesante.
La terza stagione di Victoria è stata confermata a dicembre, ma non si sa quando verrà trasmessa.

Un crollo per This is us che da serie tv pentastellata (no, non c'entra Beppe Grillo) ha avuto un crollo con questa seconda stagione. Ma io qui avevo accennato i miei timori per un seguito, timori che alla fine sono risultati fondati.
Andiamo per gradi.



Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 18 episodi / 42 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 23 Ottobre 2017
Canale: Fox Life 

This is us è sempre stata la serie tv che mi son sentito di consigliare un po' a tutti, specie agli orfani di telefilm come Brothers and Sisters, per la carica emotiva che era grado di trasmettere. Finire una puntata della prima stagione senza piangere era praticamente impossibile quasi quanto guardare una puntata di Super Quark senza voler limonare Alberto Angela. Tuttavia quando si ha a che fare con i sentimenti il rischio di risultare patetici, o finti, o esagerati per cercare di sovraccaricare le situazioni e quindi far commuovere, è dietro l'angolo. E questo è stato il caso della seconda stagione di This is us, che in realtà più che patetico è diventato pesante.
Per più di metà stagione la palla è rimbalzata fra la situazione dell'adozione difficile di Randall e consorte, e i problemi di tossicodipendenza di Kevin. 


Ora, a me fa piacere che Sterling K. Brown (Randall appunto) si sia portato a casa tutti i premi possibili e immaginabili per il suo ruolo, ma nessuno si è reso conto di quanto in realtà tutta quella storyline sia noiosa, ripetitiva e inutile?  Così, per dire.
Ma anche Kevin e il suo crogiolarsi in problematiche vecchie e superate non si dimostra esattamente brillante, ma anzi porta avanti tristemente il trenino della noia e di quella emotività ricalcata che finisce per risultare stucchevole e sgradevole per certi versi. 
Quindi sì, per me la seconda stagione di This is us merita tre stelle e mezzo. Capisco che ancora manchino tre episodi alla fine e che in parte si sia ripreso con la puntata del Super Bowl che ha smosso le acque, ma un paio di episodi validi non bastano a superare il fatto che This is us sia passata dall'essere la serie più attesa della settimana, alla visione quasi "obbligata" a cui ti costringi per non restare indietro e di cui finisci per salvarne giusto qualche momento.
Ho letto tra l'altro che si parla di un possibile racconto alterativo in cui Jack Pearson sia ancora vivo. Non è spoiler perché lo dicono subito che è morto, ma far diventare This is us una serie sci-fi e soprattutto un totale fan service non mi interessa.


⭐⭐⭐

Contro tutte le previsioni do temporaneamente tre stelle alla seconda stagione di The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story. Seconda stagione perché American Crime Story aveva avuto un capitolo precedente con il caso O.J. Simpson.


The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story

Genere: drammatico, antologico, giallo
Stagione: 2 stagione / 9 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 19 Gennaio 2018
Canale: Fox Crime

La partenza di questa serie era iniziata a bomba, non solo per tutta la pubblicità che ha reso l'attesa palpitante, ma anche perché le prime puntate sembravano molto interessanti. Un fatto di cronaca nera tutto sommato recente, l'assassinio dello stilista Gianni Versace, che viene percorso dal punto di vista della vittima, ma anche dell'assassino, Andrew Cunanan.
Ora se non avete visto la serie ma avete intenzione di farlo, vi dico subito che sarò un poi spoileroso!


The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story

Emotività, tensione, tematiche forti e delicate erano un po' le aspettative per American Crime Story, e lo so che siamo ancora a metà stagione ed è presto per tirare le somme ma c'è stato a mio avviso un grosso buco nella linea narrativa: Gianni Versace viene presto abbandonato per dar spazio praticamente completamente a Andrew. E tutti ci siamo chiesti che fine avesse fatto Gianni, e la perfetta interpretazione di Donatella Versace dietro cui si nasconde Penelope Cruz.
Ci hanno fatto aspettare per poi darci le briciole di quello che ci aspettavamo. 
American Crime Story ha dalla sua un buon cast con delle interpretazioni appunto fantastiche; ho nominato Penelope Cruz, ma anche Darren Criss nei panni di Andrew Cunanan è davvero inquietante, e chiaramente c'è anche un buon budget che brilla attraverso la ricostruzione degli ambienti. 
Se potete seguitela in lingua originale, perché rende effettivamente meglio per lo studio fatto sulle voci degli attori.
Ma a parte questo, cosa interessa a noi della triste parentesi di Andrew Cunanan?

American Crime Story L'assassinio di Gianni Versace

Posso capire gli intenti più generali come far conoscere la vita di due ragazzi innocenti, come Jeff Trail e soprattutto David Madson che a lungo venne considerato un complice di Cunanan. E capisco i messaggi che la serie vuol mandare, ad esempio molto interessante è la quinta puntata, forse una delle più toccanti, particolarmente attuale in tema di omofobia, specie nelle forze dell'ordine, armate e nei militari, dove ancora nel 2010 in America vigeva il Don't ask don't tell per cui gli omosessuali potevano essere esclusi dalla leva. Ma più in generale, il peso della società aveva negli anni '90 specie sulle persone omosessuali e per quanto riguarda, dall'altro lato, l'accettazione di sé
In questo senso tutti i personaggi, di estrazione sociale diversa, in un modo o nell'altro, dimostrano quanto sia difficile sopportare ed affrontare l'opinione pubblica e della propria famiglia. Questo è quanto di positivo ho trovato fino ad adesso perché ti fa riflettere sull'oggi, sull'effetto delle battaglie civili condotte negli anni.

American Crime Story L'assassinio di Gianni Versace

Questo parallelismo fra la storia e il messaggio che vuole lasciare allo spettatore ha un ottimo equilibrio secondo me.
Ora, facendo un passo indietro, avrei potuto capire se la serie si fosse chiamata come il libro di Maureen Orth da cui è tratta, Vulgar Favors: Andrew Cunanan, Gianni Versace, and the Largest Failed Manhunt in U.S. History, che non ho letto ma dal titolo ha un riferimento più ampio alla vicenda. Invece come l'ha messa Ryan Murphy a me sembra un titolo clickbait.

Ma ci sono anche altri problemi in questa serie, come ad esempio la predisposizione temporale che può confondere, fino ad alcuni momenti di poca credibilità come quando Donatella e Gianni parlano fra loro.... e parlano completamente in inglese.
Vi ho rivelato troppo se non la state seguendo ma le tre stelle per American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace rappresentano tutto il mio dispiacere per una occasione persa. Vedremo se il resto della stagione saprà farmi cambiare idea. 



⭐⭐🌠

Due stelle e mezzo è il mio giudizio definitivo su Outlander, serie tv che in Italia è finita lo scorso Dicembre. Diciamo che si son ripresi in calcio d'angolo alla fine della stagione perché alla partenza di questo terzo ciclo di episodi, a cui avevo accennato qui, erano già in panne.


Genere: drammatico, fantasy
Stagione: 3 stagione / 13 episodi / 51-88 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 29 Settembre 2017
Canale: Fox Life

Una partenza lentissima, noiosa, che sembrava non volesse prendere quota nemmeno con la spinta. Outlander è affetto da un corso e ricorso nelle vicende che racconta, in una sequenza in cui, uno dei personaggi, in genere Claire o Jaime, o qualcuno a loro caro, viene rapito-fatto prigioniero-deve trovare un modo per salvarsi-ci riesce-si ricongiunge alla famigghia. Così a ruota costantemente. Questo non solo risulta prevedibile, ma alla lunga diventa anche noioso.


Fortunatamente ad un certo punto devono essersene resi conto, ed hanno pensato che era meglio accelerare le cose e non aspettare una nuova stagione per la parte del ricongiungimento, e più in generale hanno affrettato il passo ma la paura che la quarta stagione sia altrettanto noiosa è parecchia. Spero che ci sia più carne al fuoco e non un avvilupparsi sulla stessa già logora struttura.
Un altro punto in meno ad Outlander è dovuto al fatto che manca del tutto la magia e, quando c'è, non solo non viene mostrata ma viene spiegata in modo raffazzonato. Il passaggio attraverso le pietre ad esempio, che prima sembrava un rischio enorme, adesso funziona meglio di molti ascensori di molti condomini.
E poi signori sceneggiatori basta con queste scene di sesso fra Claire e Jaime. Sono bellissimi ok ma non ci interessa vederli costantemente nudi.
Non c'è una data certa per questa quarta stagione, che è in corso d'opera. 


Altre due stelle e mezzo a Sense8, con forse dispiacere di qualcuno.

Sense8

Genere: drammatico, fantasy
Stagione: 2 stagioni / 11 episodi / 45-67 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 26 dicembre 2016- 5 maggio 2017
Canale: Netflix

Sense8 è stato il mega recuperone in cui mi sono impantanato negli ultimi mesi, il colpevole del mio ritardo su altre serie tv, ma ci tenevo a recuperarlo, anzi, io Sense8 sono sempre stato curioso di vederlo, ma avevo lasciato perdere quando ho scoperto che il telefilm era stato interrotto a causa dei bassi ascolti dopo la seconda stagione. Tuttavia quando ho letto dei piani per la creazione di un film conclusivo di due ore che verrà probabilmente messo in onda proprio quest'anno, ho pensato che potesse essere l'occasione per recuperare tutta al serie. E, finita la visione, mi domando come mai ci siano stati così tanti attacchi di isterismo collettivo e proteste per la chiusura di Sense8.


Per chi non lo sapesse, Sense8 racconta la storia di otto persone che, pur essendo vissuti per buona parte della loro vita senza conoscersi in quanto provenienti da diversi continenti, scoprono di avere fra di loro un legame sensoriale telepatico per cui riescono a contattarsi l'un l'altro ed a vivere le stesse sensazioni, a ritrovarsi l'uno nella vita dell'altro e in qualche modo scambiarsi ed aiutarsi.
Tuttavia c'è un'ente, la BPO, che vuole sfruttare queste capacità e quindi cercare di catturare questi Sense8, meglio noti scientificamente con il nome di homo sensorium.
Per quanto mi riguarda puntata dopo puntata ho capito come mai la serie abbia registrato ascolti così bassi fino alla chiusura: è noiosa.



Sense8 è di una noia quasi costante, intervallata da momenti.
L'ho definita proprio la serie tv dei momenti: ci sono sì effettivamente momenti più interessanti, specie quando si entra un po' nelle diverse culture, e quando si passa da un luogo all'altro, o quando in maniera più o meno sottile vengono criticati aspetti della società attuale; ci sono momenti più movimentati e avvincenti ma che durano poco; ci sono momenti totalmente inutili al fine della storia e appunto ci sono momenti noiosi in cui la narrazione è così lenta da far venire i nervi. Ci sono momenti così verbosi che ti perdi. 
La prima stagione è stata troppo prolissa nel voler introdurre la coralità dei personaggi e solo verso la fine c'è stato un po' di movimento narrativo. La seconda stagione invece è già un po' più frizzantina, ma va a scatti pestando qui e lì l'acceleratore ma sempre preservando un po' troppo spazio alle vicende dei singoli piuttosto che alla timeline centrale.


Tra l'altro non tutti i filoni narrativi sono molto credibili.  
Posso capire il parallelismo con la realtà attuale, e il messaggio che Sense8 vuole mandare (o per lo meno quello che io ho colto) quindi voler creare una metafora/critica alla società che rifiuta le diversità, il voler sottolineare l'accettazione di sé e del prossimo, la libertà di amore ed espressione oltre al voler spingere ad una sorta coming out non sessuale ma umano, all'essere ciò che si è senza maschere. 
Gli stessi personaggi sono variegati in questo senso, non solo perché provengono da diversi paesi e culture, ma anche appunto per la loro sessualità e stile di vita, e questo evidentemente le sorelle Wachowski ci tengono a sottolinearlo più e più volte
Ma devo dire una cosa brutta: se guardo un telefilm voglio scoprire una storia nuova, voglio finirne risucchiato, voglio conoscerne i risvolti e non mi interessano i messaggi con un contenuto sociale. O meglio possono affiancare la storia ma non soppiantarla. Un esempio è proprio American Crime Story che ha un buon equilibrio fra il raccontare e il voler trasmettere


Quindi per me Sense8 è stata una parentesi poco incisiva nel mio rapporto con le serie tv: non mi ha dato nulla di nuovo, né qualche emozione particolare, ma anzi mi ha più volte annoiato (lo so che potrei trovare un sinonimo ma pure io mi sento molto sorella Wachowski e voglio sottolineare la cosa). Non so cosa la gente ci abbia visto di così esaltante ma non farei impelagare nessuno in una serie tv del genere. 

Se a questo punto non vi ho stancato vi posso dire che oltre a Sense 8 sto facendo altri due recuperoni: quando ho voglia di staccare vado di Will e Grace che ho ripreso senza fretta dalla primissima stagione vista l'uscita delle nuove puntate.





In più sto recuperando Versailles, serie di Canale + ma che dal 5 Gennaio è sbarcata su Netflix, con cui sono ancora ai primi episodi ma che tutto sommato mi sta piacendo. Ovviamente siamo in Francia e re Luigi XIV sta costruendo il suo tempio, la sua dimora, la sua prigione: la regia di Versailles. Ma ovviamente ci sono tanti intrighi e complotti dentro e fuori le mura che rendono l'opera particolarmente difficile. Staremo a vedere, ma oltre alle due stagioni già andate in onda, c'è una terza stagione in produzione.

E voi cosa state seguendo?








Le serie tv Netflix più viste del momento: cosa vedere e cosa skippare

Appena aprite il catalogo di Netflix è molto probabile che ancora vi ritroviate queste serie tv di cui sto per parlare nelle prime posizioni della classifica dei più visti del periodo.
Ed erano anche due delle novità che attendevo con più curiosità per questo settembre e che avrei visto a prescindere perché gli argomenti e i generi mi sono affini, ma non per questo è tutto comunque da vedere o recuperare.


The Perfect Couple
Miniserie 

Per tanto, tantissimo tempo  le celebrità di Hollywood hanno evitato di partecipare alle serie tv, ritenendole produzioni inferiori, ma con gli anni le cose sono cambiate. Lo streaming e l'intrattenimento seriale è infatti ormai gestito da colossi e la qualità è generalmente aumentata e così, anche star A-list, sono ormai habitué delle serie tv, e fra questi ormai c'è anche Nicole Kidman.
Da Big Little Lies a The Undoing, da Nine Perfect Strangers a Expats, Nicole è praticamente la regina dei prestige drama, e non poteva che essere la miglior scelta per The Perfect Couple, miniserie disponibile su Netflix dal 5 Settembre, tratta dall'omonimo romanzo di Elin Hilderbrand, che ha avuto un discreto impatto e seguito.

Kidman interpreta Greer Garrison Winbury, rigida scrittrice facoltosa di successo, sposata con Tag Winbury (Liev Schreiber), i quali sembrano avere una famiglia perfetta. Il loro secondogenito Benji (Billy Howle, già bravissimo in Chloe) sta per sposarsi con Amelia (Eve Hewson, che ho visto di recente in Bad Sisters), che viene da una famiglia meno abbiente e tutto sembra pronto per le nozze, quando però la migliore amica della sposa e damigella Merritt (Meghann Fahy) viene trovata morta proprio nella tenuta dei Winbury.

Così si inizia ad investigare, a cercare nelle crepe della famiglia così blasonata e ricca ma così piena di scheletri dell'armadio, dove nessuno in fondo è senza peccato e tutti possono essere colpevoli.

The Perfect Couple ovviamente ci farà scoprire nei suoi sei episodi tutti i sospetti e i possibili moventi, in un giallo che nel suo insieme mi è sembrato piacevole, ben messo insieme, con interpretazioni abbastanza convincenti, con un ritmo che spinge al binge watching senza troppa fatica.

È una miniserie che però non lascia molto, bisogna dirlo: al netto della coreografia iniziale che secondo me non solo è stata pensata per la viralità, ma anche setta l'intento più leggero che la storia vuol avere, The Perfect Couple è una produzione che non si distingue molto da un punto di vista puramente narrativo.

Le vibe alla The White Lotus ma anche alla Knives Out, proprio per quel sapore vagamente ironico che si miscela ad una storia drammatica e gialla appunto, sono troppi forti per poter dare anche solo la parvenza di originalità alla serie. Inoltre non c'è un lavoro particolare sia nello sviluppo della storia che in quello dei personaggi, che risultano racchiusi in un bozzolo di stereotipia. 
Il figlio maggiore dei Winbury, Tom (Jack Reynor), è lo spaccone, mentre sua moglie Abby (Dakota Fanning) si è adattata bene allo stile della famiglia; lo stesso vale per l'amica francese di famiglia Isabel Nallet (una sempre liscissima Isabelle Adjani), un po' naïf, ma in fondo ben sveglia. I genitori invece di Amelia vengono quasi abbozzati come due campagnoli mangia hamburger e patatine. 

Non voglio però che passi solo una impressione negativa di The Perfect Couple perché, sebbene sia skippabile e per quanto sia importante spingere per avere contenuti di qualità, alla fine è una miniserie giusta per il luogo attraverso cui si fruisce, e che non mi ha dato l'impressione di voler rivoluzionare il genere, ma di essere esclusivamente intrattenimento facile da seguire, che sullo sfondo parla anche di disparità socio-economiche e di famiglie disfunzionali e marce, nonostante le apparenze.

Si parla di far diventare The Perfect Couple come una serie antologica, quindi con altre storie e personaggi, visto che nasce come una serie limitata, ma sono certo che Nicole non mancherà di presenziare al prossimo gialletto con una ambientazione lussuosa. Speriamo con una parrucca migliore.


Kaos
Miniserie

 
Sulla cima dell'Olimpo c'è una magica città e i suoi abitanti sono le divinità, ma non c'è una bambina che ancora non è dea ma Zeus (Jeff Goldblum) che vive in una mega villa vestito da bibitaro arricchito e che teme l'avverarsi di una profezia che ne comporterebbe la caduta e inizia a spadroneggiare a più non posso, e insieme a lui c'è Era (Janet McTeer) moglie stilosissima, gelosa, ma anche libertina, e Dionisio (Nabhaan Rizwan) che ha preso alla lettera il suo ruolo di dio dei piaceri, passando da una discoteca all'altra, ma con la voglia di essere apprezzato dal padre, come in una qualunque famiglia disfunzionale. 

E poi ci sono i cretesi che sono ancora fortemente legati al culto degli dei, al punto che il loro presidente Minosse (Stanley Townsend), padre di Arianna (Leila Farzad), prende parte a sacrifici umani per questa o quella divinità. Fra questi cretesi seguiamo soprattutto le avventure di Orfeo (Killian Scott) ed Euridice detta "Riddy" (Aurora Perrineau), dove lui è una rock star e lei la sua fidanzata che ha una visione meno disincantata e più di rottura rispetto a questa società così credente e ottusa.

Creata da Charlie Covell, già papà di The End of the F***ing World, Kaos non ha stentato affatto a raggiungere i primi posti della classifica dei più visti di Netflix e si capisce anche perché. L'idea di rimestare i miti greci, con tutto il carrozzone di dei e dee che si portano dietro, non è operazione nuova, visto che già American Gods (che io avevo abbandonato alla seconda stagione) ci aveva provato, ovviamente sfruttando altri culti e storie, e ma Kaos ha dalla sua una scrittura più precisa, puntuale, accurata, che si traduce in una serie molto più avvincente e divertente.

Perché nel suo essere una dark comedy, ha anche i suoi momenti più brillanti, che si basano principalmente sui caratteri dei vari personaggi, che più o meno conosciamo dagli anni di scuola.
Covell infatti piega a suo favore il mito greco, non solo rendendolo più contemporaneo e calandolo in una realtà quasi identica alla nostra, ma anche spostando le pedine a suo favore, per creare una storia che funziona anche nei dettagli, e nella cura che mette in scena.

Uno degli obbiettivi di Kaos è però anche toccare temi più grandi, come i rapporti genitoriali, l'amore visto attraverso coppie che non funzionano più, e anche della contrapposizione fra potere religioso e politico rispetto al libero arbitrio. Più in generale c'è una critica rispetto all'élite che si erge come migliore del "popolino" e delle religioni che obnubilano le coscienze.
Tutto bello, ma qui arrivano le mie perplessità, che però non sono così mastodontiche, come ad esempio la scelta delle location, tipo Siviglia utilizzata per rappresentare Creta: bellissimi posti, ma non ci azzeccano forse molto, e sono troppo riconoscibili. 

Nonostante poi abbia "solo" 8 episodi che hanno una buona fluidità e colpi di scena nei punti giusti, Kaos secondo me si perde un po' nella parte centrale, quando il tempo della storia non tiene il passo al tempo del racconto, perdendosi un po' in lungaggini senza un reale scopo. 

Lungi dallo spoilerare, c'è anche un finale che, per quanto non sia completamente aperto, lascia uno spiraglio ad una seconda stagione che però non ci sarà, visto che Netflix ha cancellato il rinnovo.
O ancora, se i miti greci non vi appassionano o vi appassionano troppo potreste trovarvi da un lato a dover seguire una roba che non vi coinvolge, o dall'altro a non apprezzare tutti i cambiamenti fatti per raccontare una storia collaterale alla tradizione greca classica.

Non è un dramma, perché credo che nel suo insieme Kaos sia una delle proposte più interessanti che Netflix ha lanciato da un po' di tempo a questa parte, anche solo per quella curiosità che lascia di riprendere il manuale di mitologia e mettere insieme i pezzi di tutti i rimandi che la serie utilizza.

|#backtoseries|
Tre Serie Tv Netflix da recuperare questa estate! 👍🏻👍🏻👍🏻

L'estate divide le persone in due macrocategorie: quelli per cui è tutta festa, mare, sole, Jambo e seratone, e quelli che cercano il proprio rifugio lontano dal caldo, dal caos e dalla puzza.
Io mi ritrovo più in questa seconda categoria dove la vitalità non è di casa, per cui se anche voi siete un po' come me possiamo scambiarci consigli per sopravvivere pacificamente alla stagione. Io oggi non ne ho solo uno ma ben tre consigli da darvi in formato serie tv.
Ovviamente non posso proporvi di recuperare nelle calde serate di luglio drammi familiari, tragedie socio-politiche e ricostruzione di vicende storiche sconosciute, ma ho riunito delle serie tv che mi sembra sappiano intrattenere, strappare un sorriso, magari suggerire argomenti delicati ma senza che vi si blocchi la digestione.
Specifico sin da subito che non sono le miglior serie che abbia visto nell'ultimo periodo, ma secondo me hanno molti aspetti positivi, e soprattutto sono "tascabili": una sola stagione con puntate brevi.

Special
Prima stagione
⭐⭐⭐🌠

Uscita su Netflix il 12 Aprile, Special è la storia di Ryan, un ragazzo appunto speciale. Ryan infatti non solo è omosessuale, ma è anche affetto da una lieve paralisi celebrale, e abita con la madre che si prende cura di lui come una chioccia. Ma Ryan alla soglia dei 30 anni vuole vivere una vita vera, con un lavoro che lo possa far stare in contatto con le persone, e anche con la voglia di esplorare la propria sessualità. Riuscirà così a trovare un lavoro come content creator per un blog, ed affacciarsi su un mondo per lui del tutto inesplorato, ma non vi dico altro perché Special dura solo otto episodi da 17 minuti l'uno circa.



Prima della serie tv, Special era un libro, addirittura un best seller, scritto proprio dall'attore che interpreta appunto Ryan, ovvero Ryan O'Connell. Si tratta infatti di una storia autobiografica, ma nonostante l'argomento di partenza abbastanza particolare e serio, l'approccio è tutt'altro che pesante, anzi l'ho trovato originale.
Special infatti secondo me ha la capacità di unire sarcasmo e ironia ad un momento ed una condizione personale che in realtà è abbastanza difficile per Ryan, tanto da spingerlo persino a mentire sulla sua paralisi pur di essere accettato, e affinché le cose vadano a "buon fine".
Il tema dell'accettazione di sé, della propria sessualità o ancora meglio del proprio corpo, viene poi ripreso anche in altre circostanze e da altri personaggi, specie dalla spalla/amica/collega/confidente/mentore Kim, sempre però con genuinità e ironia.



Da un lato quindi Special ci trasporta con tenerezza fra le ingenuità, le paure, le perplessità ed anche le difficoltà di Ryan, ma a controbilanciare il rischio di intraprendere la strada della serietà, ci pensano i personaggi di contorno, un po' eccessivi, un po' sopra le righe, così come i dialoghi a volte cinici che si alternano e non ci fanno pesare alcuni scambi di battute più intensi. Resta però di fondo un certo realismo. Il ragazzo infatti, come un po' tutti a volte, sa essere egoista, testardo, capriccioso, e mente anche se non è del tutto necessario, specie con la madre che in alcuni momenti tratta davvero ingiustamente male, nonostante lei sia sicuramente azzeccosa. Insomma, in un'aurea di leggerezza comunque riescono a trasmetterci un personaggio sfaccettato con una emotività più complessa di quel che sembra, senza però cadere nel pietistico.



Non mi chiamerei Pier se non sottolineassi però anche i punti deboli di Special, almeno secondo me. Uno fra tutti è il fatto che proprio per questioni di tempo non si riesce ad avere maggiori informazioni sui personaggi secondari, nonostante abbiano tanto potenziale, che spero venga ampliato in una seconda stagione (di cui però ancora non ci sono conferme). Inoltre alcune circostanze mi sembrano affrontate in maniera piuttosto semplicistica, come se tutto andasse fin troppo bene, quando in realtà ci potrebbero essere più intoppi.
Credo che Special possa essere sviluppata come una serie vera e propria, con puntate anche magari di mezz'ora, perché secondo me ha tanto da dare al grande pubblico che difficilmente può approcciarsi a questo tipo di argomenti. Intanto mi sembra una buona compagnia non troppo impegnativa e sicuramente scorrevole per questi noiosi pomeriggi di Luglio.
Qui potete leggere la recensione della seconda stagione



Bonding
Prima stagione
⭐⭐⭐

Nonostante i temi siano quasi del tutto diversi, ho ritrovato le stesse qualità che ho apprezzato in Special anche in Bonding, sempre disponibile su Netflix dal 24 Aprile in sette episodi da 15 minuti.

Immagine correlata

Divertente, sopra le righe, paradossale con punte un po' assurde, Bonding per me è stato una sorta di guilty pleasure che ho divorato puntata dopo puntata forse anche un po' troppo in fretta.
Bellissima, un po' chiusa ed enigmatica Tiffany è sì una studentessa di psicologia, ma la sera si trasforma in una dominatrice con il nome di Mistress May.
Impacciato, timido e in difficoltà economiche, Pete è invece un aspirante attore comico, attività in cui però non se la cava benissimo per via della sua timidezza. Per poter pagare l'affitto, Pete decide di diventare l'assistente di Mistress May. I due ragazzi erano infatti compagni al liceo, ma scopriremo anche che fra i due c'era dell'altro.
Due storie diverse che si ritroveranno legate in situazioni bizzarre ed anche rischiose, ma che si uniranno in una amicizia molto particolare.



Sebbene l'incipit di Bonding possa sembrare imbarazzante, secondo me gli intenti sono molto interessanti: partendo da situazioni a volte bizzarre, grottesche, costellate da personaggi strani, la serie riesce secondo me a trasmettere con naturalezza il mondo del sadomaso e delle pratiche erotiche estreme, senza appunto diventare canzonatoria di chi è protagonista di queste abitudini. Si ride, certo, o per lo meno io ho sorriso molto spesso, ma il più delle volte è per i dialoghi serrati e che danno ritmo alla storia.
La parte meno leggera e più riflessiva di Bonding è spinta sicuramente in parte da Tiff e dai suoi studi in psichiatria con cui si riusciamo un po' ad addentrarci alle motivazioni che spingono certe persone verso il BDSM, ma anche qui come in Special, non si eccede in approfondimenti soporiferi e pesanti.



Ci si sposta poi verso ambiti più personali che riguardano i personaggi stessi, il periodo del liceo grazie anche all'incontro con una vecchia compagna anch'ella in difficoltà ad affrontare i problemi "dei grandi", o, ancora una volta, si parla di accettazione specie per quanto riguarda l'omosessualità di Pete. Si passa attraverso dialoghi più intimi e delicati, di questi due amici che nonostante sembrino completamente diversi, condividono poi alcune fragilità.
Ho trovato interessante il fatto che la serie ha come protagonisti due giovani che non sono i classici adolescenti che vediamo in troppe serie tv di Netflix, (io ad esempio non vedo affinità con The End of the F***ing World) ma nemmeno le persone mature troppo incasinate di altre produzioni. Insomma persone in cui, anche un vecchiardo come me si può in minima parte ritrovare.



Ho letto in giro che le dominatrici, quelle vere, che lo fanno per professione (ciao amiche!), si sono lamentate per come Bonding esponga certi argomenti che riguardano appunto il sadomaso, ma secondo me non è l'intento della serie trattare in maniera accurata le pratiche di BDSM, ma semplicemente aprirsi verso un argomento originale e particolare che fa da base ad altre tematiche. Secondo me le critiche più giuste nei confronti di Bonding riguardano la caratterizzazione di personaggi, dove quelli principali, nonostante ci offrano ottime riflessioni, secondo me sono un po' stereotipati e tendono a sembrarci più banali e telefonati una volta che li conosciamo di più; i secondari invece finiscono per sembrare ombre piatte, senza minimo approfondimento.
È il peso che deve sopportare una serie tv con queste tempistiche, ma se amate la commedia dark, Bonding secondo me è perfetta per trascorrere un paio di ore in queste sere troppo calde. Non ci sono informazioni sulla seconda stagione, ma mi piacerebbe vederla rinnovata.


Amiche per la morte - Dead to Me
Prima stagione
⭐⭐⭐

Se avete più tempo a disposizione vi consiglio di dare una chance a Dead to Me, la cui prima stagione è stata distribuita da Netflix il 3 Maggio di quest'anno.



Un'altra commedia nera e un'altra storia su un legame strano, nato in circostanze non proprio piacevoli: Jen infatti sta cercando di superare la morte del marito, vittima di un incidente stradale, andando agli incontri di un gruppo di ascolto, dove incontra Judy, che pare stia affrontando la morte del fidanzato. Nonostante siano due caratteri diametralmente opposti, le due donne si ritrovano legate per le sensazioni che entrambe provano, dalla tristezza, alla rabbia, al senso di colpa, passando anche alla frustrazione di non avere giustizia. Tuttavia questo equilibrio fatto di chiacchiere e bicchieri di vino in giardino sotto il chiaro di luna, si spezzerà molto presto quando inizieranno a venire a galla le prime contraddizioni e bugie di Judy.



Sicuramente un punto a favore di Dead to Me - Amiche per la morte è la bravura del cast, Linda Cardellini e Christina Applegate su tutti, che credo abbiate visto in altri film e serie tv, che ci danno due donne molto interessanti, diverse, ma entrambe con punti di forza e debolezze, che si raccontano e ci raccontano tutte le difficoltà che stanno attraversando, e appunto quelle sfaccettature che un lutto può provocare, specie se avvenuto in circostanze misteriose. Judy in particolare secondo me è estremamente interessante, sempre vittima di questa lotta interiore che la divora, mi fa simpatia e tenerezza.
Ho trovato coinvolgenti, divertenti e concitati i dialoghi fra le due e tutti gli altri personaggi, così come la storia, in cui si innesta appunto questo mistero, si lascia seguire puntata dopo puntata. Non posso dire di aver fatto binge watch selvaggio, ma sicuramente avevo voglia di vedere dove volessero andare a parare con Dead to me. Non mancano i momenti di scontro, di introspezione, di dolore, e questo rende la serie un po' più intima.


Non posso dire però che il percorso narrativo sia fra i più solidi, basti pensare che già all'inizio partiamo già con una bugia che diventa vuoto narrativo, che poteva anche essere facilmente evitato; o anche il fatto che alcuni episodi mi son sembrati dei filler inutili che non aggiungono o tolgono al filone principale, e secondo me fanno calare la tensione su una storia che già ha un intreccio non propriamente dei più convincenti, nell'ottica appunto di vicende caratterizzate da drammi, reati e circostanze non limpide. Quelli bravi parlerebbero di "anticlimatico", specie quando noi spettatori finiamo per sapere troppo di ciò che accade o è accaduto, mentre nella serie resta ancora dubbio.
Soffrono anche un po' i personaggi secondari che risultano più funzionali a fare da spalla che a muovere le vicende o magari raccontarci altro sui personaggi principali.
Non mancano però i colpi di scena, che, uniti appunto ai momenti più sarcastici e cinici, riescono a riattivare l'attenzione di chi come me la sera è un po' stanco per restare attaccato ad uno schermo che non mi trasmette abbastanza emozioni e argomenti su cui riflettere. 


Inoltre, questa amicizia fra Judy e Jen, che sembrerebbe poi molto semplice, con un equilibrio tutto suo, alla fine si rivela piuttosto complicata, fatta di stacchi molto netti, di alti e bassi che forse nella realtà porterebbero ad un allontanamento definitivo, visto che non si parla di amiche di vecchia data o parenti, ma riesce a riprendersi alla fine, con una mossa che aprirà nuovi orizzonti per una seconda stagione già confermataDead to me - Amiche per la morte non è la serie tv perfetta, non è esente da difetti che persino un incompetente come me riesce a notare, ma non credo nemmeno voglia esserlo. Intanto però ci ha dato 10 episodi in cui non manca ironia, bravi attori e che tengono in buona compagnia. Le puntate durano solo mezz'ora l'una, quindi la serie tv perfetta come passatempo senza impegnarci troppo (anche le sinapsi).


Questi sono i miei suggerimenti delle serie tv da vedere, in leggerezza ma non troppo, su Netflix durante questa estate, ma ovviamente accetto anche i vostri suggerimenti. Cosa state seguendo?





Una novità. Iscriviti qui

Vi sono piaciuti