Chiudere parentesi, spuntare elenchi, depennare liste, chiamatelo come volete ma nelle ultime settimane ho terminato un paio di serie tv tornate con nuove stagioni durante questa torrida estate. Tiro un po' le somme così ne parliamo un attimo.
Cent'anni di Solitudine
Parte 2
Quando sembrava non ci fosse più speranza, a distanza di quasi due anni, il 5 Agosto sono arrivati su Netflix gli ultimi 8 episodi dell'adattamento del romanzo di Gabriel García Márquez. Anzi in realtà ci hanno fatto un po' penare perché il vero finale conclusivo è arrivato il 26 dello stesso mese.
Su queste mie pagine Cent'anni di solitudine è stata molto apprezzata perché per una volta Netflix ha fatto tutto giusto: avevano il consenso della famiglia dello scrittore a procedere con questo adattamento, ed hanno scelto un cast del tutto colombiano. Ma soprattutto erano stati in grado di traslare in immagini il realismo magico di Márquez, seppur la natura stessa del genere e della storia possa essere ostica per alcuni, o poco leggibile da altri, essendo così ricca, fluente ma anche articolata.
Eppure questa seconda parte di Cent'anni di Solitudine riesce meglio su certi aspetti, ma peggio su altri rispetto alla prima. Subito la stagione si apre con una piccola anticipazione di quello che sarà, ma poi si torna nel vivo di Macondo che non è più la città che José Arcadio Buendìa aveva fondato. Lentamente infatti sta cambiando faccia, sempre più stranieri si affacciano mentre la tecnologia avanza, e con l'arrivo di una stazione tutto precipita.
Il focus di questa nuova stagione è sui gemelli Aureliano Segundo e José Arcadio Segundo. Il primo finirà per sposare l'austera e fervente religiosa Fernanda del Carpio, che pretenderà un ruolo di spicco nella famiglia. L'animo sognatore di José Arcadio invece lo spingeranno a studiare i manoscritti che dovrebbero contenere tutti i segreti della sua dinastia ma anche portare quella che sarà una delle rovine di Macondo: la modernità.
La parte 2 di Cent'anni di Solitudine va a chiudere perfettamente la serie con le caratteristiche, i pregi e i difetti che già conoscevamo dalla prima stagione, ma anche con qualche variazione più o meno importante. La narrazione ad esempio mi è sembrata un po' più fluida, più veloce, più lineare rispetto a quelle linee caotiche che i primissimi episodi seguivano. Diciamo che l'avvento della modernità, porta tutto su un piano più terreno, mentre quella magia torna a far capolino solo con alcuni personaggi.
Questo non è necessariamente un male, ma ammetto che mi è parso di notare ci sia stata una gestione delle tempistiche meno efficace rispetto alla parte 1.
Penso ad esempio agli episodi dedicati a Renata: è vero che, mentre vediamo crescerla, sullo sfondo si sviluppa la faccenda della compagnia bananiera ma la storia della figlia di Fernanda sembra una parentesi quasi da soap opera, che poi non ha grossi agganci col resto. Anche la scelta di posticipare l'ultimo episodio a distanza di settimane dal resto di questa seconda stagione di Cent'anni di solitudine non ha secondo me aiutato. Le puntate da un'ora non sono esattamente adatte al binge watching, però questo finale, che è potente e chiude il cerchio, poteva essere più godibile da vedere subito.
Questa piccola flessione però secondo me non intacca quel che è e che è stato il valore di questo adattamento di Cent'anni di solitudine, che è riuscito a mostrarci un'opera così metaforica, complessa, fantasiosa e ricca di simbolismo. Quindi è comunque una serie tv che merita nonostante lo zampino di Netfllix finisca sempre per farsi riconoscere.
Trying
Quinta stagione
Credo che al momento Trying sia la serie tv più longeva che sto seguendo, che fra chiusure e cancellazioni arrivare addirittura ad una quinta stagione è diventato sempre più raro. E forse è ancora più raro che una serie tv rispetti il patto che ha fatto col suo pubblico per così tanto tempo.
Trying è sempre stata quella serie tv leggera, fiocchettosa, inglese quanto basta, di compagnia e accogliente che secondo me forse non ha avuto mai quel successo virale che in fondo si meritava. Questa sua longevità ha però ripagato grazie ad una storia che non ha trovato intoppi sul suo cammino ma che come dicevo ha rispettato il patto col pubblico. Trying non ha mai voluto essere rivoluzionaria ma ha raccontato una storia coerente fino a questa quinta stagione: Jason e Nikki hanno provato a diventare genitori, e adesso stanno provando a prendersi cura dei due ragazzi che sono riusciti ad adottare non senza alti e bassi.
Il diversivo di questa stagione è Kat (Charlotte Riley, Malice), la madre naturale di Princess e Tyler che vorrebbe riallacciare i rapporti con i figli. Se Tyler sarà meno interessato alla cosa, Princess, essendo più grande, cercherà le risposte che ha sempre voluto conoscere da quella donna che in fondo è una estranea.
Questa sarà una doppia sfida per Nikki che già deve stare al passo con due adolescenti, ma adesso ci sono altre nuove dinamiche che fa fatica a capire. E poi sia lei che Jason (Rafe Spall, Bait) stanno iniziando dei nuovi percorsi lavorativi che li metteranno ulteriormente in difficoltà.
Ovviamente lo saprete se seguite Trying: quando si parla di problemi all'interno di questa serie tv, nonostante tocchi argomenti complessi e attuali, non si tratta mai di drammi interminabili. C'è sempre una battuta, una scena, un personaggio che riesce a spezzare la tensione e portare tutto ad un piano più ironico. Eppure questa quinta stagione mi è sembrata davvero ricca e profonda, ed anche un po' più matura.
Non ricordo ad esempio altri episodi in cui fra Nikki e Jason si creassero gelosie e dubbi sulla loro relazione, e questi aspetti potrebbero essere anche approfonditi di più in una eventuale prossima stagione (manca ancora la conferma ufficiale).
E poi ci sono le varie parentesi su Karen e Scott che, oltre ad alleggerire ulteriormente la narrazione con le idee strampalate di lui e i tentati di controllo di lei, danno sempre il fianco a riflessioni sulla famiglia, sugli affetti, su ciò che conta davvero. Credo che, a meno che non la vediate con estremo cinismo, sia impossibile non volere bene a questa banda di scalmanati che ne combina sempre una.
Trying è una serie tv che secondo me non sembra sentire il tempo che passa, ma che riesce ancora a soddisfarmi episodio dopo episodio e che resta uno dei titoli migliori di Apple TV. La chiusura di questa quinta stagione non mi è sembrata risolutiva, ma ancora manca un rinnovo ufficiale.
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