Questa estate, invece di buttarmi sul solito giallo-thriller un po' cupo, ho scelto libri di narrativa un po' più leggeri con storie più umane e personali, e ammetto che mi sono mosso assolutamente a caso. Per esempio ho letto È un giorno bellissimo di Amabile Giusti, lo confesso, solo perché disponibile nel catalogo gratuito di Kindle Unlimiteted di Amazon.
Genere: Narrativa Editore: Amazon Publishing Pagine: 376 Data di pubblicazione: Maggio 2017 Prezzo: rilegato € 9.99 / ebook € 3,99
La scrittrice calabrese ci fa conoscere la giovanissima Grace, che il giorno stesso del suo diploma si vedrà infrangersi tutte le certezze che ha sempre avuto sulla sua vita all'apparenza perfetta. Questo la spingerà a voler trovare e ritrovare se stessa in un viaggio zaino in spalla, partendo da New York, dove però la sua esperienza all'avventura subirà un ulteriore mutamento. Lo sguardo di Grace infatti incontrerà quello dell'intrigante Channing. Da quel momento i due sembreranno legati dal destino, e sembrerà che tutto faccia si che restino insieme. Tuttavia Channing sa che non può affezionarsi a questa nuova conoscenza e che il loro rapporto non può durare troppo.
È un giorno bellissimo per me è stato al limite di ciò che pretendo per una lettura estiva, nel senso che l'ho trovato un po' troppo sempliciotto per poterlo considerare un grande libro appassionante e convincente. I giovani protagonisti, la storia e lo stile scorrevole secondo me lo rendono più indicato a dei lettori adolescenti o post adolescenziali, o se siete fra quelli a cui piacciono le storie molto romantiche, dolci, in cui si lega anche un percorso di crescita e di consapevolezza. Se il genere vi appassiona, allora questo romanzo di Amabile Giusti vi piacerà. Per me è stato un libro un po' frivolo seppur ne ho apprezzato le buone intenzioni, la positività generale, i momenti più emotivi.
Mi è piaciuto che il romanzo sia diviso in base alle diverse visioni dei protagonisti, senza poi diventare troppo ripetitivo. Ho però trovato un po' infantile Grace (tanto che ogni volta pensavo fosse 12enne), e un po' inverosimile Channing. Così come i dialoghi fra i due mi sono sembrati mal scritti, un po' impostati, nel tentativo forse di emulare il modo di parlare di due giovani ragazzi americani. È un giorno bellissimo non è per me un romanzo bellissimo secondo me, lo si legge senza troppe aspettative, ma posso dire di aver letto di peggio.
Titolo Originale: The Authenticity Project Editore: Mondadori Pagine: 360 Data di pubblicazione: Giugno 2020 Prezzo: rilegato € 17.10 / ebook € 9,99
Cosa fareste se trovaste un taccuino lasciato da qualcuno? Lo aprireste e magari sbircereste il contenuto? Monica l'ha fatto, specie perché il diario in questione aveva scritto "Progetto Autenticità" sulla copertina, e soprattutto perché si trovava nella sua caffetteria. Il taccuino rivelerà a Monica la storia di Julian, che proprio su quelle pagine aveva raccontato uno degli aspetti più difficili della sua vita, in maniera schietta e appunto autentica: la solitudine. E la giovane donna, non potrà a fare a meno di seguire le orme di Julian, scrivendo le sue paure su quelle pagine, ma quello che accadrà dopo sarà del tutto inaspettato, visto che il taccuino passerà di mano in mano creando nuovi rapporti, nuovi amori e nuovi modi di approcciarsi alla vita.
Il taccuino delle cose non dette si avvicina per certi versi al libro di Amabile Giusti, perché il tema di fondo è sempre quello della ricerca, della riscoperta, della riemersione della nostra verità, del vivere di pancia e secondo quello che ci fa stare bene, ma Clare Pooley ha trovato un'idea interessante e originale per raccontarci questa storia. Si tratta di un libro corale, dove tutti i personaggi riescono a trovare il proprio spazio, e tutti riescono a fornirci la loro prospettiva. La ricerca dell'autenticità, l'essere se stessi è pane quotidiano oggi, con la storia dei social e via discorrendo, e credo che Il taccuino delle cose non dette riesca proprio a fornirci una forchetta di visioni diverse e attuali.
In modo diverso secondo me è facile immedesimarsi in Monica, Julian e Hazard, visto che ci vengono raccontati in maniera umana, ognuno con problemi alla fine comuni, ma non per questo facili da affrontare.
È vero che in alcuni passaggi non mi è risultato del tutto verosimile, ma glielo perdono perché è un libro che sa coinvolgere da inizio a fine, pur restando leggero, e fa riflettere ma senza mai buttarci in mezzo a panegirici mentali. Una piccola, piacevole scoperta.
Editore: Rizzoli Pagine: 304 Data di pubblicazione: Gennaio 2020 Prezzo: rilegato € 17.50 / ebook € 9,99
La Montemurro ci fa conoscere Chiara, una giovanissima stilista che spera nella svolta della sua carriera grazie all'invito a prendere parte ad una sfilata in un hotel di lusso, ma il cui destino sembra l'abbia attirata a Villa Garbald, dove capovolgerà il suo futuro e quello della sua famiglia. Ma in I fiori nascosti nei libri conosciamo anche Irena, un'altra donna, vissuta durante la seconda guerra mondiale in Polonia, e costretta ad affrontare parte degli orrori dell'epoca.
Se volete sapere cosa unisce Chiara e Irena, vi consiglio di leggere questo romanzo perché l'ho trovato davvero ben scritto e convincente. Le avventure delle due protagoniste mi hanno spinto a voler andare avanti in fretta, per cercare di riscostruire i tasselli delle loro storie, che mi hanno davvero toccato. Anche I fiori nascosti nei libri non è un romanzo troppo difficile da affrontare, grazie ad una scrittura gradevole e in cui non ho trovato intoppi, ma spesso c'è quel sapore amaro della malinconia, quella durezza con cui dobbiamo fare i conti quando abbiamo a che fare con delle storie di vita.
È sicuramente la vicenda di Irena quella che più mi ha colpito, anche perché si immerge in un fatto storicamente accaduto, e che credo sia anche abbastanza verosimile. Chiara non mi è stata sempre simpatica, o per lo meno a volte l'ho trovata un po' troppo sciapa, fragilina, poco incisiva senza una ragione comprensibile. Ciò non toglie che una volta che abbiamo il quadro completo, sarà facile empatizzare anche con lei. Non credo che I fiori nascosti nei libri sia solo adatto alla lettura "sotto l'ombrellone", anzi credo vi potrà tenere compagnia anche questo autunno.
Sul mio blog ci sono 371 diversi post dedicati ai cosmetici, e se considerate che ogni articolo include almeno un paio di prodotti, potete fare voi il conto della mole di recensioni che ho pubblicato. Tuttavia ci sono ancora brand che conosco poco, come NaturaEqua. Dell'azienda avevo provato giusto una paio di prodotti per il corpo, ma ho una esperienza molto limitata.
Ho cercato però di immergermi un po' di più nel loro catalogo e ovviamente per mantenere lo scettro di re delle maschere, ho provato quelle di Natura Equa in tessuto, e la loro peel-off black mask. Sono rimasto molto sorpreso e ammetto che le mie aspettative sono state superate.
Natura Equa Maschera Viso Antiage in cellulosa Tre acidi ialuronici e olio di melograno
Se mi avessero detto che questa è una maschera in tessuto coreana ci avrei creduto, e non so se Natura Equa ci si sia ispirata, ma in ogni caso ha fatto un buon trattamento. La Maschera Anti Age ha infatti un tessuto sottile, effetto seconda pelle, visto che aderisce alla perfezione alla pelle. Ad aiutarla è anche una buona quantità di siero, omogenea ma non sbrodolosa. Appena ho aperto la bustina mi ha avvolto una profumazione molto intensa e dolce, ma non l'ho percepita molto durante la posa. Dando un'occhiata all'INCI appaiono appunto l'acido ialuronico a tre diversi pesi molecolari, olio di melograno che è antiossidante e nutriente, e anche la sempre utile glicerina.
Ha impiegato circa 30 minuti affinché la mia pelle assorbisse quasi del tutto il siero della maschera Natura Equa e rimuovendola sono rimasto molto soddisfatto del risultato: la pelle era fresca, più liscia e sicuramente la percepivo ben idratata. Mi è piaciuta anche molto l'azione rimpolpante e distensiva che ha avuto su di me. Questa Anti Age mi è sembrata una maschera adatta a tutti i tipi di pelle, specie un po' più secche e mature, ma anche a chi non ama le maschere in tessuto che si lasciano dietro una sensazione di pesantezza o appiccicoso.
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Natura Equa Maschera Lenitiva in cellulosa Estratto di fico d’india
È stata una sorpresa anche questa maschera in tessuto visto che mi sono ritrovato inaspettatamente con un siero cremoso, ma abbastanza ben distribuito sulla cellulosa. È un trattamento ad azione lenitiva e che Natura Equa ha arricchito con estratto di fico d'india, olio di oliva, estratto di zafferano che pare rafforzi la barriera cutanea, l'allantoina, il tocoferolo e la lecitina che sono lenitivi ed emollienti. In questo caso non ho sentito una profumazione specifica. Il tessuto è comunque molto sottile e l'adesione alla pelle è come l'altra maschera NaturaEqua, ovvero perfetta e adatta a tante forme di viso.
Ho fatto questa maschera viso dopo aver fatto la barba, quando la mia pelle, pur non irritandosi e arrossandosi in modo palese, è sicuramente più fragile e sensibile e questo trattamento è riuscita ad avere una azione restitutiva, idratando e nutrendo la pelle, ed elasticizzandola. Ammetto che per le necessità della mia pelle nel periodo estivo è forse anche troppo, infatti ci sono voluti alcun minuti prima che il siero venisse assorbito del tutto, anche dopo la mia lunga posa. Non mi ha però appesantito il viso, ma è stata perfetta e completa come skincare serale. Sono curioso di provare questa Maschera Lenitiva durante l'inverno, quando magari la pelle è arrossata e irritata dal freddo e dal vento, perché ha davvero una azione addolcente. Capite da voi che secondo me si adatta più a pelli secche e fragili.
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Natura Equa Black Mask Peel Off Bio Natural Monodose
Ho provato davvero tante maschere nere peel off, ma fino ad ora nessuna che contenesse solo ingredienti naturali e che avesse la stessa caratteristica di "sfogliarsi" come quelle che contengono acrilati. Questa di Natura Equa ci riesce, ma ho avuto diverse perplessità, nonostante sia davvero innovativa. Si tratta di un gel molto fluido e questo è uno dei primi intoppi perché fare uno strato omogeneo che non coli via, è davvero una impresa. Non so se nel mio caso la consistenza fosse troppo liquida per via del caldo, ma la mia pazienza ha vacillato alla seconda applicazione, quando ho tentato di applicare la black mask Natura Equa solo sul naso a mo' di cerottino. Ho trovato più semplice l'applicazione su tutto il viso. L'aspetto positivo di una formulazione più naturale è che il prodotto non ha quello sgradevole odore sintetico o alcolico di altre maschere peel off.
Ma, rigirando di nuovo la frittata, la Bio Natural Peel-Off Mask richiede anche mezzora abbondante affinché si asciughi per bene e sia possibile rimuoverla, quini non è un trattamento last minute. Non posso negare che faccia il suo lavoro: l'azione esfoliante c'è sicuramente, la pelle mi è sembrata più liscia, luminosa, ma non irritata o secca, penso anche grazie all'estratto di camomilla che contiene. Pelandola dal viso si porta via pellicine, e anche qualche filamento sebaceo. Ovviamente niente da fare per punti neri più ostinati e profondi che richiedono trattamenti diversi. Un altro punto a favore di questa maschera peel Off Natura Equa è che non mi fa male rimuoverla dal viso, nonostante non resti "gommosa" come le altre black mask, ma sembra di carta. In definitiva è l'unica fra questi prodotti Natura Equa che ha sia aspetti positivi che negativi, non so se la riacquisterei, ma potrei magari darle una chance durante l'inverno quando forse la consistenza può risultare più facile da stendere. Aggiungo che con la monodose sono riuscito a fare anche quattro applicazioni, quindi se volete darle una chance può essere il formato ideale da provare.
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Vi piacciono i prodotti di Equilibra? Io non so se saprei rispondere a questa domanda: utilizzo questo brand da anni, complice la facilità con cui lo reperisco e il costo accessibile che ha, ma nel tempo, pur avendo provato diverse referenze, difficilmente ritorno ad riacquistarlo. Ho testato un po' di tutto: dalla hair care, alle maschere viso, e ormai 5 anni fa avevo raccolto in un'unica recensione tre prodotti della linea Argan, di cui vorrei fare un altro approfondimento.
Ho usato infatti altri tre cosmetici di questa gamma e vorrei raccontarvi la mia esperienza con questa linea Equilibra. Vi anticipo però che le mie reazioni sono state un po' altalenanti: ogni prodotto infatti ha avuto degli aspetti positivi, ed altri che invece mi sono piaciuti (anche molto) meno. Tutti questi prodotti contengono almeno il 98% di ingredienti naturali, ma lo sapete che Equilibra non ha certificazioni particolari.
Le mie attese su questa mousse detergente erano consistenti, ma il risultato non è stato altrettanto soddisfacente. Di base non ha nulla che non vada nelle sue caratteristiche: è infatti arricchita con acido ialuronico, argan appunto ed estratto di gardenia. Il profumo l'ho trovato gradevole, anche se poteva essere appena appena più delicato, ma il grosso problema di questa Mousse Equilibra è il suo utilizzo. Infatti, sebbene la confezione non sia fallata, la schiuma che si crea si smonta molto facilmente, sia che si vada a distribuire sul viso, sia che qualora si provi ad emulsionarla con acqua.
La conseguenza è che della "mousse" non ne resta nulla, sembra quasi di lavarsi con una sorta di acqua micellare che non crea schiuma, e non è una esperienza per me gradevole. Ho inoltre notato che, per questa sua consistenza, la mousse viso Equilibra ha avuto una durata decisamente più bassa rispetto alla media dei miei detergenti. Non posso, tuttavia bocciare del tutto il suo effetto pulente sulla pelle.
Infatti, nonostante appunto questa performance poco soddisfacente, la Mousse Argan detergente mi lascia la pelle abbastanza pulita, liscia e fresca, e non mi è sembrato che seccasse la pelle, o creasse nel tempo impurità o irritazioni. Nonostante però sia oftalmologicamente testata, non mi è sembrata il prodotto più delicato da usare sugli occhi, e ogni tanto mi ha dato leggermente fastidio. In breve, questa Mousse Detergente Equilibra ha per me troppi difetti per poterla consigliare o pensare di acquistarla anche in un momento di emergenza.
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È stata quasi esclusivamente la mia crema idratante per la notte durante praticamente tutta questa estate e secondo me è uno dei prodotti promossi nel range di Equilibra Argan. Si tratta di una crema idratante a base di emollienti stra famosi, come olio di mandorle dolci, olio di argan e olio di semi di uva, e anche qui troviamo l'acido ialuronico, e il tocoferolo. La consistenza di questa crema viso Equilibra è nella media, fluida ma non troppo, ma abbastanza piacevole, visto che si stende senza lasciare scie bianche o grassocce, e su di me si assorbe in maniera rapida. Quello che ho apprezzato di questa crema viso Argan è il fatto che sia ben bilanciata.
Se da un lato mi idrata la pelle, e la lascia morbida, dall'altro non è pesante né mi lucida il viso. Proprio per queste caratteristiche è stata perfetta per l'estate, quando per via del caldo non sopportavo nulla di troppo consistente e nutriente, ma avevo comunque bisogno di un prodotto che lasciasse la pelle elastica e questa ci riesce. Non mi ha inoltre creato impurità. Quando (cioè quasi sempre) ho deciso di farla precedere da un siero, non ha fatto cose strane, ma è semplicemente andata d'accordo con tutti i prodotti a cui l'ho affiancata. Un altro aspetto che promuovo di questa crema viso Equilibra è la profumazione, gradevole e leggera, cosa che me l'ha appunto resa ancora più simpatica. Se avete una pelle normale o mista secondo me può trovare un posto anche nella vostra routine.
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Ho trovato molto carino questo balsamo labbra all'argan, per varie ragioni. A comporlo sono oli e cere come quello di ricino, di argan al 5%, e la cera carnauba. La consistenza che ne deriva è come piace a me: scorrevole, ma che non scivola via e "sbrodola", si aggrappa alle labbra, ma non è troppo ceroso e quindi poco confortevole. Anche il finish è abbastanza naturale, lucido ma non troppo, perfetto anche per chi non vuole troppa lucidità sulle labbra.
Sono fra quelli a cui si seccano le labbra un po' tutto l'anno, non solo durante l'inverno o quando fa freddo, e questo Stick Argan Equilibra ha mantenuto le mie labbra morbide, nutrite e lisce. Credo che la sua consistenza, seppur sottile sia abbastanza protettiva, anche se per questo vorrei metterlo alla prova appena farà più freddo. In generale persiste abbastanza sulle labbra quindi in questo senso dovrebbe funzionare. L'aroma del lip balm Equilibra è quel tocco in più, è dolce e piacevole ma non troppo persistente. Non mi piace fare confronti troppo diretti, ma un po' per la performance, un po' per il profumo, questo burrocacao mi ha ricordato il The Real Balm, seppur quello di Antos sia più godurioso.
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Se ne avete, fatemi sapere i vostri prodotti preferiti di Equilibra.
Mi sono sentito inseguito, oppresso e quasi violato dalla pubblicità del nuovo film Prime Video Cenerentola, di quella insistenza che in genere mi porta a perdere interesse e curiosità in qualunque cosa.
Ma poi volevo capire cosa ci fosse di così bello in questo film e perché Amazon lo stesse spingendo così tanto, visto che d'altronde l'ennesima riproposizione della favola di Cenerentola non mi sembrava una buona ragione, a meno che non avessero saputo trovare una chiave di lettura più originale. Nel cast hanno inserito una sfilza di nomi noti persino per noi italiani, come Camilla Cabello e Pierce Brosnan, ma la storia di Cinderella è abbastanza consumata dal tempo e soprattutto dai vari rifacimenti, quindi serve altro secondo me.
Ho visto quindi il film (così che magari voi possiate evitare di farlo) e ho raccolto tutto quello che mi è piaciuto e quello che invece mi ha fatto rabbrividire.
Mi è piaciuto 👠
Vi dicevo che la storia che conosciamo di Cenerentola non fra le più attuali, però mi è piaciuto come in questo nuovo film abbiano saputo portare un po' di freschezza senza stravolgere troppo le radici del racconto. Non vi racconto tanto, perché non si tratta di un vero e proprio stravolgimento, ma aver ad esempio spostato l'attenzione dalla ricerca spasmodica di un principe azzurro verso la scoperta di una maggiore consapevolezza di se stessi, è stata una scelta azzeccata. La stessa Cenerentola, come prima cosa, vuole trovare la sua strada ed emanciparsi.
Magari è un po' scafato il modo in cui lo fanno, ma il tentativo di rappresentare personaggi femminili un po' diversi, più attuali e moderni penso sia apprezzabile. Mi è pure piaciuta Camilla Cabello nei panni di Cinderella che alla fine sta bene nel ruolo, e non è fa rimpiangere persino Alessia Marcuzzi in Carabinieri. Apprezzata anche la matrigna di Idina Menzel: una milf dai sogni infranti, cattiva al punto giusto.
Promuovo anche Billy Porter come fata madrina, non solo perché la scelta non è piaciuta ai nostri politici, ma perché dà un bel twist narrativo ed ha dialoghi apprezzabili. È una Cenerentola più moderna, pop, infatti è alla fine un musical con canzoni contemporanee. In questo senso hanno secondo me azzeccato i punti in cui inserirle, e fortunatamente le canzoni sono state lasciate in lingua originale anche nel film doppiato in italiano, la traduzione avrebbe fatto accapponare i capelli. Anche le canzoni originali non mi sono dispiaciute.
Allo stesso tempo, le coreografie affiancate alle musiche mi sono sembrate davvero trascinanti anche per chi come me non sa fare nemmeno il ballo della mattonella. Nella lista delle cose che mi sono piaciute di Cinderella ci metto anche i momenti comici: non mi si è slogata la mascella dal ridere ma qui e lì i dialoghi si fanno più carini e simpatici. Sono poi molto apprezzabili gli effetti speciali, sebbene la Cenerentola di Kenneth Branagh era decisamente più pomposa, opulenta, e ricca.
Non mi è piaciuto 🥿
Il primo aspetto che boccio senza alcun dubbio di questo nuovo Cenerentola è la durata. Le canzoni sono troppo lunghe, ci sono parti completamente inutili (o troppo stupide) per la storia stessa e a pagare è il finale, che mi è sembrato frettoloso e raffazzonato. Se riuscite e tenere un bambino di sette anni per due ore davanti a questo film, vi faccio da baby sitter per un mese. Alcuni momenti musicali mi hanno ricordato troppo Glee, High School Musical o robe già viste, così come non sempre secondo me la regia è all'altezza. A volte mi sembrava una serie tv di Inga Lindström, lo confesso.
Del reparto tecnico boccio anche il doppiaggio in italiano con le solite vocine per i personaggi vagamente queer, e con battute che in alcuni casi effettivamente rendono meglio in lingua originale. Ma oltre questa ondata di aspetti un po' più materiali, ci sono anche una serie di cose più personali che non mi sono piaciute da questo Cenerentola. Purtroppo devo menzionare il fatto che James Corden non resti topo abbastanza a lungo, e ci tocca sorbircelo nelle sue fattezze. Quell'uomo ha bisogno di un anno sabatico secondo me.
In generale tutta la parte dei topolini diventati umani è utile come una asciugatrice in estate, è una di quelle parentesi che avrei eliminato, tanto non fa ridere. Ho trovato antipatico, da inizio a fine, il principe Robert interpretato da Nicholas Galitzine: mi è sembrato gli volessero far fare quello buono ma sopra le righe, bello e dannato, e che in tutto questo miscuglio non gliene sia riuscita bene una.
E per concludere non posso non nominare i vestiti cuciti da Ella: dovrebbero lasciare a bocca aperta ma sembrano presi su Shein.
Voi avete visto o recupererete questo nuovo Cenerentola?
È trascorso esattamente un anno da quando ho parlato di Dr Botanicals qui sul blog, e l'ho ripescato di recente con alcune maschere viso cremose.
Se l'altra volta però avevo toccatola linea Organic & Botanic, in questa recensione ho raccolto le maschera della gamma Apothecary, che sfrutta le sostanze, vitamine e antiossidanti soprattutto, contenute in alcuni superfood. È una linea ampia, da cui però per il momento ho scelto tre prodotti nel formato travel size che, lo ammetto, mi faceva simpatia visto che sembrano tubetti di colori a tempera. Come specificato sulle confezioni, si tratta di maschere "fresche" e l'azienda suggerisce di conservarle in frigo per un miglior risultato. Inoltre Dr Botanicals è vegan e cruelty free.
È il potere antiossidante dell'estratto di melagrana che caratterizza questa maschera notte di Dr. Botanicals, ma è composta dal 98% di ingredienti naturali, come olio di mandole dolci, di semi d'uva, burro di karité e di cacao, e anche il caolino. Il tutto è racchiuso in una consistenza cremosa, ma facile da stendere e senza un profumo predominante, almeno al mio naso. Quest'ultimo aspetto è essenziale secondo me, considerando che si tratta di una maschera da notte: la Regenerating Sleeping Mask va infatti stesa sul viso pulito e lasciata agire fino al mattino seguente, quando si rimuove con la detersione che siamo soliti fare.
In questo senso ho notato che è importante stendere uno strato sottile di prodotto, perché altrimenti, per via della presenza del caolino, può risultare poco gradevole una volta che si asciuga sul viso: ci si sente impiastricciati e con la pelle che tira. Uno strato sottile invece si assorbe senza problemi. Ho provato questa Sleeping Mask Dr Botanicals proprio col suo uso notturno, ma ammetto che non mi ha fatto strappare i capelli dalla gioia per il risultato. Sicuramente mi ha reso la pelle più morbida e liscia, ma non mi è sembrato che fosse più idratata e nutrita rispetto a quando faccio la mia skincare abituale.
Non mi sembrava insomma che il gioco valesse la candela, mi è capitato come dicevo di mettere un po' più di prodotto e non risultava confortevole. Ho quindi optato per usarla come una maschera idratante qualunque, applicandola in modo un po' più abbondante e lasciandola agire per circa 40 minuti, e così devo dire che l'ho apprezzata di più visto che mi lascia la pelle morbida, più che sufficientemente idratata e nutrita, e in generale più carina. Nulla di fuori dall'ordinario, ma sicuramente questa maschera notte Dr Botanicals se la cava abbastanza bene.
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Dr Botanicals Coffee Superfood Renewing Facial Exfoliator Scrub viso al caffè
Da anni ormai i peeling chimici sono i miei prodotti preferiti per esfoliare la pelle, ma d'estate preferisco ritornare ai vecchi e cari scrub viso, e devo ammettere che questo di Dr Botanicals se la cava abbastanza bene. In una base cremosa dal profumo biscottoso, e arricchita con buona parte degli emollienti presenti anche nell'altra maschera viso, sono dispersi questi piccoli granelli di polvere di guscio di noce.
Non credo di dovervi spiegare io come usare questo scrub viso, che appunto funziona come qualunque altro prodotto della sua categoria: dopo averlo massaggiato, magari insistendo nelle zone più problematiche, può essere rimosso con acqua. Io in genere aspetto qualche secondo prima di rimuovere il tutto così che la pelle possa comunque assorbire quegli ingredienti nutrienti e idratanti. In questo Exfoliator è contenuto anche olio di caffè qui sfruttato per il suo potere antiossidante.
Ho promosso il Renewing Facial Exfoliator perché mi lascia davvero la pelle morbidissima, liscia, si porta via le eventuali pellicine e in generale dà al viso una maggiore luminosità. Dall'altro lato non mi secca la cute, anzi la rende comunque elastica ed idratata. I granelli sono abbastanza sottili, si percepiscono ma non mi sono sembrati troppo aggressivi, né mi hanno mai creato arrossamenti e irritazioni. È ovvio che serve un minimo di pazienza a sciacquare questo scrub dal viso, ma non è comunque un lavoro troppo fastidioso.
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Dr. Botanicals Charcoal Superfood Mattifying Face Mask Maschera viso mattificante al carbone
Ammetto che avevo diversi dubbi su questa maschera viso Apothecary perché gli ingredienti somigliano moltissimo a quelli della Sleeping Mask, ad eccezione appunto della presenza di polvere di carbone che ha un potere purificante e opacizzante. Ma può un unico ingrediente può fare la differenza? La Mattifying Face Mask è una maschera in crema grigia, anche in questo caso senza una particolare profumazione secondo me.
L'uso è anche in questo caso semplice: basta lasciarla in posa circa 5 o 10 minuti, tempi nei quali la maschera non si va a seccare. Personalmente ho preferito sempre allungare un po' i tempi di posa fino a 15/20 minuti, e mi sono reso conto che così, almeno su di me, ha il migliore dei risultati, senza però controindicazioni.
In questa Superfood Mattifying Face Mask ho trovato un buona azione sebo assorbente e mattificante, ed ho notato che mi ha aiutato a contenere e sfiammare dei piccoli sfoghi dati dal sudore sulla fronte. Non credo possa fare molto per pelli molto grasse ed impure o se i pori dilatati sono il vostri cruccio. Però per pelli miste che non vogliono essere aggredite o essiccate, credo possa essere un buon trattamento. Il risciacquo è semplice in quanto non è di quelle maschere argillose che si secca e tira, e la pelle resta morbida e liscia, sicuramente pronta ad applicarci sopra altro.
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Indagini, inseguimenti, serial killer e misfatti di ogni tipo: sono questi gli argomenti di alcune serie tv che ho visto da qualche mese a questa parte, quindi se sono temi che fanno per voi potreste essere interessati a proseguire, perché non sono del tutto soddisfatto. Devo un po' scusarmi se sembro un disco rotto, ma questa estate ho terminato così tante serie tv che l'unico modo di parlarne è andare per tematiche. Uscirò presto da questo loop.
The Gloaming – Le ore più buie
Prima stagione
⭐⭐🌠
Disponibile su Star Disney + dall'11 Giugno, The Gloaming ci fa conoscere i detective Molly McGee e Alex O’Connell, i quali dovranno risolvere il caso di un brutale femminicidio, che risulterà particolarmente intricato e forse collegato ad altri omicidi risalenti agli anni '90. I due però non solo dovranno dissipare la nube che avvolge e cela il colpevole di questi assassini, i quali sembrano riconducibili ad un antico culto della Tasmania, ma anche affrontare alcune trame del passato che ancora non sono state del tutto risolte. Molly e Alex si ritroveranno coinvolti molto più personalmente che per qualunque altro loro caso.
The Gloaming è una di quelle miniserie che consiglierei agli onnivori delle storie crime, a chi non è mai stanco di lanciarsi in una nuova storia misteriosa alla ricerca del colpevole. A me ha ricordato moltissimo Dublin Murders e un po' ancheMare of Easttown, ma questa serie tv australiana ha un twist sovrannaturale comeThe Outsider.
Ci sono insomma ottimi spunti, mi è piaciuto ad esempio il feeling fra i due personaggi, è come se uno riuscisse a portare in equilibrio l'altro, e tutto il cast è interessante. In generale credo che The Gloaming si faccia seguire con piacere, ma non riesco a darle una piena promozione.
Infatti ho trovato che chiedesse una attenzione particolare rispetto a quella che è la risoluzione finale, per via di tanti personaggi che si susseguono e per gli intrecci che ci sono fra di loro. In generale mi è sembrato si cercasse di sottolineare alcuni aspetti non necessari: ad esempio non capivo perché Molly venisse trattata dall'ex marito e dalla figlia come una pezza da piedi quando non mi pare compia grossi sbagli come poliziotta e madre. Inoltre tutta la parte esoterica, di questi riti pagani non viene chiarita approfonditamente nemmeno con uno spiegone, e in generale non viene sfruttata secondo me a pieno. The Gloaming in definitiva si fa seguire ma non stupisce, intriga ma non convince. Si parla di una seconda stagione ma non è in produzione.
Home Before Dark Seconda stagione 🌠
Al contrario di quanto affermavo quando ho parlato della prima stagione di Home Before Dark, ho comunque deciso di vedere la seconda, e posso dire che per me è stato tempo perso perché anche questa volta ho fatto davvero fatica a seguire la serie. Le vicende di Home Before Dark 2 si intrecciano con quanto è accaduto nel primo ciclo, e con quei personaggi che avevamo conosciuto, ma questa volta si aggiunge un altro tassello: sembra che qualcosa stia andando proprio male a Erie Harbor, e che sia in qualche modo collegato alla scomparsa di Richie Fife. Hilde dovrà impegnarsi affinché l'intera comunità conosca cosa sta accadendo.
Home Before Dark con questa seconda stagione per me è caduta nel dimenticabile più totale: l'ho trovata lenta, noiosa, inverosimile. Tutti i colpi di scena sono prevedibili, l'intreccio si basa su avvenimenti scontati e a volte forzati, basati su coincidenze blande e mancano anche dei tasselli ignorati quasi volutamente. Sono così tanti i problemi che non saprei da dove iniziare, ma sicuramente quello che mi dà più fastidio è la caratterizzazione di personaggi. Hilde Lisko non solo è abbastanza petulante come al solito, ma adesso le attribuiscono frasi da self made woman del tipo "quello che ho costruito da sola nessuno può portarmelo via". Cringe allo stato puro.
Inoltre continuo a pensare che se esistessero dei genitori come suoi sarebbe meglio intensificare la presenza dei servizi sociali: letteralmente prima le dicono di indagare su persone morte in circostanze misteriose, e un attimo dopo si preoccupano di farle ascoltare un audio. Ne consegue che la protagonista da un lato ci viene presentata come più matura della sua età, dall'altro non ha il benché minimo senso del rispetto, sia delle persone che delle regole, e quando le cose non vanno come dice lei, parte il piagnisteo.
Home Before Dark 2 cerca inoltre di dare più spazio anche a personaggi secondari, cosa che a mio avviso rende il tutto ancora più noioso. L'introduzione di una sottotrama queer è poi trattata malissimo: la parentesi sul bullismo a sfondo omofobico subito da uno degli amici di Hilde viene risolto in quattro e quattr'otto, mentre il rapporto fra Izzy Lisko e una nuova compagna viene trascinato inutilmente per interi episodi. Questa nuova stagione di Home Before Dark, che strizza l'occhio ad Erin Brockovich, non mi ha convinto. Da quel che ho capito non ci sono info ufficiali sulla terza stagione, e personalmente ho chiuso con la serie anche qualora dovesse essere rinnovata.
The Serpent Miniserie ⭐⭐⭐🌠
Mi sposto verso una crime story decisamente più forte e inquietante, specie considerando che si basa su una storia vera: con The Serpent, disponibile su Netflix dal 2 Aprile di quest'anno, scopriamo la storia di Charles Sobhraj, che intorno agli anni '70 aveva creato una rete di raggiri e omicidi, insieme alla compagna e ad un adepto. Un po' per caso, sulle sue tracce si metterà un funzionario dell'ambasciata olandese a Bangkok, Herman Knippenberg, ma fra il talento di Sobhraj e le poco organizzate istituzioni indiane, non sarà semplice unire i tasselli e incastrare il serpente.
Se state cercando una serie tv crime, con un forte impatto e un'ottima fattura, The Serpent sono sicuro che potrà accontentarvi perché fra la messa in scena, gli attori e la storia, riescano a catturare l'attenzione dall'inizio alla fine. Personalmente non conoscevo affatto la vita di Charles Sobhraj, e già credo che scoprirne i contorni sia abbastanza angosciante, ma nella stessa serie ci sono passaggi che lasciano il fiato sospeso, dove la tensione si fa davvero molto alta e il ritmo aumenta. E poi arrivare all'epilogo dà anche molta soddisfazione, non solo per la storia, ma anche per come è stata ricostruita l'epoca e i luoghi nei dettagli.
Questa serie tv Netflix però per me non è affatto impeccabile: ho trovato proprio noiosi e ripetitivi alcuni episodi, nonostante cerchino di cadenzare i tempi con un montaggio frenetico fra varie fasce temporali. Secondo me alcune parti andavano proprio eliminate per rendere la serie più fluida.
Inoltre, e forse questi due elementi sono concatenati fra loro, non mi è piaciuta tantissimo la caratterizzazione del personaggio principale di The Serpent: sebbene sia lui il fulcro di tutto, alla lunga il Charles Sobhraj di Tahar Rahim mi è risultato piatto.
Va bene non spiattellarci una biografia composta e perfettina, ma renderlo così gelido e quasi privo di reazioni diverse (solo da oltre metà stagione ne arriva tardivamente qualcuna) secondo me ci dà un'immagine bidimensionale del protagonista e mi è sembrata una scelta di comodo. Molto più interessante, obliqua e ricca è la rappresentazione di Marie-Andrée Leclerc, compagna di Charles, interpretata da Jenna Coleman. Una serie tv che merita una chance, ma senza troppa fretta.
Sono molto contento di parlare di questi ultimi prodotti terminati perché significa che è finito anche agosto e si spera presto finirà anche questa estate che ci ha fatto penare così tanto. Ma smetto di lamentarmi e mi concentro sui prodotti.
Questo prodotto di Green Pharmacy, azienda polacca che da diverso tempo è disponibile anche da Tigotà, è essenzialmente una miscela di olio di semi di girasole, di bardana, che pare aiuti a stimolare la crescita dei capelli, ed estratto di peperoncino. La usa consistenza è ovviamente fluida e oleosa, e il suo compito è proprio quello di aiutare a contrastare la caduta dei capelli, rinforzare il cuoio capelluto e nutrire i capelli, e quindi incrementarne la ricrescita. Green Pharmacy dà indicazioni poco chiare sul suo uso, ma dice di applicare "l'olio caldo" sul cuoio capelluto e lasciarlo in posa per circa 20/30 minuti, per poi rimuoverlo con uno shampoo. L'operazione va ripetuta due volte alla settimana. Onestamente non ho ben capito che con "olio caldo" si riferissero al fatto che appunto questo Olio di bardana sia arricchito con peperoncino, e quindi da solo produce una sensazione di calore, o se il prodotto andasse scaldato. Io ho provato in entrambi i modi ma non posso dire di esserne soddisfatto.
Da solo infatti questo olio per capelli Green Pharmacy, su di me almeno, non sviluppa nessuna sensazione di calore o formicolio come mi aspettavo. Da caldo certamente scalda il cuoio capelluto ma non ha molto senso: potrei riscaldare qualunque olio, sia che abbia peperoncino o meno. Per farla breve, non ho trovato alcuna utilità a questo prodotto: non mi è sembrato che riuscisse rallentare la caduta stagionale dei capelli, che nel mio caso arriva più verso luglio e agosto. Dall'altro lato non mi è sembrato che aiutasse alla ricrescita dei capelli, e l'ho notato soprattutto nelle zone più difficili per me, sopra le tempie, dove invece altri sieri rinforzanti mi hanno dato un discreto risultato. Purtroppo su di me non c'è stato nemmeno un risultato in una maggiore morbidezza o lucidità dei capelli, o un potere condizionante che mi possa far promuovere questo olio di bardana di Green Pharmacy. L'unico aspetto positivo è che sicuramente costa poco e non è troppo complicato da rimuovere.
Neutro Roberts Deodorante Fresco Tè Verde e Lime Zero% Sali di Alluminio
Onestamente non avrei dato un euro a questo deodorante Neutro Roberts, lo avevo scelto come il meno peggio fra quelli in offerta da Acqua e Sapone, eppure mi è piaciuto. Nell'INCI figurano come attivi antiodoranti l'alcol e il trietil citrato, ma anche pantenolo e glicerina per idratare, e mentolo per una azione rinfrescante. E proprio la freschezza la prima cosa che ho notato di questo deodorante che è molto gradevole d'estate, anche grazie al getto sottile dell'erogatore che funziona molto bene. L'unica cosa che mi spinge a non riacquistare questa versione Tè Verde & Lime è forse la profumazione, gradevole e fresca, ma non è diventata la mia preferita perché un po' troppo sintetica, però mi è piaciuta molto la performance di questo deodorante.
Su di me infatti porta a termine quella che io chiamo "efficacia da ufficio" cioè una durata antiodore di circa 8-10 ore, anche nelle giornate roventi che abbiamo avuto questa estate in Sicilia, e anche in momenti di stress. Dopo permane per un po' quella sensazione di freschezza che vi dicevo su, e non mi ha creato affatto problemi, sia in termini di irritazioni sia per quanto riguarda le macchie sui tessuti. Ho trovato insomma in questo deodorante Neutro Roberts Zero Sali un prodotto semplice ma efficace. La profumazione, come Non lo consiglio però a chi ha una traspirazione abbondante e che richiede qualcosa di più strong, o se avete una intolleranza all'alcol.
INFO BOX
🔎 Grande distribuzione 💸 €2.30 🏋 75ml 🗺 Made in Italia ⏳ 36Mesi 🔬// 💓⇒ 🌸🌸🌸🌸
Fra gli integratori che assumo da più tempo ci sono sicuramente gli Omega 3, 6 e 9 di cui sono certo conosciate le proprietà, specie per quanto riguarda l'apparato cardiovascolare, il controllo dei trigliceridi nel sangue, gli occhi, e saprete anche che vanno assunti tramite la nostra alimentazione o appunto prodotti specifici. Non tutti però sanno che gli acidi grassi hanno anche una azione anti infiammatoria (soprattutto gli Omega 3) che agisce su tutto l'organismo, e che aiutano anche ad idratare, nutrire e lenire la pelle dall'interno, contrastando secchezza, mancanza di elasticità e irritazioni.
Optima Naturals mi ha dato l'opportunità di provare il loro Omega 3.6.9 Total Benefit e mi sono trovato bene sotto più punti di vista. Sono le tipiche perle ovali che a mio avviso, seppur grandi, sono molto facili da deglutire perché arrotondate. In questo caso sono composte sia da olio di pesce che di olio di semi di lino e di girasole, che sembra sia una fonte di Omega 9, e la formula è arricchita con vitamina E che funge da antiossidante.
Questo integratore Optima Naturals non mi ha dato alcuni dei tipici problemi che capitano con questa tipologia di prodotti, spesso dovuti ad una non buona digestione (se avete provato gli omega derivati dal pesce sapete a cosa mi riferisco) o di retrogusto. Io infatti ne ho assunto direttamente 2 opercoli al giorno, ma si può iniziare con uno. Per il resto solo i benefici che ottengo con gli integratori a base di omega tre, e personalmente percepisco anche un miglioramento generale della pelle, specie in quelle aree che tendono ad essere più secche. Questo Omega 3.6.9 Optima Naturals mi sento di considerarlo affidabile, e lo potrei riacquistare in futuro. Qui vi ho raccontato la mia esperienza con la versione vegana di questo integratore.
Questa è una piccola chicca di cui volevo parlarvi da diverso tempo e che ho scoperto per caso. Holy Grail Beauty Co. è un brand inglese che produce cosmetici al 70% con ingredienti naturali, affiancati poi da quelle sostanze che piacciono tanto a me e con cui vi ho fatto una capoccia così. Il range è piccolo ma mirato, e in vendita è possibile acquistare questo Sample Travel Kit con due minitaglie dei prodotti di punta, e in cui erano presenti anche due pezzetti di quarzo rosa.
Il 5in1 Rejuvenating Serum, nomen omen, è un siero viso multi azione, che include cinque attivi specifici come
- Vitamina C
- Acido Ialuronico
- Matrixyl Peptide
- Matrixyl Synthe-6 Peptide
- Argireline Peptide
Quindi un effetto anti age, illuminante e anti macchie, ma ci sono anche altri ingredienti, come succo di aloe, estratto di tè verde, e quello di karité per idratare. Il tutto è racchiuso in un gel abbastanza sodo ma che si stende molto bene sul viso, risulta fresco e su di me si assorbe molto rapidamente. Ha un bel tocco asciutto e setoso sulla pelle ma non fa quell'effetto tirante. Si tratta di una minitaglia, ma posso dire che darei altre chance a questo siero Holy Grail perché idrata la pelle e la lascia tonica e liscia, un po' più compatta. Su di me si comporta come un siero (ma va?!) quindi mi serve aggiungere una crema o altri prodotti per dare maggiore idratazione.
Secondo me potrebbe essere un buon prodotto per chi vuole utilizzare peptidi e vitamina c nella propria skincare, ma non vuole fare troppi passaggi.
Ha una profumazione la Retinol Repair Creme Holy Gail, ed anche una consistenza soffice e piacevole da stendere.
Al suo interno è contenuto l'1% di un estere del retinolo, acido ialuronico e altri ingredienti idratanti e nutrienti. Nonostante però sia molto gradevole da usare, e idrati abbastanza bene la mia pelle (anche se non la utilizzerei in pieno inverno da sola), lasciandola morbida ed elastica, non credo sia un prodotto che ricomprerei, perché personalmente ho una maggiore e migliore reazione della pelle con il retinolo puro piuttosto che gli esteri (se avete letto il mio articolo a riguardo sapete già tutto). La Retinol Repair Creme contiene infatti retinil palmitato, che è la forma più blanda di vitamina A, e questo secondo me la rende ideale a pelli un po' più giovani della mia, a chi non sopporta formulazioni più potenti o a chi proprio non ha mai usato un prodotto con retinolo e vuole iniziare.
Holy Grail ha secondo me fatto molto bene a creare questo piccolo kit e mi ha messo curiosità verso gli altri loro prodotti.
Mi tingo di arcobaleno più del solito per parlarvi delle ultime serie tv a tema LGBTQ+ che ho terminato. Sapete che non mi chiudo mai in un unico genere o tematica, e non mi sento di dover aggiungere una quota rainbow alle mie recensioni, perché mi piace spaziare quindi tutti gli argomenti sono sempre inclusi nelle varie serie tv che seguo. Tuttavia ritrovandomi personaggi e storie queer tutti insieme, com'è successo con alcuni film tempo fa, ho pensato avesse senso raccoglierli tutte qui.
Love, Victor Seconda stagione ⭐⭐⭐🌠
Dopo una prima stagione poco esaltante, lascio un pollice in su a questo secondo capitolo di Love, Victor, la serie tv di Starz Original andata in onda dal 18 giugno al 20 agosto. Le avventure del giovane Victor Salazar questa volta hanno saputo intrattenermi decisamente meglio, ma soprattutto, quasi come se mi avessero letto, mi è sembrato abbiano cercato di mandare messaggi più corretti. Love, Victor 2 ha dato anche maggiore spazio ai personaggi: il protagonista principale, alle prese con la sua nuova storia d'amore fuori dall'armadio, è quello che sicuramente ha l'evoluzione più solida, visto che ha preso totale consapevolezza della sua sessualità, ma anche tutti i comprimari riescono ad avere delle storyline più o meno interessanti.
Rimando a settembre il percorso dei signori Salazar che è forse quello che ho trovato più ripetitivo, come se non sapessero bene che finale dare al loro rapporto e quindi rimescolino spesso le carte. Ma nell'insieme non ci si annoia affatto in questa seconda stagione di Love, Victor. I punti davvero critici sono forse questo modo edulcorato con cui continuano ad essere trattati certi argomenti, soprattutto il coming out di Victor che non sembra avere alcuna interferenza davvero in grado di metterlo in difficoltà (buon per lui).
Non ho inoltre ancora promosso del tutto la recitazione di Michael Cimino, molto carino in alcune parti, monoespressivo in altre. La serie comunque va presa per quello che è, e giustamente non ha né i tempi né l'intenzione di voler drammatizzare ogni aspetto della vita dei protagonisti.
Nella mia esperienza è difficile che una serie tv si salvi alla seconda stagione, ma con Love, Victor ci sono riusciti.
Si ferma (per fortuna) con questa seconda stagione la serie autobiografica che si ispira alla vita della comica Mae Martin, con cui fin dai primi episodi non ho avuto molta affinità. Devo ammettere che un po' mi spiace, perché mi sembra di non averne saputo cogliere il messaggio e l'essenza, ma Feel Good 2 per me è ancora una volta un flop. Nonostante si susseguano temi interessanti che spaziano dall'identità di genere, su cui Mae sta cercando di raccapezzarsi, passando per il superamento di un trauma e finendo anche con le difficoltà lavorative, specie nel mondo dello spettacolo, non c'è stato un momento che mi abbia fatto cambiare idea rispetto alla prima stagione.
Il tutto diventa un calderone di cose che vengono giusto toccate ma mai realmente approfondite, e questo è forse il problema più grande di Feel Good. È difficile ridere, ma è anche difficile potersi commuovere o riflettere, perché è tutto frenetico, accompagnato da questi dialoghi a macchinetta che spesso risultano un po' impostati e inverosimili. A voler essere anche puntigliosi mi è anche sembrato che sbagliassero nel distinguere la differenza fra outing e coming out in un episodio. Anche il rapporto fra Mae e George non mi ha mai appassionato, e in questa seconda stagione secondo me non ha nemmeno occasione di crescere veramente. Ho apprezzato quando, a riguardo, uno dei loro amici dice a Mae e George che sono pesanti e avvolte nel loro dramma. Un attimo di verità per una serie che non evolve ma accade, e il fatto che non ci sarà una terza stagione secondo me è sintomo che non avevano più nulla da raccontare.
It's a sin Miniserie ⭐⭐⭐⭐
Essere giovani all'inizio degli anni '80 doveva proprio essere una bella esperienza, specie per chi viveva in una città ricca come Londra e con la voglia di inseguire i propri sogni. Ma tutto cambia, se si tratta di giovani ragazzi omosessuali: è vero che quelli sono stati anni di rivalsa per il mondo LGBT, ma quel periodo è stato anche segnato dal diffondersi dell'AIDS che cambierà le vite di moltissimi ragazzi dell'epoca, non solo da un punto di vista personale, ma anche sociale. Quella che sarà una vera e propria pandemia coinvolgerà anche un gruppo di amici molto diversi fra loro che dovranno affrontare i diversi risvolti della malattia.
It's a sin è forse una delle serie tv, almeno fra queste, che più mi ha coinvolto emotivamente. Si tratta di un racconto in cinque episodi disponibili su Starz Play, e che sebbene sia certamente un racconto forte, spiazzante, particolarmente drammatico (forse non adatto al periodo, vista l'altra pandemia in corso), sa anche regalare qualche sorriso, attimi di dolce, e la bellezza dell'amicizia e dell'amore fra i protagonisti. A colpirmi sono state certamente alcune scene e passaggi strazianti, come ad esempio i vari modi in cui la malattia colpiva incontrollatamente, spandendosi a macchia d'olio. O ancora come venivano cancellate le vite dei ragazzi morti per AIDS, quasi come per rimuovere l'onta della vergogna.
Si tratta di 5 episodi fatti davvero bene, con una narrazione scorrevole e con un buon ritmo, e credo che, insieme ad A Very English Scandal, It's a sin sia una delle miniserie che ho preferito fra quelle scritte da Russell T Davies fino ad ora. Pare che abbia avuto anche un impatto social importante, visto che nel Regno Unito sono aumentate le richieste di esami per l'HIV. Quindi potete immaginare le forti sensazioni che trasmette. Devo però comunque sottolinearne anche alcune pecche perché se no non dormo bene la notte. It's a sin parte da una vicenda che è storia, ma che nel mondo del cinema e delle serie tv non è obbiettivamente originale (due esempi abbastanza recenti sono Dallas Buyers Club e The Normal Heart) e qui non viene trattata in modo particolare rispetto ad altri prodotti.
In questo senso ad esempio, sebbene il cast sia capace e credibile, i personaggi seguono un po' gli stereotipi già visti spesso legati agli omosessuali, perpetrando questa mia idea. Inoltre qui e lì mi è sembrata troppo didascalica, come se stessero spiegando a dei bambini quelli che potevano essere i problemi dell'epoca e la scarsa conoscenza del virus. Ciò nonostante penso sia sempre importante raccontare ancora oggi quella che era la mentalità e la visione della società sul tema dell'omosessualità e dell'AIDS in un periodo così di svolta, e It's a sin lo fa bene e con intensità.
Special Seconda stagione ⭐⭐🌠
Si chiude anche la parentesi di Special con questa seconda ed ultima stagione, arrivata su Netflix il 20 maggio di quest'anno, e purtroppo non posso dire che mi abbia soddisfatto del tutto. Le avventure di Ryan sono sempre spunto di riflessione, trovandosi lui in questa sorta di limbo, come ci viene ricordato in questa seconda stagione, fra l'essere un ragazzo comune, ma nell'avere anche esigenze particolari per via della sua disabilità. E soprattutto ora che vive in maniera piena e aperta la sua omosessualità, ci dà il suo punto di vista anche su questo tema.
Una seconda stagione che segue in linea generale il terreno battuto dalla prima (ne parlavo qui), ma che onestamente non mi ha entusiasmato. Restano quei dialoghi sarcastici e sopra le righe, che rendono la serie spiritosa, ed è comunque sempre piacevole da seguire, ma dall'altro lato, l'evoluzione dei personaggi, non mi è sembrata ideale. È soprattutto Ryan che non mi ha soddisfatto: in Special 1 il suo carattere era altalenante, quasi un anti eroe molto umano, imperfetto e genuino. Qui mi è sembrato che cercassero di farlo diventare di colpo impeccabile, forse per lasciarci un ricordo di lui quanto più possibile positivo, non avendo anche forse i tempi per una crescita più spontanea.
La sua relazione con Tanner ad esempio ci viene spacciata come se dovesse essere solida e intima, ma in realtà nasce nel giro di pochissimo tempo, per cui non è una sorpresa che possa non funzionare, perdendo secondo me di appeal. Anche gli scontri fra i due, che sembrano mettere Ryan dalla parte della ragione, secondo me non sono del tutto equi. Tra l'altro allungando la durata degli episodi era cresciuta la mia speranza di un approfondimento più curato, interessante e strutturato, che invece non c'è stato. Ne giovano almeno i personaggi secondari, soprattutto Kim che secondo me meriterebbe una serie a parte. Il pregio di Special 2 è comunque aver saputo chiudere il cerchio in modo carino, lasciando che i protagonisti avessero quel "lieto fine" che speravamo potessero avere.