Il finale di Heartstopper e gli altri film di Agosto su Netflix

Ho voluto dedicare un paio di serate di questo caldo agosto ad alcuni film che mi hanno incuriosito alla ricerca di un po' di leggerezza. Ve ne parlo nel modo più snello che mi riesce.


Heartstopper Forever (2026)


Genere: sentimentale, commedia, drammatico
Durata: 111 minuti
Regia: Wash Westmoreland
Uscita in Italia: 17 luglio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: UK

L'omonima serie tv Netflix ha concluso definitivamente il suo percorso e quello dei suoi protagonisti non con una quarta stagione ma con un film arrivato in realtà in streaming a fine luglio.
Il progetto era quello di salutare Nick (Kit Connor) e Charlie (Joe Locke) nell'unico modo possibile visto che, dopo il successo della serie, sembrava sempre più difficile far trovare tutti gli attori sullo stesso set per una produzione molto più lunga. Condensare così le loro storie in un film conclusivo è sembrata la scelta più sensata sulla carta, ma non nella pratica secondo me.

In realtà narrativamente parlando sembra che Heartstopper Forever non si distanzi troppo dalla serie: ritroviamo infatti Nick e Charlie ancora innamorati, ormai più "out of the closet" che mai, ma crescere è sempre complesso. Il primo infatti sta per seguire un percorso universitario che lo porterà lontano, mentre il secondo è ancora a scuola, più sicuro di sé ma non ancora del tutto indipendente.
Potrà sopravvivere il loro amore, nato fra i banchi di scuola, quando si affaccerà al mondo "dei grandi"?


Avere un finale, dare un saluto alle persone che hanno un seguito una serie tv o una saga, per me è sempre una vittoria, specie in un mondo di produzioni falciate via senza troppe remore.
Con Heartstopper Forever però secondo me hanno seguito un po' la china che la serie tv stava prendendo. 
Il fulcro narrativo di tutto il film è sicuramente la nuova dinamica fra Charlie e Nick che si ritrovano a non capirsi più bene una volta che si ritrovano in vite in parte separate. Così scattano piccole gelosie, momenti di ansia e tensione, che portano alla classica giostra in cui i due si lasciano e poi tornano insieme e, in modo un po' strano, sembrano trovare pacificazione attraverso rapporti fisici. Diciamo che per tre stagioni ci hanno fatto intendere che due adolescenti non avessero pulsioni sessuali e adesso improvvisamente devono recuperare.
Ma a parte eventuali sottotesti,  Heartstopper Forever sembra una versione ingrigita della storia principale. Manca quella sensazione di calore, di tenerezza che ha sempre comunque saputo trasmettere, e manca una vera necessità alla storia stessa.


Proprio le varie occasioni di allontanamento fra Nick e Charlie sembrano spesso pretestuose, proprio come potrebbero fare due ragazzini e non due giovani adulti che devono essere maturati. Ammetto che ad un certo punto avrei preferito che i due, pur restando in ottimi rapporti, si separassero definitivamente proprio perché l'idea che due giovani proseguano per tutta la vita o quasi un rapporto nato da ragazzini, mi sembra assurdo e non esattamente il migliore dei messaggi da lasciare.
Ma mettendo di nuovo da parte le mie considerazioni, Heartstopper Forever finisce per essere frettoloso sotto ogni punto di vista, non dando un vero e proprio sviluppo ai personaggi secondari come Tao ed Elle, Tara, Darcy ed Isaac.
Si chiude quindi un progetto che aveva delle ottime intenzioni, che è riuscito a fidelizzare migliaia di fan, ma che forse non ha retto il peso del tempo e del successo. Peccato.



Don't Say Good Luck (2026)


Genere: drammatico, commedia, musicale
Durata: 95 minuti
Regia: Julia Hart
Uscita in Italia:  14 Agosto 2026 (Netflix)
Paese di produzione: USA

Forse non il film più estivo, ma anticipo subito che Don't Say Good Luck mi è sembrato ben riuscito.
Scritto da Laura Hankin, che pare abbia racchiuso nel film una sua esperienza personale, conosciamo Sophie Birenbaum (Sunny Sandler) una adolescente che sogna in futuro come attrice di musical, e in parte ci riesce. Infatti ha ottenuto la parte come protagonista di Waitress che la sua scuola ha intenzione di rappresentare. Un momento di gioia che però verrà adombrato dalla notizia più brutta: sua madre Elizabeth (Melanie Lynskey, Matlock) è di nuovo malata di cancro e deve sottoporsi a cure molto pesanti. Così Sophie dovrà prepararsi ad uno dei giorni più belli della sua vita, ma con il peso sul cuore che sua madre possa non farcela.


Tolgo subito il cerotto: Don't say good Luck non è il film più originale in assoluto, ed il fatto che Sunny Sandler sia la figlia di Adam Sandler e Jackie Sandler, che hanno coprodotto il film, non aiuta di certo a rendere il progetto esente da critiche. Eppure mi è sembrato che abbiano saputo raccontare il rapporto fra una madre e una figlia in modo sincero, onesto, diretto, senza dover a tutti costi creare una storia piangina e melodrammatica. Nel suo non essere estremamente brillante e innovativo, non è un film che definirei emotivamente manipolatorio o melenso.  

Don't Say Good Luck in realtà racchiude stili e generi differenti: è un po' coming of age, un po' dramma familiare, un po' commedia con una leggera deriva musicale che non diventa mai musical in piena regola. Tutte queste anime si racchiudono in una trama che, come anticipavo, non è esattamente la più innovativa, ma scorre bene, ha una durata corretta, si guarda volentieri, ed è emotivamente coinvolgente.


Le bellissime canzoni di Waitress contornano il film alla perfezione, adattandosi al personaggio di Sophie e alla sua vicenda, ma sono soprattutto le interpretazioni a convincere.
Nonostante l'ombra del nepotismo, Sunny Sandler trova un ottimo equilibrio per la sua Sophie, ma accanto a lei non può che andare tutto per il meglio visto che troviamo nomi come Max Greenfield (A Man on the Inside) e Steve Buscemi.
Probabilmente, proprio potendo sfruttare un cast del genere, avrei osato un po' di più, mentre questo film va proprio sul terreno più battuto e meno complesso.
Nonostante ciò, seppur non mi abbia fatto piangere tutte le lacrime che avevo in corpo, e probabilmente ce ne dimenticheremo presto, penso che Don't Say Good Luck sia un film ben realizzato, specie per gli standard di Netflix. 



Io, il mio migliore amico e la sua ragazza (2026)


Titolo originale: Mein bester Freund, seine Freundin und ich
Genere: commedia
Durata: 98 minuti
Regia: Marco Petry
Uscita in Italia: 14 Agosto 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Germania

Trovandolo fra i film più visti su Netflix del periodo, ho deciso di fare una opportunità a 
Io, il mio migliore amico e la sua ragazza, ma me ne sono pentito dal primo minuto. Come da titolo, conosciamo Olli (Kostja Ullmann) e Matze (David Kross) che sono amici fin dall'infanzia, così fedeli l'uno all'altro che, adesso che sono adulti, abitano insieme e lavorano persino nello stesso studio. Stanno programmando un giro intorno al mondo ricco di tappe, ma qualcosa va storto: Matze infatti conosce per caso Rebecca (Janina Uhse) e se ne innamora perdutamente. Così nasce una sorta di triangolo dove Olli, sentendosi scalzare dalla nuova arrivata, farà di tutto per allontanarla, ma la stessa Rebecca non tarderà a rispondere al fuoco col fuoco. 


Io, il mio migliore amico e la sua ragazza aveva il potenziale per essere una di quelle commediole che ti tengono compagni d'estate, che non lasciano il segno, ma almeno ti fanno passare la serata con un sorriso. Persino la locandina è stata un piccolo colpo di genio, peccato però che questa produzione tedesca non abbia saputo giocare bene le sue carte. Infatti si parte da una situazione credibile, reale, condivisibile sulle difficoltà che un po' tutti viviamo nel far convivere amore e amicizie, specie se non nasce subito una simpatia fra le parti. Qui diventa però una sorta di scontro alla Tom e Jerry, dove Olli e Rebecca iniziano a farsi sempre più dispetti, scaramucce, trappole e sabotaggi reciproci che li metteranno in difficoltà.
Tutto sommato Io, il mio migliore amico e la sua ragazza poteva funzionare in queste sequenze rapide, seppur assurde, ma c'è stato un grosso problema di definizione dei personaggi.


La trama e le caratterizzazioni dei protagonisti sono infatti grezze, non si gioca molto sul sottile, e quindi da un lato abbiamo Olli e Rebecca che finiscono per risultare antipatici, mentre Matze è quasi trasparente, non riuscendo ad emergere né tentando di mediare. Un po' tutti, anche i secondari, risultano caricaturali e poco empatizzabili.

Il film cerca poi un suo spessore, nell'inevitabile ravvedimento delle due parti ma lo fa nel peggiore dei modi. Olli in particolare, colui che farà scoppiare appunto questa guerra intestina, risulterà infantile ed egoista fino alla fine, non accettando che, come è ovvio che succeda, il suo amico sia semplicemente cresciuto e non voglia continuare a fare le marachelle come i bambini alla soglia dei 40 anni.
La cosa peggiore è però che Olli sembra davvero cambiare non quando capisce di aver sbagliato, ma quando a sua volta troverà una compagna che in qualche modo sostituisce l'amico. Vi sembra normale?
Quindi, seppur nell'ottica di una commedia che come tale deve essere leggera e magari un po' di comfort, Io, il mio migliore amico e la sua ragazza dà più fastidio che ilarità e per me dovreste skipparla. 



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