Tocca ammettere che questa estate, nonostante siamo un po' tutti diretti verso altri lidi e dedichiamo tempo ad altre attività, non è mancato l'intrattenimento in streaming con novità e ritorni. Vi propongo due serie tv che trovate su HBO Max.
House of The Dragon
Terza stagione
A distanza di due anni dalla seconda, fra il 22 Giugno ed il 10 Agosto, è arrivata la terza stagione della saga di House of The Dragon su SKY/NOW e HBO Max, che aveva un compito un po' ingrato.
Essendosi già dimostrata distante per potenza dalla serie madre, il prequel di Game of Thrones non ha avuto mai grosse lodi da queste parti, in particolare la seconda stagione si era rivelata molto di transizione e con poca sostanza, specie dal punto di vista dell'intrattenimento.
I nuovi episodi cercano però subito di riprendere quota e si aprono con le conseguenze dell'accordo segreto tra Alicent Hightower (Olivia Cooke, La Fidanzata) e Rhaenyra (Emma D'Arcy), che dovrebbe vedere quest'ultima vittoriosa e nuova tenutaria del trono di spade, ma fra le due le cose non andranno proprio d'amore e d'accordo. Il campo sembra apparentemente libero, perché Aegon II Targaryen (Tom Glynn-Carney), trasfigurato dalle ferite, è infatti fuggito dalla città con l'aiuto di Larys Strong (Matthew Needham), mentre Aemond Targaryen (Ewan Mitchell) ha abbandonato la fortezza con il suo drago Vhagar. Succede però un fattaccio che accelererà i passi avanti di Rhaenyra durante la sanguinosa Battaglia del Gullet: mentre si prepara la conquista della città, scoppia una sanguinosa (finalmente) battaglia navale tra la flotta di Corlys Velaryon (Steve Toussaint) e la Triarchia, che lascerà morti e prigionieri.
Mi fermo qui nella trama di questa terza stagione di House of The Dragon perché diventa una gincana evitare di fare troppi spoiler, ma soprattutto perché sappiamo che George R. Martin e Ryan Condal sanno imbastire una storia con davvero tantissimi fili.
Dal canto mio, l'ho sempre ammesso con candore, non sono fra quelli che ricordano trame, collegamenti, dettagli e tutti i personaggi coinvolti, e diventa più complesso se considerate che passano anni fra una stagione e l'altra. Eppure House of The Dragon 3 mi ha comunque convinto e la promuovo. È infatti stata una stagione che, al netto dell'impantanarsi nei dubbi "su chi sia chi e perché faccia cosa", ho seguito volentieri e con piacere. Ci hanno saputo regalare qualche momento più potente della passata stagione, sempre con una messa in scena ottima e credo anche con un miglioramento generale delle interpretazioni.
L'ascesa al trono di Rhaenyra ad esempio diventa ancora una volta una questione geopolitica complessa: si ritrova infatti in un ruolo a cui forse non era davvero pronta, è mossa dalla rabbia e dal risentimento, le risorse scarseggiano e intorno sembra che tutti cospirino contro di lei. Non è raro che quindi mostri un lato particolarmente umano e fragile.
Questa terza stagione è stata secondo me al tempo stesso ordinata nel farci inquadrare tutti i movimenti dei vari personaggi in questo scacchiere complesso, dall'altro però fa esplodere un caos, una imprevedibilità che è coerente con una storia del genere.
Sono però sempre convinto che alcune sottotrame potessero essere evitate perché nell'economia della serie tv in generale non ci danno poi molto. A volte poi si scade un po' nella ripetitività, come se la trama si espanda in verticale ma mai in orizzontale, con dialoghi che riempiono, ma non sviluppano veramente. Di conseguenza ne risente il ritmo che è fondamentale in episodi che sfiorano l'ora.
Vi accennavo ad esempio ai problemi di Rhaenyra nel governare uno stato in tumulto, che più volte ci viene mostrato con lei sul trono mentre, distratta da altro, ascolta le rimostranze di sudditi e consiglieri. O ancora, "l'esilio" di Aemond a Harrenhal, che nel tempo sembra non fornirci nulla ma riempire molto spazio.
Non tutto poi viene rappresentato, raccontato e trasmesso al meglio: ad un certo punto ad esempio scopriamo che Haelena (di cui avevo immaginato la fine appena l'ho vista) ha dei sogni premonitori, e acquista maggiore importanza, ma il suo sviluppo arriva quasi in modo estemporaneo. Credo che, a parte i draghi, House of the Dragon non abbia mai avuto una allure mistica o magica spiccata, e questo è un peccato.
HBO ha confermato, proprio con l'episodio finale, che House of the Dragon tornerà per una quarta stagione ma che sarà l'ultima e secondo me è stato un duplice bene perché da un lato hanno trovato un po' più di coraggio in questi ultimi episodi, dall'altro sappiamo che non vogliono tirare le cose troppo per le lunghe. Ci vorranno almeno due anni prima dell'addio definitivo ma spero nel valga la pena.
La vita, Larry e la ricerca dell'infelicità - Una storia dell'America, o quasi
Miniserie
In occasione del 250simo anniversario della fondazione degli Stati Uniti, dal 23 giugno al 7 Agosto sono arrivati i 7 episodi di La vita, Larry e la ricerca dell'infelicità - Una storia dell'America, o quasi, titolo esondante che però riassume il senso della serie.
Prodotta dalla Higher Ground Productions di Barack (che introduce il primo episodio) e Michelle Obama, e scritta appunto da Larry David, comico che negli USA è una leggenda e che è protagonista di tutta la serie insieme ad altri volti noti. L'intento di La vita, Larry e la ricerca dell'infelicità è quello di raccontare alcuni degli avvenimenti cardine della storia degli Stati Uniti, passando da presidenti più o meno eletti a personaggi storici di carature differenti, ovviamente con il piglio che contraddistingue lo stile di David. Ad esempio sembra che la serie non abbia dialoghi scritti ma si imbastisce tutto a braccio.
Il risultato è una sorta di mockumentary, che ha la durata e lo stile "a sketch" delle sitcom, e che al tempo stesso vuole essere una satira sull'attualità. Spesso i dialoghi toccano temi caldi, dal razzismo all'attuale amministrazione Trump, con tutto ciò che può starci in mezzo, ma Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness non è stata simpatica ed intrattenente anche per chi, come me, ama tutta la storia.
Ora, è forse inevitabile un disclaimer: se apprezzate lo stile della comicità spesso caustica e urticante di Larry, e questo suo ossessivo, esasperato ed esasperante parlare come un flusso di coscienza, attaccandosi a dettagli che possono essere caricaturizzati, allora la serie farà tutto sommato per voi. Il comico è infatti centrale, prende la scena, la divora, non lascia briciole per gli altri (anche se qualcuno si fa notare), e proprio come dal titolo, tutti i suoi personaggi sembrano miserevoli e non proprio destinati alla felicità. È una visione cinica del mondo, a tratti forse volgare ma cruda che ha senso, specie in questi anni così bui, ed è sempre giusto avere voci diverse da ascoltare.
Dall'altra parte però ho a volte fatto fatica a seguire La vita, Larry e la ricerca dell'infelicità proprio per quelli che per alcuni sono i pregi della serie. Gli sketch di Larry infatti non sono sempre tutti efficaci, e anzi ho trovato molto più spassosi i momenti in cui non erano dedicati a lui, come quello su Mavis Lewis, moglie dell'esploratore ed interpretata da Rita Wilson. In generale ho notato tanti attori che ho visto in altre produzioni, da Kaley Cuoco a Paul Rudd, che già solo per la loro presenza rendono la serie più inattesa, ma come dicevo, nel bene e nel male il centro è sempre Larry.
Nonostante poi gli episodi sfiorino la mezz'ora, non è stato raro che mi sembrasse tutto troppo lungo e inutilmente ripetitivo. Vi accennavo su alla satira sulle politiche attuali, che però diventa meno tagliente proprio perché prolissa e didascalica. Ovviamente Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness riesce a non darsi troppo la zappa sui piedi grazie al fatto che ogni episodio storico si conclude e si passa ad altro, quindi non si rischia di finire in una strana lezione scolastica. Ma devo dire che non posso non bocciarla. Ho poi un tarlo in testa: visto l'analfabetismo dilagante, una serie che in minima parte revisiona fatti storici, può fare qualche danno?
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