Ho (ri)provato le nuove maschere viso Bifase Fria Myself

Recensione Trattamenti viso in due fasi Fria Myself

Fra il 2016 e il 2021 ho provato quasi tutte le maschere e i trattamenti viso che Fria Myself ha lanciato sul mercato, anche perché in passato il settore delle maschere in tessuto nella grande distribuzione era davvero limitato. Nel tempo però i prodotti Fria hanno subito delle evoluzioni, e direi anche per fortuna, perché alcuni di questi, soprattutto i primi creati, erano abbastanza deludenti, ben lontani dalla qualità delle più economiche sheet mask coreane
Circa tre anni fa appunto hanno lanciato la linea K-Beauty Inspired, che adesso ha visto l'aggiunta di due nuove maschere, ma sono stati soprattutto i Trattamenti Bifase ad attirarmi.


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Amazon
💸 €1.99/2.50
🏋1 maschera in tessuto / 1 crema
🗺 Made in Italy
⏳ monouso
🔬//

In realtà esistevano già delle maschere di questa tipologia, sia appunto nella linea Fria Myself, che sotto il brand Elective, che è sempre prodotto dalla Diva International S.r.l., anche se qui lamentavo alcune perplessità sia sull'uso che sul costo di quei trattamenti.
Le nuove maschere in Due Fasi Fria invece mi hanno convinto decisamente di più e mi sembra che abbiano lavorato per ottimizzare questi prodotti.
La prima che ho provato è la Instant Beauty Line Elasticizzante Effetto Botox.

La fase uno del Trattamento Elasticizzante Fria è appunto una maschera in tessuto con all'interno vari umettanti ed idratanti, come la glicerina e l'acido ialuronico, e appunto vari estratti vegetali, come quello di agarico bianco, un fungo che pare abbia un effetto astringente e compattante, quello di altea lenitivo, quello di elicriso rigenerante e quello elasticizzante della radice di Sanguisorba officinalis. A questi si aggiungo gli estratti di cannella e zenzero entrambi potenzialmente antiossidanti. 

Le sue caratteristiche che mi sono piaciute sono sicuramente la quantità di siero, che in questo caso è lattiginoso, e che aiuta molto all'adesione della maschera, che ha un tessuto abbastanza sottile ed elastico, facile da adattare al viso grazie a dei tagli ben studiati. Su di me ho solo bisogno di allungare il foro del naso per ottimizzare l'adesione della maschera. È piacevole anche la profumazione, fresca e floreale ma non troppo nauseante per i miei gusti. Saremmo vicini alla perfezione se questa maschera in tessuto non avesse quell'odioso supporto in tessuto-non tessuto che serve solo ad assorbire siero alla maschera vera e propria, a creare rifiuti extra e immagino anche aggiunga costi di produzione. Ci sono ancora aziende che lo inseriscono e purtroppo sembra impossibile evitarlo.

Fria suggerisce di lasciare in posa questa prima fase per 15 minuti, ma io sono arrivato anche a più di mezz'ora senza problemi, considerando appunto quanto sia imbevuta e il fatto che non caschi dal viso. Inoltre è una maschera fresca ma non glaciale, quindi si può fare anche in inverno. 
Di per sé credo che questo passaggio del Trattamento Elasticizzante a livello di idratazione sia perfetto per pelli normali ma anche secche, visto che è andato a riparare delle piccole screpolature che avevo sul viso. È una buona maschera condizionante per il viso, che mi sembra agisca profondamente ma è anche in grado di illuminare la pelle e lasciarmela più soda, compatta e distesa. Non parlerei di effetto Botox, ma credo faccia il suo anche sulla consistenza della pelle. 
Aggiungo che non mi sono rimasti residui o patine appiccicoso-oleose da questa maschera in tessuto e quando mi è capitato di applicare altri sieri prima della fase due del trattamento, non ho incontrato problemi di sorta.

A proposito della fase due di questo Trattamento Elasticizzante Fria Myself, ho meno poesia da raccontarvi. È essenzialmente una crema viso dalla consistenza media, arricchita con acido ialuronico e vari emollienti leggeri. Interessante la presenza di Myoxinol, un brevetto a base di estratto ibisco che pare abbia una sorta di azione Botox Like. Anche in questo caso, lo step numero 2 è piacevolmente profumato, ma anche la stesura crea una esperienza gradevole perché la crema si massaggia bene e si assorbe velocemente, sigillando l'idratazione della maschera e aggiungendo a sua volta ulteriore morbidezza, e lasciando la pelle tonica.

La quantità della crema tra l'altro è sufficiente per due applicazioni abbondanti. È come dicevo un trattamento che pelli normali e secche, con delle screpolature, possono apprezzare perché completo, ma lo vedo in particolar modo adatto a chi nota i primi segni del tempo e anche chi ha un po' la pelle spenta e poco tonica, magari un po' stanca e sciupata. Non è invece una maschera che la mia pelle mista amerebbe alla follia d'estate.
Aggiungo che io l'ho fatta la sera, ma non vedo cosa impedisca di usare questo trattamento Fria di giorno, magari per una occasione particolare.

Passando al Trattamento Bifase Instant Beauty Line Effetto Idratante, anche in questo caso ho visto una formulazione differente rispetto alle maschere Fria che avevo già provato.

L'azienda dice di aver arricchito il primo step con una miscela vegetale che mima la composizione aminoacidica del collagene animale, ed infatti la maschera in tessuto contiene proteine idrolizzate della soia, aminoacidi, inclusi quelli del riso, ma anche due sostanze che fanno molto bene alla pelle ovvero l'urea e la niacinamide. Interessante anche l'estratto idrolizzato di baobab che pare essere elasticizzante.

Fria parla di una maschera ad effetto Hydrogel ma è sempre una sheet mask, solo più sottile rispetto all'altra, che crea un effetto seconda pelle come le maschere coreane, e in questo caso ha un siero gelatinoso, più comune per questo tipo di trattamenti. La forma è identica all'altra maschera, ed infatti ho dovuto fare i medesimi tagli, ed anche qui troviamo purtroppo quel supporto inutile e che sa di spreco. La profumazione invece è differente, più fresca ed anche la sensazione sul viso mi è parsa diversa, decisamente più fresca della maschera dell'altro trattamento, ma comunque non mi ha dato fastidio anche in questi giorni freddi.

Questo primo step del Trattamento Effetto Idratante Fria Myself è stato una sorpresa: la mia pelle ha bevuto il siero in meno tempo rispetto all'altro trattamento, e una volta rimossa la maschera la mia pelle era ben idratata, compatta, fresca ma con un aspetto omogeneo e matt. Questi risultati mi hanno ha fatto subito pensare che questo prodotto si possa adattare sia a pelli secche che a pelli miste e normali, anche con un clima un po' meno rigido, e anche su quelle pelli un po' infiammate, che apprezzano il sollievo di una maschera rinfrescante.
Come dicevo, non c'erano tracce o residui sul mio viso dopo questa prima fase, e non ho trovato problemi nell'aggiungere un altro siero dopo per completare la mia routine serale. 

Per quanto riguarda la fase 2 del trattamento Effetto Idratante, è un po' la versione della maschera ma appunto cremosa, visto che contiene praticamente contiene quasi gli stessi attivi, con l'aggiunta di acido ialuronico e l'estratto di vite rossa come antiossidante e quindi antiage. 
È una crema che si stende facilmente, con una fragranza carina e ce ne si ricava facilmente due applicazioni abbondanti.
Anche in questo caso abbiamo un completamento del trattamento, visto che la seconda fase crea quella occlusività che ne ottimizza l'effetto idratante. In questo caso non posso dire che appesantisca il viso perché la mia pelle l'ha apprezzato, e mi si è assorbito bene, lasciandomi la pelle morbida, elastica e appunto tonica ed idratata. Per me è perfetto anche come base trucco ad esempio, se avessi usato la maschera di giorno, ma la fase due secondo me concettualmente un po' "stona" rispetto alla maschera: è come se la prima fase fosse appunto adatta a pelli miste, mentre l'aggiunta della crema la renda adatta più a cuti normali che tendono al secco. Se fossi stato nei laboratori FRIA probabilmente al posto di questo tipo di crema, avrei inserito un gel o una lozione più leggera, per coerenza e per rendere il Trattamento Effetto Idratante più adatto a pelli miste.

Questi trattamenti in 2 Fasi Fria sono una evoluzione interessante delle maschere in tessuto e credo anche pratica per chi magari ha sempre una routine leggera, veloce, molto easy, ma ogni tanto necessità qualcosa che idrati più profondamente, o ancora mi danno l'idea di essere molto comodi da portarsi magari in vacanza se si viaggia con pochi prodotti. Volendo si possono anche scorporare queste due fasi, ed usarne ad esempio una per il giorno e una la sera, come nel caso del Trattamento Idratante. Secondo me sono comunque trattamenti pensati per pelli un po' più bisognose, mentre cuti più spesse, grasse, giovani, potrebbero trovarli eccessivi; meglio  invece per chi come me ha superato i 30. 
Un consiglio: visto che si tratta di prodotti da grande distribuzione, si possono trovare in offerta con facilità.




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Queste serie tv su Disney + potevano essere le migliori...

Occasioni sprecate, buttate alle ortiche, mancate e deludenti, chiamatele come volete, ma mi aspettavo molto da queste serie tv su Disney +, anche e invece si sono rivelate spesso non all'altezza o ben al di sotto della fama che si portavano dietro. 


The Bear 
Prima stagione 

Si è portata a casa una quantità di premi non da poco, inclusi Emmy e Golden Globes, diventando una delle serie tv più acclamate degli ultimi anni, e quindi, seguendo la china, a distanza di quasi due anni dalla prima messa in onda, mi sono deciso a recuperare The Bear. 

L'orso è il nome con cui in famiglia e sul lavoro viene chiamato Carmen "Carmy" Berzatto (Jeremy Allen White), un giovane e promettente chef, che ha già lavorato per alcuni dei ristoranti più rinomati, ma che dalle stelle si ritrova alle stalle, dopo che il fratello Micheal, suicidatosi, gli ha lasciato in eredità il suo locale di panini sull'orlo del fallimento e con alcuni dipendenti scalmanati. Carmy cercherà non solo di far riprendere l'attività, ma anche di dettare nuove regole, quelle che lui stesso seguiva nei ristoranti gourmand e che crede possano portare il The Original Beef of Chicagoland a raggiungere un certo livello.

Fino ad ora ho visto solo la prima stagione di The Bear, ma arrivato alla fine degli 8 episodi ho avuto bisogno di una pausa perché ho fatto fatica a comprendere il motivo di tanto successo. Parto col dire che secondo me definirla una comedy culinaria è una imprecisione: è vero che si svolge tutto in cucina, ma sono le dinamiche fra i protagonisti ad avere la meglio, mentre la vera e propria preparazione dei piatti ad esempio, o un diretto legame fra ciò che accade e le ricette non mi pare esista. Metteteci pure che quando si vedono dei piatti, ci sono le solite banali inquadrature di sfilettamenti, coltelli che sminuzzano, spadellate e pietanze già pronte che appaiono come flash e non sempre sono così invitanti. Senza contare che del cibo dall'allure italiana non vi è nemmeno l'ombra.

Ci sono poi delle stranezze: il The Original Beef of Chicagoland sembra una comune tavola calda americana in un quartiere periferico di Chicago, ma con la clientela di un McDonald's quando mettono il panino a 3 euro (in questo senso l'episodio 7 è il meno credibile di tutti) tanto da avere la fila prima dell'apertura. Clientela che quasi non si vede mai nel corso di questa prima stagione. Ma poi chi metterebbe piede in un posto in cui i proprietari si sbraitano e si insultano a vicenda? 

The Bear 1 infatti non è di base nemmeno una comedy perché non così divertente, a meno che voi non troviate spassoso della gente esagitata che si urla costantemente addosso senza motivo, o si esaspera dal nulla, che un gabinetto esploda o che un barattolone gigante di sugo venga "casualmente" messo su uno scaffale altissimo senza motivo, e inevitabilmente cada.
Anche in questo caso le stranezze si susseguono. In primis non è credibile l'imposizione di Carmy nei confronti della sua "brigata", per cercare di fargli seguire uno stile di conduzione e organizzaizone che non appartiene al mondo delle paninoteche, non è molto credibile, specie perché vediamo, inizia ad imporlo direttamente in cucina, non in un ordinata discussione iniziale. È ovvio che così nessuno accetterebbe subito ma soprattutto non capirebbe cosa fare.
Ma è forzato anche il fatto che alcuni personaggi secondari sembrino semplicemente scollegati dalla realtà: è facile così che si creino malumori se uno dice una cosa e un altro non risponde perché vive in un universo parallelo (vedi sempre l'episodio 7).

Quel che voglio dire sinteticamente è che secondo me si vede l'impegno degli autori nel creare volutamente delle situazioni disfunzionali, anche a costo di farle sembrare artificiose.
A proposito di Carmy, lui è sicuramente il personaggio più costruito, con più sfumature, quello che appunto più di altri presta il fianco a toccare i veri temi di The Bear, come lo stress quotidiano emotivo e fisico, e sul luogo di lavoro, dove si può essere anche vittima di mobbing o bullismo, ma anche di salute mentale a tutto tondo, incluse le dipendenze. Inoltre sta elaborando un lutto importante, che stenta a comprendere e si ritrova, giovanissimo, a ricominciare. Jeremy Allen White fa un ottimo lavoro, ma nei momenti più drammatici sembra che alcune sue riflessioni siano state prese dalle frasi su Tumblr di inizio anni 2000.
Completamente insostenibile è invece Richie Jerimovich, interpretato da Ebon Moss-Bachrach, che sarebbe il manager del locale, ma non si vede in lui alcun talento, anzi non fa quasi mai nulla, e insiste nel chiamare "cugino" Carmy, nella speranza forse di risultare più italiano, ma no, non sono cugini. 

Bruttina anche la parabola di Ayo Edebiri nei panni di Sydney Adamu, una giovane secondo chef che dovrebbe essere una sorta di controparte del protagonista, più pragmatica e composta, ma che invece, di punto in bianco, diventa uguale a tutti gli altri personaggi, tirando fuori una parlantina frustata e frustante, che secondo le logiche della serie dovrebbe essere il sintomo di ritrovarsi sottopressione.

È quindi il caso di dire che nonostante la carne che cercano di mettere a fuoco e la qualità delle materie prime (colta la battuta?), mi aspettavo molto meglio. Da un lato The Bear non riesce a creare un collegamento emotivo con lo spettatore perché sfido chiunque ad empatizzare con questi folli, dall'altro non fa così riderissimo da poterla prendere come una comedy leggera e scanzonata. Spesso il tutto si riversa in situazioni al limite del credibile, che smontano un po' parte delle problematiche costruite fino a quel momento (vedi appunto il finale), e penso che per certi versi la serie Lo scontro/Beef riesca a raccontare lo stress quotidiano portato agli eccessi, e che chiaramente non vuole essere verosimile. 
Almeno le musiche, le scelte di regia e fotografia sono spesso interessanti e di qualità, ma farò passare del tempo prima di proseguire con la seconda stagione di The Bear.



Terapia di Coppia... Aperta
Prima stagione 

Serie tv argentina uscita nel 2021, e arrivata in doppiaggio italiano da noi su Star di Disney+ solo l'anno seguente, ma notata dal sottoscritto solo agli inizi di quest'anno, Terapia Alternativa - tradotta erroneamente in Terapia di Coppia... Aperta - mi aveva incuriosito perché se mi parli di psicologia in modo più leggero ma appunto curioso, mi attiri.

Selva Pérez Salerno, la protagonista, è una psicanalista eccentrica ma di successo, al punto da avere una rubrica in un programma televisivo, ma nel corso degli episodi scopriamo che non solo la sua vita non è così perfetta, sia sul lavoro che dal punto di vista personale, ma che ci sono più aspetti su cui non è stata del tutto onesta. Il punto di svolta è però quando arrivano nel suo studio Elías e Malena, una coppia particolare: i due infatti sono amanti e vorrebbero separarsi per non ferire i rispettivi partner.

Se cercate in rete troverete un film italiano del 2017 che non ricordavo, che si intitola Terapia di coppia per amanti, che avrebbe avuto più senso di Terapia di Coppia... Aperta, perché la serie su Disney+ ruota molto intorno appunto alla coppia di amanti, che non sono vivono una relazione aperta o poligama, con tutte le accezioni positive del caso, ma sono due partner fedifraghi. O ancora, ha più senso il titolo originale perché anche Selva utilizza dei metodi non proprio tradizionali per mettere Elias e Malena alla prova. Il problema di questa serie tv però non sta solo nel titolo, ma anche nel fatto che tutto risulta particolarmente superficiale, anche in questo caso non decidendo se muoversi su binari più leggeri ed ironici o su una linea più drammatica ed intensa.
Mi potrebbe stare bene la parabola di Selva, che, sebbene prevedibile, di volta in volta aggiunge tasselli alla sua storia, ma gli altri due protagonisti sono raccontati in modo estremamente generico, vuoto, ripetitivo.


Non si entra nelle loro dinamiche di coppia, in cosa li tenga insieme e in cosa li abbia in fondo fatti allontanare dai rispettivi partner. Vediamo molta attrazione fisica fra due attori comunque piacenti, ma nulla più, ed andrebbe anche bene se non fosse che 10 episodi sono pure troppi per mostrarci due bei corpi che continuano ad attirarsi e basta. Non nego infatti che, nonostante la durata di mezz'ora circa, a volte Terapia di Coppia Aperta tenda ad annoiare, a sembrare lenta e con poco da dire, senza guizzi narrativi, o battute così profonde. Ad esempio Selva alla fine di ogni puntata fa una riflessione sulla psiche e sui rapporti umani che funge da chiosa, e che oltre ad essere un espediente già visto, è spesso banale e sembra scollegata agli avvenimenti appena visti.
Anche in questo caso insomma l'incipit iniziale c'era, ma lo sviluppo per me poteva essere migliore.
Nulla da aggiungere invece per l'impostazione generale, per quanto riguarda tutta la parte tecnica, ed anche la recitazione è nella media.
Ho letto che già dal 28 Febbraio dovrebbe uscire la seconda stagione della serie, anche se non è chiaro se arriverà subito su Disney+. Io molto probabilmente eviterò. 



Cristóbal Balenciaga
Miniserie


In questo terzetto di serie tv, la miniserie su Cristóbal Balenciaga, arrivata il 19 gennaio di quest'anno, è senza dubbio la migliore secondo me, ma poteva anche dare molto di più se non fosse scaduta nel biografismo più banale. 
Si ispira ad una delle ultime, anzi l'unica intervista che Balenciaga (interpretato da Alberto San Juan) rilasciò alla scrittrice inglese di moda Prudence Glynn (la sempre ottima Gemma Whelan) negli anni '70, che cercò di entrare nel mondo creativo del couturier, ma anche nella sua sfera personale, partendo dagli anni che Cristobal passò a Parigi, durante l'occupazione nazista, passando anche attraverso il rapporto con gli altri stilisti dell'epoca come Chanel e Givenchy, per arrivare agli anni '60 e soprattutto al suo rapporto con ciò che sarebbe stato il futuro della sua casa di moda, e l'arrivo del prêt-à-porter.


Da questa miniserie ne esce fuori un personaggio molto schivo, che non amava i riflettori ma basava il suo lavoro su una costante, maniacale e artigianale cura dei dettagli. Gli abiti di Balenciaga non erano solo moda per una certa élite, ma il frutto della sua attenzione ad ogni singolo aspetto della costruzione dell'abito, per valorizzare il corpo della donna e farla sentire sicura di sé, nascondendo o camuffando invece i difetti. Un uomo che oggi potremmo definire molto lontano dal concetto di marketing, specie il più contemporaneo, e che era caratterizzato da luci e ombre, da un atteggiamento non sempre semplice o simpatico, e molto chiuso, specie per quanto riguarda l'ambito più privato. Io credo che Cristóbal Balenciaga faccia un ottimo lavoro nel raccontare lo stilista nella sua umanità, anche con i suoi spigoli, e che l'impostazione elegante, la colonna sonora curata, la regia, la messa in scena raffinata e la luce che emana e valorizza le scene, siano gli aspetti che ho preferito.
Le interpretazioni sono poi misurate, mai eccessive o caricaturali. 

Per il resto come dicevo è una miniserie abbastanza didascalica e a volte anche qui noiosetta, che si evita di andare troppo a fondo nella parte del privato dello stilista forse per evitare delle romanzature eccessive. Un esempio è la celata omosessualità di Balenciaga: il rapporto col primo partner di vita e lavoro Wladzio d'Attainville (Thomas Coumans) risulta spesso freddo e distaccato, mentre il secondo compagno arriva quasi di punto in bianco. 
Ho poi sofferto alcune scelte di doppiaggio perché mi sta bene la cura nel voler proporre delle sfumature se la narrazione prevede delle lingue differenti, ma spesso alcuni attori si interfacciavano fra loro parlando prima francese, inglese o spagnolo e poi, non si sa perché, italiano, come se non ci fosse una logica o una coerenza nella traduzione.
Se ad esempio American Crime Story - L'assassinio di Gianni Versace sembrava poco centrata, e Halston troppo patinata e superficiale, Cristóbal Balenciaga non osa mai, risultando ingessata e paragonabile quasi ad una docufiction.



Tutto sul The 6 Peptide Skin Booster COSRX

Vi ho ormai svelato che i peptidi sono una famiglia di ingredienti ormai onnipresenti nella mia skincare routine, per tutti gli svariati benefici che promettono, in particolare anti age. Se anche voi li amate come me e ne usate in abbondanza e con costanza potrebbe interessarvi scoprire il The 6 Peptide Skin Booster Serum di COSRX.



INFO BOX
🔎 StylevanaYesStyle (coupon PIER10YESTYL)
💸 €20
🏋 150ml
🗺 Made in Corea
⏳ 12 Mesi /Scadenza sulla confezione
🔬 //

Se bazzicate la k-beauty, conoscerete meglio di me Cosrx, uno dei marchi più famosi con un nome simpatico, ovvero l'unione di "cos" da "cosmetici e "rx" simbolo che in genere viene utilizzato per indicare le prescrizioni mediche, perché il brand punta a creare prodotti con gli ingredienti più efficaci.
Fra le nuove aggiunte alle linee Cosrx c'è questo 6 Peptide Booster e appena ne ho letto l'INCI ho pensato che dovessi proprio provarlo perché è un boccione di prodotto, quindi un formato molto conveniente, che contiene molti dei miei attivi preferiti. 

La formulazione inizia con la glicerina che fa sempre bene, e prosegue con la niacinamide, un altro attivo che si adatta praticamente a tutte le tipologie di pelle ed ha varie proprietà, e poi si prosegue con i sei peptidi che, secondo l'azienda dovrebbero svolgere altrettante sei funzioni sulla pelle. Iniziando in ordine troviamo
  • Acetil Hexapeptide-8, noto come argireline, un effetto botox like per levigare linee sottili, soprattutto del contorno occhi e della fronte,
  • Copper Tripeptide-1, il famoso peptide di rame, che per COSRX dovrebbe ritexturizzare la pelle e combattere imperfezioni, ma che, come vi raccontavo, ha proprietà anche antiinfiammatorie e cicatrizzanti,
  • SH-Polypeptide-121, che pare essere un peptide biomimetico vegano in grado di stimolare collagene ed elastina
  • Dipeptide Diaminobutyroyl Benzylamide Diacetate, che COSRX definisce come in grado di controllare la produzione di sebo, ma in realtà è il famoso peptide che imita l'effetto del veleno di vipera e che mima la tossina botulinica. Forse è un effetto secondario, ma è molto più efficace in questo senso la Vitamina B3,
  • Oligopeptide-68 che dovrebbe inibire la produzione di melanina e quindi di macchie scure
  • Palmitoyl Tripeptide-8 lenisce e previene le irritazioni cutanee.


Seguono questa miscela di peptidi anche ingredienti efficaci come allantoina lenitiva e acido ialuronico idratante, ma anche l'acetil glucosamina (o NAG appunto) che sembra la panacea di tutti i mali perché pare che sappia idratare, contrastare i segni del tempo, schiarire le macchie cutanee, specie se affiancata alla niacinamide, e dovrebbe cicatrizzare ed esfoliare delicatamente.
A questi attivi seguono una sfilza di aminoacidi ovvero proteine che fanno sempre bene alla barriera cutanea in quanto simili agli ingredienti della nostra pelle, e il tocoferolo come antiossidante. 
Non c'è invece alcuna profumazione, per rendere il prodotto ancora più delicato e io non ci sento nemmeno tanto l'odore degli ingredienti.


La consistenza del The 6 Peptide Skin Booster Serum è molto liquida, ma tutto sommato facile da gestire e applicare sul viso, e credo che proprio per la sua texture, Cosrx suggerisce di utilizzarlo come primo step della routine. 
Più che ad un siero, secondo me, sempre nella filosofia della skincare coreana, questo Booster somiglia più ad una essence, che quindi non solo apportare dei benefici alla pelle e diffondere attivi, ma anche fungere da base per gli altri prodotti da applicare sul viso. E a questo scopo questo siero peptidico funziona molto bene, non mi ha mai creato conflitti con altri prodotti, e su di me si assorbe facilmente senza lasciare residui o il viso appiccicoso.
Il The 6 Peptide Serum da solo penso vada bene per pelli normali e miste, magari in una routine smilza seguito solo da una crema o una protezione solare, ma è inutile dire che è perfetto anche per pelli più secche, per chi ci va giù pesante (per piacere o per necessità) con la skincare e non si tira indietro ad applicare più sieri e prodotti. 


La prima sensazione che mi dà subito questo siero Cosrx è l'idratazione come vi dicevo, ma riesce anche a darmi elasticità e tonicità alla pelle. Sicuramente dà anche compattezza e credo che nel tempo abbia contribuito a dare un aspetto un po' sano, carino, omogeneo alla pelle nel corso di queste settimane di utilizzo.
Io inoltre l'ho usato anche sul contorno occhi proprio per la presenza di Argirelina e non mi ha dato fastidio.
Mi immagino anche un prodotto del genere sia in una skincare pigra e veloce, visto che permette di avere più attivi in un unico step, sia per pelli più giovani che vogliono prevenire i segni del tempo e promuovere un incarnato più omogeneo ma non hanno particolari discromie. 
Come vi dicevo, questo The 6 Peptide Skin Booster è un boccione, ed ha un ottimo rapporto quantità-prezzo che si ammortizza nel tempo. Penso sia una valida alternativa sia al Multi-Peptide + HA Serum di The Ordinary, avendo una consistenza più sottile e quindi più apprezzabile da pelli non molto secche o durante le stagioni calde. Ma mi ha portato alla mente anche due sieri viso coreani: il 6 Peptide Complex Serum di Mary&May, che tra l'altro condivide lo stesso concetto, e il M.A. Peptide Serum di Cos de Baha, che però ha qualche peptide in meno. 

Non mi stupisce che sia questo siero Cosrx sia andato sold-out in pochissimo tempo, voi lo conoscevate?





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Tutti Tranne Te e Upgraded: c'è ancora speranza per le commedie romantiche?

Sarà che mi sono fatto abbindolare dal mese degli innamorati, ma ho voluto vedere due nuove rom-com uscite in streaming e al cinema in queste settimane. "Un ragazzo incontra una ragazza" direbbero i The Kolors, ma c'è di più? Può questo genere dare ancora qualche spunto interessante?


Tutti Tranne Te (2023)


Titolo originale: Anyone But You
Genere: commedia, sentimentale
Durata: 103 minuti
Regia: Will Gluck
Uscita in Italia:  25 gennaio 2024 (cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Ben (Glen Powell) e Bea (Sydney Sweeney) hanno un primo, fortunato, romantico appuntamento che sembra il preludio di qualcosa di più che una notte di sesso, se non fosse che per un malinteso i due si allontanano subito. Casualmente però Ben è anche amico di Pete, il fratello di Claudia, che è la compagna della sorella di Bea, Halle, che al mercato mio padre comprò (scusate, ci stava ndr.) e quando le due ragazze decideranno di convolare a nozze, i due quasi rivali si ritroveranno assieme in Australia e dovranno affrontare non solo l'acredine che li separa ma anche le rispettive famiglie che li vorrebbero insieme, soprattutto per non rovinare il matrimonio. 


Quando hanno creato Tutti Tranne Te chiaramente hanno pensato di metterci di mezzo quanti più possibili elementi tipici delle commedie romantiche, con tutta quella serie di equivoci e situazioni che si ripetono costantemente, eppure in questo caso tutto sommato funzionano. Anzi bisogna dire che l'inizio per una volta non si basa col tipico rapporto di sfida "enemies to lovers", col passo falso o di "disprezzo" che si crea fra due protagonisti che prima o poi finiranno insieme (è una commedia romantica, non è certamente spoiler), anche se il fraintendimento fra i due risulta abbastanza semplice da risolvere, e non si crea un vero e proprio accumulo di situazioni che possano tenerli separati.
Seppur però sia una commedia romantica a tutti gli effetti, dove non sempre è tutto logico o estremamente coerente alla realtà, Tutti Tranne Te cerca qualche aggancio non solo alla contemporaneità ma anche a temi un po' più corposi.


Bea ad esempio potrebbe essere la tipica ragazza che ha ancora molte titubanze e paure anche sul futuro soprattutto perché sta decidendo cosa fare oltre la facoltà di legge che ha abbandonato, ma allo stesso tempo vuole migliorare, cerca di meglio; sa ad esempio che la precedente relazione la stava portando ad accontentarsi. O ancora, si parla qui e lì di differenze fra le generazioni. 
Anyone But You vince soprattutto per alcuni momenti divertenti riusciti, per attori bellissimi, inclusi i due principali che hanno una buona chimica, messi sicuramente a posta per farci rifare gli occhi, e per paesaggi spettacolari.


A me è pesato forse il finale troppo rocambolesco e prevedibile (con tanto di canzone cantata coralmente) per risultare credibile, e il fatto che ancora una volta i protagonisti vivano in un bozzolo di benessere economico, che sicuramente è utile nella logica del film, ma depaupera parte di quelle paure della protagonista ad esempio. Sarebbe bello se insomma avessero osato di più da un punto di vista narrativo, ma anche se avessero dato qualche elemento in più sui personaggi, pure i secondari. Penso ad esempio il Jonathan di Darren Barnet (da Never Have I Ever) che è solo sulla carta il ragazzo perfetto, ma a stento parla. 
Alla fine Tutti tranne te è esattamente il film che ci si aspetta, rispetta le premesse e, non so se forse ero io in vena di vederlo, ma mi è piaciuto. 




 Upgraded - Amore, arte e bugie (2024)


Genere: commedia, sentimentale
Durata: 103 minuti
Regia: Carlson Young
Uscita in Italia: 9 febbraio 2024 (Prime Video)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Ana Santos (Camila Mendes, Do Revenge) è una ragazza che sogna di gestire una galleria d'arte, ma nel frattempo vive a casa della sorella ed è praticamente spiantata. Un giorno però riesce a trovare il suo biglietto dorato per un errore alla casa d'aste in cui sta facendo un tirocinio e da lì riuscirà a farsi notare con la sua arcigna capa Claire la quale le proporrà un viaggio a Londra per seguire un importante impegno di lavoro. Grazie ad una hostess riuscirà anche a farsi dare un avanzamento (o upgrade) del suo biglietto di terza classe, finendo in prima, e qui conoscerà Will (ho impiegato un po' a ricordare che fosse Archie Renaux da Shadow and Bones), un giovane rampollo inglese di buona famiglia. Tuttavia Ana non avrà il coraggio di presentarsi come una semplice segretaria e fingerà di essere la sua capa. Peccato però che quella che sembra una bugia innocua per fare colpo, diventerà quasi una seconda vita fino a quando non le scoppierà fra le mani.


Se Cenerentola si fosse fusa con Il diavolo Veste Prada, ne sarebbe uscito questo Upgraded, che Prime Video ha pubblicato immagino proprio in vista di San Valentino, e che riesce nell'impresa di risultare una commedia romantica simpatica, carina, con qualche svolta ironica che fa risultare il film di compagnia. Ana, al contrario di Bea, ha le idee molto decise, anche se finanziariamente non si può permettere di applicarle. Non è esattamente il tipico brutto anatroccolo incapace in tutto, ma in fondo rappresenta tanti giovani che fanno fatica a trovare l'occasione giusta ed annaspano fra stage e tirocini. 
Inoltre saprà riconoscere la fatica del lavoro altrui, in uno slancio di femminismo
È ovvio che la sua vicenda diventa poi in parte inverosimile, e quando entra in scena la Claire di Marisa Tomei, un po' in stile Miranda Priestly, si capisce che il tono di Upgraded diventa ancora più leggero.


Se scorrevolezza, qualche battuta riuscita, il fatto che si ruoti intorno al mondo dell'arte e una buona impostazione sono le qualità di questo film, è pur sempre una commedia romantica piena di difetti: se ad esempio Will avesse mostrato qualche qualità in più, sarebbe sembrato anche a noi più interessante e non solo un belloccio farcito di sterline. Sicuramente il rapporto fra i lui e Ana è carino e non smielato. 
Inoltre il sotto testo che alla fine, pure se spari una balla bella grossa, la sfanghi comunque e anzi raggiungi finalmente la posizione che speravi da sempre, non è esattamente un messaggio edificante, specie perché, trattandosi di una commedia, la protagonista non fa una vera e propria ammenda, ma è prevedibile che non sia mai davvero in difficoltà.
Upgraded - Amore, arte e bugie è un po' come quelle scatole di cioccolatini molto belle con dei gusti un po' banali, ma non stucchevoli, e con una bella confezione che finisci per non buttare perché un po' ti spiace.




Garnier Ultra Dolce Latte di Cocco e Macadamia - La Recensione

Inizio questa settimana in scioltezza, senza troppe complicazioni, con una doppia recensione sullo Shampoo e sulla Maschera Capelli di Garnier Ultra Dolce al Latte di Cocco e Macadamia.

Sono la mia hair care routine da qualche tempo a questa parte, e visto che li ho usati con costanza è arrivato il momento di vuotare il sacco. Sono rimasto abbastanza perplesso nel notare che fra una cosa e l'altra sarà passato un decennio dall'ultima volta che avevo un prodotto Ultra Dolce e non ne capisco bene le ragioni. È indubbiamente vero che il settore cosmesi è così affollato che provare tutto è praticamente impossibile, ma far trascorrere così tanto tempo non mi capita spesso con un brand. Tra l'altro la linea Garnier mi ha sempre dato tutto sommato buoni risultati, quindi le perplessità aumentano. Starò perdendo colpi?

Comunque ho scelto la linea Latte di Cocco e olio di Macadamia perché indicata per capelli secchi e con ingredienti che mi sembravano efficaci in questo senso. 
Lo Shampoo Nutriente Ultra Dolce nello specifico è pensato per capelli disidratati, ha estratti di origine naturale ed una formulazione abbastanza semplice.


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🏋 250ml
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⏳ 12 Mesi
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Ho notato che oltre all'olio di macadamia, non vi è l'estratto di cocco, come appariva in alcune vecchie formulazioni, ma l'olio dello stesso, e non mi dispiace come variazione perché è un ingrediente che sui capelli dà buone soddisfazioni. Inoltre troviamo la glicerina che non guasta mai.
Questo shampoo Garnier ha una bella consistenza che definirei quasi cremosa, soda, e che a contatto con l'acqua scatena subito una bella quantità di schiuma morbida e voluminosa. Ottima anche la profumazione che ha appunto alcune note del cocco senza però risultare troppo sintetica o stucchevole, e anzi mi sembra che resti sui capelli (ovviamente complice il fatto che uso anche un altro prodotto della linea). L'utilizzo di questo prodotto Ultra Dolce è sicuramente gradevole ed ho notato che basta anche poco prodotto per ottenere una detersione efficace e accurata.

Lo shampoo Cocco e Macadamia ha il mio benestare se avere capelli da normali a secchi perché su di me non crea grovigli e non va a seccare ulteriormente le lunghezze, ne rispetta la morbidezza, il volume e il corpo senza appesantirli o smosciarli. 
Per il mio cuoio capelluto devo dire che non è il prodotto più lenitivo ed idratante che abbia mai provato, quindi se avete una cute sensibile, o che magari sta attraversando un periodo di secchezza o irritazione particolare, non credo sia lo shampoo ideale che possa eventualmente contrastare questa problematica.

Considerate che questo Shampoo Ultra Dolce si porta via con facilità anche impacchi oleosi consistenti, quindi non è di quei prodotti estremamente delicati e addolcenti. Con questo non voglio dire che mi ha dato fuoco al cuoio capelluto, non ho avuto reazioni o prurito, ma è un po' il limite che posso accettare in uno shampoo in termini di potere pulente. 
Per il resto a me è sembrato un buon prodotto, che si sciacqua facilmente e che può essere apprezzato sia puro che diluito allo stesso modo. 

Ho più o meno trovato alcuni limiti anche alla Maschera Capelli Hair Remedy con Latte di Cocco e Olio di Macadamia, sempre Garnier.


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🏋 350ml
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⏳ 12 Mesi
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Questa
maschera è la perfetta compagna per lo shampoo Ultra Dolce perché ne riprende appunto gli ingredienti principali come olio di cocco e di macadamia, ma anche olio di soia, di semi di girasole e altri umettanti, con un INCI al 97% naturale, vegana, e senza siliconi.

Anche qui troviamo quella ottima profumazione di cocco che vi dicevo per lo shampoo, ma ammetto che è credo sia più la combo dei due prodotti insieme a far sì che questa rimanga sui capelli per qualche ora. La linea ad esempio Hair Food credo che abbia un profumo molto più avvolgente e persistente. 
Questa maschera Hair Repair Cocco e Macadamia si utilizza praticamente come un balsamo, ovvero lasciandola agire un minuto. Io in genere ne attendo almeno 5, giusto il tempo di lavarmi, anche perché credo sia meglio dare il tempo ad prodotto di fare effetto.

Mi aspettavo devo dire una consistenza cremosa più corposa e densa, ed invece la definirei quasi una crema leggermente gelificata, che non crea problemi in una stesura facile ed omogenea. Inoltre risulta abbastanza facile sciacquarla via.
È un prodotto che mi è piaciuto, ma questa maschera Garnier credo si possa adattare meglio a capelli non troppo secchi o disidratati, o spessi, ma nemmeno a capelli grassi e sottili perché risulterebbe troppo corposa.
Per capirci meglio, questa volta, vi do un po' di numeri. In termini di morbidezza che dà ai miei capelli le darei un 8, e credo sia l'aspetto in cui riesce meglio; pecca un po' nella districabilità, dove le do un 6 e mezzo perché non credo possa fare miracoli se ad esempio la usassi con uno shampoo differente che aggroviglia di più i capelli.

Purtroppo devo dare un 5 e mezzo per quanto riguarda il potere condizionante generale di questa Hair Remedy Cocco e Macadamia: non noto infatti una particolare lucentezza extra del capello, anche con l'uso continuato, e non mi sembra abbia su di me un potere disciplinante e anti crespo così accentuato, tanto che non posso rinunciare all'uso di prodotti pre styling se voglio che la piega tenga. Ovviamente dovete contestualizzare questa mia pagella con i miei capelli abbastanza difficili e spessi, che si domano con prodotti molto corposi. Certo è che probabilmente il balsamo Latte di Cocco e Macadamia potrebbe essere per me troppo leggero.
Devo però sottolineare che questa maschera Ultra Dolce non mi ha appesantito i capelli, anche con l'uso costante (due volte a settimana per la precisione) né me li sporca anticipatamente, ma soprattutto li lascia voluminosi e non piatti. Credo che quel tipo di capelli secco (ma non troppo) che però si affloscia, possa trovare un buon compromesso in questa maschera, io invece sono curioso di provare le altre della linea. 


Avete provato qualcosa di interessante da Ultra Dolce ultimamente?




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Due documentari da recuperare su Netflix

Portano sullo schermo delle storie per certi versi distanti da noi (se mai qualcosa che accade su questa terra possa esserlo davvero), ma che conoscevo poco e che credo meritino di essere noti al grande pubblico. Infatti Netflix ha saputo raccontare in modo chiaro due vicende molto diverse fra di loro, ma in maniera completa e interessante attraverso due documentari pubblicati in streaming lo scorso anno, ma che ho recuperato di recente.


Eldorado: Il nightclub odiato dai nazisti

Negli anni '20 dello scorso secolo la Germania affrontava una forte contraddizione: mentre nelle campagne si preserva una mentalità ancora retrograda e patriarcale, Berlino è brulicante, aperta e innovativa. Lo racconta secondo me abbastanza bene la serie Babylon Berlin, che mostra soprattutto la spregiudicatezza di una Repubblica di Weimar, dove si trovava fra gli altri un locale molto all'avanguardia, l'Eldorado appunto. Qui gay, lesbiche, trans e queer si ritrovavano finalmente potendo essere loro stessi liberamente, senza preoccupazioni, senza doversi più nascondere e lasciarsi andare a suon di jazz. Eppure anche l'Eldorado era un luogo di contraddizioni. Fra i suoi abituali frequentatori vi era il sessuologo e psicologo Magnus Hirschfeld, fondatore dell'Istituto per la ricerca sessuale, che divenne uno dei luoghi di studio, supporto, assistenza medica e di confronto per omosessuali e trans, ma c'era anche Ernst Röhm, colonnello delle SA, più o meno dichiaratamente omossessuale. 

Purtroppo sia l'Eldorado che l'Istituto di Hirschfeld subiranno le violenze e le persecuzioni con l'ascesa del terzo Reich e del nazismo, ma non saranno solo i luoghi ad essere colpiti, ma tutte le vite che ruotavano intorno ad essi, e questo documentario Netflix le riporta alla luce partendo da alcuni esempi specifici, come ad esempio Gottfried von Cramm, uno sportivo ritenuto dai nazisti come l'emblema della razza ariana, ma che aveva una relazione con un ragazzo di origini ebree.
È affascinante ed estremamente doloroso sentire questi racconti, vederne i volti e, sebbene con una impostazione abbastanza classica, Eldorado: Il nightclub odiato dai nazisti, unisce foto e immagini dell'epoca, documenti arrivati fino a noi, interventi da parte di esperti, attivisti queer e interviste anche a chi è sopravvissuto a quel periodo, a scene di finzione che però non stonano con il resto.

Una realizzazione abbastanza semplice ma curata, e si tratta di uni unico episodio, un docufilm che è molto chiaro nelle spiegazioni, è estremamente scorrevole ma che sa essere anche emotivamente toccante perché racconta soprattutto un dramma nel dramma: quando sembrava che, dopo tanto tempo e fatica, la comunità queer potesse finalmente godere della minima libertà concessa e conquistata, se la vide brutalmente strappata. 
Eldorado: Il nightclub odiato dai nazisti inoltre segue tutto il percorso e gli strascichi che dagli anni '30 sono proseguiti per parecchi anni, anche una volta superata la guerra e il nazismo, ed è per questo che questo documentario Netflix merita di essere visto. 


L'Affaire Bettencourt: Uno scandalo miliardario

Vi dice nulla il nome Liliane Bettencourt? Forse a molti non suggerirà nulla, ma se vi dicessi che è stata una della donne più ricche del mondo e soprattutto che era a capo di una azienda gigantesca come L'Oréal? Anzi, non solo ne era a capo fino alla sua morte, ma ne era la diretta erede, visto che il padre creò il brand diventato poi una multinazionale. Una vita indubbiamente in prima linea nel panorama del business, che si lega inevitabilmente ad altri ambiti come la società, la cultura e la politica. Tutto va insomma a gonfie vele nella vita di Liliane, una donna affascinante, ma vissuta sempre all'ombra degli uomini che la accompagnavano, prima il padre e poi il marito, aspetto che la farà sentire sola e depressa. Questo almeno fino a quando non incontrerà lo stravagante fotografo ed artista François-Marie Banier, il quale entrerà nelle grazie di Madame L'Oréal e fra i due nascerà un rapporto che andrà oltre il mecenatismo. Liliane infatti inizierà a fare ingenti regali al fotografo, ricoprendolo letteralmente d'oro, almeno fino a quando la figlia Françoise Bettencourt non lo scoprirà chiedendo che venga riconosciuta in tribunale l'incapacità della madre e la circonvenzione da parte di Banier.


L'Affaire Bettencourt finirà su tutti i giornali francesi a suon di botte e risposta fra la figlia e la madre, che non le manderà a dire, ma soprattutto assumerà connotati ancora più seri quando nella faccenda verrà messa di mezzo la campagna elettorale del presidente Sarkozy.
Inoltre il titolo in inglese The Billionaire, the Butler, and the Boyfriend forse rende anche meglio le circostanze perché, come in un giallo vecchio stile, sarà proprio il maggiordomo a far cadere le maschere e portare allo scoperto quanto stava accadendo dietro le porte chiuse di villa Bettencourt.
Questo documentario creato da Netflix racconta buona parte dei punti salienti dello scandalo in tre episodi da un'ora che scorrono molto bene e che si guardano in modo spiccio senza problemi. Lo fa con un ottimo utilizzo delle fonti che avevano a disposizione, sfruttando sia le interviste sui giornali che le dichiarazioni reali degli stessi protagonisti, siano esse state rilasciate all'epoca (parliamo comunque di una vicenda che si muove in circa 30 anni, ed arriva fino al primo decennio degli anni 2000) o intervistati per l'occasione.


Inoltre la docuserie, distribuita lo scorso 8 novembre, inserisce alcuni momenti sceneggiati ma lo fa con una tecnica interessante: quasi fosse uno schizzo dei fatti avvenuti, non ci mostrano i volti degli attori che interpretano i diversi ruoli, ma le scene ricostruite sono tutte inquadrate dall'alto così da non sovrapporre troppe facce, ed è una scelta che secondo me si potrebbe adottare molto più spesso. 
Nonostante la chiarezza e la completezza L'Affaire Bettencourt però mi ha dato l'impressione di essere un pelo dispersiva e caotica qui e lì, come se desse per scontate alcune nozioni o le lasciasse scivolare troppo in fretta. Ne esce completa l'immagine della matriarca Liliane, con tutte le sue luci ed ombre, con i suoi momenti di forza, ma anche quelli di debolezza come gli ultimi anni di vita. Ma mi è mancato un maggiore focus sul rapporto fra madre e figlia perché è a quello che secondo me si riduce tutta la vicenda: quello di Françoise è stato un gesto di affetto e protezione nei confronti della madre o c'erano altri interessi sotto?




Ancora più idratazione con lo Hyaluronic Acid 2% + B5 di The Ordinary, ecco la nuova formulazione

Lo scorso anno The Ordinary ci ha sorpresi con addirittura 6 nuovi prodotti che hanno arricchito la loro linea. Di alcuni vi ho già detto la mia, di altri invece ne parleremo nel corso dei prossimi mesi. Ma per non perdere l'abitudine, Deciem ha già pensato di mettersi all'opera e dare nuova vita ad una delle loro formulazioni più famose: quella dello Hyaluronic Acid 2% + B5.

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È stata lanciata proprio giorno 13 febbraio e la nuova formulazione del siero all'acido ialuronico di The Ordinary ha voluto rispondere alle migliaia di feedback e recensioni che ha ricevuto in questi anni dal lancio del prodotto nel 2016, e l'obbiettivo principale era quello di potenziare la funzione idratante del sieri, ma con una texture leggera, non appiccicosa e che si integrasse bene con la skincare. 
Lo Hyaluronic Acid 2% + B5 è stato infatti uno dei primi sieri creati da The Ordinary, con una composizione estremamente basilare, e forse quello che ha avuto più riscontro, visto l'interesse cresciuto per l'acido ialuronico in generale. 

Io lo ammetto, quando lo provai la prima volta (qui trovate la mia recensione dell'epoca), non ne restai entusiasta perché mi sembrava un siero carino, umettante, innocuo ma non così rivoluzionario da volerne fare incetta per tutto il tempo che sono destinato a trascorrere su questa terra. Per questo scoprire che The Ordinary ha deciso di dare un boost alla formula mi ha subito attirato, e grazie all'azienda ho avuto modo di provarla in anteprima.

Questa nuova formulazione dello Hyaluronic Acid 2% + B5 è stata potenziata con 5 forme di acido ialuronico, che, come accadeva anche precedentemente, sono inserite in differente peso molecolare per poter fornire idratazione su più livelli della pelle. Nell'INCI è stata confermata invece la presenza del pantenolo, che oltre ad essere umettante, ha anche capacità antinfiammatorie, lenitive e protettive della pelle, e troviamo anche un'altra sostanza forse poco sottolineata nelle recensioni di questo siero The Ordinary, ovvero l'estratto di una particolare alga rossa che, oltre ad idratare e remineralizzare la pelle pare che aiuti a far penetrare l'acido ialuronico ancora meglio.
La novità fra gli ingredienti sono invece le ceramidi, che in INCI trovate come fosfolipidi e sfingolipidi (lo so, fa ridere come nome), che sono lipidi, ovvero acidi grassi skin-identical, perché mimano una delle varie sostanze che compongono la nostra cute.

Le ceramidi e in generale le molecole lipidiche (le troviamo anche nella nuova NMF + PhytoCeramides) diciamo che non contribuiscono tanto a stimolare la produzione di questa componente da parte della nostra pelle, ma aiutano a trattenere l'idratazione, ed hanno indubbiamente una azione emolliente e protettiva, e la sensazione che ho avuto è che The Ordinary le abbia aggiunte per rendere questo siero come un trattamento della barriera cutanea a tutto tondo e più a lungo periodo.

Lo Hyaluronic Acid 2% + B5 continua a non contenere fragranze o oli, e mantiene una consistenza acquosa, fresca, leggera ma non di quelle che scappa da tutte le parti, ha un minimo di sodezza che però non va a peggiorare la stesura. Lo dicevo anche per la precedente versione che sulla mia pelle, che durante tutto l'anno non è mai particolarmente grassa, ma al massimo mista mentre tende a disidratarsi d'inverno, questo siero si assorbe bene e soprattutto non risulta appiccicoso. Anche questa nuova formula inoltre si sposa bene con altri prodotti di altri brand senza fare patine o bricioline. 

Può essere utilizzato ovviamente giorno e notte, e non ha particolari interazioni avverse con altri attivi, anzi si sposa bene con un po' tutti gli ingredienti che utilizziamo in genere. In particolare inoltre lo Hyaluronic Acid 2% + B5 The Ordinary è un ottimo primo step per una skincare sia per texture che per appunto potere idratante. Una delle incognite che si hanno quando si parla di acido ialuronico è se vada applicato su pelle asciutta o bagnata. Secondo gli studi fatti da Deciem pare che non cambi molto perché quel boost di idratazione dato dall'acqua svanisce appena questa evapora. Secondo me dipende molto dalle proprie preferenze, e dal tipo di clima in cui viviamo, ma anche dalle abitudini: a me ad esempio fa comodo applicare il siero subito dopo il tonico, quando la pelle è ancora umida, per una mera questione pratica di tempi. Tuttavia non ho trovato anche io grosse differenze a usare lo Hyaluronic Acid 2% su pelle inumidita o asciutta.

Oltre all'idratazione, che non mi sembra esponenzialmente aumentata rispetto alla versione precedente, quello che ho notato da questa nuova formulazione è sicuramente una maggiore efficacia addolcente e restitutiva. Anche ad esempio dopo la rasatura della barba ho quasi la sensazione che il siero lenisca, idrati e migliori la pelle del viso, e che in generale me la lasci liscia e abbastanza elastica. Come vi anticipavo l'ho incorporato senza problemi e penso che per la sua leggerezza si possa adattare davvero a tutti i tipi di cute. Inoltre ho usato questo siero all'acido ialuronico, come sempre, anche sul contorno occhi e non ho avuto fastidi. È inoltre gradevole la sensazione di distensione che lascia.

Se siete degli habitué di questo siero penso che non vi ritroverete con un prodotto diametralmente opposto a quello che usate in genere, ma con questa nuova composizione abbiamo assistito ad un vero e proprio upgrade e miglioramento di cui lo Hyaluronic Acid 2% + B5 The Ordinary aveva bisogno secondo me. Pur mantenendo le stesse percentuali di attivi, fornisce infatti un ventaglio più ampio di benefici, senza essere stravolto e senza un aumento del prezzo spropositato e ingiustificato (al netto di tutti gli aumenti generali). Io spero che facciano così anche con gli altri sieri, perfezionando dove serve e penso che sia ciò che tutte le aziende debbano fare: ascoltare i clienti. 





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